Diocesi

Settimana Santa: le celebrazioni di mons. Santoro

13 Apr 2022

La diocesi di Taranto ha reso note le celebrazioni previste per la Settimana Santa che saranno presiedute dall’arcivescovo Filippo Santoro:

 

Lunedì Santo, 11 aprile

ore 10.00:  Precetto pasquale all’Ospedale Ss. Annunziata

 

Mercoledì Santo, 12 aprile

ore 11.00:  Precetto pasquale allo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia (ex Ilva)

 

Giovedì Santo, 14 aprile

ore 10.00 in Concattedrale, l’arcivescovo presiede la Messa del Crisma con la rinnovazione delle promesse sacerdotali, la benedizione degli oli santi e il ricordo degli anniversari di ordinazione sacerdotale dei presbiteri che festeggiano i propri giubilei in questo anno.  Sono presenti tutti i sacerdoti e le rappresentanze dell’intera comunità ecclesiale.

ore 18.00 Cattedrale San Cataldo. Messa “In Coena Domini” con la lavanda dei piedi. L’arcivescovo laverà i piedi a dodici rappresentanti della comunità della Città Vecchia ed ad alcuni ospiti ucraini. 

ore 23.50 Loggia della chiesa di San Domenico – L’arcivescovo terrà un’allocuzione di apertura del pellegrinaggio della Vergine Addolorata (sarà diramato il testo in embargo intorno alle 22.00).

 

Venerdì Santo, 15 aprile

ore 18.00 Concattedrale –  L’arcivescovo presiede l’Azione liturgica della Passione del Signore, con l’Adorazione della Croce.

ore 19.30 circa – Arrivo dell’arcivescovo alla processione dei Misteri, che terrà il tradizionale discorso dal balcone della Chiesa del Carmine. (Sarà diramato il testo in embargo intorno alle 18.30).

 

Sabato Santo, 16 aprile

ore 23.00, Concattedrale: Veglia di Pasqua

 

Domenica di Pasqua, 17 aprile

ore 9.00 circa. Celebrazione eucaristica della Santa Pasqua presso la Casa Circondariale di Taranto

ore 11.30 Concattedrale – Celebrazione eucaristica della Santa Pasqua con il Capitolo metropolitano presieduta dall’arcivescovo.

 

Accrediti e permessi di accesso vanno richiesti ai vari enti (confraternite titolari dei Riti, casa circondariale, stabilimento siderurgico etc.).

Per le celebrazioni in cattedrale e in concattedrale non è necessario alcun pass

Musica

La squilibrante vertigine della trap music

12 Apr 2022

Misoginia, sessismo, cultura dello sballo, materialismo, degrado urbano, razzismo, narcisismo, criminalità, ossessione per la moda e per l’aspetto fisico, mito della ricchezza e della celebrità. Sono i temi imbastiti sui ritmi ossessivi della musica trap dalle sonorità cupe e narcotizzanti, nelle quali la voce “narrante” arriva elettronica e distorta, quasi emergendo dalle profondità di un mondo “altro”.

Il panorama di questo genere musicale molto apprezzato dai nostri adolescenti è folto, estremamente sfaccettato e attraversato da un continuo proliferare di nuovi artisti riluttanti a essere etichettati dal punto di vista stilistico.

Il genere riprende sound e contenuti dal filone gangsta rap che si sviluppò qualche anno fa nella West Coast degli Stati Uniti, in un contesto socio-economico svantaggiato e duro. La trap nasce, in sostanza, per raccontare la condizione di intrappolamento di giovani prevalentemente afroamericani e ispanici, che spesso all’interno delle trap house (baracche) producevano, spacciavano e consumavano sostanze stupefacenti. Nello slang suburbano trapping indica l’attività stessa dello spacciare.

Quale legame hanno tali realtà con il vissuto dei nostri giovani? E come mai i testi di queste canzoni, in alcuni casi così estremi, riscuotono tanto successo?

In effetti la periferia che fa da sfondo al genere trap si trasfigura nell’immaginario dei nostri adolescenti come luogo simbolico, quasi onirico. A fare da irresistibile richiamo in questo scenario angosciante ma anche ipnotico, sono purtroppo anche le sostanze tanto citate dai trapper nelle loro canzoni: crack, cannabis, xanax e purple drunk. L’interesse è rivolto alla “sedazione” indotta dal mix di queste droghe e farmaci, quella sensazione di dissociazione e stordimento che poi si rispecchia nelle spirali sonore.

Ciò che emerge con evidenza è la difficoltà di “stare” nel pensiero come tratto collettivo di un disagio generazionale. Pensare fa male, meglio alienarsi e farlo è piuttosto facile: bastano un paio di auricolari “giusti”.

