Otium

Un’antologia poetica in occasione dei 70 anni racconta l’itinerario di Gerardo Trisolino

07 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Gerardo Trisolino, noto saggista e poeta pugliese, ha voluto farsi un dono per i suoi settant’anni, dando alle stampe, per i tipi di Macabor, un’antologia delle poesie e della critica dal titolo significativo: “La poesia è una voce esile in esilio”.

un dono prezioso che dimostra, se ce ne fosse bisogno, la sua fiducia nella parola poetica. Poteva avere, infatti, un’ampia scelta di testi e di cose su cui muoversi, perché egli è da sempre nel cuore della vita letteraria della Puglia e del Salento in particolare. Poteva selezionare un’ampia serie di suoi scritti critici e di piccoli saggi sugli autori e sulle scuole di cui si è occupato. Poteva riportare stralci della vasta corrispondenza che ha avuto, nel corso degli anni, con molti letterati e autori italiani e rifarsi ai dibattiti nei quali egli è intervenuto. Ma ha preferito concentrarsi sulla propria produzione poetica e sugli autorevoli interventi critici che l’hanno esaminata, approfondita, studiata.

È stata la scelta più giusta per un poeta che conosce il primato della poesia e sa quanto sia importante che le sue raccolte, più di ogni altra cosa, restino a futura memoria.

Del resto, il suo è stato un racconto multiforme in versi che, tra gli anni Ottanta e l’oggi ancora vitale, si è sviluppato coinvolgendo tutti i suoi interessi: la letteratura come rappresentazione della vita e della società, l’impegno civile e politico che lo ha sempre caratterizzato e che lo ha portato anche a svolgere attività politica ma anche la sua opera nel volontariato e nella promozione umana e sociale, la sua sensibilità poetica sentimentale, che egli racconta con sobria partecipazione, ma anche con commossa convinzione illuminando il mondo intimo, l’amore, l’affetto filiale e paterno.

E così, attraverso le sue tre raccolte di poesie, date alle stampe nell’arco di circa trent’anni, ha di fatto compiuto un unico racconto, pur caratterizzato da evoluzioni stilistiche, da sperimentazioni visive, ma sempre teso a una autenticità scevra da ipocrite superfetazioni.

Nella sua prefazione, Ettore Catalano, che conosce bene l’autore, sostiene che “Trisolino, passando dalla raccolta pubblicata da Lacaita nel 1987 (La cravatta di Stolypin), nella gloriosa collana diretta da Giacinto Spagnoletti (nella quale i suoi versi erano una sorta di macchina bellica contro le immagini di un Sud propagandate da un falso meridionalismo, contro le stupidaggini da cartolina di un Sud calligrafico e perfino di un Sud archetipico che, in una interpretazione sciatta del levismo veniva dipinto come un paese che difendeva la sua arretratezza), nella silloge intitolata suggestivamente Il giovane clochard (1996), prefata da Paolo Ruffilli, coniugava (…) un po’ tutte le corde della sua vena poetica (temi esistenziali, riflessioni ironiche sulla condizione dell’uomo moderno come es-sere umano e anche come poeta, il senso del tempo, del male, dell’assurdo, della malattia e della memoria)”.

Qui credo – prosegue Catalano – che sia possibile scorgere un possibile rapporto con la terza sua raccolta, Odio Ménière: il poeta avverte di star vagando nel mare magnum di una modernità confusa e disorientata, alla ricerca di una sua rappresentazione emblematicamente poetica. Io coglierei qui, come ho già scritto analizzando i versi di Odio Ménière, la sofferta consapevolezza di un mondo sul punto di precipitare, vertigini e allucinazioni acustiche che servono a definire il profilo magmatico di un mondo in cui rischiano di scomparire parole percepibili e dialoghi credibili, un pianeta disumanizzato e robotizzato dove anche le superstiti emozioni dell’amore si configurano come insopportabili fatiche”.

Scegliamo, per concludere, tra le tante poesie, questa rappresentativa del suo modo di raccontare se stesso e il mondo intorno a sé, con la contezza della propria scelta esistenziale.

Tra le pietre della periferia

Di questo giorno è rimasto appena

un coriandolo imbrigliato al filo della luce.

Siamo rimasti chiusi in casa

giusto il tempo per accorgerci che non c’era più neve.

Abbiamo anche pensato di deporre le maschere

di conservarle intatte per il prossimo anno.

Avremmo desiderato rincorrerci

tra le pietre di questa periferia

lasciando al sole il compito di scoprirci

anche laddove non eravamo.

Il gioco poteva soddisfarci:

qualche fosso saltato

un po’ di rosmarino colto dalle siepi

uno sguardo sempre più sicuro

i campi di grano dove poterci nascondere

a fare l’amore.

Così cominciammo a guardarci con più certezza

imparammo così a chiamarci con un cenno

per la distanza di dopo

valutammo il pericolo dei pozzi seminati per terra.

