Diocesi

Il messaggio augurale dell’Azione Cattolica diocesana per i maturandi

21 Giu 2022

di A cura dell’Equipe MSAC diocesana

Maturi Wannabe!

Care amiche e cari amici maturandi, sicuramente questa non è una notte come le altre, è una di quelle notti in cui si fa fatica a dormire e si rimane svegli a pensare a tanti ricordi che hanno reso unico il nostro percorso negli anni della scuola superiore.

Un pensiero speciale va sicuramente al primo giorno di scuola del primo anno, ti ricordi? Tutto ha avuto inizio lì salendo i gradini di una scuola, piccola o grande, vicina o lontana da casa. Proprio salendo quei gradini sei cresciuto e maturato, hai imparato a conoscere i tuoi pregi e a valorizzare i tuoi limiti.

Cara amica o caro amico che leggi questo messaggio ti prego di non pensare all’esame come un momento formale, uno step da superare, un qualcosa che prima passa e meglio è. Questi giorni così intensi sono meravigliosi perché sono l’occasione per ciascuno di parlare della propria vita a scuola, ti prego di ricordalo mentre svolgi la prova di Italiano o ti prepari con ansia per l’orale!

Volevo anche dirti che questo per noi studentesse e studenti è tempo non solo di protagonismo ma anche di cambiamento. Queste due parole, strettamente connesse tra loro, sono ingredienti quanto più necessari in questo tempo così particolare, dove la paura per la guerra che è alle porte dell’Europa, la preoccupazione per la recessione economica e l’instabilità politica sono i principali protagonisti della cronaca e dell’attualità.

È questo un tempo che ha bisogno di giovanissimi che hanno voglia di studiare, di formarsi e di informarsi. “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo” (Gianni Rodari). Maturità è comprendere che ciò che studiamo ci apre degli spazi di infinito e di libertà, ci rende liberi di sviluppare un pensiero critico e libero da condizionamenti. Il mondo oggi ha bisogno di giovani che sono pronti a dire la loro, che non hanno paura di esprimersi, che sanno con garbo, educazione e decisone far sentire la propria voce.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare però che sono stati anni difficili, veniamo da un percorso di didattica a distanza e didattica integrata. Molti di noi hanno toccano con mano la sofferenza per una scuola vissuta da casa per periodi più o meno lunghi. In particolare il 2022 ha visto classi continuamente divise tra compagni online e in presenza.

Un pensiero in questo messaggio sento di rivolgerlo a quanti hanno perso un amico, un parente o un conoscente durante questi anni di pandemia, è anche per loro che abbiamo il dovere di impegnarci perché ciascuno a proprio modo ha lasciato in noi un’eredità che va custodita e conservata.

Ancora sento di voler spendere qualche parola per i professori, compagni di viaggio che da buoni seminatori ogni mattina escono per seminare. Nel seme piantato in ciascuno di noi è presente il futuro perché il seme porta in sé il pane di domani, la vita di domani. Il seme appare quasi niente, è nascosto tra una pagina di letteratura, delle equazioni di matematica e degli esercizi di inglese, tuttavia il seme è la presenza del futuro, è promessa già presente oggi.

Coraggio dunque! Impegnati a far germogliare quel seme, a diffondere il profumo buono e inebriante che è frutto di quel seme.

Il mondo ha bisogno di vedere, toccare, fare esperienza di germogli nuovi, il mondo ha bisogno di testimoni di una scuola bella, al passo con i tempi, una scuola capace di formare i cittadini del domani.

L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto” (Jean Piaget).

Ad maiora maturandi!

L'argomento

Maturità. L’augurio di Eraldo Affinati: “Cari ragazzi, mantenete sempre davanti a voi la fiaccola interiore che vi guida”

(Foto: ANSA/SIR)
21 Giu 2022

di Giovanna Pasqualin Traversa

“L’ultimo episodio di un lungo romanzo iniziato tanto tempo fa. Finisce un libro, fra poco ne inizieranno tanti altri”. Così lo scrittore e insegnante romano Eraldo Affinati definisce gli esami di Stato che prendono il via domani per circa 500mila studenti ai quali, da vero educatore, dedica un consiglio e un augurio

Prendono il via domani gli esami di maturità, attesi con timore e trepidazione dai circa 500mila studenti che dovranno sostenerli. Una prova che conclude il secondo ciclo scolastico e continua a rappresentare “una tappa decisiva nel percorso di crescita dei giovani”, dice al Sir Eraldo Affinati, scrittore e insegnante romano, fondatore con la moglie Anna Luce Lenzi della  scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati. “La ritualità che gli esami di Stato si trascinano dietro – spiega il docente, che come di consueto anche quest’anno rivolge un pensiero e un augurio ai ragazzi – continua a coinvolgere gli adolescenti così come è accaduto in passato. È questo l’aspetto che dovremmo considerare di più: non limitarci a segnalare le tecniche in continua mutazione del meccanismo valutativo, pure importanti, ma tener presente come l’esame viene percepito dagli studenti. Ogni generazione ricomincia da capo e questo non dovremmo mai dimenticarlo”.

Professore, quest’anno, dopo la temporanea sospensione dovuta al Covid, tornano i due scritti.
Anche se si è trattato di una scelta contrastata, a me sembra che questo ripristino sia indispensabile. Soprattutto oggi, nella nuova civiltà digitale, insegnare a leggere e a scrivere è il primo obiettivo che l’istruzione italiana deve porsi, anche per fronteggiare un’involuzione specifica evidente – non solo nelle aule – di cui tutti siamo testimoni nella vita quotidiana. Ecco perché le sette tracce che verranno diffuse dal Ministero domani, giorno della prima prova, rappresentano qualcosa di più che una semplice verifica. Solo nella scrittura il pensiero prende forma compiuta e acquista piena visibilità.