Non si può, comunque, liquidare il trap come fenomeno giovanile legato al degrado e al consumo di droghe. Nei testi si parla di consumismo, individualismo, spasmodica ricerca del successo, ad esempio, e questi sono i tratti della società adulta che si riverbera nel mondo degli adolescenti. Il desiderio per gli oggetti di lusso, le automobili potenti o l’abbigliamento griffato non sono che il baby-prodotto della società capitalistica dei consumi. “Get Rich or Die Tryin” (diventa ricco o muori provandoci) è il titolo di un disco del 2003 del rapper americano 50 Cents che fotografa in pieno l’intera società attuale e non soltanto il mondo dei teenager.

Marcata, infine, nelle cantilene trap anche l’esibizione di una sessualità maschile predatoria, nella quale le donne sono ridotte a oggetti e in qualche caso diventano perfino dei trofei da esibire. Anche questo aspetto risulta simmetrico a certe eccessive ostentazioni e sovraesposizioni del corpo femminile a cui costantemente i media ci sottopongono, distorcendo soprattutto a danno dei giovanissimi (ma non solo) il peso della fisicità nelle relazioni tra gli esseri umani.

Così, mentre gli adulti si scandalizzano e non trovano alcun antidoto educativo ai continui assalti di modelli sociali devianti, il mercato musicale cannibalizza una schiera di adolescenti che nei testi trap trovano riscontro al proprio senso di smarrimento e solitudine, al senso di angoscia e soffocamento causato dagli spettri della nostra epoca (mancanza di futuro, sfiducia, paura collettiva, disincanto, cinismo).

Nessun rimprovero o monito del mondo adulto avrà la possibilità di strappare i nostri adolescenti all’horror vacui che si portano dentro e che in maniera così potente pare risuonare nelle canzoni che amano ascoltare. Per disinnescare, più che la musica trap, la tendenza giovanile alla resa di fronte alla mancanza di speranza e la conseguente fuga dalla realtà, occorre un autentico dialogo educativo.

L'argomento

La Polizia festeggia i suoi 170 anni in Città vecchia

12 Apr 2022

di MARINA LUZZI

La polizia di Stato, anche a Taranto, oggi ha festeggiato i suoi 170 anni di vita. Un compleanno speciale, com’è il luogo prescelto per la cerimonia: la sede di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, in Città vecchia.  “E’ stato un anno complesso – dice il questore Massimo Gambino, che ha preso il posto di Giuseppe Bellassai da sei mesi – e ci attendono tempi non facili. Gli eventi internazionali non ci aiutano. C’è un impegno continuo, costante da parte nostra e la gente lo riconosce,  si vede anche nell’affetto che riscontriamo quotidianamente e che abbiamo toccato dopo il grave fatto di cronaca del 22 gennaio scorso, con la vile aggressione ai nostri ragazzi. C’è stato un afflato totale che non ha riguardato solo Taranto ma che da Taranto si è esteso all’intera nazione”. Il riferimento è ai nove colpi esplosi contro un auto della polizia e due agenti da un ex guardia giurata, in viale Magna Grecia.  I due si salvarono per miracolo ed oggi hanno ricevuto la promozione al merito straordinario. Insieme a loro anche i colleghi che riuscirono a fermare l’uomo ed arrestarlo. “Il desiderio – afferma Gambino – dopo questi primi mesi di lavoro, è quello di far risollevare alcune zone ‘meno facili’ della città, come il centro storico o altri quartieri. Con la nostra presenza nell’Università, abbiamo voluto portare un esempio di legalità. Una sfida ulteriore”. Ma Taranto, andando oltre casi isolati, può definirsi una città sicura? ” Non possiamo dire che Taranto sia un città sicura, semplicemente perché nessuna città, nessun luogo, lo è del tutto. Può avvenire in ogni parte d’Italia, quello che è accaduto il 22 gennaio. Certo, la sicurezza –  prosegue il questore Gambino – va costruita giorno dopo giorno e ciascuno deve fare il suo. La stampa in questo ha una funzione essenziale per sensibilizzare. Noi non siamo solo repressione ma siamo anche servizio sociale. La nostra speranza è quella di alimentare questo contatto diretto con la gente”. La cerimonia è stata aperta dai messaggi scritti della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e del capo della Polizia,  Lamberto Giannini e da un video che ha raccontato le attività che quotidianamente la polizia svolge in tutto il Paese.  Nel finale l’emissione del francobollo per il  170° anniversario dalla Fondazione.

