Arte

Un “Omaggio a Emanuele De Giorgio” per iniziativa della Società di storia patria per la Puglia

04 Giu 2023

Dopo l’”Omaggio a Nicola Carrino”, la Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, martedì 6 giugno alle ore 17, nella biblioteca “Pietro Acclavio”, renderà “Omaggio” all’artista Emanuele De Giorgio. Parteciperanno all’evento Pierluigi Pignatelli, responsabile della civica biblioteca, Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, mentre relazioneranno il giornalista e critico d’arte Silvano Trevisani, l’avvocato Carlo Petrone e il professor Antonio Basile.

Uomo molto schivo e attento alle cose dell’arte, Emanuele De Giorgio, era un ottimo artista e incisore di abilità sorprendente. “Il mondo di De Giorgio, scrive Domenico Purificato, è fatto di realtà e di umanità che egli ha descritto in modo semplice e piano ed è evidente che ha dipinto come lo sentiva, comunicando agli altri l’impegno morale e la sua onestà. Egli non ha mai giocato con certe immagini dell’originale, di cui è pervasa l’arte contemporanea. Al contrario, egli è stato un artista che, nello scarno catalogo contemporaneo, occupa un posto di rilievo”.

L’opera di Emanuele De Giorgio, costituisce, nel panorama della pittura pugliese, un riferimento certo, essendo egli uno dei pochi artisti pieni di consapevolezza e che sanno procedere lungo il viaggio artistico senza agitarsi, proprio perché in possesso di una larga capacità di partecipazione morale, per non alludere al rigore che abitualmente presiede al suo lavoro, dovuto alla fervida e autentica coscienza artistica.

Emanuele De Giorgio nasce a Grottaglie il 16 marzo 1916, primogenito di Gioacchino e Pasqualina Peluso. La passione per l’arte l’apprese nella bottega di Vitantonio Peluso, figlio d’arte e maestro figulino specializzato, come il padre Angelo nell’arte presepiara. In seguito, frequenta con profitto i corsi della Scuola d’Arte. Per meriti scolastici, nel 1931, Emanuele De Giorgio, vinse il concorso, per una borsa di studio, per il primo corso della “Scuola del libro” di Urbino (Istituto di Belle Arti), dove fu allievo dei maggiori incisori italiani: Luigi ServoliniFrancesco Carnevali e Leonardo Castellani. Le altre borse di studio, furono assegnate a Salvatore Fiume e a Arnaldo Ciarrocchi. Completati gli studi e assolti gli obblighi militari nel 1938, De Giorgio, fa ritorno a Grottaglie e intraprende la carriera di docente di discipline artistiche nella scuola secondaria, prima a Grottaglie e poi a Taranto. Nel 1946 insieme al cugino Angelo Peluso e ad altri valenti artisti espone nelle sale del Museo Archeologico di Taranto. In seguito, figura tra i pochi artisti locali invitati dal “Circolo di Cultura”, a partecipare alla prima e alla seconda edizione del “Premio Taranto” (1951, 1952). Espone al “Maggio di Bari” nell’edizione del 1952 e nelle edizioni del 1955, del 1957 e del 1961. Considerando bene quello che è stato l’ambiente artistico-culturale pugliese dell’epoca, nel migliore dei casi un ambiente ossequiente ai “richiami all’ordine”, è meritevole, secondo Franco Sossi, “il fatto che De Giorgio, già sin da allora, mostrava un particolare impegno, una ricerca personale tendente ad esprimere un proprio mondo. Lo dimostra la prova che alle edizioni del “Premio Taranto”, la sua pittura aveva già un regime nuovo sia per sintesi coloristica che compositiva” Gli anni trascorsi a Urbino, scrive Silvano Trevisani, gli avevano aperto la mente a nuovi orizzonti culturali, l’esperienza del Premio Taranto lo persuase che bisognava combattere una battaglia d’avanguardia. E così quegli artisti che gli erano stati maestri nella sua Grottaglie diventavano il passato da superare, mentre proprio alcuni loro emuli e allievi erano coloro che avevano imbrattato i muri della città inneggiando al passato.

Emanuele De Giorgio un punto di riferimento non solo, per tutti i giovani artisti che operano a Taranto e dintorni, che si discostano dalla tradizione decorativa per sperimentare nuovi percorsi.

In un ambito socio economico che iniziava a nutrire malumori nei confronti dell’Italsider, grazie anche all’azione di rottura di non pochi artisti impegnati, quali Vittorio Del Piano, Michele Perfetti, Alfredo Giusto in particolare, Emanuele De Giorgio fu tra i primi a denunciare nella prima metà degli anni Settanta, le morti bianche che avvenivano all’interno dello stabilimento Siderurgico.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, significativa è quella promossa dal Circolo Italsider nel 1981. In quella circostanza furono esposte ben 500 opere. Per l’occasione il testo critico in catalogo, fu redatto dall’artista Remo Brindisi, il quale con il solito piglio mette ben in risalto la poetica dell’artista grottagliese. In proposito, egli scrive: “De Giorgio, ha riscattato l’autenticità e la realtà significante della sua terra esaltando i valori plastici ed estetici della cultura moderna ed europea, cioè della fonte dell’immagine non più vera e presente nella nostra mente perché viva, perché antica, perché ci ha accompagnato vividamente negli anni della prima infanzia, escono i cavamonti ad immagine di folla, di cavetempio forme barocche, di linee e di punti, di punti e di linee, immerse nel grande giuoco, immaginifico, infondato, inaudito del sogno dell’uomo delle Murge”.

Emanuele De Giorgio si è spento nella sua casa di via Viola il 19 agosto del 1983. Lo scrittore e poeta tarantino, Nerio Tebano, appresa la notizia della scomparsa di Emanuele De Giorgio, dall’artista Giulio De Mitri, così lo ricorda in una nota pubblicata su Puglia: … Emanuele De Giorgio, l’ultimo epigono romantico della linea pugliese della pittura dopo i fratelli Francesco e Raffaele Spizzico, Vito Stifano, il primo Vitantonio Russo, Francesco De Robertis (…) Certo è che con lui scompare il cantore per immagini degli ulivi e delle gravine, dei muri di tufo dei paesi in bilico su colline di argilla nella plastica saldezza della materia e nella spiegata solarità dei paesaggi (…) A Taranto è difficile consacrare valori autentici, ma per sua fortuna Emanuele De Giorgio era considerato un Maestro (…) Caro, indimenticabile De Giorgio, semplice e schivo, te ne sei andato in punta di piedi per non dare fastidio a nessuno (…) Sei stato coerente e fedele a te stesso anche nella morte. Sei voluto uscire dalla scena della vita senza clamore. Ma noi ti ricorderemo lo stesso… .

In quello stesso anno, l’Amministrazione Provinciale E.P. T. di Taranto, gli organizzò una mostra antologica in cui furono esposte circa 130 opere. Infine, nel 1996, la Provincia di Taranto volle rendere omaggio all’artista, con una grande retrospettiva che si tenne nel Castello Aragonese di Taranto, curata da Silvano Trevisani, dal titolo: Oltre il margine, con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico nell’esperienza figurativa del Novecento”.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, di rilievo è quella realizzata dal Comune di Grottaglie, Pittori del XX secolo: La scuola di Grottaglie, che si tenne a Palazzo De Felice dal 21 dicembre 2008, al 15 marzo 2009, che faceva seguito ad un’altra antologica organizzata l’anno precedente da Silvano Trevisani a Palazzo Pantaleo.

