L'argomento

Nuovo decreto per dare ossigeno all’ex Ilva: è l’annuncio di Giorgetti. Critici i sindacati

03 Ago 2022

di Silvano Trevisani

Un “nuovo intervento a supporto della gestione dell’operatività dell’ex Ilva” è l’annuncio fatto dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, nell’incontro svoltosi oggi 3 agosto al ministero, presenti il ministro del Lavoro, Andrea Orlando e le organizzazioni sindacali. Si tratterebbe di un intervento economico sostanzioso in grado di garantire di “dare certezza all’azienda”. Un annuncio che però non ha soddisfatto pienamente i sindacati.

Non si è trattato di un incontro semplice né sereno: troppo gli impegni sospesi o elusi dal governo negli ultimi mesi, che poi hanno provocato un aggravamento delle crisi, un ampliamento fino a 8.000 unità della cassa integrazione, il mancato pagamento dei lavoratori dell’indotto, il raffreddamento degli impegni di ambientalizzazione che restano sulla carta e soprattutto il congelamento dell’assunzione della quota di maggioranza da parte dello Stato, per via delle vicende giudiziarie ancora in corso. Tutto questo a fronte di un indisponibilità al dialogo dei vertici di Acciaierie d’Italia, che non hanno voluto intraprendere una seria discussione coi sindacati.

I ministri hanno almeno dimostrato la consapevolezza dell’inadempienza dell’azione finora svolta: il mancato svolgimento dei “compiti a casa” che dovrebbe comportare l’assunzione, già nelle prossime ore, da parte del Consiglio dei ministri, di un nuovo decreto legge che consenta una liquidità sufficiente.

Una soluzione tampone, insomma, che mette una pezza in vista della fine corsa del governo Draghi e di una consultazione elettorale che aprirà una nuova stagione.

Il giudizio dei sindacati, al termine dell’incontro, è stato tutto sommato interlocutorio, anche perché ci si aspettavano risorse già disponibili, per circa un miliardo di euro, e non un impegno a reperirle in misura dichiarata sufficiente ma non quantificata.

Duro il giudizio della Uilm, secondo cui la situazione doveva essere risolta per tempo, così pure la Fiom, perché aumenta la rabbia dei lavoratori e non c’è lavoro, nonostante i proclami del governo. Per il segretario generale della Fim, Roberto Benaglia: “Non bastano le giustificazioni dei vertici aziendali sull’aumento dei costi dell’energia e sulle difficoltà di liquidità per abbandonare siderurgico di Taranto e gli altri siti del Gruppo e con essi i lavoratori in Amministrazione Straordinaria e dell’indotto in balia della crisi in cui versa il Gruppo”.

La crisi è ancora molto grave, per questo la Fim, insieme agli altri sindacati, prannuncia, per l’inizio
della ripresa un confronto con tutte le RSU sulle iniziative da assumere, perché si
riprenda l’occupazione, lo sviluppo e gli investimenti del siderurgico di Taranto e di
tutti i siti del Gruppo

Hic et Nunc

Un patto sociale per la riconversione produttiva, anche dell’Ilva: lo chiede la Cisl

29 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Un patto sociale di vera partecipazione che punto anche alle risorse del Pnrr per non perdere ulteriori posti di lavoro: anche nel caso della opportuna riconversione dell’ex Ilva è necessario non solo riqualificare la manodopera ma creare occasione di lavoro diversificato. È quello che chiede il consiglio generale della Cisl di Taranto e Brindisi, che si è riunito ieri all’Hotel Salina per rilanciare il tema del lavoro, ponendo “Il lavoro al centro”, con la partecipazione anche di Antonio Castellucci, segretario generale Cisl Puglia e Angelo Colombini, segretario confederale nazionale Cisl che ha chiuso il dibattito. Un consiglio che, in qualche modo, si dimostra aperto all’ipotesi di una diversificazione che trasformi la produzione, e riconverta ad esempio l’area a caldo dell’ex Ilva, ma creando lavoro e non eliminandolo.

Investire – ha detto in chiusura Colombini – significa investire sulle attività produttive, riqualificare i lavoratori che cambieranno lavoro nei prossimi anni, dentro le grandi trasformazioni energetiche ed ecologiche e, dall’altro lato, garantire i lavoratori che in quella realtà produttive, dove non ci sarà più il loro lavoro, vengano fatti investimenti per un’ulteriore attività. Perché è inutile dire: chiudiamo l’Ilva e poi non si investe più in questa realtà, perché rischieremmo di avere lavoratori riqualificati ma disoccupati, i quali poi non possono chiedere il reddito di cittadinanza che non ha la dignità del lavoro ma al più ha la dignità di dare una risposta alla povertà delle persone”.

Specificamente sull’ex Ilva ha detto che è necessaria la riconversione: “i forni elettrici sono un punto di riferimento, poi ci sarà anche l’idrogeno, però bisogna decidere al più presto, perché l’aria a caldo bisogna valorizzarla dentro questa grande trasformazione, altrimenti diventeremo la succursale di altri Paesi molto più grandi di noi e molto più capaci di quantità produttive, anche se non di qualità, perché l’acciaio italiano è uno dei migliori d’Europa. E questo vuol dire riqualificare l’attività produttiva anche all’interno della stessa attività”

Il consiglio era stato aperto dalla relazione del segretario generale territoriale Gianfranco Solazzo: “C’è la necessità di riportare il lavoro, al centro dell’agenda politica, di renderlo un obiettivo primario di ogni iniziativa mirata alla crescita del territorio. Il lavoro deve essere al centro non solo nella vita della persona, ma anche nella società. Occorre che rispetti e promuova la dignità di ogni persona umana. Per fare questo – ha detto Solazzo – è necessario che la politica e l’economia non guardino al lavoro esclusivamente come un dato quantitativo, ma come espressione della dignità inalienabile dell’uomo. È importante riconoscere la centralità del lavoro, quale strumento affidatoci per lo sviluppo della società. Pronti a cogliere favorevolmente le sfide e le opportunità che abbiamo davanti, come sindacato dobbiamo continuare a batterci contro il pericolo che una visione estremizzata dell’efficientamento aziendale finisca con soffocare la dignità delle persone. Nel corso della giornata – conclude – faremo il punto sulla vertenzialità in atto a livello territoriale, rilanciando lo strumento del dialogo sociale come fondamento di nuova interlocuzione con il Governo, affinché metta concretamente al centro le emergenze lavorative e sociali ancora presenti nelle provincie di Taranto e di Brindisi, considerando nello stesso tempo le importanti opportunità espresse dai vari settori produttivi che insistono sul nostro territorio”.

