Salute

Sanità: cresce il clima di violenza contro i medici e gli infermieri

11 Set 2024

di Silvano Trevisani

La sanità pubblica ancora sotto attacco. Ai tagli di personale, alle fughe dei medici, alla mancanza di risorse che impediscono cure adeguate, com’è accaduto a un malato di sclerosi che non ha potuto effettuare la risonanza perché l’ospedale ha esaurito le disponibilità, ora si aggiungono le violenze continue nei confronti di sanitari, infermieri e medici soprattutto.

i nuovi casi

Nuovi episodi, dopo quelli già segnalati, verificatisi all’Ospedale di Taranto, a Brindisi e Foggia, si sono verificati a Manduria, Lecce e ancora una volta a Foggia. Sconcertante il caso verificatosi a Manduria, dove il personale di un’ambulanza del 118, un autista-soccorritore del 118 e l’infermiere a bordo sono stati picchiati da un uomo che stavano tentando di soccorrere. In pieno centro, in piazza Vittorio Emanuele II, il gestore di un locale ha chiamato i soccorsi, avendo notato un uomo privo di sensi steso per terra. Giunti sul posto con l’ambulanza, infermiere e autista, intervenuti per soccorrere l’uomo che nel frattempo aveva ripreso conoscenza, sono stati aggrediti. Invitato a salire sul mezzo per essere sottoposto alle indagini del caso, l’uomo ha reagito scagliandosi contro di loro e colpendoli con pugni e calci e poi dileguandosi. I due uomini dell’equipaggio del 118 (l’infermiere era svenuto) sono stati medicati al pronto soccorso e dimessi con una prognosi di 5 giorni. Successivamente i carabinieri hanno identificato e denunciato l’aggressore.

Un altro episodio è accaduto all’Ospedale “Ferrari” di Casarano, dove un medico urologo è stato colpito con un calcio al basso ventre da un uomo che stava vistando. Due episodi erano accaduti a poche ore di distanza al pronto soccorso degli “Ospedali riuniti” di Foggia dove prima un diciottenne poi un trentatreenne hanno dato in escandescenza picchiando gli infermieri. Episodi, questi, che si aggiungono a quelli che sono stati contabilizzati nei giorni scorsi e che mostrano un clima preoccupante, forse anche infuocato da comportamenti emulativi, come fosse di moda oggi scaricare rabbia e tensioni sulle persone incaricate di curarci.

Le reazioni

“Siamo indignati e profondamente preoccupati – afferma Giovanni Maldarizzi, segretario generale UIL FPL Taranto – per quanto accaduto a Manduria. La violenza contro il personale sanitario non solo mette a rischio l'incolumità fisica di chi ogni giorno lavora per garantire la salute dei cittadini, ma mina anche il funzionamento del sistema di emergenza e soccorso. È inaccettabile che chi dedica la propria vita alla cura degli altri debba affrontare simili minacce e pericoli. I medici e gli operatori sanitari sono sottoposti a turni massacranti, spesso in contesti di estrema carenza di personale. Nonostante lo stress, continuano a garantire il massimo della professionalità. Si trovano spesso a
operare in situazioni critiche, dovendo anche prevenire eventuali reazioni aggressive e pericolose da parte dei pazienti o dei loro familiari. Questo ambiente di violenza verbale e fisica è insopportabile e rischia di spingere sempre più professionisti a lasciare la propria professione per paura di ciò che potrebbe accadergli”.

Esami impossibili

Quanto all’episodio cui facevamo riferimento in apertura, è stato riferito da un giovane scrittore di Martina Franca, Davide Simeone, affetto da sclerosi multipla, che regolarmente si sottopone a una risonanza approfondita presso l’ospedale di Castellana Grotte: quest’anno ha ricevuto un rifiuto perché il budget destinato ai pazienti di altre Asl, questo caso Taranto, è esaurito, e per un esame urgente deve sborsare la somma di 370 euro.

Se si aggiungono a questi episodi, diversi ma tutti sintomatici di un malessere generale, le gravi carenze accumulatesi in questi anni: la crescenza carenze di personale, la situazione nella quale devono operare i pronto soccorso ospedalieri, si ha un quadro davvero preoccupante.

Lo stanziamento deciso dalla Regione di 40 milioni di euro per favorire il potenziamento della medicina territoriale e l’aggregazione dei medici di famiglia, per evitare lo scarico sui pronto soccorso, è solo un primo passo. Resta urgente la necessità di restituire al servizio sanitario nazionale qualità e dimensioni che, negli anni passati, facevano dell’Italia un Paese migliore.

Editoriale

Se un furto in Biblioteca fa tanto discutere: al sindaco replica il consigliere Liviano

07 Set 2024

di Silvano Trevisani

Un furto con scasso avvenuto nella biblioteca “Acclavio” fa discutere e pone seri interrogativi. Precisiamo, in primo luogo, che i ladri sono penetrati nei locali della biblioteca, dopo aver rotto il vetro e hanno rubato l’incasso di distributori automatici di bevande e snack. Si tratta, quindi, di un semplice atto di microcriminalità, ma su di esso si sta sviluppando un dibattito, dopo che il sindaco Melucci, con una nota molto dura, ha stigmatizzato l’atto come un attacco alla cultura tarantina.

Una presa di posizione alla quale replica, ora, il consigliere comunale Gianni Liviano, proprio nel tentativo di dare una lettura più realistica dell’atto delinquenziale.
Secondo Melucci, infatti, “Questo deplorevole atto non solo rappresenta un danno economico (è stato rubato l’incasso dei distributori automatici di bevande e snack), ma desta sconcerto in quanto colpisce profondamente uno dei poli culturali più importanti della nostra città. Come dimostrano le numerosissime e variegate iniziative intraprese, da anni la biblioteca “Acclavio” è un luogo di conoscenza, incontro e crescita per tutta la comunità e gesti criminosi come quello verificatosi dimostrano una spiccata mancanza di rispetto e attenzione verso il patrimonio culturale che ci appartiene. Purtroppo, episodi del genere evidenziano come una parte della nostra città, in più di una circostanza, si dimostri distratta, disinteressata e non sempre apprezzi, tuteli e valorizzi adeguatamente i suoi presidi culturali che sono il motore di quel processo di rigenerazione sociale che Taranto ha avviato da anni grazie al programma tracciato dall’Amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci”.

