Formazione

Save the Children: “Urgente intervenire su gravi divari e diseguaglianze scolastiche, territoriali e sociali, che segnano il futuro di bambini e adolescenti”

foto Siciliani-Gennari/Sir
07 Lug 2022

“I dati Invalsi, resi noti oggi, evidenziano il fatto che in Italia bambine, bambini e adolescenti che partono in condizioni di svantaggio subiscono in modo netto le differenze di opportunità educative nei territori dove vivono, con un impatto sui risultati scolastici. La frenata degli effetti negativi della pandemia sull’apprendimento è una notizia incoraggiante che può essere un nuovo punto di partenza per la scuola”. Lo ha dichiarato Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Itala-Europa di Save the Children, commentando i dati Invalsi diffusi oggi.
Il Rapporto, osserva Milano, “tuttavia, sottolinea, anche quest’anno, la correlazione tra il livello socio economico e culturale del contesto familiare degli studenti e gli esiti scolastici, e la presenza di gravi disuguaglianze territoriali. Inoltre, se è noto che le disuguaglianze tendono ad aumentare al crescere dei gradi scolastici, va preso in seria considerazione l’invito formulato dal presidente di Invalsi oggi a non sottovalutare i ‘campanelli di allarme’ già presenti nelle scuole primarie che pure, nel loro complesso, presentano i risultati migliori”. Per la direttrice dei Programmi Itala-Europa di Save the Children, “proprio a partire dai servizi educativi per la prima infanzia è urgente definire piani territoriali di potenziamento dell’offerta educativa dando vita a vere e proprie ‘aree ad alta densità educativa’, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze, concentrando gli sforzi e gli investimenti – a partire dal Pnrr – sui territori più deprivati”. “È un intervento indispensabile – ha ammonito Milano – per assicurare a tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti la possibilità di far fiorire i propri talenti e costruire liberamente il proprio futuro”.

Libri

Aeronautica militare: una collana di fumetti per i 100 anni dell’Arma azzurra

Tra i volumi, c’è la graphic novel “In volo per la vita” che racconta tre storie di soccorsi e salvataggi

foto: Aeronautica militare
07 Lug 2022

Una collana a fumetti di dodici volumi per raccontare la storia di ieri e di oggi dell’Aeronautica militare a cento anni dalla sua fondazione il 28 marzo 1923. È la missione dell’Ufficio storico dell’Aeronautica militare che ha aperto gli archivi a storici, ricercatori, esperti, giornalisti, fumettisti e copertinisti per narrare le gesta di aviatori e aerei che hanno compiuto imprese coraggiose: dalla Grande Guerra fino a oggi. Tra i volumi, c’è la graphic novel “In volo per la vita” di Vincenzo Grienti e Katia Ranalli, che racconta tre storie di grande umanità e professionalità che esprimono non solo la competenza e l’addestramento, ma soprattutto lo spirito di servizio degli uomini e delle donne dell’Arma Azzurra al tempo del Covid e dell’emergenza sanitaria, ma anche durante missioni difficili come l’alluvione di Sarno e Quindici.

foto: Aeronautica militare

Una sceneggiatura, quella di “In volo per la vita”, che pagina dopo pagina prende forma attraverso i disegni, le sfumature, i colori e i dettagli di Katia Ranalli: “Abbiamo puntato sulla coerenza storica e l’attenzione ai dettagli – sottolinea la fumettista -. In una storia come questa, una particolare cura nel raffigurare tutti gli elementi reali che la contraddistinguono permette al lettore di comprendere ancora meglio come questi fatti siano veri e realmente accaduti. I velivoli, le divise, gli stemmi e i luoghi sono stati attentamente ricercati e documentati proprio per rendere il tutto più veritiero. Accanto a questo, il raffigurare al meglio le espressioni dei personaggi ed enfatizzare il tutto con delle scelte cromatiche adeguate è sicuramente essenziale per comunicare lo stato d’animo della scena e coinvolgere il lettore dal punto di vista emotivo”.
Una narrazione avvincente che ripercorre, attraverso i ricordi del maggiore Sabrina Terenzi del 31° Stormo, del colonnello Fabio Bernini e del luogotenente Christian Serra del 15° Stormo, alcuni episodi poco noti al grande pubblico, ma di grande spessore sotto il profilo umanitario. È il caso della tragedia del traghetto Norman Atlantic del 28 dicembre 2014 oppure delle attività compiute dagli equipaggi degli AB212 e dell’intramontabile HH3F “Pelican” durante l’alluvione di Sarno e Quindici del 5 e 6 maggio 1998, a cui si aggiungono quelle quasi quotidiane dei Trasporti sanitari d’urgenza e quelle speciali effettuate durante l’emergenza Covid. Tavole, vignette e baloons per descrivere in un volume l’impegno dell’Aeronautica militare per il Paese. La collana a cura del colonnello Gerardo Cervone, direttore dell’Ufficio storico dell’Aeronautica militare, è disponibile anche sullo store di Amazon.

