Presentata a Bari la silloge poetica di Silvano Trevisani “Il poeta scomparso e altre storie”




Assistenza domiciliare e assistenza sanitaria sono due diverse facce, altrettanto decisive, della sanità pubblica. Che sta subendo un duro attacco dal ridimensionamento finanziario deciso dal governo, e che potrebbe peggiorare ancora, dopo l’attuazione dell’autonomia differenziata.
La situazione nel territorio tarantino resta complicata: se per l’assistenza domiciliare qualche passo avanti, finora almeno sulla carta, lo si è compiuto almeno nel capoluogo, per l’assistenza sanitaria la situazione si fa complicata.
Su entrambe le questioni, che riguardano tutta la popolazione, ma soprattutto gli anziani e i fragili, intervengono con una nota congiunta la segreteria territoriale della Cisl e la segreteria dell’organizzazione del pensionati Cisl.
Iniziamo dalle prestazioni sociosanitarie pubbliche che registrano: lunghe liste di attesa, la continua emorragia di personale sanitario che spesso sceglie il settore privato, il mancato accesso alle cure per insufficienza di medici specialisti, il crescente fenomeno dei medici di medicina generale che vanno in quiescenza.
“Al riguardo – scrivono i sindacati – il caso di Manduria è il tema del giorno, perché circa tremila persone dall’1 giugno sono senza medici di base e, quotidianamente, intasano gli sportelli del locale Distretto sanitario n.7, le guardie mediche ed i pronto soccorso. La Asl di Taranto appena in queste ore ha concesso, sebbene per soli sei mesi, di poter aggiungere ulteriori 300 unità al massimale di assistiti in carico ai medici curanti ancora in servizio”.
Si tratta di una misura-tampone ma un analogo fenomeno, potrebbe interessare prossimamente anche i comuni di Grottaglie, Massafra, Palagianello. “Gravissime ripercussioni specie su quei pazienti con patologie croniche per i quali l’assistenza medica è fondamentale per vivere e non può essere interrotta”.
Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, i sindacati tornano sul tema della sostenibilità economica dl servizio da parte delle famiglia. Questione posta agli interlocutori amministrativi coinvolti nei piani di zona. Se per Taranto, si è riusciti ad annullare le esose richieste economiche pervenute dall’amministrazione e a portare da 2mila a 15mila la soglia di reddito Isee, da prendere a riferimento per l’esenzione dai costi di fruizione del servizio (che resta però da verificare), altrove i problemi restano. A Massafra e a Martina Franca la soglia minima di Isee resta ancora di 2mila euro, mentre il piano sociale di zona nell’Ats di Grottaglie è ancora in alto mare.
“Ma l’iniziativa sindacale proseguirà con decisione, puntando ad una concertazione sociale che promuova i diritti legittimi di una platea oggi particolarmente ampia e, sul versante economico socialmente debole”.
Cgil Cisl e Uil hanno convocato per mercoledì 26 una conferenza stampa.


Sono iniziati, per 536.000 giovani italiani, gli esami di maturità, con la prima prova scritta che da sempre rappresenta una cartina di tornasole, non solo per i maturandi chiamati a svolgere le tracce, ma anche per i funzionari chiamati a proporle allo svolgimento. Quasimodo, Pirandello, Galasso, Rita Levi Montalicini, beni culturali, valori della tolleranza e del confronto; nuove tecnologie: questi i “protagonisti” dei temi proposti. Attraverso altri autorevoli autori. Tutti affascinanti, propositivi, com’è giusto che avvenga nella scuola, ma non proprio semplici. Tanto da riproporre il quesito eterno sull’opportunità che tutte le tracce proposte siano identiche per tutti i tipi di maturità. Quella tecnica o quella psico-pedagogica, ad esempio; quella economica o quella agraria. Senza nulla togliere alla capacità di tutti gli studenti di affrontare argomenti molto complessi, siamo altrettanto consapevoli che non a tutti viene proposto allo stesso modo un percorso curricolare avanzato di storia o di letteratura. Anche per questo è facile immaginare che la traccia su internet e i selfie sia stata la più gettonata. Mentre quella storia sia stata la più trascurata, nonostante il conflitto in atto in Europa, seguito alla Guerra fredda che questa traccia evocava.
“Tutte le tracce del tema di maturità mi paiono azzeccate. Non sono certo tutte facili, anche se si riferiscono a questioni di largo respiro e di attualità: basti pensare al modo in cui Giuseppe Ungaretti tratta il tema della guerra. Tutte le proposte sono comunque fattibili e interessanti”. E’ quanto dichiarato da Claudio Marazzini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca e professore emerito di storia della lingua italiana all’Università del Piemonte Orientale. “Forse molti studenti si salveranno con la traccia su Internet e blog in relazione alla scrittura diaristica, che mi pare la più abbordabile della serie”.
