Festival

Dal 10 ottobre torna il Paisiello Festival con l’obiettivo puntato sul “pasticcio” in musica

04 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Nella sede del Conservatorio Paisiello di Taranto, è stata presentata la ventunesima edizione del Giovanni Paisiello Festival che si svolgerà dal 10 al 27 ottobre a Taranto, con un’appendice a Grottaglie.

Dunque, un mese dopo la “Notte paisielliana”, anteprima che ha fatto registrare una straordinaria partecipazione di pubblico, il Giovanni Paisiello Festival diretto da Lorenzo Mattei e organizzato dagli Amici della musica “Arcangelo Speranza”, si propone con un ventaglio di raffinate proposte attraverso le quali unire il mondo della ricerca musicologica a quello della musica praticata secondo criteri storicamente informati. Pratica che ha nel grande organista e clavicembalista francese Martin Gester, ospite di questa edizione, uno dei massimi esponenti

Paisiello verrà omaggiato col più popolare degli strumenti napoletani per l’apertura del festival che lo celebra nella città natale. E non soltanto uno, bensì sei mandolini, risuoneranno nel “Concerto a Posillipo” con cui il Festival inaugurerà l’edizione 2023 ospitando l’Ensemble Galanterie di plettri e voci diretto da Mauro Squillante, di scena martedì 10 ottobre, nel Teatro Fusco, dove la manifestazione si chiuderà il 27 ottobre con la rappresentazione di uno dei titoli più noti del grande operista pugliese, l’intermezzo in musica “La serva padrona”.

Lorenzo Mattei, direttore artistico del festival, in collegamento video dall’Ateneo di Bari, ha spiegato come l’edizione 2023 si focalizza sul concetto del ‘pasticcio’ che per molto tempo è stato mal giudicato sulla base di un pregiudizio idealista secondo il quale un’opera composta da vari autori, o con musiche già precedentemente scritte da uno o più compositori, doveva essere per forza ‘inferiore’ a una ‘originale’ uscita dalla penna di un solo creatore.

“La scelta filologica riguarda da vicino molte scelte di Paisiello come quella, clamorosa, di rimettere in musica o riorchestrare rispettivamente i due capolavori di Giovan Battista Pergolesi, la ‘Serva padrona’ e lo ‘Stabat Mater’, che resero un mito compositore di Jesi morto a soli 26 anni. Già proposto in edizioni passate del festival, l’intermezzo della Serva padrona viene ora offerto come il primo allestimento organizzato con il Conservatorio di Taranto, a dimostrazione della virtuosa collaborazione tra le due istituzioni”.

L’obiettivo del festival è, infatti, continuare a valorizzare e diffondere in chiave filologica il repertorio di una delle figure più rappresentative della scuola napoletana, osannata tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento in tutte le più importanti corti europee, inclusa quella di Caterina II di Russia, dove con altri capolavori nacquero sia “Il barbiere di Siviglia” che “La serva padrona”.

Al pasticcio sarà dedicata una giornata di studio14 ottobre, ore 18, nel Salone degli specchi. Il festival farà tappa a Grottaglie con un concerto esclusivo nella chiesa Madre. Lo splendido organo del Cinquecento conservato nella cantoria verrà suonato da un’autorità assoluta nel campo, Martin Gester, protagonista di un omaggio a tre grandi compositrici barocche, Francesca Caccini, Isabella Leonarda e Barbara Strozzi, con il soprano Valeria La Grotta (nella foto in alto), la cantante di Taranto, impegnata nei giorni scorsi a Parigi proprio con Gester nell’opera di Paisiello “Gli astrologi immaginari”.

Tornando nel capoluogo, una finestra sarà riservata al pianista coreano Dong-Wan Ha vincitore del premio speciale “Giovanni Paisiello Festival” all’ultimo International piano competition “Arcangelo Speranza” (17 ottobre, ore 20, Palazzo di città). Quindi, Martin Gester farà coppia con Aline Zylberajch in un concerto per due clavicembali su musiche di Vivaldi, Couperin, Telemann e Boccherini pensate originariamente per organico orchestrale (18 ottobre, ore 20, Salone dei Vescovi).

Tra l’altro, il Giovanni Paisiello Festival aderisce al nascente Forum della Scuola napoletana alla quale viene dedicato un festival diffuso che prende le mosse da Taranto con un confronto tra Nicola Porpora, Paisiello e altri autori coevi eseguiti dall’Ensemble Armida (21 ottobre, ore 20, chiesa di San Pasquale Baylon).

Inoltre, verrà presentato il recente restauro realizzato al monumento a Paisiello, la cui lunga e travagliata storia verrà raccontata da Augusto Ressa (23 ottobre, ore 18, Conservatorio Paisiello).

All’incontro sono intervenuti, oltre al direttore Mattei in collegamento, l’assessore Fabiano Marti, il direttore del Conservatorio Paisiello, Gabriele Maggi e il presidente degli Amici della Musica “Arcangelo Speranza”, Paolo Ruta.

Di seguito riportiamo il programma

GIOVANNI PAISIELLO FESTIVAL

XXI edizione – 2023

martedì, 10 ottobre Spaziostudio “Il Soppalco” | ore 18

_________________________________________________________________________________________________________________________________

PAISIELLANDO

mostra pittorica di NUCCIA PULPO

fino al 27 ottobre – tutti i pomeriggi dalle 17,30 alle 20

martedì, 10 ottobre Teatro Comunale Fusco | ore 21

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

CONCERTO A POSILLIPO

UNA GALANTERIA MANDOLINISTICA PER GIOVANNI PAISIELLO

con ENSEMBLE GALANTERIE A PLETTRI

MAURO SQUILLANTE, mandolino e direttore

mercoledì, 11 ottobre Conservatorio “Giovanni Paisiello” | ore 18

_________________________________________________________________________________________________________________________________

UNA NUOVA DRAMMATURGIA PER L’OPERA NAPOLETANA

presentazione del libro di DAVIDE PULVIRENTI

sabato, 14 ottobre Salone degli Specchi di Palazzo di Città | ore 18

__________________________________________________________________________________________________________________________________________________

LE CITTÀ DEI PASTICCI

conversazione su

La prassi dell’impasticciamento nell’opera buffa e seria del Settecento

domenica, 15 ottobre – Chiesa Madre di Grottaglie | ore 20

_______________________________________________________________________________________________________________________________

AMORE LANGUET COR MEUM

MARTIN GESTER, organista

VALERIA LA GROTTA, soprano

martedì, 17 ottobre – Salone degli Specchi di Palazzo di Città | ore 20

____________________________________________________________________________________________________________________________________________________

DONG-WAN HA, pianoforte

Premio speciale “Giovanni Paisiello festival” all’International Piano Competition “A. Speranza” – 2023

mercoledì, 18 ottobre – Salone dei Vescovi, Arcivescovado | ore 20

_____________________________________________________________________________________________________________________________________________

