Canonizzazioni

La peregrinatio del beato Carlo Acutis a Taranto segnata da eventi straordinari

24 Mag 2024

di Silvano Trevisani

“L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo”: la frase che ripeteva spesso Carlo Acutis è diventata un suo elemento distintivo. E tale è stata percepita anche nella nostra diocesi, nei giorni straordinari della preregrinatio svoltisi nel febbraio 2023. Giorni di intesa spiritualità segnati anche da alcuni eventi straordinari riferiti in quei giorni e che raccogliamo da don Francesco Manisi. Il vicerettore del seminario in quei giorni accompagnò, nel giro tra le scuole della diocesi di Taranto, padre Carlos Acácio Gonçalves Ferreira. Ovvero, l’allora rettore del santuario della Spogliazione di Assisi, che aveva raccolto la storia e la testimonianza di questo giovane beato.

Due eventi straordinari

Vincendo la naturale ritrosia di don Francesco, di fronte a eventi così particolari, per altro riferiti al rettore del santuario della Spogliazione, ora guidato dal nuovo rettore padre Marco Gaballo, possiamo brevemente raccontarli. La più straordinaria è la vicenda di una donna che ha riferito che, mentre era ricoverata in coma in ospedale, vide presentarsi a lei un giovane che, sorridendole dolcemente, la rassicurò circa la sua prossima guarigione. che di fatti avvenne. La donna notò, guardando quel ragazzo che non conosceva, che nella sua folta capigliatura c’era un piccolo vuoto, come se mancasse una ciocca dei capelli. Ebbene: la reliquia che sarebbe stata portata a Taranto, nei mesi successivi, per essere conservata nella cappella del seminario di Poggio Galeso, era proprio una ciocca di capelli.

La reliquia

“Una reliquia primaria – sottolinea don Francesco – in quanto direttamente prelevata dal corpo del beato Carlo”. E davanti a quella reliquia si raccolgono in preghiera singoli fedeli o gruppi in ritiro, affidando al beato le proprie intenzioni. E che ricevono l’Eucaristia, cosìcentrale nella vita e nella testimonianza di Carlo.

Un altro episodio riguarda un neonato di pochi mesi che aveva allarmato la famiglia evidenziando problemi all’udito. Era stata sua nonna a pregare, chiedendo l’intercessione del giovanissimo beato, notando di lì a poco un netto miglioramento nel bambino.

“Ma il miracolo più grande che abbiamo potuto riscontrare, e di cui anche padre Carlos si è fatto testimone, è l’attenzione dimostrata da una marea di ragazzi, che di solito non solo proprio vicini alla Chiesa o alle pratiche religiose. Ci capita ancora di incontrare docenti delle scuole in cui abbiamo portato la testimonianza di Carlo Acutis e che ci sottolineano come i ragazzi siano stati folgorati da quell’incontro. Questo ci fa capire quanta speranza dobbiamo ancora nutrire nella possibilità di annunciare il Vangelo ai giovani”.

I santi della porta accanto

La figura di Carlo Acutis fu, assieme a quella di molti altri giovani morti in concetto di santità, al centro della mostra “Il santi della porta accanto” che fu anche il tema della Settimana della fede del 2019. Tra le altre figure di giovani distintisi per fede eroica quelle di Carlotta Nobili e Nunzio Sulpizio.

Canonizzazioni

Carlo Acutis, giovanissimo venerato anche a Taranto, sarà presto santo

23 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Carlo Acutis sarà presto santo. Durante l’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei Santi, il Papa ha autorizzato la promulgazione, tra gli altri, dei decreti relativi al miracolo attribuito alla sua intercessione, riguardante la guarigione miracolosa di Matheus, un bambino brasiliano di sei anni affetto da pancreas anulare, una rara anomalia congenita del pancreas evidenziata da un esame clinico nel 2012, che avrebbe potuto essere corretta solo con un intervento chirurgico.

Carlo Acutis è particolarmente venerato a Taranto che, lo ricordiamo, conserva anche una sua reliquia, custodita nella cappella del seminario di Poggio Galeso.

Quando morì, il 12 ottobre 2006, Carlo, che era nato a Londra il 3 maggio 1991, aveva solo quindici anni. Una leucemia fulminante se l’era portato via in tre giorni. Ma lui lo sentiva: due mesi prima aveva registrato un video nel quale, sorridendo, diceva di essere pronto e chiedeva d’essere sepolto ad Assisi. Carlo Acutis, era stato proclamato beato poco meno di quattro anni fa e ora sarà santo, il primo santo dei millennials e della Rete. Già da tempo annunciato anche in Vaticano come il futuro patrono di Internet, o almeno co-patrono visto che un santo protettore esiste già, seppure assai meno aggiornato: il grande Isidoro di Siviglia.

La peregrinatio

Ricordiamo che circa un anno fa, nel febbraio 2023, la Chiesa di Taranto dedicò una settimana alla peregrinatio nelle parrocchie della diocesi della reliquia del Beato Carlo Acutis. Evento che culminò con una grande manifestazione che si svolse nella Concattedrale Gran Madre di Dio. Una veglia di preghiera conclusiva venne promossa dall’Ufficio diocesano di pastorale giovanile.

Più di 700 studenti avevano partecipato al mattino, nelle scuole, agli incontri con padre Carlos Acácio Gonçalves Ferreira, rettore del santuario della Spogliazione di Assisi, che ha raccolto la storia e la testimonianza di questo giovane beato. Accompagnato, in questo suo tour dal rettore del del seminario, don Francesco Maranò e dal vicerettore don Francesco Manisi, che lo aveva accompagnato nelle scuole. Tantissimi hanno poi preso parte agli incontri serali, ogni giorno in una vicaria diversa.

