Diocesi

Gli Altari della reposizione del Giovedì Santo nelle chiese della città vecchia

14 Apr 2022

Le chiese di città vecchia sono pronte per accogliere le poste dei confratelli del Carmine e tutti i pellegrini che vorranno adorare il Santissimo Sacramento solennemente riposto negli altari, il prossimo Giovedì Santo.

Dopo più di trent’anni le coppie di confratelli varcheranno anche la soglia del santuario dei Santi Medici in via di Mezzo e proseguiranno il pellegrinaggio verso San Domenico, la Basilica Cattedrale, il santuario Madonna della Salute, la chiesa di San Giuseppe.

La comunità della cattedrale con tutte le confraternite lavorano da giorni perché in ognuna di queste chiese vengano allestiti gli altari della reposizione: attraverso la cura e la bellezza di questi allestimenti la comunità cristiana altro non vuole che ribadire la centralità e la preziosità dell’Eucarestia per la vita dei fedeli.

Scenari, luci, fiori, prati verdi, rispondono ad alcuni canoni tipici della tradizione tarantina. La presenza del verde ad esempio simboleggia il nuovo paradiso e il luogo ameno della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Santuario dei Santi Medici in via Di Mezzo

Confraternita Santa Maria di Costantinopoli sotto il titolo dei Santi Medici Cosimo e Damiano

Cristo si è fatto nostro pane

È rappresentato Il Signore nell’atto di comunicare i suoi commensali. La comunione è farmaco di immortalità, sottolineatura importante in questo luogo dedicato ai Santi Medici, dove si invoca il dono della guarigione.

Chiesa di San Domenico

Confraternita SS Addolorata e San Domenico

«Via che riconduce al Padre»

Il Santissimo Sacramento verrà riposto al termine di una scala fiorita, segno di come l’Eucarestia sia la via permanente che riconcilia il cielo alla terra. Il pane eucaristico è sostentamento per la fede di pellegrini, significati dalla moltitudine di lumi accesi.

Cattedrale di San Cataldo

A cura della comunità parrocchiale

«Restate con me»

Tutta la basilica sarà adornata da rami per ricordare il Getsemani ma anche come rimando immediato al simbolo della pace. Una pace implorata da tutta la Chiesa intorno al dono dell’Eucarestia.

Santuario Madonna della Salute

Confraternita dell’Immacolata

«Ecco quel cuore che ha tanto amato il mondo»

Il Santissimo Sacramento verrà riposto nell’altare del Sacro Cuore per sottolineare con semplicità che l’eucarestia è dono di amore del Signore, amore gratuito e sovrabbondante.

Chiesa di San Giuseppe

Arciconfraternita di San Giuseppe

«Ecco il pane degli angeli»

«Eppure hai fatto l’uomo poco meno degli angeli, – dice il Salmo 8 – di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi. Il dono dell’Eucarestia è nutrimento che ci assimila a Dio, eleva tutta la nostra ad una dimensione spirituale, dono significato in questo repositorio dalle numerose sculture angeliche.

Le celebrazioni:

Alle 16.30 Monsignor Emanuele Ferro presiede nella chiesa di San Domenico la messa in Coena Domini con la lavanda dei piedi, dalla stessa chiesa con processione eucaristica muoverà dal pendio verso via Cava e via di Mezzo per riporre solennemente il Santissimo nel Santuario dei Santi Medici.

Alle 18.00 L’arcivescovo presiede in San Cataldo la messa in Ceona Domini con la lavanda dei piedi a seguire la processione eucaristica per la reposizione del Santissimo Sacramento nelle chiese della Madonna della Salute e in San Giuseppe.

Mondo

“Rispettare la Convenzione dell’Aja per i minori accompagnati in Italia da tutori”

14 Apr 2022

di Gigliola Alfaro

Sono 88.593 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia, 84.796 delle quali alla frontiera e 3.797 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di 45.816 donne, 9.700 uomini e 33.077 minori. Sono i dati del Ministero dell’Interno, aggiornati al 9 aprile. In una nota del 7 aprile, la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, ha parlato di 1.099 minori stranieri non accompagnati, equamente ripartiti tra maschi e femmine. Il problema che ora si sta riscontrando in Italia è che i minori che vivevano in Ucraina in case famiglia, pur giungendo nel nostro Paese con i loro tutori secondo la legge ucraina, sono considerati minori stranieri non accompagnati (Msna), non applicando la Convenzione dell’Aja del 1996, che riguarda la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori. Per questo motivo, l’Associazione Amici dei Bambini (Aibi) ha rivolto un appello al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al ministro della Giustizia, Marta Cartabia. Abbiamo ascoltato il presidente di Aibi, Marco Griffini.

Dei 33mila minori stranieri ucraini giunti in Italia solo una piccola quota è rappresenta da Msna. Dove sono sorti i problemi?

Vorrei premettere che in Ucraina, prima della guerra, c’erano 663 orfanotrofi, con 150/180 bambini ciascuno, quindi circa 100mila minori ospiti complessivamente, e, poi, case famiglia, dove mediamente vivono 8/12 bambini più la coppia affidataria.

La questione riguarda proprio i minori delle case famiglia. Ma la protezione dei minori è regolata dalla Convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996, ratificata anche dal nostro Paese. I problemi in Italia nascono perché non c’è un’Autorità centrale che si occupi della Convenzione dell’Aja del 1996 e di conseguenza non è stata diramata una direttiva su come comportarsi in questi casi. Così ciascun Tribunale ha deciso per conto suo e questo per noi non è corretto.C’è chi ha nominato tutore il parroco, che ha ospitato nelle strutture della parrocchia e ci può anche stare come co-tutore delle famiglie affidatarie, o il sindaco di un piccolo paese e anche qui va bene, perché si può far carico delle esigenze. In altri casi sono stati nominati dei perfetti sconosciuti, come avvocati che non conoscono la situazione. Lì sono nati i problemi, ci siamo accorti che la Convenzione dell’Aja non è affatto conosciuta.

Perché succede questo?

I Tribunali per i minorenni non riconoscono le tutele regolarmente rilasciate dalle autorità ucraine ai responsabili di istituti e case famiglia e stanno togliendo loro le tutele per affidarle ad altri tutori italiani.In altre parole, stanno considerando tutti i minori come minori stranieri non accompagnati, in barba alla Convenzione dell’Aja ratificata dall’Italia e alla legge 47 del 2017. Perciò, c’è stato un urgente appello della stessa Autorità centrale ucraina al Ministero della Giustizia italiano affinché venga rispettata la Convenzione dell’Aja per l’accoglienza in Italia dei minori provenienti dalla case famiglia e dagli orfanotrofi. Tra l’altro la Convenzione dell’Aja considera anche i casi di emergenza, prevedendo non solo il riconoscimento reciproco delle sentenze, ma imponendo anche che i documenti siano molto snelli. Quindi, il Ministero della Giustizia ucraino è intervenuto direttamente con un Tribunale per il caso di una casa famiglia chiedendo che venisse applicata questa Convenzione. Tale intervento ha fatto sì che questo caso si risolvesse e per la prima volta in Italia è stata riconosciuta la tutela ai genitori affidatari.

