L'argomento

Le elezioni ci trovano impreparati
di fronte a un Paese più spaccato

Il leader del M5s, Giuseppe Conte nel Foggiano a San Nicandro Garganico, Cerignola, Melfi, 19 settembre 2021. ANSA/Facebook Giuseppe Conte + ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +
21 Set 2022

di Silvano Trevisani

Siamo ormai prossimi al voto. Cominciamo col dire che la legge elettorale con la quale andiamo a votare, il ‘Rosatellum’, è una cattiva legge, che modifica, ma in peggio, la precedente legge “Italicum”, dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Tutte le leggi elettorali succedutesi nel tempo, a partire dal “Mattarellum”, passando per il “Porcellum” perseguivano l’obiettivo di rafforzare le maggioranze che le varavano, ma non ci sono mai riuscite, finendo col favorire proprio gli avversari (il primo fu D’Alema, l’ultimo è stato Renzi) e soprattutto non riuscendo mai a dare stabilità attraverso il perseguito e tanto decantato sistema maggioritario e al bipolarismo, che non sono proprio nelle corde degli italiani. Tant’è vero che nei trent’anni della cosiddetta seconda Repubblica la durata di coalizioni di maggioranza è stata un’assoluta rarità salvo spegnersi, poi, se non per motivi politici per dissesti economici.

Il sistema elettorale ha nella scelta dei candidati l’anello più drammatico, il primo motivo di allontanamento degli elettori dalle urne. I candidati sono calati dall’alto, molto spesso non sono del territorio e vengono scelti solo per fedeltà alle dirigenze nazionali e non certo per risolvere i problemi locali, a volt per aggravarli. È vero che un tempo il contatto parlamentare-elettore alimentava comportamenti clientelari, accanto però a un “controllo democratico” sul comportamento politico dell’eletto, che doveva dar conto del proprio lavoro; ma è ancora più vero che “l’allontanamento” tra parlamentare e territorio non ha prodotto una classe politica più onesta, come dimostrano tutti i dati e gli studi di settore.

Un altro motivo fondamentale dell’astensionismo è nel disinteresse che i partiti dimostrano nei confronti dei problemi di gran parte del popolo italiano. Secondo gli esperti, sono circa 14 milioni gli italiani di cui non si occupa nessun programma elettorale, almeno nei partiti tradizionali. E che potrebbero astenersi I poveri, i disoccupati, i diseredati, i migranti abbandonati alla clandestinità, i lavoratori a bassissimo reddito sono del tutto assenti nei programmi elettorali e risultano quasi un “fastidio” da cui liberarsi.

Mi rendo conto che analizzare per sommi capi la situazione può dar adito a un certo massimalismo, ma a leggere bene tra i programmi e i comportamenti dei partiti, sembra che vi siano due grossi blocchi che tagliano il Paese in due e che fanno riferimento, da una parte, a chi paga le tasse, essendovi costretto perché lavoratore dipendente; dall’altra a chi evade e vuole essere protetto in questo sul atteggiamento.

Chi paga le tasse è attento allo stato sociale, alla sanità che mantiene con i propri soldi, chiede salari più umani, dato che quelli italiani sono i più bassi d’Europa. Chi non paga le tasse, e si tratta di una metà precisa del Paese, quella parassitaria che se la passa meglio, chiede strumenti per persistere nel privilegio, non vuole la riforma fiscale, non vuole l’adeguamento del catasto, non vuole la revisione delle concessioni balneari, vuole l’abolizione del reddito di cittadinanza, e così via.

Se ne desume anche un taglio orizzontale del Paese: il Nord corre e vuole continuare a correre con l’autonomia differenziata, il Sud decresce, economicamente e socialmente perché i giovani sono rapiti verso il Nord e gli stati esteri. I partiti del Nord che vengono a pescare al Sud non guardano ai più poveri ma a coloro che vorrebbero essere nelle condizioni del Nord pur continuando a vivere al Sud.

Il reddito di cittadinanza è messo sotto costante assedio attraverso bugie ripetute. Ammetto di essere stato anch’io tra i detrattori dell’attuale sistema, ma non per il sostegno economico bensì per la pretesa, introdotta proditoriamente da qualcuno, di trasformare il reddito in un politica attiva del lavoro: un’assurdità quando quel lavoro non c’è! Poi potremo spiegare, avendo più spazio, perché fanno ridere coloro che dicono che i ragazzi preferiscono stare sul divano a godersi il reddito invece che andare a fare i camerieri. È una sciocchezza madornale: nessun ragazzo percepisce il reddito se vive nella casa dei genitori! Se invece è capofamiglia ha diritto a un lavoro e non a un ricatto.

Un’attenzione a parte lo merita, a mio parere, Mario Draghi che è stato premiato dagli Stati Uniti a conferma che tutto quel che sta avvenendo in Italia da qualche anno a questa parte (e non anche prima?) viene attentamente pianificato all’estero.

Se Draghi fosse stato quel grande statista che si è detto, non non ci sarebbe l’enorme travaso di voti in corso dalla Lega, che ha sostenuto il suo governo, a Fratelli d’Italia, che invece lo ha (almeno pubblicamente) osteggiato. Basta questo a dimostrare che le cose non stanno così e che gli italiani vogliono e devono essere governati dai politici che si scelgono, anche se questi non piacciono molto agli amici stranieri, perché sono loro la giusta espressione. Da bambino, al mio paese, mi hanno insegnato che: “Ogni parrocchia ha il parroco che si merita!”. Allora cerchiamo di meritare politici migliori cominciando a essere cittadini migliori!

Hic et Nunc

Rinaldo Melucci eletto presidente della Provincia con voto plebiscitario. Ora dovrà lavorare… il doppio

19 Set 2022

di Silvano Trevisani

Com’era facilmente prevedibile, Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto, è stato eletto presidente della Provincia, succedendo così a Giovanni Gugliotti, ex sindaco di Castellaneta, il cui mandato era scaduto circa due mesi fa. Come si ricorderà, Gugliotti aveva battuto nelle precedenti elezioni dell’ottobre 2018 Melucci che, in quel caso, non aveva digerito il comportamento di molti suoi stessi consiglieri comunali, che sarebbero dovuti risultare suoi sostenitori e, per protesta, si era dimesso ma poi ritirando le dimissioni nei termini previsti. A quattro anni di distanza tutto sembra cambiato e di Gugliotti, che era sembrato destinato a una grande carriera politica, che mirava anche alla poltrona di sindaco di Taranto, si sono già perse le tracce.