8xmille

Le testate diocesane della Fisc, a Roma, per il premio ‘8xmille – speciale Covid’

Il presidente Fisc, Mauro Ungaro: “In un tempo di chiusura, la Chiesa ha risposto con tantissime iniziative”

foto Sir/Marco Calvarese
07 Lug 2022

di Marco Calvarese

Si sono dati appuntamento a Roma, martedì 5 e mercoledì 6, i vincitori del concorso “8xmille senza frontiere”, promosso dalla Fisc-Federazione italiana settimanali cattolici e dal Spse-Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica della Cei, per vivere due giorni di confronto e visita della capitale e del Palazzo apostolico a Castel Gandolfo. Sono 16 le diocesi di tutta Italia, da Nord a Sud, dalle quali arriva il racconto dell’impegno di sacerdoti e Chiese locali attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, rappresentate in questo incontro speciale arrivato dopo l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19. Proprio a causa delle restrizioni ancora presenti, non è stato infatti possibile regalare ai vincitori un’esperienza di confronto con le opere sovvenzionate con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica nei Paesi più poveri, come ad esempio in passato era stato in Libano, Giordania ed Armenia. “Quello che per noi era importante e che emerge dai testi premiati è il fatto che in un tempo in cui ci si aspettava la chiusura, la difficoltà e il rimanere fermi, la Chiesa ha risposto con tantissime iniziative, tantissima dinamica, tantissima apertura verso il prossimo”: sono state le parole di Mauro Ungaro, presidente della Fisc, orgoglioso dell’operato delle 187 testate diocesane rappresentate, che raccontano la solidarietà nel modo più opportuno, cioè direttamente dal territorio. “Credo che quando papa Francesco ha detto che peggio di questa crisi ci sarebbe solo il fatto di sprecarla, questi premiati, queste esperienze ci raccontano come in verità le Chiese locali non abbiano sprecato questa occasione”, prosegue Ungaro che sottolinea la vicinanza e l’attenzione che trapelano dalle iniziative presentate negli articoli premiati in questa edizione “speciale Covid”, che vanno dall’impegno a favore di ragazzi, per aiutarli nella dad, alle iniziative per assicurare la trasmissione delle funzioni liturgiche, dei momenti di spiritualità ed altro ancora, ma anche l’aiuto economico a favore di tante famiglie bisognose. “In questa due giorni abbiamo cercato di far vedere come si concretizza una firma o un versamento, di come basti un piccolo gesto di ciascuno di noi per aiutare la Chiesa”, la conclusione del presidente della Fisc che in questi giorni ha messo a confronto le testate diocesane con i rappresentanti di alcuni uffici della Cei. “L’auspicio per i prossimi anni è quello di tornare all’estero, soprattutto perché vediamo sempre di più che sulle nostre testate locali viene riportata questo tipo di esperienza. Cioè le Chiese vogliono raccontarsi non per dire quanto siano brave, ma per dire che quello che ciascuna fa può essere condiviso e può essere fatto anche dagli altri”.

Roma, 5 luglio 2022 – convegno Fisc con i settimanali cattolici per il premio 8xmille Chiesa cattolica – foto Sir/Marco Calvarese

Emergenze sociali

La sanità vive un momento di grave crisi: atti di violenza, carenze e picco del Covid

06 Lug 2022

di Silvano Trevisani

È ancora la sanità in primo piano in questo inizio di estate rovente che fa segnare numerose emergenze sulle quali balza il picco di quasi 12.000 nuovi casi di Covid registrati ieri 5 luglio, in Puglia con 10 nuovi decessi. Se si considera che i tamponi processati erano 32.000, se ne deduce che la percentuale incredibile degli infetti si attesta sul 35%. Di fronte a questa situazione balza alla luce in maniera impietosa l’assoluta inadeguatezza della risposta sanitaria, la cui incidenza sui pronto soccorso della regione cresce di giorno in giorno, a fronte di una carenza assoluta di personale. Se si verificano poi episodi di violenza contro i medici, come quello che si è verificato all’Ospedale Moscati di Taranto, che ha visto anche la presa di posizione del sindaco Melucci, o l’intervento della magistratura sui ritardi eccessivi al pronto soccorso del “Fazi” di Lecce, dove pure mancano medici e posti letto, si avrà un quadro preoccupante che richiede interventi risolutivi, quali erano stati preconizzati allo scoppio del Covid, ma non si sono poi registrati.

Dell’episodio criminale accaduto a Taranto si occuperà la Commissione regionale sulla criminalità, secondo l’impegno che il presidente Perrini ha manifestato al consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio, impegnandosi a riunire con urgenza la Commissione, “reputando questo organo consiliare il più idoneo ad approfondire la problematica”.

