Otium

Accoglienza e inclusione: le ‘vere’ armi che abbiamo contro la guerra

ROMA UNA CLASSE DELLA SCUOLA ELEMENTARE
23 Mar 2022

di Alberto Campoleoni

La bella notizia viene da Trento e la riporta “L’Adige”: una bambina proveniente dall’Ucraina, accolta in un’aula della primaria dell’Arcivescovile, ha trovato una sua coetanea di madre russa, in grado quindi, con la conoscenza della lingua, di aiutarla nella comprensione delle lezioni e nelle attività scolastiche.

Il fatto trentino è un faro su quanto sta avvenendo in molte scuole d’Italia, che si sono trovate ad accogliere profughi dall’Ucraina in guerra. In qualche modo “parla” per tutti. A Trento la bambina ucraina e sua madre sono arrivate dopo essere partite agli inizi del mese di marzo da Mykolaïv, città a circa 130 chilometri da Odessa. Un viaggio di alcuni giorni per raggiungere la nonna della bambina che lavora presso una famiglia trentina. All’Arcivescovile la bambina – riferisce l’Adige – è stata accolta con entusiasmo da tutta la classe e ha cominciato a seguire le lezioni grazie alla conoscenza della lingua russa e al prezioso aiuto della sua compagna di classe.

Così succede anche altrove. Magari non sempre c’è la coincidenza di incontrare compagni di scuola che possano immediatamente interagire con la lingua straniera, ma le scuole sono ancora una volta un grande laboratorio di multiculturalità e di pace. Perché è conoscendosi, frequentandosi, stando fianco a fianco negli impegni quotidiani che si superano le barriere e si costruisce una comunità

“Abbiamo bisogno di buone notizie come questa”, ha detto l’assessore trentino, sottolineando che il messaggio che si diffonde dalla vicenda dell’Arcivescovile “è di pace e amicizia, con gli studenti che si stanno dando una mano per superare questo periodo difficile al di là delle differenze”.

Gli fa eco, in tutt’altro contesto – all’Università di Roma Tre, presentando gli “Orientamenti Interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunne e alunni provenienti da contesti migratori” – la dichiarazione del ministro Patrizio Bianchi: “Siamo portati spesso a definire i nostri bambini e ragazzi ‘nativi digitali’. I giovani oggi sono anche ‘nativi multiculturali’, viviamo in società aperte e interconnesse, in relazione tra loro. La nostra scuola ha una grande tradizione di inclusione”. Una tradizione da “aggiornare”, secondo il ministro, alla luce degli avvenimenti attuali, “dalla pandemia a ciò che sta accadendo in Ucraina”. E ha aggiunto: “Essere cittadini deve voler dire saper rispettare e valorizzare la diversità, essere solidali, vedere nello scambio e nell’interazione una fonte di arricchimento. Possiamo potenziare il lavoro delle nostre comunità scolastiche in tal senso grazie all’Educazione civica. Ma dobbiamo impegnarci anche a collaborare sempre più con i territori, le associazioni, le famiglie, tutti i soggetti coinvolti, per far sì che ogni bambino e ragazzo che arriva nel nostro Paese possa trovare tra i banchi una formazione qualificata, un orientamento al futuro, una rete di relazioni”.

Tutto vero. Di nuovo le parole portano a riflettere sulle vere “armi” che abbiamo a disposizione contro la guerra e l’esclusione. Sono la capacità di fare comunità, di stare insieme nel confronto quotidiano con le diversità, condividendo obiettivi comuni.

In questo senso la scuola è davvero – parafrasando una frase famosa – “magistra vitae”: insegna come si fa. La responsabilità è grande – e va avvertita sempre di più dai protagonisti del mondo scolastico –, ma l’obiettivo vale la pena.

Otium

I dati demografici Istat 2021: segnali incoraggianti, ma non è ancora ripartenza

Vaticano, 14 giugno 2020: Angelus di Papa Francesco in piazza San Pietro - foto SIR/Marco Calvarese
22 Mar 2022

di Andrea Casavecchia

Da quando la pandemia causata dal Covid è entrato nelle nostre vite, molto è cambiato. Negli ultimi due anni siamo entrati in stand by. Viaggi ridotti all’essenziale, gli incontri rarefatti, anche i ritmi degli impegni lavorativi o scolastici sono cambiati tra didattiche a distanza e lavori nelle case, ma soprattutto progetti rimandati: essere bloccati nelle decisioni di trasferirsi, rimandare la data di un matrimonio, procrastinare la decisione di diventare genitori. Ci sono stati periodi più rallentati e altri periodi che sono sembrati più tranquilli e sicuramente le vaccinazioni hanno portato una maggiore tranquillità.

Ma quali sono stati gli effetti dell’ingresso in questo periodo di sospensione e in quali condizioni ci troviamo ora?

I dati demografici ci possono aiutare a rispondere alla domanda, perché, alla fin fine, possono essere letti anche come un indicatore della vitalità sociale.

Secondo i dati Istat sulla dinamica demografica del 2021, ci sarebbero segnali incoraggiati anche se parlare di una vera e propria ripartenza non sembra ancora non è opportuno. La contrazione della popolazione è stata importante. Negli ultimi due anni siamo scesi sotto i 59 milioni di residenti. A causa della pandemia ci sono 616mila persone in meno e il calo è da attribuire soprattutto al saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi).

Nel 2021 è stato registrato il nuovo record minimo di nascite nel paese: sotto la soglia dei 400mila, per la precisione 399mila 431 nuovi nati, una diminuzione dell’1,3% rispetto al 2020 e del 31% confrontato al 2008 (l’ultimo anno in cui il numero dei nati era cresciuto rispetto al precedente). Tuttavia si intercetta un segnale di speranza. A novembre e dicembre si è assistito a un’inversione di tendenza, rispetto ai due mesi dell’anno prima: le nascite sono cresciute rispettivamente del 6,8% e del 13,5%. I demografi dell’Istat affermano che sono soprattutto le donne over 35 a essere diventate mamme, mentre le più giovani hanno continuato a rimandare.

