Emergenze sociali

Fiumi in secca, Giorgi: “Preservare l’acqua dolce che è diventata oro”

Quella che le statistiche indicano come la più grave siccità degli ultimi 70 anni sta provocando gravi conseguenze in agricoltura e nel settore idroelettrico. Forte l’impatto anche sulle biodiversità

foto Siciliani-Gennari/Sir
17 Giu 2022

di Daniele Rocchi

Il Po è in secca: quella che le statistiche indicano come la più grave siccità degli ultimi 70 anni sta provocando gravi conseguenze in agricoltura e nel settore idroelettrico. Forte l’impatto anche sulle biodiversità. Le immagini del corso d’acqua più importante di Italia – il suo livello è 3 metri sotto quello abituale – mostrano evidenti segni di desertificazione. Interi tratti del fiume sono oramai ridotti ad un rigagnolo se non addirittura scomparsi. Il cuneo salino, la risalita dell’acqua del mare nel Delta del Po, è previsto con un “livello d’intrusione” tra i 15 e i 20 chilometri e minaccia di contaminare anche le falde destinate a uso potabile. L’emergenza è solo all’inizio perché la richiesta di acqua per usi agricoli e industriali è in crescita, come denunciato dall’Osservatorio sulla siccità, e le riserve sono quasi finite. A condividere questa preoccupazione è Ada Giorgi, presidente del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po, il cui comprensorio include 19 comuni, 15 in Lombardia e 4 in Emilia Romagna, per 55mila ettari di territorio. “Il nostro Consorzio – precisa al Sir la presidente – non presenta problemi, cosa che invece registrano altri Consorzi. Questo si spiega con il fatto che il fiume Po non ha gli stessi livelli ovunque”.

Qual è la situazione nel suo Consorzio?
Nel nostro caso noi preleviamo l’acqua a Boretto, insieme ad un altro Consorzio. In questo momento stiamo mettendo in campo tutte le azioni possibili per fare in modo che le nostre pompe – ne abbiamo 28 che non usiamo mai tutte insieme – riescano a pescare nel fiume. E per pescare nel fiume devono avere l’acqua e non la sabbia. Quest’ultima si avvicina alle pompe mentre c’è il risucchio dell’acqua. Per questo abbiamo tre escavatori davanti la bocca del fiume che lavorano continuamente per spostare la sabbia che invade la porzione di canale dove preleviamo l’acqua. Questo ci causa un aggravio dei costi da sostenere. Il fiume basso, inoltre, porta ad una spesa maggiore perché c’è più sforzo per succhiare acqua e portarla al livello del canale che la distribuisce su tutto il nostro territorio che è di 55mila ettari, di questi poco meno di 52mila sono irrigabili. Fino ad ora siamo riusciti ad erogare la risorsa. Cosa che intendiamo continuare a fare, grazie agli sforzi dei nostri tecnici. Ma non è così per tutti. Come detto, ci sono dei consorzi che non hanno acqua.

Si parla già di un razionamento dell’acqua…
Se dovesse mancare l’acqua si potrebbe turnare alternando i giorni di prelievo, evitando di pescare in modo continuativo come adesso. Le turbine che aspirano l’acqua potrebbero essere sospese per alcune ore in base alle necessità. In questo caso verrebbero avvertiti gli agricoltori chiamati a prendere delle misure per garantire l’irrigazione. Irrigare costa molto: costa sia prelevare l’acqua dal Po, sia irrigare nell’azienda perché l’acqua nel canale deve essere pompata e poi irrorata sul terreno. Usiamo l’acqua in modo cauto e non la sprechiamo!

Qual è l’impatto sull’agricoltura?
L’impatto è enorme: non abbiamo neve in montagna, non abbiamo acqua nei grandi laghi, Como e Maggiore. L’unico lago che ha un po’ di acqua – al 65% – è il Garda. Siamo nella stagione turistica e l’acqua non può essere consumata più di tanto. Questa è una siccità impensabile. La cosa che preoccupa di più è il fatto che si sta verificando in giugno. Nel 2003 la siccità si manifestò in luglio ma allora avevamo un po’ di acqua e i danni furono relativi. Da metà luglio in poi, infatti, le colture sono già in fase avanzata e irrigate. Ora, dopo che la terra è stata preparata, concimata e seminata, si dovrebbe irrigare per la prima volta ma l’acqua non c’è. E questo è un grave problema.

Trivellare dei pozzi, potrebbe essere una soluzione?
Non possiamo trivellare pozzi all’infinito. Servono decisioni di lungo respiro come realizzare dei piccoli laghi per stoccare l’acqua così da averla al momento del bisogno. Quello che stiamo vedendo, purtroppo, è il risultato dei cambiamenti climatici. Assistiamo a piogge torrenziali che provocano alluvioni seguite da lunghi periodi di siccità. La situazione è molto articolata e, come già detto, non risparmia gli ecosistemi, l’agricoltura, l’industria, gli acquedotti, le centrali elettriche.