Questa poca chiarezza sta avendo conseguenze?

Una casa famiglia ucraina che avevamo ospitato è tornata subito in Polonia perché qualcuno ha avvisato che in Italia tolgono le tutele. Questo fatto sta molto preoccupando: abbiamo conoscenza di altre case famiglia, attualmente spostate in Polonia e in Moldova, che vorrebbero venire in Italia, considerata bella e accogliente, ma che decidono di non venire perché temono che i bambini a loro affidati vengano sottratti. Abbiamo conoscenza diretta di una casa famiglia con 15 minori che si è rivolta a noi, presenti in Moldova da 20 anni, per venire in Italia. Noi avevamo recuperato una struttura nel nostro Paese – grazie alla generosità di famiglie e parrocchie abbiamo a disposizione strutture di grandezza adeguata per ospitare – e ci stavamo apprestando ad arredarla, quando è arrivata la telefonata che non venivano più in Italia, preferendo andare in Germania.

Cosa succede per i minori stranieri non accompagnati veri e propri?

Per i Msna la legge prevede che possano essere affidati alle famiglie dopo un periodo nei centri di accoglienza. Bisogna capire in questo caso se sia possibile per i minori ucraini. C’è stata una lettera molto precisa dell’Ambasciata ucraina rivolta a tutti gli enti che si apprestavano ad accogliere questi ragazzi in cui ha avvertito che alla fine del conflitto questi minori devono rientrare in Ucraina e assolutamente non possono essere adottati.Ed è giusto perché questi minori sono il futuro dell’Ucraina. Quello che noi ci appresteremo a fare in Ucraina appena possibile, cosa che già stiamo facendo in Moldova, è la formazione dei genitori adottivi nazionali.

Cosa auspica adesso?

La presidenza del Consiglio dei ministri, delegata ad applicare la Convenzione dell’Aja, in mancanza di un’Autorità centrale ad hoc, dovrebbe emanare una direttiva e la Protezione civile, delegata all’accoglienza, dovrebbe farla propria: nella direttiva si deve chiarire che un minore accompagnato da un tutore legittimamente riconosciuto dall’Autorità ucraina non debba essere considerato minore straniero non accompagnato, non deve essere tolta la tutela, ma quest’ultima deve essere verificata, perché potrebbero esserci anche dei falsi. Voglio ricordare che le case famiglia per entrare nel nostro territorio devono essere indicate da un ente del Terzo Settore, come noi, che deve seguirle, mettere obbligatoriamente a disposizione un mediatore culturale e un interprete per le traduzioni, deve dare ospitalità. Di solito arrivano con documenti non tradotti, ma in 24 ora gli interpreti traducono i documenti, si verificano con i Consolati e le Autorità ucraine la veridicità dei documenti, poi si riconosce la tutela anche con un provvedimento italiano.

L'argomento

Salute: al via la campagna “Parlatene con il medico di famiglia”

Roma 11-11-2019 Città del Vaticano, Piazza San Pietro Apertura degli ambulatori per il Presidio Medico Ph: Cristian Gennari/Siciliani
14 Apr 2022

“Ti conosce. Ti ascolta. È il tuo medico di famiglia”. È questo il “payoff” che chiude la nuova campagna social della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). Tre i video pensati per stimolare il dialogo con il proprio medico di medicina generale e pediatra di libera scelta su tematiche quali la vaccinazione anti-Covid per i bambini e gli screening di prevenzione per il tumore al seno e il cancro del colon-retto.
L’emergenza pandemica ha infatti ritardato l’esecuzione di esami diagnostici quali mammografie, ricerca del sangue occulto nelle feci e colonscopie: secondo l’Osservatorio nazionale screening, nel 2020 sono stati eseguiti circa 2 milioni e mezzo di screening in meno rispetto al 2019. Di conseguenza, sono stati 3300 i carcinomi mammari e 1300 quelli colorettali diagnosticati in ritardo. Eppure, il solo screening mammografico ha, secondo gli esperti, ridotto del 30%, nelle donne tra i 50 e i 69 anni, la mortalità di una delle neoplasie più diffuse e frequenti in tutto il mondo. Mentre lo screening per i tumori del colon-retto ha avuto effetto sia in termini di miglioramento prognostico (dal 52% di sopravvivenza relativa a 5 anni negli anni ’90 al 65%-66% per le diagnosi fino al 2014), sia di diminuzione dell’incidenza, grazie alla diagnosi e al trattamento delle lesioni pre-maligne identificate allo screening.
Di qui l’invito a parlarne con il medico di famiglia e con il pediatra di libera scelta.
Analogo taglio, empatico ma supportato da dati scientifici, per il video dedicato alla vaccinazione anti-Covid nei bambini, che riporta i numeri resi noti dall’Istituto superiore di sanità e aggiornati al 30 marzo: dall’inizio dell’epidemia, in Italia, sono stati 1.319.644 i casi Covid registrati tra i bambini tra i 5 e gli 11 anni; di questi, 3.362 sono stati ricoverati, 76 in terapia intensiva.
“La campagna, che è indirizzata alla popolazione generale – spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – parte da alcune delle parole chiave che rappresentano i punti di forza della medicina generale e della pediatria di libera scelta: la fiducia, la prossimità e la continuità che caratterizzano la relazione di cura e che la scienza ha dimostrato essere garanzia di anni di vita in buona salute per i pazienti”.

