Cei

Vincenzo Corrado (Ucs): “La comunicazione è comunione in azione!”

Così il direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali della Cei, nel messaggio inviato ai partecipanti all’incontro “I nuovi obiettivi del Coordinamento”

foto Sir
17 Nov 2022

“La comunicazione è comunione in azione! Ed è una chiara forma di evangelizzazione. A noi il compito di esplorare nuovi confini per far sì che il Vangelo risuoni in contesti inediti. Seguendo sempre un principio che reputo basilare: non servono tante parole ma le giuste parole! Quelle che sgorgano dal cuore, insieme a quelle che non sempre si esplicitano vocalmente: lacrime, sorrisi, carezze, sguardi…”. Così Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali della Cei, nel messaggio inviato ai partecipanti all’incontro “I nuovi obiettivi del Coordinamento” che vede radunati, in presenza e in collegamento, oggi a Roma, presidenti e delegati delle 29 associazioni che fanno parte del Copercom.
“Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la bellissima mattinata trascorsa con papa Francesco che ci ha confermati nella fede, dando nuovo impulso al nostro lavoro quotidiano”, ha osservato Corrado, secondo cui “i tre obiettivi che il Santo Padre ha consegnato a tutti noi – coordinamento, cambiamento e incontro-ascolto-parola – costituiscono una cartina al tornasole con cui guardare al presente ma anche e soprattutto una solida base su cui progettare il futuro”. “Coordinamento – ha proseguito – per continuare nel lavoro di ri-appropriazione dell’appartenenza al Copercom. Cambiamento per cogliere i segni dei tempi in un contesto in continua evoluzione. Incontro-ascolto-parola per dare senso compiuto a ogni atto comunicativo o informativo”. Riferendosi poi al tema dell’incontro odierno, il direttore dell’Ucs Cei ha rilevato che “prima di ogni azione, a prescindere dallo strumento che si utilizza, il nostro servizio quotidiano è legato in maniera indissolubile all’annuncio”. E ha invitato all’impegno per una “rete” che abbia “il calore della testimonianza” e a “un’azione” che sia “espressione di coerenza umana e, nel nostro caso, evangelica. È questa la nostra originalità e, su questa, occorre fondare la progettualità”.

Eventi a Taranto e provincia

Il 15 e 16 dicembre, Uto Ughi a Taranto ne “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi

17 Nov 2022

Il maestro Uto Ughi, con l’Orchestra “Uto Ughi and friends”, sarà a Taranto i prossimi 15 e 16 dicembre per il programma “Uto Ughi per i giovani”: un concerto, masterclass e prove a porte aperte dedicate ai ragazzi ed in generale a chi vuole vivere l’emozione della grande musica. L’evento è ideato dal maestro Uto Ughi e dall’associazione culturale Arturo Toscanini di Savigliano (Cuneo) ed è sostenuto da Eni. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Taranto. Giovedì 15 dicembre, alle ore 21, al Teatro Orfeo, il maestro Uto Ughi, insieme alla sua orchestra, eseguirà e racconterà in una lezione-concerto dedicata a tutto il pubblico le “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi (per informazioni e prenotazioni: segreteria artistica e organizzativa tel. 347 8072022; prevendita dei biglietti al Teatro Orfeo e circuito 2tickets.it. Il programma è sui siti www.utoughi.comwww.associazionetoscanini.it).

 

Prove a porte aperte

Il programma musicale inizierà la mattina del 15 dicembre, alle ore 10.30, con “Prove a porte aperte: dialoghi con la musica, suoni e parole”, dedicate e riservate agli studenti delle scuole. Venerdì 16 dicembre, alle ore 16, il maestro Ughi terrà una masterclass di alto perfezionamento musicale destinata agli studenti del Conservatorio Paisiello di Taranto.

“L’evento ha una missione e una valenza sociale. La musica è un veicolo di pace e armonia – dichiarano gli organizzatori -, rafforza la volontà dell’uomo di contrastare l’odio e la violenza. Bisogna aprirsi al dialogo anche col contributo dell’arte e della musica. La cultura è libertà. L’iniziativa è realizzata grazie al sostegno di Eni e ha la finalità – è stato spiegato – di portare il messaggio e la sua valenza culturale al più vasto pubblico possibile”. Sono previste anche masterclass di alto perfezionamento in violino per gli studenti del Conservatorio, nonché prove del concerto a porte aperte per gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado. “In particolar modo, questo progetto che porta il nome di Uto Ughi, considerato uno dei maggiori violinisti del nostro secolo – dichiarano gli organizzatori -, è diffondere e regalare la gioia della grande musica classica donandola alla cittadinanza, e specialmente alle giovani generazioni che oggi più che mai necessitano di recepire i grandi valori che la musica trasmette”.

