Crescono gli espatri: sono sei milioni, soprattutto giovani, gli italiani all’estero

09 Nov 2023

di Silvano Trevisani

È inutile pensare di fermare le partenze, ma siamo tutti chiamati a fermare le emorragie di persone, competenze, saperi, creatività, soprattutto se giovani in un Italia che continua a sgretolarsi. Un’Italia che diventa sempre più vecchia e sola in cui i bambini non nascono e i giovani vanno via. Muore lentamente l’Italia che resta all’interno dei confini nazionali mentre si rigenera, annualmente, quella che risiede all’estero”.

Sono le parole con le quali il cardinale Matteo Zuppi ha commentato i dati del XVIII RIM – Rapporto Italiani nel Mondo presentato dalla Fondazione Migrantes, che fotografa l’emigrazione degli italiani. Il rapporto descrive un progressivo impoverimento del Paese, nonostante una percentuale di ritorni, non ancora però rilevante. La fotografia che il rapporto presenta resta preoccupante: sono 6 milioni gli italiani che risiedono all’estero e sono sempre più giovani.

Al 1° gennaio 2023, infatti, i connazionali iscritti all’AIRE (cioè l’Anagrafe italiana dei residenti all’estero) sono 5.933.418, il 10,1% dei 58,8 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia continua inesorabilmente a perdere residenti (in un anno -132.405 persone, lo -0,2%), l’Italia fuori dell’Italia continua a crescere anche se in maniera meno sostenuta rispetto agli anni precedenti. Il 46,5% dei quasi 6 milioni di italiani residenti all’estero è di origine meridionale Crescono le classi di età centrali costituite da giovani, giovani adulti e adulti maturi: il 23,2% (oltre 1,3 milioni) ha tra i 35 e i 49 anni; il 21,7% (più di 1,2 milioni) ha tra i 18 e i 34 anni. Guardando alle classi di età più mature il 19,5% (oltre 1,1 milioni) ha tra i 50 e i 64 anni mentre gli anziani over 65 anni sono il 21,1%. Tra questi, la fascia più rappresentata è quella dei 65-74 anni (9,6%, 570 mila circa). I minori sono più di 855 mila (14,4%). Il 51% è all’estero da più di 15 anni, il 19,3% da meno di 5 anni. Il 49% è all’estero per espatrio, il 40,4% è nato all’estero da cittadini italiani. Aumentano sia il lavoro di rettifica di posizioni irregolari (reiscrizioni da irreperibilità) al 4,4% e sia le acquisizioni di cittadinanza (3,3%).

Il diritto a restare, il diritto a migrare, il diritto di ritornare sono tre facce dello stesso dilemma esistenziale provato dal migrante”, si legge nel Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. “Ma il – continua il Rapporto – presuppone un territorio e una comunità che siano rimaste ad aspettare, che ti riconoscano e che ti valorizzino nel cambiamento che la migrazione ha necessariamente prodotto nella persona migrante, nel suo status (di persona, lavoratore, genitore, membro di una coppia e di una comunità) e nei suoi ruoli”.

Il realtà i “ritorni” sono più che raddoppiati e sono stati, l’anno scorso, oltre 70.000 ma del tutto insufficienti a rimpiazzare numericamente gli espatri.

E questo sembra confermare e aggravare il calo demografico che il Paese sta conoscendo sia per la repentina caduta delle nascite che per gli espatri. Della qual cosa si è detto preoccupato lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, nel suo messaggio alla Fondazione Migrantes, scrive: “Se, dopo un percorso formativo in Italia, si è costretti a lasciare il territorio nazionale per mancanza di occupazione e di soddisfacenti prospettive, e sopratutto una volta acquisite preziose conoscenze di esperienze, non si riesce più a tornare, si è di fronte a una patologia, alla quale bisogna porre rimedio. Individuare percorsi concreti per garantire a chi lo desidera il ritorno in Italia in condizioni di lavoro soddisfacenti, è una sfida fondamentale che la politica e le istituzioni devono saper raccogliere”.

Per quanto riguarda, invece, i movimenti migratori interni, quelli dell’anno scorso (1 milione 484 mila) sono risultati in crescita: +4% rispetto al 2021 e +10% rispetto al 2020. Si sta lentamente tornando ai livelli di prima della pandemia, ma – spiegano i ricercatori di Migrantes – ancora una volta a farne le spese è il Meridione d’Italia.

Dati che fotografano il drammatico svuotamento delle regioni meridionali in atto da anni e che sarà accentuato ancora di più se sarà attuata dal governo l’autonomia differenziata, che toglierà sempre più risorse al Sud spostandole al Nord.

La libertà di partire – conclude da parte sua il cardinale Zuppi – non nega la libertà di restare o di ritornare nella propria patria. Anzi, un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti (e rifugiati) – contrariamente ai respingimenti e alla grave limitazione della protezione speciale – può significare la migliore premessa per iniziare un cammino di ritorno in un paese a cui ridonare una storia di libertà e costruire sviluppo”.

Musica

Don Fabio Massimillo ci spiega la sua nuova raccolta di canti sacri

08 Nov 2023

di Silvano Trevisani

“In questo nostro tempo pieno di sfide, di incertezze e dolori, di confusione e di sconfitte, Massimillo ci propone di ascoltare e di cantare il Signore. Questa proposta continua, come anni or sono, fresca, però musicalmente molto matura. La bellezza delle nuove melodie ci invita allo stupore; l’arte del contrappunto si apre la strada in uno stile nuovo e fresco, mentre le armonie si intrecciano per fare ancora più bello il senso del testo musicato. E niente di tutto questo è dato per scontato”.

