Sport

Basket, il Cus Jonico riprende la marcia: successo dilagante contro Cassino

11 Apr 2022

di Paolo Arrivo

A costo di essere ripetitivi, nei giorni dell’incertezza, più che mai, va ribadito: rivogliamo le “battaglie” sportive al posto della guerra, voluta da esseri sottosviluppati, per interessi economici mascherati da altri obiettivi. Perché è di sano agonismo che noi siamo affamati. Di partite da giocare allo stremo delle forze fisiche e mentali, nel rispetto delle regole e dell’avversario, entro il perimetro dello sport inteso come metafora esistenziale. E una delle realtà capaci di soddisfare le nostre richieste e di entusiasmarci quest’anno è il Cus Jonico Basket Taranto. Squadra che sa vincere e battagliare. Lo aveva fatto anche due domeniche fa, quando si era dovuta arrendere alla capolista Agrigento. Ieri invece è tornata alla vittoria. Un successo mai messo in discussione, quello ottenuto sul malcapitato Cassino, per la 26esima giornata di campionato della serie B Old Wild West – girone D, con il punteggio finale di 94-74: ad eccezione delle primissime battute, quando i padroni di casa parevano essere un po’ contratti sul parquet di gioco, gli stessi hanno avuto il controllo del match mantenendo il vantaggio in doppia cifra. Sempre pesanti i canestri di Conti (top scorer con 27 punti), hanno funzionato le triple, come quelle messe a segno da Sergio nel momento chiave della partita. Bene anche il rapporto con i tiri liberi (15/19), decisamente migliorato nel corso della stagione. Il merito della prestazione è dei giocatori. Ma anche dell’allenatore: significativo il time out chiamato da Davide Olive quando, nel secondo quarto, il vantaggio si era ridotto a +16 (44-28). Allo stesso modo nel finale si è stroncato sul nascere il tentativo di rimonta della BPC Virtus. In una serata praticamente perfetta, sotto ogni punto di vista (in campo l’assenza di Ponziani non si è fatta sentire), va sottolineata anche la splendida cornice di pubblico accorso al Palafiom, nutrito anche della presenza dei ragazzi delle giovanili della Virtus.

Sabato prossimo sedici aprile, il Cus è atteso sul parquet del Bisceglie, che in trasferta ha sconfitto agevolmente il Monopoli, ed occupa la terza posizione in graduatoria. Gli ionici invece sono terzi in coabitazione con Salerno e Ragusa.

Francesco

Gesù è crocifisso ma “chiede perdono per chi lo sta trapassando”

Roma 10–4-2022 Piazza San Pietro Papa Francesco celebra la messa nella Domenica delle Palme Servizio realizzato durante la pandemia Corona Virus/Covid-19 Ph: Cristian Gennari/Siciliani
11 Apr 2022

Una piazza San Pietro nuovamente affollata, messa nella Domenica delle Palme, la prima dopo la pandemia. E un papa che ancora una volta ripete il suo appello per la fine del conflitto in Ucraina, perché, dice all’Angelus, “nulla è impossibile a Dio”, nemmeno “far cessare una guerra di cui non si vede la fine”. Allora “si depongano le armi”, chiede Francesco in questo tempo che ci porta alla Pasqua, la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte “non su qualcuno e contro qualcuno”. Cristo è morto sulla croce “perché regnino la vita, l’amore, la pace. Si depongano le armi. Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no; una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?”

Parole, segni e appello per la pace in questa domenica in cui la Chiesa fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme; vi arriva non in modo privato, come sicuramente ha fatto altre volte, ma in modo ufficiale, salutato come un re. È scortato da gente semplice, umile, sul dorso di un puledro preso in prestito – “se qualcuno vi domanda perché lo slegate dite il Signore ne ha bisogno” leggiamo in Luca – sul quale sono posti dei mantelli, così come mantelli vengono messi in terra. È acclamato come un re.