Giovedì 15 dicembre, alle ore 21, al Teatro Orfeo, il maestro Uto Ughi, con l’Orchestra “Uto Ughi and friends”, eseguirà le Quattro stagioni di Antonio Vivaldi, la più nota delle composizioni del “Prete Rosso”. In realtà si tratta di quattro concerti distinti, ispirati da altrettanti sonetti del compositore veneziano, dedicati dallo stesso ciascuno ad una stagione. Il maestro Ughi leggerà e commenterà i sonetti originali vivaldiani che precedono l’esecuzione di ogni concerto, per restituire al testo tutta la sua poeticità, facendo apprezzare la musicalità dei versi e quella delle note del suo violino. Si potrà seguire il testo sul programma di sala per una maggiore e affascinante comprensione del testo, come se fosse una lezione-concerto. Questa famosissima composizione barocca non è soltanto vertice assoluto della creatività italiana di ogni tempo: rappresenta simbolicamente l’esaltazione della vita. Di ogni suo momento, Vivaldi mostra la bellezza, inserendola nell’armonia del ciclo del tempo. Quest’opera ha portato la genialità italiana nella musica, rendendola famosa in tutto il mondo.

Con “Prove a porte aperte: dialoghi con la musica, suoni e parole”, giovedì 15 dicembre, alle ore 10.30, sempre al Teatro Orfeo, il progetto prevede un incontro dedicato e riservato ai giovani delle scuole, di ogni ordine e grado, in forma di conversazione sulla musica. I giovani sono invitati alla prova generale che precede il concerto e sarà data loro la possibilità di interagire attraverso quesiti e scambi, instaurando un sincero e spontaneo dialogo con i musicisti. Il progetto prevede la partecipazione degli studenti delle scuole primarie, superiori di primo e secondo grado, conservatori ed istituti musicali. “Lo scopo – è stato spiegato – è trasmettere l’amore, la sensibilità verso la musica e la cultura nelle nuove generazioni mediante una conversazione aperta tra i ragazzi, il maestro e gli interpreti che aderiscono a questo progetto. Dall’esperienza proposta si auspica possano scaturire ed emergere, attraverso l’universale linguaggio della musica, suggestioni, approfondimenti, aspetti emozionali e valoriali sconosciuti o dimenticati. La musica spiegata, in modo semplice e diretto, ed i messaggi ad essa riconducibili compongono l’immagine della bellezza in senso lato, quale caratteristica imprescindibile che deve nutrire le giovani sensibilità”.

Infine, unitamente alla prova a porte aperte, l’Associazione Toscanini propone e organizza venerdì 16 dicembre, alle ore 16, una masterclass di alto perfezionamento musicale gratuita per i giovani studenti del Conservatorio di Taranto. Un’opportunità per i giovani talenti che possono studiare sotto la guida del maestro Uto Ughi. Le lezioni si svolgono a “porte aperte” per tutti gli studenti del Conservatorio. Tali incontri prevedono la partecipazione attiva dei ragazzi durante la masterclass. Al termine delle lezioni, è riservato uno spazio nel quale instaurare un dialogo aperto e spontaneo tra gli uditori, i corsisti e i docenti. “Con la proposta “Masterclass a porte aperte” – spiegano i promotori – si vuole promuovere un incontro basato sull’ascolto della musica orientato a soddisfare le curiosità del giovane uditorio tramite dialoghi e scambi di opinione tra docenti e studenti, al fine di creare un’atmosfera favorevole allo sviluppo della sensibilità e della comunicazione dell’idea musicale”.

Per informazioni e prenotazioni: segreteria artistica e organizzativa tel. 347 8072022; prevendita dei biglietti presso Teatro Orfeo e circuito 2tickets.it. Il programma è sui siti www.utoughi.comwww.associazionetoscanini.it

 

