Città

La legge salva-Ilva scatena la reazione della città. Interviene la Commissione diocesana

16 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Chiunque agisca al fine di dare esecuzione ad un provvedimento che autorizza la prosecuzione dell’attività di uno stabilimento industriale o parte di esso dichiarato di interesse strategico nazionale, non è punibile per i fatti che derivano dal rispetto delle prescrizioni dettate dal provvedimento dirette a tutelare i beni giuridici protetti dalle norme incriminatrici se ha agito in conformità alle medesime prescrizioni”. Recita così, tra l’altre, l’articolo 7 del decreto 2/23 n. 6 sulle “imprese strategiche”, che riguarda specificamente l’ex Ilva. Una norma che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha definito “di buon senso” ma che invece ha scatenato il dissenso netto, a Taranto, un po’ a tutti i livelli. E così questa mattina alle 10, per iniziativa del Coordinamento cittadino, ci sarà ci sarà un presidio sotto la prefettura di Taranto (via Anfiteatro 4) per manifestare solidarietà ai magistrati e opposizione al nuovo decreto salva-Ilva.

Dopo aver espresso le proprie motivazioni alla stampa, i rappresentanti dei manifestanti chiederanno di essere ricevuti dal prefetto. Il coordinamento contesta lo scudo penale e il relativo decreto salva Ilva “che serve a bloccare la magistratura”. “Consideriamo importanti – si legge nella nota diffusa ieri e che sarà consegnata al prefetto – le 4 valutazioni preventive del danno sanitario relative agli impianti Ilva in quanto tutte forniscono “rischio sanitario inaccettabile” e pertanto sottolineiamo che non ha senso richiedere o attendere valutazioni predittive che sono state già effettuate e che indicano la persistenza anche per il futuro, anche con prescrizioni Aia attuate, di conseguenze inaccettabili per la salute”

Si respinge decisamente anche la proposte di collocare un eventuale rigassificatore “perché già in passato la VIA lo ha considerato incompatibile con un’area industriale ad alto rischio di incidente rilevante” e si sostiene la necessità di usare il fondo europeo per la transizione ecologica Jtf per salvare Taranto e riconvertire i lavoratori Ilva. “Tale fondo è stato istituito dalla Commissione europea proprio per investire in settori diversi rispetto all’Ilva; quella è la strada, tutte le altre sono solo tentativi fallimentari; lo dimostra l’esperienza fin qui condotta con vari esperimenti di salvataggio e rilancio, uno peggiore dell’altro”.

Anche la Commissione diocesana per la salvaguardia del creato ha diffuso una nota sulla impunibilità introdotta dalla salva-Ilva, così rispondendo alla sollecitazione del mondo associativo jonico.

“In merito al documento che le associazioni hanno stilato – si legge nel documento – la Commissione non può che condividere molte delle preoccupazioni espresse ed in particolare quella riguardo al primato della vita, diritto indisponibile anche sul piano giuridico, rispetto ad ogni altro diritto sebbene costituzionalmente garantito. Altrettanto grande è la preoccupazione perla tutela della salute che costituisce il presupposto indispensabile dello stesso diritto alla vita. Parimenti condivisibile è la volontà di assicurare un lavoro degno che non costringa ancora una volta alla terribile ed intollerabile scelta tra il diritto alla vita ed il diritto al lavoro”.

“Condivisibile, inoltre, – continua il documento – la contrarietà alla conversione green dell’ex Ilva in tempi eccessivamente lunghi perché si continuerebbe ad esporre chissà per quanti anni ancora la popolazione ad un inaccettabile rischio sanitario. Ed in particolare i bambini che per le loro caratteristiche sono i soggetti maggiormente esposti, e già prima della nascita”.

Spiegando la rinuncia a pronunciarsi, invece, sulle scelte tecnologiche che potrebberro preferirsi per abbattere l’inquinamento, non potendosi arrogare specifiche competenze tecniche, la Commissione rivolge a tutti l’appello “di essere all’altezza della sfida che riguarda il futuro dei nostri bambini. Riprendendo le parole dell’ultimo messaggio del nostro arcivescovo, monsignor Filippo Santoro, chiediamo che: il sacrificio della nostra terra e dei suoi abitanti diventi davvero e finalmente occasione propizia per una nuova umanità, capace di vivere fino in fondo la responsabilità di ciò che le è affidato, senza ricorrere a ciniche ed ingiustificabili scorciatoie”.

Diocesi

Grottaglie: tornano, dopo due anni di sordina, i solenni festeggiamenti per san Ciro

foto Sit
14 Gen 2023

di Silvano Trevisani

A solo pochi giorni dalla chiusura delle festività natalizie, la comunità di Grottaglie, è già il momento di pensare ai festeggiamenti patronali, che tornano alla loro solennità dopo due anni di sordina imposti della pandemia, che scoppi, nel 2020, pochi giorni dopo la chiusura dei festeggiamenti di quell’anno. Le celebrazioni si apriranno già domenica prossima, 15 gennaio, con la traslazione dalla Chiesa dei paolotti alla Chiesa Madre della venerata immagine di San Ciro, il medico, eremita e martire il cui antico culto fu portato a Taranto da Napoli, dov’era molto venerato da secoli, così come in tante località italiane, da Francesco de Geronimo, il santo gesuita grottagliese che nella capitale del Regno svolgeva la sua missione, facendo base alla Chiesa del Gesù Nuovo. La scansione del calendario, che vede cadere il festeggiamenti di martedì e l’avvio della novena a domenica 22, impone la massima anticipazione della prima delle tre processioni che, come dicevamo, cade giorno 15, con ben sedici giorni di anticipo.