È urgente dare un segnale concreto di interesse e impegno delle istituzioni nei confronti di quanti giornalmente, con il proprio lavoro, assicurano il funzionamento di un servizio fondamentale per la collettività”, afferma Di Gregorio, ma altrettanto urgente è intervenire con misure in grado, intanto, di arginare l’epidemia che, a differenza di quanto accaduto negli anni scorsi, non è affatto frenata al caldo ma trova terreno di diffusione della dismissione di tutti i criteri e gli accorgimenti che erano atti al suo contenimento. La percentuale dei decessi, oltre che dei contagiati, continua a correre in maniera irrefrenabile e sembra ormai scontato che non si debba fare nulla. Non si tiene conto, inoltre, da un lato della diffusione favorita dalla mancata comunicazione da parte di molti infetti, né dal danno economico rilevante provocato da lunghi periodi di quarantena di lavoratori costretti ad assentarsi dal lavoro o da quello che potrebbe derivare da un aggravamento della situazione per molti settori economici che finalmente si stanno riprendendo dopo una lunga crisi. Molti esperti e medici sottolineano il rischio indotto dal totale abbandono di precauzioni da parte della maggioranza della popolazione. Preoccupano, inoltre, le reinfezioni la cui percentuale è in crescita.

Insomma: occorrerebbero da un lato misure di contenimento delle infezioni e dall’altro, di potenziamento della medicina ospedaliera, a partire dai pronto soccorso, per il potenziamento dei quali non è parsa una buona idea lo spostamento di medici da altri reparti, privi di esperienza specifica.

Otium

“La terza stagione” di Antonio Liuzzi: poesia tra sentimento, fede ed etica

06 Lug 2022

di Silvano Trevisani

Si intitola “La terza stagione” ed è al contempo il terzo “movimento” del suo repertorio poetico ma anche il commento in chiave poetica alla “terza età” sopraggiunta mentre le pagine della raccolta si ammucchiavano. Già, perché questa raccolta che Antonio Liuzzi ha dato alle stampe per i tipi della Casa del libro, alias Mandese, è in realtà una summa delle “stanze” che hanno caratterizzato la vita, gli interessi, i sogni e gli affetti dell’autore, che è andata crescendo negli anni. Avrebbe dovuto vedere la luce, infatti, già da molto tempo, come terzo volume di una trilogia che egli inaugurò nel 1988, con “Sapore di vita” e proseguì, poi, dieci anni dopo con “Agave” (entrambi con Schena). Ancora a dieci anni di distanza avrebbe dovuto vedere la luce il terzo volume che però egli volle congelare in quanto era, in quegli anni, il priore della Confraternita dell’Addolorata e di San Domenico e, colto da un pudore meritorio ma forse anche eccessivo, pensò che era meglio rimandare a un’altra fase della vita.

Così quello che ha visto la luce ora è un volume ricco di circa 150 poesie suddivise in capitoli che, al compimento dell’ottantesimo compleanno, suonano come un bilancio che, al di là della velata malinconia che ogni poeta riserva alla descrizione del proprio percorso umano, mostra un atteggiamento etico che è indice sia della fede profonda che ha sempre accompagnato la vita dell’autore, sia della fiducia che egli riversa nel compito che la poesia deve svolgere nel porgersi agli altri. Sono sei le sezioni di “La terza stagione” che raccontano, di volta in volta, il fluire delle stagioni come capitoli della vita, gli “Amori senza tramonto”, che caratterizzano la storia del poeta e costellano la sua vita, i temi colto dalla quotidianità e dalla società, in “Opinioni e verità” dove giungono gli echi delle guerre, dell’infanzia tradita, della dispersione dei valori. Le riflessioni sul mondo intorno al confronto con le età passate, gli eventi e le ricorrenze che caratterizzano la vita e le stagioni e i ricordi di viaggi compiuti sono gli altri capitoli che portano, poi, a un Epilogo, una lunga poesia, o piccolo poemetto che già nel titolo “La Settimana Santa” dimostra con chiarezza come sia sempre viva, nel cuore e nella mene dell’autore, la passione per i riti, dei quali egli si è lungamente occupato, non solo nella sua funzione di priore dell’Addolorata, ma anche come saggista e autore di opere divenute un punto di riferimento per la storia dei riti della Settimana santa tarantina.