Altri due segnali sembrano indicarci l’uscita dallo stand by: da una parte la ripresa della mobilità dall’altra parte il raddoppio del numero dei matrimoni rispetto all’anno precedente. Sono aumentati sia i movimenti tra i comuni italiani (+5,9%) sia i movimenti con l’estero (l’immigrazione è cresciuta del 79% anche se nel 2020 era stata quasi azzerata dai lockdown. La ripresa della circolazione è un segnale importante, perché ci annuncia indirettamente della vitalità del mercato del lavoro. Inoltre gli italiani sono tornati a sposarsi, a formare nuovi nuclei familiari. Certo la ripresa è lenta, perché sebbene le nuove nozze, secondo dati provvisori, siano più del doppio rispetto a quelle celebrate nel 2020, sono ancora inferiori al numero dei matrimoni del 2019.

Dopo lo stand by forse i motori si stanno riavviando, certo l’Italia non correva prima della pandemia. La speranza è che dopo un periodo di sospensione possa venire un nuovo tempo di rilancio.

Otium

Grottaglie, il Comune vuol rilanciare Quaremma. E perché non i personaggi del Carnevale grottagliese?

22 Mar 2022

di Silvano Trevisani

Può un’antica tradizione popolare ormai residuale, ma ancora diversamente diffusa in tutta la Puglia e non solo (in particolare a Martina Franca e nei centri delle Murge e del Salento), diventare un attrattore turistico per il territorio di Grottaglie? Così la pensa Maria Teresa Marangi, assessore comunale allo Sviluppo economico di Grottaglie, secondo la quale la ripresa in grande stile e sistematica della tradizione della Quaremma potrebbe diventare un importante attrattore culturale, nonché “un elemento in grado di aumentare la conoscenza e l’attaccamento dei cittadini al territorio”. Cos’è la Quaremma? Il fantoccio di una vecchia malridotta, vestita di nero, appeso nei crocicchi e nelle strade, in genere col grembiule e alcuni oggetti simbolici, variamente scelti. A Grottaglie si colloca in genere il fuso, i taralli e l’aglio, altrove un fiasco vuoto o un mattarello e un fazzoletto nero e così via. Quaremma, nome che è la contrazione di Quaresima, è la connotazione figurativa popolare del periodo di penitenza, digiuno e astinenza che un tempo accompagnava la Quaresima. Secondo la nota del Comune “Quaremma è così vestita perché fino al giorno prima, il martedì grasso, il marito Carnevale ha sperperato tutto i denari, e così la poverina è costretta a lavorare per rimpinguare il magro bilancio famigliare”. Una spiegazione “sociologica” un po’ fantasiosa. In realtà Quaremma è semplicemente in lutto perché Carnevale, suo marito, è letteralmente “scoppiato” per l’eccesso di bagordi dell’ultimo giorno “grasso”. In molte città di tutta l’Italia, persino a Saluzzo o a Bologna, e naturalmente anche a Taranto, è anche uso dare alle fiamme quel che resta di Carnevale (“Ha muerte ‘u tata...” recita una filastrocca tarantina), mentre la moglie se lo piange parossisticamente. Un lutto che termina di Pasqua, col ritorno alla normalità.

La pratica di Quaremma varia di anno in anno, a seconda della disponibilità degli “allestitori”, ma quest’anno il Comune di Grottaglie ha pensato di dare un senso nuovo alla tradizione e per questo l’assessore Maria Teresa Marangi ha incontrato alcuni di residenti del centro storico che stanno facendo rivivere la antichissima tradizione popolare. Anche se non è solo nel centro storico che la tradizione rivive. L’assessore li ha invitati a coinvolgere gli esercenti di attività economiche e commerciali appendendo vicino le Quaremme, creando così “una innovativa sinergia tra il tessuto produttivo e questi grottagliesi che dimostrano uno straordinario senso di appartenenza alla comunità”.

La tradizione, intanto, è stata ripresa dagli ospiti del Centro diurno per disabili Epasss e dai bambini della scuola materna, che le hanno fatto indossare anche i colori della bandiera della pace. Ma ora si vuole “tutelare e istituzionalizzare la tradizione della Quaremma facendola diventare un patrimonio della nostra comunità, utilizzando il regolamento dei Beni comuni che, per l’appunto, definisce le forme di collaborazione tra i cittadini e l’Amministrazione comunale per la cura, la gestione condivisa di beni, in questo caso un bene immateriale”.

Affinché la tradizione della “Quaremma” diventi un attrattore culturale, secondo l’assessore allo sviluppo economico, “è necessario “valorizzare” le iniziative di questi straordinari concittadini invitando gli studiosi delle tradizioni locali a far emergere, in pubblicazioni e convegni, gli elementi che caratterizzano la Quaremma di Grottaglie rispetto a quella di altri centri del Salento”.

Preso atto della volontà del Comune di Grottaglie, e in attesa di vederne gli effetti, ci chiediamo: accanto alla tradizione della Quaremma, che comunque non è tipica della città delle ceramiche, perché non ridare slancio ai personaggi tipici del Carnevale grottagliese, quelli sì esclusivi, che la tradizione ci ha lasciato e che Cosimo Piergianni, con il Piccolo teatro, ripescò anni fa prima che tornassero nel dimenticatoio? Penso a personaggi “veri” come lu Carlu (Carnevale), Ggiru Micheli (t’lu spiziu), Arcancilu di Pistoni, Pietru Bbomma, Patri Rapicola, Lesiu di Giru Cheli, e così via… personaggi ancora vivi nella memoria e precisamente descritti.