Come al solito, il programma dei festeggiamenti, organizzato dal comitato presieduto dal parroco, don Eligio Grimaldi, è molto intenso e prevede una varietà di appuntamenti e riflessioni che si accompagnano al programma strettamente religioso che ha da sempre un punto di forza nel solenne novenario, che si svolgerà da domenica 22 a lunedì 30 gennaio e che sarà predicato, quest’anno, da fra Giacomo Faustini O.F.M. Cappuccini, durante la Messa serale delle 18.

Domenica 22 gennaio, alle ore 19 Musical “Quel che Vale – Il saio di frate Francesco” a cura dei Giullari di Dio della parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo di Grottaglie.

Sabato 28, ore 19 in Chiesa Madre: XVIII Edizione Medici per San Ciro “La malattia non esiste… esiste il Paziente” con Michele Mirabella conduttore Elisir Rai TV. Domenica 29 gennaio, ore 12, in Chiesa Madre: premiazione dei concorsi: “Un disegno per San Ciro” e “Uno Scatto per San Ciro” a cura della Pro Loco di Crottaglie. Ore 19. XVIII Edizione Medici per San Ciro Premio dott. Ciro Rosati al giovane laureato in Medicina e Chirurgia di Grottaglie.

Lunedì 30 gennaio, dalle ore 7 alle 17:30 in Chiesa Madre: i fedeli potranno ricevere l’antico sacramentale con la preghiera adoperata da San Francesco De Geronimo, dell’unzione con l’olio benedetto di San Ciro. Alle ore 11 Santa Messa animata dall’Unitalsi. preghiera di intercessione per i fratelli ammalati. Ore 11:45 Benedizione del Pane di San Ciro. Dalle ore 12 alle 16 tradizionale “Varda a San Ciro” durante la quale la Chiesa resterà aperta. Ore 18 solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Eligio Grimaldi, parroco della Collegiata; ore 20 solenne benedizione e accensione della tradizionale “focra” sita nella zona 167 bis a cura dall’Associazione ‘Amici della fo’cra”.

Martedì 31 gennaio, solennità liturgica di san Ciro, SS. Messe alle ore 6 – 7 – 8 – 9 -10 -11 -12 -18. dalle ore 7 alle 12 raccolta sangue organizzata dall’Avis di Grottaglie nella sede di piazza del Donatore. Alle ore 10 solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da monsignor Ciro Miniero, arcivescovo coadiutore di Taranto.

Alle ore 13:30 solenne Processione per le principali vie della città della venerata immagine di san Ciro; al rientro Celebrazione Eucaristica presieduta da don Eligio Grimaldi e Panegirico del padre cappuccino. Alle ore 20, in contrada Paparazio: grandioso spettacolo di fuochi pirotecnici.

Domenica 5 febbraio, avverrà il riporto della statua di san Ciro alla Chiesa dei Paolotti e giunti nei pressi dell’area parcheggio dell’Ospedale San Marco: grande spettacolo pirotecnico.

Diane Pirotecniche e Fuochi d’Artificio del 31 gennaio saranno a cura della Premiata Ditta Di Matteo Firevuorks Events del cav. Medaglia d’Oro Luigi Di Matteo di Sant’Antimo (Na).

Presteranno servizio: la Banda Città di Grottaglie del M° Antonio L’Assainato; la Banda di Grottaglie “Opus in Musica” Audio e luci a cura di Roberto Cifarelli di Grottaglie. L’addobbo in Chiesa sarà curato dalla ditta Aventaggiato di Castrignano de’ Greci (Le). Curerà l’artistica illuminazione LME di Memmola Enzo di Francavilla Fontana (Br)

Salute

Nuovo ospedale: Pelillo lascia tra le ombre
Il commento del presidente dei medici Nume

12 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Le notizie sul San Cataldo, in questi ultimi giorni, si sovrappongono in maniera un po’ confusa. É stato proprio durante l’audizione della commissione Bilancio della Regione, lunedì scorso, che si è chiarito che il completamento del nuovo ospedale tarantino, destinato a diventare policlinico, slitterà a data da destinarsi. La mancanza di copertura finanziaria per i 105 milioni necessari all’allestimento degli interni e l’acquisto dei macchinati, cui si è cercato di ovviare con escamotage imprudenti e inutili, avviando gare senza copertura, si è evidenziata, nonostante le promesse politiche dei mesi scorsi.

Ora la presa di posizione di Pelillo, nominato un anno fa commissario per il nuovo ospedale, che di fatto rimette il mandato anche se lo definisce esaurito positivamente, non può non velare con nuove ombre tutta la vicenda. Con una lettera diffusa e già commentata, vanta di aver chiuso il suo lavoro che, indirettamente lo afferma, ha salvato la situazione che a febbraio scorso sembrava compromessa, e fa appello a Emiliano perché “faccia un altro sforzo per Taranto e per la sua gente, che se ne occupi personalmente, perché ora sarebbe un delitto non riuscire a realizzare pienamente
quello che dodici anni fa sembrava solo un sogno”. Non senza aver rivendicato la “variante urbanistica che permetterà alle facoltà di medicina e delle professioni sanitarie di abitare nel San Cataldo come si conviene in ogni policlinico”, ringraziandone il Comune.

In un’intervista a un quotidiano locale, poi, lancia strali nei confronti dei dirigenti regionali, in particolare il direttore del dipartimento, Vito Montanaro, che a Taranto non ha mai messo piede.

