Arte

Retrospettiva dell’artista francese Georges Noël nelle sale del Crac Puglia

05 Mar 2024

Sabato 9 marzo alle ore 18 nelle sale del Crac Puglia, Centro di ricerca arte contemporanea, della Fondazione Rocco Spani, in corso Vittorio Emanuele II n. 17, avrà luogo l’inaugurazione della retrospettiva di Georges Noël, artista francese scomparso nel 2010. La mostra progettata da Giulio De Mitri è curata da Roberto Peccolo per la X edizione di Mysterium Festival 2024. L’esposizione propone una raccolta di opere pittoriche su carta e tela: Palinsesti e Paesaggi notturni 1961/2000, per celebrare il centenario della nascita del maestro, che per tanti anni ha profuso, impegno e assidua ricerca.

Georges Noël studia disegno, pittura, design e ingegneria. Dal 1947 al 1955 lavora come progettista-disegnatore nell’azienda aeronautica Turboméca a Pau. Nel 1956 si trasferisce a Parigi, dedicandosi completamente alla pittura. Il suo lavoro attinge all’arte informale, dal quale prende a prestito differenti forme espressive: dal gesto al segno alla materia, sviluppando una pittura-scultura in “movimento”.

In occasione della mostra è stata realizzata per le edizioni Peccolo, una pubblicazione contenente testi di Giovanna Tagliaferro, Margit Rowell, Federico Sardella e uno scritto dell’artista, apparato iconografico e note bio-bibliografiche sull’artista. “Le opere proposte in questa occasione espositiva – scrive il critico e storico dell’arte Federico Sardella, in catalogo – possono essere lette considerando la loro secca, esatta presenza ma, al tempo stesso, possono essere considerate anche in qualità di tavole affioranti dall’universo creativo dell’artista. Moniti di un metodo, compositivo e strutturale. Accenni a un discorso notevolmente più ampio, tessere vitree di un mosaico parziale, che nella sua interezza vorrebbe essere costituito da tutte le piccole e le grandi opere concepite dell’autore, e del quale, come in questa rassegna, alcuni tasselli affiorano con affascinante evidenza”.

La mostra è patrocinata dall’arcidiocesi, dall’Ico Magna Grecia, da Comune, Regione, e Accademia di belle arti di Bari, con la collaborazione di istituzioni territoriali e nazionali. Durante il periodo della mostra, si terranno visite guidate, incontri d’esperienza e laboratori didattici per le scuole del territorio.

Il programma dell’inaugurazione prevede, dopo i saluti del vicesindaco Gianni Azzaro, l’introduzione di Giulio De Mitri, presidente del comitato scientifico del Crac e di Pietro Romano, direttore artistico OMG. Seguiranno gli interventi di Margit Rowell, critico e storico dell’arte, già capo curatrice del Department of drawings del Moma di New York; Catherine Bédard curatrice e critico d’arte, docente all’Università III – Sorbonne Nouvelle di Parigi; Giancarlo Chielli, direttore Accademia di belle arti di Bari.

La mostra è visitabile dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Sabato e festivi su appuntamento. Info www.cracpuglia.it email cracpuglia@gmail.com / roccospani@gmail.com tel. 099.4713316 / 348.3346377

La mostra resterà aperta sino al 30 aprile 2024.

 

Eventi a Taranto e provincia

Elezione del presidente e del direttivo della Società Dante Alighieri comitato di Taranto

05 Mar 2024

L’assemblea dei soci della Società Dante Alighieri- comitato di Taranto si è riunita, nella sala della biblioteca della parrocchia “San Pasquale Baylon” dei frati minori, per l’approvazione del conto consuntivo 2023, per un rendiconto delle attività svolte nel corso dell’ultimo anno e per l’elezione del presidente e del direttivo.

Le attività sociali del 2023

Nel corso dell’anno sociale trascorso, la Società Dante Alighieri – Comitato di Taranto ha svolto una proficua attività culturale con tantissime iniziative a favore della pace, sulla cultura letteraria e artistica nel principato di Taranto, sul cambiamento del linguaggio verbale nell’età postmoderna, per la valorizzazione della lingua latina, per ricordare l’impunito assassinio di Ipazia, per ricordare la produzione poetica di Angelo Lippo, il centenario della nascita di Pierpaolo Pasolini, di don Lorenzo Milani, il ventennio della scomparsa di Giacinto Spagnoletti.

Particolarmente partecipate le presentazioni di testi letterari di autrici e autori tarantini, tra i quali Giovanni Battafarano, Massimo Mapelli, Ida Russo, Silvano Trevisani.

Momenti significativi dell’anno sociale dell’associazione sono stati la Giornata della Dante e il “Dantedì”, a cura degli studenti del liceo “Archita” coordinati dalla professoressa Stefania Danese e dal professor Antonello Serra, il progetto “Lei, lui in Dante” curato dagli alunni della V C del liceo Aristosseno con la guida della professoressa Loredana Russo, la presentazione di una monografia sull’XI canto del Paradiso, “Quel padre e quel maestro. Il San Francesco di Dante”, a cura del preside Guglielmo Matichecchia. L’associazione ha partecipato a iniziative a difesa di importanti beni naturali e culturali del territorio, come il fiume Galeso e l’arredo artistico dell’artista Nicola Carrino in piazza Fontana.

Molte iniziative sono state realizzate in collaborazione con importanti associazioni culturali del territorio.