Foto SIR

Il colloquio orale dovrà essere sostenuto a partire dal materiale elaborato dalle singole commissioni, composte dai docenti che hanno seguito gli studenti per tutto l’anno. Unico membro esterno il presidente.
Anche la conferma di questa modalità mi sembra essenziale perché spinge i giovani a collegamenti logici fra le singole discipline, predisponendoli all’attitudine di ricerca che dovranno sviluppare all’università, oppure preparandoli a presentarsi in modo adeguato nel momento in cui dovranno affrontare il mondo del lavoro. Inoltre, la possibilità di raccontare le esperienze fatte nei Pcto (ex alternanza scuola-lavoro) consente al candidato di personalizzare la propria testimonianza.

Qual è allora il vero significato della “maturità”?
Questi esami non costituiscono un rischio reale per gli studenti che vi partecipano: basta guardare l’altissima percentuale dei promossi per capirlo. In pratica chi viene ammesso ottiene il diploma. La selezione è già avvenuta nelle scorse stagioni. Piuttosto, la contesa potrebbe riaprirsi sul calcolo del punteggio da conseguire, ma il grande valore attribuito al triennio precedente (50 punti di crediti) dovrebbe scaricare di peso anche il momento fatidico della verifica conclusiva.

Ma allora perché i ragazzi continuano a vivere questo evento in modo appassionato e coinvolgente, talvolta perfino drammatico?
Lo sentono, a torto o a ragione, come un giudizio istituzionale sulla loro persona. Non serve spiegargli che si tratta di un sistema scolastico convenzionale, corrispondente solo in parte alla verità. Essi hanno la sensazione di essere giunti a una svolta esistenziale perché da luglio in poi abbandoneranno per sempre il gruppo-classe: luogo di apprendimento e di scontro; di conoscenza di se stessi e degli altri; spazio sociale, affettivo e culturale. Entreranno in una nuova realtà dove saranno cruciali le scelte compiute. Oggi più che mai questo passaggio rappresenta una cesura.

In altri termini, gli esami di Stato avvicinano i giovani al momento della verità quando, dopo essersi diplomati, dovranno scegliere cosa fare nella vita: università, lavoro. Molti di loro hanno paura di sbagliare. Del resto, anche per gli adulti scegliere è difficile perché per farlo bisogna rinunciare a qualcosa in nome di un valore in cui credere: un’azione oggi molto rara, in quanto abbiamo l’illusione di poter diventare questo e quello. La vera maturità invece implica un sacrificio, altrimenti non si diventa adulti.

Immaginando di incontrarli oggi, alla vigilia della prima prova, trovandoseli idealmente di fronte che cosa direbbe loro?
Cari ragazzi, davanti a voi ci saranno i docenti che ben conoscete. Siate quindi spontanei nei loro confronti cercando di mettere a frutto l’esperienza umana e culturale elaborata insieme. Considerate queste prove finali non quali sfide radicali, solenni e inappellabili, bensì come l’ultimo episodio di un lungo romanzo iniziato tanto tempo fa.

Finisce un libro, fra poco ne inizieranno tanti altri. Mettete sul tavolo ciò che avete imparato, senza tacere gli ostacoli già superati oppure ancora presenti. Passate da un argomento all’altro mantenendo sempre davanti a voi la fiaccola interiore che vi guida: può essere una passione, un’attitudine, una sensibilità, semplicemente il vostro carattere; insomma quello che vi rende unici. Non abbiate timore a dichiarare le decisioni che avete preso riguardo al futuro, e se invece vi sentite ancora davanti a un bivio, confessatelo pure. La scuola non dovrebbe essere uno spazio noioso e specialistico, dove imparare gerghi e procedure, separato dai nostri veri interessi, bensì l’intensificazione della vita, meglio ancora: il modo in cui si cerca di stabilire il suo senso. Se lo mostrerete, avrete fatto centro. Ma se anche non vi riuscirete, andrete avanti lo stesso.

Ecclesia

Chiesa nel digitale, suor Smerilli (dic. per il Servizio sviluppo umano integrale): “Mettersi in ascolto del mondo per essere al suo servizio”

foto Siciliani-Gennari/Sir
21 Giu 2022

“La Chiesa deve risiedere ovunque ci siano uomini e donne con i loro problemi, i loro drammi ma anche le loro potenzialità”. Lo ha detto suor Alessandra Smerilli, segretario del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, intervenendo a Roma alla presentazione del libro “La Chiesa nel digitale”, a cura di Fabio Bolzetta, presidente dei WeCa. L’accento è stato poi posto sulla parte del volume che parla di “ascolto”, citando l’ultimo messaggio del papa per la Giornata delle comunicazioni sociali: “È un aspetto trasversale del libro e ci riporta al Sinodo dei giovani dove è stato chiesto di ‘ascoltare con il cuore’” e ascoltare soprattutto chi è più lontano dal nostro mondo di pensare. “Il libro si colloca nella linea di mettersi in ascolto del mondo per essere al suo servizio” e che non può prescindere dell’essere “integrale”. Aiutare il prossimo, comunicare il Vangelo sono azioni che “devono prendere in considerazione tutti gli aspetti della vita delle persone, non lasciare nessuno indietro e questo libro fa sua un’affermazione di Papa Francesco: ‘Nessuno si salva da solo’ e questo è più che mai vero nel web”. Un libro, ha evidenziato suor Smerilli, “che come raramente accade, non arriva dopo, ma è arrivato ‘prima’ e ‘durante’ i cambiamenti tecnologici in atto”.