ALINE ZYLBERAJCH, clavicembalo

MARTIN GESTER, clavicembalo

sabato, 21 ottobre Chiesa di San Pasquale | ore 20

__________________________________________________________________________________________________________________

FESTIVAL DIFFUSO NICOLA PORPORA

LE CORTI MUSICALI ALL’EPOCA DI PORPORA E PAISIELLO

Ænsemble Armida

venerdì, 20 ottobre Conservatorio “G. Paisiello” | ore 18

____________________________________________________________________________________________________________________________

IL MONUMENTO A GIOVANNI PAISIELLO

la sua storia e il suo recupero

in collaborazione con i LIONS CLUB POSEIDON di Taranto

sabato, 21 ottobre Chiesa di San Pasquale | ore 20

_________________________________________________________________________________________________________________

FESTIVAL DIFFUSO NICOLA PORPORA

LE CORTI MUSICALI ALL’EPOCA DI PORPORA E PAISIELLO

Ænsemble Armida

26 ottobre – Teatro Comunale FUSCO | ore 18

__________________________________________________________________________________________________

PRIMA DELLA PRIMA

guida all’ascolto dell’opera LA SERVA PADRONA di Giovanni Paisiello

27 ottobre – Teatro Comunale FUSCO | ore 20,45

_____________________________________________________________________________________________________________________

PREMIO “GIOVANNI PAISIELLO FESTIVAL”

consegna del riconoscimento ad una personalità o ad una istituzione che ha contribuito alla riscoperta e valorizzazione del patrimonio musicale di Paisiello

27 ottobre – Teatro Comunale FUSCO | ore 21

______________________________________________________________________________________

LA SERVA PADRONA

intermezzo per musica di Giovanni Paisiello

in coproduzione con il Conservatorio “G. Paisiello” di Taranto”

Diocesi

“Inizio con gioia il mio ministero in Taranto, città di pace e di speranza”

02 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Il mezzo della Marina Militare che attracca alla banchina d’ormeggio del Castello aragonese, con il suo passeggero di eccezione, disegna un nuovo tratto della storia di Taranto, attraverso la chiesa che è in lei. Ripercorrendo idealmente l’itinerario di san Cataldo, che la tradizione vuole approdato allo stesso modo nella nostra città, l’arcivescovo Ciro Miniero ha così dato avvio al proprio episcopato, dopo l’affiancamento voluto dal Santo Padre a monsignor Filippo Santoro.

Dai suoi gesti, dalle parole, sempre misurate e intense, si percepisce uno stile che è improntato a una sobrietà ragionata. Come quando, rivolgendosi alla folla che lo attende in piazza Castello e che lo acclama, dice sorridendo: “Finalmente”. O quando accetta col sorriso la benedizione che una bambina gli rivolge baciandolo: “Dio ti benedica”.

“Una città dai mille volti, una città attenta, una città di pace”. Così monsignor Miniero ha percepito Taranto nel suo primo anno di apostolato, nel quale ha svolto il compito di arcivescovo coadiutore. E sul cui “bilancio” intimo, tutti ci siamo interrogati: il clero, che egli ha imparato a conoscere, la stampa che ha osservato la sua discrezione ma oggi ha potuto interrogarlo, la Chiesa tutta, nella quale già da tempo egli ha cominciato a “camminare”.

Un messaggio di pace

Il primo incontro è stato con la Marina Militare, sulla banchina. L’ammiraglio Flavio Biaggi, gli ha dato il benvenuto rinnovando i segni di amicizia che legano la Marina alla Chiesa di Taranto. Ed egli si è fatto interprete del patto di amicizia che lega la Chiesa all’istituzione, impegnata sul fronte della pace, impegnandosi a tenerlo saldo. “Seguendo la scia dei mii predecessori – ha detto – alla luce del messaggio consegnato da San Govanni Paolo II alla Marina Militare nel suo storico viaggio pastorale il 28 ottobre e1989. In esso affidava una triplice consegna di pace. Pace come vocazione che Taranto ha nei confronti del Mediterraneo e del mondo intero. Era chiaro il riferimento di Giovanni Paolo II al ruolo insostituibile della Marina Militare nella realizzazione di un così nobile ideale, che si concretizza attraverso la così generosa accoglienza dei profughi e dei migranti, Nella memoria di coloro che hanno perso la vita in mare, il cui ricordo è sempre vivo nei nostri cuori, e che abbiamo simboleggiato con la corona che abbiamo affidato al mare”.

L’incontro con le istituzioni cittadine

All’uscita dal Castello, monsignor Miniero è stato accolto dal sindaco Rinaldo Melucci che lo ha accompagnato, assieme a una nutrita rappresentanza delle istituzioni amministrative, alla basilica cattedrale di San Cataldo, dove è stato accolto dal capitolo metropolitano e da un fragoroso applauso.

Lo stesso Melucci si è fatto interprete del sentimento della città, nel suo indirizzo di saluto e, ricordando l’intenso rapporto di collaborazione che le istituzioni stesse hanno avuto con i vescovi che si sono succeduti, si è detto fiducioso della collaborazione tra Chiesa e comunità civile. Per affrontare sì i gravi problemi che l’attanagliano, ma anche nel condividere le aspettative di progresso e di crescita che Taranto sta esprimendo.

L’arcivescovo, nel suo intervento, ha espresso piena adesione all’invito, sottolineando come l’azione della Chiesa deve essere particolarmente attenta ai bisogni dei deboli, dei giovani, dei poveri, ma condividendo anche il “progetto” di candidare la città a ritagliarsi un ruolo di primo piano nelle “prime pagine dei giornali”, per farne conosce le bellezze, il progresso che essa compie, le opere che le danno onore.

L’incontro con la stampa

Nel successivo incontro con i giornalisti, monsignor Miniero ha spiegato come nell’anno trascorso a Taranto abbia potuto conoscere e capire molto della città e delle comunità locali, sottolineando tra l’altro la sorpresa nel conoscere le realtà confraternali, particolarmente numerose e attive. Ma anche sottolineando l’esigenza di farsi interprete delle tante “periferie” che non sono solo rappresentate dai quartieri distanti dal centro, ma dalle difficoltà e “lontananze” che caratterizzano donne e uomini, giovani e anziani, in varie realtà del perimetro cittadino. Un’attenzione particolare ha rivolto proprio ai giovani, che non devono essere costretti ad andare via ma che possano, se lo vogliono, costruire il proprio futuro anche nella loro città, e a tanti poveri e bisognosi che non devono essere solo oggetto di attenzione cura, ma vanno coinvolti a pieno titolo nel cammino della comunità.

Diocesi

“Inizio con gioia il mio ministero in Taranto, città di pace e di speranza”

01 Ott 2023

di Silvano Trevisani

Il mezzo della Marina Militare che attracca alla banchina d’ormeggio del Castello aragonese, con il suo passeggero di eccezione, disegna un nuovo tratto della storia di Taranto, attraverso la chiesa che è in lei. Ripercorrendo idealmente l’itinerario di san Cataldo, che la tradizione vuole approdato allo stesso modo nella nostra città, l’arcivescovo Ciro Miniero ha così dato avvio al proprio episcopato, dopo l’affiancamento voluto dal Santo Padre a monsignor Filippo Santoro.