Risale anche il Delta…
Il cuneo salino risale perché il Po ha meno portata. I danni sono alla fauna e alla flora ittica sono enormi. Quest’ultima soffre molto le quote basse dei fiumi e dei canali. Mi hanno riferito che i Consorzi di bonifica del Delta prelevano l’acqua quando c’è la bassa marea per non intercettare il cuneo salino e non rischiare di irrigare i campi con acqua salata che brucerebbe le colture.

Cosa fare se dovesse perdurare e peggiorare questa emergenza idrica?
Se la situazione dovesse peggiorare si organizzerà una cabina di regia dove tutti gli attori, a cominciare dall’associazione nazionale dei Consorzi (Anbi), fino agli elettrici e ai politici, riuniti attorno ad un tavolo per gestire in modo sostenibile la cosa, perché l’acqua sia garantita a tutti. Le decisioni politiche siano lungimiranti. Questo problema non si risolve nel giro di un anno. Per creare infrastrutture come gli invasi di cui parlavo prima occorrono anni. È urgente preservare l’acqua dolce che è diventata oro.

Ecclesia

Grottaglie: restaurata la facciata della Collegiata domani la benedizione dell’arcivescovo

16 Giu 2022

La splendida facciata della trecentesca Chiesa madre collegiata Maria SS. Annunziata di Grottaglie è tornata al suo splendore, dopo il laborioso restauro voluto dal suo parroco don Eligio Grimaldi, e domani, venerdì 17 alle 20,15 verrà benedetta dall’arcivescovo Filippo Santoro.

Un tempio carico di storia, di arte e di cultura che, benché più volte rimaneggiato, che conserva quasi intatta la bella facciata in stile romanico, datata 1372, e voluta dall’arcivescovo Giacomo d’Atri, composta da un portico sorretto da due pachidermi stilofori, un grande rosone decorato con motivi vegetali e una cuspide dentellata.

A destra della struttura del tempio è il Cappellone di S. Ciro, voluto dal santo gesuita grottagliese Francesco de Geronimo, che portò nel Settecento il culto del santo medico, eremita e martire da Napoli a Grottaglie. Tra i tesori che la chiesa conserva, l’organo rinascimentale accuratamente restaurato, uno dei più antichi dell’Italia meridionale, il grande coro in noce intagliato, il bellissimo altorilievo dell’Annunciazione in pietra, la grande tela secentesca dell’abside, sempre dedicata all’Annunciazione e recentemente restaurata.

Una nota della parrocchia ricorda che “Grottaglie per molti secoli e fino all’eversione della feudalità è stata un feudo della Chiesa di Taranto per la giurisdizione civile e che i presuli tarentini erano e si potevano fregiare del titolo di “Utili Baroni della Terra di Grottaglie”, la cui chiesa è stata e continua ad essere considerata la Primogenita della Chiesa Tarentina”.

Il parroco don Eligio Grimaldi, da anni impegnato nella tutela e valorizzazione del massimo tempio cittadino, ha voluto organizzare, d’intesa con la Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo e con la Sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia, una specifica serata culturale allo scopo di evidenziare l’importanza di questa felice riscoperta.

Il programma della manifestazione prevede i saluti del parroco, del sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò, dell’ingegner Domenico Mancini della Tms Engineerng, del presidente della Pluriassociazione S. Francesco de Geronimo Ciro De Vincentis, di Giovangualberto Carducci presidente Società di Sp. Relazioneranno lo storico Rosario Quaranta e l’architetto Beppe Fragasso direttore tecnico della Garibldi Costruire & Restituire. Seguirà, all’organo rinascimentale, un omaggio musicale del maestro Nunzio Dello Iacovo, direttore artistico della Rassegna organistica grottagliese. Concluderà la manifestazione l’intervento di monsignor Filippo Santoro.

s.t.