Roma 10–4-2022
Piazza San Pietro
Papa Francesco celebra la messa nella Domenica delle Palme
Servizio realizzato durante la pandemia Corona Virus/Covid-19
Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Parole e segni. È il Signore perché è a conoscenza di ciò che deve avvenire; sa che quella folla che lo accoglie è pronta a condannarlo, passati alcuni giorni. E il puledro: tutto appartiene al Signore e solo lui può sciogliere dai legami che imprigionano. L’ingresso a Gerusalemme, infine. Il Signore sale da Gerico che si trova sotto il livello del mare; sale verso la città che è a oltre 700 metri di altezza. Si tratta di un’ascesa, ricorda Benedetto XVI, che è sì via esteriore ma è anche immagine del movimento interiore dell’esistenza: “l’uomo può scegliere una via comoda e scansare ogni fatica…può sprofondare nella palude della menzogna e della disonestà”. Ma Gesù cammina avanti a noi, “ci conduce verso ciò che è grande, puro, ci conduce verso l’aria salubre delle altezze: verso la vita secondo verità; verso il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti; verso la pazienza che sopporta e sostiene l’altro”. Quanta sintonia tra Benedetto e Francesco.

Gesù sa che Gerusalemme è il cammino conclusivo del suo pellegrinaggio terreno, prima di tornare nella Gerusalemme celeste. Ci mostra, con il suo ingresso nella città, che il suo potere non è di questo mondo, ma è un potere che nasce dalla croce, cioè dal dono di sé.

Parole e segni. Gesù è crocifisso, e nella sofferenza dei chiodi che gli trafiggono polsi e piedi “chiede perdono per chi lo sta trapassando”. Dice Francesco: “in quei momenti verrebbe solo da gridare tutta la propria rabbia e sofferenza; invece, Gesù dice ‘Padre, perdona loro’. Diversamente da altri martiri, di cui racconta la Bibbia, non rimprovera i carnefici e non minaccia castighi in nome di Dio, ma prega per i malvagi”. Dio non si stanca di perdonare, ricorda il vescovo di Roma, e Gesù ci insegna “a reagire, a spezzare il circolo vizioso del male e del rimpianto. A reagire ai chiodi della vita con l’amore, ai colpi dell’odio con la carezza del perdono”.

Gesù perdona chi lo sta crocifiggendo, “giustifica quei violenti perché non sanno. Ecco come si comporta Gesù con noi: si fa nostro avvocato. Non si mette contro di noi, ma per noi contro il nostro peccato”. Quando si usa violenza, afferma nell’omelia della messa della Domenica delle Palme il vescovo di Roma, “non si sa più nulla su Dio, che è Padre, e nemmeno sugli altri, che sono fratelli. Si dimentica perché si sta al mondo e si arriva a compiere crudeltà assurde. Lo vediamo nella follia della guerra, dove si torna a crocifiggere Cristo. Sì, Cristo è ancora una volta inchiodato alla croce nelle madri che piangono la morte ingiusta dei mariti e dei figli. È crocifisso nei profughi che fuggono dalle bombe con i bambini in braccio. È crocifisso negli anziani lasciati soli a morire, nei giovani privati di futuro, nei soldati mandati a uccidere i loro fratelli. Cristo è crocifisso lì, oggi”.

Francesco

Francesco: “Nella follia della guerra si torna a crocifiggere Cristo”

11 Apr 2022

“Gesù non solo implora il perdono, ma dice anche il motivo: perdonali perché non sanno quello che fanno. Ma come? I suoi crocifissori avevano premeditato la sua uccisione, organizzato la sua cattura, i processi, e ora sono sul Calvario per assistere alla sua fine. Eppure Cristo giustifica quei violenti perché non sanno. Ecco come si comporta Gesù con noi: si fa nostro avvocato. Non si mette contro di noi, ma per noi contro il nostro peccato”. Nella solenne celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, il Santo Padre ha ricordato che “quando si usa violenza non si sa più nulla su Dio, che è Padre, e nemmeno sugli altri, che sono fratelli. Si dimentica perché si sta al mondo e si arriva a compiere crudeltà assurde. Lo vediamo nella follia della guerra, dove si torna a crocifiggere Cristo. Sì, Cristo è ancora una volta inchiodato alla croce nelle madri che piangono la morte ingiusta dei mariti e dei figli. È crocifisso nei profughi che fuggono dalle bombe con i bambini in braccio. È crocifisso negli anziani lasciati soli a morire, nei giovani privati di futuro, nei soldati mandati a uccidere i loro fratelli. Cristo è crocifisso lì, oggi”. In questa Settimana Santa, ha concluso Francesco, “accogliamo la certezza che Dio può perdonare ogni peccato. Dio perdona tutti, può perdonare ogni distanza, mutare ogni pianto in danza; la certezza che con Cristo c’è sempre posto per ognuno; che con Gesù non è mai finita, non è mai troppo tardi”.

