Udienza generale

Papa Francesco: “No a ‘colonizzazioni ecologiche’: occorre recuperare ‘armonia, che è più di un equilibrio’

foto Vatican media/Sir
03 Ago 2022

“Memoria, riconciliazione, e quindi guarigione”. Sono le tre tappe del viaggio in Canada, di cui il papa ha ripercorso le tappe, durante l’udienza generale di oggi, in aula Paolo VI. “Abbiamo fatto questo terzo passo del cammino sulle rive del lago Sant’Anna, proprio nel giorno della festa dei Santi Gioacchino e Anna”, ha sottolineato Francesco: “Per Gesù il lago era un ambiente familiare. Tutti possiamo attingere da Cristo, fonte di acqua viva”. “Da questo percorso di memoria, riconciliazione e guarigione scaturisce la speranza per la Chiesa, in Canada e in ogni luogo”, la tesi del Papa, che ha fatto riferimento alla figura dei discepoli di Emmaus, che “dopo aver camminato con Gesù risorto passarono dal fallimento alla speranza”. “Il cammino insieme ai popoli indigeni ha costituito l’asse portante di questo viaggio apostolico”, ha ripetuto Francesco: “Su di esso si sono innestati i due incontri con la Chiesa locale e con le autorità del Paese, alle quali desidero rinnovare la mia sincera gratitudine per la grande disponibilità e la cordiale accoglienza che hanno riservato a me e ai miei collaboratori, e ai vescovi lo stesso”. “Davanti ai governanti, ai capi indigeni e al Corpo diplomatico – ha riassunto il papa – ho ribadito la volontà fattiva della Santa Sede e delle comunità cattoliche locali di promuovere le culture originarie, con percorsi spirituali appropriati e con l’attenzione alle usanze e alle lingue dei popoli. Nello stesso tempo, ho rilevato come la mentalità colonizzatrice si presenti oggi sotto varie forme di colonizzazioni ideologiche, che minacciano le tradizioni, la storia e i legami religiosi dei popoli, appiattendo le differenze, concentrandosi solo sul presente e trascurando spesso i doveri verso i più deboli e fragili”. “Si tratta dunque di recuperare un sano equilibrio, recuperare l’un’armonia – che è più di un equilibrio, è un’altra cosa – tra la modernità e le culture ancestrali, tra la secolarizzazione e i valori spirituali”, la ricetta di Francesco: “E questo interpella direttamente la missione della Chiesa, inviata in tutto il mondo a testimoniare e  seminare una fraternità universale che rispetta e promuove la dimensione locale con le sue molteplici ricchezze”. “Voglio ribadire il mio ringraziamento autorità civili”, ha proseguito a braccio: “Alla signora governatrice, al primo ministro, alle autorità dei posti dove sono andato: ringrazio tanto per il modo in cui hanno aiutato che questo si facesse. E ringraziare i vescovi, soprattutto l’unità dell’episcopato: questo è stato possibile da parte nostra perché i  vescovi erano uniti, e dove c’è unità si può andare avanti”.

Salute

Anziani: consigli su come affrontare le malattie croniche in estate

Per prevenire l’invecchiamento sono importanti le misure non farmacologiche, come l’attività fisica regolare; la corretta esposizione al sole; la dieta tipo ‘mediterranea’

foto: ministero degli interni
03 Ago 2022

Quest’estate l’anziano si riscopre un malato cronico. Molte patologie antiche, negli ultimi anni a causa del covid, sono state troppo a lungo trascurate. Si può correre ai ripari e si deve farlo soprattutto in estate, ad esempio ricorrendo a una corretta esposizione al sole e alla dieta tipo “mediterranea” con adeguato apporto di nutrienti, tra cui calcio e vitamina D. Spiega Piero Secreto, direttore di Struttura complessa al Presidio ospedaliero riabilitativo Beata Vergine della Consolata (Fatebenefratelli), a San Maurizio Canavese (To): “Molto spesso la malattia cronica non è stabile nel tempo, ci sono frequenti riacutizzazioni e remissioni, ogni giorno è diverso dall’altro”.
Tra le principali “patologie disabilitanti” ci sono l’osteoartrosi, soprattutto alle anche e ginocchia; l’osteoporosi con il rischio di fratture vertebrali e del femore in seguito a caduta; l’ictus cerebrale; la malattia di Parkinson e i parkinsonismi, il 30% dei casi associati a demenza. Altre patologie comuni nell’anziano sono la demenza, la depressione, lo scompenso cardiaco, l’asma, le bronchiti croniche, l’ipovisus e la sordità. Il principale fattore di rischio di invecchiamento patologico è rappresentato dalla sedentarietà.
Per prevenire l’invecchiamento patologico sono importanti le misure generali non farmacologiche, come l’attività fisica regolare; la corretta esposizione al sole; la dieta tipo “mediterranea” con adeguato apporto di nutrienti, tra cui calcio e vitamina D; la cessazione del fumo; la limitazione degli alcolici; l’ottimizzazione della terapia con farmaci potenzialmente dannosi per l’osso o che aumentano il rischio di cadute e la rimozione dei rischi ambientali di caduta.
L’attività fisica aiuta a prevenire il livello di invecchiamento patologico. Ma quali sono i livelli consigliati? Innanzitutto, dice Secreto, “almeno 30 minuti di attività fisica moderata per la maggior parte dei giorni della settimana, fino a 45-60 minuti per evitare il sovrappeso”. Di fatto, è possibile effettuare i “30 minuti” anche in diversi momenti, non obbligatoriamente in modo consecutivo. Inoltre, “anche camminare è un metodo efficace: 10.000 passi al giorno sono l’ideale per prevenire l’invecchiamento patologico”.
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli è presente in 50 Paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche.