La reliquia, una ciocca di capelli di Carlo, è rimasta a Taranto, all’interno della cappella del seminario minore di Poggio Galeso, dove ogni 12 del mese, per tutto il 2023, venne organizzato un momento di preghiera comunitaria. Ma dove sono ancora in tanti a ritirasi in preghiera. “Sono commosso nel vedere la risposta della diocesi di Taranto. Tantissima gente tutti i giorni. Persone assetate di ascolto e preghiera e tanti ragazzi non iscritti alle lezioni di religione hanno partecipato nelle scuole. È un segno immenso di quanto il beato Carlo Acutis, tocchi i cuori e parli ai più giovani”. Era stato il commento di padre Gonçalves Ferreira.

Sul giovanissimo santo e sul suo “straordinario” incontro con Taranto torneremo ancora, intanto ricordiamo che presto santo, grazie al riconoscimento del miracolo, anche don Giovanni Merlini, moderatore generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Nato a Spoleto il 28 agosto 1795 morì a Roma il 12 gennaio 1873. Nella stessa udienza, il Santo Padre ha autorizzato i decreti riguardanti le virtù eroiche dello scienziato e politico Enrico Medi, che diviene così Venerabile.

Gli altri decreti autorizzati dal Papa

Gli altri decreti autorizzati dal Papa sono quelli relativi al martirio del servo di Dio Stanislao Kostka Streich, sacerdote diocesano, nato il 27 agosto 1902 a Bydgoszcz (Polonia) e ucciso in odio alla fede il 27 febbraio 1938; il martirio della serva di Dio Maria Maddalena Bódi, laica, nata l’8 agosto 1921 a Szgliget (Ungheria) e uccisa in odio alla fede il 23 marzo 1945. Proclamate le virtù eroiche del servo di Dio Guglielmo Gattiani (al secolo: Oscar), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati minori cappuccini, nato l’11 novembre 1914 a Badi, frazione del Comune di Castel di Casio (Bologna) e morto a Faenza il 15 dicembre 1999. Lee virtù eroiche del servo di Dio Ismaele Molinero Novillo, detto Ismael de Tomelloso, laico; nato il 1° maggio 1917 a Tomelloso (Spagna) e morto a Saragozza (Spagna) il 5 maggio 1938.

Musica

Grottaglie ricorda il suo “amico messicano” e famoso organista Victor Urbàn

23 Mag 2024

Si è spento a 90 anni, il 18 maggio scorso, Victor Urbàn, organista e concertista di larga fama, riconosciuto per la sua maestria e il suo virtuosismo a livello internazionale. Nato a Tultepec in Messico, il maestro lascia una grande eredità culturale nel campo organistico.

A Grottaglie viene ricordato con ammirazione per aver tenuto, grazie alla forte amicizia col Maestro Nunzio dello Iacovo, alla sensibilità del parroco D. Eligio Grimaldi e del presidente della Pluriassociazione S. Francesco de Geronimo dott. Ciro De Vincentis, due memorabili concerti al prezioso e ormai famoso Organo Rinascimentale della Chiesa Madre Collegiata Maria SS.ma Annunziata: concerti che hanno lasciato un ricordo indelebile. Al termine del primo concerto tenuto il 5 maggio 2019, lo stesso maestro così commentava la sua esperienza sul registro dei concertisti: “…è stato un onore suonare questo magnifico organo che è una autentica gioia storica. Grazie a tutti e spero di rivederci presto. Il vostro amico messicano Victor Urbàn”.

E in effetti egli mantenne la promessa, tornando a Grottaglie il 20 novembre 2022 per un altro concerto tenuto insieme alla figlia Margarita Ornella Urbàn Flores. Un concerto straordinario che Victor Urbàn volle concludere con una soave “Preghiera alla Vergine” composta da suo padre V. Manuel Urbán e cantata appunto dalla figlia, a testimonianza anche della loro splendida signorilità unita a una amabile semplicità e a una grande sensibilità religiosa. A questo proposito il maestro Dello Iacovo ricorda pure che, sempre “nel suo secondo soggiorno a Grottaglie avvenuto insieme alla famiglia nel 2022, egli tenne, oltre al ricordato concerto all’organo della chiesa madre, anche un altro magnifico concerto insieme alla figlia, nella significativa cornice del santuario di S. Francesco De Geronimo”.

Nel corso della sua lunga vita ha tenuto, infatti, numerosissimi concerti di organo e pianoforte, oltre che in Messico, anche negli Stati Uniti, Italia, Svizzera, Germania, Giappone e molti altri paesi. Il suo valore artistico è stato riconosciuto con numerosi premi, tra i quali la Medaglia dello Stato del Messico e una medaglia di Papa Paolo VI. Victor Urbàn ha insegnato al Conservatorio nazionale e in altre istituzioni; ha tenuto corsi internazionali ed è stato giudice in concorsi organistici e pianistici; ha inciso diversi album e partecipato a registrazioni per radio e televisioni, tra cui la Radio Vaticana. È stato inoltre direttore del Conservatorio nazionale di Musica e della Scuola di Belle Arti del Messico.

Nella foto: Il M° Urbàn con la figlia Margarita Ornella e il M° Nunzio Dello Iacovo

Eventi culturali in città

Taranto ricorda Raffaele Carrieri a quarant’anni dalla scomparsa

22 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Conferenza di Paolo De Stefano per la Dante Alighieri

“Raffaele Carrieri poeta del Novecento” è stato il tema di un interessante incontro tenutosi del Salone delle conferenze dell’Istituto Maria Immacolata. Oratore particolarmente apprezzato: Paolo De Stefano che, con l’età, va acquisendo, oltre che autorevolezza, anche pathos narrativo. L’iniziativa è stata promossa dal comitato tarantino della Società Dante Alighieri, di cui De Stefano è presidente onorario, in collaborazione con l’Istituto comprensivo Carrieri Colombo e col Centro socio culturale La Masseria.