Per la Cisl Puglia – ha detto nel suo intervento il segretario regionale Castellucci – è evidente che molti dei principali comparti produttivi regionali sono coinvolti da incertezze e riassetti epocali: siderurgia, automotive, aerospazio ma anche la chimica e la farmaceutica e, seppure in modo diverso, anche l’abbigliamento, il calzaturiero e il settore del mobile imbottito. In Puglia, sono ormai decine e decine le vertenze incardinate nel comitato regionale Sepac, che coinvolgono migliaia di lavoratori; task force questa a cui chiediamo sempre più di divenire reale strumento e opportunità a livello regionale per la gestione e in particolar modo per la risoluzione positiva delle numerose vertenze a cui è sottoposta. Anche per questo è giunto il momento di reagire come sistema territoriale, attraverso un patto sociale di vera partecipazione, puntando con decisione anche sulle opportunità del Pnrr, per non perdere ulteriori posti di lavoro e creare nuove competenze e opportunità occupazionali di giovani e donne in particolare attraverso un lavoro stabile, sicuro e ben retribuito, considerando che in Puglia erano oltre 205 mila i disoccupati nel corso del 2021”.

Infine, citando “la madre di tutte le vertenze” cioè l’ex Ilva è il momento della responsabilità, non sono più rinviabili le sorti “dello stabilimento siderurgico più grande e importante del Paese. Il nostro appello è che adesso bisogna impegnarsi al più presto con un confronto tra istituzioni e parti sociali, per tutte le emergenze regionali.

Teatro

Parte nel segno di Alessandro Leogrande la stagione teatrale del Comune

28 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Un omaggio ad Alessandro Leogrande aprirà la stagione di prosa del Comune che, dal 26 novembre al 30 aprile, proporrà otto spettacoli. Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno, con la regia di Fabrizio Saccomanno, metteranno in scena, il 26 e 27 novembre: “Alessandro. Un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande”.

La stagione teatrale è stata presentata, nel foyer del teatro comunale Fusco, alla presenza del sindaco Rinaldo Melucci, dell’assessore alla Cultura Fabiano Marti, del direttore del Teatro Pubblico Pugliese Sante Levante e del direttore del Fusco Michelangelo Busco. “Oggi – ha detto Melucci – non stiamo presentando solo un’eccellente stagione teatrale, stiamo riaffermando la centralità della cultura nella nostra agenda, che poi è ciò che ci ha consentito di riposizionare l’immagine della città. Devo ringraziare tutti quelli che si sono impegnati in questa sfida, in particolare l’assessore Marti che le ha dato un’accelerata poderosa”. Gli ha fatto eco Marti che, sottolineando il lavoro svolto dal direttore Busco e da Giulia Delli Santi del Teatro Pubblico Pugliese, ha giudicato la prossima come una stagione che spazia dal teatro classico a quello più leggero, “ma sempre di altissima qualità”.

Il direttore del Teatro pubblico pugliese, Levante, ha annunciato che nelle prossime settimane saranno presentate anche le stagioni di Teatro Ragazzi e Musica al cui completamento si sta lavorando, mentre il direttore del teatro, Busco, ha detto: “l nostro scopo è confermare il Fusco come spazio di riferimento per l’offerta culturale cittadina, riportandovi numeri e qualità”.

Dopo lo spettacolo d’apertura, si prosegue il 6 e 7 dicembre con Lodo Guenzi in “Trappola per topi” di Agatha Christie con traduzione e adattamento di Edoardo Erba per la regia di Giorgio Gallone e il 13 e 14 dicembre con Gabriele Lavia in “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello con Gabriele Lavia e Federica Di Martino.

Il nuovo anno inizia il 10 e 11 gennaio con Gioele Dix che firma anche la drammaturgia e la regia di “La corsa dietro il vento. Dino Buzzati o l’incanto del mondo”. A febbraio, il 14 e 15, va in scena “Il medico dei pazzi” con l’adattamento di Eduardo Scarpetta e la regia di Claudio Di Palma. Il 28 e 29 marzo invece Massimo Ghini e Paolo Ruffini porteranno in scena “Quasi amici” tratto dall’omonimo film di Eric Toledano e Olivier Nakache con adattamento e regia di Alberto Ferrari. Seguirà Sergio Castellitto in “Zorro” di Margaret Mazzantini il 17 e 18 aprile e da Ambra Angiolini e Arianna Scommegna che chiuderanno la stagione con “Il nodo” di Johanna Adams e la regia di Serena Sinigaglia il 29 e 30 aprile.

Già definiti anche i costi per gli abbonamenti a otto spettacoli: Abbonamento platea intero 176 euro; abbonamento platea ridotto 160 euro; Abbonamento galleria intero 160 euro; abbonamento galleria ridotto 152 euro. Costo dei biglietti: Platea intero 30 euro; platea ridotto 25 euro; Galleria intero 25 euro; galleria ridotto 20 euro.

