Il 25° anniversario di ordinazione episcopale di monsignor Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza

10 Feb 2023

di Silvano Trevisani

L’11 febbraio l’arcivescovo metropolita di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo, Salvatore Ligorio, festeggia il XXV anniversario di ordinazione episcopale presiedendo la celebrazione eucaristica alle ore 10.30 nella basilica cattedrale di San Gerardo.

Figlio della diocesi di Taranto e compagno di studi di monsignor Filippo Santoro, monsignor Salvatore Ligorio è nato a Grottaglie il 13 ottobre 1948. Dopo la terza media ha sentito forte la vocazione sacerdotale e, dopo essersi consultato con don Dario Palmisano, parroco della Chiesa del Carmine, dove era cresciuto assieme ad altri futuri sacerdoti, don Franco Bonfrate e don Vincenzo Conserva, è entrato in seminario di Taranto, compiendo poi gli studi in quello Regionale Pugliese Pio XI di Molfetta e infine, alla Pontificia Università Lateranense di Roma, conseguendo la licenza in Teologia Pastorale.

È stato ordinato presbitero il 13 luglio 1972 dall’arcivescovo Guglielmo Motolese. Prima parroco nella parrocchia “S. Famiglia” di Martina Franca, viene nominato rettore del seminario arcivescovile di Martina Franca, canonico del capitolo metropolitano di Taranto, vicario zonale di Grottaglie e membro di diritto del Consiglio presbiterale e del Collegio dei consultori. Dal 1984 è stato parroco della “Madonna delle Grazie” a Grottaglie. Il 19 dicembre 1997 è eletto vescovo di Tricarico. Riceve la consacrazione episcopale l’11 febbraio 1998 da Benigno Luigi Papa, arcivescovo di Taranto. Fa il suo ingresso a Tricarico il 1 marzo 1998. Promosso arcivescovo di Matera-Irsina il 20 marzo 2004, succede a monsignor Antonio Ciliberti precedentemente nominato arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, prende possesso dell’Arcidiocesi il 24 aprile 2004. In seno alla Conferenza episcopale italiana è membro della Commissione episcopale per le migrazioni.

Il 5 ottobre 2015 è nominato da Papa Francesco arcivescovo Metropolita di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, succede a monsignor Agostino Superbo dimessosi per raggiunti limiti di età. Prende possesso dell’Arcidiocesi il 9 gennaio 2016. È presidente della Conferenza episcopale di Basilicata. In S. Pietro ha chiesto ed ha ottenuto il 29 giugno 2016 il pallio da Papa Francesco come metropolita di Basilicata.

A monsignor Ligorio, che non ha mai fatto mancare il suo affetto alla comunità d’origine e in primo luogo alla sua città, nella quale è spesso celebrato la santa messa in occasioni festive e ricorrenze, gli auguri dell’arcidiocesi di Taranto.

Ecclesia

Mons. Santoro all’inaugurazione della mostra: “La Passione ci sollecita alla fede e alla solidarietà”

08 Feb 2023

di Silvano Trevisani

È stata inaugurata mercoledì 8 sera, alla presenza di un pubblico particolarmente numeroso, la mostra “Facies Passionis”, ovvero “I volti della Passione. Fede, arte, cultura” che riprende, dopo la pausa di due anni imposta della pandemia, una bella tradizione iniziata nel 2018 e giunta oggi alla quarta edizione, con un allargamento dello sguardo panoramico a un maggior numero di realtà. Sono ben quattordici i simulacri, che rappresentano la Passione di Cristo, di proprietà di alcune confraternite e di privati del sud Italia, con la partecipazione delle regioni di Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, esposti nella Chiesa del Carmine (l’elenco è consultabile nell’articolo già pubblicato), dove resteranno visitabili, in modo libero e gratuito, tutti i giorni dalle 9 alle 22 sino a domenica 12 febbraio, giorno di chiusura. Un evento importante che sta caratterizzando l’attività della Confraternita del Carmine, in collaborazione con la diocesi e il Comune di Taranto.

“È un cammino – ha detto l’arcivescovo, intervenendo alla cerimonia inaugurale svoltasi nel foyer del Teatro comunale Fusco – che si innesta in una tradizione popolare molto sentita dalla nostra gente, a Taranto come un po’ in tutto il Mezzogiorno, e che va valorizzata. Papa Francesco ha parlato della pietà popolare come strumento specifico di evangelizzazione. C’è anche l’aspetto del folklore, ma è un aspetto collaterale che riguarda la sensibilità della gente, ma il nucleo è proprio la forza evangelizzatrice della pietà popolare, cioè il mettersi di fronte all’annuncio della fede: passione, morte e resurrezione di Nostro Signore. Anche le nostre processioni sono un momento di sinodalità, cioè del camminare insieme nella chiesa, per viver allo sesso tempo la sofferenza e la speranza. E questo cammino lo sviluppiamo attraverso i “volti” della Passione. È molto positivo che si allarghi il coinvolgimento delle varie realtà confraternali dell’Italia Meridionale, proprio come un’esperienza da valorizzare.

Ricordano come, nell’ultimo incontro con le confraternite il Papa abbia sollecitato a incarnare l’esperienza confraternale nel presente, monsignor Santoro ha invitato tutte le confraternite a un gesto di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dal terremoto in Turchia e in Siria.
“Nei volti di quelle mamme e di quei bambini ha detto – ritroviamo espressa la stessa sofferenza del Signore e della Madre di Dio, che ci chiama e ci sollecita”.

Ha poi avuto anche un riferimento provocatorio sostenendo: “Non possiamo essere sopraffatti da Sanremo, anche col rispetto dovuto alla cultura popolare, ma il dramma di quelle popolazioni tocca profondamente tutti quanti noi. E perciò torno a sottolineare lo stretto rapporto tra la pietà popolare e la solidarietà, la gratuità”.