Ecclesia

L’omelia dell’arcivescovo Santoro in chiusura della Settimana della Fede

22 Mar 2022

di S.E. mons. Filippo Santoro arcivescovo

Sono particolarmente felice di poter celebrare la conclusione della Settimana della Fede 2022, la cinquantesima, con mezzo secolo di Evangelizzazione sotto lo sguardo paterno del Patrono universale della Chiesa, San Giuseppe custode del Redentore.

Stiamo celebrando una Liturgia anche con le restrizioni che continuano, vi vedo così numerosi in questa celebrazione con lo splendore della semplicità, la bellezza del canto, la partecipazione in presenza.

Ogni nostra azione, anche i Riti della Settimana Santa, partono dalla bellezza della liturgia e della musica come stiamo sperimentando questa sera e siamo particolarmente grati al Signore di poterlo fare in questa Concattedrale con la presenza di tutte le varie componenti della nostra arcidiocesi.

Dopo una settimana intensa di testimonianze, di riflessioni sui cinquant’anni della Settimana della Fede, ieri abbiamo meditato anche sulla nostra situazione ambientale.

Oggi celebriamo la festa di San Giuseppe patrono della Chiesa. Nei momenti particolari di pericolo si ricorre a quelli che ci proteggono; cercare rifugio in Giuseppe, l’uomo che il Vangelo chiama Giusto, è andare alle radici della nostra fede, è andare al Mistero dell’Incarnazione del Verbo. Il Figlio di Dio entra nella storia per un sì di una famiglia, di persone semplici ma abitate dalla presenza di Dio che con coraggio ed umiltà aprono la strada per i primi passi del Salvatore; sono Maria e Giuseppe, la Santa Famiglia, sono il prototipo della Chiesa dove non si è legati dalla carne, dal sangue ma, soprattutto, dall’obbedienza gioiosa e fiduciosa e coraggiosa allo Spirito Santo che fa nuove tutte le cose nei limiti della fragilità e della nostra povertà.

Abbiamo ascoltato il Vangelo, San Giuseppe che, prima che andasse a vivere con Maria, si trova di fronte ad un cambiamento di piani, ad un cambiamento di prospettive. La sua vita che era prevista come sposo naturale di Maria, si trova di fronte all’irruzione di un Mistero più grande, un Mistero che però non diminuisce l’affetto che ha per Maria, ma lo trasforma, lo trasfigura in un affetto che dura per sempre. Eterna sarà la tua discendenza. Giuseppe sarà il padre putativo di Gesù.

Vedete che nella nostra vita quando facciamo spazio al Signore i nostri piani non sono eliminati sono trasformati, trasfigurati. Fidiamoci del piano di un Altro. Il tema di quest’anno parte dalla la fedeltà di Dio.

Avete ascoltato la Prima Lettura, “Ti costruirò una casa”, a questo Dio è fedele e risponde così Giuseppe con fiducia al piano del Signore, all’annuncio dell’Angelo, e poi, nelle circostanze più difficili, si fida del Signore. Si fida del Signore quando i Betlemiti gli chiudono le porte mentre Maria sta per partorire e poi, avvisato dall’angelo fugge in Egitto, e quando perde il giovinetto Gesù: sempre si fida del Signore anche se non comprende immediatamente tutto, sta lì obbediente ad un piano più grande, al piano della fiducia dell’amore di Dio.

Il cammino della nostra Diocesi è un cammino nella fedeltà e nella fiducia anche in questi tempi duri, tempi di pandemia, in questi tempi di guerra che speriamo volgano a termine.

Siamo intensamente impegnati nella preghiera, nel digiuno come il Papa ci raccomanda, e siamo impegnati nell’accoglienza. Nei prossimi giorni già giungeranno i primi profughi provenienti dall’Ucraina che saranno accolti tra l’altro anche nel nostro centro di accoglienza San Cataldo Vescovo.

 

Il tema centrale che abbiamo approfondito in questa Settimana della Fede è il tema della sinodalità che noi stiamo approfondendo seguendo le parole di papa Francesco. “Che cosa Dio si aspetta dalla Chiesa nel terzo millennio? Quello che il Signore ci chiede è tutto contenuto nella parola Sinodo, camminare insieme, laici, pastori, vescovi, Vescovo di Roma. Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, è una Chiesa dell’ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare, abbiamo tutti da imparare gli uni dagli altri”. Quindi tutti ascoltiamo, ci siamo messi già in ascolto nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità: l’ascolto dell’altro perché lo Spirito Santo suscita anche l’ultimo che viene nelle nostre comunità e ci parla con il cuore e ci tocca il cuore e non ripete dottrine teoriche ma ripete e dice quello che accade nella sua vita.

Dobbiamo imparare nei nostri incontri a parlare a partire dall’esperienza, a partire da quello che il Signore fa accadere nella nostra vita e l’ultimo che viene, il più piccolo ci può illuminare.

La sinodalità parte proprio dall’ascolto, l’ascolto che facciamo noi pastori, i nostri sacerdoti, i diaconi, i fedeli, i laici tutti quanti insieme.

 

San Giuseppe ci rimanda al dono di sé, ci dice che esiste una rivoluzione dell’amore che parte dall’aver scandagliato la coscienza dei sogni alla luce della presenza di Dio. Nella nostra vita tutto è illuminato da questa grande presenza, sia la vita che la morte. A San Giuseppe uomo del silenzio, uomo generoso, libero e sapienziale va oggi la nostra preghiera, la nostra devozione. In questo mondo pieno di chiasso, di odio, di esibizionismi, di dichiarazioni, oggi la Chiesa celebra il suo Santo Patrono. Per i credenti i santi sono eroi di fede e di virtù, l’eroismo dei nostri santi non è nelle imprese ma nel rendere presente Dio nella storia, nella vita quotidiana, nella vita di tutti i giorni. La Chiesa oggi ricorda San Giuseppe, l’eroe di cui non conosciamo la voce e le parole, non si citano parole di San Giuseppe ma i fatti, la sua fiducia, la sua fedeltà tanto che è chiamato uomo giusto, l’uomo che ha vissuto la vita e la fede nella fiducia. Avete ascoltato la Seconda Lettura, la fede di Abramo, la fede di cui San Giuseppe è stato anche protagonista. C’è una devozione a cui papa Francesco è molto legato, e anche io l’ho imparata nell’America Latina, quella a San Giuseppe dormiente. Quando c’è un problema grosso, ricordiamo tutta la tempesta che c’è stata nella vita di San Giuseppe quando Maria è rimasta incinta, allora lui si affida al Signore. Dice il Papa: “Voi quando avete un problema importante scrivete un bigliettino, mettetelo sotto il cuscino dove sta dormendo San Giuseppe, affidatevi al Signore, (non basta il gesto meccanico) affidatevi al Signore, spalancate il cuore al Signore e il Signore vi illuminerà”.

