Archeologia

Giornata nazionale delle Famiglie al museo al MarTa un appuntamento dedicato al mare

11 Ott 2024

Torna FAMU 2024 e il MarTa celebra la Giornata nazionale delle Famiglie al museo, con un appuntamento dedicato al mare. L’appuntamento è domenica 13 ottobre alle ore 9.30. Bambini e genitori, infatti, potranno partecipare a una visita tematica tra i reperti del Museo archeologico nazionale che meglio di altri racconta il rapporto di questa terra e delle civiltà che l’hanno abitata con il mare.

Un’esperienza conoscitiva tra antichi attrezzi da pesca, ceramiche che descrivono come in un’istantanea del IV o V secondo avanti Cristo, la flora e la fauna del Mediterraneo, i reperti di marmo che immortalano delfini e sirene e la nutritissima collezione di monete con Taras in groppa al delfino.

Spazio anche ai miti di mostri marini attraverso un viaggio diacronico tra storia e mitologia.

A seguire, in occasione del tema FAMU di quest’anno: “Un Museo green” verrà proposto un laboratorio creativo dal titolo “Gli abitanti del nostro mare”. Attraverso l’utilizzo di materiali di riciclo, saranno realizzate piccole opere ispirate alla fauna marina.

L’attività, dalla durata di circa un’ora e mezza, è riservata ai bambini dai sei ai dodici anni (ed ai loro genitori accompagnatori), fino ad un massimo di 15 partecipanti. L’attività sarà compresa nel costo d’ingresso per il Museo: gratuito per i bambini, mentre per gli adulti sarà di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni.

La prenotazione (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti.

Ricordo

La scomparsa di Massimo Battista consigliere comunale paladino “anti-Ilva”

07 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Era un po’ il simbolo dello lotta contro il ‘mostro’. Da operaio, da cittadino, da esponente politico è entrato nella vita della città, candidato a rimanere vivo nella sua memoria. Anche per essere stato tra i protagonisti di alcune delle manifestazioni più clamorose e consolidate nella storia recente della città, come il Concertone dell’Uno Maggio Taranto. Oltre che per il ‘tre ruote’ con il quale girava per la città, per propagandare la sua lotta ‘di liberazione’ contro l’inquinamento. Massimo Battista (nella foto con la moglie), consigliere comunale, fautore del movimento “Liberi e Pensanti”, si è spento a 51 anni dopo una lunga malattia che lui stesso aveva annunciato sui social un anno fa.

Spirito deciso, carattere risoluto, a volte anche burbero, era stato lui stesso operaio dell’Ilva, dapprima nelle Acciaierie 1 e 2, impianti produttivi tra i più duri del più grande stabilimento d’Europa, poi “declassificato”. Dopo una serie continua e insinuante di azioni di protesta già intraprese nei primi anni del terzo millennio, era state relagato a ‘lavorare’ in un risibile centro di controllo nautico. Una condizione tipo ‘palazzina Laf’.

Azioni di protesta condivise da gran parte dell’opinione pubblica, che erano poi sfociate – dopo la storica sentenza di sequestro degli impianti emessa dalla giudice Patrizia Todisco – nelle manifestazioni antisindacali. Erano iniziati lì i suoi tour con il trerruote, quando i sindacati e le maestranze dell’Ilva avevano indetto una manifestazione contro il rischio di chiusura degli impianti.

Nel maggio 2022, alle ultime elezioni amministrative, si era candidato a sindaco con la lista ‘Una città per cambiare Taranto’. Un obiettivo ambizioso non premiato dal voto, che però gli aveva consentito di entrare in consiglio comunale. Qui continuava la sua azione di lotta contro l’azienda siderurgica, che nel frattempo aveva cambiato nome e strutturazione, senza mai imboccare la strada decisiva dell’ambientalizzazione. Assiduo ai lavori consiliari e strenuo oppositore della giunta guidata da Rinaldo Melucci si batteva soprattutto per i meno fortunati e i più socialmente deboli.

Malgrado le pessime condizioni di salute, Battista aveva seguito il dibattito politico e consiliare fin quando aveva potuto ed era andato anche dal notaio a firmare le dimissioni, insieme ad altri quindici consiglieri, il 18 febbraio scorso per decretare lo scioglimento della giunta Melucci. Ma era mancata all’ultimo minuto la 17esima firma. Proprio questo fu uno dei suoi momenti più drammatici. La firma che era mancata, infatti, era quella di Luigi Abate, consigliere comunale che, per quanto candidatosi anche lui come sindaco in altro movimento (“Taranto senza Ilva”), condivideva con Battista un’analoga battaglia, oltre all’idea di mandare a casa Melucci. Dal notaio Massimo Battista era arrivato, seppure in ambulanza, ma inutilmente, perché il collega d’opposizione aveva cambiato opinione. E questo gli aveva procurato uno stato comatoso.

Consapevole della sua fine imminente, ha scritto, di suo pugno, una lettera toccante, firmata Guerriero Massimo, con la quale prende commiato dalla moglie e dai figli Giovanni, Rosaria e Benedetta. A tutti promette di essere “il loro faro”… “sarò sempre un millimetro da voi”.

Musica

Una importante masterclass con gli antichi organi a canne di Grottaglie e Monteiasi

03 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Gli antichi organi a canne di Grottaglie e Monteiasi sono al centro di un’importante Masterclass che si svolge dal 2 al 6 ottobre. L’iniziativa è promossa e organizzata dall’Amj, Associazione musicale ionica “G. Paisiello”, sul tema “II cammino dal primo Rinascimento al Barocco nella musica tastieristica”.

“Questa Masterclass rappresenta un evento culturale di assai raro riscontro sia nel nostro territorio che a livello regionale”, spiega il maestro Nunzio Dello Iacovo presidente dell’Amj, nonché direttore artistico della “Rassegna Organistica Grottagliese” giunta alla V edizione. “Si tratta infatti di una iniziativa che ci permette di conoscere più da vicino (o scoprire del tutto) il patrimonio storico-culturale presente nei nostri centri: nello specifico, due strumenti di grande pregio e, nel caso dell’organo di Grottaglie, di estremo valore, per il suo primato storico”.