“Incrociare il volto di Cristo in una situazione come questa – ha concluso – è fonte di speranza”.

L’incontro di presentazione, presentato dal collega Domenico Palmioti, è stato aperto dall’intervento del priore della confraternita, Antonello Papalia che ha ricordato come l’iniziativa di “Facies Passionis” sia nata dallo sollecitazione dello stesso arcivescovo a dare una profondità nuova, che coniughi la fede, l’arte e la cultura, alla vita del sodalizio, che da sempre cura la processione dei Misteri di Taranto.

Sono, quindi, intervenuti, il vicario episcopale della diocesi di Trapani, coinvolta attivamente nella mostra, don Alberto Genovese, che ha potato i saluti dell’arcivescovo della città siciliana, in “nostro” monsignor Pietro Maria Fragnelli, che è stato anche a lungo direttore di “Nuovo Dialogo”; monsignor Marco Gerardo, padre spirituale della confraternita, che si è soffermato sul significato spirituale e sociale dell’iniziativa, e l’assessore comunale alla Cultura, Fabiano Marti che, portando il saluto del sindaco, ha sottolineato l’interesse con il quale il Comune collabora a un’iniziativa che asseconda perfettamente quelli che sono gli interessi e le disposizioni della città di Taranto.

Il vicario di Trapani ha poi fatto dono a monsignor Santoro di una riproduzione artistica della Vergine venerata nella sua diocesi, mentre l’arciconfratenita del Carmine ha consegnato alla diocesi di Trapani una somma destinata a un gesto benefico in memoria di Tiziana, referente di quella diocesi che aveva collaborato alla prima edizione della mostra, poi prematuramente scomparsa.

È seguita la visita alla mostra, allestita in maniera davvero suggestiva e che ha evidenziato come la bravura degli artigiani cartapestai, la passione di privati e sodalizi confraternali abbia permesso di operare sintesi mirabili.

Dopo la visita alla mostra abbiamo chiesto a monsignor Sartoro:

Quali sensazioni e quali insegnamenti può fornire un’operazione come “Facies Passionis”?

Queste immagini sono, oltre che manifestazioni di fede, attraverso la rappresentazione della Passione di Gesù, dell’Addolorata e di altri momenti del mistero della Redenzione, un’espressione altamente artistica. Costituiscono un’unità tra la fede, il dramma umano e l’arte. Ti colpiscono, ti feriscono, ti fanno guardare. Guardando al Signore sofferente, che porta la croce, che muore in croce, viene spontanea un’invocazione: “salva quelli che stanno soffrendo oggi, quelli che sono morti per il terremoto, per la guerra, per i drammi dell’uomo: un sentimento di vicinanza ai miseri della vita e il desiderio che questo mistero sia totalmente redento della ricchezza della resurrezione”.

È importante saper guardare, quindi. La pastorale può dunque comprendere anche un’educazione allo sguardo?

Certo, perché nel modo di guardare si vive il rapporto. Perché lo sguardo può mostrare distrazione, o vacuità, oppure relazione, cioè interesse nei confronti della gente, degli altri. Sapere guardare e scegliere cosa e come guardare è fondamentale.

Foto G. Leva

Arte

Gli artisti pugliesi di oggi rendono omaggio gli artisti di ieri: mostra itinerante al Crac Puglia

06 Feb 2023

di Silvano Trevisani

Si intitola “Hommage. Artisti che omaggiano artisti” la mostra che mette in relazione gli artisti pugliesi di ieri e di oggi attraverso una elaborazione, in sostanza un affiancamento che rappresenta una riflessione in forma di omaggio. Dodici artisti contemporanei pugliesi rendono omaggio ad altrettanti artisti defunti, anch’essi pugliesi, quasi tutti scomparsi nell’ultimo decennio, portando in mostra, oltre a propri lavori, recenti e non, anche opere degli artisti scomparsi, contenute nella loro collezione privata o in altre, testimonianze di rapporti umani, di sodalizi, di affinità elettive.

Si tratta, quindi, di una sorta di riflessione collettiva su quello che è stato il contributo dell’arte pugliese al panorama artistico nazionale, che in pochi casi è stato adeguatamente storicizzato e che rischia comunque di sbiadirsi anno dopo anno. Gli stessi artisti, evidentemente, hanno compreso che tocca soprattutto a loro far sì che la conoscenza si radichi e si sviluppi soprattutto nel territorio che ha dato forse molto più di quello che i pugliesi di oggi ricordino.

Dopo le due prime esposizioni, nel Museo Nuova Era di Bari e nel Torrione Passari di Molfetta, la mostra, ideata da Iginio Iurilli e curata da Carmelo Cipriani approda a Taranto, negli spazi del Crac Puglia, in corso Vittorio Emanuele II, il lungomare esterno del centro storico.

Protagonisti di questa nuova tappa espositiva sono tutti gli artisti selezionati nei seguenti abbinamenti omaggiato-omaggiante: Biagio Caldarelli-Paolo Lunanova, Nicola Carrino-Antonio Paradiso, Mimmo Conenna-Piero Di Terlizzi, Cristiano De Gaetano-Giuseppe Teofilo, Michele Depalma-Beppe Sylos Labini, Enzo Guaricci-Lino Sivilli, Beppe Labianca-Francesco Granito, Vettor Pisani-Agnese Purgatorio, Adele Plotkin-Rosemarie Sansonetti, Jolanda Spagno-Iginio Iurilli, Giuseppe Spagnulo-Giulio De Mitri, Domenico Ventura-Vito Maiullari.

Il programma per l’inaugurazione della mostra, giovedì 9 febbraio alle 18, prevede i saluti di Fabiano Marti, assessore comunale alla Cultura, l’introduzione di Giulio De Mitri, presidente del comitato scientifico Crac Puglia e di Iginio Iurilli, ideatore della rassegna. Intervengono: Carmelo Cipriani, critico d’arte e curatore della mostra, Rosemarie Sansonetti, presidente Museo Nuova Era e Isabella Battista, critico d’arte e docente di storia dell’arte al liceo artistico Pino Pascali di Bari.