INFO 099. 9949349 Teatro Fusco; amministrazione@teatrocomunalefusco.it; www.teatropubblicopugliese.it/taranto; tpp@teatropubblicopugliese.it

Otium

“Parole e note”: poesia e musica s’incontrano una sera a Grottaglie

24 Lug 2022

L’Amj, Associazione musicale jonica “G. Paisiello”, organizza per martedì 26 alle ore 21 un incontro tra la poesia e la musica: “Parole e note… sulle orme di Alda Merini”. Nel suggestivo atrio della sede dell’Associazione, in via Forleo 34 a Grottaglie, il regista e attore Alfredo Traversa coordinerà l’incontro tra le poesie scelte di Silvano Trevisani e la musica che sarà interpretata dai maestri Nunzio Dello Iacovo e Francesco Colonna. L’incontro prenderà ispirazione dal progetto che Trevisani ha portato avanti con il Comune di Taranto, in collaborazione con l’Associazione Marco Motolese e il Club Unesco Taranto, e dalla sua più recente produzione poetica, edita e inedita, che rende omaggio, assieme a vari saggi, ad alcuni poeti pugliesi e ad Alda Merini, cui ha dedicato vari volumi.

Alfredo Traversa leggerà alcuni poesie e discuterà con l’autore. I temi prescelti riguardano: la poesia degli autorevoli poeti pugliesi; il “paese” di una volta e i cambiamenti che hanno trasformato il mondo attorno a noi; il mistero della vita e dell’eternità. Nunzio Dello Iacovo e Francesco Colonna commenteranno il dialogo poetico con i brani da loro proposti.

Silvano Trevisani, giornalista, scrittore e poeta, ha pubblicato varie raccolte di poesie e numerosi saggi su letterati e poeti, locali e nazionali. Tra 2021 e 2022 ha realizzato il progetto “Sulle orme di Alda Merini” per il Comune di Taranto conclusosi con la pubblicazione del saggio “Taranto città della poesia” (maggio 2022, Edizioni Macabor). É responsabile del bimestrale di poesia “Il sarto di Ulm” e del trimestrale di narrativa “Il sogno di Orez”, caporedattore di “Nuovo Dialogo”.

Nunzio Dello Iacovo, pianista e docente di Pianoforte al Conservatorio “N. Rota” di Monopoli. Direttore artistico di Amj “Paisiello”. Vincitore di premi assoluti in concorsi pianistici nazionali e internazionali, ha suonato per prestigiose Istituzioni musicali, tra cui “La Fenice” di Venezia Risale a quest’anno la pubblicazione, per la Casa discografica Da Vinci Classics (Giappone), di una sua incisione in 3 cd dedicata all’integrale delle Sinfonie di A. Scriabin, in occasione del 150° anniversario della nascita, in versione per duo pianistico.

Francesco Colonna, allievo del M° Dello Iacovo, si diploma di pianoforte principale al Conservatorio di Monopoli, dove consegue il diploma accademico di II° livello con il massimo dei voti. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali e svolge regolare attività di pianista accompagnatore per strumentisti, formazioni coreutiche, cantanti lirici. Insegna nel “centro studi musicali Franco” dell’AMJ, di cui dal 2021 è presidente.

Alfredo Traversa regista e attore, ha alle spalle una lunga attività da sempre attenta a fare della scrittura scenica un’interpretazione del mondo. Le sue opere sono state rappresentate in Italia e all’estero. È coautore dell’opera La Confessione con Marco Politi e con Giampiero Beltotto dell’opera. È sua la prima Divina Commedia rappresentata a Siena con extracomunitari in diverse lingue. Ha realizzato opere con Tito Schipa jr. e Giancarlo De Cataldo.

Ecclesia

I nuovi campi da gioco del Corpus Domini per socializzare ed educare alla legalità

Foto di Roberto Pedron
16 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Il primo tiro in porta lo ha fatto monsignor Filippo Santoro, per dare il via all’utilizzo dei nuovi campi da gioco della parrocchia Corpus Domini, nel quartiere Paolo VI, realizzati dalla Cooperativa Noi & Voi e della Regione Puglia, nell’ambito del progetto Icco inaugurati alla presenza dell’arcivescovo e dell’assessore allo Sport, Gianni Azzaro, che ha portato il saluto dell’amministrazione Melucci.

Nel corso di una festosa manifestazione, alla quale ha partecipato un pubblico folto ed entusiasta, aperta dal parroco, don Francesco Mitidieri, orgoglioso di poter offrire alla parrocchia e al quartiere degli spazi di socializzazione e di sport, che vengono incontro alle esigenze di recuperare una dimensione più consona ed equilibrare i disagi che la distanza dalla città comporta, monsignor Santoro ha benedetto i nuovi impianti, esprimendo plauso per questo fattivo impegno della comunità in una periferia che rivendica tutta la sua dignità.

Da parte sua, l’assessore Azzaro ha espresso l’orgoglio di partecipare a queste iniziative e di supportarle, in quanto testimoniano la voglia di riscatto della città. “Una tendenza – ha sottolienato in sintonia perfetta con l’azione amministrativa del sindaco Rinaldo Melucci”. Si punta sullo sport per una serie di ragioni, indubbiamente legate alla promozione del territorio e alla prospettiva dei Giochi del Mediterraneo, ma soprattutto per il suo valore sociale, capace di innescare ricadute positive in particolare sui più giovani. Azzaro si è quindi complimentato con don Francesco Mitidieri, esprimendo l’auspicio che questa ulteriore luce accesa nel quartiere continui a splendere”.

“L’inaugurazione dei nuovi campi da gioco – ci ha detto don Francesco Mitidieri – viene a conclusione del progetto “Icco”, che prende il nome dal personaggio storico della Taranto antica, legato alla pratica sportiva, e mira sia alla riqualificazione del quartiere, attraverso la socializzazione, che all’educazione alla legalità dei ragazzi più piccoli. Conclude un percorso che ha unito la cooperativa Noi & Voi e la Regione Puglia, ed è rivolto soprattutto ai tanti giovani che abitano in questo quartiere”.

