Diocesi

L’arcivescovo coadiutore Ciro Miniero si presenta alla comunità: “Cammineremo insieme”

25 Nov 2022

di Silvano Trevisani

È stato il primo vero incontro con la diocesi, quello che l’arcivescovo coadiutore Ciro Miniero ha avuto, nella Concattedrale, con l’assemblea sinodale diocesana. Un’occasione particolare, che gli ha dato modo di rivolgersi a una rappresentanza di tutte le parrocchie della diocesi. Noi abbiamo approfittato dalla sua presenza per rivolgergli alcune domande.

Foto G. Leva

In questi giorni lei è ancora un “ospite” per la nostra comunità che attende di conoscerla più approfonditamente. Come ha percepito l’attenzione della comunità, del clero e il clima della città?

Certamente di grande accoglienza e disponibilità in questi primissimi giorni, e certamente questa sensazione crescerà sempre di più quando inizierò a conoscere le persone direttamente. Però è già un bel clima.

Ma lei aveva, prima ancora di venire tra noi, una percezione di cos’era Taranto?

Avevo una percezione abbastanza chiara per le sue bellezze, per il suo mare, per i paesi vicini noti per l’ospitalità, ma non conoscevo direttamente Taranto, se non per occasioni di passaggio. È una città di cui ho sentito però parlare tante volte, anche per l’opera di monsignor Santoro, che faceva sentire la sua presenza all’interno della Conferenza episcopale italiana, e per i problemi legati al lavoro. Poi adesso sto iniziando a guardare le persone.

C’è un legame storico e culturale antico tra Taranto e Napoli, un legame forte che ha tratti saldi di collegamento anche nella Chiesa, come san Francesco de Geronimo che ha operato a Napoli, ma anche attraverso personaggi della cultura, come Paisiello.

Certo. Anche nella Cattedrale è chiaramente visibile questo legame attraverso gli affreschi di Paolo De Matteis o le bellissime statue di Giuseppe Sanmartino e tante altre opere che richiamano questo legame antico con Napoli con il Cilento. È una bella sintesi e certamente questo mi aiuterà ancora di più a bussare e ad entrare nel cuore delle persone per poter camminare insieme.

Quest’assemblea, che si svolge in un luogo sacro che è anche simbolo della modernità, la Concattedrale progettata da Gio Ponti, le dà anche modo di scoprire un altro lato della Chiesa di Taranto.

Anche questo è un luogo bellissimo, come la Cattedrale di San Cataldo: due chiese importanti due luoghi belli che mettono insieme “radice” e “prospettiva”.

Ecclesia

L’assemblea sinodale diocesana ha presentato le istanze e le esigenze della Chiesa locale

Foto G. Leva
25 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Si è svolta nella Concattedrale Gran Madre di Dio l’assemblea diocesana, con la presenza di sacerdoti e religiosi e dei rappresentanti di tutte le parrocchie, per fare il punto sulla fase sinodale diocesana, in vista del grande sinodo di Roma. L’incontro, che ha visto per la prima volta la partecipazione attiva dell’arcivescovo coadiutore Ciro Miniero, è stata aperta dalla preghiera e dal canto d’invocazione, cui è seguito l’intervento introduttivo dell’arcivescovo Filippo Santoro il quale ha commentato il brano evangelico che ricorda l’incontro di Maria e Marta con Gesù. Il clima da cui si parte è proprio la vicinanza di Gesù, che si manifesta anche, in un primo momento, nella risposta a Marta, che entra in dialogo con Gesù rimproverandolo perché inviti la sorella ad aiutarla nelle sue mansioni, ma ottenendo da Gesù una risposta chiara: “Marta, tu ti agiti e ti affanni per molte cose, ma di una sola cosa hai bisogno e Maria ha scelto la parte migliore”. Il bisogno fondamentale per Marta come per ogni uomo è il bisogno di un significato, di qualcosa che illumini e sostenga la vita.

Foto G. Leva

Monsignor Santoro ha definito il lavoro assembleare un “cantiere che ci fa costruire un edificio: è una costruzione che facciamo insieme, è l’incontro di tutta la nostra archidiocesi che risponde all’invito del Papa di lavorare in una prospettiva sinodale in tutta la Chiesa del mondo” Siamo insieme come esempio di sinodalità, ha sottolineato, il nostro scopo è appunto quello di camminare insieme. Per questo uniamo tutte le esperienza dei vari vicariati nei quali è divisa la nostra arcidiocesi, con testimonianze delle sollecitazioni e dei suggerimenti che ci vengono rivolti dalla base per rendere più vicino l’annuncio del Signore a tutti. “Il nostro cammino di presenza invita alla speranza, quella che noi abbiamo definito “speranza testarda” rivolta al nostro territorio, perché, nonostante le difficoltà, abbia una prospettiva di crescita importante. La fede dà un cuore nuovo a ogni impegno i giustizia, di verità, di bellezza”.

Nella vita della comunità locale la Chiesa – ha anche aggiunto – è presente sia nell’impegno solidale, dimostrato dal centro diurno per i bisognosi, per l’attenzione costante ai temi dell’ambiente e del lavoro, per essere testimone anche all’esterno della volontà attiva di allargarsi a tutta la comunità.

“È questo il modo di condividere le domande e le istanze che vengono dalle persone e la presenza di monsignor Miniero come coadiutore rafforza il nostro lavoro qui e rende a me anche un po’ più di serenità per gli altri impegni che il Santo Padre mi ha dato, per incrementare l’annuncio evangelizzatore e la presenza nei traumi, nelle difficoltà, nelle grandi prospettive che ha il nostro territorio”.