La mostra è promossa e ospitata dal Crac Puglia, patrocinata da Comune di Taranto, Regione Puglia e Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, in collaborazione con numerose associazioni culturali del territorio.

Un omaggio dovuto oltre che sentito, che parte dal basso, dalle relazioni amicali nate spontaneamente tra gli artisti – afferma il curatore della mostra Carmelo Cipriani -, un dialogo ricercato non tanto tra le opere, adottate a metafore di rapporti concreti, quanto tra gli uomini, tra omaggiati e omaggianti, gli uni sopravviventi nei ricordi degli altri. Da qui il titolo della mostra “Hommage” termine francese che rimanda all’omaggio-ricordo ma che presenta anche una singolare assonanza con la parola “Homme”, ricordando che il punto di partenza di tutto è l’uomo come essere sociale, bisognoso di confronto e relazione, di pace e serenità. Amicizie sincere che contraddicono la considerazione che nel lavoro si sia necessariamente rivali. Oltre ad essere una celebrazione degli artisti scomparsi, la mostra vuole essere un monito alle istituzioni, troppo spesso poco attente a valorizzare gli artisti nati in Puglia. Un invito a rileggere la storia dell’arte del territorio al di fuori di visioni localistiche, per riscoprire in essa attitudini e propensioni internazionali”.

La mostra, che resterà aperta fino al 12 mamrzo, sarà visitabile dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30; sabato e festivi su appuntamento.

Info Crac Puglia www.cracpuglia.it email cracpuglia@gmail.com / roccospani@gmail.com tel. 099.4713316 / 348.3346377

Letteratura

Letteratura e impegno sociale: un programma d’incontri alla Biblioteca comunale di San Giorgio Jonico

03 Feb 2023

La Biblioteca comunale “G. Monteleone” di San Giorgio Jonico, gestita dall’Acsi Comitato provinciale di Taranto, nell’ambito delle sue attività ha organizzato l’iniziativa: “I lunedì di febbraio tra Letteratura ed Impegno Sociale”.

L’iniziativa è articolata in 3 presentazioni di altrettanti autori pugliesi con le loro opere che spaziano dalla poesia alla saggistica. Si comincia lunedì 6 Febbraio 2023 con “Giallo Italia. Viaggio tra delitti, misteri e depistaggi” di Mario Gianfrate, si prosegue Lunedì 13 Febbraio con “Nelle voci del mare perdute. L’ala di chi arriva e l’ala di chi deve farsi riva” di Giuseppe Goffredo e si conclude con “La guerra che è in noi. Canto corale per la Terra, sconfinato campo di battaglia, sempre in cerca di pace” a cura di Silvano Trevisani.

A dialogare con gli autori e a moderare i tre appuntamenti sarà il giornalista Silvano Trevisani, caporedattore del giornale “Nuovo Dialogo” e responsabile della rivista di poesia “Il sarto di Ulm”.

Il primo appuntamento della rassegna è per Lunedì 6 febbraio, alle ore 18.30, con il saggio “Giallo Italia. Viaggio tra delitti, misteri e depistaggi” (Giazira Scritture, 2021), di Mario Gianfrate, saggista ed ex docente che vive e opera a Locorotondo.

Il volume affronta la storia dei tanti misteri d’Italia. Morti misteriose, omicidi annunciati, prove taciute, silenzi. La storia d’Italia potrebbe essere raccontata anche dal punto di vista dell’efferatezza dei tanti eventi che hanno segnato alcuni passaggi importanti, dalla fondazione di Roma fino ai giorni nostri. Si tratta di un punto di vista che squarcia il velo su ciò che i manuali non possono dire, ma che le inchieste giornalistiche raccontano da sempre. Giallo Italia, come recita il sottotitolo, è un viaggio sorprendente ed inquietante tra delitti, misteri e depistaggi in Italia.

La rassegna “I lunedì di febbraio tra Letteratura ed Impegno Sociale” è organizzata dalla Biblioteca Comunale “G. Monteleone”, gestita dall’Acsi Comitato provinciale di Taranto, in collaborazione con il Laboratorio urbano Mediterraneo / Presidio del libro di San Giorgio Jonico, con il sostegno del Comune di San Giorgio Jonico.

Ecclesia

Don Giussani e la musica: ne parliamo con l’arcivescovo e don Gino Romanazzi

Foto G.Leva
03 Feb 2023

In occasione dell’evento “Spirto Gentil: don Giussani e la Musica”, svoltosi ieri sera nel Salone di rappresentanza della Provincia, abbiamo intervistato l’arcivescovo, Filippo Santoro, e il coordinatore per Taranto del movimento di Comunizione e Liberazione, monsignor Gino Romanazzi.

Questo evento così importante per Taranto – chiediamo all’arcivescovo – quale segno vuole dare alla comunità?

Vuole dare il segno di come si può spendere la vita per un ideale come ha fatto don Giussani, perché la nostra terra sia illuminata dalla bellezza del Mistero e che tale bellezza diventi impegno per entrare nella realtà, per dare speranza, intervenire nelle vicende umane, offrire anche metodi per vivere una solidarietà più vera, più reale e oggettiva: la fede che diventa opera.

La musica così come l’ha vissuta don Giussani, per molti è una prospettiva nuova.

Anche nella musica come forma espressiva della bellezza don Giussani si rivela un maestro. Attraverso il genio artistico dei musicisti, ha saputo esprimere l’ansia umana, la domanda che nasce dal cuore e molte volte quella domanda è più esplicita negli artisti ed è al servizio della vita di tutti quanti.

Può rappresentare anche una pista pastorale.