Melucci, per la cronaca, ha ottenuto 62.004 voti su 257 schede raggiungendo l’83,5% delle preferenze, mentre l’altro candidato, il consigliere Ignazio Punzi di Montemesola, ha totalizzato 12.217 su 76 schede pari al 16,55% delle preferenze. Ricordiamo che, essendo quelle provinciali elezioni di secondo livello, votano solo i rappresentanti designati dai Comuni.

Ma il maggior competitor di quest’ultima tornata è stato, in un certo senso, il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, che nelle amministrative del 2021 era stato rieletto a stragrande maggioranza nella sua città e che godeva, come lo stesso Melucci, del sostegno di Michele Emiliano. Ma l’indisponibilità di Melucci e suoi alleati ad accogliere l’istanza di D’Alò, che era stato il creatore di Sud in movimento, l’organizzazione civica poi divenuta una lista di sinistra ma in aperta opposizione con il Pd, aveva portato alle dimissioni del consigliere provinciale espresso dalla città delle ceramiche, Aurelio Marangella e alla posizione critica dell’elettorato di secondo livello grottagliese. Una posizione che crea una certa frattura all’interno dell’asse di Emiliano, che aveva sostenuto anche D’Alò nelle ultime elezioni, persino in opposizione alla linea del Pd di Grottaglie, che ha espresso la candidatura sindaco del regista e attore Alfredo Traversa, non premiata dalla sua città. Emiliano, inoltre, ed è questo che ha corroborato la pretesa del sindaco di Grottaglie, avrebbe promesso proprio a D’Alò la presidenza della Provincia due anni fa, salvo ripensarci e indicare Melucci. Insomma, per D’Alò non sarebbe la prima grave incomprensione con Emiliano che, anche nelle precedenti amministrative del 2016, aveva pubblicamente assicurato a D’Alò che nessuno avrebbe toccato l’ospedale di Grottaglie e che si sarebbe battuto per l’aeroporto: impegni entrambi disattesi, con grande scorno per la sua città. Che soprattutto a sinistra non ha gradito l’improvviso riavvicinamento tra D’Alò ed Emiliano.

La carica di presidente dell’ente Provincia che, nonostante lo scellerato dimezzamento operato dal governo Monti, che voleva sopprimere le province ma non poteva farlo del tutto in virtù del dettato costituzionale (che avrebbe perciò richiesto una revisione della stessa Costituzione) risulterà molto impegnativa, se attuata da Melucci con lo stesso slancio totalizzante che sta utilizzato per la poltrona di sindaco, ma la coincidenza delle due cariche potrà risultate utile, pur con tutti i rischi politici sempre incombenti in queste situazioni. La Provincia, infatti, dopo la riforma del 2016, ha ancora competenze fondamentali in materia di strade provinciali, edilizia scolastica, pianificazione della rete scolastica, assistenza tecnico-amministrativa ai Comuni, pianificazione territoriale, tutela dell’ambiente, difesa del suolo e delle risorse idriche, pianificazione produttiva, trasporti, pari opportunità, e così via.

In questo senso molte sono le possibilità di sviluppo legate a una corretta collaborazione tra le istituzioni che, diciamolo con franchezza, negli ultimi anni non ha funzionato. Molto ci si attende dal nuovo presidente che, concentrando su di sé le due più importanti cariche dalla provincia di Taranto e godendo di un sostegno incondizionato da parte dell’elettorato, potrà agire con grande tempestività.

Hic et Nunc

Presentato il 20° Giovanni Paisiello Festival dedicato alla scuola musicale napoletana

19 Set 2022

di Silvano Trevisani

È stata presentata alla stampa, nel chiostro del Conservatorio Giovanni Paisiello, freschissimo di statalizzazione, la ventesima edizione del Giovanni Paisiello Festival, che di terrà a Taranto dal 30 settembre al 20 ottobre. All’incontro hanno preso parte il direttore del festival, Lorenzo Mattei, il direttore del Conservatorio Paisiello, Gabriele Maggi, l’assessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti e il presidente dell’associazione Amici della Musica “Arcangelo Speranza”, che promuove e organizza il Festival, Paolo Ruta, che hanno sottolineato l’importanza di un evento che quest’anno tocca un traguardo importante. L’evento intitolato al grande compositore nato a Taranto nel 1740, infatti, giunge quest’anno alla ventesima edizione, un traguardo di tutto rispetto che ha imposto agli organizzatori una riflessione, una sorta di bilancio che ha portato alla scelta di porre al centro dell’attenzione Napoli e la sua scuola musicale, della quale Paisiello fu tra i massimi esponenti. Otto gli appuntamenti in programma dal 30 settembre al 20 ottobre a partire dalla “Notte paisielliana” che si svolgerà interamente nella città vecchia, dove egli nacque e visse durante la propria infanzia, prima di trasferirsi a Napoli, capitale del Regno, dove morì nel 1816 dopo aver girato a lungo l’Europa. Per la Notte paisielliana del 30 settembre previsti concerti e altre iniziative nel chiostro dell’Università, a palazzo di città, nel duomo di San Cataldo, al caffè letterario e nel conservatorio Paisiello.

La manifestazione prevede spettacoli, concerti (anche di «nuova musica» commissionata agli allievi compositori del Conservatorio Paisiello), un convegno internazionale sul concetto di “scuola musicale”, la presentazione di un libro su Nino Rota, che a Taranto fu docente dell’Istituto musicale Paisiello, e l’assegnazione del premio Giovanni Paisiello Festival durante la serata conclusiva del 20 ottobre, quando al Teatro Fusco verrà rappresentata la farsa in musica del 1769 “La Claudia vendicata” della quale protagonista principale è Pulcinella, maschera napoletana per eccellenza. L’opera venne, infatti, proposta anche col titolo alternativo «Pulcinella vendicato nel ritorno di Marechiaro» con alcune licenze rispetto all’autografo, che in questo frangente verrà, invece, seguito alla lettera.

Il personaggio di Pulcinella sarà affidato all’esperienza del baritono barese Domenico Colaianni, tra i massimi esperti a livello internazionale di ruoli buffi e punto di riferimento di un cast vocale di giovani talenti comprendente i soprani Valeria La Grotta, Tina D’Alessandro, Anna Roberta Sorbo e Donatella De Luca, i tenori Stefano Colucci e Francesco Amodio, l’altro baritono Carmine Giordano e il basso Alberto Comes.