Insomma, per una volta almeno, i funzionari incaricati dal ministero di individuare le sette tracce da proporre ai maturandi italiani nella prima prova scritta, sembrano mettere tutti d’accordo. I primi temi vanno dalla guerra all’eterno conflitto tra l’uomo e la macchina e vengono indicati come riferimenti Giuseppe Ungaretti e la sua bellissima poesia “Pellegrinaggio”, e Luigi Pirandello, con un brano tratto dai “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”. Segue un tema “storico”, di politica internazionale scaturita scaturita dalla Seconda guerra mondiale con la Guerra fredda, di cui la guerra in Ucraina è certo un’evoluzione.
Si passa alla valorizzazione dei beni culturali, con un testo di Maria Agostina Cabiddu. Secondo l’autrice “la coscienza della funzione civile del patrimonio storico-artistico non è mai venuta meno e anzi spesso si è tradotta in manifestazioni spontanee di cittadinanza attiva”. “Riscoprire il silenzio. Arte, musica, poesia, natura fra ascolto e comunicazione” un testo di Nicoletta Podda-Mattiol è al centro della quinta traccia mentre l’imperfezione considerata come valore è il tema della traccia tratta da un testo di Rita Levi Montalcni. Infine: la traccia considerata di solito d’attualità è quella sul mutamento che ha subìto la scrittura diaristica a causa dell’affermazione dei blog e dei social. Testo tratto da Maurizio Caminito. E qui l’esempio di riferimento evocato è quello di Anna Frank e del suo diario alla prova delle nuove tecnologie.
Da rilevare che molta attenzione è stata posta dai compilatori anche sulla diversità di genere, nella scelta degli autori da proporre, oltre alla varietà dei temi. Affascinanti e azzeccati ma, ripetiamo, un po’ complicati e impegnativi, anche se proposto all’esame di maturità. Un lettura degli elaborati ci potrebbe dare un’idea chiara di come vedono il mondo gli italiani di domani


Prende il via mercoledì 19 giugno Medimex 2024, International festival & music conference promosso da Puglia Sounds. Ci tratta del programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro pubblico pugliese, Consorzio regionale per le arti e la cultura, in programma sino al 23 giugno a Taranto. Clou dell’evento saranno i concerti sabato 22 giugno di The Smile (prima data in Italia) e domenica 23 giugno di Pulp (unica data italiana) e The Jesus and Mary Chain (unica data Sud Italia).
La manifestazione è stata presentata, nella sala ex chiesetta dell’Università, in via Duomo dagli organizzatori, presente il presidente della Regione Michele Emiliano che ha detto, tra l’altro: “Anni fa, l’idea di spostare il Medimex a Taranto è stato un gesto pieno di rischi, ma, ora lo possiamo dire, non solo abbiamo fatto bene, ma siamo anche convinti che il Medimex non avrebbe mai avuto la rilevanza che ha adesso se fosse stato fatto in qualunque altro posto della Puglia. Per motivi che non saprei spiegare, questa città è piena di un desiderio di volare in alto, di volare a livello internazionale, di uscire dai luoghi comuni e dalle cose piccole per accogliere quelle grandi. Noi dobbiamo puntare alle cose grandi”.
Nel suo lungo intervento ha aggiunto: “Questo evento serve anche a riflettere sul futuro e sulla visione della città e qui, da Taranto, nasce oggi anche l’idea di organizzare un convegno di studi e una legge pugliese sull’intelligenza artificiale, nei limiti delle competenze regionali, e di cominciare a presentare al Parlamento della Repubblica un disegno di legge su questa materia. Sembra un progetto troppo ambizioso, ma molte delle cose che stiamo realizzando qui a Taranto sembravano troppo ambiziose, eppure le stiamo realizzando. Nessuno, infatti, pensava che fosse possibile che una città martoriata come Taranto potesse essere il luogo ideale per presentare e far funzionare una manifestazione come questa. Invece sta succedendo”.
L’amministrazione comunale è stata rappresentata dall’assessore agli Eventi e agli Spettacoli, Angelica Lussoso che, nel portare i saluti del sindaco Rinaldo Melucci, ha inteso rimarcare come per la “città dei due mari” il Medimex sia “la prova di un fermento culturale ed artistico che sta facendo assurgere Taranto a punto di riferimento indiscusso per l’organizzazione di rilevanti eventi mediatici, che producono un impatto notevole a livello economico e turistico. Questo movimento è il frutto del gran lavoro svolto dalla nostra Amministrazione che attraverso il suo piano di rigenerazione urbana, culturale e sociale “Ecosistema Taranto” sta davvero imprimendo quella svolta e quel cambiamento che permettono di valorizzare i luoghi più belli ed importanti della nostra città”.