L’incontro è stato introdotto e coordinato da José Minervini, presidente del comitato di Taranto della Dante, particolarmente impegnata, in questi giorni, sul fronte della cultura, con iniziative di vario genere. Ricordando come nel 2024 ricorrano i quarant’anni dalla scomparsa del grande poeta, scrittore e giornalista originario di Taranto, dov’era nato nel 1905, Minervini ha sottolineato come questo appuntamento anticipi tutta una serie di eventi celebrativi già previsti nell’anno. E ha poi ricordato come l’ultima lettera di Carrieri sia stata indirizzata all’artista Giulio De Mitri, che gli aveva inviato la cartella serigrafica dell’”Omaggio a Carrieri” che alcuni artisti avevano realizzato con il coordinamento dello stesso De Mitri.

Ha fatto seguito l’intervento di saluto di Giovangualberto Carducci, dirigente scolastico dell’Istituto Carrieri Colombo, il quale ha ricordato come il circolo intitolato a Carrieri, il 23° circolo, sia stato l’ultimo istituito in città negli anni Ottanta, al termine del processo di crescita demografica ed espansione urbanistica della città. Giosuè Illume, presidente del comitato organizzatore del premio intitolato a Carrieri ha, da parte sua, ricordato gli sforzi organizzativi del comitato istitutivo del premio per tenere viva la memoria del poeta.

La relazione è stata svolta da Paolo De Stefano, che ha a lungo preparato questo intervento, approfondendo la figura e l’opera di un autore particolarmente prolifico come è stato Raffaele Carrieri. Ha raccontato la vita avventurosa del poeta che, figlio di ragazza madre, scappò di casa a tredici anni per andare in Albania e, una volta tornato, ripartì giovanissimo per prendere parte alla missione di D’Annunzio a Fiume, dove venne ferito. Vagò a lungo e soggiornò a Parigi, dove visse inizialmente una vita di stenti, ma ebbe modo ci conoscere i più grandi artisti e poeti del tempo, a cominciare da Pablo Picasso. Quindi si trasferì a Milano. Nel 1953 si aggiudicò il Premio Viareggio con la silloge “Il Trovatore”. Collocandolo storicamente in una fase storica seguita al Decadentismo e al Crepuscolarismo, giudicandolo non proprio affine all’ermetismo né alla poesia elegiaca, lo ha accostato da un lato a Ungaretti, dall’altro a Baudelaire- De Stefano ha, quindi, illustrato la sua poetica, leggendo e commentando vari brani. In particolare ha evidenziato come Carrieri abbia dedicato alcune delle sue più belle poesie alla madre. In quella che si può considerare una vera e propria poetica della madre. Tema che nella poesia era entrato solo col Romanticismo, a partire da Leopardi.

A conclusione della conferenza anche intervento Aldo Perrore, il quale ha ricordato la grande mostra dedicata a Carrieri che egli curò nel Museo nazionale nel 2006, in collaborazione con i critici Elena Pontiggia e Luigi Paolo Finizio. “Il mondo di Raffaele Carrieri. Pitture, carte, documenti”.

Lavoro

Scalo Grottaglie: l’aeroporto non decolla e per Leonardo nuove nubi all’orizzonte

16 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Intanto Melucci scrive al ministro per chiedere una conferenza dei servizi

Grottaglie e il suo scalo aereo continuano a incrociare, a quanto pare, destini incerti. Da un lato c’è l’azienda, la Leonardo, che realizza le fusoliere per Boeing, ma che non riesce né a stabilizzare la produzione né a diversificarla. Dall’altro c’è il scalo vero e proprio: l’aeroporto che ormai da mezzo secolo non ha collegamenti, tranne piccole parentesi insignificanti, e voli non di linea. Ci sarebbero poi i programmi per i voli suborbitali, ma stralciamo questo argomento non ritenendolo per ora sufficientemente interessante.

Aeroporto Marcello Arlotta

Cominciamo proprio dall’aeroporto che, come è noto a chi si occupa di queste cose, è interessato a lavori di rifacimento della stazione, finanziati con 9 milioni di euro, ma che non può contare su una riapertura a un traffico regolare. Interviene proprio oggi sulla questione Rinaldo Melucci, in qualità di presidente della Provincia, con una lettera al ministro dei Trasporti Silvani. Che nei giorni scorsi è stato a Taranto per dare il suo imprimatur all’inaugurazione del cantiere per l’officina/deposito della BRT. Melucci chiede a Salvini un immediato incontro a Roma finalizzato all’avvio di una Conferenza di servizi per dare finalmente attuazione alla “continuità territoriale” dell’aeroporto “Marcello Arlotta” di Taranto-Grottaglie. Il fine ultimo è rendere attivo lo scalo con l’attivazione dei voli di linea, esigenza avvertita da tutta la comunità ionica.

“L’inoperatività, a riguardo, del gestore Aeroporti di Puglia – scrive Melucci – penalizza fortemente questo territorio e il suo sviluppo sociale, industriale e turistico, in contrasto con le regole sulla mobilità passeggeri che, secondo l’art. 82 L. 289 del 27.12.2002, in conformità alle disposizioni di cui al regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio del 23 luglio 1992, indicano lo scalo di Taranto tra quelli di “continuità territoriale” ”.

Melucci ha, inoltre, ricordato che la Regione Puglia di recente ha richiesto la delega alla Conferenza dei servizi solo per l’Aeroporto “G. Lisa” di Foggia, considerato aeroporto regionale, e non ha fatto cosa analoga per il “M. Arlotta” valutato scalo nazionale per la sua importanza a livello strategico.