Foto G. Leva

L’assemblea è proseguita con la testimonianza portata dai rappresentanti delle dodici vicarie di zona in cui la diocesi è suddivisa, oltre che dalla consulta dei laici, che hanno condensato le esperienza raccolte e messe a punto localmente per essere poi portate a sintesi.

È, quindi, intervenuto monsignor Miniero che, rivolgendosi all’assemblea, ha espresso il suo auspicio e la sua tensione a un cammino da fare insieme. La parola “insieme” è tornata più volte nel suo saluto, nel quale ha raccontato come la nomina lo abbia colto assolutamente di sorpresa, ma che tale sorpresa è stata subito superata per la sensazione di trovarsi di fronte a una Chiesa che accoglie e che vuole impegnarsi in un percorso unitario, come dimostrano le testimonianze che sono state portate all’assemblea. “Discorrere tutti quanti insieme – ha aggiunto – ci dà una forza maggiore per leggere ognuno la propria esperienza di vita ecclesiale e di sentire la necessità di ascoltare. Proprio la mancanza di ascolto ha potuto creare, un po’ ovunque, una distanza tra molti che non sanno neppure che cosa sia la Chiesa. Allora questo ci sta facendo scoprire la nostra vicinanza al Papa. Grazie per questo racconto degli impegno e delle difficoltà che incontriamo nella nostra vita di comunione”. Monsignor Miniero ha concluso esprimendo l’ansia e la volontà di unirsi alla comunità, in aiuto al suo arcivescovo per portare avanti questo cammino comune.

Città

Ecco come sarà la nuova piazza Castello voluta dalla giunta comunale

25 Nov 2022

Ecco come sarà la “nuova” piazza Castello. Con l’approvazione da parte della giunta Melucci del progetto definitivo, sarà avviata la conferenza di servizi cui seguirà, molto presto, la gara per il restyling completo di piazza Castello. Il nuovo progetto prevede: una grande area pedonale e pienamente accessibile, cinque giardini a tema, giochi d’acqua circolari “per citare lo scultore Nicola Carrino – si legge nella nota del Comune – che in un suo schizzo li immaginò intorno alle colonne doriche, sono i tratti salienti dell’idea progettuale partorita dall’architetto Dong Sub Bertin e dal team di professionisti incaricati di disegnare il nuovo assetto dell’area urbana che si sviluppa tra Palazzo di città, Castello aragonese e discesa Vasto”.

“Frutto del concorso bandito nel 2020 – ha spiegato il sindaco Rinaldo Melucci – il progetto restituirà a piazza Castello una dimensione più umana, più connessa alla Città Vecchia e porta ideale verso questo storico quartiere, anch’esso interessato da numerosi interventi di riqualificazione. Farà il paio con piazza Fontana, anch’essa presto oggetto di un intervento di riqualificazione, definendo gli estremi urbanistici dell’Isola”.

Da parte sua, l’assessore ai Lavori Pubblici Mattia Giorno, spiega: “Investiremo circa 1,3 milioni di euro per questi lavori e sarà un intervento significativo anche dal punto di vista della sostenibilità, considerando l’installazione di nuove alberature e aree verdi. Contiamo di recuperare anche il basolato esistente, oltre quello che eventualmente affiorerà durante gli scavi, anche per integrarlo a quello che realizzeremo lungo via Duomo. Andiamo spediti, insomma, per cambiare volto a questa porzione di città”.

Eventi a Taranto e provincia

Un progetto del Comune per ricordare Alessandro Leogrande a 5 anni dalla morte

23 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Sono state presentate, nel foyer del Teatro comunale Fusco le iniziative per celebrare la figura di Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista tarantino scomparso il 26 novembre 2017. A illustrare le iniziative, l’assessore alla Cultura, Fabiano Marti, e il direttore del Teatro Fusco, Michelangelo Busco, insieme a Michele Pennetti, caporedattore del “Corriere del Mezzogiorno”, giornale per cui Alessandro scriveva, Maria Giannico Leogrande, mamma del compianto scrittore, e Giovanni Guarino, operatore culturale e vicepresidente del Crest Taranto.

Alessandro lo sentiamo vicino ancora oggi – ha detto l’assessore Marti – negli occhi con cui guardiamo il nostro territorio, nell’amore per le nostre radici. Quest’opera, che va in scena nell’anniversario della sua scomparsa, vuol essere un degno tributo per colui che più di altri ha saputo narrare il capoluogo ionico, terra di frontiera e degli Ultimi di cui sempre sapeva prendere le parti. Siamo sicuri che anche il pubblico in sala riuscirà a far trasparire il proprio affetto verso Alessandro Leogrande.

Abbiamo scelto quest’anno di coniugare il progetto “Historiando” sulla figura di Alessandro Leogrande – ha detto Giovanni Guarino –. Il lavoro ha riguardato cinque scuole, l’Alfieri, la Bettolo, la De Carolis, la Martellotta e la Pirandello, in un abbraccio ideale a tutti i quartieri tarantini, ed è stato bello vedere e sentire più di cento ragazzi parlare e confrontarsi su un testo potente come quello de “La Frontiera”, adattato per un pubblico più giovane dalla penna di Nadia Terranova. Lo strumento del teatro si conferma vitale per il ricordo di Alessandro, del quale ci manca la visione del tessuto urbano di Taranto e la sua capacità di raccontare il territorio attraverso un punto di vista unico nel suo genere”.