Ecclesia

42mo convegno nazionale Caritas, come “camminare sulla via degli ultimi” tra poveri della pandemia, guerra e profughi

Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli - (foto Caritas italiana)
21 Giu 2022

di Patrizia Caiffa

Si è aperto  a Rho (Milano) il 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che vede riunite 540 delegati, tra direttori e collaboratori di Caritas diocesane e di Caritas italiana, con una larga partecipazione di giovani

La pandemia, la guerra in Ucraina, le disparità di trattamento tra profughi, le nuove sfide per ripensare l’impegno della carità nella Chiesa, la Giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi, il Sinodo della Chiesa italiana. Questi i temi che hanno fatto da sfondo alla prima giornata di lavori del 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che vede riuniti 540 delegati, tra direttori e collaboratori di Caritas diocesane e di Caritas italiana a Rho (Milano) fino al 23 giugno. Di nuovo in presenza dopo una lunga pausa, con una società molto diversa da quella pre-pandemia, con povertà materiali e psicologiche in aumento – soprattutto di anziani, migranti, giovani – e un interrogativo aperto su come “Camminare insieme sulla via degli ultimi”, come cita il tema del convegno.

(foto Caritas italiana)

“No a profughi di serie A e di serie B”. “La Caritas non fugge dalle cose difficili, ne ha timore di intervenire, con umiltà e fermezza, per promuovere i diritti di tutti: ad esempio per ricordare che non ci possono essere profughi di serie A e di serie B e che le guerre sono qualcosa di tragico e di folle non solo quando avvengono relativamente vicine a noi”, ha detto mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas italiana. 12.700 profughi arrivati nel nostro Paese dall’Ucraina, di cui oltre 5.600 minori, sono stati già accolti in 145 diocesi.  E proprio perché oggi si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, mons. Redaelli ha precisato al Sir che “tutti i rifugiati sono importanti, non solo gli ucraini. Tutti hanno bisogno di essere accolti e diventare primi”. Da qui l’invito a “garantire accoglienza e pari dignità a tutti, senza discriminare e rispettando i diritti delle persone”. Riguardo alla difficile congiuntura economica e all’aumento dei prezzi, il presidente di Caritas italiana ha riferito di “un numero spaventoso di persone che si rivolgono alle Caritas per chiedere aiuto per pagare le bollette”. Mons. Redaelli ha confermato anche l’aumento della povertà degli anziani e dei migranti, come risulta dai recenti dati Istat, “ma anche dei giovani, che vivono una precarietà affettiva e di orientamento, mentre i migliori fuggono all’estero”.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi in video collegamento – (foto Caritas italiana)

“Far tesoro delle pandemie”. Un appello a “far tesoro delle pandemie. E ricordarci chi sono gli anziani, i più deboli, le persone con malattie psichiatriche, con problemi di relazione” è venuto dal card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana: “Non tornate quelli di prima! Dobbiamo cambiare, dobbiamo crescere, far tesoro di queste tragedie con la nuova consapevolezza che non ci siamo solo noi ma ci sono gli altri”. Il presidente della Cei ha ringraziato le Caritas perché ha “vissuto mesi e anni di grande pressione, con l’aumento dei poveri, l’isolamento, il disorientamento e le difficoltà. Ma ripensare i modi per vivere la carità è stato molto salutare perché ci costringe a ripensare abitudini un po’ invecchiate e accorgerci di situazioni nuove come la pandemia e la guerra”.  Il card. Zuppi ha soprattutto ricordato alle Caritas: “Voi siete la Chiesa, non una agenzia esterna a cui la Chiesa affida la carità”. “Dobbiamo sentire l’urgenza delle risposte – ha sottolineato -, non diventate un settore a parte ma ricordate a tutte le nostre comunità di camminare tutti sulla via degli ultimi”, ricordando che  “non basta fare qualche cosa ma bisogna risolvere le cause”. A proposito della guerra in Ucraina, l’invito è “ad essere operatori di pace, artigiani di pace. Su questo c’è molto da impegnarsi e impegnare soprattutto i giovani”. “Non crediamo a quelli che dicono il tempo della misericordia è passato – ha concluso -. Aiutate la Chiesa italiana ad essere quella madre ansiosa che non lascia nessuno indietro”.

Monsignor Mario Delpini – (foto Caritas italiana)

“Gratitudine, valutazione critica e fiducia” sono le tre parole/indicazioni che l’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini ha affidato ai partecipanti. “Voglio ricordare la gratitudine della Chiesa milanese e italiana per ciò che le Caritas fanno – ha detto mons. Delpini -. Vorrei invitare ad una valutazione critica sull’operato delle Caritas, per un pensiero, un confronto, una creatività per il futuro. La terza parola, la fiducia, si riferisce alle sfide che ci sono davanti, ossia la crescita impressionante dei bisogni e delle emergenze”. “Non bisogna scoraggiarsi di fronte alla scarsità delle risorse e all’invecchiamento dei volontari – ha sottolineato l’arcivescovo di Milano -. Noi cristiani riteniamo che la fiducia sia una virtù irrinunciabile, non ottimismo ostinato. E’ la capacità di trarre anche dai problemi delle soluzioni, dalle povertà delle risorse, di far diventare le persone fragili protagonisti della loro storia”.