Numerosissimi gli appuntamenti in programma. Tra questi, la mostra ospitata al MArTA (via Cavour 10, Taranto), “Bob Gruen: John Lennon, The New York Years”, che sarà visitabile fino al 14 luglio 2024 negli orari di apertura del museo e dopo l’acquisto di un normale ticket di ingresso che permette anche la visita all’intera collezione. Oltre a talk, incontri e racconti, map, libri, lusicarium e così via.
Tutte le informazione possono essere ricavate dal sito https://www.medimex.it/news/come-partecipare-agli-eventi-in-programma/


Continua il momento negativo per il mondo del lavoro, nel nostro territorio. Momenti di tensione si sono vissuti a Grottaglie dove i lavoratori della Leonardo, che manifestavano per i tagli di carichi lavorativi dell’azienda, sono venuti a contatto con le forze dell’ordine, impiegate per garantire l’ordine per via del G7 in corso in Puglia.
“La lotta non si ferma con le forze dell’ordine ma dando risposte concrete a chi rischia di non avere un futuro lavorativo mantenendo centrale la presenza di una azienda come Leonardo, partecipata dallo Stato”, hanno protestato i lavoratori.
La manifestazione della Leonardo, azienda pubblica che realizza le fusoliere per il 747 della Boeing, è l’ennesima dimostrazione di una situazione che per il lavoro resta molto complicata. Al di là dei proclami e delle statistiche che mostrerebbero l’andamento positivo per l’occupazione.
Il perdurare delle ombre sulle prospettive dello stabilimento siderurgico è il problema più importante per via dei numeri considerevoli dei lavoratori impegnati. Ma le vicende di Leonardo, assieme a molte altre vertenze, che riguardano molte realtà, pubbliche e privare, giustificano profonde preoccupazioni. La mancanza di prospettive per gli ex Isolaverde, il sottodimensionamento dei lavoratori di varie realtà lavorative sono segni allarmanti. Ci riferiamo all’Arsenale, quasi dimezzati rispetto ai livelli minimi, o la Casa circondariale, ora anche dei Vigili del fuoco, che hanno intrapreso iniziative di protesta perché costretti a turni disumani per la mancanza di personale, Analoga situazione per il Museo nazionale, i cui dipendenti, ormai pochissimi, hanno tenuto una conferenza stampa. Per non parlare della sanità, che sconta livelli occupazionali inaccettabili. Ci chiediamo come pensa di intervenire il governo, che pensa a risanare il bilancio solo tagliando la spesa pubblica.
Ma anche il privato risente in maniera fortissima di una crisi che viene nascosta sotto il tappeto di un apparente benessere. Basti pensare ai ben 700 lavoratori e lavoratrici del tessile, che fa riferimento in massima pare a Martina Franca, ma anche nel resto della provincia, collocati in cassa integrazione dall’inizio dell’anno. Un incontro urgente è stato chiesto alla Regione e alle organizzazioni datoriali dalla Filtcem Cgil. Secondo la quale “la ridefinizione del contesto geopolitico ha colpito le esportazioni del settore, verso i mercati asiatici e russi”. In poche parole: la guerra sembra aver tagliato le ali ai segnali di ripresa che avevano caratterizzato il settore dopo il Covid.
Ma tornando alla Leonardo dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, i lavoratori hanno scioperato per chiedere garanzie per il futuro industriale ed occupazionale al territorio. Che le sole commesse Boeing non possono più dare.
“Una iniziativa di lotta – si legge nella nota di Fil Fiom Uilm – che ha unito tutti i lavoratori del sito, diretti e degli appalti, che con un’unica voce hanno chiesto soluzioni credibili ed investimenti per assicurare un futuro allo stabilimento. Il 24 giugno si svolgerà a Roma l’incontro con i vertici aziendali, le rsu e le segreterie sindacali nazionali e territoriali Un primo appuntamento dove ci aspettiamo che l’azienda si sieda al tavolo con la volontà di individuare soluzioni per un reale percorso di diversificazione delle attività che porti alla piena saturazione del sito e garantisca la piena occupazione di tutti i lavoratori compresi quelli dell’indotto”.
“Fim Fiom Uilm auspicano che anche le istituzioni, nazionali e territoriali, sostengano la lotta dei lavoratori e incalzino l’azienda ad investire in un territorio già devastato da crisi importanti come quella dell’ex Ilva. Una responsabilità – aggiunge la nota con tono polemico – che oggi è mancata e che invece ha visto le Istituzioni contrapporsi ai lavoratori che hanno “osato” avvicinarsi ad uno dei luoghi che ospiterà il G7”.


La testa di Augusto capite velato e il suo universale messaggio di pace per dare il benvenuto in Puglia ai grandi della Terra.
È l’iniziativa del Museo archeologico nazionale di Taranto in vista del vertice del G7 che si svolgerà dal 13 giugno a Fasano, sotto la presidenza italiana.
