Peregrinatio di San Cataldo

Folta e calorosa partecipazione popolare alla visita di San Cataldo a Montemesola

foto Pasquale Reo
04 Mag 2024

di Angelo Diofano

Dopo quella di Statte, Montemesola è stata l’ultima tappa della doppia peregrinatio del simulacro e delle reliquie di San Cataldo vescovo, svoltasi venerdì 3 maggio. Nonostante il calo della temperatura e la pioggia caduta sempre più intensamente, davanti all’arco San Martino tanta gente è stata in attesa della storica visita del patrono dell’arcidiocesi. E l’applauso è stato caloroso quando il simulacro è stato fatto scendere dal furgone, addobbato a festa, per essere posto alle spalle dei confratelli di San Cataldo in Santa Caterina che lo hanno fatto “nazzecare”. Si è così formata la processione con tutte le folte rappresentanze delle realtà parrocchiali e le confraternite locali di San Michele Arcangelo e del Rosario, assieme a quella grottagliese con la medesima intitolazione. A precedere le reliquie e il simulacro, il vicario foraneo don Ciro Santopietro, il parroco di Montemesola don Andrea Casarano, don Paolo Zaccaria, don Francesco Nigro e don Cosimo Arcadio, oltre naturalmente a monsignor Emanuele Ferro e a don Mattia Santomarco, rispettivamente parroco e vicario parrocchiale della basilica cattedrale di San Cataldo assieme a una rappresentanza del comitato festeggiamenti patronali. A far da sottofondo, le note gioiose delle bande musicali cittadine “Francesco Trani” e “Giuseppe Chimienti”. Per la cronaca, sul corso principale le confraternite cittadine hanno chiesto e ottenuto di poter portare San Cataldo.

All’arrivo in chiesa, il saluto dell’arcivescovo Ciro Miniero: “La peregrinatio si svolge nel segno della sinodalità auspicata da papa Francesco e il camminare insieme è certamente un segno molto concreto di quello che deve caratterizzare il nostro sforzo per costruire la civiltà dell’amore. San Cataldo sta veramente portando nei cuori di tutte le comunità che incontra tanta gioia e tanto desiderio di stringerci ancora di più in unità. Perciò ringraziamo il nostro santo vescovo per tutto il bene che continua a volerci con il suo patrocinio e gli chiediamo aiuto per le nostre necessità, per i nostri cari, per quanti si trovano nelle difficoltà, per i bambini e particolarmente gli anziani e gli ammalati. Ci affidiamo tutti alla sua paterna intercessione e siamo sicuri che ci darà ascolto”.

Per le inclementi condizioni atmosferiche la cerimonia del documento di consegna del simulacro e delle reliquie alla comunità montemesolina non ha potuto svolgersi in piazza ma in chiesa madre. A porre la firma allo storico atto, oltre a a don Ciro Santopietro e a don Andrea Casarano, il sindaco di Montemesola Ignazio Punzi e, in rappresentanza del primo cittadino di Grottaglie Ciro D’Alò, l’assessore Maurizio Stefani. Fra le autorità cittadine presenti, oltre al consiglio comunale al completo, il comandante della stazione dei carabinieri maresciallo Giuseppe Barbuzza e quello della Polizia locale Arturo Fasano.

Ha fatto seguito la recita dei vespri, accompagnata dai canti della corale parrocchiale diretta dal maestro Beniamino Casavola. Al termine, il saluto del parroco don Andrea che ha ringraziato quanti hanno collaborato per la migliore riuscita dell’evento, svoltosi in maniera solenne ma al contempo anche in clima familiare, invocando San Cataldo perché continui a confermare tutti nella fede.

Prima della recita della preghiera al santo patrono, riportata sul retro dell’immaginetta consegnata ai presenti, l’invito di monsignor Ferro a visitare la basilica cattedrale, culla della nostra fede.

Il simulacro e le reliquie di San Cataldo resteranno in chiesa madre fino a questo pomeriggio, sabato 4 maggio,  per poi essere portate a San Giorgio Jonico, ultima tappa della peregrinatio.

In provincia

Levata di scudi a Grottaglie contro la violazione del Monumento ai caduti

03 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Il Monumento ai caduti di Grottaglie non si tocca! Si arricchisce di nuove importanti adesioni il movimento di protesta che da giorni si è levato nella città delle ceramiche contro la manomissione dell’opera. Ricordiamo che il Comune di Grottaglie ha ottenuto fondi del Pnrr per realizzare una grande e articolata rotatoria all’entrata del Paese, in piazza IV Novembre. La rotatoria è prevista alla confluenza di varie strade, comprese quelle provenienti da Taranto, Monteiasi e Montemesola e Comuni collegati. Ma proprio la grande articolazione della confluenza ha comportato, per i progettisti, la manomissione del Parco monumentale, che è parte essenziale del Monumento. Parco che si deve al grande architetto Piacentini, al cui centro è il gruppo scultoreo realizzato dello scultore Sportelli, inaugurato nel 1958.

L’improvvisa demolizione dei piloni d’ingresso al parco e di parte del muro perimetrale ha provocato voci di protesta autorevoli, tra le quali quelle dell’ex sindaco Raffaele Bagnardi, dell’ex segretario comunale Francesco Spagnulo, di architetti ed esponenti di varie associazioni, che si sono rivolti alla soprintendenza ai monumenti.

Questa ha avviato il procedimento per valutare l’interesse culturale dell’opera ordinando che, nelle more, nessun intervento venga realizzato senza preventiva autorizzazione e impegnando il sindaco stesso, Ciro D’Alò. Che deve anche vigilare affinché non venga intraprese iniziative che possano pregiudicare la salvaguardia del monumento.

