Sport

Volley, la prima gioia in casa Prisma: a Manuele Lucconi il Premio Kuznetsov

01 Ago 2022

di Paolo Arrivo

In attesa di dare la parola al campo, al prossimo campionato della Superlega Credem Banca, che partirà il 2 ottobre con la supersfida contro i campioni d’Italia della Lube Civitanova, è tempo di riconoscimenti per la Gioiella Prisma Taranto. Non solo in termini di stima per quanto è riuscita a fare nella scorsa annata ma anche materiali per i nuovi talentuosi elementi che può annoverare in organico. Giocatori come Manuele Lucconi, che ha conquistato il Premio “Andrej Kuznetsov”, in quanto miglior realizzatore in assoluto per la serie A3 – ha militato nella Sistemia Saturnia Aci Castello.

LA SCALATA DA CONTINUARE. “Sono molto felice di aver ottenuto questo premio – ha dichiarato il neo opposto della Gioiella Prisma Taranto – riconoscimento per il lavoro quotidiano svolto sin dall’inizio della stagione: mi ero prefissato di riuscire ad entrare nella top 5 dei realizzatori, poi con tanto lavoro e anche un po’ di fortuna è arrivato questo risultato di cui vado molto fiero”. Il giocatore augura a se stesso di continuare il percorso di crescita personale e ringrazia il gruppo squadra. Consapevole che, in questa disciplina, è sempre fondamentale.

GLI ALTRI PREMI IN SUPERLEGA. 32° Premio Costa-Anderlini – Miglior allenatore, Angelo Lorenzetti (Itas Trentino); Premio “Gianfranco Badiali” – Miglior giocatore italiano Under 23, Alessandro Michieletto (Itas Trentino); Premio “Andrej Kuznetsov” – Miglior realizzatore in assoluto, Rok Mozic (Verona Volley). Quest’ultimo è stato quindi premiato per il Maggior numero di attacchi vincenti. Nelle classifiche individuali di rendimento figurano inoltre: Miglior servizio, Gabi Garcia Fernandez (Cucine Lube Civitanova); Miglior ricezione, Alessandro Piccinelli (Sir Safety Conad Perugia); Miglior schiacciatore, Wilfredo Leon, della stessa squadra umbra, al quale va pure il riconoscimento per il Maggior numero di ace; Miglior centrale, Robertlandy Simon (Cucine Lube Civitanova); Maggior numero di muri vincenti, Matteo Piano (Allianz Milano). Ognuno di questi atleti riceverà il premio di Lega attribuito, con votazione, dai club della scorsa stagione in occasione della prima gara che disputerà tra le mura amiche.

 

Diocesi

L’esperienza di don Giuseppe Mandrillo in Guatemala: “Ho gustato la semplicità del Vangelo e la sua potenza liberante”

01 Ago 2022

Nei giorni scorsi, don Giuseppe Mandrillo, neo amministratore parrocchiale della Ss. Trinità di Roccaforzata, ha raggiunto don Mimino Damasi in Guatemala.
Un’esperienza toccante che don Mimino ha voluto non rimanesse ferma agli sguardi, alle espressioni, alla commozione, alle parole tra loro due e gli ha chiesto di ‘mettere nero su bianco’ qualcosa da rilanciare alle tante persone che lo hanno ‘seguito’ in quest’avventura fuori diocesi.
Riportiamo testualmente il messaggio che don Mimino ha postato su facebook al loro congedo:
Cari amici, con questo selfie salutiamo don Giuseppe Mandrillo che rientra in Italia dopo i giorni trascorsi con me in Guatemala. Prima di partire gli ho chiesto di comunicare le sue impressioni a beneficio dei tanti amici fb che lo hanno seguito in questa esperienza.
«Al concludersi di questa esperienza in Guatemala cerco di mettere ordine tra pensieri ed emozioni!
Certamente la prima cosa che si impone su tutto è la bellezza dei colori della festa: volti, vestiti, addobbi e animi gioiosi che ho incontrato nei villaggi e nella parrocchia di Jocotan! Una bellezza difficile da descrivere… una bellezza che spesse volte ti fa venire il magone e che parla di dignità tra le mille difficoltà, di fede semplice e ricercata, della promozione della persona che il Vangelo propone, di fratellanza, di pace!
Qui ho incontrato una comunità ecclesiale viva… una chiesa non legata a strutture troppo vincolanti e ingessate, una chiesa dove i battezzati sentono la responsabilità dell’annuncio della Parola, dove i sacerdoti si fanno 30 km di sterrato tra fango e pietre per incontrare ed essere incontrati dalle comunità rurali… ho dunque apprezzato e gustato la semplicità del Vangelo e la sua potenza liberante.
Infine sono stato sulla tomba di monsignor Romero! Questo ha chiuso il cerchio e mi ha indicato che quella è la strada giusta: promozione e liberazione dell’umano!
Porto nella valigia una speranza: la nostra diocesi possa investire con maggior forza in questa possibilità, il canale è aperto e zampillante sarebbe ingenuo non attingere vita!
Ringrazio don Mimino Damasi e padre Edwin: sono stati un esempio bello di preti per me! Ne farò tesoro! Vostro don Giuseppe».

