Lavoro

Ilva, il governo ha deciso: divorzio da Mittal e avvio di una nuova azienda

11 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Si volta pagina. Questo l’impegno che il governo ha garantito nell’incontro appena conclusosi a Palazzo Chigi con i sindacati. Non ci sono più le condizioni, lo si è chiarito dopo l’incontro di lunedì, per condividere il percorso con Mittal e quindi bisogna cambiare strada. Il governo ha comunicato ai sindacati che sta lavorando, con i tecnici delle due parti, su tre percorsi: il divorzio consensuale per il futuro di Taranto e del polo siderurgico italiano (che non è scontato ma importante perché eliminerebbe i pericoli di un contenzioso per il futuro); la continuità aziendale e produttiva nella forma che sarà stabilita, e dal punto di vista delle risorse il governo si è detto pronto anche senza Mittal e, infine, impiego le risorse che serviranno per il rilancio delle attività. Il governo ha assicurato che sarà una questione di pochi giorni: mercoledì sarà l’ultimo giorno utile per un accordo consensuale, quindi si assumeranno le decisioni conseguenti e giovedì prossimo le comunicherà ai sindacati.

I sindacati, da parte loro, hanno chiesto al governo che qualsiasi sia la forma di gestione che sarà decisa, si parta dal confronto sindacale perché bisogna chiarire il futuro dei lavoratori, degli investimenti, degli impianti e dell’indotto.

“Abbiamo chiesto che il governo garantisca la tutela del futuro degli impianti e dell’azienda evitando sia incidenti di percorso e che decisioni dell’attuale management possano creare danni. Sulla sicurezza del lavoro e gli ammortizzatori sociali è necessaria un’attenzione particolare. Un tavolo specifico sarà insediata al ministero del lavoro con il ministro Calderone. “Siamo di fronte a una situazione ancora difficile ha commentato il segretario generale della Fim Benaglia -, non c’è più il mondo che abbiamo conosciuto ma un mondo nuovo da costruire. Occorrono amministratori capaci e tutele occupazionale. La situazione resta complessa ma indietro non si torna. Il governo non ci ha dettagliato le soluzioni socitarie ma è positivo che non ci sia una fase di stallo. LAvoreremo perché le speranze di oggi diventino una realtà domani”.

Per il governo erano presenti il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, e i ministri delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, del lavoro Marina Calderone, degli affari europei Raffaele Fitto e, in collegamento video, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per i sindacati erano presenti tra gli altri i leader di Fim, Fiom e Uilm, Roberto Benaglia, Michele De Palma e Rocco Palombella.

Per il leader della Fiom Michele De Palma serve “la garanzia occupazionale di Taranto e degli altri stabilimenti e la tutela degli impianti, della produzione e la transizione”.

Secondo il segretario della Uilm Rocco Palombella c’è una sola certezza: “Arcelor Mittal, e tutti spero si siano convinti, non c’è più, ha buttato la maschera. Non ha più la fiducia”.

Nell’informativa al Senato, tenuta in mattinata, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso aveva ammesso che sull’ex Ilva “c’è l’urgenza di un intervento drastico che segni una svolta netta rispetto alle vicende per nulla esaltanti degli ultimi 10 anni. Siamo in un momento decisivo che richiama tutti al senso di responsabilità”.

“Nulla di quello che era stato programmato e concordato – h aggiunto – è stato realizzato. Nessuno degli impegni presi è stato mantenuto in merito all’occupazione e al rilancio industriale. In questi anni la produzione si è progressivamente ridotta in spregio agli accordi sottoscritti. Perfino negli anni in cui la produzione di acciaio era altamente profittevole in Europa, come nel 2019, è stata mantenuta bassa lasciando campo libero ad altri attori stranieri”.

La strada davanti all’esecutivo appare ben tracciata. “Intendiamo invertire la rotta cambiando equipaggio. Ci impegniamo a ricostruire l’ex Ilva competitiva sulla tecnologia green su cui già sono impegnate le acciaierie italiane, prime in Europa2. L’impianto secondo Urso “è in una situazione di grave crisi. Nel 2023 la produzione si attesterà a meno di 3 milioni di tonnellate, come nel 2022, ben sotto l’obiettivo minimo che avrebbe dovuto essere di 4 milioni, per poi quest’anno risalire a 5 milioni”.

Lavoro

Ex Ilva: Il presidente della Cei, cardinale Zuppi, ha ricevuto la delegazione Usb

09 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Come avevamo annunciato nei giorni scorsi, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, ha ricevuto una delegazione del sindacato di base Usb, che aveva rivolto un appello alla sensibilità della Chiesa per grave emergenza occupazionale e sanitaria rappresentata dalla vertenza Ilva, ora Acciaierie d’Italia.

La delegazione, che ha raggiunto la capitale con l’obiettivo di ricevere accoglienza e ascolto dalla Cei per quella che è ormai stata più volte definita come la “vertenza delle vertenze”, ha esposto quelle che sono le emergenze vive che premono sull’azienda siderurgica e sui suoi lavoratori: “fornitura di energia elettrica e gas interrotte, beni pignorati, famiglie che non riescono a far fronte ai bisogni basilari, e che non sono affatto in condizione di pensare al domani e, oltre il danno la beffa, una grande emergenza sanitaria e ambientale. Dipendenti di Acciaierie d’Italia, delle ditte dell’indotto o cassintegrati Ilva in amministrazione straordinaria: i lavoratori sono tanti, tutti accomunati da una situazione di estrema difficoltà economica per l’ assoluta incertezza lavorativa, che tradotto in termini pratici,  significa non poter programmare nulla neanche a strettissimo giro”.
“Una questione che non si risolve ancora nelle sue molteplici articolazioni, – scrive nella sua nota il coordinatore provinciale della Usb, Enzo Mercurio – e che proprio nelle ultime ore ha visto sviluppi che sembrano ormai portare verso una nuova amministrazione straordinaria”.