L’elezione del presidente onorario Paolo De Stefano

Per acclamazione, l’assemblea ha rieletto il preside Paolo De Stefano presidente onorario del comitato per la sua stimata attività di ricerca, di studio, per le tantissime pubblicazioni di critica letteraria dedicate, in particolare, a Dante e a Pascoli, per le “Lecturae Dantis” in numerose città d’Italia e per le rilevanti responsabilità nella Società Dante Alighieri. De Stefano, allievo di Luigi Russo, titolare di medaglia d’oro del ministero della P.I. , socio ordinario dell’Accademia pugliese delle scienze, è presidente del Centro studi di italianistica e direttore della rivista di cultura letteraria “L’Arengo”.

L’elezione della presidente José Minervini

La professoressa José Minervini, presidente in carica dal 2003, è stata rieletta, per acclamazione, per il quadriennio 2024- 2027.

La professoressa Minervini è laureata in Lettere e Filosofia, già docente di Italiano e Latino nel liceo classico “Aristosseno”, giornalista pubblicista con collaborazioni in tantissime testate giornalistiche, riviste di arte e di letteratura, autrice di antologie e di saggi di critica letteraria, di numerose raccolte di poesia, meritando importanti premi letterari e riconoscimenti per l’ampia attività culturale e l’apprezzato impegno sociale.

Ѐ vicepresidente dell’associazione culturale Cesare Giulio Viola, cofondatrice del Mudit (Museo degli illustri Tarantini), è dama di Commenda con Placca dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

L’elezione del Direttivo

Dopo aver ricordato il preside Stefano Milda, già vicepresidente del Comitato, e la professoressa Dora Cravero Greco, componente del direttivo, recentemente scomparsi, due soci che seppero dare all’associazione il contributo della loro alta professionalità e umanità, è stato eletto il direttivo composto dai professori Teresa Bosco, Clara Conte, Annamaria Converti, Stefania Danese, Anna Grasso, Adriana Laruffa, Titina Laserra, Antonio Liuzzi, Guglielmo Matichecchia e Mariangela Tarantino.

Successivamente si è riunito il direttivo per procedere all’elezione del vicepresidente e del segretario organizzativo e tesoriere. Su proposta della presidente Minervini, sono state elette all’unanimità: Mariangela Tarantino, vicepresidente; Annamaria Converti, segretaria organizzativa e tesoriere.

Settimana della fede

“L’impegno di tutti a infondere speranza, amore, gioia, pace nel cuore dell’umanità”

02 Mar 2024

 Le parole dell’arcivescovo a conclusione della Settimana della Fede

Di seguito, l’omelia dell’arcivescovo pronunciata nella santa messa a conclusione della Settimana della Fede, trascritta integralmente dalla professoressa Elena Falcone, che ringraziamo.

La Parola di Dio che è stata proclamata ci ha presentato nella prima lettura, tratta dal libro della Genesi, l’uomo dei sogni Giuseppe ed il Vangelo la parabola della vigna. Quindi, un fratello che viene venduto schiavo (nella prima) e dei servi che vengono uccisi e perfino il figlio del proprietario della vigna che è messo a morte (nel Vangelo). Giuseppe è destinato a salvare i suoi fratelli quando essi andranno a cercare in Egitto cibo da mangiare e così Gesù attraverso la sua morte e resurrezione diventa pane di vita per quanti credono in Lui. Da ognuna delle malvagità umane nasce un disegno nuovo e inatteso, ma sicuro a motivo di un Dio capace di volgere a bene tutto quello che l’uomo abbruttisce. Resta il mistero del giusto che deve pagare per l’iniquità degli altri: Giuseppe soffre il tradimento dei fratelli, la prigionia, la calunnia.

