Ecclesia

Portata a compimento la “missione di pace” a Kiev voluta da monsignor Filippo Santoro

27 Apr 2023

di Silvano Trevisani

 

Una vera missione di pace”. È quella che ha portato a Kiev la delegazione guidata dall’arcivescovo Filippo Santoro con la consegna alla Cattedrale greco cattolica del bassorilievo raffigurante l’Arcangelo San Michele. “Una missione di pace col vescovo ausiliare greco cattolico, l’ambasciatore in Ucraina e soprattutto con il popolo ucraino”. Così monsignor Santoro ha commentato la missione che si è compiuta secondo il programma stabilito: “Abbiamo dato il nostro tempo e rischiato i questo viaggio controcorrente”. “Ma il rischio è bello – ha aggiunto citando il filosofo Platone – quando si può dare un messaggio di pace”.

Un progetto annunciato in Quaresima

Lo aveva già annunciato nei giorni della Settimana della fede. Ora quel progetto, che a qualcuno era parso fin troppo ambizioso, è giunto a pieno compimento. Il dono recato a Kiev dall’arcivescovo Filippo Santoro del bassorilievo raffigurante l’arcangelo San Michele, opera dell’artista pugliese Cosimo Giuliano, ha avuto un senso profondo. Pensato proprio come dono simbolico, di solidarietà per il popolo ucraino e auspicio di pace, il bassorilievo è stato trasportato in Ucraina con un mezzo messo a disposizione dell’azienda Divella. A lanciare il progetto, raccolto da monsignor Santoro, era stato il giornalista e presidente onorario dell’associazione culturale “L’Isola che non c’è”, Franco Giuliano. Che ha accompagnato monsignor Santoro assieme a Loreto Gesualdo, presidente nazionale del Fism, la federazione delle società scientifiche mediche. Partita dall’aeroporto di Bari, con un volo diretto a Cracovia, la delegazione guidata dall’arcivescovo, ha raggiunto Kiev in auto dopo una tappa a Leopoldi, dove hanno trascorso la notte, e si è raccolto in preghiera prima di rimettersi in viaggio.

“San Michele è l’arcangelo della pace che ristabilisce la giustizia. – aveva detto l’arcivescovo – Il nostro è il tentativo di stabilire un dialogo di pace. E un segnale di pace sostanzia il sentimento di solidarietà, di vicinanza, di lotta per la pace e per la giustizia. Equella bilancia che San Michele ha in mano ci dice che la pace deve essere giusta e possibile”.

La consegna del bassirilievo

La consegna nella Cattedrale greco-cattolica di Kiev del bassorilievo dedicato a San Michele Arcangelo è avvenuta alla presenza delle autorità religiose e diplomatiche, tra cui il vescovo ausiliare di Kiev e l’ambasciatore Piero Francesco Zazo, il cui intervento è stato fondamentale per portare a termine una difficile missione in territorio di guerra. Al termine della cerimonia, monsignor Santoro ha così commentato: “La consegna del bassorilievo è stata una liturgia umana e divina di raro valore. Era presente il dolore di questo popolo e l’Arcangelo Michele bene ha comunicato il desiderio di una pace giusta. La nostra delegazione unita e grata ha vissuto, a nome di tutti voi, un momento grande di commozione e di impegno, per la causa della pace. A voi tutti giunga il mio abbraccio”.

Fari di pace

L’incontro in Concattedrale tra Agnese Moro e l’ex brigatista Franco Bonisoli

18 Apr 2023

di Silvano Trevisani

Percorsi di umanità sono quelli che possono legare vittime e carnefici. Quando la capacità di perdonare, soprattutto a se stessi, e di capire prende il posto dell’odio. “Percorsi di umanità” era il titolo dell’incontro promosso dall’Associazione La città che vogliamo, che voleva mettere a confronto Agnese Moro, la figlia di Aldo, e uno degli assassini: la brigatista Adriana Faranda. L’incontro si è svolto lunedì sera in una Concattedrale affollata. Al posto di Adriana Faranda, però, ricoverata domenica per un malore di una certa importanza, c’era, collegato però a distanza, Franco Bonisoli. L’ex terrorista da circa 15 anni ha intrapreso un percorso di riconciliazione con Agnese Moro.

Beati i costruttori di pace

L’esigenza di organizzare questo incontro era scaturita dal ciclo “Beati i costruttori di pace”, svoltosi nelle scorse settimane. L’evento aveva visto protagonista la stessa figlia dallo statista. Intervenendo sul tema “giustizia riparativa”, aveva raccontato del suo incontro con gli ex brigatisti che avevano ucciso suo padre. Un avvicinamento inizialmente non facile con gli uomini e le donne delle Brigate rosse, che poi aveva dato lentamente il via a un rapporto di amicizia. Non erano più i “mostri” ma avevano un nome e una identità. Il racconto di quell’incontro, trasformatosi in relazione di amicizia, aveva indotto gli organizzatori, Gianni Liviano e don Ciro Marcello Alabrese, a promuovere un nuovo approfondimento. Questa volta  Agnese si sarebbe confrontata con Adriana Faranda, una delle menti delle Br.

L’incontro in Concattedrale

Quello svoltosi lunedì 17 in Concattedrale, introdotto dal parroco e coordinato da Liviano, è stato un incontro dai tratti intensi e coinvolgenti. E questo nonostante il ritardato inizio dovuto all’interruzione del traffico ferroviario, e l’audio non proprio perfetto, che ha in parte penalizzato l’ascolto. Franco Bonisoli ha ripercorso i momenti salienti della sua storia. Ha raccontato come, dopo l’arresto e la condanna, si sia reso conto di come fossero da considerare giusti i loro ideali, ma sbagliati i modi di raggiungerli. Sbagliato il provocare tanto dolore a tante famiglie per colpire rappresentanti dello Stato, dandosi per giustificazione l’idea che proprio lo Stato aveva aperto la stagione delle stragi. Ha poi finito per ammettere di aver capito una cosa importante: se egli fosse arrivato al potere, avrebbe finito col commettere gli errori dei governanti che si volevano eliminare. “Un cammino duro, difficile di avvicinamento tra persone – lo ha descritto Bonisoli – che non ha cancellato il dramma, ma che ha tenuto separato l’errore dall’errante”. Ed è questo un tratto importante del percorso di comprensione che ha portato a riconciliarsi con se stesso, prima di avviare un percorso di riconciliazione con le vittime. Tra le quali ha incontrato Agnese Moro, così interessata a comprendere e ad avviare un percorso di umanizzazione.

Da parte sua, Agnese Moro ha ripercorso brevemente l’esperienza di conoscenza, avviata nel 2010, nella consapevolezza che “ognuno di noi ha un suo inferno ma anche la possibilità di attraversarlo insieme”. Questo ritrovarsi insieme ci ha cambiato la vita. “Se non avessimo guardato le cose insieme non ci saremmo riusciti”. Nel suo intervento Agnese Moro ha usato parole intense sul perdono e sull’umanità. “L’umanità – ha detto – significa conoscere qualcuno e vederlo uguale a te”.