Politica italiana

Un appello della società civile in prossimità delle elezioni di settembre

foto: presidenza del Consiglio dei ministri
03 Ago 2022

di M. Michela Nicolais

Per le elezioni del 25 settembre, “andremo a votare e invitiamo tutti a farlo, senza ordini di scuderia e con libertà di coscienza”. È quanto dichiarano esponenti della società civile, in un appello – rilanciato dal quotidiano Avvenire – in vista delle elezioni politiche. “Faremo la nostra parte il 25 settembre andando a votare ed invitando tutti a farlo, senza ordini di scuderia e con libertà di coscienza, da persone libere quali siamo, non rinunciando a collaborare con chi, in modo credibile, riteniamo si avvicinerà di più all’idea di Paese per cui ci impegniamo ogni giorno attraverso le nostre attività e su cui crediamo fermamente si giochi il futuro del nostro Paese”, annunciano i firmatari del documento, che “a chi si sta attivando per diventare parte della classe politica eletta nel nostro Parlamento” chiedono – tra l’altro – di rispettare il principio della sussidiarietà, il primato della persona e di ” tutti quei processi di cittadinanza attiva e di mutualismo che oggi rendono vivo e vitale il Paese: dalla co-programmazione e coprogettazione tra amministrazioni pubbliche, società civile e reti del terzo settore, promossa come approccio più generativo dalla Corte costituzionale in una recente sentenza, che costruisce welfare e servizi di cura del futuro, allo sviluppo delle comunità energetiche ai percorsi di consumo e risparmio responsabile”. In campo internazionale, la richiesta è di “un ancoraggio e un contributo attivo a quella politica europea, costruita nel tempo grazie al contributo prezioso di tanti nostri esponenti e statisti, che negli ultimi tempi ci ha offerto lo scudo solidissimo di una Banca centrale e di istituzioni che hanno guidato il Paese attraverso le tempeste dello shock pandemico con una navigazione sicura sui mercati finanziari, e hanno messo a disposizione con il Pnrr nel periodo economico più difficile dal secondo dopoguerra ad oggi risorse ingenti superiori a quelle del piano Marshall, unite ad uno stimolo prezioso e fondamentale per noi ad usare in modo intelligente e a non sprecare gli investimenti realizzati. Risorse da non sprecare e attorno alle quali si giocano molte importanti partite del nostro futuro nel campo delle infrastrutture, dell’energia, del lavoro e della cura”.

“Promuovere un’alleanza trasversale e inclusiva per connettere movimenti sociali, esperienze civiche, energie imprenditoriali, risorse intellettuali e morali e le migliori esperienze politiche locali – continua l’appello -. La crisi e le settimane di campagna elettorale che ci aspettano rischiano da una parte di alimentare odio, rabbia e conflitti partigiani tra i più militanti e dall’altra di spingere ai margini le persone ragionevoli e sensibili generando disaffezione e rassegnazione”. Di qui la proposta di “un’alleanza trasversale e inclusiva per connettere movimenti sociali, esperienze civiche, energie imprenditoriali, risorse intellettuali e morali e le migliori esperienze politiche locali”: “Un luogo politico di relazioni inclusive e di pensiero in cui poter sognare e guardare lontano come Paese insieme a quelle aree politiche del mondo che scommettono sulla pace e i diritti umani, dove le tensioni sociali vengano ricomposte con scelte concrete”. “Occorre costruire qualcosa di più grande, che recuperi la fiducia, ormai perduta, dei cittadini”, la tesi dei firmatari del documento, secondo i quali “la politica deve essere pensata nelle forme del terzo millennio, abbandonando schemi e procedure novecentesche, ormai morte per sempre. In questa ora della storia occorre essere forti e lucidi. La mèta è (ri)partire. Ciascuno porti il proprio mattone per costruire la casa comune. La classe politica ha bisogno di nuove persone”.