Libri

Peccato che io non sappia volare: il libro di Granieri su Franco Battiato

Il 18 maggio del 2021 moriva il cantautore siciliano che, come ha scritto l’autore del libro, “aveva la percezione del divino e della sua eterna assenza”

foto Edizioni San Paolo
17 Nov 2022

Il 18 maggio del 2021 moriva Franco Battiato, il cantautore siciliano che, come ha scritto Granieri, “aveva la percezione del divino e della sua eterna assenza”. La poesia impastata di spiritualità con Battiato è diventata ricerca filosofica nella musica. Non c’è un precedente simile nella storia dello spettacolo contemporaneo in Occidente. Padre Massimo Granieri con questo testo vuole ricordare l’amico e maestro di parole e musica, sognatore senza fine, e sottolineare quel suo proiettarsi continuo alla ricerca dell’infinito. Per fare questo, si è basato sull’esperienza diretta con la sua musica. Testi, musiche e copertine dei dischi del cantante siciliano condizionano la vita quotidiana di un sacerdote e religioso: un diario spirituale intrecciato all’opera musicale di Battiato in cui si annotano fatti di vita vissuta in parrocchia, a scuola e nella vita quotidiana. Potrebbe così sembrare una rilettura delle sue più famose canzoni, ma è molto di più. Prendiamo, per esempio, Cerco un centro di gravità permanente: leggerla restando accovacciati nel silenzio della sera usandola come laica preghiera è forse una delle esperienze più profonde che Battiato ci ha consegnato. E che possiamo perpetuare in omaggio all’artista che se n’è andato.
Peccato che io non sappia volare, Edizioni San Paolo 2022, pp. 187, euro 18,00

Ecclesia

Mondiali Qatar, mons. Oster (Dbk): “Il denaro domina tutto e questo distrugge lo sport”

foto d'archivio Afp/Sir
17 Nov 2022

Con un passato giovanile da calciatore, tifosissimo del Bayern Monaco, appassionato sportivo, mons. Stefan Oster, vescovo di Passau, riveste, all’interno della Conferenza episcopale tedesca, la funzione di responsabile della pastorale per lo sport. A pochi giorni dall’inizio dei controversi Mondiali di calcio in Qatar, Oster ha rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna. Interpellato sul senso di un mondiale di calcio in un luogo desertico dove l’erba non cresce all’aperto, il vescovo ha risposto che “la mercificazione – biblicamente parlando – fa cadere in disgrazia. Il fatto che il denaro domini tutto e che l’associazione calcistica mondiale Fifa sia così guidata dall’avidità, sta effettivamente distruggendo lo sport e fa diminuire anche il mio interesse. Io lo guardo ancora: come ha giocato il Bayern? Ma ad essere onesti, se quelli con più soldi diventano campioni di Germania dieci volte di fila, non è granché”.

Mons. Oster e i diritti umani
Oster, sul tema delle critiche, dei boicottaggi, del guardare ugualmente le partite che si svolgeranno in Qatar, riflette pensando allo spettatore che si sente eticamente interpellato davanti ai diritti umani violati nel Paese asiatico: se a qualcuno piace il calcio, può comunque guardarlo. Non voglio far star male nessuno per questo. L’assegnazione del torneo al Qatar dodici anni fa merita però una critica. Il fatto che la Coppa del mondo sia stata poi rinviata all’inverno è almeno un po’ più salutare per gli atleti. Ma se è vero che migliaia di lavoratori migranti sono morti costruendo gli stadi, è davvero una catastrofe umanitaria e un disastro morale per la Fifa e per il Paese stesso”.

Serie tv

The Crown 5: i controversi anni ’90 di Elisabetta e della famiglia reale

Su Netflix, la 5ª stagione dell’acclamata e pluripremiata serie firmata da Peter Morgan

copyright Netflix
16 Nov 2022

di Sergio Perugini

Finalmente The Crown 5! Dopo due anni di lavorazione, Netflix ha rilasciato dal 9 novembre la 5ª stagione dell’acclamata e pluripremiata serie firmata da Peter Morgan, “The Crown”, dedicata a Elisabetta II e alla Casa reale Windsor. Una stagione che giunge a poche settimane dalla morte della sovrana (lo scorso 8 settembre) e a un anno dalla scomparsa del principe Filippo. Netflix ci ha permesso di vedere in anteprima i dieci nuovi episodi, che si giocano su buona parte del decennio ’90, quando la corona avverte crepe e sussulti di un mondo prossimo al cambiamento. Le sfide più difficili non vengono dallo scacchiere internazionale, ma dal palazzo: Buckingham Palace è chiamato infatti a fronteggiare la fine del matrimonio tra il principe Carlo e Lady Diana. Un divorzio sofferto, diventato un casus mediatico senza precedenti. In “The Crown 5” il cast si rinnova completamente e a impersonare la regina, dopo le applaudite Claire Foy e Olivia Colman, c’è la veterana Imelda Staunton. Accanto a lei noti comprimari hollywoodiani: Jonathan Pryce, Dominic West ed Elizabeth Debicki. Il punto Cnvf-Sir.