A proposito del caso Moro

Entrambi gli ospiti non si sono sottratti alle numerose domande del pubblico, neanche sul sequestro Moro, che non era l’argomento di discussione. Interrogata sulle tante inchieste aperte nel corso degli anni, Agnese Moro ha risposto con ironia: “Dopo la mafia, la Cia, i servizi segreti e il Kgb, ci manca solo che vengano coinvolti i marziani”. Queste ipotesi. ha commentato, sembrano tentativi di alleggerire le responsabilità dei rappresentanti dello Stato che avevano responsabilità in quel momento.

Editoriale

Declino demografico ed emigrazione giovanile mettono il pericolo il Sud e le sue università

12 Apr 2023

di Silvano Trevisani

Declino demografico e scelta dei giovani di abbandonare il Sud sono elementi che rischiano di compromettere sia il futuro del Mezzogiorno sia quello dell’intero Paese. Se aggiungiamo a questo il rischio che la politica italiana abbandoni il Sud, come sembra aver scelto di fare, dal governo Draghi in poi, soprattutto con l’autonomia differenziata, avremo un quadro molto inquietante della situazione. Non è un mistero che la caduta del governo Conte 2, che aveva previsto un impiego prioritario delle risorse per il Pnrr al Sud, come era nelle premesse, sia stata la conseguenza delle pressioni che poteri forti e lobbies hanno fatto sui partiti, a dimostrazione di una pericolosa tendenza che potrebbe finire col mostrarsi un pericolo autogoal. Ma in questa sede ci limitiamo a commentare alcuni inquietanti dati che sono stati forniti, a più riprese da Talents Venture, una banca dati messa in piedi da giovani professionisti.

I dati salienti che ricaviamo dal loro lavoro sono sostanzialmente due, il primo vede: il declino demografico dei giovani di 18-21 anni che, con tempi diversi, attraverserà il Paese da Sud a Nord, che costituisce una delle più gravi minacce alla sostenibilità del sistema universitario italiano. Il secondo: circa 80.000 giovani pugliesi hanno deciso negli ultimi undici anni di studiare al centro-nord, dove restano quasi tutti a vivere successivamente. Se a loro aggiungiamo quelli che si spostano per il lavoro avremo un quadro inquietante che richiede interventi importanti e urgenti.

Per quanto riguarda la Puglia, in particolare, si prevede che la popolazione dei 18-21enni diminuirà del 32%, il che comporterà, tra l’altro, la crisi delle nostre università che rientreranno in un circolo vizioso nel quale avranno sempre più difficoltà non solo a fare concorrenza alle università del centro-nord, più forti e meglio foraggiate, ma addirittura a sopravvivere. Lo studio in questione intravede rischi concreti, in Puglia, per l’Università di Foggia, ma nulla incoraggia a immaginare che gli altri atenei, Bari in particolare, guarderanno con favore o incentiveranno la crescita del polo universitario tarantino.

Il declino demografico dei giovani di età compresa tra i 18 e i 21 anni pone in pericolo il sistema universitario: mettendo a rischio l’esistenza di molti corsi: nell’a.a. 21/22, il 18% dei corsi di laurea aveva 20 iscritti o meno al primo anno, con una concentrazione dei corsi a numerosità ridotta nel Mezzogiorno. Mette a rischio molte entrate finanziarie: se il gettito relativo a corsi di laurea registrasse una contrazione pari a quella della popolazione di 18-21 anni, le minori entrate nel 2040 rispetto al 2020 potrebbero ammontare a oltre 600 milioni (un valore prossimo a quello che oggi realizzano i 7 atenei statali con il gettito maggiore dai corsi di laurea).

“Parlare di declino demografico – dichiara Pier Giorgio Bianchi, CEO e Co-Founder di Talents Venture – significa discutere dell’esistenza stessa di molte sedi didattiche oggi attive. Le preoccupazioni riguardano soprattutto i territori più fragili, come quelli del Mezzogiorno, in cui gli atenei dovrebbero essere fondamentali leve di sviluppo. Si pensi che le 15 sedi didattiche presenti nei territori che registreranno il declino demografico più severo entro il 2030 sono tutte situate nel Mezzogiorno, e 6 di queste avevano già meno di 100 studenti iscritti al 1° anno nell’a.a. 2021/22”,

Nelle regioni del Mezzogiorno la popolazione di 18-21 anni è in riduzione da tempo, e la diminuzione proseguirà nei prossimi anni fino a toccare le 414mila unità del 2040 (era di 703mila unità nel 2010). Per regioni come la Sardegna, la Basilicata e la Puglia è prevista una riduzione della popolazione nel 2040 (rispetto al 2023) rispettivamente del 34%, del 33% e del 32%.

Gli atenei più esposti al declino demografico nei prossimi anni saranno quelli le cui sedi didattiche sono situate nel Mezzogiorno. Gli atenei che potrebbero vedere ridursi maggiormente in termini percentuali gli immatricolati “in sede” (cioè senza considerare i “fuori sede”, che arrivano nelle sedi didattiche da altre province) sono Enna KORE, Basilicata, Foggia, Sannio e Federico II. Questi atenei potrebbero assistere a una riduzione degli immatricolati “in sede” nelle proprie sedi didattiche tra il 15% e il 24% entro il 2030 rispetto all’a.a. 2021/22.

Occorre una strategia nazionale, che purtroppo non intravediamo nelle intenzioni di qusto governo, e una maggiore capacità degli enti territoriali di interagire con il sistema universitario.

Arte

Hieròs – ai primordi del sacro: mostra personale dell’artista calabrese Epeo nelle sale del Crac

11 Apr 2023

“Hieròs – ai primordi del sacro” è il titolo della mostra personale dell’artista calabrese Epeo (al secolo Domenico Cataldi) che sarà inaugurato venerdì 14 aprile alle18.30 nella Project room, spazio museale del Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea). La mostra, curata da Cecilia Pavone, è promossa e organizzata dal Crac, patrocinata da Comune e Regione, in collaborazione con associazioni e istituzioni. L’artista presenta una significativa selezione di opere plastico-pittoriche rappresentative della sua poetica. “L’universalità del sacro, la natura come spazio ierofanico primordiale, la trasfigurazione simbolica delle radici archetipiche alla base del mito – scrive in catalogo la curatrice Cecilia Pavone – caratterizzano la poiesis di Epeo. Lo stile icastico dell’artista, contrassegnato dall’impiego di materiali essenziali, in primis pietra e ferro, evoca dimensioni cultuali primitive, riti ancestrali e visioni magico-mitiche, provenienti dalle profondità abissali dell’inconscio collettivo”

La concezione del sacro, nella sua poetica, è intrinsecamente correlata all’appartenenza territoriale, divenuta radice identitaria, ed è assimilabile al termine hieròs, che in greco antico indica la potenza divina consacratrice della natura, a differenza dei termini hagnós e hágios, che designano il sacro come attributo intrinseco della divinità.