Raggiungere i Riti con il bus navetta gratuito di Kyma-Amat

14 Apr 2022

Previste anche variazioni ai percorsi di alcune linee degli autobus
In occasione delle due processioni della Settimana santa, i percorsi di alcune linee degli autobus di Kyma Mobilità Amat subiranno variazioni a causa delle modifiche al traffico veicolare.
Dalle ore 23.00 di giovedì 14 aprile, a causa del divieto di circolazione su Corso Vittorio Emanuele II (Ringhiera) per la processione dell’Addolorata, tutti gli autobus saranno deviati dal Porto mercantile sulla SS 7 ter e poi sul Ponte Punta Penna.
Per la processione dei Sacri misteri, dalle ore 16 di venerdì 15 aprile, gli autobus delle linee 3, 6, 14 e 21 in direzione Città vecchia, giunti all’incrocio tra via Oberdan e via Crispi, svolteranno a destra su via Crispi percorrendola interamente fino al Corso Umberto, al cui termine svolteranno a sinistra per raggiungere via Margherita e, quindi, attraversare il Ponte Girevole.
Con i riti della Settimana santa torna anche il servizio di “Bus navetta notturna” di Kyma Mobilità Amat, gratuito per tutti gli utenti, che inizierà alle ore 23.30 di giovedì 13 e di venerdì 14 aprile per durare fino alle ore 3.15 del giorno successivo: i cittadini potranno lasciare l’auto nei parcheggi con le strisce blu o nelle aree di parcheggio recintate (in parentesi quelle in prossimità dei percorsi delle linee):
LINEA 1/2 – Via Consiglio / Battisti / Via Margherita-Lungomare
Percorso: via Consiglio – via Speziale – via Cesare Battisti – via Rondinelli – via Magnaghi – via Cugini (parcheggi Icco e Artiglieria) – via Pacoret di Saint Bon (parcheggio Pacoret) – Corso Umberto – via Regina Margherita – Lungomare – via Principe Amedeo (parcheggio Amedeo) – via Leonida – via Cesare Battisti (parcheggio Icco) – via Speziale – via Consiglio.
Partenze Consiglio: 23:30 – 00:30 – 01:30 – 02:30
Partenze Margherita/Lungomare: 00:00 – 01:00 – 02:00 – 03:00
LINEA 3 – Via Consiglio / Dante / Via Margherita-Lungomare
Percorso: via Consiglio – viale Unicef – via Atenisio – via Lago d’Arvo – viale Magna Grecia – via Dante – via Giusti – via Oberdan (parcheggio Oberdan) – via Crispi (parcheggi Pacoret e Artiglieria) – corso Umberto – via Regina Margherita – Lungomare – piazza Ebalia – via Oberdan (parcheggio Oberdan) – via Capecelatro – via Dante – viale Magna Grecia – viale Trentino – via Atenisio – viale Unicef – via Consiglio.
Partenze Consiglio: 23:45 – 00:45 – 01:45 – 02:45
Partenze Margherita/Lungomare: 00:15 – 01:15 – 02:15 – 03:15
LINEA 8 – Salinella / Taranto-2  / Corso Italia / Via Margherita-Lungomare
Percorso: via Lago di Garda – via Lago Maggiore – via Golfo di Taranto – via Lago di Nemi – corso Annibale – via Scoglio del Tonno – viale Rinascimento – via Lago di Pergusa – via Cripta del Redentore – via Lago di Nemi – corso Italia (parcheggio Campania) – via Japigia – via Minniti (parcheggio Oberdan) – via Principe Amedeo – via Crispi (parcheggi Pacoret e Artiglieria) – corso Umberto – via Margherita – Lungomare – via Principe Amedeo (parcheggio Amedeo) – via Leonida (parcheggio Oberdan) – via Japigia – corso Italia (parcheggio Campania) – via Lago di Nemi – corso Annibale – via Cripta del Redentore – via Lago di Pergusa – viale Rinascimento – via Scoglio del Tonno – via Lago di Nemi – via Golfo di Taranto – via Lago Maggiore – via Lago di Garda.
Partenze Salinella: 23:30 – 00:30 – 01:30 – 02:30
Partenze Margherita-Lungomare: 00:00 – 01:00 – 02:00 – 03:00
Tamburi – Porto Mercantile
Percorso: Porto Mercantile – via Mercato Nuovo – via Costantinopoli – via Napoli – via Galeso – via Angeli Custodi – via Archimede – via De Amicis – piazza Gesù Divin Lavoratore – via Orsini – via Napoli – via Porto Mercantile – via Colombo – Porto Mercantile.
Partenze: Porto Mercantile: 23:45 – 00:30 – 01:15 – 02:00 – 02:45 – 03:30
Partenze: p.zza Gesù D.L.: 00:05 – 00:50 – 01:35 – 02:20 – 03:05 – 03:50

Diocesi

Alle 15, la prima posta dei Riti della Settimana Santa tarantina

13 Apr 2022

di mimmo laghezza

È uscita alle 15 di Giovedì Santo, dal portoncino della sagrestia della chiesa del Carmine, la prima ‘posta’ di perdoni, dando ufficialmente il via ai Riti della Settimana Santa tarantina.

Una ‘posta di campagna’, com’era parte del Borgo in tempi antichi, che procederà – insieme a tutte le altre che attraverseranno l’uscita di via Ciro Giovinazzi – in direzione opposta alle ‘poste di città’, dirette alla città vecchia, che invece varcheranno il portone principale della chiesa, su piazza Giovanni XXIII.

Il pellegrinaggio dei perdoni agli altari della reposizione – comunemente detti ‘sepolcri’ – toccherà diverse chiese cittadine con il seguente percorso: via D’Aquino via Di Palma, via Regina Elena, ingresso nella chiesa di San Francesco, via Anfiteatro, via Cavallotti, via Di Palma, via D’Aquino, via Acclavio, scalinata e ingresso nel santuario del SS. Crocifisso, via De Cesare, via D’Aquino, piazza Garibaldi, ingresso nella chiesa di San Pasquale, piazza Garibaldi, via D’Aquino e rientro nella chiesa del Carmine (per le ‘poste di campagna’);

Via D’Aquino, via Margherita, via Matteotti, ponte girevole, piazza Castello, via Duomo, postierla Via Nuova, via Garibaldi, vico Zippro, Via di mezzo, ingresso nel santuario Santi Medici, vico SS. Medici, via Garibaldi, piazza Fontana, pendio San Domenico, ingresso nella chiesa di San Domenico, via Duomo, ingresso in Cattedrale, via Paisiello, ingresso nel santuario della Madonna della Salute, postierla Vianuova, ingresso nella chiesa di San Giuseppe, via Garibaldi, via Sant’Egidio, Via di mezzo, pendio La Riccia, piazza Castello (ingresso nella cappella di San Leonardo nel Castello aragonese), ponte girevole, via Matteotti, via Margherita, via D’Aquino e rientro nella chiesa del Carmine (per le ‘poste di città’).

Due le novità rispetto ai percorsi che hanno contraddistinto i Riti negli ultimi decenni: la visita agli altari della reposizione della chiesa Santi Medici (la cui facciata è stata restituita all’antica bellezza, dopo i lavori di restauro conclusi da poco) e della cappella rinascimentale dedicata a San Leonardo, nel cortile del Castello aragonese.

La città è in trepida attesa che mons. Marco Gerardo, parroco del Carmine e padre spirituale dell’omonima confraternita, impartisca la benedizione della ‘prima posta’ di perdoni e, per estensione, dei Riti della tradizione religiosa tarantina, dopo due anni di doloroso stop per rispetto dei protocolli anticovid.