Insomma, la vicenda del San Cataldo, nata già tra le polemiche, per la scelta del sito, alternativo a quello più agevole di Paolo VI, che ha sempre destato sospetti, dopo le discussioni sulla variante approvata a progetto già in itinere, e dopo aver scoperta che per fare un ospedale non bastano i muri, ma ci voglioni i letti, le sale operatori, i macchinari diagnostici, ecc… non fa accumulare ritardi e nuovi ostacoli. Mentre la situazione della sanità ionica si aggrava giorno per giorno.

È proprio per questo che abbiamo chiesto un commento alla vicenda al presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume.

“La situazione è molto delicata – ci risponde il dottor Nume – per il semplice fatto che si è molto investito, economicamente e socialmente, su questo progetto, anche in relazione alla costituzione di un polo universitario di area sanitaria afferente alla facoltà di medicina, che di fatto comporterebbe la trasformazione del nuovo ospedale in policlinico, con tutto ciò che ne deriverebbe per l’autonomia funzionale e la crescita. La battuta d’arresto è molto preoccupante, ma ancora più preoccupa, in questo preciso momento, la mancanza di medici e operatori sanitari, che penalizza fortemente tutta la sanità ionica e che farà correre seriamente il rischio di non poter garantire, in prospettiva, livello quantitativi di risposta sufficienti ai tanti bisogni di assistenza che la gente esprime. Del resto, sia a livello territoriale, sia a livello ospedaliero, l’allarme da tempo è stato lanciato. Quello che posso immaginare, ma sicuramente sperare, è che, una volta terminato, il San Cataldo possa aumentare l’attrattività nei confronti di medici che scelgono, normalmente, altri siti nei quali operare, invece di Taranto . Ma, per come stanno adesso le cose, non c’è da essere molto ottimisti”.

Per lunedì prossimo è prevista una nuova audizione in commissione Bilancio. Forse sarebbe stato utile sentire Pelillo.

Vita sociale

Bando della Provincia per 54 operatori del Servizio civile: contrasto povertà educativa

12 Gen 2023

La Provincia di Taranto seleziona 54 operatori volontari per il contrasto alla povertà educativa minorile. L’Ente, infatti, ha pubblicato sul proprio sito istituzionale online www.provincia.taranto.it il bando per la selezione di 54 operatori da impiegare nel programma di Servizio civile universale “Cultura, Solidarietà ed Innovazione Sociale: parole d’ordine per il rilancio socio-culturale ionico-adriatico”.

Le attività saranno svolte nell’ambito di uno specifico progetto proposto dalla Provincia, nell’ambito di accordi già sottoscritti con la provincia di Brindisi, la cui realizzazione avverrà nelle sedi dei Comuni di Avetrana, Castellaneta, Crispiano, Leporano, Maruggio, Pulsano, Roccaforzata, Taranto, Brindisi, Francavilla Fontana, Latiano e San Pietro Vernotico. Alla selezione possono partecipare candidati che alla data della presentazione della domanda non abbiano superato il ventottesimo anno di età e che siano in possesso dei requisiti previsti all’articolo 2 del bando.

Gli aspiranti operatori volontari dovranno inoltrare istanza di partecipazione direttamente all’Ente Provincia di Taranto in modalità online, entro le ore 14 del 10 febbraio 2023, esclusivamente attraverso la piattaforma DOL all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it. Una volta divenuto operativo (l’avvio in servizio dei volontari che hanno superato la selezione dovrà in ogni caso avvenire entro il 21 settembre 2023), il programma avrà la durata di un anno e a ciascun operatore selezionato sarà corrisposto un assegno mensile dell’importo di euro 444,30.

“Denominato “Educativa intergenerazionale, una strategia intergenerazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile”, il progetto – ha dichiarato il presidente della Provincia di Taranto, Rinaldo Melucci- ha come obiettivo quello di ridurre l’impatto delle vulnerabilità familiari sui deficit educativi di minori che vivono nei 12 Comuni interessati. Si tratta di un compito impegnativo, ma il risultato può essere raggiunto mettendo in atto strategie di supporto allo sviluppo didattico non formale extrascolastico ed in grado di favorire la valorizzazione del ruolo educativo della terza età.”

Città

La scomparsa di Franco Sebastio, il magistrato che combattè l’inquinamento

11 Gen 2023

di Silvano Trevisani

La notizia ha colto tutti di sorpresa. Ma lui, Franco Sebastio, il procuratore della Repubblica noto per le sue inchieste sull’inquinamento, era ricoverato da qualche tempo per il male incurabile che lo ha portato via, martedì 10, all’età di ottant’anni. Non era mai andato a riposo, anche quando nel 2015, aveva dovuto lasciare la sua poltrona di procuratore della Repubblica di Taranto, per raggiunti limiti di età e nonostante la sua battaglia per essere riconfermato ancora, nonostante i suoi 73 anni.

La sua carriera di magistrato era iniziata nel lontano 1969. Prima in Lombardia, a Gallarate, poi in Puglia, a San Pietro Vernotico, come pretore, prima del ritorno nella sua Taranto. Qui ha percorso tutti i gradini della sua carriera, prima alla guida della procura presso la pretura, poi come sostituto procuratore e, infine, come procuratore, prima aggiunto, poi capo.

Indimenticabile la battaglia che nel 1982 intraprese contro l’inquinamento dell’Ilva. Una battaglia la sua, che seguivamo quasi con meraviglia, da giovani cronisti, in una città ancora sedotta dall’ascesa dell’industria e illusa da investimenti che promettevano ancora sviluppi ma che in realtà erano già finiti da un decennio, alla fine dello scellerato raddoppio che segnò i futuro del territorio. A quel tempo, tra diretti e indiretti, i lavoratori dell’area industriale erano quasi quarantamila e sembrava persino assurdo che un pm si desse la pena di combattere l’inquinamento che solo alle associazioni più avvedute e agli abitanti dei quartieri vicini sembrava configurarsi come il pericolo più grave per la città. Ricordo le interviste ai giornali, le conferenze stampa nelle quali egli lamentava come gli strumenti legali per combattere l’inquinamento fossero quasi inesistenti e che lui doveva barcamenarsi con l’unica disposizione che vietava il getto di oggetti pericolosi. Che non gli impedì di fare della sua battaglia un simbolo per tutta la città.