Monsignor Valentino Bulgarelli – (foto Caritas italiana)

Mons. Valentino Bulgarelli, sottosegretario della Cei, ha invece sviluppato una relazione sulla carità come “principio fondante del cammino sinodalee ha poi risposto alle domande della platea.  In serata sono previsti incontri tematici sui giovani, con l’esperienza delle Young Caritas; sulla comunicazione, con lo scrittore Eraldo Affinati e la sua testimonianza sull’esperienza delle scuole Penny Wirton; e sulle politiche migratorie, con la presentazione di un quaderno sul Pnrr.  A questo proposito la Caritas evidenzia “l’assenza di un progetto politico-normativo sulla presenza dei cittadini migranti nel nostro Paese, che riduce i diritti dei migranti sia sul piano civile che sociale. A questo si affianca la necessità di un superamento organico della cosiddetta Bossi-Fini e dell’approvazione di una nuova legge sulla cittadinanza orientata soprattutto verso le giovani generazioni”. Sull’accoglienza si sottolinea la necessità di “un’attenzione globale per evitare che vi siano distinzioni tra profughi”.

Cinema

Nastri d’Argento 2022: trionfano Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino e Mario Martone

21 Giu 2022

Film dell’anno è “Marx può aspettare” di Marco Bellocchio, mentre il miglior film si conferma “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, che in totale conquista sei riconoscimenti. E ancora, quattro Nastri a Mario Martone per “Qui rido io” e “Nostalgia”, tra cui la miglior regia e sceneggiatura. È il verdetto dei Nastri d’Argento, storico riconoscimento assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani (Sngci) e giunto alla sua 76ª edizione (dal 1946). La cerimonia si terrà questa sera, 20 giugno, al Museo MAXXI di Roma.
Il Nastro d’Argento per la miglior commedia va a due film di Riccardo Milani, ovvero “Come un gatto in tangenziale 2” e “Corro da te”; altro protagonista della serata è “Freaks Out” di Gabriele Mainetti, che ottiene tre premi tecnici: miglior montaggio, costumi e scenografia. Nella categoria interpreti drammatici vincono Teresa Saponangelo e Luisa Ranieri, rispettivamente protagonista e non protagonista nel film “È stata la mano di Dio”; tra gli uomini, premiati Pierfrancesco Favino (“Nostalgia”) in ex aequo con Silvio Orlando (“Ariaferma”), mentre non protagonisti Francesco Di Leva e Tommaso Ragno per “Nostalgia”. Nella commedia la miglior attrice è Miriam Leone sempre per “Corro da te”, mentre tra gli uomini il premio va al duo Francesco Scianna e Filippo Timi per “Il filo invisibile”.
Riconoscimenti speciali a Vanessa Scalera per “L’Arminuta”, Premio Nastri/Nuovo Imaie, e a Laura Morante, Nastro speciale legato a due anniversari importanti della sua carriera. Ancora, Edoardo Leo ottiene il premio Nastri/Hamilton Behind the camera per “Lasciarsi un giorno a Roma” e per il documentario su Gigi Proietti. Si segnala poi il Cameo dell’anno per Drusilla Foer nel ruolo della nonna dark in “Sempre più bello”.
I giornalisti cinematografici nell’edizione 2022 hanno premiato anche “Ariaferma” di Leonardo Di Costanzo per la miglior fotografia, in ex aequo con “È stata la mano di Dio”, e “A Chiara”, film cui va il Nastro speciale per il regista Jonas Carpignano (vince anche il Premio Graziella Bonacchi per l’attrice Swamy Rotolo). Miglior regista esordiente è Giulia Louise Steigerwalt con “Settembre”.
Infine, Nastro alla squadra tecnica del sonoro per il film “Il Buco” di Michelangelo Frammartino e per la musica a Nicola Piovani per i film “Leonora addio” di Paolo Taviani e al contempo “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini; la miglior canzone è “La profondità degli abissi” di Manuel Agnelli dal film “Diabolik”.
Le “cinquine” dei candidati, su segnalazione degli iscritti al Sngci, sono state scelte quest’anno dal direttivo presieduto da Laura Delli Colli e composto da Fulvia Caprara, Oscar Cosulich, Maurizio di Rienzo, Susanna Rotunno, Paolo Sommaruga, Stefania Ulivi, Romano Milani e Franco Mariotti. Sono circa 100 i giornalisti che hanno votato i vincitori dell’edizione 2022.

Emergenze sociali

Incendi: secondo i dati Coldiretti, “nel 2022 sono triplicati”

21 Giu 2022

“L’Italia brucia con gli incendi triplicati nell’ultimo anno rispetto alla media storica con più di un rogo ogni due giorni dall’inizio del 2022 in un’estate che arriva dopo una primavera che si è classificata come la sesta più calda di sempre sul pianeta”. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti su dati Effis in riferimento all’ultima ondata di caldo con temperature oltre i 40 °C portate dall’anticiclone Caronte sull’Italia dove si moltiplicano i roghi dalla Liguria alla Sardegna, dalla Toscana alla Puglia.
“Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni – sottolinea l’associazione – hanno inaridito i terreni nelle aree più esposte al divampare delle fiamme. Una situazione drammatica spinta dal cambiamento climatico che favorisce incendi più frequenti e intensi, con un aumento globale di quelli estremi fino al 14% entro il 2030 e del 50% entro la fine del secolo secondo l’Onu”. “Una situazione devastante con un 2021 che in Italia ha visto ben 150mila ettari di territorio da nord a sud del Paese inceneriti da 659 tempeste di fuoco”, spiega Coldiretti, aggiungendo che si tratta di “una situazione che aggrava il conto dei danni causati dalla siccità con la mancanza di precipitazioni che in Italia sono risultate in media addirittura dimezzate rispetto allo scorso anno ma con riduzioni percentuali ancora più altre nelle regioni del Nord”. “Siamo di fronte – continua l’associazione – a una vera e propria emergenza nazionale per coltivazioni ed allevamenti travolti da una catastrofe climatica che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003 che ha decimato le produzioni agricole”.
“A fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, chiediamo che venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati, tenuto conto del grave pregiudizio degli interessi nazionali”, la richiesta avanzata dal presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Mario Draghi, in merito alla grave siccità che interessa la Penisola. È necessario, ha sottolineato Prandini, “l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico”. Inoltre, per il presidente di Coldiretti “appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Raccogliamo – denuncia – solo l’11% dell’acqua piovana e potremmo arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che stiamo soffrendo anche quest’anno”.