Il compito di concertare l’ensemble barocco del Giovanni Paisiello Festival spetterà al maestro greco Iason Marmaras. La fresca regia di Piero Mastronardi spoglierà Pulcinella dai facili stereotipi per attualizzarne la sensibilità, pur nel rispetto della drammaturgia fantasiosa e disordinata che il librettista Francesco Cerlone aveva congegnato, tema che il pubblico potrà approfondire seguendo una preziosa guida all’ascolto programma, sempre al Fusco, due giorni prima della rappresentazione.

IL PROGRAMA DELLA XX EDIZIONE

Si parte il 30 settembre, alle 18, con “La notte paisielliana”, nove eventi dislocati nei luoghi culturali più significativi della città vecchia con concerti dedicati a strumenti antichi, come il cornetto e il clavicembalo, ma anche moderni, come il sax e la chitarra elettrica. Seguirà, il 4 ottobre (Conservatorio Paisiello, ore 20), un concerto di «Nuove Musiche» commissionate a Noemi Decataldo, Stefano Modeo, Lorenzo Semeraro, Alessandro D’Oronzo, Giuseppe Gallo e Monica Scarano, allievi della classe di composizione del Conservatorio Paisiello.

Il Festival ha sempre accolto spettacoli di prosa ispirati al mondo del melodramma, e quest’anno immagina il grande operista come una sorta di Rodolfo Valentino ante litteram con uno stuolo di cantanti più o meno maliziose nello spettacolo del 7 ottobre (Teatro Fusco, ore 21) «Le donne di Paisiello» scritto e diretto da Chicco Passaro, che affida il racconto delle vicende alla consorte del musicista, Cecilia Pallini, interpretata dall’attrice Giorgia Trasselli, con musiche dello stesso Paisiello eseguite dai soprani Ludmila Ignatova e Angela Spinelli con Fabio Anti al cembalo.

Al centro del calendario, l’11 ottobre (Conservatorio Paisiello, ore 17), si colloca un convegno musicologico ideato in collaborazione con il Festival Durante di Frattamaggiore. L’incontro si propone come un primo workshop per riflettere sulla tenuta del concetto di «scuola musicale» e sulla sua spendibilità all’interno della storiografia contemporanea. Con Lorenzo Fiorito e Cosimo Prontera, rispettivamente direttori artistici del Festival Durante e del Festival Leonardo Leo di San Vito dei Normanni, al simposio partecipano i massimi studiosi di settore, Valentina Anzani (Università di Madrid), Alessandro Lattanzi (Università di Berna), Guido Olivieri (Università del Texas) e Dinko Fabris (Università della Basilicata).

Il 14 ottobre (Conservatorio Paisiello, ore 18) si presenterà il libro di Tino Sorino «Nell’intimità di Nino Rota» dedicato al grande compositore e autore di tante indimenticabili musiche da film, che a Taranto fu docente negli anni Trenta del Liceo musicale Paisiello, come si chiamava allora l’attuale conservatorio.

Quindi, il 16 ottobre (Università, ore 18) concerto del gruppo vocale Anima Antiqua composto da Angela Luglio (soprano), Marina Esposito (contralto), Alessandro Caro (tenor) e Roberto Gaudino (basso) dedicato alle villanelle napoletane del Cinquecento, che verranno eseguite secondo i più aggiornati criteri di prassi storicamente informata.

Il gran finale del festival verrà preceduto il 18 ottobre (Teatro Fusco, ore 18) dalla guida all’ascolto che il direttore artistico Mattei, il regista Piero Mastronardi, il direttore d’orchestra Iason Marmaras e il musicologo Attilio Cantore proporranno dell’opera “La Claudia vendicata” di Paisiello in programma per la chiusura della ventesima edizione, il 20 ottobre (Teatro Fusco, ore 21), rappresentazione che sarà preceduta dalla consegna del Premio Giovanni Paisiello Festival riservato a personalità e istituzioni impegnate nella riscoperta e valorizzazione del grande compositore tarantino.

Libri

“Storie di mezza giornata” una straordinaria prova narrativa, postuma, di Tommaso Anzoino

10 Set 2022

di Silvano Trevisani

Sarà presentato lunedì sera 12 settembre alle 19,30, nella Parrocchia Regina Pacis di Lama, il libro postumo di Tommaso Anzoino “Storie di mezza giornata”, edito da Antonio Mandese. Introduce l’incontro don Luigi Pellegrino, porta i suoi saluti don Paolo Oliva, intervengono don Mimino Damasi e Francesca Poretti.

Di Tommaso Anzoino ho sostenuto che il più bel libro da lui scritto sia “Esame d’incoscienza”, l’unico libro di poesia che pubblicò nel 1983 con Lacaita e la prefazione di Mario Lunetta. L’ho ribadito nella recente antologia “Taranto città della poesia” perché se un intellettuale che scrive eccelle nella poesia tutto il resto ne consegue. E perché tutta la scrittura di Tommaso è una poesia in prosa. È poetica la sua scelta dei pensieri, la selezione e la catalogazione delle considerazioni (cioè stando a lui del suo appartarsi tra le stelle), il contenuto della sua scrittura che, anche quando vuole essere provocatoria e sovversiva, giusti i modelli letterari a lui più cari, è ammantata di poesia.

Tra i suoi punti di riferimento, il Marquez di “Cent’anni di solitudine”, lui lo sapeva, perché ne parlammo tante volte e poi presentai all’Archita il suo “Gabriel a cena con Clinton”, non mi è mai stato particolarmente caro, come invece Berto, gli autori della beat generation o soprattutto Bukowsky, che resta per me il suo modello perfetto. È dello scrittore americano che Tommaso rivitalizza l’ironia pungente e diretta che diventa a volte patetica a volte straziante, di Bukowski ritrova la poesia sovversiva e coscienziale che si trasforma in progetto di destrutturazione della logica narrativa e di riordino valoriale dei contenuti.