Maria Giannico Leogrande, mamma di Alessandro, ha ringraziato il Comune e il Teatro Fusco –per aver riacceso i fari sulla figura del figlio e per aver scelto di dare il via alla propria stagione proprio nel ricordo di un ragazzo innamorato della Taranto di cui adorava parlare e narrare. “Sono passati ormai cinque anni – ha detto – ma il suo ricordo è vivo in me e in tutte le persone che gli hanno voluto bene. Rivedere Alessandro nelle strade su cui camminava, nella sua scuola, l’Archita, dove si è formato, è quanto di più bello possa esserci. Significa averlo ancora al nostro fianco».

Si partirà nella mattinata di sabato 26 novembre, con la chiusura del progetto Historiando, nato dalla collaborazione tra Comune e Crest. Il palco del Teatro Fusco vedrà protagonisti i ragazzi che metteranno in scena racconti tratti da “La Frontiera”. Nella serata di sabato 26 – con replica pomeridiana domenica 27-, inoltre, sempre nell’arena tarantina di via Giovinazzi, andrà in scena “Alessandro – Un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande”, opera di Gianluigi Gherzi e Francesco Saccomanno (quest’ultimo ne cura anche la regia) e recitata dal Teatro Koreja. Con questo spettacolo, che rientra nel cartellone della prosa del Fusco, realizzato con il Teatro Pubblico Pugliese, si dà ufficialmente il via alla stagione teatrale. A calcare il palco, oltre al regista, ci saranno anche Giorgia Cocozza, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic. Curatore del progetto e consulente artistico Salvatore Tramacere, coproduzione di Ura Teatro.

Lunedì 28 dalle 10,30 il progetto firmato da Koreja sarà presentato in esclusiva agli studenti del Liceo Archita, la scuola dove Alessandro Leogrande ha studiato.

 

Emergenze sociali

Anche a Taranto sabato 26 la Colletta alimentare per aiutare le famiglie in difficoltà

22 Nov 2022

Si terrà anche a Taranto, sabato 26 novembre, la 26ª Giornata nazionale della Colletta alimentare, l’iniziativa che il Banco alimentare organizza ogni anno l’ultimo sabato di novembre. Sabato prossimo, quindi, nei supermercati delle catene che a Taranto hanno aderito all’iniziativa, Lidl, Conad, Eurospin, Penny Market, Gruppo Megamark, Coop, incaricati autorizzati aiuteranno a comprare prodotti a lunga conservazione: omogeneizzati alla frutta, tonno e carne in scatola, olio, legumi, pelati da destinare ai bisognosi. L’iniziativa è stata presentata da Luigi Riso, presidente del Banco alimentare, comitato per la Puglia onlus, insieme a Luana Riso, assessore ai Sevizi sociali del Comune di Taranto, e Giuseppe Cavallo, progettista dell’App. Zero spreco Taranto, le consigliere comunali Patrizia Mignolo e Elena Pittaccio.

Oggi più che mai – ha sottolineato Luigi Riso – siamo impegnati sul fronte degli aiuti – continua Luigi Riso – da un lato il post Covid, dall’altro i rincari del grano, dell’olio di semi di girasoli e di soia, dovuti alla guerra nella vicina Ucraina, i costi dell’energia alle stelle, hanno reso il “mercato delle donazioni”, ancora più complesso e costoso. La Colletta alimentare non consente certo di risolvere il problema della povertà, né a Taranto, né in nessun posto, ma sicuramente rappresenta un aiuto concreto e tangibile ove la risposta sia corale”.

Luana Riso (omonimia solo di cognomi, ndr.) con il suo staff e il sindaco Rinaldo Melucci, hanno già fatto visita al Banco alimentare, attestando così la vicinanza del Comune di Taranto alle necessità dei più bisognosi. Ogni giorno il Banco Alimentare, struttura di primo livello nella distribuzione a quanti hanno bisogno, recupera eccedenze alimentari per distribuirle a strutture caritative che offrono pasti o pacchi alimentari a persone che vivono in difficoltà.

Il Banco alimentare, comitato per la Puglia onlus serve nella Regione, ben 170 strutture caritative dando assistenza a 52.000 persone bisognose, di cui ben 13.000 a Taranto. La Colletta Alimentare che si svolge contemporaneamente in tutt’Italia nei supermercati e centri commerciali che aderiscono all’iniziativa, dà la possibilità a tutti quanti di contribuire attraverso una spesa di qualsiasi prodotto di quelli indicati in tabella di aiutare i più bisognosi.

Nell’occasione della conferenza stampa il progettista Giuseppe Cavallo ha presentato la piattaforma e la web app “Zero Sprechi”, realizzate nell’ambito del progetto “Spreco Zero Taranto” che sta affrontando, per la prima volta sul nostro territorio in maniera sistemica, il problema dello spreco alimentare e farmaceutico. Tramite la web app tra questi soggetti si crea, con le iscrizioni libere e gratuite, una rete virtuosa: quando il donatore comunica la disponibilità di cibo indicando tipologia, quantità e scadenza, l’app avviserà gli operatori di questa opportunità.

Chi è interessato potrà prenotare il ritiro del cibo concordandone le modalità; in seguito potrà distribuirlo direttamente ai bisognosi o, in caso non sia organizzato per farlo, potrà conferire il cibo all’emporio solidale della rete del Progetto “Spreco Zero Taranto” da dove altri operatori, sempre avvisati dall’app, potranno ritirarlo per la distribuzione finale. Il sistema, inoltre, permette così il tracciamento e il monitoraggio di tutti i flussi mettendo a disposizione degli operatori una analisi del fenomeno della lotta allo spreco di cibo e di farmaci.