Dai suoi gesti, dalle parole, sempre misurate e intense, si percepisce uno stile che è improntato a una sobrietà ragionata. Come quando, rivolgendosi alla folla che lo attende in piazza Castello e che lo acclama, dice sorridendo: “Finalmente”. O quando accetta col sorriso la benedizione che una bambina gli rivolge baciandolo: “Dio ti benedica”.

“Una città dai mille volti, una città attenta, una città di pace”. Così monsignor Miniero ha percepito Taranto nel suo primo anno di apostolato, nel quale ha svolto il compito di arcivescovo coadiutore. E sul cui “bilancio” intimo, tutti ci siamo interrogati: il clero, che egli ha imparato a conoscere, la stampa che ha osservato la sua discrezione ma oggi ha potuto interrogarlo, la Chiesa tutta, nella quale già da tempo egli ha cominciato a “camminare”.

Un messaggio di pace

Il primo incontro è stato con la Marina Militare, sulla banchina. L’ammiraglio Flavio Biaggi, gli ha dato il benvenuto rinnovando i segni di amicizia che legano la Marina alla Chiesa di Taranto. Ed egli si è fatto interprete del patto di amicizia che lega la Chiesa all’istituzione, impegnata sul fronte della pace, impegnandosi a tenerlo saldo. “Seguendo la scia dei mii predecessori – ha detto – alla luce del messaggio consegnato da San Govanni Paolo II alla Marina Militare nel suo storico viaggio pastorale il 28 ottobre e1989. In esso affidava una triplice consegna di pace. Pace come vocazione che Taranto ha nei confronti del Mediterraneo e del mondo intero. Era chiaro il riferimento di Giovanni Paolo II al ruolo insostituibile della Marina Militare nella realizzazione di un così nobile ideale, che si concretizza attraverso la così generosa accoglienza dei profughi e dei migranti, Nella memoria di coloro che hanno perso la vita in mare, il cui ricordo è sempre vivo nei nostri cuori, e che abbiamo simboleggiato con la corona che abbiamo affidato al mare”.

L’incontro con le istituzioni cittadine

All’uscita dal Castello, monsignor Miniero è stato accolto dal sindaco Rinaldo Melucci che lo ha accompagnato, assieme a una nutrita rappresentanza delle istituzioni amministrative, alla basilica cattedrale di San Cataldo, dove è stato accolto dal capitolo metropolitano e da un fragoroso applauso.

Lo stesso Melucci si è fatto interprete del sentimento della città, nel suo indirizzo di saluto e, ricordando l’intenso rapporto di collaborazione che le istituzioni stesse hanno avuto con i vescovi che si sono succeduti, si è detto fiducioso della collaborazione tra Chiesa e comunità civile. Per affrontare sì i gravi problemi che l’attanagliano, ma anche nel condividere le aspettative di progresso e di crescita che Taranto sta esprimendo.

L’arcivescovo, nel suo intervento, ha espresso piena adesione all’invito, sottolineando come l’azione della Chiesa deve essere particolarmente attenta ai bisogni dei deboli, dei giovani, dei poveri, ma condividendo anche il “progetto” di candidare la città a ritagliarsi un ruolo di primo piano nelle “prime pagine dei giornali”, per farne conosce le bellezze, il progresso che essa compie, le opere che le danno onore.

L’incontro con la stampa

Nel successivo incontro con i giornalisti, monsignor Miniero ha spiegato come nell’anno trascorso a Taranto abbia potuto conoscere e capire molto della città e delle comunità locali, sottolineando tra l’altro la sorpresa nel conoscere le realtà confraternali, particolarmente numerose e attive. Ma anche sottolineando l’esigenza di farsi interprete delle tante “periferie” che non sono solo rappresentate dai quartieri distanti dal centro, ma dalle difficoltà e “lontananze” che caratterizzano donne e uomini, giovani e anziani, in varie realtà del perimetro cittadino. Un’attenzione particolare ha rivolto proprio ai giovani, che non devono essere costretti ad andare via ma che possano, se lo vogliono, costruire il proprio futuro anche nella loro città, e a tanti poveri e bisognosi che non devono essere solo oggetto di attenzione cura, ma vanno coinvolti a pieno titolo nel cammino della comunità.

Lavoro

I lavoratori fermano l’ex Ilva per un giorno: sul futuro nubi sempre più nere

28 Set 2023

di Silvano Trevisani

L’Ilva sta vivendo forse la sua fase più drammatica. Anche se un in inquietante silenzio si registra a tutti i livelli. Lo sciopero che blocca gli impianti per tutta la giornata del 28 vuole essere un grido d’allarme. Soprattutto dopo l’incontro fallimentare di ieri 27 settembre, nel quale il governo ha di fatto dichiarato il cambiamento di rotta: non assumerà più la maggioranza dell’azienda come aveva stabilito. Il dietrofront ormai è una regola per il governo: nei mesi scorsi aveva cancellato dal Pnrr il finanziamento per la decarbonizzazione dello stabilimento, segnando un’altra condanna nei confronti dell’Ilva e dei lavoratori. Oggi sostiene di voler riprendere la trattativa con Mittal, il colosso indiano che ha avuto a quattro soldi uno stabilimento per il quale non ha mai mostrato interesse, in alcun modo, e con quale non è in atto alcuna trattativa.

La delegazione del governo, per altro composta per metà da pugliesi, il ministro Fitto e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mantovano, assieme al ministro dello Sviluppo Urso e al ministro del Lavoro Calderone, non è stata in grado di fornire risposte sul futuro dell’azienda e del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, a parole dichiarato strategico.

Ai sindacati Urso ha detto che non c’è nessun nuovo accordo con ArcelorMittal, azionista di maggioranza col 62 per cento di AdI, Acciaieri d’Italia e che si sta tentando di negoziarlo, ma senza nessuna certezza. E questo anche perché bisogna confrontarsi con l’Europa circa sull’uso dei fondi per la riconversione dell’ex Ilva (Fondo sviluppo e coesione, RepowerEu e Just Transition Fund), anche dopo il ritiro della decarbonizzazione dal Pnrr. Ma quel che più conta è che da Mittal sinora non è arrivato alcun segnale di voler investire per il rilancio della fabbrica.

Dulcis in fundo, Infine, Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, designato da Draghi, ma ha fatto presente al governo che il suo mandato è a disposizione in qualsiasi momento.

La situazione disastrosa degli impiani

Che le prospettive siano tutt’altro che rose lo sottolineano soprattutto i sindacati secondo i quali “Il sito è ormai privo dei requisiti minimi per garantire una vita dignitosa ai lavoratori sugli impianti produttivi, dove l’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie compromette la stessa salvaguardia delle vite umane che ci lavorano. Tutto questo nonostante i copiosi finanziamenti pubblici ricevuti solo qualche mese fa che, a sentire gli annunci, sarebbero serviti ad avviare il rilancio dello stabilimento, il pagamento delle fatture scadute e il completamento delle opere di ambientalizzazione (obiettivi puntualmente falliti)”

La giornata di oggi, nella quale i sindacati hanno incrociato le braccia realizzando vari presìdi, non è stata scelta a caso dai sindacati che spiegano: “Acciaierie d’Italia ha organizzato presso lo stabilimento di Taranto l’evento Steel Commitment 2023, un incontro commerciale con i clienti da tenere all’interno del sito, pubblicizzandolo attraverso importanti testate nazionali, come se la crescita commerciale dipendesse da questi eventi e non da una gestione totalmente diversa dell’azienda”.

