Diocesi

“La letizia è lasciarsi concimare da Dio”: Davide Rondoni alla Settimana della fede

26 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Si è chiusa nel segno di san Francesco d’Assisi la prima parte della della 54ª Settimana della fede, che proseguirà, negli ultimi due giorni, a livello vicariale e parrocchiale. Relatore d’eccellenza, il poeta e scrittore Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. “La ferita, la letizia – A tu per tu con Francesco poeta e uomo di pace” è stato il tema della sua seguitissima relazione, aperta dal saluto dell’arcivescovo Ciro Miniero e dalla presentazione di monsignor Gino Romanazzi. Una relazione fatta anche di provocazioni, non poche volte di un pizzico d’ironia che ha fatto sorridere il pubblico, e che, in un certo senso, ha interpretato autenticamente le novità carismatiche di Francesco, smontando molti luoghi comuni sviluppatisi attorno al suo modo di essere. Come le letizia, che non è bonaria giocosità, la povertà, che non è miseria ma amore, l’incanto delle creature che non è naturismo ma amore per il Dio creatore.

Davide Rondoni ha accettato volentieri di rispondere ad alcune nostre domande sul tema dell’incontro.

Tu inviti chi vuol conoscere e vivere la spiritualità di san Francesco ad accostarsi ai suoi frati, come segno di continuità e di attenzione. Ma anche per lui, in vita, il rapporto con i suoi frati non è stato sempre facile.

Ma la dimensione comunitaria è fondamentale, per questo uno che voglia avvicinarsi a comprendere meglio la figura di san Francesco deve fare una cosa molto semplice: stare coi suoi amici, cioè con quelli che hanno dedicato la vita al suo carisma, suore e frati innanzitutto…i “bro”, come li chiamo io. Francesco sapeva benissimo che nel Vangelo non c’è scritto “dove tu sarai bravo, Dio sarà con te”, ma: “dove due o tre saranno insieme nel nome mio, io sarò la”. Anche i libri possono aiutare. Ma magari è meglio non leggere i libri troppo furbetti e preferire i libri scritti dai credenti, perché se uno non crede in Dio e prova a spiegare san Francesco è come se uno provasse a spiegare il calcio senza parlarti del pallone. Per tornare alla tua domanda, credo che sia la dimensione comunitaria la più importante, perché la prima cosa che san Francesco fa è stare coi frati. Certo, la storia ci dice che dopo litigò, se ne andò, perché in tutte le cose umane i problemi non mancano, ma certo non si isolava, andava dalle monache, stava con altri frati. Francesco senza Rufino, Masseo, Leone, Chiara, Jacopa non sarebbe stato Francesco.

Tu parli di lui come di ‘un uomo capovolto’, che cosa vuoi dire?

È un’immagine che veniva usata anche nell’emblematica medievale, quella dell’albero con le radici in cielo. Capovolto perché è un uomo che impegnato la vita a cesellare il terzo aggettivo riportato all’inizio del Cantico delle creature, cioè “buono”: è questo che cambia tutto. Infatti, che la vita sia abitata da qualcosa di altissimo e onnipotente, se uno non è scemo se ne accorge, perché non siamo padroni della vita, né della nostra esistenza, né del mondo, né dell’universo. Però bisogna capire se questo mistero è “buono” o no. E lui lo ha compreso e ha passato tutta la vita commosso dall’aver compreso che questo mistero è buono, perché ha preso forma nel Bambino Gesù, e poi nella croce. Perciò questo terzo aggettivo capovolge tutto.

Il Cantico delle creature, tu scrivi, decanta l’unità del cosmo. Anche papa Francesco ha premuto questo tasto, mettendo insieme pace, ambiente e umanità. È un discorso però che resta molto complicato ai nostri giorni, no?

Ma intanto bisogna chiarire alcuni termini, se no si fa confusione: il Cantico di san Francesco non è un cantico alla flora e alla fauna, ma è un cantico all’Altissimo. Lodabile, lodevole, perché le sue creature, in quanto sue creature, sono buone. Non è scemo, sa benissimo, come Lucrezio o Leopardi, che la natura, quella che noi chiamiamo natura, non è né buona né cattiva. Lui convoca gli elementi fondamentali del cosmo: acqua, fuoco, terra, aria, li convoca nella lode dell’Altissimo, perché sono sue creature. Francesco sa che chi ama è povero perché sa che la creatura non è la sua, anche la creatura amata, i figli, la moglie, gli amici, l’amante, la zia non è la tua e non è tuo possesso. E quindi è un cantico a Dio che è il padrone del mondo. Questo rende amabili le creature. Perché sono sue, non perché sono buone in sé. Il vulcano non chiede il permesso a quelli sotto prima di eruttare. Francesco conosceva i lebbrosi, conosceva che la natura ti dà le cose meravigliose, ma anche terribili, quindi non è buona in sé, dipende da come la guardi.

Il titolo del tuo intervento cita la “letizia”, termine che ci riporta sempre a Francesco. Ma non è stata a volte fraintesa questa sua “letizia”, passata come una sorta di giocosità superficiale?

La parola letizia viene dalla parola letame, è la terra fertile in quanto concimata da un letame che non finisce mai. Potremmo dire così: la letizia di Francesca è concimata da Dio, questo rende la vita fertile, appunto, che non vuol dire un sorrisetto babbeo con cui andare in giro e credere così che, come ci han detto, “andrà tutto bene”. Peccato che poi si sono state tante guerre, e se andava male chissà che succedeva…! No, la letizia non è una sorrisetto stupido, è sapere che la vita può essere fertile sempre, anche nelle circostanze difficili, anche nelle circostanze contrarie, perché la vita è concimata dal cielo.

Ma i concetti di umiltà e povertà di spirito, che legano Francesco al Vangelo, cosa ci dicono?