“Il cardinal Zuppi – conclude la nota – si è mostrato assolutamente disponibile e ha manifestato interesse per i dettagli della vertenza, chiedendo quali siano i riflessi su lavoratori e comunità, e anche quali siano le proposte dell’Usb perché si possa uscire dall’attuale stallo, e restituire quindi dignità a tutto il territorio ionico”.

La Conferenza episcopale italiana ha dato seguito così in maniera concreta alla richiesta di aiuto lanciata dalla delegazione dell’Usb di Taranto, nel corso di un incontro svoltosi in Concattedrale, proprio allo scopo di chiedere alla Chiesa un coinvolgimento circa la grande vertenza Ex Ilva con riferimento a tutte le sue articolazioni, lavoratori diretti, appalto ed ex Ilva in As.

Certamente la Cei farà sentire la sua voce, come ha già fatto in varie occasioni, soprattutto nella sessione delle Settimane sociali svoltasi a Taranto, presso le sedi competenti.

Amministrazione locale

Melucci vara la nuova giunta comunale nata a dispetto dei partiti

09 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Nasce la nuova giunta comunale. In un clima di totale confusione, nel quale anche per gli addetti ai lavori è ormai quasi impossibile tenere a mente la consistenza dei gruppi, la provenienza e l’appartenenza dei consiglieri comunali, il sindaco Rinaldo Melucci ha sciolto la riserva. Così, dopo il recente rimpasto conseguente alle liti e ai cambi di casacca, e dopo l’azzeramento seguito alle polemiche per il suo passaggio a Italia viva (poi sospeso, a quanto sembra), ha preso forma la nuova compagine amministrativa che si compone, attualmente, di sette assessori oltre al sindaco.

I sette assessori

Ecco i nomi degli assessori e le loro deleghe, così come annunciate dalla nota del Comune: “Azzaro Giovanni con delega allo sviluppo economico, turismo e sport e contestuale nomina a vicesindaco; Ciraci Cosimo con delega ai lavori pubblici, risorsa mare e politiche di coesione; Ficocelli Gabriella con delega ai servizi sociali, politiche di Inclusione e pari opportunità; Lussoso Angelica con delega alla cultura, eventi e politiche giovanili; Mazzariello Michele, con delega alle società partecipate, risorse umane e affari generali; Petrosillo Desiree, con delega alla pubblica istruzione, università ed edilizia scolastica; Liuzzi Carlo, con delega al patrimonio, tributi e politiche abitative”.

Il sindaco, infine, si è riservato, nei tempi dovuti, l’adozione dei successivi atti utili al completamento dell’intera composizione della Giunta comunale.

La maggioranza, a questo punto, si regge sul sosteno di singoli consiglieri, poiché è priva del sostegno dei partiti e di quasi tutti i movimenti e le liste che avevano collaborato all’affermazione netta del centrosinistra alle elezioni amministrative dell’ormai “lontano” 2022. Partiti e liste, primo fra tutti il Pd ripudiato da Melucci, sono passati all’opposizione. I consiglieri comunali, quasi tutti almeno, ormai fanno titolo a sé e non hanno più alcun riferimento con le origini politiche e con le loro basi elettorali. Emiliano non ha neppure incontrato Melucci, mentre Turco, per i 5Stelli, gli ha ribadito il suo no. Singoli consiglieri, adesso, esprimono singoli assessori, e restano in Consiglio comunale a rappresentare solo se stessi. La giunta dovrebbe fare affidamento su una maggioranza molto risicata, fatta dei sedici che hanno votato il bilancio cui si aggiunge il presidente del Consiglio Bitetti che, come gli altri, agisce a titolo personale. E tra loro sono compresi anche i consiglieri di Italia viva Stellato e Casula, che sostengono temporaneamente Melucci, seppure abbiano dato segnali di ironica impazienza.

Non sappiamo quanto sia utile proporre la “geometria” delle appartenenze, ma ci limiteremo a dire che il nuovo ingresso, Carlo Liuzzi, è dato in quota alla consigliera Elena Pittaccio, mentre Mazzariello è espressione di Taranto popolare, Desiree Petrosillo del consigliere Fusco, che pure si era detto propenso allo scioglimento del consiglio, Gabriella Ficocelli da Goffredo Lomuzio. Ciraci e Lussoso erano dati in quota Italia viva provenendo da Taranto futuro in corso… Quale stabilità avrà questa compagine? Difficile dirlo ma l’esiguità dei numeri la rende molto ricattabile, anche se il recente raddoppio delle indennità ad amministratori e consiglieri, non risulti offensiva questa realistica considerazione, gioca sicuramente a favore di chi si trova, per caso o per scelta, nelle stanze dei bottoni. Da cui sono usciti recenti protagonisti come Marti, Manzulli, Giorno, Viggiano e altri che avevano acquisito ruoli da protagonisti in città.