(Da lì i nostri sogni presero forma)

Teatro

Sulle orme di Francesco… custodi del Creato: messaggio ecologico dal teatro scuola

07 Nov 2022

Sulle orme di Francesco… custodi del Creato”. È il titolo dello spettacolo musicale che sarà portato in scena mercoledì 9 novembre, alle ore 20 all’Auditorium Tarentum, dagli studenti dell’Istituto comprensivo Moro-Leonida di Taranto. Protagonisti dello spettacolo, gli alunni e i genitori dei percorsi Pon avviati nell’anno scolastico 2021-2022 e portati a termine in questi ultimi mesi.

Con questa rappresentazione musicale – sottolinea la preside, Loredana Bucci – i ragazzi hanno approfondito il pensiero di Francesco e il suo principio sulla custodia del creato, facendo proprio il rispetto dell’ambiente, che non viene difeso, le cui conseguenze sono la modifica da parte dell’uomo della realtà che gli sta attorno provocando a volte danni irreparabili”. Il teatro è parte integrante dell’offerta formativa all’Istituto.

La sezione “Danza, canto, arte, musica, spettacolo e inclusione” rappresenta infatti da sempre la specificità e la caratteristica innovativa della comunità scolastica, un contesto che punta allo sviluppo dei processi di insegnamento-apprendimento, che permette al sapere umanistico di transitare in saperi plurimi, compresi quelli scientifico-ambientali e con essi di unirsi in una perfetta simbiosi verso l’acquisizione di competenze composite e armoniose. Il teatro facilita l’immedesimazione e quindi la comprensione e l’interiorizzazione di temi attuali, guida i ragazzi a mettere in gioco fattori personali come di solito non accade in aula, costituendo un’occasione importante non solo per la loro crescita, ma anche per gli insegnanti che spesso scoprono qualità inattese negli allievi. Il teatro sopravvive ai cambiamenti sociali e tecnologici grazie alla sua natura onnivora. Esso trova la sua ragion d’essere nella contemporaneità e per questo motivo non può non relazionarsi con i temi importanti come quelli legati alla sostenibilità ambientale.

Fare coro – sottolinea Loredana Bucci – significa intonarsi, armonizzarsi e condividere noi stessi con gli altri. La musica, attraverso la propria voce, diviene il tramite indispensabile per esprimere noi stessi e strumento di conoscenza delle caratteristiche altrui. Far musica d’insieme induce un forte senso di comunità e di appartenenza ed è questo il traguardo a cui ambisce la nostra scuola, poiché cantare insieme significa lavorare insieme individualmente, nel rispetto del ruolo assegnato all’interno di un gruppo e nell’obiettivo di un risultato comune in una piena condivisione di intelligenze, sensibilità e talenti. Fare arte significa lavorare all’interno di un macro gruppo per poi arrivare al piccolo gruppo, per un progetto comune che mira ad ottenere un maggior coinvolgimento emozionale”.

Arte e creatività sono al servizio della scuola Moro-Leonida non per creare degli artisti, ma per agevolare i ragazzi nella “progettazione e creazione”, nel senso più ampio del termine, nella capacità di risolvere i problemi con pensiero critico e divergente.

I progetti Pon Teatro sono stati portati a termine con successo anche grazie all’impegno delle docenti esperte Lucrezia Costantino, Cristina di Nunzio, Rosanna Marzo, Felicia Salinari, Marianna Ortelli e Daniela Lippolis.

Politica italiana

Legge di bilancio: le due facce del Governo italiano

Il primo vero scoglio da superare per il Governo sarà la legge di bilancio, da presentare in Parlamento a strettissimo giro

foto Sir/Marco Calvarese
07 Nov 2022

di Stefano De Martis

C’è un oggettivo contrasto tra l’approccio “prudente, realistico e sostenibile” (parole del ministro dell’Economia Giorgetti) che il governo Meloni ha mostrato in materia di conti pubblici, con il varo della Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, e una serie di decisioni assunte in altri ambiti, dall’immigrazione alla sicurezza, con un interventismo così affrettato da esporre l’esecutivo alla necessità di correzioni in corsa, com’è accaduto per le norme sui raduni illegali. Non è un caso di schizofrenia politica. Le due facce del governo rispondono a due diverse esigenze molto precise. Bisogna infatti prendere atto di come la situazione politica ed economica internazionale consenta margini di movimento assai contenuti, soprattutto per un Paese con un debito pubblico molto elevato come il nostro. Ci sono binari da cui non è materialmente possibile uscire senza provocare sconquassi e almeno nella traiettoria di fondo è inevitabile una certa continuità con la gestione precedente. Per le prime misure contro il caro energia, del resto, il governo si trova a utilizzare una decina miliardi ereditati dall’epoca Draghi e un altro “tesoretto” analogo va in dote alla manovra per il prossimo anno.
In questa primissima fase, quindi, l’esecutivo ha avuto bisogno di marcare la propria specificità con provvedimenti di altra natura, toccando i temi che più intensamente attivano il consenso dell’elettorato di riferimento. Staremo a vedere se questa tendenza proseguirà anche in futuro. I provvedimenti “identitari” per definizione sono anche i più divisivi rispetto all’opinione pubblica. Ma finché i partiti di opposizione non riusciranno a esprimere una strategia incisiva e credibile, non è su questo versante che il governo incontrerà le difficoltà più insidiose.
Il primo vero scoglio da superare sarà piuttosto la legge di bilancio, da presentare in Parlamento a strettissimo giro dato che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre. Nella Nadef l’esecutivo ha aumentato il deficit programmato per il 2023 dal 3,4% al 4,5% del prodotto interno lordo, per consentire una manovra economica netta stimata in circa 21 miliardi, destinati interamente al contrasto del caro energia, come ha precisato il comunicato di Palazzo Chigi. Se questo fronte assorbirà tutto il deficit extra, la conseguenza è che le altre operazioni dovranno essere finanziate tagliando gli stanziamenti in precedenza fissati nei rispettivi settori. L’estensione della flat tax o l’eventuale quota 41 per le pensioni avranno forti ripercussioni sul reddito di cittadinanza, tanto per fare degli esempi non casuali. Si tratterà di compiere delle scelte che definiranno profondamente il profilo del governo anche sul piano socio-economico. Sempre che i problemi su scala internazionale non impongano correzioni di rotta che nessuno oggi è in grado di prevedere.