Francesco

#Seguimi: gli adolescenti incontrano papa Francesco

10 Apr 2022

di Daniele Rocchi

Sono oltre 53 mila gli iscritti al pellegrinaggio degli adolescenti che il 18 aprile incontreranno papa Francesco in piazza San Pietro. Arriveranno da tutta Italia per vivere un’esperienza di comunione fraterna e di fede: ci saranno gruppi parrocchiali, associativi e dei movimenti, guidati dai loro vescovi e accompagnati da educatori, sacerdoti, religiose e religiosi.

Sarà il primo incontro del papa in Vaticano con i ragazzi italiani dopo la lunga sosta dovuta alla pandemia “ed è significativo – ci dice don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg) – che si svolga il giorno dopo la Pasqua, la festa che dà origine alla fede, infonde speranza ed è simbolo di rinascita”. Don Falabretti è certo: “Il 18 aprile in piazza saremo molti di più. Siamo stati travolti dall’entusiasmo di questi adolescenti.

Per loro abbiamo fatto preparare da artigiani di Deruta delle croci fatte a mano, dei pezzi unici, come unici sono questi ragazzi. Piazza san Pietro sarà stracolma e arriveremo fino a via della Conciliazione”. Ma per il sacerdote non è una questione di numeri, tutt’altro:

“I ragazzi avevano veramente voglia di partecipare, il loro è un entusiasmo contagioso. In alcune diocesi in due giorni hanno riempito interi bus. Si sobbarcheranno ore e ore di viaggio per stare con il Papa e pregare con lui. Si tratta di ragazzi che non è detto frequentino tutte le messe e processioni nella propria parrocchia. Eppure hanno scelto di starci, partendo già dalla sera di Pasqua per incontrare il Papa”.

Un segnale che, per don Falabretti, contrasta con “quanto in questi mesi abbiamo udito sulla Chiesa. Più di qualche de profundis, che è tutta da cambiare, che tante cose sono da buttar via. La risposta che giunge da questi giovanissimi dona speranza e dice che la Chiesa c’è ancora. Anche grazie a tanti educatori e adulti che ci credono fino in fondo”.

Genesi dell’incontro. “Questo desiderio di fare un incontro con gli adolescenti – rivela il responsabile del Snpg – nasce inizialmente all’interno di una Consulta nazionale di Pastorale giovanile di tre anni fa. C’eravamo accorti che la partecipazione alla Gmg di ragazzi troppo piccoli non era semplice perché è difficile tenere insieme un adolescente di 14 anni e un giovane di 28. Si pensò, quindi, ad una esperienza intermedia che preparasse gli adolescenti alla Gmg. Un secondo motivo è venuto poi con il progetto ‘Semi divento’ dedicato agli adolescenti e promosso insieme all’Ufficio Catechistico Nazionale e all’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia. Lo abbiamo pensato per sostenere le comunità ecclesiali nell’accompagnamento degli adolescenti, come un itinerario dedicato alla rilettura del tempo della pandemia, durante il quale gli adolescenti hanno veramente sofferto essendo una fascia d’età particolarmente esposta a tutto ciò che è accaduto. La scelta di accogliere l’invito di Papa Francesco a Roma per pregare è anche l’espressione del loro desiderio di tornare a fare esperienza insieme. E non stiamo parlando di una finale di calcio o di un mega concerto. La presenza e l’interazione sui social ai ragazzi non basta più”.