Ebbene, in queste “Storie di mezza giornata”, edite da Antonio Mandese, il repertorio immaginario, filosofico e letterario di Anzoino trova la sua apoteosi. Bellissima la trovata delle prefazioni e della querelle sulla tempistica della loro scrittura. Io sono convinto che le abbia scritto tutte prima del resto del libro, anche la prima nella quale, dopo aver spiegato la necessità che le prefazioni si scrivano alla fine, dichiara di aver fatto così. Ma io resto convinto del contrario, perché conoscendo Tommaso immagino che egli abbia cominciato a lavorare al progetto dandosi un tema libro, proprio come quelli che la maestra dava alla piccola Giovanna, uno dei raccontatori delle quindici storie congruenti. Un po’ com’è proprio nella strategia narrativa di Tommaso: totale libertà, ovvero: coerenza assoluta a un criterio di libertà che è paratattica, anacolitica, asintattica, ma strettamente logica. Un flusso di coscienza che assomiglia molto più alla parolibera, ma sempre ammantata di senso, in cui la parola non è solo libera nella sua strategia sintattica, ma è anche emanazione anarchica del perché primigenio che genera il racconto e che è il motivo primo prefativo del libro.

Poi la narrazione prosegue, affidata a tre voci diverse, una tecnica straordinaria che ricorda un po’ un libro bellissimo e non abbastanza valutato di Maria Rosaria Petti, “Luci del Nord” la cui narrazione cambiava sempre prospettiva e logica seguendo il punto di vista diverso spesso opposto dei protagonisti, o il film “La contessa scalza” di Joseph Mankiewicz, con Ava Gardner, in cui il racconto cambia, appunto, secondo il punto di vista del narratore ma non può evitare di giungere a una conclusione univoca. E qui la conclusione è inevitabile e tragica: la morte del padre di Giovanna. Straordinario il discorso sulla “fine della sofferenza”, che con grande rigore logico e, al contempo, spontaneità, viene smontato dalla consuetudine dei luoghi comuni. Nell’apparente leggerezza e svagatezza narrativa prendono corpo invece dubbi esistenziali profondi, appuntanti con slancio a volte poetico, a tratti commovente. Un libro che si legge con piacere e passione e che può dare stimoli e avvertimenti molto interessanti.

Tracce

Rivoluzione, guerra civile, terrorismo, catastrofe: ma siamo davvero di fronte a un pericolo estremo?

08 Set 2022

di Silvano Trevisani

Rivoluzione, guerra civile, terrorismo, catastrofe. Sono termini diventati particolarmente ricorrenti in questi ultimi giorni. Le tensioni che si avvertono, e che sembrano amplificate da una campagna elettorale ricca solo di accuse reciproche ma non di proposte realistiche, alimentano certamente un linguaggio estremo. La rivoluzione è minacciata, ad esempio, dal sindaco di Bari nel caso si ritocchi il Pnrr che, proprio in concomitanza della campagna elettorale, ogni schieramento vorrebbe riscrivere a vantaggio del proprio ambito d’interesse (e forse lo farà). La guerra civile la prevedere il leader dei 5Stelle, Conte, nel caso in cui i partiti di destra, una volta affermatisi alle prossime elezioni, dovessero decidere di cancellare il reddito di cittadinanza lasciando senza pane milioni di poveri (assieme pure a qualche immancabile furbacchione). Di terrorismo Larussa di FdI accusa Conte, per le paure da lui espresse. Catastrofe è una parola sulla bocca di tutti e fa riferimento soprattutto alla ormai ineluttabile crisi energetica che, secondo alcuni soloni, dovremmo scongiurare cuocendo meno la pasta o usando meno il forno! Ovvero: facendo ricorso a quello spirito di solidarietà nazionale in cui gli italiani sono maestri… soprattutto quando si tratta di pagare le tasse!

Questa terminologia evoca modelli storici e letterari che ormai ci parlano dai libri di storia. Poiché in passato forse qualcosa di grave sarebbe accaduto anche per molto meno. Ma oggi, almeno alla luce dell’individualismo assoluto che stiamo vivendo, cresciuto sulle sponde di un consumismo totalizzante, sulla scomparsa delle ideologie e della politica territoriale, possiamo stare abbastanza “sereni”… almeno per un po’. Ma questo non significa affatto che le cose vadano bene o che non ci sia una profonda sofferenza in una parte notevole della popolazione. Povertà crescente, disagio sociale, servizi sempre meno efficienti, inadempienza scolastica (che in Puglia è salita a oltre il 17%), accorciamento della speranza di vita, erosione marcata dei risparmi, chiusure a raffica di imprese e attività commerciali sono fenomeni molto gravi che colpiscono il nostro Paese. E sono sicuramente conseguenza di scelte sbagliate portate avanti per anni, a cominciare dalla politica energetica e dalla spinta consumistica che si propagandava come “illimitata”.

Le stagioni della protesta, l’autunno caldo, gli scioperi a oltranza, i fermenti sociali, le lotte di classe avvenivano quando la società era in crescita, quando era fondata sulla famiglia, sulla solidarietà, su progetti comuni. Oggi una società fondata sull’individualismo, su relazioni instabili, sull’anaffettività, sulla dispersione, sulla furbizia, sull’annientamento della politica, dove trova gli spunti per unirsi nella protesta? Diceva un grande teologo, Negri che l’uomo vale quanto ciò per cui si arrabbia. Se ci arrabbiassimo per chiedere giustizia forse varremmo qualcosa di più.

Letteratura

“Una città in poesia”, un salutare incontro per dare sostanza alla memoria di tanti poeti

07 Set 2022

di Silvano Trevisani

L’abbiamo definita “città dei poeti” e non sbagliavamo parlando di Taranto. E non solo perché vi sono nati o vissuti alcuni dei maggiori poeti italiani a partire dagli inizi del XX secolo, che sono ormai storicizzati e universalmente noti, ma perché accanto a loro hanno vissuto o operato molti altri poeti che con impegno, serietà d’intenti, continuità hanno fatto poesia, spesso lavorando insieme e lasciando tracce visibili e, a noi tutti, l’impegno di tenerli vivi nella nostra memoria e nella nostra storia.

Per questo abbiamo voluto incontrare i poeti viventi antologizzati e alcuni testimoni autorevoli i cui familiari sono raccontati dal libro “Taranto città della poesia”, che è un po’ la sintesi del progetto “Sulle orme di Alda Merini, ciclo di incontri sulla poesia” che il Comune di Taranto ha voluto affidarmi con la collaborazione dell’Associazione Marco Motolese e del Club per l’Unesco di Taranto. L’incontro, che abbiamo chiamato semplicemente “Una città in poesia”, si è svolto nel cortile del Collettivo Le Onde, per la straordinaria ospitalità di Titti Voccoli, e ha rappresentato un’occasione per ridare protagonismo a quanti hanno compiuto un itinerario a volte pluridecennale e dar loro il modo di ricordare e sottolineare anche il contributo di tanti che non ci sono più.