Politica italiana

Garofalo (Centro studi La Pira): “I sindaci perseguano il bene comune”

foto d'archivio Sir
16 Giu 2022

“L’uomo nella sua interezza sia sempre al centro di ogni scelta amministrativa”. Queste le parole di Francesco Garofalo, presidente del Centro studi “Giorgio La Pira” di Cassano all’Jonio, rivolgendosi ai nuovi sindaci eletti o riconfermati, ai quali, ha rivolto i migliori auguri di buon cammino. “I primi cittadini, come i componenti dei singoli consigli comunali, non perdano mai di vista la loro missione: il perseguimento del bene comune e in nessun caso antepongano gli interessi particolari o logiche di gruppi”. Nel suo intervento Garofalo sottolinea il ruolo fondamentale delle città, “come auspicava il venerabile Giorgio La Pira, che da sindaco di Firenze, ne aveva assegnato il compito e il ruolo principale, vere e proprie entità spirituali, comunità di persone, che devono assolvere alla funzione precipua di custodire la vita spirituale dei propri abitanti. La città come una metafora, come una sorta di documento vivente della civiltà umana, come una casa, un luogo dove la persona vive”. La conclusione è un invito a seguire l’esempio di Giorgio La Pira, che definisce “il sindaco dei sindaci”, “a quella stagione luminosa devono rifarsi, per affrontare le nuove sfide e soprattutto, l’insorgere di nuove povertà”.

Europa

Erasmus+: nuovo bando Ue per progetti pilota verso una laurea europea

foto d'archivio Sir
16 Giu 2022

È dotato di due milioni di euro il bando lanciato oggi dalla Commissione europea nel contesto del programma Erasmus+ per le università che presenteranno progetti pilota di sperimentazione di un titolo di studio europeo congiunto e strumenti di cooperazione istituzionalizzata tra le università dell’Ue. Il riferimento ideale è la Strategia europea per le università e l’obiettivo è creare strade per una più profonda cooperazione transnazionale tra gli istituti di istruzione superiore in Europa. Con questo bando “cerchiamo di progredire nelle iniziative faro della strategia europea per le università e di portare la cooperazione transnazionale a un livello superiore”, ha spiegato la commissaria Mariya Gabriel, “cerchiamo di sviluppare una dimensione genuinamente europea su valori condivisi a beneficio degli studenti, del personale e degli istituti superiori”. Una “laurea europea congiunta” potrebbe essere rilasciata, accanto alla laurea nazionale, per gli studenti che nel loro corso di studi seguono programmi congiunti elaborati all’interno di cooperazioni transnazionali tra atenei. E così pure, la sperimentazione di strumenti di cooperazione istituzionalizzati potrebbe consolidare esperienze esistenti nelle alleanze delle università: decisioni strategiche e curricula comuni, condivisione di risorse umane, tecniche, educative, dati. Il bando scadrà il 6 ottobre. Una sessione informativa online si terrà il 28 giugno per i potenziali candidati.

Cei

Covid-19: La presidenza Cei raccomanda ancora l’utilizzo delle mascherine nelle celebrazioni

foto Sir/Marco Calvarese
16 Giu 2022

È ancora raccomandato l’utilizzo delle mascherine in occasione delle celebrazioni liturgiche. È una delle indicazioni contenute nella lettera che la presidenza della Cei ha inviato ai vescovi per condividere alcuni consigli e suggerimenti relativi alle misure di prevenzione della pandemia. “All’inizio del periodo estivo il Governo ha ancora allentato le misure di prevenzione della pandemia”, viene osservato. Per cui, “alla luce del nuovo quadro” vengono rivolti alcuni consigli e suggerimenti. Relativamente ai sintomi influenzali “è importante ribadire che non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al Sars-CoV-2”. Viene inoltre chiesto di “osservare l’indicazione di igienizzare le mani all’ingresso dei luoghi di culto”. È invece possibile tornare ad utilizzare le acquasantiere così come possono svolgersi le processioni offertoriali. Per la distribuzione della Comunione, “si consiglia ai ministri di indossare la mascherina e di igienizzare le mani prima di distribuire la Comunione”. Per quanto riguarda infine le unzioni per i Sacramenti, “nella celebrazione dei Battesimi, delle Cresime, delle Ordinazioni e dell’Unzione dei malati si possono effettuare senza l’ausilio di strumenti”. “I singoli vescovi – conclude la Presidenza della Cei –, nella considerazione delle varie situazioni e dell’andamento dell’epidemia nel loro territorio, possono adottare provvedimenti e indicazioni particolari”.

Pianeta verde

Clima: firmato il memorandum Mite-Unfccc “Youth4Capacity”

Un accordo quinquennale del valore complessivo di 2 milioni e mezzo di euro, che mira al rafforzamento delle capacità dei giovani nei processi negoziali e decisionali sui cambiamenti climatici

foto Siciliani-Gennari/Sir
16 Giu 2022

È stato firmato mercoledì 15 pomeriggio dall’inviato speciale per i cambiamenti climatici del ministero della Transizione ecologica, Alessandro Modiano, e dal segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfcc), Patricia Espinosa, il “Memorandum of Understanding Youth4Capacity”. Un accordo quinquennale del valore complessivo di 2 milioni e mezzo di euro, che mira al rafforzamento delle capacità dei giovani nei processi negoziali e decisionali sui cambiamenti climatici, rafforzando anche le sinergie con gli obiettivi identificati dall’Agenda 2030 e delle tre Convenzioni di Rio.
“Youth4Capacity” è indirizzato a giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, inclusi coloro che hanno già partecipato a un evento Youth4Climate.