Il programma per l’inaugurazione della mostra prevede, dopo i saluti dell’assessore alla cultura Fabiano Marti, l’introduzione di Giulio De Mitri presidente del comitato scientifico del Crac, gli interventi di Antonio Basile, già docente dell’Accademia di belle arti di Lecce e di Cecilia Pavone critico e giornalista.

Per l’occasione è stata realizzata, per le edizioni Crac Puglia, una pubblicazione contenente l’introduzione di Giovanna Tagliaferro, direttore della Fondazione Rocco Spani, il testo critico di Cecilia Pavone, un apparato iconografico e la nota biografica dell’artista. Nel periodo della mostra si terranno visite guidate, incontri d’esperienza e laboratori didattici per le scuole del territorio.

La mostra è visitabile sino al 10 maggio al Crac, in corso Vittorio Emanuele II n. 17 dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Sabato e festivi su appuntamento.

Info www.cracpuglia.it email cracpuglia@gmail.com tel. 099.4713316 / 348.3346377

Beni culturali

Il gruppo scultoreo “Orfeo e le sirene”, unico al mondo, diventa un fiore all’occhiello del MarTa

05 Apr 2023

di Silvano Trevisani

Chi incantava più il pubblico dell’antichità: il mitico Orfeo, poeta e cantore divenuto, con la sua cetra, punto di riferimento per i secoli a venire, o le Sirene, controverso simbolo dell’attrazione irresistibile e fatale? La mitica querelle, che ha dato vita a tante arte nell’antichità risolvendosi a favore di Orfeo, diventa oggi un’attrazione internazionale con l’esposizione ufficiale al MarTa, del gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene”, rientrato in Italia dagli Stati Uniti dov’era esposto al Getty Museum di Los Angeles, dopo essere stato acquistato al termine di un tipico percorso dell’”archeomafia”, iniziato negli anni Settanta, dopo il rinvenimento da parte di tombaroli nel Tarantino, e la vendita a trafficanti che, dopo un restauro abusivo in Svizzera, lo hanno rivenduto a collezionisti stranieri. Il rimpatrio dell’opera è stato possibile grazie alla complessa attività investigativa condotta in Italia e all’estero dai Carabinieri della Sezione archeologia del reparto operativo del comando per la Tutela del patrimonio culturale (TPC), coordinata dalla procura della Repubblica di Taranto, in collaborazione con il District attorney’s office di Manhattan (New York – U.S.A.) e lo Homeland Security Investigations (H.S.I.).

Da oggi lo straordinario gruppo scultoreo fa sfoggio della sua bellezza nel Museo nazionale, che si arricchisce così di un nuovo capolavoro, unico al mondo, con l’inaugurazione del nuovo allestimento, che ha visto la partecipazione del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Ha portato i saluti della città il sindaco Rinaldo Melucci, che ha sottolineato la “grande opportunità di raccontare ancora il cambiamento di Taranto, che non è e non sarà mai più la città dell’Ilva – e ha aggiunto – Siamo e saremo la città dell’arte, del mare, della resilienza”. Dopo l’introduzione di Luca Mercuri, direttore regionale dei Musei di Puglia, e gli interventi del direttore generale Musei, Massimo Osanna, del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, Eugenia Pontassuglia, del comandante dei Carabinieri TPC, generale Vincenzo Molinese, e della professoressa Tatarella, componente del CNBC, è toccato al ministro Sangiuliano rimarcare l’importanza di questo evento che testimonia ancora una volta la centralità dei Beni culturali nella vita e nelle prospettive del Paese. “Visitando il Museo – ha detto – ho ritrovato il mito fondante di questa terra, il sedimento culturale di cui voi dovete essere orgogliosi e consapevoli. Questo è un punto di inizio che ci consente di sottolineare la vocazione culturale di questa città”. Appezzando il progetto della Biennale del Mediterraneo, il ministro ha annunciato anche l’indizione delle procedure per l’individuazione di una capitale annuale dell’arte contemporanea, dopo quelle della cultura e del libro, per testimoniare quanto sia importante per il governo e si è impegnato a tornare presto nella città.

Il gruppo scultoreo unico, in argilla, non ha paragoni o copie, risale all’età ellenistica (intorno al 300 a.C.). Scavato clandestinamente nel nostro territorio e venduto a trafficanti internazionali con base in Svizzera, è approdato negli Stati Uniti ed esposto già dalla metà degli anni Settanta nel Getty Museum di Los Angeles, risultando tra i prezzi più pregiati, dal quale sono già tornati in Italia, a più riprese, numerosi e importanti reperti archeologici, in parte provenienti da Taranto e poi restituiti al MarTa.

Dopo una prima esposizione nel Museo dei reperti ritrovati di Roma, come avvenuto anche per le precedenti restituzioni, nel Museo dell’arte salvata, il gruppo scultoreo è tornato a Taranto, per chiudere un ciclo penoso e doloroso che coinvolge da oltre un secolo e mezzo il nostro patrimonio storico-archeologico. Opere inestimabili, in parte commercializzate da notabili tarantini quando non ci era ancora una legislazione di tutela, sono esposte nei più importanti musei del mondo, a iniziare dal Louvre e dal British Museum (e non citiamo la dea in trono di Berlino). Proprio al Louvre sono stati individuati numerosi reperti e opere d’arte trafugati in Italia, per i quali è in atto un procedimento teso alla loro restituzione. Del resto, come ha sottolineato il generale Molinese, la banca dati, unica al mondo, in possesso del nucleo Tutela patrimonio culturale, cataloga ben 8 milioni di opere d’arte delle quali circa 1,5 milioni sono da ricercare. Ma il lavoro dei tombaroli

Amministrazione locale

Così a Grottaglie gli spazi verdi gestiti in collaborazione con cittadini e aziende

03 Apr 2023

di Silvano Trevisani

La città di Grottaglie non dispone, nel proprio abitato, pure vasto, di grandi spazi verdi pubblici e gli sforzi delle amministrazioni si sono dovuti limitare ad adattare, a sfruttare al meglio quel poco che un paese un tempo rurale ha sottratto spontaneamente all’urbanizzazione. Ora l’amministrazione guidata da Ciro D’Alò sta varando un programma di coinvolgimento di “terzi” attraverso il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani” approvato con delibera di Consiglio comunale nel 2017. In applicazione di questo regolamento, domenica scorsa, insieme all’associazione Retake, il Comune ha completato l’allestimento dell’area adiacente a piazza Padre Pio, che la stessa associazione ha adottato. L’associazione ha già piantato sette arbusti misti e piante fiorite, posizionato due fioriere con panca in granulato di marmo rosso-Verona. Le fioriere sono decorate con piastrelle in ceramica, tra cui una personalizzata con il logo di Retake, raffiguranti simpatici animali per rendere l’area più accogliente e piacevole per adulti e bambini. Inoltre, i sette alberi saranno dedicati ad altrettanti nuovi nati grottagliesi e verranno affisse targhe in legno realizzate a mano e donate da Leo Annicchiarico.