I maestri

La presenza, poi di due concertisti e docenti prestigiosi come Brett Leighton (Austria/Australia) e Massimiliano Raschietti (Italia), e di giovani partecipanti di grande talento e cultura provenienti da lontano, testimonia l’importanza della iniziativa e, al contempo, la loro fine sensibilità e amore nei confronti di questi gioielli e della musica che dalle loro antiche (originali) canne si può ascoltare e che una letteratura plurisecolare ci ha trasmesso. Strumenti come il grande organo rinascimentale della Chiesa collegiata Maria SS. Annunziata di Grottaglie e il piccolo ma pregevole Organo settecentesco dell’Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento e del Rosario di Monteiasi”ù.

“Ringrazio sentitamente per la loro disponibilità nella promozione della “masterclass” – aggiunge Dello Iacovo – don Eligio Grimaldi, parroco della collegiata di Grottaglie, Giuseppe Lotta, commissario dell‘Arciconfraternita del SS. Sacramento e del Rosario di Monteiasi e il presidente della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo di Grottaglie, Ciro De Vincentis”.

I concerti

Al termine dell’esperienza didattica, i docenti indicheranno un/a allievo/a per l’assegnazione di un concerto nell’ambito della VI Rassegna organistica grottagliese, 2025.

Inoltre, nell’ambito di questa “masterclass” sono previsti i seguenti concerti aperti gratuitamente al pubblico: mercoledì 2 ottobre 2024, ore 20: Brett Leighton all’organo della Confraternita di Monteiasi. Venerdì 4 ottobre 2024, ore 20: Massimiliano Raschietti, all’organo della chiesa Collegiata di Grottaglie. Domenica 6 ottobre 2024, ore 20: studenti della “masterclass”, all’organo della chiesa Collegiata di Grottaglie.

Città

L’omaggio di Taranto a Franchina: il monumento a Paisiello si farà

01 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Si è chiuso con l’impegno del sindaco a realizzare il monumento di Nino Franchina a Paisiello si la cerimonia di consegna della maquette dello scultore alla città di Taranto, svoltasi a Palazzo di città. A circa settant’anni di distanza dal concorso per il monumento a Giovanni Paisiello che, nel 1956, vide proprio la scelta ricadere sul bozzetto di Franchina, mai realizzatol’opera dovrebbe vedere la luce. “Non è possibile ancora prevedere – ha detto il sindaco – dove il monumento sarà collocato, ma la volontà di riparare a un errore grave che la città ha compiuto anni fa, c’è tutta”.

Ma la stessa cerimonia svoltasi nel salone degli specchi ha rappresentato una riparazione simbolica La maquette originale in bronzo dell’opera di Franchina è stata donata da Mario Guadagnolo. Ma a ricostruire lo spazio ambientale e a restaurare la scultura è stato l’artista Giulio De Mitri. Che, attraverso il Crac-Puglia, ha anche donato la riproduzione degli studi preparatori della maquette stessa.

Mario Guadagnolo ha ricordato come la maquette di Franchina gli fu donata, nella seconda metà degli anni Ottanta, dopo la morte dell’artista, dalla vedova, Gina Severini, figlia del grande artista Gino Severini. Guadagnolo ha custodito a lungo la maquette col desiderio di donarla alla città come ha fatto. Aldo Perrone, nel suo intervento, ha ricostruito storicamente la vicenda del “Premio Paisiello” promosso e organizzato, nel lontano 1956, dal Comune e dalla Provincia di Taranto, nel centenario della morte del grande compositore. E come fosse stato Antonio Rizzo, su incarico del sindaco De Falco, a mettersi in contatto con Raffaele Carrieri, insieme al quale insediarono una commissione composta dai più noti critici e studiosi italiani del tempo. Il vincitore risultò lo scultore Nino Franchina. Vicende burocratiche e ingerenze politiche portarono all’annullamento del premio, che impedì la realizzazione dell’opera.

L’artista Giulio De Mitri, che ha restaurato la maquette e ha realizzato il supporto tenendo fede al progetto originario realizzato per l’opera di Franchina, dall’architetto Ugo Sissa, ha poi illustrato la personalità di Franchina e il suo percorso artistico. Iniziato con la formazione, a Palermo del gruppo dei Quattro, proseguito a Milano, e approdato poi a Roma, dove lo scultore aderì al Fronte nuovo delle arti. De Mitri, che ha ricordato il suo incontro con lo scultore e ha mostrato il multiplo in ceramica che egli accettò di realizzare per una serie prodotta dalla Cooperativa Punto Zero.

Ultimo intervento quello di Paolo de Stefano che si è occupato della musica di Paisiello che – ha detto – non è stato ancora adeguatamente celebrato nella sua città natale, come lo è a Napoli o persino Parigi. “Taranto – ha detto de Stefano – ha dedicato a Paisiello il busto del Canonica, che per altro è stato restaurato con i fondi messi a disposizione dal Lions club Taranto Poseidon, ma la sua casa natale deve essere ancora restaura e aperta al pubblico. Manca ancora un significativo apprezzamento della città verso un grande che operò prima di Gioacchino Rossini in Italia e in Europa l’Opera buffa”.

Città

Mario Panico, docente ad Amsterdam “I monumenti non vanno imposti”

26 Set 2024

di Silvano Trevisani

A proposito del monumento alle vittime dell’inquinamento

“Non c’è niente di più invisibile di un monumento”. La frase del grande scrittore austriaco Robert Musil, l’autore de “L’uomo senza qualità”, ce la ricorda Mario Panico, che di monumenti, musei della memoria e politiche culturali si occupa professionalmente ed è un vero esperto. Mario insegna Studi sul patrimonio culturale, alla Facoltà di studi culturali dell’Università di Amsterdam, ma è originario di Taranto e fu, da studente prodigioso, nostro collaboratore negli anni del liceo e anche dell’università. I monumenti sono, quindi, al centro delle sue lezioni universitarie, così come i musei della memoria e certamente sarebbe la persona più adatta, ad esempio, a precisare la funzione che può avere il Mudit, il museo dei tarantini illustri.