La Corona al capolinea?
Il futuro ha cambiato segno? È la domanda che si sono posti i filosofi Miguel Benasayag e ‎Gérard Schmit all’inizio del nuovo Millennio (“L’epoca delle passioni tristi”, Feltrinelli 2004), un quesito che ben si applica alla stagione 5 di “The Crown”, giocata sul decennio Novanta, fino all’arrivo al governo del laburista Tony Blair (1997). Con la stagione 4 avevamo lasciato infatti la corona inglese a fare i conti con la fine del mandato di Margaret Thatcher. Ora al numero 10 di Downing Street siede il conservatore John Major (Jonny Lee Miller), che si relaziona con la regina Elisabetta (Imelda Staunton) in maniera pacata e rassicurante, diventandone in più di un’occasione prezioso punto di riferimento.

A turbare Buckingham Palace è la “cortina di ferro” scesa tra il principe di Galles e Lady D. (Dominic West ed Elizabeth Debicki), che dopo una malriuscita seconda “luna di miele” in Italia vivono ormai in abitazioni separate. Le loro incomprensioni risultano evidenti agli occhi dei media e iniziano a trapelare scomode rivelazioni su tabloid e programmi tv. Compresa la discussa intervista “concessa” da Lady Diana alla Bbc, al giornalista Martin Bashir (Prasanna Puwanarajah) del programma “Panorama” nel 1995; l’emittente britannica si scuserà formalmente con la famiglia reale solamente nel 2022.

(Credits Keith Bernstein Netflix)

“The Crown 5” segue dunque passo passo l’implosione del matrimonio tra Carlo e Diana, scandagliando anche sofferenze e affanni del primogenito William, della regina e del consorte Filippo, preparando al contempo il terreno per l’ingresso sulla scena della famiglia Al-Fayed, Mohammed Al-Fayed (Salim Daw) e suo figlio Dodi (Khalid Abdalla).

Se Elisabetta si scopre fragile
Compito gravoso poggia sulle spalle di Imelda Staunton. Dopo Claire Foy (S. 1-2) e Olivia Colman (S. 3-4) – incoronate come migliori attrici tra Golden Globe ed Emmy Award –, a Staunton spetta l’onore-onere di traghettare “The Crown” negli anni della maturità, sia anagrafica della sovrana sia della serie. L’attrice vanta un curriculum solido e di tutto rispetto tra teatro e cinema – tra i suoi film “Shakespeare in Love”, “Il segreto di Vera Drake”, “Harry Potter e l’Ordine della Fenice” nel ruolo di Dolores Umbridge e “Ricomincio da noi” –, anche se il ruolo di Elisabetta II può rivelarsi insidioso persino per una fuoriclasse.

(The Crown Family Portrait, Credits Keith Bernstein Netflix)

Staunton porta di certo la sua cifra personale nel personaggio: fedele alle caratteristiche della sovrana, al noto rigore istituzionale, riesce a introdurre delle sfumature diverse rispetto a quelle messe in campo da Foy e Colman. Vediamo infatti una regina Elisabetta sì ferma, risoluta e riflessiva, ma anche più permeabile alle emozioni, alla commozione.In alcuni raccordi sembra quasi attraversata da un senso di smarrimento e fragilità (nel legame con Filippo o al momento della dismissione del Royal Yacht Britannia). Una prospettiva originale e inedita, a tratti fin troppo. Sembra quasi di vedere Elisabetta alla prova del futuro, vacillare dinanzi al crocevia di un mondo che va perdendo le sue ascisse e ordinate, per prepararsi al salto del nuovo Millennio. Staunton è indubbiamente una garanzia per la serie, che sa portare a casa il risultato con professionalità e raffinatezza; a ben vedere, però, sembra che le manchi quel piglio di incisività che ha reso di fatto iconiche le interpretazioni di Foy e Colman. La sua Elisabetta è a un passo dalla perfezione, ma risulta purtroppo poco memorabile.

Lady D. passa “al contrattacco”
Diverso è il discorso per la Lady Diana tratteggiata da Elizabeth Debicki. L’attrice australiana, che si è imposta all’attenzione del pubblico con la miniserie “The Night Manager” (2016) e il colossal “Tenet” (2020) di Christopher Nolan, ha gestito egregiamente il ruolo che probabilmente ne cambierà la carriera: la sua Lady D. funziona, e molto, per mimesi interpretativa – sbalorditiva la somiglianza fisica e la gestualità –ma anche perché ha saputo compiere un cambio di passo di senso rispetto a quella giovanile tratteggiata con efficacia da Emma Corrin.

In “The Crown 5” Diana è ormai una donna adulta e consapevole, madre di due preadolescenti (William fa ingresso a Eton College), che è stanca di sopportare la solitudine in cui è stata relegata dal palazzo, in primis da Carlo e in generale dalla famiglia Windsor. È una donna che soffre, ma che ora pensa anche a reagire.