L'argomento

Accoglienza e protezione dei profughi: la crisi ucraina e le scelte umanitarie in una nuova visione giuridica

13 Apr 2022

di Massimo Lavena

“Il diritto di asilo in tempo di guerra. L’esternalizzazione dei controlli alle frontiere o della protezione internazionale?” è stato il tema di un confronto tra magistrati, esperti di problemi dell’emigrazione, responsabili di associazioni di soccorso, e avvocati, che hanno dibattuto l’8 e il 9 aprile, nella sede di Sant’Egidio a Roma. Organizzato da “Area democratica per la giustizia”, componente del Consiglio superiore della magistratura, il convegno ha potuto essere un momento di analisi critica e di valutazione severa delle politiche portate avanti dall’Unione europea e dai singoli Paesi membri, a partire dalla scelta di esternalizzare i confini a Paesi terzi (Turchia, Libia, Niger, per esempio) per l’accoglienza e la gestione dei rifugiati.

Secondo Maria Cristina Ornano, magistrato del Tribunale di Cagliari, “la vicenda dell’Ucraina ha dimostrato che una risposta, di fronte a un problema enorme quale sono 3-4 milioni di persone che si spostano rapidamente dal proprio Stato in un altro, e diventano quindi profughi da un giorno all’altro può avere una risposta in termini di solidarietà e accoglienza. Perché questa è stata la risposta messa in campo con l’attuazione, finalmente, della direttiva sulla protezione temporanea del 2001, che in precedenza l’Unione europea e gli Stati membri, in particolare alcuni, non avevano mai voluto applicare pur a fronte di crisi umanitarie gravissime, come da ultimo quella dell’Afghanistan a seguito del ritiro dei militari statunitensi dal Paese asiatico”. Non è difficile quindi anche pensare al problema dei due pesi e delle due misure, che rendano più semplice l’accoglienza e la sistemazione di profughi provenienti da un Paese invece che da un altro:“In realtà si deve superare il tema della differenza di origine del rifugiato richiedente asilo, perché è possibile pensare a politiche che si muovano nel solco della solidarietà e dell’accoglienza a condizione che noi facciamo un salto culturale, cioè abbandoniamo l’impostazione securitaria, orientandoci decisamente verso un’altra linea e un’altra filosofia che è quella della sicurezza sociale e della integrazione. E questo avviene pensando ai bisogni delle persone che devono cercare soccorso, che son costrette ad abbandonare il loro Paese ma anche pensando ai nostri Paesi nei quali abbiamo bisogno di questa integrazione anche dal punto di vista del lavoro”. Quello che si prospetta, con l’attuazione della direttiva sulla protezione temporanea è un salto culturale che si può e si deve fare:“le disgrazie, purtroppo, portano anche visioni nuove e opportunità inattese – dice Ornano – e la vicenda dell’Ucraina, a meno di non voler ammettere la realtà, amplifica questi temi che sono così importanti, perché riguardano la vita delle persone, sono basilari, perché se la politica non saprà assumersi la responsabilità di cambiare passo rispetto alle politiche migratorie che si sono sin ora prodotte, per chi viene dal Sud del Mondo la risposta sarà intrisa di razzismo”.

Da diversi relatori, sottolinea il magistrato del tribunale di Cagliari, è venuto sempre il richiamo alla necessità di azioni immediate e di ampio respiro, perché, ormai, tutti questi anni in cui l’Unione europea ha sviluppato progetti comuni e bilaterali di esternalizzazione dei confini per l’accoglienza, hanno portato a non voler realmente affrontare il tema delle migrazioni,che invece sono continuate attraverso i flussi balcanici, mediterranei, africani, rendendo il fenomeno strutturale e non emergenziale.

“Queste politiche si sono manifestate fallimentari sul terreno del contenimento delle migrazioni – ribadisce Ornano – e hanno creato, invece, canali sempre più robusti e lucrosi per i trafficanti degli esseri umani e i canali delle migrazioni illegali, ampliando la clandestinità e l’illegalità, costringendo le persone a vivere in condizioni atroci, in quanto coloro che vengono intercettati dai Paesi terzi che noi abbiamo delegato a svolgere i controlli alle frontiere, si trovano costretti in condizioni disumane, internati in centri di cosiddetta detenzione amministrativa dove si trovano minori, bambini, persone che non hanno commesso reati e non ci sono motivi perché siano rinchiuse in questi campi dove vivono in condizione di sospensione, senza diritti, esposti a ogni forma di violenza, atrocità”.

Allora a fronte di tutto questo, dobbiamo renderci conto che sul tema dell’esternalizzazione stiamo pagando un prezzo troppo alto: “anche economico perché i fondi dedicati sono deviati da fondi e risorse che risultano a fondo perduto, non tracciabili e che finiscono per esser destinati, in realtà, ad alimentare quei conflitti che vorremmo fronteggiare o risolvere”.

 

foto di Massimo Lavena

Sport

Caso Catania, l’unica vittima è la società etnea

Le tappe di un fallimento preannunciato: perché la classifica è cambiata. E non c’è spazio per le recriminazioni

13 Apr 2022

di Paolo Arrivo

“Trattandosi di vicenda di particolare interesse sociale, si comunica che in data odierna il Tribunale di Catania – sezione fallimentare – ha disposto la cessazione dell’esercizio provvisorio del ramo caratteristico di azienda calcistico della Calcio Catania s.p.a.” Così il dottor Francesco Mannino dava comunicazione della morte di una realtà sportiva blasonata: mandati in frantumi 76 anni di storia. Al comunicato del presidente del Tribunale etneo, emanato nei giorni scorsi, sono seguite le reazioni interne al mondo del pallone. Il sentimento dominante è lo stupore; ma le difficoltà della società erano già note.

La caduta ha avuto inizio nel 2015 con lo scandalo “I treni del goal”. Retrocessione d’ufficio: dalla massima serie, il Catania è precipitato in serie C. Categoria ritrovata nel 2020, dopo la gestione Pulvirenti, grazie alla Sigi (Sport investiment group Italia) che rilevò il club rossazzurro con un’operazione costata 329mila euro. Si è arrivati al fallimento del 22 dicembre scorso. Quindi l’intervento del Tribunale fallimentare di Catania che nominò dei curatori fallimentari incaricati di vendere almeno il ramo sportivo della società. La situazione attuale si deve all’imprenditore Benedetto Mancini il quale si era aggiudicato la terza asta, senza versare infine per intero la somma fissata in mezzo milione di euro. La Federcalcio, con il comunicato ufficiale n° 214/A, ha deliberato “di revocare l’affiliazione alla fallita società Calcio Catania S.p.A, con svincolo del parco tesserati”.