Europa

Commissione Ue: “Non dimentichiamo la persecuzione dei Rom durante l’Olocausto né chiudiamo gli occhi di fronte alle discriminazioni di oggi”

La Giornata europea della memoria dell’Olocausto dei Rom

foto: redattore sociale
02 Ago 2022

“Nella Giornata europea della memoria dell’Olocausto dei Rom, commemoriamo le centinaia di migliaia di vittime Rom dell’Olocausto che hanno sofferto e sono state uccise sotto il regime nazista”. Lo dichiarano in una nota congiunta la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, la vicepresidente Vera Jourova e la commissaria Ue, Helena Dalli.

“Non dimenticheremo mai la persecuzione dei Rom durante l’Olocausto. Non possiamo nemmeno chiudere gli occhi di fronte alle sfide e alle discriminazioni che la minoranza Rom deve ancora affrontare – aggiungono -. Lavoriamo a stretto contatto con i nostri Stati membri per combattere l’antiziganismo. Quest’anno presenteremo una prima valutazione delle strategie nazionali per i Rom. Nella nostra Unione, ci impegniamo per l’apertura, la tolleranza e il rispetto della dignità umana per tutte le persone. Solo con questo spirito possiamo combattere il razzismo e la discriminazione”, concludono. Martedì 2 agosto, la commissaria Dalli visiterà il campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Dalli incontrerà un gruppo di giovani, molti ucraini e i sopravvissuti dell’Olocausto con l’obiettivo di mantenere viva la memoria.

Sport

L’addio a Franco Panizza: quando sognare era doveroso

02 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Il suo nome è legato al Taranto della stagione 1977-78. Quando c’era Erasmo Iacovone, il presidente Fico, lo stadio gremito ogni domenica. Quando, prima della disgrazia che ha segnato per sempre la comunità e la storia del calcio ionico (la morte di Iaco nella notte tra il 5 e il 6 febbraio ’78), il sogno della serie A era concreto. Franco Panizza, omonimo del politico già senatore della Repubblica, era in quella rosa. Come centrocampista. Ci ha lasciato nei giorni scorsi, facendoci ripiombare in quegli anni, con sentimenti di nostalgia e disillusione. Con il Taranto giocò 71 partite realizzando 6 goal. Oltre a quella stagione, fu protagonista nella successiva. Sebbene i rossoblu non riuscirono a varcare la soglia del paradiso con la promozione. Se avesse continuato a giocare con Iacovone, magari staremmo a ricordare un’altra storia, più gloriosa. Tuttavia il calciatore non è finito nel dimenticatoio. Ha trovato collocazione nel cuore del tifoso. Dagli anni in cui la cadetteria stava stretta a quelli in cui la stessa categoria è stata irraggiungibile come meta, transitano i sogni, le speranze, le ambizioni di una generazione intenzionata ora a riprendere possesso del territorio. A farlo rinascere anche attraverso lo sport. Non più per mezzo del pallone, ma con le discipline che venivano definite sport minori.

LE TAPPE DELLA CARRIERA. Nato in Lombardia, a Marmirolo, il 27 luglio 1948 (se n’è andato lo scorso 28 luglio, ironia della sorte), Franco Panizza è cresciuto calcisticamente nel Mantova. Passato in prestito nell’Anconitana, poi al Varese con cui centrò la promozione nella massima serie nella stagione 1969-70. Segnò due goal. Una rete decisiva rese possibile la storica vittoria del Mantova sul Milan, il 5 dicembre ’71, a San Siro! Un’impresa capace di lasciare il segno, com’è ovvio che sia. Tanto che, da allora, fu definito “l’eroe di San Siro”. Passò alla Ternana in serie B. Poi al Catania, quindi al Taranto per due stagioni, prima di fare ritorno al Mantova, dove concluse la carriera. Complessivamente ha collezionato 49 presenze e 4 reti in serie A. Dove si è fatto apprezzare per le sue doti: centrocampista con licenza di offendere, negli anni ha arretrato il proprio raggio d’azione. In serie B ha collezionato 236 presenze e 16 reti.

Francesco

Papa Francesco: “Contro gli indigeni è stato un genocidio”

foto Vatican news/Sir
02 Ago 2022

di M. Michela Nicolais

Quello contro gli indigeni “è stato un genocidio”. Lo ha detto papa Francesco, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal Canada. “Le colonizzazioni ideologiche di oggi hanno lo stesso schema”, ha affermato Francesco, secondo quanto riferisce Vatican News: “Chi non entra nel loro cammino, nella loro via, è considerato inferiore”. “Sempre abbiamo come un atteggiamento colonialista di ridurre la loro cultura alla nostra”, la tesi di Francesco: “È una cosa che ci viene dal modo di vivere sviluppato nostro, che delle volte perdiamo dei valori che loro hanno. Per esempio i popoli indigeni hanno un grande valore che è quello dell’armonia con il creato. E almeno alcuni che conosco lo esprimono nella parola “vivere bene”, che non vuol dire come capiamo, noi occidentali, passarla bene o fare la dolce vita. No. Vivere bene è custodire l’armonia. E questo per me è il grande valore dei popoli originari: l’armonia. Noi siamo abituati a ridurre tutto alla testa. Invece – sto parlando in genere – la personalità dei popoli originari è che sanno esprimersi in tre linguaggi: con la testa con il cuore e con le mani. Ma tutti insieme. E sanno avere questo linguaggio con il creato”.