Giri di valzer e nomi diversi si fanno per le partecipate e anche per le direzioni generali di Provincia e Comune, dopo che il sindaco ha revocato la nomina di Pisano, incappato nell’inchiesta giudiziaria sul Cimitero. Sono i tanti nomi che vengono fatti, ma noi possiamo tranquillamente aspettare l’ufficialità, certi però che non mancheranno le sorprese.

Un quadro desolante quello in cui si muove la politica tarantina, mentre sul fronte dell’Ilva incombono ombre inquietanti e mentre la febbre dei Giochi del Mediterraneo sale, concorrendo certamente a creare conflitto, per i grossi interessi che gli appalti si portano dietro.

Qualche considerazione

Se possiamo dedurre dei principi generali da quanto sta avvenendo, ci sentiamo di bocciare ancora una volta la legge Bassanini che ha trasformato la figura del sindaco in quella del podestà, e di criticare il nostro sistema politico sempre più personalistico, nel quale da decenni si cercano salvatori della patria, che la patria non la salvano mai!

Lavoro

Ex Ilva: Mittal volta le spalle al governo che ora dovrà decidere il futuro

08 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Futuro Ilva: Mittal è venuto allo scoperto, nell’incontro con la delegazione del governo dichiarandosi indisponibile ad “assumere impegni finanziari”. Nessuno si aspettava realmente qualcosa di diverso, dal momento che il gruppo franco-indiano non ha mai realmente mostrato di credere del futuro dell’acciaio italiano e ha fatto capire, dal primo momento che il suo interesse era quello di acquisire le quote produttive per spostarle altrove. Soltanto l’allora ministro Calenda, che guidò la privatizzazione, molto criticata, ci è cascato, trascurando i gravi contenziosi che l’azienda creava in tutto il mondo, dalla Francia al Canada, dalla Bosnia al Kazakhstan. Trascinandosi dietro tutto il paese che, nel corso degli ultimi anni, ha messo sempre mano al portafogli. E che ha tirato fuori centinaia di milioni di euro per evitare la chiusura dell’ex Ilva, mentre Mittal stava a guardare, assieme ai manager preposti con intollerabile arroganza.

Ma cos’è accaduto nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi con ArcelorMittal? É accaduto, come leggiamo nella breve nota diffusa da Palazzo Chigi, che “la delegazione del Governo ha proposto ai vertici dell’azienda la sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale, pari a 320 milioni di euro, così da concorrere ad aumentare al 66% la partecipazione del socio pubblico Invitalia, unitamente a quanto necessario per garantire la continuità produttiva”. Al che ArcelorMittal si è detta “indisponibile ad assumere impegni finanziari e di investimento, anche come socio di minoranza”, e Il governo, prendendone atto, “ha incaricato Invitalia di assumere le decisioni conseguenti, attraverso il proprio team legale”. Si è deciso, inoltre, di convocare le organizzazioni sindacali per il pomeriggio di giovedì 11 gennaio e in quella sede potrebbero essere forniti i dettagli della procedura che si intende seguire.

Ma cosa succederà a questo punto? Lo scenario più probabile è quello dell’amministrazione straordinaria. Non sarà semplice arrivare a una soluzione armonica e la via del contenzioso rischia di complicare ogni scelta del governo. Ricorrendo a una norma del decreto 2/2023, si potrebbe arrivare sì all’amministrazione straordinaria su richiesta del socio pubblico, ma non è escluso, in questo caso, un braccio di ferro legale con il socio privato. Un’ipotesi alternativa è il ricorso alla composizione negoziata di crisi, procedura stragiudiziale che consente di attivare misure protettive a tempo per evitare che i creditori aggrediscano il patrimonio.

Nelle intenzioni del governo, ad ogni modo, c’è l’individuazione di un partner industriale che possa subentrare. Da mesi ormai si fa il nome di Arvedi o di altri acciaieri del Nord.

I sindacati di categoria, Fim Fiom Uilm, da parte loro, rimarcano, in una nota congiunta, ciò che hanno denunciato e per cui hanno mobilitato le lavoratrici e i lavoratori: “la necessità di un controllo pubblico e la mancanza di volontà del socio privato di voler investire risorse sul futuro dell’ex Ilva”.

“L’indisponibilità di Mittal, manifestata oggi nell’incontro con il Governo, – per i sindacati – è gravissima, soprattutto di fronte alla urgente situazione in cui versano oramai i lavoratori e gli stabilimenti, e conferma la volontà di chiudere la storia della siderurgia nel nostro Paese. Nell’incontro di giovedì ci aspettiamo dal governo una soluzione che metta in sicurezza tutti i lavoratori, compreso quelli dell’indotto, e garantisca il controllo pubblico, la salvaguardia occupazionale, la salute e la sicurezza, il risanamento ambientale e il rilancio industriale”.

All’incontro di Palazzo Chigi erano presenti, per l’esecutivo il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, il ministro degli affari Ue e Pnrr, Raffaele Fitto, delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, del lavoro, Elvira Calderone, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano e l’ad di Invitalia Bernardo Mattarella. La delegazione aziendale era guidata, invece, dall’ad Aditya Mittal.

Ricordiamo, in conclusione, che lunedì 8 una delegazione del sindacato di base Usb è stata ricevuta, a Roma, dal presidente della Cei cardinale Zuppi.