La mostra grottagliese, fu curata da Daniela De Vincentis, In catalogo figuravano, oltre ai testi istituzionali, quelli dello storico dell’arte Massimo Guastella, di Enrico Greco ( Emanuele De Giorgio. La fortuna critica), di Giovangualberto Carducci, di Daniela De Vincentis e le testimonianze di Marcello De Giorgio, di Ciro De Roma, di Arcangelo Fornaro, di Cosimo Manigrasso, di Anna Paola Petrone Albanese, di Rosa Russo Doria. Significativi i saggi di Daniela De Vincentis (Emanuele De Giorgio: l’interprete delle fatiche umane) e di Massimo Guastella (Emanuele De Giorgio. Itinerario artistico dal 1933 al 1982), il quale, con il solito acume critico, evidenzia il “doppio binario del mezzo espressivo sapientemente utilizzato dall’artista grottagliese. Questo carattere d’incisore e pittore accompagna costantemente il percorso artistico di De Giorgio: instancabile operatore culturale”. Puntuale ed esaustivo infine, il saggio di Giovangualberto Carducci (“Come una Tartaruga”. Profilo biografico di Emanuele De Giorgio 1916-1983).

Proprio Giovangualberto Carducci attento studioso della “Scuola di Grottaglie” e il direttivo della Società composto Mariolina Alfonsetti, Antonio Basile, Guglielmo Matichecchia e Paolo Solito, hanno fortemente voluto che si organizzasse questo “omaggio” tarantino a Emanuele De Giorgio, “un intellettuale a tutto tondo, a testimonianza dello sforzo sovraumano di chi aveva scelto di continuare a operare in periferia e, allo stesso tempo, di tentare di consentire alla periferia di svolgere un ruolo finalmente nel panorama artistico nazionale e internazionale”.

Tra le pubblicazioni dedicate a Emanuele De Giorgio, particolare attenzione merita Arte al Sud tra passato e presente. Emanuele De Giorgio si racconta, a cura di Silvano Trevisani.

a.basile

Dopo l’”Omaggio a Nicola Carrino”, la Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, martedì 6 giugno alle ore 17, nella biblioteca “Pietro Acclavio”, renderà “Omaggio” all’artista Emanuele De Giorgio. Parteciperanno all’evento Pierluigi Pignatelli, responsabile della civica biblioteca, Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, mentre relazioneranno il giornalista e critico d’arte Silvano Trevisani, l’avvocato Carlo Petrone e il professor Antonio Basile.

Uomo molto schivo e attento alle cose dell’arte, Emanuele De Giorgio, era un ottimo artista e incisore di abilità sorprendente. “Il mondo di De Giorgio, scrive Domenico Purificato, è fatto di realtà e di umanità che egli ha descritto in modo semplice e piano ed è evidente che ha dipinto come lo sentiva, comunicando agli altri l’impegno morale e la sua onestà. Egli non ha mai giocato con certe immagini dell’originale, di cui è pervasa l’arte contemporanea. Al contrario, egli è stato un artista che, nello scarno catalogo contemporaneo, occupa un posto di rilievo”.

L’opera di Emanuele De Giorgio, costituisce, nel panorama della pittura pugliese, un riferimento certo, essendo egli uno dei pochi artisti pieni di consapevolezza e che sanno procedere lungo il viaggio artistico senza agitarsi, proprio perché in possesso di una larga capacità di partecipazione morale, per non alludere al rigore che abitualmente presiede al suo lavoro, dovuto alla fervida e autentica coscienza artistica.

Emanuele De Giorgio nasce a Grottaglie il 16 marzo 1916, primogenito di Gioacchino e Pasqualina Peluso. La passione per l’arte l’apprese nella bottega di Vitantonio Peluso, figlio d’arte e maestro figulino specializzato, come il padre Angelo nell’arte presepiara. In seguito, frequenta con profitto i corsi della Scuola d’Arte. Per meriti scolastici, nel 1931, Emanuele De Giorgio, vinse il concorso, per una borsa di studio, per il primo corso della “Scuola del libro” di Urbino (Istituto di Belle Arti), dove fu allievo dei maggiori incisori italiani: Luigi ServoliniFrancesco Carnevali e Leonardo Castellani. Le altre borse di studio, furono assegnate a Salvatore Fiume e a Arnaldo Ciarrocchi. Completati gli studi e assolti gli obblighi militari nel 1938, De Giorgio, fa ritorno a Grottaglie e intraprende la carriera di docente di discipline artistiche nella scuola secondaria, prima a Grottaglie e poi a Taranto. Nel 1946 insieme al cugino Angelo Peluso e ad altri valenti artisti espone nelle sale del Museo Archeologico di Taranto. In seguito, figura tra i pochi artisti locali invitati dal “Circolo di Cultura”, a partecipare alla prima e alla seconda edizione del “Premio Taranto” (1951, 1952). Espone al “Maggio di Bari” nell’edizione del 1952 e nelle edizioni del 1955, del 1957 e del 1961. Considerando bene quello che è stato l’ambiente artistico-culturale pugliese dell’epoca, nel migliore dei casi un ambiente ossequiente ai “richiami all’ordine”, è meritevole, secondo Franco Sossi, “il fatto che De Giorgio, già sin da allora, mostrava un particolare impegno, una ricerca personale tendente ad esprimere un proprio mondo. Lo dimostra la prova che alle edizioni del “Premio Taranto”, la sua pittura aveva già un regime nuovo sia per sintesi coloristica che compositiva” Gli anni trascorsi a Urbino, scrive Silvano Trevisani, gli avevano aperto la mente a nuovi orizzonti culturali, l’esperienza del Premio Taranto lo persuase che bisognava combattere una battaglia d’avanguardia. E così quegli artisti che gli erano stati maestri nella sua Grottaglie diventavano il passato da superare, mentre proprio alcuni loro emuli e allievi erano coloro che avevano imbrattato i muri della città inneggiando al passato.

Emanuele De Giorgio un punto di riferimento non solo, per tutti i giovani artisti che operano a Taranto e dintorni, che si discostano dalla tradizione decorativa per sperimentare nuovi percorsi.

In un ambito socio economico che iniziava a nutrire malumori nei confronti dell’Italsider, grazie anche all’azione di rottura di non pochi artisti impegnati, quali Vittorio Del Piano, Michele Perfetti, Alfredo Giusto in particolare, Emanuele De Giorgio fu tra i primi a denunciare nella prima metà degli anni Settanta, le morti bianche che avvenivano all’interno dello stabilimento Siderurgico.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, significativa è quella promossa dal Circolo Italsider nel 1981. In quella circostanza furono esposte ben 500 opere. Per l’occasione il testo critico in catalogo, fu redatto dall’artista Remo Brindisi, il quale con il solito piglio mette ben in risalto la poetica dell’artista grottagliese. In proposito, egli scrive: “De Giorgio, ha riscattato l’autenticità e la realtà significante della sua terra esaltando i valori plastici ed estetici della cultura moderna ed europea, cioè della fonte dell’immagine non più vera e presente nella nostra mente perché viva, perché antica, perché ci ha accompagnato vividamente negli anni della prima infanzia, escono i cavamonti ad immagine di folla, di cavetempio forme barocche, di linee e di punti, di punti e di linee, immerse nel grande giuoco, immaginifico, infondato, inaudito del sogno dell’uomo delle Murge”.

Emanuele De Giorgio si è spento nella sua casa di via Viola il 19 agosto del 1983. Lo scrittore e poeta tarantino, Nerio Tebano, appresa la notizia della scomparsa di Emanuele De Giorgio, dall’artista Giulio De Mitri, così lo ricorda in una nota pubblicata su Puglia: … Emanuele De Giorgio, l’ultimo epigono romantico della linea pugliese della pittura dopo i fratelli Francesco e Raffaele Spizzico, Vito Stifano, il primo Vitantonio Russo, Francesco De Robertis (…) Certo è che con lui scompare il cantore per immagini degli ulivi e delle gravine, dei muri di tufo dei paesi in bilico su colline di argilla nella plastica saldezza della materia e nella spiegata solarità dei paesaggi (…) A Taranto è difficile consacrare valori autentici, ma per sua fortuna Emanuele De Giorgio era considerato un Maestro (…) Caro, indimenticabile De Giorgio, semplice e schivo, te ne sei andato in punta di piedi per non dare fastidio a nessuno (…) Sei stato coerente e fedele a te stesso anche nella morte. Sei voluto uscire dalla scena della vita senza clamore. Ma noi ti ricorderemo lo stesso… .