L’autore di cui si sta parlando è il maestro don Fabio Massimillo, sacerdote, liturgista e compositore di fama internazionale, tra l’altro direttore del coro dell’arcidiocesi diocesi di Taranto, che ha da poco dato alla luce una nuova raccolta di canti edita dalle Edizioni Paoline: “Abbiamo visto il Signore”

L’autorevole giudizio è di padre Jordi-A. Piqué i Collado osb, preside del Pontificio Istituto liturgico di Roma, dove per altro Massimillo si è specializzato in Sacra Liturgia. Sempre a Roma, presso il Pontificio Istituto di musica sacra, per così dire il “conservatorio del Vaticano”, si è laureato in composizione, dove attualmente offre il suo contributo come docente di composizione.

Quest’ultimo lavoro di don Fabio è un’ideale percorso della celebrazione della Messa, composto da 13 brani, con alcuni testi ufficiali del “proprio della Messa” che provengono dal Messale, mentre altri sono liberi adattamenti di testi scritturistici che ha elaborato lo stesso Massimillo.

Afferma il preside Piqué, anch’egli compositore, ex direttore della prestigiosa Escolania de Monserrat, “mi trovo davanti ad un autore particolarmente maturo, capace di saper creare simbiosi tra testi e musiche, in una particolare e affascinante maturità artistica che si presenta in questa pubblicazione”.

A don Fabio abbiamo chiesto:

Che significato ha per te esercitare il ministero sacerdotale attraverso la musica?

Mi colpisce molto di come il Signore si serva di un’arte per toccare il cuore della gente per muoverlo verso di Lui. Ai compositori è dato un compito molto delicato, “inventare” ovvero cercare melodie che siano aderenti al testo, che ne esprimano l’efficacia perché i fedeli, come diceva già san Pio X nel 1903, siano maggiormente disposti a ricevere i frutti della grazia. In questi anni per me sacerdozio e musica si sono intrecciati in un modo straordinario. È molto bello vedere come la gente ti sia grata per un canto o per un altro perché l’abbia consolata in un momento di particolare sofferenza, o anziani in solitudine che ascoltano i miei canti per pregare. In questi anni ho potuto constatare anche la gratitudine di tanti seminaristi, o suore, che mi hanno scritto perché hanno sentito coraggio nel cammino attraverso miei canti. Ma il merito non è il mio, ma della Parola di Dio. La musica però dà alla Parola una forza tale che la fa rimanere impressa nella mente e nel cuore e crea un circuito d’amore verso Dio e i fratelli.

Quando hai iniziato a creare?

I primi canti sono stati scritti nella solitudine della mia stanza in seminario e mai avrei pensato che sarebbero usciti da lì. Con il passare del tempo, pian piano, si sono sparsi fino ad essere stati pubblicati e molti sono stati tradotti in diverse lingue del mondo. Di questa ultima raccolta c’è addirittura il canto finale che hanno tradotto in coreano. Quando mi hanno mandato lo spartito mi ha fatto impressione!

Il canto liturgico dà un significato particolare alle celebrazioni e alle dimensioni comunitarie.

Il canto è parte integrante della liturgia e in quanto tale, come dice il Concilio, ne partecipa il fine che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli. Nelle nostre assemblee purtroppo assistiamo spesso al contrario, ovverosia alla glorificazione del coro e alla mortificazione dell’assemblea. Questo non deve accadere e credo che ci sia molto da lavorare a partire da una seria formazione nei seminari prima e negli studi teologici poi. Un’altra importante responsabilità è data ai parroci che devono sapere che la Chiesa non ha abbandonato la scelta dei canti al loro libero arbitrio. Esistono i libri dei canti ufficiali (molti preti non sanno che il primo libro dei canti è proprio il Messale romano!). Nella Liturgia non si fa ciò che piace o ciò che non piace, ma si dovrebbe fare ciò che è previsto perché ha un senso. Il modello di tutto questo discorso lo troviamo nelle antifone del triduo pasquale, ma qui non abbiamo spazio a sufficienza per parlarne.

Quali obiettivi si pone il compositore di musica sacra?

Il compositore di musica sacra deve essere anzitutto un compositore, non un musicista che si “improvvisa” compositore. Deve conoscere bene tutte le tecniche compositive perché solo chi sa fare le cose più complicate sa poi lavorare per semplificazione. Si pensi, infatti, se si dovesse affidare la costruzione di un edificio non ad un ingegnere, ma semplicemente ad una persona di buona volontà. Dopo un po’ crollerebbe tutto. In secondo luogo un compositore di musica sacra deve essere disposto a saper fare con grande umiltà delle rinunce: in conservatorio siamo abituati a fare cose molto complesse e articolate che, se eseguite, ci danno molta soddisfazione, ma questo durante la Messa, se si vuole garantire la partecipazione dell’assemblea è impossibile. Bisogna con umiltà mettersi sotto la Parola di Dio, coglierne la potenza, scegliere delle melodie che diano il carattere dell’universalità, nel senso che da una parte slancino verso il cielo, dall’altra creino delle singole membra, un corpo solo, un’anima sola. E ricordiamoci sempre di una cosa: la liturgia romana sin dai suoi esordi non conosce i riti non cantati, e tutto ciò che non si canta si può omettere, ad esempio l’omelia (ride).

Gli obiettivi sono quelli di promuovere l’incontro con Dio attraverso un’espressione intensa e partecipata, nella quale la preghiera diventa collettiva, unitaria, disciplinata. La musica ha la potenzialità di dare all’incontro una modalità artistica e un’emozione condivisa, per una preghiera che è allo stesso tempo intima e coinvolgente.