Formazione

Torna l’acquacoltura tra i corsi universitari a Taranto, dopo ripensamenti e cancellazioni

25 Set 2023

di Silvano Trevisani

L’offerta formativa dell’Università a Taranto si arricchisce di un nuovo corso di laurea: Scienze delle produzioni e delle risorse del mare. Lo ha presentato Stefano Bronzini (nella foto dello Studio Ingenito), rettore dell’Università di Bari, da cui dipende. Bronzini ha rimarcato l’obiettivo di assecondare la vocazione territoriale. Il corso, infatti, è destinato a fornire le conoscenze di base per la formazione tecnico-scientifica di figure professionali in grado di operare nei settori dell’acquacoltura e della produzione primaria ittica e nella salvaguardia degli animali acquatici.

Ma in realtà si tratta, mutatis verbis, di una riedizione di Maricoltura, acquacoltura e igiene dei prodotti ittici. Uno dei corsi di laurea di primo livello con i quali si avviò la gemmazione da Bari del polo tarantino che, dopo trent’anni, insegue ancora l’autonomia. Che altre città, come Foggia, ottennero immediatamente, e che rappresenterebbe la sola condizione per un vero e proprio decollo del polo tarantino. Maricoltura, infatti, che aveva sede a Palazzo Amati, nonostante le proteste della comunità, venne cancellata a pochi anni dall’avvio, per scelte venute dall’altro e non sempre condivisibili.

Ricordiamo, tra l’altro, che la il polo universitario è gemmato da Bari, il Politecnico, nell’atto di fondazione, aveva originariamente una doppia dicitura: Politecnico di Bari e Taranto. Ma in realtà, i pochi corsi di laurea in ingegneria, molto fluttuanti e poco completi, assorbono flussi anch’essi ondivaghi, sollecitati spesso da indicazioni esterne. Ora, ad esempio, cresce il numero degli iscritti all’indirizzo “aerospaziale”, le cui ricadute sono tutte ancora da verificare. Mentre è certo che quasi tutti i docenti sono baresi.

I tanti corsi cancellati

Taranto, nel bene e nel male, ha sempre dovuto seguire le scelte piovute dall’alto, spesso in conseguenza della necessità di espansione di insegnamenti nei quali collocare “propri” docenti, come quando ha attivato corsi inutili ma fumosi di Scienze della comunicazione, di Scienze della comunicazione nelle aziende. E ancora: Scienze dalla formazione, Lettere e culture del territorio, Lettere moderne, di Scienza dell’educazione e dell’Animazione socio-culturale, di Educazione professionale nel campo del disagio minorile della devianza e della marginalità. Corsi che già da decenni venivano chiamati diplomifici, tutti regolarmente cancellati così come pure quelli Scienze dei beni culturali, anche se reindirizzati al turismo (che aveva avuto in passato un’appendice anche a Martina Franca), o Scienze e tecnologie della moda, corso interfacoltà nato da sollecitazioni estemporanee ma prive di concretezza. Intanto, il corso di laurea più classico e gettonato negli anni passati, quello in Giurisprudenza (in realtà Scienze giuridiche, ma non fa differenza), sta conoscendo un declino pari alla sempre più scarsa spendibilità del titolo, nonostante specializzazioni, master e dottorati.

Altre volte ha dovuto subire veri e propri saccheggi, come la duplicazione a Bari di quelle Scienze ambientali che erano state un fiore all’occhiello del primo polo tarantino.

La ricerca dell’autonomia

Insomma, a oltre trent’anni dal suo varo, Taranto universitaria è ancora alla ricerca di una sua dimensione e sempre dipendente da investimenti esterni, dovuti alla sua mancanza di autonomia. Come i 53 milioni che si attende di ricevere dalla Regione per il corso di laurea in Medicina, che quest’anno ha ammesso al primo corso 75 matricole, e che alcune voci vorrebbero in dirittura d’arrivo.

Così come un work in progress è la questione delle sedi. È noto, ad esempio, che il Politecnico ha chiesto di disporre sedi didattiche in Città vecchia, accanto a quelle laboratoriali a Paolo VI. Dovrebbero essere messi a sua disposizione Palazzo Galeota e Palazzo Delli Ponti, entrambi più volte completamente ristrutturati ma che attualmente richiedono nuove ristrutturazioni insieme al trasferimento delle attività che vi si svolgono. D’altra parte è certamente positivo che la Marina Militare ospiti, oggi, quattro corsi di laurea, in infermieristica, informatica, scienze del mare e ingegneria navale.

In tutto ciò, comunque, non si può non rilevare come l’attrattività del polo universitario tarantino sia ancora modesta e che dreni pochissimo del movimento in uscita che priva la città delle sue migliori intelligenze, e di gran parte della sua gioventù.

Nuove istituzioni, come quella appena annunciata di Scienze delle produzioni marine, sono certamente un contributo positivo, ma una svolta potrebbe venire solo dall’autonomia. Condizione che era stata presa a cuore dal prefetto Martino, oggi in uscita da Taranto, che aveva indicato nella Fondazione Archita l’istituzione adeguata a questo scopo.

Ci auguriamo che il nuovo prefetto Paola Dessì riprenda il proficuo lavoro di coordinamento del suo predecessore, sempre affiancato, anzi “tallonato” dal Cqv.

Fede & cultura

Convegno a Paola sulle Lettere di S. Francesco, tra i relatori Rosario Quaranta

24 Set 2023

di Silvano Trevisani

Si è tenuto, a Paola (Cosenza), nella Biblioteca Charitas del Convento di S. Francesco, un importante convegno storico incentrato sul santo fondatore dei Minimi, e in particolare sul delicato e discusso capitolo del suo Epistolario, e cioè: “Le lettere di S. Francesco di Paola, tra verità storica e costruzione leggendaria”.

Organizzato dalla Fondazione S. Francesco di Paola onlus, il convegno, strutturato in tre giornate di studio, ha richiamato da varie parti d’Italia l’attenzione di valenti studiosi della vita e della spiritualità di uno dei santi più conosciuti e amati della Chiesa, appunto per discutere e approfondire il difficile problema della formazione culturale, nonché dell’autenticità e del valore delle sue Lettere.