 

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/908b0a16-b962-11ec-b6cc-736d736f6674

L'argomento

Un nuovo patto solidale per superare
la crisi determinata da pandemia e guerra

12 Apr 2022

di Stefano De Martis

L’incontro tra governo e sindacati dopo l’approvazione del Def, il Documento di economia e finanza che traccia le coordinate generali della politica di bilancio, non ha avuto un esito positivo nel merito dei contenuti. Ha registrato però un passaggio molto importante dal punto di vista del metodo, vale a dire la proposta dell’esecutivo di avviare un confronto permanente con i rappresentanti dei lavoratori e con tutte le parti sociali. Un “tavolo”, come si usa dire. Con i sindacati un nuovo incontro è previsto subito dopo Pasqua. Se si tratti di una svolta strategica o soltanto di un approccio tattico lo vedremo presto. È comunque un impulso che va nella giusta direzione perché le conseguenze economiche della pandemia e della guerra non possono essere gestite in modo efficace e solidale senza un nuovo patto – quale che sia la forma concretamente adottata – tra tutti i soggetti in campo.
Nei primi commenti si è inevitabilmente rievocato il metodo Ciampi, quella “concertazione” tra le parti sociali che portò allo storico protocollo del luglio 1993, passo fondamentale nel percorso verso la moneta unica che rischiava di vederci tagliati fuori, ma anche snodo decisivo nelle scelte per fronteggiare la grave emergenza sociale e istituzionale in cui si trovava il Paese. Il sistema politico terremotato da Tangentopoli, le stragi di mafia, l’inflazione galoppante…e si potrebbe continuare. Certo, se è sempre utile e intelligente far tesoro delle esperienze passate, bisogna andare cauti con i parallelismi. Prima la pandemia e poi la folle guerra provocata dall’invasione russa in Ucraina hanno determinato uno sconvolgimento complessivo che per ampiezza e profondità non ha precedenti negli ultimi decenni. La stessa inflazione – per stare a uno dei temi cruciali del protocollo del ’93 – ha raggiunto in Italia i livelli dei primi anni Novanta ma è strutturalmente diversa da quella di allora, le cui radici affondavano soprattutto nell’esplosione del debito pubblico e non come oggi in preponderanti fattori esterni. Ma oggi come allora l’inflazione si sta mangiando i bilanci delle famiglie e delle imprese e anche per questo il richiamo non tanto agli strumenti specifici quanto allo spirito dell’azione di Ciampi è pertinente. “Il metodo della concertazione ha offerto al Paese un elemento di unità e di coesione in un momento in cui le forze centrifughe erano forti, nella politica, nella società”, come lo stesso ex-premier ed ex-capo dello Stato, scomparso nel 2016, ebbe modo di sintetizzare. Che anche ora – e verrebbe da dire: tanto più ora – ci sia bisogno di un impegno di questa natura risulta evidente a uno sguardo onesto e scevro da apriorismi ideologici. È una dinamica costruttiva che, in termini di sistema, potrebbe avere anche un benefico effetto di bilanciamento nei confronti di una dialettica politica condizionata pesantemente dalle scadenze elettorali. Sempre che non scattino interferenze incrociate con il recondito pensiero di far saltare il banco nella logica perversa del tanto peggio tanto meglio.

Francesco

Una famiglia ucraina e una famiglia russa insieme nella XIII stazione della Via Crucis del Venerdì santo

12 Apr 2022

Ci saranno anche una famiglia ucraina e una famiglia russa che porteranno la Croce, insieme, nella Via Crucis presieduta questo Venerdì santo da papa Francesco al Colosseo. A renderlo noto è la Sala Stampa della Santa Sede, che ha diffuso oggi il libretto del tradizionale rito quaresimale, seguito ogni anno in mondovisione da milioni di persone. “La morte intorno”, si legge nel testo che fa da corredo alla XIII stazione, e che rende quasi tangibile il tragico scenario della guerra in Ucraina, vista dalla parte delle vittime: “La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore”. “Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto? Vogliamo la nostra vita di prima”, la preghiera di invocazione: “Perché tutto questo? Quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?”. “Le lacrime sono finite”, si legge ancora nella penultima stazione della Via Crucis: “La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare”. La quattordicesima e ultima stazione sarà animata da una famiglia di migranti. Il Santo padre ha assegnato i testi delle meditazioni  e delle preghiere della Via Crucis  2022 ad alcune famiglie legate a comunità, associazioni, aggregazioni e altre realtà familiari. Il coordinamento per la stesura e l’armonizzazione dei testi è stato curato da Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, e dalla moglie Anna Chiara Gambini. Le altre stazioni saranno animate da: una coppia di giovani sposi (I); una famiglia in missione (II); sposi anziani senza figli (III); una famiglia numerosa (IV); una famiglia con un figlio con disabilità (V); una famiglia che gestisce una casa famiglia (VI); una famiglia con un genitore malato (VII); una coppia di nonni (VIII); una famiglia adottiva (IX); una vedova con figli (X); una famiglia con un figlio consacrato (XI); una famiglia che ha perso una figlia (XII).