Emergenze sociali

Coldiretti: “In Italia 2,6 milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare”

foto Sir/Marco Calvarese
16 Giu 2022

“La punta dell’iceberg della povertà in Italia sono i 2,6 milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare a causa della crisi scatenata dalla guerra in Ucraina con l’aumento dei prezzi e i rincari delle bollette energetiche, a partire da gas e luce”. È quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Fead diffusa oggi in occasione dei nuovi dati Istat secondo i quali sono in condizione di povertà assoluta nel 2021 circa 5,6 milioni di individui (il 9,4% della popolazione), di cui 1,4 milioni di bambini, ai massimi storici.
“Con la crisi un numero crescente di persone è stato costretto a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente – sottolinea la Coldiretti – ai pacchi alimentari, anche per le limitazioni rese necessarie dalla pandemia. Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività colpite dalle misure contro la pandemia. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche”. Il Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti in Italia aiuta 2.645.064 persone tra cui 538.423 bambini, 299.890 anziani, 81.963 senza fissa dimora, 31.846 disabili, secondo l’analisi della Coldiretti. Si tratta della componente più debole della società che è più esposta all’impoverimento alimentare determinato dal caro prezzi ma anche dal rallentamento dell’economia e dalla frenata dell’occupazione.
“Contro la povertà – conclude la Coldiretti – è cresciuta anche la solidarietà che si è estesa dalle organizzazioni di volontariato alle imprese e ai singoli cittadini a partire dall’esperienza della Spesa sospesa di Campagna Amica, grazie alla quale sono stati raccolti oltre 6 milioni di chili di frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometri zero, donati ai più bisognosi”.

Vita sociale

Ex Ilva, dal governo promesse e rinvii
i sindacati minacciano la mobilitazione

15 Giu 2022

di Silvano Trevisani

Dieci anni sono trascorsi. Da quando il giudice Patrizia Todisco sequestrò l’Ilva e diede origine a uno dei più grandi scandali industriali e politici del dopoguerra. Sequestri, arresti, processi, condanne, e tanti decreti non sono bastati a spiegare cosa si vuol fare dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. Il governo italiano, che è specialista nella pratica dei proclami e dei rinvii, da un lato sostiene che occorre l’acciaio e che perciò la produzione deve aumentare (senza per altro assumere decisioni conseguenziali), dall’altro persiste nel rinviare gli assetti futuri di Acciaierie d’Italia, facendo slittare al 2024 l’acquisizione dei rami d’azienda prevista per il 31 maggio scorso, in assenza della risoluzione delle clausole sospensive a partire dal dissequestro degli impianti, lasciando la gestione nelle mani del “partner” straniero, che finora non ha fatto certamente il bene né di Taranto né degli impianti, come molti avevano previsto in anticipo.

E così i vertici dei sindacati dei metalmeccanici, che hanno già promosso uno sciopero generale il 6 maggio scorso, ottenendo dal ministero una convocazione per il 22 giugno, si sono riuniti ieri a Taranto per mettere a punto una strategia e far sentire il fiato sul collo a chi deve prendere le decisioni. I segretari generali di Fim, Fiom, Uilm, roberto Bnaglia, Michele De Palma e Rocco Palombella hanno incontro le delezioni territoriali e il consiglio di fabbrica e poi, all’esterno della direzione, i sindacati.

Fim Fiom Uilm ritengono non più rinviabile un confronto di merito sul piano industriale e ambientale per conoscere i tempi degli investimenti, sul processo di risanamento ambientale, sull’introduzione dell’innovazione tecnologica in attuazione dell’Accordo del 6 settembre 2018 a partire dalla clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in A.S. E chiedono da subito “la definizione di un programma di investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria in tutti i siti e aprire un tavolo di confronto sulla gestione della cassa integrazione, della risalita produttiva, dei futuri assetti di marcia, della difficile fase che vivono i lavoratori degli appalti, della contrattazione integrativa e della salute e sicurezza dei lavoratori”. Tra le richieste precise dei sindacati gli investimenti sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori, sulla sostenibilità ambientale delle produzioni e sulla necessità di contrastare gli infortuni con gli strumenti della prevenzione e della formazione professionale anche per i lavoratori degli appalti.