Sport

Nuoto paralimpico: 1° posto Italia al Mondiale di Madeira con 64 medaglie

foto Finp
21 Giu 2022

L’Italia del nuoto paralimpico chiude prima nella classifica finale del Mondiale di Madeira, ottenendo 64 medaglie totali, 27 ori, 24 argenti e 13 bronzi, superando il record azzurro di Londra 2019. “Abbiamo vinto tutto ed abbiamo vinto tutti. È stato un Mondiale perfetto, incredibile, indimenticabile, stellare. Grazie di cuore a tutti”. Sono queste le parole di Roberto Valori, presidente della Finp-Federazione italiana nuoto paralimpico, riportate sul sito. “Che spettacolo ragazze e ragazzi, siete straordinari! Anche questa volta vi siete superati, confermando il primo posto ai Mondiali ma con più medaglie vinte”, ha affermato Luca Pancalli, presidente del Cip-Comitato italiano paralimpico, con un ringraziamento “a partire dal presidente Valori e ai tecnici guidati da Vernole per l’ottimo lavoro svolto in questi anni. Siete un modello a livello internazionale, non solo per gli incredibili risultati ma anche per i valori che riuscite a trasmettere”.

Ecclesia

Grottaglie si gode il restauro della facciata della Chiesa madre

21 Giu 2022

di Silvano Trevisani

Le stille di acquasanta con cui l’arcivescovo Filippo Santoro ha asperso la facciata della Chiesa madre collegiata di Maria S. Annunziata di Grottaglie, hanno vivificato gli sguardi della comunità che ha riscoperto la bellezza intrigante di un’architettura sacra che il tempo aveva ingrigito. Così la benedizione della ristrutturazione è stata l’occasione per ritrovare anche un po’ della storia della chiesa che fu la primogenita di Taranto e che è solidamente legata da circa un millennio.

Dopo il saluto del sindaco Ciro D’alò, dell’ingegner Domenico Mancini della Tms Engineering srl Di S. Giorgio Jonico, dell’assessore Maurizio Stefani, il parroco don Eligio Grimaldi, ha rimarcato come i lavori si siano svolti con precisione ed efficacia straordinarie e come essi si inseriscano all’interno di un programma di ristrutturazioni e valorizzazioni che riguardano l’intero complesso della collegiata, e che hanno già riguardato, tra le altre cose, l’organo rinascimentale, il cappellone di San Ciro e altri tesori presenti nell’antica chiesa, che più volte è stata rimaneggiata nel corso dei secoli.

Dopo gli interventi di Ciro De Vincentis, per la Pluriassociazione San Francesco de Geronimo, e Giovangualberto Carducci, per la Società di storia patria, è toccato allo storico Rosario Quaranta relazionare, in maniera efficace ed esauriente, su: “La facciata della Chiesa Madre Collegiata Maria SS.ma Annunziata di Grottaglie tra storia e arte”. Dopo aver mostrato immagini fotografiche della facciata, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, e proposto una rilettura delle fonti storiche, non moltissime ma importanti, ha ripercorso le questioni fondamentali della storia del monumento, a cominciare dalla sua fondazione, che sarebbe di molto anteriore alla data del 1379 indicata dall’epigrafe posta sulla stessa facciata, che la vuole realizzata in quella data dall’architetto Domenico da Martina, per committenza dell’arcivescovo Giacomo d’Atri. Ma sia l’impianto romanico, sia gli evidenti rifacimenti farebbero retrodatare la chiesa di almeno due secoli, in periodo comunque di poco posteriore alla rifondazione di Taranto e della cattedrale di San Cataldo. Gli elementi decorativi del portale, inoltre, farebbero pensare che lo stesso sia stato realizzato in un’epoca anteriore al completamento del 1379. Ma anche la facciata completata nel 1379 non era quella che oggi si presenta a noi. La cuspide originale, infatti, sarebbe stata tagliata, come si vede chiaramente per i residui elementi decorativi, e innalzata agli inizi del XVIII contestualmente alla costruzione del Cappellone di san Ciro, voluto dal santo gesuita grottagliese Francesco de Geronimo, semplicemente per non essere superata in altezza dallo stesso cappellone. Queste e molte altre notizie sono state proposte da Quaranta che, tra l’altro, è anche autore di un grosso volume dedicato proprio alla Chiesa madre, il quale ha inoltre mostrato in dettaglio tutti gli elementi presenti sulla facciata e i ricchi decori che arricchiscono il grande rosone, purtroppo anch’esso rimaneggiato e privato degli archetti interni di pietra.

È, quindi, intervenuto l’architetto Beppe Fragasso, direttore tecnico “Garibaldi Costruire & Restituire”, il quale si è intrattenuto nella descrizione dei lavori di restauro realizzato sulla facciata e sui decori di straordinaria fattura, e sulle tecniche utilizzate per consolidare la pietra e preservarla dall’usura del tempo e degli agenti atmosferici. Ha, inoltre, spiegato la scelta di dare uniformità cromatica al rosone.