Papa Francesco e la Via Crucis al Colosseo: le meditazioni affidate a russi e ucraini

Colosseo. Papa Francesco presiede la Via Crucis.
12 Apr 2022

Ci saranno anche una famiglia ucraina e una famiglia russa che porteranno la Croce, insieme, nella Via Crucis presieduta questo Venerdì Santo da Papa Francesco al Colosseo. A renderlo noto è la Sala Stampa della Santa Sede, che ha diffuso oggi il libretto del tradizionale rito quaresimale, seguito ogni anno in mondovisione da milioni di persone.

 

CLICCA QUI PER CONSULTARE IL LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE

 

“La morte intorno”, si legge nel testo che fa da corredo alla XIII stazione, e che rende quasi tangibile il tragico scenario della guerra in Ucraina, vista dalla parte delle vittime:

La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore”.

“Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto? Vogliamo la nostra vita di prima”, la preghiera di invocazione: “Perché tutto questo? Quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?”.

“Le lacrime sono finite”, si legge ancora nella penultima stazione della Via Crucis: “La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare”.

La quattordicesima e ultima stazione sarà animata da una famiglia di migranti. Il Santo Padre ha assegnato i testi delle meditazioni  e delle preghiere della Via Crucis  2022 ad alcune famiglie legate a comunità, associazioni, aggregazioni e altre realtà familiari. Il coordinamento per la stesura e l’armonizzazione dei testi è stato curato da Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, e dalla moglie Anna Chiara Gambini.

Le altre stazioni saranno animate da: una coppia di giovani sposi (I); una famiglia in missione (II); sposi anziani senza figli (III); una famiglia numerosa (IV); una famiglia con un figlio con disabilità (V); una famiglia che gestisce una casa famiglia (VI); una famiglia con un genitore malato (VII); una coppia di nonni (VIII); una famiglia adottiva (IX); una vedova con figli (X); una famiglia con un figlio consacrato (XI); una famiglia che ha perso una figlia (XII).

Società

La ‘riscoperta’ delle materie prime

12 Apr 2022

di Nicola Salvagnin

Negli ultimi anni un po’ tutti ci eravamo convinti che il vero valore aggiunto – in economia – fosse l’immateriale: il brand, il design, la comunicazione e l’immagine, i “servizi” di qualsiasi genere, insomma tutto ciò che nobilita e rende desiderabile la materia prima.

Pandemia, guerre e tutto ciò che è accaduto in questi ultimi due anni stanno ribaltando ogni paradigma: abbiamo riscoperto le care materie prime, care in tutti i sensi. Gli idrocarburi che avevamo smesso di cercare e a volte estrarre in vista del futuribile idrogeno; le produzioni agricole, snobbate come pària dell’economia italiana, e non solo. Chi seminava più il grano, non redditizio? Chi piantava limoni od olivi? Chi si interessava dei boschi?

Così le campagne languivano assieme agli agricoltori, gli allevamenti chiudevano, le fabbriche si spostavano laddove la manodopera costava meno, le trivelle venivano chiuse, la più grande acciaieria italiana si baloccava in enormi traversie legali esattamente nel momento sbagliato.

Perché oggi tutti vogliono proprio le materie prime, senza le quali hai voglia di costruire un’efficace immagine di un prodotto: non costruisci proprio il prodotto! Senza la farina, si blocca mezza industria agroalimentare; i negletti olii di semi sono diventati preziosi; non parliamo di carbone, ferro, rame, platino, metalli rari; non si trova più nemmeno il legno per costruire umili cassette della frutta.

Abbiamo poi scoperto che la modernità è fatta di microchip: ce ne sono decine in una singola automobile (ancor di più in quelle del prossimo futuro), e poi negli smartphone, pc, tablet, macchinari industriali, mezzi di trasporto, caldaie… Solo che non li produciamo, almeno qui in Europa.

Ora si cambia direzione, fare la ricca Disneyland che acquista prodotti realizzati da altri non va bene, se si vuole mantenere l’aggettivo “ricca” per la nostra Europa.