Dopo i saluti dell’amministratore delegato della Fondazione San Francesco di Paola p. Antonio Casciaro, e dopo la presentazione del convegno da parte di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo emerito di Reggio Calabria, si sono susseguiti gli interventi e le relazioni di Pasquale Triulcio (Excursus storico sulla questione delle Lettere), di Pietro Dalena e Antonio Macchione (Lettere di Francesco a Simone d’Alimena); di Giuseppe Caridi (questione sociale in Calabria in due lettere attribuite a S. Francesco di Paola); di Alessio Russo (Problemi politici nell’Italia del secolo XV attraverso lo scambio epistolare tra S. Francesco di Paola, Ferrante d’Aragona e la Santa Sede.); e ancora di Mons. Morosini (sviluppo dell’Ordine dei Minimi in Francia attraverso alcune lettere di S. Francesco del periodo francese) il quale ha anche letto un saggio predisposto dallo storico francese Michel Laurencin; di Paolo Raponi (sulla concessione da parte di Francesco di Paola della partecipazione spirituale all’Ordine a personaggi francesi in vista); e infine alla relazione conclusiva di Rosario Quaranta (S. Francesco di Paola consigliere spirituale attraverso la corrispondenza con J. Quentin) e alle considerazioni finali di Pasquale Triulcio.

Abbiamo incontrato il professor Rosario Quaranta, noto studioso grottagliese e autore di molte pubblicazioni di carattere storico-letterario, che a S. Francesco di Paola e ai Minimi ha dedicato pure diversi studi, per un breve resoconto su questo importante Convegno sul Paolano.

Ecco il suo interessante contributo:

Indubbiamente gli esiti culturali e scientifici di queste giornate paolane dedicate all’epistolario del santo di Paola, si aggiungeranno all’imponente bibliografia che esiste sulla figura storica e spirituale del grande Eremita Calabrese che nella storia della Chiesa ha lasciato un segno notevole per la sua vita ascetica vissuta sotto la peculiare virtù della Carità (ricordiamo che nell’iconografia egli si distingue sempre per il motto “Charitas” irradiato in uno scudo sfolgorante). Egli certamente rimane per tutti il santo dell’umiltà (si definiva Minimo dei Minimi, e così volle chiamare i suoi seguaci) ma anche della penitenza e della mortificazione (visse una continua vita di penitenza codificata poi nel voto di vita quaresimale perpetua che volle come come voto caratteristico del suo Ordine religioso).

Il dono, poi, dei miracoli e delle opere straordinarie da lui operate lo hanno relegato spesso in una dimensione mistico-devozionale a scapito dell’azione umana e anche sociale altrettanto importante che egli riuscì, nonostante il regime eremitico e penitenziale, a svolgere nel corso della sua lunghissima vita (91 anni all’inizio del Cinquecento rappresentava un’età che pochissimi potevano raggiungere).

Ferme restando tutte queste cose, il Convegno di Paola, ha inteso approfondire e presentare anche gli aspetti, non meno importanti di questa sua azione sociale all’interno delle vicende tumultuose vissute in Italia e in tutta Europa tra Quattro e Cinquecento. E lo ha fatto prendendo in esame le sue lettere che egli ebbe modo di scrivere a molte e importanti personalità politiche e religiose del tempo, specialmente nella parte finale della sua vita, in concomitanza col suo trasferimento a Tours in Francia presso il languente Luigi XI e successivamente presso i suoi successori.

In particolare, tenuto conto che nel 1655, in un volume curato dal p. Francesco Preste da Longobardi, vennero raccolte 100 sue lettere (e perciò intitolato “Centuria”), e che tale opera venne messa all’Indice in quanto molte di esse (specialmente quelle indirizzate al nobile di Montalto Simone d’Alimena) vennero giudicate false o apocrife, molto opportunamente, ai fini di una accorta valorizzazione delle medesime lettere autentiche, Mons. Morosini ha voluto organizzare a questo scopo uno specifico Convegno. Un Convegno che ha affrontato questa tematica inserendola anche nel problema della formazione culturale del Santo.

Sintetizzando al massimo si può dire che, anche attraverso le varie lettere ritenute autentiche, in Francesco emerge una figura più completa e storicamente ancor più significativa di quella che la tradizione ha in genere presentato.

E così nelle varie sedute, è stato ricordato il suo impegno sociale e (perché no ?) politico e diplomatico sviluppato specialmente in Francia, dove egli arriva per ordini precisi da parte di Sisto IV e di Ferrante d’Aragona. E dove svolge, sostenuto pure da abili religiosi Minimi come Baldassarre de Gutrossis già cubiculario del Papa Innocenzo VIII, di p. Bernardo Boyl (spagnolo, già priore benedettino a Monserrato e primo missionario nel Nuovo Mondo), e di p. Francesco Binet (anch’egli già priore benedettino a Marmoutier che succederà a Francesco come correttore generale dell’Ordine).

In particolare, notevoli furono i tentativi dell’eremita calabrese per il raggiungimento della pace in un’Europa dilaniata dalle guerre (si ricordi in particolare la discesa in Italia di Carlo VIII) e sempre sottoposta al pericolo delle invasioni turche (ad esempio la presa e la riconquista di Otranto).

Tutto cio, ovviamente, senza dimenticare che questo suo impegno era guidato dalla luce dello Spirito e dal bene delle anime, come saggiamente osservava alla corte di Francia il celebre storico Filippo de Commines: “Sembrava che egli fosse ispirato da Dio sulle cose che diceva e manifestava, altrimenti non poteva parlare delle cose di cui parlava”.

Insomma, alla luce anche delle sue lettere ritenute autentiche, emerge una figura di Francesco di Paola animata sempre dalla fede e dalla preghiera, ma più rispondente alla verità storica”.

Archeologia

Nuove scoperte sulla Taranto antica dopo la mostra sul santuario dei Atena a Castro

23 Set 2023

di Silvano Trevisani

La ricerca archeologica continua a fornire nuove scoperte sulla Taranto magnogreca. La mostra “Athenaion: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro”, inaugurata nel dicembre scorso nel MarTa, aveva mostrato la “vicinanza” tra la Taranto magnogreca e l’antico centro sull’Adriatico. Le indagini archeologiche condotte a Castro a partire dall’anno 2000 e che erano state illustrate nella bellissima mostra della quale ci occupammo su questo sito, permisero di conoscere uno dei contesti della Puglia antica, Castro, in cui maggiormente si manifesta la diffusione della cultura artistica tarantina.

Ora, in occasione della presentazione del catalogo della mostra, svoltasi nel salone del Museo nazionale, apprendiamo che proprio la mostra ha fornito l’opportunità di nuove, importanti scoperte in un sito che ormai può considerasi la porta della Taranto sull’Adriatico nel IV secolo. A presentare il catalogo, oltre alla direttrice incaricata del MarTa. Claudia Lucchese, e alla soprintendente Barbara Davidde, è stato Francesco D’Andria, illustre archeologo tarantino e accademico dei Lincei, ordinario di archeologia all’Unisalento e curatore della mostra. Proprio al professor D’Andria abbiamo rivolto alcune domande

L’intervista

La mostra di Taranto non è stata solo un momento espositivo, a quanto pare, ma anche propulsivo.