Nel suo intervento di chiusura monsignor Filippo Santoro ha espresso grande apprezzamento per il lavoro di pulitura e risistemazione della Chiesa madre, che dimostra un attaccamento del popolo di Grottaglie alle sue radici storiche ed ecclesiali ma ha anche auspicato, rivolgendosi alle autorità cittadine, che lo stesso massiccio intervento di risanamento sia riservato anche al castello episcopio, che viene ora gestito dal Comune, che è un simbolo evidente dell’antico legame della città delle ceramiche con la Chiesa di Taranto, auspicando che tale rapporto ne venga vivificato.

Hic et Nunc

Firmata la Carta di Taranto, ovvero:
il “Manifesto per l’ecologia integrale”

20 Giu 2022

Nasce il Manifesto per l’ecologia integrale – Carta di Taranto.Un prezioso documento di impegno per il futuro del pianeta, a cominciare dal Mediterraneo.

“Ci siamo messi in viaggio verso la realizzazione del progetto di Rete internazionale per l’ecologia integrale. Vogliamo mettere insieme il grido della Terra e il grido degli ultimi. Vogliamo conservare gli ecosistemi ponendo attenzione alle dimensioni umane, sociali e culturali. Il viaggio parte da Taranto, città ferita da un modello economico e sociale che ha devastato l’ambiente e ha colpito la salute delle persone. Ma Taranto è anche una città bellissima, porta verso il Mediterraneo, piena di energie pronte a mettersi in gioco su nuovi paradigmi culturali”. Sono queste le parole con le quali padre Giuseppe Buffon, direttore del Centro di ricerca della Pontificia Università Antonianum, commentò la visita del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, nel maggio di tre anni fa.

Da un anno, proprio con la partecipazione di padre Buffon, un gruppo di imprenditori locali appartenenti all’associazione Costellazione Apulia, con la collaborazione della Camera di commercio, era stato attivato un gruppo di lavoro, stimolato da una riflessione di Enrico Giovannini, fondatore dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), e da una di Mauro Magatti dell’Università Cattolica, per cercare di dare uno sbocco a tutto il lavoro di riflessione partito dopo la pubblicazione della “Laudato si’” di Papa Francesco.

Dopo una serie di incontri, svoltisi anche a Taranto, il lungo e intenso lavoro di studio e approfondimento partito nell’aprile 2018, che ha coinvolto esperti di diverse discipline, è stato sottoscritto, nella Cittadella delle imprese di Taranto, sede della Camera di commercio, il Manifesto per l’ecologia integrale – Carta di Taranto.
Pontificia Università Antonianum, Grande Moschea di Roma, Camera di commercio di Taranto, Ufficio GPIC dei Frati Minori d’Italia e Albania, Costellazione Apulia, Askesis, Happy Network e Centro di cultura Lazzati hanno sottoscritto, attraverso di esso, un impegno ambizioso ed epocale che intende condurre all’applicazione dei principi dell’ecologia integrale nel governo delle città e nel modello di economia e d’impresa, con un respiro mediterraneo di rilievo storico: “È il nostro Mare, infatti, il cuore dell’incontro fra i popoli che vi si affacciano, fra le diverse religioni, le culture, le prospettive e le concrete progettualità finalizzate al bene comune. Un Manifesto del confronto e dell’operatività, un Oikos del Mediterraneo, già attivato per diversi segmenti progettuali, che mette in rete le istituzioni, l’università, la società civile, le imprese. Un sogno di dialogo e connessione che, a Taranto, diventa realtà”.

Presenti, oltre all’Ente camerale, il professor Giuseppe Buffon, direttore del Centro ricerca della Pontificia Università Antonianum, il professor Nader Akkad Imam della Grande Moschea di Roma, insieme al dottor Abdellah Redouane, segretario generale Centro islamico culturale d’Italia- Grande Moschea di Roma, frate Francesco Zecca, esponsabile del Progetto Oikos e coordinatore dell’Ufficio Gpic – Compi, il professor Wissam Abou Nasser, presidente del Centro mariano per il Dialogo interreligioso del Libano.

Nella seconda parte della manifestazione, frate Francesco Zecca, della comunità di San Pasquale, ha presentato il progetto Oikos, il Centro per l’ecologia integrale del Mediterraneo. Sono intervenuti i rappresentanti di tre università: il professor Stefano Vinci, del Dipartimento jonico università di Bari, il professor Salah Ramadan dell’università di Al-Azhar e il professor Josep Canabate dell’Università autonoma di Barcellona.

Il partenariato sarà impegnato nelle prossime settimane sul doppio livello delle relazioni istituzionali/diplomatiche e della strutturazione dei processi attuativi.

Di seguito riportiamo le enunciazioni che sono alla base del manifesto:

Convocati dallo stupore per la Bellezza della Casa comune, Terra, Madre che nutre e governa la fraternità umana.

Inquieti per il suo grido che si fonde con il gemito delle Vittime di ogni discriminazione, della nostra e della Futura generazione.

Pronti a denunciare il dramma degli sconvolgimenti climatici, della riduzione della biodiversità, dell’emergenza rifiuti, del degrado.

Abitiamo, custodendo con responsabilità creativa, una consegna da restituire arricchita alle Generazioni future.

E riconoscenti verso la Bellezza del Vero e del Bene, avvertiamo il limite delle nostre professionalità e competenze e l’impellenza di un impegno per la cura della vita, vero traguardo dell’esercizio transdisciplinare della conoscenza e dell’azione.

Vediamo l’intelligenza della correlazione insieme alla ricerca dei perché, convinti che non esiste verità senza condivisione, né “unità del sapere”, senza la giusta autonomia epistemologica di ciascuna disciplina, né l’inclusività senza l’integrazione di prospettive scomode o non organiche con la propria visione, preferendo ciò che conferma e rassicura, né l’interconnessione senza l’individuazione di forme di comunicazione che consentano lo scambio, il confronto, fino alla realizzazione della fraternità universale.

