Lavoro

Industria: emergenza continua, ora si “agitano” anche i lavoratori Arpa Puglia

15 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Quando si sente parlare di crescita dell’occupazione, ci si chiede per prima cosa a quale pianeta si faccia riferimento. Non certo al pianeta Taranto, che continua a subire i contraccolpi di una crisi interminabile che parte dall’industria, ma coinvolge fortemente altri settori.

In questi giorni, la città sta risentendo delle protese giustificate delle circa 70 aziende dell’indotto Ilva, i cui 2.400 dipendenti non ricevono gli arretrati e la cassa integrazione. Dopo l’occupazione del Ponte girevole, che martedì 13 ha di fatto bloccato la circolazione, continua il presidio sotto la prefettura, in attesa di ricevere risposte dal governo. Ma la partita è complicata e i risvolti tecnici relativi alle modalità con le quali il governo sta cercando di garantire i crediti delle aziende, restano complessi. Il tentativo di garantire risorse attraverso la società di garanzia Sace, sono resi complicati anche dal cattivo atteggiamento di Acciaierie d’Italia. A tale proposito, il governatore Michele Emiliano ha dichiarato la disponibilità della Regione a inserire la liquidità riveniente dalle economie di bilancio per sostenere economicamente l’indotto. Che è indispensabile per la continuità produttiva dello stabilimento.

Le incertezze sull’Ilva

Possiamo dire solo che la decisione dell’amministrazione straordinaria, decretata dal governo nei giorni scorsi, sta subendo rallentamenti per la posizione di Mittal, che esprime ancora la maggioranza dell’azienda. I prossimi giorni dovrebbero spiegare come si evolverà la faccenda, tenendo presente che lo Stato, per mezzo del ministro Urso, ha dichiarato l’indisponibilità a gestire direttamente l’azienda siderurgica: occorrerà la disponibilità di industriali privati. Però la situazione è ancora nebbiosa e per questo i sindacati si sono autoconvocati a Palazzo Chigi, mossa che è stata prevenuta dal governo, che li ha convocati il 19 febbraio alle 19,15.

“È inaccettabile – dichiarano Fim Fiom Uilm – che dopo due decreti voluti dal Governo per estromettere Mittal, attraverso l’attivazione dell’amministrazione straordinaria, la situazione e il futuro dell’ex Ilva rimangano nella totale incertezza. Fim Fiom Uilm denunciano ancora una volta la grave e preoccupante situazione in cui versano i siti produttivi dell’ex Ilva, con conseguenze drammatiche sull’indotto e sui 20mila lavoratori”.

Paradossalmente, infatti, l’amministratore delegato espresso da Mittal, Lucia Morselli, ha dichiarato in audizione parlamentare che tutto all’Ilva è perfetto, e che gli unici problemi sono di liquidità. Ma non spiega perché lo stesso Mittal si è detto indisponibile all’aumento di capitale.

Se il futuro dello stabilimento è tutto da definire, continua anche il pressing degli ambientalisti che trovano oggi una sponda importante nella cultura. Il film sulla Palazzina Laf è stato presentato polemicamente al Senato, per iniziativa del vicepresidente 5Stelle, Mario Turco, ma assenti i rappresentanti del governo.

Agitazione all’Arpa Puglia

Proprio sul fronte dell’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente, si registra la proclamazione dello stato di agitazione del personale. Con una lettera alla Regione e agli assessorati competenti, i sindacati chiedono un incontro urgente, a tre mesi di distanza dalla precedente richiesta. Scrivono i sindacati della Funzione pubblica: “Considerato che da circa 48 mesi in Arpa Puglia ci sono svariate decine di lavoratrici e lavoratori assunti sulla base di progetti specifici, tra cui il Piano Taranto, che a brevissimo rischiano la cessazione del rapporto di lavoro se non si assumono le determinazioni utili a stabilizzare il loro rapporto di lavoro, disperdendo di fatto importanti professionalità che nel corso di questi anni hanno maturato esperienze e competenze rilevanti, con la presente sollecitano la convocazione di un incontro urgente con quanti in indirizzo, entro e non oltre sette giorni dal ricevimento della presente, teso alla stabilizzazione dei precari, allo svincolo ed utilizzo dei fondi accantonati per il Piano Taranto e per tutti quei progetti utili al potenziamento di un’agenzia strategica per la salute e l’ambiente quale l’Arpa Puglia”.

Questo, senza dimenticare le altre delicate questioni ancora aperte, come il futuro di centinaia di lavoratori portuali dell’ex Tct e di Sanitaservice. Ma quello della sanità è un pianeta tutto avvolto dalle ombre.

Emergenze ambientali

La cultura locale si mobilita per salvare il fiume Galeso

12 Feb 2024

di Silvano Trevisani

“Il Galeso: un bene negato? Un fiume da salvare”. Questo il tema di una tavola rotonda svoltasi nella sala convegni dell’ex Ospedale vecchio, per iniziativa di varie associazioni. Un vero proprio atto di denunzia delle condizioni di un luogo altamente simbolico della città. La storia, la bellezza dei luoghi, la manomissione ambientale ancora non conclusa, le prospettive future: questi gli argomenti che hanno richiamato un folto pubblico che ha seguito le relazioni del naturalista Vito Crisanti, della storica Mina Chirico e dell’architetto Augusto Ressa, con il coordinamento di Nella Abruzzese, presidente di Italia Nostra – Taranto. Il rischio di nuove manomissioni è rappresentato dal progetto che prevede l’installazione di un impianto fotovoltaico galleggiante nello specchio d’acqua vicino al fiume Galeso. Progetto contro il quale si è espresso, proprio in queste ore, anche il sindaco Melucci, che ha incontrato sull’argomento i rappresentanti dei mitilicoltori, molto preoccupati.