Combattenti e reduci

Nei giorni scorsi, la presidenza nazionale dell’Associazione combattenti e reduci, per iniziativa del presidente Antonio Landi, è intervenuta su sollecitazione della Federazione provinciale di Taranto. Richiamando il problema e sottolineando ampiamente il valore storico, simbolico e monumentale dell’opera, Landi ha esplicitamente chiesto “ogni possibilità di variazione del progetto stradale, al fine di tutelare, salvaguardare e valorizzare, unitamente alla stessa piazza IV Novembre, il Parco Monumentale nella sua integrità costitutiva e di trasmettere il messaggio storico degli eroi per la libertà, la democrazia e la Pace fra i Popoli”.

Società di Storia patria

Ma alla sua voce si è aggiunta, ora, quella della Società di storia patria per la Puglia. È il presidente della sezione tarantina, Giovangualberto Carducci a ricordare, nel suo documento, come la monumentale esedra che sostanzia il parco, sia “opera dell’architetto e urbanista Marcello Piacentini, figura di primo piano dell’architettura italiana della prima metà del Novecento. Al centro dell’esedra, antistante ad essa, si ammira l’imponente e significativo gruppo scultoreo di Sergio Sportelli; inoltre, sulla trabeazione sommitale corre l’iscrizione dettata dal celebre latinista Ettore Paratore (…): la Patria, come una Madre, custodisce con somma pietà i suoi Eroi”. “Con la presente nota a nome della Sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia – conclude Carducci – si rivolge pressante appello affinché il consolidato assetto originario dell’intero complesso del Monumento ai Caduti di Grottaglie venga tutelato e valorizzatov prendendo in considerazione per il riordino della viabilità dell’area di piazza IV Novembre l’elaborazione di eventuali soluzioni alternative a quella attualmente avviata”.

Lavoro

Ex Ilva: si faranno i forni elettrici
Sul piano si tratta… aspettando i privati

29 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Il confronto tra governo e sindacati a Palazzo Chigi ha delineato una prospettiva del nuovo piano industriale per l’Ex Ilva di Taranto, destinato a completarsi nel 2027. Esso prevede sia la ripresa della produzione nei primi due altoforni, 1 e 2, attualmente fermi e la costruzione di due forni elettrici, nell’ambito dei programmi di transizione ecologica. Non è previsto, nel piano industriale, il rifacimento dell’Afo 5, la cui rimessa in marcia richiederebbe comunque anni, mentre sono anche esclusi esuberi.

La pianificazione prevede, quindi, la costruzione di due forni elettrici, con l’avvio dei lavori nel 2025, e l’entrata in funzione nel 2027, mirando a produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio annue, per un totale di 6 milioni di tonnellate l’anno nel sito tarantino. Tuttavia, l’autorizzazione del piano contempla una produzione potenziale di 8 milioni di tonnellate. Mentre oggi gli impianti viaggiano a ritmo ridottissimo, producendo circa 1,6 milioni di tonnellate.

Per garantire la continuità produttiva saranno destinati oltre 150 milioni di euro già stanziati dai commissari, con la possibilità di ulteriori 150 milioni, accanto ai 320 milioni del prestito ponte, per il quale si attende entro un mese e mezzo, l’ok dall’Ue, per un totale di 620 milioni di euro entro il 2025.

I commissari assicurano la stabilità occupazionale per tutti i dipendenti.
Prossimo appuntamento fissato per il 7 maggio nella sede di Confindustria a Roma.

I potenziali acquirenti

Nella seconda metà di maggio sono state programmate visite presso gli stabilimenti ex Ilva di società che hanno manifestato interesse per l’acquisto. Lo ha detto – secondo quanto si apprende da fonti sindacali – il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante l’incontro tra governo e sindacati a palazzo Chigi.

“Noi non abbiamo nessuna volontà – ha detto il segretrio generale della Uilm Rocco Palombella – di negoziare un ulteriore accordo, quello del 2018 definisce la difesa occupazionale di migliaia di lavoratori oggi in amministrazione straordinaria. Se l’ispirazione del piano è presentarla all’Ue per ricevere il via libera al finanziamento ponte è una cosa che devono fare loro e di cui devono prendersi la responsabilità”. Per Fernando Uliano, segretario generale della Fim: “ci è stata prospettata un’operazione rispetto a Afo 4 a renderlo capace di produrre quanto più possibile e cerca di rimettere in sesto Afo 1 e Afo 2, ma rispetto ad un piano industriale che si occupa di arrivare ad un obiettivo di 6 milioni di tonnellate e che dia prospettive, abbiamo chiesto un ulteriore approfondimento”.

Al tavolo erano presenti i sindacati Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Ugl metalmeccanici e Usb. Per il governo, oltre a Urso, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in videocollegamento, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

Tracce

Papa Francesco, la guerra e l’intelligenza artificiale

29 Apr 2024

di Silvano Trevisani

L’intelligenza artificiale sarà al centro dell’intervento che Papa Francesco terrà al G7 nel giugno prossimo. Una data alla quale si arriverà, tuttavia, dopo la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, la cinquantottesima che si svolgerà il 12 maggio prossimo, e che verterà proprio su questo argomento. Segno che per la Chiesa si tratta di un problema fondamentale. Il tema della Giornata sarà: “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”. Come tutte le rivoluzioni – secondo la Chiesa – anche questa basata sull’intelligenza artificiale, pone nuove sfide. Perché le “macchine” non contribuiscano a diffondere un sistema di disinformazione a larga scala e non aumentino anche la solitudine di chi già è solo. È necessario che la comunicazione sia orientata a una vita più piena della persona umana. E che vengano alimentate pericolose distorsioni.