Ecclesia

I 50 anni di sacerdozio di mons. Ligorio “Ho sperimentato la misericordia di Dio”

13 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Monsignor Salvatore Ligorio, arcivescovo metropolitana di Potenza – Muro Lucano-Marsico Nuovo ha festeggiato il 50° anniversario di sacerdozio in quella Chiesa del Carmine di Grottaglie che vide nascere e crescere la sua vocazione. In una comunità particolarmente viva dalla quale scaturirono, sotto la guida del “mitico” don Dario Palmisano (succeduto a don Francesco Marinò), affiancato da don Cosimo Occhibianco, diverse vocazioni sacerdotali e dalla quale le vocazioni continuano a scaturire copiose ancora oggi. In una concelebrazione cui, oltre al parroco don Ciro Santopietro e al vicario generale monsignor Alessandro Greco, che con Ligorio condivide la ricorrenza (assieme a monsignor Antonio Caforio anche lui presente) vi erano numerosi sacerdoti, molti dei quali grottagliesi, a cominciare da don Franco Bonfrate, che con lui condivise gli anni della formazione al Carmine.

Monsignor Ligorio è nato a Grottaglie, il 13 ottobre 1948. Ha compiuto gli studi nel seminario minore di Taranto, in quello pontificio regionale di Molfetta e presso la pontificia Università lateranense, conseguendo la licenza in Teologia pastorale. È stato ordinato sacerdote il 13 luglio 1972. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto vari incarichi tra cui quello di rettore del seminario arcivescovile di Martina Franca, di canonico del Capitolo metropolitano di Taranto, vicario zonale di Grottaglie e membro di diritto del Consiglio presbiterale; membro del Collegio dei consultori. A partire dal 1984 è stato parroco della “Madonna delle Grazie”, distintosi per dedizione e accoglienza.

Primo sacerdote della diocesi di Taranto a diventare vescovo dopo un “buco” durato ben 45 anni, ha ricevuto la consacrazione episcopale l’11 febbraio del 1998, nella concattedrale Gran Madre di Dio, dalle mani dell’arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa. Ha fatto ingresso in Tricarico il 1° marzo 1998. Dopo soli sei anni, il 20 marzo 2004 è stato promosso alla sede arcivescovile di Matera-Irsina. Sotto il suo governo, dopo alcuni anni di organizzazione e allestimento, il 16 aprile 2011, viene inaugurato, per sua volontà, il Museo diocesano di Matera, per la conservazione e la valorizzazione delle opere d’arte e degli oggetti liturgici più rilevanti provenienti dalla Cattedrale e da altre chiese del territorio diocesano.

Il 5 ottobre 2015 è stato nominato arcivescovo metropolitana di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. Sotto la sua guida, inoltre, si sono conclusi i lavori di restauro della Cattedrale di Matera, dedicata a Maria Santissima della Bruna, inaugurati l’11 marzo 2016, che si erano resi necessari nel 2003, dopo il cedimento di due navate che avevano comportato la sua chiusura.

A monsignor Ligorio, che per chi scrive, cresciuto e formatosi nella stessa parrocchia, è stato un punto di riferimento, abbiamo rivolto alcune domande.

Sono trascorsi cinquant’anni dall’ordinazione sacerdotale. Che ricordo hai e come vedi lo sviluppo della tua vocazione in questi anni?

Del mio percorso sottolineo soprattutto la misericordia di Dio, che ha sempre avuto fiducia, nonostante la mia fragilità umana, e questo mi conforta a rispondere con più generosità ogni giorno a questa chiamata. Coi primi entusiasmi, sembrava che il mondo lo tenessi in mano, poi col tempo mi sono accorto che io sono il mondo e mi sono anche accordo di essere un po’ “discolo” in questa Terra, benché essenziale perché voluto e amato dal Signore che mi affida, nonostante tutto, una missione nella Chiesa. A quella missione ho sempre sentito che deve corrispondere un annuncio vero del Vangelo, perché la dignità dell’uomo sia sempre più messa in risalto, e in cui l’umanità si mostri capace di vivere i suoi valori di verità, di giustizia, di pace e di carità; e penso che ognuno di noi deve dare il proprio contributo nel suo piccolo, lodando il nome del Signore.

Negli anni in cui hai vissuto la vocazione e poi hai ricevuto l’ordinazione, vi era ancora una forte eco del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ma questo fermento si è poi sviluppato all’interno della Chiesa? Che cosa bisogna ancora recuperare di quel lievito così da indurre il Santo Padre a indire un sinodo universale?

Sì, effettivamente allora c’era un fermento e in quel tempo ciò che era bianco era bianco e ciò che era nero era nero, oggi c’è una promiscuità di pensiero che non permette una definizione precisa della realtà. Ecco perché il Papa ci esorta continuamente a essere Chiesa in comunione, Chiesa in uscita, Chiesa evangelica: è uno stimolo a recuperare quella vitalità che Cristo vuole. Nonostante “tutto” questo Dio si fida ancora di noi, è il Dio dell’amore. Però dobbiamo svegliarci da un torpore umano per essere in grado di capire il bisogno dell’uomo, della Terra, di questa casa di tutti, e di lasciare speranza al futuro delle nuove generazioni, che trovino anche loro quanto il Signore ha dato e che l’uomo ha il dovere di fortificare e non disperdere.

Anche il ruolo del vescovo è cambiato, in questi anni.

A febbraio compirò venticinque anni di episcopato. Ho cominciato con Tricarico, con quelle comunità accoglienti per le quali la figura del vescovo era vista come un padre che conosceva e si faceva conoscere. Man mano sono nate diverse difficoltà, per un pensiero imperante, per un atteggiamento secondo il quale il mondo va per conto suo… e meno facilmente si sente l’esigenza di questo bene che alla Chiesa spetta di portare. Ma siamo noi che dobbiamo svegliarci, essere capaci della missione alla quale lui ci ha chiamati. Sono convinto che, nelle speranze dei giovani qualcosa realmente cambi, per una conversione radicale che anche loro devono sperimentare nell’amore di Cristo.

Ecco, fra un po’ il tuo servizio all’interno della Chiesa dovrà finire. Umanamente come senti di vivere questo passaggio?

Prepararsi gradualmente, avere quel tempo da dedicare alla riflessione e alla preghiera, ritrovare più tempo per se stessi e in una condizione che è fatta di minor responsabilità diretta ma anche della propria disponibilità, forte di un’esperienza e di una maturità portata dagli anni. Io penso che potrò essere operante oggi nel silenzio, nella preghiera e nella riflessione, ancora più di quanto con l’attività ho potuto compiere, perché la speranza più grande è quella di maturare ancora, soprattutto nella fede.