La vicenda del Galeso è paradigmatica dell’intesa storia della città di Taranto, sicuramente campione mondiale di manomissione, che da sempre ha subito gravi rimaneggiamenti, con profonde accelerazioni a partire dall’Unità d’Italia. Ma se vogliamo è anche simbolo della millanteria con cui siamo abituati a vantare le singolarità dei nostri beni che poi non sappiamo mai difendere. Il Galeso, di fatto, è la “sede” di un parco letterario che non è mai decollato, che è ancora segnato da occupazioni abusive che, nonostante il sequestro delle aree e dei manufatti abusivi da parte della Guardia Costiera, non è certo di pubblica fruizione. La Provincia, oltre dieci anni fa, dietro le sollecitazioni popolari, di cui il “Corriere del giorno” si fece interprete, varò un progetto per la realizzazione di un parco, ivi compreso un bioparco. Che però si fermò dopo i primi passi, anche per l’incapacità di risolvere il grave problema dell’occupazione abusiva della foce. Ora il parco letterario si inserisce nel più vasto Parco del Mar Piccolo, che non riguarda solo lo specchio d’acqua ma tutta la costa prospiciente.

L’intervento di Vito Crisanti

Nel suo intervento, Vito Crisanti, dottore forestale, progettista verde e per anni direttore della Palude La Vela, ha presentato una ricognizione della trasformazione delle aree verdi nel territorio, che negli anni hanno portato alla sparizione di molte zone boschive. Poi ha illustrato gli esperimenti di biodiversità che hanno interessato l’area e che dovrebbero essere ulteriormente incentivati nella logica della valorizzazione ambientale. A partire dalla conservazione di specie particolari, come, ad esempio, i cultivar del fico (oltre cento quelli presenti), e poi dell’olivo, della vite e dei frutti antichi, di cui il Tarantino vanta una ricchezza unica, e che è stata valorizzata con 30 specie diverse piantate in sette ettari di terreno.

L’intervento di Mina Chirico

Mina Chirico, già direttrice dell’Archivio di Stato di Taranto, ha illustrato la trasformazione storica dei corsi d’acqua del territorio tarantino, a partire dal Tara. Un fiume le cui acque sono sempre state considerate salutari, se non addirittura prodigiose, ma che è individuato come sede del più grande dissalatore d’Italia, che rappresenterebbe una sciagura. Ha poi parlato del Lepraro, del Cervaro, del Rasca, un fiume ormai sparito perché il suo corso fu deviato e convogliano nel canale d’Aiedda. Ha quindi proposto una interessante storia del Galeso, passato di mano in mano nel corso dei secoli, e della Chiesa di Santa Maria del Galeso, che dal XII al XIV secolo fu gestita dai cistercensi.

L’intervento di Augusto Ressa

Infine, Augusto Ressa ha sottolineato le manomissioni storiche cui la città è stata sottoposta nel corso dei secoli, ultima delle quali la costruzione dell’Ospedale San Cataldo in una zona archeologica e non servita,. Ha poi avanzato alcune proposte: la prima l’acquisto da parte del Comune delle grandi opere del Canonico Ceci (nell’immagine proposta un particolare), che rappresentano un documento storico singolare della Taranto che fu, e in particolare del Mar Piccolo. La seconda riguarda il rifacimento del muro di cinta della Nuova Base navale che, a differenza del muraglione (che ha avuto il merito di salvare la città dall’aggressione del cemento ed è un’opera storica), impedisce per lungo tratto, a in maniera tutto sommato inutile, la vista del verde e del mare nella vasta area gestita dalla Marina. Infine, ha proposto una mobilitazione generale, a partire dagli intellettuali, per sventare la realizzazione dell’enorme parco eolico nella zona prospiciente la foce del Galeso.

Eventi religiosi cittadini

Le “Quarantore” alla Sant’Agostino, in Città vecchia

09 Feb 2024

La rettoria di Sant’Agostino, in Città vecchia, organizza le “Quarantore”, in preparazione al Mercoledì delle Ceneri. Questo il programma dell’adorazione eucaristica.

Domenica 11 febbraio: dalle ore 12 alle ore 18; lunedì 12 febbraio: dalle ore 10 alle ore 18; martedì 13 febbraio, dalle ore 10 alle ore 18.

Il rettore don Désiré Mpanda invita a questo momento particolare di preghiera e, se possibile, a offrire la propria prenotazione per coprire i seguenti turni di adorazione: d e16 alle 18. Lunedì 12,  dalle ore 10 alle 12, dalle ore 12 alle 14, dalle ore 14 alle 16, dalle ore 16 alle 18. Martedì 13, dalle ore 10 alle 12, da dalle ore 12 alle 14, dalle ore 14 alle 16, dalle ore 16 alle 18.

Qualità della vita

La nostra città straparla di cultura, produce migliaia di libri ma fa chiudere le librerie

07 Feb 2024

di Silvano Trevisani

In questi giorni, molti segnali inquietanti sembrano contribuire a mostrare una profonda crisi “culturale” del nostro territorio. Negli ultimi giorni abbiamo letto del moltiplicarsi di appelli tesi a scongiurare la chiusura dell’Archivio di Stato, la cui sopravvivenza è messa in pericolo semplicemente dalla mancanza di personale, mai rimpiazzato e ora quasi azzerato. Ma eravamo “reduci” da una battaglia analoga per l’Archivio comunale, sul quale è semplicemente calato il silenzio.

Che dire, poi, della soprintendenza, dove un solo funzionario ha il compito di vigilare su tutto il territorio, con le lungaggini e sospensione che ricadono su tutte le attività edilizie…? solo per parlare del più evidente interesse pubblico…

Negli ultimi giorni, poi le voci, confermate, di una imminente, definitiva chiusura della storica Libreria Mandese e l’episodio di violenza accaduto nella Scuola Europa hanno scatenato nuove reazioni. Che sono tutte condivisibili ma che sembrano dimenticare il contesto umano e urbano della nostra città. Una città che, lo dicono le statistiche nazionali, non è fatta per i giovani. Anzi: proprio Taranto è l’ultima in classifica per la “felicità” dei giovani.