Letteratura

È Mariangela Tarì la vincitrice del premio letterario “Pontremoli – Città del libro e della famiglia”

foto: Forum Famiglie
01 Ago 2022

È la tarantina Mariangela Tarì con “Il precipizio dell’amore” (Ed. Mondadori) la vincitrice della prima edizione del Premio letterario “Pontremoli – Città del libro e della famiglia”, nato su iniziativa del Forum delle associazioni familiari e del Comune di Pontremoli, in collaborazione con la Fondazione “Città del Libro”.
“Dedico questo premio a tutti i caregiver familiari, non siamo e non vogliamo essere degli eroi, ma chiediamo solo finalmente una legge adeguata”, ha dichiarato l’autrice a margine della cerimonia di premiazione che si è svolta ieri sera a Pontremoli.
Per Gigi De Palo, presidente del Forum associazioni familiari: “Grazie ai libri della sestina abbiamo dimostrato di poter portare in piazza temi importanti come la disabilità, l’Alzheimer, il desiderio di maternità, i conflitti familiari. C’è una bellezza nella quotidianità delle famiglie nonostante le fragilità e le difficoltà, che merita di essere raccontata e con questo Premio abbiamo dato spazio a una nuova narrazione della famiglia”.
Soddisfatto il sindaco Jacopo Ferri: “Questo premio è stato importante e interessante per tutta la comunità perché ha unito cultura e politiche per la famiglia. Siamo felici di questa collaborazione con il Forum delle famiglie e con la Fondazione Città del libro continueremo a sostenere il premio”.

 

Vita sociale

La comunità Emmanuel fa festa

01 Ago 2022

di Marina Luzzi

«Vogliamo che la città ci guardi. Non per metterci in mostra ma perché quello sguardo diventi un movimento, un’azione, un passo». Marianna Carelli è la responsabile del centro a bassa soglia Comunità Emmanuel, in via Pupino 1. L’ex carcere militare, dal 1996 è diventato un luogo in cui ci si occupa di prima accoglienza a persone ai margini a causa di dipendenze da droghe, alcol, gioco, persone non integrate nella società, fragili nella salute, spesso incapaci di chiedere aiuto nel modo o nei luoghi giusti, in difficoltà economiche gravi. Persone che la città la vivono più di tutti, perché è la loro casa di giorno e di notte, quando un posto per dormire non c’è e resta solo la compagnia del proprio cane. Dal 2005 la Comunità Emmanuel, partecipando ai bandi dei Piani Sociali di zona del Comune di Taranto, svolge attività di servizio ai più fragili: docce aperte tutte le mattine, indumenti puliti e stirati grazie al servizio di lavanderia sociale, colazioni o snack per chi lo chiede e poi servizi di sostegno psicologico, orientamento verso altri servizi della rete socio-sanitaria, gruppi di auto aiuto per singoli e famiglie, laboratori artigianali, ludici, legati anche all’attualità e alla cultura. A parlare sono pure i numeri dei registri delle presenze: in quattordici mesi, da metà aprile 2021, quando è partito il Piano di zona 2018-2020, a fine giugno 2022, gli operatori del centro Emmanuel hanno incontrato 256 singoli utenti o famiglie, sono stati distribuiti 5396 snack, 647 le docce offerte, con a corredo indumenti puliti. Il gruppo di sostegno per famiglie ha raccolto 222 persone, la consulenza psicologica 163. Il centro è aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle 8.00 alle 14.00. Gli operatori in servizio sono: due psicoterapeuti, tre educatori, un assistente sociale ed un operatore alla pari, “cioè – spiega Marianna Carelli – una persona che ha avuto problemi di dipendenza e, superatele, supporta chi ancora combatte. All’inizio è un pronto intervento sociale: si ascolta la domanda che emerge, a volte reiterata, malespressa, perché la storia di vita di ogni persona non si affronta in pochi minuti; serve stabilità, conoscersi, fidarsi, ci vuole tempo. Poi c’è chi chiede un aiuto piscologico, chi invece ha bisogno di disbrigo pratiche, che vengano presi contatti con i patronati, con i servizi pubblici, con gli assistenti sociali, cercando di affrontare i problemi in sinergia per risolverli. Penso ad esempio ad ottenere la carta d’identità o un duplicato di un codice fiscale. Più difficile risolvere il problema della casa. Molte di queste persone vivono per strada e purtroppo non avendo, come comunità, appartamenti a disposizione, non riusciamo ad occuparci di questo tipo di esigenza, se non segnalando agli enti preposti. Comunque chi si sente a suo agio decide di partecipare anche alle attività che proponiamo, con operatori che utilizzano strumenti di animazione differenziata, dalla lettura di un giornale, al cineforum, alla musica, per aiutare i partecipanti anche a guardare oltre le loro difficoltà». In questo tracciato si inserisce il progetto “Cabs- Estate 2022” che ha visto gli utenti del Centro, visitare gratuitamente Palazzo Amati, oggi Ketos, museo del mare, il Castello Aragonese e presto anche il Marta e il museo dell’arsenale. E poi aperitivi sociali, tornei di calcio balilla e ping pong, serate karaoke. Domani alle 19.00, la Comunità Emmanuel chiuderà questo mese di attività estive con uno spettacolo teatrale gratuito offerto dell’attore Giovanni Guarino, dal titolo “Il Ludo Mannaro”. Seguirà un piccolo rinfresco.  Mercoledì 3 agosto alle 19.30, sempre nella sede di via Pupino 1, la Messa verrà presieduta da uno degli storici fondatori delle Comunità Emmanuel sparse per il mondo e di quella tarantina, che avviò il suo percorso nel 1990 nel consultorio Il Focolare: padre Mario Marafioti, gesuita come Papa Francesco, “ecco perché quando sentiamo il Papa dire di uscire fuori dalle parrocchie, sporcarsi le mani, non ci sorprendiamo. Siamo cresciuti con questi insegnamenti – dice Marianna Petrelli – e l’importanza del servizio è quella che vorremmo trasmettere. Tarantini, abbiamo bisogno di donatori e volontari”.  Serve un maestro falegname che possa donare qualche ora al laboratorio attrezzato e al momento non utilizzato; serve qualche giovane o pensionato che decida di impiegare qualche ora per fare il volontario; servono indumenti in buono stato per la lavanderia sociale, serve chi può fare una donazione di qualunque tipo; serve provare a mettersi in discussione, per scoprire cosa c’è fuori dalla frenesia della vita di ogni giorno, proprio accanto a sé. «Serve anche il supporto degli enti pubblici – chiosa Marianna Carelli – nella manutenzione della struttura, che risale ai primi del Novecento. Noi facciamo quello che possiamo, anche la cura dei luoghi è parte del percorso di aiuto ma in questo momento in cui c’è particolare attenzione alla rigenerazione urbana, chiediamo un intervento importante».