Intelligenza artificiale e guerra

È certo, e lo ha anche anticipato il segretario di Stato Parolin in un intervista all’Avvenire, che Francesco porrà al centro del suo intervento il tema della guerra, avendo di fronte i “grandi della Terra”, che certamente se lo aspettano. Ma anche in questo ambito il ruolo dell’IA è centrale, ormai determinante. Il progresso della tecnologia, anche bellica, e la facilità di manopolazione delle coscienze sono vere emergenze per l’umanità.

Le innovazioni che investono il campo dell’intelligenza artificiale e le reazioni che ne conseguono, infatti, si susseguono con tale velocità che si fa molta fatica anche ad aggiornare l’accezione odierna del problema. Partiamo dal presupposto, ormai scontato, che l’IA può fornire aiuti enormi al progresso dell’umanità ma anche causare grossi inconvenienti. È vero che l’Unione europea ha finalmente approvato il regolamento per una politica di cogestione dell’IA. Ma questo regolamento entrerà in funzione solo fra due anni: un arco di tempo che, dati i presupposti, appare davvero spropositato, vista la velocità con cui le innovazioni si susseguono. Anche per questo vanno sottolineati alcuni elementi che fondano l’esigenza di una conoscenza molto più approfondita del settore e di una vigilanza costante. Del problema si parla spesso senza una adeguata conoscenza e senza avere una chiara idea dell’impatto che esso ha già ora sulla vita dell’intero pianeta. L’uomo, infatti, di fronte alla macchina, pur altamente sofisticata, non può e non deve rinunciare all’essere coscienza critica, responsabilità che l’intelligenza artificiale non è in grado di assumere.

Occorre dunque garantire che ci siano le condizioni perché sia l’uomo a governare la macchina e non viceversa.

Due casi significativi

Per sottolineare la gravità, da un lato, e l’importanza strategica dall’altro, sottolineiamo alcuni eventi recenti, riportati dalla stampa, ma non in maniera sufficientemente efficace. Un primo “evento” di grande impatto, e che riguarda da vicino il mondo dell’informazione, è la denuncia che il “New York Times” ha presentato contro OpenAI e Microsoft, le holding mondiali del settore, per “violazione di copyright”: uso illegale del lavoro del quotidiano, per creare prodotti di intelligenza artificiale che gli fanno concorrenza.

Un secondo evento importantissimo è l’impatto già oggi dichiarato che l’IA avrà sull’occupazione. Secondo un recentissimo studio del CEP, Centres for European Policy Network, 20 milioni di posti sono a rischio in Europa da qui a 10 anni se non si interverrà con misure ad hoc. Il Cep sottolinea come siano i lavoratori più qualificati quelli più esposti all’impatto della nuova tecnologia.

Le distorsioni

Ma di distorsioni se ne registrano di gravi in varie direzioni. Ricordiamo che un ingegnere Microsoft, Shane Jones, ha pubblicamente denunciato le gravi vulnerabilità che affliggono Copilot Designer, il software di generazione immagini basato sull’intelligenza artificiale DALL-E 3 di OpenAI: il sistema può essere facilmente indotto a creare immagini violente o sessualmente esplicite, rappresentando un rischio per gli utenti. E ha anche proposto degli inquietanti esempi.

E questa denuncia fa seguito alla recentissima decisione, datata 8 marzo, del Garante della privacy in Italia di avviare una istruttoria nei confronti di OpenAI, sul nuovo modello di intelligenza artificiale, denominato “Sora”. Sarebbe in grado, da quanto annunciato, di creare scene dinamiche, realistiche e fantasiose, partendo da poche istruzioni testuali. Il Garante ha chiesto chiarimenti urgenti poiché il servizio in questione potrebbe avere delle implicazioni sul trattamento dei dati personali degli utenti. Sora sarebbe in grado di generare video di realismo incredibile.

Sora, poi, arriva in un momento molto delicato, perché è questo l’anno delle elezioni americane che mai sono state “accese” come oggi. Quali che siano i pericoli e le opportunità di questa nuova tecnologia sono evidenti, poiché si rischia di concentrare offerta e controllo nelle mani di poche holding, che possono fare il bello e cattivo tempo.

L’Ue deve stringere i tempi

Sarebbe forse necessario che l’Unione Europea abbreviasse i tempi di entrata in vigore della sua legge, ma l’Europa è solo una parte, neppure rilevante, dall’immensa platea immersa in questo nuovo meccanismo globale. È per questo importantissimo l’appello che Papa Francesco lancerà ai potenti della Terra, parlando a loro dalla nostra… terra.

Tracce

Il caso della Canarie insegna: il turismo di massa non è una soluzione!

People gather during a mass demonstration against over tourism which affects the local population with inaccessible housing among other things in Las Palmas de Gran Canaria, Spain, Saturday April 20, 2024. The protests are taking place this Saturday in various Canary Islands. (Europa Press via AP)
22 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Se decine di migliaia di cittadini scendono in piazza a Tenerife e in tutte le Canarie per protestare contro l’intollerabile invasione dei turisti che segno è? Se anche le altre città della Spagna si uniscono alla protesta? Una protesta non nuova in realtà. Già una decina di anni fa la popolazione di Ibiza si era fermata per protestare con il turismo da movida, che portava sull’isola migliaia di persone interessate solo allo sballo. Con tutte le conseguenze che provocava. Il governo prese provvedimenti per limitare l’assalto alle permissive discoteche che invadevano l’isola.

Non è un affare per tutti

Forse che gli spagnoli sono autolesionisti e rinunciano alla mole di denaro che il turismo porta? No, è che il denaro che arriva innanzi tutto arricchisce solo pochi operatori e sovverte la condizioni economiche del territorio, e soprattutto rovina la vita di tutti i residenti. Come? Consumando i beni, producendo una mole di rifiuti insostenibile, inquinando, materialmente ma anche acusticamente e moralmente, e producendo spirali inflattive. Cioè: i prezzi salgono a causa della speculazione degli operatori, ma non salgono solo per i turisti ma per tutti gli abitanti. Anche da noi i prezzi di pizze e gelati sono cresciuti a dismisura e immotivatamente.