Ecumenismo

Dal meeting “Intrecci” un progetto per la pace e l’ecologia integrale

03 Nov 2023

di Silvano Trevisani

Si chiama “Intrecci” il meeting euro-mediterraneo dell’ecologia integrale promosso dai francescani di Taranto e organizzato da Oikos, in collaborazione con l’Università Antoniana, la diocesi di Taranto e varie altre istituzioni. Il meeting in corso in questi giorni, fino a domenica, ha l’obiettivo di promuovere un dialogo che si trasformi in un intreccio di luoghi, storie, saperi, linguaggi e pubblici diversi. L’ottica è quella di promuovere l’ecologia integrale teorizzata da Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Sì”. Pace, dialogo interreligioso, comunità energetiche e arte cooperano, in una visione prospettica a creare un nuovo “clima umano”. Per questo il meeting propone modi diversi e intrecci diversi, in sedi diverse: di intrecci economici si è discusso in mattinata, nella prima giornata, nella sede della Camera di commercio, alla presenza, tra gli altri, dell’imam della Grande moschea di Roma, Nader Akkad e di Christelle Carine Ollandet, ambasciatrice della Pace nel Mondo e assistente dell’ambasciatore del Congo in Italia. All’appuntamento mattutino hanno partecipato anche alcune scuole del territorio. Nel pomeriggio, il meeting si è spostato nel Salone della Provincia, dove si è discusso attorno al tema portante della pace e della nonviolenza. Tra i numerosi interventi quello di padre Giuseppe Buffon, prorettore dell’Università Antoniana, che ha presentato il “Pedifesto per la pace”, ossia un manifesto che propone un percorso pratico per la promozione di concreti progetti di ecologia integrale.

La preghiera interreligiosa

In serata, invece, si è svolto un toccante momento di preghiera nella Chiesa di San Pasquale, che ha avuto un tenore interreligioso. Vi hanno partecipato l’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, l’imam della Grande moschea di Roma, Nader Akkad, mentre il rappresentante dell’ebraismo Furio Aharon Biagini, impossibilitato a partecipare per la coincidenza con lo shabbat, ha fatto pervenire il suo intervento. Che è stato letto integralmente da fra’ Zecca: facendo riferimento anche al conflitto in atto nella Terra Santa, ha auspicato un impegno concreto che non si limiti alla preghiera, ma si spinga a gesti di ritrovata tolleranza e fraternità.

L’imam Nader Akkad da parte ha letto e tradotto dei versetti coranici che invitano a superare il male operando un bene maggiore e vincere l’inimicizia considerando anche i nemici come amici sinceri.

Monsignor Miniero, infine, ha sottolineato come l’iniziativa dei francescani sia tanto più meritoria perché non lavora solo sulla preghiera, non si limita a operare all’interno di propri confini, ma sull’esempio di san Francesco si rivolge al mondo, alla natura, alla storia.

Salute

Il presidente del medici, Cosimo Nume: la sanità peggiora se non si corre ai ripari

01 Nov 2023

di Silvano Trevisani

I continui tagli alla sanità, assieme ad altre misure economiche e a una crisi complessiva che ha implicazioni internazionali, stanno peggiorando anno dopo anno la qualità dei servizi. Questo comporta, naturalmente, un peggioramento complessivo della qualità della vita che proprio dai livelli di assistenza sanitaria, che furono fiore all’occhiello del nostro paese, aveva ricevuto un innalzamento. Riversatosi anche sulle aspettative di vita che erano andate progressivamente crescendo. La riduzione delle risorse e del personale medico e infermieristico nella sanità pubblica sono le due cause principali della crisi ma non le uniche. Ne abbiamo parlato con un interlocutore autorevole come il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume.

Partiamo dalla protesta di questi giorni e dalla minaccia di sciopero avanzata da alcune sigle sindacali nazionali.

Tutto parte dalla revisione del calcolo delle pensioni introdotta dalla legge di bilancio. La revisione dei rendimenti delle pensioni, che sarà calcolato sui contributi è molto penalizzante per la categoria e rischia, per altro, di provocare un ulteriore esodo dei lavoratori del settore medico. Infatti, molti di coloro che hanno già maturato i requisiti potrebbero decidere di andare in pensione entro la fine dell’anno. Questo per evitare il nuovo meccanismo di calcolo che scatterà dal 2024, e che risulterà penalizzante. Questo vale, almeno per ora, per i medici dipendenti dallo Stato, mentre coloro che lavorano nella sanità convenzionata rientrano in un altro ente previdenziale. Ma potrebbero comunque essere penalizzati dalla scarsa lungimiranza con cui si è effettuato il calcolo delle pensioni.

Questo per quanto riguarda la previdenza del personale medico. Ma, passando al Servizio sanitario nazionale, l’inquietudine investe gran parte del paese, soprattutto per la maggioranza della popolazione che per curarsi deve far necessariamente rivogersi alla sanità pubblica.

Sì, la situazione è in progressivo peggioramento e lo si vede chiaramente, ogni giorno, dalle lunghe liste d’attesa, dalla difficoltà di effettuare screening e medicina preventiva che era garantita dalla sanità pubblica, che era in passato la migliore al mondo. Da tempo abbiamo offerto i nostri suggerimenti che sono rimasti inascoltati. Neppure la pandemia ha scalfito questa disattenzione.

E come giudica la situazione nella nostra regione? Meglio o peggio del resto del paese?

Per quanto riguarda la medicina generale, direi che è meglio, grazie anche al fatto che la Regione nel corso degli anni ha ascoltato molte delle nostre proposte. Siamo riusciti, ad esempio, a istituire molte borse di studio che hanno contribuito alla tenuta del settore. In Puglia, ad esempio, ci sono ancora le guardie mediche, nonostante tutti i problemi che si possono riscontrare, ma in Lombardia, in questo caso, la situazione è di gran lunga peggiore. Ciò nonostante, anche in Puglia risentiamo e risentiremo sempre più nei prossimi anni, dell’arretramento generalizzato. Ci saranno sempre più cittadini che non avranno il medico di famiglia. La ricaduta sull’assistenza si avverte.