Lo abbiamo intervistato in merito alla vicenda del monumento delle vittime dell’inquinamento, improvvidamente decisa da un’associazione che è riuscita a imporla, in qualche modo, al Comune di Taranto.

Perché Musil definisce “invisibile” un monumento, anche quando, magari, è un pugno nell’occhio?

Perché in genere i monumenti, che sono eredità di una visione molto antica della società, rispondono alle “spinte” del momento. Che in genere sono celebrative, memoriali ma anche autoassolutorie, e che proprio per questo finiscono presto per appartenere al passato, abituare lo sguardo, non interessare le nuove generazioni. Che infatti in genere ignorano il significato dei monumenti sparsi per le città, che non sentono come propri ed è come se non li vedessero neppure. Ciò non toglie che spesso i monumenti sono anche brutti da vedersi, diventano subito icone del passato e non migliorano l’arredo urbano. Anche quando ne diventano parte integrante per lunga persistenza, come il monumento al marinaio di Taranto. Ma non sembri un paradosso la frase di Musil se pensiamo all’ondata di distruzione di monumenti che percorre l’Occidente, soprattutto gli Stati Uniti. È la gente a buttare giù quelli che danno una visione superata o sbagliata del passato. Non è accaduto così anche nell’Unione Sovietica dopo l’89 e in Italia alla caduta del fascismo?

Ma perché si costruiscono i monumenti?

In genere, in ossequio a una vecchia concezione, servono a ricordare un episodio drammatico, a elaborare un lutto, a emozionare anche con intento funebre, a consolare momentaneamente. Essi servono anche a consolidare un’identità nazionale e un orgoglio comunitario e per questo sono sempre stati edificati massicciamente, soprattutto con opere realistiche, dai regimi totalitari. La letteratura e gli studi recenti ci dimostrano che, alla fine, più che consolidare il ricordo alimentano la dimenticanza.

Ma possono avere ancora un senso?

Possono averlo se offrono una proiezione futura, se sono condivisibili e “vivibili”, se aprono alla speranza e chiudono alla disperazione. In tutti i casi, proprio le opere didascaliche, quelle che vorrebbero spiegare attraverso scene esplicite ed eloquenti, sono quelle da evitare. Anche nel caso delle vittime dell’inquinamento, c’è bisogno di ricordare ai tarantini l’incombere della morte, con evidente intento funerario, o piuttosto indicare una via d’uscita? Guardare alla vita o trasformare un segmento di città in evocazione cimiteriale? I ragazzi e le future generazioni devono trovare nel luogo monumentale un segno di speranza proteso al futuro. Ma anche in questo caso, è indispensabile che il monumento sia il prodotto di una città, di una elaborazione condivisa e affidata alla consulenza di architetti, urbanisti, critici, storici.

E del bozzetto del monumento presentato a Taranto che ne pensi?

Per quanto mi riguarda, non lo condivido. È una visione un po’ “ante litteram”, e la sua didascalicità lo trasforma in una commemorazione funebre. È più un “memento” che un “monito”. Mi sembra autoassolutorio oltre che ingombrante ed esteticamente poco condivisibile.

Accoglienza

Un ponte di “accoglienza culturale” Mediterraneo unito nel nome di Moro

24 Set 2024

di Silvano Trevisani

Intervista col teologo Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale

Un progetto di pace e integrazione nel nome di Aldo Moro. Anche Taranto e la sua università rientreranno nel programma delle Nazioni Unite per l’attivazione di un corridoio universitario per i rifugiati che devo completare o integrare i loro studi universitari. E questo è possibile grazie alla intuizione del Centro di cultura per lo sviluppo Lazzati e la disponibilità di enti e associazioni che partecipano al ptoetto. “Dal Mediterraneo grambo e frontiera di nuova umanità l’inquieto realismo per la pace: Aldo Moro” è stato il tema di un importante convegno svolto, dal 21 al 23 settembre, in varie sedi e conclusosi nel salone dell’Università in via Duomo.

Illustri relatori si sono succeduti nelle giornate del convegno, conclusosi con una tavola rotonda sul tema: “Mediterraneo una nuova generatività: Prospettive per il cammino che continua”, cui hanno partecipato i principali attori coinvolti nella tre giorni. Abbiamo rivolto, a conclusione dei lavori, alcune domande al teologo monsignor Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale.

Qual è il frutto di questa tre giorni?

È stata una tre giorni molto intensa perché ha coniugato tra di loto almeno tre livelli di una interpretazione trasformativa e prospettica della situazione socio-culturale che viviamo. Una situazione difficile, per alcuni aspetti drammatica. Il primo livello è quello di una riflessione approfondita in cui entrano in gioco la teologia, la filosofia, le scienze sociali umane per darci lo sguardo giusto sulla realtà complessa che viviamo. Un secondo livello è collocare questa interpretazione della realtà nel contesto socio-culturale, nel nostro caso: nell’area del Mediterraneo che sta profilandosi non solo come una faglia in cui si scontrano identità contrapposte tra di loro ma che in realtà, come ci ripete Papa Francesco, è un luogo di salvezza, di profezia. Perché ritrovi la sua vocazione originaria di essere luogo di scambio e di incontro. E il terzo livello è dato dal fatto che quella interrelazione può trovare ispirazione da una testimonianza di alto profilo: sociale, politica e civile come quella di Aldo Moro. Che ricordiamo nel centenario della nascita. Che ha preso ispirazione dalla visione cristiana e con realismo politico è riuscito a indicare un percorso che si mostra in qualche modo profetico.