Emergenze sociali

Tamburi: per le case danneggiate dall’Ilva in dirittura d’arrivo il decreto risarcimenti

07 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Sarebbe in dirittura d’arrivo il decreto attuativo della legge 77 che dispone le risorse finanziarie per il risarcimento degli abitanti del quartiere Tamburi le cui case sono state danneggiata della vicina presenza dello stabilimento siderurgico. Questo ha assicurato il ministro per l’industria Giancarlo Giorgetti rispondendo, durante il Question time al Senato (giovedì 7) all’interrogazione del senatore Pd Antonio Misiani, già vice ministro e attualmente responsabile per i settore Economia e finanze del partito.

A un anno di distanza dell’approvazione della norma, finalmente sarebbe in dirittura quel decreto per il quale era necessario, oltre all’individuazione di criteri di indennizzo, anche il concerto tra i ministeri competenti.

Nella sua interrogazione, Antonio Misiani ha evidenziato come circa un anno fa, grazie all’approvazione di un emendamento presentato dal deputato del Pd Ubaldo Pagano, è stato istituito nel dl n. 77 del 25 maggio 2021, un fondo con una dotazione di 5 milioni per il 2021 e di 2,5 milioni per il 2022, destinato al riconoscimento dell’indennizzo per i danni subiti degli immobili per l’esposizione prolungata all’inquinamento provocato dallo stabilimento Ilva della città di Taranto. “L’emendamento diventato decreto – ha ricordato Misiani – legifica sui criteri di organizzazione del risarcimento, affidando a un emendamento del ministero per lo Sviluppo economico, di concerto con il Mef, la definizione delle condizioni e della modalità per la presentazione della richiesta pr l’accesso al fondo e la liquidazione degli indennizzi, dando un termine di 60 giorni dall’entrata in vigore per l’attuazione del decreto attuativo”. Ma è passato un anno e del decreto attuativo non si è avuta traccia, per questo si chiede al ministro Giorgetti qual è il punto della situazione, e perché tanto tempo per un fondo così limitato ma molto significativo per la comunità.

Rispondendo a Misiani, il ministro Giorgetti, riferendosi agli immobili per i quali è stato disposto da una sentenza definitiva il versamento di indennizzo per i danni subiti e per il deprezzamento del valore degli immobili, ha spiegato che “a seguito della disposizione della norma di origine non governativa, sono emerse una serie di criticità connesse non già alle finalità della disposizione, per sé assolutamente meritevoli, ma alla delimitazione della platea dei destinatari e dal meccanismo attuativo, la cui determinazione non rientra nella competenza del Mise con l’impossibilità di utilizzare schemi collaudati”. Da qui la necessità di interlocuzioni tecniche per delineare un quadro selettivo coerente per individuare i beneficiari della norma, che la legge determinava in coloro che hanno ottenuto una sentenza definitiva di risarcimento, con la delimitazione delle risorse con ridotto arco temporale, “che potrebbe escludere una serie di soggetti solo in quanto la sentenza in loro favore non è definitiva per mere ragioni di lungaggini processuali”. Inoltre, ha aggiunto il ministro, è stato necessario un supplemento di analisi anche con gli altri dicasteri interessati, a causa della complessità della individuazione dei parametri idonei a quantificare l’indennizzo, per il quale la legge prevede solo il limite massimo, per ripartire le risorse tra i beneficiare anche in ragione del numero delle istanze, nonché delimitare le condizioni fattuali per i quali il ministero è tenuto a verificare gli accertamenti, in primo luogo il valore degli immobili, quale base necessaria di calcolo, hanno richiesto.

“A seguito di dette valutazioni – ha proseguito Giorgetti – il Mise ha ultimato la predisposizione dello schema di decreto che stato inoltrato al Mef per la verifica degli aspetti finanziari e per il concerto che è previsto dalla norma. Per quanto di competenza, posso già dire che si sono privilegiati i criteri di semplificazione e velocizzazione gestionale delle domande, riducendo quanto più possibile gli adempimenti burocratici e individuando i parametri fissi e di rapido accertamento di quegli elementi quali il valore dell’immobile e il calcolo dei parametri indennitario che la legge ha rinviato al decreto ministeriale”.

Quindi ha espresso l’auspicio per la piena e rapida condivisione da parte del Mef dello schema predetto che, una volta acquisito il relativo concerto, potrà essere inoltrato agli organi di controllo e quindi poi pubblicato.

Nella replica, Misiani ha auspicato che la vicenda giunga presto al termine secondo le giuste aspettative dei cittadini di Taranto.

Emergenze sociali

La sanità vive un momento di grave crisi: atti di violenza, carenze e picco del Covid

06 Lug 2022

di Silvano Trevisani

È ancora la sanità in primo piano in questo inizio di estate rovente che fa segnare numerose emergenze sulle quali balza il picco di quasi 12.000 nuovi casi di Covid registrati ieri 5 luglio, in Puglia con 10 nuovi decessi. Se si considera che i tamponi processati erano 32.000, se ne deduce che la percentuale incredibile degli infetti si attesta sul 35%. Di fronte a questa situazione balza alla luce in maniera impietosa l’assoluta inadeguatezza della risposta sanitaria, la cui incidenza sui pronto soccorso della regione cresce di giorno in giorno, a fronte di una carenza assoluta di personale. Se si verificano poi episodi di violenza contro i medici, come quello che si è verificato all’Ospedale Moscati di Taranto, che ha visto anche la presa di posizione del sindaco Melucci, o l’intervento della magistratura sui ritardi eccessivi al pronto soccorso del “Fazi” di Lecce, dove pure mancano medici e posti letto, si avrà un quadro preoccupante che richiede interventi risolutivi, quali erano stati preconizzati allo scoppio del Covid, ma non si sono poi registrati.