I servi della parabola ed il figlio del padrone sono messi a morte. Se la storia della salvezza dovesse essere gustata soltanto attraverso le coordinate umane, sarebbe miseramente fallita moltissime volte. Ma Dio sa scrivere diritto sulle vie storte di noi uomini e ha scelto di prendere contatto con la nostra umanità che, anzi, nel Figlio condivide in tutto eccetto la ribellione del peccato, rendendoci partecipi del suo mistero di vita. È questa la novità del Dio d’Israele, il Dio di Gesù Cristo. È questa la novità che ci dona speranza, lo sforzo di superare continuamente noi stessi che ci porta a condividere il disprezzo del peccato per essere rinnovati nel più profondo del cuore. Miei cari, non è questa la nostra vocazione? Siamo stati chiamati a diffondere nelle relazioni umane l’amore impresso da Dio nei nostri cuori. Il Padre ci ha fatto dono di sé nel Figlio e ci ha resi capaci di vivere in comunione con Lui e con l’intera umanità purché ci lasciassimo guidare dal suo Santo Spirito. La pagina evangelica getta inoltre una luce importante sul nostro modo di lavorare nella Chiesa e nel mondo. Essa richiama la pagina della Genesi in cui si dice che Dio ha affidato il giardino all’uomo affinché lo custodisse. I vignaioli hanno lavorato considerandosi i proprietari della vigna. Invece noi come loro siamo semplici custodi di un bene che non ci appartiene fino in fondo. Per questo Gesù ci dice che quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto cioè quanto dovevamo fare. Eppure proprio qui risiede la grandezza dell’uomo, qui vediamo la sua altissima vocazione nell’essere depositario della fiducia di Dio. C’è una fiducia incondizionata del Signore verso ogni persona. Il Creatore si fida e si affida alla sua creatura, non lascia le guardie a sorvegliare la vigna ma, al contrario, pone tutto il suo bene nelle nostre mani. Il Signore ci dona una realtà che Lui per primo ha curato amorevolmente e ha fatto crescere. Ha lavorato nella vigna prima di noi e dunque, essendosi Egli personalmente compromesso, essa è diventata per Lui un bene inestimabile. Tutte le persone e le situazioni che incontriamo nell’apostolato e nel lavoro appartengono a Dio, rappresentano la vigna che il Padre ha piantato e ha curato. Nostro compito è prenderci cura di loro come un bene che ci è stato affidato, questo deve essere sempre più e sempre meglio il nostro atteggiamento nei confronti delle persone che incontriamo: non padroni, ma umili operai nella vigna del Signore. Ammettiamolo, però: non è semplice però prendersi cura degli altri e cioè prestare attenzione, ascoltare, camminare insieme, vivere in fraternità e cogliere tutto il bene che è presente nel mondo. No, non è semplice anche per le nostre esperienze di vita pastorale. L’immagine del figlio, inviato da Dio per raccogliere i frutti potrebbe indurre a leggere la venuta di Gesù come motivata dalla finalità di sottrarre indebitamente all’uomo beni e sostanze faticosamente prodotti. In realtà, da come chiariscono tanti brani del Vangelo, è solo grazie alla presenza del Figlio che siamo in grado di raccogliere i frutti. Ricordiamo le parole di Luca: “Chi non raccoglie con me, disperde”. Oppure quella di Giovanni: “ Chi rimane in me ed io in Lui porta molto frutto perché senza di me non potete far nulla”. Alla fine è Gesù l’autentico frutto della vigna, il frutto abbondante generato dal seme caduto in terra è morto, perché la vita non ci fosse tolta ma restituita. L’impegno dunque di ogni comunità è dunque quello di  camminare insieme. Lavorare insieme per l’annuncio del Vangelo non è un optional. I nostri non sono circoli ricreativi o, come dice il Santo Padre, delle onlus, ma siamo portatori del Vangelo, della novità di vita di Gesù con tutta la potenza del suo amore che portiamo dentro e con tutti i segni dell’amore che leggiamo nella storia tante volte piegata dalla sofferenza. Ricordiamolo sempre: noi apparteniamo a Cristo e in Lui siamo figli di Dio, chiamati a vivere in comunione con Lui e realizzare nella fraternità un mondo nuovo nell’amore e nella gioia.

Quanto ci hanno aiutato in questi giorni i relatori che hanno animato le quattro serate di questa 52.ma Settimana della Fede, aiutandoci ad entrare ancora meglio nel cuore del nostro essere credenti e comunità, credenti e testimoni dell’amore, credenti e uomini e donne di speranza, credenti che sanno di partecipare attivamente alla vita di Dio e partecipano quotidianamente alla vita di Dio degli uomini e delle donne del nostro tempo! Ci hanno aiutato a leggere il nostro essere cristiani nella potenza di un Amore grande, che proprio perché è Amore raccoglie tutti. Ma quanto dobbiamo faticare, perché ci convinciamo che tutti sono amati da Dio: non solo quelli che ci vengono incontro, ma sono amati da Dio particolarmente quelli che noi sentiamo lontani,  forse dai nostri occhi, ma non lontani da Dio. L’impegno di ciascuno di noi allora è quello di infondere speranza, amore, gioia, pace nel cuore dell’umanità. Miei cari, sono questi i frutti del cammino sinodale che abbiamo percepito e che in queste sere, alla luce delle riflessioni e delle esperienze offerteci, hanno rinvigorito i nostri cuori. Intercedano per noi San Cataldo, i patroni della nostra Comunità e la Vergine Maria che qui invochiamo sotto il nome di Gran Madre di Dio.

Foto G. Leva

Ambiente da preservare

Mar Piccolo, la “Città che vogliamo” lancia la sfida. Il Comune, a suo modo, risponde

29 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Ma il Parco del Mar Piccolo diventerà mai realtà? L’interrogativo riecheggiava già all’indomani dell’approvazione della legge istitutiva regionale. Appare subito chiaro che ci sono delle resistenze importanti. La prima è quella del sindaco Rinaldo Melucci che pretende la riperimetrazione dell’area individuata dalla legge costitutiva. I motivi sono facilmente intuibili: ogni volta che si mette mano al territorio e al suo assetto, emergono interessi e paure. Gli interessi sono quelli legati soprattutto alla manomissione del suolo, questione nella quale Taranto vanta un primato assoluto: lottizzatori e investitori pubblici e privati hanno sfigurato da tempo la città e le sue proverbiali bellezze. Un piano regolatore che negli anni Settanta sbagliò completamente le previsioni di crescita ha fatto il resto. Ora si attende un nuovo piano mentre si apprende che il Tar ha dato nuova linfa all’ipotesi di cementificazione del comparto 32, anche perché il Comune non si è presentato all’udienza.