Era solo l’inizio, perché Franco Sebastio da uomo tenace e sicuro di sé, si fece anche carico della lunga, impegnativa inchiesta sul mobbing, la pratica di mortificazione e persecuzione morale dei dipendenti non “collaborativi” (ricorderete la vicenda della Palazzina Laf, dove venivano confinati i lavoratori che per diversi motivi non piacevano alla proprietà) che i Riva intrapresero in quello sciagurato 1995. L’anno che aveva segnato la loro acquisizione dell’Ilva, che solo pochi anni prima aveva preso il posto dell’Italsider e che era stata risanata, prima di essere reimmessa nel calderone impietoso del tangentismo che ne aveva segnato il nuovo declino e la conseguente imposizione assurda, da parte dell’Unione Europea, di privatizzarla a tutti i costi. Dopo la condanna dei dirigenti aziendali, arrivata qualche anno dopo, Sebastio avviò altre inchieste ancora più clamorose, come il sequestro delle cokerie risultate pericolosissime e il loro abbattimento, mentre, quando fu avviata dal pm Todisco la grande inchiesta “Ambiente scvenduto” che ha portato nei mesi scorsi alla condanna, in primo grado, dei Riva e di politici e dirigenti, con pene pesantissime, sedeva sulla poltrona di procuratore cape, al terzo piano del Tribunale. Nel 2015, come abbiamo ricordato, fu costretto a lasciare la magistratura, ma, assetato di impegno e di vita come era lui, passò alla politica attiva. Fu tra i più tenaci oppositori della riforma costituzionale promossa dal governo Renzi e, dopo il successo di quel 4 dicembre, decise di candidarsi, nel 2017, alla poltrona di sindaco, alla guida di un raggruppamento di sinistra, designato da Rifondazione. Il risultato fu, alla luce del suo impegno per la città, deludente: prese solo il 9% dei voti, così al ballottaggio andarono Melucci, poi eletto sindaco, e la candidata dalla destra, Baldassarri. Lui venne eletto consigliere ma commise l’unico errore, dettato dall’inesperienza politica: quello di accettare l’incarico di assessore alla Cultura e alla Legalità, che gli venne revocato pochi mesi dopo lasciandolo fuori dal Consiglio comunale e di fatto escludendolo dalla vita politica. Ma neanche questo segna la sua resa: egli accetta di diventare prima presidente dell’organo di vigilanza della società Ladisa, poi presidente del cda. Come tale diviene, per poco tempo, amministratore del “La Gazzetta del Mezzogiorno”, nel periodo di gestione della Ladisa.

Sono solo i passi fondamentali di una vita che è legata a doppio filo con quella della città. La vita di un uomo acuto, ironico, del quale ricordiamo le interviste precedute da interminabili colloquio preparatori, nei quali egli sembrava cercare la verità assieme ai suoi interlocutori, il gusto un po’ sornione del disvelamento, della rappresentazione della verità, appunto, che lo ha segnato per tutta la vita.

Arte

Estetica del frammento: al Museo diocesano la mostra di Piero Vinci

05 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Si intitola “Estetica del frammento” la mostra dell’artista Piero Vinci ospitata fino all’8 gennaio nelle sale espositive del Museo diocesano destinate alle mostre temporanee. Curata dall’artista e poetessa Paola Mancinelli, la mostra propone un’antologia delle opere di Vinci, in un efficace affiancamento tra opere pittoriche e istallative appartenenti a diversi periodi, compresi i più recenti.

Nato a Taranto nel 1951, Piero Vinci si è laureato in architettura e ha vissuto in varie città, in particolare a Bari, Milano, Firenze, dove è rimasto per oltre dieci anni prima di tornare a Taranto, nella sua casa del rione Salinella, nella quale ha continuato a lavorare continuativamente ricercano sempre nuovi canoni espressivi, nuove modalità che soddisfacessero la sua voglia di rappresentare, di dipingere pur in una situazione, come quella locale, che non offre tantissime chance. E del resto egli ha avuto maggiori occasioni espositive fuori da Taranto piuttosto che in città, dove è comunque da molto tempo che non propone mostre personali, dopo quelle realizzate nella galleria del Castello aragonese negli anni Novanta.

“Dopo le esperienze degli anni ottanta fino ai primi del nuovo millennio – avvisa la curatrice – concentrate esclusivamente sulla grafica e sulla pittura con la composizione di tele di forte potere iconico Piero Vinci approfondisce le tematiche legare alla Pop art, al Futurismo e in paritolare al concetto di Salvare in un’altra memoria, una sosta di archivio delle immagini, figure geometriche, linee architettoniche e visioni immaginifiche segnate da un’accesa propensione al colore e da una connotazione grafica sempre definita e propria”.