Dell’episodio criminale accaduto a Taranto si occuperà la Commissione regionale sulla criminalità, secondo l’impegno che il presidente Perrini ha manifestato al consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio, impegnandosi a riunire con urgenza la Commissione, “reputando questo organo consiliare il più idoneo ad approfondire la problematica”.

È urgente dare un segnale concreto di interesse e impegno delle istituzioni nei confronti di quanti giornalmente, con il proprio lavoro, assicurano il funzionamento di un servizio fondamentale per la collettività”, afferma Di Gregorio, ma altrettanto urgente è intervenire con misure in grado, intanto, di arginare l’epidemia che, a differenza di quanto accaduto negli anni scorsi, non è affatto frenata al caldo ma trova terreno di diffusione della dismissione di tutti i criteri e gli accorgimenti che erano atti al suo contenimento. La percentuale dei decessi, oltre che dei contagiati, continua a correre in maniera irrefrenabile e sembra ormai scontato che non si debba fare nulla. Non si tiene conto, inoltre, da un lato della diffusione favorita dalla mancata comunicazione da parte di molti infetti, né dal danno economico rilevante provocato da lunghi periodi di quarantena di lavoratori costretti ad assentarsi dal lavoro o da quello che potrebbe derivare da un aggravamento della situazione per molti settori economici che finalmente si stanno riprendendo dopo una lunga crisi. Molti esperti e medici sottolineano il rischio indotto dal totale abbandono di precauzioni da parte della maggioranza della popolazione. Preoccupano, inoltre, le reinfezioni la cui percentuale è in crescita.

Insomma: occorrerebbero da un lato misure di contenimento delle infezioni e dall’altro, di potenziamento della medicina ospedaliera, a partire dai pronto soccorso, per il potenziamento dei quali non è parsa una buona idea lo spostamento di medici da altri reparti, privi di esperienza specifica.

Otium

“La terza stagione” di Antonio Liuzzi: poesia tra sentimento, fede ed etica

06 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Si intitola “La terza stagione” ed è al contempo il terzo “movimento” del suo repertorio poetico ma anche il commento in chiave poetica alla “terza età” sopraggiunta mentre le pagine della raccolta si ammucchiavano. Già, perché questa raccolta che Antonio Liuzzi ha dato alle stampe per i tipi della Casa del libro, alias Mandese, è in realtà una summa delle “stanze” che hanno caratterizzato la vita, gli interessi, i sogni e gli affetti dell’autore, che è andata crescendo negli anni. Avrebbe dovuto vedere la luce, infatti, già da molto tempo, come terzo volume di una trilogia che egli inaugurò nel 1988, con “Sapore di vita” e proseguì, poi, dieci anni dopo con “Agave” (entrambi con Schena). Ancora a dieci anni di distanza avrebbe dovuto vedere la luce il terzo volume che però egli volle congelare in quanto era, in quegli anni, il priore della Confraternita dell’Addolorata e di San Domenico e, colto da un pudore meritorio ma forse anche eccessivo, pensò che era meglio rimandare a un’altra fase della vita.

Così quello che ha visto la luce ora è un volume ricco di circa 150 poesie suddivise in capitoli che, al compimento dell’ottantesimo compleanno, suonano come un bilancio che, al di là della velata malinconia che ogni poeta riserva alla descrizione del proprio percorso umano, mostra un atteggiamento etico che è indice sia della fede profonda che ha sempre accompagnato la vita dell’autore, sia della fiducia che egli riversa nel compito che la poesia deve svolgere nel porgersi agli altri. Sono sei le sezioni di “La terza stagione” che raccontano, di volta in volta, il fluire delle stagioni come capitoli della vita, gli “Amori senza tramonto”, che caratterizzano la storia del poeta e costellano la sua vita, i temi colto dalla quotidianità e dalla società, in “Opinioni e verità” dove giungono gli echi delle guerre, dell’infanzia tradita, della dispersione dei valori. Le riflessioni sul mondo intorno al confronto con le età passate, gli eventi e le ricorrenze che caratterizzano la vita e le stagioni e i ricordi di viaggi compiuti sono gli altri capitoli che portano, poi, a un Epilogo, una lunga poesia, o piccolo poemetto che già nel titolo “La Settimana Santa” dimostra con chiarezza come sia sempre viva, nel cuore e nella mene dell’autore, la passione per i riti, dei quali egli si è lungamente occupato, non solo nella sua funzione di priore dell’Addolorata, ma anche come saggista e autore di opere divenute un punto di riferimento per la storia dei riti della Settimana santa tarantina.

Antonio Liuzzi, che nella sua lunghissima carriera di insegnante di ogni ordine e grado, dalla scuola elementare ai licei, ha avuto tantissimi alunni che lo amano ancora e che li sono riconoscenti per la passione dimostrata nell’insegnamento, ha voluto affidare il compito di prefatore della raccolta a un suo vecchio allievo, Rosario Tronnolone, attore, drammaturgo e regista che collabora con la Radio Vaticana, per la quale cura un programma settimanale dedicato al cinema e adattamenti radiofonici di romanzi. “Quella di Antonio Liuzzi – scrive Tronnolone – è una scrittura ricca diimmagini, di suoni, di fragranze, di tepori; lo sguardo dell’autore si sofferma su paesaggi della memoria, di frequente sulla distesa atemporale del mare, in un omaggio accorato ad una terra – la Puglia – e ad una città – Taranto – profondamente amate e realmente viste nella loro bellezza arcaica e quasi mitologica, ancora percepibile”al di là delle offese inferte”.

Va, infine, sottolineato che il bel dipinto scelto per la copertina e raffigura un ameno viottolo alberato, è opera di Alba Liuzzi, figli dell’autore. Antonio Mandese firma la postfazione all’opera.

Hic et Nunc

Sottoscritto l’accordo: il gruppo Ferretti avvierà la produzione di yacht a Taranto

05 Lug 2022

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La cantieristica torna a Taranto a oltre trent’anni di chiusura dei Cantieri navali e dopo qualche velleitario tentativo di avvio di produzioni seriali. Non saranno realizzate unità lavali militari ma yacht di lusso e a ospitare gli stabilimenti non saranno gli ex cantieri di Mar Piccolo ma l’ex yard Belleli in area portuale, ovvero l’ex stabilimento a mare dal quale la Belleli varò le sue piattaforme petrolifere offshore, dotate di avanzate tecnologie, che non impedirono all’azienda, un tempo prestigiosa, di fallire.