 

Sport

Tennis, il vero fenomeno è Jannik Sinner

foto Tennis World Italia
01 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Lo hanno definito il nuovo Nadal, protagonista della terra rossa: Carlos Alcaraz è un grande tennista, destinato a non farci rimpiangere i mostri sacri prossimi al ritiro, come Roger Federer. Ma il vero fenomeno del tennis è Jannik Sinner. L’altoatesino ne ha dato dimostrazione sconfiggendo lo spagnolo per due volte, nell’ultimo mese. Ieri in finale al “Croatia Open Umag” col punteggio di 6-7, 6-1, 6-1. Gli ha dato una lezione vera e propria. Dopo aver perso al tiebreak il primo set, ha dominato il secondo e il terzo. Ha vinto a suon di risposte fulminanti sulle prime di servizio del campione uscente che partiva da favorito. Il numero 4 del mondo non ha fatto i conti, però, col talento e con la grinta del giovane azzurro, tra poco 21enne… Abbiamo visto scambi spettacolari durante l’incontro: Sinner non ha vinto per demerito dell’avversario ma per merito proprio. Il predestinato da tutti atteso, ha dimostrato di aver raggiunto quella maturità necessaria alla consacrazione dell’atleta centrando la settima vittoria tra le otto finali disputate in un torneo Atp. Piace il suo tennis, preciso, mai scontato, potente. Ha margini di miglioramento. Il personaggio cresce insieme al tennista. Raccoglie infatti sempre più fan, sotto la scorza dell’atleta freddo, dalle sembianze, più che mediterranee, nordiche. In realtà è capace di sciogliersi. E ha sempre parole di stima verso l’avversario che incontra.

CROATIA OPEN. La vittoria di JS è stata la ciliegina sulla torta in casa azzurra: prima era arrivato il successo in doppio di Simone Bolelli e Fabio Fognini, i quali hanno sconfitto il duo britannico-finlandese formato da Lloyd Glasspool e Harri Heliovaara, dopo aver salvato ben 6 match point consecutivi nel tiebreak. Con il trionfo azzurro si è chiusa la 32esima edizione del torneo giocato sulla terra rossa – nel 2020 “vinse” la pandemia, e non si disputò proprio. Il tennista che se lo è aggiudicato più volte è stato Carlos Moya. Ricordiamo lo spagnolo vincitore nelle edizioni del 1996, 2001, 2002, 2003 e 2007.