Sempre domenica scorsa, inoltre, è stato riaperta al pubblico la “Villetta Colombo”, il “polmoncino verde” più importante e intensamente vissuto nella città, rimasto chiuso più del previsto dopo la scadenza della concessione precedente e una prima riassegnazione. A gestire la villetta, con il bar al suo interno è la società A.Emme A Srl di Taranto, seconda in graduatoria, dopo che l’azienda che si era aggiudicato l’appalto nell’estate 2021, aveva rinunciato.

“La crisi economica, l’aumento dei prezzi e alcuni intoppi tecnici per l’allaccio delle nuove utenze ha ulteriormente ritardato l’apertura. – si legge in una nota del Comune – Una riapertura tanto attesa, dopo un lungo standby, e che potrà restituire a bambini e famiglie un luogo di prezioso ritrovo e aggregazione”.

“Il modello – ci spiega D’Alò – è lo stesso del Parco della civiltà, che sorge accanto al Municipio: l’azienda che si è aggiudicata la gestione dello spazio commerciale ha in cura anche il verde e gli spazi comuni”.

Un modello che, attraverso il regolamento sulla collaborazione, volete estendere anche ad altri spazi e aree verdi.

“Proprio così, nel caso dell’area adiacente piazza Padre Pio è un’associazione che si occupa di ambiente urbano, come la Retake a farsi responsabile della cura e manutenzione dello spazio, in altri casi, come già avvenuto per il quartiere delle Ceramiche e avverrà prossimamente in altre aree, saranno alcune aziende a occuparsi della sistemazione e cura delle aree, ottenendo in cambio la possibilità di apporre una segnaletica con il proprio logo”.

Per quanto riguarda ancora la Villetta Colombo, nelle prossime settimane verranno installate le attrezzature sportive, frutto di un finanziamento che il Comune di Grottaglie si è aggiudicato a valere dell’avviso “Sport nei parchi”. L’obiettivo è quello di creare un’isola dello sport per lo svolgimento di attività all’aperto a corpo libero. La stessa area sarà gestita da un’associazione sportiva del territorio individuata tramite avviso pubblico già pubblicato in questi giorni e al quale si potrà partecipare sino al 15 aprile 2023.

(Nelle foto Villetta Colombo e lo spazio di piazza Padre Pio)

Tracce

Speculazione ed extraprofitti sono la causa di inflazione e povertà

03 Apr 2023

di Silvano Trevisani

L’inflazione aumenta, gli stipendi no e la distanza tra ricchi e poveri si ingrandisce sempre più, mentre la decisione della Bce di continuare ad aumentare il costo del denaro non fa che aggravare la situazione invece di frenarla. Quello che accade, e che alcuni osservatori più attenti avevano paventato già da tempo e che era molto chiaro dopo la ripresa post-pandemia, è che a far lievitare i prezzi è solo la speculazione. Finalmente ci sono arrivate alcune banche centrali: l’inflazione oggi è provocata in gran parte dagli elevati margini di profitto delle grandi aziende, soprattutto di alcuni settori, che stanno praticando prezzi ben superiori all’aumento dei costi di produzione.

“Un numero sempre maggiori di osservatori economici evidenzia che non siamo di fronte a una spirale prezzi-salari, da contrastare a colpi di aumenti dei tassi d’interesse da parte della Bce, ma di fronte a una spirale prezzi-profitti. A conclusioni simili è parsa approdare di recente anche l’economista tedesca Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, con alcune eloquenti dichiarazioni”. A prendere spunto da questa posizione è il senatore M5S Mari Turco: “Sembra sempre più improprio, alla luce di questa messa a fuoco, l’aumento dei tassi da parte dell’Eurotower, che rischia di affossare l’economia reale, spingerla verso la recessione, penalizzare la condizione di famiglie e aziende alle prese con aumenti portentosi delle rate sui prestiti, mettere a rischio lo stesso Pnrr, nella parte attuativa legata allo schema dei partenariati pubblico-privati. Così come appare ingiustificabile l’immobilismo del governo sia sul fronte Ue, sia sul fronte interno, dove non si ravvisano iniziative volte introdurre più efficaci forme di tassazione degli extraprofitti e detassazione sui salari poveri”.

Insomma, si ripete, ancora una volta, in maniera sempre diversa, quanto era già accaduto, a livello speculativo, col passaggio della lira all’euro, quando i settori produttivi e commerciali italiani hanno approfittato per raddoppiare i prezzi, favoriti dalla facilitazione del passaggio di unità di misura, e provocando un accesso di arricchimento da parte delle imprese e del commercio che, avendo tra le mani una quantità di denaro enorme e non riuscendola a valorizzarla, non ha fatto altro che affidarla al sistema creditizio il quale, a sua volta, non sapendo come meglio investire, ha speculato sul mattone provocando la bolla speculativa di inizio millennio. Così ha avviato una fase di divaricazione ormai incontrovertibile tra ricchi e poveri, proprio quando il Sud, attraverso strumenti finanziari come patti territoriali, credito d’onore, credito d’imposta e politiche retributive, aveva recuperato parte del ritardo.

È indispensabile che le forzo politiche e sindacali, e soprattutto le istituzioni, che ultimamente hanno strizzato l’occhio solo alle fasce più ricche, si attivino attraverso una reale politica fiscale che scoraggi l’ondata speculativa che, anche a causa della guerra, sta creando sacche di povertà sempre più grandi.

Letteratura

Nasce il Premio nazionale di poesia Calabria – Veneto per creare un ponte tra le “Italie” letterarie

03 Apr 2023

Nasce un nuovo ambizioso premio letterario che vuole mettere in sintonia Nord e il Sud, spesso molto distanti proprio dal punto di vista culturale e letterario. Con il sostegno organizzativo della rivista di poesia “Il sarto di Ulm”, la collaborazione dell’Associazione “Padova sorprende” e della rivista “La Nuova Tribuna Letteraria”, nell’ambito del Festival internazionale di poesia “Pollino in versi”, parte, infatti, la prima edizione del Premio nazionale di poesia Calabria – Veneto 2023, per un libro di poesia edito e in commercio fra il 1 aprile 2022 e il 30 aprile 2023.