Turismo “insostenibile”

Si parla tanto di turismo sostenibile ma per ora il turismo è nelle mani di pochi speculatori che lavorano nella ricezione, nella ristorazione, nel divertimento. L’occupazione creata da questi settori è stagionale e malissimo retribuita. Infatti, gli imprenditori lamentano la mancanza di lavoratori, ma i pochi che accettano per necessità sono costretti a retribuzioni irrisorie e a turni di lavoro massacranti.

Ma sono molti gli elementi che mettono in guardia contro i facili profeti del turismo, che poi sono quelli che vorrebbero trasformare il sud solo a grande luna park, con grave danno per l’ambienta, la vivibilità, il costo della vita. L’Agenzia Europea dell’Ambiente calcolò, nel 2000, che il 7% di inquinamento del Mar Mediterraneo è causato proprio dal turismo insieme al 5% delle emissioni e gas presenti nell’atmosfera. Percentuali apparentemente basse, ma nel tempo cresciute di molto e dall’influenza tutt’altro che insignificante. Lo spostamento di un enorme numero di persone comporta inevitabilmente conseguenze gravi nei paesi ospitanti. L’impronta lasciata dal turista non è solo ambientale, ma anche sociale e culturale e tutto ciò che esso porta con sé.

Anche nei nostri centri

Ma quello che lamentano in Spagna non avviene anche nelle località turistiche a noi vicine? Ostuni, Cisternino, Locorotondo, Gallipoli sono ormai dei grandi refettori a cielo aperto e gli abitanti di quei centri (tranne chi gestisce ristoranti e b&b) sono esasperati: dalla mancanza di tranquillità, di parcheggi, di silenzio nelle ore notturne, dall’aumento dei prezzi, dalla sporcizia, da frequentazioni inquietanti. Le grandi mete turistiche non si accontentano più della tasse di soggiorno ma ora pretendono la tassa d’ingresso, come Venezia o Capri. Un’iniziativa che, lungi da avere effetti deterrenti (i turisti sono sempre disposti a farsi spennare) hanno sono finalità speculative. Se di vuole limitare occorre contingentare, non tassare!

…e migliaia di case sfitte

Ma ci sono altri fenomeni venuti in luce in questi ultimi tempi: gli appartamenti in Italia, un po’ come in tutta Europa, vengono sottratti al mercato dell’affitto e destinati agli affitti brevi, per una rendita speculativa, salvo poi a verificare che uno su tre a Milano è vuoto e a Roma addirittura uno su due. Infatti, quelli che non accettano di aderire alle catene di multinazionali della ricezione e tentano la strade “fai da te” restano a secco. In questo modo le loro case sono sottratte alle famiglie agli studenti ma restano sfitte per la grande illusione dell’affare. Che la speculazione sia il fine concreto dell’operatore turistico lo confermano le politiche nebulose sugli stabilimenti balneari, o la tolleranza verso i taxi che evadono le tasse, cosa che vale anche per i b&b. Lo sapere che l’affitto di tutti gli stabilimenti balneari d’Italia rende allo Stato meno di quanto rendono i soli negozi della Galleria di Milano!?

Altre conseguenze

Sono tante altre le conseguenze negative di questa “ossessione di massa” che è diventata il turismo oggi. Che è indicato da certi economisti, ma soprattutto da una certa politica, come uno dei settori trainanti dell’Italia e del Sud in particolare. È naturale: siamo tutti potenziali turisti: a chi non piace viaggiare!? Ma è evidente che occorrerebbe una disciplina specifica del settore, che ora è una sorta di babilonia che vede da una parte i furbi dall’altra i polli da spennare. Occorrerebbe disciplinare i fitti brevi, la conduzione delle strutture turistiche, lo smaltimento dei rifiuti, i prezzi al consumo, i finanziamenti per recuperi di antichi casali storici che sono semplici ristoranti, le navi da crociere particolarmente inquinanti. E ancora: vigilare costantemente sui lavoratori del settore, sugli orari di permanente nei centri storici, altrimenti destinati allo spopolamento o a diventare luna park. Su questo dovremmo riflettere anche noi che spesso pensiamo al turismo come un toccasana di tutti i nostri guai: non lo è!

E lasciamo state la situazione delle coste che richiederebbe molti approfondimenti specifici.

Hic et Nunc

Monsignor Savino, vicepresidente Cei: la politica per il cristiano è arte mistica

19 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, è intervenuto al convegno “Servono ancora i cristiani in politica?”. Del convegno, svoltosi nella sala Resta della Cittadella delle imprese, per iniziativa di Gianni Liviano, ci siamo già occupati. Ora riportiamo di seguito l’intervista che l’arcivescovo di Cassano allo Jonio ci ha concesso.

I cristiani in politica sono ancora utili e in questo momento che il papa lancia continui appelli alla pace, non ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più?

Non è una questione di utilità. Se interroghiamo la storia, riscontriamo tutto un pensiero di contesto democratico cito Dossetti, La Pira, o anche Lazzati: essi esprimono un pensiero politico e indubbiamente anche un agire politico dei cattolici. Il problema è che questo impegno in politica non va assolutamente vissuto con delle nostalgie verso quello che era il partito dei cattolici. I politici cattolici nella storia sono come l’anima del corpo: un principio di energia. Piuttosto: il problema è che in politica non bisogna adeguarsi alle solite logiche mondane. La politica, diceva un grande teologo, Johann Baptist Metz, la politica è “mistica arte”, quindi è servizio, un’alta forma di carità. Ci vuole, a mio avviso, una presenza dei cristiani in politica, mettendo insieme Vangelo, quindi fedeltà alla sacra scrittura, e fedeltà alla storia. Dobbiamo recuperare anche tutta l’esperienza del Concilio, mi riferisco alla costituzione “Gaudium et spes”: il cristiano gioisce con il mondo, soffre con il mondo, marcando una differenza, perché in certe posizioni non si può cedere assolutamente alle solite lobby di potere.