Il Parco

Proprio per tutelare quello che resta, a partire dall’elemento naturalistico fondamentale, come il Mar Piccolo, l’allora consigliere regionale Gianni Liviano si mise a capo di un movimento d’opinione e politico che, dopo una lunga battaglia e una petizione popolare ricca di 25.000 firme, portò al varo della legge istitutiva. Non che il Mar Piccolo sia immune da manomissioni, passate e recenti, come l’assedio dell’Italsider e ancor più quello dell’Arsenale, prima fonte inquinante, ma è ancora possibile grazie anche alle risorse “proprie” della natura, che com’è noto fa versare nello specchio d’acqua numerosi rigagnoli e citri, si può ancora salvare e, se se vuole, valorizzare al meglio il Mar Piccolo.

Proprio di questo si è parlato nella tavola rotonda organizzata da “La città che vogliamo”, nella sede di via Fiume, che ha visto un ricco e variegato tavolo di relatori: il sindaco di San Giorgio Jonico, Nino Fabbiano, i docenti dell’Università di Bari, Vito Santamato e Rino Montalbano, i responsabili del Wwf e di Legambiente Gianni De Vincentis e Valentino Traversa, il presidente dell’associazione delle cooperative Agci-Pesca Emilio Palumbo e il rappresentante di Confcooperative Carlo Martello.

La tavola rotonda

A introdurre e moderare il dibattito, naturalmente: Gianni Liviano, che ha ricordato come le 25.000 firme raccolte avessero l’obiettivo di convincere il Comune di Taranto a non ostacolare il progetto del parco. Due gli anni impiegati per costruire la proposta di legge assieme a tutte le organizzazioni e associazioni interessate, quattro quelli trascorsi dall’approvazione della legge. Nel frattempo non è successo assolutamente niente. Obiettivi del parco sono la conservazione di un patrimonio rilevantissimo e valorizzare ai fini economici un territorio che potrebbe diventare uno degli attrattori turistico culturali della città. Assieme a Museo e Castello che però non sono sufficienti a garantire presenze stabili di turisti nel territorio cittadino.

“L’incontro di oggi – ha detto Liviano – vuole essere da stimolo all’amministrazione per tentare di giungere alla costituzione di un consorzio che possa dal via al parco. Riperimetrare come vorrebbe il sindaco significherebbe cominciare da capo, impiegando ancora tanto tempo, con rischio di vanificare tutto”.

Un covegno del Comune

In un certo senso, la risposta del Comune non si è fatta attendere. Apprendiamo, infatti, che il Comune ha organizzato l’eventoProgetti del Parco naturale regionale Mar Piccolo”, che si terrà il 5 marzo nel salone degli specchi di palazzo di città. Dopo i saluti istituzionali da parte del sindaco Rinaldo Melucci, Anna Grazia Maraschio (assessore all’Ambiente della Regione) e Caterina Dibitonto (dirigente dell’Ufficio parchi della Regione), seguiranno diversi interventi tecnici e specialistici durante i quali verranno presentate le best practices e le strategie adottate per la gestione sostenibile del parco del Mar Piccolo.

Libri

La poesia di Lucilla Trapazzo: Il viaggio, metafora della vita, restituisce identità

28 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Il viaggio è una classica metafora della vita. Viaggi mitici sono il tentativo di assolutizzare il senso di vite che dal mito assumono valore di assolutezza, quasi trascendente. Un viaggio in forma di poesia ci fa riandare con la mente ai primi, grandi poemi epici del passato, e ci stimola a guardare con gli occhi della mente. Ci guida alla scoperta di un mondo, che rivive descrittivamente nelle pagine del libro.

E proprio il viaggio, nella più ampia accezione di conoscenza del mondo, è il tema Paralleli e meridiani, titolo dell’ultima silloge di Lucilla Trapazzo, fresca di stampa per le edizioni Macabor, con la prefazione di Mara Venuto. Un titolo che già da solo ci apre orizzonti geografici concreti, che poi vengono dettagliatamente specificati per ogni poesia. Dal momento che l’autrice propone per ogni poesia, sotto il titolo, anche le coordinate Pgs del luogo cui la poesie è dedicata. Perché se ne abbia precisa contezza e persino l’immaginazione che è stimolata dai versi, possa trovarsi catapultata in un luogo preciso.

L’autrice

L’autrice, poeta, traduttrice, artista e performer italo-svizzera, dopo anni trascorsi all’estero, per studio e lavoro, nella DDR, a Bruxelles, a Washington DC e a New York City, ora vive a Zurigo, Svizzera. Collabora con riviste internazionali con le quali ha stretto contatti nei suoi numerosi, continui viaggi alla scoperta del mondo. E proprio le emozioni intime scaturite da questi viaggi, dall’esplorazione visiva di luoghi tra loro così diversi e lontani, danno sostanza al racconto descrittivo. Che è pieno di colori, di geometrie, di luoghi che diventano spirituali, coscienziali.

È una poesia descrittiva la sua che unisca i luoghi attraverso un racconto emozionale che è tutto intimo. Ma trasfuso in un atto memoriale, in ci l’esercizio descrittivo è la poetica che prende corpo narrativamente.

Camminando – scrive l’autrice nella sua premessa – si apprende la vita, perché ogni partenza spoglia lentamente l’individuo delle sue abitudini, dei suoi luoghi comuni, delle sue maschere e lo lascia aperto, in senso puro. Le certezze vacillano e la mente si apre al confronto e alla pluralità, fino a trovare un punto nudo, l’essenza intima, la propria identità, che ci trasforma e ci rende umani. Viaggiare, quindi, nella mente e nello spazio, nell’intimo sentire, per osservare, comprendere, guarire i dolori, cercare la vita, trovarsi”.