Il premio si svolgerà alternativamente un anno in Calabria e un anno in Veneto. Esso non è concepito come concorso. La partecipazione avviene attraverso la segnalazione diretta delle opere da parte dei giurati. L’organizzazione, però, per rendere il premio il più possibile espressione reale dei valori che emergono ogni anno in poesia sul territorio nazionale, dà la possibilità agli autori non scelti dalla giuria di proporre comunque la propria opera.

Per quanto riguarda la candidatura da parte della giuria, ogni giurato, con il consenso degli autori, potrà segnalare al massimo tre opere che ritiene meritevoli di partecipare al premio. Ogni opera potrà ricevere una sola segnalazione. Una volta confermate le varie candidature gli autori dei libri scelti dalla giuria dovranno firmare una lettera di accettazione di tutte le norme contenute dal regolamento. La casa editrice che ha pubblicato il libro dovrà inviare alla segreteria due copie cartacee del volume entro e non oltre il 30 aprile 2023 insieme il relativo pdf del libro tramite email a premiocalabriaveneto@libero.it La mancata osservanza delle scadenze prefissate comporterà l’esclusione dell’opera dal Premio.

Per la candidatura diretta da parte degli autori, ogni autore di un proprio libro di poesia edito e in commercio fra il 1 aprile 2022 e il 30 aprile 2023 potrà chiedere alla propria casa editrice di inviare il pdf del libro tra-mite email a: premiocalabriaveneto@libero.it

Una copia cartacea del libro deve essere inviata al presidente del Premio Calabria-Veneto, al seguente indirizzo: Bonifacio Vincenzi, via Manzoni 6, 87072 Francavilla Marittima (CS). Tutte le opere pervenute saranno vagliate dai giurati. Ogni giurato ha la possibilità di ammettere al premio una sola opera. Gli autori delle opere ammesse dovranno poi firmare una lettera di accettazione di tutte le norme contenute dal regolamento.

Fase delle selezioni del premio

Al momento della definizione dei libri di poesia ammessi al Premio la segreteria invierà ai giurati tutte le opere con la relativa scheda di votazione. Dopo lo scrutinio dei voti espressi sarà selezionata la prima rosa dei 15 libri che hanno ricevuto il maggior punteggio. Successivamente i giurati saranno chiamati a votare i 15 libri usciti dalla prima selezione. Da questa seconda votazione viene designata la cinquina di libri. Una volta espressa la cinquina la giuria deciderà l’opera vincitrice del Premio Calabria – Veneto 2023.

Cerimonia di premiazione

La cerimonia di premiazione si svolgerà un anno in Calabria e un anno in Veneto entro la fine di settembre di ogni anno.

Il vincitore del Premio Calabria – Veneto 2023 riceverà un premio di 1000 euro.

GIURIA

Edizione 2023

Alessandro Cabianca, narratore, drammaturgo, saggista e poeta. Nato nel vicentino, laureato in Letteratura moderna e contemporanea, è studioso del mito; vive a Padova. Ha pubblicato tre trage-die, un dramma, un romanzo, sette raccolte di poesia, alcuni saggi su Ottiero Ottieri narratore e poeta, sul rapporto tra poesia e musica a quattro mani con il compositore Matteo Segafreddo e, inol-tre, la Antologia della poesia veneta dal 1500 al 1800.

Marta Celio è nata in Svizzera nel 1976, vive a Padova, è poeta e scrittrice e saggista. Ha pubblicato diversi volumi di poesia, il più recente uscito con Proget (Padova,2021), intitolato Segrete distanze. Ha esordito nella saggistica monografica (L’eterno racconto, Macabor editore, 2021), nella narrativa con il romanzo Quando il viaggio (Macabor editore, 2021 – 2022) e in saggistica filosofica con Si-stemi viventi (Ethosjob, Padova 2022).

Griselda Doka è nata a Tërpan, Berat (Albania) nel 1984. È dottore di ricerca in Studi letterari, linguistici, filologici e traduttologici presso l’Università degli Studi della Calabria. Ha pubblicato tre raccolte di poesie. Oltre in lingua madre, scrive anche in italiano. Vive e lavora in Calabria come docente di lingue e mediatrice interculturale.

Mario Famularo (Napoli, 1983) è redattore della rivista trimestrale “Atelier” e dei lit-blog “Labo-ratori Poesia” e “Niedern Gasse”. Collabora con il ciclo di incontri di poesia e letteratura “Una scontrosa grazia” e il blog Rai “Poesia, di Luigia Sorrentino”. Ha pubblicato le raccolte di poesia L’incoscienza del letargo (Oèdipus, 2018, terzo posto al premio Conza 2019) e Favēte linguis (Ladolfi, 2019).

Elisa Nanini (Modena 1994), laureata in Lettere moderne all’Università di Bologna, prosegue gli studi umanistici e collabora con la testata giornalistica “Hermes Magazine” e il Poesia Festival. I suoi versi sono stati selezionati in diversi concorsi e spazi letterari. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie Cosa resta dei vetri (Corsiero Editore 2020), con nota critica di Alberto Bertoni.

Anna Lombardo vive a Venezia. Poetessa, traduttrice freelance e attivista culturale. Laurea presso l’Università Cà Foscari di Venezia. Raccolte poetiche bilingue: Anche i pesci sono ubriachi/Even the Fish are Drunk (2002); Nessun alibi/No Alibi (2004); Quel qualcosa che manca/The something that’s missing(2009). Con candide mani (2020). Dal 2011 organizza il Festival Internazionale di Poesia, Palabra en el Mundo a Venezia.

Giovanni Sato è nato a Padova dove vive. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie. Ricordiamo: Intonazioni (1995), Vibrazioni di luce (2010), Il realismo della luce (2010), La Trasparenza dell’Ombra (2013), Geografia Interiore (2014), La solitudine del cielo (2015), Le metamorfosi del cuore (2016), Sabbia e luce (2022), La versione dell’albero (2022).

Silvano Trevisani, giornalista professionista è redattore capo di nuovodialogo.com, responsabile del bimestrale di poesia “Il sarto di Ulm” e del trimestrale di narrativa “Il sogno di Orez” (Ed. Macabor), collabora con giornali e riviste. Ha pubblicato oltre 50 volumi di storia, economia, arte, letteratura, cinque volumi di poesia e tre di narrativa. È presente in molte antologie, riviste di poesia e siti web. Tra gli ultimi lavori Alda Merini tarantina (Macabor, 2019), Le parole finiranno, non l’amore (Manni, 2020).

Bonifacio Vincenzi è nato a Cerchiara di Calabria nel 1960 e attualmente vive a Francavilla Ma-rittima (CS). In quasi quarant’anni di attività letteraria ha curato diverse antologie poetiche e ha collaborato a quotidiani, settimanali e riviste specializzate. Nel suo vasto repertorio di pubblicazioni figurano raccolte di poesie, opere di narrativa, saggistica e teatro. Sta curando per Macabor Editore una mappatura della poesia italiana in 70 volumi.