Per il suo saluto, declinato in tutte le lingue degli Stati rappresentati nel forum (pace, paix, peace, frieden, 平和), il MArTa ha scelto il prezioso marmo che ritrae la testa dell’imperatore Augusto, risalente alla prima metà del I secolo dopo Cristo e rinvenuto a Taranto nel 1943. Il ritratto, esposto nella sala XIV del Museo, ha ottenuto, infatti, il riconoscimento della Federazione Italiana Club Unesco come “Monumento testimone di una cultura di pace”.
“Dopo gli oscuri decenni delle guerre civili, una volta conseguito il potere assoluto, Augusto si presenta ai Romani come fondatore della politica e della cultura della pace, promuovendo una campagna di rinnovamento religioso e morale, e mostrandosi come il rispettoso custode dell’ordine istituzionale, così come lo stesso Augusto ci riferisce nella sua biografia – afferma la direttrice del MArTa, Stella Falzone – Per questo ci sembrava il testimonial migliore del messaggio che invieremo ai leader di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America e ai vertici dell’Unione europea. Augureremo loro un buon lavoro in questo territorio che è crocevia di culture e incontro di popoli diversi, come il nostro patrimonio archeologico ben rappresenta”.
Il video di benvenuto è visibile su tutte le piattaforme social del MArTA di Taranto ai seguenti indirizzi:
https://www.instagram.com/reel/C8G4q–IfyG/?igsh=MTU5MHZjaml0OXVkaQ==
https://www.facebook.com/MuseoMARTA/videos/1507482650190246/



La previsione più facile era quella sull’astensione, e purtroppo è stata confermata. In Italia ha votato meno di un elettore su due e solo grazie alla contestuale consultazione amministrativa la percentuale non è scesa ancora di più. Lo dimostrano i dati dell’affluenza nei quattro Comuni della provincia di Taranto chiamati a rinnovare i propri consigli comunali. Qui si è andati dal dato record i Faggiano (81%) al 56,4% di Statte. Mentre Taranto città non è andata oltre il 35%. In tutto Sud la percentuale dei votanti è stata ancora inferiore e in Puglia non è andata oltre il 43%. Pur trascinata dalle consultazioni di Bari e Lecce e dei numerosi altri Comuni in cui si votava.
Molte sono le questioni che questo voto apre, a cominciare proprio dall’astensionismo. Che sarebbe stato ancora più alto se la lunga vigilia elettorale non fosse stata caricata da rivalità e contenuti politici specificamente italiani. Insomma: si è votato più per esprimere un giudizio sul governo in carica che per dare la svolta all’Europa. Questo, naturalmente, non vale solo per l’Italia ma un po’ per tutti gli Stati dell’Unione. Come dimostra il caso Francia, dove la netta sconfitta di Macron lo ha indotto a sciogliere l’Assemblea, il Parlamento francese, e a indire nuove elezioni. Il generale scossone che ha toccato un po’ tutti gli stati europei, nel sovvertimento generale ha finito per lasciare le cose in equilibrio: se alcuni paesi come la Francia, l’Austria e la Germania hanno svoltato decisamente a destra, altri, un po’ a sorpresa, hanno svoltato a sinistra, come il Portogallo (dove pure le politiche avevano dato la vittoria della destra), l’Olanda o la Svezia, mentre la Danimarca ha premiato i verdi!
Azzardato, quindi, dare un giudizio complessivo e una unitaria spiegazione al voto. Ma in qualche misura ha pesato il conflitto in Ucraina, se si pensa che solo l’altro ieri Biden e i perdenti Macron e Scholz avevano rinsaldato il patto di totale sostegno: sembra rinforzarsi qualche dubbio nell’opinione pubblica europea circa la necessità o capacità (o magari anche opportunità) di puntare sulla vittoria dell’Ucraina.
L’astensionismo, dunque, viene spiegato in vari modi ma se le elezioni europee accentuano la generale disaffezione al voto registrata negli ultimi anni, una ragione specifica ci sarà. E probabilmente a pesare sono, in egual misura, sia la “lontananza” dell’Europarlamento, del quale in genere, dopo le elezioni, si perdono le tracce, sia quella degli europarlamentari eletti. Dei quali l’elettore difficilmente percepisce il ruolo, la presenza, l’attività pratica. E di cui spesso finisce col dimenticare persino il nome. Questo genera uno scetticismo ancora maggiore rispetto a quello che denota le elezioni politiche e persino quelle amministrative. Per un candidato che non abbia poi suoi canali diretti e preferenziali di comunicazione, che non sia un personaggio già noto all’opinione pubblica, è davvero molto difficile promuovere la propria candidatura.