L’assessore Fabiano Marti, che ha aperto l’incontro, ha espresso, a nome del Comune, ha soddisfazione per un progetto fortemente condiviso che rende protagonista il nostro territorio e fa della cultura un’occasione importante di sviluppo e di crescita che accompagna e sostiene quanto l’amministrazione comunale sta facendo in questi anni per imprimere alla città un cambiamento di rotta. Carmen Galluzzo, già consigliera comunale, e presidente delle associazioni che hanno affiancato il progetto, ha confermato l’intendimento di darvi seguito, per far sì che i valori culturali espressi da poeti che da lungo tempo danno il loro contributo alla città, vengano ancora di più valorizzati. In tal senso continuerà nel sostegno alla proposte di realizzare in città il “parco dei poeti”, scaturito dal progetto.

Da me coordinati, sono intervenuti Vincenzo Jacovino scienziato prestato alla poesia che, negli anni scorsi, si era imposto all’attenzione della critica nazionale; Aldo Perrone, che al lunghissimo percorso saggistico ha unito anche quello poetico che, oltre all’amicizia di personalità come Mario Luzi, gli ha fruttato anche importanti premi; Antonio Liuzzi, docente notissimo anche per essere stato priore della congrega dell’Addolorata, che ha di recente completato la sua trilogia; Dino De Mitri, poeta sperimentale e innovativo che ha dato all’incontro una salutare svolta provocatoria; Paola Mancinelli, che unisce l’impegno artistico con quello poetico in una lettura velata di passione umana e profonda spiritualità; Mara Venuto, la più giovane ma già notissima poetessa che sta riscuotendo consensi unanimi. Impossibilitata a partecipare José Minervini, anche lei presente nella raccolta e che, è stato ricordato, ha appena dato alle stampe l’ultima silloge “Voce dei verbi”.

Tra i testimoni sono intervenuti: Maria José Fornaro, figlia di Cosimo che fu uomo di profonda cultura, poeta e instancabile organizzatore, oltre che premio Viareggio per la poesia; Maria Lucia Rasulo, figlia di Pio, docente di estetica all’Università del Salento, filosofo ma anche poeta raffinato di lunga militanza, Massimo Causo, noto critico d’arte e figlio del poeta Sabastiano, docente e poeta tra i più continui e validi.

Impossibile riassumere i contenuti di una serata ricchissima di spunti, ma vogliamo ricordare solo come dagli interventi siano venuti fuori ricordi di poeti come Ettore Toscano, Giovanni Amodio, Tommaso Anzoino, Angelo Lippo, Vittorio D’Amicis e naturalmente di tutti gli altri presenti nel volume, che compongono una sorta di retaggio da consegnare alla città perché si renda conto che la poesia non può essere considerata un bene di consumo, ma un bene che resiste e contribuisce a farci migliori.

Otium

Nasce a Grottaglie il Music Festival “San Francesco De Geronimo”, sei appuntamenti per pianoforte e canto

02 Set 2022

di Silvano Trevisani

È stato denominato Music Festival “San Francesco De Geronimo” ed è l’ultima rassegna nata in ordine di tempo in questa estate ricca di eventi culturali e soprattutto musicali.

La rassegna, che si svolgerà tra settembre e novembre a Grottaglie, è dedicata alla musica classica, e in particolare, per la prima parte allo strumento principe: il pianoforte, per la seconda parte al canto. Il progetto nasce, in occasione del ventennale dell’Amj, Associazione musicale jonica Paisiello, da una collaborazione con il comitato organizzatore dei festeggiamenti per San Francesco de Geronimo, affiancato dalla Pluriassociazione che è intitolata al santo grottagliese, con cui ha organizzato da alcuni anni concerti nel Santuario, in occasione della festa patronale. Il progetto prende, quest’anno, una nuova dimensione e strutturandosi in un vero e proprio Festival.

Sei gli appuntamenti in programma, che si articolano, come accennavamo, in due momenti diversi: il primo che include quattro date, in concomitanza con la festa patronale, a partire da oggi 2 settembre, con il concerto pianistico di Luciano Lanfranchi dedicato a Ciaikovski, che include gli appuntamenti del 6, 9 e 11 settembre. Questi primi quattro concerti si terranno, a partire dalle 21, nel Castello Episcopio e hanno come protagonista il pianoforte.

La seconda serie di date è fissata per la fine novembre, ed esattamente il 22 ed il 27, gli appuntamenti saranno alle 19, al Santuario di San Francesco nel cuore del Centro storico di Grotta-
glie e hanno come protagonista il canto.

Per il presidente dell’Amj Francesco Colonna, col Music Festival, si realizza un sogno. “Vivo questa fase di nascita del Festival con lo spirito e con l’emozione tipici di chi è cresciuto con la musica proprio in una delle due associazioni promotrici dell’evento, e ha fatto della musica la sua vita”. Da parte sua, il maestro Nunzio dello Jacovo, direttore artistico del Festival, nonché fondatore con Franco Caputo, sottolinea come l’Associazione Amj festeggi quest’anno il ventennale di attività scolastica, divulgazione musicale e concerti, e lo fa dedicandosi una serata ad hoc, quella di domenica 11 settembre, con un concerto di docenti ed ex docenti della anessa Scuola di musica C.D. Franco.

Gli altri appuntamenti di settembre prevedono, per il 6 un concerto di Anna Solopero e della pianista ucraina Kristina Papiieva, per il 9, la presentazione discografica delle “Complte Synphonies for piano duo” di Alexander Scriabin. Si tratta di un’importante produzione discografica, realizzata in occasione del 150° anniversario della nascita del grande compositore, che vede protagonisti il noto concertista grottagliese, maestro Nunzio Dello Iacovo e la pianista Vittoria Caracciolo.

È stato possibile concretizzare il Music Festival San Francesco De Geronimo grazie all’intervento
di alcuni partner: in primis la pluri Associazione San Francesco De Geronimo; a livello economico determinante è stato il sostegno dell’amministrazione comunale di Grottaglie, e di alcuni sponsor.