Chi partecipa a eventi culturali o li organizza sa bene che l’età media dei partecipanti scende raramente sotto i sessant’anni! Ma più spesso sale! Che dire poi dell’organizzazione istituzionale della cultura? Proprio in questi giorni la Corte dei Conti ha bacchettato la Regione sulle Short list, cioè sugli elenchi di operatori cui affidare incarichi in maniera “trasparente”, dove una delle strutture regionali in discussione è il Teatro pubblico pugliese. Ma varrebbe la pena allargare il discorso ad altre agenzie pubbliche che spendono tanti soldi in progetti poco utili, spesso autoreferenziali. Forse non abbastanza trasparenti. E comunque spesso mischiamo “bucce e fave”, parlando di turismo e spettacoli (e infatti spesso gli assessorati sono differenti) perché la cultura e il turismo sono cose distinte. Basta leggere le statistiche nazionali e si apprende, ad esempio, che solo il 14% dei turisti sono interessati ai luoghi dell’arte. Quanto agli spettacoli sono “consumo” ma non investimento… se non per chi ci lavora!

Ma cos’è la cultura?

Fatta questa lunga premessa, ora chiediamoci: ma davvero la cultura, come dicono spesso politici raccogliticci e operatori improvvisati, può rappresentare un’alternativa economica?

La risposta, non mia ma di tutti i grandi politologi e luminari, è inequivocabile: NO! Per anni mi sono professionalmente occupato della cronaca culturale. Già nel 1992 pubblicai, per le edizioni del “Corriere del giorno”, il volume “La cultura a Taranto”, cui collaborarono personalità come Attilio Stazio, Cosimo Damiano Fonseca, Nicola Carrino, Nicola Martinucci, Mariella Nava ed altri. L’analisi era chiara soprattutto nelle parole di Attilio Stazio: “La cultura si sviluppa solo quando si sviluppa la società”. Una società che si deprime, si impoverisce, si richiude nelle poche certezze non promuove la crescita della cultura, che è sviluppo di talenti, ricerca, alta formazione, investimento a lungo termine, organizzazione di un’offerta aperta a tutti e non solo ai soliti raccomandati o agli affini alla politica.

“Sai perché nacquero i Convegni internazionali di studi della Magna Grecia?” mi chiede Stazio che poi mi spiegò: “Perché erano gli anni Sessanta, gli anni del Boom, dell’ottimismo, della crescita. Oggi un’avventura del genere non potrebbe più iniziare”.

Si scrive ma non si legge

Ho letto nel web che qualcuno affermava, a proposito della chiusura della libreria Mandese: “non è vero che non si legge”. Come si può fare un’affermazione del genere, quando i dati ufficiali dicono che la Puglia è ultima in Italia per lettura di libri e che Taranto si attesta agli ultimi posti? Sfido che Feltrinelli scelga di non venire in città: negli ultimi anni sono chiuse almeno 5 grandi librerie (e altre minori): Filippi, Veralibri, Gilgamesh, Ubik e ora anche Mandese! É vero che libri se ne stampano a iosa, soprattutto a causa di pseudoeditori che pubblicano a pagamento (sempre su Facebook se ne incontrano a decine), assecondando l’istinto narcisistico, ma questo è piuttosto segno di una chiusura intimistica. Se tanti scrivono ma pochi leggono che segno è? È segno che tutti vogliono dire la “propria”, ma non ascoltare quella degli altri. Proprio come avviene nei social, dove ad aver la meglio sembra essere chi non ha contegno, autodisciplina, dignità. Un modello purtroppo in grande espansione, nella cultura come nella politica. E l’esempio di qualche eminente, adulato uomo di cultura e governante, che tutti sono disposti a pagare pur di annoverarlo tra i propri fautori, prefatori, oratori, è molto illuminante.

Lavoro

Le proteste degli agricoltori “arrabbiati” e le loro motivazioni, giuste ma non tutte

02 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Le proteste di agricoltori e allevatori che in questi giorni tengono in scacco l’Europa pongono una serie di questioni in parte sacrosante, in parte no. È difficile, per i non addetti ai lavori, valutare quello che accade, ma quella che è evidente è la violenza inaccettabile espressa da questa protesta. Viene tollerata per coperture politiche e paure comprensibili ma resta inaccettabile. Per proteste molto più blande i giovani che si battono per l’ambiente, e cioè per problemi di interesse universale e non personale, rischiano condanne severissime. Forcaioli e trattoristi imbrattatori, distruttori che bloccano le strade, vengono invece tollerati e perdonati.

Detto questo, veniamo ai motivi della protesta che però, va precisato, non sono uguali per tutti gli stati e neppure per tutte le regioni, perché ogni territorio e ogni nazione avanza pretese diverse.

L’argomento che unisce tutti è la bocciatura delle politiche comunitarie, è proprio la “Pac”, ovvero la Politica agricola comune. Varata alcuni anni fa e valida fino al 2026, imposta le direttive generali di un settore che, lo ricordiamo, è quello che da oltre mezzo secolo spende la gran parte delle risorse europee, in sostegni, aiuti, integrazioni, detassazioni e così via. Non sempre in maniera trasparente. Ma al centro della contestazione degli agricoltori, che è sostenuta a livello europeo soprattutto dai partiti di estrema destra, vi sono anche le proprie organizzazioni sindacali. Ree di non aver sostenuto adeguatamente le ragioni della categoria.

Cerchiamo di capire meglio con l’aiuto di un autorevole addetto ai lavori, il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzaro (nella foto).

Vi sentite coinvolti nelle accuse?

Assolutamente no. Confagricoltura Puglia è da sempre critica sulla Pac. Sono circa tre anni che contestiamo con i fatti, anche sollecitando i nostri rappresentanti istituzionali al Governo e in Europa, questa politica agricola comune incapace di fare gli interessi dei produttori, e dei consumatori. Per noi, dunque, non è un repentino cambio di pensiero utile solo a salire sul carro della protesta. Siamo stati i primi a contestare la Pac perché coerenti con la missione che abbiamo ricevuto dagli agricoltori pugliesi: rappresentare i loro interessi su tutti i tavoli”.

Insomma, è la risposta politica, a vostro parere, a essere inadeguata.

Certo. Già a dicembre del 2021 Confagricoltura Puglia, durante un incontro con i parlamentari del territorio, sosteneva che questa Pac distrugge l’olivicoltura della Puglia, e che in Puglia, la nuova Pac mette a rischio 90mila posti di lavoro nel settore olivicolo. Impostazione da rigettare in toto.

A poi l’accordo è stato raggiunto.