E da queste premesse che scaturisca una proposta che potremmo definire di “accoglienza culturale”?

Proprio così. Il risultato della coniugazione di questi tre livelli è quello dell’apertura di un corridoio universitario, grazie all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e all’apertura del dipartimento ionico dell’Università di Bari. E grazie alla cooperazione di realtà sociali come il Centro culturale Lazzati, la Caritas diocesana e altre organizzazioni. Il corridoio consentirà di offrire l’opportunità a giovani studenti universitari rifugiati di paesi in gravi difficoltà, di poter usufruire di una formazione universitaria. Che risulti un arricchimento per loro ma anche per la realtà che li accoglie.

Non ci saranno anche per loro le barriere che vengono frapposte in questi ultimi anni all’arrivo di rifugiati?

In realtà, il programma messo a punto dalla Onu, che ha alle sue spalle sei anni di sperimentazione, ha attivato delle procedure che rendono possibile, anche sicura ed efficace, questa procedura di accoglimento degli studenti. Non ci sono inghippi istituzionali che possano frenare questa possibilità.

Quali sono i numeri di questo progetto?

Ecco. Inizialmente sono state due le università che hanno aderito all’iniziativa ma attualmente, dopo sei anni, sono diventate quaranta. Fra loro anche l’Università di Bari, cui appartiene il polo tarantino. Sono circa duecentocinquanta gli studenti che hanno potuto beneficiare di questa prospettiva.

Nella sua storica visita a Taranto nel 1989 Giovanni Paolo II lanciò la sfida di un ponte di pace sul Mediterraneo. U ponte ideale che però sembra un po’ labile da tutti i punti di vista.

La percezione che ho potuto maturare in questi tre giorni è quella di una possibilità che si dischiude fattivamente in maniera feconda perché radicata in una grande tradizione sociale, culturale come quella della città di Taranto. In essa hanno potuto convergere espressioni diverse come tre facoltà teologiche, quella di Palermo, di Napoli e di Bari, che sono impegnate nel progetto di Rete teologica del Mediterraneo. Vi è una convergenta, in questo progetto di visione, che si richiama a un’ontologia relazionale ispirata dalla figura trinitaria di Dio. Vhe è dio dell’accoglienza, dell’ospitalità, della comunicazione illimitata che il Vangelo ci propone. Questa visione è esaltata dal Concilio, da Paolo VI nella “Populorum progressio”, Giovanni Paolo II nella “Sollecitudo rei sociali” e ora di Papa Francesco nella “fratelli tutti” e nella “Laudato si’”. Essa può diventare veramente un volano per una nuova tappa della testimonianza del Vangelo in sinergia con tutte lel forze positive che germinano nella società.

Migrazioni

Intervista con Anna Cammalleri: I giovani partono e il Sud regredisce

23 Set 2024

di Silvano Trevisani

In un ventennio dal Meridione se ne sono andati più di 900mila under 35. L’argomento, del quale ci siamo più volte occupati, è stato approfondito da “PresaDiretta”, il programma di RaiTre condotto da Riccardo Iacona. L’inchiesta parte dal Politecnico di Torino, dove i ragazzi del Sud vanno a studiare e lì restano. Perché, grazie ad aziende e incubatori di start up, trovare lavoro è facile. Poi l’inchiesta si trasferisce tra le strade svuotate della Basilicata, i paesi con case disabitate e sempre meno scuole, perché insieme ai ragazzi ormai lasciano il Sud anche i loro genitori. Iacona ha incontrato professori e studenti dell’università di Potenza, che appena laureati se ne vanno, lasciando la Regione più povera economicamente e culturalmente. Una situazione grave che svuoterà e renderà sempre più povero il Sud messo sotto attacco anche dalla riforma sull’autonomia differenziata.

Sulla situazione abbiamo rivolto alcune domande ad Anna Cammalleri, funzionaria tarantina per anni direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale e ora consigliere del presidente della Regione Puglia per le Politiche integrate Formazione Occupazione e Cittadinanza attiva nel Sistema Puglia.

Dottoressa Cammalleri, i giovani vanno tutti via. Come sarà la Puglia sociale e culturale nei prossimi anni?

Da diversi anni riscontro, a livello regionale, la perdita di 11.000 alunni l’anno. Rimarcata negli anni successivi diventa un moltiplicatore di se stesso. È un dato estremamente preoccupante, che riguarda anche le altre regioni del Sud, che può vanificare lo scambio generazionale ma anche la fattibilità di progetti per il futuro. Anche il progetto di rigenerazione urbana, le strutture universitarie… noi abbiamo bisogno dei giovani che possano vivere quei luoghi, le città, le scuole. Io credo che si debba fare una riflessione sulla qualità della vita nelle nostre città, perché oggi le scelte dei ragazzi e delle famiglie sono scelte legate all’attrattività dei luoghi. Che non è la casa tout court ma sono i servizi, il benessere, il progetto di futuro che la città esprime. Quindi la scuola non può ragionare da sola perché risente degli accadimenti esterni, i quali, a lloro volta, risentono della qualità della vita.

Ma quanto può fare la scuola per il futuro?

Bisogna vedere se si parla di qualità o quantità. Sulla scuola si è sempre riversato l’obiettivo formativo istituzionale dei giovani. Io credo che l’obiettivo formativo vada visto in maniera verticale. Voglio dire che la scuola deve poter dare una prospettiva prima di sé e dopo di sé ai giovani che vi si formano. Devono sapere qual è l’approdo reale e concreto del loro percorso formativo. Perché altrimenti lasciano questa città per un “immaginario collettivo” che sta a Bologna, che poi forse non sta più a Bologna, e neppure in Italia. Quindi, noi dobbiamo agire più che per scoraggiare la libertà di scelta, per rendere concreta l’opzione formativa che hanno. Non solo comunicare gli indirizzi ma precisare, rispetto agli indirizzi, quali opportunità si aprono. Quindi: ci vuole un tavolo di concertazione anche rispetto all’orientamento, che non veda soltanto famiglie, giovani e scuola ma che veda anche i soggetti che su territorio danno una prospettiva di investimento, occupazione, o miglioramento della vita superiore.