Anche qui torniamo alla terra. No, l’umiltà non è quell’atteggiamento a volte anche un po’ esibitorio di una sorta di volare bassi. L’umiltà è stare attaccati alla terra, cioè è stare nell’humus, in quello che ti nutre e che ti dà forza. Questa è un’umiltà di fondo, non di atteggiamento. No, io vedo troppa “para umiltà” esibita in giro e magari invece poca umiltà di sostanza. Francesco a volte aveva un temperamento irruento, era tutt’altro che gentile, a volte, anzi abbastanza brusco. No, Francesco non era un uomo, come dire, umile, nel senso che in genere intentiamo. Era umile perché sapeva di essere l’ultimo dei salvati, cioè era umile di fronte all’apocalisse, alla lettera tau, che è la lettera della salvezza. Era umile in quanto diceva: ma come è possibile che Dio si sia chinato per me? Questa è l’umiltà di Francesco, non un atteggiamento così… un po’ bonario. Lo stesso vale per la povertà che non è la miseria ma è la sposa di Cristo, l’amante di Francesco. Questa povertà ha a che fare con l’amore. Per essere chiari: la povertà non è andare a vivere sotto un ponte, quello è meglio evitarlo anzi: è meglio aiutare chi vive sotto un ponte. Francesco non viveva miseramente, viveva poveramente, che è diverso: la povertà è l’atteggiamento di chi ama e conosce la differenza tra amare e possedere. Sa che “ciò che amo non è mio”. Questo vale per la tua donna, per i tuoi figli, per il mondo intero, per la tua stessa vita, perché è la povertà che può far dire sorella morte, ci dice che: io non sono mio.

E infine, come può essere Francesco, un uomo di Dio così fatto, un modello per una società di oggi, così violenta e arrogante?

Oggi? Ma la società è sempre stata violenta e arrogante, anche ai tempi di Francesco. Non dimentichiamoci che san Francesco non sarebbe san Francesco se non fosse andato in guerra e avesse perso contro i perugini. Poi è andato in galera, quindi… la società ai tempi di Francesco era violenta come la nostra, anzi forse anche di più per certi aspetti. La vita media era 44 anni quindi noi possiamo lamentarci troppo. Come Francesco bisogna puntare sulla misericordia e sul perdono. C’è bisogno di “riannunciare”, di aiutare tutti noi a percepirci come creature, perché se sei creatura riconosci che c’è una possibile fraternità, se no la fraternità su cosa si fonda? È finta. Solo così puoi accettare che anche quello che apparentemente ti è contro va bene perché è una creatura. Se non c’è più questo sguardo creaturale, il conflitto è l’unica possibilità.

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

Intervista esclusiva

La politica ha bisogno di ‘filosofia’: a colloquio con il professor Massimo Donà

25 Feb 2026

di Silvano Trevisani

In occasione della presentazione del volume ‘Sguardi trinitari sul sociale. Per un nuovo pensiero agente nel territorio’, svoltasi nella sede dell’Università in città vecchia, che prendeva spunto dal convegno/forum del 2022 intitolato ‘Manifesto per una riforma del pensare’, abbiamo intervistato il filosofo Massimo Donà, ordinario di Filosofia teoretica alla facoltà di Filosofia dell’università San Raffaele e di Milano.

La parola filosofica nella società di oggi ha ancora un ruolo? Noi sentiamo facilmente attribuire l’appellativo di filosofia a operatori di varia natura, ma quanto c’è si pensiero filosofico in quello che ascoltiamo?

Diciamo che mai come oggi si ha bisogno della filosofia, siamo in uno dei periodi più complicati, in un grande passaggio d’epoca difficilmente decifrabile. Per cui, chi meglio della filosofia può cercare di aiutarci nella decifrazione dello stato in cui ci troviamo? Dopo di ché va anche detto che purtroppo in questa confusione generale, spesso sì, vengono definiti filosofi personaggi che con la filosofia non hanno molto a che fare. Perché la filosofia non è solo una disciplina che ci fa studiare quello che hanno detto i filosofi, che sennò, sarebbe poca cosa. Filosofia dovrebbe essere uno stile argomentativo, un atteggiamento nei confronti del mondo, della realtà della vita, più che la conoscenza di determinati testi che, certo, sono fondamentali… ma la filosofia implica un rigore nel pensiero, che molto spesso i cosiddetti filosofi non hanno proprio in dote.

Ma come si fa a trasmettere un pensiero filosofico e a renderlo efficace in una realtà come Taranto che vive una condizione sociale molto complessa?

Ma io direi che proprio nelle situazioni più difficili più complicate si ha bisogno di filosofia. Come si fa? Ma prima di tutto bisogna essere consapevoli di una cosa: che la grande filosofia la vera filosofia ha sempre parlato delle questioni più urgenti, che ci riguardano tutti la filosofia. Nel corse dei secoli non è sempre stato così, perché talvolta è diventata un discorso un po’ astratto. molti dicono “campato in aria”, proprio perché si è un po’ separato dalla realtà. Ma la grande filosofia, e penso ai primi grandi filosofi come Socrate o Platone, parlavano delle cose che ci riguardano tutti. Non cose “da filosofi” ma cose da “esseri umani”. E allora la filosofia? In queste situazioni, come quella di Taranto ma non solo Taranto… io sono di Venezia che vive anche una situazione complessa, niente è meglio della filosofia per cercare di fare ordine in questo caos e cercare di offrire un metodo per comprendere questa realtà. E magari per trovare anche delle soluzioni ai problemi che ci sono. Perché sennò rischiamo che le soluzioni vengano prese per puro arbitro. Per puro sentito dire. Scelte casuali senza una base.

Ma forse in nessun periodo la filosofia è stata così distante dalla politica.

Diciamo pure che oggi giorno la classe politica è di un livello abbastanza sconfortante, bassissimo livello culturale, mentre qualche tempo fa, ai tempi di Amalfitano appunto, la grande politica era fatta di personalità colte, preparate, intelligenti. Cosa che oggi è sempre più difficile trovare. Per cui diciamo che ci sarebbe bisogno anche di “molta” filosofia nel campo della politica. Adesso noi condizionati dall’ontologia trinitaria cercheremo una chiave di lettura dei problemi sociali dei problemi politici, dei problemi reali della popolazione.

Città

La città è tutta un cantiere, perché? Ne parliamo con l’assessore Patronelli

24 Feb 2026

di Silvano Trevisani

La città è tutto un cantiere, in questi mesi. Lavori impiantistici di varia natura ma soprattutto lavori destinati alla linea Brt di trasporto urbano veloce stanno creando disagi ma anche dubbi nella cittadinanza. Il Comune, da parte sua, proprio sul Brt sta tenendo una serie di incontri con la cittadinanza per illustrare il progetto e valutare le criticità. A coordinare questi incontri è l’assessore all’Urbanistica e alla mobilità, Giovanni Patronelli. Lo abbiamo incontrato durante il lavori del convegno sulla ristrutturazione di Palazzo D’Ayala e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Il Comune sta portando avanti, in questi mesi, molti progetti ereditati, come quelli che riguardano la città vecchia, e in particolare molto stabili di pregio, a partire da Palazzo D’Ayala, ma soprattutto il BRT, per il quale lei sta coordinando gli incontri di interlocuzione con la città. Si tratta di un intervento invasivo, ma quanto è proporzionato a una città che si va anche svuotando anno dopo anno e che diventa più leggera anche nel traffico?