Lavoro

Il cardinale Zuppi convoca alla Cei una delegazione di lavoratori ex Ilva

03 Gen 2024

di Silvano Trevisani

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Zuppi, ha convocato una delegazione di lavoratori dell’ex Ilva di Taranto per il 9 gennaio nella sede romana di Circonvallazione Aurelia. La Cei risponde così alla richiesta di aiuto lanciata dalla delegazione dell’Usb di Taranto, nel corso di un incontro svoltosi in Concattedrale, che così spiega in una nota:

“L’iniziativa dell’Unione sindacale di base di Taranto, tenuta presso la Concattedrale per chiedere alla Chiesa un coinvolgimento circa la grande vertenza Ex Ilva con riferimento a tutte le sue articolazioni, lavoratori diretti, appalto ed ex Ilva in As ha determinato gli effetti sperati. È infatti giunta nelle scorse ore la convocazione per una delegazione dei lavoratori, che verranno accompagnati da Usb, per il prossimo 9 gennaio alle 15.30, presso la Cei. L’incontro sarà col presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Zuppi. Sarà per noi occasione per ribadire anche in questo ambiente le pesanti preoccupazioni del momento. Andiamo incontro a questo appuntamento riconoscendo la concreta attenzione da parte della Chiesa che risponde presente alla disperata richiesta di aiuto dei lavoratori”.

Fin qui la dichiarazione a firma dei dirigenti sindacali Usb Rizzo e Colautti, che sottolineano la disponibilità della Chiesa, del resto sempre vicina ai lavoratori dell’industria siderurgica.

Nuovo incontro a Palazzo Chigi

Ricordiamo che la delicata vertenza è giunta ormai a un punto cruciale, davanti alla necessità di stabilire sotto quale forma la compagine aziendale, per ora guidata dal discusso magnate indiano Mittal, con una componente minoritaria pubblica, guiderà la non più rinviabile ristrutturazione aziendale. Lunedì 8 gennaio è, infatti, previsto l’incontro ai massimi livelli tra il governo e i vertici aziendali, che dovrebbe decidere tra le tre opzioni in campo: l’acquisizione della maggioranza da parte dello Stato, la ricapitalizzazione da parte di Mittal o l’amministrazione straordinaria. Quest’ultima opzione, che secondo gli esperti è la più probabile, in quanto eviterebbe azioni ritorsive da parte della proprietà franco-indiana, non è gradita però ai sindacati, che vi intravedono concreti rischi per i lavoratori.

Da parte loro, le organizzazioni sindacali chiedono al governo di essere convocati subito dopo l’incontro, anche il 9 gennaio. Ma tutto è ancora da confermare.

Presidio aziende dell’appalto

Ma intanto continuano le azioni di protesta anche da parte dell’indotto siderurgico, che ha ha messo in atto ieri il presidio nel piazzale della portineria imprese, con una rappresentanza dei trasportatori Casartigiani e degli imprenditori di Aigi e Confapi, che chiedono il pagamento delle spettane fin qui maturate.

Libri

Dedicato allo “Spirito” l’almanacco “Un altro anno” del poeta Lino Angiuli

02 Gen 2024

di Silvano Trevisani

C’è qualcosa di rituale, ormai è innegabile, nell’appuntamento annuale che Lino Angiuli, poeta pugliese noto e singolare, propone ad amici ed estimatori. Stiamo parlando dell’almanacco che per il quarto anno consecutivo ha realizzato per le edizioni Quorum, sempre in stretta collaborazione con un artista: “Duemilaventiquattro un altro anno”. “Due amici dell’arte e della poesia – si legge nella quarta di copertina – con la penna l’uno col pennello l’altra, s’incontrano a mezz’aria nei paraggi della bellezza”. Questa volta ad affiancare Angiuli nella compilazione del suo almanacco è la pittrice e poetessa Silvia Venuti veneta, formatasi all’Accademia di Brera che vanta una lunga esperienza artistica, tracciata in vari saggi e che ha dato vita a numerose mostre e partecipazioni, come quella alla Biennale d’arte sacra, e in varie pubblicazioni. La sua ricerca si muove nell’ambito della poesia visiva. Nelle sue opere parola e immagine rivelano la dimensione dell’Infinito con una forte connotazione letteraria volta al trascendente.

Lino Angiuli è uno dei poeti più noti e attivi in Puglia, dov’è nato, nel Barese, originario di Valenzano ma residente a Monopoli, settantasette anni fa. Collaboratore di quotidiani e dei Servizi culturali Rai, ha partecipato alla fondazione di alcune riviste letterarie, tra le quali il semestrale “incroci”, che condirige. La sua produzione poetica è storicizzata in diverse opere di carattere scientifico e didattico. Molti i suoi lavori sul versante della valorizzazione della cultura popolare, così come molti i riconoscimenti e le traduzioni di suoi testi poetici.

Tema dell’almanacco 2024 è lo spirito, e si apre con la citazione del Vangelo di Giovanni: Lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole”.