In realtà la mostra si divide in due grandi sezioni: la prima è dedicata a questo esercizio di salvataggio della memoria che, per un artista molto interessato alla musica, come lo erano un po’ tutti i giovani negli anni Settanta, quando il rock e il jazz erano un modo di rappresentare e esprimere la realtà, si sofferma sullo “sguardo” degli artisti più noti, dai Beatles a Sting, da David Bowie a Kart Cobain, passando anche per i mostri sacri del r&b e del jazz. E qui prevalgono il bianco e il nero che sembrano i colori più adatti a stigmatizzare la realtà ormai storicizzata e a riproporre anche il trasferimento delle immagini iconiche dalla fotografia d’autore alla tela. La seconda sala, che si denota subito per un acceso cromatismo, è quella che esalta maggiormente il contenuto concettuale, reso visivo attraverso vari moduli: una sorta di astrattismo geometrico reso sempre attraverso l’acrilico, che si richiama molto alla disciplina di provenienza dell’autore: quella architettonica (che rimanda anche al lavoro di suo padre) e il collage, che è una delle forme di arte originaria e tra le predilette da Piero Vinci. Diversi sono i sistemi compositivi, anche attraverso l’assemblaggio di elementi geometrici compilativamente autonomi.

Scrive, a questo proposito, Paola Mancinell: “Questa sua naturale propensione alle forme, allo spazio, alle geometrie lo porta ad utilizzare nelle opere esposte in un’altra sala del Museo alcune pagine di riviste risalenti a più di mezzo secolo fa. Per citarne una tra tutte L’Architettura. Cronache e storia, fondata (nel 1955) e diretta da Bruno Zevi fino all’anno 2000 (anno in cui Zevi lasciò la direzione a Furio Colombo fino al 2005) e illustrata prima da Marcello Nizzoli, e successivamente da Mario Olivieri. Da queste istanze ispiratrici che si traducono in concetti di spazio, piano, linea e colore, Vinci riprende gli assunti di razionalità e chiarezza, delineando i tratti di un paesaggio urbano dove l’equilibrio delle forme è calcolato con metodo e accuratezza, un’arte basata su leggi rigorose che si traduce nell’uso esclusivo dei colori primari, dei non colori e di elementi multipli e sottomultipli del rettangolo”.

In effetti, i collage sono concepiti costruttivamente per livelli addizionali e si “nutrono”, in alcuni casi, di frammenti ritagliati dalle riviste conservate nello studio paterno che tornano così a vivere di una vita autonoma, mettendo insieme passato e futuro e rivendicando, però, una piena autonomia formale ed espressiva, che appare come l’intuizione coloristicamente e compositivamente più felice dell’intera esposizione.

Non è facile trovare in città – ammette Vinci – luoghi e occasioni per fare arte nella nostra bellissima città e questo comporta sia la necessità di un confronto necessariamente esterno con altre realtà che, anche in Puglia, sono molto più attive da questo punto di vista, che la capacità personale di lavorare e maturare idee in un percorso laboratoriale”. Insomma: di continuare a lavorare e sperimentare in un isolamento che rischia continuamente di demotivare, se non si colgono occasione esterne. Al di là di rarissime esperienze privare, come il Crac, infatti, non vi sono spazi pubblici disponibili e, ancor più, organizzati, né occasioni istituzionalizzate che consentano di coltivare l’arte contemporanea.

In questo caso il Museo diocesano ha fornito l’occasione per ospitare questa mostra che ha reso possibile un contatto con un artista impegnato, come Vinci, che rappresenta un elemento di continuità, come ce ne sono purtroppo sempre meno, in una città che pure ha avuto periodi molto felici nei decenni scorsi.

Amministrazione locale

Gabriella Ficocelli torna al suo assessorato, Luana Riso guiderà l’Urban Transition Center

30 Dic 2022

Torna a far parte della Giunta comunale Gabriella Ficocelli, con delega ai Servizi sociali e all’Integrazione, ruolo già ricoperto nella precedente amministrazione civica e che prende il posto di Luana Riso, cui viene affidato l’incarico di coordinare e rilanciare il ricostituito Urban Transition Center, al servizio del piano strategico Ecosistema Taranto.

Lo rende noto una nota del Comune rimarcando come l’Urban Transition Center abbia consentito di accompagnare e monitorare l’avanzamento delle azioni amministrative previste dal piano locale per la transizione giusta Ecosistema Taranto, che sta impattando sul piano socio-economico, urbanistico e culturale del capoluogo ionico, in funzione degli investimenti comunitari che dovrebbero raggiungere la loro maturazione proprio nella seconda metà del 2023.

È lo stesso sindaco Melucci a sottolineare come “dopo i primi mesi di riordino amministrativo e di priorità assegnate agli equilibri di bilancio e ai numerosi bandi e cantieri incombenti, riprende con rinnovato vigore il percorso del laboratorio di buone pratiche e studio delle trasformazioni del nostro modello di comunità, che spesso si è reso protagonista delle progettualità che stanno attirando l’attenzione e l’entusiasmo della cittadinanza, specie di giovani e imprese, per altro animando un diffuso processo partecipativo che mancava da sempre alle nostre latitudini”.
Vista l’esigenza di aggiornare la composizione della Giunta comunale, con l’intento di riequilibrare e consolidare le interazioni con la maggioranza di Palazzo di città viene disposto il ritorno in quota al gruppo consiliare di Taranto 2030 dell’assessora Gabriella Ficocelli, con delega ai Servizi sociali e all’Integrazione, ruolo già ricoperto con successo proprio nella precedente Amministrazione civica.
All’avvocato Luana Riso, invece, va la gratitudine del sindaco “per l’eccellente operato di questi mesi e per la qualità dei rapporti intrattenuti. Per tali motivazioni e per il suo profilo professionale e umano, ho chiesto oggi stesso a Luana Riso di assumere la responsabilità di coordinare e rilanciare proprio la programmazione del ricostituito Urban Transition Center, per quanto detto un impegno assolutamente strategico per l’amministrazione comunale, attraverso il quale intendiamo, per altro, coltivare e valorizzare al meglio la rete di collaboratori ed elettori che già aveva alimentato la piattaforma politico-culturale di Più Centrosinistra”.