Venendo a Taranto, non ritiene che l’immagine di una università magmatica, che non ha una sua fisionomia, che anno per anno vede creare o tagliare corsi e facoltà, senza prospettiva di autonomia… abbia un impatto negativo sui giovani?

La precarietà della stabilizzazione di ogni progetto danneggia, perché i giovani hanno un progetto di vita necessariamente a lungo termine. Questo è fisiologico e contrasta spesso all’estemporaneità delle soluzioni. Anche questo è un ragionamento non squisitamente tecnico ma di programmazione politica e scelte economiche. Perché non c’è corretta politica che faccia investimenti che non abbia un ritorno sostanziale. Accompagnare, dare un termine di verifica agli investimenti sugli indirizzi e stabilire che quegli investimenti si mantengono per un ciclo. Poi facciamo un back up e vediamo come operare al meglio.

Archeologia

Gli eroi “fondatori della patria”, al centro del Convegno sulla Magna Grecia

20 Set 2024

di Silvano Trevisani

Gli eroi erano, per le civiltà del passato, il tramite tra il mondo dei morti e quello dei viventi: un ponte che stabiliva un legame indissolubile e un culto che fondava nel mito. E questo valeva ancor più per gli “eroi fondatori”, cioè per i “padri della patria”: coloro che avevano fondato una colonia, una nazione, uno stato. Ma il culto degli eroi fondatori, non era una peculiarità esclusiva della Grecia o delle sue colonie, poiché simile propensione si riscontra un po’ in tutte le civiltà del passato, anche quelle sorte nelle civiltà tribali del continente subsahariano. E anche questo sarà, assieme al culto degli eroi in Magna Grecia al centro del 63° Convegno internazionale di studi sulla Magna Grecia, presentato nella sede dell’Istituto organizzatore, a Palazzo Pantaleo. Un modo per ricostruire il legame con la fondazione e con i “padri fondatori” della colonia spartana, diventati, nella mitologia classica: “gli eroi fondatori”. Oltre quaranta studiosi e archeologi provenienti da varie università italiane e dall’estero si confronteranno, dal 26 al 29 settembre sul tema: “Miti e culti eroici in Magna Grecia”. Il convegno si svolgerà nella sua sede originaria, dove si tenne la prima edizione, nel 1961, cioè il salone di rappresentanza della Provincia. Nell’ultima giornata, domenica 29, si trasferirà nella sala del Castello Aragonese, messa a disposizione dalla Marina militare che è tra i sostenitori dell’iniziativa. Ma altre sedi saranno ospiteranno gli eventi collaterali. Tra queste le sedi della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo: l’ex convento di San Domenico e l’ex convento di Sant’Antonio.

Gli interventi

Ha aperto i saluti l’assessore alla Cultura, Angelica Lussoso che, a nome del sindaco Melucci, ha ricordato come l’amministrazione comunale abbia messo a disposizione dell’istituto la sede di Palazzo Pantaleo. Mattia Giorgio, in rappresentanza del presidente, Michele Emiliano, ha lodalo l’opera dell’Isamg cui la Regione guarda sempre con attenzione e interesse. Ha, quindi, preso la parola il presidente dell’Istituto Enzo Siciliano. Nel suo intervento ha sottolineato la preziosa collaborazione di enti e istituzioni, quali la soprintendenza nazionale, la Marina militare, le amministrazioni locali, associazione e privati che con i loro contributi consentono la concessione di borse di studio a favore di giovani studenti. Attraverso Mattia Giorno ha rivolto un appello alla Regione, maggior contribuente del convegno, perché il rapporto tra le istituzioni possa diventare strutturale, in modo tale da garantire anche finanziariamente una tranquillità operativa all’Isamg.

Il tema

Il tema del convegno è stato illustrato dal presidente del comitato scientifico Mario Lombardo. Il convegno si propone di affrontare una tematica in parte già esplorata nell’ormai lontano 36° Convegno del 1996, dedicato al tema “Mito e storia in Magna Grecia”. Partendo da un ampio aggiornamento di ordine teorico e metodologico sulle figure eroiche nel mondo greco e sulle relative problematiche, di ordine antropologico, storico-religioso e mitologico-letterario, si centrerà

l’attenzione in primo luogo sulle questioni, assai discusse negli ultimi decenni, riguardanti gli “eroi fondatori” delle colonie, gli oikistài. Saranno prese in esame non solo le relative tradizioni scritte, ma anche le evidenze archeologiche sui culti ad essi dedicati, seppur non abbondanti e di non sempre agevole interpretazione. Per quanto riguarda Taranto, un riferimento particolare va a Falanto e all’eponimo Taras. Si procederà, quindi, ad affrontare le problematiche relative alle altre ‘tipologie eroiche’ che presentano significativo rilievo nelle tradizioni letterarie e nelle evidenze archeologiche. Esse  riguardano l’orizzonte della Magna Grecia, ma anche della Sicilia, dagli ‘eroi della frontiera’ e dell’incontro tra i coloni greci e le popolazioni locali, a cominciare da Eracle, agli eroi dei Nostoi, dei ritorni da Troia. Il Convegno si concluderà con una tavola rotonda sulle problematiche riguardanti l’iconografia degli eroi e con una sessione di discussione generale nella quale sono previsti alcuni interventi programmati.