Antonio Liuzzi, che nella sua lunghissima carriera di insegnante di ogni ordine e grado, dalla scuola elementare ai licei, ha avuto tantissimi alunni che lo amano ancora e che li sono riconoscenti per la passione dimostrata nell’insegnamento, ha voluto affidare il compito di prefatore della raccolta a un suo vecchio allievo, Rosario Tronnolone, attore, drammaturgo e regista che collabora con la Radio Vaticana, per la quale cura un programma settimanale dedicato al cinema e adattamenti radiofonici di romanzi. “Quella di Antonio Liuzzi – scrive Tronnolone – è una scrittura ricca diimmagini, di suoni, di fragranze, di tepori; lo sguardo dell’autore si sofferma su paesaggi della memoria, di frequente sulla distesa atemporale del mare, in un omaggio accorato ad una terra – la Puglia – e ad una città – Taranto – profondamente amate e realmente viste nella loro bellezza arcaica e quasi mitologica, ancora percepibile”al di là delle offese inferte”.

Va, infine, sottolineato che il bel dipinto scelto per la copertina e raffigura un ameno viottolo alberato, è opera di Alba Liuzzi, figli dell’autore. Antonio Mandese firma la postfazione all’opera.

Società

Medicina: il premio Magna Grecia 2022 conferito al professor Giovanni Addolorato

foto cemadgemelli.it
06 Lug 2022

Il professor Giovanni Addolorato, direttore della Uoc Medicina interna 2 e Patologie Alcol correlate della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e professore associato di Medicina interna presso l’Università Cattolica, campus di Roma, è il vincitore dell’edizione 2022 del premio Magna Grecia, per la sezione “Medicina”. Il prestigioso riconoscimento gli è stato conferito sabato 2 luglio, nel corso di una serata di gala, organizzata al teatro Kursaal Santalucia di Bari.
I Magna Grecia Awards, ispirati ai valori universali di questa antica civiltà del Mediterraneo, cioè alla democrazia, alla tolleranza, al dialogo e alla solidarietà tra gli uomini, hanno acquisito nel corso dei loro 25 anni di storia, una risonanza che travalica i confini nazionali. L’edizione di quest’anno, dal titolo ‘L’amore è la spiegazione di tutto’, ispirandosi alla carismatica figura di San Giovanni Paolo II, mira ad esaltare “questo sentimento magico e profondo che spinge l’essere umano a compiere imprese meravigliose dispensando bellezza, senza risparmiarsi mai”.
La motivazione del premio Magna Grecia al professor Addolorato recita: “Per il considerevole impegno profuso nell’attenzione rivolta alle nuove generazioni che sfogano nell’alcol le loro fragilità, notevolmente accentuate dalla pandemia. Per il contributo scientifico nello studio delle malattie correlate all’alcol e nello sviluppo delle strategie di cura”. “Alcol e adolescenza – ricorda l’esperto – sono un ossimoro, perché i giovani non dovrebbero proprio accostarsi alle bevande alcoliche, visto che fino alla maggior età il sistema enzimatico deputato al metabolismo dell’alcol non è maturo. I danni dell’alcol inoltre vengono ulteriormente amplificati dal ‘binge drinking’, una modalità di consumo molto popolare tra i giovani (ammette di praticarla fino al 60% dei liceali di Roma e del Lazio), consistente nel bere 5 o più unità alcoliche (ne bastano 4 per le donne) in un arco temporale non superiore ai 40 minuti. Per unità alcolica intendiamo un bicchiere di vino o una lattina di birra da 33 cc o un drink di superalcolici. E a peggiorare ancora le cose infine ci pensa la moda emergente della ‘drunkessia’, cioè del bere a stomaco vuoto, per non ingrassare”.

Cei

Consiglio permanente Cei – Card. Zuppi: “Siamo chiamati a un rinnovamento”

Guerra, migrazioni, crisi alimentare, difesa della persona “sempre e chiunque” a cominciare dalla lotta agli abusi. Sono alcuni temi del saluto del card. Zuppi al Consiglio permanente della Cei

foto Cei
06 Lug 2022

di M. Michela Nicolais

La guerra “riempie il cuore di incertezze per i rischi imprevedibili che porta con sé”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell’indirizzo di saluto con cui ha aperto il Consiglio permanente straordinario della Cei, svoltosi oggi in videoconferenza. La guerra “è una pandemia terribile, che rivela anche tante complicità, omissioni, rimandi, la inquietante facilità con cui il suo incendio può distruggere la vita normale delle persone”, ha denunciato il cardinale, secondo il quale “non basta solo esortare o deprecare, ma occorre contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico”. “La guerra, in questo mondo dalle connessioni globali, si contagia anche a Paesi lontani, come vediamo con la preoccupante crisi alimentare, che metterà in gravissima difficoltà tutte le economie, specie quelle del Sud del mondo!”, ha proseguito Zuppi: “Questo comporta anche gravi conseguenze sociali nel nostro Paese che ci responsabilizzano e che richiedono interventi dello Stato e maggiore solidarietà”.