“Abbiamo fatto quest’assemblea – ha dichiarato il segretario della Fim Benaglia, di chui riportiamo sotto la dichiarazione – perché non possiamo aspettare due anni per capire quale sarà il futuro di Taranto e di tutta la siderurgia italiana e a tutta la filiera. Dobbiamo batterci perché il secondo semestre dev’essere diverso dal primo. Dobbiamo avere più acciaio e meno cassa integrazione gli investimenti, gi appalti pagati, i lavoratori che non fanno da banca all’azienda e risposta ai lavoratori in Ilva AS, per questo l’incontro del 22 è fondamentale vogliamo che il governo si assuma le sue responsabilità. Come im vogliamo il 22 vogliamo risposte, il governo ci metta la faccia e avvi un pecorso negoziale che recuperi anche futuri accordi sindacali”.

Il mancanza di risposte concrete, i sindacati ricorreranno a nuove forme di mobilitazione. Anche per questo le sigle metalmeccaniche sono state convocate dal MiSE la scorsa settimana, per un incontro a Roma in programma il 22 giugno e il confronto di oggi arriva per rilanciare l’iniziativa sindacale.

Otium

Il Medimex torna a Taranto. Si parte con Aubrey Powell

15 Giu 2022

di Elena Modio

Cesare Veronico: “Con i live celebriamo il ritorno alla vita normale”

 

“Non si può parlare di musica senza ascoltare la musica”. Con evidente soddisfazione, Cesare Veronico, coordinatore artistico Pugliasounds/Medimex, ha presieduto questa mattina la conferenza di presentazione del Medimex 2022, l’international Festival & music conference promosso da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia attuato con il Teatro pubblico pugliese.

 

Alla conferenza stampa nel Castello aragonese ha partecipato l’assessore al Turismo della Regione Puglia, Gianfranco Lopane, che ha sottolineato il percorso virtuoso legato all’indotto economico riveniente dai grandi eventi supportati dall’amministrazione regionale e quanto si stia investendo su Taranto.

Sono intervenuti anche il commissario prefettizio, Vincenzo Cardellicchio; la direttrice del museo Marta, Eva Degl’Innocenti, che ha dichiarato di essere cresciuta “a biscotti e Nick Cave” e di come abbia subito sposato con entusiasmo l’idea “blasfema” di Veronico di ospitare mostre fotografiche nel prestigioso museo archeologico.

 

La Regione Puglia è stata rappresentata da Grazia Di Bari, consigliera delegata alla Cultura; Luca Scandale, direttore generale di Puglia promozione; Marco Giannotta, vice presidente del Teatro pubblico pugliese; Aldo Patruno, direttore del dipartimento Turismo, Economia della cultura e Valorizzazione del territorio.

Presente, tra il pubblico, anche il neo rieletto sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci – che ha ricevuto le congratulazioni delle personalità presenti, a cominciare da Cesare Veronico che ha dichiarato di non aver mai lavorato con un sindaco così “visionario”, capace di immaginare una Taranto diversa e di lavorare per costruirla – invitato a parlare, ha voluto ribadire l’importanza della bellezza come vettore di rinascita e quanto sia fruttuoso il lavoro di collaborazione con la Regione.

 

Da domani, quindi, appuntamenti dedicati ali addetti ai lavori ma pure mostre, incontri, libri e videomapping 3D.

 

Tutti gli appuntamenti al link www.medimex.it

 

 

Pianeta verde

Le abitudini di consumo e il nostro ecosistema

Una complessa ricerca realizzata dall’Università di Sydney in Australia, ha provato a quantificare l’impatto che le abitudini di consumo dei cittadini in 188 Paesi (attraverso il commercio e le reti di approvvigionamento) hanno sul pericolo d’estinzione di più di 5000 specie

15 Giu 2022

di Maurizio Calipari

Come è noto, migliaia di specie animali attualmente sono a rischio d’estinzione. E, purtroppo, quasi sempre, a causa di attività umane (lecite e non). A volte, non si tratta di un nesso diretto e immediatamente identificabile, bensì di una catena di effetti, difficilmente individuabili, che si sommano fino al disastroso risultato finale.

Nelle fitte giungle del Camerun e dei paesi vicini, ad esempio, la popolazione del gorilla di pianura occidentale è diminuita di quasi il 20% tra il 2005 e il 2013, scendendo a circa 360.000 individui, e si prevede che il loro numero si ridurrà di un altro 80% nei prossimi 65 anni. Le cause? Ricerche effettuate, dimostrano che le materie prime estratte dal loro habitat e utilizzate per i prodotti fabbricati in Cina e poi venduti negli Stati Uniti e altrove hanno contribuito a questo declino. Il commercio internazionale, del resto, da solo determina il 30% delle minacce di estinzione delle specie.