Nel lunghissimo comunicato Melucci invita, tra l’altro, cittadini e istituzioni, in collaborazione, perché “proseguano e rafforzino il loro impegno volto a promuovere e proteggere questi luoghi di cultura, affinché gli stessi possano continuare a svolgere il proprio ruolo educativo e sociale”.

Insomma: Melucci intravede in quest’atto, un attacco alla cultura che, in realtà, non si configura affatto come tale. Anzi: questa lettura potrebbe risultare fuorviante e, nel tentativo di esaltare impegni e luoghi culturali, perseguire un vittimismo che di solito è appannaggio di altri ambienti politici.

Al sindaco replica, come detto, Gianni Liviano, che così scrive nella sua nota: “Temo che il sindaco commetta nella sua analisi, un errore di valutazione: Il furto nel distributore automatico di bevande sito in biblioteca, è esattamente equiparabile a tutti i furti compiuti in ogni luogo e questo non perché la biblioteca non rappresenti, come giustamente il sindaco dice, la casa della cultura, ma perché per profanare un luogo bisogna che il profanante comprenda fino in fondo il valore simbolico di quel luogo e deliberatamente decida di arrecare un danno ad un elemento contenuto in quel luogo (in questo caso il distributore automatico) con il chiaro intento di arrecare in maniera simbolica, il danno al luogo stesso.
In questo caso chi ha compiuto il furto è stato probabilmente un portatore di disagio con l’obbiettivo, non di arrecare un danno simbolico alla casa della cultura tarantina, ma di prendersi quei due soldi che stavano nel distributore automatico. Egli, chiunque sia stato, a mio parere non ha proprio fatto (perché probabilmente non aveva gli strumenti valoriali e culturali per farlo) alcuna valutazione sul valore del luogo in cui si trovava il distributore. A lui interessava accaparrarsi quei soldi che stavano nel distributore, non profanare il luogo del quale probabilmente non era neanche capace di percepire l’importanza.

“Anziché esprimermi con dichiarazioni retoriche e in verità un po’ superficiali, se fossi il sindaco, mi interrogherei invece sulle cause del disagio diffusissimo nella nostra città e mi chiederei se le politiche sociali e culturali che il Comune (con risorse infinite) sta adottando, stiano davvero raggiungendo l’obbiettivo di aiutare la nostra comunità crescere e ad evolversi, fornendo risposte alle tante situazioni di disagio. Forse interrogandosi sul lavoro che in questi ormai sette anni egli e le sue molteplici giunte, hanno messo in campo, il sindaco potrebbe forse accorgersi al contrario che le politiche finora adottate potrebbero essere riviste, modificate, abbandonando per esempio la cultura degli eventi e valorizzando attenzione verso le famiglie e verso le persone in situazioni di maggiore difficoltà, attraverso processi che partano dal basso e non scelte sempre calate dall’alto che tardano ad essere inclusive verso i tanti nostri concittadini in situazione di disagio”.

Questa la dichiarazione di Liviano che certamente propone spunti realistici e interessanti. Se l’interesse verso la cultura che i cittadini di Taranto dimostrano dovesse essere proporzionale a quello dei ladri di monetine, che non hanno nessuna contezza del patrimonio librario e culturale, ci sarebbe davvero da chiedersi che il concetto di cultura perseguito dalle istituzioni sia quello che va correttamente inteso.

Città

Tanti impegni per la ripresa: ex Ilva, Comune, soprintendenza, “Garibaldi”…

Nave Garibaldi (foto Marina Militare)
05 Set 2024

di Silvano Trevisani

La lunga pausa estiva, che si sta chiudendo con un bilancio del tutto interlocutorio, sia dal punto di vista economico che politico, sta per lasciare lo spazio a tutta una serie di appuntamenti. Il futuro dello stabilimento siderurgico, il rimpasto dell’amministrazione comunale sono forse le scadenze più importanti, ma la città deve affrontare altri problemi scottanti. Alcuni dei quali riguardano la dimensione culturale e quella turistica: di entrambe si parla molto ma finora con scarsi risultati. All’orizzonte ci sono i rischi di ridimensionamento della soprintendenza nazionale per l’archeologia subacquea, di cui ci occupiamo in altro servizio, e la vicenda della portaerei “Garibaldi” che, in via di dismissione, è richiesta sia da Taranto che da Genova, per essere trasformata in museo.

Siderurgia

Per quanto riguarda Acciaierie d’Italia, com’è noto, entro il 20 settembre dovranno giungere le manifestazioni d’interesse da parte di aziende o gruppi interessati all’acquisto dell’azienda. Ricordiamo che i rappresentanti dei gruppi siderurgici Stelco (canadese, di proprietà degli statunitensi di Cleveland-Cliffs), Metinvest (Ucraina), Vulcan Steel e Steel Mont (indiani) hanno visitato gli impianti, in vista di una possibile acquisizione magari in tandem con un’azienda italiana, Arvedi o Marcegaglia. Che pure hanno mostrato interesse ma solo per i tubifici. Il 31 luglio scorso Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha firmato l’autorizzazione alla pubblicazione del bando per manifestare interesse per l’acquisizione dei beni e delle attività aziendali di Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in AS, nonché delle altre società appartenenti ai rispettivi gruppi.

A riprendere al più presto l’interlocuzione con il governo e con l’azienda puntano i sindacati, per i quali, come ha sottolineato il segretario nazionale della Cisl Valerio D’Alò, “resta prioritario che si parli di un ‘unico blocco’, che non si proceda cioè a una ‘vendita-spezzatino’, e che quindi si possa garantire la piena occupabilità di tutto il gruppo in tutti i siti. Ma anche soprattutto quali saranno, da parte dei nuovi investitori, i progetti industriali per il rilancio degli impianti, il rientro dei lavoratori della cassa integrazione, e quali sono gli obiettivi dal punto di vista ambientale e del ciclo produttivo”.

L’associazione delle imprese dell’indotto Aigi, da parte sua, chiede che lo Stato, chiunque dovesse essere il nuovo acquirente della fabbrica, conservi quote azionarie di minoranza che possano fungere da garanzia e clausola sociale, per l’area jonica, le sue imprese, la totalità dei lavoratori impegnati, sia quelli diretti che indiretti”.