La domanda è interessante. Voi giustamente fate una considerazione statistica: se negli anni passati la città si è svuotata di tot migliaia di abitanti, figuriamoci in futuro cosa può succedere. Ma è dimostrato in tutte le città del mondo dove è stato realizzato un intervento così importante come il Brt, quindi il trasporto pubblico di massa, che è avvenuto esattamente il contrario rispetto a quello che è successo a Taranto negli ultimi 10 anni. Ovvero: si è ritornati a popolare il centro cittadino. Questo proprio per la facilità di collegamenti tra le periferie e il centro. Quindi, se è avvenuto in tutte le città del mondo, mi sono sicuro che avverrà anche per la città di Taranto. Chiaro è che nel momento in cui abbiamo dei disagi per il commercio, per la popolazione residente che magari non trova posti auto, (e ulteriori posti auto magari potrebbero saltare per la realizzazione del BRT), dobbiamo dare delle risposte chiare e le daremo, non dico nell’immediato, ma ci stiamo lavorando in maniera importante. E questo già dal 7 luglio, da quando il sindaco mi ha investito dell’onore di essere un assessore di questa amministrazione. E da allora che, in maniera particolare, sto studiando, valutando con indicazioni competenti, una serie di aree da destinare al parcheggio e, in questo senso, ci sono stati anche degli atti importanti che la giunta ha adottato. In particolare la delibera di giunta la numero 256 del dicembre ultimo scorso, con la quale noi apriamo, attraverso una manifestazione di interesse a tutti i proprietari di immobili e di terreni, la possibilità di interloquire con l’amministrazione per destinare aree a parcheggio.

A proposito dei parcheggi, negli ultimi giorni ci sono state un po’ di polemiche con associazioni e sindacati per le decisioni relative agli stalli per i disabili e ai parcheggi per i residenti. Apprendo che anche gli ultimi giorni è stato presentato un ulteriore progetto di revisione dei parcheggi.

In realtà noi siamo già lavorando da ottobre 2025 al nuovo regolamento della sosta. Il regolamento della sosta deve essere rivisitato nella sua totalità, sia per effetto della realizzanda opera Brt, sia per effetto di quelle che saranno le nuove linee complementari, ovvero: gli attuali bus, che andranno a innestarsi assieme alle due dorsali principali, in linea rossa e linea blu, per costruire in maniera più capillare quello che sarà il percorso del trasporto pubblico locale che raggiungerà tutte le parti, anche le più periferiche della città. Quindi, in relazione a quello che sarà il nuovo assetto infrastrutturale in futuro, noi andremo a rivedere tutte quelle aree che oggi sono identificate in zone ABC… e quant’altro e magari in nuove zone, per andare a calmierare meglio quelle che possono essere le misure più utili alla popolazione. In merito alle ultime vicende, mi sento di dire che nessuno si deve sentire escluso. A volte può capitare che ci sia una svista, ma non sono sviste fatte in malafede e le azioni correttive sono sempre possibili. E noi ci stiamo lavorando mettendoci la faccia.

Oggi si parla di Palazzo D’Ayala, ma il Comune ha a che fare con tanti edifici importanti che aspettano soluzioni da anni, a partire da Palazzo degli uffici…

Per il quale però posso annunciare che siamo vicini alla ripresa dei lavori almeno per quanto riguarda la facciata esterna: siamo alla fase di progettazione esecutiva e molto probabilmente andremo al bando attorno ad aprile. Il cantiere si potrà avviare prima dell’estate. La riqualificazione delle facciate estere potrà dare respiro e liberare da quei pesanti ponteggi che circondano questo immenso palazzo che sta nel cuore della città, e dare così il giusto valore al Borgo.

Ma poi ci sono ancora Palazzo Frisini, Palazzo Troilo, Palazzo D’Ayala… Sembra vi sia una fase di ripensamento complessivo.

In un certo senso è proprio così. Ho già detto che il Comune non può farsi carico della ristrutturazione e gestione di tutti i suoi stabili. Per questo è stato progettato un utilizzo misto pubblico-privato di Palazzo D’Ayala. C’è stato un intervento del vicesindaco per una mozione riguardo all’università. Molti di questi palazzi saranno restituiti alla città come contenitori culturali con vocazione universitaria. Ci sono interlocuzioni in atto anche con il Politecnico, per la delocalizzazione da Paolo VI alla Città vecchia. Il percorso per ottenere l’autonomia dell’università di Taranto è ancora lungo ma dobbiamo impegnarci a ottenerla, e per questo sono necessarie le infrastrutture. Sono sicuro che tanto la Città vecchia che il Borgo torneranno a essere più attrattivi. Naturalmente è necessario realizzare tutta una serie di infrastrutture standard che oggi proprio in quei quartieri sono carenti, e soprattutto in Città vecchia.

Cultura

ll convegno del ‘Lazzati’: Rivedere le relazioni cittadine alla luce della Trinità

23 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Il percorso avviato dal Centro di cultura per lo sviluppo ‘G. Lazzati’, in collaborazione con l’Università e la Camera di commercio con il convegno/forum del 2022 intitolato ‘Manifesto per una riforma del pensare’, ha toccato un nuovo traguardo con l’incontro svoltosi il 20 febbraio all’Università. Occasione è stata la presentazione del volume ‘Sguardi trinitari sul sociale. Per un nuovo pensiero agente nel territorio’, Cacucci editore.

Il percorso avviato sull’ontologia trinitaria, prospettiva filosofico-teologica che interpreta l’essere, la realtà e le relazioni alla luce del mistero cristiano della Trinità, concepisce la realtà non come statica o solitaria, ma come intrinsecamente dinamica, relazionale e plurale, superando modelli puramente sostanzialisti, ed abbraccia ogni ambito, sia esso concettuale o pratico. Bisogna cioè guardare all’insieme perché insieme si può costruire un nuovo mondo.

Ad approfondire il tema, nell’incontro aperto dall’arcivescovo Ciro Miniero e coordinato da Gabriella Ressa, assieme agli autori: Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale e Antonio Incampo, ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Bari, gli interventi autorevoli di: Massimo Donà, filosofo e musicista, Lidia Greco, sociologa dei processi economici e del lavoro Uniba, Antonio Iaccarino, filosofo del diritto Pontificia Università Lateranense, Fiorella Occhinegro, architetto e vicepresidente della Fondazione Taranto25, Claudia Sanesi, segretaria generale Camera di commercio, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e commissario straordinario di Acciaierie d’Italia, Mario Castellana, filosofo della scienza. Il compito di trarre le conclusione è spettato presidente del centro di cultura Lazzati, Domenico Amalfitano, che è poi l’artefice primo e promotore del processo culturale.