(Credits KeithBernstein Netflix)

E questo è proprio il sentiero che percorre la serie: una Diana che si apre sempre di più al mondo, accettando consapevolmente il titolo di “principessa del popolo”. La Diana della Debicki assume un ruolo decisamente centrale nel racconto, al punto da mettere in penombra l’evidente protagonismo di Elisabetta, cui la serie è dedicata.

Peter Morgan non delude
L’ideatore e sceneggiatore Peter Morgan – che ha firmato i copioni di “The Queen” (2006) di Stephen Frears e di “Frost/Nixon” (2008) di Ron Howard – è il vero perno della serie Netflix “The Crown”.La sua gestione del racconto, della linea narrativa, si conferma magistrale e superiore alla media. Anche in “The Crown 5” questo si avverte, per come dosa gli avvenimenti, per come crea eleganti e dolenti suggestioni. Ad esempio, la feroce uccisione della famiglia Romanov messa in parallelo con una battuta di caccia nei boschi inglesi, richiamando quanto messo in scena nell’episodio iniziale della stagione 4, l’attentato a Lord Mountbatten. Ancora, il parallelismo tra Elisabetta, la stabilità della corona e il destino del Royal Yacht Britannia, vero filo rosso di tutta la quinta stagione.

A essere del tutto onesti, quest’ultima stagione di “The Crown” qualche incertezza narrativa la presenta: anzitutto lo sguardo sociale, l’affondo sulla condizione del Paese, purtroppo viene meno. Sbiadisce sullo sfondo. È vero che non sono più gli anni conflittuali della Thatcher, ma manca sostanzialmente il termometro sociale. Altro elemento di fragilità risulta l’eccessivo insistere sull’implosione del matrimonio tra Carlo e Diana – comprensibilmente l’elemento narrativo più popolare, di maggior richiamo –, che rischia però di appiattire e semplificare la consolidata densità di un racconto stratificato, acuto e mai banale.Detto questo, “The Crown 5” è una serie che lascia il segno. In maniera inconfondibile.

Musica

Il 20 novembre, i Madrigali di Monteverdi ai matinée domenicali del MarTa

foto Museo archeologico nazionale di Taranto
16 Nov 2022

foto Museo archeologico nazionale di Taranto

Pezzi cerimoniali composti per la polifonia vocale nel 1600 e la musica che accompagnava il rituale dell’allenamento ginnico ritratto nella Lekythos attica a figure nere rinvenuta a Taranto, nel 1934, durante i lavori alla caserma Mezzacapo e nella batteria Archita.

È l’unione culturale che si celebra all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto domenica 20 novembre nell’appuntamento con i concerti proposti dalla rassegna “MArTA in Musica. Le matinée domenicali”.
Di scena, all’interno del MArTA, sarà il concerto con l’esecuzione di madrigali tratti dal VI libro di Claudio Monteverdi, con clavicembalo e viola da gamba.
“Simboli e Misteri”
questo il titolo dell’appuntamento, vedrà sul “palco” del museo tarantino, la polifonia del L.A. Chorus, la viola da gamba di Antonella Parisi, il clavicembalo di Gaetano Magarelli, sapientemente diretti dal maestro Antonio Magarelli, diplomato in pianoforte, pedagogia musicale, musica corale e direzione di coro, nonché direzione d’orchestra al Conservatorio di Musica di Bari e Monopoli.
Domenica 20 novembre si accendono i riflettori sulla musica di Claudio Monteverdi e sulla pregevole fattura della lekythos che racconta ancora di musica ma al cospetto di un paidotrìbes (insegnante di ginnastica), con un suonatore di doppio flauto intento a suonare mentre tre ragazzi si allenano nel lancio del disco e del giavellotto e nel salto in lungo, alcune delle specialità che insieme alla corsa e alla lotta rappresentano la versione antica del pentathlon.
Piccole rivoluzioni culturali che caratterizzano anche i grandi cambiamenti musicali all’epoca di Claudio Monteverdi, protagonista indiscusso della polifonia vocale del Rinascimento che poi seppe cedere il passo alle trame compositive del primo Barocco.
Il programma eseguito dal L.A. Chorus e dai solisti diretti dal maestro Magarelli prevede l’esecuzione dei madrigali tratti dal “Lamento d’Arianna” e dalla “Sestina. Lagrime d’amante al sepolcro dell’amata”.
La rassegna concertistica “MArTA in musica – Le matinée domenicali” è nata dalla progettualità congiunta della direttrice del Museo archeologico nazionale, Eva Degl’Innocenti, e del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, m° Piero Romano, ed a cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro.