Ritornano i campi, le semine, le fabbriche, le miniere. C’è solo un piccolo particolare, che nessuno considera: chi andrà a lavorare nei campi, nelle fabbriche, nelle cave? I nostri (pochi) figli? Mmh…

Ecclesia

Dalla confraternita dell’Addolorata stimoli di rinascita e di solidarietà

11 Apr 2022

di Silvano Trevisani

L’arrivo della Settimana Santa rappresenta per Taranto, quest’anno anche simbolicamente, il momento della svolta. Sale l’attesa per i riti tradizionali che, dopo due anni di vuoto, tornano con il loro bagaglio di pietà popolare e di identità. Anche le cosiddette “gare” sono archiviare, con un segno di novità, poiché quest’anno si è registrato un fatto nuovo: la statua dell’Addolorata, dell’omonima processione, è stata assegnata dopo una sola offerta, per assecondare la richiesta di una famiglia, Musciacchio, di poter compiere un gesto devozionale di ringraziamento. Dei riti ormai imminenti abbiamo parlato con Giancarlo Roberti, commissario arcivescovile della Confraternita dell’Addolorata e di San Domenico, cui spetta, tra l’altro, l’organizzazione proprio della processione dell’Addolorata.

L’aggiudicazione delle poste del Giovedì Santo è stata caratterizzato da un gesto che potremmo definire solidaristico significativo, che forse vi ha privato di un po’ di risorse.

Per quello che riguarda l’aggiudicazione della statua dell’Addolorata, anche se la cifra alla quale la statua è stata aggiudicata è stata bassa, se confrontata alla cifra di molto superiore con cui fu assegnata l’ultima volta, nel 2019, noi l’accettiamo di buon grado. Si dimostra così che quella che popolarmente si chiama “gara”, ma che per noi è l’assemblea straordinaria per l’aggiudicazione dei simboli, è un evento particolare, bello sia quando l’offerta sale, perché vi concorrono più squadre che ambiscono all’onore di portare in processione la statua, sia quando, come quest’anno, non ci sono stati rilanci e una sola squadra si è aggiudicata il simbolo con un’offerta bassa. E ci tengo a riaffermare che le offerte vengono presentate liberamente da parte di tutti i confratelli che lo vogliono, non c’è una base di partenza ma una totale libertà. Noi ci affidiamo sempre alla Provvidenza divina e alla Vergine Addolorata e per noi va bene lo stesso: con le offerte ricevute per tutte le poste e i simboli cercheremo di portare avanti le nostre attività. Come abbiamo sempre cercato di fare.

In questi due anni, però, anche la Confraternita ha dovuto “stringere la cinghia”.

Le risorse sono state naturalmente ridotte, ma nonostante tutto abbiamo incrementato il nostro sostegno ai poveri della Città vecchia e ai confratelli in difficoltà. Con le risorse del 2019 abbiamo quadruplicato il numero delle famiglie assistite, passate da 50 a 200, aumentando il sosteno con il centro Sant’Anna che con il C.A.S.A. (Centro Addolorata sostegno alimentare). Anche nei due anni di chiusura, molti confratelli hanno comunque contribuito con piccole dazioni o donando dei generi alimentari. È quella che appunto chiamiamo Provvidenza.

In questi anni è calata l’attenzione dei confratelli? Ad esempio: sono diminuite le nuove adesioni?

No. La confraternita dell’Addolorata ha avuto, in questi due anni, un buon numero di novizi che si sono iscritti al sodalizio. Negli ultimi tre anni, coincisi con il mio mandato di commissario, abbiamo fatto oltre cento iscrizioni tra confratelli e consorelle, con una media di 30/35 per anno, un buon numero in linea con gli altri anni. Attualmente siamo poco più di 1.500 attivi. Ne abbiamo perso qualcuno per strada, purtroppo, durante il covid, tra cui anche la mastra dei novizi Angela Mendicino, morta proprio per il virus: una perdita per noi molto pesante. Avremmo avuto tanto bisogno di lei in vista del ritorno alla normalità.

Questo “ritorno alla normalità” riporta entusiasmo dopo due anni di covid, ma quanto ne avete risentito nelle vostre attività?

La confraternita anche in questi due anni di buio ha cercato di fare tutto quello che era possibile. Ricordiamo tutti che nel 2020 vi è stato il lockdown e che le città erano vuote. Abbiamo celebrato con le Chiese chiuse, col celebrante c’erano solo pochi collaboratori. Abbiamo scoperto le dirette streaming perché abbiamo voluto, nonostante tutto, fare arrivare alla gente, nelle case dei confratelli, ma anche a tutta la città, il messaggio cristiano, dimostrare che c’eravamo, come confraternita e come Chiesa. Nel 2021 le disposizioni sono state un po’ meno rigide e siamo ritornati a fare le Via Crucis in presenza e le funzioni, seppure con il contingentamento. C’eravamo, non tantissimi per rispettare i protocolli, ma abbiamo ripreso, sia in Quaresima che a Natale, così come anche a settembre per la “festa grande” dell’Addolorata. Nel 2020 ci si limitò a portare la statua della Madonna al molo e a celebrare la Messa solenne in presenza dei fedeli, nel 2021 abbiamo portata a piazza Fontana, quest’anno ci auguriamo di poter tornare a fare la nostra processione della “festa grande”, oltre naturalmente all’imminente processione dell’Addolorata che aspettiamo con trepidazione.