Diocesi

A Grottaglie i solenni festeggiamenti in onore del patrono san Francesco De Geronimo

29 Ago 2022

di Silvano Trevisani

Con la solenne intronizzazione delle venerate immagini della Vergine SS. Della Mutata e di San Francesco, nel corso della celebrazione eucaristica presieduta da don Emidio Dellisanti, in occasione del suo 25° anniversario di sacerdozio, lo scorso 26 agosto, sono partiti a Grottaglie i solenni festeggiamenti in onore del patrono principale san Francesco De Geronimo. Fino al 3 settembre, si svolgerà il solenne novenario, che è celebrato dai sacerdoti della vicaria e che culminerà, domenica 4 settembre, festa patronale, nella solenne concelebrazione eucaristica che sarà presieduta, alle 18, da monsignor Alessandro Greco, vicario generale della Arcidiocesi di Taranto, nel 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Alle 19 muoverà la solenne processione del simulacro che attraverserà le principali vie della città.

Ricco il programma delle manifestazioni civili. Dopo la presentazione avvenuta domenica scorsa, da parte dell’Associazione Piccolo Teatro di Grottaglie, della pubblicazione “Racconti della tradizione popolare grottagliese”, promossa dalla pluriassociazione San Francesco De Geronimo, giovedì 1 settembre, in piazza San Francesco doppio spettacolo musicale, a partire dalle 20, con l’Associazione musicale Revival Gruppo 2000 e i Briganti del Duca di Marino Cavallo. Venerdì 2 settembre, nel Castello episcopio, ore 20, recital del pianista Luciano Lanfranchi, per iniziativa del Grottaglie Music Festival in collaborazione con l’Associazione Amj Paisiello. Sabato 3 settembre, alle 20, concerto all’organo rinascimentale nella Collegiata Maria SS. Annunziata, del maestro Francesco Scarcella, cui seguirà, alle 22, il concerto di pizzica del Gruppo musicale Ritmo binario. Domenica 4, in piazza Regina Margherita, al rientro della processione, spettacolo pirotecnico curato da Itria Fireworks di Martina Franca.

Infine, martedì 6 settembre alle 20, nel Castello, concerto Yong people for music, delle pianista atrina Palileva del conservatorio di Kiev e Aurora Soloperto, a cura del Grottaglie Music Festival in collaborazione con l’Associazione Amj Paisiello.

La Pro Loco di Grottaglie, col patrocinio del Comune di Grottaglie, e la collaborazione del Comitato festeggiamenti, propone, infine, 3 tour alla scoperta dei luoghi di San Francesco de Geronimo. Nei giorni 2-3-4 settembre, alle ore 17, si potrà visitare: il Santuario, la Chiesa della Madonna del Lume, la Chiesa madre, dove si incontrerà don Eligio Grimaldi. Prenotazione necessaria, tramite Whatsapp o canali Social. Luogo di incontro: Santuario San Francesco de Geronimo. Il tour è gratuito.

Letteratura

“Una città in poesia”, incontro con gli autori di Taranto nel cortile del collettivo “Le Onde”

23 Ago 2022

Giovedì 25 agosto, ore 19,30, nella Corte interna del Collettivo Le Onde, via Acclavio 88, a Taranto, è in programma: “Una città in poesia”, incontro che verterà sul volume di Silvano Trevisani “Taranto città della poesia”, ma che avrà come protagonisti i poeti viventi che sono presenti nella raccolta, e alcuni testimoni, familiari di poeti scomparsi, che hanno accettato di dare la propria testimonianza sull’opera e la figura dei propri congiunti.

I poeti partecipanti sono: Vincenzo Jacovino, Aldo Perrone, Antonio Liuzzi, Dino De Mitri, José Minervini, Paola Mancinelli e Mara Venuto. I testimoni che porteranno il loro contributo sono: Giuseppe Pierri, Maria Lucia Rasulo, Maria José Fornaro e Massimo Causo.

Porterà i saluti l’assessore alla Cultura Fabiano Marti, che ha voluto, lo scorso anno, il progetto “Sulle orme di Alda Merini, Ciclo di incontri con la poesia”, affidato a Trevisani in collaborazione con l’Associazione Marco Motolese e con il Club per l’Unesco di Taranto, entrambi presieduti da Carmen Galluzzo Motolese.

Introduce e coordina Silvano Trevisani.

Il libro “Taranto città della poesia”, esalta la città dei due mari che annovera numerosi poeti di primo piano, nati o vissuti a Taranto vanto della poesia italiana. Si evidenziano così poeti che hanno dato lustro al territorio determinandone crescita culturale e diffondendo l’amore per la Poesia.

Sono 32 i profili che compongono il racconto poetico della città tra il XX secolo e i primi decenni del XXI, e che naturalmente si assommano a tutti i poeti del passato, entrati a pieno diritto nella storia di Taranto. Nella prima parte sono inseriti i poeti “storicizzati”, che hanno ottenuto fama nazionale: Cesare Giulio Viola, Michele Pierri, Raffaele Carrieri, Nerio Tebano, Giacinto Spagnoletti, Giosi Lippolis, Cosimo Fornaro, Alda Merini, Cosimo Ortesta, Giovanna Sicari. Un’evidenza particolare è dedicata a Michele Perfetti, teorico della poesia visiva, che proprio a Taranto tenne la sua “prima” mondiale e a Pasquale Pinto.

Nella seconda parte il Trevisani antologizza i poeti che, dal Novecento ad oggi, hanno fatto poesia in lingua italiana a Taranto con continuità: Augusto Cardile, Rosetta Baffi Silvestri, Piero Mandrillo, Pio Rasulo, Vittorio D’Amicis, Myriam Pierri, Sebastiano Causo, Tommaso Mario Giaracuni, Vincenzo Jacovino, Angelo Lippo, Tommaso Anzoino, Ettore Toscano, Aldo Perrone, Antonio Liuzzi, Giovanni Amodio, Dino De Mitri, José Minervini, Christian Tito, Paola Mancinelli, Mara Venuto.

Arte

Orfeo e le Sirene: un inestimabile reperto trafugato nel Tarantino, potrebbe approdare al Marta

13 Ago 2022

di Silvano Trevisani

Chi incantava più il pubblico dell’antichità: il mitico Orfeo, poeta e cantore divenuto, con la sua cetra, punto di riferimento per i secoli a venire, o le Sirene, controverso simbolo dell’attrazione irresistibile e fatale? Il quesito retorico e irrisolvibile torna d’attualità oggi con la notizia che probabilmente potremo godere dell’esposizione di questo gruppo scultoreo unico, in argilla, che non ha paragoni o copie, risalente all’età ellenistica (intorno al 300 a.C.) che, scavato clandestinamente nel nostro territorio e venduto a trafficanti internazionali con base in Svizzera, è approdato negli Stati Uniti ed esposto già dalla metà degli anni Settanta nel Getty Museum di Los Angeles, risultando tra i prezzi più pregiati, dal quale sono già tornati in Italia, a più riprese, numerosi e importanti reperti archeologici, in parte provenienti da Taranto e poi restituiti al MarTa.