Certo, la testimonianza attraverso la musica della solidarietà e della bellezza. La forma più bella però è la comunità.

Monsignor Romanazzi, perché Taranto ha voluto rimarcare questo aspetto singolare dell’insegnamento di don Giussani?

Perché l’incidenza di don Giussani a Taranto è presente da cinquant’anni. La sua persona è molto cara, ha generato la speranza di molti e qui si rende evidente una continuità della storia di don Giussani attraverso la presenza di persone, di adulti, di giovani, di ragazzi che sono affascinati dal suo carisma.

Se per gli aderenti a Cl è una cosa nota, per molti sarà una sorpresa conoscere questo lato di don Giussani.

Ma questo spiega perché abbiamo sempre voluto che la liturgia e gli stessi momenti assembleari vedessero sempre la presenza della musica. Noi ci introduciamo all’evento attraverso la guida di questi grandi autori della musica classica, ma anche della musica leggera, specie quando si tratti di canti che derivano dalla cultura europea e latino-americana o di altre nazioni. Questo lavoro che è stato fatto attraverso la collana dei Dc nata dal lavoro coordinato di don Giussani e Bellini va molto più pubblicizzato e conosciuto perché vi è una profondità inimmaginabile.

Intanto la risposta della gente a questo evento qualcosa dimostra.

Che don Giussani è… don Giussani! Come nel 1986, per il suo intervento alla Settimana delle fede don Giussani riempì la Concattedrale, stasera non poteva andare diversamente. La grandezza dell’uomo, del sacerdote, dell’educatore, del genio, diremmo noi si rivela anche qui.

INTERVISTA AL PROFESSOR BELLINI

Diocesi

Don Giussani e la musica: la strada della bellezza che porta alla felicità. Ieri l’evento

02 Feb 2023

di Silvano Trevisani

“L’avanzare della musica è come luce che si inoltra nella trama della nostra giornata”. Le parole di don Giussani sono riecheggiate e hanno fatto da filo conduttore nell’evento “Spirto Gentil: don Giussani e la Musica”, svoltosi ieri sera nel Salone di rappresentanza della Provincia.

Così Comunione e Liberazione, realtà ecclesiale radicata da anni nel nostro territorio e nella nostra città, ha voluto ancora porre un significativo tassello alle celebrazioni per il centenario della nascita di Giussani, assieme alla diocesi di Taranto, in un salone gremito e insufficiente a contenere la folla che ha risposto al richiamo.

Filo conduttore della manifestazione è stata la profonda passione per la musica del fondatore di CL e la missione che vi infondeva, e che ha rappresentato un continuum nella sua attività, come sanno bene gli aderenti al movimento e come hanno potuto invece scoprire molti dei presenti.

Pier Paolo Bellini (compositore, musicologo e sociologo, docente all’Università del Molise), ha raccontato l’importanza che ha avuto la musica nella vita e nella proposta educativa di don Giussani, come potente strumento evocativo dell’umano, come esigenza di compimento e aspirazione alla totalità attraverso la sua personale esperienza e l’ascolto di brani significativi, tra i preferiti dal servo di Dio, don Luigi Giussani. Un’importanza, quella della musica nella vita di don Giussani, testimoniata anche dalla collana discografica “Spirto Gentil”, sviluppatasi dal 1997 al 2010, di cui il professor Bellini è stato general editor, che vide l’uscita di 52 cd con esecuzioni delle opere e degli autori a lui più cari. Dopo aver ricordato i suoi precedenti incontri con la comunità di Taranto e aver anche ricordato la presenza di don Giussani alla Settimana della fede del 1986, Bellini ha raccontato il lungo affascinante lavoro di raccordo con Giussani, rendendolo evidente attraverso la proposizione dei brani fondamentali nel suo percorso spirituale.

La lezione di Bellini è stata un racconto in “progressive” dell’idea nata dalle personali riflessioni di don Giussani. che nella musica vedeva la via privilegiata di percezione del bello come splendore del vero, capace di suscitare e tenere vivo il desiderio della “Bellezza infinita”, riconoscendovi così una modalità eccezionale attraverso cui il Mistero parla al cuore dell’uomo. “Trasmettere ai giovani e agli adulti questa esperienza tanto decisiva – ha detto Bellini – lo spinse a utilizzare sistematicamente l’ascolto della musica come strumento privilegiato per l’educazione. Così nacque la collana musicale fondata nel 1997, che per tredici anni propose una selezione di brani di eccezionale valore e un prezioso corpus di scritti dello stesso Giussani, ma anche di critici, musicologi e compositori”.

Al professor Bellini abbiamo chiesto:

Quanto è importante la mole di lavoro condotta con don Giussani sulla musica nel suo insegnamento?

È fondamentale e tutta da riscoprire. Noi abbiamo dato vita a questa collana, costruita momento per momento assieme a lui, ed era un ripercorrere tutto quello che in cinquant’anni di esperienza educativa don Giussani ha proposto a coloro che rimanevano colpiti, emozionati, innamorati della proposta cristiana che veniva fatta. È stata un’esperienza che è durata dieci anni, nel corso dei quali abbiamo recuperato tutto quello che era disponibile delle sue preoccupazioni educative per far capire cos’è il cuore dell’uomo.

Se si dovesse riuscire a descrivere in pochi brani fondamentali la summa della sua teoria di bellezza attraverso la musica, quali indicherebbe e quali caratteristiche hanno?

È quello che faremo questa sera, perché proporrò una decina di brani: essenzialmente sono quei brani che descrivono la sete di felicità, che non è una prerogativa cristiana, ma è una prerogativa umana. Don Giussani leggeva dentro questi capolavori, come leggeva dentro le poesie, a partire da Leopardi, la prima cosa che gli interessava era l’emergere della struttura che è di tutti, non dei cristiani ma di tutti. La seconda cosa straordinaria è che quella struttura di desiderio di felicità, che è di tutti, ha avuto la possibilità storica di incontrare una risposta e questo è ciò che a don Giussani staa+va a cuore più di tutto: dire che esiste una risposta al cuore che si chiama Gesù Cristo. L’avvenimento cristiano è quello che più corrisponde alla struttura umana.

Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, è poi intervenuto con una testimonianza della sua personale conoscenza con don Giussani, del significato che un tale incontro ha avuto nella sua vicenda umana, vocazionale e pastorale.

Società

Toccante libro-inchiesta di Nello Scavo su alcune delle tragedie globali di oggi

01 Feb 2023

di Silvano Trevisani

Di notte l’orizzonte non esiste è il titolo di un interessante libello del giornalista e inviato speciale di “Avvenire”, Nello Scavo, che racchiude alcune delle esperienza professionali “estreme”, trasformatesi, negli ultimi anni, in reportage toccanti e coinvolgenti. Scavo, “nomen omen” si potrebbe dire a suo riguardo, vista la capacità di entrare nelle realtà più drammatiche, ha indagato sulla criminalità organizzata e il terrorismo globale, firmando servizi da varie zone “calde” del mondo. Negli ultimi anni ha trascorso molto tempo sulle navi di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo gestite dalle Ong, e nel gennaio 2019 è stato il primo giornalista a salire a bordo della “Sea Watch 3”.

Scrive, a proposito dei viaggi della speranza: “Natale è ogni volta che un bimbo nasce. È ogni volta che un bimbo viene al mondo e deve già scappare. Ogni volta che il nemico, l’invasore, l’usurpatore è proprio lui, il bambino”. Potrebbe sembrare un paradosso, ma è quello che accade da anni. Da quando la migrazione dei popoli ha preso nuovo vigore, a causa delle guerre, dalla povertà, della persecuzione, della desertificazione crescente, e di quella migrazione i bambini sono l’anello più debole eppure più importante, perché sono il futuro dell’umanità, sono l’incrocio tra il vecchio, sempre contrassegnato da odi di varia natura, e il nuovo, che è una speranza sempre minacciata dalla sostanza di quell’odio.

Il capitolo dedicato ai viaggi della speranza e ai suoi protagonisti, da sempre oggetto di divisione, particolarmente nel nostro Paese, improvvisamente afflitto da xenofobia e razzismo, anche ad alti livelli, è uno dei più intensi. Scavo conosce bene e descrive con efficacia il mondo in cui i confini finiscono con l’essere pretesti, e in cui i bambini come Simba finiscono col diventare una minaccia per la quiete immobilistica di molte gente. La storia di Simba è quella di un neonato che si trova a far parte del gruppo cui, nel 2019, fu impedito l’immediato sbarco e “Loro, gli invasori con il pannolino, dovevano essere lanciati su una nave della Guardia costiera con il buio, mentre onde di oltre un metro sbatacchiavano la Mare Jonio contro la motovedetta”,

Il libro, che è stato realizzato anche con il contributo dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, si apre proprio con l’introduzione della presidente dell’Associazione, Dora Bonfietti, che scrive “È il cuore della Memoria, il ricordo delle 81 vittime innocenti, la testimonianza dell’impegno per la verità sulla strage. Una verità fatta riemergere, proprio come il relitto dal fondo del mare, dagli abissi delle menzogne, dell’indifferenza e dell’oblio e poi ricomposta, ancora come il relitto, in tanti anni di ostinato impegno”. Ed è proprio il capitolo con il capitolo che riguarda questa sciagura immane, della quale, nonostante tante battaglie giornalistiche giudiziarie, e perisno film, non si sa ancora a pieno la verità, che si apre con le parole riprese dal titolo: “L’orizzonte, di notte, non esiste. Il confine tra il pianeta e il firmamento, semplicemente sparisce. È così che viaggiano i sogni. È così che cominciano gli incubi. C’era la guerra, quella notte del 27 giugno 1980. E c’erano sessantanove adulti e dodici bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale, o giocavano con una bambola, o sognavano…”

Poi Nello Scavo racconta di Simba, il bimbo ivoriano soccorso dalla nave Mare Jonio forzando il blocco del governo italiano, insieme agli altri venti “invasori col pannolino” e ad altre ottanta persone; racconta dei bambini siriani che ad Antiochia lavorano per poche lire al giorno come calzolai, panettieri, raccoglitori di patate; racconta del campo profughi di Moira, in Grecia, e dei sudamericani che tentano di oltrepassare il confine dal Messico verso gli Usa, dove i contrabbandieri sono pagati per scagliare al di là del muro, chiusi in sacchi, dei ragazzini come fagotti. Un testo che ricorda l’assurdità del concetto di “confine”, soprattutto quando dall’altra parte c’è un essere umano che ha bisogno di valicarlo.

Toccanti le parole che chiudono il volume: L’orizzonte, di notte, non esiste. Il confine tra il pianeta e il firmamento, semplicemente sparisce. È così che viaggiano i sogni. È così che cominciano gli incubi. In un campo di prigionia, su una zattera, con le braccia trapassate dal filo spinato, oppure nello sguardo perso di un bambino nel deserto. È così che la Storia ci rivolgerà una domanda antica: Caino, dov’è tuo fratello?”

Lavoro

Ex Ilva aumenterà la produzione del 15% e investirà 680 mln su Afo5 e forno elettrico

30 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Un aumento della produzione pari al 15% e un investimento in grado di consentire il rifacimento dell’Afo5 che con la realizzazione del forno elettrico dovrebbe costituire la base necessaria per la ripresa produttiva e il futuro di Acciaierie D’Italia. Queste le volontà espresse da Acciaierie d’Italia alle organizzazioni sindacali nell’incontro, programmato in occasione del precedente incontro con il ministro Urso, svoltosi a Roma nella sede di Confindustria. L’azienda ha specificamente dichiarato di voler utilizzare i 680 milioni che il governo metterà a disposizione nelle prossime giornate, proprio per sostenere gli investimenti industriali e la sua capacità produttiva.