La Regione, vuole dire Melucci, continua a snobbare lo scalo di Grottaglie, e questo anche dopo le promesse fatte dal presidente Emiliano al sindaco di Grottaglie in campagna elettorale e, più recentemente, in occasione della presentazione dei lavori in quel Municipio.

Ricordiamo che l’aeroporto Marcello Arlotta di Grottaglie era scalo dei voli Ati e che nel 1973 venne temporaneamente chiuso solo per i lavori di allungamento della pista, per consentire l’atterraggio di aerei di linea più grandi. Ma, temporaneamente trasferiti a Brindisi, i collegamenti non tornarono mai più a Grottaglie. Furono fatti alcuni tentativi di riapertura, in particolare nel 1986, con la minuscola compagnia privata Alinord, che però venne ostacolata in tutti i nodi e dovette arrendersi.

Leonardo

Sul fronte industriale, nell’area aeroportuale venne realizzato, con i soldi della 181, lo stabilimento Atitech, a partecipazione pubblica, per la “cura” degli aerei Mcdonnel Douglas, ma dopo un unico intervento, l’attività cessò e venne riconsegnata allo Stato. Che inventò lo stabilimento Alenia, poi Leonardo. Accadde che la Boeing, con voglia di espandersi ma con costi di manodopera enormi, decise di chiudere alcuni stabilimenti negli USA, licenziando 3.000 dipendenti, e distribuendo le lavorazioni in vari Stati, tra cui Italia e Giappone. Ma a patto che gli investimenti nazionali fossero finanziati dagli Stati. Così avvenne, e siccome vi era necessità di una pista molto più lunga, di circa 3.000 metri, per consentire l’atterraggio dei Dreamliner, si scelse Grottaglie per un preciso motivo: l’era l’unico sito disposto a farsi violentare, sprecando ettari di campagna e 5.000 ulivi.

A Grottaglie si fabbricano solo fusoliere in materiale plastico e, nonostante piani e promesse, non vi è sicurezza produttiva e nessuna diversificazione. Se domani il colosso americano decidesse di interrompere la produzione dei suoi discussi 787, lo stabilimento di Grottaglie non avrebbe futuro.

L’allarme produzione

Un messaggio di allarme a tutta la comunità a seguito delle notizie emerse sulla stampa riguardanti la profonda crisi che impatta Boeing, unica committente della Leonardo Aerostrutture, lo hanno lanciato i lavoratori metalmeccanici che hanno tenuto un’assemblea all’esterno dello stabilimento con le segreterie di Fim-Fiom-Uilm. Presenti i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali (non quelli dell’azienda) che hanno solidarizzato con le legittime preoccupazioni dei dipendenti impegnandosi a sollecitare l’azienda (che vede il MEF come azionista di maggioranza) sul mantenimento degli impegni presi riguardo alla solidità di prospettive dello stabilimento.

Le preoccupazioni sono alimentate dall’uscita di un nuovo piano produttivo “Z60” inviato dalla Boeing che prevederebbe una riduzione delle consegne al cliente generando un aggravio dell’insaturazione del sito. I sindacati perciò sollecitano un incontro alle istituzioni amministrative.

“Sarebbe utile e opportuno che tale confronto, tra la Regione Puglia e le organizzazioni sindacali, avvenisse anche alla presenza della Leonardo Spa (come mai avvenuto in passato, nonostante le nostre continue sollecitazioni)”. Scopo: “mettere a fattor comune, tra tutte le parti coinvolte, lo stato dei contratti di programma messi a disposizione nei confronti della società e le reali ricadute su tutti i lavoratori del perimetro Leonardo”. “Resta inteso che, se la Leonardo dovesse continuare a sottrarsi al confronto con le scriventi, decideremo con i lavoratori le azioni sindacali da intraprendere”.

Tracce

Balneari: l’Italia è fuorilegge, ma si può cambiare

14 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Concessioni balneari: l’Italia è fuorilegge. Mentre arriva l’estate facciamo i dati con questo dato certo e incontrovertibile. È chiaro e risaputo che nel nostro Paese, che affonda le sue radici sui privilegi, l’evasione fiscale e il nepotismo, gli 8.300 chilometri di spiagge, che sono demanio dello Stato, sono stati lasciati o affidati alla gestione di privati, in genere attraverso favoritismi e clientelismi. I gestori delle 30.000 concessioni balneari, che incassano cifre da capogiro, versano canoni di affitto irrilevanti allo Stato. Basti pensare, come è stato già dimostrato nei giorni scorsi, che l’incasso di tutte le concessioni d’Italia equivale all’incasso dei fitti dei soli negozi presenti nella Galleria di Milano. Una vergogna che è stata mantenuta finora solo perché quella dei balneari è una categoria “potente”, di cui fa parte la stessa ministra del Turismo Santarché.

La direttiva europea

L’Unione Europa, attraverso una disposizione specifica, nota col nome direttiva Bolkenstein, obbliga tutti gli stati membri a indire gare d’appalto per la gestione delle spiagge, in modo tale da consentire la libera concorrenza. Ed evitare, quindi, il trascinarsi di favori ingiustificati. Il governo in carica, ma anche quelli che l’hanno preceduto, hanno tamponato attraverso lo slittamento della decisione ma il Consiglio di Stato ha definito illegittimo questo slittamento e impone al governo di indire la gare.

È logico che i gestori non vogliano mollare, meno logico è che abbiano continuato a pagare canoni ridicoli per concessioni ottenute senza alcun criterio. Sostengono, poi, di aver investito nelle strutture presenti sui loro lidi e che per questo non è giusto sfrattarli. Ma dimenticano di aggiungere che la normativa ha sempre importo di rimuovere le strutture a ogni conclusione di stagione balneare. Cosa che in genere non avviene mai. Nello stesso modo si sono protratti in Italia i privilegi che alcune categorie, come i balneari, i taxi, i mercati, gli evasori fiscali, che hanno consolidato la propria posizione spaccando l’Italia in due: da una parte i furbi, dall’altra i “poveri fessi” che con le loro tasse mantengono in piedi il paese e il benessere degli evasori.