Politica

Il sindaco Rinaldo Melucci ha svolto, nei giorni scorsi, una serie di confronti con le forze politiche che sostengono la maggioranza, in visto di un ipotetico rimpasto della giunta o di un avvicendamento alla guida delle municipalizzate. L’obiettivo chiaro è quello di allargare la maggioranza con l’inserimento attivo di Italia Viva, che fa riferimento a quel Massimiliano Stellato che fu, due anni fa, all’origine dello scioglimento del primo consiglio e della giunta a guida Melucci. Si attendono decisioni nelle prossime ore e sembra più probabile l’avvicendamento alla guida delle municipalizzate, con il possibile arrivo alla presidenza dell’Amiu di Nicola Infesta, cui lascerebbe il posto Mancarella, che verrebbe nominato direttore generale di Provincia o Comune. Altre nomine arriverebbero per Kyma mobilità e la costituenda Kyma energia. Di sicuro non vi sarà un rientro in giunta del Pd.

Vertenze culturali

Quando alle questioni “culturali”, per la soprintendenza si ipotizza l’indizione di una seduta monotematica del Consiglio comunale perché affronti politicamente la questione. Nonostante generiche assicurazioni e prese di posizione, infatti, non è ancora chiaro se Taranto manterrà intatta la soprintendenza nazionale subacquea o se la creazione di una nuova soprintendenza Sabap Lecce-Brindisi-Taranto dovrà comportare una ridistribuzione di competenze.

Altra questione aperta e complessa è quella della portaerei “Garibaldi” che, a quarant’anni dal varo, è vicina al pensionamento. Vi sono diverse proposte, da Taranto, ma soprattutto da Genova, per trasformarla in museo ed è in atto uno scontro che vede impegnati, in queste settimane, sia gli ambienti culturali che quelli imprenditoriali.
È ancora presto per capire come finirà ma se si segue la stessa strada che portò alla demolizione del “Vittorio Veneto” dopo anni di battaglie, l’ottimismo si attenua sensibilmente.

Emergenze sociali

La sanità pubblica alla mercé dei violenti ultimo episodio al “SS. Annunziata”

29 Ago 2024

di Silvano Trevisani

Ennesimo episodio di violenza nei confronti di medici e personale sanitario si è verificato, questa volta, all’Ospedale “SS. Annunziata”. A denunciarlo con forza chiedendo una serie di misure atte a scoraggiare il fenomeno è questa volta la Uil. Perché di fenomeno evidentemente si tratta. Vi sono, infatti, evidenti pulsioni emulative dietro il ripetersi continuo, in questa calda estate, di episodi di violenza nei confronti di medici e infermieri che operano già in condizioni precarie e sono sottoposti a ritmi di lavoro inumani in situazioni inaccettabili. Nessuna giustificazione vi può essere per chi ricorre alla violenza, anche se spinto dal dolore per eventi drammatici o dal senso di impotenza che può cogliere nell’attendere a volte per molte ore le cure dei sanitari.

Il sistema, infatti, non va ed è sotto attacco da più parti: da chi vorrebbe tagliare sempre sulla sanità, primo capitolo della spesa pubblica, e da chi vorrebbe spostare dal pubblico al private grosse fette di risorse economiche. Ma prendersela con i medici non fa che assecondare queste “intenzioni”, perché li indice a impoverire ancora di più in servizio. Stiamo assistendo, ancor più in questi mesi estivi, a un vero e proprio assalto quotidiano ai pochissimi pronto soccorso rimasti operativi dopo gli scellerati tagli effettuati da vari governi. Sia quello del “SS. Annunziata” sia quello di Martina Franca sono spesso assediati da lunghe code si ambulanze, ancor più dovendo soddisfare anche le urgenze imposte da un significativo numero di turisti, che in questo mesi raddoppiano le presenze.

Gli episodi precedenti

Nei giorni scorsi, infatti, episodi di violenza si erano verificati in Puglia: l’ultimo a Maruggio, dove una dottoressa era stata aggredita da una coppia, poi identificata a denunciata, all’interno di una guardia medica ed ha poi rassegnato le dimissioni. Ma un analogo episodio era accaduto pochi giorni prima nella guardia medica di Minervino di Lecce, mentre un operatore del 118 era stato preso a pugni durante un intervento a San Paolo di Bari.

L’ultimo episodio in ordine di tempo, avvenuto al “SS. Annunziata”, vede coinvolto un familiare di una paziente deceduta che, in preda ad una rabbia incontrollabile, ha aggredito fisicamente il professionista sanitario, procurandogli un trauma cranico.

Le richieste dei sindaacati

Il segretario generale della UIL FPL Taranto, Giovanni Maldarizzi, dichiara: “Siamo sconvolti e indignati di fronte a questo nuovo atto di violenza, che si aggiunge ad una lunga lista di episodi simili che martoriano il nostro sistema sanitario. Non possiamo più tollerare che i nostri colleghi siano costretti a lavorare in un clima di paura e insicurezza. L’aggressione subita dal nostro collega è un’ulteriore conferma che la situazione è ormai insostenibile e richiede un intervento immediato e deciso da parte delle istituzioni”.

Secondo Maldarizzi “questi episodi non sono solo frutto di singoli atti sconsiderati, ma riflettono un profondo malessere sociale e una crescente tensione nei rapporti tra cittadini e operatori sanitari. È fondamentale comprendere le cause profonde di questo fenomeno e agire di conseguenza. La carenza di personale, le lunghe liste d’attesa, la crescente complessità delle patologie e le difficoltà economiche delle famiglie contribuiscono a creare un clima di frustrazione e rabbia che, troppo spesso, si riversa sui professionisti della salute”.

i sindacati chiedono maggiori tutele, un numero verde per segnalare gli episodi, una legislazione  più severa e compagne di sensibilizzazione

A Taranto

Soprintendenza: allarme per il rischio di un declassamento di Taranto

28 Ago 2024

di Silvano Trevisani

Un nuovo attacco potrebbe profilarsi alle istituzioni culturali di Taranto, alla luce del dPCM 15 marzo 2024, n.57. Ci rifreriamo al “Regolamento di organizzazione del Ministero della cultura, degli uffici di diretta collaborazione del Ministro e dell’Organismo indipendente di valutazione della performance”.