Editoriale

Più realista del re o più papista del papa?

Foto Ansa dal sito https://www.avvenire.it/
07 Nov 2022

di Emanuele Carrieri

Più papista del papa. O, meglio, per dirla con Adolphe Thiers, primo presidente della Terza Repubblica francese, più realista del re. Nel giro di pochi giorni, ha dimostrato di essere così, Matteo Piantedosi, ex Prefetto di Roma, adesso ministro dell’Interno. Le prime parole pronunciate nell’esercizio delle nuove funzioni si sono risolte in una quasi dichiarazione di guerra alle ONG che operano nel bacino del mare Mediterraneo per salvare la vita a chi prova a fuggire da fame, carestie e guerre per sbarcare sulle coste dell’Europa alla ricerca di una esistenza almeno dignitosa. Dichiarazioni su cui, nell’ambito di una intervista al Corriere della sera, il ministro dell’Interno è tornato, chiarendo che nessun migrante, raccolto in mare da navi battenti bandiere di altri stati, verrà accolto in Italia. Insomma, è avvenuto il ritorno ai decreti sicurezza di Salvini che ha preteso e ottenuto, in quanto ministro delle Infrastrutture, autorità sui porti. Nemmeno una parola è stata detta dal ministro dell’Interno sulla proposta di elevare, prima a diecimila e poi a cinquemila euro, il tetto di spesa contante. È come dire che non esiste correlazione fra il sommerso e il contante: insomma per il ministro dell’Interno la libertà di operare pagamenti in contanti per cinquemila euro al giorno non favorisce la criminalità organizzata, il riciclaggio di danaro sporco, l’economia sommersa che nutre i circuiti criminali e l’evasione, bensì favorisce i poveri e penalizza le banche. Infatti, non c’è povero di questo Paese che non abbia ogni giorno le tasche piene di contanti da spendere e non c’è italiano che non paghi il caffè o il quotidiano con moneta elettronica, concedendo percentuali ingiuste e inique. Ma, mentre la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ripeteva che l’unica vera priorità del governo sarebbe stata quella del contrasto al rincaro delle bollette e del sostegno all’economia reale, il ministro dell’Interno ha sconvolto l’agenda governativa individuando nella lotta ai rave party l’obiettivo primario del nuovo esecutivo, visto ciò che stava accadendo in un capannone industriale abbandonato nei pressi di Modena. Forse di concerto con il ministro della Giustizia, è stato stilato un decreto che, in sostanza, rappresenta la negazione stessa dei principi cardine di ogni democrazia liberale, di ogni stato di diritto. Poche righe, pensate male, scritte peggio, con le quali si pongono le basi per reprimere qualsiasi pubblica manifestazione di dissenso ritenuta discrezionalmente pericolosa, con pene previste per gli organizzatori che arrivano fino a sei anni di reclusione. Il che sottintenderebbe la eventualità di intercettare perfino i minorenni, magari alle prese con la occupazione di una scuola: un concentrato di analfabetismo giuridico che ha causato la indignazione di giuristi di ogni estrazione e sensibilità. Tornando all’intervista al Corriere, il ministro dell’Interno non ha ceduto ad alcun ripensamento: è corso ai ripari con una toppa peggiore del buco. Infatti, non è entrato nel merito di quelle poche righe, delle anomalie messe nero su bianco in Consiglio dei Ministri, ma le ha riconosciute confermando che, al netto di quel che c’è scritto, si interverrà solamente per i rave party. In merito al raduno a Predappio in camicia nera per commemorare l’anniversario della marcia su Roma, si è limitato a confermare che la manifestazione si tiene ogni anno, ridimensionando il tutto a una pacifica carnevalata. Sui fatti di Milano, dove gli spettatori, e alcuni con mogli e figli, sono stati costretti, con minacce, spintoni, schiaffi, pugni e calci, a lasciare gli spalti della curva nord dello stadio di San Siro in segno di lutto per l’omicidio di un capo ultras nerazzurro, si è limitato a dire che sarebbe stato pericoloso intervenire. Ogni cosa si risolverà con alcune diffide, con qualche daspo. Alla fine dei conti, il mondo del calcio, le società sportive, gli stadi, le curve e le tifoserie, sono sempre stati una zona franca in questo Paese e poco cambia se, dalle intercettazioni finora divulgate, emergono interessi enormi legati alla gestione dei parcheggi di San Siro, alla vendita di biglietti per le partite e così via dicendo. Il governo non può fare un decreto per ogni problema di questo Paese, contava lanciare un messaggio agli italiani e il messaggio è arrivato: quella era la curva nord di San Siro, non era certo una università. Tutto torna. La visione di Paese e di società di questo esecutivo trova la sua sintesi in quel decreto. E il potere discrezionale, la repressione preventiva per qualsiasi forma di ribellismo giovanile indirizzato a manifestare il dissenso, la tacita tolleranza verso quei fenomeni che in qualche misura alimentano il consenso, trovano nel presente inquilino del Viminale, l’uomo forte, tutto ordine e disciplina, a cui è stato affidato il compito di definire le coordinate culturali di questo governo e di questa maggioranza, la visione di Paese e di società che questo esecutivo ha in testa.