Ma si dirà che la giustizia non può neppure fare a fette il mondo: chi ha davvero investito e per anni ha lavorato nel settore della balneazione deve pur ottenere una sorta di risarcimento. In questo caso torna interessante la proposta avanzata dal deputato pugliese Stefanazzi in merito alle proposte attualmente all’esame della Commissione Finanze di Montecitorio.

La proposta

“In primo luogo – sostiene Stefanazzi – introduciamo il principio per cui tutte le opere, amovibili e non, purché regolari, debbano essere oggetto del nuovo bando di gara e adeguatamente indennizzate in favore di chi le ha realizzate. Un indennizzo che deve essere adeguato, a carico del concessionario che subentra e, soprattutto, determinato prima dell’indizione della gara, sulla base di una perizia giurata di stima redatta da un professionista abilitato, nominato dall’amministrazione concedente. Insomma, un meccanismo che garantisce che la procedura si possa svolgere nella massima chiarezza e trasparenza per tutti.”

“In secondo luogo – continua Stefanazzi – si prevede che, qualora si tardi di oltre un anno nell’affidare ad altri la nuova concessione, sia lo Stato ad anticipare l’indennizzo al concessionario uscente, recuperandone poi i costi nell’ambito della gara per il nuovo affidamento, sempre a carico di chi subentra. Infine, si regolano due altri scenari, benché residuali”.

Ecco una buona base di partenza. Ma poi sarà sempre compito dello Stato, o degli enti locali a cui viene demandato il compito, di vigilare perché una risorsa così preziosa come le spiagge, vengano gestite con onestà e rigore. E che siano salvaguardate e curate anche le spiagge libere che in Italia sono pochissime, se si confrontano con il resto d’Europa.

Libri

Presentato nella Biblioteca Acclavio il libro di Pietro Sisto sul tarantolismo

14 Mag 2024

È stato presentato, nella Biblioteca Civica “Pietro Acclavio” di Taranto, il volume “Il morso oscuro della tarantola” di Pietro Sisto, edito dalla Progedit di Bari. All’evento, organizzato dalla Sezione tarantina della Società di storia per la Puglia, ha preso parte lo stesso autore, docente di letteratura italiana all’Università di Bari. Al saluto del direttore della Biblioteca Luigi Pignatelli e del presidente della sezione Giovangualberto Carducci, hanno fatto seguito le relazioni di Antonio Basile e Rosario Quaranta, membri della medesima Sezione.

Il tarantismo, come è noto, è stato oggetto di numerosi studi che ne hanno esaminato soprattutto gli aspetti etnoantropologici, nonché quelli coreutico–musicali e psicopatologici; Pietro Sisto nel suo intervento si è soffermato in particolare sull’interesse che il rito ha suscitato in letterati, storici, naturalisti, predicatori, viaggiatori italiani e stranieri incuriositi da una «meraviglia» così inquietante e misteriosa da dare forza alle parole e alle idee degli scrittori, da diventare metafora di adulazione e inganno, di principi e cortigiani, del peccato e del demonio, di arretratezza sociale e di erudite anticaglie. Un’immagine capace di resistere nel tempo e di andare oltre i confini regionali e nazionali, ben al di là della indimenticabile, demartiniana «Terra del rimorso».

Nel corso della presentazione coordinata dalla dott.ssa Mariolina Alfonzetti, sono stati letti da Gianfranco Guarino, nella compiaciuta attenzione dei presenti, alcuni brani significativi tratti dal “De antiquitate et varia Tarentinorum Fortuna” (1589) del massimo storico tarentino Giovan Giovane; da una “Concione” del celebre predicatore boemo Kaspar Knittel (1718); e dalle “Lezioni Accademiche” di Francesco Serao (1742).

Salute

Spesa farmaceutica, i medici a Emiliano: Taranto penalizzata

Cosimo Nume
13 Mag 2024

di Silvano Trevisani

“I direttori generali delle Asl che hanno sfondato il limite di spesa farmaceutica decadono dall’incarico, quindi verranno turnati, senza nessuna colpevolizzazione, ma evidentemente come elemento di stimolo nella realizzazione degli obiettivi che la Giunta regionale e il Dipartimento hanno loro indicato”.

È quanto aveva dichiarato, a proposito della legge specificamente approvata, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano al termine dell’incontro tenutosi, nei giorni scorsi, in presidenza con i consiglieri della maggioranza di centrosinistra sul tema della sanità.

“C’è l’obbligo costituzionale di proteggere la salute delle persone, non quello di tutelare posizioni di potere all’interno della sanità”, ha poi aggiunto, con un commento sicuramente condivisibile, Sottolineando anche gli ulteriori, importanti impegni: “migliorare la capacità di assunzione del personale; aumentare la velocità di rotazione dei dirigenti; fare in modo che ciascun paziente normalmente a carico di un centro di riferimento regionale per una malattia cronica o di lunga durata, una volta preso in carico, riceva tutte le prestazioni e le relative prenotazioni dallo stesso centro di riferimento, e non lasciando che quel paziente si rivolga al Cup da solo, creandogli gravissime difficoltà”.

Le reazioni

Fin qui dichiarazioni e buoni propositi che però riguardano da vicino, in maniera piuttosto punitiva, l’Asl di Taranto, che è una di quelle che “sfonda il tetto di spesa farmaceutica”. Già nei giorni immediatamente successivi, il consigliere Mazzarano aveva sottolineato, con una sua nota, che la specificità della situazione sanitaria ed epidemiologica di Taranto le ritagliavano una condizione particolare. Anzi, lui come altri politici rimarcavano anche l’insufficienza dell’offerta sanitaria in generale, rispetto ad altre aree della regione messe meglio per strutture e spese in generale.