Ma quando l’accordo tra le istituzioni è stato raggiunto, solo la nostra organizzazione dichiarò che si trattava di una riforma inadeguata rispetto alle esigenze di tutela del reddito agricolo e troppo complessa sul piano amministrativo. I fatti ci hanno dato ragione. Allo stato degli atti, la PAC resterà in vigore fino alla fine del 2026. Mentre a Bruxelles già è partita la discussione sulla prossima riforma, siamo al lavoro per ottenere tutti gli adattamenti possibili nell’ambito dell’assetto normativo vigente. Il primo risultato è già stato ottenuto con le recenti indicazioni ministeriali in materia di rotazione annuale obbligatoria dei seminativi. Su richiesta di Confagricoltura, al ministero dell’Agricoltura sono stati istituiti due “tavoli” uno politico e l’altro tecnico) per esaminare i risultati del primo anno di applicazione della nuova PAC. E concordare le opportune modifiche del Piano strategico nazionale.

Le “altre” ragioni della protesta

Fin qui le risposte di Lazzaro sul Piano agricolo comune. Ma molte sono le contestazioni avanzate dagli agricoltori. Quelle “comuni” riguardano specificamente alcuni obblighi: primo di tutto l’obbligo di lasciare incolta una parte consistente dei terreni agricoli, poi la generale politica di accordi commerciali con i produttori extraeuropei. Gli agricoltori contestano lo spostamento della politica agricola su posizioni ambientaliste (il  Green new deal) e a scapito della produzione e dei consumatori. Obblighi che, tra l’altro, porrebbero l’agricoltura europea su posizioni poco competitive rispetto al resto delle agricolture mondiali.

Si chiede, inoltre, di poter utilizzare fitofarmaci proibiti sostenendo che ciò è consentito alle multinazionali. Poi ancora: in Francia, nelle scorse settimane, una delle micce è stata la proposta di aumentare il prelievo fiscale sull’acquisto di fitofarmaci e sull’acqua. In Polonia, Ungheria e Romania le proteste sono state causate dall’arrivo di grano dall’Ucraina. In Olanda si manifesta contro misure del governo che vuole ridurre la dimensione degli allevamenti, allo scopo di tagliare le emissioni di azoto.
E poi ci sono gli effetti delle guerre, le conseguenze dell’inflazione, la politica dei prezzi che penalizza i produttori e avvantaggia i commercianti. Per non parlare delle importazioni da paesi che hanno prezzi bassissimi e metodi di produzione non certificati.

Assieme a questi altri problemi si abbattono su questo comparto ch cerca sempre sponde politiche per poter vedere accolte le proprie richieste, ma così facendo ingenera confusione e competizioni assurde.

L’agricoltura merita una gestione molto più saggia e oculata, che salvaguardi gli interessi dei produttori, ma anche quelli dei consumatori che, in questo bailamme, sono sicuramente coloro che ci rimettono di più.

Festeggiamenti patronali

Tutto pronto per la grande festa di san Ciro. Martedì la foc’ra, mercoledì la processione

29 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Tutto pronto per l’accensione della “Foc’ra di San Ciro” a Grottaglie che martedì 30 gennaio alle ore 20, darà il via alla due giorni di festeggiamenti patronali. Pur essendo, infatti, san Francesco de Geronimo il patrono principale della sua città, fulcro della venerazione popolare è Ciro, il cui culto fu introdotto a Grottaglie proprio dal sante gesuita. Il culmine sarà, mercoledì 31, la solenne processione del simulacro del santo compatrono nelle vie della città. Intanto, nei giorni che precedono i festeggiamenti, la zona di via Pasolini, area 167 bis, nella quale è stata allestita una pira di dimensioni gigantesche, tantissimi visitatori si stanno alternando, tra loro molti cittadini e intere scolastiche. Scoprono così la maestosa piramide in legna che, una volta accesa, darà vita a uno dei fuochi più grandi d’Europa. Fino al 30 gennaio sarà possibile visitare gratuitamente la foc’ra ed entrare all’interno di essa: percorrere il corridoio in cui sono affissi i disegni dei bambini dedicati a San Ciro e arrivare alla grande camera lignea, con una base di 5 metri per 5 ed alta tre metri e mezzo. In essa, i maestri dell’associazione Amici della foc’ra, che da ottobre hanno innalzato la piramide, illustrano le fasi della costruzione e i particolari legati alla tradizione. Come abbiamo già ricordato nei giorni scorsi, Grottaglie è entrata da agosto nel registro delle città della Rete dei fuochi di Puglia, un importante riconoscimento che consentirà, in futuro, di poter partecipare a bandi per la valorizzazione della manifestazione.

Realizzata con le fascine di legna d’ulivo e con i tralci delle viti portati dai fedeli per devozione – come è scritto nella tradizione secolare -, la foc’ra dell’edizione 2024 ha una base quadrata di 23 per 23 metri, un’altezza di 22 metri ed è l’unica, tra tutti i falò delle località dei riti del fuoco, ad avere una camera interna visitabile. La struttura è sormontata da una grande punta piramidale, anche questa in legno; è decorata con opere d’arte realizzate da artisti grottagliesi e dedicate al santo che bruceranno per ricordare il martirio del santo originario di Alessandria d’Egitto, che fu medico ed eremita tra il III e il IV secolo dopo Cristo.    

Il programma

L’accensione della foc’ra avverrà alle ore 20 di martedì 30 gennaio, alla presenza delle autorità civili e religiose. Era prevista la presenza dell’arcivescovo di Taranto Ciro Miniero, ma la celebrazione eucaristica in Chiesa Madre sarà presieduta dal vicario generale monsignor Alessandro Greco. Sarano presenti il sindaco Ciro D’Alò, altri sindaci dei comuni della provincia di Taranto e pugliesi, il parroco della Chiesa Madre don Eligio Grimaldi, gli altri rappresentanti istituzionali, il consigliere comunale Giulio De Carolis, che da anni segue e si adopera per la realizzazione e la valorizzazione della manifestazione, i volontari dell’associazione Amici della Fo’cra, presieduta da Massimo D’Abramo, i rappresentanti delle associazioni e dei partner che hanno aderito al progetto. Contestualmente, sarà accesa anche la “focaredda”, una piccola foc’ra vicina al grande falò, dedicata ai bambini. Intorno all’area della grande piramide di fuoco, sarà allestito un percorso gastronomico di prodotti tipici pugliesi. Illumineranno l’area catene di luci e le luminarie salentine della ditta Enzo Memmola. Nella stessa serata del 30 gennaio, uno spettacolo di fuochi pirotecnici, a cura della ditta Itria Fireworks, precederà l’accensione. La serata sarà allietata da spettacoli musicali: alle ore 21.30, suoneranno gli “88 Max”, alle ore 22.30 suoneranno “Thecommercialisti”; dalle 23.30, dj set con Kokò e Sandra Santoro.