Si deve invece alla Lega Pro la nuova classifica del raggruppamento in cui trovava la formazione siciliana collocazione  – lo stesso del Taranto, serie C girone C. Così sono state recepite le modifiche all’articolo 53 comma 3 e 4 (Rinuncia a gara e ritiro od esclusione delle società dal Campionato) del regolamento della Figc, entrate in vigore il 1 luglio 2019: in caso di fallimento, tutte le gare disputate nel corso del campionato di competenza non hanno valore per la classifica. Ovvero anche quelle giocate durante il girone di ritorno. Ecco perché la classifica è cambiata. E a ben guardarla, nessuna squadra può dirsi penalizzata (neanche chi ha perso 6 punti preziosi), se non sul piano psicologico per il mancato raggiungimento di un obiettivo che avrebbe potuto far proprio con l’allargamento del torneo a un’altra formazione. Allo stesso modo il Taranto ha meritato la salvezza sul campo di gioco.

Diocesi

Le Tre Pasque e la Madonna ucraina in largo Fuggetti, città vecchia

13 Apr 2022

In collaborazione con il Mysterium Festival, giovedì 14 aprile

Esposizione dell’icona regalata ventuno anni fa all’allora papa Giovanni Paolo II. Parteciperà l’arcivescovo  Filippo Santoro. Evento coordinato dal parroco mons. Emanuele Ferro, a cura di Nuovo Dialogo, Bottega di San Cataldo, oratorio di San Giuseppe e Progetto Ri-Uscire

Giovedì 14 aprile a partire dalle 20.00 (fino all’alba) nel santuario SS. Medici in città vecchia, “Le Tre Pasque”, installazione multidisciplinare a cura di Nuovo Dialogo e dell’oratorio di San Giuseppe. Insieme con i Tre ceri pasquali, a rappresentare le preghiere di Europa, Ucraina e Russia, la presentazione dell’icona della Madonna Ucraina regalata ventuno anni fa all’allora pontefice Giovanni Paolo II. All’evento coordinato da mons. Emanuele Ferro, parroco della cattedrale di San Cataldo, parteciperà l’arcivescovo  Filippo Santoro.

L’icona della Madonna ucraina, che riporta l’Ave Maria nelle lingue russo, ucraino, italiano e latino, verrà mostrata a fedeli e visitatori su un supporto circolare. Tale supporto, a rappresentare il mondo, è stato realizzato dall’artista Nunzia Marzella della Bottega di San Cataldo.

La storia dell’icona è legata alla figura di San Giovanni Paolo II, che tanto a cuore ebbe le sorti della “sua” Europa orientale. Fu infatti il pontefice polacco a ricevere questa icona in dono a Leopoli nel 2001, durante il suo viaggio apostolico in Ucraina. Insieme all’originale, deteriorata dal tempo, il Papa ne ricevette anche una copia che ne ricostruiva idealmente le parti mancanti. Entrambe furono donate a loro volta da san Giovanni Paolo II alla Congregazione per le Chiese orientali fino a giungere nel 2004 alla collezione dei musei del Papa.

Allestimento dell’evento e guardiania notturna a cura degli utenti del progetto Ri-Uscire, nato in collaborazione con l’Ufficio esecuzione pene esterne di Taranto -Uepe – che vede il coinvolgimento di detenuti soggetti a pene alternative. Il materiale in distribuzione per quanti vorranno recitare la Preghiera della Pace è stato curato e confezionato da Nuovo Dialogo e dai ragazzi della città vecchia. Prevista la diffusione di una raccolta degli ultimi discorsi di papa Francesco sulla Pace.

La Madonna Odigitria, colei che mostra la via, è titolare del santuario SS. Medici. Nell’icona salvata da un incendio, purtroppo, non si vede il Bambinello. Non volendo, proprio questo dettaglio diventa una immagine fortemente evocativa, a rappresentare le mamme ucraine alla ricerca dei propri figli in queste settimane di terrore. I fedeli, però, sanno perfettamente che quel Bimbo esiste ed è fonte di speranza.

L’allestimento dei Tre Ceri pasquali (le Tre Pasque) a cura della Bottega di San Cataldo intende rappresentare insieme Europa, Ucraina e Russia. Infine, un tappeto di ceri posti a terra evocherà le preghiere del mondo per la pace. All’organizzazione curata e promossa da Nuovo Dialogo e dell’oratorio di San Giuseppe, hanno attivamente partecipato la Bottega di San Cataldo e dai ragazzi del progetto Ri-Uscire.

Ecclesia

Precetto pasquale in Acciaierie d’Italia, l’arcivescovo Santoro: “Abbiamo delle domande che non possono essere evase”

13 Apr 2022

di † Filippo Santoro

L’omelia dell’arcivescovo Filippo Santoro per il Precetto pasquale in Acciaierie d’Italia:

Un caro saluto a tutti voi cari operai, al  presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia, Francesco Bernabé, all’amministratore delegato dott.ssa Lucia Morselli, al cappellano padre Nicola Preziuso che ringrazio per aver preparato la Santa Messa, così come ringrazio tutti i confessori presenti.

Dopo due anni ritornano per le strade di Taranto i consueti ed attesi appuntamenti della Settimana Santa. Tra questi, per me imprescindibile, c’è il precetto in questo stabilimento siderurgico: ringrazio tutti coloro i quali si sono adoperati perché tornassimo a viverlo in presenza e in sicurezza.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci riporta ai preparativi della Cena del Signore.

I discepoli chiedono al Maestro: «Dove vuoi che celebriamo la Pasqua?». Una domanda che non è un dettaglio narrativo per la “logistica” dell’ultima cena ma, come in ogni parola della Scrittura, riporta a un tesoro.  Nel quadro della narrazione, il quesito rivolto a Gesù pone l’impegno e il desiderio della comunità di voler preparare la Pasqua, mettendosi in ascolto della sua volontà e cercando intercettare il suo sguardo, comprendendone i suoi desideri.

Ritrovarsi e porsi quella domanda significa sentire che il Tempo di Dio è vicino.

Chiedendoci dove Egli vuole celebrare la Pasqua, sento urgente la necessità di ritornare in questa acciaieria, così come in questi giorni sono tornato per celebrare il precetto pasquale negli ospedali tarantini.

Nei versetti che seguono ascoltiamo il racconto della cena.

La donazione che Gesù fa di sé stesso, amandoci fino all’estremo, è ferita dal tradimento di Giuda, dal rinnegamento di Pietro, dal sonno dei suoi amici che non riescono a sottrarlo dall’arresto, dalle contese su chi deve primeggiare nel gruppo degli apostoli, dall’incapacità di comprendere il peso delle parole del Maestro. Più emergono le vulnerabilità e la fragilità nel cenacolo, più scorre copiosa la grazia misericordiosa di Dio. Il cenacolo è il luogo della luce che sconfigge le tenebre.

Così anche noi, anticipando il Triduo santo in questo luogo, desideriamo venire incontro alle fragilità più profonde di questa nostra terra.

Quindi nella domanda «Dove vuoi che celebriamo la Pasqua Signore?», intuisco la volontà di Gesù e sono sicuro di essere nel posto giusto.