Secondo il canone ormai consueto, per ogni mese dell’almanacco viene proposto, in esergo, una “citazione sapienziale”, che riporta un verso o un aforisma di grandi personaggi che si sono occupati in vario modo del tema, un dipinto dell’artista e una poesia di Angiuli, che segue uno schema fisso: dodici dodecasillabili, o doppi senari, gli ultimi due in rima baciata. La scelta compositiva segue anch’essa un canone specifico: disertando il verso libero e i canoni della modernità, si rivolge ai modi poetici degli autori dei decenni passati, tanto cari ai compilatori di sussidiari e di libri di lettura per l’infanzia, da Libero de Libero ad Angelo Silvio Novaro, da Diego Valeri a Marino Moretti, con l’occhio sempre puntato a Gianni Rodari. Ne vie fuori una lunga filastrocca in dodici stanze che, con un filo di ironia, favorito dalla scelta metrica, da un lato fa il verso alla saggezza popolare, quella dei proverbi legati al clima e all’agricoltura, dall’altro riprende uno dei modi tanto cari alla cultura pedagogica degli scolari di qualche decennio fa.

Ne vien fuori uno spaccato composito che, lungi dal ripetersi, ampia lo spettro di lettura dell’anno solare e costruendo per ognuno dei mesi, un singolo poema a puntate. Un lavoro in copie misurate dedicato ad amici e appassionati si è detto, ma che resta un esercizio quanto meno curioso e affascinante da… collezionisti.

Lavoro

Delusione ex Ilva: ancora un altro rinvio. Boccata d’ossigeno per i 330 dell’ex Tct

29 Dic 2023

di Silvano Trevisani

Si è chiuso con un nuovo nulla di fatto l’incontro sull’ex Ilva tra governo e sindacati svoltosi nel pomeriggio. Il quinto incontro, che doveva essere finalmente decisivo, si è chiuso con un nuovo rinvio per il semplice fatto che il governo non ha ancora incontrato l’imprenditore indiano e lo farà l’8 gennaio prossimo. E in quell’occasione dovrebbero essere presenti sia il presidente del consiglio Meloni che lo stesso Mittal (ma il condizionale è d’obbligo).

Ovvia la delusione dei sindacati che hanno valutato negativamente l’esito dell’incontro, contestando tra l’altro, il ritardo nel confronto coi vertici aziendali. Com’è noto, ci si aspettava la decisione del governo di assumere la maggioranza dell’azienda per consentirne il salvataggio vista l’indisponibilità fin qui dimostrata dall’impresa a finanziare sia la gestione che il risanamento.

“Ma il governo – ha spiegato al termine dell’incontro il segretario della Fim, Benaglia – è preoccupato di contenzioni internazionali e penali che potrebbero scaturire dalla nazionalizzazione. Prò non possiamo perdere altro tempo. L’emergenza della situazione aziendale richiede scelte urgenti. Per noi l’ipotesi principale è quella di risolvere consensualmente il rapporto con Mittal, trovare un nuovo privato ma, nel frattempo, cambiare la gestione assumendo la maggioranza allo Stato. Il governo lavorerà per trovare un accordo con Mittal in questa direzione, ma una seconda ipotesi potrebbe anche prevedere la decisione di Mittal di ricapitalizzare l’azienda, rimanendo in società”. La terza soluzione, che per i sindacati va evitata, è quella dell’amministrazione straordinaria che taglierebbe fuori Mittal, ma lascerebbe sul terreno molti problemi occupazionali, sociali ed economici. “Non abbiamo risolto nulla, abbiamo chiesto al governo di incontrarci subito dopo l’incontro con Mittal, già il 9 gennaio e di non decidere nulla unilateralmente a di affrontare con noi le questioni. Poi decideremo con Uilm e Fiom come proseguire nella pressione.”

I sindacati sono molto preoccupati perché ci sono scadenze come il pagamento del gas ma assicurano il massimo impegno per arrivare al salvataggio dell’azienda e l’uscita di Mittal.

All’incontro svoltosi nella sala Monumentale della presidenza del consiglio, hanno preso parte, per il governo, il ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano. Presente in videocollegamento il ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone. Per i sindacati erano presenti i rappresentanti di Fiom Cgil Michele De Palma, Fim-Cisl Roberto Benaglia, Uilm-Uil Rocco Palombella, Usb Francesco Rizzo e Ugl metalmeccanici Giovanni Antonio Spera.

Ex Tct

Una boccata d’ossigeno, invece, per i lavoratori dell’ex Tct, che si sono visti confermare in extremis dal governo l’Ima, l’indennità di mancato avviamento, la cui cessazione avrebbe comportato non solo la perdita di un minimo reddito ma anche il diritto di ricollocazione preferenziale al lavoro nelle aziende che si insedieranno nel porto. Con l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto Milleproroghe, si é aperto un ombrello protettivo. Resterà aperto per cinque mesi e non per due anni, come avevano inizialmente chiesto sindacati e Autorità portuale, e avrà una disponibilità di 4 milioni di euro anziché degli 8,8 necessari per l’intero 2024, a cui aggiungerne altrettanti per il 2025.

Diocesi

La scomparsa di Franca De Giorgio punto di riferimento del laicato cattolico

27 Dic 2023

Si è spenta all’età di 88 anni Franca De Giorgio, personaggio di spicco del laicato cattolica tarantino e non solo. Nata a Taranto nel 1935, si è formata nella parrocchia di Sant’Antonio, dove ha collaborato a lungo con don Angelo Ettorre, che la chiamò alla guida dell’Istituto scolastico che vi aveva sede. È stata docente di scienze umane all’Istituto magistrale Vittorino da Feltre. Per molti anni ha svolto ruoli dirigenziali nell’Azione cattolica italiana, collaborando con il terz’ordine francescano, e con il Centro cultura dell’Università cattolica del Sacro Cuore. Era stata in contatto col fondatore, padre Agostino Gemelli, e con Armida Barelli.