C’è una questione morale che sta attraversando la politica. I cristiani non ne sono esenti.

La questione morale attiene ai singoli cittadini, ma certamente chi svolge attività politica è chiamato ad esprimere ancora di più quella che è la propria responsabilità etica della propria presenza. Qui cito un autore che penso vada recuperato: Enrico Berlinguer. Egli diceva che la questione morale si pone quando i partiti, o i movimenti e le associazioni, occupano tutte le istituzioni. Rispetto a certe questioni, la politica non deve cedere assolutamente alle lusinghe del potere. Qui è in gioco una responsabilità individuale. Io dico che il cattolico in politica deve essere una stella polare perché deve sentirsi maggiormente responsabilizzato dal fatto che ha una fede, che crede, crede in Cristo e nel suo Vangelo. E il Vangelo non può esser tradito neppure in politica.

E con la guerra come la mettiamo? La politica non si sta mostrando all’altezza e le parole di Papa Francesco cadono nel vuoto.

Il problema della guerra è che ubbidisce sempre a logiche di riposizionamento geopolitico. È di fatto una questione di potere. E quando facciamo prevalere il potere, sia a livello personale, sia a livello istituzionale, sia a livello di “gruppi” succede che essa ci distrugge, ci logore, ci induce a compromettere anche le coscienze, i nostri valori e, in questo caso, anche la tradizione del pensiero cattolico democratico. Occorre uscire da questo guado.

Politica italiana

I cristiani sono chiamati a dare una nuova visione alla politica

19 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Dare ai partiti la consistenza istituzionale che non hanno e dare alla politica una visione che manca totalmente: ecco due dei principali obiettivi che s’impongono ai cristiani oggi. Perché senza i partiti e senza una “visione” la politica diventa preda dei personalismi e del populismo. I cristiani hanno il dovere di impegnarsi per evitare la deriva che non solo l’Italia ma l’intero Occidente stanno vivendo. Attorno a questi imperativi morali e pratici è ruotato il convegno “Servono ancora i cristiani in politica?” svoltosi in un’affollata sala Resta della Cittadella delle imprese. Un dibattito di alto livello che ha visto tra gli autorevoli interlocutori il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, l’arcivescovo di Cassano allo Jonio Francesco Savino, l’onorevole Graziano Del Rio già ministro delle infrastrutture e dei trasporti, l’onorevole Paolo Cioni, segretario nazionale di Demos, l’onorevole Ernesto Preziosi, presidente di Argomenti 2000, Patrizia Giunti presidente della Fondazione La Pira e Luigi Giorgi, coordinatore dell’Istituto Luigi Sturzo. Ideatore e regista dell’iniziativa è stato Gianni Liviano, che da anni svolge un ruolo di stimolo, sollecitazione e provocazione, sempre prendendo le mosse dalla dottrina sociale della chiesa e dalla propria fede, e che di recente ha aderito a Demos. Il saluto dell’arcivescovo Ciro Miniero, impegnato ancora nella visita ad limina coi vescovi pugliesi, è stato portato da monsignor Paolo Oliva, vicario episcopale per il laicato.

Che si avverta il bisogno di tornare a parlare di politica e di democrazia lo ha dimostrato l’attenzione con la quale un pubblico numeroso ha seguito per due ore e mezza interventi molto intensi e ricchi di stimoli. Le vicende politiche di questi anni, gli scandali recenti, il trionfo di sovranismi e populismi, la crescita inarrestabile dell’astensionismo, le ideologie della guerra che vengono alimentate interrogano le coscienze più responsabili, ma provocano sicuramente i credenti, che sono stati, nei decenni scorsi, il lievito della crescita democratica. Proprio per questo è stato importante ripercorrere, con l’aiuto di autorevoli esperti, il contributo fornito al Paese da due statisti del calibro di Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti: grandi cattolici che con Lazzati, De Gasperi, Moro, don Milani e tanti altri, hanno costituito la basa morale, umana e solide di quella democrazia che oggi è messa in pericolo tendenze autoritarie e scissioniste.

“In un momento così difficile per il mondo e per la nostra realtà locale – è la provocazione lanciata da Liviano – proviamo a chiederci se ha ancora senso il nostro impegno che spesso appare sterile e straniero nei contesti” e per questo ha invitato interlocutori particolarmente attenti a autorevoli, espressione del laicato cattolico, impegnati direttamente in ruolo importanti, a fornire risposte all’interrogativo. E a cercare, sulla base dei modelli storici, che furono fondamentali ma che purtroppo sbiadiscono nella nostra memoria, come La Pira e Dossetti, “quello che serve al bene comune” e “come stare insieme”. Due interrogativi non semplici perché, come hanno spiegato gli interlocutori, in una società molto cambiata, i valori cristiani devono confrontarsi con le esigenze che sono maturate oggi e che trovano espressione nelle leggi. E anche perché non sono questi i tempi in cui i credenti possono trovare un “contenitore comune” nel quale agire insieme nel nome dei principi sociali e solidali della chiesa. Anche perché molti che si dicono cristiano e sono impegnati in politica, sostengono idee e principi, come quelli razziali, classisti, divisivi, che sono chiaramente inconciliabili con il Vangelo.

Forti sollecitazioni ma anche proposte concrete, come quella avanzata da Preziosi, che porta avanti un disegno di legge sui partiti, previsto dalla Costituzione ma finora mai attuato, e come l’appello lanciato da Liviano, e finora sottoscritto da mille aderenti, “L’Italia ripudia la guerra”. sono state avanzate dai relatori. Su alcune degli autorevoli interventi, torneremo con altri articoli.