In quello stesso anno, l’Amministrazione Provinciale E.P. T. di Taranto, gli organizzò una mostra antologica in cui furono esposte circa 130 opere. Infine, nel 1996, la Provincia di Taranto volle rendere omaggio all’artista, con una grande retrospettiva che si tenne nel Castello Aragonese di Taranto, curata da Silvano Trevisani, dal titolo: Oltre il margine, con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico nell’esperienza figurativa del Novecento”.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, di rilievo è quella realizzata dal Comune di Grottaglie, Pittori del XX secolo: La scuola di Grottaglie, che si tenne a Palazzo De Felice dal 21 dicembre 2008, al 15 marzo 2009, che faceva seguito ad un’altra antologica organizzata l’anno precedente da Silvano Trevisani a Palazzo Pantaleo.

La mostra grottagliese, fu curata da Daniela De Vincentis, In catalogo figuravano, oltre ai testi istituzionali, quelli dello storico dell’arte Massimo Guastella, di Enrico Greco ( Emanuele De Giorgio. La fortuna critica), di Giovangualberto Carducci, di Daniela De Vincentis e le testimonianze di Marcello De Giorgio, di Ciro De Roma, di Arcangelo Fornaro, di Cosimo Manigrasso, di Anna Paola Petrone Albanese, di Rosa Russo Doria. Significativi i saggi di Daniela De Vincentis (Emanuele De Giorgio: l’interprete delle fatiche umane) e di Massimo Guastella (Emanuele De Giorgio. Itinerario artistico dal 1933 al 1982), il quale, con il solito acume critico, evidenzia il “doppio binario del mezzo espressivo sapientemente utilizzato dall’artista grottagliese. Questo carattere d’incisore e pittore accompagna costantemente il percorso artistico di De Giorgio: instancabile operatore culturale”. Puntuale ed esaustivo infine, il saggio di Giovangualberto Carducci (“Come una Tartaruga”. Profilo biografico di Emanuele De Giorgio 1916-1983).

Proprio Giovangualberto Carducci attento studioso della “Scuola di Grottaglie” e il direttivo della Società composto Mariolina Alfonsetti, Antonio Basile, Guglielmo Matichecchia e Paolo Solito, hanno fortemente voluto che si organizzasse questo “omaggio” tarantino a Emanuele De Giorgio, “un intellettuale a tutto tondo, a testimonianza dello sforzo sovraumano di chi aveva scelto di continuare a operare in periferia e, allo stesso tempo, di tentare di consentire alla periferia di svolgere un ruolo finalmente nel panorama artistico nazionale e internazionale”.

Tra le pubblicazioni dedicate a Emanuele De Giorgio, particolare attenzione merita Arte al Sud tra passato e presente. Emanuele De Giorgio si racconta, a cura di Silvano Trevisani.

a.basile

Città

Non è una città per giovani: Taranto ultima per la qualità della vita giovanile

01 Giu 2023

di Silvano Trevisani

Non è un paese per giovani. Possiamo parlare così dell’Italia, in senso lato, se è vero che milioni di nostri ragazzi vanno via. Ma soprattutto parliamo di Taranto, che è ultima nella classifica per la qualità della vita dei giovani stilata da “ilSole24ore”. Cos’è che affligge i nostri giovani e li induce a scappare da sempre via da Taranto? La mancanza di prospettive. Il lavoro, innanzi tutto, che manca e di cui non si vedono prospettive. Ma anche l’università, di cui Taranto detiene da anni un polo larvale e inadeguato e che spiega come la nostra città abbia anche un bassissimo numero di laureati. È evidente, infatti, che la maggior parte dei giovani universitari migra in altre regioni, in genere per non fare più ritorno in città e in provincia. Ma è altrettanto evidente che molti giovani non dispongono di risorse sufficienti per andare a studiare fuori, nelle città che offrono di più, anche come prospettiva, ma i cui costi sono diventati proibitivi.

La terza edizione del rapporto

I dati della terza edizione di questa indagine sono incontestabili: nella fascia tra i 18 e 35 anni si è perso il 6,4% di popolazione residente. Oltre il 30% dei residenti è disoccupato, ma anche chi lavora è insoddisfatto, Una buona metà lavora nel cosiddetto terziario turistico: ristorazione, alimentazione, ospitalità, strutture turistiche, ma si tratta in genere di lavoro stagionale, nero, sottopagato se non fortemente sfruttato. Il turismo si conferma, infatti, come settore che crea reddito solo per alcune fasce del commercio ma che ha riscontri negativi in molti altri settori. Quello che occorrerebbe è, infatti, lo sviluppo dei settori produttivi, creatori di ricchezza stabile: terziario avanzato, industria verde, agricoltura di qualità, servizi sociali (che sono assolutamente carenti e comportano il peggioramento della qualità della vita nella classifica che riguarda gli anziani). Anche il settore dello spettacolo è un comparto che soddisfa i pochi, fortunati o privilegiati che ci lavorano, ma che non offre alcun miglioramento nella qualità della vita dei giovani.

La gran parte di loro è sconfortata, vede il futuro in modo negativo e solo un 30% dice di nutrire speranze. Insomma, è evidente che occorre una visione politica in grado di valorizzare i nostri giovani, che sono davvero i nuovi poveri e che non sono affatto coinvolti nella vita pubblica. Hanno pochissimo spazio per lo sport (nonostante la presenza significativa di palestre scolastiche). Hanno pochissimo verde attrezzato e pochi luoghi di incontro e socializzazione che non siano bar e ristoranti, sempre più costosi, alla portata solo di chi lavora o dei figli della borghesia.

Nonostante proclami e progetti, Taranto ha finora tagliato fuori i giovani dal proprio futuro.

Ecclesia

La scomparsa di mons. Donato Palazzo, per 39 anni al Cuore Immacolato di Maria

26 Mag 2023

di Angelo Diofano

È deceduto all’età di 91 anni mons. Donato Palazzo. I funerali si terranno sabato 27 maggio alle ore 16.30 al Cuore Immacolato di Maria, dov’è stato parroco per ben 39 anni.

Donato Palazzo era nato a Martina Franca il 23 marzo del 1932 da papà Carmelo, artigiano, e mamma Maria. Insieme alla sorella Costanza, vive l’infanzia in una famiglia radicata nella fede. Matura la vocazione in quella fucina di sacerdoti che fu la Martina del compianto mons. Giovanni Caroli; don Donato fa anche riferimento a Porziella Cipro, catechista esemplare, che sostenne le vocazioni di tanti altri sacerdoti martinesi. Dopo gli studi teologici a Napoli, dai gesuiti, è ordinato sacerdote l’1 luglio 1956; quindi diviene vicario parrocchiale alla Sant’Antonio, a Taranto, rivestendo l’incarico di assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Successivamente egli è parroco agli Angeli Custodi, ai Tamburi e contemporaneamente cappellano all’Italsider fino al ’75. Nel ’68 don Donato prepara la visita nello stabilimento siderurgico di Paolo VI, che alla fine gli regala i propri paramenti, il calice e la patena, da allora utilizzati ogni anno nelle veglie di Natale e di Pasqua. Dal ’76 è parroco al Cuore Immacolato; nel 1989 il suo ministero incrocia un altro papa, Giovanni Paolo II, per la cui visita organizza, coordina e prepara l’incontro-festa dei giovani allo stadio Iacovone. Nel 2015 don Donato Palazzo si dimette da parroco per raggiunti limiti di età, collaborando con il suo successore, monsignor Giovanni Chiloiro fino a quando le forze lo hanno sostenuto.

Così consigliava ai giovani sacerdoti: “Che trovino ogni giorno uno spazio da dedicare alla riflessione, non in Chiesa, ma passeggiando per le strade, per lasciarsi interpellare dagli avvenimenti e dalle domande delle persone che si incontrano. Faccio mio l’appello di papa Francesco ai giovani nell’incontro pre-sinodale di non vivere iper-protetti ma di raccogliere le sfide della realtà e, inoltre, di attingere all’esperienza degli anziani e ascoltarli”. 