La piattaforma, raggiungibile sul sito www.sprecozeropuglia.it, è aperta a nuovi sviluppi e implementazioni con altre iniziative analoghe ed è a disposizione di tutti gli Enti del Terzo Settore, anche fuori dal territorio di Taranto. Il progetto “SprecoZeroTaranto”, finanziato dalla Regione Puglia mediante l’Avviso Pubblico “2018 Sprechi alimentari” con risorse del ministero del Lavoro (L.R. 13/2017), vede, con capofila il Comune di Taranto, operare insieme un ampio partenariato composto da Amici di Manaus, Apmarr, Europa Solidale Onlus, Banco Alimentare, La Rosa Srls, Aps T.R.O.I.S.I. Project, Noi e Voi, Federconsumatori.

È possibile sostenere il Banco Alimentare durante tutto l’anno, quando vuoi e come vuoi: Iban IT48Z0306909606100000005157 Banca Intesa san Paolo Iban IT96W0760115800001005373657 Banco Posta – causale -sostegno attività di recupero generi alimentari per indigenti.

Otium

Nelle sale del Crac Puglia la presentazione del libro “Futurvesuvio” di Massimo Bignardi

21 Nov 2022

Riprendono i TALKinCrac, promossi e organizzati dal Crac Puglia (Centro di Ricerca Arte
Contemporanea) nel proprio spazio, in corso Vittorio Emanuele II, n. 17. Mercoledì 23 novembre, alle ore 18.30, presentazione del volume di Massimo Bignardi “Futurvesuvio. Futurismo e futuristi in Campania 1910-1924” (Francesco D’Amato Editore, 2022).
Con questo nuovo appuntamento il CRAC Puglia vuole proporre, ancora una volta, una serie di esperienze
costruttive e di confronto con i linguaggi artistici della contemporaneità, dialoghi e scambi tra pubblico e noti
addetti ai lavori.
Il volume di Massimo Bignardi rilegge, a distanza di tre decenni, le vicende e i protagonisti del Futurismo in
Campania, disegnando una traccia storico-critica che, dalla “serata futurista” tenutasi al teatro Mercadante,
nel 1910, va alla mostra del 1914, allestita nella galleria napoletana di Giuseppe Sprovieri, al Manifesto
futurista di Boccioni ai Pittori Meridionali, apparso sulla rivista Vela latina, nel 1916; dai soggiorni tra
Napoli, Capri e Positano di Depero e Prampolini, sul finire del decennio, alla “serata” salernitana del
settembre del 1922. Ai saggi, che ricostruiscono in chiave diacronica un profilo delle vicende, degli
attraversamenti e delle presenze futuriste in area campana, fa seguito un’antologia di testi e di documenti
complementari alla prima parte del volume.
Dopo i saluti dell’Assessore alla Cultura del Comune di Taranto Fabiano Marti, introdurrà l’incontro il prof.
Giulio De Mitri (Presidente del comitato scientifico del CRAC Puglia). Relazioneranno sul volume la
prof.ssa Anna d’Elia (storica e critica d’arte) e il prof. Roberto Lacarbonara (Critico d’arte e docente di
Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Lecce). La serata si concluderà con un
intervento dell’avv.to Annalisa Adamo (presidente dell’Associazione #Ante Litteram). Sarà presente
l’autore.
L’occasione sarà propizia, anche, per visitare le mostre “Ettore Sordini. Opere anni ‘60-70” e la collettiva
“Opera & Opera. Omaggio a Mario Lodi”, entrambe aperte al pubblico sino al 30 novembre 2022.

Politica italiana

Il governo fa Robin Hood al contrario: toglie ai poveri per dare ai ricchi

21 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Tutti gli indizi che vengono dal governo vanno chiaramente contro le fasce più deboli, contrariamente a quello che proclama il suo presidente. Non ci interessa il colore politico perché proviamo a tenerci sull’insegnamento di Gesù Cristo: “L’albero si riconosce dai frutti”. E i frutti che stanno maturando sono tutti di segno negativo. Partiamo dal contante: solo la mancanza del requisito di urgenza ha impedito l’immediata attuazione, ma è evidente e palese che la circolazione del contante, che tornerà presto, favorisce l’evasione fiscale e l’uso del denaro per fini illegali: è freschissima la notizia che in Italia girano più banconote da cinquecento euro di quelle che vengono immesse. Passiamo alla flat tax per le partite Iva: il tetto della tassazione fissa al 15% è esteso fino a 85.000. Invece i dipendenti che guadagnano la stessa somma, 85.000 euro cioè, pagano quasi metà del reddito in tasse, proprio per finanziare gli evasori. Andiamo avanti: si toglierà il reddito di cittadinanza a chi può lavorare a prescindere se un lavoro esiste. Se uno può lavorare ma il lavoro non lo trova si arrangia! Anche se mantiene una famiglia. È assurdo.

Poi, siccome Salvini si è fissato con le pensioni e non ci sono soldi per anticiparle arriva a tagliare gli aumenti previsti per l’inflazione alle pensioni al di sopra dei 2.000 euro per finanziarli! A dir poco aberrante! Non stiamo parlando delle rendite o di vitalizi, ma di semplici pensioni di gente che ha lavorato anche più di 40 anni. Che dire dei bonus ai gemelli e non ai fratelli che si distanziano di un anno! E l’idea quantomeno bizzarra di finanziare i giovani evasori fiscali che si sposano in Chiesa? Già…perché solo gli evasori fiscali in Italia dichiarano un reddito inferiore a 25.000 euro! E il rientro agevolato dei capitali esportati illegalmente? E la sanatoria per le cartelle dei furbi che non hanno pagato quanto dovevano? E che dire del taglio al cune fiscale che andrà quasi tutto a vantaggio degli imprenditori?