Che pensa dei corsi di laurea in medicina attivati a Taranto e del loro andamento?

Dai corsi di medicina arrivano segnali incoraggianti anche se alterni: in alcuni casi si va verso il consolidamento, in altri si evidenziano delle perplessità. Ma una città come la nostra, che dal punto di vista sanitario ha anche peculiarità particolari, deve puntare assolutamente al rafforzamento della facoltà, e deve difendere a ogni costo i suoi corsi, puntando a renderli stabili e produttivi.

Salute

Medici, infermieri, fisioterapisti lamentano il peggioramento della Sanità anche in Puglia

31 Ott 2023

di Silvano Trevisani

La Sanità, è risaputo, è il settore che più di ogni altro dà la misura della qualità della vita di una comunità, di una nazione. Per questo preoccupano i continui segnali di un peggioramento complessivo della qualità del Servizio sanitario italiano, che era un fiore all’occhiello per il nostro paese. Il taglio continuo alle risorse e la crescente insufficienza del personale, soprattutto medici e infermieri, stanno provocando un arretramento che ha i suoi effetti principali nel calo delle aspettative di vita, nelle lunghissime liste d’attesa, della rinuncia alle cure da parte soprattutto nei meno abbienti.

Anche la nostra regione, che ha saputo arginare negli anni scorsi alcuni dei fenomeni più inquietanti, sta conoscendo un peggioramento complessivo. Continue sono le sollecitazioni da parte di sindacati di categoria e ordini professionali, ultima in ordine di tempo quella dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Taranto, che lamenta il silenzio sulle dotazioni organiche dell’Asl.

Gli infermieri

Il presidente Pierpaolo Volpe, contesta il Piano assunzionale dell’Asl di Taranto e le mancate risposte dell’assessore regionale Palese, la cui poltrona, per altro, sembra vacillare nella prospettiva di un rimpasto nella giunte regionale. Ma anche l’Ordine dei fisioterapisti è molto preoccupato per la diminuzione degli operatori, mentre i medici, giù provati da tagli e superlavoro, a livello nazionale minacciano di incrociare le braccia per i paventati tagli alle pensioni

Oltre allo stesso Volpe, abbiamo coinvolto, in un rapido giro d’orizzonte, il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume, e Gialia Berloco presidente dell’Ordine dei fisioterapisti per Bari-Bat-Taranto.

Il nuovo Piano assunzionale della ASL Taranto approvato con la delibera di Giunta regionale n.1432 del 19 ottobre 2023 – afferma Volpe – ci consegna un quadro preoccupante per la sanità ionica. È rimasta purtroppo inascoltata la mia richiesta di conoscere lo stato delle dotazioni organiche di personale delle Aziende sanitarie pugliesi. Ritengo sia necessario che la Regione Puglia, in maniera trasparente, consenta una lettura della situazione del personale infermieristico e di supporto nelle singole aziende sanitarie, perché potremmo scoprire che la ASL Taranto è sottodimensionata rispetto ad altre province della Regione”.“È opportuno – conclude Volpe – che l’assessore Palese disegni un quadro chiaro della condizione in cui versa la sanità tarantina e pugliese, evitando tagli lineari che non fanno altro che penalizzare sempre di più le aziende sanitarie con una maggiore carenza di personale”.

I fisioterapisti

La scarsezza di fisioterapisti a fronte di una sempre crescente richiesta e il conseguente allungarsi delle liste di attesa, ci vengono segnalate da Gialia Berloco, che denuncia come per una cura fisioterapica, in media, un utente pugliese può aspettare fino a oltre un anno dalla richiesta. Le nuove assunzioni non compenseranno neppure i prossimi pensionamenti. “Da parte nostra c’è un impegno enorme, ma siamo pochi e non possiamo rispondere a tutte le esigenze. Inoltre, l’aumento dell’età media dei cittadini e le difficoltà nella sostenibilità economica del sistema sanitario nazionale e regionale obbligano a impetrare alla sanità pugliese l’aumento del numero di assunzioni previste, poiché il fisioterapista è a pieno titolo una figura di fondamentale importanza in tema di sanità pubblica”.

Nella fase più critica della pandemia – aggiunge Berloco – eravamo in terapia intensiva e in rianimazione per aiutare i pazienti a respirare, a ritornare a muoversi dopo i lunghi giorni di degenza e nella riabilitazione post ricovero. Oggi sembra che questo sia stato dimenticato”.

I medici

Il dottor Nume, che abbiamo intervistato per altro alla vigilia del suo pensionamento, si fa interprete dell’inquietudine della categoria per il varo della revisione del calcolo delle pensioni: “La revisione dei rendimenti delle pensioni comporterà l’effetto di un ulteriore esodo dei lavoratori del settore sanitario, poiché in molti di coloro che hanno i requisiti potrebbero decidere di andare in pensione entro la fine dell’anno. Questo per evitare il nuovo meccanismo di calcolo che scatterà dal 2024, e che risulterà penalizzante”.

L’intervista col dottor Numero apparirà in un prossimo servizio.

Eventi culturali in città

Il 30 ottobre al Museo diocesano lettura recitata di “Cosa sarei senza di me!?” di Trevisani

28 Ott 2023

Leggere? Un vero spasso!”: è il titolo di un singolare incontro organizzato dal coordinamento dei club service di Taranto che incrocia scrittura e lettura. Nell’occasione gli attori Lino Conte, noto caposcuola degli attori comici tarantini, Massimo Cardellicchio e Floriana Airò proporranno la lettura brani dal thriller satirico di Silvano Trevisani: Cosa sarei senza di me!?