Drammi umanitari

Non si può non soccorrere in mare chi è in difficoltà!

Non è certamente fermando le navi che si combatte la tratta degli esseri umani considerato che esse soccorrono non più del 10% dei migranti che tentano la traversata

foto Sir-Marco Calvarese
07 Nov 2022

di Gian Carlo Perego *

Il dibattito sul Mediterraneo, di fatto grande corridoio umanitario che dovrebbe essere gestito unitariamente dai Paesi europei, si è acceso dopo il divieto del ministro dell’Interno alle navi ong battenti bandiera straniera di entrare nelle acque territoriali italiane. I controlli sulle regole di ingaggio sono certamente legittimi ma, come ribadisce il diritto internazionale, non si può non soccorrere in mare chi è in difficoltà, tanto più se le persone, soprattutto minori e donne con bambini, sono a rischio di vita, come sembra siano quelli a bordo delle navi ferme adesso in mare.

Ci sono poi regole europee, per quanto riguarda la situazione. Non è certamente fermando le navi che si combatte la tratta degli esseri umani considerato che esse soccorrono non più del 10% dei migranti che tentano la traversata. Il papa più volte ha richiamato il dramma di chi muore nel mare fuggendo da situazioni di pericolo e di chi vive nei campi in Libia, veri e propri lager.

Per papa Francesco “non aprire” loro le porte significa mandarli “nei lager dove sono sfruttati e sono venduti come schiavi”. Anche il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha chiesto nel messaggio al nuovo Governo italiano, attenzione all’accoglienza dei migranti.

La Fondazione Migrantes, organismo della Cei, ha firmato con altre associazioni un documento in cui si ricorda la situazione di non tutela dei richiedenti asilo nei campi e si condannano i respingimenti – di oltre 100.000 in questi ultimi anni – e le violenze invitando il Governo italiano e l’Europa a fermare il Memorandum Italia-Libia che vede anche l’interpellanza al Parlamento europeo di diversi parlamentari di vari gruppi politici. In questa situazione non si può perdere di vista la realtà: 1.800 morti nel Mediterraneo nel 2021, continui respingimenti, violenze e morti, diritti negati.

(*) presidente Fondazione Migrantes

L'argomento

Europe for peace: la mediazione come atto concreto per dire “No alla guerra!”

Che è il coro ripetuto instancabilmente per le strade di Roma sabato pomeriggio 5 novembre, da giovani, anziani e famiglie

foto Siciliani-Gennari/Sir
07 Nov 2022

di Marco Calvarese

“No alla guerra!” è il coro che instancabile è stato ripetuto continuamente per le strade di Roma sabato 5 pomeriggio da giovani, anziani e famiglie. E potrebbe terminare qui la cronaca della manifestazione per la pace convocata dalla coalizione “Europe for Peace”, che ha radunato nella capitale decine di migliaia di persone, rappresentanti di diverse realtà ma anche semplici cittadini che non sopportano quanto sta accadendo in Ucraina, come anche in Iran e in tutti i Paesi dove non viene rispettata la libertà di ogni essere umano. La musica, i cori e lo striscione emblema, alle ore 13,30, hanno avviato il corteo che da piazza della Repubblica si è mosso fino a piazza San Giovanni in Laterano, tra la gente cartelli con slogan inneggianti alla pace, bandiere colorate piccole e grandi, come quella portata da decine di mani diverse. Dal palco, posizionato proprio davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano, si sono alternati gli interventi che hanno rilanciato il messaggio promosso dalla manifestazione, iniziando da Francesca Giuliani per Sbilanciamoci, Raffaella Bolini di Arci, Rossella Miccio di Emergency e Associazione Ong italiane, Gianfranco Pagliarulo per Anpi, Emiliano Manfredonia di Acli, Sergio Bassoli di Rete italiana pace disarmo, Flavio Lotti della Tavola della pace e Comitato promotore Marcia Perugia Assisi, Giuseppe De Marzo di Rete dei Numeri pari, Gianpiero Cofano di Stop the war now, Francesco Scoppola per l’Agesci, don Luigi Ciotti di Libera, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, Maurizio Landini della Cgil ed altri ancora come ad esempio Nicolas Marzolino, giovane ferito da un ordigno inesploso e consigliere dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra, che ha messo in evidenza l’impatto devastante a lungo termine delle guerre e delle armi. Prima degli interventi però dai monitor sono stati rilanciati i video testimonianza di Katrin Cheshire, attivista del Movimento pacifista ucraino, e Alexander Belik, coordinatore del Movimento degli obiettori di coscienza russi, assieme alla lettura del messaggio di Setsuko Thurlow, sopravvissuta di Hiroshima.