Per assistere a “Simboli e Misteri”

Il biglietto per assistere a “Simboli e Misteri” di domenica 20 novembre alle ore 11.45 nell’ambito di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali” potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in Via Ciro Giovinazzi n° 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/xv6vwlsu
Ingresso consentito dalle ore 11.15
Inizio ore 11.45
Il costo del biglietto è di euro 8,00.
Info e prenotazioni
Orchestra della Magna Grecia

Front Office: Via Giovinazzi n. 28 a Taranto
Sito web orchestramagnagrecia.it  Tel. + 39 392 91 999 35

Assistendo allo spettacolo ingresso gratuito al MarTa

All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al Museo Archeologico Nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del Museo Archeologico Nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it
L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

Emergenze sociali

Save the Children, oltre l’80% dei minori in Italia vive in aree inquinate

È quanto si legge nel XIII Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, presentato mercoledì 16 novembre, a Roma

foto d'archivio Save the children
16 Nov 2022

L’81,9% dei bambini del nostro Paese vive in zone dove la concentrazione di polveri sottili è maggiore dei valori limite indicati dall’Oms: il 100% in ben 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Veneto). È quanto si legge nel XIII Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, presentato oggi a Roma. Questi inquinanti sono una possibile causa scatenante dell’asma che colpisce l’8,4% dei bambini tra i 6 e i 7 anni, ma incidono anche sul loro sviluppo cognitivo che migliora del 13% nelle scuole con i più bassi livelli di polveri sottili nell’aria. Un bambino o ragazzo su 4 non pratica mai sport (3-17 anni), con una ampia forbice che va dal 45,5% della Campania al 6,9% della Provincia Autonoma di Bolzano. Con la pandemia, i bambini tra i 3 e 10 anni in sovrappeso o obesi sono passati dal 32,6% al 34,5%. La povertà alimentare colpisce 1 bambino su 20, mentre l’accesso alla mensa scolastica, che per alcuni sarebbe l’unica chance quotidiana di un pasto equilibrato e proteico, si limita ad 1 bambino su 2 nella scuola primaria. Per Save the Children “la mensa scolastica dovrebbe essere considerata come un servizio essenziale tra i 3 e i 10 anni”. Il 32% degli adolescenti 11-17enni non mangia mai frutta e verdura.

 

XIII-atlante-dellinfanzia-rischio-come-stai.pdf

Udienza generale

“Non aver paura della desolazione” l’invito di papa Francesco all’udienza generale

Papa Francesco ha concluso l’udienza di oggi, mercoledì 16, dedicata alla desolazione come elemento del discernimento, con un ennesimo appello per la pace

foto Sir/Marco Calvarese
16 Nov 2022

di Maria Michela Nicolais

“Evitare una nuova escalation e aprire la strada al cessate il fuoco e al dialogo”. È l’ennesimo appello per la pace nella «martoriata Ucraina», elevato da papa Francesco al termine dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata alla desolazione come elemento del discernimento. “Una serenità perfetta ma asettica, senza sentimenti, quando diventa il criterio di scelte e comportamenti, ci rende disumani”, ha esordito il papa. “Non possiamo non fare caso ai sentimenti”, ha proseguito a braccio: “Non saremmo umani, e il sentimento è una parte della nostra umanità. Senza capire i sentimenti saremo indifferenti alla sofferenza degli altri e incapaci di accogliere la nostra”. “Senza considerare che tale perfetta serenità non la si raggiunge per questa via dell’indifferenza”, il monito di Francesco, che ha messo in guardia dalla “distanza asettica” di chi dice: “io non mi immischio nelle cose”: “Questa non è vita, è come se vivessimo in un laboratorio, chiusi per non avere malattie!”. “Anche lo stato spirituale che chiamiamo desolazione – quando nel cuore è tutto buio, è triste – può essere occasione di crescita”, ha assicurato il pontefice, secondo il quale “se non c’è un po’ di insoddisfazione, di tristezza salutare, una sana capacità di abitare nella solitudine, di stare con noi stessi senza fuggire, rischiamo di rimanere sempre alla superficie delle cose e non prendere mai contatto con il centro della nostra esistenza”.