Archeologia

Per la giornata mondiale del fiore visite tematiche guidate al Museo nazionale archeologico

16 Apr 2024

Giovedì 18 aprile e domenica 21 aprile, in occasione della “Giornata mondiale del fiore”, il Museo archeologico nazionale di Taranto accompagna i visitatori più piccoli (dai 6 ai 12 anni) in un percorso di visita dedicato alle “Essenze divine”.

Il mondo vegetale è ben rappresentato nei reperti custoditi all’interno del MArTA – dice la direttrice del Museo tarantino, Stella Falzone – ed è la testimonianza della continua relazione tra l’uomo e l’ambiente, ma anche dell’evoluzione del paesaggio nel corso del tempo. Nel mondo greco e romano piante e fiori erano consacrati alle divinità e sottolineavano la presenza degli dei nei vari momenti della vita dell’uomo. Dal simposio alle competizioni agonistiche, dai rituali religiosi e funerari alla cosmesi e alla medicina: la quercia a Zeus, l’alloro ad Apollo, l’ulivo e il suo prezioso olio ad Atena, la vite a Dioniso.

Lungo il percorso i giovani visitatori e i loro accompagnatori potranno ammirare tra le altre cose, le foglie di edera, i pampini di vite e i fiori di papavero sui crateri di Ceglie del Campo, i motivi floreali sull’orecchino a navicella, sul diadema di Canosa e sulle corone funerarie in oro.

Una visita tematica ma anche una esperienza sensoriale, perché i visitatori, bendati, con il solo senso dell’olfatto proveranno a riconoscere le piante aromatiche e gli oli profumati (aromata) e durante un laboratorio creativo realizzeranno coroncine di fiori e foglie traendo ispirazione dai reperti osservati.

L’esperienza, dalla durata di circa un’ora e mezza, è riservata ai bambini dai 6 ai 12 anni accompagnati da un adulto. Il 18 aprile il percorso tematico è programmato per le ore 17.30, mentre il 21 aprile per le ore 11.00. Prenotazione obbligatoria al numero di telefono: 099.4532112.

L’attività sarà gratuita per i bambini, mentre il costo del biglietto di ingresso al MArTA per gli accompagnatori sarà di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni.

Nella stessa giornata, in diversi orari, potranno essere prenotate visite tematiche a pagamento a cura della società Aditus concessionaria per i servizi aggiuntivi del MArTA. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito del Museo archeologico nazionale di Taranto all’indirizzo www.museotaranto.cultura.gov.it selezionando la voce “biglietteria”.

Tracce

Il potere logora soprattutto chi ce l’ha

15 Apr 2024

di Silvano Trevisani

“Il potere logora che non ce l’ha”. La storica sentenza di Andreotti, che magari ci ha fatto sorridere per anni, ritorna oggi sconcertante. Essa dimostrava l’arguzia spavalda di chi è sempre stato con le mani in pasta e mette alla berlina chi invece al potere non riesce ad arrivarci. È un incitamento a tenersi stretto il potere in qualsiasi modo e una umiliazione per chi si oppone, magari per sostenere le ragioni della minoranza. In fondo, è storicamente fasulla.

Non è il caso neppure di citare personaggi simbolo che hanno pagato la sete di potere, da Giulio Cesare a Napoleone, da Mussolini a Hitler. Ma basta guardare a quello che la storia recente, anche del nostro paese, ha attraversato.

L’ideologia della forza, che si afferma anche dalle nostre parti con la banale giustificazione che solo chi comanda può fare il bene degli altri, diventa spesso un modo di garantirsi la gestione del potere e di tutto quello che esso garantisce: arricchimento personale, appropriazione dei beni della terra, favoritismi e così via.

Non siamo d’accordo neanche con chi si vanta di togliere persone e adesioni alle altre forze politiche, per accrescere il consenso, come è accaduto alla giunta regionale, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: non è una corretta azione politica. È sleale esercitare il potere, sventolarne il fascino, per togliere adesione agli altri. È logico pensare che il trasformismo, pur non rappresentando un reato, sia un malcostume, quanto meno un gesto di maleducazione nei confronti di chi ti ha votato perché eri in un progetto politico che ora rinneghi. Qualcuno dirà: ma quelli votavano me non il mio partito: peggio! Nessuno può sostituirsi a un’idea, quando questo avviene (fece così Mussolini che da socialista diventò dittatore) non è mai un bene. Spesso è un disastro.

I più grandi insegnamenti, in fondo, derivano dagli sconfitti dalla logica umana. A partire da Gesù Cristo, per venire a Papa Francesco i cui appelli alla pace sono persino irrisi.

A chi si accoda al potere per “gestire” preferisco il paradosso di don Milani che, parlando ai militanti comunisti, disse: “io lotterò per aiutarvi ad arrivare al potere, ma dal giorno dopo sarò vostro avversario”.

E che dire di Pasolini che, con parole straordinarie, lodò l’educazione alla sconfitta: “Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare… A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. È un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco”.

Quando ero piccolo mia madre mi insegnò che “chi va al mulino s’infarina”. E così chi arriva al potere difficilmente non s’imbratta. Forse la logia di don Milani ci spingerebbe a non desiderare di imbrattarci a nostra volta ma ad auspicare una “ripulitura reciproca”.

Lavoro

Ex Ilva, ex Tct, Alenia, Isola Verde… tante ombre in tanta indifferenza

12 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Mentre le attenzioni del mondo politico e le diatribe quotidiane si caratterizzano per la litigiosità e scontri ideologici spesso vacui, nel nostro territorio il lavoro diventa sempre più un’emergenza. Nessuno sembra occuparsene seriamente se non le organizzazioni sindacali direttamente coinvolte. Oltre che le centinaia di famiglie che sono alle prese con i disagi economici e quelli sociali conseguenti.