Anche per questo, ma non solo, non hanno brillato granché i candidati locali al Parlamento Europeo, anche se c’è da registrare il discreto dato della massafrese Gaia Silvestri dei 5Stelle, con oltre 14.000 preferenze (ma la brindisina Valentina Palmisano ne ha presi 43.000!). Male, invece, Massimiliano Stellato, candidatosi con Renzi, che si è fermato sui 7mila voti. Sotto le aspettative l’europarlamentare uscente Rosa D’Amato che, dopo i due mandati con i 5Stelle è passata con Verdi e Sinistra, per difendere il suo scranno, ma non ha lasciato il segno, accumulando 15.000 preferenze. Male il candidato tarantino del Pd Gianmario Spada, penultimo nelle preferenze, con 3.500 voti.
Naturalmente, sono moltissimi gli altri elementi di analisi, ma intanto ecco i risultati delle amministrative nel Tarantino dove, lo ricordiamo, si votava a turno unico, poiché si tratta di Comuni con meno di 15.000 abitanti:
Statte svolta a destra con l’elezione a sindaco di Fabio Spada col 43,86% dei voti, mentre Debora Artuso si è fermata al 36,58 e il candidato del centrosinistra Luciano De Gregorio, al 19,56. A Maruggio conferma per il sindaco uscente Adolfo Afredo Longo col 63%. Massimo Quaranta si è fermato al 36. A Faggiano, Antonio Cardea raggiunge il 67%, lasciando Angela Calviello al 32%. Analogamente a Carosino, Antonio Di Cillo è eletto col 64%, Bruno Causo si ferma al 27% e Cosimo Zingaropoli all’8%


Circa 359 milioni di cittadini europei appartenenti ai 27 Stati che compongono l’Unione, sono chiamati a rinnovare il Parlamento europeo in questi giorni. Ed è forse la prima volta nella storia che alle elezioni dell’organismo viene data una grande attenzione dall’opinione pubblica. In passato, infatti, questo appuntamento elettorale non aveva mai suscitato grande interesse, soprattutto perché si sentiva l’Europa lontana dai problemi immediati della gente. Ma oggi le elezioni europee rappresentano un appuntamento importantissimo per una serie di ragioni, intrinseche ed estrinseche.
Pesa certamente il clima conflittuale nel quale il continente è immerso con la guerra in Ucraina ma anche con l’altrettanto doloroso conflitto mediorientale. Ma il voto, in questa vigilia molto tesa, soprattutto in Italia, ha il valore di una verifica politica. Lo dimostra il fatto che molti leader politici sono scesi in campo, anche se non svolgeranno il ruolo di parlamentari europei. Pesano: la forte contrapposizione che è seguita alla vittoria del centrodestra alle politiche del 2022, il modo in cui è maturata, le riforme costituzionali che si stanno portando avanti a colpi di maggioranz. Ma anche le scelte attuate dal governo Meloni danno a queste elezioni un significato importante di verifica “di medio tempo”. Anche il peso delle scelte macropolitiche ed economiche che il Parlamento europei e la nuova commissione dovranno assumere, saranno importanti, ma nella campagna elettorale si è parlato pochissimo di questi temi, ossia: di come vogliamo che sia l’Europa del futuro.
Sul voto, anche per questo, incombe il rischio dell’astensionismo, che potrebbe essere mitigato dall”election day”, cioè dalla scelta di unire alle consultazioni europee dell’8 e il 9 giugno, anche il voto amministrativo. Nel nostro Paese, infatti, si vota anche per rinnovare un consiglio regionale, quello del Piemonte, sei capoluoghi di regione, compresa Bari, e circa 3.900 Comuni, quasi la metà dei Comuni italiani, tra cui Lecce. Si può sperare, almeno per questo, in un calo dell’astensionismo che ha caratterizzato le ultime consultazioni.
Per quanto riguarda la provincia di Taranto, sono quattro i Comuni chiamati a rinnovare il Consiglio comunale, ovvero: Carosino, Faggiano, Maruggio e Statte. Quest’ultimo è il più grande, con i suoi 11.092 elettori (su oltre 13.000 abitanti), ed è stato commissariato, come si ricorderà, dopo l’arresto del sindaco Francesco Andrioli. Tre i candidati alla poltrona di sindaco. Laprima è Debora Artuso (Uniti per Statte, di area centrosinistra), che guida una lista composta anche da amministratori uscenti non coinvolti nell’inchiesta. Gli altri: Luciano De Gregorio (“Statte 2.0”, di centrosinistra) e Fabio Spada (“CambiAmo Statte” – centrodestra).