Fino al 29 gennaio, dalle ore 9 alle ore 21, sarà quindi possibile visitare la foc’ra; l’ingresso è gratuito ed è riservato anche ai diversamente abili (è stata realizzata una pedana per l’accesso delle carrozzine). La Pro loco, presieduta da Francesca Frisa, in collaborazione con Amici della Fo’cra e con il patrocinio del Comune di Grottaglie, accompagnerà le scolaresche di Grottaglie in visite guidate. Domenica 28 gennaio, in mattinata, alle ore 11, ci sarà una tappa delle moto storiche del Vespa Club Lizzano. Lunedì 29 gennaio, alle ore 16.30, si svolgerà la sfilata dei cavalli con il trasporto delle fascine, una tradizione dell’antichità.

Il 31 gennaio, giorno della festa patronale, alle ore 10 il neovescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Giuseppe Russo presiederà una concelebrazione eucaristica, mentre alle 13,30 muoverà la solenne processione che attraverserà la principali vie cittadine. A conclusione avrà luogo lo spettacolo pirotecnico in contrada Paparazio.

I festeggiamenti si concluderanno domenica 4 febbraio con il riporto, alle ore 16, della venerata immagine del santo nella Chiesa dei paolotti,

Catechesi

Catechesi Mariane. A Regina Mundi ogni mese un ospite per parlare di Maria

26 Gen 2024

di Donatella Gianfrate

A un anno dalla peregrinatio del simulacro della Madonna di Loreto a Martina Franca, la parrocchia Regina Mundi ha ideato la nascita di un percorso con cui riproporre l’esperienza del pellegrinaggio verso la Vergine Santa, in una modalità alternativa ma altrettanto forte. Si tratta di un percorso tematico, basato su una serie di incontri a cadenza mensile, durante i quali interverranno diversi ospiti e relatori che parleranno della figura di Maria, ognuno secondo la propria esperienza di servizio e di conoscenza. Un modo diverso per conoscere la Vergine sotto diversi aspetti, per approfondire la sua figura e tornare a casa con un bagaglio di conoscenze ed esperienze certamente più ricco.

Il primo ospite, don Giovanni Biallo, interverrà domenica 28 gennaio alle 19 e parlerà di “Maria nella tradizione orientale”. Don Giovanni è direttore spirituale dell’Opera Romana Pellegrinaggi e guida esperta dei pellegrinaggi in Terra Santa. Subito dopo la catechesi, seguirà la recita del Santo Rosario aux flambeaux. Lo stesso relatore, il giorno precedente (sabato 27 gennaio alle ore 19), terrà un incontro in parrocchia con coloro che hanno aderito al pellegrinaggio parrocchiale che si terrà a luglio in Grecia “sulle orme di San Paolo”, per spiegare più dettagli relativi alle terre toccate dall’Apostolo durante i suoi numerosi e lunghi spostamenti di evangelizzazione. All’incontro sono invitati anche tutti coloro che sono interessati al tema del viaggio, pur non avendo aderito alla proposta del pellegrinaggio. Nel ricco calendario delle catechesi mariane sono già definiti gli appuntamenti dei mesi successivi: l’8 febbraio don Cristian Catacchio; il 5 aprile monsignor Giovanni Ancona; il 6 aprile monsignor Lameri parlerà di Maria nella liturgia; il 4 maggio sarà ospite il cardinal Menichelli; il 25 maggio Stefania Falasca, giornalista di Avvenire, scrittrice e vaticanista; il 21 giugno l’Oratorio sulla figura di San Pietro a cura di monsignor Marco Frisina; a settembre suor Linda Poker approfondirà la figura di Maria nella storia del cinema e per gli altri mesi il calendario è in aggiornamento.

Diocesi

“La Pace in Testa”, importanti appuntamenti di Azione Cattolica in questo fine settimana

25 Gen 2024

di Angelo Diofano

“Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre più ‘fratello’, lo stile della nostra vita diventi, ‘shalom’, pace”. All’insegna delle parole di papa Francesco in questo fine settimana l’Azione Cattolica diocesana terrà due importanti iniziative all’insegna della pace, entrambe intitolate appunto “La Pace in Testa”

Il primo appuntamento si terrà sabato 27 gennaio a Martina Franca e prevede in particolare la partecipazione di giovani e adulti. Si tratta di una fiaccolata silenziosa che alle ore 18.30 partirà dall’atrio di Palazzo Ducale diretta alla Basilica di San Martino, dove don Giovanni Agrusta, assistente diocesano per il settore adulti, e don Carmine Agresta, assistente unitario, guideranno un momento di riflessione.

Domenica 28, invece, l’iniziativa si terrà a Taranto e vedrà la partecipazione dell’Acr. Alle ore 9.30 nella chiesa di Santa Teresa avrà luogo l’accoglienza dei partecipanti, in preparazione alla santa messa che alle ore 10 sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. A seguire ci si dirigerà in corteo gioioso a piazza Federico Fellini (parco archeologico delle mura greche) per giochi e altre attività di animazione.

Così invita alla partecipazione la presidente diocesana prof. Letizia Cristiana. “In questi giorni abbiamo in testa un solo pensiero: la Pace. Mettiamo la pace anche al centro del nostro cuore e delle nostre preghiere. La Pace per i tanti bambini che non sorridono più a causa dei conflitti (come ha ricordato il Papa), per le famiglie separate, per chi ha perso la vita. Preghiamo per la Pace grande, quella necessaria tra nazioni e popoli. E preghiamo anche per la pace piccola che riguarda l’ordinarietà della vita di ognuno di noi”.