Il dPCM, che di recente è stato presentato ai sindacati, recita testualmente, al punto riguardante Taranto: “Per quanto riguarda la Puglia, la Soprintendenza di Brindisi e Lecce diventa Soprintendenza di Brindisi, Lecce e Taranto, con due sedi, una a Lecce e un’altra a Taranto, anche in virtù dell’acquisizione delle competenze sul territorio acquisite dalla Soprintendenza Subacqueacui erano assegnate in precedenza”. La formulazione sibillina del testo non chiarisce se le competenze le competenze Sabap (soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio) passano dalla soprintendenza subacquea alla sede tarantina della nuova soprintendenza Brindisi-Lecce-Taranto, o se si preveda un superamento della soprintendenza nazionale con la restituzione delle competenze alla soprintendenza tradizionale. Condizione che completerebbe la cancellazione definitiva della soprintendenza archeologica attuata da Franceschini e “compensata” allora con la creazione della soprintendenza subacquea.

la reazione di Melucci

Il sindaco Melucci si è affrettato a prendere carta e penna e scrivere al ministro Sangiuliano chiendo di mantenere la sede dirigenziale della soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo nella città di Taranto. L’istanza punta a scongiurare quella che potrebbe rivelarsi l’ennesima mancanza di attenzione verso Taranto.

La presenza della soprintendenza nella città – ha spiegato il sindaco Melucci – è considerata cruciale per supportare questo processo di trasformazione, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale in un contesto di grande cambiamento. La proposta di riorganizzazione degli uffici centrali e territoriali da parte del Ministero della Cultura rischia di ridurre la presenza istituzionale nella città ionica, limitando la Soprintendenza ad una semplice sede operativa svilendo in tal modo il suo ruolo”.

Evitare che Taranto perda un presidio così rappresentativo ed emblematico della sua storia è un obiettivo che l’amministrazione Melucci intende perseguire nell’interesse di una città e di un territorio sempre più protesi verso quel processo di cambiamento a cui un’intera comunità non vuole rinunciare”.

Il parere dei sindacati

Stando a quanto si legge nel resoconto dell’incontro che i sindacati hanno avuto con il capo di gabinetto del ministero, Gilioli, che leggiamo dal comunicato nazionale della Cisl- Fp/Mic, l’elenco proposto dal ministero prevederebbe questa dizione: “ – Soprintendenza del Mare con competenze esclusive sull’archeologia subacquea, con sede a Taranto. – Sabap di Brindisi, Lecce e Taranto con sedi a Lecce e Taranto”. Se ne dedurrebbe che Taranto sarebbe destinataria di una doppia sede: la soprintendenza nazionale subacquea e la sede locale della soprintendenza Sabap Brandisi-Lecce-Taranto.

Ma sarà poi così? Lo stesso sindacato evidenzia, nel resoconto, “la mancanza dei testi dei DM, che non ci sono stati trasmessi come da prassi e pertanto riteniamo l’informativa assolutamente parziale, mancando tutta la parte di dettaglio sulle competenze dei singoli uffici periferici, tema non proprio secondario. Pertanto le nostre valutazioni si basano solo su quanto ci è stato illustrato”.

I sindacati, inoltre, lamentano tutta una serie di gravi lacune, a cominciare dal personale, assolutamente insufficiente a garantire l’operatività della nuova organizzazione.

Ma la poca chiarezza della vicenda induce a una “prudenza operativa”: sarebbe opportuno mobilitarsi a tutti i livello per chiarire la questione ed evitare nuove penalizzazioni per il territorio.

Festival

Dal 25 a Grottaglie il piano festival intitolato a San Francesco De Geronimo

22 Ago 2024

di Silvano Trevisani

Si svolgerà dal 25 agosto all’8 settembre, con un’appendice il 17 dicembre, il Grottaglie Piano Classico Festival San Francesco De Geronimo, giunto alla sua terza edizione, con la direzione artistica del maestro Nunzio Dello Iacovo. Tre le sedi grottagliesi che ospiteranno i cinque concerti e due conversazioni musicali proposti dal programma: il Castello episcopio, la sede dell’Associazione Amj in via Forleo e il Santuario di San Francesco nel centro storico.

“Un festival – spiega Nunzio Dello Iacovo – che presenta come protagonista lo strumento più suonato, studiato e, dovremmo concludere, amato dal grande pubblico. La ricchezza delle sue possibilità armoniche e strumentali lo rendono ideale per i più diversi generi musicali, per quanto lontani siano (o sembrino) tra loro. Il genere classico è quello che il nostro festival propone attraverso un ciclo di piano recitals nei quali i pianisti che si esibiscono fanno scelte libere e personali di programma.”

Il programma

Si inizia il 25 agosto nell’atrio del Castello episcopio: la pianista calabrese Vittoria Caracciolo, docente al conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, inaugurerà il Festival con un concerto su musiche di J. S. Bach e del compositore contemporaneo Stefano Nanni: “Forme e stili tra tradizione e modernità”.

Il secondo appuntamento, martedì 27 agosto “… da ombra a Luce”, è un recital dal suggestivo percorso emozionale, proposto dal pianista tarantino Massimiliano Massimiliano Conte. Docente al conservatorio “G. Paisiello” di Taranto, Conte proporrà musiche di: Bach, Rachmaninov, Skrjabin, Liszt, Debussy.

Il 28 agosto sarà la volta di Vito Alessio Calianno, pianista diciannovenne dal talento eccezionale riconosciuto in ambito nazionale, studente d’eccellenza del conservatorio “N. Rota” di Monopoli. Il giovane pianista eseguirà brani di Beethoven e Liszt, improntati a una concezione avveniristica.

Con il quarto concerto, il Festival si sposterà al Santuario San Francesco De Geronimo. Domenica 8 settembre, il pianista cosentino Alessandro Marano, docente al conservatorio di Cosenza, suonerà musiche di Haydn e Liszt in visioni classiche e romantiche.