I medici di Taranto

Oggi sulla vicenda interviene anche l’ordine dei medici di Taranto, attraverso una lettera indirizzata a Emiliano dal presidente provinciale Cosimo Nume (nella foto). Che riporta le preoccupazioni espresse dal consiglio dell’Ordine in merito alle “palesi incongruenze nelle valutazioni che dalle competenti Strutture regionali vengono operate nel merito della spesa farmaceutica nella Asl di Taranto”. I medici i Taranto, in primo luogo, contestano il fatto che si operi sulla basa di criteri ragionieristici invece che epidemiologici. Dai quali “emergono dati di prevalenza di patologie croniche che, se parametrate alle altre realtà regionali, vedono addirittura la provincia ionica in credito di risorse piuttosto che in eccedenza di spesa”. Si determina così un maggior impegno economico non soltanto per la farmaceutica, ma anche per l’insieme delle maggiori prestazioni sanitarie necessarie per una appropriata presa in carico dei pazienti, in particolare dei più problematici.

Protestando contro l’inadeguata considerazione di recenti decreti e tavoli di confronti, i medici di Taranto rimarcano che la città e la sua provincia, “come sicuramente Le è noto, soffrono tuttora di carenze strutturali che incidono pesantemente sull’offerta sanitaria, che mantiene livelli accettabili per la cittadinanza solo grazie al costante impegno degli operatori sanitari e degli organi strategici aziendali, ad ogni livello”.

L’ordine dei medici chiede, quindi, a Emiliano, anche nella Sua attuale qualità di responsabile della Sanità regionale, “una corretta rivisitazione dell’intera problematica, per come qui enunciata”

Lavoro

All’ex Ilva Taranto 280 milioni, in gran parte per salvare gli impianti in pessimo stato

07 Mag 2024

di Silvano Trevisani

È di 280 milioni di euro il budget messo a disposizione da Acciaierie d’Italia per lo stabilimento di Taranto. Di questi, 230 sono destinati agli interventi urgenti necessari a recuperare i deficit in materia di sicurezza degli impianti e miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Altri 50 saranno spesi, invece, negli altri stabilimenti del gruppo.

Questi i dati più importanti emersi dall’incontro svoltosi a Roma, nella sede di Confindustria. Di fronte, nel primo confronto tra le parti, che segue il vertice di Palazzo Chigi, le organizzazioni sindacali e il direttore generale Giuseppe Cavalli con il responsabile del Personale Claudio Picucci.

Il piano industriale

Illustrando il “Piano” di finanziamento del Gruppo, l’azienda ha di nuovo sottolineato il pessimo stato degli impianti che necessitano di importanti interventi manutentivi, in particolare per l’area a caldo di Taranto. Fino ad agosto di quest’anno sarà in funzione un solo altoforno (Afo4), a settembre ripartirà Afo2. La condizione disastrosa in cui ArcelorMittal ha lasciato gli impianti imporrà, quindi, una marcia ridotta e una produttività molto limitata. E questo porrà vari problemi, primo fra tutti il ricorso massiccio alla cassa integrazione. E proprio alla luce della situazione, che vede comunque una crescente richiesta di laminati d’acciaio sul mercato, i sindacati, la Fim in particolare, ha proposto anche l’utilizzo di bramme acquistate per la produzione di lamiere (PLA) per soddisfare alcune richieste che in arrivo, sia per Genova che per il tubificio. Questo in attesa di una maggiore produzione degli Afo dello stabilimento di Taranto.

Se i problemi da affrontare restano molti e consistenti, per la prima volta, finalmente, si è avuto un quadro dettagliato della situazione, impianto per impianto.

Il parere dei sindacati

Per il segretario nazionale Fim Valerio D’Alò: “l’incontro odierno è stato molto utile, abbiamo apprezzato l’approccio molto pragmatico dei responsabili aziendali e abbiamo potuto finalmente discutere in materia concreta anche di alcune nostre proposte o ricevere chiarimenti su cose che da

tempo denunciamo. Non sono stati citati tra gli impianti che riceveranno interventi manutentivi immediati, i Tubifici ed il PLA (impianti produzione lamiere). Questo ci preoccupa perché, a nostro avviso sono impianti molto importanti nell’economia complessiva del Gruppo e su cui bisogna investire nel breve termine”.

Ora i sindacati attendono il cronoprogramma degli interventi illustrati, con incontri mirati, anche sito per sito, con le strutture nazionali e le rsu. Per quanto riguarda gli ammortizzatori i sindacati chiedono il rispetto dei criteri di rotazione e integrazione al reddito, oltre che un utilizzo “legale” della Cigs. Chiedono anche un piano di formazione che esuli dai bandi regionali che negli anni passati sono stati fallimentari, puntando invece su piani formativi mirati. La priorità va data ai lavoratori in As qualora dovessero nascere nuove opportunità da cogliere”.

“E’ chiaro – dichiara da parte sua Rizzo della Usb – che vanno tenuti dentro un discorso di rilancio anche i lavoratori Ilva in As e tutti quelli che ruotano attorno all’appalto. Ribadiamo ancora una volta che per noi non esistono lavoratori di serie B. Attendiamo dunque di conoscere l’aspetto sul quale oggi non abbiamo avuto alcuna contezza”.