Così la ricorda il presidente del Centro di cultura, ora intitolato a Giuseppe Lazzati, Domenico Amalfitano: “Il Centro di cultura “Giuseppe Lazzati” con la Chiesa locale ma anche con quella italiana tutta sente e partecipa la conclusione della testimonianza terrena della professoressa Franca De Giorgio, condividendo un indicibile senso di ammirazione, di riconoscenza e di gratitudine. Tutto oggi diventa più che ricordo, presenza e preghiera partecipe alla comunità dei Santi. Franca De Giorgio ci consegna una testimonianza bella, ricca di carisma e di grazia. Una figura silente, ma dirompente nella sua disponibilità di ascolto, di visione, di percezione paziente dei segni dei tempi, di serenità, di donazione, ma anche di fortezza, quella dello Spirito! Donna forte, decisa pur nella sua docilità e tenerezza: quella donna che la Chiesa e il Mondo non vorrebbero mai perdere, perché carisma vero di generatività. Quanta passione educativa: la sua “professione”!

Dire Franca De Giorgio – prosegue il ricordo di Amalfitano – significa dire, e tutti dovrebbero sapere, in tempi di non troppa memoria, Padre Gemelli, Armida Barelli, Università Cattolica. Con tanta consuetudine di storia e di mistica, Franca ha partecipato alla fondazione del Centro di cultura G. Lazzati prendendosene cura, esercitando luce e consiglio. Come non dirle grazie, come non continuare a sentirla tra noi, suscitando il vero senso della vita e della fede: la fedeltà prima della verità! Anche lei ci aiuta a capire, che si vive e si è cristiani, per gratitudine!”

I funerali avranno luogo domani, 28 dicembre, alle 16 nella Chiesa di Sant’Antonio.

Solidarietà

“L’aquilone. Poesie d’amore per l’infanzia” antologia a scopo benefico edita per Natale

22 Dic 2023

“L’aquilone. Poesie d’amore per l’infanzia” è il titolo di una bella antologia che il poeta e psicoterapeuta molisano Antonio Vanni ha curato per le edizioni Macabor.Che ha visto la luce in prossimità del Natale. Si tratta di una raccolta nata per assecondare un grande progetto benefico “A casa di Edo”, che fa riferimento a Edoardo Marcangeli, un bambino strappato alla vita da un male incurabile. A lui è intitolata l’Associazione Edoardo Marcangeli onlus, nata a Roma per dare ospitalità gratuita proprio a Casa di Edo, alle famiglie e ai piccoli pazienti meno abbienti in cura all’Ospedale pediatrico Bambin Gesù. Antonio Vanni ha chiesto ad alcuni poeti italiani italiani e stranieri di scrivere una poesia d’amore per l’infanzia. Il libro “L’aquilone”, quindi, raccoglie i contributi poetici di tutti gli autori e le autrici, quarantotto in tutto, che hanno aderito all’iniziativa i cui proventi saranno devoluti all’associazione.

Tra i poeti invitati dal curatore e che hanno aderito all’iniziativa, dedicando una propria poesia ai bambini, ci sono alcuni molto noti, come Alessandro Fo, Umberto Piersanti, Rodolfo Di Biasio, Bonifacio Vincenzi, Maria Benedetta Cerro, Franca Alaimo, Zairo Ferrante, Sandro Gros-Pietro, Marta Celio e anche il nostro collaboratore Silvano Trevisani, del quale riportiamo, in chiusura, la poesia: “All’uscita di scuola”.

“Il messaggio essenziale che gli autori ci donano, attraverso i loro componimenti – scrive nell’introduzione il curatore Antonio Vanni – è il dover porre maggior attenzione ai bisogni dei preadolescenti, averne maggior cura. Così facendo si argina il rischio, per i ragazzi, di precipitare nel buio, quel monocolore che è come il cadere della pioggia che abbandona il cielo senza raggiungere il terreno, e in assenza d’acqua tutto si essicca, come ogni indulgente forma d’amore, e ci si priva della crescita dei fiori”.

Un pensiero che, in questo clima natalizio, che vede al centro proprio i bambini, a similitudine dl Bambinello di Betlemme, merita particolare attenzione.

All’uscita di scuola 

(di Silvano Trevisani)

I bambini

che all’uscita di scuola

raccontano

le piccole conquiste del ritorno

a padri distratti,

protesi alle loro defezioni,

mi fanno stare male.

Scambiano l’entusiasmo dell’attesa

con frettolose risposte, mentre squilla

nella mano reticente sullo zaino

un appello evasivo, che smorza

la raffica di “sai”, senza risposta.

In quale paradiso si smorzano

le loro allegrezze di conquista

quale specchio ribalta

le somiglianze pretese, le attese?

Mentre la verità

indossa le sembianze del racconto

nell’auto che borbotta verso casa

i bambini interpretano

il sorriso di dio, la sua attesa

che tengono per mano confidente.

Libri

Il poeta Fabio Dainotti ripercorre in “L’albergo dei morti” la sua “avventura” poetica

19 Dic 2023

di Silvano Trevisani

Un concreto itinerario nel cuore e nella mente è quello che, stando al postfatore, Nicola Miglino, Fabio Dainotti compie nel suo ultimo volume, antologico: “L’albergo dei morti”, che ha visto la luce per i tipi di Manni editore.