Città

Enti locali e sindacati: basta toppe, per l’ex Ilva serve un decreto “salva Taranto”

28 Dic 2022

di Silvano Trevisani

Bisogna cambiare decisamente pagina sulla vicenda ex Ilva: dopo anni di attese, decreti, compromessi ed esborsi di denaro dovuti solo a confusione e incapacità politica, è il momento di “quagliare”, attraverso un “decreto Salva Taranto”, che garantisca un futuro all’azienda considerata strategica e ridimensioni il ruolo di ArcelorMittal, il cui coinvolgimento nella storia dell’azienda siderurgica è stato un gravissimo errore (come il nostro giornale ha segnalato sin dalla indizione dell’asta pubblica). Questo è quanto emerso dall’incontro tra le istituzioni locali e i rappresentanti dei lavoratori svoltosi nel salone degli Stemmi della Provincia: un momento significativo della vita della comunità e del dibattito sulle sorti dello stabilimento siderurgico ionico. Dal salone degli Stemmi, il mondo del lavoro e il territorio, all’unisono, inviano al Governo un messaggio forte e chiaro, anche in vista della manifestazione nazionale che si sindacati terranno presso Palazzo Chigi il prossimo 11 gennaio: nessun ulteriore prestito pubblico ad ArcelorMittal deve essere erogato, in qualunque forma, in difetto di garanzie per i lavoratori diretti e indiretti, come pure di prospettive per la città, poiché il partner privato sin qui si è dimostrato del tutto inadempiente ed inaffidabile, nella direzione del rilancio dell’area ionica e della transizione giusta invocata dalle politiche comunitarie e spinta dagli investimenti pubblici.

Il sindaco e presidente della Provincia di Taranto Rinaldo Melucci ha così commentato: “Ringraziamo gli amministratori locali intervenuti e guardiamo con attenzione alle dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Noi restiamo alle recenti affermazioni pubbliche del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ci aspettiamo cioè che il prossimo consiglio dei ministri tenga nella più alta considerazione il grido di allarme e disperazione di lavoratori e cittadini ionici, occorre interrompere ogni sostegno dello Stato ad un operatore privato che si è dimostrato capace solo di sgradevoli ricatti ed azioni incostituzionali, ora occorre lavorare tutti insieme per un piano industriale finalmente al servizio della comunità, sicuramente riequilibrando in tempi rapidi la governance in favore del socio pubblico di Acciaierie d’Italia. È perciò il momento di un decreto salva Taranto, non di altri interventi normativi a favore di ArcelorMittal, per questo insieme alle parti sociali e ai sindaci ionici manifesteremo in maniera eclatante il nostro dissenso a Roma il prossimo 11 gennaio.”

I sindacati, da parte loro, al termine della riunione, hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Il consiglio di fabbrica della Rsu di Fiom, Uilm e Usb ritiene fondamentale la giornata di oggi in cui finalmente gli interessi dei lavoratori e dei cittadini vanno nella direzione più volte auspicata di una transizione ecologica e sociale che può avvenire esclusivamente con l’immediato intervento pubblico. Nei prossimi giorni convocheremo le assemblee per preparare la manifestazione dell’11 gennaio presso Palazzo Chigi e siamo contenti della disponibilità ricevuta dalle Istituzioni regionali e locali. È infatti giunto il momento per tutti di decidere da che parte stare. Noi siamo dalla parte dei lavoratori e dei cittadini del territorio ionico.”

Arte

Per il centenario di Pasolini una mostra e un talk nelle sale del Crac Puglia

26 Dic 2022

Il Crac Puglia, Centro di ricerca arte contemporanea della Fondazione Rocco Spani, dedica a Pier Paolo Pasolini, in occasione del centenario della nascita, la mostra “Pier Paolo Pasolini: tempo presente – Cinque presenze nell’arte contemporanea” per riflettere ed ulteriormente esplorare, attraverso le arti visive, l’opera del grande intellettuale, letterato e regista, “eretico e corsaro”, che ha segnato profondamente, dalla seconda metà del Novecento, il panorama sociale, culturale e politico del nostro Paese.

La mostra è promossa dal Crac Puglia in collaborazione con le associazioni “Archita Festival del teatro antico” e “Polisviluppo servizi archeologici” nell’ambito del Taranto Grand tour, patrocinata da istituzioni pubbliche, associazioni nazionali e territoriali. La mostra sarà inaugurata il 28 dicembre, alle 18, nella project room del Crac Puglia, nel cuore della città vecchia. Protagonisti della mostra, curata dal critico d’arte Cecilia Pavone, sono cinque noti artisti contemporanei: Fernando De Filippi, Giulio De Mitri, Gianluca Murasecchi, Pippo Patruno e Lino Sivilli che declinano, attraverso linguaggi e pratiche differenti, l’opera “complessa” di Pasolini nel suo dialogo sincretico tra arte, letteratura e cinema.