L’appuntamento che, come si legge nella locandina, “è aperto a tutti coloro che sanno pensare e ridere insieme, ma soprattutto a tutti coloro che vogliono riscoprire il piacere della lettura”, è pensato dai club promotori come occasione di riflessione attiva sulle possibilità di partecipare la lettura, in questo caso attraverso un’azione corale.

Cosa sarei senza di me!? È un thriller satirico di Silvano Trevisani, edito da Radici Future, che narra le esilaranti avventure di un parlamentare italiano che si barcamena nella pratica politica, portandosi dietro la sua totale inadeguatezza e trovandosi immerso in questioni molto più grandi di lui.

Trevisani riprende in questo nuovo romanzo, il personaggio che aveva già raccontato, oltre vent’anni fa, in “Lo norevole” (edito da Manni), del quale aveva scritto un’entusiastica prefazione Vincenzo Mollica, attualizzandone l’ambientazione e il quadro politico, sempre improntati a una satira acidula. Del resto, come leggiamo sulla Treccani, “l’ironia… può avere lo scopo di deridere scherzosamente o anche in modo offensivo, di rimproverare bonariamente, di correggere, e può essere anche una constatazione dolorosa dei fatti…”. Spesso la satira è una sorta di resa della verità di fronte all’indifferenza.

Il racconto si apre in una veglia funebre nella quale il protagonista, l’onorevole Eupremio Spezzazappa, piange la scomparsa dell’amico Alberto, morto suicida. Piange per modo dire perché la veglia è una sorta di veglione esilarante in cui vengono a galla caratteri e segreti dei protagonisti. La figura del defunto Alberto, piena di contraddizioni, e le sue misteriose vicende fanno da sfondo a un’avventura politico/poliziesca che diventa sempre più intricata, piena di personaggi “simbolo”, tra i quali persino il nostro onorevole mostrerà di aver maturato una sua coscienza morale.

Le vicende qui narrate – si legge nelle avvertenze riportate sulla copertina – non sono propriamente vere, ma neppure del tutto false, insomma, se credete di aver individuato nel racconto persone a voi note è probabile che ci abbiate azzeccato, ma non siete autorizzati ad andarlo a dire in giro. L’autore si rende anche conto che i personaggi politici qui raccontati potranno risultare meno divertenti di quelli reali, ma a quelli inventati ha voluto riservare un po’ di credibilità. Comunque per l’individuazione di fatti e personaggi, fortemente auspicata, potete metterci del vostro”.

L’incontro si svolgerà lunedì 30 ottobre alle ore 18, nel salone del MuDi (Museo diocesano di Taranto), in vico I Seminario, Città vecchia, Taranto. Hanno condiviso l’organizzazione dell’evento i club service: Lions, Leo club, Fidapa, Soroptimist, Propeller, Panathlon e Panathlon Magna Grecia, la Società Dante Alighieri, l’Associazione Marco Motolese e il Club Unesco Taranto, oltre al Museo Diocesano.

Introduce Angela Matera. Interviene l’autore.

Hic et Nunc

L’immissione di don Mimino Damasi alla parrocchia del Rosario di Grottaglie

22 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Una festa di incontro tra le comunità è stata la cerimonia di immissione di don Mimino Damasi nella parrocchia della Madonna del Rosario di Grottaglie. La celebrazione, presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, in una chiesa gremita, ha visto la partecipazioni di numerosi sacerdoti della diocesi, soprattutto della vicaria, delle parrocchie di Grottaglie e di sacerdoti originari della città delle ceramiche. Ma anche di una nutrita rappresentanza delle parrocchie in cui don Mimino ha operato, soprattutto Regina Pacis di Lama, dove è stato parroco per 24 anni prima di partire missionario per il Guatemala.

“La parola immissione, che descrive la procedura prevista in questi casi – ha detto don Mimino, dopo aver ricevuto la benedizione dell’arcivescovo e aver declamato la professione di fede – voglio interpretarla come “in missione”, impegnandomi in questa comunità che ha mostrato da subito una singolare capacità di accoglienza. Mi auguro di saper corrispondere a pieno alle attese dei fedeli che alla Chiesa e ai sacerdoti domanda un sostegno spirituale”.

Proprio sul ruolo della missione sacerdotale aveva insistito, nell’omelia monsignor Miniero, commentando il brano evangelico di Matteo sul tributo a Cesare. “La Chiesa non interferisce con nessun potere, ma cammina nella storia e testimonia la propria fede ogni giorno. Se gli uomini credono di cogliere in tentazione il Signore è perché non riescono a comprendere come non ci possa essere commistione tra la vera divinità di Dio e la presunta onnipotenza degli uomini. Il volto di Dio si manifesta sul volto degli uomini, li trasforma in testimoni e in martiri, mai numerosi come lo sono nei nostri giorni, più ancora che in passato. Il ministero del sacerdozio consiste nel portare gli uomini a Dio e nel far scendere Dio nella vita degli uomini”.

Al termine della celebrazione, contrassegnata da un clima di commozione e da molti applausi, i doni e i ringraziamenti delle comunità incontratesi in chiesa, il ringraziamento del nuovo parroco che, ironizzando, ha scherzato sul termine “nuovo”, definendosi piuttosto “usato”.