Proprio così. La mostra è stata anche un motore di nuove scoperte e nuove attività che ci consentono di aggiornare la situazione. Intanto, dopo l’apertura della mostra siamo riusciti a portare a termine anche il restauro della parte inferiore della statua, che nella mostra non c’era ed era sostituita dalla creazione di Nicola Genco. Ora abbiamo la statua integra, salvo la testa. Ma come sapete, la copia che abbiamo realizzato per Taranto, è andata in Cina, a Nanchino, dov’è stata realizzata questa mostra sull’archeologia della Puglia. Qui la copia della statua che è davvero qualcosa di monumentale, con la sue dimensioni di 3 metri e mezzo, fa bella mostra. Ma poi, soprattutto, dopo la mostra abbiamo continuatole ricerche e sono venute fuori delle novità notevolissime, che confermano sempre questa dimensione Castro come una proiezione, direi come una “avatar” di Taranto sull’Adriatico. Che era appunto il senso stesso della mostra.

Quindi, dagli scavi recentissimi sono venuti fuori scoperte interessanti.

Negli ultimi quattro mesi. Anzi, proprio la settimana scorsa abbiamo trovato un capitello ionico fatto in pietra leccese, ma con uno stile tipicamente tarantino. Per la prima volta questo capitello è stato trovato in un contesto stratigrafico databile. Com’è noto uno dei problemi dell’architettura di Taranto è che non si riesce bene a capire la cronologia. Invece questa volta abbiamo un punto fisso di cronologia.

Taranto, allora, si allontana da Sparta e da Atene..

Se vogliamo resta legata a Sparta, anche per il culto dei Dioscuri che si sviluppa nel IV secolo, ma ormai con un linguaggio che è tarantino. Non ha più bisogno né di Atene né di Sparta, perché in questo momento, grazie anche ai tanti artisti che sono confluiti, ha sviluppato un suo linguaggio autonomo. Che è il linguaggio della Magna Grecia, dell’Occidente greco, in cui Taranto gioca un ruolo fondamentale.

Qual è secolo centrale

Soprattutto IV secolo a.C. Che poi, guarda caso, è il secolo in cui producono questi grandi vasi apuli a figure rosse, in cui abbiamo riflesso della grande pittura di Taranto e delle grandi invenzioni che Taranto fa in una prospettiva di rapporto con la Macedonia, quando non è più Atene il punto di riferimento ma la Macedonia.

Dalle ricerche si attendono nuove rivelazioni?

Direi di sì. È tutta una prospettiva ancora in corso. La mostra che abbiamo realizzato qui a Taranto è stata il motore di tutta una serie di altri risultati positivi che continueranno nei prossimi mesi.

È, dunque, una metodologia replicabile questa fin qui sperimentale.

Certo. È un approccio che possiamo replicare

Diritti negati

A Taranto si potrà registrare la convivenza tra cittadini comunitari ed extracomunitari

20 Set 2023

di Silvano Trevisani

Taranto apre la porta ai cittadini extracomunitari che convivono con comunitari residenti in città: prima nel Sud, infatti, ha promosso l’accoglimento delle richieste di deposito e registrazione dei contratti di convivenza tra cittadini comunitari e cittadini stranieri non residenti e privi di permesso di soggiorno. Il sindaco Melucci, anche accogliendo le sollecitazioni del consigliere comunale Luca Contrario, infatti, ha firmato l’apposito decreto destinato agli ufficiali di anagrafe delegati.

L’iniziativa, condivisa dalla maggioranza è dettata da ragioni sociali, che intercettano anche esigenze di natura amministrativa, colmando una lacuna normativa che potenzialmente potrebbe instaurare contenziosi a carico dell’ente.

Questo comporta che, in assenza di altri impedimenti, gli ufficiali di anagrafe potranno accogliere le richieste e rilasciare la certificazione attestante l’avvenuta protocollazione, utile ai contraenti cittadini stranieri per avanzare richiesta alla questura dell’autorizzazione al soggiorno. Senza quest’ultima, infatti, non si può procedere alla loro iscrizione all’anagrafe.

Il parere di Luca Contrario

Si tratta di un’iniziativa che sembra andare controtendenza rispetto a una certa aria di esclusione che si respira in questi mesi, tesa a chiudere pregiudizialmente le porte ai migranti. Ne abbiamo parlato con il consigliere Luca Contrario che ha sollecitato l’attenzione del Comune che ci spiega come una circolare del ministero dell’Interno prescriva che non vengano depositate richieste di convivenza quando uno dei richiedenti è uno straniero privo del permesso di soggiorno, nonostante quanto previsto dalla legge Cirinnà. Quest’ultima riconosce, infatti, il diritto di convivenza e tutta una serie di diritti e doveri di reciprocità e di rapporti tra coppie stabilmente conviventi.

Ma finora – spiega Contrario – quando una delle due parti contraenti era uno straniero privo del permesso di soggiorno, in virtù di una circolare ministeriale, la domanda non è stata accolta dai Comuni. Questo ha leso i diritti non solo del cittadino straniero ma anche del cittadino italiano e comunitario e, per quel che ci riguarda, tarantino. Quando gli interessati hanno fatto ricorso, hanno sempre ottenuto sentenze loro favore. Ma non si può andare avanti solo per contenziosi.

Anche perché senza il contratto di convivenza non si può neanche chiedere il permesso di soggiorno e ottenere il ricongiungimento famigliare. Un circolo vizioso che di fatto contraddice la legge.

Proprio così. Solo il Comune di Bologna ha varato una delibera che riconosce il diritto alla registrazione dei contratti di convivenza. Ora anche il Comune di Taranto e Melucci hanno ritenuto valida questa impostazione che riconosce il diritto a tutti. Un vuoto amministrativo non può creare danno generalizzato e creare un contenzioso che rappresenta anche un costo.

La situazione a Taranto

Ma vi sono casi anche a Taranto casi di tua conoscenza?

Sì, anche a Taranto, come immagino in altre città, vi sono casi di mancato riconoscimento della convivenza che hanno messo in difficoltà i soggetti interessati.

Qualcuno potrà chiedere: tale riconoscimento generalizzato non rischia di creare facili appetiti per coloro che ambiscono soltanto al permesso di soggiorno?

I casi di strumentalizzazione, o di truffa, se vogliamo, non sarebbero certamente superiori a quelli che si vengono in genere a creare con i falsi matrimoni o i falsi contratti di lavoro. E dei quali si hanno periodicamente notizie. Ma il riconoscimento dei diritti, anche dei cittadini tarantini cointeressati. resta prioritario. In tutti i casi, non è certo significativa l’incidenza su un fenomeno di dimensioni enormi quale quello che stiamo vivendo in questi mesi.

Da parte sua, il sindaco Melucci ha così commentato: “Segniamo questo primato nella nostra regione, ma non siamo felici per essere arrivati prima degli altri, lo siamo perché ricomprendiamo nella sfera dei diritti essenziali e imprescindibili persone che, diversamente, ne sarebbero private. È il primo passo di un percorso di civiltà e siamo certi che apriremo una strada che molte altre comunità pugliesi seguiranno”.

Archeologia

Convegno su Aristosseno, grande tarantino teorico musicale, deluso da Aristotele

17 Set 2023

di Silvano Trevisani

“Aristosseno di Taranto. Un intellettuale tra la Magna Grecia e Atene” è stato il tema di un convegno organizzato dall’Associazione Amici del Castello aragonese e dall’Associazione di cultura classica, in collaborazione con il Conservatorio Paisiello che lo ha ospitato. Relatore è stato lo storico Amedeo Visconti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che di Aristosseno e della classicità legata alla Taranto magnogreca si è occupato in numerosi saggi.