Da questo punto di vista – hanno dichiarato al termine dell’incontro Roberto Benaglia segretario generale Fim Cisl e Valerio D’Alò segretario nazionale Fim Cisl – per noi è positivo che l’azienda abbia annunciato a tal proposito ulteriori investimenti aggiuntivi sia per le linee produttive, che per la produzione. Ma abbiamo chiesto ulteriori aumenti sia della produzione che degli investimenti produttivi”. Molto importante, per i sindacati, è che l’azienda abbia concordato di poter tenere degli incontri sindacali in ogni sito del Gruppo per approfondire le priorità in termini di investimenti, produzione, manutenzioni e caratteristiche delle degli interventi che l’azienda deve fare è importante.

Un ulteriore momento di confronto diretto con l’azienda è fissato alla scadenza della cassa integrazione per marzo di quest’anno, in cui verrà ridiscusso l’ammortizzatore anche rispetto al futuro, in cui ci aspettiamo un cambio di passo sulle relazioni industriali.

Libri

Maria Carmone racconta in un libro autobiografico il suo amore per la vita

26 Gen 2023

di Silvano Trevisani

L’eccezionalità della normalità. Si potrebbe condensare in questo assunto il senso stesso del libro che Maria Carmone ha dato alle stampe con un titolo che più esplicativo non si poteva: “Settanta”. Il numero descrive la sua età e lei, almeno letterariamente, la considera un traguardo, un punto di osservazione dal quale si può guardare la vita che è ormai alle spalle ma trarre ancora auspici e indicazioni per il futuro che ancora si apre davanti a lei. E a tutti coloro che fanno la sua vita, poiché questo suo libro è un’autobiografica che per forza di cose diventa corale, così come corale è la memoria di chi abbia la sensibilità di conservare, accumulare nella propria mente e nella propria anima i volti, le voci, le emozioni, le sensazioni, persino i dialoghi sui quali è stata costruita la propria vita.

Maria Carmone, molti la conoscono, è un’insegnante ora in pensione, di religione prima, di metodologie operative poi, fervente credenti che ha vissuto e continua a vivere la propria fede all’interno della chiesa, con un impegno specifico con la comunità dei Servi della sofferenza, istituiti a San Giorgio Jonico da don Pierino Galeone, come lei devoto di san Pio da Pietrelcina, del quale è stato ed è uno dei fautori più assidui e noti.

Quello che stupisce di Maria Carmone è la capacità di ricordare e di affiancare a ogni ricordo un viso, una storia e una sensazione netta, come se avesse avuto con sé, durante lo svolgersi della sua vita, sempre per le mani un diario sul quale andava annotando i nomi,le date, i fatti, più o meno importanti, i luoghi nei quali si svolgevano e poter disporre, così, di un resoconto affidabile e realistico. Ma è evidente che quel diario intimo l’autrice lo porta scritto indelebilmente dentro si sé. A questo proposito scrive sul suo conto il curatore e critico d’arte Nico Carone: “Maria ha sempre posseduto la straordinaria dote di riuscire a raccontare ogni minimo avvenimento, anche il più banale o quotidiano, come se si trattasse di un accadimento straordinario, regalando ai presenti una gustosissima narrazione dove la sapiente scelta degli aggettivi e la dovizia dei dettagli impreziosiscono la storia a trasformarla appunto in qualcosa di splendido”. E poi conclude “…la vita di Maria è davvero splendida, dal momento in cui non solo risulta tale ai suoi occhi, ma grazie alla sua personalissima fabulazione diventa una fantastica avventura nella quale ognuno di noi viene coinvolto, fino a desiderare di farne parte”.

Proprio così, l’autrice cita, nel suo racconto, tutti coloro che ha conosciuto, frequentato, amato, ma anche solo affiancato per un tratto della sua vita: i compagni di scuola, i parenti, i vicini di casa e coinquilini, che nomina a uno a uno, i capi d’istituto con i quali ha lavorato, gli amici della parrocchia, i sacerdoti e, naturalmente, padre Pio che un ruolo determinante e centrale ha nella sua vita e nella sua fede cristiana. Racconta i suoi pellegrinaggi giovanili, i suoi incontri attraverso la sua comunità e don Pierino con il frate santo di Pietrelcina, alla luce del suo insegnamento inanella una serie di esperienze in parrocchia, nei Servi della sofferenza, nelle altre associazioni di volontariato per le quali presta la sua opera. Questo ottimismo della ragione “spirituale” l’accompagna durante la vita e le fa superare i momenti di difficoltà, gli ostacoli che nella vita di ognuno di noi si frappongono sempre alla nostra tranquillità, alle nostre scelte. Il bilancio dei suoi settant’anni, così, è per lei pienamente positivo e vuole essere una sollecitazione e uno stimolo per tutti.

Ma molti sono gli interventi, le testimonianza e le postfazioni che compaiono nel libro o sulla sovraccopertina, a conferma dell’attenzione che il suo scritto ha suscitato ancora prima di andare in stampa per i tipi della Giuseppe Laterza di Bari. Le testimonianze presenti sul libro, che l’autrice dedica ai suoi amati genitori, sono quelle del giudice Augusto Bruschi, che si dichiara “coinvolto d uno scritto di “vita colorata” da Dio e dall’uomo”, di Angelo Conte, suo collega di insegnamento, che firma la prefazione, di Ornella Saracino secondo la quale “è un libro che merita di essere letto in ogni sua sfumatura”.