Così mettiamo sotto il suo capo dormiente con fiducia i nostri problemi. Desidero mettere un biglietto per la nostra Chiesa di Taranto. Vorrei innanzitutto sentissimo l’urgenza di questa sinodalità, dobbiamo essere una Chiesa sinodale di cui tanto parliamo.

È stata riportata da uno dei nostri conferenzieri di questi giorni con un po’ di sarcasmo, una provocazione, Papa Francesco gioca la sua ultima carta con la sinodalità, è l’ultima speranza. Prima di ogni sconforto mi sono rincuorato pensando che la sinodalità è l’unica, non l’ultima carta, è l’unica, quella che dà testimonianza di che cosa è la Chiesa, che possiamo e dobbiamo giocare sul tavolo delle nostre comunità. Il Signore metterà sempre nelle nostre mani questa carta vincente del nostro cammino.

Prima di ogni sconforto abbiamo tutti ricevuto nel Battesimo la potenza di essere fratelli, di essere una famiglia, il Signore ha scommesso tutto sulla piccola comunità, la Sua Resurrezione ha invaso ed impermeato il Cenacolo, ha fatto di tanti discepoli divisi tra di loro una cosa sola, un unico cuore, un’unica vita rendendo tutti capaci perfino di perdono; il perdono rigenera, ricrea legami, il perdono che sgorga dalla fontana perenne dell’amore di Dio e che non ci rende più uno giudice dell’altro ma ognuno custode del fratello.

Qualunque sia il proprio ruolo il proprio status metta sul tavolo la carta vincente della sinodalità. Sinodalità come scelta, sinodalità come unico modo di essere nella Chiesa. Quindi dalla fiducia, dalla fedeltà di Dio, alla fiducia, alla Sinodalità.

 

Nella lettera a Giuseppe dormiente, uomo ordinario e del concreto, scrivo perché la Chiesa di Taranto non dimentichi che la sua credibilità, della nostra Chiesa, dipende dalla capacità di lasciarsi ferire dalle domande della vita quotidiana, delle domande di senso, di aiuto, dalla grande questione della salute, la questione della Custodia del Creato, la questione del lavoro, sono sempre domande che noi affrontiamo ed affronteremo insieme a partire da un cammino sinodale. La festa di San Giuseppe è una delle feste più sentite e popolari, per questo oggi vorrei che arrivasse un saluto speciale alle realtà confraternali di questa nostra diocesi, queste realtà che tanto hanno desiderato si ritornasse a poter vivere le processioni. In questi due anni avete dato prova di vera affezione alla Chiesa, vi siete distinti per le prove di carità, continuate a custodire come San Giuseppe attraverso la testimonianza di una vita cambiata dalla fede, dal riconoscimento della presenza di Cristo che cammina con noi in mezzo a noi.

Dicevo ai miei fratelli vescovi della Puglia che non si può non rimettere sulle nostre strade il Mistero della Croce di Cristo, il Mistero dell’Addolorata, questo è il culmine della bellezza, di una bellezza che si dona nel sacrificio e offre a tutti speranza.  Che anche attraverso i riti della Settimana santa gli uomini del nostro tempo possano incontrare questa bellezza ed essere richiamati al Suo amore, alla Sua opera di salvezza. Continuate con questo spirito, con i segni esterni e con la partecipazione profonda del cuore.

 

In quel biglietto a San Giuseppe chiediamo proprio di fidarci di Dio anche quando i nostri calcoli ci porterebbero a rintanarci nella paura e nel nostro guscio, fidiamoci del Signore. Quando ci siamo abbandonati a lui, il Signore ci ha sempre sorpresi e ci ha ascoltati, proprio questo è l’insegnamento di San Giuseppe, abbandoniamoci a lui ed abbandonarsi a lui non è pura passività senza far niente ma è mettersi in sintonia con il piano di Dio, non dare nulla per scontato, non dare nulla per ovvio, ogni giorno è un giorno nuovo, ogni giorno ricomincia con il sì della nostra fede come ha fatto San Giuseppe, è un dinamismo quotidiano. Il fidarsi non è una cosa statica ma è proprio il cammino di tutti i giorni, è il cammino della vita, il cammino del sì, il cammino della fede di Giuseppe che vede crescere Gesù meravigliato giorno dopo giorno, fidiamoci del Signore camminiamo insieme, portiamo speranza alla nostra gente, generosi nell’accoglienza dei rifugiati. Con i sacerdoti oggi abbiamo parlato di come fare un’accoglienza ordinata dei rifugiati.

 

Rinnoviamo la nostra fiducia, invochiamo il patrono della Chiesa e come la tradizione ci insegna voglio concludere con la preghiera al nostro Santo:

 

“A te beato Giuseppe come abbiamo imparato ad invocarti stretti dalla paura dell’odio, della guerra, della malattia, fiduciosi ricorriamo, invochiamo dopo quello di Maria il tuo patrocinio, tu che per amore vero e casto ti sei legato per sempre alla tua sposa e per quell’amore paterno che hai avuto per Gesù, guarda noi che siamo fratelli e sorelle del tuo Figlio, allontana da noi il male, come un tempo hai allontanato le minacce di morte da nostro Signore ancora bambino. Assistici dal cielo perché possiamo condurre una buona vita, morire per il Regno di Dio, conseguire il premio della vita beata”, ché con la protezione di San Giuseppe e di Maria Santissima possiamo essere  portatori di speranza in mezzo ai nostri fratelli, in mezzo alle nostre sorelle anche in questo tempo difficile.