…E anche con un po’ di timore? C’è da prevedere una grande folla per l’uscita della processione e il commissario prefettizio ha già invitato, con un’ordinanza, a fare molta attenzione.

Sì, l’ordinanza invita al buonsenso, dove si prevedono assembramenti, e a indossare la mascherina Ffp2 anche all’esterno. Mi auguro che le persone attuino queste disposizioni, ma non ci sono altre restrizioni, tutto è affidato al buonsenso e noi siamo scrupolosi e attenti alle raccomandazioni.

Un interesse particolare quest’anno ci sarà anche per il restauro della facciata di San Domenico.

Certamente. Monsignor Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale e parroco anche della rettoria di San Domenico, oltre che padre spirituale della confraternita, ha voluto fermamente questo intervento di ripristino, dopo tantissimi anni, forse per la prima volta, della facciata per restituirla al suo antico splendore. È un chiaro segno di rinascita anche questo che, con il ritorno per strada delle nostre processioni, dà un segno di speranza a tutta la comunità e non solo.

Mondo

Sarà il ballottaggio Macron-Le Pen a decidere chi guiderà la Francia

Il vantaggio di circa quattro punti percentuale non permette di fare delle ipotesi attendibili sulla guida, per i prossimi cinque anni, del Paese transalpino

epa09882165 French President and centrist presidential candidate for re-election Emmanuel Macron and his wife Brigitte Macron arrive to vote for the first round of the presidential election, in Le Touquet, Northern France, 10 April 2022. Polls opened across France for the first round of the country’s presidential election, where up to 48 million eligible voters will be choosing between 12 candidates. President Emmanuel Macron is seeking a second five-year term, with a strong challenge from the far right. EPA/Thibault Camus / POOL POOL PHOTO MAXPPP OUT
11 Apr 2022

Saranno ancora Emmanuel Macron e Marine Le Pen a sfidarsi al ballottaggio delle elezioni presidenziali il 24 aprile prossimo. I francesi andati ieri alle urne hanno accordato al presidente uscente il 27,6% dei consensi, mentre la leader dell’estrema destra ha ottenuto il 23,4% dei voti, con una distanza più ampia dei due punti che i sondaggi pre-elettoriali avevano preconizzato. Nel 2017 la distanza tra i due leader alla prima tornata era stata di 2,7 punti percentuale, contro i 4,2 dei risultati di ieri Al terzo posto, ma comunque escluso, il leader del partito di sinistra La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon (22%) e a seguire gli altri 9 che erano scesi in campo, con risultati che vanno dal 7,1% di Eric Zemmour, leader del partito di estrema destra Reconquête, al 0,6% di Nathalie Arthaud, leader di Lotta operaia. Alla sindaca di Parigi Anne Hidalgo l’1,7% dei voti. Ora gli schieramenti dovranno riposizionarsi e i leader dei partiti esclusi hanno già iniziato a dare indicazioni agli elettori: per Mélenchon è necessario “non dare un solo voto a Marine Le Pen”; e, come lui, hanno già dichiarato che sosterranno Macron Hidalgo, Fabien Roussel (Comunisti), Valérie Pécresse (I Repubblicani) e Yannick Jadot (Europa ecologista- i Verdi). A sostenere Le Pen Eric Zemmur. Alle urne si è recato il 73,97% degli aventi diritto. Nel 2017 l’affluenza al primo turno era stata dell’81,58%. “Nulla è deciso. I prossimi quindici giorni saranno decisivi per il nostro Paese e per l’Europa”, ha dichiarato Macron nella serata di ieri: “Tendo la mano a chiunque voglia lavorare per la Francia”. Marine Le Pen ha ringraziato tutti coloro che l’hanno votata e ha invitato tutti a unirsi nel grande “rassemblement national”: “insieme e con grande entusiasmo costruiremo la vittoria per mettere in atto l’alternanza di cui la Francia ha bisogno”.

Festival

Mercoledì 13, all’Orfeo, in scena “The Mistery of the Bulgarian Voices”

11 Apr 2022

Nell’ambito del Mysterium festival, uno tra i cori più importanti al mondo. Noto per atmosfere magiche, misteriose e ancestrali, suoni straordinariamente moderni e originali

 

Nuovo straordinario appuntamento musicale in programma all’interno dell’ottava edizione del Mysterium Festival. Mercoledì 13 aprile alle 21 al teatro Orfeo di Taranto il concerto “The Mistery of the Bulgarian Voices”, protagonista il Coro popolare femminile bulgaro “a cappella”, noto per la sua interpretazione della musica popolare bulgara, grazie anche ad arrangiamenti moderni in grado di creare suoni straordinariamente originali, fondendo magicamente melodie ancestrali con l’avanguardia.