Archeologia

A San Cataldo il Museo archeologico propone visite guidate ai reperti cristiani

07 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Il 10 maggio, giorno dei festeggiamenti patronali, il Museo archeologico nazionale proporra due visite guidate prevista alle 17.30 e alle 18.30, per mettere in evidenza l’anima multietnica della città e la “Croce del Vescovo”

Così Stella Falzone, direttrice del Museo di Taranto, preannuncia così le due visite tematiche di approfondimento, di circa 30 minuti l’una, che riguarderanno i reperti della Sala XXV del MarTA; “La città di Taranto si appresta a vivere il solenne appuntamento con i festeggiamenti dedicati a San Cataldo, patrono della città, e il Museo archeologico nazionale di Taranto conferma questo legame con il territorio, accompagnando i visitatori, il prossimo 10 maggio, attraverso un itinerario fortemente rappresentativo della cultura di questa terra. Un aspetto del Museo forse meno noto, eppure particolarmente affascinante, ricco ed evocativo”

Il compendio offerto al visitatore ha per nome: “Reperti cristiani nelle collezione del MArTA” e offre un viaggio alla scoperta della base cristiana delle civiltà passate, ma anche dell’anima multietnica che caratterizzò la città di Taranto tra il IV e il XII secolo d.C.

Attraverso le testimonianze epigrafiche e la cultura materiale, un approfondimento guidato rileverà, nella Sala XXV, dettagli meno noti delle ricche collezioni del MArTA: dalle lucerne e anfore recanti simboli cristiani, alle iscrizioni funerarie con menorah in lingua ebraica, fino alle stele in arabo proveniente dal sito di Santa Maria del Galeso.

Tra i reperti che si potranno apprezzare nel corso della visita, spicca la croce funeraria in argento ritrovata in quella che si presume sia stata la tomba di San Cataldo. Databile tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo d.C., la croce si presenta in lega d’argento e sotto forma di lamina sottile, con estremità patenti e provvista di un ago per l’inserimento della stessa nell’abito o nel sudario. Rinvenuta nel 1999 nella Cattedrale di San Cataldo è un elemento tipico del rituale funerario dei longobardi dell’Italia meridionale, epoca in cui si pone l’episcopato del vescovo Cataldo.

Le due visite guidate di approfondimento sono attività comprese nel biglietto di ingresso al MArTA al costo di 10 euro (salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni).

Nella stessa giornata sarà possibile prenotare anche attività di visite guidate a pagamento a cura della società Aditus, concessionaria per i servizi aggiunti del MArTA.

Info e acquisto dei ticket: www.museotaranto.cultura.gov.it e accedere all’area “Biglietteria”.

In allegato: Immagine “Croce funeraria in lega d’argento – VII-VIII sec d.C. Sala XXV MArTA”

Tracce

La Rai e l’informazione italiana sempre meno libera

06 Mag 2024

di Silvano Trevisani

I giornalisti Rai si fermano oggi per il primo dei giorni di sciopero proclamato dal sindacato UsigRai. Che segno è? Non certo positivo, se si pensa che la libertà di stampa in Italia arretra di anno in anno. Oggi il nostro Paese, che in realtà non brilla poi in molte graduatorie mondiali della qualità della vita, è meno libero di un anno fa, per quanto riguarda il settore dell’informazione.

Secondo l’annuale dossier di Reporter senza frontiere, in Italia la situazione è in peggioramento. Cinque le posizioni perse in classifica rispetto allo scorso anno. Una situazione che da “soddisfacente” diventa “problematica”. I motivi? Secondo il punto di vista di Rsf sono essenzialmente politici. Tra “i governi” che “non riescono a proteggere il giornalismo” viene di fatto menzionato anche quello di Giorgia Meloni.

La classifica mondiale ci dice che solo nei paesi scandinavi la libertà è assoluta, e infatti ai primi posti sono: Norvegia, Danimarca e Svezia. Ma la situazione è ottima in altri paesi europei, come Francia, Germania, Spagna è, fuori dall’Europa, anche in Canada e in Australia. Meglio dell’Italia stanno persino il Montenegro, Capo Verde e la Slovenia. Peggio di noi, e i motivi sono abbastanza comprensibili, gli Stati Uniti, che sono al posto n.55, preceduti da alcuni Paesi dell’America Latina, come il Cile e l’Uruguay.

Cosa ci sta succedendo? In fondo non è molto difficile comprenderlo: la concentrazione dell’informazione televisiva nazionale in poche mani è il primo motivo. Abbiamo la tv commerciale concentrata nelle mani di un grosso gruppo privato che però ha rappresenta da anni una fetta importante della politica italiana. Le reti del servizio pubblico sono state ormai aggregate al sistema di potere dell’attuale governo, al punto tale che gli stessi giornalisti Rai hanno proclamato alcune giornate di sciopero. L’area dell’opposizione può trovare spazio ancora nella Sette, mentre i grandi interessi economici (ma naturalmente anche politici) americani stanno ritagliandosi una fetta importante di pubblico, attraverso le reti 8 e 9. Questo grazie alla potenza economica che esprimono: solo apparentemente, e momentaneamente, danno sfogo alla decadenza della Rai, accogliendo i transfughi. Ma non è certo vento libertario quello che soffia da quei canali.

Ma vi è ancora qualcos’altro che sta facendo peggiorare la libertà di stampa in Italia. Ci riferiamo alla cosiddetta “legge bavaglio”, che ha l’obiettivo di ridurre sensibilmente la libertà di azione ed espressione dei giornalisti italiani. Come? Agitando lo spettro delle pene detentive, limitando i poteri d’indagine giornalistica che in Italia sono già abbastanza limitati.

Che dire poi della concentrazione di testate giornalistiche nelle mani di potentati economico-politici? Il senatore leghista Angelucci ha già collezionato la proprietà del quotidiani di destra “Libero”, “Il Tempo” e “Il Giornale”. Ha anche tentato con “La Verità”, che per ora resiste ma soprattutto sta puntando ad acquisire l’agenzia di stampa Agi, che è la seconda del Paese: è proprietà dell’Eni ma potrebbe facilmente passare dalla mano pubblica a quella privata. Visto che l’Eni rientra tra gli enti di competenza governativa.