Allo scopo di meglio comprendere i temi del libro e del convegno, abbiamo rivolto alcune domande a monsignor Piero Coda e al filosofo Massimo Donà. Oggi proponiamo l’intervista all’autore e teologo Piero Coda.

Monsignor Coda, il tema del convegno può apparire un po’ provocatorio e anche un po’ complicato. Si può ridurre in poche parole questo messaggio, che può risultare un po’ ostico a chi non mastica di filosofia?

Sì, io direi che la parola centrale di questo convegno è “sguardo”. Cioè non semplicemente vedere la realtà così come la incontriamo, ma guardarla con attenzione. Fin quando da questa realtà, come diceva la filosofa Simone Weil, scaturisce la luce che la abita. Una luce che viene da altrove, che viene dal mistero di Dio, in Cristo fatto carne, quindi vive in mezzo a noi, ma che proprio in Cristo, in Cristo crocefisso e risorto, illumina la realtà. Che cosa significa questa luce che viene data da questo sguardo con attenzione? Significa riscoprire le relazioni che si vivono nella realtà. La realtà non è parcellizzata, polarizzata ma la realtà è un complesso di relazioni che trovano il
loro senso in quella realtà misteriosa ma vivissima che è la trinitarietà. Cioè una relazione di comunione, di reciprocità in cui c’è il rispetto di ciò che è diverso ma c’è una convergenza verso ciò
che ci accomuna, verso il servizio del bene comune. Questo è il senso del convegno

Ma il pensiero e la parola sono ancora in sincronia? O abbiamo un po’ smarrito questo rapporto?

Abbiamo molte volte smarrito questo rapporto, nel senso che la parola, le parole oggi rischiano di non trasmettere più un pensiero profondo che sa leggere e interpretare e che è diretto a formare la realtà. Ma è una parola semplicemente evocata, una parola che non contiene la realtà che dovrebbe trasmettere. Dobbiamo riscoprire e rivivere nel dialogo, nel rapporto fra di noi, la parola che comunica la realtà, la parola che è relazione. Infatti, in greco “parola” e “pensiero” sono l’unico “Logos”. Logos implica anche relazione: è un raccogliere.

Si insiste molto, nel vostro lavoro, sulla relazione tra noi cristiani, ma i cristiani non devono rimettersi in sintonia tra loro? Anche i cattolici stessi sembrano andare a volte in direzioni diverse.
Assolutamente. Mi sembra che forse una delle spinte profetiche che ci viene data dal ministero papale di Leone XIV consiste proprio in questo, cioè: ritrovare in Cristo quell’unità che non è uniformità, ma che è articolazione armonica della diversità. Il suo motto, motto agostiniano, non per niente è: “In illo uno unum”, cioè: “In lui soltanto”, nel Cristo, una cosa sola, che non significa essere un’unica cosa, ma essere in armonia, come una sinfonia, che prende il suo “la” dall’amore di Dio e lo trasmette alle creature.

Infine: come si porta questa proposta al territorio?

Ecco, questo è molto interessante perché mi sembra un po’ la tipicità, la specificità di questa intuizione che ha avuto, in particolare l’onorevole Amalfitano, e cioè: intercettare questa proposta di visione trinitaria della realtà per farla diventare attiva agente sul territorio, cioè in una città come Taranto. Segnata dalle difficoltà che conosciamo. Ma anche custodente in sé una promessa che ci spinge in avanti.

Cultura

La storia dell’organo rinascimentale di Grottaglie in uno studio di Claudio E. Del Medico

23 Feb 2026

di Rosario Quaranta

Claudio Ermogene Del Medico, già docente di musicologia liturgica e Innodia al conservatorio ‘Nino Rota’ di Monopoli e promotore dei ‘Quaderni di Arte Organaria in Terra di Bari’, ha dedicato il quinto quaderno all’organaro Orfeo Torres da Copertino, personaggio di origini spagnole, e in particolare al suo significativo restauro dell’antichissimo organo della Collegiata Maria Santissima di Grottaglie, bellamente riproposto in copertina; uno strumento che, a seguito del recente e provvidenziale restauro della ditta Ruffatti di Padova, ha ritrovato vitalità e accorta valorizzazione nel panorama musicale e organistico, grazie alla disponibilità dell’arciprete don Eligio Grimaldi, della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo presieduta dal dottor Ciro De Vincentis, e del maestro Nunzio Dello Iacovo direttore della Rassegna organistica grottagliese.

L’autore sintetizza così questo suo pregevole lavoro storiografico e organologico: “Copertino (Le), paese natale del “Santo dei voli”, è anche la patria di Orfeo Torres, organaro attestato sia in Terra d’Otranto che in Terra di Bari a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Tra i lavori eseguiti da mastro Orfeo spicca il restauro (1586-1587) dell’organo a canne della collegiata di Maria Santissima Annunziata in Grottaglie (Ta), uno dei più antichi strumenti di Puglia. A seguito della recente scoperta del testamento del Torres, si è deciso di unire tutti i documenti archivistici…”

E infatti il “quaderno” riporta molti documenti (ritrovati e già pubblicati da chi scrive) che fortunatamente si conservano nell’Archivio Capitolare grottagliese; documenti che illuminano le vicende collegate al laborioso e impegnativo restauro condotto dal de Torres su uno strumento che appare ben più antico della data 1587 che campeggia sul prospetto dell’artistica cantoria.

L’attento studio dei documenti, ma anche degli elementi tecnici che costituiscono il prezioso organo, consentono a Ermogene Del Medico di concludere che a Grottaglie “esisteva già un organo a canne, verosimilmente realizzato nell’ultimo quarto del Quattrocento. Di questo strumento sopravvivono le leggiadre decorazioni pittoriche all’interno e all’esterno della cassa lignea, nonché alcune parti intagliate…”.

Egli inoltre, sulla scorta di puntuali osservazioni, è in grado di offrire una cronologia plausibile dello strumento: “sicuramente esistente nell’ultimo quarto del Quattrocento pur se con altra fisionomia fonica, ricostruito a metà del Cinquecento, restaurato dal celebre organaro Orfeo Torres nel 1586-1587, modificato a più riprese e in vari modi tra Seicento e Ottocento, ulteriormente trasformato negli anni Trenta del Novecento”.