Il convegno è stato coordinato da Lucio Pierri. Dopo aver ricordato i due precedenti convegni organizzati dagli Amici del Castello, Pierri ha proposto un breve inquadramento del periodo storico nel quale visse e si formò Aristosseno, filosofo legato ad Aristotele che viene considerato, tra le altre cose, il primo teorico musicale.

Nell’occasione, abbiamo rivolto alcune domande al professor Visconti.

Il tema del convegno ci porta al legame tra Taranto, un tempo spartana, e Atene che si rafforza attraverso Aristosseno. Come si configura questo legame?

Aristosseno nasce a Tarato in una realtà molto legata all’altra grande figura del IV secolo a. C. che è quella di Archita. Il padre di Aristosseno era personaggio vicinissimo ad Archita, anche lui studioso di musica. Lui ha una formazione iniziale alla musica di tipo pitagorico, perché questa formazione avviene proprio all’interno dell’ambiente architeo. Ma in seguito si sposta ad Atene, per accostarsi alla scuola di Aristotele, alla quale si lega. Quello che cerco di mostrare è proprio l’influenza che su di lui hanno tutti e due questi ambienti, quello pitagorico tarantino e quello aristotelico.

La bellezza e la musica

Aristosseno si occupa della bellezza, ma il suo modo di intenderla ha relazione con il concetto un po’ abusato che viene veicolato oggi?

L’idea di bellezza di cui si occupa Aristosseno è un concetto ideale, tutto legato alla filosofia, ma anche alla musica, che anch’essa vista in rapporto alla filosofia.

Ma la musica non codificata come poteva essere trasmessa e veicolata teoricamente, senza che ci fosse ancora il pentagramma? É un musica pratica o solo teorica?

Noi conosciamo poco della musica greca. Abbiamo dei testi con presenza di notazione musicale, che presentano segni interpretabili come note, ma certo sono pochi e di epoca molto successiva ad Aristosseno, perché fondamentalmente di età imperiale romana. Ma certamente è molto quello che ci sfugge, gli stessi concetti propri del lessico musicale antico non corrispondono esattamente a quelli che noi utilizziamo. Molto, lo ripeto, è quello che ci sfugge, però Aristosseno rappresenta la prima grande teorizzazione. Egli scrive dei trattati di teoria musicale che erano dei punti fermi, perché poi tutta la tradizione musicologica dei secoli successivi fondamentalmente si rifà ad Aristosseno, che quindi è il primo grande sistematore della teoria musicale.

Un grande “deluso”

Aristosseno, dobbiamo dirlo, è anche ricordato come un grande deluso, quasi incompreso nonostante la sua grandezza e questo fa pensare al gioco delle preferenze sempre presente nei luoghi del potere culturale.

Sì, c’è una tradizione tarda che ce lo dice, della quale a mio avviso non c’è motivo di dubitare, ma è certo che lui aspirava alla successione ad Aristotele come capo del liceo. Aristotele gli preferisce Teofrasto e questo lo avrebbe deluso profondamente al punto da spingerlo a insultare Aristotele, da poco morto. Questa storia dell’insulto è forse un aneddoto però il dato della delusione non ci sono motivi per metterlo in dubbio.

Una delusione che ricade anche su Taranto, che però è soprattutto delusa dal fatto di non aver avuto una più precisa contezza del lavoro dei suoi grandi del passato, di Archita e Aristosseno soprattutto, ma anche di Leonida.

I meccanismi della tradizione ci dicono che sono autori dei quali fondamentalmente abbiamo solo frammenti. Di Aristosseno però abbiamo due opere di teoria musicale che ci consegnano parti abbastanza cospicue. Da questo punto di vista la situazione di Aristosseno è molto migliore e ci fa capire molto meglio rispetto ad Archita di cui noi abbiamo davvero solo pochi frammenti.

Hic et Nunc

Fermare la violenza di genere: firmata un’intesa tra enti e istituzioni

14 Set 2023

di Silvano Trevisani

Promuovere nella scuola azioni di sensibilizzazione, per contrastare il fenomeno delle violenze di genere; raccogliere e diffondere i dati che segnalino discriminazioni sul posto di lavoro, molestie o abusi sessuali; fornire consulenza in materia di diritti di pari opportunità: questi i compiti principali affidati al coordinamento della consigliera di Parità. Oltre a condividere le buone prassi e divulgare il contenuto del Protocollo contro la violenza in ambito provinciale. Sarà l’Ente Provincia ad agire di concerto con la consiglierà di Parità, per mettere in atto una serie di attività previste. Tra le altre: la stipula di accordi con enti e imprese locali, che siano disponibili ad assumere alle loro dipendenze le vittime di violenza. In questo modo consentendo loro non solo di recuperare maggiore fiducia nel futuro, ma anche di poter realizzare un’autonomia sociale ed economica.

È questo il succo dell’intesa appena firmata in prefettura per il contrasto alla violenza sulle vittime di genere, un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più inquietanti.

Il protocollo d’intesa – si legge nell’atto finale – è finalizzato a favorire non solo l’emersione di quelle situazioni in cui si registrano maltrattamenti, violenze, atti persecutori, ma anche l’individuazione e la valorizzazione di strategie che, oltre a perseguire gli autori del reato, garantiscano la tutela, il sostegno e la cura di chi subisce abusi”.

L’intesa è stata firmata in prefettura di Taranto a conclusione dell’incontro cui hanno partecipato, fra gli altri, il prefetto Demetrio Martino, promotore dell’iniziativa; i presidenti dei tribunali ordinario e per i minori; i procuratori della Repubblica; il questore; il comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza; la consigliera provinciale Anna Filippetti, in rappresentanza del presidente della Provincia e sindaco Rinaldo Melucci; la consigliera di parità della Provincia Gina Lupo; il vicesindaco Fabrizio Manzulli, per il Comune.

Nel documento sono evidenziati ruoli, impegni e modalità operative che ogni soggetto istituzionale firmatario dovrà osservare e specificati i ruoli che competeranno alla consigliera di parità.

 

Eventi internazionali

Al congresso internazionale dell’Aicl un incontro con la Romania ortodossa

13 Set 2023

di Silvano Trevisani

La Romania ha ospitato, nei giorni scorsi, l’edizione 2023 del congresso internazionale dell’Aicl, l’Association internationale des critiques littéraires. Critici di diversi paesi si sono ritrovati a Targu Neamt per trattare il tema scelto per l’edizione 2023 del congresso: Favola, storia, novelletta allegra, proverbio: fondi basilari per la creazione letteraria”. Targu Neamt, una località situata nell’incantevole territorio di Neamtu, nella regione moldava tra i Carpazi e la Transilvania, è caratterizzata, oltre che da una natura incontaminata e ben salvaguardata, da una intensa e tangibile spiritualità, che si affianca a un’oasi naturalistica, “Vanatori-Neamt Natural Park”, nel cui territorio vivono ancora i bisonti che sono poi il simbolo della Moldavia, assieme ad altri animali in libertà. Nelle pause delle giornate di studio, infatti, abbiamo avuto la possibilità di visitare alcuni dei più grandi e sontuosi monasteri ortodosso-rumeni dislocati nella provincia. Si pensi che nell’area di 60.000 ettari del parco i grandi e straordinari monasteri maschili e femminili ospitano ben 1.100 religiosi, monaci e monache.