Fabio Dainotti, poeta, saggista di solida formazione classica (traduttore dal greco e dal latino) e direttore dell’annuario di poesia e teoria letteraria “Il pensiero poetante”, condensa in questa ampia raccolta il suo lungo itinerario poetico. Che si era aperto, negli anni giovanili,  con il “Diario poetico” risalente agli anni Sessanta. Del quale ritroviamo qui gli impeti giovanili in forme di versi appassionati di chiaro tenore crepuscolare, come era frequente in quegli anni di “riscoperta” di Sergio Corazzini e dei suoi amici del gruppo romano. Come è chiaro nella poesia “Pioggettina”, che così si conclude, nella descrizione di un mondo umile e intenso: “…Si parlava di mangime / guasto, di canarini / morti, avvertivo un senso / di scacco, di inutile perdita. / E dietro la tendina / piangevi, pioggettina”.

Anche lo stesso titolo della raccolta sembra rimandare a quel sentore drammatico del consapevole della fugacità del passaggio nella vita e della coscienza che diventa essa stessa albergo dei tanti che erano con noi fino a ieri. Un titolo che ci riporta alla mente quell’”Altro volto che ride” (la morte, appunto) di Cesare Giulio Viola, che di Sergio Corazzini fu amico negli anni della gioventù.

In questa primigenia ispirazione, che sventola vezzeggiativi e nomignoli, prende quota però il Dainotti poeta autentico, che sa trarre da immagini reali metafore poetiche emozionanti, come in “Scarpine”. “Tu danzi su scarpine collegiali / son le tue gambe bellissime ali / di gabbiano che vola verso il mare aperti fra i piroscafi e fa male / al cuore se lo vedi allontanare / verso una libertà di vento e di sale”. L’ispirazione rimane fresca e persino ironica soprattutto nelle frequenti poesie dedicate alle donne che hanno ispirato il poeta, nel corso della sua intensa vita. Che, lo ricordiamo, ha avuto origine a Pavia, nel 1948, ma poi, in controtendenza con quanto avviene in genere, è proseguita verso Sud: oggi abita nella bella Cava de’ Tirreni, affacciata sul Mar Tirreno. La cui “salsedine” si avverte in molti componimenti più recenti. Come “Alla Marina” del 2010, che pure affonda nel ricordo: “La strada che scendeva alla marina / rischiarata da incerte lampade al vento oscillanti; / poche botteghe, e scure: il barbiere, / e più giù il coloniali. // Natale era vicino, si avvertiva / nell’aria, nella gioia rattenuta / di quei pochi avventori frettolosi. // Qualcuno pensava a un amore / (come / scaldava il cuore) / senza troppe speranze nel futuro”.

Centrale, in questa raccolta, che comprende anche citazioni erudite in linea con la formazione dell’autore, “Lamento per la morte di Gina”, poemetto scritto nel 2013. Esso rilegge, in forma poetica di lamento funebre dedicato alla zia confidente scomparsa, un tratto della vita dell’estensore, di riflesso in una memoria autobiografica, in forma poetica, dei fatti salienti e autentici della vita.

“A chi capitasse di leggere oggi questa antologia, – conclude la fostfazione di Nicola Miglino – la scoperta di una poesia sorgiva, originale e di alta tensione lirica scalderebbe, ne sono sicuro, il cuore. Un tempo Fabio Dainotti sapeva sentire “quando l’ora suona” e quest’Ora suona di nuovo in queste poesie, perciò leggetele e siategliene grati”.

Emergenze ambientali

La magistratura sequestra Torre Blandamura: per ora bloccato il porticciolo turistico

15 Dic 2023

di Silvano Trevisani

L’area di Torre Blandamura, in località San Francesco degli Aranci, minacciata dalla realizzazione di un porticciolo turistico, è stata sequestrata dalla magistratura. Che ha accolto i ricorsi presentati dal Comitato per il Parco naturale del Mar Piccolo e dal Comitato San Francesco degli Aranci, sottoscritti da numerose associazioni di volontariato.

Ce ne da notizia Vito Crisanti, a nome dell’Associazione per il Parco naturale che sottolinea, in una nota che: “L’area di Torre Blandamura, ancora miracolosamente intatta, costituita da pinete di pino d’Aleppo e da macchia mediterranea protette da leggi nazionali e comunitarie, rischia di scomparire in quanto su questo territorio, nonostante la pluralità dei vincoli, si andava realizzando un porticciolo turistico, con annesse infrastrutture a terra. La sua realizzazione comporterebbe la distruzione di tutta la vegetazione naturale e la cementificazione della scogliera. Sono già purtroppo state realizzate le prime opere infrastrutturali con strade, svellimenti della Macchia mediterranea e alterazione della scogliera. Oltre che alla distruzione degli ambienti naturali, stiamo assistendo all’ennesima privatizzazione degli ultimi lembi di costa”.

Il ricorso del settembre 2022

Per bloccare questo ennesimo scempio ai danno del nostro ambiente, il Comitato per il Parco Regionale del Mar Piccolo con il supporto delle Associazioni di volontariato di Taranto (LIPU, Gruppo Taranto, WWF, Italia Nostra, Mare per sempre, Terre del Mediterraneo, Giustizia per Taranto, Legambiente) presentò, 1° settembre 2022, un esposto contro ignoti al Corpo forestale dello Stato/Carabinieri. Analoga iniziativa, come dicevamo, fu presa dal comitato spontaneo degli abitanti della zona. Nei giorni scorsi il cantiere è stato posto sotto Sequestro penale preventivo ai sensi dell’Art. 321 del C.P.P. in esecuzione al decreto emesso in data 4.12. 2023 dal gip presso il Tribunale di Taranto, Fulvia Misserini.