Insomma, grazie a questa meritoria pubblicazione, si può confermare con un certo orgoglio che a Grottaglie si conserva gelosamente uno strumento giustamente considerato importante e di assoluto pregio; un organo rinascimentale che ha ripreso a far sentire ancora la sua voce soave di oltre cinque secoli, con tanti concerti che ormai da diversi anni si tengono da parte di rinomati organisti apprezzati a livello nazionale e internazionale.

Città

Dal convegno su Palazzo D’Ayala le rassicurazioni del Comune sulla trasformazione

23 Feb 2026

di Silvano Trevisani

I lavori di ristrutturazione di Palazzo D’Ayala non ne comprometteranno la fruizione pubblica e risparmieranno le strutture architettoniche più rilevanti: è quanto hanno assicurato i rappresentanti del Comune che sono intervenuti al convegno ‘Palazzo Marrese D’Ayala, storia e prospettive’ svoltosi nel salone dell’Archivio di Stato in via Di Palma, per iniziativa della sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia, in collaborazione con gli Amici dei musei e altre organizzazioni culturali.

L’intento degli organizzatori era proprio quello di fare il punto sui lavori di trasformazione di quella che è la dimora patrizia più importante della città vecchia e uno degli edifici più grandi di Taranto, alla luce del progetto presentato nei mesi scorsi, che prevedeva la realizzazione di un albergo da parte di una società privata e l’organizzazione di spazi da mettere a disposizione della comunità. Il progetto originario, nato dalla consapevolezza che l’ente locale non ha le risorse economiche per rendere funzionali tutte le strutture di cui è proprietario, specificamente nella Città vecchia, e deve per forza di cose coinvolgere il privato soprattutto nella gestione, prevedeva che l’albergo inglobasse anche il piano nobile, cioè il primo, che è quello di maggior pregio e l’unico che di fatto conserva una sua connotazione artistico architettonica. E questo anche se la gran parte degli arredi e delle opere d’arte ancora presenti quando, nel 1982, il palazzo passò dalla proprietà della famiglia Scelsi-D’Ayala, al Comune di Taranto, sono spariti, in parte entrati nel patrimonio della Fondazione Scelsi, che la famiglia ha creato a Roma, in parte però affidati alla custodia del Comune, che non è stata assolutamente efficace. Si ricorderà che persino le piastrelle ceramiche settecentesche erano stato rubate e poi fortunatamente recuperate.

Secondo quanto hanno reso noto l’assessore Giovanni Patronelli, intervenuto in rappresentanza del Comune, e l’ingegner Zito, responsabile unico del procedimento, il piano nobile non sarà trasformato in struttura alberghiera, ma risistemato adeguatamente per essere trasformato in sala congressi, a disposizione dell’albergo ma anche della comunità.

Le informazioni, raccolte con un sospiro di sollievo, ma anche da qualche mugugno dal pubblico intervenuto numerosi al convegno, lo hanno chiuso dopo una serie di dotti interventi che hanno fatto un po’ la storia del palazzo, della famiglia e del passaggio alla proprietà del Comune. Introdotti da Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria e coordinati da Mariolina Alfonzetti, storica, sono intervenuti: Patrizia De Luca, presidentessa degli Amici del Musei, che ha ricostruito la vicenda del palazzo all’interno del contesto della Città vecchia, Paolo Solito, che ha ricostruito la storia della famiglia Marrese, Valentina Esposito, direttrice dell’Archivio di Stato, che si è soffermata sulla documentazione storica conservata nell’Archivio, Mina Chirico, che ha ricostruito il passaggio del palazzo da dimora Scelsi a patrimonio della collettività. Pierluca Turnone, direttore del Museo etnografico Majorano, ha illustrato i documenti relativi al palazzo conservati nel Museo che, come molti sapranno, avrebbe dovuto avere la propria sede a Palazzo D’Ayala, secondo gli accordi stretti mezzo secolo fa tra l’allora sindaco Giuseppe Cannata e Alfredo Majorano. Augusto Ressa, già dirigente della soprintendenza ed ex assessore, ha presentato le sue riflessioni sul progetto in fase di realizzazione, sottolineandone le criticità.

Alle relazioni hanno fatto seguito numerosi interventi che, oltre a esprimere una severa critica sul modo in cui si è arrivati al progetto di ristrutturazione, hanno rimarcato come i troppi anni di immobilismo amministrativo hanno in parte compromesso il valore artistico di quello che è un monumento nazionale.

Il convegno ha rappresentato, comunque, un momento di coinvolgimento sociale e culturale, segno di una vivacità ancora presente nella città e che ha già dato vita, di recente, a un’iniziativa, di analoga intenzione, per la piazza Fontana di Nicola Carrino.

Terzo settore

L’Ambulatorio solidale di Martina Franca inaugura una nuova e più ampia sede

19 Feb 2026

L’Ambulatorio solidale di Martina Franca, ha una nuova sede, in via Cesare Pavese n.64. L’ente del terzo settore, attivo nell’assistenza sanitaria alle persone che vivono un disagio economico e sociale, inaugura il nuovo poliambulatorio alle ore 11 di domenica 22.

Accolti da Mario Motolese, presidente dell’Ambulatorio solidale, parteciperanno alla cerimonia Donato Pentassuglia, assessore regionale alla Sanità, Gianfranco Palmisano, sindaco e presidente della Provincia, Elena Convertini, assessore comunale alle Politiche sociali e servizi alla persona. Maria Antonietta Brigida, presidente Csv Taranto ets, e Antonio Convertini, presidente Bcc Locorotondo.

Da circa tre anni l’Ambulatorio solidale di Martina Franca fornisce visite specialistiche gratuite a persone con un Isee inferiore a 10.000 euro: solo nell’ultimo anno, così sono state erogate oltre 1.500 prestazioni sanitarie gratuite (info 3518646035 – solidaleambulatorio@gmail.com).

È un importante supporto sanitario a favore delle persone fragili e dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi cure sanitarie e visite specialistiche, soprattutto in relazione alle lunghe liste di attesa che caratterizzano la sanità pubblica italiana.

L’Ambulatorio solidale di Martina Franca riesce a realizzare questa attività grazie a decine e decine di medici specialistici che prestano la loro opera a titolo completamente gratuito, nonché alla sua “farmacia solidale” che, coordinata dalla dottoressa Niki Glezakou, provvede alla distribuzione gratuita di farmaci ai pazienti in difficoltà.