L’appendice

Il concerto d’appendice, denominato “Winter festival day”, si svolgerà ancora al santuario ma il 17 dicembre, con “I tesori della musica da camera”. Lorenzo Lomartire al violoncello e Nunzio dello Iacovo al pianoforte eseguiranno musiche di Beethoven, Schuman, Brahms e Chopin.

Ma dal 4 al 7 settembre il Festival proporrà, nella sede dell’Associazione Amj “Giovanni Paisiello”, in via Forleo, una serie di conversazioni. Aprirà il 4 la conversazione su “Skrjabin e l’esperienza mistica del volo” con Vincenzo Buttino. Il 6 e 7 settembre: “I racconti di Robert”, personaggi e racconti liberamente tratti dall’Album per la gioventù di Schuman, Testi di Clara Magazzino

Città

Finalmente si inizia a far luce sull’anfiteatro romano al Borgo

18 Ago 2024

di Silvano Trevisani

Finalmente si inizia a far luce sull’anfiteatro romano sepolto nel bel mezzo del Borgo di Taranto. Nei prossimi giorni infatti saranno avviati gli approfondimenti attraverso l’utilizzo di georadar per verificare lo stato e la consistenza dei resti che giacciono in gran parte al di sotto degli uffici comunale il cui atrio ospitò, nei decenni passati, il mercato coperto.

Non tutti gli studiosi e i funzionari, com’è noto, sono convinti della consistenza di ciò che è sopravvissuto alle devastazioni della seconda metà dell’Ottocento, quando, soprattutto per impulso della Marina Militare, la città conobbe la sua rapida espansione. Più volte, in passato, si era deciso di effettuare saggi di scavo, ma nessuna iniziativa si è rivelata determinante. Compreso il limitato saggio effettuato, in occasione dei lavori di consolidamento delle strutture sovrastanti, che ha riportato alla luce tratti delle strutture di sostegno alle gradinate. Ma a far pendere l’ago della bilancia sulla necessità di attuare finalmente una verifica è stato l’appello lanciato qualche mese fa, attraverso un documento pubblico, dal noto archeologo Francesco D’Andria, tarantino di nascita e leccese di adozione.

A farsi promotore e portavoce dell’iniziativa è stato il consigliere e rappresentante del movimento politico Demos Gianni Liviano che organizzò dapprima un partecipato incontro pubblico nellala sede di via Fiume. Tra i relatori illustri, oltre allo stesso D’Andria, gli archeologi: Giuliano Volpe, già rettore dell’Università di Foggia, e Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Magna Grecia, Rino Montalbano, del Politecnico di Bari e Stella Falzone direttore del MarTa. Successivamente fu avviata una petizione con oltre 3.000 firme a sostegno del recupero dell’anfiteatro.

Liviano chiese ed ottenne, poi, di audire in commissione Assetto del territorio il professor D’Andria che in quella circostanza spiegò ai consiglieri presenti le origini dell’anfiteatro e le ragioni dell’opportunità del suo recupero.

La scorsa settimana l’intero consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione presentata dallo stesso Liviano finalizzata a impegnare il Comune a consentire lo svolgimento degli studi che avranno inizio nei prossimi giorni. In quella circostanza l’assessore Ciraci anticipò al consiglio che la sovrintendenza aveva chiesto al Comune l’autorizzazione allo svolgimento dello studio in questione.

La mozione/risoluzione per l’anfiteatro, sottoscritta da Gianni Liviano, Luca Contrario, Enzo De Gregorio, Antonio Lenti e Lucio Lonoce, ricorda, tra l’altro, come su questo argomento si siano espressi, nomi prestigiosi dell’archeologia italiana ed europea, come il tedesco Dieter Mertens, e poi Francesco D’Andria, Emanuele Greco, Pier Giovanni Guzzo, Giuliano Volpe, Luigi Todisco, Grazia Semeraro e molti altri, tutti con la speranza di portare alla luce e valorizzare l’edificio sepolto.

Il consiglio comunale impegna il sindaco e la giunta ad “attivare una interazione con la direzione del MArTA, e con la Soprintendenza archeologica, al fine di risolvere il problema del saggio di scavo aperto nel cortile del Mercato Coperto, attualmente utilizzato come parcheggio e completamente ingombro di auto, dove sono “esposti” due muri in opera reticolata, sbrecciati, in abbandono e ricettacolo di rifiuti, appartenenti al monumento che, sotto l’Impero di Augusto, segnava il paesaggio dell’antica metropoli greca in vista di Mar Grande e del suo Golfo”. E ad avviare, di concerto con le strutture periferiche del MIC e con le Università pugliesi, che hanno dimostrato il loro interesse alla collaborazione, le azioni necessarie a dare seguito a tutta una serie di richieste operative contenute nell’appello.

Liviano rivolge un ringraziamento pubblico a Francesca Romana Paolillo, soprintendente presso la sede di Taranto della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, per aver raccolto l’invito corale di gran parte della città e aver deciso di finanziare lo studio che si svolgerà nei prossimi giorni.

Archeologia

A Ferragosto e nelle domeniche 18 e 25 orario serale per il Museo nazionale

13 Ago 2024

Il Museo archeologico nazionale apre di sera, nei giorni di Ferragosto e nelle domeniche del 18 e del 25, per assecondare le preferenze dei turisti. E il 15 propone anche una visita tematica dedicata al viaggio e all’“otium”.

Con il risultato incoraggiante di quasi 12mila visitatori nel periodo giugno e luglio e di oltre mille nella prima domenica gratuita di agosto (4 agosto), il Museo di Taranto si avvia al periodo più caldo dell’anno venendo incontro a turisti e visitatori. Cambiano infatti gli orari di fruizione nella giornata di Ferragosto e nelle domeniche del 18 e 25 agosto.

La visita tematica

Croceristi e visitatori sembrano preferire gli orari pomeridiani e serali, dopo giornate passate al mare, e così il MArTA asseconda questa tendenza, venendo loro incontro: il 15 agosto il Museo osserverà l’orario di apertura dalle 13.30 alle 23.00 (ultimo ingresso ore 22.30). Alle 19.30, per onorare la giornata simbolo della stagione estiva in cui ci si rigenera organizzando un viaggio o semplicemente riposando, organizza una visita tematica volta a riscoprire il viaggio nelle sue declinazioni ricorrenti nella mitologia greca e nei modi in cui gli antichi romani praticavano l’otium.