Il prossimo appuntamento per l’Azione Cattolica diocesana è stato fissato per il 18 febbraio a Casa San Paolo per l’assemblea in cui si procederà al rinnovo delle cariche elettive.

Diocesi

A Roccaforzata, iniziative alla SS. Trinità per ricordare la Shoah

25 Gen 2024

di Angelo Diofano

“Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità”. Prendendo spunto dalle parole di Elisa Springer (tratte da “Il silenzio dei vivi”),  nella parrocchia Santissima Trinità in Roccaforzata sono organizzati due momenti di riflessione attinenti alla Giornata della Memoria.

Venerdì 26 gennaio alle ore 19, in collaborazione con l’Anpi, avrà luogo “Voci della memoria”: la compagnia di cantastorie “Cantacunti” guiderà una riflessione in prosa e musica. “Sarà un momento intenso e vibrante – dice il parroco don Giuseppe Mandrillo – in cui saranno forniti importanti spunti per non dimenticare l’atrocità disumana dell’Olocausto e alimentare il rispetto della diversità, l’amore per la pace e il sogno di una fratellanza universale che superi ogni barriera”.

Sabato 27 gennaio alle ore 16, il Circolo Anspi  e la Pro Loco, sempre nella chiesa parrocchiale, organizzeranno l’iniziativa “Musica e parole per non dimenticare”, con la proiezione del documentario “La stella di Andra e Tati”.Si tratta della storia vera di Alessandra e Tatiana Bucci, due sorelline di 4 e 6 anni  ebree italiane di Fiume,che  il 29 marzo del 1944 vennero deportate nel campo di concentramento di Auschwitz insieme alla madre, la nonna, la zia e il cuginetto. Le due bambine si salvarono dalla morte solo perché vennero erroneamente scambiate per gemelle. La serata prevede anche intermezzi musicali da parte di una giovane violinista di Roccaforzata.

Editoriale

Il grido d’allarme del cardinale Zuppi sulle “diseguaglianze crescenti” ci interroga

23 Gen 2024

di Silvano Trevisani

La continua crescita delle disuguaglianze e la cronicizzazione della povertà sono alcuni degli argomenti centrali nell’intervento introduttivo tenuto dal cardinale Matteo Zuppi all’apertura della sessione invernale della Conferenza episcopale italiana. “Non possiamo non rilevare i morsi della crisi economica in atto. – ha detto – La povertà nel nostro Paese è aumentata in modo considerevole a partire dalla crisi del 2008 e con essa la diseguaglianza dei redditi, della ricchezza e delle opportunità”.

La pace, la vicinanza al Papa, il primato della misericordia e della speranza sono stati i temi dai quali è partito l’intervento del presidente della Cei, che ha compiuto un giro d’orizzonte sulle emergenze che a vari livello coinvolgono il pianeta, a partire dalle guerre in atto.

Tutti siamo responsabile per quanto riguarda la pace: “Non dobbiamo stancarci di invocare il dono della pace, di educarci alla pace, a partire dalle nostre case, dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità”.

Ma riferendosi specificamente alla situazione del nostro paese ha detto: “La questione sociale è sempre anche una questione morale e – oserei dire – spirituale”, riferendosi all’assetto della nostra società, in cui “le disuguaglianze sono aumentate e c’è come una cronicizzazione della povertà”: “Lo si nota dall’accesso ai beni fondamentali come il cibo, i servizi sanitari e le medicine, l’istruzione soprattutto quella superiore. Il malessere dei poveri, che crea sacche di pericolosa depressione, deriva anche dalla consapevolezza che non c’è più un ascensore sociale che consenta di sognare un miglioramento”. “Consentire a tutti pari opportunità significa anche operare per eliminare la disuguaglianza di genere”, ha puntualizzato Zuppi: “Non è ammissibile che le donne mediamente guadagnino meno degli uomini per le medesime mansioni”.

In generale, “esiste nel nostro Paese un problema di riconoscimento della dignità delle persone e del loro lavoro, mal retribuito a causa di contratti precari e di lavoratori sfruttati”. E tra quelli che vengono considerati nuovi poveri ci sono anche i giovani: “cruciale per il futuro della Chiesa e della società è l’attenzione ai giovani, che sono il presente delle nostre comunità”.

Ebbene, il tema delle diseguaglianze crescenti all’interno della società, ma più specificamente del nostro paese, è un tema centrale e politico. Un paese nel quale il reddito da lavoro dipendente scende di anno in anno, unico caso in Europa, seppure siano solo i dipendenti a pagare le tasse, è un paese che ha imboccato la strada della sperequazione sociale. L’aggressività delle mafie, che trova argine solo nelle indagini di polizia; la crescente diseguaglianza tra nord e sud, accentuata dalla modifica del Pnnr che ha spostato risorse al Nord, e che sarà ancor più accentuato dall’autonomia differenziata; la povertà in continuo aumento; la desertificazione delle regioni meridionali in un Paese la cui popolazione diminuisce in maniera accelerata sono alcuni dei fattori più negativi. Le azioni dei governi che si sono succeduti a partire dalla grande crisi del 2008 non sono state in grado di invertire questo andamento che, dobbiamo dirlo, con il governo in carica sta subendo un’ulteriore accelerazione. Alcune parti sembrano investire sulla diseguaglianza e sulla disgregazione e i prossimi mesi saranno determinanti a questo proposito.

Lavoro

Amministrazione straordinaria; questa la scelta del governo per il futuro dell’Ilva

18 Gen 2024

di Silvano Trevisani

É quella dell’amministrazione straordinaria la scelta del governo per il futuro dell’Ilva. Come già ipotizzato nell’incontro svoltosi la settimana scorsa, la delegazione governativa ha illustrato alle organizzazioni sindacali, convocate ieri a Palazzo Chigi, la propria decisione. Una decisione che il governo ha preso, per la verità, già due giorni. Assodata l’indisponibilità di Mittal a raggiungere un accordo consensuale con Invitalia, infatti, non ha potuto fare altro per neutralizzare possibili ritorsioni. Il decreto relativo sarà pubblicato immediatamente nella Gazzetta Ufficiale, e sancirà i termini per l’avvio dell’amministrazione straordinaria, che dovrebbe partire entro due settimane. Entro quella data, il governo si è impegnato a riconvocare i sindacati per verificare e affrontare i non pochi questa decisione comporterà, sia per l’attività dell’azienda e soprattutto dello stabilimento di Taranto, sia soprattutto per la tenuta dell’occupazione. È questo il problema cui si guarda con maggiore apprensione, ed è quello che fa sperare sindacati e lavoratori in una ripresa, Ma nello stesso tempo è necessario garantire un cronoprogramma per l’avvio l’ambientalizzazione dello stabilimento, dando il via ai progetti interrotti per l’indisponibilità del socio di maggioranza. E per far questo, puntualizza da Davos il ministro Giorgetti, è indispensabile la disponibilità degli imprenditori italiani interessati a intervenire.