Questo è il luogo del coraggio necessario a guardare le fragilità di questa città e di metterle a contatto con l’amore di Dio.

Non dobbiamo credere che pandemia e guerra siano fuori di qui, che il conflitto salute, ambiente e lavoro, che da anni cerchiamo di porre al centro delle nostre riflessioni con approfondimenti e responsabilità, non si ripercuota su ognuna delle parti ferite e vittime dell’annoso conflitto tra salute e lavoro.

Crisi ambientale ed energetica affondano le loro radici in questo luogo che è più europeo di quanto il nostro Paese su questo fronte ha la capacità di percepire.

Sembra passato molto tempo da quando abbiamo ospitato a Taranto la 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, “Il pianeta che speriamo” il tema che con tanta passione abbiamo affrontato, la stessa con cui ci siamo sforzati di indicare azioni concrete per salvare la Terra, come, tra altre proposte, quella di far diventare le nostre parrocchie d’Italia “comunità energetiche” per ridurre le emissioni di CO2. Era solo ottobre dello scorso anno.

“Tutto è connesso” è l’hashtag che ha accompagnato quei giorni così ricchi di speranza!

Il vaccino contro il Covid ci aveva fatto ritrovare fiducia, poi la guerra, terribile.

E abbiamo sperimentato negativamente quanto davvero sia tutto connesso, “l’economia di guerra” ci ha fatto fare di un colpo un salto indietro: più risorse per gli armamenti, più carbone, nucleare. E più acciaio, serve più acciaio in tempo di guerra.

E giù deroghe, la guerra ha cancellato il riscaldamento globale.

Di fronte al decreto Energia dei giorni scorsi abbiamo delle domande che non possono essere evase: si è parlato di abbandono del ciclo completo del carbone, ma al tempo stesso si torna a parlare di aumento della produzione dell’acciaieria tarantina, aumento della produzione che non può non incidere sulla salute dei tarantini. D’altro canto l’azienda annuncia nuova cassa integrazione: meno lavoro per tutti.

Ancora una volta, l’ennesima, le ragioni nazionali, e internazionali, rischiano di gravare su quelle locali, su una comunità disillusa perché da troppo tempo aspetta che quelle industriali siano coniugate con le ragioni ambientali.

Per non parlare del programma delle bonifiche, della pantomima che vede le risorse spostarsi da un capitolo di spesa all’altro senza che nulla sia stato ancora fatto: siamo dove eravamo: il Mar Piccolo è sempre inquinato, i terreni lo sono, con grave nocumento per la diversificazione economica locale.

Mi rivolgo ai responsabili del Governo che sono intervenuti alla 49a Settimana Sociale e ai due partner di questa azienda: fateci ancora sperare che il futuro di questa acciaieria, la più grande d’Europa possa essere diverso; che le ragioni della salute e della vita dei lavoratori e di tutti i tarantini insieme, con la dignità del lavoro possano essere difese. Che si investa nell’innovazione tecnologica. Che si comincino a vedere i segnali di una inversione di rotta; che si affermi l’audacia di un cambiamento anche nelle persistenti limitazioni provenienti dal Covid e dalla guerra.

Per il futuro di Taranto si parla di tante speranze legate al PNRR, alla ZES, al Cis, ai Giochi del Mediterraneo, alla nuova amministrazione del Comune; tutto questo diventa per noi oggetto di preghiera e di vigilanza civica.

Il luogo in cui ci troviamo è un cenacolo; in questo cenacolo di Acciaierie d’Italia porto l’Eucarestia perché il Signore ci doni profezia e passione per Taranto, perché tutti trovino posto intorno alla mensa, perché Egli illumini la coscienza così da donarci la vera vita.

C’è proprio bisogno della Pasqua del Signore che vince la morte e ci dona la vita per offrire speranza all’Ucraina e a ciascuno di noi. Anche nelle grandi difficoltà e paure del presente l’annuncio di Pasqua brilli con la sua forza trasfigurante. Il regno di Cristo non è di questo mondo, ma ci offre la luce e la forza per trasfigurare questo mondo inondandolo di Misericordia e di Pace!

Bisogna guardare il miracolo del bene dove accade: per esempio nella grande onda di solidarietà che ha accolto i profughi ucraini anche qui da noi, nella nostra terra. Si tratta di rapporti nuovi che possono essere vissuti nelle nostre famiglie e anche qui in fabbrica.

Il bene e la vita nuova sono fioriti dalla Croce che raggiunge me e te; il Signore risorto ci è vicino. Accogliamolo in noi avviciniamoci alle nostre parrocchie. Finalmente partecipiamo in presenza dopo due anni di digiuno anche ai riti della Settimana Santa.

Avviciniamoci al sacramento della Confessione. Anche qui potete farlo e ci sono diversi sacerdoti a disposizione.

Rendiamo sempre più umano questo luogo di lavoro. Auguro a ciascuno di voi in questa Pasqua di vivere più intensamente la bellezza della fede e che la benedizione del Signore Risorto scenda su di voi, su questo luogo, e su tutte le vostre famiglie.

Buona Pasqua a tutti.

 