Eventi a Taranto e provincia

“La voce dei poeti per la pace”, mercoledì 25, nella Madonna della Salute, l’antologia: “La guerra che è in noi”

21 Gen 2023

“La guerra che è in noi. Canto corale per la Terra, sconfinato campo di battaglia, sempre in cerca di pace”, questo è il titolo di un importante progetto culturale che prende spunto dall’attualità ma che riflette su un fenomeno tristemente endemico, da cui l’umanità è sempre afflitta, anche quando non si trasforma in conflitto armato. Si tratta di un’antologia, edita da Macabor, una casa editrice molto impegnata nella promozione della poesia, curata da Silvano Trevisani a cui hanno partecipato il poeta ucraino Anatolij Dnistrovyj, il poeta in lingua russa Igor’ Kotjuch (tradotti dal noto traduttore Paolo Galvagni) e alcuni dei più noti poeti italiani: Franco Arminio, Luca Benassi, Franco Buffoni, Ennio Cavalli, Valentina Colonna, Vittorino Curci, Giuseppe Goffredo, Davide Rondoni e lo stesso Trevisani.

L’introduzione è di Eraldo Affinati, scrittore e saggista, oltre che editorialista di vari giornali, tra cui “L’Avvenire”,

L’antologia sarà presentata a Taranto, mercoledì 25 gennaio alle ore 19, nella Chiesa della Madonna della Salute, fresca di restauro, in piazzetta Monteoliveto, in Città vecchia, con il patrocinio del Comune di Taranto e della Basilica cattedrale di San Cataldo, in collaborazione con l’Associazione italiana di cultura classica, della sezione tarantina della Società Dante Alighieri e dell’Associazione Marco Motolese.

Il programma prevede, dopo i saluti dell’assessore comunale alla Cultura, Fabiano Marti, l’intervento di monsignor Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale, che dialogherà con i tre poeti pugliesi presenti nell’antologia: Vittorino Curci, Giuseppe Goffredo e Silvano Trevisani. Interverrà l’editore Bonifacio Vincenzi.

Gli attori Imma Naio e Antonello Conte leggeranno una selezione di brani tratti dall’antologia.

Ai testi firmati da poeti direttamente coinvolti nella tragica contesa – scrive, tra l’altro, Eraldo Affinati nella intensa introduzione – seguono altri composti da autori i quali si sono sentiti chiamati in causa da una guerra fratricida che si sta svolgendo nel cuore antico dell’Europa, nei medesimi luoghi che videro gli scontri della Seconda guerra mondiale fra le truppe naziste e quelle sovietiche con la partecipazione attiva dei nostri alpini, allora schierati dalla parte sbagliata. Potrebbe essere l’ultimo battito del cuore di tenebra novecentesco, oppure, come molti paventano, l’agghiacciante preludio di un fatale conflitto nucleare.

Cosa può fare la poesia di fronte alla natura ferina dell’uomo se non assumere su di sé l’energia cieca della Storia nel tentativo di trasfigurarla stilisticamente? E’ questa la ragione per cui pensare è, come spiegò Albert Camus, cominciare a essere minati, cioè pronti ad esplodere. Scrivere significa mettere le mani in pasta. Fare un passo in avanti. Esporsi. Uscire dalla zona di sicurezza. Rischiare di sbagliare. Incidere il nome sulla roccia. Prendersi in carico il punto di vista altrui. Accendere le torce per segnalare una presenza. Attraversare i boschi. Nuotare negli acquitrini. Dare via tutto. Una questione di vita e di morte. Pubblica e privata.

Una posizione radicale pre-politica, pre-giuridica, persino pre-morale, io credo, ben sintetizzata dal titolo di questa silloge: la guerra non può essere mai lontana perché la campana suona sempre anche per me, per te, per voi, per tutti, sulla scia di quanto pensava il John Donne richiamato da Ernest Hemingway. Noi che non possiamo essere felici se l’infelicità colpisce chi ci sta accanto. Noi che in quanto individui siamo legati da nessi profondi, invisibili e sottili, che la letteratura è chiamata ogni volta a ricordare, raschiando sulle croste fino a vederle sanguinare”.

Città

Il decreto salva-Ilva sarà modificato: così l’incontro col ministro Urso

19 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Un piano nazionale per la siderurgia, con un investimento produttivo di 750 milioni per rifare l’Afo 5 a una centrale elettrica adeguata, un accordo di programma per la reindustrializzazione dell’area di Taranto e l’avvio già entro il 2023 delle prime iniziative che portino alla decarbonizzazione: sono questi gli impegni presi dal governo per il futuro dell’ex Ilva, in vista del cambiamento di assetto di Acciaierie d’Italia, con l’acquisizione della maggioranza da parte dello Stato che però, com’è noto, è slittata al 2024, per via delle vicende giudiziarie.

Si è concluso così in maniera interlocutoria, ma non definitiva, giudicata positiva dagli interlocutori istituzionali e industriali, ma con varie perplessità parte dei sindacati, l’incontro svoltosi ieri pomeriggio a Roma tra le parti sociali e il ministro alle Attività produttive Adolfo Urso, mentre in strada continuava il presidio dei sindacati, che avevano indetto lo sciopero della siderurgia.

La prima novità più importante, a questo punto, è che il decreto salva-Ilva non è stato pubblicato ma sarà discusso in Parlamento dopo le eventuali verifiche che verranno apportate a conclusione del confronto.

Per quanto riguarda il piano industriale, l’azienda prevede di produrre 4 milioni di tonnellate nel 2023, 5 milioni nel 2024, una quantità che sarebbe ancora nei limiti di pericolosità individuati dagli analisti ma che per i sindacati è insufficiente a garantire il rilancio e il ritorno al lavoro dei cassintegrati.

A spiegare gli investimenti in programma è stata Lucia Morselli, amministratore delegato dei AdI: “Uno degli investimenti che faremo e inizieremo quest’anno è il rifacimento di Altoforno 5. Perché rifarlo? Perché per arrivare alla conclusione del piano illustrato dal presidente Bernabè serve continuare a produrre e se Afo4 è a posto, appena rifatto, Afo2 è in condizioni più delicate.” Un altro investimento è sulla centrale elettrica, che deve garantire molta energia. Ma per quanto riguarda la cassa integrazione, non ha lasciato intravvedere esiti positivi a breve termine: per incassare i finanziamenti occorrono mesi e intanto i costi continuano però a salire.