Foto di G. Leva

Politica italiana

Anche l’Europa, dopo Svimez e Aci, boccia di fatto l’autonomia differenziata

26 Mag 2023

di Silvano Trevisani

Non ci sono solo la Svimez e l’Anci a bocciare l’autonomia differenziata, ma ora anche la commissione europea esprime decise riserve. Nel report sull’Italia, l’esecutivo europeo afferma che “La legge richiede che questa riforma sia neutrale dal punto di vista del bilancio pubblico. Tuttavia, senza risorse aggiuntive, potrebbe risultare difficile fornire gli stessi livelli essenziali di servizi in regioni storicamente a bassa spesa, anche per la mancanza di un meccanismo perequativo. Nel complesso, la riforma prevista dalla nuova legge quadro rischia di mettere a repentaglio la capacità del governo di indirizzare la spesa pubblica”.

Insomma: per attuare l’autonomia differenziata secondo la sciagurata legge Calderoli occorrerebbero un mare di soldi aggiuntivi, per evitare che la maggiore ricchezza delle regioni del Nord vada a scapito del resto del Paese, ma siccome queste risorse non ci sono affatto, non è possibile attuare l’autonomia differenziata senza dirottare i soldi dalle regioni meridionali verso il Nord Quindi: senza peggiorare le già pessime condizioni dei servizi essenziali che il Sud ha rispetto al Nord.

Il parere di Svimez

L’autonomia differenziata – sostiene Svimez – delineata dal Governo espone dunque l’intero Paese ai rischi di un indebolimento della capaci tà competitiva per effetto di una frammentazione delle politiche pubbliche. Si delinea in sostanza uno scenario di crescente “specialità” delle regioni a statuto ordinario con la conseguente impossibilità di definire politiche coordinate per la crescita e il rafforzamento del sistema delle imprese. Con riferimento specifico alle Regioni del Mezzogiorno, a questo quadro di frammentazione, si aggiungono i rischi di un “congelamento” dei divari di spesa pro capite già presenti e di un indebolimento delle politiche nazionali tese alla rimozione dei divari infrastrutturali e di offerta dei servizi», si legge nella relazione”.

Appare dunque contraddittorio – prosegue Svimez – che mentre la “nuova” Europa (che solo temporaneamente ha accantonato l’austerità) ha fatto sua l’idea che le disuguaglianze vanno ridotte non solo per motivi di equità ma perché la coesione aiuta la crescita, rischiamo di perseverare diabolicamente nell’illusione che la strada da seguire sia il sovranismo regionale dei più forti”.

Da parte della Lega, si sostiene che la modifica alla Costituzione è già stata prodotta nel 2001 da un governo a guida si centrosinistra. Ma dimentica che quella modifica fu imposta dalla Lega nel sostegno al governo dopo la rottura con Berlusconi. Il fatto che il titolo V sia stato sciaguratamente modificato per attribuire le attuali competenze alle regioni, a tutto danno della armonizzazione dei servizi, non giustifica una sciagura ancora maggiore.

La nuova “fase” della Lega

Ma cosa spinge Calderoli, l’autore del famigerato Porcellum, sistema elettorale iniquo, a premere su quella che di fatto è una secessione economica? Semplice: nelle precedenti tornate elettorali, Salvini, che poteva vantare un consenso crescente, ha messo da parte l’attributo “Nord” che si accompagna al nome della Lega, sicuro di ottenere così unanimi consensi, che diversamente non avrebbe ottenuto, in tutto il Paese. Ora, dopo il drastico ridimensionamento del suo partito nelle ultime politiche, a tutto vantaggio di Fratelli d’Italia, le frange separatiste della Lega sono tornate alla carica e hanno imposto a Salvini un ritorno ai vecchi motivi che erano a fondamento del leghismo. Da parte sua, la Meloni deve, in qualche modo, pagare il suo debito nei confronti della Lega, dal momento che la battaglia per il presidenzialismo è in netta controtendenza con la pulsioni autonomistiche. Del resto, nel Centrosud tutti i partiti e cittadini dovrebbero opporsi a un’iniziativa che non ha niente a che fare con la politica, ma solo con gli egoismi di chi vede il resto dal Paese solo al suo servizio.

Come finirà? Lo vedremo nei prossimi mesi, anche se le prime iniziative contrarie sono già partite. Nella scuola sono state raccolte già 90.000 firme contro la proposta che dividerebbe il Paese anche sul piano culturale e formativo. Avviate anche le prime iniziative popolari mentre anche in Puglia, l’assessore alla Sanità Pelese prevede che, se il governo dovesse proseguire nella sua iniziativa, si partirà con una iniziativa referendaria.

Lavoro

“Odissea di uno stabilimento”: a Taranto una due giorni per cercare di capire…il futuro

23 Mag 2023

di Silvano Trevisani

“Odissea di uno stabilimento: la siderurgia Taranto tra storia e futuro” è l’interessante tema di un convegno organizzato dall’associazione “La città che vogliamo” che si terrà a Taranto nei giorni 24 e il 25 maggio nell’aula magna dell’Istituto tecnico “Paciotti”.

L’obbiettivo del convegno – spiega il suo ideatore, il consigliere Gianni Liviano – è provare ad andare oltre gli slogan di parte che spesso caratterizzano l’approccio di tanti verso la siderurgia a Taranto e provare a fare il punto e a comprendere meglio quale sarà il futuro per l’industria siderurgica nella nostra città: dal punto di vista economico e tecnologico, avendo in mente sia la prospettiva ambientale e sanitaria, che quella occupazionale.

Si tratta di un vero e proprio seminario che coinvolgerà studiosi ed esperti di altissimo livello, tra i quali anche Antonio Gozzi, il presidente di Federacciai, che nei giorni scorsi si è reso protagonista di una dura presa di posizione nei confronti dell’Ilva e soprattutto di Mittal, il cui disimpegno non ha certo favorito la situazione industriale, neanche quella ambientale. Un’accusa che ha scatenato poi la reazione un po’ smodata dalla ad di Ilva as, Morselli, che ha definito illazioni i giudizi di Gozzi. Tra gli altri saranno presenti Marco Bentivogli, già segretario nazionale Fim Cisl e attualmente coordinatore di Base Italia, e numerosi docenti universitari di varie discipline, responsabili di associazioni ambientaliste e di istituzioni varie. Insomma: un’occasione per dare uno sguardo ad ampio raggio sulla vicenda siderurgica tarantina, che rischia ora di vivere una nuova fase di contrapposizione tra le istituzioni, dopo che il sindaco Rinaldo Melucci ha emanato la delibera con la quale, ricalcando quanto aveva già fatto tre ani fa, impone ad Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione controllata di individuare le fonti di emissioni del benzene, i cui valori al limite della norma sono stati segnalati dall’Asl, pena il rischio di chiusura degli impianti incriminati.

Emergenze ambientali

Melucci ad Adi e Ilva sul benzene: 30 giorni per abbattere le emissioni o si fermano gli impianti

22 Mag 2023

di Silvano Trevisani

Il sindaco Rinaldo Melucci torna alle “maniere forti”. Con una nuova ordinanza emessa in queste ore, dopo aver ricevuto notizie dalla Asl sulle massicce e nocive emissioni di benzene, ordina ad Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, ognuna per le proprie competenze e responsabilità, di individuare entro 30 giorni gli impianti responsabili dell’aumento della concentrazione di benzene registrata dalle centraline atmosferiche.

Con un lungo e dettagliato provvedimento che ricostruisce l’interlocuzione con Asl e Ispra in merito alle emissioni e ricorda la legislazione vigente e la pericolosità delle emissioni, il sindaco dà notizia della recente trasmissione di una relazione di approfondimento tecnico-scientifico, datata 18 maggio che evidenzia l’analisi dei valori e la pericolosità nei confronti della cittadinanza.