Con oltre milleduecento concerti fuori dai confini nazionali e numerose partecipazioni a festival musicali in tutto il mondo, il coro si è esibito nelle più prestigiose sale da concerto internazionali, collaborando con artisti come Elizabeth Fraser (Cocteau Twins), U2 e il rapper Drake. In Italia si ricorda la storica collaborazione con Elio e le Storie Tese nel brano “Pippero” (“Italyan, Rum Casusu Çıktı”, 1992).

Dirige il coro da venticinque anni Dora Hristova, diplomata al National Music Academy “Prof. Pancho Vladigerov”, da anni impegnata nel perfezionamento della musica corale contemporanea.

La direzione artistica del Mysterium Festival è del maestro Pierfranco Semeraro, quella dell’Orchestra Magna Grecia del m° Piero Romano. La rassegna di eventi di fede, arte, storia, tradizione e cultura è promossa dall’Arcidiocesi di Taranto, insieme con l’Orchestra della Magna Grecia, il L.A. Chorus, il Comune di Taranto, la Regione Puglia, il Ministero della Cultura e Le Corti di Taras, con la collaborazione di “Fondazione Puglia”, “Programma Sviluppo”, “BCC San Marzano di San Giuseppe”, “Comes”, “Chemipul” e “Fondazione Taranto e la Magna Grecia”.

Ingresso: 30 euro, poltronissima;

25 euro, platea e prima galleria;

20 euro seconda e terza galleria

Green pass e mascherina ffp2 obbligatori. Info: Orchestra della Magna Grecia, via Giovinazzi 28 (392.9199935); prenotazione possibile anche sul sito di eventbrite (www.eventbrite.it).

 

Festival

Martedì 12, “The tree of life” ultimo film in cartellone per il Mysterium festival

11 Apr 2022

Con Terrence Malik, Palma d’oro a Cannes. Presentazione e commento a cura di Guido Gentile e Adriano Di Giorgio

 

Martedì 12 aprile alle 21, terzo e ultimo appuntamento con la rassegna cinematografica Mysterium Film. In programma al cinema-teatro Orfeo di Taranto, il film “The Tree of Life” di Terrence Malik. Ottima l’affluenza degli spettatori ai primi due titoli in cartellone (One second, Il ritratto del duca). Anche in questa occasione, presentazione e commento a cura di Guido Gentile, giornalista e critico cinematografico e Adriano Di Giorgio, titolare del cinema-teatro Orfeo.

“The Tree of Life” di Terrence Malik è un film premiato a Cannes con la Palma d’Oro. Malik, in questa sua opera, riflette sul senso della vita con un film dal grande impatto filosofico. Lo fa scomponendo la costruzione narrativa (che si alterna su diverse linee temporali) e confrontandosi con le grandi forze del reale (la grazia e la natura).

Ingresso: 5 euro. Richiesti: green pass, documento d’identità e mascherina ffp2.

per ulteriori info, teatro Orfeo, via Pitagora 80 Taranto: 0994533590, 3290779521