Si tratta di provvedimenti che, come si può notare, sono l’esatto contrario di una visione democratica e solidaristica dell’economia. Del resto è noto che un importante leader politico, oggi un po’ superato, disse, qualche anno fa, che solo i fessi pagano le tasse! Non è neppure così! Le pagano solo i dipendenti che non possono farne a meno. Se non ci fosse il sostituto d’imposta, cioè l’iniqua trattenuta alla fonte, forse non le pagherebbero neanche loro e forse forse…. non avrebbero tutti i torti.

Chissà fino a quando reggerà la pazienza dei veri tartassati. E  non parliamo di autonomia differenziata! Come la vuole la Lega sarebbe peggio della secessione!

Vita sociale

Acciaio: “Mittal usa i lavoratori come scudo umano per ricattare il governo”. Sciopero e manifestazione

21 Nov 2022

di Silvano Trevisani

“Mittal continua ad utilizzare migliaia di lavoratori della nostra comunità come scudo umano per i propri interessi, per i continui ricatti e pretesti adottati nei confronti del governo italiano”. Per questo i lavoratori sono sul piede di guerra e intendono coinvolgere le istituzioni italiane a tutti i livelli e ieri lo hanno dichiarato al sindaco e presidente della Provincia Rinaldo Melucci, nell’incontro che ha concluso la prima fase della manifestazione. È partita ieri alle prime ore, la mobilitazione generale su cui i lavoratori dell’Ilva puntano per destare l’attenzione della politica e della società su futuro dell’acciaio italiano e dello stabilimento più grande d’Europa, che è poi quello di Taranto. Lo stabilimento è sul punto di cedere definitivamente – hanno gridato i lavoratori e i sindacati – e se si spegne non si riaccende più. Perciò si chiede al Governo di usare tutta la forza per fare in modo che la decisione sulle 145 ditte dell’appalto rientri prima possibile.

La mobilitazione viene articolata, nella prima delle giornate di sciopero proclamato per complessive 48 ore, su tre turni di otto ore con presidi e un corteo è partito dalla portineria tubificio per raggiungere i lavoratori dell’appalto, da dove ha proseguito verso le altre portinerie D ed A per giungere davanti alla portineria Direzione.

A conclusione dell’incontro, il sindaco e presidente della Provincia Melucci e tutte le sigle sindacali della varie categoria che via hanno preso parte, hanno ribadito congiuntamente le priorità da perseguire, a partire dall’acquisizione, da parte dello Stato, del controllo e della gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l’accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, anticipandola da subito, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi pubblici e la loro destinazione. Inoltre si richiede il ritiro, da parte dei Acciaierie d’Italia, del provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell’indotto.

“Il Governo – si legge nel documento conclusivo – deve costituire un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per subordinare i suddetti finanziamenti ad un indirizzo chiaro da un punto di vista ambientale, sanitario, industriale e occupazionale prevedendo un monitoraggio costante a tutela del rispetto delle condizioni di salute e sicurezza all’interno del sito produttivo di Taranto. Infine: il Governo deve garantire la prospettiva occupazionale dei lavoratori Ilva in AS, emettendo nel frattempo il decreto apposito in legge di bilancio riguardante il rifinanziamento dell’integrazione salariale alla cigs, così come previsto da due accordi ministeriali in essere”.

Tra i lavoratori c’è molta tensione che viene suddivisa tra l’azienda, che non ha mai mostrato vero interesse nella ripresa produttiva e i governi che si sono susseguiti in questi dieci anni.

“Finora – ci dice Giovanni, in cassa integrazione in Ilva AS – abbiamo visto solo mettere delle toppe a un vestito che si strappa da tutte le parti, ma che tra l’altro è corto e non può coprire tutte le vergogne”.

“Le nostre famiglie stanno vivendo momenti drammatici – lamenta Cosimo, dipendente di una ditta dell’appalto – Io non ho avuto il coraggio di dire ai miei che sono rimasto fuori dalla fabbrica, speravo, dopo l’incontro di Roma, che il problema sarebbe stato risolto. Ma ora sanno tutto e io non so più cosa rispondere”.

“Bisogna tutelare i lavoratori di Ilva in Amministrazione straordinaria – sottolnea Vincenzo la neve, rsu della Fim-Cils -, che da oggi sono tutelati dall’accordo del 6 settembre 2018. Quello è il faro per le organizzazioni sindacati di questa vertenza. Guai a cancellarlo”

Il Principato di Taranto: un convegno ha cercato di fare luce su quel periodo poco noto

18 Nov 2022

di Silvano Trevisani

È stato presentato, nel Salone degli specchi di Palazzo di città, il volume, edito da Scorpione, degli atti del convegno che aveva per titolo “Il principato di Taranto tra storia e storiografia”, che si svolse, prima della pandemia, il 16 e 17 novembre del 2019 a Taranto e a Galatina. Vi prese parte anche Andreas Kiesewetter, insegne studioso medievista tedesco, profondo conoscitore della storia dell’Italia Meridionale, che si è spento nell’ottobre 2021 a cui il volume è stato dedicato. Ideatore e promotore di questo convegno – ci spiega Franca Poretti, presidente della delegazione tarantina dell‘Associazione italiana di cultura classica – fu il professore Cosimo Damiano Fonseca in seguito alla pubblicazione di un poema inedito un poema del XV secolo intitolato “Tarantina” di Fosco Paracleto da Corneto che era incentrato sul principe di Taranto Del Balzo Orsini.