“Abbiamo ricevuto da Asl evidenze chiare rispetto al rischio per la popolazione – le parole del primo cittadino – in particolare riguardo al danno provocato dall’aumento della media annuale della concentrazione di benzene, anche se al di sotto dei limiti di legge. Un’ulteriore relazione di Arpa ci ha consentito di correlare i picchi registrati all’attività dell’acciaieria, per questo l’ordinanza è mirata ad AdI e Ilva in amministrazione straordinaria. Abbiamo applicato quella precauzione che ci assegnano le norme, rispetto a un problema che era stato già sollevato e affrontato anche all’interno dell’osservatorio ispirato all’articolo 41 della Costituzione, che abbiamo insediato a gennaio. I nuovi elementi ci hanno messo nelle condizioni di procedere e ora attendiamo le necessarie risposte”.
È la prima prescrizione dell’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco Rinaldo Melucci che, ricalcando l’analogo provvedimento del 2020, ha inoltre intimato ai due soggetti di individuare una soluzione tempestiva al problema. Senza la quale, entro 60 giorni dall’ordinanza bisognerà procedere allo spegnimento degli impianti dell’area a caldo.

Tre anni fa, l’analogo provvedimento innescò, come si ricorderà, un contenzioso che ebbe poi appendici giudiziarie e atti amministrativi e governativi,

Fari di pace

I conflitti, nella famiglia e nel mondo, secondo i sociologi Magatti e Giaccardi

17 Mag 2023

di Silvano Trevisani

“Aggiungi un posto a tavola”: il titolo scelto dall’Associazione La città che vogliamo per una tavola rotonda sulla famiglia è più che esplicito. Se a parlarne poi è una coppia di sociologi notissimi che formano da anni una famiglia, ricca di cinque figli, il discorso diventa più intrigante. Mauro Magatti e Chiara Giaccardihttps://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=magatti+giaccardi&bshm=bshqp/1 hanno risposto all’invito di Gianni Liviano dettando la traccia del percorso su: “La famiglia luogo di accoglienza, di condivisione e di perdono”, tema del quale sono testimoni diretti.

Un pubblico numeroso e coinvolto ha partecipato all’incontro svoltosi in Concattedrale, all’interno di un nutrito percorso che l’associazione https://www.facebook.com/lecittachevogliamo/?locale=it_IT sta proponendo, con la piena disponibilità del parroco Ciro Marcello Alabrese. Che di stimoli ne ha offerti tanti, grazie anche alla verve dei due relatori entrambi docenti di sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La conflittualità e il pericolo della guerra

Abbiamo approfittato della loro disponibilità per rivolgere loro qualche domanda.

Professor Magatti, proprio nell’edizione odierna di “Avvenire” lei affrontava il tema della guerra in Ucraina, alla luce della discussa presenza del presidente Ucraino in Italia e della sua visita a papa Francesco. Dalla famiglia ai conflitti internazionali vi è una violenza nascosta che ha comuni origini nell’istinto umano?

Certamente sì, negli uomini in generale e anche all’interno della famiglia. Lo vediamo dal fenomeno dei i femminicidi e dal fatto che la famiglia è la prima causa di morte violenta in Italia. Perché gli affetti di sangue, come li chiamiamo, sono molto profondi e possono portare tanto bene ma anche tanto male. In una società come questa, che ha tutta una serie di caratteristiche, ahimè il male, che c’è sempre stato, e magari una volta era solo nascosto, salta fuori e diventa un fenomeno molto grave.

Si parla molto poco di pace, in questo momento, come se il termine fosse ostracizzato, anche dai giornali.

Purtroppo siamo entrati in questo ciclo della guerra, che ha un responsabile primo che si chiama Putin, ma quando ci sono dei conflitti, anche dentro la famiglia, se qualcuno non prova a cercare la strada del dialogo, si va alla guerra, i cui esiti sono sempre imprevedibili.

Si sta parlando molto di denatalità, ma quanto incidono i problemi socio-economici e quanto la labilità dei rapporti anche all’interno della famiglia d’oggi?

Tutte le cose insieme. La crisi della natalità è anche legata al fatto che siamo una società avanzata, matura, caratterizzata benessere, poi c’è l’individualismo ma è evidente in Italia non ci sono le politiche per la famiglia. Insomma: una serie di fattori che si sono sommati e che impongono delle scelte chiare perché siamo in uno squilibrio molto grave.

La Chiesa ha messo da tempo il dito sulla piaga, dalla politica vengono tanti segnali, ma sono congruenti? Si parla la stessa lingua?

Il problema della politica è che affronta le questioni con interventi spot. Invece una cosa coma la natalità, come la demografia, va affrontata con interventi integrali, organizzati e articolati e purtroppo la politica italiana non è tanto capace di fare questi interventi e di conseguenza il Paese paga dei costi molto grandi.

Il ruolo della donna nella famiglia

Alla professoressa Giaccardi abbiamo chiesto

All’interno della famiglia la donna ha ancora un ruolo specifico tradizionale di “angelo della casa”, per così dire?

Io credo nella reciprocità del maschile e del femminile non nella complementarietà. Quest’ultima compota che ognuno ha il suo ruolo e magari i due ruoli non si parlano nemmeno, limitandosi a svolgere i propri compiti. Io penso che il ruolo della donna sia quello di portare un contributo di femminilità alla coppia e alla famiglia in un dialogo costante con la parte maschile della famiglia. E in questo dialogo tutti e due si cambia, si cresce. Il paradosso della vita famigliare è che per crescere bisogna cambiare, non si può rimanere uguali e questo cambiamento avviene dentro questa relazione di reciprocità.

Ma il fatto che non si facciano più figli è un problema che pesa di più sulla donna?

Per la donna è complicato fare figli perché mancano servizi, aiuti, perché la donna dentro la famiglia ha ruoli complicati, diciamo quindi che è la parte più svantaggiata. Ma non si può non lavorare entrambi in questo mondo, perché sono molto pochi gli stipendi che sono sufficienti per mantenere una famiglia monoreddito. Nei campi dove si può si sta lavorando per favorire una armonizzazione tra il lavoro e la famiglia, perché comunque lavorare fa anche bene alle donne. Io penso che una donna che lavora sia anche un madre più attenta, consapevole del valore del tempo che passa con i suoi figli. È consapevole di una serie di dimensioni, è più attenta, più meticolosa, più dedita alla cura. Penso che il lavoro e la maternità non si escludano a vicenda ma paradossalmente si potenziano a vicenda, sempre se ci sono le condizioni.

Libri

A Grottaglie, chiesa Madonna delle Grazie, la presentazione dell’antologia “Il grido della Terra”

16 Mag 2023

Il grido della Terra” è il titolo di una nuova antologia tematica che le edizioni Macabor hanno dato alla luce come seconda tappa del percorso tematico sui grandi temi dell’umanità. Dopo “La guerra che è in noi”, curata da Silvano Trevisani, prende vita questo secondo progetto, curato dalla poetessa emiliana Elisa Nanini, la cui dimensione è precisata dal sottotitolo: “Orizzonti di parole per non dimenticare le ferite della natura e dell’umano”. Un’analisi condotta attraverso la parola poetica, che indaga nel rapporto che c’è tra l’intimo dell’uomo, le sue idee, le sue passioni, le sue intemperanze, e il mondo esterno, la “casa comune” che egli dovrebbe custodire. È la stessa sollecitazione che da tempo Papa Francesco ha lanciato attraverso l’enciclica “Laudato si’” del 2015, Il testo che si focalizza sulla cura dell’ambiente naturale e delle persone, nonché su questioni più ampie del rapporto tra Dio, gli esseri umani e la Terra. Il sottotitolo dell’enciclica, “Sulla cura della nostra casa comune”, sottolinea questi temi chiave.

Dopo la prefazione dell’editore e poeta Bonifacio Vincenzi e della stessa curatrice, l’antologia propone i contributi tematici di poeti italiani impegnati, alcuni dei quali molto noti, come Elio Pecora e Claudio Damiani, vincitore dell’ultima edizione del prestigioso Premio Viareggio di poesia.