Diocesi

Sui passi di Francesco d’Assisi: il camposcuola del seminario arcivescovile

foto: seminario arcivescovile di Taranto
01 Ago 2022

di Francesco Manisi

Dal 18 al 22 luglio scorsi, i ragazzi del seminario arcivescovile di Taranto sono stati impegnati in un’intensa esperienza di camposcuola ad Assisi, sui passi di San Francesco e Santa Chiara.

Accompagnati dal rettore, don Francesco Maranò, dall’animatore, don Francesco Manisi e da una giovane famiglia che collabora attivamente nella Pastorale vocazionale diocesana, i seminaristi Francesco, Alessandro, Matteo e Pierpaolo hanno vissuto giorni intensi di divertimento, preghiera e visita ai luoghi che hanno visto nascere e svilupparsi la vicenda terrena di Francesco e Chiara.

Partiti da Taranto in treno, dopo alcune ore di viaggio vissute in allegria e condivisione, si è arrivati nella bella cittadina umbra, trovando accoglienza nella struttura del seminario regionale.

La prima meta da visitare è stata la Chiesa Nuova di Assisi, costruita nel luogo in cui sorgeva la casa paterna di Francesco: qui il santo ha vissuto la sua fanciullezza e adolescenza, i suoi sogni di gloria per il futuro. Fra quelle mura, Francesco ha vissuto anche momenti di scontro e ostilità nella relazione con il padre Pietro di Bernardone che mal tollerò la sua conversione e la scelta di spogliarsi di ogni bene.

Il giorno successivo i seminaristi hanno avuto modo di visitare la Basilica di Santa Maria degli Angeli, celebrando l’eucaristia nel luogo più caro al Poverello di Assisi: la Porziuncola. Dopo la visita ai luoghi della memoria francescana guidati da un frate minore, i ragazzi hanno avuto la possibilità di vivere un breve tempo di preghiera personale.

Nel pomeriggio dello stesso giorno i seminaristi hanno visitato la Cattedrale di San Ruffino che conserva il fonte battesimale in cui sono stati battezzati Francesco e Chiara, in quello stesso fonte ciascuno ha potuto rinnovare le proprie promesse battesimali.

Subito dopo, il gruppo ha raggiunto il Santuario del sacro Tugurio di Rivotorto, dove Francesco ha vissuto momenti importanti della sua conversione e dove si è formata la prima fraternità con i suoi frati. Con la guida di un frate conventuale, è stato possibile entrare nella ricostruzione dell’originario tugurio in cui Francesco e i suoi compagni vivevano nella più completa povertà.

Nel secondo giorno di permanenza ad Assisi, i seminaristi hanno visitato la Basilica di Santa Chiara che conserva il crocifisso di San Damiano che ha parlato a Francesco e le spoglie di Santa Chiara, la pianticella di Francesco. Successivamente è stata offerta una intensa visita guidata alla Basilica di San Francesco e ai pregevoli affreschi di Giotto che arricchiscono l’imponente basilica superiore. Dopo un momento di preghiera presso la tomba del Poverello di Assisi, è stata celebrata la Santa Messa.

foto: seminario arcivescovile di Taranto

Nel pomeriggio, ci si è spostati a San Damiano dove è stato possibile ammirare i luoghi in cui Francesco si è lasciato raggiungere dalla voce di Cristo che lo invitava a “riparare la sua casa”. Qui, grazie alla guida di un frate minore, i seminaristi hanno visitato anche il convento in cui ha vissuto Chiara e le sue “sorelle povere”. Intenso e suggestivo è stato il momento di adorazione e la preghiera del vespro insieme ai frati nella piccola chiesa ricostruita da Francesco.

L’ultimo giorno è stato accompagnato dalla scoperta di un’altra figura di santità, il beato Carlo Acutis, morto nel 2006 e distintosi per un grande amore per l’Eucarestia e per i poveri, le cui spoglie riposano nel Santuario della Spogliazione. Qui è stata celebrata l’Eucarestia e si è stati introdotti alla vicenda esistenziale del beato adolescente dalla toccante testimonianza di padre Carlos, rettore del Santuario.

Nel pomeriggio i ragazzi sono saliti sull’Eremo delle Carceri, dove Francesco si ritirava in preghiera. Lì, immersi nel silenzio della natura che meravigliosamente anima quel luogo, è stato proposto un breve momento di deserto.

Le serate sono state vissute all’insegna della fraternità, della condivisione e del gioco nella suggestiva cornice delle piazze medievali della città animata, nonostante il caldo, da numerosi pellegrini e turisti.

Il campo si è concluso venerdì mattina con la celebrazione della santa messa nella cappella del seminario umbro. Subito dopo, i seminaristi e i suoi accompagnatori sono ripartiti in treno per il viaggio di ritorno verso Taranto, con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza meravigliosa e arricchente che forse, come tutte le cose belle, è passata troppo in fretta.