La prefazione

Paralleli e Meridiani, scrive da parte sua nella sua prefazione Mara Venuto, “è un album di immagini tridimensionali e in movimento, una raccolta sonora e con una ricca tavolozza di colori. Lucilla Trapazzo regala al lettore i suoi occhi e ritrae i luoghi nitidamente; la poesia è visiva e visionaria allo stesso tempo, la realtà restituita è fedele. I luoghi si fanno verdi o arsi, ondosi o desertici. La lingua è, sì, fortemente icastica ma, allo stesso tempo, crea un ambiente emozionale onirico, una dimensione non raggiunta o perduta, vagheggiata…”

Hic et Nunc

Don Giuseppe Bonfrate: Partecipazione è corresponsabilità alla vita della Chiesa

27 Feb 2024

di Silvano Trevisani

“Partecipazione” è stato il tema della seconda giornata della Settimana della fede in corso di svolgimento in Concattedrale, a iniziativa della diocesi di Taranto, che ha come tema generale “Per una Chiesa sinodale”. Oratore d’eccezione è stato don Giuseppe Bonfrate, 58 anni, originario di Grottaglie. Ordinato sacerdote il 17 dicembre 1995, ha frequentato la parrocchia del Carmine di Taranto, dov’è stato scout. Ha conseguito la maturità al liceo classico Archita, la laurea in lettere e filosofia e il dottorato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove attualmente insegna teologia dogmatica. È stato uno degli esperti teologi a partecipare al Sinodo dei vescovi sulla famiglia nel 2015, unico italiano tra i presidenti delegati del Sinodo, è anche membro di commissione per la relazione di sintesi.

Partiamo dal Sinodo. La chiesa ha raccolto l’appello del santo padre o è rimasta un po’ fredda, in posizione di attesa?

Bisogna distinguere. Bisogna pensare alla Chiesa universale quindi alla Chiesa in tutti i continenti. Probabilmente lo scetticismo può nascere osservando l’Europa e l’Italia, ma se ci affacciamo al continente asiatico, all’Africa, all’America Latina, forse anche all’America del Nord, le cose cambiano. Questa chiamata ha suscitato una risposta di consapevolezza, che poi ha a che fare con la chiamata che ciascuno di noi ha ricevuto dl battesimo, cioè sentirsi partecipi. Questa è la partecipazione dell’unica missione della Chiesa

Sembra quasi che dopo il Covid la partecipazione dei fedeli si sia un po’ affievolita e che le chiese si siano un po’ svuotate.

Anche qui bisogna un po’ distinguere. Intanto, lo svuotamento delle chiese intanto non deve diventare un criterio di valutazione, perché non dobbiamo pensare soltanto all’affluenza, alla messa domenicale. Anche qui, osservando anche gli altri continenti, ci accorgiamo che c’è una risorgenza partecipativa, che non è legata soltanto alla frequenza liturgica. Invece noi in Europa probabilmente patiamo tutto questo. Per molto tempo ci siamo consolati vedendo che le persone occupavano i banchi della chiesa, ma non dev’essere solo quello a interessarci. Non per niente Francesco ha chiesto alla Chiesa di essere, per dire che lo sguardo deve andare oltre i luoghi in cui le persone convergono, e che è appunto la missione di Cristo. Cristo andava a cercare chi? Chi non era vicino, perché potesse sentire lo sguardo di Dio, che si interessava anche a loro, che magari pensavano di non meritarlo.

Si ha però la sensazione che la partecipazione dei fedeli sia vissuta come un’occasione rituale: l’ammissione ai sacramenti, il coinvolgimento in associazioni e movimenti, le festività.

Forse dobbiamo precisare cosa intendiamo per partecipazione, che non si identifica con la frequenza. La partecipazione è qualcosa di più profondo, che riguarda la corresponsabilità, l’intima connessione che ciascun membro del popolo di Dio ha con quella missione che Cristo ha affidato alla Chiesa. Certo il vedere che le partecipazioni o le frequenze si frammentano è un epifenomeno, è qualcosa che ci raggiunge con evidenza, ma questa è soltanto la parte più visibile di un fenomeno. Ciò che è più interessante ora valutare è di identificare le persone alla corresponsabilità ecclesiale, che vuol dire sentirsi parte della missione della Chiesa.

La Chiesa locale, le associazioni, le istituzioni ecclesiali dovrebbero, quindi, maturare il loro concetto di partecipazione, poiché siamo un po’ tutti fermi al criterio di frequenza.

Certo. Non si tratta di moltiplicare le forme di associazionismo ma di mettere le persone nella condizione di scoprire questa chiamata a essere parte attiva della Chiesa. Spesso si confonde la partecipazione con la condivisione del potere… che comunque è una questione reale, perché non si può far finta che tutto il popolo di Dio possa essere suddito di un eventuale distacco della gerarchia. Perché anche la gerarchia fa parte dell’intero popolo di Dio. Quindi bisogna anche immaginare che la corresponsabilità preveda anche forme di partecipazione anche al governo. Ma prima di arrivare a questo bisogna riqualificare quella che è l’evidenza che ciascuno dovrebbe avere: la salvezza che è stata affidata alla mediazione della Chiesa è nelle mani di tutti, a qualsiasi livello.

L’evento sinodale che indicazioni ha fornito da questo punto di vista?

È una chiamata a questa evidenza, a questa corresponsabilità, soprattutto è una chiamata a prendere sul serio il proprio battesimo.