Sulle antiche ceramiche custodite dal MArTA, si ritrova il viaggio per eccellenza legato al mito degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro. Ma c’è anche il viaggio di Ulisse, reduce dalla guerra di Troia che nella rotta verso Itaca si imbatte nell’isola di Eea, dimora della maga Circe.

Nella sezione romana, i resti delle domus e delle terme rivelano, invece, i luoghi dove ci si riposava. L’otium corrispondeva al tempo libero dai negotia, le consuete occupazioni pubbliche e private.

In età tardo repubblicana e soprattutto imperiale Taranto diventa meta di soggiorno per le famiglie più agiate che, attirate dall’incantevole costa della sua chora, edificarono ville sontuose, come quella di Saturo dotata persino di un impianto termale privato. Le terme pubbliche (“Pentascinensi” e di “Montegranaro”), soddisfacevano, invece, i bisogni dell’intera cittadinanza che si concedeva momenti di relax.

Il costo della visita tematica della durata di un’ora e mezza e per un massimo di 25 persone è compreso nel biglietto di ingresso al Museo pari a 10 euro.

Le prenotazioni

La prenotazione (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti.

Cambia anche l’orario di ingresso per le domeniche 18 e 25 agosto. Il MArTA in queste giornate sarà aperto dalle 14 alle 22 (ultimo ingresso alle ore 21.30).

Nelle altre giornate il Museo archeologico nazionale di Taranto osserverà l’orario classico dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19).

A Taranto

La scomparsa di Enzo Giase, autorevole rappresentante del sindacalismo cattolico

31 Lug 2024

di Silvano Trevisani

Si è spento, nell’Ospedale di Grottaglie, dov’era ricoverato da un mese. Enzo Giase, figura storica del sindacalismo, tarantino prima e pugliese, che ha svolto nella sua cinquantennale militanza nella Cisl, anche incarichi nazionali. Nato a Grottole, in provincia di Matera, il 19 luglio 1939, ha operato nella Cisl, fin dal 1956, prima a Matera, poi a Catania, Brindisi e Roma. Nel 1961 si trasferì a Taranto e nel 1972 venne eletto segretario generale dell’Unione sindacale provinciale. Nel 1977 entrò a far parte della segreteria regionale della Cisl, di cui, dieci anni più tardi, fu eletto segretario generale, incarico che mantenne fino al 1998, quando venne eletto vicepresidente nazionale dell’Inas, il patronato della Cisl, incarico che resse fino al 2006.

La sua straordinaria avventura umana e sociale, negli anni caratterizzati dal rafforzamento del ruolo sindacale e dall’impegno per lo sviluppo del Mezzogiorno e, specificamente, della Vertenza Taranto, li raccontai nel libro “50 anni di impegno sociale. Enzo Giase sindacalista del Sud”, pubblicato nel 2009 dalle Edizioni Capone.

La sua storia è quella di un giovanissimo figlio del Sud che deve intraprendere un’attività appena diciassettenne, per la morte prematura del padre, che aveva lasciato la famiglia senza risorse, e lo fa appunto nell’organizzazione sindacale. Si lancia con passione, in un’avventura che lo porta a girare per tutta l’Italia, a conoscere i problemi di un Paese che è ancora alle prese con la ricostruzione e nel quale anche l’organizzazione sindacale somiglia molto a una missione religiosa (con campi scuola che si svolgono in tenda e missioni complicate in ambienti lavorativi spesso ostili). Conosce personaggi chiave del tempo, stringe amicizia con Bruno Storti e Franco Marini mitici dirigenti del sindacato d’ispirazione cattolica. Nel 1960, nella sua esperienza a Brindisi, conosce Antonietta Rongone, che presto diventerà sua moglie e che si spegne prematuramente nel 2007, lasciandolo solo proprio al termine della sua attività. Alla moglie Antonietta, da cui ha avuto i due figli Eleonora e Francesco, dedicherà un Premio letterario che si svolgerà nella sua Grottole cui egli resterà per sempre legato.

Ma, amico di Carlo Donat Catten e Pino Leccisi, Giase ebbe anche un’esperienza politica, all’interno dell’area della Sinistra sociale della Democrazia Cristiana, rappresentata dalla corrente di Forze Nuove diventandone il portabandiera e capeggiano le liste in vari congressi, e dando vita al centro culturale Bruno Pastore, che animava il dibattito sociopolitico in quegli anni.

Ma negli anni della sua dirigenza della Cisl egli fu il fautore di quel movimento storico che va sotto il nome di “Vertenza Taranto” e che rappresentò anche il primo tentativo di concertazione tra le parti sociali, politiche e imprenditoriali del territorio.

Così lui stesso, rispondendo a una mia domanda, definì quel movimento. “Credo che il più importante e innovativo segnale che il sindacato abbia dato sia stata la Vertenza Taranto, che è stato il primo vero tentativo di concertazione. Questa scelta scaturì dal sommovimento che si stava determinando nel mondo del lavoro in previsione dell’espulsione di molte migliaia di lavoratori dalla zona industriale, dalla sindacalizzazione di gran parte dei 30.000 lavoratori operanti nell’area siderurgica, di quanto di positivo aveva determinato l’autunno caldo anche a Taranto. Il sindacato fece, in questo modo, un salto di qualità: da agente contrattuale si trasformò in agente di sviluppo”.

La piattaforma, costruita nei mesi precedenti, fu presentata in una riunione unitaria dei delegati e dei gruppi dirigenti, provenienti da tutti i Comuni della provincia. In quell’occasione io presentai la piattaforma attraverso la relazione introduttiva e quell’iniziativa fu conclusa con l’intervento dell’allora segretario confederale della Cgil, Luciano Lama”.

Si puntava essenzialmente su alcuni punti strategici: l’edilizia residenziale pubblica, la costruzione del molo polisettoriale, l’infrastrutturazione del territorio soprattutto sul versante dei trasporti, la filiera agroalimentare. Interventi che avevano l’obiettivo principale di attrarre gli investimenti e la presenza di imprenditori provenienti anche da altre parti del nostro Paese nella zone industriale di Taranto, per costituire il cosiddetto, famoso indotto.