Molte sono le vertenze aperte e che riguardano, come dicevamo, varie centinaia di lavoratori che non possono guardare al futuro con tranquillità. Imprese industriali e dei servizi, commercio, terziario in generale versano in cattive condizioni, mentre si parla con infondato ottimismo di sviluppo turistico, di crociere che approdano in città, di innovazione. Persino di impresa culturale.

Questo vuol dire che tra la società reale e quella virtuale (che si esprime pubblicamente, o nei sociale, attraverso comunicato stampa e proclami istituzionali) c’è una distanza crescente.

Ex Ilva

Il primo fronte aperto resta sempre quello dell’Ilva sul quale, dopo il commissariamento deciso dal governo e i primi atti conseguenziali, restano molti punti interrogativi. Sia sulla ripresa produttiva, sia sull’ambientalizzazione, sia soprattutto sull’occupazione e il destino di centinaia di lavoratori dell’appalto e delle loro imprese. I sindacati dai categoria chiedono di continuo incontri specifici con la nuova dirigenza e soprattutto chiedono le garanzia finanziarie per la rimessa in efficienza e sicurezza degli impianti. Oggi, infatti, viaggiano a marce ridottissime e non vi sono ancora tappe definite per il futuro prossimo.

Ex Tct

La situazione più delicata, al momento, resta quella dei 330 lavoratori ex Tct, in carico alla società portuale Taranto Agency Port Workers, ai quali dal 1° aprile è scaduta la vigenza dell’IMA. Il governo, infatti, nella finanziaria non ha voluto inserire il rifinanziamento. Il che significa, oltre al mancato sostegno economico, pur ormai ridotto all’osso, la perdita del diritto di precedenza nelle assunzioni di personale nelle imprese che dovrebbero nascere in ambito portuale. Un condizionale quanto mai d’obbligo dopo che il Gruppo Ferretti, che doveva impiantare uno stabilimento per la costruzione di yacht di lusso, ha deciso di ritirarsi: troppo lente le procedure per rendere disponibili le aree in cui insediarsi. Una grande delusione per tutti, a quanto pare, ma non per il sindaco il quale ha dichiarato che su quel progetto non c’era da fare affidamento.

Ora i lavoratori minacciano di autoconvocarsi a Roma, al ministero, se non dovesse essere convocato il richiesto incontro.

Isola Verde

Anche per i 90 lavoratori di Isola Verde, rimasti in servizio dopo i prepensionamenti e le uscite volontarie, rispetto ai 145 che dalla gestione della Provincia erano transitati al Comune di Taranto, incombe lo spettro della disoccupazione. Terminate le risorse del progetto Green Passage, nel quale erano stati occupati per la pulizia delle sponde del Maro Piccolo, i lavoratori, che in passato sono stati impegnati su diversi fronti (ricordate la definizione di lsu?), vedranno scadere i contratti alla fine di aprile. I tentativi dei sindacati di procurare loro nuovi contratti, passando magari per Infrataras, sono stati finora improduttivi.

Leonardo

Ma anche per Leonardo, innovativa impresa insediatasi nell’ara aeroportuale di Grottaglie, con molte ambizioni, e che invece, dal suo insediamento sulle ceneri di quello che era stato Atitech (altra scommessa perduta) non ha mai diversificato, la situazione resta “nebbiosa”. La produzione delle fusoliera del 787 resta limitata, non si sa bene se per difetti qualitativi, se per gli effetti della pandemia, se per i guasti che hanno riguardato alcuni velivoli. Tra cassa integrazione, utilizzo di buona fetta delle maestranze su siti esterni e limitata produttività, la chiarezza latita. Ma ora un comunicato della Boeing ha annunciato un drastico ridimensionamento dell’utilizzo mensile delle fusoliere. Il consigliere comunale Vito Rossini, subentrato al dimissionario Alfredo Traversa, chiede chiarezza a Leonardo.

Insomma: le tante vertenze in atto richiederebbero un’attenzione più stringente da parte di politica e istituzioni

Musica

Il grande organista belga François Houtart in concerto all’organo rinascimentale di Grottaglie

10 Apr 2024

Fa tappa a Grottaglie la 3a Rassegna organistica itinerante internazionale 2024 organizzata dall’Associazione Amici della musica di Castellana Grotte guidata dal maestro Grazia Salvatori, con il patrocinio della Regione e del ministero dei Beni e delle Attività culturali, e con la collaborazione della Chiesa madre collegiata Maria SS.ma Annunziata e della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo. Il maestro François Houtart terrà venerdì 12 aprile alle 20.15, un concerto al prestigioso organo rinascimentale della Chiesa madre, in piazza Regina Margherita guidata dal parroco don Eligio Grimaldi. Nel sottolineare l’importanza dell’appuntamento, il maestro Nunzio Dello Iacovo, ricorda anche che a breve riprenderà la Rassegna organistica grottagliese, della quale è direttore artistico, giunta alla quinta edizione, che ospiterà, come negli anni passati, organisti di chiara fama attratti dalla preziosità del nostro antichissimo organo rinascimentale.

François Houtart, nato a Bruxelles, ha iniziato gli studi d’organo prevalentemente con Paul Sprimont e li ha completati con un diploma superiore (classe di Hubert Schoonbroodt) al Conservatorio reale di Bruxelles. Oltre a numerose altre materie, ha ottenuto anche il diploma superiore di musica da camera con grande distinzione e la licenza dì composizione con distinzione. Ha tenuto concerti in una quindicina di paesi europei, Ha registrato otto CD e trasmesso alla radio belga e colombiana. Ha tenuto corsi in Romania, Belgio, Francia, e America Latina, si è occupato di canto gregoriano, frequentando i corsi di Don Saulnier e dirigendo la Schola grégorienne della Basilique du Caré-Coeur di Bruxelles dal 1992 al 2009. Con “Cor Sacratissimum” è stato riconosciuto come compositore dalla Federazione Vallonia-Bruxelles del Belgio dal ministero della Cultura.