Il sindaco Rinaldo Melucci, per il Comune di Taranto ha sottoscritto l’accordo di programma che darà attuazione all’insediamento del gruppo Ferretti, prestigiosa azienda del settore cantieristico, per un investimento di 204 milioni di euro.

Una triste storia quella della Belleli di Mantova, azienda impiantistica nata nell’immediato dopoguerra, che a Taranto era arrivata per gli appalti del IV Centro siderurgico e aveva poi diversificato la sua produzione specializzandosi nella realizzazione delle piattaforme petrolifere più avanzate al mondo e acquisendo, a sua volta, gli impianti della fallita Simi di Manisco.

Dopo il fallimento, in parte dovuto alle operazioni avventate nelle quali era stata indotta a inserirsi in periodo di tangentopoli, la Belleli chiuse gli impianti a mare il cui riutilizzo è stato a lungo in predicato ma sempre di fatto bloccato dalla necessità di bonificare le aree sulle quali si svolgevano lavorazioni industriali a forte impatto ambientale. Ebbene il progetto si intreccia, oggi, con il generale processo di transizione che sta vivendo Taranto, poiché comprende anche il completamento delle attività di bonifica che interessano l’area “ex yard Belleli”. Lo spiega lo stesso Melucci evidenziando come il documento sottoscritto ha in calce anche le firme di numerosi ministeri (Transizione ecologica, Sviluppo Economico, Infrastrutture e Mobilità sostenibili, Sud e Coesione territoriale), dell’Agenzia Nazionale per le Politiche attive del lavoro, di Regione Puglia, Provincia di Taranto, Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, Invitalia e gruppo Ferretti ed è, formalmente, l’atto che avvia il complesso iter di realizzazione del progetto.

“Parliamo di un investimento di oltre 204 milioni di euro – sono le parole del sindaco Melucci – che farà crescere la cantieristica navale di qualità nel nostro porto. Poniamo un punto fermo in questo percorso partito durante il Governo “Conte II”, che ci ha visti partecipi e protagonisti nella prospettiva di offrire alla città un orizzonte economico diverso e indipendente dalla monocultura siderurgica. Ogni istituzione coinvolta ha ora ben chiari compiti e tempi da rispettare affinché, al più presto, quell’area torni a essere produttiva”.

Per quanto riguarda specificamente le bonifiche, la Regione ha destinato risorse proprio per questa finalità, “segnando – così commenta Melucci – la ferma volontà di contribuire alla riqualificazione del territorio e al graduale affrancamento dagli effetti di politiche industriali tutt’altro che improntate alla sostenibilità. Siamo certi che questa scommessa genererà entusiasmo nel settore, attirando altri investitori che vedono in Taranto un banco di prova per una buona e nuova economia”.

Salute

Ospedale S. Cataldo, slitta la consegna intanto la sanità tarantina è ancora bocciata

04 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Ancora un rinvio per la consegna del nuovo Ospedale San Cataldo, che non avverrà più il 1° agosto, com’era stato stabilito dopo il precedente rinvio, ma il 18 novembre. Per sapere se questo significherà la reale attivazione di quello che è destinato, nelle intenzioni di politici e amministratori, a diventare un policlinico, bisognerà poi aspettare di conoscere la disponibilità dei 105 milioni di euro necessari per l’acquisto di apparecchiature e arredi. Soldi che sono stati stanziati ma non possono essere utilizzati.

A informare nel nuovo rinvio è stata la direzione dell’Asl di Taranto durante i lavori della I Commissione consiliare della Regione Puglia. Secondo il il report fornito dai dirigenti e dalla direzione dei lavori del nuovo ospedale nel corso dell’audizione, gli stati di avanzamento lavori sono al 73%, con 80 milioni di pagamenti effettuati.

Ma, mentre si attende l’apertura del nuovo ospedale, bisogna ancora fare i conti con i problemi di una sanità che, nel nostro territorio, non brilla in generale, fatte le dovute eccezioni per taluni settori d’eccellenza. I livelli di assistenza sono insufficienti, come del resto è sotto gli occhi di tutti: fine interminabili per visite ed esami, assoluta inadeguatezza del pronto soccorso, arretramento di alcuni settori di assistenza, per carenze di ogni genere, a partire dal personale sono solo alcuni dei problemi. Nei giorni scorsi è stato lo stesso ministero della Sanità a bacchettare la Puglia nel suo insieme per il livello di prestazioni erogate in questa fase post-covid, ma di recente anche la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, che annualmente esamina gli indicatori relativi al numero e alla qualità delle prestazioni, ha bocciato soprattutto le Asl di Taranto e Lecce, che si distinguono in negativo.

Su una base di 450 indicatori differenti, il sistema della sanità pugliese ha registrato per il 2021 performance altalenanti, con una valutazione “media” al 34,88%. Percentuali frutto della valutazione “pessima” fatta per le Asl di Taranto (41,67%) e Lecce (37,84%), rispettivamente ultima e penultima, per esempio, per controlli cardiologici in regione, e la performance “scarsa” dell’Asl di Brindisi (29%), penultima per controllo neurologici (-43,34%).

Intanto, nel 2020, rispetto al 2019, i costi sanitari pro-capite sono aumentati dell’11%, circa 237 euro a cittadino, con un picco di quasi 600 euro nella Provincia Autonoma di Bolzano, dove per altro (vale pure per Trento) l’efficienza dei pronto soccorso è altissima (oltre il 90% dei codici gialli è visitata entro la prima mezzora!). Tuttavia, soltanto una piccola quota della spesa aggiuntiva è andata alla medicina generale.