 

Lavoro

Urso a Taranto: “Rilanceremo l’ex Ilva in assoluta sicurezza ambientale”

27 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Il governo mira al “rilancio produttivo” di quello che “è stato a lungo il più grande e attivo impianto siderurgico d’Europa. Non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare a questo sito, ma c’è l’assoluta volontà di rilanciarlo in sicurezza ambientale”. Questo l’assunto programmatico espresso dal ministro del Mimit, Adolfo Urso nella sua visita a Taranto.

Il ministro alle Imprese e Made in Italy, ha visitato gli impianti e incontrato gli operai, prima di un vertice in prefettura, accompagnato dal commissario straordinario Quaranta.

“Non è una sfida solo vostra – ha detto – in palio è il lavoro italiano. Se vinciamo la sfida di Taranto che era l’emblema della decadenza ambientale e industriale del Paese, significa che ci riusciamo in Italia”.

Quanto al nuovo commissario ha detto: Una persona che voi conoscete bene da qualche decennio, che conosce perfettamente tutta la vita straordinaria di questo che è stato a lungo, il più importante impianto siderurgico d’Europa.

Non è stato ancora stabilito un cronoprogramma di interventi, ma è certa la volontà di accelerare. Urso ha spiegato che occorre rilanciare da subito la produzione per poi “come abbiamo detto e faremo, realizzare delle procedure pubbliche per consentire ad altri investitori di poter scommettere davvero su questo impianto”. Per la prossima settimana annuncia una visita anche negli altri stabilimenti AdI e ha assicurato che saranno reperite le risorse necessarie per il rilancio produttivo del sito e di quelli ad esso collegati.

Quanto alla sicurezza sul lavoro ha affermato: “Dobbiamo invertire la rotta a rilanciare e mettere in sicurezza il sito siderurgico più importante d’Italia che può tornare a essere nella fase di ambientalizzazione il sito più sostenibile d’Europa. Dobbiamo dimostrare che questo è il sito della città e della nostra nazione”. Intanto, servono risorse per le manutenzioni degli impianti, che arriveranno da subito. “Con il decreto legge che abbiamo realizzato, non si possono mandare in cassa integrazione i manutentori che devono garantire la sicurezza. Sono i primi lavoratori a dover essere in fabbrica”.

Ma, secondo Urso, occorre anche cambiare la politica siderurgica, per scongiurare il dumping, ovvero la produzione in concorrenza sleale. Un appello rivolto all’Ue intera, per evitare il rischio di “essere schiacciati da chi produce fuori dall’Europa senza rispettare le condizioni ambientali e sociali che noi giustamente vogliamo rispettare”.

Era presente anche una nutrita delegazione di operai dell’indotto che ha mostrato tutta la preoccupazione per la mancanza di stipendi, in arretrato ormai dal novembre scorso.

In prefettura

Poi il ministro si è spostato in prefettura, dove ha incontrato tra gli altri il governatore Michele Emiliano, il sindaco Rinaldo Melucci, e il prefetto, Paola Dessì. Un incontro che i hanno commentato positivi. Per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, è “una giornata importante con l’avvio di un nuovo percorso che guarda al futuro con speranza, se pur nella consapevolezza che i problemi non sono stati ancora risolti”. Per Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl, occorre “risolvere quelle condizioni che abbiamo sempre denunciato e cioè impiantistiche, di salute, di sicurezza e garantire il rientro dalla cassa integrazione. Questo è il punto di partenza, ora dobbiamo capire come sanare le lacerazioni lasciate dalla gestione precedente. Dobbiamo capire adesso come sanare le lacerazioni lasciate dalla gestione precedente, anche con la comunità, non solo coi lavoratori”.

Lavoro

Ripartire da produzione e ambiente: questi gli impegni per la siderurgia

26 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Ripartire da zero: questo l’assunto dell’incontro svoltosi in mattinata in direzione Ilva tra il commissario di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, e le segreterie nazionali e provinciali dei sindacati metalmeccanici Fim Fiom Uilm e Usb. Ma verrebbe da dire: da “sottozero”, dal momento che la situazione in cui versa l’azienda siderurgica è certamente peggiore da quella che si registrava quando ci fu la cessione al gruppo ArcelorMittal. Che aveva chiaramente l’obiettivo di affossarla. Quello che conta, però, è la disponibilità a rimettere l’acciaio pubblico al centro dell’interesse nazionale, ma ripartendo dal processo di ambientalizzazione, di recupero dei rapporti con la comunità e le realtà sociali, che di fatto si sono fermati alle belle intenzioni.

Salute e sicurezza, investimenti e rilancio sono i nodi che nel corso degli anni si sono acuiti. “Bisognerà impegnarsi tutti verso una unica strada che porti il gruppo ex Ilva al suo rilancio in materia di sostenibilità e produzione. Questo – dichiarato il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò – farà tornare lavoro e fornirà le basi per ricucire i rapporti sociali lacerati con la comunità”.

Per Ferdinando Uliano della segreteria nazionale, è chiaro che si è cercato di affossare l’azienda. “Noi dobbiamo occuparci del rilancio. Oggi non ci sono le condizioni impiantistiche di reggere una ripartenza e uno sviluppo. Il commissario ci ha detto chiaramente che bisogna fare una fotografia della situazione e capire come intervenire sugli impianti per la manutenzione, garantire le materie prime e i prodotti finiti”.