Nessun accordo con Mittal

I 320 milioni già stanziati, quindi, non saranno reinvestiti nella ricapitalizzaione, ma saranno messi, attraverso un prestito ponte, nelle mani dei commissari per garantire non il mantenimento degli impianti ma la piena continuità produttiva.

La soluzione era temuta alla vigilia perché è la più drastica e potrebbe far pagare ala fabbrica e all’indotto le scelte complicate, ma si è rivelata inevitabile per la posizione dei Mittal che intanto, abbandonando l’ex llva, sono tornati a investire in Francia.

“La fase di amministrazione straordinaria sarà temporanea e il governo – precisa una nota di Palazzo Chigi – è alla ricerca dei migliori partner privati con l’obiettivo di salvaguardare la continuità produttiva, tutelare l’occupazione e garantire la sicurezza dei lavoratori. Nei prossimi giorni sarà aperto al Mimit e al ministero del lavoro un tavolo che riunirà tutti i soggetti interessati: istituzioni locali, sindacati, associazioni datoriali. I ministri Urso e a Calderone, incontreranno nelle prossime ore i rappresentanti delle imprese fornitrici e dell’indotto, manifestando la disponibilità ad analoghi incontri con i rappresentanti dei lavoratori. Il momento che sta vivendo l’ex Ilva è “estremamente difficile” ed è necessario proseguire il confronto impegnandosi a fare ciascuno la propria parte. Questo per la tutela della produzione e dell’occupazione e la salvaguardia dell’ambiente e della sicurezza dei luoghi di lavoro”.

Così i sindacati

“Abbiamo fatto presente che la situazione è complessa – ha dichiarato al termine dell’incontro il segretario della Fiom Michele Di Palma – e che la prima questione è garantire risorse per i lavoratori e la tenuta in sicurezza e la manutenzione degli impianti. Il Governo ha risposto che ci sono già nelle disponibilità del decreto 320 milioni, che però non bastano per rilanciare la produzione. Il Governo ha risposto che ci sono le condizioni per intervenire con ulteriori risorse”.

Per Rocco Palombella, segretario della Uilm “dopo questo incontro riteniamo di avere la compiutezza che la strategia di Mittal ormai è finita. Loro hanno tentato di usare uno strumento per ricomporre la lite, per perdere tempo, il governo ha risposto con un decreto legge, domani verrà bollinato e ci sarà la firma del presidente della Repubblica e il decreto è legge”.

Il segretario della Fim Benaglia, infine, sottolinea la necessità che il governo individui, per la gestione commissariale, manager del settore capacità di garantire la qualità degli interventi. Cosa che, ha sostenuto, il governo a dichiarato di tener presente, perché si possa giungere finalmente al risanamento e al rilancio dell’azienda siderurgica italiana. La Usb da parte sua ha posto il tema della massima garanzia dei lavoratori di Ilva in A.S., tema ritenuto fondamentale e pregiudiziale

L’indotto

Le associazioni Aigi (a cui aderisce l’80 per cento delle imprese dell’indotto ex Ilva), Casartigiani e Confapi Industria avevano annunciato, intanto, “la sospensione ad oltranza di tutte le attività lavorative svolte dalle proprie associate all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto”. Questo non avendo avuto rassicurazioni sulla tutela dei crediti vantati nei confronti di Acciaierie d’Italia. Precisano che “per senso di responsabilità verso i lavoratori, la cittadinanza ed il territorio”, saranno garantite “esclusivamente le prestazioni attinenti la sicurezza degli impianti”.

All’incontro erano presenti, per il governo, i ministri per gli affari europei Raffaele Fitto (in videocollegamento),  delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, Giancarlo Giorgetti (in videocollegamento) e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano. Per i sindacati presenti i rappresentanti di Fiom Cgil Michele De Palma, Fim-Cisl Roberto Benaglia, Uilm-Uil Rocco Palombella, Ugl metalmeccanici Giovanni Antonio Spera e Usb Sasha Colautti (in videocollegamento) e Francesco Rizzo.

Il ministro Giorgetti

Dell’ex Ilva ha parlato al Forum di Davos il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti: “Sull’ex Ilva noi ci stiamo impegnando al massimo per fare chiarezza perché per fare l’acciaio green servono tanti investimenti e quindi abbiamo bisogno di partner che li facciano insieme a noi questo è il momento della chiarezza”. Giorgetti ha spiegato che “in questo momento c’è un partner che ancora non ha chiarito la sua posizione”, ma “ci sono molti interessati a produrre a Taranto, il più grande insediamento produttivo di acciaio europeo”. “Noi vogliamo partner che condividano questa grande ambizione di produrre acciaio in Italia però in modo ambientalmente compatibile”.

Il sindaco Melucci

Delle aziende dell’indotto si occupa, in una nota, il sindaco Melucci: “In seguito al commissariamento di Acciaierie d’Italia, che “cancellerebbe” i crediti avanzati dalle imprese dell’indotto, diventa vitale stabilire un dialogo aperto e costruttivo con l’Esecutivo proprio allo scopo di tutelare gli interessi della nostra comunità. Come istituzioni locali siamo disponibili a collaborare attivamente con le Autorità nazionali per trovare soluzioni che possano garantire al territorio continuità alla sua economia e che siano capaci di affrontare le problematiche legate alle fonti inquinanti garantendo la chiusura delle stesse per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente.”