 

Sia Lodato Gesù Cristo

Hic et Nunc

Vittima al porto di Taranto
Il cordoglio dell’arcivescovo Santoro

22 Mar 2022

Apprendo con sgomento dell’incidente mortale avvenuto al quarto sporgente del porto di Taranto, la mia paterna vicinanza alla famiglia del giovane operaio Massimo De Vita.

Questa terra continua ad immolare lavoratori, vite umane sacrificate al profitto lì dove il lavoro dovrebbe essere occasionedella promozione della dignità umana e di emancipazione sociale.

Mi associo all’appello accorato già lanciato da papa Francesco: “Basta morti sul lavoro. È importante dare dignità all’uomo che lavora ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro”.

 

 

 

L'argomento

Ricciardi sul covid: “Attenzione a maggio, potrebbe risalire la curva epidemica”

La pandemia da Covid-19 sembra essere uscita dai radar dell’informazione, eppure ogni giorno si registrano in media 80mila nuovi casi e centinaia di decessi

Roma 7 agosto 2020 Policlinico Universitario Tor Vergata. Attività del Cappellano Ospedaliero. don Sebastian Kondzior.
22 Mar 2022

di M. Elisabetta Gramolini

La pandemia da Covid-19 sembra essere uscita dai radar dell’informazione. Eppure ogni giorno si registrano in media 80mila nuovi casi e centinaia di decessi. A far tornare d’attualità il virus è stato il decreto con cui il governo ha stabilito i prossimi passi. Fra le misure, c’è la fine dello stato d’emergenza a partire dal 1° aprile, lo stop al super green pass per i lavoratori over 50 e per salire sui mezzi pubblici. Dal 1° maggio inoltre cade anche l’obbligo della mascherina al chiuso. Al Sir, Walter Ricciardi, ordinario d’Igiene e Medicina preventiva dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma e consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, spiega come le misure siano state adottate per consentire un allentamento graduale ma bisogna stare in allerta e non sono esclusi restringimenti.

Professore, condivide le ultime misure del governo riguardo alla gestione della pandemia?
Le misure vanno lette come una presa d’atto della situazione che rende possibile un allentamento progressivo e va appunto apprezzata la gradualità con cui vengono introdotte.

Il governo ha detto che è pronto a intervenire nel momento in cui, osservando la curva epidemica, ci sia qualche anomalia.

Per esempio, la sospensione del green pass all’aperto ci sta, perché se si rispettano le distanze, la sicurezza è garantita. Altro aspetto apprezzabile è la cautela con la quale si sta muovendo il governo osservando la curva epidemica. Secondo me, soprattutto a maggio, dovremo stare attenti perché è molto probabile che riparta la curva epidemica con Omicron2.

Ci dobbiamo preparare a nuove ondate a breve?
L’unica mia preoccupazione è quando a maggio verrà tolta la mascherina al chiuso. Il governo però ha detto che se la curva epidemica presenterà aspetti preoccupanti si potrà intervenire. Credo che purtroppo a maggio questi aspetti preoccupanti si presenteranno.

Quello che potrebbe succedere con la sospensione delle mascherine al chiuso a maggio è la ripartenza dei focolai. Sta a noi monitorare.

Il governo interverrà con i correttivi, come hanno detto il presidente Draghi e il ministro Speranza.

Maggio sarà quindi il mese di prova?
L’incognita più rilevante è la sospensione delle mascherine al chiuso dal 1° maggio in poi ed è possibile che la decisione possa essere di nuovo analizzata.

Che futuro prevede per il Sars-Cov2?
Il virus continua a mutare per diffondersi quanto più possibile.

Il fatto che molta parte del mondo non sia vaccinata o che nelle altre zone le vaccinazioni si siano fermate è sicuramente un comportamento che avvantaggia la diffusione.

È certo che ci saranno nuove varianti ma non è detto che siano più letali. Sicuramente saranno più contagiose.

La quarta dose verrà consigliata a tutti in autunno secondo lei?
No, ancora non c’è questa evidenza. È probabile che in autunno avremo maggiori informazioni e potremo assumere una decisione.

Ecclesia

Rns: la festa del ringraziamento
comunione di fede e memoria

Ad aiutarci a vivere una dimensione spiritualmente più profonda è stato l’intervento del relatore Sebastiano Fascetta, nostro fratello e formatore alla vita cristiana, perfetto conoscitore delle dinamiche sociali e spirituali che ci coinvolgono.

22 Mar 2022

di Mario Di Serio

“Lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a proclamare l’anno di Grazia del Signore” (Lc 4, 18-19). È stata la riflessione della convocazione diocesana, sabato e domenica scorsi, nel seminario arcivescovile di Taranto.

Quest’anno ricorre il Giubileo d’oro dei primi 50 anni di vita del Rinnovamento carismatico cattolico in Italia, inizialmente un movimento nato da cenacoli e piccoli gruppi di preghiera impegnati in opere missionarie ed evangelizzazione, oggi una realtà diffusa in ogni città.

La convocazione diocesana è stata la Festa di ringraziamento: il 14 marzo 2002 l’approvazione definitiva dello Statuto in seno al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana: San Giovanni Paolo II considerò il Rinnovamento nello Spirito Santo “un dono speciale, nato nella Chiesa e per la Chiesa, dove si fa esperienza attraverso l’incontro vivo con Gesù, di fedeltà a Dio nella preghiera personale e comunitaria, attraverso l’ascolto fiducioso della sua Parola”.