Diocesi

Padre Jalal Yako a Taranto per la Festa piccola della confraternita Ss Addolorata

Il padre rogazionista ci parla del progetto di “un ponte” di fratellanza con i cristiani che soffrono in Iraq

25 Mar 2023

di Silvano Trevisani

Era un’espressione gergale, ma ora “La festa piccola della confraternita” – dove per confraternita si intende la Ss Addolorata e San Domenico – identifica l’appuntamento quaresimale, nel Venerdì di Passione, “Sette dolori di Maria”.
Quest’anno, venerdì 31 alle ore 18.30, nella chiesa di San Domenico in città vecchia, l’evento vedrà la speciale testimonianza di padre Jalal Yako, rogazionista, originario dell’Iraq, che fa parte di Acs, Aiuto alla Chiesa che soffre, opera di carità e riconciliazione attiva dal 1947.
Abbiamo raggiunto padre Jalal Yako telefonicamente ad Assisi, dove da un anno lavora come parroco e dove ha messo a punto un progetto: “Assisi – Un ponte di fratellanza”.

Quanti sono i cristiani perseguitati nel mondo? Secondo il rapporto Open Doors circa 360 milioni, ovvero: uno ogni sei credenti. Sono molti i paesi i cui professare la fede cristiana è molto pericoloso: dalla Corea de Nord all’Africa subsaharina, ma è nei paesi islamici, soprattutto in Medioriente, che la loro situazione è diventata più drammatica a partire dall’esplosione del fondamentalismo islamico. Come in Iraq.

Padre Jalal, ci vuoi parlare, innanzitutto, delle tue origini e delle tue esperienze?
Sono nato e cresciuto a Qaraqosh nel Nord dell’Iraq da una famiglia cristiana. Dopo aver fatto due anni di leva militare sono entrato nei padri rogazionisti in Iraq e poi ho completato il mio percorso nella Lateranense di Roma. Nel 2005 sono stato ordinato sacerdote e ho conseguito la specializzazione in teologia fondamentale. Sono stato in diversi posti in Italia come vice parroco. Sono tornato in Iraq per quasi nove anni, nella mia comunità di padri rogazionisti dal 2012 al 2020, a Mosul, nei tempi più difficili e movimentati dell’Iraq, per l’arrivo dell’Isis e ciò che ne è scaturito: minacce, attentati, violenze. Siamo stati costretti a rifugiarci per tre anni nel campi profughi della città di Erbil. Dopo la liberazione delle nostre città siamo tornati per ricostruire, trovandoci di fronte a una situazione disastrosa, con le nostre case, le chiese, i simboli religiosi distrutti e bruciati. È stato necessario un lavoro enorme, ma la Provvidenza si è fatta viva. Le cose sono un po’ cambiate, ma è per noi sempre una vita rischiosa.

Poi sei tornato in Italia.
Sì, nel 2020 e poi a più riprese. Ora sono qui ad Assisi da un anno come parroco e ho vissuto la visita del Papa, che è stata provvidenziale. A seguito di quell’esperienza abbiamo messo in piedi un progetto: “Assisi – Ur ponte di fratellanza per il dialogo interreligioso”. Prossimamente tornerò in Iraq per dare inizio a questo ponte di fratellanza, con la collaborazione di Assisi e altre comunità. Quello che ha seminato papa Francesco in Iraq bisogna portarlo avanti.

Ma ancora fino ai tempi di Saddam la convivenza dei cristiani in Iraq era possibile.
La convivenza era pacifica. I cristiani erano benvoluti per il proprio comportamento, per la cultura della pace e della convivenza che hanno sempre esercitato, e lo stesso Saddam ne era consapevole dal momento che il suo vice; Tarek Aziz era cristiano, come tutti i suoi diretti collaboratori di cui aveva fiducia. Ma i suoi gravissimi errori sono stati drammatici per tutto il Paese.

Quanti sono i cristiani in Iraq?
Fino alla caduta di Saddam, nel 2003, erano un milione e mezzo. Ma via via si sono ridotti, per sfuggire a persecuzioni, discriminazioni, sequestri, e oggi sono poco più di 250.000. Tra il 2003 e il 2010 i cristiani, assieme alle altre minoranze, hanno subito la violenza dei fondamentalisti. Il 31 ottobre 2010 nella cattedrale di Nostra Signora a Bagdad avvenne una vera e propria carneficina durante la messa.

E oggi com’è a situazione?
Una certa stabilità è stata raggiunta ma è fragile. Non vi è una vera indipendenza per via della politica filoiraniana. I cristiani che sono voluti restare continuano a testimoniare la propria fede, come pure le altre minoranza, ma vi sono ancora i gruppi filoiraniani che vogliono occupare i loro posti scacciandoli, come avviene nella piana di Ninive. Proprio una settimana fa uno di questi gruppi li ha attaccati e ciò li rende insicuri.

Invece in Siria, secondo autorevoli testimonianze, Assad è stata una garanzia per la sopravvivenza delle comunità cristiane. É vero?
Devo ammettere che è proprio così. In Siria i cristiani erano molto più numerosi e convivevano da sempre in modo pacifico. È stato l’arrivo dell’Isis, anche dalla Turchia, che ha reso instabile l’area. Ne hanno fatto le spese soprattutto i cristiani: molte comunità di quei territori sono state cancellate. Quando c’era Assad effettivamente c’era stabilità in quei territori che io ho visitato, anche perché ho un mio parente, un francescano, che è in Siria e che vede la presenza dei cristiani costantemente minacciata, e per questo è diminuita di molto.

I cristiani continuano a essere perseguitati in tanti Paesi, forse noi non abbiamo un’idea precisa.
È così, anche nei paesi che sembrano “normali” vi è spesso una persecuzione “invisibile”. In molti paesi, come lo stesso Egitto, i cristiani pagano soprattutto dopo l’arrivo dei fondamentalisti. Molte volte la legge stessa crea problemi: in genere proibisce, ad esempio, la conversione dei musulmani al cattolicesimo, o obbliga il coniuge cristiano che sposa un musulmano a diventare di fatto musulmano comunque a educati i figli all’Islam. Io conosco tanti che, avendo sentito la spinta alla conversione sono dovuti scappare.