“Dobbiamo attrezzarci a questa situazione di emergenza anche in Italia per i nuovi bisogni e le povertà che si apriranno”, l’appello del presidente della Cei: “E questo richiede un rinnovato e responsabile senso di unità e di ricerca del bonum comune, capace di mettere da parte approcci ideologici sterili e pericolosamente opportunistici, interessi di parte, polarizzazioni controproducenti e di contribuire ciascuno con la propria visione, ma nella consapevolezza di un destino che ci unisce. Le prossime scelte segneranno la vita della nostra gente per molto tempo!”.

Per Zuppi, “sarà necessario anche rinvigorire e riorientare la nostra azione di solidarietà, come Chiesa in Italia, in tante parti del mondo che saranno toccate drammaticamente dalla crisi economica e alimentare, aggiornando ai bisogni e alle emergenze il nostro modo di aiutare ed essere vicini”.

“La migrazione – ha denunciato il presidente della Cei – è stata troppo a lungo affrontata come fenomeno emergenziale o con approccio ideologico, mentre rappresenta un fatto strutturale della società e richiede approccio umanitario, realistico, istituzionale, di sistema e di visione del futuro per difendere e onorare la propria identità”. “Concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi – il cosiddetto ius scholae o ius culturae – deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”, ha precisato il cardinale, ricordando che su tale istanza la Cei si è espressa da tempo.

“Una politica nuova della famiglia e dell’accoglienza, che permetta di uscire dal precariato, dall’incertezza e promuova uno sguardo fiducioso nel futuro”. Nell’auspicarla, Zuppi ha esorato ad “intervenire con chiarezza su alcune priorità per la difesa della persona, sempre e chiunque, anche con la necessaria interlocuzione con la politica”. Tra le priorità, “quella degli abusi e la necessità di essere conseguenti agli impegni presi, nella trasparenza delle risposte, assumendoci, come deve essere, la piena responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini, migliorando se necessario gli strumenti già decisi”. “Ci aiuteranno professionisti che sono e saranno chiamati a verificare il nostro lavoro, sia a livello centrale come diocesano, verso i quali sospetti di compiacenza sono offensivi per la loro professionalità”, ha spiegato il cardinale.

“Siamo chiamati a un rinnovamento” – la tesi del presidente della Cei. “Ce lo richiedono con urgenza e determinazione la sofferenza e la povertà della nostra gente, acuite dall’isolamento e da un tessuto di relazioni così lacerato. Non voglio dimenticare gli anziani, tutti i fragili, come i giovani che non escono di casa e le tante persone con problemi psichiatrici. I poveri sono sempre all’origine della vocazione della Chiesa e la Chiesa è di tutti se è particolarmente dei poveri”. Richiamando le parole di papa Francesco al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, Zuppi ha incoraggiato a dare vita a una “Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza”.

“Non abbiamo – ha sottolineato – una nostra vicenda a parte, nel recinto delle nostre istituzioni, ma c’è una storia in comune con le donne, gli uomini, i poveri, i popoli del nostro tempo”.

Di fronte a questi “segni dei tempi drammatici”, ha continuato, “sentiamo la necessità di non fare mancare il nostro aiuto alla costruzione di una società più umana e giusta, abitata dalla fraternità. Ma, per questo, non basta solo esortare o deprecare; occorre invece contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico”.

Il primo pensiero del cardinale è andato a “quanti con semplicità, dedizione, silenziosamente offrono la vita per amore del Vangelo”. Il presidente della Cei ha quindi ricordato “con emozione e senso di riconoscenza e debito” suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld, uccisa sabato 25 giugno a Port-au-Prince, ad Haiti, e con lei “tutti i nostri missionari e missionarie che restano in tanti Paesi spesso teatro della guerra mondiale così poco ricordata”. “Il nostro è un Paese di donne e uomini generosi. La Chiesa, formata dal Cammino sinodale, è chiamata tutta a entrare in dialogo con questi uomini e donne”, ha detto il cardinale che ha concluso il suo indirizzo di saluto citando padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 a 56 anni, e confidando il desiderio di recarsi, all’inizio del suo mandato, a Brancaccio e sulla tomba di don Primo Mazzolari.

Europa

Transizione verde – Azione Cattolica: “Puntare su rinnovabili e risparmio energetico e al contempo rimuovere gas e nucleare da tassonomia europea”