Le mostre

La soprintendente Francesca Romana Paolillo ha sottolineato, da parte sua, la stretta collaborazione con l’istituto e con il convegno che la impegnerà nella rassegna archeologica della propri a istituzione. Ma la soprintendenza collaborerà attivamente al convegno anche attraverso due mostre nei chiostri di San Domenico e Sant’Antonio. Sonorispettivamente dedicate al cratere di Bellerofonte e a un ritrovamento subacqueo avvenuto a 700 metri di profondità nel Canale d’Otranto. Le mostre saranno visitabili nelle aperture serali che i due bellissimi chiostri offriranno al pubblico. Apertura serale anche il Parco archeologico di Collepasso.

La cerimonia di apertura, con i saluti istituzionali, sui svolgerà giovedì 26 alle 15 nel salone di rappresentanza della Provincia.

Istituzioni

Mario Guadagnolo nominato nuovo direttore del Mudit – Masseria Solito

foto G. Leva
19 Set 2024

di Silvano Trevisani

Mario Guadagnolo è stato nominato, con apposito decreto, dal primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, nuovo direttore del Mudit “Museo degli Illustri Tarantini e Casa di Cesare Giulio Viola”. Succede, nell’incarico, al dimissionario Riccardo Pagano, che in realtà non ha mai assunto a pieno la sua funzione, dal momento che l’istituzione culturale era ferma per la mancanza di un ente gestore.

La nomina del nuovo direttore segue di alcuni giorni l’affidamento della gestione per sei anni del Museo al raggruppamento temporaneo di soggetti giuridici composto dalle associazioni “Noi e Voi”, “Mangrovie”, dalla società cooperativa “Kairos” e dalla s.r.l.s. “Instill”. Si tratta di associazioni e imprese impegnate nel sociale, che dovranno garantire la gestione dei servizi a disposizione del pubblico.

Guadagnolo, il cui incarico è a titolo gratuito, si avvarrà del contribuito di alcuni collaboratori, e si occuperà della programmazione dell’attività culturale del Mudit. Del resto l’ex sindaco, e già difensore civico del Comune, vanta una lunga esperienza di operatore culturale, come presidente dell’Associazione culturale “I giovedì letterari della Biblioteca Acclavio”. Sodalizio che organizza, in collaborazione con la stessa biblioteca comunale, eventi culturali, presentazioni di libri, mostre d’arte, incontri letterari e convegni di carattere storiografico.

Guadagnolo

“Sono onorato – ci ha detto Guadagnolo – di assumere questo incarico per la direzione culturale di un luogo simbolo della rinascita culturale di Taranto. Nei prossimi giorni presenterò alla stampa le idee e i programmi che saranno organizzati avvalendoci della preziosa collaborazione di uomini di cultura e operatori”.

Se, quindi, Guadagnolo si occuperà di coordinare le manifestazioni che avranno luogo negli spazi di via Platea, la gestione della struttura. Ovvero degli spazi espositivi, dell’archivio multimediale realizzato grazie alla collaborazione di studiosi locali, della biblioteca, del bookshop e del bar, toccherà al raggruppamento temporaneo di soggetti giuridici che si sono aggiudicati la gestione dell’istituzione, dopo il secondo bando emanato dal Comune nei mesi scorsi.

Ricordiamo che il Mudit è sorto, nella masseria Solito, che fu anche residenza temporanea della famiglia Viola, a seguito della luna battaglia condotta dal Centro di cultura Cesare Giulio Viola. Dopo aver salvato dalla distruzione la masseria, proponendo al Comune uno scambio di aree a favore dell’azienda che l’aveva acquisita per realizzarvi civili abitazioni, il Centro culturale presentò anche il progetto esecutivo che si aggiudicò fondi regionali del bando “Community Library”.

Acclavio

Sempre rimanendo il ambito “bibliotecario”, nei giorni scorsi, inel corso della conferenza stampa tenutasi nell’agorà della Biblioteca Civica Pietro Acclavio, sono state presentate le “linee di indirizzo per la programmazione delle attività culturali – promozione della lettura 2025- 2025”. Linee ispirate “al diritto delle cittadine e cittadini ad accedere liberamente alla cultura, all’informazione, alla documentazione, alle espressioni del pensiero e della creatività umana, quali fondamenti della società civile e della convivenza democratica sopra esposti, al fine di rendere sempre più la biblioteca un luogo della quotidianità per la comunità jonica”.

“I progetti – si legge in una nota diffusa dal Comune – si strutturano in una serie di percorsi di lettura costruiti sulle collezioni della Biblioteca in modo da toccare vari ambiti e argomenti, coinvolgendo alunne e alunni per l’intero anno scolastico. La biblioteca Acclavio da sempre elabora e realizza programmi di lettura volti alla conoscenza del patrimonio librario a scopo educativo e ricreativo. Il rapporto con le scuole, infatti, è da sempre considerato una importante opportunità”.

A Taranto

Soprintendenze: salva la Subacquea ma perde i poteri sui Beni culturali

18 Set 2024

di Silvano Trevisani

La polemica suscitata dalle informazioni circolate nei giorni scorsi, e anche da noi riportate, dal decreto ministeriale che riorganizza gli uffici dirigenziali del ministero, trova il suo sbocco, ma, come si dice proverbialmente, con una notizia positiva e una negativa. La positiva è questa: la sede centrale della soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo resta a Taranto. La negativa, invece, è questa: i poteri del sovrintendente subacqueo relativi ai beni in superficie sono stati trasferiti a Lecce nell’ambito della riforma della soprintendenza Sabap (archeologia, belle arti e paesaggio). Viene, infatti, creata una nuova Sabap che avrà sede centrale a Lecce e competenza anche su Taranto e Brindisi.

Il tutto scaturisce dal decreto, approvato dall’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano nell’ultimo giorno di permanenza nel suo ruolo che riorganizza, per l’ennesima volta, le soprintendenze in base al “gusto” momentaneo dei vari governi.