Nelle sue parole conclusive, don Mimino ha ringraziato il Signore “per avermi accompagnato in questi quarant’anni di sacerdozio al servizio della comunità”, l’arcivescovo “per il credito di fiducia che mi accorda in questi primi passi del suo ministero episcopale nella nostra diocesi”. Ha ringraziato in particolar modo monsignor Luca Lorusso, suo predecessore come parroco del Rosario di Grottaglie, e i vice parroci don Adriano e don Francesco, tutte le comunità nelle quali ha operato, le confraternite, i sacerdoti e, in fine, la Vergine del Rosario della quale ha utilizzato le stesse parole di ringraziamento al Signore “per avere rivolto il suo sguardo su di me”.

(Foto Beppe Leva)

Lavoro

Dopo la manifestazione nazionale il governo chiarisce: “L’ex Ilva non chiuderà”

20 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Un primo risultato la manifestazione nazionale dei lavoratori Acciaierie D’Italia (ex-Ilva) oggi in sciopero di 24 ore in tutti i siti del Gruppo in Italia, lo ha ottenuto: il governo, che ha convocato i vertici di Fiom Fiom e Uilm al termine del corta per le strade di Roma, ha accolto le loro richieste, escludendo sia l’amministrazione straordinaria che la chiusura dell’azienda. Le due ipotesi, infatti, avevano preso inquietante consistenza nei giorni scorsi, ed erano state anche corroborate dalle affermazioni del presidente di AdI, Barnabè, che aveva ventilato il rischio di una tacita chiusura da facto.

Il corteo di oltre 1000 lavoratori dell’ex Ilva ha attraversato le vie di Roma per arrivare a piazza dei Santi Apostoli dove si è tenuto il comizio dei segretari generali di Fim, Fiom, Uilm Roberto Benaglia, Michele De Palma Rocco Palombella, subito dopo l’incontro che quest’ultimi hanno avuto a Palazzo Chigi con i capi di gabinetto della presidenza del Consiglio, del MiMIT e del ministro Fitto.

Il commento

Il segretario generale della Fim-Cisl, Roberto Benaglia, ha espresso “grande soddisfazione per la mobilitazione che i lavoratori stanno portando avanti insieme al sindacato, grazie alla quale oggi abbiamo portato a casa un primo importante risultato: abbiamo rimesso al centro dell’agenda di governo la principale vertenza del Paese”.

Palazzo Chigi, che ha ascoltato i sindacati e le loro preoccupazioni, ha deciso di coinvolgerli nella trattativa in un percorso sul futuro dell’ex-Ilva. Il governo si è impegnato a convocare un tavolo entro il 7 novembre a Palazzo Chigi e i sindacati saranno coinvolti nella trattativa con i Mittal.

“Chi dice che siamo alle battute finali e vorrebbe continuare con la cassa integrazione sbaglia, noi vogliamo lavorare per il futuro di questo polo industriale strategico per il nostro Paese. L’attuale gestione che abbiamo denunciato da mesi rischia di non andare da nessuna parte con i Mittal serve una svolta”.

“Certo – ha concluso Benaglia – è ancora tutto da fare ma siamo sulla strada giusta chiediamo al governo di ascoltare e assumere le nostre ragioni e proposte in tema di investimenti, impianti, salvaguardia dell’occupazione e decarbonizzazione”.

Arte

“Via Paisiello, una favola blu”, progetto artistico didattico di Giulio De Mitri

18 Ott 2023

di Silvano Trevisani

“Via Paisiello, una favola blu” è il titolo dell’istallazione ambientale realizzata dall’artista Giulio De Mitri nell’ambito della rassegna Mas week 2023. Si tratta di un laboratorio di rigenerazione urbana,

resilienza, creatività artistica e inclusione sociale con la partecipazione di bambini e ragazzi della Città vecchia, che sarà aperta la sera di sabato 21 alle ore 19.30.

Un percorso nell’immaginario collettivo tra mare, cielo e poesia, in cui la favola blu evocata è una favola moderna narrata da bambini e ragazzi che hanno segnalato con termini precisi i valori fondanti del vivere sociale come: accoglienza, partecipazione, collaborazione, tolleranza, solidarietà, generosità e impegno sociale.

Un’angelica farfalla blu simboleggia metaforicamente la vita e, con essa, le scelte, il presente e il futuro, accompagnando così le riflessioni dei ragazzi e l’operatività nata dal laboratorio di didattica e creatività artistica.

La via prescelta è quella che porta in nome del grande musicista nato a Taranto, e che si vorrebbe sottrarre allo stato di marginalità in cui versa. L’istallazione del maestro si dipana a partire da Piazza Castello, dove sulla parete adiacente al tempio dorico sarà ospitata una frase di Alessandro Leogrande. Raggiunta via

Paisiello, il potenziale fruitore si immergerà nella luce blu che si estenderà per tutto il percorso sino a raggiungere l’Arco Paisiello. Lungo il percorso si incontreranno testi poetici sui temi del mare e della città di illustri personaggi legati al territorio tarantino: da Archita a Leonida, da Tommaso Nicolò d’Aquino a Cesare Giulio Viola, da Raffaele Carrieri a Giacinto Spagnoletti, da Michele Pierri ad Alda Merini, da Giuseppe Ungaretti a Pier Paolo Pasolini, da Silvano Trevisani a Giuseppe Goffredo, da Angelo Lippo a Nerio Tebano, a Giosi Lippolis. Poeti e scrittori, testimoni del tempo passato e presente, dichiarano con veemenza l’identità e la bellezza di Taranto e della sua storia millenaria.

Ad indicare il percorso da seguire, sul piano di calpestio della via, saranno le parole chiave allocate dai partecipanti (bambini e ragazzi che hanno partecipato al laboratorio presso la Fondazione Rocco Spani onlus): identità, resilienza, rinascita, riqualificazione, sostenibilità, sussidiarietà, libertà, speranza, inclusione, spiritualità, giustizia, democrazia, dialogo, educazione, evoluzione, complessità, amicizia, bellezza, futuro, memoria, cultura, energia,idealità, verità.