“Decidendo di partecipare hanno operato una scelta in controtendenza”. “Ora ci attende una sfida – conclude don Falabretti – rimandare i nostri ragazzi a casa con una bella esperienza sulle spalle. E chissà se dopo questo incontro non salga anche la voglia di andare a Lisbona per la Gmg di agosto 2023”.

Il programma. A fare da filo rosso al pomeriggio in piazza San Pietro saranno le parole del capitolo 21 del Vangelo di Giovanni e, in particolare, l’invito rivolto da Gesù a Pietro: “Seguimi” che dà il titolo all’evento, preceduto dal segno grafico # che “fa riferimento a quella ricerca personale che si rinnova nella comunione dei fratelli e delle sorelle con il Padre”. Anche il logo, tanti cerchi azzurri di diverse dimensioni a comporre un pesce, con la croce al posto dell’occhio, “è un richiamo all’unità e all’appartenenza a Cristo”. Il programma prevede, dopo la Recita del Regina Coeli con il Papa, l’ingresso dei ragazzi in piazza, debitamente sanificata. Seguirà un tempo di animazione e di prove dei canti. Alle 17.30 l’arrivo di Papa Francesco che presiederà la Veglia di preghiera e offrirà alcuni spunti di riflessione a partire proprio dal brano evangelico di Giovanni. L’incontro si concluderà alle 19.00 con la Professione di fede.

 

 

Società

Ragionare con i ragazzi di guerra e di pace, per aiutarli a cercare la verità

09 Apr 2022

Ci sono tante suggestioni che possono intrecciarsi nei pensieri di chi si occupa di scuola e di educazione in questi giorni nei quali si consuma la tragedia di una guerra nel cuore dell’Europa.

La prima è che dovremmo essere più consapevoli della “tragedia” della guerra e delle guerre, indipendentemente dal fatto che avvenga/avvengano in Europa. E anche questo è un compito educativo. Come dimenticare che di guerre ce ne sono quotidianamente appena più in là del nostro orizzonte prossimo? E come non notare che spesso restiamo indifferenti? Ragionare sulla guerra – e sulla pace, come in generale sulla convivenza civile tra persone e popoli – non è compito cui la scuola possa sottrarsi. Anche in questa direzione va l’insistenza sull’educazione civica.

Una seconda suggestione, importantissima, riguarda il tema della verità. Di nuovo la scuola e il mondo dell’educazione sono chiamati in causa pesantemente dalla questione: qual è la verità? Dove informarsi? Come informarsi? Quali strumenti critici dobbiamo possedere in un mondo globalizzato e intasato da mezzi di comunicazione – anche i più diversi – onnipresenti e onnivori, che presentano tutto e il contrario di tutto come “verità”. Anche in questo caso non sfugge il compito educativo, la possibilità/capacità di formare competenze e senso critico, attitudine alla comprensione delle diversità e alla contestualizzazione delle informazioni, alla verifica delle fonti. Può farlo la scuola? Sì.

Una terza suggestione è forse la più importante e rimanda propriamente all’attività scolastica. Un bel corsivo apparso qualche giorno fa sul “Corriere della sera” ha sottolineato come il mondo della scuola sia un fronte di “fratellanza”. “La fratellanza in queste settimane è nelle scuole del nostro Paese dove ragazze e ragazzi di ogni età accolgono nelle loro classi bambini ucraini scampati dall’orrore della guerra”: così scriveva tra l’altro Cristina Dell’Acqua, cominciando la propria riflessione con l’immagine indimenticabile dell’Antigone di Sofocle. “La fratellanza è una legge inalienabile e non scritta”, così attacca il corsivo, ricordando appunto la famosa tragedia greca (442 a.C). Una legge “al di sopra di ogni bruttura umana”, che reclama “l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti agli dei e davanti al Dio in cui si crede” e in nome della quale “Antigone sceglie di morire, pur non ledere la dignità di un suo fratello nemmeno dopo la sua morte”.