“Le scelte importanti – l’obiezione ancora fuori testo – non vengono dalla lotteria: hanno un prezzo, e tu devi pagare quel prezzo: è un prezzo che devi fare col tuo cuore, è un prezzo della decisione, da portare avanti con un po’ di sforzo: non è gratis, ma alla portata di tutti. Noi tutti dobbiamo pagare questa decisione per uscire dallo stato dell’indifferenza, che ci butta giù sempre”. La desolazione, l’analisi del papa, “provoca uno scuotimento dell’anima, mantiene desti, favorisce la vigilanza e l’umiltà e ci protegge dal vento del capriccio”. Per molti santi e sante, “l’inquietudine è stata una spinta decisiva per dare una svolta alla propria vita”, ha detto Francesco citando Agostino di Ippona, Edith Stein, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Charles de Foucauld. No, dunque, alla “serenità artificiale”, sì invece alla “sana inquietudine” e alla desolazione come “invito alla gratuità, a non agire sempre e solo in vista di una gratificazione emotiva”: “Essere desolati ci offre la possibilità di crescere, di iniziare una relazione più matura, più bella, con il Signore e con le persone care, una relazione che non si riduca a un mero scambio di dare e avere”.

“Pensiamo alla nostra infanzia”, l’invito: “Da bambini, capita spesso di cercare i genitori per ottenere da loro qualcosa, un giocattolo, i soldi per comprare un gelato, un permesso… E così li cerchiamo non per se stessi, ma per un interesse. Eppure, il dono più grande sono loro, i genitori, e questo lo capiamo man mano che cresciamo. Anche molte nostre preghiere sono un po’ di questo tipo, sono richieste di favori rivolte al Signore, senza un vero interesse nei suoi confronti. Andiamo a chiedere, chiedere, chiedere…”. “La vita spirituale non è una tecnica a nostra disposizione, non è un programma di benessere interiore che sta a noi programmare”, ha sintetizzato il papa: “la desolazione è la risposta più chiara all’obiezione che l’esperienza di Dio sia una forma di suggestione, una semplice proiezione dei nostri desideri”. “In tal caso – ha argomentato Francesco – saremmo sempre noi a programmarla, saremmo sempre felici e contenti, come un disco che ripete la medesima musica. Invece, chi prega si rende conto che gli esiti sono imprevedibili: esperienze e passi della Bibbia che ci hanno spesso entusiasmato, oggi, stranamente, non suscitano alcun trasporto. E, altrettanto inaspettatamente, esperienze, incontri e letture a cui non si era mai fatto caso o che si preferirebbe evitare – come l’esperienza della croce – portano una pace immensa”. “Imparare a stare col Signore senza altro scopo, esattamente come ci succede con le persone a cui vogliamo bene”, la direzione di marcia: “desideriamo conoscerle sempre più, perché è bello stare con loro”.

“Non aver paura della desolazione”, l’invito finale a braccio: “portarla avanti con perseveranza, non fuggire, e nella desolazione cercare di trovare il cuore di Cristo, trovare il Signore. E la riposta arriva, sempre”.

Di fronte alle difficoltà, quindi, “mai scoraggiarsi, ma affrontare la prova con decisione, con l’aiuto della grazia di Dio che non ci viene mai a mancare”.

Città

Sabato 19, a Mariscuola, la giornata di promozione del verde

foto Marina militare
16 Nov 2022

Sabato 19 novembre, in prossimità della ricorrenza dalla Giornata nazionale dell’albero (21 novembre), alla Scuola sottufficiali della Marina militare di Taranto (Mariscuola) sarà organizzata una giornata di promozione del verde.
Nell’ambito di un progetto di ripopolamento arboreo dell’istituto di formazione, alla presenza di studenti di alcune scuole del territorio tarantino, Mariscuola Taranto riceverà in dono 150 piantine di alberi (lecci, roverelle, fragni e carrubi), frutto della collaborazione con l’associazione “Lignum – alberi per Taranto” e “l’Agenzia regionale Attività irrigue e forestali”. L’associazione metterà inoltre a disposizione di coloro che prenoteranno telefonicamente, 15 alberelli in “adozione” come segno di personale sensibilità verso l’ambiente.

Sport

Giochi del Mediterraneo, il nuovo “Iacovone” è all’altezza dei sogni da realizzare

16 Nov 2022

di Paolo Arrivo

Il tempo degli annunci e degli slogan è ormai terminato. Si lavora seriamente ai Giochi del Mediterraneo discutendo di impiantistica, in primo piano: il vero vulnus da sanare, l’offesa delle strutture mancanti o non idonee alle gare, questione imprescindibile per lo svolgimento della stessa manifestazione internazionale. Lo si è fatto questa mattina nella sala del Circolo ufficiali della Marina militare di Taranto. L’evento, denominato “Il project financing nello Sport”, è stato centrato sul progetto di riqualificazione dello stadio Erasmo Iacovone di Taranto, oltre che sul nuovo PalaEventi di Brindisi. Stando a quanto presentato, la nuova opera sarà decisamente all’altezza dei sogni da realizzare, nel futuro non troppo lontano (il 2026 è dietro l’angolo), a beneficio del capoluogo ionico e non soltanto. La conferenza è stata curata dal Comitato organizzatore dei Gdm. Sono intervenuti, tra gli altri, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il governatore della Puglia Michele Emiliano. Anche il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci in qualità di presidente dello stesso comitato.