Otium

Lo sguardo di Zeffirelli sulla Croce

13 Apr 2022

di Sergio Perugini

Nel 2019 ci ha lasciati il regista Franco Zeffirelli. Ora ci troviamo in prossimità di due importanti anniversari che lo riguardano. Anzitutto il 2023 sarà l’occasione per celebrare la sua storia e il suo genio artistico (“Romeo e Giulietta”, “Fratello sole, sorella luna”, “Jane Eyre”, “Un tè con Mussolini”): i 100 anni dalla sua nascita, il 12 febbraio 1923 a Firenze. Tra le sue opere, tutte marcate da eleganza visiva e raffinatezza, c’è un titolo speciale: è “Gesù di Nazareth”, sceneggiato a carattere religioso programmato tra marzo e aprile del 1977, con un passaggio anche al cinema. Proprio in questi giorni, nel cuore della Settimana Santa, ricorrono i 45 anni dalla sua messa in onda. È possibile rivederlo su Raiplay e Tv2000.
Come ha sottolineato a Nuovo Dialogo mons. Dario E. Viganò, uno dei più importanti studiosi del rapporto cinema e racconto biblico-cristologico: “Mentre tra gli anni ’20 e ’60 Hollywood ci inonda di film su Gesù e la Bibbia dal taglio spettacolare, opere segnate però da una profonda povertà contenutistica e spirituale, in Europa Pier Paolo Pasolini e Franco Zeffirelli offrono tra gli anni ’60 e ’70 sguardi totalmente diversi, rivelatori. Se Pasolini ha restituito la forza della parola di Matteo realizzando una regia per sottrazione, Zeffirelli ha saputo fare un racconto sinottico dei Vangeli con una messa in scena senza precedenti, seconda in nulla al cinema hollywoodiano”.
Tra i tanti primati dell’opera di Zeffirelli si riconosce quello di essere portatrice di uno sguardo innovativo nel sentiero della tradizione cinematografica religiosa: “Gesù di Nazareth” ha restituito uno sguardo sulla Croce, e in generale sulla storia di Gesù, dettagliato, attento e rispettoso delle fonti, in primis i Vangeli, aprendosi poi a uno slancio ecumenico. Davanti alla spettacolarizzazione di Hollywood, Zeffirelli ha direzionato il suo racconto verso il bello pittorico, con una messa in scena di rara eleganza, densa di riferimenti a Caravaggio, Guercino e Guido Reni. Un’emozionante poesia visiva, dove ha assunto un ruolo centrale il Cristo modellato con misura da Robert Powell. In più, Zeffirelli ha messo in evidenza come a quel tempo la Tv potesse accorciare le distanze con il cinema, firmando una coproduzione internazionale con un cast di primordine: Olivia Hussey, Anne Bancroft, Peter Ustinov, Claudia Cardinale, Valentina Cortese, Christopher Plummer, Laurence Olivier, Anthony Quinn.
Come riconosce Massimo Giraldi, presidente della Commissione film Cei: “Non si può non avvertire nel ‘Gesù di Nazareth’ il soffio di una ispirazione alta e commossa. Molti hanno provato a dirne male, a evidenziare certe leziosità, certi estetismi considerati superati. Ma la tessitura del dettato si è mostrata più forte. Possiamo concludere con la pacata ammissione che il ‘Gesù di Nazareth’ mantiene in pieno Terzo Millennio una forza espressiva e una capacità di sguardo sull’ineffabile volto di Cristo del tutto attuali e moderni”.

Otium

Il nuovo libro di Chiara Amirante, una terapia dello spirito contro la pandemia che devasta l’anima

13 Apr 2022

di Amerigo Vecchiarelli
Chiara Amirante, fondatrice e presidente di “Nuovi Orizzonti”, scrittrice e autrice di numerosi best-seller, consultrice in due Pontifici Consigli della Santa Sede, ma soprattutto un testimone del nostro tempo, descrive al Sir il senso e l’obiettivo del suo nuovo libro: “La pace interiore. Liberarsi dall’ansia, dalle paure e dai pensieri negativi”, il primo di una nuova collana dedicata alla Spiritherapy. Un percorso di conoscenza di sé e guarigione del cuore, seguito già da circa 20.000 persone in 60 Paesi del mondo, studiato per aiutare le persone ad agire concretamente sulle proprie ferite interiori e migliorare in tutti gli ambiti più significativi della vita: la consapevolezza, l’affettività, la gestione delle emozioni, le scelte, il dialogo con gli altri.

“In queste pagine ho cercato di condividere, con chi le leggerà, tutti quei suggerimenti, per me importanti, utili ad affrontare e superare i disagi legati a ciò che mette sotto stress la nostra vita. Sono partita da ciò che ho vissuto in questi 30 anni a contatto con ragazzi provenienti da esperienze difficili ed estremamente dolorose e credo possa essere un valido aiuto per non lasciarci sopraffare dall’ansia e dalle paure,in questo momento particolarmente condizionanti”. Chiara Amirante, fondatrice e presidente di “Nuovi Orizzonti”, scrittrice e autrice di numerosi best-seller, consultrice in due Pontifici Consigli della Santa Sede, ma soprattutto un testimone del nostro tempo, descrive così al Sir il senso e l’obiettivo del suo nuovo libro. “La pace interiore. Liberarsi dall’ansia, dalle paure e dai pensieri negativi”, questo il titolo del libro, il primo di una nuova collana dedicata alla Spiritherapy. Un percorso di conoscenza di sé e guarigione del cuore, seguito già da circa 20.000 persone in 60 Paesi del mondo, studiato per aiutare le persone ad agire concretamente sulle proprie ferite interiori e migliorare in tutti gli ambiti più significativi della vita: la consapevolezza, l’affettività, la gestione delle emozioni, le scelte, il dialogo con gli altri.

Un percorso di guarigione legato alla pandemia e alla guerra e guarire dall’ansia. Da dove nasce questa esigenza?
Nasce dall’aver constatato che questa pandemia ha stravolto le nostre vite. Se da una parte e giustamente ci siamo concentrati sulle sue conseguenze fisiche, e mi riferisco a bollettini, ricoveri, morti, dall’altra abbiamo sottovalutato le sue ricadute sulla nostra salute psicologica. Ricadute devastanti che hanno amplificato un’altra pandemia, meno visibile ma non meno drammatica: quella del malessere dell’anima.Secondo uno degli ultimi rapporti su giovani e adolescenti, durante la pandemia uno su sette ha sviluppato problemi di salute mentale. In particolare l’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi diagnosticati. Parliamo di ragazzi. Ma non solo. In Italia il 20 % della popolazione infantile e adolescenziale ha disturbi neuropsichici. E allora mi sono domandata cosa si potesse fare per dare una risposta a quest’altra pandemia, altrettanto importante ma di cui si è parlato e si parla ancora poco.

… e questo libro è una risposta…
Si! In queste pagine ho cercato di offrire, di condividere con chi le leggerà, quei suggerimenti che per me sono stati importanti, fondamentali ed efficaci per affrontare e superare tutti quei disagi legati a ciò che mette sotto stress la nostra vita. Sono partita dalla mia esperienza, da ciò che io per prima ho vissuto in questi 30 anni, da ciò che ho condiviso venendo a contatto con ragazzi provenienti da esperienze traumatiche, difficili, estremamente dolorose.

Di che cosa si tratta?
Sono semplici e pratici consigli, utili tanto a me quanto alle persone che ho avuto la grazia di avvicinare. In altre parole, ho cercato di rielaborare e mettere nero su bianco, quello che in effetti è stato, – e ripeto – anzitutto per me, un percorso di guarigione del cuore.

In che modo si trasforma in un progetto editoriale?
Il libro pubblicato oggi è il primo di una lunga collana di “spiritherapy”. Un compendio di sapienza, spirituale ed umana, per dare una risposta alle domande che, mai come in questo tempo, interpellano il nostro cuore:“come custodire la pace nei momenti difficili che la vita ci riserva”; “come non restare in balia di pensieri o stati d’animo negativi”; “cosa fare per non lasciarci sopraffare dall’ansia e dalle paure” in questo momento particolarmente condizionanti.

A chi è rivolto il libro?
A tutti! È un manuale semplice e pragmatico, arricchito da semplici esercizi da fare. L’obiettivo è riuscire a trasformare in positivi, gli stati d’animo negativi che, in tempo di difficoltà rischiano di travolgerci in maniera drammatica. Mantenere una solidità interiore basata sulla fiducia in sé stessi e in Dio. Un’opportunità che abbiamo voluto offrire a tutti nata dall’esperienza di vita vissuta in questi anni al fianco di migliaia di persone che si sono lasciate guidare in questo percorso di “spiritherapy”. Ragazzi che avevano deciso di morire e che oggi invece testimoniano la speranza pur vivendo, anche oggi a volte, situazioni drammatiche.