Si sta lavorando su diversi piani: le garanzie finanziarie, i rapporti con l’indotto, che sono limitati dall’amministrazione straordinaria ma si stanno fornendo delle garanzie, la cassa integrazione, la formazione e così via.

Importante la produzione siderurgica è anche per la ripartenza dell’industria automobilistica italiana. Lo stesso Quaranta ha dichiarato che la ripartenza di AdI serve anche da volano per le altre produzione industriali: automotive ed elettrodomestici. Ma non solo, anche per la riconversione ambientale la necessità è sostenuta, oltre che dalle responsabilità sociali nei confronti della città, anche dalle esigenze imposte dai vincoli europei e dagli stessi vincoli che gravano sull’industria automobilistica: c’è la necessità di conoscere quanto CO2 si produce nella realizzazione dell’acciaio.

Diocesi

La scomparsa di fra Virgilio Forcillo, già vice parroco alla San Lorenzo da Brindisi

24 Feb 2024

di Angelo Diofano

È venuto a mancare nella mattinata di sabato, 24 febbraio, fra Virgilio Forcillo, dell’ordine dei frati minori cappuccini, per diversi anni superiore e vicario parrocchiale alla San Lorenzo da Brindisi (viale Magna Grecia). Il decesso è avvenuto nell’infermeria provinciale dell’ordine, dove il frate si trovava da qualche tempo, dopo l’ultima permanenza di tre anni a Taranto.

Fra Virgilio era nato a Bernalda (Matera) il 7 settembre del 1940, ha emesso la professione solenne l’8 ottobre del 1961 ed è stato ordinato sacerdote il26 marzo del 1966.

Il rito funebre, presieduto dal provinciale dell’ordine, fra Giampaolo Lacerenza, sarà celebrato lunedì 26 nella chiesa parrocchiale di Santa Lucia, a Montescaglioso; dal capoluogo jonico giungerà una folta delegazione di frati e di parrocchiani.

Così riferisce il parroco della San Lorenzo da Brindisi, fra Pietro Gallone: “Con fra Virgilio, la nostra parrocchia perde una presenza molto importante, punto di riferimento imprescindibile per molti, sempre disponibile per confessioni e colloqui spirituali”.

Alla sorella Maria, al fratello Leonardo Antonio e alla comunità tarantina dei frati cappuccini, la vicinanza di noi tutti di “Nuovo Dialogo”.

Rivista

“L’Arengo”, rivista fondata da Paolo De Stefano, dedica un quaderno ai “nostri maestri”

21 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Giunti al diciassettesimo numero, i Quaderni de “L’Arengo”, rivista del Centro studi di Italianistica di Taranto, operano una scelta tematica singolare. Abbandonando per una volta lo studio dei grandi autori storicizzati, si è scelto di offrire una possibilità soggettiva ai collaboratori che aderiscono al progetto, lasciando che siano loro a proporre e indicare i nomi da trattare. Il tema “I nostri maestri” lasciava l’assoluta discrezione agli estensori di indicare e trattare il profilo del personaggio che, nella propria vita, formazione e professione, ha avuto un’influenza decisiva.

Il tema dell’ultimo quaderno

La scelta, proposta ai collaboratori ancora una volta da Paolo De Stefano, che è il promotore principale della rivista, nata all’ombra del Liceo classico “Quinto Ennio”, di cui fu a lungo preside, ha aperto la strada a indicazioni personali e assolutamente libere. Che non si sono limitate ai grandi autori o letterati ma che hanno invaso altre discipline, come la medicina, la filosofia, la politica, l’archeologia, la matematica. Lasciati un momento da parte Pascoli, Manzoni, Carducci, Dante, Verga e tutti gli altri, tutti coloro, voglio dire, che nel corso degli anni sono stati al centro dai Quaderni che, con cadenza annuale, hanno offerto un’importante palestra a studiosi e cultori delle lettere, si sono scelti profili prossimi agli autori. A volte universalmente noti, come Mario Sansone, Francesco De Sanctis, Luigi Russo, Marino Moretti, Mario Marti, lo stesso Paolo De Stefano persino Cicerone. Altre volte meno noti o ben noti solo ai loro designatori. Non ci è possibile esaminare singolarmente tutti i contributi, che rappresentano spesso dei “moti d’affetto” veri e propri, altre volte singoli saggi che hanno capacità divulgativa e meritano per questo attenzione. Ma quello che va sottolineata è l’intuizione di cui si è fatto portatore Paolo De Stefano, presidente della rivista che, alla sua ennesima giovinezza, dimostra ancora una volta una carica vitale, che in fondo è appannaggio di chi concepisce la cultura come funzione sociale. Ben diversa dal portato consumistico e occasionale che sembra caratterizzare, da un un po’ di tempo a questa parte, l’attività di operatori e amministratori, molto più protesi al consumo che alla “conservazione”. E invece un’opera di conservazione memoriale è indispensabile a una comunità che voglia ritrovare se stessa e nutrire il futuro.

Anche “L’Arengo”, in questo senso, resta un tassello di quella storia culturale collettiva che Taranto sta progressivamente cancellando. “In questo numero de “L’Arengo” – scrive De Stefano – ho notato una appassionata visione del passato non obliato, che coloro che hanno voluto ricordare il loro Maestro, specialmente in taluni momento difficili della loro esistenza, sono tornati, come per un incanto della memoria, ad esempi significativi del vivere, a quel fiato dello spirito e a quell’essenza della mente che sono l’eterno auxilium che in dies ritorna, sono tornati, ripeto, a quell’immagine lontana e presente di un loro maestro fosse il padre o la madre o altri di diversa qualità professionale”.