“L’esperienza dell’arte – afferma il maestro Giulio De Mitri – ci fa muovere nel nuovo, modifica i punti di vista sulle cose e sugli eventi, dà alla vita il senso dell’avventura e della meraviglia, contribuisce a valorizzare con successo le risorse intellettive, emotive eaffettive. Sviluppa, inoltre, il rapporto tra gli individui: si fanno cose insieme, si discute, ci si confronta, ci si influenza a vantaggio del progresso e dell’originalità, si impara a mettersi in discussione, aprendo il dialogo e il confronto con gli altri”.

Ricorrenze

Monsignor Ligorio compie 75 anni e festeggia celebrando nella “sua” Grottaglie

13 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Monsignor Salvatore Ligorio, arcivescovo metropolita di Potenza, che compie oggi, 13 ottobre, settantacinque anni. Per l’occasione, presiede alle 19 una concelebrazione liturgica nella “sua” Grottaglie, nella Collegiata Maria SS. Annunziata, con la partecipazione di sacerdoti e parroci della vicaria.

Secondo quanto prevede la procedura del codice di diritto canonico, monsignor Ligorio, alla data del compimento del limite previsto, ha rimesso il suo mandato episcopale nelle mani del Papa. Resta in carica come arcivescovo fino all’atto di accettazione da parte del Santo Padre, e continuerà a esercitare il suo servizio, come amministratore apostolico, titolo che acquisisce alla nomina del successore e che mantiene fino al suo ingresso in diocesi.

Monsignor Ligorio è nato a Grottaglie il 13 ottobre 1948. Si è formato nella Parrocchia della Madonna del Carmine, autentica fucina di vocazioni sacerdotali, allora come oggi. Dopo gli studi nei seminari di Taranto e di Molfetta, consegue la licenza in teologia pastorale alla Pontificia Università lateranense di Roma,. Ordinato presbitero il 13 luglio 1972, è prima viceparroco alla “S. Famiglia” di Martina Franca, poi rettore del seminario arcivescovile di Martina Franca e, dopo vari incarichi, nel 1984 è nominato parroco della “Madonna delle Grazie” a Grottaglie, dove lascia una traccia solida del suo impegno pastorale. Il 19 dicembre 1997 è eletto vescovo di Tricarico e consacrato l’11 febbraio 1998. Il 20 marzo 2004 è promosso arcivescovo di Matera-Irsina. Il 5 ottobre 2015 è nominato da Papa Francesco arcivescovo metropolita di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo. È presidente della Conferenza episcopale di Basilicata.

Monsignor Ligorio è, quindi, uno dei pochi vescovi che ha esercitato il suo ministero episcopale esclusivamente nella Basilicata, prima a Tricarico, poi a Matera e infine a Potenza.

Ricordiamo che la rinuncia al mandato episcopale per raggiunti limiti d’età è stata introdotta all’indomani del Concilio da Papa Paolo VI nel 1966 ed è entrata a far parte del diritto canonico riformato nel 1983.

A monsignor Ligorio giungano gli auguri della nostra redazione.

Commissione Ue

A Taranto 800 milioni Ue per la “rinascita”: il confronto con la commissaria Ue Ferreira

06 Ott 2023

di Silvano Trevisani

L’obiettivo di una piena sintonia con le istituzioni locali è quello che cerca l’Ue per l’attuazione dei riqualificazione finanziata con le risorse del “Just Transition Fund”. E proprio per un confronto con gli enti locali la commissaria europea per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira, ha fatto visita a Taranto, dopo aver toccato, nei giorni scorsi, Campania e Sicilia.

L’obiettivo – come ha spiegato ai giornalisti – è stimolare l’occupazione e dinamiche suggestive. Il fondo per la transizione giusta serve a dare sostegno a tutte le regioni in Europa per aiutarle a gestire la transizione. Il fondo è già operativo. In Italia saranno due le regioni che beneficeranno di questo fondo, in totale sarà a disposizione un miliardo di euro che va ad aggiungersi ai fondi normali, l’obiettivo è quello di creare nuovi posti di lavoro e di attirare nuove aziende in queste regioni. Taranto sarà la provincia che otterrà il finanziamento maggiore: Le risorse stanziate da Bruxelles, pari a circa 800 milioni di euro, a sostegno dell’occupazione, in particolare aituando i lavoratori o a riqualificarsi o ad acquisire nuove competenze, sempre con l’obiettivo di creare comunque nuovi posti di lavoro o di poter lavorare nei posti di lavoro preesisteni ma con nuove tecnologie.

“Le risorse – ha detto la commissaria europea – saranno infatti utilizzate per realizzazione di progetti scelti e candidati dagli enti locali e proposti al finanziamento con i fondi Fers. Il dialogo con il Comune e la Regione procede spedito. Il mio problema era quello di comprendere le loro preoccupazioni e le loro prospettive, Abbiamo potuto constatare, con piacere, che le prospettive sono positive, che vi sono già importanti progetti, in avanzata fase di preparazione: vi sono progetti di industria verde, un progetto per Mar Piccolo, un progetto di Orizzonte per la ricerca in Europa, un progetto per l’applicazione di tecnologie mediche e scientifiche, sull’impatto dell’ambiente sulla salute umana, e sono lieta di vedere che c’è una dinamica locale sui progetti che è veramente attiva. Questo mi ha dato modo di capire quanto i portatori di interesse e i soggetti attivi coinvolti a livello locale siano veramente dinamici, pieni di energia e motivati a continuare a operare al meglio per il futuro. E facciamo queste visite proprio per comprendere le dinamiche a livello locale”.