La fratellanza è poi riletta alla luce dell’esperienza che si fa ogni giorno nelle aule scolastiche dove appunto si mescolano e si “affratellano” bambini e ragazzi di provenienze e lingue diverse. Russi e ucraini sono richiamati in modo speciale, visto il contesto internazionale. Ma naturalmente, se pensiamo alla realtà delle scuole, sappiamo bene che l’orizzonte è molto più vasto. “La scuola mostra di avere le sue regole – di nuovo la riflessione dell’autrice – di essere una zona franca dove siedono insieme perseguitati e persecutori, secondo le leggi della guerra, ragazze e ragazzi che studiano secondo il linguaggio universale che ci accomuna”. La fratellanza accomuna allievi tra loro e insieme gli insegnanti, i tanti che danno testimonianza ovunque di attaccamento e passione per i loro ragazzi. “Dalle scuole – conclude Dell’Acqua, e ci sentiamo di sottoscrivere – il messaggio che arriva è che nemmeno i nostri ragazzi, come Antigone, sono fatti per le leggi dell’odio, quanto piuttosto per quelle dell’amore”.

Hic et Nunc

A Ternopil (Ucraina), 1000 tonnellate di aiuti, 40 tir dall’Italia e il volto sorridente di padre Roman

08 Apr 2022

In un mese, un totale di 1.000 tonnellate di aiuti umanitari e 40 tir dall’Italia, 22 dall’Olanda, 5 dalla Germania, 4 dalla Spagna. E sono “solo” gli aiuti raccolti dalle Caritas in Europa giunti nella città di Ternopil, presso la Caritas della arcidiocesi di Ternopil-Zboriv. Sono “i numeri” della solidarietà che qui ha il volto sorridente di padre Roman Demush.

È lui in questa parte ad ovest dell’Ucraina, a coordinare tutti gli aiuti che fin dall’inizio del conflitto arrivano da tutta Europa nella sua diocesi. Italia, Olanda, Germania, Spagna, Polonia, Danimarca, ecc. La città è diventata un grande centro di ricezione e distribuzione. La cosa straordinaria è che da qui, gli aiuti ripartono a bordo di pulmini più piccoli e riescono a raggiungere le periferie più lontane del paese così come anche le città più colpite dagli attacchi militari.

Sono stati inviati beni umanitari a Kharkiv, dove c’è il vescovo a prenderli in cattedrale e a distribuirli alle persone. Sono arrivati nella regione di Kiev, in particolare Boryspil, Vyshhorod, ma anche nella regione di Mykolayiv e Kropyvnytskyi. Stamattina, mercoledì 6 aprile, è partito il primo pulmino per Bucha. “Ci chiedono soprattutto cibo, medicine e candele”, racconta il sacerdote. Perché nelle città occupate dai russi e liberate, manca tutto, anche l’elettricità”.

Ternopil, come Leopoli, è una città che si trova ad ovest del paese e come Leopoli è stata meta in questo mese di guerra di molti sfollati interni, in fuga dai combattimenti. Sono passati per Ternopil 20mila persone. A mettersi a bordo dei pulmini con gli aiuti umanitari sono gli abitanti stessi delle città colpite e occupate. “Sono soprattutto gli uomini a chiederci di poter tornare indietro anche per verificare lo stato delle loro case. Caricano i pacchi nelle macchine e li portano a chi è rimasto, agli anziani soprattutto che hanno preferito non partire, dicendo che se devono morire, vogliono morire a casa. E molti purtroppo hanno perso innocentemente la vita”.

Oltre allo smistamento degli aiuti umanitari, ogni mercoledì e sabato a fianco dell’arcicattedrale della chiesa greco-cattolica della Immacolata Concezione della Beata Vergine a Ternopil, volontari e seminaristi distribuiscono aiuti per un totale di circa 5mila persone a settimana. “E tutto – dice il sacerdote – è possibile solo grazie all’aiuto che stiamo ricevendo”. E aggiunge: “Prima di tutto vogliamo ringraziare per questa opera di misericordia. Davvero ci sentiamo bisognosi e non abbiamo vergogna di chiedere aiuto. Perché oltre che per le bombe, c’è pericolo di morire di fame. Se non siamo riusciti ad evitare la guerra nel 21° secolo e la morte dalle mani dell’aggressore russo, almeno lottiamo insieme per combattere il male della fame. E poi dobbiamo pregare perché il male ha un volto preciso e un nome preciso. Non è solo una persona ma è anche la mentalità di chi dice, non tocca a me. E invece siamo coinvolti tutti. Sappiamo chi è il responsabile per la guerra, ma tutti e ciascuno deve essere responsabile per costruire la Pace”.