Curiamo la visione di una nuova società civile, vocata a edificare la fraternità, cantata da Francesco di Assisi patrono dei cultori della casa comune.

Curiamo la difesa del diritto di ciascuno di essere fratello di tutti, rispettato nella propria ricerca della verità, secondo i principi della propria fede, fondamento della speranza di un oltre che sarà vera comunione.

Curiamo la fraternità tra le genti del mediterraneo chiamate a edificare la casa

della pace, mediante un nuovo paradigma del mercato e del lavoro, applicato da

una impresa a servizio dell’essere umano, custode del giardino.

Sport

Ciclismo, al Campionato italiano strada master protagonisti Stefano e Federico Scotti

20 Giu 2022

di Paolo Arrivo

Ottime notizie dai corridori legati al territorio ionico. Protagonisti Stefano e Federico Scotti, al Campionato italiano strada master della Federazione ciclistica italiana: il primo, in forza alla Hair gallery cycling team, ha conquistato la maglia tricolore nella cat. M2; secondo posto per il fratello, nella stessa categoria, che raggruppa i corridori dai 35 anni ai 39. A darne notizia, il papà Franco, presidente della U.P.J. Taranto. Che ha più motivi per esprimere la propria soddisfazione: una vita spesa per le due ruote, per l’educazione ciclistica dei figli, in sella fin da quando erano piccoli, e per l’organizzazione di gare – l’ultima a settembre si è tenuta proprio nel capoluogo ionico. Per motivi professionali, i tarantini Stefano e Federico vivono lontano dalla loro terra. Ma conservano intatto il legame con la stessa, e la passione per la bici da corsa.

LA COMPETIZIONE. Il Campionato italiano amatoriale Fci è andato in scena nella provincia di Fermo (Monte Urano) sulla distanza di 85 chilometri, lungo un circuito di 17,4 km ripetuto più volte. Il trionfatore è stato Ciro Greco del Team Eracle che ha preceduto Enrico Ferrian e Ivan Martinelli. Appaiati al sesto e settimo posto Stefano e Federico Scotti. Due le prove disputatesi sabato e domenica scorsa, con atleti in gara dalla categoria Elite sport alla Master 8. Una bella manifestazione che ha riacceso i riflettori sulle colline marchigiane come perfetta location. Nella stessa regione dove risiede Stefano. Federico invece, il fratello minore (classe 1986), tesserato per la Biking racing team, vive ad Arezzo.

DAGLI AMATORI AI PRO. Quella avviata oggi è una settimana importante per il mondo delle due ruote. Per gli stessi campionati italiani e per la provincia ionica, pronta ad ospitare la gara di ciclismo su strada dei professionisti. Appuntamento fissato a domenica prossima ventisei giugno. Il campionato italiano si disputerà su un percorso lungo 237 chilometri, da Marina di Ginosa ad Alberobello, e vedrà sfidarsi i corridori più forti: il più atteso è lo “Squalo dello stretto” Vincenzo Nibali, prossimo al ritiro dalle corse. Assente invece Damiano Caruso che ha il Tour de France nel mirino. Il grande evento può essere interpretato come una sorta di compensazione, azione risarcitoria per il mancato interessamento della Puglia nell’ultima edizione della corsa rosa.

 