La città di Targu Neamt si trova quasi al confine con lo stato della Moldavia e vicinissima all’Ucraina e dispone, come molte altre città della regione, di una Casa della cultura, che è una sorta di motore e riferimento delle attività culturali. Nelle sue sale ci siamo ritrovati, studiosi provenienti da vari paesi, per affrontare il tema scelto, attraverso gli interventi che gli organizzatori hanno preventivamente e puntualmente raccolto nella pubblicazione preventiva degli atti, di circa 300 pagine in varie lingue: rumeno, italiano, francese, inglese e spagnolo, consegnati ai congressisti.

Il saluto del Comune di Targu Neamt è stato portato dal sindaco Daniel Vasilica Harpa, il quale ha accolto i convegnisti, nel ricordo di Ion Creanga, grande letterato rumeno che proprio a Targu Neamt nacque nel 1837. Aprendo il congresso, la presidente dell’Aicl, Neria De Giovanni, ha sottolineato come la scelta del tema annuale sia stata intesa come recupero delle radici letterarie della tradizione: “La letteratura fin dalle origini ha avuto attenzione soprattutto all’altro da sé, alle leggende, alla storia mitica, a tutto ciò che un popolo narrava con canti e tradizione orale”.

Nel mio intervento, come rappresentante dell’Italia Meridionale, “Novellistica popolare, come il racconto riscrive la realtà”, ho rimarcato il ruolo letterario e morale di alcune delle tradizioni letterarie e popolari più importanti, a partire dal “Cuntu dei cunti” a finire a Papa Caiazzo e all’opera di grande studiosi, come Saverio La Sorsa, che hanno racchiuso in opere enciclopediche favole e racconti popolari del Sud.

L’incontro con la Chiesa ortodossa

Ma il congresso, come dicevo all’inizio, ci ha dato modo di visitare alcuni grandi monasteri, che sono vere e proprie piccole città, che conservano opere d’arte antiche, di grande magnificenza, cui se ne sono andate aggiungendo, nel corso dei secoli, di nuove per rendere adeguate al crescente numero delle vocazioni. Le funzioni religiose, in una lingua e una ritualità per noi incomprensibili ma affascinanti, che si svolgono in chiese completamente affrescate, nelle quali la preghiera e il canto si susseguono incessanti, hanno un tenore coinvolgente. Nel grande monastero di Neamt siamo stati ammessi a visitare l’ipogeo nel quale sono conservati ed esposti gli scheletri di centinaia di frati che, nei secoli, si sono succeduti. Mentre in apposite bacheche vengono venerati i resti di monaci considerati in odore di santità. Grande venerazione è dedicata alla Madonna dei miracoli (nella foto) che è ritratta in una preziosissima icona argentea tempestata di gemme.

Nella casa principale ci ha poi accolti l’abate, padre archimandrita Benedict (Dumitru) Saucine (nella foto in alto), massima autorità religiosa del territorio, che ha fatto dono oltre che di un volume da lui scritto sulla storia del monastero, di una pergamena raffigurante il frontespizio di un antico vangelo conservato nel monastero. Egli ci ha spiegato come del Neamt Monastery si abbiano documentazioni già a partire dal 1210, mentre la sua costruzione viene realizzata tra il XIV e il XVII secolo. Ospita, oltre a una meravigliosa chiesa nel quale viene particolarmente venerata la Vergine Maria, un Museo, una biblioteca che già be 1982 contava 12.000 volumi a testimonianza del significato storico, teologico e culturale. Ma la notorietà di questo monastero è anche dovuta alla sua rinomata scuola di calligrafi e miniaturisti, attiva già a partire dal 1500, sotto la guida di Gavriil Uric.

Formazione

Monsignor Savino, vicepresidente Cei, tra i relatori della “Tre giorni di fine estate”

03 Set 2023

di Silvano Trevisani

Dal 5 al 7 settembre, nella sede della comunità dei missionari Saveriani (strada per Lama) si svolgerà la “Tre giorni di fine estate” organizzata dall’associazione “La città che vogliamo”. L’associazione, che è coordinata da Gianni Liviano, riprende così il suo intenso calendario di incontri e riflessioni sui temi della socialità e dell’impegno umano, solidale e politico, che quest’anno avrà come titolo: “L’Umano necessario”. Una riflessione ad ampio raggio che, partendo dalle fonti di ispirazioni scritturali e religiose, affronta temi di attualità stringente, come la povertà sempre in aumento nella nostra società, e la pace che è sempre strettamente connessa alla giustizia e alla pace.

Tra gli ospiti della “Tre giorni” quest’anno ci saranno, tra gli altri, monsignor Francesco Savino (nella foto), vicepresidente della Conferenza episcopale italiana per l’area Sud, monsignor Giovanni Ricchiuti (presidente nazionale di Pax Christi), il presidente della Fondazione La Pira, professoressa Patrizia Giunti e il coordinatore dell’Istituto Luigi Sturzo, dottor Luigi Giorgi.

La “tre giorni”, che celebra quest’anno la 27ma edizione, ha avuto nelle precedenti edizioni ospiti illustri: tra gli altri si ricordano: Rosy Bindi, Luciano Violante, Mino Martinazzoli, Fausto Bertiinotti, don Luigi Ciotti, don Maurizio Patriciello, Nichi Vendola, Giancarlo Caselli, Graziano Del Rio, Giovanni Impastato, l’ex sindaco di Torino Valentino Castellani, l’ex sindaco di Bilbao Manuele Areso e tanti altri.

Il programma

Riportiamo di seguito il programma dettagliato della tre giorni, che si apre martedì 5 con la prima giornata che avrà per tema: “Sulle strade di Isaia”. Dopo il raduno, previsto per le 17, dai missionari saveriani, i lavori si apriranno alle 17,30 con la relazione di Luigi Giorgi. “La politica come Missione”. Seguirà, alle 18,30, l’intervento di don Giuseppe Bonfrate, docente ordinario dell’Università Gregoriana: “Sentinella, quanto resta della notte?”.

Si riprenderà mercoledì 6, alle 17,30, con il tema conduttore: “L’economia di fraternità” Aprirà la relazione di Giancesare Romagnoli, docente ordinario dell’Università di Roma Tre, su: “L’economia di fraternità”. Alle 18,30 monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio, parlerà sul tema: “Spezzare il pane”. L’ultima giornata, il 7 settembre, avrà per tema: “Le attese della povera gente”, tema che sarà affrontato, a partire dalle 17,30, da Patrizia Giunti, presidente della Fondazione La Pira. Concluderà i lavori monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, su un tema particolarmente attuale: “La pace”.

Le iscrizioni alla tre giorni sono aperte. Per iscriversi è possibile contattare questo numero di telefono: 3484680830.