La concessione demaniale e la relativa convenzione sono state infatti rilasciate nonostante il divieto di costruzione e di modifica dello stato dei luoghi insistente nell’area interessata subentrati per gli incendi del 2010 e 2011 nonché per il suo risultare zona di ‘macchie e boschi’ – sosteneva in una nota del settembre 2022 Leo Corvace -. Tipizzazione, quest’ultima, che rende invalicabili i vincoli imposti dal Piano paesaggistico regionale e che avrebbe dovuto impedire, in base alla L.R. 17/2015, il rilascio della concessione demaniale. Molti dubbi anche sulla validità di certificazioni funzionali agli atti prodotti ma presumibilmente scaduti”.

Il decreto del gip riconosce, di fatto, la fondatezza degi esposti degli ambientalisti e pone le premesse per una verifica di legittimità ed eventualmente di responsabilità penali.

Siamo molto soddisfatti – commenta Crisanti – per l’importante iniziativa della Magistratura, che si spera costituisca un monito per privati ed Enti che traguardano ancora a modelli di sviluppo obsoleti e distruttivi del patrimonio ambientale e delle nostra identità culturali”.

Lavoro

AdI, porto, call center: centinaia di posti a rischio, oggi presidio degli ex Tct in prefettura

13 Dic 2023

di Silvano Trevisani

Il panorama occupazionale di Taranto continua a presentare nuove ombre inquietanti, al di là di proclami e buoni propositi che da più parte vengono espressi. Negli ultimi giorni destano molte preoccupazioni, oltre alla “madre di tutte le vertenze”, cioè l’ex Ilva, appesa alla controversia tra Stato e attuale azionista di maggioranza, Mittal, e che vede numerose iniziative sindacali, ultima la protesta per il mancato pagamento di stipendi e tredicesime a circa 4.000 lavoratori dell’indotto, le vicende ex Tct e call centert. Parliamo dei 350 lavoratori ex Tct in cassa integrazione, e di 120 lavoratori del call center, che rischiano di perdere il posto a causa della liberalizzazione del mercato.

Ex Tct

Partiamo dagli ex Tct che hanno proclamato lo stato di agitazione e che oggi, 14 dicembre, a partire dalle ore 9 terranno un presidio davanti alla prefettura. Il mancato inserimento da parte del governo nel cosiddetto Decreto Anticipi, dopo la precedente esclusione dalla Finanziaria, dell’emendamento volto a estendere per altri due anni la copertura finanziaria dell’Agenzia del lavoro portuale, in particolare della TPWA a Taranto, rischia di lasciare i 350 lavoratori e le loro famiglia non solo senza sostegno economico, ma anche senza prospettive per il futuro.

Come ci spiega il segretario generale della Uil Trasporti, Carmelo Sasso, che con le altre organizzazioni di categoria Filt Cgil e Fit Cisl ha indetto la protesta, il prolungamento del trattamento è indispensabile per assicurare una prospettiva occupazionale.

Dopo la cessazione della Taranto container terminal che, come si ricorderà, lasciò senza lavoro circa 550 dipendenti, la subentrante impresa turca Ylport presentò un programma di assorbimento dei lavoratori. Ma, in realtà, ne assunse solo 120, mentre un altro centinaio furono collocato in altre aziende, sempre in virtù di una procedura di affidamento dei lavoratori all’Agenzia del lavoro portuale. La stessa agenzia gestisce attualmente i restanti 350 lavoratori ex Tct che, secondo i progetti di insediamenti di varie aziende in area portuale, dovrebbero poter trovare tutti occupazioni. Vi è infatti – ci spiega Sasso – una richiesta, in prospettiva di 404 lavoratori da occupare entro i prossimi 24 mesi, a cui si aggiungono i 200 previsti dalla Ferretti, che è già impegnata nella progettazione delle bonifiche. Ma il mancato rinnovo del trattamento non solo priverebbe i lavoratori della cassa integrazione, ma, peggio ancora, annullerebbe la clausola che obbliga le nuove imprese interessate a insediarsi in zona porto ad assumere in via prioritaria gli ex Tct”.

Si comprende, a questo punto, la grave preoccupazione di lavoratori e sindacati, per il rischio della perdita di un’opportunità occupazionale difficilmente ripetibile.

Call center

Un incontro urgente al prefetto è stato chiesto dai sindacati anche per la situazione dei lavoratori addetti ai call center, il cui posto di lavoro sarebbe messo a rischio dal passaggio del settore energetico al libero mercato. A Taranto, una società specializzata nel settore ha già avviato la cassa integrazione per oltre 120 dipendenti. Sulla questione interviene anche il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio, che preannuncia l’intenzione di chiedere che la vertenza venga posta all’attenzione della Task force regionale sull’occupazione. “In questo senso – sostiene Di Gregorio – vanno coinvolti i ministeri interessati che devono fornire risposte certe e immediate ai lavoratori. Esistono gli strumenti legislativi per accompagnare questo processo di transizione e fare in modo che il passaggio al mercato libero dell’energia non abbia ricadute negative sulle migliaia di addetti dei call center”.