Così il ministero

Partiamo dal comunicato appena diffuso dal Ministero che così recita: “Il ministero della Cultura rende noto che la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo avrà la sua sede centrale nella città di Taranto, come previsto dall’articolo 24 del Decreto ministeriale n. 270 del 5 settembre 2024, che riorganizza gli uffici dirigenziali e gli istituti dotati di autonomia speciale di livello non generale del MiC. La Soprintendenza (Snsub) svolge attività di studio, ricerca, coordinamento tecnico-scientifico, salvaguardia e conservazione del patrimonio culturale subacqueo, come previsto dalla Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo, adottata a Parigi il 2 novembre 2001”.

Così Liviano

La notizia viene commentata entusiasticamente dal parlamentare di Forza Italia, Dario Iaia, che ringrazia il ministro Giuli “per l’attenzione prestata al nostro territorio”.

Ma a precisare la sostanza delle cose interviene il consigliere comunale Gianni Liviano, che in questi giorni ha avviato varie iniziative sulla vicenda, chiarendo la questione e spiegano che il problema non è affatto risolto: “i poteri del sovrintendente subacqueo relativi ai beni in superficie sono stati infatti trasferiti a Lecce. Questa è la questione vera da risolvere che NON è stata risolta. Nel territorio della provincia di Taranto infatti la sovrintendenza nazionale subacquea svolge altresì le funzioni spettanti ai Sovrintendenti Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Il Sovrintendente subacqueo esercita inoltre sugli istituti e i luoghi della cultura statali presenti nello stesso territorio e non assegnati ad altri uffici del MIC le funzioni di cui all’art. 43 comma 4 del DPCM 2/12/2019 n. 169. Questi poteri ora sono trasferiti a Lecce”.

“Temo – aggiunge Liviano – che il parlamentari che con tanta foga si sono espressi rivendicando un successo, non si siano particolarmente informati”.

A Taranto

Ex Ilva: annullato il processo “Ambiente svenduto” con tutte le condanne del 2021

13 Set 2024

di Silvano Trevisani

“I giudici di Taranto non potevano giudicare”. il processo va a Potenza

Tutto da rifare per il processo “Ambiente Svenduto” legato al disastro ambientale causato dall’Ilva durante la gestione della famiglia Riva nel periodo 1995-2012. Il processo, secondo la sezione distaccata di Taranto della Corte d’assise d’appello, andava celebrato a Potenza e non a Taranto. La corte, presidente Antonio Del Coco, a latere il giudice Ugo Bassi e la giuria popolare, ha annullato la sentenza che in primo grado (31 maggio 2021) aveva portato a 26 condanne, accogliendo così la richiesta dei difensori di spostare il procedimento a Potenza.

Una richiesta analoga era stata più volte e a più livelli respinta in precedenti fasi dell’inchiesta e del procedimento. I giudici tarantini, togati e popolari, secondo la sentenza, vanno a loro volta considerati “parti offese” del disastro ambientale, vivendo negli stessi quartieri in cui risiedono numerose parti civili che in primo grado hanno ottenuto peraltro il risarcimento, e che per questo non avevano la “giusta serenità” per decidere. La corte ha dunque dichiarato la competenza funzionale del tribunale di Potenza, disponendo la trasmissione degli atti alla procura lucana per i successivi adempimenti. Ora avrà 15 giorni di tempo per depositare le motivazioni.

Ricordiamo che “Ambiente svenduto”, originato dall’inchiesta che il 26 luglio 2012, portò al sequestro degli impianti dell’area a caldo, e vedeva 37 imputati, tra dirigenti della fabbrica, manager e politici, e tre società. A vario titolo, vennero contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, corruzioni in atti giudiziari, omicidio colposo e altre imputazioni. Le motivazioni della sentenza vennero depositate a novembre 2022 (oltre 3.700 pagine): in primo grado, furono inflitte 26 condanne (tra dirigenti della fabbrica, manager e politici) per 270 anni complessivi di carcere.

Tra i principali imputati, spicca la condanna, rispettivamente a 22 anni e 20 anni di reclusione, per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. Furono inflitti 21 anni e 6 mesi all’ex responsabile delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà (recentemente deceduto), 21 anni all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, pene comprese tra i 18 anni e mezzo e i 17 anni e 6 mesi di carcere a cinque ex fiduciari aziendali. A tre anni e mezzo di reclusione fu condannato l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a cui venne contestata la concussione aggravata in concorso.

La corte d’assise dispose inoltre sia la confisca degli impianti dell’area a caldo, che la confisca per equivalente dell’illecito profitto nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva forni elettrici per una somma di 2,1 miliardi.

Va evidenziato che dall’inchiesta giudiziaria scaturì, nel giugno 2013, anche il commissariamento dell’Ilva da parte dello Stato e l’estromissione degli allora proprietari e gestori, i Riva. Commissariamento che è in atto sia in Ilva che in Acciaierie d’Italia, l’azienda intervenuta in seguito con la gestione del gruppo (entrambe le società sono in amministrazione straordinaria).

Ma l’ex Ilva, ribattezzata Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, com’è noto, è in vendita e il termine per la consegna formale delle manifestazioni di interesse scade venerdì 20 settembre.

Nei mesi scorsi, prima della pausa estiva, c’era già stato un primo colpo di scena: il presidente Antonio Del Coco aveva sospeso il pagamento delle provvisionali da parte degli imputati del processo “Ambiente svenduto” nei confronti delle parti civili costituite in giudizio, circa 1.500 tra cittadini di Taranto e associazioni. Le provvisionali (ciascuna da 5.000 euro), da intendersi come primo risarcimento, erano state disposte a maggio 2021 con la sentenza della corte d’assise. Tale decisione preludeva, evidentemente, a questa più importante.