 

foto gentilmente concesse dalla diocesi di Ternopil

Mondo

Il Parlamento Ue ha deciso di fornire armi all’Ucraina

EP Plenary session - Voting session
08 Apr 2022

Embargo totale e immediato sulle importazioni dalla Russia di petrolio, carbone, combustibile nucleare e gas. In una risoluzione adottata oggi in plenaria a Strasburgo, gli eurodeputati chiedono ulteriori misure contro l’economia russa per provare a fermare la guerra. Nello stesso testo si chiede un tribunale speciale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra in Ucraina. Inoltre si insiste affinché dai Paesi Ue sia accelerata la consegna di armi per permettere all’Ucraina di difendersi.
Nel testo, adottato con 513 voti favorevoli, 22 contrari e 19 astensioni, il Parlamento europeo esprime “la più grande rabbia e indignazione per le atrocità delle forze armate russe” e “chiede che i responsabili dei crimini di guerra siano chiamati a risponderne”.
Per quanto attiene le misure sulle forniture energetiche, “dovrebbero essere accompagnate da un’azione volta a continuare ad assicurare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Ue nel breve termine” e da dettagliate tappe da seguire per eventualmente revocare le sanzioni “nel caso in cui la Russia adotti provvedimenti intesi a ripristinare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale e ritiri completamente le proprie truppe dal territorio ucraino”.
A Strasburgo si è sviluppato un dibattito ampio su queste indicazioni, da alcuni ritenute “ideologiche” e comunque capaci di gravare sulle forniture e sulle bollette energetiche dei cittadini Ue.

L'argomento

Riparte il cantiere “Generiamo lavoro”
promosso da Acli giovani e diocesi di Roma

08 Apr 2022

Torna per il quinto anno il cantiere “Generiamo lavoro”, iniziativa promossa dalle Acli di Roma e provincia e dalla Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma per facilitare l’avvicinamento dei giovani al mondo del lavoro, con la collaborazione di Cisl Roma e Rieti, Mlac (Movimento lavoratori di Azione Cattolica), Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid ) Roma, Azione Cattolica Roma, Confcooperative Roma, Elis. Una ricca rete di partner che quest’anno di amplia grazie alla collaborazione con La Sapienza Università di Roma e Udu Sapienza che consente agli studenti che seguiranno il corso di ottenere crediti formativi universitari (Cfu). Ad aprire questa edizione sarà una veglia di preghiera lunedì 11 aprile alle 18.30 presso il Borgo Ragazzi Don Bosco, in via Prenestina 468, a Roma. Presiederà l’incontro l’incaricato per la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma, mons. Francesco Pesce.
“Generiamo lavoro” si pone l’obiettivo di promuovere e rimettere al centro il lavoro dignitoso quale “perno di cittadinanza e sviluppo integrale della persona e della comunità, con un approccio valoriale, educativo e al tempo stesso concreto, in grado di fornire ai giovani un kit di strumenti per facilitarne l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro”, spiegano i promotori.
Gli incontri del cantiere,  tutti online tramite la piattaforma Zoom, sono dedicati ai giovani dai 18 ai 30 anni: in totale 8, divisi in tre macro-argomenti: sviluppo personale (soft skills e personal branding), contesti e normative (tipologie contrattuali ed esigibilità dei diritti) e il mercato del lavoro (lavoro nel sociale, mondo della cooperazione, mismatching e professioni digitali, imprenditoria giovanile, economia civile). Al termine del percorso saranno rilasciati attestati di partecipazione. L’accesso al cantiere è gratuito, previa iscrizione al link: www.acliroma.it/progettiamo-insieme/insieme-generiamo-lavoro.
Un’anteprima del percorso è stata presentata alla Sapienza Università di Roma,
“Non possiamo rassegnarci alla precarietà del lavoro che diventa precarietà di vita e di progettualità2, spiega Lidia Borzì, presidente Acli Roma e provincia. “Tanti ragazzi e ragazze vogliono seminare speranza per loro stessi, ma anche per la società civile. Dobbiamo sentire quindi l’urgenza di dare loro una risposta competente, profonda e veritiera”, conclude mons. Pesce.