foto d'archivio Sir
06 Lug 2022

“Constatiamo con preoccupazione la diffusa convinzione nel Paese che rallentare la transizione energetica per tornare all’uso massivo dei combustibili fossili, in particolare del carbone, sia l’unica risposta possibile all’aumento delle bollette”: è la presidenza nazionale dell’Azione Cattolica italiana che oggi ha preso posizione sulla situazione italiana. È invece proprio questo il tempo per “chiudere definitivamente con il carbone e proseguire con una riduzione sistematica tanto dell’offerta quanto della domanda di petrolio”, a vantaggio di un “rapido aumento delle energie rinnovabili” e un “contestuale risparmio energetico”. Lo prevede anche il Pnrr e quindi Italia ed Europa hanno la responsabilità “di sostenere una capillare opera di efficientamento energetico, di incentivi alle energie rinnovabili e di potenziamento dei trasporti pubblici puliti.” Le dichiarazioni sono state espresse nel giorno in cui l’Azione Cattolica, insieme ad altre 34 istituzioni religiose di sette Paesi, ha annunciato il disinvestimento dalle società di combustibili fossili, nel contesto di una campagna promossa da una serie di istituzioni cristiane, tra cui il Movimento Laudato si’. Alla vigilia del voto del Parlamento europeo sul fatto se gas e nucleare siano da considerarsi investimenti sostenibili o meno (tassonomia verde), proprio il Movimento ha chiesto agli eurodeputati italiani di “sostenere la mozione che rimuove gas e nucleare dalla tassonomia europea” e così sostenere “il ruolo strategico esercitato dalle piccole e medie imprese italiane nella transizione affinché non siano esse, con i loro lavoratori e famiglie, a pagare i costi sociali di questo cambiamento ma siano favoriti gli investimenti a loro sostegno”.

Cei

Mons. Giuseppe Baturi è il nuovo segretario generale della Cei

Lo ha nominato papa Francesco, martedì 5 luglio

foto Siciliani-Gennari/Sir
06 Lug 2022

Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi è il nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Lo ha nominato papa Francesco, martedì 5 luglio. Nato a Catania il 21 marzo 1964 ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza all’Università di Catania, il Baccalaureato in Teologia allo Studio teologico San Paolo di Catania e successivamente la Licenza in Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana.

Ordinato sacerdote il 2 gennaio 1993, è stato parroco di Valcorrente, frazione di Belpasso (Catania) dal 1997 al 2010 ed economo diocesano (1999-2008). È stato, inoltre, vicario episcopale per gli Affari economici. È cappellano di Sua Santità dal 2006 e Canonico maggiore del Capitolo Cattedrale di Catania dal 2012. Dal 2012 al 2019 è stato direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi giuridici e segretario del Consiglio per gli Affari giuridici della Cei. Dal 2015 al 2019 è stato sotto-segretario della Cei. Eletto alla sede arcivescovile di Cagliari il 16 novembre 2019, è stato finora vice presidente della Conferenza episcopale sarda e vice presidente della Cei.

 

Hic et Nunc

Sottoscritto l’accordo: il gruppo Ferretti avvierà la produzione di yacht a Taranto

05 Lug 2022

di s

La cantieristica torna a Taranto a oltre trent’anni di chiusura dei Cantieri navali e dopo qualche velleitario tentativo di avvio di produzioni seriali. Non saranno realizzate unità lavali militari ma yacht di lusso e a ospitare gli stabilimenti non saranno gli ex cantieri di Mar Piccolo ma l’ex yard Belleli in area portuale, ovvero l’ex stabilimento a mare dal quale la Belleli varò le sue piattaforme petrolifere offshore, dotate di avanzate tecnologie, che non impedirono all’azienda, un tempo prestigiosa, di fallire.

Il sindaco Rinaldo Melucci, per il Comune di Taranto ha sottoscritto l’accordo di programma che darà attuazione all’insediamento del gruppo Ferretti, prestigiosa azienda del settore cantieristico, per un investimento di 204 milioni di euro.

Una triste storia quella della Belleli di Mantova, azienda impiantistica nata nell’immediato dopoguerra, che a Taranto era arrivata per gli appalti del IV Centro siderurgico e aveva poi diversificato la sua produzione specializzandosi nella realizzazione delle piattaforme petrolifere più avanzate al mondo e acquisendo, a sua volta, gli impianti della fallita Simi di Manisco.

Dopo il fallimento, in parte dovuto alle operazioni avventate nelle quali era stata indotta a inserirsi in periodo di tangentopoli, la Belleli chiuse gli impianti a mare il cui riutilizzo è stato a lungo in predicato ma sempre di fatto bloccato dalla necessità di bonificare le aree sulle quali si svolgevano lavorazioni industriali a forte impatto ambientale. Ebbene il progetto si intreccia, oggi, con il generale processo di transizione che sta vivendo Taranto, poiché comprende anche il completamento delle attività di bonifica che interessano l’area “ex yard Belleli”. Lo spiega lo stesso Melucci evidenziando come il documento sottoscritto ha in calce anche le firme di numerosi ministeri (Transizione ecologica, Sviluppo Economico, Infrastrutture e Mobilità sostenibili, Sud e Coesione territoriale), dell’Agenzia Nazionale per le Politiche attive del lavoro, di Regione Puglia, Provincia di Taranto, Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, Invitalia e gruppo Ferretti ed è, formalmente, l’atto che avvia il complesso iter di realizzazione del progetto.