Il messaggio sociale e politico di Pasolini, che sarà ricordato con un’intervista rilasciata a Furio Colombo nel 1975 per il Corriere della Sera, poco prima del suo brutale omicidio, si riassume nella sua sintetica frase: “Siamo tutti in pericolo”. Parole che oggi risultano estremamente attuali. Ed è anche questo un aspetto tematico della mostra. Pasolini visitò più volte la Puglia, instaurando un profondo legame con la città di Taranto. Egli nel ‘51 vi sostò in occasione della sua partecipazione con il racconto “Terracina” al Premio Taranto, presieduto da Giuseppe Ungaretti. Nel luglio del ‘59, invece, fece ritorno a Taranto e durante il suo soggiorno sulle coste pugliesi scrisse, per la rivista “Successo”, una serie di articoli intitolata “La lunga strada di sabbia”.In questa feconda raccolta è contenuta una sua poetica riflessione che omaggia Taranto: “Taranto città perfetta. Viverci, è come vivere nell’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari e i lungomari”. In occasione dell’inaugurazione della mostra è previsto un talk dedicato all’opera di Pasolini con particolari inediti legati all’hinterland jonico. Parteciperanno all’incontro l’assessore alla Cultura Fabiano Marti, Fabrizio Iurlano, direttore artistico del “Taranto Grand Tour”, Giulio De Mitri, presidente del Comitato scientifico Crac Puglia, Cecilia Pavone, critico d’arte e curatrice della mostra, Gemma Lanzo, critico cinematografico e presidente dell’Apt “Ella”, Silvano Trevisani, scrittore e giornalista, Carmine Carlucci, presidente del Comitato per la qualità della vita. A conclusione dell’incontro si esibirà al pianoforte il maestro Vincenzo Lentini con alcune suite di Bach, autore molto amato da Pasolini. La mostra “Pier Paolo Pasolini: tempo presente – Cinque presenze nell’arte contemporanea” sarà visitabile fino al 30 gennaio 2023 e, nel periodo dell’esposizione, oltre alle visite guidate, si terranno “Incontri d’esperienza” e verranno realizzati laboratori didattici per le scuole del territorio. Inoltre, sarà visitabile, la mostra retrospettiva di Wilfred Gaul.

Il Crac Puglia è in corso Vittorio Emanuele II n. 17. Orari: dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Sabato e festivi su appuntamento. Info Crac Puglia www.cracpuglia.itemail cracpuglia@gmail.com / roccospani@gmail.comt. tel. 099.4713316 / 348.3346377 / 347.8058049

Città

Approvato il progetto definitivo di piazza Fontana, l’opera di Carrino è circoscritta al suo interno

22 Dic 2022

di Silvano Trevisani

La giunta comunale ha approvato il progetto definitivo per la riqualificazione di piazza Fontana proposto dalla direzione Lavori pubblici. Dopo un iter partecipato, e in previsione della conferenza di servizi propedeutica all’avvio dei lavori previsto nel 2023, è stato quindi definito il progetto che riqualificherà la piazza realizzata, circa trent’anni fa, dallo scultore tarantino Nicola Carrino,

L’intervento, si legge nelle nota, costerà circa 1 milione di euro e intende “dare lustro all’opera artistica di Carrino”.

Il progetto appare sostanzialmente modificato rispetto alla precedente proposta realizzativa, che aveva suscitato più di qualche perplessità. In particolare sembrano scomparse le quinte “verdi” che erano state in un primo momento previste sullo sfondo, in parallelo con la Torre dell’orologio, e anche la pavimentazione appare modificata, mentre l’area della fontana appare circoscritta all’interno del piazzale che appare leggermente ampliato. In sostanza, si è voluto inserire la fontana in un contesto più armonico, con una logica che, secondo l’assessore Mattia Giorno, lascia all’opera di Carrino raccontare l’anima della città partendo dalla piazza nel suo complesso. La scelta compiuta, spiega la nota del Comune, è evitare di schierare il passato contro il presente, accettando “una identità doppia tra passato e proiezione verso il futuro”.

Fa piacere ascoltare questa filosofia di coniugazione convinta tra passato e presente, soprattutto in una città che a volte sembra rinnegare il passato, i suoi antichi protagonisti e proiettarsi esclusivamente nell’oggi, non valorizzando che il passato molto prossimo. Con una tesi che passa troppo facilmente dalla politica (che ha molto da farci dimenticare!) alla cultura. In questo senso, l’opera di Carrino, sempre messa in discussione nella pratica, con la trascuratezza, la mancata manutenzione, le ipotesi di rimozione neppure tanto lontane, è di certo un luogo artistico ormai “lontano”, proveniente da un’era culturale ormai remota, rivendica la sua datazione e la sua proiezione nel futuro di Taranto che, se progetta se stessa in una nuova logica, non può dimenticare il suo ruolo fondamentale di città industriale. La recente classifica del “Sole 24Ore” lo dice chiaramente: la città scende in classifica perché i tarantini emigrano e lo fanno perché mancano le imprese produttive (non certo quelle turistiche che, appartengono al terziario, hanno solida affidabilità, soprattutto occupazionale) e il lavoro a esse connesso. Ebbene: ricordiamo che Carrino, al quale eravamo legati da profonda amicizia e condivisione, considerava la sua opera come testimonianza essenziale della dimensione industriale della città. E tale va considerata, salvaguardata e valorizzate, se davvero si vuol rispettare il suo autentico “valore artistico”. Un rispetto che avrebbe forse meritato una valutazione non solo architettonica del progetto ma anche “critico/artistica”. Ma questo è un altro discorso.

Il sindaco Rinaldo Melucci, l’assessore ai Lavori Pubblici Mattia Giorno e il direttore dei lavori, l’ingegner Domenico Mancini, hanno, inoltre, visitato il cantiere appena aperto di Palazzo Troilo, una perla architettonica che cela suggestivi ipogei e antichi affreschi, in parte ancora intatti.