Di recente, una complessa ricerca (pubblicata su “Scientific Reports”), realizzata da Amanda Irwin e colleghi dell’Università di Sydney in Australia, ha provato a quantificare l’impatto che le abitudini di consumo dei cittadini in 188 Paesi (attraverso il commercio e le reti di approvvigionamento) hanno sul pericolo d’estinzione di più di 5000 specie terrestri di anfibi, mammiferi e uccelli, già incluse nella “lista rossa” delle specie minacciate, redatta dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).

Per sviluppare il loro studio, i ricercatori coordinati da Irwin si sono avvalsi di un particolare metro di misura, denominato “impronta del rischio di estinzione”; con tale metodo hanno scoperto che ben 76 paesi sono “importatori” netti di questa impronta, ovvero trainano la domanda di prodotti che contribuiscono al declino delle specie minacciate all’estero. Tra questi, gli Stati Uniti, il Giappone, la Francia, la Germania e il Regno Unito. Altri 16 paesi – tra cui Madagascar, Tanzania e Sri Lanka – sono invece definiti “esportatori” netti, dal momento che la loro impronta del rischio di estinzione è determinata soprattutto dalle abitudini di consumo di altri Paesi. Nei restanti 96 paesi esaminati dalla ricerca, il consumo interno è il fattore più significativo del rischio di estinzione all’interno del paese stesso. Più in dettaglio, Irwin e colleghi hanno potuto determinare come l’impatto del consumo da parte di particolari settori (ad es. l’agricoltura o l’edilizia) abbia causato i rapidi declini di specifiche popolazioni animali. “Quello che stiamo facendo – spiega la ricercatrice – è tracciare il flusso di denaro attraverso l’economia globale fino ad arrivare a quello che chiamiamo ‘domanda finale’ o ‘consumo’, che è il luogo in cui io e voi spendiamo i nostri soldi”.

Così è emerso, ad esempio, che in Africa occidentale il 44% del rischio di estinzione del gorilla occidentale (rappresentato prevalentemente dal gorilla di pianura occidentale) è frutto di “esportazione”, in connessione con i consumatori internazionali. La fetta più grande (14%) di questa impronta esportata, infatti, deriva dalla domanda cinese di materie prime come il legno e il ferro. In parole povere, gli alberi africani abbattuti nell’habitat dei gorilla potrebbero benissimo finire come pavimentazioni in Asia. Ecco perché “se non comprendiamo la connessione tra consumo e produzione – precisa Irwin – che alla fine avviene attraverso queste molte, molte, molte catene di approvvigionamento interconnesse e flussi di denaro, allora non siamo davvero in grado di rallentare il processo nei punti in cui si genera”.

Un altro esempio: il ratto gigante malgascio, un mammifero che può saltare fino a circa un metro di altezza e si trova solo in Madagascar. Ebbene, questo studio ha dimostrato che la domanda di cibo e bevande in Europa contribuisce all’11% dell’impronta del rischio di estinzione di questo animale, in seguito alla perdita di habitat causata dall’espansione dell’agricoltura. E che dire della rana di ruscello “Nombre de Dios” dell’Honduras (Craugastor fecundus)? Anche questo anfibio rischia l’estinzione a causa del taglio degli alberi e della deforestazione legati all’agricoltura (consumo di tabacco, caffè e tè).

Gli autori dello studio sperano che i loro risultati possano aiutare i consumatori, le aziende e i governi a orientare le proprie scelte, anche tenendo conto della salute delle specie. Anche se ciò è stato fatto in passato per alcuni ecosistemi come le foreste, il nuovo studio potrebbe aiutare a espandere il numero e il tipo di prodotti che tengono conto delle specie in pericolo. Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, di dotare alcuni prodotti (tavoli, sedie, eccc…) di etichette che certifichino che il legno usato per la loro costruzione non ha distrutto l’habitat di una data specie. O, magari, un’azienda produttrice di caffè o tè potrebbe assicurarsi che la sua filiera di approvvigionamento non includa prodotti coltivati in aree vitali per gli anfibi, o che sono deforestate a scopo agricolo. I governi, poi, potrebbero valutare nella loro contabilità economica gli effetti di specifiche industrie sulle specie della Lista rossa IUCN e, di conseguenza, negoziare accordi commerciali internazionali che garantiscano la protezione degli hotspot di biodiversità.

In definitiva, nell’attuale mondo globalizzato, non è più sufficiente l’impegno di alcuni singoli paesi, che proteggono le specie locali minacciate, senza rendersi conto di quanto sia enorme l’impatto dei propri acquisti sulle specie di altri paesi. Basti pensare, per esempio, agli Stati Uniti, che hanno la più grande impronta di consumo globale, pur avendo protetto con efficacia le specie in pericolo a livello nazionale.