Annunciando la manifestazione Mario Motolese ha spiegato che “nel nostro nuovo poliambulatorio, iniziativa resa possibile dal Comune di Martina Franca, potremo assistere al meglio i nostri pazienti garantendo loro la privacy non solo per esporre le loro patologie, quanto soprattutto per non dover palesare la loro condizione di necessità, un’esigenza particolarmente sentita dai “nuovi poveri”, una fascia di popolazione in continuo aumento che non comprende solo chi ha perso il lavoro, ma anche chi ce l’ha ma, per diverse situazioni, come una separazione, non ha più i mezzi economici per curare sé o i propri cari”.

“La notizia positiva – ha poi commentato il dottor Motolese – è l’aumento dei medici che spontaneamente ci contattano per collaborare con il nostro Ambulatorio solidale, non solo medici in pensione come accadeva all’inizio della nostra attività, un chiaro segnale che dimostra come Martina Franca sia una comunità solidale e resiliente, pronta ad aiutare chi rimane indietro e ha bisogno di aiuto”.

Beni culturali

Piazza Fontana: incontro tra Comune e Comitato per la salvaguardia della piazza

18 Feb 2026

Il sindaco Piero Bitetti, e il vicesindaco Mattia Giorno, hanno ricevuto ieri a Palazzo di Città alcuni rappresentanti del Comitato per la salvaguardia di piazza Fontana, per approfondire il progetto relativo al futuro assetto della piazza, opera dell’artista taranino Nicola Carrino e inserita dal ministero della Cultura come opera di interesse nazionale tra quelle di arte contemporanea del ‘900.
L’Amministrazione ha confermato la necessità di tutelare il bene artistico e l’intenzione di procedere con la cantierizzazione per permettere un miglioramento dei servizi, dell’illuminazione e del verde. Dall’incontro è emersa anche la volontà, da entrambe le parti, di non voler compromettere l’opera esistente.
Ulteriori ragionamenti sul progetto, già oggetto di gara, saranno valutati insieme al Rup; l’incontro sarà calendarizzato nelle prossime settimane.
L’amministrazione comunale intende proseguire nel dialogo con il Comitato al fine di migliorare il progetto, lì dove possibile, raccogliendo le istanze delle associazioni.

Città

Porto e stabilimenti militari: trend negativo per le ‘industrie del mare’

18 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Il mare come risorsa. Il vecchio ritornello, che da sempre sentiamo ripetere ogni volta che si parla dell’economia di Taranto, viene di fatto smentito da quanto avviene nella realtà.
E non parliamo dei gravi danni che il maltempo sta creando in Puglia, con seri rischi per il turismo balneare, e che per fortuna ha finora solo lambito il territorio (ma i pericoli sono sempre incombenti), ma parliamo soprattutto degli stabilimenti militari della Marina e del porto, che rappresentano sicuramente il passato, forse il futuro, ma mai… il presente.

Degli stabilimenti militari e del complesso della Difesa a Taranto si occupa la segreteria della Cisl FP, che lancia l’allarme chiamando a raccolta la politica e la società civile: “Basta immobilismo, difendiamo il lavoro e la dignità di Taranto”. Per quanto riguarda il porto invece, è la pubblicazione dei dati Istat, che riguarda la nostra città, ma anche gli altri porti pugliesi, a mostrare i dati di una crisi profonda, che investe il movimento delle merci e che non può essere affatto compensata dal traffico passeggeri e, per quanto riguarda specificamente Taranto, dalle crociere.

A lanciare l’allarme sulla condizione della Difesa a Taranto è il segretario della Cisl Fp Umberto Renna, (nella foto) secondo il quale la condizione degli stabilimenti industriali della Difesa a Taranto ha raggiunto un livello di criticità non più sostenibile, nel silenzio delle istituzioni. La Cisl Taranto Brindisi denuncia quello che definisce “un clima di immobilismo ingiustificato e una disparità di trattamento che rischia di affossare definitivamente l’efficienza del naviglio e delle infrastrutture militari strategiche del territorio”. E punta il dito contro lo stato maggiore che rema contro.

“Mentre i direttori dei vari comandi locali tentano con abnegazione di organizzare i flussi di lavoro, nonostante la cronica carenza di risorse e personale, lo stato maggiore Marina spesso non ne sostiene i provvedimenti”. Secondo il sindacato, balza in evidenza il forte contrasto tra il polo d’eccellenza “Ecogreen” a impatto zero, e il degrado che regna “dall’altra parte della strada, negli enti contigui”. Con gli operai costretti a portarsi sapone e carta igienica da casa, ore di straordinario del 2024 e 2025 non ancora liquidate, strutture fatiscenti in abbandono.

La Cisl chiede al sindaco, ai Consigli Comunale e Regionale e alla politica di far fronte comune. “Taranto non può essere solo una passerella per le visite ufficiali dei vertici dello stato maggiore; deve tornare a essere il centro della strategia industriale della Difesa, con investimenti reali e rispetto per chi lavora”.

“Non è solo una vertenza sindacale, è una battaglia per la sopravvivenza economica di Taranto. Non possiamo permettere che, sotto la nebbia di una burocrazia esasperante, si pianifichi lo smantellamento del lavoro pubblico a favore delle lobby della Difesa”.

Per quanto, invece, riguarda il porto, il rapporto Istat sul trasporto marittimo 2010-2024 mostra che, pure in un paese altamente vocato, complessivamente secondo in Europa per traffico merci e passeggeri, l’andamento dei traffici in Puglia, e in particolare nel porto di Taranto, è molto negativo, essendo passato da 34.209 di tonnellate di merci transitate nel 2010 alle 14.815 del 2024. Valori molto più che dimezzati, quindi, spiegabili soprattutto con la profonda crisi della siderurgia e con il fallimento del progetto Evergreen che, nonostante i successivi tentativi di rimettere in piedi il traffico container, non ha ancora oggi una svolta positiva. Come del resto dimostrato la mancata ricollocazione dei circa 300 ex dipendenti dell’azienda Tct, di matrice taiwanese.