Una battaglia difficile che registrò alcuni successi e molte delusioni. Si pensi che, per una fase di contrattazione tra governo e territorio il coordinamento del tavolo fu affidato al sottosegretario Salvo Lima!

Tra le numerose testimonianze che raccolsi per la realizzazione del volume, quella di Franco Marini, mancato presidente della Repubblica, è quella che approfondisce l’argomento con parole molto importanti su Taranto: “Ricordo che Taranto è stata una fucina formativa di tanti dirigenti cislini, un ambiente vivo e battagliero, come dimostra proprio la cosiddetta “Vertenza Taranto”, e questo si deve al robusto contributo di Giase. Come ho detto prima furono dirigenti come lui a dare una forte caratterizzazione meridionalista all’impegno del sindacato e sappiamo tutti quanto fosse necessario in un periodo dello sviluppo italiano dove l’attenzione era concentrata particolarmente sul cosiddetto “triangolo industriale”. Forse ricordare, studiare il peso ed il ruolo svolto dalle organizzazioni sindacali come la nostra perché gli squilibri nella crescita economica e dell’apparato produttivo non portassero con sé insanabili fratture sociali sarebbe una scelta intelligente ed utile”.

Il suo contributo presto dimenticato come quello di altri importanti tarantini, andrebbe rivalutato, riconsiderando i suoi scritti, le sue intuizioni, tra le quali le Giornate del Mezzogiorno alla Fiera del Levante.

Archeologia

La Via Appia patrimonio dell’umanità: riconoscimento importante per il Sud

28 Lug 2024

La Via Appia è entrata a far parte del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Lo ha decretato il Comitato del Patrimonio mondiale riunito a Nuova Delhi nella 46esima sessione, che ha valutato e accolto la candidatura della Via Appia, la prima promossa direttamente dal ministero della Cultura italiano. A gennaio 2023 era stato firmato il protocollo d’intesa alle Terme di Diocleziano a Roma per la candidatura della Regina Viarum, avvicinando la strada consolare al riconoscimento come sito Patrimonio dell’umanità. Un riconoscimento importantissimo che premia anche le popolazioni dei territori lungo i quali si sviluppa il suo plurimillenario tragitto e certamente per la regioni meridionali che attraversa.

Fu il poeta romano Stazio a definirla, nel I secolo dopo Cristo: “Regina viarum”, ovvero regina delle vie consolari con le quali Roma si collegava al “mondo del tempo” che corrispondeva grosso modo al suo impero. Ma molte sono le definizioni attribuite all’itinerario di oltre mille chilometri, che congiungeva Roma a Brindisi, passando per Taranto: “insignis”, “nobilis”, “celeberrima”. Un flusso ininterrotto di persone, merci, idee, civiltà, ha percorso nei secoli l’Appia, che è stata scenario e passaggio di eventi storici fondamentali. Ricordiamo tra questi la ribellione dei gladiatori guidati da Spartaco, che vennero catturati e crocifissi lungo la via fino a Capua; i pellegrinaggi diretti in Terra Santa e il passaggio degli eserciti dei Crociati e così via. Ma la via Appia fu importante anche per l’espansione del cristianesimo e poi per i grandi pellegrinaggi verso Roma, sollecitati dagli eventi giubilari. Anche per questo sono coinvolti nel progetto, oltre al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e le istituzioni coordinate dal ministero della Cultura, anche la Pontificia commissione di archeologia sacra.

L’iscrizione alla lista del Patrimonio mondiale ha alle spalle un intenso lavoro che ha visto la partecipazione delle Regioni Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, 13 Province e Città metropolitane, 73 Comuni, 14 Parchi e 25 poli universitari italiane e straniere. Con l’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale, la Via Appia diviene il 60esimo sito italiano riconosciuto dall’Unesco. Grande la soddisfazione del ministero della Cultura, che ha promosso l’iter predisponendo tutta la documentazione necessaria. “Una straordinaria opera ingegneristica – l’ha definita, con soddisfazione il ministro Sangiuliano – che nei secoli è stata essenziale per gli scambi commerciali, sociali e culturali con il Mediterraneo e l’Oriente”.

I lavori per la costruzione dell’Appia iniziarono nel 312 a.C. per volere del censore Appio Claudio Cieco e divenne presto una delle principali grandi strade di comunicazione costruite dai Romani. Collegava Roma a Capua e poi a Benevento, Venosa, Taranto e Brindisi. La Via Appia è considerata un capolavoro di tecniche ingegneristiche e modello del sistema viario dell’Impero. Numerosi archeologi si sono occupati del suo tragitto e, per quanto riguarda il nostro territorio, ha lungo lavorato e pubblicato importanti lavori Arcangelo Fornaro, docente di archeologia all’Università di Bari.

Per celebrare questo importante traguardo, mercoledì 31 luglio si terrà a Roma una manifestazione alla presenza del Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, del Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, e di tutte le istituzioni pubbliche e private coinvolte in questo percorso. Ora il ministero è impegnato alle candidature “per le ville-fattorie del Chianti” e “per la cucina italiana”, ricorda il ministro.

 

 

 

 

 

Lavoro

Leonardo: nessuna chiusura Acciaierie: programmi e bando

24 Lug 2024

di Silvano Trevisani

Per l’ex Ilva e Leonardo, grandi aziende pubbliche che stanno vivendo momenti di svolta nella loro storia industriale e produttiva, si registrano delle novità. Una vera svolta è quella che sembra profilarsi per l’azienda del settore aeronautico di Grottaglie, mentre per Acciaierie d’Italia si precisano i piani produttivi, nella prospettiva di una futura privatizzazione. In questo senso, è importante sottolineare che il bando di vendita, che sarà emanato a breve, prevederà, tra le altre cose, anche una forma di ristoro per le comunità locali.