“Dobbiamo chiederci – conclude Juha Siikamӓki, coautore dello studio – se una parte di questo relativo successo sia stato ottenuto facendo danni altrove. È sufficiente concentrarci solo su ciò che accade nel nostro paese se il nostro consumo, in ultima analisi, causa impatti negativi altrove? Dovremmo pensare alle nostre responsabilità in un’ottica più ampia”.

Ecclesia

Incontro mondiale delle famiglie – Siano protagoniste della pastorale e non solo destinatarie

15 Giu 2022

di Emma Ciccarelli (*)

Tra pochi giorni prenderà il via a Roma il X Incontro mondiale delle famiglie. Un appuntamento importante per la Chiesa, per riflettere insieme sulla famiglia “prima chiesa domestica” e per rinnovare l’impegno a suo favore in un periodo di fortissime trasformazioni.

L’Incontro chiude l’anno “Famiglia Amoris Laetitia”, indetto il 19 marzo del 2021 per fare il punto sullo stato di attuazione dell’omonima esortazione apostolica, pubblicata nel 2015 dopo ben due Sinodi dedicati alla famiglia. Una congiuntura non casuale. Amoris Laetitia ha introdotto una rivoluzione pastorale importante che, attingendo a quell’umanesimo integrale tanto caro a Papa Francesco, ha inaugurato una stagione nuova, ripensando in particolare l’accompagnamento pastorale delle famiglie. Il documento, per molti aspetti innovativo, fatica però ancora ad essere assimilato e condiviso nei vari livelli della Chiesa.

Questo Incontro offre perciò l’occasione di focalizzare ancor di più il cammino fatto in questi anni e per rilanciare il valore della pastorale con le famiglie. Per le famiglie che vi partecipano o lo seguono sarà un’occasione importante, che speriamo possa dare senso e slancio ai tanti sforzi quotidiani che ogni famiglia fa per custodire la vita e il creato.

Anche a causa della crisi pandemica, l’Incontro per la prima volta si svolge in forma “multicentrica e diffusa”: la nuova formula ha consentito una maggiore attivazione e protagonismo da parte delle Diocesi sul tema, e soprattutto ha valorizzato le tante famiglie che operano sui territori, generando una maggiore solidarietà a livello locale. Tantissime le iniziative che si stanno proponendo in tutta Italia, una più bella delle altre. Questa mobilitazione fa ben sperare sia per gli stimoli che ha generato nelle chiese locali, sia per la prossimità alle famiglie e alle periferie.

L’auspicio è che le famiglie possano diventare sempre più protagoniste della pastorale e non solo destinatarie; ciò consente sia di avviare reti e percorsi all’interno delle diocesi, sia di sensibilizzare maggiormente le persone sulla bellezza dell’essere famiglia.

Per quanto mi riguarda, ho partecipato con la mia famiglia a diverse edizioni di questa manifestazione; quest’anno però abbiamo l’onore, con mio marito, di essere anche moderatori di un panel, “Sposi e sacerdoti insieme per costruire la Chiesa”, che prevede la testimonianza di tre coppie di sposi e di un sacerdote provenienti da Burundi, Lituania e Libano. Il tema costituisce uno snodo importante della missione della Chiesa: condividere insieme i percorsi di fede e l’impegno missionario, come coppie di sposi e come sacerdoti, è una sfida tutta ancora da sviluppare.

È esperienza del nostro impegno trentennale nella pastorale familiare che quando vi è piena collaborazione tra sacerdoti e sposi, la Chiesa si rigenera, respira una brezza di pienezza e benessere che contagia tutta la comunità parrocchiale; laddove invece la relazione è faticosa, ne risente in pesantezza anche la comunità parrocchiale.

 

(*) vice presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari

Francesco

Papa Francesco all’udienza del mercoledì: Diciamo No alla “grammatica dell’uomo padrone e della donna serva”

Il papa ha concluso l’udienza di oggi, mercoledì 15 giugno, con un ennesimo appello a non dimenticare il “popolo martoriato dell’Ucraina in guerra”. Al centro della catechesi, i limiti della vecchiaia, che vanno accettati: “Anche io devo andare con il bastone, adesso”

foto Vatican Media/Sir
15 Giu 2022

di M. Michela Nicolais

“Per favore, non dimentichiamo il popolo martoriato dell’Ucraina in guerra. Non abituiamoci a vivere come se la guerra fosse una cosa lontana. Il nostro ricordo, il nostro affetto, la nostra preghiera e il nostro aiuto siano sempre vicino a questo popolo che soffre tanto e che sta portando avanti un vero martirio”. È l’ennesimo appello con cui il papa ha concluso l’udienza di oggi, salutando i fedeli di lingua italiana. Nella catechesi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata al “semplice e toccante racconto” della guarigione della suocera di Pietro, Francesco ha fatto riferimento alla sua condizione attuale: “Da vecchi non possiamo fare lo stesso di ciò che facevamo da giovani: il corpo ha un altro ritmo, e dobbiamo ascoltare il corpo e accettare dei limiti. Tutti ne abbiamo. Anche io devo andare con il bastone, adesso”.