Festeggiamenti patronali

Grottaglie festeggerà il “suo” San Ciro con “il fuoco più grande d’Europa”

16 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Lasciate alle spalle, solo da pochi giorni, le festività natalizie, Grottaglie è già proiettata ai festeggiamenti patronali. Le manifestazioni 2024 si apriranno ufficialmente domenica 21 con la traslazione della venerata statua del santo, nella prima delle tre processioni previste, ma da mesi la comunità è intensamente impegnata nella realizzazione della “foc’ra”. La grande pira, che da sempre è l’elemento caratterizzante dei festeggiamenti, ha assunto, infatti, connotazioni particolari. E qusto non solo per la dimensione acquisite, da “record”, ma anche per le modalità di realizzazione e per l’interazione che consentirà anche nei giorni precedenti.

Il programma

Come al solito, il programma dei festeggiamenti, organizzato dal comitato presieduto dal parroco, don Eligio Grimaldi, è molto intenso e prevede una varietà di appuntamenti e riflessioni che si accompagnano al programma strettamente religioso. Le celebrazioni religiose, come dicevamo, si apriranno già domenica prossima, 21 gennaio, alle 17, con la traslazione dalla Chiesa dei paolotti alla Chiesa Madre della statua di San Ciro, il medico, eremita e martire il cui antico culto fu portato a Taranto da Napoli, dov’era molto venerato da secoli, così come in tante località italiane, da Francesco de Geronimo. Il santo gesuita grottagliese nella capitale del Regno svolgeva la sua missione, facendo base alla Chiesa del Gesù Nuovo. La scansione del calendario, che vede cadere il festeggiamenti di mercoledì 31 gennaio, prevede l’avvio del novenario domenica 22. A predicarlo sarà il cappuccino fra Pietro Sirianni.

Domenica 2, alle ore 12, avrà luogo, in Chiesa madre, la premiazione dei concorsi di grafica e fotografia: “Un disegno per la pace” e “Uno scatto per San Ciro”. Lunedì alle 19 si svolgerà la XIX edizione di Medici per San Ciro, con la consegna della borsa di studio intitolata al dottor Ciro Rosati, che premia un laureato in medicina di Grottaglie.

Il 30 gennaio, alle 18, solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero che alle 20 presenzierà alla benedizione e accensione della pira nella 167 bis.

Infine il 31 gennaio, giorno della festa patronale, alle ore 10 il neovescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Giuseppe Russo presiederà una concelebrazione eucaristica, mentre alle 13,30 muoverà la solenne processione che attraverserà la città. A conclusione i fuochi d’artificio in contrada Paparazio.

I festeggiamenti si concluderanno domenica 4 febbraio con il riporto, alle ore 16, della venerata immagine del santo nella Chiesa dei paolotti,

La focr’ra

Accennavamo alla “foc’ra” che sta assumendo una dimensione sempre più particolare, grazie all’impegno profuso dall’Associazione Odv Amici della Foc’ra, che vantano, quest’anno, “il fuoco più grande d’Europa”. Dall’agosto scorso Grottaglie è entrata nel registro delle città della Rete dei fuochi di Puglia, un importante riconoscimento che consentirà, in futuro, di poter partecipare a bandi per la valorizzazione della manifestazione. La foc’ra e l’intera manifestazione sono realizzate ed organizzate dagli Amici della Fo’cra, con il patrocinio degli enti locali ed ecclesiastici e la collaborazione di numerosi partner

L’associazione Odv Amici della Fo’cra – si legge in una nota – è nata proprio con gli obiettivi di valorizzare e far conoscere questa tradizione, anche fuori dai confini regionali, e coinvolgere sempre di più il territorio”.

La costruzione della foc’ra dedicata a San Ciro è iniziata ad ottobre scorso ed è stata ultimata in questi giorni. Realizzata con le fascine di legna d’ulivo e con i tralci delle viti portati dai fedeli per devozione, secondo la tradizione secolare, la foc’ra dell’edizione 2024 ha una base quadrata di 23 per 23 metri, un’altezza di 22 metri. E’ l’unica ad avere una camera interna visitabile. Quest’anno la camera è grande 5 metri per 5 ed è alta tre metri e mezzo. Si accede all’interno attraverso un corridoio, sulle cui pareti saranno affissi i disegni dei bambini delle scuole, dedicati a San Ciro. La struttura è sormontata da una grande punta piramidale, anche questa in legno, e sarà decorata con due opere d’arte dedicate al santo. I maestri autori della pira sono stati affiancati da alcuni giovani che, da qualche anno, si stanno accostando a questa antica arte.

L’accensione

All’accensione della foc’ra avverrà alle ore 20 del 30 gennaio, nell’area di via Pasolini – 167 bis, alla presenza delle autorità religiose, civili e militari. La manifestazione si inserisce nel programma dei festeggiamenti religiosi e civili in onore di San Ciro. Saranno presenti l’arcivescovo Ciro Miniero, il sindaco Ciro D’Alò, il parroco della Chiesa Madre don Eligio Grimaldi, i volontari dell’associazione Amici della Fo’cra, presieduta da Massimo D’Abramo.

Nelle aree circostanti, sarà allestito un percorso gastronomico di prodotti tipici pugliesi. Le luminarie sono della ditta Enzo Memmola, mentre lo spettacolo di fuochi pirotecnici sarò curato dalla ditta Itria Fireworks. La serata sarà inoltre allietata da alcuni spettacoli musicali.

Visite guidate

Nei giorni precedenti, dal 20 al 29 gennaio, dalle ore 9 alle ore 21, sarà possibile visitare la foc’ra; l’ingresso è gratuito ed è riservato anche ai diversamente abili (è stata realizzata una pedana per l’accesso delle carrozzine). Dal 15 al 29 gennaio, intanto, la Pro Loco, in collaborazione con Amici della Fo’cra e con il patrocinio del Comune di Grottaglie accompagnerà le scolaresche di Grottaglie in visite guidate. Tutte le attività sono gratuite. Saranno illustrate le tecniche di lavorazione, la storia e la passione dei maestri della foc’ra, il culto e le tradizioni legate ai festeggiamenti dedicati al compatrono. Il 28 gennaio, alle ore 11, si svolgerà una tappa delle moto storiche del Vespa Club Lizzano. Seguirà, nella stessa giornata,  la sfilata dei cavalli con il trasporto delle fascine, come da antica tradizione.