Sul nuovo rinvio della data di consegna del San Cataldo è intervenuto il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio, il quale sottolinea come “Taranto ha una situazione sanitaria molto grave, soffre una carenza infrastrutturale che penalizza i cittadini: lunghe attese per prestazioni e visite, reparti ospedalieri insufficienti quando non del tutto assenti, carenza di personale sono, purtroppo, all’ordine del giorno”.

In ordine all’utilizzo dei 105 milioni per la fornitura di apparecchiature ed arredi, egli spiega come alla Regione Puglia non sia ancora giunta alcuna comunicazione. “Su proposta del presidente della I Commissione, Fabiano Amati, saranno valutate soluzioni alternative (ad esempio anticipazioni e obbligazioni), per accelerare l’iter dei bandi. L’esito di tale verifica sarà illustrato nella prossima seduta della Commissione in programma lunedì 11 luglio”.

Abbiamo appreso – commenta Di Gregorio con un filo di ironia – che questa situazione riguarda anche le forniture di tubi in acciaio. Mi sembra paradossale vista la presenza a Taranto della più grande acciaieria d’Europa”.

Vita sociale

Melucci a ND: “Ripresa la via del cambiamento: ecco come intendiamo dare un’accelerata”

01 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Abbiamo approfittato della presenza del sindaco Rinaldo Melucci alla cerimonia di inaugurazione del nuovo hub di San Gaetano, in Città vecchia, per porgergli alcune domande, cui ha accettato di rispondere volentieri.

La sua presenza all’avvio di questa nuove struttura sociale vuole dare un messaggio particolare?

Vuole testimoniare che non si tratta di una struttura che promuoverà attività estemporanee o dedicate a settori elitari della comunità sociale. Qui si farà tanta attività sociale grazie a don Emanuele Ferro, a Symbolum, grazie agli investimenti garantiti per i prossimi dieci anni da Fondazione per il Sud che è nostro partner anche per Palazzo Amati, un’altra perla della Città vecchia che sta tornando a splendere. Questo è solo l’inizio di un bel percorso per la Città vecchia. Adesso dobbiamo essere veramente vicini ai bisogni dei residenti perché non vogliamo soltanto musealizzare o abbellire in quartiere, vogliamo che torni a essere un luogo vivo dove i giovani e le famiglie e anche le piccole imprese possano esprimersi al meglio. C’è ancora tanto da fare ma credo che sia una bella giornata per la città vecchia.

Quali saranno le prossime tappe di questo percorso?

Noi stiamo valutando come riprendere tutti i dossier che si erano incagliati in questi ultimi tempi, a cominciare dal progetto della metropolitana di superficie sul Lungomare di via Garibaldi, che deve risorgere, dai palazzi storici che stanno andando in gara, primo fra tutti il palazzo Troilo, poi Novelune, dal riposizionamento del mercato ittico… Ora stiamo facendo una ricognizione con le varie direzioni perché i file sono veramente tanti e purtroppo tutto era stato bloccato. Ma è tutto in rampa di lancio, questione di qualche mese e tutti questi cantieri partiranno. L’ultimo step lo dovremo fare a fine anno, quando avremo le risorse e la gara pronta per rifare il basolato di via Duomo e mettere mani a piazza Fontana e a piazza Castello Un progetto grande e organico in cui c’è dentro tutto quello che veniva dalla partecipazione dei cittadini, quindi siamo sicuri che non sbaglieremo.

Avete avuto già un primo importante incontro di giunta. Quali gli orientamenti espressi?

La prima delibera che abbiamo lanciato ha anche un valore simbolico, si tratta di un’integrazione Piano per la transizione giusta che vale quasi 800 milioni di euro solo per l’area di Taranto e ha dentro i crismi della nostra transizione ecologica, del nuovo modello di sviluppo che mira a superare la monocultura industriale. Infatti, sono fondi che l’Ue distribuisce ai paesi destinatari per fare la decarbonizzazione che, quindi, non è una teoria ma un modello economico preciso all’interno del quale c’è anche la riqualificazione delle maestranze, rivenienti dall’eventuale esubero dai processi di decarbonizzazione dell’area industriale. Insomma è una Taranto che sta cambiando pelle, se ne devono fare una ragione quelli che ancora parlano di polo dell’acciaio o di altre strategie che appartengono al Novecento.

Possiamo ancora fare industria?

Ma solo con grandi accorgimenti per la salute e l’ambiente, credo che Taranto non voglia tornare indietro. L’atto di oggi salda l’espressione che veniva dal territorio rispetto ai progetti bandiera tra cui: la green belt, questa grande cintura verde, i punti di sbarco per i mitilicoltori, il nuovo campus universitario, la biennale di architettura con quelle che sono le politiche europee che ormai, da qui ai prossimi vent’anni, ci impongono di percorrere questa strada e credo che con grande serietà Taranto questo cammino lo sta compiendo.

C’è una struttura che colpisce tutti i tarantini, anche perché si trova al centro del Borgo: Palazzo Archita. Possiamo dare delle speranze?

Le speranze sì sempre, altrimenti non ci metteremmo tutta questa energia. Il cronoprogramma non è nella nostra disponibilità perché, come sapere, lì c’è stato un ricorso al Tar, con un’udienza che si è svolta lo scorso mese di novembre, e aspettiamo dal Tar che arrivi un responso. Dopo di che verranno riaffidati i lavori e si procederà col secondo lotto che è quello delle facciate, mentre i tetti li abbiamo già messi in sicurezza, e abbiamo rinnovato e bonificato tutti gli ambienti. Il terzo lotto funzionale andrà a gara nel 2023 ed è quello della rifunzionalizzazione degli spazi interni con una strategia precisa per trovare un equilibrio tra la presenza commerciale e quella pubblica, che si manifesta con il Liceo Archita e l’università. Vedremo i progettisti cosa ci proporranno.

Sindaco, la presidenza della Provincia è di fatto decaduta. Chi sarà il prossimo presidente?

Non lo so! Lo stabiliranno i consiglieri, nel consiglio comunale a ottobre

Non sarà per caso il sindaco Melucci?

Io ora sono il sindaco di Taranto. Basta e avanza!