“Parliamo di un investimento di oltre 204 milioni di euro – sono le parole del sindaco Melucci – che farà crescere la cantieristica navale di qualità nel nostro porto. Poniamo un punto fermo in questo percorso partito durante il Governo “Conte II”, che ci ha visti partecipi e protagonisti nella prospettiva di offrire alla città un orizzonte economico diverso e indipendente dalla monocultura siderurgica. Ogni istituzione coinvolta ha ora ben chiari compiti e tempi da rispettare affinché, al più presto, quell’area torni a essere produttiva”.

Per quanto riguarda specificamente le bonifiche, la Regione ha destinato risorse proprio per questa finalità, “segnando – così commenta Melucci – la ferma volontà di contribuire alla riqualificazione del territorio e al graduale affrancamento dagli effetti di politiche industriali tutt’altro che improntate alla sostenibilità. Siamo certi che questa scommessa genererà entusiasmo nel settore, attirando altri investitori che vedono in Taranto un banco di prova per una buona e nuova economia”.

L'argomento

Ucraina, Ferrara (ministero degli esteri): “La prospettiva di un dialogo è fondamentale”

Uno degli strumenti può essere una Conferenza internazionale, da convocare quando sarà il tempo e quando ci saranno le condizioni, per riportare pace ma anche cooperazione e sicurezza in Europa

foto Ansa/Sir
05 Lug 2022

di Maria Chiara Biagioni

“Tornare a Helsinki, tornare alla prospettiva di un dialogo credibile, è fondamentale. Purtroppo non siamo ancora lì, ma questo è il modo concreto politico-internazionale per declinare l’appello del papa per la pace e a favore di una soluzione del conflitto che sia pacifica, giusta, concordata, sostenibile e stabile nel tempo. Uno degli strumenti può essere una Conferenza internazionale, da convocare quando sarà il tempo e quando ci saranno le condizioni, per riportare pace ma anche cooperazione e sicurezza in Europa”. A parlare è Pasquale Ferrara, dal maggio 2021 direttore generale per gli Affari politici e di sicurezza del Ministero degli esteri.

Gli abbiamo chiesto di commentare l’appello all’angelus di papa Francesco per la pace in Ucraina. “Il papa – osserva il diplomatico – è un’autorità mondiale per quello che dice e per la forza con cui difende la causa della pace. Il suo messaggio sicuramente arriva agli orecchi e desta l’attenzione dei circoli diplomatici. Si sono levate anche diverse voci, in sintonia con quelle del papa. Il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un recente discorso a Strasburgo, al Consiglio d’Europa, ha chiesto rivolto un accorato appello affinché non si ritorni a Yalta, alla divisione cioè del mondo in sfere di influenza, alle ragioni della forza, ma ha richiamato Helsinki, la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Csce) del 75 che coinvolse anche l’Unione sovietica e in qualche modo fu uno degli eventi prodromici per la distensione e il superamento stesso dei blocchi in Europa. Abbiamo bisogno di recuperare lo spirito di Helsinki”.

Il papa però ha anche detto che la crisi ucraina avrebbe dovuto essere “una sfida per statisti saggi, capaci di costruire nel dialogo un mondo migliore per le nuove generazioni”. Dove ha sbagliato la diplomazia fino adesso?

Quando c’è la volontà di iniziare un conflitto, è chiaro che la diplomazia ha ben poco spazio per operare. In primo luogo quindi direi che il più grande errore è stato fatto dalla Russia, quando ha deciso di lanciare un’aggressione armata contro l’Ucraina. Ci sono stati vari tentativi per evitare un esito di questo tipo, come gli Accordi di Minsk o come le visite di capi di Stato a Mosca e a Kiev prima che iniziasse il conflitto. Il punto ora è un altro: se la diplomazia non ha funzionato nella fase preventiva, bisogna adesso capire in che modo la diplomazia possa funzionare per mettere fine al conflitto. Ma anche in questo caso è evidente che una delle condizioni fondamentali è quella della cessazione delle ostilità. Compito della diplomazia è trovare soluzioni che devono essere giuste, condivise e accettabili da entrambi le parti, altrimenti non sarebbe una pace ma una resa. Lo spazio quindi della diplomazia c’è, ma ci sono delle condizioni abilitanti che non si sono purtroppo verificate sinora. Bisogna lavorare perché questo accada.

L’Ucraina chiede costantemente un aiuto nella difesa armata mentre il papa mette in evidenza il rischio di una “una pace basata sull’equilibrio degli armamenti” e la “paura reciproca”. “Questo vuol dire – dice Francesco – far tornare indietro la storia di settant’anni”. Ma di fronte ad una aggressione così violenta che non risparmia civili e bambini, come non difendersi?