Editoriale

Per favore, non diamo la colpa alla follia!

Foto ITL/Mariga
01 Ago 2022

di Emanuele Carrieri

“Non capiamo come sia potuto avvenire l’abbandono di una bimba fino all’esito della morte di stenti. Condividiamo sconcerto e orrore.” Così l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha detto di Diana, 18 mesi, morta dopo essere stata lasciata in casa dalla madre per sei giorni. È una vicenda senz’altro diversa da altre accadute in Italia negli ultimi decenni, è molto più dolorosa e più inquietante a livello umano, anche di casi che più hanno impressionato l’opinione pubblica negli ultimi tempi. Non a caso questa vicenda, a distanza di diversi giorni, è ancora molto presente sulle pagine dei principali giornali: è difficile districarsi fra i numerosi articoli di giornale pieni di notizie e di ipotesi fra le più diverse. Difficile è farsi un’idea chiara su chi sia Alessia, la madre, o anche spingersi a delineare un profilo di questa donna descritta come schiva, irascibile, bugiarda, solitaria, da tre anni disoccupata. Evidenti sono, invece, le dichiarazioni della madre nell’interrogatorio avvenuto in carcere. Sicuramente la frase che colpisce di più è: “Sapevo che poteva andare così”. Vale a dire la donna sapeva che sarebbe potuta capitare qualsiasi cosa lasciando Diana sola: poteva cadere dal lettino, poteva avere sete, fame, stare male, poteva avere il terrore di ritrovarsi sola, giorno e notte, poteva piangere senza che ci fosse nessuno a sentirla, poteva morire. E alla donna non è servito neanche questo pensiero per non andare, per stare lì con la sua bambina. Ha chiuso la porta ed è andata dal suo compagno con il quale voleva portare avanti una relazione difficile. Da quanto raccontato dalla donna stessa, negli ultimi week end di giugno e di luglio, l’aveva sempre lasciata sola per due o tre giorni, raccontando a tutti bugie, alla madre, alla sorella, al compagno dal quale andava. Avrebbe potuto lasciarla a qualcuno ma forse aveva paura del giudizio, del compagno e della sorella. Impressiona pure come i suoi familiari e il compagno non si siano mai stupiti almeno del fatto che, lasciare tutti i week end una bambina di 18 mesi con qualcun altro, secondo quanto lei diceva, può sembrare prematuro e forse eccessivo. Quella frase è agghiacciante perché dietro questa lucidità c’è un orrore che rende questo caso diverso da altri: l’orrore di una freddezza emotiva, di una assenza di emozioni, di assenza di preoccupazione e, soprattutto di rapporto con la realtà. La realtà di una bambina di 18 mesi che dipende dalla madre: l’ha lasciata, pur sapendo che avrebbe potuto morire. I gesti della madre sono stati dettati da lucidità e consapevolezza e ciò rende il quadro diverso da quello, per esempio, in cui il genitore dimentica il bambino in auto sotto il sole. Non è una dimenticanza, è una sorta di annullamento: il genitore non vede più il bambino, come se lì non ci fosse e non ci fosse mai stato. Un annullamento che fa sparire l’altro e il rapporto con l’altro: il genitore non sa più che con lui c’è il bambino. Questi genitori sono disperati perché si rendono conto di aver avuto come un black out: il bambino sparisce, non c’è più nella loro mente. Ma in questo caso, la bambina c’è. La madre racconta che Diana è con sua sorella, è lucida, c’è un’intenzione di lasciarla a casa da sola, pur sapendo cosa sta facendo o comunque sapendo di andare incontro a questo rischio. In altri casi, sono emersi l’angoscia, il delirio, l’odio, la rabbia del genitore omicida. In questo caso, sembra non esserci emozione: dai TG abbiamo saputo che la donna non ha pianto, non si è angosciata, non ha avuto alcuna reazione. L’ha lasciata morire senza toccarla, senza sporcarsi le mani di sangue, a testimonianza, forse, di un’assenza totale di coinvolgimento. Sui giornali abbiamo letto le dichiarazioni di vicini, ascoltato la loro angoscia e il senso di colpa che dicono di provare per non essersi accorti di nulla. Ma tutti gli altri, il compagno, la sorella, la madre, il pediatra della bambina o chi le ha dato il tranquillante, possibile che non si siano accorti? Poi rimane il fatto. È difficile pensare a genitori che uccidono i figli. Ma la natura umana è capace di queste atrocità. Non ci aiuta il deserto delle relazioni nella società contemporanea o il muro alzato che ha incrementato aggressività e cattiveria. Certo è che c’è un filo sottile, attraverso la trama irregolare dei sentimenti inquinati che portano alla premeditazione di un omicidio o alla detonazione di una rabbia letale. Si pensi al silenzio in cui la nostra immensa comunità globale si avviluppa, fra urla mediatiche e intrecci social. È un meccanismo che lascia le persone in balia delle proprie oscurità. Chiacchieriamo, comunichiamo, conversiamo, parliamo, senza dirci nulla, perché la parte più autentica, più vera di noi è nei sotterranei più bui, è negli scantinati più oscuri del nostro io. Non può essere un clic o un like a unirci al resto del mondo. La mancata interazione è una corsa verso una deriva arida difficile da scardinare. E per favore, per rispetto per un angioletto innocente, non diamo la colpa alla follia. Di folle c’è il gesto agghiacciante che solo una mente lucida può commettere.