I poeti che hanno partecipato al progetto sono: Ștefan Damian (lingua rumena), Alberto Bertoni, Marco Bini, Marta Celio, Maria Benedetta Cerro, Pino Corbo, Claudio Damiani, Fernando Della Posta, Griselda Doka, Michele Ghiotti, Alfredo Panetta, Elio Pecora, Mariangela Ruggiu, Francesca Serragnoli, Silvano Trevisani, oltre alla stessa curatrice Elisa Nanini.

Se “Le generazioni passate, quelle dei miei genitori, tanto per fare un esempio, erano ossessionati dal futuro dei figli; il loro primo dovere esistenziale era lasciare per i figli una vita migliore della loro – avverte Bonifacio Vincenzi – Negli ultimi anni tutto questo si è perso, il futuro dei figli non tormenta più le generazioni del nostro tempo. Imperativo categorico è vivere bene adesso. Tutto il resto non conta. In altri termini manca una visione del futuro e una consapevolezza reale del dramma che affliggerà le generazioni future che non sono entità anonime e oscure, ma che incarneranno le vite dei nostri figli, dei nostri nipoti e pronipoti”.

Sicuramente non possiamo pensare alla poesia come a qualcosa che metta al sicuro la Terra, come se i poeti e la poesia avessero il potere di guarire i mali del pianeta. La poesia non illumina opinioni ma coscienze. La poesia non accende opinioni ma consapevolezza.

Il percorso antologico, allora, spiega Elisa Nannini, si svolge “nel segno di una riflessione collettiva, un’auscultazione in versi che percorre le pagine di una sintomatologia terrestre, tra inquinamento, deforestazione, cambiamenti climatici, guerra e disuguaglianze, riconoscendo dentro la denuncia un battito: una casa verde di “parole” che possano essere “ancora per noi”.

L’antologia sarà presentata venerdì sera alle 19,30, nelle sale della parrocchia Madonna delle Grazie, in piazza Vittorio Veneto a Grottaglie. Il parroco, don Emidio Dellisanti e la professoressa Masina Neglia ne discuteranno con Silvano Trevisani, uno degli autori presenti nell’antologia.

Politica locale

Così le elezioni negli otto Comuni del Tarantino: vince il centrosinistra, rieletti 3 sindaci su 6 candidati

15 Mag 2023

di Silvano Trevisani

Si è votato in otto Comuni del tarantino per il rinnovo dei consigli comunali in questa tornata elettorale che ha visto, nel territorio, una percentuale accettabile di votanti, sempre sopra al 60% e in qualche caso ha superato l’80%.

Si è chiusa in parità la partita dei sindaci uscenti nella provincia di Taranto: tre sono stati confermati, a Castellaneta, Crispiano e Monteiasi, tre invece sono stati scalzati, a Palagianello, Lizzano e Pulsano. Ma in quest’ultimo elenco dovrebbe figurare anche San Marzano di San Giuseppe, dal momento che il sindaco uscente, Giuseppe Tarantino, aveva candidato alla poltrona di primo cittadina la moglie Antonia Cotugno, che però non ce l’ha fatta. Si volta pagina a Roccaforzata, che presentava due candidati nuovi dopo l’arresto del sindaco precedente e il commissariamento. Quanto agli equilibri politici, sembra innetto vantaggio il centrosinistra, che si è affermato nel Comune più grande, Castellaneta, ma anche a Palagianello, Crispiano, San Marzano, ma risulta sconfitto a Pulsano e Lizzano, tutte civiche le liste negli altri Comuni.

Così il voto negli otto Comuni

La sfida più attesa era senza dubbio, quella di Castellaneta, l’unico con una popolazione superiore ai 15.000 e che quindi teoricamente sarebbe potuta andare al ballottaggio, ma solo teoricamente, dal momento che essendo i candidati solo due è evidente che uno doveva per forza superare la metà dei voti validi. Ha vinto il sindaco uscente Gianni Di Pippa che ha attenuto il 54,89% per il centrosinistra e dovrebbe evitare il fenomeno dell’anatra zoppa (cioè la maggioranza per le liste del candidato perdente), che l’anno scorso gli impedì di amministrare. L’altro candidata Francesca Arrè sostenuta da ben 9 liste a supporto di centrodestra, si è fermata al 45%.

Tra le più alte la percentuale di votanti a Palagianello, dove si è recato alle urne l’82,63%. Qui è Giuseppe Gasparre, già assessore e attuale consigliere di minoranza, che guida di un “cartello elettorale” democratico e trasversale: “Insieme per Palagianello” col 51,79% (2.754) a scalzare la sindaca uscente Maria Rosaria Borracci, espressione del centrodestra, con la sua lista “Palagianello per la Libertà”, che si ferma al 37,29% (1.983 voti); mentre l’outsider Vito Vetrano della lista “Palagianello Bene comune”, non va oltre il 10,93%, 581 voti.

Confronto molto serrato a Pulsano dove, nonostante i cinque candidati alla poltrona del sindaco, un elettore su tre non ha votato. Qui il sindaco uscente Antonella Demarco del Pd alla guida della lista “Terra Mia”, con il il 30,12% dei voti (1.887), ha dovuto cedere il passo a Pietro D’Alfonso che con la civica “Destinazione Pulsano”, che è il nuovo sindaco del Comune tarantino, essendo stato votato dal 37,92% (2.376). Francesco Marra che guida il gruppo “Progetto Comune”, ha ottenuto 14,64% Cataldo Ettore Guzzone con “Noi per Pulsano” il 9,27 e Franco Vetrano con “Libera Pulsano” l’8,04%.

Riconferma chiara del pentastellato Luca Lopomo a Crispiano e la sua “Crispiano 2030”, che ha anche sfiorato la maggioranza assoluta con il 49,30%, pari a 3.485 voti, mentre il Costantino Fortunato di “Insieme” ha avuto il 44,07% (3.109 voti complessivi), e la giovane commercialista Sabrina Pontrelli di “Generazione Crispiano” si è fermata poco oltre il 6% con 461 voti e non ottiene voti mentre agli altri due candidati ne andranno rispettivamente 11 e 5.

Si chiude il ciclo di Pinuccio Tarantino a San Marzano di San Giuseppe. Il più volte sindaco e parlamentare del centrodestra, che ha tentato di passare le consegne alla moglie, Antonia Cotugno, per una continuità esplicitata anche nel nome scelto per la lista: “Per San Marzano – Un Impegno Che Continua”, avendo ottenuto “solo” il 40,75% (2.242 voti). Dovrà passare la mano a Francesco Leo, di “Insieme in Comune” che ha ottenuto 59,25% (3.260 voti), che ottiene 8 dei 12 seggi consiliari.

A Monteiasi riconferma per il sindaco uscente, Cosimo Ciura con “Monteiasi protagonista 2.0”, che con il 62% dei voti (2.184) ha regolato gli altri due contendenti: Antonio Fasciano, (“Noi per Monteiasi”), vicesindaco durante con Nunzio Grottoli, con il 20,29% (705 voti) e il vicesindaco uscente Gianpiero Strusi, (“Uniti per Monteiasi”) che ha ottenuto 16,84% (585 voti) .

A Lizzano, dove la contesa era tra due donne medico, la candidata del centrodestra, Lucia Palombella di “Lizzano Ci siamo”, ha scalzato, con il 54,32% pari a 3.212 voti, la sindaca uscente, Antonietta D’Oria di “Partito democratico L’alternativa”, espressa dal centrosinistra che, con 2.701 voti si è fermata al 45.68%. Avranno rispettivamente 8 e 4 seggi. La percentuale di votanti, qui, si è attestata sopra il 68% degli aventi diritto.

A Roccaforzata è stato eletto sindaco per la classica “manciata di voti”, Michelangelo Serio di “Insieme per Roccaforzata” col 51,64% dei voti validi (pari complessivamente a 584), mentre il suo avversario, Antonio Nicola Galeone di “Roccaforzata futura” si è fermato al 48,37 (547). Rispettivamente avranno 7 e 3 seggi in Consiglio. Hanno votato 3 elettori su 4.