Hai scelto la settimana santa per presentare questo libro. Che cosa lega questo testo a questo tempo così significativo e importante.

La guarigione, ogni guarigione passa per l’amore.

Sperimentare di essere perdonati, ma soprattutto sperimentare di essere amati, così come siamo, fa tutta la differenza del mondo. Il bisogno di amare e di essere amati è quello che più di altri ci incalza, specialmente in questo tempo segnato dal consumismo. Un tempo straordinario e terribile al tempo stesso, nel quale tutti, più o meno, rischiamo di essere sia vittime che artefici di questo “usa e getta” che detta i tempi e le regole delle nostre relazioni quotidiane. Ecco dove nascono le tante ferite che a volte ci portano a chiudere il cuore, segnato dal tradimento, dall’abbandono. La Settimana Santa ci ricorda l’eterno amore del Padre per ciascuno di noi. Solo fare l’esperienza di un Dio che è amore, che ci ama incondizionatamente, ci aiuta ad affrontare le tante critiche che il mondo vomita ogni giorno su di noi.Parlo di un’esperienza rigenerante, attraverso la quale Spirito Santo guarisce tutto ciò che condiziona la nostra vita. E allora scopriamo di essere una meraviglia stupenda e che dentro di noi c’è qualcosa di molto bello. Essere amati significa scoprire che ogni persona è una meraviglia, che porta in sé una bellezza straordinaria, qualcosa di unico e irripetibile. Con questo testo vogliamo aiutare le persone combattere la paura che sempre ci blocca. Vogliamo aiutarle ad entrare nella vita, a ricercare le cose che fanno vivere e ad abbandonare invece quelle che fanno morire e che distruggono.

Un invito a lavorare su sé stessi, in maniera autonoma o guidati da qualcuno
Beh, intanto, c’è un invito alla preghiera, indispensabile per alimentare sempre la nostra relazione con Dio, e poi indicazioni semplici di comportamento, accompagnate da pratici esercizi, con i quali dobbiamo allenarci giorno dopo giorno, imparando a comprendere che la nostra felicità non dipende solo e soltanto dalle situazioni, seppur drammatiche, che viviamo e si consumano intorno e dentro di noi, ma soprattutto, che abbiamo sempre una possibilità diversa per decidere come viverle e come affrontarle al meglio. Con questo libro, cerco di condividere tutto ciò che mi ha aiutato ad affrontare le tante situazioni drammatiche che, giorno e notte, ho ascoltato dalla voce di tanti giovani provenienti dall’inferno. Metto a disposizione dei lettori tutto quello che ho sperimentato, con loro e per loro, per aiutarli ad uscire dalla morte interiore e accompagnarli alla gioia della resurrezione. Io per prima ho dovuto imparare a gestire l’impatto con il dolore, anche quando è così grande da spezzarti il cuore. E questo percorso si basa proprio su tutti quei suggerimenti che nel corso di questi anni ho cercato di donare ai ragazzi e allo stesso tempo cercato di fare miei, con l’obiettivo di custodire la pace e la gioia malgrado le difficoltà della vita quotidiana. È la sintesi di ciò che ho condiviso con i tanti ragazzi accolti nei nostri centri ed è ciò che ogni giorno mi aiuta umanamente e spiritualmente ad affrontare la vita.

Fotografia

La Settimana Santa in Puglia nelle foto in mostra a Grottaglie

13 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Sarà per il carico di emozioni che da sempre riesce a portare con sé, sarà per l’occasione che offre di condensare messaggi e immagini capaci di coniugare il passato con il presente, ma le tradizioni pasquali legate alla pietà popolare si confermano tra i soggetti preferiti per gli appassionati della fotografia.

Nel Castello episcopio di Grottaglie, largo Maria Immacolata, è in corso, da domenica 10 aprile, la mostra fotografica “Settimana Santa in Puglia”, organizzata dall’Associazione Duepunootto. Espongono: Anna Calabrese, Gianfranco Corvino, Federico D’Amuri, Daniele De Marco, Max Germinario, Luigi Petraroli, Mimmo Zinzanella.

L’Associazione culturale fotografica Duepuntootto, nata nel 2013 e regolarmene registrata è la prima realtà associativa grottagliese rivolta alla fotografia. L’idea fondativa scaturisce dalla volontà di un gruppo di condividere la comune passione. Dal 2016 l’associazione, che non ha fini di lucro, organizza il Grottaglie Foto Festival, il primo festival della fotografia nella città delle ceramiche. Non è facile, in una mostra collettiva, esprimere giudizi in relazione al talento che in alcuni casi evidenzia una passione profonda di livello professionale e più ancora artistico, ma tutti gli espositori dimostrano un impegno evidente a evitare la retorica e a comporre, attraverso la ricerca del particolare, una realtà immaginifica coinvolgente e che provochi sempre lo stupore, che è poi il fine ultimo di ogni attività artistica e anche della fotografia. Il bianco e nero, a volte esasperato, contribuisce a dare alle immagini una rigorosa essenzialità.

La mostra ha anche il merito di allargare l’indagine visiva, che diventa umana e sociale, alle tradizioni di altre città pugliesi, oltre Grottaglie, a cominciare naturalmente da Taranto, la cui pietà popolare si manifesta nella sua intensità proprio attorno ai riti pasquali, da qui a Francavilla Fontana, dove si svolge una delle processioni dei Misteri più solenni e partecipate, e poi a Faggiano, Castellaneta, Mottola con un’incursione nella provincia barese: a Molfetta. In ogni località i riti assumono specificità e modalità che testimoniano il particolare sentire e le sensibilità spcecifiche delle diverse comunità La mostra è visitabile nei seguenti orari: da martedì a venerdì: 10-13, 15,30-18,30; sabato, domenica e festivi: 10.30-13, 15,30-19.

Un’altra mostra fotografica sulla settimana Santa è in corso, sempre a Grottaglie, nell’oratorio della Confraternita del Purgatorio di Grottaglie, in piazza Regina Margherita. Sono esposte le foto amatoriali a cura di Alfonso Manigrasso; Carmela Caiazzo e Ciro Stefani. Orario di apertura serali: 16/19 – sabato e domenica mattina 09/12 pomeriggio 17/20.

Nella foto sotto il titolo. Taranto (Luigi Petraroli), in basso, da sinistra: Francavilla (Corvino), Taranto (Calabrese), Grottaglie (Zinzanella), Faggiano (De Marco), Grottaglie (D’Amuri), Taranto (Calabrese), Mottola (Germinario)