Ecclesia

La domenica del Papa – La cupidigia, malattia pericolosa

foto Vatican media/Sir
01 Ago 2022

di Fabio Zavattaro

Sei anni fa, papa Francesco incontrava i giovani nella Giornata mondiale di Cracovia e diceva loro: “il Vangelo sia il tuo navigatore sulle strade della vita”, perché “niente giustifica il sangue di un fratello, niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto”. Piove a Cracovia quel 31 luglio 2016, e due ragazzi si riparavano sotto le loro due bandiere: una della Russia, l’altra dell’Ucraina. Mi è tornata in mente questa immagine ascoltando, domenica, le parole del papa in una piazza dove c’era solo la bandiera giallo-azzurra, con Francesco che ricordava di aver pregato ogni giorno, anche durante il viaggio in Canada, “per il popolo ucraino, aggredito e martoriato, chiedendo a Dio di liberarlo dal flagello della guerra. Se si guardasse la realtà obiettivamente, considerando i danni che ogni giorno di guerra porta a quella popolazione ma anche al mondo intero, l’unica cosa ragionevole da fare sarebbe fermarsi e negoziare. Che la saggezza ispiri passi concreti di pace”. In quella domenica di sei anni fa il vescovo di Roma diceva ai giovani: “non vogliamo distruggere. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza”.

Quanto sono attuali queste parole anche nel tempo in cui viviamo dove quotidianamente, ormai, ascoltiamo le voci e vediamo le immagini di un conflitto che si consuma proprio nel cuore dell’Europa. “L’opposto della vita non è la morte – ricordava in Canada il papa citando lo scrittore Elie Wiesel – ma l’indifferenza alla vita e alla morte”.

Tutto questo non è lontano da piazza San Pietro, nella domenica in cui Luca, nel suo Vangelo, ci fa riflettere sul lavoro, il possesso dei beni, il rapporto con il denaro, partendo da una domanda che un uomo in mezzo alla folla rivolge a Gesù: “maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità”. Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, è la risposta di Gesù, le cui parole trovano eco nel Qoèlet “vanità delle vanità: tutto è vanità” e in San Paolo che ai Colossesi dice di rivolgere il pensiero alle cose di lassù.

Ma cos’è la cupidigia, si chiede il papa all’Angelus: “È l’avidità sfrenata di beni, il volere sempre arricchirsi. È una malattia che distrugge le persone, perché la fame di possesso crea dipendenza”. E chi ha tanto “non si accontenta mai: vuole sempre di più, e solo per sé. Ma così non è più libero: è attaccato, schiavo di ciò che paradossalmente doveva servirgli per vivere libero e sereno. Anziché servirsi del denaro, diventa servo del denaro”.

Con la sua risposta Gesù mette in guardia dall’illusione che la vita dipenda da ciò che si possiede. Tornano le parole del Qoèlet; stolto, per la Bibbia, è colui che vive come se Dio non ci fosse, che “accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”, scrive Luca.

La cupidigia, afferma ancora papa Francesco nelle parole che pronuncia prima della preghiera mariana dell’Angelus, “è una malattia pericolosa anche per la società: a causa sua siamo arrivati oggi ad altri paradossi, a un’ingiustizia come mai prima nella storia, dove pochi hanno tanto e tanti hanno poco o niente. Pensiamo anche alle guerre e ai conflitti: quasi sempre c’entrano la brama di risorse e ricchezze. Quanti interessi ci sono dietro a una guerra! Di sicuro uno di questi è il commercio delle armi. Questo commercio è uno scandalo a cui non dobbiamo e non possiamo rassegnarci”.

Al cuore di tutto questo, dice Francesco, “non ci sono solo alcuni potenti o certi sistemi economici: al centro c’è la cupidigia che è nel cuore di ciascuno”. L’invito del papa, allora, è di guardare dentro di noi e chiedere “come va il mio distacco dai beni, dalle ricchezze? Mi lamento per ciò che mi manca o so accontentarmi di quello che ho?”. Già appena eletto ricordava che possiamo essere attaccati al denaro, avere tante cose, ma alla fine, gli ricordava sua nonna, non possiamo portarle con noi: il sudario non ha tasche. Altre volte la nonna gli diceva di non aver mai visto un camion da trasloco dietro un corteo funebre.

Non si possono sacrificare “in nome dei soldi e delle opportunità” relazioni e tempo per gli altri; non si può “sacrificare sull’altare della cupidigia la legalità e l’onestà”. Per questo, aggiunge Francesco, Gesù ci dice “che non si possono servire due padroni”, cioè Dio e la ricchezza: “servirsi delle ricchezze sì; servire la ricchezza no: è idolatria, è offendere Dio”.