“Chiediamo all’Italia di ratificare il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari non solo per impedire la logica del riarmo, ma perché siamo consapevoli che l’umanità può essere distrutta. Dio, il cui nome è sempre quello di pace, liberi i cuori dall’odio e ispiri scelte di pace, soprattutto in chi ha la responsabilità di quello che sta accadendo. Nulla è perduto con la pace. L’uomo di pace è sempre benedetto e diventa una benedizione per gli altri”. È questo un passaggio del messaggio del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, letto all’inizio dei discorsi che hanno sottolineato, in modo più o meno spigoloso, l’importanza dell’intervento della diplomazia e dei buoni propositi che rifuggano la logica del mercato e degli interessi, costruendo una società più a misura d’uomo, rispettosa dei diritti di tutti e, soprattutto, degli ultimi. Molte volte il nome di papa Francesco è apparso tra le citazioni, richiamando i suoi appelli sulle tematiche economiche, sociali, ambientali ed umane, come nell’intervento di don Ciotti che ha lanciato due proposte al Parlamento, maturate assieme a padre Alex Zanoteli, Francesco Gesualdi ed altri amici della Rete italiana pace e disarmo, per varare una legge per l’istituzione del Dipartimento di difesa civile non armata e non violenta, ed un’altra che contenga un’opzione fiscale del 6 per mille dell’Irpef. “Lo slogan è: sei per la pace? Sei per mille. La libertà di poter scegliere che le nostre tasse vadano nella direzione di essere usate per la lotta alla povertà, per produrre lavoro, libertà e dignità. Non vogliamo che i nostri soldi vadano nella direzione sbagliata”.

foto Sir/Marco Calvarese

La manifestazione si è conclusa intorto alle ore 17 con lo stesso grido che l’ha aperta: “Questa guerra va fermata subito. Basta sofferenze! L’Italia, l’Unione europea, gli Stati membri, le Nazioni Unite devono assumersi la responsabilità del negoziato. È urgente lavorare ad una soluzione politica del conflitto, mettendo in campo tutte le risorse ed i mezzi della diplomazia, al fine di far prevalere il rispetto del Diritto internazionale, portando al tavolo del negoziato i rappresentanti dei governi di Ucraina e Russia”.

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Sport

La Prisma si inchina al Piacenza: sconfitta indolore. Ma bisogna osare di più

07 Nov 2022

di Paolo Arrivo

La premessa è che ogni volta che questa squadra scende in campo, c’è solo da applaudirla, da festeggiarla, da sostenerla. Perché la Gioiella Prisma Taranto è l’unica realtà a rappresentare il Mezzogiorno nella Superlega Credem Banca. Non dimentichiamolo. Ecco che l’esito della sesta giornata, l’anticipo di campionato, giocato sabato, non è un dramma. La Prisma si è inchinata alla Gas Sales Bluenergy Piacenza. Che ha sbancato il PalaMazzola con un secco 3-0 (25-16, 25-19, 25-23). Per gli ionici la sconfitta, per certi versi, è stata indolore. Ma bisogna osare di più. Avere un altro atteggiamento, in modo da reggere il confronto con le grandi di questo torneo, il campionato di pallavolo più bello, più importante e più complicato del mondo. Sembrava infatti che gli uomini allenati da Vincenzo Di Pinto si sentissero già vinti in partenza, al cospetto di una corazzata guidata dal grande Lorenzo Bernardi.

L’incontro

Scesi in campo scarichi, i rossoblu hanno perso il primo set malamente. Sono cresciuti nel corso dell’incontro, nel secondo parziale, e soprattutto nel terzo, quando erano in vantaggio di quattro lunghezze (14-10). Gli ospiti però, trascinati da Leal (top scorer con 16 punti) e da Lucarelli, hanno fatto valere la legge del più forte e non concesso niente. Con un pizzico di fortuna in più, che è mancata (anche quella), si poteva portare a casa il terzo set, e magari riaprire il match clamorosamente. I tifosi che hanno riempito gli spalti del PalaMazzola hanno apprezzato quella reazione d’orgoglio applaudendo tutti gli atleti a fine incontro. L’auspicio è che la voglia di lottare su ogni palla prevalga sempre.