Dopo una prima esposizione nel Museo dei reperti ritrovati di Roma, come avvenuto anche per le precedenti restituzioni, il gruppo scultoreo dovrebbe tornare a Taranto, per chiudere un ciclo penoso e doloroso che coinvolge da oltre un secolo e mezzo il nostro patrimonio storico-archeologico. Opere inestimabili, in parte commercializzate da notabili tarantini quando non ci era ancora una legislazione di tutela, sono esposte nei più importanti musei del mondo, a iniziare dal British Museum (e non citiamo la dea in trono di Berlino). Ma qualche anno fa, nel corso di un convegno svoltosi a Taranto, furono mostrate le sale espositive di un deposito in Svizzera in cui migliaia di oggetti provenienti da scavi abusivi, molti dei quali nel nostro territorio, era “esposti” in attesa di acquirenti. Il lavoro dei tombaroli non si è mai fermato e i reperti, scavati clandestinamente, continuano a essere venduti, arricchendo i commercianti. Alcuni dei quali sono ben noti da decenni e uno in particolare fu anche legato, agli inizia degli anni Ottanta, a un sequestro di persona che a quel tempo fece epoca, pare proprio per fatti legati al traffico di reperti. Il “Corriere del giorno”, dove lavoravo ai tempi di un’inchiesta epocale, venne anche querelato dal facoltoso mercante che aveva accumulato enormi ricchezze, ma che era finalmente incappato nelle maglie delle forze dell’ordine. E la vicenda del commercio clandestino del patrimonio archeologico è anche al centro del mio romanzo di qualche anno fa “Ombre sulla città perduta”. Una denuncia verso un percorso criminale che ha fortemente colpito e continua a colpire la comunità, che se qualcosa ha attenuto dalle restituzioni, si molta quasi impotente verso i saccheggi.

L’Orfeo con Sirene, è un gruppo talmente particolare che in passato fu ritenuto anche un falso, dato che non ha riscontri simili. Orfeo si presenta seduto su di un klismos (un seggio) con uno schienale ampio e tondeggiante, il corpo è parzialmente avvolto in un mantello. Il labbro inferiore e la bocca semiaperta sono entrambi segni che questo personaggio era ritratto nell’atto di cantare.

Sul caso è intervenuta anche la direttrice del Museo archeologico nazionale, Eva degl’Innocenti: “Quando un patrimonio di così inestimabile valore torna in patria”, ha dichiarato, “è una grande conquista civica e morale, non soltanto per l’eredità culturale che rappresenta, ma anche per la vittoria del senso della legalità e del rapporto con i territori come ci insegna la stessa Convenzione di Faro”. Il gruppo dovrebbe provenire proprio dall’area tarantina a cui lo stesso Getty aveva già restituito negli anni scorsi antichi manufatti ceramici di produzione apula esposti poi al MarTa nella mostra Mitomania nell’aprile del 2019. “In quell’occasione, grazie al grande lavoro di indagine condotto dal Nucleo di tutela del patrimonio del Comando dei Carabinieri, restituimmo alla pubblica fruizione capolavori della ceramica apula che erano stati trafugati da contesti archeologici tarantini”, aggiunge la direttrice, “ed oggi come allora quella identità storico-culturale rappresenta un legame indissolubile con questa terra. Sarebbe pertanto auspicabile che Orfeo e le sue Sirene tornassero a casa e potessero entrare a far parte della esposizione permanente del MarTa. Dopo l’esposizione romana, dunque, il MArTA sarebbe pronto ad ospitare il gruppo di figure in terracotta, anche in virtù del progetto in corso di nuovo allestimento espositivo che consentirebbe al gruppo scultoreo di poter recuperare il proprio contesto identitario”.

Musica

Piano lab, evento nelle piazze di Martina Franca, con un’anticipazione speciale: concerto per 10 pianoforti

11 Ago 2022

Sabato 13 e domenica 14 agosto torna la maratona musicale Piano Lab, alla quale parteciperanno a Martina Franca oltre 270 musicisti provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero. Ma il festival itinerante organizzato dall’associazione La Ghironda in collaborazione con Marangi Strumenti Musicali, Steinway & Sons, Schimmel e Fai Scuola, propone venerdì 12 agosto, sempre a Martina Franca, un’anticipazione con lo «special event» unico e imperdibile, in piazza Plebiscito: un «Concerto per 10 pianoforti» con altrettanti pianisti d’eccellenza di differenti provenienze geografiche. All’appuntamento, che avrà inizio alle ore 21 e verrà replicato alle ore 22.30, parteciperanno interpreti di grande esperienza come Gilda Buttà, solista e camerista di spicco diventata celebre anche per le sue collaborazioni alle colonne sonore di Ennio Morricone (tra cui «La leggenda del pianista sull’oceano»), l’italo-bulgara Victoria Terekiev, distintasi particolarmente nel repertorio novecentesco e dell’est Europa, Alessandro Stella, per anni ospite regolare del Progetto Martha Argerich, Sandro De Palma, virtuoso e depositario dei segreti della scuola di Vincenzo Vitale, nonché il direttore artistico di «Suoni con noi» Luca Ciammarughi, figura che unisce all’intensa attività pianistica una capillare ricerca sui nuovi modi di comunicare e divulgare la musica. A completare la formazione, talenti emergenti del pianoforte come Giovanni Bertolazzi, secondo premio al Concorso «Franz Liszt» di Budapest lo scorso anno, Giacomo Menegardi, altra punta di diamante della nuovissima generazione e Premio Alkan 2021, Emma Pestugia, vincitrice del Gran Prize International Vienna Competition, lo spagnolo José Vicente Riquelme Ros, primo premio al Concorso di Murcia, e il giovanissimo (anche lui pluripremiato) Giorgio Colleoni.