Tre i candidati sindaco anche a Carosino: Saverio Cosimo Zingaropoli di “FdI”, Bruno Causo, che guida la lista “Centro Sinistra” e Onofrio Di Cillo, sindaco uscente. Guida la lista civica “Carosino Adesso”. Due invece i candidati di Maruggio: il sindaco uscente Alfredo Longo, per la lista “Per Maruggio”, e Massimo Quaranta che guida la lista “Maruggio per tutti”. Nel più piccolo dei quattro Comuni, Faggiano, si candida per il terzo mandato il sindaco uscente Antonio Cardea, di centrosinistra. Se la vedrà con Angela Calviello con “Vivi…amo Faggiano”.


La questione del “Comparto 32” diventa un libro. Ne è autore Gianni Liviano, che ripercorre Liviano ripercorre nel testo l’attenzione che da circa trent’anni in tanti hanno pensato di costruire lungo la direttrice che va da Taranto a San Giorgio, comune della Provincia. Precursore di questi interessi è stato il gruppo “La Rinascente” (che fu poi rilevato dal gruppo Auchan). Ad esso hanno poi fatto seguito tante altre società. Per ultima, in ordine cronologico, la società “F.lli Marchetti costruzioni srls” la cui proposta non ha ancora ricevuto una risposta definitiva dal Comune di Taranto. Se il progetto della società Marchetti fosse approvato si consentirebbe potenzialmente di realizzare nella zona che va dall’Auchan verso San Giorgio, un nuovo quartiere in grado di accogliere finanche 15.400 abitanti per un affare di circa 1.500.000.000 di euro (un miliardo e cinquecento milioni di euro). Sulla stessa direttrice si sta realizzando il nuovo ospedale di Taranto che in tanti, politici e non, hanno erroneamente identificato come un nuovo “attrattore urbanistico”. Si tratta di un errore di prospettiva o di una vera e propria speculazione edilizia? A questa domanda il libro di Liviano prova a fornire una risposta informando il lettore dei ruoli giocati in questa storia dalle istituzioni: Regione e Comune, indicando al contempo i nomi dei protagonisti e, nel dettaglio, tutti i documenti da cui si attingono le notizie.
Il libro ripercorre, dando maggiore attenzione alla vicenda della società Marchetti che viene esaminata nel dettaglio, trent’anni di interessi sulla zona considerata e lo fa alla vigilia della stesura del nuovo piano urbanistico generale.
Liviano ha come unico obiettivo quello di preservare la memoria storico urbanistica di una vicenda amministrativa della città di Taranto, di informare i cittadini di quanto accade nelle istituzioni, e di favorire il dibattito cittadino mentre il professor Karrer e il suo ufficio di Piano stanno realizzando il nuovo Pug (Piano urbanistico generale) che forse, nella sua estensione, meriterebbe una maggiore fase partecipativa, di informazione e di coinvolgimento della Comunità.
Il libro sara’ presentato mercoledi 5 giugno alle ore 17.30 nella biblioteca “Acclavio” (piazzale Bestat).


Non vogliamo rigirare il dito nella piaga, né godiamo ad autoflagellarci, ma se dopo le autorevoli indagini nazionali, anche quelle europee, cui ha collaborato l’Istat, pongono Taranto all’ultimo posto per la qualità della vita, una ragione ci sarà. Ed è necessario che ci interroghiamo sul perché, soprattutto se abbiamo scelto noi di viverci. Siamo il fanalino di coda e scendiamo nelle classifiche anche a livello europeo, ma certo in genere è tutto il Sud, con l’eccezione di Bari (!) a soffrire a dimostrazione che l’autonomia differenziata pretesa dalla Lega è già in atto da sempre e che la sua accentuazione non potrà che peggiorare le cose.
L’indagine “Quality of life in European cities” voluta dalla commissione europea, è rivolta ad accrescere la conoscenza sulla qualità della vita percepita in ambito urbano.
Nelle città italiane considerate, la quota di popolazione soddisfatta per la vita nella propria città nel 2023 è generalmente alta (superiore all’80%). Ma scende precipitosamente al Sud, registrando il valore minimo a Taranto, dove meno di una persona su due è soddisfatta della propria vita i città (47,8%). Mentre il valore massimo si registra a Trento, dove quasi tutta la popolazione (95,4%), è insoddisfatta, tranne una percentuale insignificante. Inutile dire che il valore in cui soprattutto Taranto “brilla al contrario” per il benessere dei cittadini è la qualità dell’aria: soddisfatto solo il 6% contro il 90,9% di Cagliari e Sassari!
L’indagine si inserisce nel filone di studi sulla “life satisfaction” ed è rivolta a misurare diversi aspetti, tra i quali: la percezione della qualità della vita nella propria città, sia in termini generali che rispetto a specifiche dimensioni (lavoro, servizi pubblici, sicurezza, ambiente, amministrazione locale ecc.). Si aggingono: le opinioni sulla capacità inclusiva della città; il sostegno da parte delle reti sociali e la fiducia verso i propri concittadini; le opportunità offerte dalla città, come trovare un buon lavoro e un alloggio.