Moltissime le reazioni a questa sentenza da parte di associazioni, rappresentanti politici, rappresentanti delle parti civili che vedono vanificati anni di lotta e di processi. Tra essi citiamo solo il sindaco Melucci, come primo cittadino: “In qualità di sindaco e presidente della Provincia di Taranto, accolgo con profonda preoccupazione ed amarezza la decisione della Corte d’Assise d’Appello di trasmettere gli atti del maxiprocesso “Ambiente svenduto” al Tribunale di Potenza. Questo procedimento, che rappresenta una delle pagine più dolorose e significative della nostra storia recente, che deve essere considerato un simbolo della lotta della nostra comunità per la giustizia ambientale e la tutela della salute pubblica, torna interamente in discussione con il pericolo che la prescrizione possa cancellare buona parte dei reati. La sentenza (…) era stata un passo fondamentale verso il riconoscimento delle responsabilità e la riparazione dei danni subiti dalla nostra città. Una città che sta ancora faticosamente, ma con orgoglio, cercando di svincolarsi da una monocultura industriale che ha fatto il suo tempo. Una città che sta affrontando un processo di transizione ambientale ed economica che è divenuto ineludibile, ma che rischia di fare ancora i conti con un passato che ritorna”.

Comunque vadano le cose, tutta la vicenda lascia un forte amaro in bocca assieme al dubbio che ci sarà mai una reale giustizia in questa vicenda che riguarda la storia, il presente e soprattutto il futuro della città. Da qualunque parte siano stati commessi, gli errori danneggeranno in maniera inequivocabile e irreparabile la città e forse, in questo momento, occorrerebbe un intervento chiarificatore della politica che riprenda nelle proprie mani la vicenda e, con tutti gli strumenti a propria disposizione, crei un momento di sintesi conclusiva.

Moltissimi e inquietanti sono, infatti, gli interrogativi ora aperti: che accadrà ora? Possono i giudici di Taranto opporre ricorso alla Coste di cassazione contro questa sentenza quando, tra due settimane, saranno rese note le motivazioni? E la vendita dell’azienda, che è un atto conseguenziale alla sentenza di “Ambiente svenduto” che verrebbe cancellata, ha ancora un senso? E quanti reati saranno definitivamente prescritti lasciando impuniti molti del responsabili? E quando i cittadini colpiti dal disastro ecologico troveranno giustizia?

Città

Palazzo Frisini diventerà residenza universitaria. Un progetto ambizioso

12 Set 2024

di Silvano Trevisani

Il progetto definitivo della riqualificazione di Palazzo Frisini, come nuova residenza universitaria della città di Taranto, è stato presentato nella sala conferenze dell’Università, in via Duomo. Esso prevede la realizzazione di novantadue posti alloggio per studenti e studentesse che sceglieranno di studiare a Taranto, oltre a servizi come biblioteca, sala conferenze, spazi di coworking, palestra, sala teatro, sala musica, e caffetteria che saranno a disposizione non solo della comunità studentesca ma di tutta la città.

La presentazione

La presentazione del progetto (di cui proponiamo alcune immagini delle ricostruzioni progettuali) si è svolta nell’ambito della mostra “#Studenthousing. Idee e progetti prendono forma”, in corso negli spazi del chiostro della Rossarol fino al 22. L’iniziativa è di Regione, Adisu Puglia e Asset Puglia, in collaborazione con Comune e Provincia. Mostra e progettazioni sono dedicati a tre importanti immobili pubblici abbandonati di Lecce, Brindisi e Taranto. Per la nostra città l’immobile è quello di Palazzo Frisini il cui progetto, come gli altri due, è risultato vincitori dei finanziamenti del V bando della L. 338/2000. Per Lecce l’ex convento dei Carmelitani e per Brindisi l’ex Cassa Mutua Artigiani di Brindisi: sono destinati a diventare, in termini di rigenerazione urbana e crescita culturale, un modello innovativo di residenza universitaria. I tre progetti, sono stati posti a base delle gare di appalto per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori, attualmente in corso.

L’incontro per la presentazione del progetto definitivo di Palazzo Frisini, organizzato in collaborazione con gli ordini professionali degli architetti, ingegneri e geometri, (con riconoscimento di 3 cfp per architetti) ha visto confrontarsi i progettisti con docenti, funzionari pubblici, ordini professionali, dirigenti e rappresentanti politici. Per Emiliano era presente Mattia Giorno, per Melucci l’assessore Ruggiero.

Il progettista

L’architetto Giovanni Multari, progettista della ristrutturazione del Frisini, ha così commentato: “Gli economisti raccontano che gli studentati aumentano il pil del quartiere in cui sorgono. Ci auguriamo che ciò avvenga anche con palazzo Frisini e che diventi motore di azioni importanti, culturali e sociali per un intero quartiere. Minime le innovazioni apportate al palazzo, molto piacevole per la sua facciata e che si presenta come un vero e proprio monumento. È bastato seguire e osservare lo spazio originale esistente per arrivare poi ad una messa a sistema. Lo studentato oggi è una funzione molto innovativa. I sistemi di recupero ha spiegato il progettista sono passati attraverso un intervento strutturale importante per dare migliore ampiezze alle camere. Abbiamo provato a riconnettere tutte le parti dell’edificio rendendolo completamente accessibile e visitabile”.

Costi e tempi

Il costo dell’intera operazione sarà di 9 milioni di euro lordi chiavi in mano, ma i tempi non saranno certo immediati. L’apertura del cantiere, infatti è prevista per la metà del 2025 (l’impresa che si aggiudicherà l’appalto integrato dovrà redigere il progetto esecutivo), mentre per la consegna dell’opera sono previsti due anni di tempo. Ma ritardi e imprevisti sono sempre all’orizzonte, come insegna l’esperienza in fatto di appalti pubblici.

Secondo gli amministratori, l’iniziativa ruota intorno ad una ampia strategia regionale. Taranto punta a diventare un polo di eccellenza nell’ambito dell’istruzione e della ricerca. In questo contesto, puntare sul prestigioso “Palazzo Frisini” rappresenta una scelta strategica per coniugare innovazione e tradizione, offrendo a tutti coloro che hanno scelto Taranto come sede di studi un ambiente stimolante e ricco di storia.