“Da vecchi non si comanda più il proprio corpo”, ha esordito il papa: “Bisogna imparare a scegliere cosa fare e cosa non fare”. “Il vigore del fisico viene meno e ci abbandona, anche se il nostro cuore non smette di desiderare”, ha osservato: “Bisogna allora imparare a purificare il desiderio: avere pazienza, scegliere cosa domandare al corpo, alla vita”. Sull’anziano, infatti, “la malattia pesa in modo diverso e nuovo rispetto a quando si è giovani o adulti”: ”È come un colpo duro che si abbatte su un tempo già difficile. La malattia del vecchio sembra affrettare la morte e comunque diminuire quel tempo da vivere che già consideriamo ormai breve. Insinua il dubbio che non ci riprenderemo, che ‘questa volta sarà l’ultima che mi ammalo…’. Non si riesce a sognare la speranza in un futuro che appare ormai inesistente”. Poi la citazione di Italo Calvino, che “notava l’amarezza dei vecchi che soffrono il perdersi delle cose d’una volta, più di quanto non godano il sopravvenire delle nuove”.

 “È la comunità cristiana che deve prendersi cura degli anziani: parenti e amici, ma la comunità”, l’esortazione: “La visita agli anziani va fatta da tanti, assieme e spesso”, ha raccomandato Francesco: “Non dobbiamo mai dimenticare queste righe del Vangelo. Oggi, soprattutto, che il numero degli anziani è notevolmente cresciuto, anche in proporzione ai giovani, perché questo inverno demografico non fa figli, e sono tanti gli anziani e pochi i giovani”. “Dobbiamo sentire la responsabilità di visitare gli anziani che spesso sono soli e presentarli al Signore con la nostra preghiera”, ha ripetuto il Papa, secondo il quale “una società è veramente accogliente nei confronti della vita quando riconosce che essa è preziosa anche nell’anzianità, nella disabilità, nella malattia grave e quando si sta spegnendo. La vita sempre è preziosa”.

“Questa cultura dello scarto sembra cancellare gli anziani: non li uccide, ma socialmente li cancella, come se fossero un peso da portare avanti, ‘è meglio nasconderli’”, la denuncia a braccio a proposito di un tema ricorrente nelle catechesi sulla vecchiaia: “Questo è tradimento alla propria umanità, è la cosa più brutta, è selezionare la vita secondo l’utilità, secondo la giovinezza, e non la vita come è, con la saggezza dei vecchi, con i limiti dei vecchi”, il monito ancora fuori testo: “I vecchi hanno tanto da darci, c’è la saggezza della vecchiaia, hanno tanto da insegnarci. Il dialogo tra i giovani, i bambini e i nonni è fondamentale, per la società, per la Chiesa, per la vita. Dove non c’è dialogo tra vecchi e giovani manca qualcosa, cresce una società senza dialogo, cioè senza radici”.

“Anche da anziani si può, anzi, si deve servire la comunità”, ha assicurato Francesco: “È bene che gli anziani coltivino ancora la responsabilità di servire, vincendo la tentazione di mettersi da parte. “Se gli anziani, invece di essere scartati e congedati dalla scena degli eventi che segnano la vita della comunità, fossero messi al centro dell’attenzione collettiva, sarebbero incoraggiati ad esercitare il prezioso ministero della gratitudine nei confronti di Dio, che non dimentica nessuno”, la tesi del Papa, che al termine della catechesi ha pronunciato un “No” alla “grammatica dell’uomo padrone e della donna serva”: “lo spirito dell’intercessione e del servizio, che Gesù prescrive a tutti i suoi discepoli, non è semplicemente una faccenda di donne: non c’è ombra di questa limitazione, nelle parole e nei gesti di Gesù”. “Questo tuttavia – ha precisato Francesco – non toglie che le donne, sulla gratitudine e sulla tenerezza della fede, possano insegnare agli uomini cose che questi fanno più fatica a comprendere”. “Per favore, cerchiamo che i vecchi, che i nonni, le nonne, siano vicini ai bambini, ai giovani, per trasmettere questa memoria della vita, questa esperienza della vita, questa saggezza della vita”, l’appello finale a braccio: “Nella misura in cui noi facciamo in modo che giovani e vecchi si colleghino, in questa misura ci sarà più speranza per la nostra società”.