“Il filo rosso di questo libro – ci spiega Franca Poretti, che ha aperto l’incontro di presentazione – è costituito dalla figura di Giovanni Antonio Orsini del Balzo e dagli anni in cui fu lui principe di Taranto. Investito del titolo nel 1420 si spense, a quanto ne sappiamo, tra il 14 e il 15 novembre nel 1463. Nell’articolo di Kiesewetter si tratta la questione territoriale e dei suoi domini che, anno dopo anno, divennero talmente numerosi da costituire quasi uno stato nello stato. Anche Benedetto Croce diceva che Giovanni Antonio poteva andare da Napoli a Leuca senza mai fermarsi in una terra che non fosse sua”.

L’incontro è stato aperto dall’intervento di Fonseca che, dopo aver ricordato gli studi sul Principato, ha sottolineato come gli studi su questo importante capitolo di storia siano stati finora carenti e che anche la stessa toponomastica mostra le lacune e dimenticanze delle nostre stesse comunità. Lo storico Giovangualberto Carducci ha innanzi tutto ricordato la figura di Kiesewetter, che aveva ormai da anni una consuetudine di rapporti con gli studiosi pugliesi e con Taranto in particolare, avendo iniziato a occuparsi del Regno napoletano degli aragonesi, e poi ha riepilogato il percorso storico del Principato, durato oltre tre secoli e passato, pur senza continuità, attraverso quattro periodi storici, a partire dal dominio normanno, per passare a quello svevo e a quello angioino. Ma è stato proprio con gli Orsini del Balzo che il principato visse il suo periodo di maggiore espansione e ambizione.

L’estensione dei domini è il punto di partenza della relazione del professor Somaini che ipotizza appunto un progetto fattuale di Giovanni Antonio che ambiva a costituire uno stato indipendente dal Regno di Napoli, senza ovviamente riuscirci. Ma che fosse nei suoi progetti, lo dimostrerebbe il fatto che egli dotò le varie città appartenenti al Principato di Taranto, che erano numerosissime, e che comprendeva la Terra d’Otranto, quasi tutta la Terra di Bari, la Capitanata, parte della Basilicata, insomma un vastissimo territorio, dei distretti erariali, di una cancelleria, una tesoreria, una zecca. Sotto di lui non c’era più l’effige de re di Napoli sulle monete ma la propria. L’ipotesi che possa aver pensato a uno stato indipendente, autonomo non è peregrina. Somaini paragona questo progetto di Giovanni Antonio ai vari stati che più o meno contemporaneamente si stavano formando non solo in Italia: lo stato Visconteo, Venezia, Firenze, quello sforzesco, ma anche quello che accadeva in Francia, con la Borgogna. Il principe tendeva, inoltre, ad appropriarsi dei domini che rimanevano senza vassallo.

Pasquale Corsi, medievista e presidente della Società di Storia patria per la Puglia, ha approfondito attraverso ricerche archivistiche, il rapporto di Altamura con gli angioini prima e gli aragonesi poi, luogo in cui finì i suoi giorni Giovanni Antonio Orsini del Balzo, ultimo principe di Taranto – ancora incerto se morì di febbre quartana o ucciso da emissari del re Ferrante d’Aragona o da suoi uomini di fiducia che lo tradirono; ad avvalorare la tesi dell’omicidio il fatto che i presunti assassini ricevettero doni e incarichi da Ferrante dopo la morte del principe, e l’intera comunità di Altamura ottenne concessioni e privilegi dal re;

Sono poi seguiti gli interventi di Vittoria Tomassetti, già presidente dell’Associazione Amici dei Musei, che coordinò il convegno di Galatina, e José Minervini, presidente della Società Dante Alighieri, comitato di Taranto, narratrice della vita di Maria d’Enghien tra storia e leggenda, condotta attraverso la lettura dei Diurnali del duca di Monteleone, in primis, poi delle opere di studiosi dal ‘700 in poi (Merodio, Croce, De Vincentiis, Cutolo), infine, dei recenti studi approfonditi di Kiesewetter.

La manifestazione è stata chiusa dallo storico ed editore Piero Massafra.

Vita sociale

Ex Ilva: il Governo dà solo assicurazioni ma per ora si sciopera ancora

17 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Se un dato incoraggiante lo ha fornito l’incontro svoltosi al ministero per le Imprese e il Made in Italy è tutto nella disponibilità mostrata dal governo, ed espressa nell’incontro con le segreterie nazionali di Fio, Fiom e Uilm dal ministro Adolfo Urso. Acciaierie d’Italia, infatti, non si è presentata e tutto è stato rimandato a un nuovo incontro e così si è deciso di tornare a scioperare. Siamo, ancora una volta, alle dichiarazioni d’intenti e alle belle parole ma, di fatto, a dieci anni dal “caso Ilva”, non si fa che accumulare una lunga serie di errori e di battute a vuoto. Un grave errore, e su questo giornale lo abbiamo scritto sin dal primo momento, è stata la vendita dell’azienda, per altro a una cordata capeggiata da un imprenditore indiano che non brilla, a livello internazionale, per la tenuta degli impianti e la gestione delle maestranze, ma anche per i giochi di prestigio equilibristici che compie con insediamenti e quote di produzione. Una volta che ci si è resi conto di questa situazione, si è corsi ai ripari realizzando una nuova azienda le cui maggioranza dovrebbe passare nelle mani pubbliche, il che non avviene ancora per una serie di ostacoli e ritardi procedurali e giudiziari. E così Acciaierie d’Italia, che è la nuova azienda che nasce dalle ceneri di Ilva, nonostante i nuovi cospicui stanziamenti decisi dal governo, in attesa delle misure idonee all’acquisizione e all’avvio della ambientalizzazione, continua con le politiche di tagli invece di puntare alla ripresa, così come aveva assicurato anche il governo Draghi.