“Gesù e il Signore non è uno slogan ma è una ragione di vita, uno stile, un pensiero dominante, una volontà permanente per aprire il cuore all’accoglienza e la pace”, è il messaggio di Salvatore Martinez presidente nazionale Rns, facendo riferimento anche all’opera di evangelizzazione in Moldavia nelle famiglie e il sostegno ai sacerdoti missionari. Poi un riferimento al conflitto in Ucraina: “La guerra e le armi non sono mai state una soluzione alla pace, i popoli non si riconoscono con la violenza”.

Ad aiutarci a vivere una dimensione spiritualmente più profonda è stato l’intervento del relatore Sebastiano Fascetta, nostro fratello e formatore alla vita cristiana, perfetto conoscitore delle dinamiche sociali e spirituali che ci coinvolgono: “Dio si manifesta quando noi accettiamo la realtà” e poi “Riusciamo ad accettare quel fratello, accoglierlo per come è? Richiamandoci alla maturità umana e consapevolezza. Utile un esercizio quotidiano: “leggere il vangelo quotidianamente, meditare la Parola e scoprire come la stessa si manifesta, appunto, nella realtà”. E la conoscenza: “Dio non vuole l’adorazione per lui ma l’adorazione ci deve portate a vivere l’amore ricevuto per poi donarlo”.

È proprio durante l’adorazione eucaristica e non solo, la voce del coro, il suono degli strumenti hanno scandito i canti rendendo Gesù sempre vivo nel cuore dei fedeli. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. Alessandro Greco, vicario generale della nostra diocesi: “La conversione è il tema dominante di tutto il cammino quaresimale”, un invito: “Convertirsi significa ritornare al Signore, in obbedienza alla sua parola, dando le spalle al mondo”.

 

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Diocesi

Il 25 marzo Taranto vecchia “In preghiera per la pace”

22 Mar 2022

La comunità parrocchiale di Taranto vecchia, la basilica cattedrale di San Cataldo e tutte le chiese dell’isola, si riuniranno in preghiera nel santuario della Madonna della Salute, in piazzetta Monteoliveto, alle ore 17.00, per pregare in comunione con papa Francesco, seguendo la diretta della liturgia penitenziale presieduta dal pontefice in San Pietro, durante la quale consacrerà l’Ucraina e la Russia al Cuore Immacolato di Maria invocando il dono della pace.

A seguire ci sarà la possibilità di celebrare il sacramento della Confessione.

CLICCA QUI PER VEDERE LA LOCANDINA 

 

L'argomento

Rilancio Ilva? Per ora solo molte incognite, e i sindacati bocciano la verifica della cassa

21 Mar 2022

di Silvano Trevisani

Sono molti i modi in cui la guerra in Ucraina sta incidendo nella vita e nell’economia del nostro Paese. Accanto all’aumento dei prezzi di carburanti e alle previsioni di mancato approvvigionamento di alcuni fondamentali prodotti alimentari, uno dei prodotti che scarseggia, insieme al concime, è la ghisa, importata massicciamente da Ucraina e Russia soprattutto dalle fonderie del Nord che la utilizzavano per produzioni siderurgiche con forni elettrici. L’improvvisa mancanza, assieme all’esplosione del prezzo dei prodotti energetici, ha messo in ginocchio molte di quelle aziende che hanno fermato la produzione.

Uno degli effetti più evidenti è stata la previsione, già annunciata nei giorni scorsi, transitata dal governo ad Acciaierie d’Italia, di aumentare la produzione nello stabilimento siderurgico di Taranto, provocando le prime reazioni contrapposte, tra chi teme l’aumento della produzione significhi automaticamente l’aumento dell’inquinamento, e chi, maestranze e sindacati soprattutto, spera che questo inneschi una ripresa del lavoro. Anche se tale annuncio arriva, paradossalmente, all’indomani della richiesta di nuova cassa integrazione per 3.000 lavoratori, dei quali 2.500 nel solo stabilimento di Taranto. Proprio ieri si è iniziata la verifica, all’interno dello stabilimento, della “conta” dei numeri, e su merito e metodo i sindacati hanno espresso forte delusione.

Ma non dimentichiamo neppure il tentativo dello stesso governo di tagliare mezzo miliardo di fondi per la decarbonizzazione, per la quale viene ora, improvvisamente, stanziata una somma di circa 150 milioni di euro per avviarla. Ma come si procederà? In che modo si cercherà di rendere compatibili le esigenze di maggior produzione, la nuova cassa integrazione, la improcrastinabile ambientalizzazione? E che rapporto ci sarà, in prospettiva, tra l’uso della cassa e l’ipotizzata ripresa produttiva? Abbiamo provato a capirne di più con l’aiuto di due dirigenti sindacali che stanno seguendo direttamente la questione, ma che non nascondono i punti ancora oscuri e tutti da chiarire.

Per Giuseppe Romano, segretario generale della Fiom-Cgil. la situazione è sempre molto confusa a cominciare dalle compagini societarie, con Mittal che continua a fare profitti altrove ma tiene un piede qui per convenienza, mentre il governo, che dovrebbe completare l’acquisizione della maggioranza del capitale sociale entro maggio, non lo farà, perché le clausole sospensive non si sono ancora concluse, in particolare il dissequestro degli impianti (che per ora sono dati solo in facoltà d’uso). Ma soprattutto c’è nebbia fitta sul piano industriale futuro che deve chiarire con quale modello si intende produrre perché non sia impattante sulla salute di cittadini e lavoratori. Questo non è stato chiarito.

Quindi si continua a vivere nell’emergenza.

Già, oltre a quello che era successo con la pandemia ora assistiamo al crollo dell’elettrosiderurgia del Nord che campava con la ghisa di Ucraina e Russia, quindi Taranto resta suo malgrado l’unica chance dello Stato per trovare soluzioni.

Taranto dovrebbe produrre la ghisa anche per il Nord? È in condizioni di farlo?