sito: www.teatrorfeo.it

Editoriale

L’abisso della violenza

11 Apr 2022

di Emanuele Carrieri

La guerra fa paura. A tutti, nessuno escluso. E toglie tutte le dignità, a tutti. Negli ultimi giorni, dopo le terribili immagini provenienti da Bucha, si parla tanto di “crimini di guerra”: una definizione che pare fatta apposta per fissare un confine fra un orrore giustificato e uno da condannare, da punire. L’orrore è orrore per tutti, come la morte è morte, per tutti. Un giovane è un giovane, un bimbo è un bimbo, un morto è un morto, maschio oppure femmina, piccolo o grande, non c’è differenza. Il suono della parola guerra è orribile. È un sibilo, violento e metallico, che squarcia il cielo e impedisce alle nuvole di continuare a essere bianche. Le fa diventare rosse di sangue e nere di livore in un battito di ciglia. La guerra puzza di bruciato, puzza di morte, di sangue che riempie le trincee della storia e le trasforma in tombe. La guerra è un linguaggio che porta con sé disperazione, un carico di terrore e sofferenza illogico, schiaccia la vita di chi muore e rovina quella di chi resta, per sempre. Ogni volta la storia si ripete e ogni volta le armi sono sempre più devastatrici perché più precise e sofisticate. Mirano il nemico e lo massacrano, non resta niente, forse solamente qualche brandello di una divisa che sembrava bella, che avrebbe potuto fare colpo su una ragazza, morta anche lei dilaniata da una bomba, esplosa nella sua macchina, centrata in pieno da un proiettile vagante, morta in una cantina mentre, con la testa sotto il cuscino, cercava di non sentire il boato delle esplosioni. La guerra è questo, la morte sulla terra. È la fuga di ogni speranza, l’abdicazione dei nostri sentimenti più puri alla brutalità e alla ferocia condensate nella esistenza, come l’antimateria in un buco nero. È quel sangue, rosso come il fuoco, che ci tiene in vita, la nostra linfa vitale, il nostro nutrimento, il nostro giorno e la nostra notte. Senza sangue il cuore non pompa più, si arresta e si addormenta nel suo dolore. La morte di un cuore è la morte della persona che lo ospita. La morte di tanti cuori è una catastrofe umana. È la fine della nostra dignità. Dopo la guerra non resterà più pace a chi la guerra ha scatenato, neppure a chi l’ha subita. La parola pace diventa una parola vuota perché non può più nutrirsi di buoni ricordi ma di orrore. Non si instaura la pace dopo la guerra, giacché nessuno sa più cosa sia, né dove la si possa trovare. Si perde la bussola, la via maestra verso la civiltà. L’odio per le vite spezzate e rubate al loro tempo non riesce a capire alcun tipo di pace se non attraverso un percorso liberatorio, purificatorio, assai lungo, movimentato, non alla portata di tutti. Rimane il dolore. È un dolore che grida sempre molto forte, che padroneggia tutto: i buoni pensieri, l’aria leggera, gli occhi trasparenti dei bambini. Negli occhi trasparenti dei bambini non esiste la consapevolezza della guerra. È forse proprio per questo fatto che sono trasparenti come l’aria pura. Negli occhi trasparenti dei bambini c’è sempre il bisogno di giocare, di crescere e di vivere. E la guerra li rende improvvisamente opachi, non brillano più. I bambini in guerra hanno gli identici occhi opachi dei vecchi, la stessa tristezza, la stessa indifferenza. Non vedono più niente di bello, perché ciò che era bello non esiste più. Gli occhi dei bambini in guerra non vedono l’amore perché l’hanno perduto, non vedono la pace e non vedono alcun perdono. Gli occhi dei bambini in guerra non scorgono l’alba celeste, le nuvole bianche, il sole giallo che spunta dall’orizzonte e che riscalda il cuore. Sono occhi abituati al rosso, al nero, al viola, alla morte e non brillano più. Basta fermare lo sguardo sulla foto scattata nell’inferno di Bucha da Rodrigo Abd, un fotoreporter argentino dell’Associated Press, premio Pulitzer nel 2013 per i suoi servizi sulla guerra siriana. La foto di questo bambino è un concentrato di sofferenza e tenerezza. Il protagonista di questo scatto è Vlad Tanyuk, 6 anni, immortalato poco lontano dal cumulo di terra pieno di lacrime che fa da sepoltura alla madre. Ogni giorno il piccolo Vlad va sulla tomba della sua mamma, sepolta di corsa nel giardinetto di casa, per portarle qualcosa da mangiare, quello che le è mancato nei suoi ultimi giorni. Sì, perché è morta di fame. Si vede un contenitore di succo di frutta e dei barattoli. È tutto ciò che lui è riuscito a trovare per confortare la mamma che ormai non c’è più e che lui immagina di poter aiutare. Non servono dei fiori, nemmeno dei lumini accesi, pensa Vlad, che sarebbero per giunta impossibili da trovare nel mezzo della guerra Alla sua mamma che lui ha visto morire di fame, di stenti, serve cibo per riprendersi. E gli orrori della guerra non saranno mai allontanati dal cuore di questo innocente. Le mani in tasca, il cappuccio azzurro alzato, in cui sembra lui voglia precipitare, trasudano il suo tormento, il suo tentativo di trattenere lacrime disperate, ma prima di tutto e più di tutto trasmettono una sensazione di desolazione e disperazione. È un altro frammento che si aggiunge alla montagna di orrori che, pian piano, sta emergendo dalla guerra combattuta in Ucraina, esempio di dove possa arrivare la violenza dell’uomo, quando la parola lascia il passo alle armi e alla propaganda dell’odio. Ma qual è il limite? Ed è certo che davvero c’è un limite? Fino a quale abisso può arrivare una tale violenza? Fino a quando il raccapriccio per tutto quello che sta succedendo non sarà rimpiazzato dall’abitudine, dall’assuefazione, dalla routine?