Diocesi

L’abbraccio di mons. Miniero a don Lucangelo interpreta il sentimento della comunità

16 Feb 2026

di Silvano Trevisani

L’abbraccio con il quale l’arcivescovo Ciro Miniero ha salutato don Lucangelo De Cantis al termine della intensa e partecipazione eucaristica svoltasi nella Chiesa delle Madonna delle Grazie di Grottaglie, ha sancito e ricompreso l’abbraccio con il quale tutta la comunità della città delle ceramiche ha accolto il nuovo parroco. Numerosissimi i fedeli che hanno gremito la chiesa, come già nel giorno dell’insediamento di don Lucangelo, per la solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo, alla quale hanno preso parte, oltre all’arcivescovo emerito di Potenza, Salvatore Ligorio, che in quella parrocchia fu parroco tra gli anni Ottanta e Novanta, numerosi sacerdoti provenienti non solo dalla vicaria ma da altre parrocchie della diocesi. Una accoglienza calorosa, quella del nuovo parroco che ha raccolto l’eredita spirituale e pastorale dell’amato don Emidio Dellisanti, scomparso prematuramente, che l’arcivescovo ha sottolineato nella sua omelia, nel rimarcare come il pastore, interprete della Chiesa locale, abbia voluto dare, con la celebrazione comunitaria, un segno di adesione e disponibilità piena in rapporto con una comunità così viva, augurando un cammino sempre più fecondo alla luce del Vangelo. Lo stesso don Lucangelo ha voluto esprimere la sua gratitudine, innanzi tutto all’arcivescovo per la responsabilità offertagli nella sua città natale, poi a monsignor Ligorio, che lo ha visto crescere nella sua vocazione, e a tutta la comunità che lo ha accolto fiduciosa e affettuosa. Don Lucangelo, che ha ricordato don Emidio, al quale lo legava un rapporto di stima e fiducia, ha voluto interpretare, attraverso la “Preghiera Semplice” di san Francesco d’Assisi, i segni di un servizio pastorale che vuole basarsi sulla semplicità, sull’accoglienza, sulla disponibilità. Una nota di commozione evidente nell’abbraccio alla madre che di recente è rimasta vedova, per la perdita dell’amatissimo marito e papà del nuovo parroco, che è stato condiviso da molti amici e fedeli. Al termine dell’intensa e ricca cerimonia abbiamo raccolto una breve testimonianza dall’arcivescovo.

Questa accoglienza così entusiastica, che sembra un segno esplicito da parte di una comunità che attendeva il suo parroco, quali significati può assumere?

Una comunità che certamente sente forte la presenza del Signore, e che rende viva attraverso la vita e il ministero di un parroco, di un sacerdote. Quindi è una comunità che maggiormente ha espresso questo desiderio proprio perché sente la propria dimensione spirituale, evidentemente, perché è coesa. È una comunità unita, e quindi in questo modo ha manifestato, finalmente, tutta la gioia che è arrivata adesso con il nuovo parroco.

Lo Spirito soffia dove vuole, certe volte si manifesta in maniera sorprendente, e forse questo desta più meraviglia.

Lo Spirito soffia veramente dove vuole. E si prepara il cuore alla disponibilità, all’accoglienza. E Lui arriva proprio lì a farci toccare con mano che ognuno ha bisogno dell’altro e della comunità, sperimentando tutto questo nel dono di ciascuno.

Grottaglie si conferma luogo di vocazione e di chiamata alla fede.

Ringraziando Dio, ogni comunità manifesta la propria dimensione in tante forme, ma in tutte le comunità c’è questo desiderio, a volte è maggiormente espresso a volte è espresso in forme diverse. Ma certamente la comunità di Grottaglie è attenta a questo dinamismo della Chiese e lo manifesta così. In maniera entusiastica e intensa.

Mobilità

Parcheggi: nuove proteste e tensioni

Ne parliamo con l’assessore Gianni Cataldino

15 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Non c’è pace per i parcheggi! Risolta la questione della gratuità del parcheggio per i disabili, che però rivendicano altre questioni, ora si passa all’annullamento del pass gratuito per i residenti delle zone D/E/F/G. In segno di protesta, domani, sabato 14, dalle 10 alle ore 12, Adoc Taranto e Uil Taranto scenderanno in piazza per un sit-in nei pressi di Palazzo di città. La decisione assunta durante l’amministrazione Melucci, non è stata modificata dall’attuale giunta, che ha inteso introdurre, nelle zone indicate, anche parcheggi gratuiti, e cioè: strisce bianche che favoriscano l’arrivo di non residenti, a favore del commercio, e una rotazione dell’utilizzo.

Ma ricordiamo che non è questa l’unica decisione che è stata presa dall’amministrazione comunale, dal momento che si intende attuare “una revisione e razionalizzazione della disciplina della sosta sull’intero territorio comunale e al fine di migliorare la fruibilità degli spazi pubblici, la sicurezza della circolazione e l’ottimizzazione dei posti auto disponibili”. Questo ha portato ad altre modifiche: “Nuova configurazione di alcuni stalli di sosta da cassettone a spina di pesce. Tale revisione consentirà l’incremento di 223 posti auto di cui 88 nel rione Tre Carrare Battisti e 135 nel Borgo; la trasformazione degli stalli a pagamento in stalli liberi in zona Borgo e in prossimità dello stesso rione; la trasformazione degli stalli liberi in stalli a pagamento nel centro storico, con possibilità di pass gratuiti per residenti”.

Ma, tornando alla eliminazione dei pass gratuiti per i residenti delle zone anzidette (insomma: gran parte dei quartieri a ridosso del Borgo), la decisione, per Adoc e Uil, “sta producendo effetti concreti e pesanti sulle famiglie tarantine. Molti residenti sono ora costretti a sostenere costi che possono arrivare fino a 75 euro al mese pur di poter parcheggiare sotto casa”.

“Siamo di fronte a un provvedimento che colpisce direttamente le famiglie e che rischia di trasformarsi in una vera e propria tassa occulta sulla mobilità”, dichiara Domenico Votano, presidente Adoc Taranto. “Non è accettabile che intere zone della città vengano private di un diritto consolidato senza un confronto preventivo e senza una valutazione reale dell’impatto economico e sociale”.

L’Adoc ha chiesto un tavolo di confronto per avanzare proposte concrete e migliorative. Il coordinatore della Uil, Oliva, sostiene che la questione parcheggi sia solo uno dei nodi irrisolti della gestione urbana: “Taranto ha bisogno di una visione complessiva che integri trasporto pubblico efficiente, servizi adeguati e politiche che non scarichino sui cittadini il costo delle inefficienze”.

Alla manifestazione parteciperà anche l’associazione Dis-Education che ha annunciato la presenza del sodalizio per denunciare le criticità legate a barriere architettoniche, cantieri e limitazioni alla mobilità urbana.

Da parte nostra abbiamo girato la questione all’assessore al Coordinamento strategico, Gianni Cataldino.

Le modifiche alla disciplina dei parcheggi sta creando malcontento. Cosa intende fare il Comune?