Si punta a quello, ma per ora teoricamente. Oggi, con l’attuale Aia, c’è una produzione autorizzata fino a 6 milioni di tonnellate di acciaio, che ancora non si raggiunge per vari motivi. L’azienda ci ha spiegato che intende raggiungerne 5,7 riavviando i tre altoforni.

Ma siamo sempre col vecchio sistema.

Certo, siamo con il ciclo integrale che è impattante. Su questo punto è stato annunciata la realizzazione di un forno elettrico che dovrà utilizzare il preridotto, cioè la preriduzione del minerale, che fa saltare la prima fase del ciclo evitando quelle emissioni più impattanti. Se hanno fatto 13 decreti per far continuare la produzione vuol dire che lo stabilimento è strategico per l’Italia. Il problema delicato è nel fatto che Draghi vuole utilizzare parte delle risorse previste per le bonifiche, dedicando 150 milioni alla famosa decarbonizzazione. In tutto questo scenario chi paga sono sempre i lavoratori ai quali è stato prospettato almeno un altro anno, se non due, di cassa integrazione straordinaria che significa falcidiare i salari. Così non si può andare avanti.

A Biagio Prisciano, segretario della Fim-Cisl che si occupa dell’Ilva chiediamo: le decisioni del governo e dell’azienda sembrano incongruenti, qual è la vostra analisi?

Dopo dieci anni di vertenzialità seguita al sequestro stabilimento, siamo al momento delle scelte. Questa è la madre di tutte le vertenze, perché si incrociano qui i problemi della produzione, del lavoro e dell’ambientalizzazione.

Speriamo che quanto prima si possa acquisire l’equilibrio societario. Siamo in una fase delicata di passaggio nella quale rischiano di pagare solo i lavoratori. In settimana facciamo un incontro definitivo al ministero del Lavoro, ma la verifica sugli impianti parte male. E poi ripeto: manca il piano per arrivare alla tecnologie del futuro salvaguardando ambiente e salute.

Oggi, quindi, è stato attivato il confronto per verificare i numeri della cassa integrazione, com’è andata?

A giudicare dalla riunione odierna non abbiamo registrato alcun cambio di passo. Un copia e incolla dei recenti incontri sulla cassa, con una semplice indicazione di numeri freddi. Condizione sicuramente poco incoraggiante in vista di un accordo in cui, più in generale, si dovrà tenere conto di altri aspetti, già condivisi a parole dal ministero del Lavoro.

Insomma: una situazione tutt’altro che chiara.

Proprio così. Il governo deve uscire allo scoperto e spiegare qual è la prospettiva industriale vera e che accorgimenti saranno adottati per tenere sotto controllo l’impatto della produzione, sia dal punto di vista della salute, ma anche per quanto riguarda la tutela economica dei lavoratori. Serve chiarezza e occorrono certezze per tutti.  C’è bisogno di dare garanzie a tutti: ai lavoratori di Acciaierie d’Italia, nonché a quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’appalto e dell’indotto. Dobbiamo sbloccare la situazione di stallo, avviando in maniera concreta l’auspicato piano di rilancio del Gruppo Acciaierie d’Italia, fondato sul rispetto della salute, dell’ambiente e del lavoro. Per noi qualsiasi accordo sulla cassa integrazione non potrà prescindere dal rispetto delle rotazioni, dalla decurtazione dei numeri con il maggior numero possibile di lavoratori sugli impianti e dall’integrazione al salario.

Ecclesia

The Economy of Francesco:
aperte anche a Taranto le iscrizioni

21 Mar 2022

L’evento si terrà dal 22 al 24 settembre, in presenza, ad Assisi: il Papa ha più volte invitato i giovani a lasciar emergere le loro idee e i loro sogni, per un cambiamento radicale dell’economia

 

Sono già centinaia da oltre 70 Paesi del mondo le richieste per partecipare a “The Economy of Francesco”, che si terrà dal 22 al 24 settembre, in presenza, ad Assisi: un evento fortemente voluto da Papa Francesco che più volte ha invitato i giovani a lasciar emergere le loro idee e i loro sogni, per un cambiamento radicale dell’economia. “Voi non siete il futuro: siete il presente”, aveva detto il Santo Padre, sottolineando come il pianeta avesse e abbia tuttora bisogno del coraggio dei giovani. Il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, in qualità di presidente del Comitato promotore, ha sottolineato in più occasioni la necessità di un cambiamento economico radicale. “Il Covid prima – ha spiegato – ed ora la tragedia della guerra in Ucraina, come del resto in altre parti del mondo, ci dimostrano che il nostro sistema è sbagliato. Solo costruendo un’economia di condivisione, più attenta all’uomo che al denaro si pongono le basi per costruire un mondo che sia meno squilibrato e meno esposto a tensioni, conflitti e guerre”. Ora, dopo due anni di iniziative online e parzialmente in presenza, finalmente “The Economy of Francesco” si terrà ad Assisi per permettere ai giovani imprenditori, economisti e change-makers di confrontarsi e fare una sintesi del lavoro portato avanti in questi anni. Le iscrizioni, da fare sul sito web, sono aperte fino al prossimo 31 marzo. “Grazie a San Francesco e al Santo Padre è nato un movimento mondiale di giovani che rappresentano già una forza di pensiero e prassi economiche: ci ha stupito, per qualità e quantità, la loro partecipazione in questi mesi”, le parole di Luigino Bruni, ordinario di Economia politica e Storia del pensiero economico all’Università Lumsa e direttore scientifico dell’evento. “Economy of Francesco è nata in questi due anni di pandemia”, aggiunge Bruni: “La sua stessa origine è stata segnata dal Covid tanto da doverlo rinviare. Ed ora la guerra, a dire che è proprio per queste sfide dell’umanità che c’è bisogno di una nuova economia, sostenibile per il pianeta, per i rapporti umani, per la giustizia. I giovani non vogliono fuggire e chiudersi in sé stessi, ma impegnarsi per il bene comune vero”. “The Economy of Francesco” è nata a seguito dell’invito che Papa Francesco ha inviato il primo maggio 2019 a economisti, imprenditori ed imprenditrici under 35 del mondo. Nei due anni precedenti dai cinque continenti sono stati coinvolti decine di migliaia di giovani provenienti da 120 Paesi, principalmente da Italia, Brasile, Usa, Argentina, Spagna, Portogallo, Francia, Messico, Germania e Regno Unito. Tutte le informazioni e le novità sono disponibili sul sito web e i canali social ufficiali dell’evento: FacebookInstagram, Twitter, YouTube e Flickr.