Hic et Nunc

Il Triduo pasquale alla parrocchia Spirito santo

08 Apr 2022

Dopo lo sblocco da gran parte delle restrizioni anticovid, le parrocchie della nostra diocesi sono particolarmente attive nell’organizzare eventi di preparazione spirituale alla Pasqua.

La parrocchia Spirito santo di Taranto, attraverso il parroco don Francesco Tenna, ha realizzato una locandina con i propri appuntamenti:

CLICCA QUI PER LA LOCANDINA INTERA

Ecclesia

Alla Santa famiglia di Taranto, la Passione di Cristo in musica

08 Apr 2022

Una nuova e originale modalità per avvicinarsi e vivere la Settimana santa

 

È possibile contemplare la presenza del Signore, coltivare la fede, alimentando lo Spirito in ognuno di noi attraverso appuntamenti che riportano i fedeli all’ascolto della Parola in maniera alternativa ed originale.

Sabato 9 aprile dalle ore 19, nella parrocchia Santa Famiglia di Taranto, sarà in scena un connubio perfetto tra musica, canto, parole e passione: Francesco Greco al violino, Daniele Dettoli alla tastiera Antonio Cascarano al basso, Mino Inglese alle percussioni, la voce solista Valeria Palmieri, Fabio Petruzzi interpreterà il ruolo della voce narrante, allieteranno con struggenti brani ed emozionanti parole la serata che anticipa il giorno delle Palme, per prepararci al vivere con gioia e riflessione la Settimana santa.

Ecclesia

Mons. Santoro ha benedetto la facciata restaurata della Santi Medici in città vecchia

08 Apr 2022

Uno sventolio di fazzoletti rossi e verdi – giovedì 7 aprile – ha accompagnato il primo rintocco della campana dopo trent’anni di silenzio. Ad agitarli tanti bambini della città vecchia che hanno festosamente urlato la gioia per l’inaugurazione della facciata della chiesetta dei Santi Medici, restaurata e restituita alla città.

Don Emanuele Ferro, introducendo la benedizione dell’arcivescovo mons. Filippo Santoro, ha sottolineato il prezioso sostegno offerto dalla confraternita Santa Maria di Costantinopoli, sotto il titolo dei Santi Medici, guidata dal commendator Tonino Gigante.

L’arcivescovo Filippo Santoro ha innalzato la preghiera di benedizione: “Ti benediciamo Signore, Padre santo, che hai mandato nel mondo il Tuo figlio per radunare gli uomini dispersi a causa del peccato e a prezzo del Suo sangue li hai riuniti sotto un solo pastore, per nutrirli nei pascoli della vita.

Concedi, o Signore, che i tuoi fedeli accorrano alla Chiesa con festosa esultanza al suono delle campane e perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e dell’unione fraterna.

Nello spezzare il pane, diventino un cuor solo e un’anima sola, a lode della Tua gloria

Per Cristo nostro Signore, amen”

I lavori di ristrutturazione e restauro eseguiti dall’impresa Ferrarese costruzioni, sono stati guidati dall’ingegner Gianfranco Tonti, coadiuvato dagli ingegneri Stefano Tomassi, Giorgio Tonti, Carmelo Lippo, dall’architetto Leda Ragusa e dal commercialista Francesco Falcone.

Durante la Via Crucis che si è snodata lungo il tragitto dalla chiesa di Sant’Anna all’antico santuario dei Santi Medici,  si è svolta la teatralizzazione della Passione di Cristo proposta da Giovanni Guarino che ha intrattenuto con la sua maestria bambini e adulti.