L’incontro con gli enti locali

“Il Comune di Taranto – ha spiegato da parte sua il sindaco Melucci – ha predisposto quattro interventi, per un investimento complessivo di 250 milioni di euro: la “Green Belt”, una forestazione spinta del perimetro urbano; il “Sea Hub”, per potenziare la filiera del mare e la mitilicoltura; la “Biennale del Mediterraneo”, ricerca e innovazione sui temi dell’architettura e dell’arte contemporanea; il “Campus ionico della ricerca”, per favorire la nascita di start up e attirare cervelli”.

“Resta il nodo della riconversione dell’industria siderurgica: – ha poi commentato Melucci – con l’ipotesi dell’accordo di programma avremmo potuto immaginare di inserire in quel quadro generale anche ulteriori progetti che la sostenessero indirettamente, sfruttando le risorse del jtf, in uno schema che rispettasse le linee guida europee, e offrendo opportunità diffuse; se quell’ipotesi tramonta, almeno secondo il nuovo intendimento del Governo nazionale, allora abbiamo bisogno di ragionarci ulteriormente”.

Emiliano, da parte sua, ha commentato con la commissaria “l’assurda decisione del governo di definanziare la realizzazione della costruzione dei due nuovi forni a riduzione diretta da parte dell’Ilva in amministrazione straordinaria guidata da Franco Bernabè e della società “Dri d’Italia”, che sono società del governo. Questi lavori sono indispensabili per l’abbattimento delle emissioni pericolose”.

La delegazione guidata dalla commissaria Ferreira ha poi incontrato nella biblioteca comunale “Pietro Acclavio” i rappresentati di associazioni e alcuni stakeholder cittadini, per un confronto allargato sulle ricadute del Jtf.

Editoriale

Quando le parole sono merce

05 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Le parole hanno valore, hanno un senso preciso o sono solo oggetti astratti intercambiabili? Questo ci si chiedeva, qualche sera fa, in una seguita trasmissione televisiva, uno di quei talk show in cui si parla tanto per rimanere ognuno della propria opinione?

Sì le parole hanno valore, ma come per ogni cosa, il loro valore dipende dal “mercato”. Come diceva una grande filosofa, Agnes Heller, in una società dominata dal mercato, anche le teorie e le parole sono mercificate.

In un paese che ha gravi problemi come l’Italia, la politica dovrebbe occuparsi del benessere dell’uomo, quindi: della salute, del lavoro, della scuola, della qualità della vita. Questi argomenti dovrebbero sempre avere il sopravvento in ogni talk show e in ogni inchiesta televisiva si dovrebbe discutere sul modo di migliorarli. Ma è evidente che salute, lavoro, scuola e qualità della vita sono argomenti difficili da affrontare e risolvere. Soprattutto perché interessano in maniera tanto maggiore quanto più si parte dal basso, dai poveri. Cosa volete che importi la sanità, la scuola, il lavoro, agli straricchi che possono comprare la salute spendendo a piacimento, che possono inviare i figli a studiare ad Harvard, che hanno tutto ciò che serve per godersi la vita?

Ma i problemi dei poveri, in questo momento, interessano poco, perché la loro soluzione richiederebbe tanto denaro da spendere e tanto denaro non c’è, se si favoriscono le classi più ricche con i condoni, con l’evasione fiscale, con i privilegi, con la flat tax solo per gli autonomi, se si punta all’autonomia differenziata nella quale le regioni più ricche tratterranno tutta la ricchezza prodotta nel proprio territorio e così via.

Ecco, allora, che per distrarre l’attenzione dei non ricchi dai grandi problemi che li assillano, si utilizzano argomenti e parole di distrazione di massa. Si spendono settimane a discutere della pubblicità della pesca, delle frasi dei ministri che poi, per scusarsi, si autodichiarano ignoranti, di sostituzione etnica, di transumanza. E intanto l’impotenza del governo passa in secondo piano. Abbiamo ascoltato persone autorevoli affermare pubblicamente che quello che si dice in campagna elettorale non ha importanza e che chi vince le elezioni può rimangiarsi quello che aveva detto per fare propaganda. Ma la propaganda fine a se stessa non era proprio il sistema, il modo di affermarsi del fascismo? Lo abbiamo studiato nelle scuole di comunicazione: la propaganda gridata è populismo e demagogia: si sventolano parole di odio, si incolpano i migranti come capro espiatorio come un tempo si incolpavano gli ebrei, si propagandano i valori della famiglia anche se tutti coloro che la propagandano non sono sposati o di famiglie ne hanno tre o quattro e assieme a queste anche compagni e compagne. Si propaganda Dio come fosse un accessorio, anche se non in chiesa non si va dalla prima comunione e la patria, che è proprio il limite che volevano superare Altiero Spinelli e i costruttore dell’Europa.

Andiamo a letto dopo essere stati gonfiati di rancore e così dimentichiamo che lo stipendio e la pensione ci bastano a malapena per sopravvivere, che tutti i nostri figli sono andati via, che puoi curarti solo se paghi. Qui non c’entrano niente i migranti, ma avere qualcuno da odiare mi tranquillizza. Finché questa destra non è andata al governo, il problema dei migranti era sceso al 12mo posto tra i miei problemi (miei e di tutti gli italiani naturalmente) ma è bastato il segnale del capo e il problema è tornato al primo posto come quanto era Salvini il ministro degli Interni. Se volessi essere ironico direi: ma non è che il ponte sullo Stretto lo vuole fare così i migranti dalla Sicilia possono venire in Italia a piedi?