In programma brani di Hernando de Cabezón, Jan Pieterszoon Sweelinck, Girolamo Frescobaldi, Josè Jiménez, Habraham Van Den Kerckhoven, padre Antonio Soler, Johann Raspar Kerll, Johann Jakob Froberger.

L’organo di Grottaglie, il più antico di Puglia e tra i più antichi d’Italia – ci ricorda Rosario Quaranta – è uno strumento di straordinaria importanza nel panorama dell’arte organaria. L’analisi tecnico-fonica dello strumento, l’osservazione della cassa lignea e della cantoria e i precisi riscontri documentali, hanno portato alla conclusione che l’organo è ben anteriore al 1587, data della sua risistemazione da parte dell’organaro leccese Orfeo De Torres che compare sul prospetto della cantoria. Si tratta di un organo che presenta alcune particolarità che lo rendono per certi aspetti unico, come la tipologia delle antichissime canne del flauto conico di origine nordica, e il fatto che conserva ancora le originali canne cinquecentesche.

Emergenze sociali

Operaio di San Marzano ha perso la vita mentre lavorava sulla Taranto-Avetrana

La strage continua: è il sedicesimo infortunio mortale in Puglia dall’inizio dell’anno

09 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Morti sul lavoro: la strage continua. Un operaio di 59 anni, Angelo Cotugno, di San Marzano di San Giuseppe, ha perso la vita martedì 9 mentre era a lavoro con la sua azienda, la Semat, impegnata nel cantiere di un cavalcavia sulla tangenziale sud, della nuova strada che collega Taranto ad Avetrana, nota come Regionale 8. Ancora una volta, come è già accaduto nei giorni scorsi, è stata una scarica elettrica, provocata dal contatto del mezzo sul quale l’operaio lavorava, con i cavi dell’alta tensione a provocare la morte per folgorazione. Inutili i tentativi per rianimarlo da parte degli operatori del 118 intervenuti sul posto.
Si tratta della sedicesima vittima in Puglia dall’inizio dell’anno, mentre gli infortuni denunciati sono stati 4.223. A conferma inquietante della pericolosità del lavoro che dovrebbe garantire la sopravvivenza ma spesso è causa di morte.
Insufficienti si sono rivelate finora le misure introdotte dal ministero del lavoro, dopo i tragici avvenimenti, vere e proprie stragi, registratisi in Piemonte e Toscana. Che non hanno tenuto in debita considerazione le iniziative di protesta indette dalle organizzazioni sindacali per chiedere misure innovative e maggiore vigilanza. Cosa quest’ultimo resa molto complicata per via dell’assoluta inadeguatezza del numero degli addetti al controllo, che di fatto non può incidere in maniera significativa.
La procura della Repubblica di Taranto ha aperto una inchiesta per accertare la dinamica dell’infortunio e eventuali responsabilità. Sul posto il pubblico ministero di turno, Antonio Natale. E i sindacati si sono affrettati a chiedere che si faccia piena luce sulla vicenda e si assumano iniziative idonee a restituire dignità e sicurezza al lavoro.

Le reazioni dei sindacati

“Il terribile incidente avvenuto in un cantiere stradale sulla Taranto-Avetrana – dichiarano Gianfranco Solazzo, segretario generale della Cisl Taranto-Brindisi, e Gianmarco Passiatore, reggente della Filca-Cisl territoriale – è la dimostrazione che sulla sicurezza nei luoghi di lavoro c’è ancora tantissimo da fare. Siamo vicini alla famiglia del lavoratore e continuiamo la mobilitazione lanciata a livello nazionale dalla Cisl per sensibilizzare le persone, confrontarci con le imprese, chiedere interventi alle istituzioni”. E sostengono che “formazione, prevenzione, innovazione, applicazione del contratto, cultura della sicurezza e percezione del rischio sono gli strumenti a disposizione di noi tutti per evitare nuovi incidenti nei cantieri”.

“La Puglia – commenta da parte sua il segretario regionale della Uil Gianni Ricci – nelle primissime posizioni della classifica dei territori meno sicuri per le lavoratrici e i lavoratori. Ci continuiamo a chiedere: come avrebbero reagito se tutte queste morti fossero state provocate dalla criminalità organizzata? La strage va fermata con ogni mezzo, eppure nonostante le nostre continue rivendicazioni, la reazione della politica e delle istituzioni è tuttora debole, del tutto insufficiente: l’unica proposta che è stata formulata dal Governo è una patente a punti in cui la vita umana è valutata una manciata di crediti”.

“Oggi è un giorno pessimo per tutti noi – commenta il coordinatore della Uil Taranto Pietro Pallini -. È un evento, ennesimo, che stappa la vita di un lavoratore intento solo a portare il pane a casa. Non servono altre parole. Ne abbiamo dette 1043 nel corso del 2023 e oltre 200 nei primi tre mesi del 2024. Vite spezzate, prima che numeri. Le mie ultime, poche parole, le rivolgo al Governo, nel fare tutto ciò che sino ad ora non è stato fatto. La legge 81 del 2008 è già di per sé articolata e vasta, ma che da sola è evidente non basta”.

Il presidente della Provincia

Il presidente della Provincia, Rinaldo Melucci, esprime, in una nota “un sentito e profondo cordoglio alla famiglia del lavoratore che questa mattina ha perso la vita nei pressi della tangenziale sud durante le attività di ripristino dell’area”.