Oltre al famoso «Bolero» di Ravel, appositamente trascritto per quest’orchestra di dieci pianoforti, il programma del concerto prevede una suite di musiche da film di Nino Rota adattata per lo stesso ensemble dal giovane compositore Paolo Catenaccio non solo per celebrare il grande autore di colonne sonore, che con la Puglia ebbe un rapporto privilegiato, ma anche per avviare una ricerca sulle trascrizioni con nuovi nomi del panorama compositivo. Si ascolteranno i temi più amati dai film «Amarcord», «8 e ½» e «Il Casanova» di Fellini, «Giulietta e Romeo» di Zeffirelli e «Il padrino» di Francis Ford Coppola che, per il secondo atto della saga, a Rota valse l’Oscar nel 1975.

Inoltre, sempre venerdì 12 agosto, in piazza XX Settembre, alle 20.30 (con replica alle 22.15), è previsto un concerto degli acrobati del pianoforte, i jazzisti e intrattenitori tedeschi Stephan Weh e Marcel Dorn, che insieme formano il Duo Pianotainment, progetto con il quale si esibiscono a quattro mani in uno spettacolo di respiro internazionale per grandi e piccini dalla forte carica umoristica. Nati rispettivamente nel 1976 a Memmingen il primo e nel 1977 a Kempten il secondo, Weh e Dorn (che in Asia sono conosciuti come Dabao e Xiaobao), hanno iniziato a collaborare nel 1996, ai tempi in cui erano nelle forze armate tedesche ed entrambi avevano già una solida formazione classica al pianoforte. Poi, l’immersione da autodidatti nel mondo del jazz e del blues, generi entrati prepotentemente nei concerti del duo, show al confine della follia che hanno fatto spellare le mani agli spettatori dei Mondiali di Calcio e del José Carreras Vip After Show.

Quindi, sabato 13 agosto (dalle ore 17) e domenica 14 agosto (dalle ore 18), la due giorni di «Suona con noi» con oltre 270 pianisti provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa, tra professionisti, studenti, dilettanti e semplici amatori per una grande festa nel segno del sovrano degli strumenti, con concerti dislocati tra diciassette postazioni nel centro storico di Martina Franca. Attese anche alcune eccellenze del pianismo italiano come la siciliana Cinzia Dato, il pugliese Leonardo Colafelice e, ancora, Massimiliano Grotto, primo premio assoluto al Crescendo International Music Competition (riconoscimento grazie al quale il musicista si è esibito alla Carnegie Hall di New York), una pattuglia del «Concerto per 10 pianoforti» composta da Giovanni Bertolazzi, Gilda Buttà, Alessandro Stella, Victoria Terekiev, Giacomo Menegardi ed Emma Pestugia, i giovani talenti del Conservatorio Rota di Monopoli Giacomo Anglani, Joseph D’Urso e Vito Alessio Calianno, oltre agli storici amici di Piano Lab, William Greco, Mark Baldwin Harris, Dante Roberto e Roberto Esposito.

Prevista anche la presenza di Alessandro Sgobbio, che sarà inoltre impegnato lunedì 15 agosto nell’appuntamento di chiusura del festival con un «Concerto all’alba» (ore 5.15) nella riserva naturale di Torre Guaceto, a Carovigno.

Gli appuntamenti di Martina Franca del 12, 13 e 14 agosto sono tutti a ingresso libero, mentre il concerto all’alba del 15 agosto è a pagamento (biglietti 25 euro, inclusi i diritti di prevendita).

Il programma nel dettaglio è scaricabile dal sito pianolab.me.

Info 080.4301150.

Musica

Torna il Medita Festival che illuminerà tre notti di settembre con stelle del pop

05 Ago 2022

di Silvano Trevisani

Achille Lauro, Loredana Bertè e Malika Ayane: sono le tre star che illumineranno la notte tarantina nella terza edizione del Medita Festival, che si svolgerà dal 9 all’11 settembre sulla rotonda del Lungomare. Un festival unico nel suo genere, perché mette insieme, per la prima volta, il pop e la musica orchestrale e poi si trasforma in un tour richiesto in tutta Italia, portando con sé il nome di Taranto. Queste le suggestioni suggerite nella conferenza stampa di presentazione cui hanno partecipato l’assessore alla Cultura Fabiano Marti, l’assessore regionale al Turismo, Gianfranco Lopane, il direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, oltre che del festival, Piero Romano. A loro si sono affiancati il presidente dei Confindustria Salvatore Toma e gli sponsor della manifestazione.

Medita nasce, lo ha ricordato Romano, in pieno lockdown, quando si cercava una formula per un primo ritorno alla normalità e si voleva anche qualcosa di nuovo che coinvolgesse soprattutto il pubblico giovanile. Al terzo anno, il festival, uno dei tanti che il Comune di Taranto ha voluto per dare una nuova linfa alla voglia di cambiare radicalmente che la città esprime, dà una concreta prova di maturità, della quale l’Orchestra della Magna Grecia, che si è assunta il carico con entusiasmo dal primo momento, è artefice e organizzatrice.

Un festival diverso da tutti gli altri, che pure si svolgono in Italia e in Puglia, lo ha definito Fabiano Marti, “del quale tutti dobbiamo essere orgogliosi”, anche alla luce del successo che riscuote anche a livello nazionale, come testimonia un pubblico che, in alcune location, è arrivato a contare 20.000 spettatori.

Spiegato anche il “logo” che rappresenta un polpo che con i suoi tentacoli “unisce” la musica, rappresentata da alcuni strumenti, e le cultura del mare nostrum.

La specificità di questo festival e dell’intensa attività che il Comune di Taranto sta promuovendo per dare un indirizzo diverso allo sviluppo del territorio, è stato sottolineato dall’assessore regionale Gianfranco Lopane, il quale ha evidenziato come la Puglia in questo momento sia divenuta il maggior attrattore turistico del Paese, ma rilevando come l’attività culturale che tutta la regione sta svolgendo sia in grado di spalmare le presenze anche negli altri mesi dell’anno. Nel corso della conferenza stampa è stato ricordato che anche l’Orchestra giovanile sta riscuotendo enorme successo e che anch’essa è impegnata in un tour, e che sabato 6 agosto sarà impegnata al Lerici Music Festival, dove porterà il “Falstaff” di Verdi.

Ad aprire la kermesse tarantina, venerdì 9 agosto, sarà Achille Lauro, che in questi giorni è impegnato in una tournée molto intensa con l’Orchestra della Magna Grecia. Sabato 10 toccherà a Loredana Bertè, figura ormai mitica della musica pop italiana. Chiuderà, domenica 11, la cantautrice milanese Malika Ayane.