Tutti gli indicatori registrano valori molto negativi per Taranto: la percezione della propria sicurezza, la qualità dell’ambiente, e anche l’efficienza dell’amministrazione locale. Evidentemente, anche l’attivismo che la giunta locale mostra e certamente comunica con puntualità, non viene valutato positivamente dalla gente che ci vede, come suol dirsi banalmente: molto fumo e poco arrosto. E invece vi sono realtà, anche al Sud, come Bari o Messina, nelle quali gli abitanti sostengono che, nonostante tutto, la qualità della vita sia andata migliorando negli ultimi anni: segno che qualcosa si può fare. Così come ci sono anche città del Nord opulento in cui, nonostante tutto, le cose sono peggiorate. E qui troviamo Firenze, Bolzano, Venezia, Parma.
Uno degli indicatori più inquietanti è quello che mette in relazione il giudizio sulla qualità della vita nella propria città e la soddisfazione di viverci: anche in questo caso Taranto è fanalino di coda, stavolta a pari merito con Reggio Calabria.
Ma vi è un dato davvero significativo e che deve farci riflettere: quello che mette in relazione il giudizio sul proprio quartiere con quello della città. Ebbene: circa il 20% degli intervistati sono più soddisfatti del quartiere in cui vivono che della città nel suo complesso. Molte spiegazioni si potrebbero addurre, che vanno dalla dispersione e allontanamento delle periferie, alla scomparsa del senso dell’identità cittadina. Ma è evidente che i quartieri non dialogano tra loro e che alcuni di essi non vengono pensati come parte della propria città. Questo perché in essi la qualità della vita è ritenuta ancora peggiore, il che appesantisce il giudizio negativo.
Riguardo alla sanità pubblica, livelli di soddisfazione si riscontrano solo in città del Nord come Bologna, Verona, Trieste. Analogamente le cose vanno per quanto riguarda i servizi pubblici di trasporto, gli spazi verdi o le infrastrutture sportive. Per non parlare delle strutture formative e scolastiche o culturali. Se la logica di Calderoni e compagni è quella di lasciare il Sud al suo destino, attuando un secessionismo di fatto, siamo ben incamminati!


Non è un paese per giovani. Quello che vale per l’Italia, dalla quale milioni di giovani sono fuggiti in questi anni, vale in assoluto per Taranto, che ancora una volta è in fondo alle classifiche per la qualità della vita. Sembra non accorgersene chi amministra la città e chi è chiamato a rappresentarla in tutte le sedi. Chi si vanta di creare occupazione solo incentivando lavori effimeri e malpagati nel settore turistico o di donare felicità con qualche evento effimero e progetti che fanno più gola ai gestori che ai fruitori. Ma la verità è questa e non si può sfuggire alla realtà. La classifica annuale della Qualità della vita per il 2024, realizzata dal quotidiano economico “Il Sole 24Ore”, colloca Taranto, per il benessere giovanile, al 106° posto. Fa peggio solo la provincia Sud Sardegna, per altro un’eccezione per l’isola, dove tutte le altre province se la cavano abbastanza bene. A differenza della Puglia, dove il posto più “alto” in classifica se lo aggiudica Lecce, che è soltanto 92sima.
Insomma, se per gli anziani e i bambini le cose vanno un po’ meglio, è proprio per i giovani, le generazioni del domani, che la cose vanno proprio male. È proprio la disoccupazione giovanile, assieme al bassissimo numero di laureati, a spingere più in fondo la città. Non c’è lavoro (è occupato meno del 32% dei giovani); i laureati sono pochissimi, e qui raggiungiamo il fondo della classifica, al 107° posto, aiutati in questo dalla mancanza di una vera università. Ma è piuttosto vero che tutti i giovani che si laureano, naturalmente in giro per l’Italia o per il mondo, quasi mai tornano. Male anche nella classifica relativa della trsformazione dei posti di lavoro a termine in tempo determinato: solo l’8,9%
È una vecchia storia: già nel 2000 realizzammo col nostro settimanale “Nuovo Dialogo” un’inchiesta tra tutti i giovani maturandi e diplomandi di Taranto e alla domanda: “dove immagini il tuo futuro dopo il diploma”, oltre il 65% rispondeva: “lontano da Taranto”. E infatti per l’indicatore dei “residenti giovani” siamo al posto 101.
Abbiamo un bel riempirci la bocca con la “bellezza” di Taranto, la sua attrattività, le crociere e i vari tour: il consumo turistico non ha mai aumentato la qualità della vita di un territorio. Semmai l’ha peggiorata. Tant’è vero che al primo posto nella classifica della qualità della vita dei giovani italiani c’è Gorizia, non proprio la capitale turistica d’Italia, seguita da Ravenna e Forlì-Cesena, e poi da Ferrara e da Cremona! La grandi città turistiche: Firenze, Venezia, Roma, Milano, no vanno più su di metà classifica. Anche Bari e Lecce, assediate da turisti avvertiti ormai come fastidio intollerabile dalla stragrande maggioranza della popolazione (cioè da chi non lavora nel settore) non brillano certo in questa classifica.