Storia

A Grottaglie, in Chiesa Madre, la presentazione di un saggio sulla storia dei principi Cicinelli

11 Mag 2023

Sarà presentato sabato prossimo alle 19, nella Chiesa madre collegiata di Grottaglie, in piazza Regina Margherita, il libro: “I Cicinelli. Storia dinastica dei Principe di Cursi” (Youcanprint, Lecce 2023) di d. Donato Palma, sacerdote di Cursi e studioso attento e non nuovo a ricerche storiche. Quest’ultima sua fatica riguarda la potente famiglia napoletana dei Cicinelli, feudatari appunto di Cursi, piccolo centro salentino; ma anche di Grottaglie per la sola giurisdizione criminale.

Primi rappresentanti di questo ramo dei Cicinelli nell’antica Terra d’Otranto furono Giovanni Battista e suo figlio Giovanni, i quali, in virtù delle loro molteplici benemerenze militari e amministrative, ottennero dal re di Spagna rispettivamente il titolo di Principe di Cursi (1651) e di Duca delle Grottaglie (1665).

Il primo Principe di Cursi, oltre a rendersi benemerito nel suo piccolo feudo per aver scacciato militarmente i Turchi dalle contrade salentine, è ricordato anche come “generoso mecenate del Santuario di Maria SS.ma dell’Abbondanza e del grandioso altare del convento degli Agostiniani di Cursi”. Non altrettanto può dirsi di Grottaglie dove essi governarono con aspra durezza, scontrandosi spesso sia con il capitolo e clero della Collegiata Maria SS.ma Annunziata, sia con gli arcivescovi di Taranto, i quali dal tempo dei Normanni ne detenevano la piena giurisdizione. Questa venne meno nel 1497 allorché il re di Napoli Federico d’Aragona sancì lo sdoppiamento dei poteri, conferendo al nobile ambasciatore spagnolo Giovanni Scriva la giurisdizione criminale e lasciando agli arcivescovi quella civile.

Se si eccettua il loro grande e deturpato palazzo gentilizio sito accanto alla Chiesa Madre, e se si eccettua la commissione di alcune lunette raffiguranti altrettanti episodi della vita di S. Francesco di Paola nel chiostro dei Paolotti (1723), nonché la presenza di alcuni stemmi e lastre tombali nelle chiese del Carmine e dei padri Minimi, ben poco rimane a Grottaglie del lungo dominio dei Cicinelli.

Donato Palma rammenta con probanti documenti, in particolare con la preziosa “Relazione del Tribunale della Vicaria al Viceré del 18 novembre 1671”, tre episodi gravissimi avvenuti nel Seicento a Grottaglie; e cioè l’uccisione (1662) dell’arciprete Francesco Antonio Caraglio, personaggio di spicco per qualità morali e per scienza giuridica nel panorama culturale del Seicento grottagliese, su mandato di D. Giovanni Cicinelli, personaggio peraltro valente nelle armi e nelle lettere; come pure l’uccisione (1669) ordinata dal primo principe di Cursi Giovanni Battista Cicinelli del canonico D. Luigi Antonio Pignatelli vicario foraneo dell’arcivescovo Tommaso Sarria in Grottaglie; e infine i vari tentativi di avvelenamento del medesimo arcivescovo orditi dallo stesso principe.

Nel Settecento le cose nel feudo grottagliese non cambiarono; e l’autore ricorda l’altro tragico evento rappresentato dalla nota violenta sollevazione popolare del 1734 contro il contestato principe di Cursi e Duca di Grottaglie D. Giovanni Battista junior; sollevazione che costò l’esilio a centinaia di abitanti.

D. Donato Palma accompagna così il lettore quasi per mano, invitandolo a fare con lui un viaggio alla scoperta delle vicende nobili e avventurose, ma anche discutibili e violente, di questa famiglia di origine popolare ascesa a Napoli al ceto nobiliare nel Seggio di Montagna. Il lettore potrà osservare, grazie anche alle molte immagini, i luoghi frequentati in Napoli dai Cicinelli; ad esempio la basilica di San Lorenzo Maggiore in cui essi ebbero il patronato dell’altare maggiore e le sepolture dei loro avi.

Merito non trascurabile dell’autore è di aver fatto chiarezza tra i due primi feudatari (Giovanni Battista e Giovanni Cicinelli) spesso confusi tra loro, ma in realtà distinti per imprese e per gesta. Egli prosegue poi offrendo con dovizia di particolari molte altre notizie, suffragate sempre da vasta documentazione critica racchiusa nella ricca e aggiornata bibliografia, riguardanti gli altri esponenti della casata.

Il volume si conclude con tre utilissime tavole genealogiche che riassumono il lungo cammino della

nobile famiglia, con relativa cronotassi; ma anche con un’altrettanto preziosa appendice di otto documenti inediti che, insieme alle numerose e pertinenti illustrazioni, arricchiscono il testo e concorrono a rendere ancor più apprezzabile la meritoria fatica.

Dopo i saluti dei rappresentanti degli enti promotori della manifestazione, e cioè del parroco D. Eligio Grimaldi, del sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò e del presidente della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo Ciro De Vincentis, e dopo l’introduzione del presidente della sezione tarantina della Società di storia patria, Giovangualberto Carducci, toccherà al preside Rosario Quaranta, socio ordinario della medesima Società, tenere la relazione sul volume, cui seguirà l’intervento dell’autore D. Donato Palma.

Concluderà la serata culturale il maestro Nunzio Dello Iacovo, docente al Conservatorio musicale di

Monopoli, con l’esecuzione di alcuni brani all’antico organo rinascimentale della Collegiata grottagliese.

Diocesi

La consegna dei Cataldus d’argento un’occasione di sollecitazione e promozione per la città

10 Mag 2023

di Silvano Trevisani

In un clima di grande intensità, alla presenza di un folto pubblico, si è svolta la cerimonia per il conferimento dei Cataldus d’argento. I riconoscimenti, conferiti dal Comitato festeggiamenti per San Cataldo e dalla Camera di Commercio a persone, enti o associazioni, che si sono distinti per la loro testimonianza di dedizione alla città di Taranto, sono stati consegnati in un’atmosfera di grande suggestione. Resa più intensa dagli esiti dei lavori di restauro che hanno consegnato alla comunità una Cattedrale più viva, che ha potuto svelare i tesori nascosti o finora gravati dalla patina del tempo.

Così il pubblico, e le autorità civili e religiose presenti, hanno particolarmente gradito l’anteprima del video mapping de “La Cattedrale di Taranto inclusive e digital art project”, che racconta, a più riprese, la storia religiosa ed artistica della cattedrale più antica di Puglia. Allo stesso modo hanno gradito, al termine della manifestazione, lo svelamento della cripta restaurata e l’apertura della Sala della Colonna, e della stanza del Tesoro. Una stanza alla quale si accede dal Cappellone di San Cataldo che un tempo custodiva il “tesoro” del santo e oggi offre l’occasione di un viaggio interattivo nei segreti dalla Cattedrale.

Si è trattato, quindi, di una manifestazione ricca di emozioni, pur nella sobria conduzione di monsignor Emanuele Ferro, che ha rimarcato il tema scelto: “La luce gentile della fede”, suggerita da una preghiera di J. H. Newman. Regista non solo dell’evento ma anche dell’operazione di rinascita che interessa questa come altre chiese del centro storico, il parroco di San Cataldo ha aperto la manifestazione. Nel suo intervento ha tra l’antro annunciato che, a conclusione dei lavori, tutta la Cattedrale e i suoi tesori saranno accessibili (almeno al 90%) ai disabili. È intervenuto, quindi, l’onorevole Gianfranco Chiarelli, commissario della Camera di commercio, coideatrice del premio.

La consegna dei premi

Anche la consegna delle statuette e delle pergamene ai cinque premiati, selezionati in vari settori sociali e culturali della città, con l’intenzione di dare segnali chiari e sollecitazioni per un impegno concreto alla crescita della comunità, ha avuto la dimensione di un racconto polifonico di una città che ha grandi potenzialità. E ha riservato anche momenti di commozione.