Il commento

Il mea culpa di Marco Rizzo: “Sapevamo che non sarebbe stata una partita facile, ma non è una scusante, perché nei primi due set non siamo praticamente scesi in campo. Abbiamo avuto una reazione logica nel terzo, in cui abbiamo messo in difficoltà Piacenza, ma non abbiamo sfruttato le chance per riaprire l’incontro”. Il libero ammette che c’è da migliorare in tanti fondamentali. Soprattutto in battuta, dove si può fare la differenza – Piacenza invece ha spinto al meglio.

Il campionato

Dopo due partite consecutive giocate in casa, la Gioiella Prisma Taranto raggiungerà il campo dell’Itas Trentino, domenica 13 novembre. Sette giorni dopo il ritorno al PalaMazzola contro Modena. Trento ha sconfitto ieri sera Monza, e occupa la seconda posizione in classifica, antitetica a quella della Prisma (il fanalino di coda Siena dista solo tre punti): vietato pensare che la missione sia impossibile.

 

Fotogallery by Giuseppe Leva

Francesco

La domenica del Papa – La gioia è uno dei doni dello Spirito santo

Francesco, ricordando il Vangelo di Giovanni, ha parlato “dell’acqua viva che sgorga dal Cristo e dai credenti”, e ha riproposto l’immagine del deserto

foto: Vatican media/Sir
07 Nov 2022

di Fabio Zavattaro

Ha terminato il suo lungo viaggio verso Gerusalemme, viaggio che abbiamo seguito di domenica in domenica, attraverso il racconto di Luca. Gesù ha raggiunto, dunque, la sua meta, il luogo di quell’esodo del quale aveva parlato con Mosè e Elia sul monte della Trasfigurazione. Viaggio fatto anche di incomprensioni, incredulità, sconfitte. Le sue parole hanno colpito, convinto, cambiato; ma hanno anche messo in difficoltà le coscienze. Nel suo cammino ha guarito anche di sabato, ha mangiato nelle case dei peccatori. In questa domenica Gesù si trova coinvolto in una polemica tra farisei e sadducei – il partito dei sacerdoti, negano la risurrezione – e condivide le domande dell’uomo sulla vita, la morte.

Anche papa Francesco è al termine del suo viaggio in Bahrain, la prima volta di un papa in questo arcipelago nel Golfo Persico, tra l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, Iran e l’Iraq. Paese a maggioranza musulmana, ma aperto alle altre religioni, come ha detto Abdulla Atiya Sayed nell’incontro con i giovani: nella scuola del Sacro Cuore “ho avuto l’opportunità di celebrare non solo l’Eid (la festa della rottura del digiuno che, nel mondo musulmano, segna la fine del Ramadan); ho celebrato il Natale, il Diwali (la festa delle luci nel mondo indiano) e molte altre feste che scaldano il cuore … non c’era discriminazione se uno partecipava alla festa dell’altro”.

Proprio l’unità nella diversità è il primo grande messaggio che papa Francesco ha voluto consegnare in Bahrain, omelia allo stadio nazionale, chiedendo di “non avere nemici, non vedere nell’altro un ostacolo da superare, ma un fratello e una sorella da amare”.

Nelle parole pronunciate in questi giorni del suo 39mo viaggio apostolico, Francesco ha utilizzato diverse immagini da lasciare come momento di riflessione in questo paese dove “imponenti grattacieli affiancano i tradizionali mercati orientali, antichità e modernità convergono, storia e progresso si fondano; genti di varie provenienze formano un originale mosaico di vita”. Ecco l’albero della vita – “emblema di vitalità che caratterizza il paese” – una maestosa acacia che si trova in un’area desertica, dove le piogge sono scarso.

Il messaggio è nelle radici e in questa pianta; dice il papa: “pensiamo all’albero della vita e negli aridi deserti della convivenza umana distribuiamo l’acqua della fraternità: non lasciamo evaporare la possibilità dell’incontro tra civiltà, religioni e culture, non permettiamo che si secchino le radici dell’umano”.

Così nell’incontro di preghiera svoltosi domenica prima della partenza, papa Francesco, ricordando il Vangelo di Giovanni, ha parlato “dell’acqua viva che sgorga dal Cristo e dai credenti”, e ha riproposto l’immagine del deserto: “in superficie emerge la nostra umanità, inaridita da tante fragilità, paure, sfide che deve affrontare, mali personali e sociali di vario genere; ma nel sottofondo dell’anima, proprio dentro, nell’intimo del cuore, scorre calma e silenziosa l’acqua dolce dello Spirito, che irriga i nostri deserti, ridona vigore a quanto rischia di seccare, lava ciò che ci abbruttisce, disseta la nostra sete di felicità. E sempre rinnova la vita. È di questa acqua viva che parla Gesù”.