Archeologia

Una mostra al MarTa documenta la grandezza di Taranto e i rapporti antichi con Castro

20 Dic 2022

di Silvano Trevisani

É stata inaugurata, nelle sale espositive del Museo nazionale MarTa, la mostra “Athenaion: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro”, curata da Francesco D’Andria, illustre archeologo tarantino, accademico dei Licei, professore emerito dell’Università del Salento e direttore degli scavi e del Museo archeologico di Castro e da Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo di Taranto. Si tratta di una mostra temporanea di grande importanza, che ha permesso di cogliere le relazioni che già in antichità vi erano tra i due importanti insediamenti, soprattutto dopo le campagne di scavo nella località salentina che hanno messo in luce importantissimi ritrovamenti

Alla presentazione hanno preso parte, oltre ai curatori, la soprintendente per le province di Brindisi e Lecce, Francesca Riccio; il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Castro, Alberto Antonio Capraro, la direttrice dell’Istituto di Scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche, Costanza Miliani e il presidente dell’Associazione “Rotta di Enea”, Giovanni Cafiero.

Il professor D’Andria ha spiegato come le indagini archeologiche condotte a Castro a partire dall’anno 2000, abbiano permesso di identificare il Santuario di Atena (Athenaion) citato da numerose fonti letterarie, in particolare da Virgilio che, nel libro III dell’Eneide, vi ambienta il primo approdo in Italia dei Troiani in fuga da Troia, guidati da Enea. Gli studi effettuati hanno posto l’attenzione sul ruolo svolto dal luogo sacro come spazio di incontro tra genti diverse, greci, messapi, popoli dell’opposta sponda balcanica, in un punto strategico della navigazione antica, all’ingresso del mare Adriatico.

Per la direttrice del MarTa: “La mostra è l’occasione per mettere a confronto le testimonianze archeologiche di Castro con le produzioni artistiche di Taranto, offrendo anche ai visitatori l’opportunità di conoscere uno dei contesti della Puglia antica, quello di Castro, in cui maggiormente si manifesta la diffusione della cultura artistica tarantina”.

In effetti, come hanno spiegato gli archeologi che hanno collaborato agli scavi e alla realizzazione del percorso espositivo, nell’area del santuario, realizzato con materiali realizzati proprio a Taranto e trasportati a Castro, dove non vi era la consuetudine di erigere templi, sono stati trovati numerosi manufatti realizzati a Taranto, o da artigiani tarantini che operavano nell’area sacrale, o in altri centri antichi da cui arrivarono nel Salento. Tra i manufatti alcuni straordinari monili, vari realizzati esclusivamente a scopo religioso, gioielli aurei e in materiali preziosi.

Questo a conferma delle parole di D’Andria, secondo il quale “Taranto nel IV e nel III secolo a.C., sia stata una grande metropoli del Mediterraneo, un centro di elaborazione artistica di altissimo livello capace di influenzare anche per secoli non solo le colonie greche o le popolazioni indigene, ma anche di inventare modelli come quello dei girali, che influenzeranno l’arte e la scultura nei secoli a venire”.

La mostra “Athenaion: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro” è corredata anche di ricostruzioni in 3D: tra cui la riproduzione della statua di Atena a mezzo busto, creata dal Fab Lab (laboratorio di artigianato digitale e innovazione) del Museo di Taranto, esposta nel chiostro del Museo, valorizzata nella sua parte inferiore da una ricostruzione in metallo realizzata dall’artista pugliese Nicola Genco. La mostra rimarrà aperta fino al 18 giugno 2023.

Amministrazione locale

Nuovo assetto alla Provincia, Melucci nomina il sindaco di Ginosa, Vito Parisi, suo vice

17 Dic 2022

A poche settimane dall’elezione di Rinaldo Melucci alla presidenza della Provincia di Taranto, l’ente di secondo livello ha un nuovo assetto organizzativo. Con un’apposita disposizione, il presidente Rinaldo Melucci ha nominato suo vice il sindaco di Ginosa, Vito Parisi. Appartenente al gruppo politico del Movimento 5 Stelle, Parisi affiancherà il presidente Melucci nella gestione di un territorio che presenta criticità già oggetto di una serie di interventi programmati ed in via di programmazione che riguarderanno tutti gli ambiti di competenza provinciale.

Anche in vista delle impegnative attività che l’Ente dovrà affrontare, il presidente Melucci ha proceduto all’attribuzione di alcune deleghe. Queste sono state assegnate al consigliere Franco Andrioli (per la Materia Ambientale e la ricostituenda Polizia Provinciale); al consigliere Gregorio Pecoraro (per l’Edilizia Scolastica e i rapporti con l’Università); al consigliere Paolo Lepore (per la viabilità e le Infrastrutture Strategiche, incluse quelle verdi); alla consigliera Anna Filippetti (per i Giochi del Mediterraneo e le Politiche Sociali). Tutti forniranno il loro contributo in aderenza alla nuova macrostruttura funzionale dell’Ente, che potrebbe essere integrata nei prossimi giorni.Inoltre, il presidente Melucci ed i consiglieri con delega si avvarranno della competenza e del supporto professionale di Massimiliano Motolese e di Ubaldo Occhinegro. Nel periodo in cui sono stati assessori al Comune di Taranto, entrambi hanno ricoperto accanto al sindaco un ruolo significativo nel ridisegnare la città attraverso il piano locale per la transizione giusta Ecosistema Taranto. Detto che presteranno la loro attività in forma gratuita, il primo curerà tematiche di carattere economico-sociale, mentre Occhinegro si occuperà di materie tecnico-scientifiche.

Con queste nomine -ha dichiarato il presidente Melucci- ho inteso imprimere un’ulteriore accelerata al nuovo corso dell’Amministrazione provinciale. Nel ritenere che sia opportuno completare nei prossimi giorni lo schema di governo dell’Ente con ulteriori deleghe consiliari, sono certo che grazie all’assegnazione di ruoli e alla redistribuzione di compiti, ci sarà un’ottimizzazione del lavoro e delle attività dell’Ente, il tutto con l’obiettivo di poter dare risposte positive alle esigenze del territorio.