I collaboratori

Hanno collaborato a questo numero: Emanuele De Palma, Ruggero Stefanelli, Alberto Altamura, Nicola Baldi, Dario Basile, Vittorio Basile, Giovanni Battafarano, Nicoletta Francesco Berrino, Fernando Calati, Oronzo Casto, Romano Colizzi, Stefania Danese, Paolo De Stefano, Mario Guadagnolo, Egidia La Neve, Titina Laserra, Domenico Lassandro, Mario Lazzarini, Vito Donato Litti, Aldo Luisi, José Minervini, Riccardo Pagano, Giovanni Paradiso, Aldo Perrone, Lucio Pierri, Antonio Resta, Silvano Trevisani, Luigi Vellucci.

Ricorrenze

Santa messa nell’anniversario di don Giussani e del riconoscimento della fraternità

21 Feb 2024

Giovedì 22 febbraio alle ore 20.15, nella chiesa parrocchiale di Santa Rita l’arcivescovo di Taranto monsignor Ciro Miniero, presiederà la Santa Messa che verrà celebrata nella ricorrenza dell’Anniversario della morte di don Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, e del riconoscimento pontificio della fraternità di CL.

Tracce

Il seme dell’odio, in tante trincee anche tra noi

16 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Il seme dell’odio: è il titolo di un vecchio film del 1975 che si occupava dell’apartheid. Quel titolo potrebbe essere mutuato oggi per rappresentare ciò che sta avvenendo a livello globale, ma anche nazionale. Si semina odio per varie ragioni: per circoscrivere e difendere il proprio potere dagli altri, per screditare il prossimo e trarne vantaggi, o semplicemente per prendere il sopravvento.

Per chi semina odio la parola pace è fastidiosa. Forse non sono molti a sapere che durante i conflitti mondiali, specificamente nella cosiddetta “grande guerra”, grande solo per lo sterminio operato, la parola pace era bandita e chi la pronunciava passava per disfattista, rischiava di fare i conti con la giustizia e essere condannato a pene severissime.

Non è quello che sta accadendo, in qualche modo, anche da noi? All’inizio del conflitto in Ucraina guai a pronunciare la parola “pace”, che poteva essere tollerata solo dalle labbra dal Papa, ma solo per tolleranza nei confronti della sua missione. Eppure la guerra, ora lo sappiamo bene, aveva motivazioni non sempre rispettabili. È accaduto con il Medioriente, dove tutti siamo stato concordi con la vendetta di Israele, salvo a iniziare a prendere le distanze dopo che quella vendetta ha assunti i connotati di una carneficna. La Chiesa alza la sua voce sempre più forte, ma anch’essa diventa vittima d’intolleranza.

E nel nostro Paese? Il seme dell’odio è da tempo lanciato contro i migranti, che sono diventati la metafora di tutti i problemi del paese e devono essere puniti per la tenacia con cui sbarcano da noi. Vista l’impotenza ad arginare i flussi migratori, si regala quasi un miliardo di euro all’Albania perché se ne prenda poche migliaia. Anche in questo caso la Conferenza episcopale italiana è stata dura contro un spreco che è segno di incapacità. Ma il valore simbolico politico di questa iniziativa non fa desistere il governo. Anzi c’è un esplicito divieto a parlarne nella tiv di Stato. Il rinvio a giudizio degli ufficiali che avrebbero provocato la strage di Cutro, e la morte di tanti migranti non soccorsi, è l’attestazione di quel seme dell’odio che dall’alto si diffonde verso il basso. E fa credere che quello della migrazione sia un problema molto più grande di quanto non lo è di fatto. Solo perché ha un valore simbolico, politico, elettorale.

Anche contro l’autonomia differenziata si è espressa la Conferenza episcopale, e in questi giorni si moltiplicano le iniziative di protesta nel Paese. Ma per la Lega, che aveva messo da parte la metà del nome “Nord”, quando puntava ai voti di tutti gli italiani (“gli italiani prima di tutti!”), deve portare a casa questa battaglia separatista, in nome della quale il Paese viene diviso, e il Sud è abbandonato a se stesso. Dopo lo stravolgimento del Pnrr e lo spostamento dei finanziamenti al Nord, dopo il congelamento dei fondi di coesione, i tagli alla sanità che stanno uccidendo nel vero senso della parola tanti italiani, l’autonomia differenziata vuole di fatto differenziare lo sviluppo e lasciare morire il Sud. Che già si va spopolando. Persino a Sanremo vi è stata una ostracizzazione del Sud.

A Nord si sostiene che le tasse pagate da loro mantengono l’Italia, la realtà dice che i poveri, i dipendenti, i consumatori del Sud fanno arricchire il Nord che si appropria anche dei nostri figli, che sono la ricchezza più grande.

E intanto l’esasperazione, l’odio, l’intolleranza, contrassegnano anche il mondo del lavoro, dove liberalizzazioni selvagge, subappalto, sfruttamento pongono una demarcazione netta tra impresa e lavoratore, considerato un graziato dal capitale. Mentre è il lavoro di tanti che arricchisce l’impresa e anche oggi contiamo troppi morti in cantieri mal gestiti.