Qui è evidente che il papa pone una prospettiva storica molto importante. Il riferimento è alla corsa agli armamenti e alla paralisi tra i due blocchi durante la guerra fredda. È un rischio assolutamente da scongiurare. Però qui il tema è quello della legittima difesa. Nella Carta delle Nazioni Unite si sancisce il divieto generale dell’uso della forza e l’unica situazione in cui viene autorizzata ed è autorizzabile, è quello della legittima difesa che viene evocata nell’art. 51 quando si è sotto un attacco armato. Mi pare sia il caso in cui si trovi l’Ucraina in questo momento. Ma la legittima difesa è anche una politica, che pone un dilemma e anche un paradosso, perché prescrive l’uso degli strumenti di guerra per difendersi da una guerra. La legittima difesa serve per far terminare un attacco ma noi sappiamo benissimo che le guerre si concludono non solamente con l’esercizio della legittima difesa ma anche quando c’è una prospettiva negoziale. La guerra finisce con la diplomazia, come ha detto anche il presidente Zelensky. Il tempo però non è ancora quello della diplomazia, purtroppo. Perché i combattimenti sono ancora in corso. Ma deve essere chiaro che la legittima difesa è importante se è combinata con una prospettiva negoziale. E il negoziato deve garantire la sicurezza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. La pace deve essere giusta, non ci può essere pace imposta.

Il conflitto si prospetta lungo e il processo per venirne fuori appare complesso. Come si esce dal tunnel di questa guerra?

Bisogna aver sempre presente che c’è un doppio binario. Il primo è quello della legittima difesa, come dicevo. Il secondo, che va perseguito con altrettanta determinazione, è quello della soluzione diplomatica. Quale che sia l’esito della guerra, bisognerà mettersi attorno ad un tavolo e verificare quali sono i parametri per una pace giusta e duratura. Bisogna avere quella che io chiamo “pazienza strategica”: non lasciarsi travolgere dal presente, ma cercare di avere sempre uno sguardo più lungo ed una visione ampia per capire quale possa essere una possibile composizione del conflitto. Ovviamente la pace si fa in due, e se non c’è volontà dall’altra parte è chiaro che ci si trova di fronte ad un conflitto destinato a durare a lungo nel tempo, cosa che bisognerebbe cercare di scongiurare in tutti modi.

Nei mesi di giugno e luglio, sono partiti dall’Italia iniziative di pace animate da associazioni e movimenti pacifisti come le carovane della pace a Odessa e la Marcia a Kiev. Lei cosa pensa di queste iniziative? Hanno e possono avere un peso?

Innanzitutto c’è una dimensione umanitaria che è fondamentale. È segno di una solidarietà concreta e di amicizia ma anche e soprattutto la testimonianza del fatto che questa è una guerra europea. Per quanto riguarda le iniziative pacifiste, credo che rappresentino un impegno importante. Non bisogna però dimenticare che gli ucraini in questo momento hanno una priorità, che è quella di difendere il proprio paese. In questa fase è quindi molto difficile chiedere agli ucraini di sospendere, senza alcuna garanzia, la loro resistenza perché equivarrebbe ad una resa più o meno incondizionata. Bisogna perciò parlare di pace anche e soprattutto a chi in questo momento la pace non la vuole e ha deliberatamente violato la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Ciò detto, i movimenti a favore della pace non si limitano a manifestare, ma si fanno anche portatori di una prospettiva politica, mostrando la consapevolezza della complessità di questo conflitto e di quello che è necessario fare, da tutte le parti, per porvi fine.

Società

Omicidio Willy, mons. Russo: “Nessuna sentenza può mai lenire il dolore della famiglia, ma ci siano pene giuste per i responsabili”

foto Ansa/Sir
05 Lug 2022

“È giusto che la giustizia faccia il suo corso, anche se nessuna sentenza può mai lenire il dolore della famiglia per la morte di un figlio. A fronte di fatti così gravi è bene che ci siano pene giuste per i responsabili”. Lo afferma il vescovo di Velletri-Segni, mons. Stefano Russo, territorio nel quale è avvenuta la morte di Willy Monteiro Duarte, commentando la sentenza che condanna in primo grado all’ergastolo i fratelli Bianchi, accusati dell’omicidio del giovane.
Secondo il presule, si tratta di “un ulteriore momento che tocca una ferita aperta”. Esprimendo “preghiera e vicinanza per la famiglia di Willy”, il vescovo ribadisce che “qualsiasi sentenza non può compensare un dolore così grande per la perdita del figlio”. “La morte di Willy ci ricorda quanto sia importante creare occasioni di incontro per i giovani, la cultura della socializzazione, percorsi e spazi educativi che li accompagnino nella loro crescita e che li facciano sentire soggetti attivi della comunità”. “È un impegno che riguarda tuti noi”, conclude mons. Russo, esprimendo “l’esigenza di dialogo, incontro e ascolto che devono essere esercitati perché queste cose non accadano più” in modo da “contribuire a una società a misura d’uomo e donna”.