Urso, da parte sua, rispondendo ai giornalisti al termine dell’incontro ha spiegato che quell’investimento spetterà ai soci nelle proporzioni attualmente detenute nella società per il 38% allo Stato e il 62% al socio privato. “Ma sapete che il governo si è impegnato a garantire una copertura finanziaria a garanzia dei costi con una formula che ci consente in ogni momento di trasformare quella somma in quote”. Il ministro ha espresso la convinzione che la siderurgia italiana possa rappresentare davvero un asse fondamentale per l’industria italiana ed europea e che a Taranto si possa fare dal polo siderurgico più grande d’Europa un modello per l’intero pianeta. Il governo ha chiesto all’azienda un cronoprogramma per un rilancio e una riconversione industriale green.

“l ministro – è il commento di Roberto Benaglia, segretario generale della Fim Cisl – ha dato la propria disponibilità a modificare il decreto. Ora dovremo valutare quali, in un confronto serrato”

“Abbiamo chiesto che i soldi siano condizionati a una ripresa produttiva vera e a una diminuzione degli ammortizzatori, il ministro ci ha risposto che tra un mese ci sarà un nuovo incontro per approfondire questo aspetto. C’è poi una novità, positiva ma pericolosa: l’accordo di programma, che a Piombino, Genova e Bagnoli ha voluto dire chiusura dell’area a caldo. Noi non chiuderemo l’area a caldo di Taranto. Ma discuteremo su come riformulare per proposte. Solo con i decreti Acciaierie d’Italia non è destinata a uscire da sola dalla crisi”.

Positivo il commento del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci che definisce questa una “giornata storica”. “Nelle parole del ministro abbiamo riscontrato ampia sintonia con la nostra visione – ha dichiarato –; il fatto che abbia accolto la prospettiva di un accordo di programma, che noi chiediamo dal 2018, rende quella di oggi una data storica. Senza questo passaggio, senza accordo e piano nazionale della siderurgia, anche quest’ultimo elemento fondante della nostra relazione ripreso dal ministro, non c’è futuro per l’ex Ilva. Vogliamo credere che il Governo rispetterà gli impegni assunti, siamo pronti a dare il nostro apporto e a sorvegliare gli interessi primari della comunità”.

Diocesi

La Chiesa: No al salva-Ilva.
Don Antonio Panico: serve un confronto istituzionale

17 Gen 2023

di Silvano Trevisani

La Commissione diocesana per la salvaguardia del creato, composta da laici, sacerdoti, religiose e religiosi, che ha anche partecipato con una propria delegazione alla prima riunione del Coordinamento cittadino, in qualità di osservatrice, ha aderito alla protesta, esprimendo un proprio documento, inviato al prefetto, con il quale si manifesta l’insoddisfazione per il decreto salva-Ilva e si mette a disposizione del prefetto per un’eventuale audizione, ma questa mattina non sarà davanti alla prefettura a manifestare assieme alle associazioni.

La scelta è quella di mantenere, essendo un’istituzione, la terzietà e anche l’autorevolezza necessari in questa situazione. Ne abbiamo parlato con don Antonio Panico, vicario episcopale per i problemi sociali e la salvaguardia del creato.

Molti, nel mondo associativo, davano per scontata la vostra partecipazione al sit-in.

Noi siamo disponibili a dare qualsiasi genere di supporto, di chiarimento ma vogliamo mantenere, d’accordo con l’arcivescovo, un profilo istituzionale. La nostra logica è quella di costruire ponti, abbattere muri, cercare soluzioni, non lo scontro istituzionale. Il confronto dev’essere sempre un’occasione di crescita e di dialogo, per cui è giusto che ognuno svolga il suo ruolo in maniera incisiva e coerente. Per questo ma non ci sembra opportuno salire assieme alle associazione

Nel corso degli anni, la Chiesa ha tenuto un colloquio costante con le istituzioni, con la politica…

…Ma nell’ultimo periodo non siamo più stati interpellati e questo ci è dispiaciuto. La nostra disponibilità, anche personale con il gruppo degli esperti, è immutata, ma mentre prima avevamo un’interlocuzione costante, questa è andata via via scemando.

Quali sono le vostre contestazioni al governo, visto che parlate di “ciniche e ingiustificabili scorciatoie”?

Non siamo assolutamente d’accoro con chi vuole aumentare la produzione, sostenendo che la siderurgia è strategica, mentre siamo ancora a zero sul rifacimento dei forni, degli impianti vetusti e su tutto il discorso legato alla decarbonizzazione. Non si può pensare di aumentare la produzione mantenendo un sistema produttivo obsoleto che inquina e ammazza. Perché le valutazioni già fatte dell’impatto ci dicono che già a 4,7 milioni di tonnellate l’attività dell’impianto è incompatibile con la vita umana, per i rischi che comporta. Questo noi non lo possiamo accettare: aumentare la produzione a fronte di una stasi nel processo di decarbonizzazione sembra qualcosa di inaccettabile. Lo ribadiamo con chiarezza: non si può aumentare la produzione con lo standard produttivo attuale, che è obsoleto ed è stato superato da tantissimi impianti, e che invece si continua a portare avanti.

Tutto ruota sempre attorno al cosiddetto ricatto occupazionale.

Ma non si può mettere sullo stesso piano il diritto al lavoro e il diritto alla salute e alla vita. Sappiamo che il lavoro è essenziale per la dignità della persona, è la dottrina sociale della Chiesa a dirlo, ma l primato va alla salvaguardia della vita, al rispetto del creato, ma soprattutto alla vita umana e alla salute.