Ma quello che più preoccupa è che Angelucci è considerato il re della sanità privata: ha acquisito molte importanti istituti e cliniche, a cominciare dal San Raffaele e tutto lascia pensare che lo smantellamento della sanità pubblica, già fiore all’occhiello del nostro Paese, possa essere quanto meno auspicata da questo conglomerato di interessi.

Neppure l’indebolimento dei giornali storici e l’impero dei social favoriscono la libertà di stampa: se i cittadini non leggono limitano il proprio senso critico, mentre il dominio dei social è molto più simile al caos che alla libertà. Il caos è solo confusione. E la confusione, consentita o organizzata, è la negazione della libertà, dove i più forti trovano spazio.

Secondo Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti c’è una tendenza globale, che riguarda anche il nostro Paese, a restringere gli spazi della libera informazione. Non è un problema per i giornalisti, è un problema per i cittadini che avranno sempre meno informazione libera, sempre meno informazione verificata, sempre meno informazione che non è agli ordini del potere, che è la condizione fondamentale affinché la democrazia possa continuare ad esistere.”

Peregrinatio di San Cataldo

La messa a Statte: “La lingua incorrotta di San Cataldo è un monito per tutti noi”

04 Mag 2024

di Angelo Diofano

La riflessione del vicario foraneo don Luciano Matichecchia, nella visita del simulacro del santo a Statte

“Contemplando le reliquie di San Cataldo, mi ha impressionato molto quella della lingua, rimasta incorrotta. Questo segno è un monito per noi pastori perché non ci vinca la stanchezza dell’abitudine e della parola vuota  che non edifica nella carità. Ed è un invito a Dio per chiedergli una lingua da discepolo che sappia annunciare la gioia di Cristo Risorto e la bellezza della sua sposa che è la Chiesa, che cammina evangelizzando secondo uno stile sinodale che ci è chiesto di sposare nei nostri convincimenti più profondi”.

Così ha sottolineato il vicario foraneo di Statte-Crispiano, don Luciano Matichecchia, nella santa messa in chiesa madre, in occasione della visita a Statte del simulacro e delle reliquie di San Cataldo vescovo, che ha coinvolto anche la vicaria di Martina Franca.

“ La lingua di San Cataldo – ha continuato nell’omelia – è anche un monito per la classe politica perché annunzi ancora come validi, per la felicità della polis, i valori evangelici dell’onestà, della solidarietà, della ricerca del vero bene comune, della vicinanza ai poveri, della custodia della vita, che include in se stessa il diritto alla salute, al lavoro dignitoso e a un ambiente sano: prerogative tutte di eguale e urgente importanza”

La tappa di Statte della peregrinatio ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di venerdì 3 maggio nella Biopiazza, dove la popolazione ha accolto il simulacro e le reliquie del santo patrono dell’arcidiocesi, con successiva cerimonia di consegna alle autorità cittadine. Dopo la proclamazione del brano dagli Atti degli Apostoli relativo alla Pentecoste e alla missione degli apostoli, monsignor Emanuele Ferro, parroco della basilica cattedrale nonché presidente del comitato festeggiamenti, ha spiegato il senso della peregrinatio, costituita  “da segni semplici che rimandano alle origini della nostra fede e alla testimonianza della Chiesa attraverso San Cataldo… Nonostante la brevità, sono sicuro che questa permanenza a Statte inciderà non poco nel cammino che si va facendo insieme tra tutte le diverse componenti della comunità”.

Dopo la lettura dell’atto di consegna del simulacro e delle reliquie di parte di don Mattia Santomarco, vicario parrocchiale alla basilica cattedrale, c’è stata la firma da parte del commissario prefettizio del Comune di Statte, Maria Luisa Ruocco, del sindaco di Crispiano, Luca Lopomo, dell’assessore Anna Lasorte per il sindaco di Marina Franca Gianfranco Palmisano, del vicario foraneo di Crispiano-Statte don Luciano Matichecchia e di quello di Martina Franca, mons. Pasquale Morelli, del parroco della chiesa madre di Statte don Ciro Savino, oltre che di monsignor Ferro.

Quindi si è formata la lunghissima processione per le vie del paese, con tutte le realtà parrocchiali locali e i sacerdoti padre Luca Mignogna, padre Saverio Zampa, don Giovanni Agrusta, don Santo Guarino, don Vincenzo Annicchiarico oltre che dei già citati don Ciro Savino, monsignor Pasquale Morelli, don Luciano Matichecchia, mons. Emanuele Ferro e don Mattia Santomarco. A chiudere il corteo, la banda “Giuseppe Chimienti” di Montemesola e il popolo di Dio. Attraverso il Canale della Zingara si è giunti infine al corso principale e al piazzale Lepanto. Sul sagrato della Madonna del Rosario, l’arcivescovo Ciro Miniero, accogliendo il santo patrono, che così ha detto: “Con grande spirito missionario, il santo vescovo ha riavvicinato alla fede il popolo affidatogli, donando tanta fiducia nonostante le grandi sofferenze patite per le devastazioni saracene. Vogliamo chiedere a San Cataldo di tenerci sempre uniti e di aiutarci a camminare insieme verso la pace e l’unità”. Quindi, l’ingresso in chiesa, accolte dall’”Inno a San Cataldo” eseguito dal coro parrocchiale e celebrazione della santa messa presieduta da don Luciano. Al termine, la recita della preghiera a San Cataldo scritta da monsignor Miniero e la partenza del simulacro e delle reliquie per Montemesola, a chiusura di una serata che non sarà facilmente dimenticata dalla comunità stattese.

(Foto Pasquale Reo)