Otium

Davanti al rosone di San Domenico

21 Mar 2022

di Augusto Ressa

Questa mattina il tempo era clemente con un cielo azzurro e una leggerissima brezza, come si conviene al primo giorno di primavera: il tempo ideale per vivere un’esperienza unica che la mia favorevole sorte mi ha riservato. A giorni sarà ultimato il cantiere di restauro della facciata monumentale della chiesa di San Domenico in città vecchia, sulla quale campeggia un magnifico rosone, capolavoro di scultura del ‘300. Per intercessione del mio angelo custode, questa volta nelle sembianze del parroco don Emanuele Ferro, oggi sono salito sui ponteggi ed ho visto da vicino quella meraviglia.  Mentre raggiungevamo i vari livelli, io e il mio mentore eravamo rapiti dalla storia che raccontano le pietre di questa magnifica fabbrica, e insieme dal panorama della città vecchia che si apriva davanti ai nostri occhi, sempre più esteso man mano che ci avvicinavamo alla vetta. Vista dall’alto, l’isola rivela una bellezza insospettata: altane, cupole, terrazze, pinnacoli, tetti coperti da tegole, garitte. E poi il mare che a quell’ora di mattina, per effetto del vento favorevole, spargeva il suo profumo inebriante.

Ma eccoci davanti al rosone, che è immenso. Ci siamo soffermati ad ammirare il tondo centrale con la raffigurazione dell’Agnello, con il vello scolpito a riccioli, suddiviso in ciocche ben pettinate, e con il muso sorridente, così rassicurante di questi tempi. Da lì si dipartono i raggi che si innestano nella ghiera decorata da un tralcio continuo di foglie, finemente scolpito e incredibilmente integro dopo oltre 700 anni. Al centro del fogliame, nascosto fino a ieri da uno spesso strato di calce, sapientemente rimosso da una restauratrice innamorata del suo lavoro, che nel frattempo ci ha raggiunto, eccolo, il volto del diavolo, tinto di un cupo color porpora, con le orecchie asinine e un ghigno beffardo. – “Hai poco da ridere Satana, tu resti fuori da questa chiesa e dalla nostra comunità!” –  avranno pensato gli scalpellini che hanno realizzato questo capolavoro.

E lo hanno messo lì, bloccato fra le fronde, reso impotente di fronte alla bellezza infinita del mare. Siamo saliti su in cima alla cuspide della facciata e siamo rimasti in silenzio ad ammirare il mondo intorno a noi riconoscendoci fortunati di essere lì in quel momento. Quando saranno smontati i ponteggi, e vedremo risvelata la magnifica facciata di San Domenico, e scorgeremo da lontano il bel rosone, saremo presi da un senso di vertigine a pensare che eravamo lassù, ma forse per pochi istanti abbiamo spiccato il volo con la leggerezza di una felicità quasi fanciullesca.

Hic et Nunc

Al Fusco la prima assoluta della grande violinista russa Viktoria Mullova

21 Mar 2022

di Silvano Trevisani

Un tuffo nella storia della musica, che acquisisce oggi un sapore del tutto particolare, quello della “serata evento” che gli Amici della musica “Arcangelo Speranza” propongono martedì sera alle 21 al teatro Fusco, nell’ambito del cartellone n.78. Stiamo parlando del concerto, debutto assoluto per l’associazione, di Viktoria Mullova, grande virtuosa del violino, che sarà accompagnata il figlio Misha Mullov-Abbado, virtuoso contrabbassista jazz, oltre che compositore e arrangiatore, nato dalla relazione che la Mullova ebbe con Claudio Abbado negli anni Ottanta.

Parlavamo di “sapore particolare” dal momento che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha creato non pochi disagi e molti distinguo tra le file dei grandi artisti russi, e li ha mostrati in una luce tutta particolare. Ma naturalmente quello di Viktoria Mullova è un caso del tutto diverso, ma non meno significativo, per il fatto che nel 1983 lasciò l’Unione Sovietica chiedendo salito politico all’ambasciata americana in Svezia, durante una tournée, assieme al suo compagno dell’epoca. Dopo aver vissuto negli Stati Uniti si è trasferita a Londra dove attualmente risiede col marito il violoncellista Matthew Barley, di qualche anno più giovane di lei.

Viktoria Mullova e Misha proporranno i brani del progetto discografico “Music We Love”, tra cui “Träumerei” dai “Kinderszenen” op. 15 di Robert Schumann, “O cabo pitanga” dell’ottantunenne compositore brasiliano Laercio De Freitas e alcune composizioni originali firmate dallo stesso Misha, “Blue deer”, “Brazil”, “Little Astronaut” e “Shanti Bell”. In programma, anche i primi due movimenti della Sonata per violino n. 1 di Bach, il primo tempo della Sonata per violino solo di Prokofiev, altri omaggi al Brasile attraverso «Sabia» di Antonio Carlos Jobim, il traditional “Caico”, “O Silencio Das Estrelas” di Osvaldo Lenine & Dudu Falcaõ e il popolarissimo choro “Tico-Tico No Fubá” di Zequinha de Abreu oltre a un pezzo del chitarrista jazz fusion John McLaughlin risalente ai tempi della Mahavishnu Orchestra, “Celestial Terrestrial Commuters”