La gioia è uno dei doni dello Spirito Santo assieme alla profezia e all’unità, ricorda Francesco. Per questo non può esserci spazio “”per le opere della carne, cioè dell’egoismo: per le divisioni, le liti, le maldicenze, le chiacchiere” che distruggono l’unità. Ancora, “le divisioni del mondo, e anche le differenze etniche, culturali e rituali, non possono ferire o compromettere l’unità dello Spirito”; e quando, a Pentecoste, lo Spirito del risorto “discende sui discepoli, diventa sorgente di unità e di fratellanza contro ogni egoismo”. Da qui scaturisce il messaggio del papa, e, soprattutto, la preghiera per la fine dei conflitti che insanguinano il mondo. Francesco parla di Etiopia – “si continuino a percorrere le vie del dialogo” – di Libano, della “martoriata Ucraina”, preghiera “perché la guerra finisca”. Il Dio della pace, ha detto parlando ai membri del Muslim Council, “mai conduce alla guerra, mai incita all’odio, mai asseconda la violenza”; l’incontro, le trattative pazienti e il dialogo sono “l’ossigeno della convivenza comune”.

Emergenze sociali

Ladri nella biblioteca Marco Motolese: un furto che colpisce tutta la comunità

05 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Non si aspettava di certo che la “sua” biblioteca messa su in tanti anni di assiduo lavoro di volontariato, al servizio del quartiere Tamburi e di tutta la città, sarebbe stata oggetto dell’attenzione dei ladri e per questo vuole fermamente credere che i ladri, che hanno portato via il computer, alcuni mobili e suppellettili e una stufa, siano venuti da “fuori”. Ma anche se così fosse il gesto esecrando non cambia molto la sostanza delle cose. La biblioteca Marco Motolese, che Carmen Galluzzo Motolese, già consigliera comunale, docente e operatrice culturale, ha voluto creare con l’omonima associazione in un quartiere difficile come Tamburi, è da anni un presidio sociale e culturale. Coraggiosamente si batte per promuovere l’attenzione al territorio e ha raccolto oltre 20.000 volumi che sono a disposizione di tutti, ma quotidianamente svolge attività di promozione e di informazione.

I ladri che sono penetrati dall’esterno, forzando una finestra, non hanno toccato i libri. Un disinteresse significativo, una sorta di provocazione al contrario. Hanno portato via ciò che potevano smerciare in fretta o utilizzare direttamente, e certamente con i libri non hanno grande familiarità. Più che il danno economico della refurtiva (pur consistente), colpisce l’arroganza di un gesto che diventa simbolico di una violenza che non risparmia chi si batte per il progresso e la promozione umana. Del resto i meno giovani ricorderanno come, proprio ai Tamburi, anni fa venne completamente rasa al suolo un’altra struttura culturale realizzata dal Comune di Taranto quasi a rappresentare il rifiuto di presidi della legalità in un quartiere che fu al centro, come altri quartieri periferici, di una faida sanguinosa nella malavita locale.

Ma non vorremmo che tanti episodi di violenza che si stanno registrando in città negli ultimi giorni, come l’atto vandalico di una baby gang nei confronti di un bus urbano o i danneggiamenti ad auto di carabinieri fossero segnali di una ripresa di quella microcriminalità che, negli anni Ottanta, fu il terreno di coltura della nuove bande che sconvolsero la vita cittadina nel decennio successivo. È necessario intervenire, evidentemente, per prevenire lo sviluppo di una cultura della violenza, alimentata anche dall’indebolimento dei presidi democratici (a cominciare della scuola, sempre più marginalizzata), di un indebolimento dei principi di convivenza che coinvolge tutto il mondo ma sicuramente anche il nostro Paese, e che ha molte forme di manifestazione, e cresce nell’esaltazione delle differenze e nel disagio. Lo hanno sottolineato in questi giorni, anche il procuratore minorile, Antonella Montanaro, e l’assessore ai Servizi sociali, Luana Riso.

Carmen Galluzzo ora rivolge un appello alla comunità:ho donato lavoro e volontariato, ho dedicato al quartiere Tamburi la mia vita credendo di poter sostenere i ragazzi nella loro crescita, non solo culturale, ma soprattutto quella umana e ricca di valori. Malgrado questo duro colpo, resisteremo e continueremo a lottare per un altro mondo. E ci sentiremmo più forti se potessimo sentire una solidarietà della comunità che ci permetterebbe di avere un riconoscimento per andare avanti nel nostro lavoro culturale militante. Per ricomperare ciò che ci hanno tolto serve l’appoggio tutti.  Per questo chiediamo alla nostra comunità ai nostri sostenitori a coloro che credono nel nostro lavoro un sostegno. Grazie alla vostra solidarietà potremmo trasformare un momento di debolezza in un momento di forza superando in poco tempo i danni subiti ricomprando quanto ci è stato rubato”.

Sport

La rinascita del “Calcio Carosino”: una benedizione per l’intera provincia di Taranto

05 Nov 2022

di Paolo Arrivo

Un gioco e non soltanto. Lo sappiamo: lo sport, inteso come vettore di sviluppo, fenomeno sociale e culturale, giova a tutti. Ai giovani, in modo particolare. Un investimento per la formazione della persona e per il futuro delle comunità. Ecco che la rinascita della “Asd Calcio Carosino” è una benedizione per l’intera provincia di Taranto. Il progetto era stato già presentato alla cittadinanza, poco prima dell’inizio dell’estate, con riferimento alla storia e alla tradizione del paese in questo ambito. Nei giorni scorsi la presentazione della squadra. Che domani, domenica 6 novembre (ore 14.30), farà il suo debutto in campionato, rompendo un digiuno durato tanto. I ragazzi allenati da Francesco Di Napoli dovranno vedersela con il Tuturano.