Le decisioni sono state prese alla luce delle disposizioni della Corte di Cassazione, che ha precisato la disciplina per i parcheggi: la gratuità dei pass per i residenti vige solo per le aree esclusivamente occupate da strisce blu e non quelle dove ci siano sia i parcheggi gratuiti che quelli a pagamento. Mi rendo conto che per molte famiglie ciò può comportare un costo aggiuntivo, ma era indispensabile prevedere anche zone a parcheggio libero.

Ora avete introdotto le strisce blu nella Città vecchia, prevedendo stalli liberi anche nel Borgo, questo non comporterà nuovi disagi?

Lo abbiamo fatto soprattutto a vantaggio degli abitanti della Città vecchia, che non trovavano mai posti liberi, presi d’assalto da utenti esterni ma anche provenienti dai quartieri vicini. Con le strisce blu anche loro avranno diritto al posto gratuito. E per quanto riguarda i parcheggi per chi viene dall’esterno, stiamo allargando e perfezionando il Park and rail di piazzale Democrito, dove la sosta costerà solo 50 centesimi e ci sarà la partenza dei bus ogni dieci minuti.

In passato, era disponibile per il parcheggio la rampa Leonardo Da Vinci. Ancora oggi, soprattutto per la movida, la strada è presa d’assalto dagli automobilisti in cerca di parcheggio ed è spesso intasata dalle auto che si muovono in senso contrario, tra chi sale e chi scende. Non è possibile regolamentare?

Va detto, innanzi tutti, che l’area della stazione torpediniere è interessata dai lavori per i Giochi del Mediterraneo quindi non è disponibile e non è comunale. Certo… la lunga rampa d’accesso è ugualmente presa d’assalto da chi non trova parcheggio e per questo si creano ingorghi, anche perché sul lato destro per chi scende è possibile parcheggiare. Cercheremo di affrontare il problema adeguatamente.

Anche alcune associazione di disabili continuano a manifestare contro le barriere e l’inciviltà degli automobilisti che occupano spesso gli stalli riservati.

Abbiamo già chiarito, intanto, che i disabili continuano a non pagare il parcheggio, ed è un dato acquisito. Per quanto riguarda gli stalli riservati, la sorveglianza è continua, come dimostrano le 750 sanzioni elevante… che non sono poche… Ma non possiamo certi vigilarli tutti. Per le barriere e i lavori in corso… si fa il possibile, ma si stanno effettuando lavori che stanno cambiano decisamente la disciplina della mobilità e dei parcheggi.

Città

Comune e Kyma chiariscono: i disabili non pagano il parcheggio

12 Feb 2026

di Silvano Trevisani

I disabili muniti di regolare pass potranno continuare a parcheggiare gratuitamente in tutto il territorio urbano. Lo hanno chiarito amministratori e dirigenti di Kyma Mobilità nella conferenza stampa svoltasi a Palazzo di città, a proposito delle preoccupazioni espresse, nei giorni scorsi, da parte delle associazioni, che hanno causato prese di posizione anche molto dure. L’assessore alle Partecipate Gianni Cataldino, la presidente di Kyma Giorgia Gira, alcuni componenti del consiglio di amministrazione dell’azienda di trasporto pubblico, e i presidenti delle commissioni Servizi e Affari generali, Gianni Tartaglia e Patrizia Mignolo hanno così fatto chiarezza.

La gratuità continuerà a essere garantita su tutto il perimetro della sosta regolamentata, contrariamente a quanto era stato affermato da alcune organizzazioni. L’assessore Cataldino ha chiarito che l’amministrazione, come le precedenti, ha sempre sostenuto la gratuità degli stalli per le persone con disabilità. Cataldino ha defintio “un po’ pretestuoso quello che è accaduto in questi giorni per opera di alcuni attori che probabilmente si sono esercitati nella diffusione di notizie prive di fondamento. Da qui la necessità di un chiarimento in questa conferenza stampa”.

Ma le cose sono andate proprio così? In realtà, nei giorni scorsi si erano svolti incontri tra le parti, definiti costruittivi. La presidente Gira, da parte sua, ha ribadito che le persone con disabilità non devono assolutamente pagare la sosta, negli stalli su strada così come all’interno degli altri parcheggi, ma ha ammesso che l’allarme qualche spiegazione lo aveva. “Si è trattato evidentemente di una svista nella comunicazione aziendale, poi corretta, ma è stato chiarito tutto in tempi brevissimi. Aggiungo – ha dichiarato – che, al fine di agevolare la fruibilità e l’utilizzo dei parcheggi muniti di sbarre e cassa automatica, abbiamo allestito (già dal 2007) gli stalli gialli nelle immediatezze delle aree di parcheggio, ampliando peraltro questa possibilità, installando un numero superiore di strisce gialle rispetto a quanto previsto dalla normativa (un posto riservato ai disabili ogni 50 stalli blu), proprio per evitare che le persone con disabilità possano riscontrare difficoltà”.

Giorgia Gira, ha sottolineato che all’inizio dell’anno, abbiamo emanato un bando per l’automazione di tutti parcheggi presenti nella città di Taranto: verranno muniti di sbarra di accesso e di uscita, telecamere per motivi di sicurezza e di ordine pubblico e di strumenti tecnologici di lettura delle targhe per consentire l’ingresso e l’uscita alle auto (con targa registrata) senza dover uscire dal veicolo.
Semplicemente “è stata narrata una storia non vera, che ha descritto la città in maniera negativa. Ritengo che essere additate come persone poco attente o poco inclusive sia ingiusto.
Siamo attenti alle esigenze delle persone con difficoltà.
È stato anche predisposta, nel momento in cui verranno delineate le fermate dei bus che continueranno ad esistere dopo il completamento del progetto delle BRT, l’installazione delle pedane (come è accaduto a Roma) che fungeranno da prolungamento del marciapiedi, per disincentivare la sosta selvaggia negli stalli degli autobus e garantire l’accesso a tutti. “Il mio auspicio è che la polemica sia sedata, e ribadisco l’apertura totale, la piena disponibilità di Kyma Mobilità quanto dell’amministrazione comunale, ad ascoltare e valutare tutte quelle che sono le problematiche che possano nascere in futuro”.

Ma secondo le associazioni, Disabili Attivi e Confsal innanzi tutto, i problemi non sono terminati, anche perché la mancanza di civiltà di molti cittadini li induce a occupare gli stalli riservati.

Ma va anche detto che gli strumenti tecnologici di lettura automatica delle targhe non tengono presente che la maggior parte dei disabili non guida, non ha a disposizione un’unica vettura e non trae diretto vantaggio da questo meccanismo.