Ricordiamo che, così come ci spiegano i compilatori, “l’indice della Qualità della vita dei giovani è composto da 12 indicatori. Per ciascun indicatore, mille punti vengono dati alla provincia con il valore migliore e zero punti a quella con il peggiore. Il punteggio per le altre province si distribuisce in funzione della distanza rispetto agli estremi (1000 e 0). L’indice sintetico finale è dato dal punteggio medio riportato nei 12 indicatori di riferimento, ciascuno pesato in modo uguale all’altro”.
Occorre invertire la rotta ma per farlo occorre una nuova classe politica che abbia a cuore l’interesse dei giovani e della città e non solo il proprio.


La capacità dei popoli antichi di integrarsi tra loro è, oltre che una realtà storica, anche una lezione per i nostri tempi. È quanto ha dimostrato, nella conferenza tenuta nel Chiostro di Sant’Antonio della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, Luciano Canfora, docente emerito di Filologia greca e latina dell’Università di Bari. Saggista, storico e filologo di fama internazionale, Canfora ha tenuto desta l’attenzione di un pubblico particolarmente numeroso, per la rassegna “Archeologia… un mare di emozione”
L’incontro è stato introdotto da Franca Poretti, presidente della delegazione tarantina dell’Associazione italiana cultura classica ed è stato aperto da un intervento musicale dell’Associazione Guitar artium con il soprano Angela Massafra, accompagnata al pianoforte dal Alessandra Corbelli.
Affrontando il tema “I Greci e gli altri”, Canfora ha proposto una revisione dell’assunto storico secondo cui i Greci, a differenza dei Romani, non svilupparono un’idea di integrazione nei confronti degli altri popoli, anche quelli da loro sconfitti, e pagarono questa scelta con una veloce decadenza.

Anche i Greci interagirono intensamente, soprattutto con le popolazioni mesopotamiche e con l’Egitto, ma anche con i Celti e naturalmente con i Greci d’Occidente. Essenziale è stato, sin dall’antichità, il concetto di integrazione, rappresentato in maniera pratica dalla diffusione e dalla conoscenza delle lingue. La diffusione della lingua scritta, e cioè dei libri, era sicuramente maggiore di quella che si potrebbe immaginare e vi sono forti dubbi che la tradizione orale fosse capace di tramandare testi orali e tradizioni con efficacia. In questo senso, Canfora ha espresso forti dubbi sulle teorie che affermano che i poemi omerici siano una raccolta di tradizioni orali, piuttosto che un’opera unitaria di un solo autore.
Abbiamo approfittato della presenza di Luciano Canfora per rivolergli alcune domande.
Che cosa abbiamo da imparare dai nostri antenati, Greci, Ellenisti?
I greci e il mondo ellenico sono una realtà enorme, la mia risposta è telegrafica: le domande che loro si posero cui noi dobbiamo ancora trovare delle risposte.
E noi mostriamo in questo periodo, di avere la forza di trovare quelle risposte?
Non lo sappiamo. È passato un po’ di tempo e noi stiamo ancora lì che arranchiamo. Però la storia è lunga e pare che gli antropologi sappiano che milioni di anni addietro già c’erano gli ominidi. Probabilmente, sempre che nel frattempo non intervenga una guerra atomica, ci saranno milioni di anni davanti a noi. Il tempo per trovare quelle risposte c’è.
Taranto ha avuto un passato molto intenso e in età ellenistica, è stata guidata da personalità come Archita, che fu legato a Platone, e vanta importanti autori. Cosa resta della nostra cultura nel sostrato umano e sociale di questo passato?
Resta tantissimo: poesia, filosofia, civismo, capacità di coesistere con mondi differenti. Poi con Roma i Tarantini ebbero un rapporto piuttosto teso. Hanno chiamato Pirro, grandissimo generale, ma i Romani hanno saputo cavarsela anche loro, tra l’altro avendo la capacità, non tanto ovvia, di coinvolgere il nemico dopo averlo sconfitto. Anche questo è un lato interessante del mondo antico che potrebbe insegnarci parecchie cose.
Però in precedenza la convivenza tra i greci d’Occidente e i popoli della Puglia non era stata mai molto facile.
Direi che questo si può notare in molte altre parti del mondo, non mi sembra una cosa peculiare.
Come mai la politica invece fa sempre gli stessi errori? Non impara mai?
Non credo! Io sono ottimista sul piano politico. Poi, naturalmente, i tempi della politica sono lunghissimi. La vita umana è molto più corta dei tempi della vita pubblica.