Diocesi

I festeggiamenti per la Madonna della neve, patrona di Crispiano

01 Ago 2022

Sono entrati nel vivo a Crispiano i solenni festeggiamenti in onore della Madonna della neve (3-4-5 agosto), celeste patrona della cittadina jonica, a cura della parrocchia della Chiesa madre retta da don Michele Colucci. “Sì, finalmente ritorna la festa patronale e questa volta tutta intera – dice don Michele –, grazie all’aiuto degli sponsor e dei semplici fedeli, ma soprattutto grazie all’impegno del Comitato che ho l’onore di presiedere”. La novena in preparazione alla festa (27 luglio – 4 agosto, alle ore 19) viene predicata da don Alessandro Fontò, vice parroco della parrocchia San Martino in Martina Franca. Il programma civile prevede, per la serata del 3 agosto in piazza Madonna della neve, lo spettacolo “La mia città per cantare. Piero Luccarelli per Crispiano”, con Peppe Fortunato, Adriano Albarella e Alessandro Napolitano. Nella serata del 4 agosto, esibizione del gran concerto bandistico “Città di Francavilla Fontana” diretto dal maestro Ermir Krantja. Il giorno centrale della festa è il 5 agosto, solennità della Madonna della neve. La data è quella indicata nel Messale romano come “festa della dedicazione della basilica di Santa Maria maggiore”, il cui titolo latino è Sancta Maria ad nives. Il soffitto della chiesa madre di Crispiano riprende architettonicamente, anche se in maniera più modesta, quello della celebre basilica romana. La pia tradizione vuole che sia stata la stessa Vergine Maria a indicare e ispirare la costruzione di una chiesa a lei dedicata sull’Esquilino. Apparendo in sogno contemporaneamente al pontefice Liberio (papa dal 352 al 366) e al patrizio romano Giovanni, la Madonna chiese la costruzione di un tempio in suo onore, in un luogo che lei stessa avrebbe miracolosamente indicato. E infatti, il mattino del 5 agosto 352 (o, secondo altre fonti, 358) il colle romano dell’Esquilino apparve inspiegabilmente ammantato di neve. Il papa tracciò il perimetro della nuova chiesa e il nobile Giovanni provvide alla costruzione dell’edificio, ritenuto il tempio mariano più antico dell’Occidente e da sempre una delle più importanti basiliche di Roma. L’arrivo a Crispiano di questo titolo attribuito alla parrocchia si deve a mons. Giuseppe Antonio de Fulgure, arcivescovo di Taranto dal 1818 al 1833, il quale nel 1826 istituiva la prima parrocchia crispianese denominandola appunto “Santa Maria della neve”, quando Crispiano era ancora un villaggio dipendente amministrativamente da Taranto (sarebbe divenuto comune autonomo nel 1919). Da allora il popolo di Crispiano, che già onorava la Madonna col semplice titolo di “Santa Maria di Crispiano” presso la cosiddetta “Chiesa vecchia” risalente al sec. XIV e situata vicino alle grotte del Vallone, si è messo sotto la protezione di Maria. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, la Madonna della neve venne proclamata protettrice di Crispiano (5.8.1945). La festa richiama ogni anno un gran numero di crispianesi che per vari motivi dimorano lontano dal paese d’origine. Nella mattinata del 5, sante messe: alle ore 8 e alle ore 9,30 presiedute dal parroco; alle ore 11, santa messa dei parroci, dei sacerdoti e dei religiosi crispianesi presieduta da don Emidio Dellisanti, parroco della parrocchia Madonna delle Grazie in Grottaglie, in occasione del suo 25.mo anniversario di ordinazione sacerdotale. Alle ore 18, santa messa presieduta da fra Gaetano D’Arcangelo, dei frati minori cappuccini della parrocchia San Lorenzo da Brindisi in Taranto, al termine della quale avrà luogo la tradizionale consegna delle chiavi della città alla celeste patrona da parte del sindaco Luca Lopomo e la tradizionale, partecipatissima processione dell’immagine della Madonna della neve per le vie del centro abitato vestite a festa. Nella giornata del 5 agosto, esibizione del gran concerto bandistico “Città di Castellana Grotte” diretto dal maestro Grazia Donateo. A conclusione della festa, intorno alla mezzanotte, spettacolo di fuochi pirotecnici sulla via per Martina Franca.