Cosa possiamo fare noi cattolici italiani?
La Chiesa ha fatto molto per i cristiani perseguitati e io ho vissuto la sua presenza anche nei campi profughi. Aiuto alla Chiesa che soffre ha fatto tanto anche per la ricostruzione e il ritorno alla normalità, e oggi continua ancora a dare il proprio sostegno. È importante non dimenticare, anche nella preghiera, quei cristiani che in quei paesi parlano da millenni la lingua di Gesù. La loro presenza non si deve spegnere perché l’annuncio del Vangelo deve continuare. Occore lavorare prima di tutti per essere accanto a quella popolazione, riscoprire la Terra santa, dove avuto origine la nostra fede, a partire da Ur dei Caldei, da dove è partito il nostro padre Abramo

Come si svilupperà il progetto “Assisi Ur”?
Il progetto per “un ponte di fratellanza” intende promuovere l’interscambio tra piccoli gruppi per metterli in contatto, per scoprire quella terra, anche attraverso il pellegrinaggio in Iraq anche insieme a gruppi di altre religioni. Riscoprire la fratellanza attraverso il pellegrinaggio, secondo l’insegnamento di papa Francesco: camminare insieme come figli dell’unico Dio. Nell’ottobre scorso c’è stata una prima esperienza, nell’ottobre prossimo vi sarà un nuovo pellegrinaggio proprio per camminare insieme sulle orme di Francesco per la fratellanza dei popoli e delle religioni.

Beni culturali

Le Giornate Fai: visite al Carmine di Grottaglie, all’Ospedale Testa e alla Via dell’Angelo a Crispiano

24 Mar 2023

di Silvano Trevisani

Il complesso del Carmine di Grottaglie, l’Ospedale Testa di Taranto e il cammino dell’Angelo di Crispiano sono i tre luoghi ricadenti nella diocesi di Taranto che quest’anno il Fai ha inserito nell’elenco dei siti da riscoprire nelle Giornate Fai di Primavera, sabato 25 e domenica 26 marzo. Inoltre, la provincia di Taranto comprende anche “Arte simboli e tradizioni di Manduria antica” e la Chiesa rupestre di San Lorenzo Vecchio Laterza.

Nella zona Nord del centro storico di Grottaglie, lungo la via G. Pignatelli, compreso tra la via Ennio (l’antica via Appia) e la porta d’Oriente, è ubicato il monumentale complesso architettonico della Chiesa Maria Santissima del Monte Carmelo. Per la comunità religiosa di Grottaglie il XVI secolo è stato un periodo importante, in quanto vide la fondazione di conventi e monasteri. Tra i primi ad insediarsi nel territorio furono i carmelitani, nel 1505, seguiti dai padri minimi (1536) e dai cappuccini (1546). Dopo la fondazione del convento dei carmelitani, nella cittadina di Grottaglie si contava una numerosa presenza di ecclesiastici (134 religiosi), questo perché il territorio era una baronia arcivescovile.

La facciata della chiesa, che richiama lo stile barocco, risale ai primi anni del ‘700 ed è suddivisa in tre ordini architettonici. L’interno della chiesa è a tre navate con cappelle laterali con altari. Dalla navata sinistra si può accedere alla Cripta o, viste le dimensioni, chiesa rupestre, di cui si era persa traccia e ritrovata casualmente durante i lavori di restauro del 1998. Il chiostro del convento risale al XVI secolo ed è decorato con affreschi raffiguranti la vita di Sant’Elia. Il convento carmelitano di Grottaglie è stato tra i pochi ad aver formato e dato alla collettività religiosa figure importanti per la chiesa, come: due vescovi, un teologo che partecipò al Concilio di Trento e un generale dell’Ordine carmelitano. In seguito alle soppressioni religiose dell’800, prima con quella napoleonica e poi con quella piemontese dell’Unità d’Italia, i padri carmelitani andarono via da Grottaglie senza più fare ritorno. Il culto mariano carmelitano è tuttavia rimasto fino ad oggi grazie alla Confraternita che porta avanti quella spiritualità tipica dell’ordine dei carmelitani.

Le visite saranno curate dal Liceo artistico V. Calò; IIS Don Milani – Pertini che, con l’ex docente Chiara Loscialpo ha anche curato il testo illustrativo. (Nella foto la volta restaurata della Cappella della Madonna)

L’ex Ospedale Giuseppe Testa, un tempo sanatorio antitubercolare, è ubicato nella zona occidentale di Taranto, in contrada Rondinella.

Il sanatorio fu costruito dalla Cassa nazionale per le assicurazioni sociali, in ottemperanza alle leggi emanate nel 1927 per la lotta alla tubercolosi che in quegli anni rappresentava un problema socio-sanitario molto grave, per combattere il quale, il ricovero sanatoriale era ancora l’unica cura. A Taranto la Cassa Nazionale si occupò di realizzare la struttura in contrada Rondinella, allora località salubre, su di un suolo che fu espropriato ai legittimi proprietari nel 1930 e che fu inaugurato il 10 novembre 1935. Il fabbricato, costituito da tre piani, da una sopraelevazione e da spaziose verande per una ricettività di 220 malati, presenta le caratteristiche comuni agli altri edifici della stessa tipologia, costruiti nello stesso periodo e dislocati su tutto il territorio nazionale: andamento rettilineo e sviluppo planimetrico a “T” con due ali laterali corrispondenti ai reparti di degenza maschile e femminile; testate aggettanti per proteggere il fronte dal vento e camere con affaccio su un’unica loggia continua esposta sul lato sud. La costruzione dell’Ospedale, considerata «grandiosa opera del regime», fu diretta dall’ing. Accolti per un costo di due milioni di lire. L’ex Ospedale Testa, di recente sottoposto a lavori di restauro, attualmente è sede dell’Arpa Puglia (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) e del servizio di Veterinaria della ASL di Taranto. Il percorso di visita per le giornate FAI inizierà dalla chiesetta, sita all’esterno della struttura, costruita dagli inglesi di stanza a Taranto all’incirca nel 1943. Di seguito i visitatori, percorrendo il giardino caratterizzato dalla presenza di olivi secolari, saranno guidati all’interno dell’edificio di cui si descriveranno gli aspetti ancora evidenti della sua primaria destinazione ad ospedale antitubercolare. In particolare dalle ampie terrazze, addette un tempo alle cure elioterapiche, i visitatori potranno godere della vista sulla rada di Mar Grande. Il percorso continuerà nei laboratori chimici e microbiologici, normalmente non accessibili, dove il personale tecnico descriverà le attività attualmente svolte per il controllo dell’inquinamento e la tutela dell’ambiente.

Le visite saranno a cura dell’Istituto comprensivo Carrieri – Colombo; Liceo artistico V. Calò; Liceo Ferraris; Ipseoa Mediterraneo; Liceo scientifico Battaglini. (Nella foto la Chiesetta)

La Via dell’Angelo, infine, è un itinerario che unisce il centro abitato di Crispiano con la località chiamata Triglie, un crocevia al confine tra i territori di Crispiano e Statte. Sui fianchi della gravina omonima sorge un villaggio rupestre, articolato in numerosissime grotte scavate su entrambi i fianchi della gravina e accoglie al suo interno la chiesa di San Michele. Numerose, inoltre, sono le aree di necropoli di età longobarda rinvenute all’interno del villaggio. Una passeggiata di circa un chilometro nella Valle di San Michele costituirà l’occasione per approfondire la storia di questo luogo, attraverso la visita della chiesa, delle case grotta e della via cava, antica arteria di collegamento fra Crispiano e Statte. Partendo dal piazzale antistante la chiesa, si esplorerà la grotta sottostante, si osserverà una delle sorgenti dell’acquedotto romano con la sua valenza ingegneristica e saranno visitati luoghi normalmente non accessibili.