“L’incontro al ministero per le Imprese e il Made in Italy, – si legge infatti in una nota congiunta – se ha consentito di verificare rinnovata una disponibilità del governo a considerare la vertenza di Acciaierie d’Italia centrale e strategica per l’insieme dell’industria manifatturiera in Italia, non ha però consentito di fare concreti passi avanti per quanto riguarda il merito delle questioni aperte, non fosse altro per l’assenza dell’azienda al tavolo”.

Per queste ragioni le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm hanno deciso di proclamare per lunedì 21 novembre uno sciopero generale in tutti gli stabilimenti del gruppo di 4 ore, la cui gestione è demandata alle RSU e alle strutture territoriali di riferimento, a sostegno delle proposte e rivendicazioni che così sono elencate: “lo Stato acquisisca il controllo e la gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l’accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi e la loro destinazione; Acciaierie d’Italia ritiri il provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell’indotto; il Governo sia garante di un riequilibrio delle relazioni sindacali all’interno del Gruppo ADI oggi assenti; il Governo costituisca un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per garantire la risalita produttiva e la rinegoziazione del mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria; sia confermata da parte del Ministero del Lavoro, l’integrazione al reddito per i lavoratori Ilva in A.S; siano garantire le condizioni di salute e sicurezza in tutti gli stabilimenti”.

Vita sociale

Corvace (Città sostenibile): “Sottozona 32” non va edificata neanche in parte: ecco perché

15 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Leonardo Corvace: ecco perché è sbagliato

edificare tutta o parte della “sottozona 32”

La vicenda della “Sottozona 32”, ovvero l’area che si estende da via Speziale fin oltre il centro commerciale “Porte dello Jonio”, costeggiando Cimino, è sempre al centro dell’attenzione per via dei progetti urbanistici che la riguardano e l’importanza che il suo destino assume per la città. Abbiamo riportato, ieri, la notizia della costituzione del Comitato città sostenibile, nato con l’adesione di diverse sigle e singoli cittadini, proprio allo scopo di sventare la cementificazione di tutto o di parte di quel territorio, consapevoli che le dinamiche edilizie sono da sempre i problemi più delicati e rischiosi di cui gli enti locali sono chiamati a occuparsi. Del resto è anche noto che il Comune ha recentemente affidato l’incarico per la realizzazione del nuovo Pug all’architetto Francesco Karrer dell’Università La Sapienza.

Di questa “battaglia” per evitare la cementificazione della Sottozona 32, che in realtà è sotto la lente degli speculatori da alcuni decenni, abbiamo parlato con Leonardo Corvace, ambientalista per molti anni alla guida di Legambiente Taranto, ma da sempre in prima linea per la difesa dell’ambiente e del territorio e che è stato tra gli ispiratori dell’esposto contro il progetto di porticciolo turistico in zona Blandamura.

Dopo le prime prese di posizione contro il progetto della sottozona il sindaco ha proposto una nuova delibera. Cosa cambia?

La nuova delibera approvata in giunta modifica quella precedente che faceva già una divisione della Sottozona, ma non è che la situazione migliori tanto, perché il riferimento diventa più generico ma in realtà si parla più concretamente di queste strutture a servizio dell’ospedale. Sul tappeto, a livello progettuale, vi sono i progetti dei fratelli Marchetti che sono momentaneamente accantonati, ma comunque citati nell’ultima delibera e che prevedono la realizzazione di capannoni a ridosso di via Speziale, uno per Leroy Merlin e l’altro è Decatlhon, che ha già il suo spazio nell’ex Auchan e poi altri tre capannoni per strutture produttive minori. La parte che viene indicata anche se sul piano generico, si riferisce all’altro progetto che è sul tappeto che è il “Leonida”, più “pesante” che prevede un grande parcheggio davanti a Cimino

In cosa consisterebbe concretamente l’intervento?

L’attuale area verrebbe cementificata e ridotta a parcheggio, poi verrebbe realizzata una “porta”, una sorta di struttura scenografica che rappresenta un ingresso al complesso da realizzare e poi, via via, gli interventi sarebbero a ridosso dell’ex Auchan, prospicienti al carcere. Quel progetto prevede una serie di servizi: laboratori, rsa, residenze e altre strutture similari che sembrano essere quelle a cui il sindaco si riferisce. Allo stato attuale non vi sono altre progettazioni.

Ma voi vi opponete a ogni tipo di edificazione.

Certo, la posizione mia e quella del comitato è la contrarietà a ogni tipo di edificazione, in una città iperedificata e in continua decrescita. Servizi al nuovo ospedale? Ma abbiamo l’esempio del Miulli di Acquaviva, un ospedale notoriamente funzionante che sta nella campagna e che intorno non ha niente. E che anche per questo, è facilmente, un po’ come l’Ospedale Nord. Il problema è quello di prevedere trasporti veloci per arrivarci piuttosto che realizzare strutture a disposizione di studenti fuori sede o parenti di degenti che verrebbero “depositati” in piena compagna senza avere nessun rapporto col resto della città. É un’idea sbagliata. Lo dimostra la positività dell’esperienza della facoltà di giurisprudenza in Città vecchia che ha un’ottima frequentazione pur essendo apparentemente isolata.