Benny portabandiera

La premessa all’incontro di stamani è stata la notizia che coinvolge più direttamente ed emotivamente la comunità. Ovvero la scelta di designare Benedetta Pilato come portabandiera dei Giochi del Mediterraneo. La Madrina non può che essere lei: l’atleta dei record, protagonista agli Assoluti invernali di vasca corta a Riccione, dove ha realizzato la doppietta, una nuova impresa straordinaria.

Operazione rinascita

Così Giovanni Malagò ha commentato la sede e la valenza dei prossimi Giochi del Mediterraneo: “Per qualche anno pensavo di dovermi concentrare sulle Olimpiadi, ma quando ho visto Taranto ho realizzato l’importanza di lasciare un segno nel nostro percorso per questa città così sfortunata ma allo stesso tempo così potenzialmente in grado di riprendersi con gli interessi tutto quello che le è successo in questi ultimi anni”. Il presidente del Coni non ha eluso le problematiche distinguendo due livelli di criticità. Ammette cioè che “se sulla parte dell’organizzazione sportiva siamo relativamente a posto, c’è poi quella infrastrutturale, senza la quale non si fa nulla”. A tal proposito GM chiede il supporto del Governo per la riuscita di un progetto internazionale.

Il nuovo Iacovone

Progettato da Gabetti Group ed Esperia Investor, lo stadio di Taranto sarà completamente ristrutturato e avrà una capienza di 16.500 posti. Un impianto innovativo e coperto. Comprenderà anche un centro convegni, un albergo business di 80 metri di altezza, un centro benessere con palestra, oltre a ristoranti e bar. Al momento si tratta del progetto più completo del Sud Italia. È bello e significativo anche che il nuovo stadio manterrà il nome del giocatore fattosi simbolo della storia di Taranto. Possiamo immaginare che lo stesso Iaco sarà soddisfatto della fase di rinascita della città.

Libri

Rinviata la presentazione del libro del prof Castellana

Nella Libreria San Paolo, a Taranto, con il patrocinio del Centro di Cultura Giuseppe Lazzati, l’incontro con il prof Mario Castellana

16 Nov 2022

Era previsto per venerdì 18 novembre alle ore 18, nella Libreria San Paolo, in corso Umberto 76 a Taranto, con il patrocinio della stessa e del Centro di Cultura Giuseppe Lazzati, l’incontro con il professor Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza all’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia nella Facoltà teologica pugliese di Bari, in occasione dell’uscita del suo libro “Briciole di complessità tra la rugosità del reale”. Molto più che briciole, anzi, un invito epistemico alla auspicata e necessaria visione nuova che, con gli occhi riaccesi dalla luce del “pensiero complesso”, ci immette in un intenso excursus fra scienziati, filosofi, pensatori. Un percorso che diventa “cammino agapico”, senso di una speranza concreta e affidabile che ci sta traghettando, nonostante le pieghe e le dolorose faglie dell’Antropocene, all’alba di una nuova umanità.

La nuova data sarà comunicata al più presto possibile

Ecclesia

Incontriamoci: i giovani chiamati a dire la loro nelle assemblee sinodali

INTERVISTA A DUE EDUCATORI

15 Nov 2022

di Marina Luzzi

Fiducia, Partecipazione, Accogliere, Cura, Linguaggio, Comunità, Ascolto, Concretezza: queste le otto parole chiave su cui si sono interrogati un centinaio di giovani della diocesi di Taranto, che nel weekend hanno partecipato ai Tavoli sinodali promossi dall’arcidiocesi ionica e in particolare dal Servizio diocesano di Pastorale Giovanile.

Divisi in tavoli da dieci, con un coordinatore a tenere le fila e un sacerdote vicario zonale ad ascoltare e proporre ulteriori spunti di riflessione, hanno così contribuito a quel dibattito fecondo che vuole essere il Sinodo, secondo l’idea lanciata da Papa Francesco.

Prima del confronto tra loro, si è tenuto un momento di preghiera nella cappella del seminario di Poggio Galeso, con l’invocazione allo Spirito e le riflessioni dell’arcivescovo, mons. Filippo Santoro.

Al termine dei lavori abbiamo intervistato, in rappresentanza di tutti, due educatori seduti ai tavoli.