Le visite saranno curate dall’Ipsoa Elsa Morante.

Libri

Alla parrocchia Madonna delle Grazie di Grottaglie presentazione dell’antologia “La guerra che è in noi”

20 Mar 2023

“La guerra che è in noi. Canto corale per la Terra, sconfinato campo di battaglia, sempre in cerca di pace”, questo è il titolo di un importante progetto culturale che prende spunto dall’attualità ma che riflette su un fenomeno tristemente endemico come la latente conflittualità, da cui l’umanità è sempre afflitta, anche quando non si trasforma in conflitto armato. Si tratta di un’antologia, edita da Macabor, una casa editrice molto impegnata nella promozione della poesia, ideata e curata da Silvano Trevisani, che sarà presentata mercoledì 22 marzo, alle ore 19,15 nella Chiesa della Madonna delle Grazie, in piazza Vittorio Veneto, a Grottaglie.

Il programma della manifestazione prevede: il saluto del parroco, don Emidio Dellisanti, il professor Antonio Arces e la professoressa Masina Neglia conversano con il curatore, Silvano Trevisani.

Al progetto dell’antologia hanno aderito il poeta ucraino Anatolij Dnistrovyj, il poeta in lingua russa Igor’ Kotjuch (tradotti dal noto traduttore Paolo Galvagni) e alcuni dei più noti poeti italiani: Franco Arminio, Luca Benassi, Franco Buffoni, Ennio Cavalli, Valentina Colonna, Vittorino Curci, Giuseppe Goffredo, Davide Rondoni e lo stesso Trevisani.

L’introduzione è di Eraldo Affinati, scrittore e saggista, oltre che editorialista di vari giornali, tra cui “L’Avvenire”,

Ai testi firmati da poeti direttamente coinvolti nella tragica contesa – scrive, tra l’altro, Eraldo Affinati nella intensa introduzione – seguono altri composti da autori i quali si sono sentiti chiamati in causa da una guerra fratricida che si sta svolgendo nel cuore antico dell’Europa, nei medesimi luoghi che videro gli scontri della Seconda guerra mondiale fra le truppe naziste e quelle sovietiche con la partecipazione attiva dei nostri alpini, allora schierati dalla parte sbagliata. Potrebbe essere l’ultimo battito del cuore di tenebra novecentesco, oppure, come molti paventano, l’agghiacciante preludio di un fatale conflitto nucleare.

Cosa può fare la poesia di fronte alla natura ferina dell’uomo se non assumere su di sé l’energia cieca della Storia nel tentativo di trasfigurarla stilisticamente? E’ questa la ragione per cui pensare è, come spiegò Albert Camus, cominciare a essere minati, cioè pronti ad esplodere. Scrivere significa mettere le mani in pasta. Fare un passo in avanti. Esporsi. Uscire dalla zona di sicurezza. Rischiare di sbagliare. Incidere il nome sulla roccia. Prendersi in carico il punto di vista altrui. Accendere le torce per segnalare una presenza. Attraversare i boschi. Nuotare negli acquitrini. Dare via tutto. Una questione di vita e di morte. Pubblica e privata.

Una posizione radicale pre-politica, pre-giuridica, persino pre-morale, io credo, ben sintetizzata dal titolo di questa silloge: la guerra non può essere mai lontana perché la campana suona sempre anche per me, per te, per voi, per tutti, sulla scia di quanto pensava il John Donne richiamato da Ernest Hemingway. Noi che non possiamo essere felici se l’infelicità colpisce chi ci sta accanto. Noi che in quanto individui siamo legati da nessi profondi, invisibili e sottili, che la letteratura è chiamata ogni volta a ricordare, raschiando sulle croste fino a vederle sanguinare”.

Arte

Una mostra personale di Bruno Ceccobelli per il Mysterium Festival al Crac-Puglia

16 Mar 2023

di Silvano Trevisani

La grazia, l’armonia, l’equilibrio, la pacificazione, il trovare la propria via per la coscienza superiore: sono questi, per Bruno Ceccobelli, gli attributi della bellezza e, quindi, i concetti verso cui lo indirizza la propria ricerca artistica. Anche per questo Ceccobelli ha accettato di partecipare, con il proprio progetto “Mysteria Manifesta” al programma del Mysterium Festival 2023. La sua mostra, progettata da Giulio De Mitri e curata da Giovanni Gazzaneo, sarà inaugurata sabato 18, alle 18,30, e sarà visitabile fino al 10 maggio, nelle sale del Crac-Puglia, il centro di ricerca per l’arte contemporanea della Fondazione Rocco Spani, in corso Vittorio Emanuele II, in Città vecchia. L’artista di origini umbre ha realizzato appositamente per questa mostra 25 opere su tela con varie tecniche che vanno dall’acrilico ai pastelli a olio, a collage di stoffe e carte, alla cera, alla gomma lacca, a materiali vari che fondono una matrice figurativa a diverse evoluzioni pregne di significati ed elementi simbolici.

“Bruno Ceccobelli propone – scrive il curatore Giovanni Gazzaneo, che è tra l’altro l’ideatore de “Luoghi dell’Infinito”, mensile culturale del quotidiano “Avvenire” – un’arte che è sempre in cammino, rivolta a un Oltre che attrae, chiama e si offre come inesauribile meta. Tanti i sentieri esplorati e le tecniche affrontate, ma sempre con quella sete e quella aspirazione di Infinito che traspare in ogni sua opera e da cui ogni sua opera trae sostanza e spessore.(…) Bruno avverte tutta la

tensione che scorre tra spirito e materia, si lancia nel vortice in cui tornano a farsi uno. L’Infinito per lui non è mai una sfida alla finitudine della nostra esistenza (e quindi anche dell’opera che l’uomo crea), ma è l’orizzonte primo e ultimo della vita e dell’arte”.

Per l’occasione è stata realizzata, per le edizioni Crac-Puglia, per la collana di ate contemporanea Parola & Immagine, una pubblicazione contenente prefazione di Fabiano Marti, assessore comunale alla Cultura, introduzione di Giovanna Tagliaferro, direttore della Fondazione Rocco Spani onlus, testo critico di Giovanni Gazzaneo che intervista l’autore, chiude un’intervista di Anna D’Elia.

Nel periodo della mostra si terranno visite guidate, incontri d’esperienza e laboratori didattici per le scuole del territorio.

La mostra sarà visitabile (ingresso libero) sino al 10 maggio 2023, con i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Sabato e festivi su appuntamento