Vi è anche da dire, poi, che la zona compresa tra viale Unicef e via Speziale presenta attualmente tanti vuoti. Se proprio si vuole realizzare qualcosa non è che manchino gli spazi. Basta farsi un giro e ci si rende conto di quanti spazi ci siano senza andare a invadere quella zona. Che tra l’altro è prospiciente il parco di Mar Piccolo.

Che è stato istituito nel settembre 2020 ma è rimasto lettera morta.

Proprio così. Il Comune di Taranto non ha dato corso agli adempimenti, mentre a quest’ora avremmo dovuto avere il comitato di gestione costituito dai Comuni che rientrano nel parco. Si sarebbe dovuto dar vita a tutto l’iter per l’approvazione del piano del parco, che a sua volta dovrebbe essere la bussola che dovrebbe governare tutti gli interventi di quel territorio. Visto che si parla tanto di ambiente e di turismo! Sta succedendo esattamente il contrario: è il cemento che va verso il Mar Piccolo, quando dovrebbe essere il Parco del Mar Piccolo a condizionare tutta quella zona.

Torna forse, a questo punto, la domanda sulla necessità di costruire in quel punto un nuovo ospedale con tutti i presidi ospedalieri già sparsi per la città.

Quello è il bubbone di partenza: aver realizzato un nuovo ospedale il quel territorio pare un’operazione puramente speculativa. Ne ho scritto e parlato spesso in passato. Ma ora non è che a un errore bisogna rimediare con altri errori. Per altro, vogliono creare nuove infrastrutture per l’ospedale ma non hanno ancora deciso cosa fare di quello che c’è. Del SS. Annunziata cosa vogliono farne? Sì dicono tante cose e alcune sciocchezza. E poi: il corso di medicina l’hanno appena insediato a piazza Ebalia, come si va a pensare a nuove sedi, per quanti studenti, poi? E quanti fuori sede? Non si può andare avanti così. Improvvisando in maniera confusa e pericolosa.

Libri

L’ultima raccolta di poesie di José Minvervini: la parola poetica che è passione e dolore

14 Nov 2022

Scrive poesie dall’adolescenza e da allora segue con interesse quanto nel mondo della letteratura e della poesia accade. Come ha fatto per anni anche per il “Nuovo Dialogo”. Ma lo fa senza lasciarsi sedurre dalle mode, mantenendo una sua costante fiducia nella capacità descrittiva e esplicativa della parola poetica. Il compito del poeta, sostiene, è quello di trasmettere i suoi versi cui affida i suoi sentimenti, le sue convinzioni, e per poterlo fare deve mantenere una accessibilità pur nella complessità del linguaggio.

È una poesia elegiaca, con forti tratti lirici, quella che José Minervini ama comporre vorsi e la sua strada editoriale, che è fatta anche di molti saggi letterari e storici e in particolare di molti scritti danteschi, giunge ora a una nuova tappa, segnata dal suo quinto libro: Voce dei verbi, edito, come i tre precedenti, dall’editore Scorpione.

A dieci anni di distanza dal precedente, Di Taras i canti, volume incentrato sul ricchissimo patrimonio storico archeologico conservato nel Museo nazionale di Taranto, (e la plaquette Tempo profondo, dedicata a una riflessione spirituale) con quest’ultimo volume torna ai temi a lei cari o li recupera, avendoli selezionati tra i tanti da lei scritti tra gli anni Ottanta e l’anno in corso: il mondo degli affetti e il dramma del distacco (particolarmente intense sono le poesie dedicate al padre scomparso anni fa), il passare del tempo e il persistere dei valori fondamentali, i rimandi letterari, la realtà circostante, con i suoi problemi e le sue realtà.

È la stessa autrice a mettere in evidenza la struttura circolare della silloge “che inizia e si conclude nel nome della Madre, cioè della Vita, infinito ritorno, e che comprende, dopo la dedica, quasi un tentativo maldestro di poema, l’esposizione del tema ricorrente – la parola poetica che è passione dolore – e l’invocazione non alla Musa, ma allo Spirito pentecostale che dona parole fiammanti di poesia, nate dal silenzio, cioè dal raccoglimento interiore dell’anima che si fa cappella”.

Il titolo è un esercizio letterario che si estrinseca nella profilazione dei capitoli, che prendono tutti movimento dal verbo ordinatore e che rappresentano, di volta in volta, l’azione di fuggire, ricordare, finire, contemplare, leggere, lavorare, scrivere.

Intensi i versi sentimentali: “Dimmi, amore mio, dimmi che il tempo / ha spezzato i suoi perfidi orologi, / che abbiamo attraversato gli anni a guado / e bruciato le anagrafi e le date (…) che importa se mi guardi / dal colmo dell’estate? / Se disti da me lo spazio di una vita? …” (da “Voce del verbo contemplare” 13)

Altrettanto intensi, ma in maniera diversa, i versi della raccolta “Voce del verbo lavorare”, che hanno cenni di elaborazione più attualistica, fino al linguaggio quasi automatico di “Appunti per recensioni di spettacoli”: “…Malinconia, iridescenza di luci; / lo speaker, il garbo del giovane colto. / Il pianoforte è bianco (i nome dello sponsor) / ritorno d’immagine della compagnia… / Geometria dei suoni. / Veli e voli. Vedi Lorca. / Lorca? L’orsa. / Vaghe stelle dell’orsa io no credea… / Tre cartelle: sufficit. Domani h. 10…”.

La sua selezione, in un ampio ventaglio di composizioni scritte dagli Ottanta a oggi segue una logica narrativa precisa, ma lascia intravedere che presto altre raccolte potranno apparire.