I premi sono andati a professionisti o rappresentanti particolarmente distintisi per la loro attività. Il primo ad essere premiato è stato Francesco Vizzarro, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili della provincia di Taranto per l’attività professionale. Nel ricevere il premio Vizzarro ha detto di volerlo dedicare a tutti i colleghi che sempre, ma ancor più nel periodo della pandemia, si sono presi cura dei problemi e delle necessità dei singoli clienti e delle aziende assistite.

È stata, quindi, premiata la Jonian Dolphin Conservation, per l’attività di salvaguardia e tutela dell’ambiente. Ha ritirato il premio il presidente, Carmelo Fanizza, che avviò nel 2009 , come egli stesso ha ricordato, un progetto che ha assunto importanza col passare degli anni e che oggi dà lavoro a numerose famiglie e svolge anche un servizio educativo importante.

Cataldus d’argento anche Giovanni Guarino e al Crest cooperativa teatrale attiva in città da oltre quattro decenni, per l’attività culturale e sociale. Guarino, che ha ringraziato tutti, e in particolare la gente della Città vecchia, è apparso particolarmente commosso. Ha ricordato come il suo impegno sia stato sempre inteso a favore dell’identità e della consapevolezza dei terantini, in particolare coloro che vivono la Città vecchia e la promuovono.

Premiata anche la sezione tarantina della società Dante Alighieri, per le attività culturali. A ricevere il premio, presente il direttivo quasi al completo, la presidente José Minervini, che ha rimarcato l’impegno culturale della Società di far emergere il valore di tante studiose e tanti studiosi dell’associazione e del territorio. Non solo “grandi firme” nazionali ma anche cittadini uniti nel desiderio di essere moltiplicatori di progresso e di creatività. La presidente ha, anzi, sottolineato come per la prima volta anche un vescovo, in questo caso proprio monsignor Santoro, abbia tenuto una “lectura Dantis”, specificamente sull’11simo canto del “Paradiso”.

Premiato, per l’attività professionale, il medico Valerio Cecinati, direttore dell’Unità operativa complessa di Pediatria dell’Ospedale Ss.ma Annunziata di Taranto, che ha dato avvio al reparto di Oncoematologia pediatrica e microcitemia. Il dottor Cecinati ha ringraziato il direttore generale dell’Asl Colacicco e tutte le famiglie dei pazienti che sempre, al di là dell’esito delle terapie, danno un contributo importante alla crescita della struttura.La manifestazione è stata chiusa dall’intervento dell’arcivescovo Filippo Santoro che, facendosi interprete di alcune sollecitazioni provenienti anche dai premiati, ha sottolineato come la Chiesa e il suo santo patrono sono molto sensibili ai problemi della città e in particolar modo della Città vecchia, ma che hanno bisogno di maggiore ascolto, a tutti i livelli.

La manifestazione è stata allieta anche dal concerto di arpe proposto da due allieve del Conservatorio Paisiello di Taranto.

Ecclesia

Grottaglie: il Comune ha festeggiato i 25 anni di ordinazione di monsignor Ligorio

27 Apr 2023

di Silvano Trevisani

Grottaglie ha festeggiato i venticinque anni di  episcopato di monsignor Salvatore Ligorio. Con la convocazione di una seduta ad hoc del Consiglio comunale, nel pomeriggio, a Palazzo di città, l’assise comunale, con in testa il sindaco Ciro D’Alò, ha voluto rendere omaggio a uno dei suoi figli più rappresentativi: l’attuale arcivescovo metropolita di Potenza, che a Grottaglie è nato il 13 ottobre 1948. Nominato vescovo di Tricarico nel dicembre 1997 da Papa Giovanni Paolo II e ordinato l’11 febbraio 1998 nella Concattedrale di Taranto, monsignor Ligorio è stato nominato arcivescovo di Matera-Irsina nel 2004 e, infine, arcivescovo metropolita di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo il 9 gennaio 2016.

I lavori del Consiglio straordinario

Il Consiglio comunale, ha scritto nell’indizione il presidente Aurelio Marangella, ha fortemente voluto questo appuntamento, in occasione del 25° anniversario della consacrazione episcopale di monsignor Ligorio per manifestare il forte legame e l’affetto sincero che tutta la comunità grottagliese nutre nei suoi confronti. Dopo l’apertura di lavori e il consueto appello, il sindaco Ciro D’Alò, che ha ricordato anche il suo incontro privato avvenuto a Matera prima del matrimonio, ha dichiarato l’orgoglio della città delle ceramiche per aver dato i natali a un arcivescovo tanto amato, “un cittadino autentico”. “Lei – ha detto D’Alò – è per la comunità di Grattaglie un esempio, una guida e un padre. Abbiamo voluto incontrarla per confidare la nostra stima ma anche le nostre paure, le nostre necessità e devo dire che tutti quelli che ho incontrato hanno confermato la sua grande disponibilità”. Ha, inoltre, raccontato un suo “segreto” relativo alla nomina di Ligorio vescovo: “Ho appreso che sono state inviate da tantissimi cittadini molte lettere in cui si narravano le virtù e i pregi di don Salvatore e questo ha contribuito a convincere le autorità di indicarlo come futuro vescovo”. Ha infine ringraziato tutti i parroci presenti all’incontro, “che sono mediatori importanti dei bisogni della gente e lo hanno ben rappresentato negli anni del covid”.

A nome del Consiglio comunale ha donato una pergamena assieme a un dono in ceramica artistica realizzato da Ciro Bentivoglio.

L’intervento di monsignor Ligorio

Dopo il saluto dei rappresentanti dei vari gruppi consiliari, lo stesso monsignor Ligorio ha rivolto un sentito grazie al sindaco, al Consiglio comunale e a tutta la comunità. “Ritorno dopo 25 anni – ha detto – e ricordo bene l’accoglienza che anche allora mi fu riservata. Arriva un’età nella quale con il riposo giunge il tempo di fare riflessioni più profonde sulla vita. Non ho mai dimenticato le radici che mi hanno generato alla vita, la famiglia che mi ha educato e formato, poi l’approccio con la parrocchia, il Carmine in particolare, dove ho incontrato sacerdoti impegnati che hanno lasciato una traccia, don Dario e don Cosimo soprattutto. Poi i 12 anni di Martina Franca e i 13 anni alla Madonna della Grazie. Un vissuto di quelle radici che mi hanno dato una linea importante della mia vita”.

L’arcivescovo ha apprezzato il clima di ufficialità e anche familiarità. Ha offerto spinti e stimoli per un dialogo che valorizzi la diversità. “Oggi viviamo – ha sottolineato – in un momento drammatico che riguarda non solo l’Ucraina ma molti altri luoghi nel mondo. Per quanto riguarda l’Italia, occorre una visione di Paese che la politica con la “p” maiuscola deve saper dare, ricostruire la pace che ha le sue radici nella giustizia sociale e negli equilibri fra poteri grandi e piccoli. Occorre che tutti insieme costruiamo una mentalità di pace, ognuno di noi deve essere uomo di pace, fare più dando ciò che sembrava impossibile. Ognuno sia consapevole della responsabilità che ha nella vita”.

Rivolgendosi poi ha consiglieri, ha detto: “Voi che fate politica dovere essere i primi a saper inventare nuovi percorsi, dando concretezza ai cambiamenti per una società solidale, rispettosa, inclusiva, positiva. Se la società tende a strutturarsi alimentando diseguaglianze e penalizzando i più fragili, spetta alla politica ritessere i legami che si rallentano per sostenere le persone e le famiglie nel processo di ricostruzione delle proprie potenzialità”

Ha, quindi, richiamato la figura di san Francesco De Geronimo e il suo richiamo continuo ai poveri, che deve mettere d’accordo tutti, credenti e cercatori di Dio e ha concluso con le parole di Papa Francesco: Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà, a partire dai giovani.