Tracce

Femminicidi: in scena sempre lo stesso copione

Foto Siciliani-Gennari/SIR
20 Giu 2022

di Emanuele Carrieri

Donatella Miccoli, 38 anni, è stata uccisa, nella notte fra sabato e domenica, nella sua casa a Novoli, in provincia di Lecce. È stato il marito ad accoltellarla. Questa la notizia in sintesi. Questa, come le centinaia di uccisioni di donne per mano di chi aveva loro giurato amore eterno, è una scia di sangue che non diminuisce, anzi. È su questo che bisognerebbe concentrare gli sforzi, non sul numero delle coltellate. Solo interrogandosi a fondo si potrebbe squarciare il velo di ipocrisia che nasconde, e non vede, che il fenomeno della violenza domestica e della concezione patriarcale della famiglia è alla base dei femminicidi, termine brutto che vorrebbe identificare l’omicidio di una donna e che vorrebbe profilare un fenomeno che cresce insieme alla consapevolezza delle donne di essere padrone della propria esistenza. È un termine nuovo, entrato nel vocabolario italiano da una ventina di anni, ma non così recente è il fenomeno delle uccisioni delle donne. Il problema semmai è che si raccontano i fatti normalizzando le azioni degli assassini. L’idea che la vita delle donne valga meno di quella degli uomini non è deceduta e si infila ovunque nella società del terzo millennio. Pagine di giornali, riviste, quotidiani, rotocalchi e trasmissioni televisive che vanno alla ricerca del particolare più raccapricciante e magari strappalacrime, perché fa vendere copie o alzare lo share: anche questa è una questione su cui molto ci si dovrebbe interrogare. Quando un fenomeno diventa oggetto di statistica significa che si è perso il senso della realtà. Vale per le morti sul lavoro, considerate inevitabile effetto collaterale del profitto, vale per l’uccisione delle donne, ritenuta effetto collaterale al sistema famiglia patriarcale duro a morire nel terzo millennio. Ci sono dei passi seri da fare, ci sono delle responsabilità a cui nessuno può sottrarsi, partendo dalla consapevolezza che ciò che gli omicidi hanno voluto sopprimere era l’essere donna, con il suo bagaglio di originalità. Nessuna giustificazione: femminicidio non indica il sesso della morta, indica il motivo per cui è stata uccisa. Il punto è questo, non è più tollerabile che lo si dimentichi e non ci si assuma tutta la sua portata, a partire dalla legge che, in fin dei conti, accetta che il mondo sia maschio. Un paese che soltanto nel 1981 si è emancipato depennando le attenuanti per il delitto d’onore, ha tanta difficoltà a eliminarne il tarlo. Non conta ciò che una donna vive, sente, sogna. Non conta la qualità della sua vita, la sua dignità, il suo corpo. Il suo consenso non conta o conta meno. La donna è in libertà vigilata fin da bambina. Per la cultura maschilista tutto ciò che un uomo fa per riportare una donna al suo posto  è giusto perché la donna è fragile e va difesa da sé stessa. Esagerazione, forse, ma per molti è ancora oggi inconcepibile perderne il controllo. L’idea della donna resta più o meno sbiadita sullo sfondo del pensiero maschile, linea guida familiare anche se la donna magari lavora anche all’esterno della famiglia, perché alcune incombenze sono loro appannaggio. Ma che non chieda di più: magari uccidere no, ma solo perché è un eccesso, non perché sia sbagliato il sistema oppressivo in sé. È quel che arriva da penne, tastiere e microfoni che sono alla ricerca della scintilla che ha fatto scattare il raptus. Raptus. Parola che diventa la foglia di fico dietro cui occultare l’azione omicida e la giustificazione della stessa, da condannare certo, ma che è stata provocata da una azione anomala della donna. Imperativo è cercare il motivo che ha provocato il raptus, indicandolo nel modo in cui vestiva, si truccava o perché si prendeva spazi di libertà individuale. Per non parlare poi se la moglie avesse deciso di chiedere la separazione. Come se ciò o tanti altri futili motivi, potesse essere giustificazione per quello che è appunto considerato un eccesso, perché se ci si limita alla azione violenta verbale o a qualche sberla, il tutto sarebbe accettabile. Una concezione che è ancora presente nella cultura patriarcale, sessista e violenta che abita nelle sfere private e perfino in quelle pubbliche di un mondo maschile che fatica a lasciarsi dietro certe concezioni. Motivo per cui, l’indignazione dell’opinione pubblica, quando c’è, fa fatica a tradursi in coscienza collettiva, in azioni condivise o, ancora, in cambiamenti strutturali. Le donne possono adeguarsi o possono anche esserne complici, andando contro sé stesse. Il problema si fa evidente nella sua crudeltà. Sono gli uomini che devono assumerla la questione, ma anche la politica, la giustizia, la religione e perfino la sanità. Nessun maschio può sentirsi a posto e pensare che la cosa non lo riguardi e che si è tutori dell’universo femminile accettando che l’assessore diventi assessora e il sindaco diventi sindaca, perché la violenza contro le donne e il sistema che la avalla non sono una questione femminile. Anzi, il contrario.

Diocesi

Il messaggio ai turisti dei vescovi della metropolia di Taranto

Mons. Santoro, mons. Pisanello e mons. Iannuzzi danno il benvenuto nelle tre diocesi della metropolia a coloro che le hanno scelte come meta turistica

20 Giu 2022

O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! […] Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8)

Carissimi turisti,

il salmista pone questa domanda a Dio mentre sta contemplando il cielo e le stelle, e stupendosi di fronte alla bellezza del cielo e del creato, si stupisce della cura che Dio ha per l’uomo.

In un momento così particolare della nostra storia, il Signore continua a prendersi cura di noi; stupiti e grati della sua misericordia, chiediamogli di vivere anche il tempo delle vacanze come un’occasione preziosa per scoprire il valore della vita, di aiutarci a vivere il tempo del riposo per poterci ritemprare nel corpo e nello spirito in quanto la nostra quotidianità lascia poco spazio al silenzio, alla riflessione e al contatto con la natura.

Durante le vacanze è bello dedicare del tempo alla lettura e alla meditazione sul significato più profondo della vita, nel contesto sereno della famiglia o con i propri amici. Questo periodo ci offre tante opportunità, in particolare quello di poter godere degli spettacoli suggestivi del creato, di poter ritrovare la giusta dimensione, e potersi riscoprire creature di Dio, aperte all’infinito.

Vi raccomandiamo di favorire l’incontro con le persone del nostro territorio per scoprire il calore e la bellezza della gente, l’incanto del nostro mare cristallino con le sue belle insenature sul mar Ionio, lo splendore delle nostre colline, il sapore della nostra cucina mediterranea, tutta la ricchezza della nostra arte. Le nostre comunità cristiane, tradizionalmente educate all’accoglienza e al dialogo, sapranno aprirsi all’incontro con chi proviene da altre regioni d’Italia o dai diversi paesi del mondo, offrendo una generosa ospitalità e crescendo nello scambio di esperienze.

Le vacanze sono anche il tempo opportuno per nutrire lo spirito attraverso spazi sempre più ampi di preghiera e di incontro, partecipando alla messa domenicale o ad altre celebrazioni religiose e patronali.

Vi chiediamo di non dimenticare le situazioni nelle quali si trovano tanti nostri fratelli e nostre sorelle colpiti dalla guerra, che con il suo strascico di lutti e di distruzioni, è da sempre considerata una calamità che contrasta con il progetto di Dio. Preghiamo per queste famiglie e assicuriamo loro la nostra preghiera quotidiana, perché anche per loro ci possa essere un tempo di distensione, allietato da presenze amiche.

Nell’assicurarvi la nostra preghiera, vi benediciamo di cuore e affidiamo voi e i vostri cari alla Vergine Maria.

Buone vacanze!

I vescovi della Metropolia di Taranto in un cammino sinodale.

 

† Vincenzo Pisanello               † Filippo Santoro                       † Sabino Iannuzzi

vescovo di Oria     arcivescovo metropolita di Taranto     vescovo di Castellaneta