Leonardo

Iniziamo dalla vicenda Leonardo per la quale, dopo ore di trattativa nella sede di Unindustria Roma, tra le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm e direzione di Leonardo si è giunti a un’intesa. È stato messo a punto un accordo quadro finalizzato alla diversificazione industriale del sito di Grottaglie che, in primo luogo, eviterà la chiusura verticale dello stabilimento per quattro mesi. Poi si stabilisce che, entro la fine del 2025, opereranno cinque divisioni della Leonardo: Aerostrutture, Elettronica, Elicotteri, Lls e Lgs. In modo tale da ottenere quella diversificazione produttiva senza la quale lo stabilimento, troppo legato a Beoing, resterebbe sempre a rischio. Viene potenziato, sostanzialmente, il settore elicotteri. Nelle aree del capannone numero 2, entro il primo quadrimestre del 2025, saranno trasferite le attività riguardanti le linee, oggi in Divisione elicotteri, inerenti l’AW101 e AW609, la realizzazione di un laboratorio di ingegneria per lo sviluppo di soluzioni propulsive alternative, la linea di montaggio finale del AW609 e infine un’area per prove di volo dei programmi Unmanned. Questi investimenti saranno integralmente a carico della divisione Elicotteri, oltre a quelli già previsti, all’interno dell’accordo Oif, inerenti il trasferimento della divisione Elettronica presumibilmente entro la fine del 2025.

Nell’accordo sono stati inoltre confermati i volumi produttivi relativi al piano Boeing Z60, volumi che consentiranno la piena saturazione, entro il quarto trimestre 2025, di tutte le risorse adibite al programma 787. Ma vengono previste e dettagliate anche ulteriori garanzie in caso di necessità.

Acciaierie d’Italia

Una tempistica più precisa della ripartenza degli impianti assieme a una lieve rimodulazione della cassa integrazione richiesta dai commissari di Adi sono il risultato dell’incontro svoltosi a Palazzo Chigi. Presenti il sottosegretario Mantovano e i ministri Urso, Calderone, Fitto, Pichetto Fratin e i segretari generali di Fim Uliano, Fiom De Palma e Uilm Palombella. Oltre, naturalmente, agli stessi commissari.

Si apprende, intanto, che al momento ci sono sei manifestazioni di interesse per l’acquisizione dell’ex Ilva, di queste 2 indiane, 1 canadese, 1 ucraina, due italiane.

Il commissario Quaranta rispetto alla cassa integrazione ha detto che riguarderà il periodo luglio 2024-giugno 2026, periodo necessario per mettere in marcia di tre altoforni e arrivare a 6 mln di tonnellate e non legata a un piano industriale pluriennale che sarà oggetto di futura assegnazione dopo il bando. Nel frattempo, ha detto il commissario, stiamo lavorando al ottemperare il piano ambientale come da Dcpm 2017 per elevare la produzione fino a 8 mln di tonnellate. Dopo l’estate, ha aggiunto Quaranta, si partirà con l’Altoforno 1 e successivamente il 2 una volta completate tutte le attività di manutenzione necessarie. Il commissario ha annunciato che si stanno facendo studi di fattibilità in merito alla decarbonizzazione degli impianti entro 2030.

Quaranta ha poi detto che la cassa potrà interessare fino a 5200 lavoratori, numeri che scenderanno al 4700 come dato di partenza della discussione, come numero massimo.

Quanto al bando di vendita, il commissario Fiori ha detto che esso verrà licenziato entro fine luglio fino a settembre per raccogliere le manifestazioni d’interesse. Si valuterà, oltre al prezzo di vendita, la bontà del piano industriale, che significa il mantenimento del personale, affidabilità e l’impegno nel piano industriale alla decarbonizzazione. Un impegno che dovrà essere di lunga durata, oltre a questo è stato inserito un ristorno alle comunità locali.

I sindacati, da parte loro, chiedono di discutere nel dettaglio l’utilizzo degli ammortizzatori sociali (l’utilizzo della cassa deve essere legata alla ripartenza degli impianti) mentre per la vendita, chiedono che il bando preveda rigorosamente la salvaguardia di tutti i lavoratori.

Lavoro

Il presidio a Bari dei lavoratori Hiab la Regione si è impegnata a intervenire

23 Lug 2024

di Silvano Trevisani

In occasione dell’incontro svoltosi a Bari, su richiesta delle organizzazioni sindacali, relativo alla situazione di stallo che riguarda la Hiab di Statte, si è svolto lo sciopero preannunciato di 8 ore. I lavoratori hanno svolto un presidio nei pressi della Presidenza del Consiglio regionale, su Lungomare Mazario Saoro, mentre le segreterie di Fim Fiom Uilm incontravano il comitato di monitoraggio del sistema economico produttivo delle aree di crisi della Regione Puglia.

Com’è noto, la multinazionale che da anni è presente nel territorio, nello stabilimento che produce gru e che si è sempre distinto per produttività ed efficienza, e che dà lavoro a 102 dipendenti, minaccia di trasferire le attività al Nord. Lo scorso 10 luglio, l ‘azienda, che non si era presentata all’incontro, ma si era collegata in videoconferenza, aveva preannunciato la richiesta di una procedura di proroga della cassa integrazione per tutto il personale in forza, a zero ore. Richiesta che è stata considerata preoccupante e grave perché motivata semplicemente da ragioni di crescita dei profitti. E che si sarebbe tradotta nella delocalizzazione degli impianti che di fatto avrebbe portato alla chiusura del sito produttivo tarantino.

Nell’incontro svoltosi in mattinata in Regione, con i rappresentanti della task force per gli stati di crisi, i sindacai hanno esposto il problema motivando la loro netta opposizione alla richiesta di cassa integrazione, che sarebbe solo un meccanismo per facilitare la delocalizzazione per di più disponendo anche del sostegno economico per un momentaneo sostegno al reddito.

I sindacati in sostanza hanno ottenuto la disponibilità della fask force a farsi carico di una interlocuzione urgente con l’azienda. Come ci spiega il segretario territoriale per l’appalto, della Fim Cisl di Taranto Brindisi, Pietro Cantoro, “la task force ha dato la propria disponibilità a verificare entro agosto l’accessibilità di risorse per il rilancio del sito e per far sì che la Hiab non vada via da Taranto”.

Maestranze e sindacati osserveranno l’andamento di questo confronto che deve tendere a sventare il rischio della delocalizzazione che priverebbe Taranto di un importantissimo sito produttivo che da anni opera nel settore con professionalità e specializzazione.