L’AMBIENTE GIUSTO. La nuova realtà genera entusiasmo. Lo si è visto dall’abbraccio dato dalla comunità nel parco pubblico comunale, location dell’incontro con la dirigenza e con la squadra. Se le premesse sono positive, l’auspicio è che gli atleti facciano, sul campo, la loro parte disputando un’ottima annata. Affinché questo sia soltanto un punto di inizio. Un segno, appunto, di rinascita.

Come ha dichiarato il presidente Elio Granieri, i motivi della ripartenza sono legati alla presenza storica della società nel calcio dilettantistico, e alla possibilità di usufruire di una struttura idonea: lo stadio comunale Miglietta, fatto oggetto di riqualificazione. Il nuovo terreno di gioco è stato voluto proprio per metterlo a disposizione dei giovani atleti del territorio. Gli sportivi non mancano. Carosino, infatti, è da sempre terra prospera, attiva nell’organizzazione di eventi – dagli sport di squadra alle due ruote, tappa di Cicloamatour per il ciclismo su strada.

IL CAMPIONATO. Collocato nel girone unico (Brindisi) della Terza Categoria, dopo la sfida con il Tuturano, la formazione gialloblu affronterà nell’ordine queste squadre: San Donaci Football club, Golden Glass, United Montedoro, Cellino Calcio, Casale, Diavoli Biancorossi. Poi le partite di ritorno. Ultima in casa, il 19 febbraio.

Solidarietà

Migranti, Impagliazzo (Com. Sant’Egidio): “Far sbarcare subito i profughi salvati da navi Ong”

foto Sir/Marco Calvarese
05 Nov 2022

“Sia concessa subito la possibilità di sbarcare in un porto sicuro. Nelle prossime ore è previsto infatti un grave peggioramento delle condizioni metereologiche, con il rischio di tempeste e onde alte fino a sei metri. Sia evitata un’ulteriore sofferenza a persone che hanno già subito maltrattamenti e violenze nei campi della Libia”. Questo l’appello lanciato da Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, si fronte all’aggravamento delle condizioni sanitarie a bordo delle 3 navi delle Ong ormai da giorni a largo della Sicilia, con circa mille migranti soccorsi in mare, tra cui numerosi minori. “Con l’Europa – propone Impagliazzo – e, in particolare con i Paesi dei quali le Ong battono bandiera, si può trovare un accordo per ricollocare altrettanti richiedenti asilo già presenti sul territorio italiano, secondo la logica della relocation interna all’Unione, già approvata in linea di principio ma scarsamente applicata”. “Accogliendo favorevolmente la disponibilità della Francia, annunciata in queste ore, occorre ricordare – conclude il presidente di Sant’Egidio – che dall’inizio dell’anno sono sbarcate sulle coste italiane oltre 80mila persone”.

Europa

Commissione europea: “Sui gas serra, si passi da parole ambiziose ad azioni concrete”

foto d'archivio Ansa/Sir
04 Nov 2022

“Adottare misure urgenti per ridurre le emissioni di gas serra e rispettare gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo di Parigi e del Glasgow Climate Patto adottato lo scorso anno alla Cop26”: questa sarà la richiesta della Commissione europea alla Cop27, che si apre lunedì 7 novembre a Sharm-el-Sheikh. La Commissione chiederà che si “passi da parole ambiziose ad azioni concrete”. Tra i punti che la Commissione porrà in discussione, la ricerca di strategie per “facilitare un rapido accesso ai finanziamenti e aumentare il sostegno ai Paesi e alle comunità vulnerabili” dice una nota dell’esecutivo europeo. “Lavoreremo con i Paesi sviluppati per garantire che raddoppino i finanziamenti per l’adattamento entro il 2025 rispetto ai livelli del 2019 e che aumentino i contributi finanziari per il clima”. L’obiettivo annuale è di 100 miliardi di dollari; l’Ue ha contribuito con 23,04 miliardi di euro nel 2021. Durante la Cop27, l’Ue ospiterà oltre 125 eventi, sia in loco sia online, su una vasta gamma di questioni legate al clima: protezione della biodiversità, sicurezza energetica, finanza sostenibile, sicurezza alimentare e idrica tra i temi che verranno affrontati. La presidente von der Leyen parteciperà al Summit dei leader mondiali che apre ufficialmente la Cop27 (7-8 novembre). È prevista anche la firma di dichiarazioni bilaterali, su partenariati forestali e climatici e la transizione verso l’energia pulita. Sarà invece il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans a guidare il gruppo negoziale dell’Ue. Per la Commissione ci saranno anche i commissari per l’energia, Kadri Simson, l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, Virginijus Sinkevičius, e l’agricoltura, Janusz Wojciechowski.