Società

Ora occorre recuperare la salute emotiva

08 Apr 2022

Genitori e figli dovrebbero poter usufruire di sportelli di ascolto, consultori, strutture di assistenza psicologica e interventi educativi a largo spettro

 

Si parla spesso di “modelli educativi” sbagliati, di famiglie “disfunzionali” e di genitorialità fragile. Sui media, però, più che sollecitare il confronto e proporre soluzioni, si tende a elaborare giudizi pesanti come macigni e in qualche modo definitivi.

Sui temi dell’educazione e della genitorialità bisognerebbe promuovere più incontri di formazione e incoraggiare la realizzazione di reti di sostegno a livello territoriale. Scambiarsi esperienze, approfondire assieme alcune criticità, avere l’opportunità di ascoltare il parere di esperti può essere un momento di crescita comune e di arricchimento reciproco.

La famiglia non può vivere l’educazione dei propri figli come un “fatto privato” e, soprattutto in un momento complesso come quello attuale, c’è bisogno di cooperare. In gioco c’è il futuro dei nostri figli e dell’intera comunità civile.

Le personali difficoltà quotidiane, le evoluzioni dei singoli, i cambiamenti sono situazioni a cui il “sistema famiglia” è costantemente sottoposto. Si tratta di variabili intimamente connesse ai mutamenti del contesto sociale e politico. Per questo motivo le risposte alle difficoltà non possono essere autoreferenziali, perché inevitabilmente confluiscono su uno scenario che riguarda l’intera collettività.

Sono prove grandi e piccole a determinare lo squilibrio e le difficoltà relazionali all’interno di un nucleo familiare: i problemi di lavoro dei genitori o di studio dei figli, lo stress quotidiano, il disagio economico, un lutto improvviso, una patologia, un trasferimento… Esse richiedono, soprattutto ai genitori, la capacità continua di ri-calibrare i propri interventi educativi e di cercare nuovi assetti.

Per riuscire a raggiungere un buon livello di “omeostasi”, ovvero di autoregolazione, la famiglia deve saper dialogare in maniera efficace, saper essere flessibile e coesa. Alla comunicazione, in maniera particolare, occorre dedicare la maggiore cura, avendo consapevolezza che essa si esprime più con i piccoli gesti quotidiani che attraverso le dichiarazioni di intenti. In casa ci vuole ascolto, rispetto e apertura nei confronti dei diversi membri del nucleo. In adolescenza la ricerca del dialogo da parte dei genitori deve essere caparbia e determinata, capace di sostenere e aggirare anche dei dolorosi rifiuti.

Grande attenzione, inoltre, va riservata alla salute emotiva di genitori e figli. Il linguaggio delle emozioni a volte può essere contorto, ma mai è incomprensibile a chi riservi all’altro da sé amore e premura.

Nella scuola c’è fermento ormai da qualche anno attorno a questi temi, ma il “bagno” emotivo e sentimentale dei ragazzi avviene in primo luogo all’interno delle mura domestiche. Sono i genitori i primi “alfabetizzatori” emotivi dei propri figli, insegnano ai bambini strategie e modalità relazionali passando loro anche le proprie criticità.

Essere famiglia vuol dire ricercare continuamente una sintonia emotiva per regolarsi reciprocamente. Vuol dire maturare assieme delle consapevolezze, anche attraverso la sofferenza. Altro momento essenziale dell’essere famiglia è la disponibilità all’accoglienza reciproca che passa, inevitabilmente, attraverso il “riconoscimento” dell’altro, al netto delle proprie proiezioni e aspettative. Essere “riconosciuto” nella propria identità e peculiarità vuol dire anche essere “accettato” e “valorizzato”. Soltanto queste premesse possono portare a una sana ed efficace progettualità ed evitare derive tossiche.
A prescindere dalla buona volontà e dal livello di consapevolezza, i singoli non possono farcela da soli. Si torna, quindi, a ribadire la necessità di politiche mirate e buoni legami con il territorio e la scuola. Genitori e figli devono poter usufruire di sportelli di ascolto, consultori, strutture di assistenza psicologica e interventi educativi a largo spettro.

Soltanto una sana interazione tra le diverse parti può sostenere la famiglia nelle varie fasi del suo complesso ciclo vitale e contribuire concretamente alla costruzione di una società migliore.