Vita sociale

Corvace (Città sostenibile): “Sottozona 32” non va edificata neanche in parte: ecco perché

15 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Leonardo Corvace: ecco perché è sbagliato

edificare tutta o parte della “sottozona 32”

La vicenda della “Sottozona 32”, ovvero l’area che si estende da via Speziale fin oltre il centro commerciale “Porte dello Jonio”, costeggiando Cimino, è sempre al centro dell’attenzione per via dei progetti urbanistici che la riguardano e l’importanza che il suo destino assume per la città. Abbiamo riportato, ieri, la notizia della costituzione del Comitato città sostenibile, nato con l’adesione di diverse sigle e singoli cittadini, proprio allo scopo di sventare la cementificazione di tutto o di parte di quel territorio, consapevoli che le dinamiche edilizie sono da sempre i problemi più delicati e rischiosi di cui gli enti locali sono chiamati a occuparsi. Del resto è anche noto che il Comune ha recentemente affidato l’incarico per la realizzazione del nuovo Pug all’architetto Francesco Karrer dell’Università La Sapienza.

Di questa “battaglia” per evitare la cementificazione della Sottozona 32, che in realtà è sotto la lente degli speculatori da alcuni decenni, abbiamo parlato con Leonardo Corvace, ambientalista per molti anni alla guida di Legambiente Taranto, ma da sempre in prima linea per la difesa dell’ambiente e del territorio e che è stato tra gli ispiratori dell’esposto contro il progetto di porticciolo turistico in zona Blandamura.

Dopo le prime prese di posizione contro il progetto della sottozona il sindaco ha proposto una nuova delibera. Cosa cambia?

La nuova delibera approvata in giunta modifica quella precedente che faceva già una divisione della Sottozona, ma non è che la situazione migliori tanto, perché il riferimento diventa più generico ma in realtà si parla più concretamente di queste strutture a servizio dell’ospedale. Sul tappeto, a livello progettuale, vi sono i progetti dei fratelli Marchetti che sono momentaneamente accantonati, ma comunque citati nell’ultima delibera e che prevedono la realizzazione di capannoni a ridosso di via Speziale, uno per Leroy Merlin e l’altro è Decatlhon, che ha già il suo spazio nell’ex Auchan e poi altri tre capannoni per strutture produttive minori. La parte che viene indicata anche se sul piano generico, si riferisce all’altro progetto che è sul tappeto che è il “Leonida”, più “pesante” che prevede un grande parcheggio davanti a Cimino

In cosa consisterebbe concretamente l’intervento?

L’attuale area verrebbe cementificata e ridotta a parcheggio, poi verrebbe realizzata una “porta”, una sorta di struttura scenografica che rappresenta un ingresso al complesso da realizzare e poi, via via, gli interventi sarebbero a ridosso dell’ex Auchan, prospicienti al carcere. Quel progetto prevede una serie di servizi: laboratori, rsa, residenze e altre strutture similari che sembrano essere quelle a cui il sindaco si riferisce. Allo stato attuale non vi sono altre progettazioni.

Ma voi vi opponete a ogni tipo di edificazione.

Certo, la posizione mia e quella del comitato è la contrarietà a ogni tipo di edificazione, in una città iperedificata e in continua decrescita. Servizi al nuovo ospedale? Ma abbiamo l’esempio del Miulli di Acquaviva, un ospedale notoriamente funzionante che sta nella campagna e che intorno non ha niente. E che anche per questo, è facilmente, un po’ come l’Ospedale Nord. Il problema è quello di prevedere trasporti veloci per arrivarci piuttosto che realizzare strutture a disposizione di studenti fuori sede o parenti di degenti che verrebbero “depositati” in piena compagna senza avere nessun rapporto col resto della città. É un’idea sbagliata. Lo dimostra la positività dell’esperienza della facoltà di giurisprudenza in Città vecchia che ha un’ottima frequentazione pur essendo apparentemente isolata.

Vi è anche da dire, poi, che la zona compresa tra viale Unicef e via Speziale presenta attualmente tanti vuoti. Se proprio si vuole realizzare qualcosa non è che manchino gli spazi. Basta farsi un giro e ci si rende conto di quanti spazi ci siano senza andare a invadere quella zona. Che tra l’altro è prospiciente il parco di Mar Piccolo.

Che è stato istituito nel settembre 2020 ma è rimasto lettera morta.

Proprio così. Il Comune di Taranto non ha dato corso agli adempimenti, mentre a quest’ora avremmo dovuto avere il comitato di gestione costituito dai Comuni che rientrano nel parco. Si sarebbe dovuto dar vita a tutto l’iter per l’approvazione del piano del parco, che a sua volta dovrebbe essere la bussola che dovrebbe governare tutti gli interventi di quel territorio. Visto che si parla tanto di ambiente e di turismo! Sta succedendo esattamente il contrario: è il cemento che va verso il Mar Piccolo, quando dovrebbe essere il Parco del Mar Piccolo a condizionare tutta quella zona.

Torna forse, a questo punto, la domanda sulla necessità di costruire in quel punto un nuovo ospedale con tutti i presidi ospedalieri già sparsi per la città.

Quello è il bubbone di partenza: aver realizzato un nuovo ospedale il quel territorio pare un’operazione puramente speculativa. Ne ho scritto e parlato spesso in passato. Ma ora non è che a un errore bisogna rimediare con altri errori. Per altro, vogliono creare nuove infrastrutture per l’ospedale ma non hanno ancora deciso cosa fare di quello che c’è. Del SS. Annunziata cosa vogliono farne? Sì dicono tante cose e alcune sciocchezza. E poi: il corso di medicina l’hanno appena insediato a piazza Ebalia, come si va a pensare a nuove sedi, per quanti studenti, poi? E quanti fuori sede? Non si può andare avanti così. Improvvisando in maniera confusa e pericolosa.

Drammi umanitari

Il vescovo di Ventimiglia: “Ogni giorno i francesi riportano in Italia un’ottantina di persone”

Continua la crisi politica tra Francia e Italia sulla questione migranti. Alla frontiera sono stati intensificati i controlli con l’invio di migliaia di gendarmi francesi ma la situazione è pressoché immutata

foto Ansa/Sir
15 Nov 2022

di Patrizia Caiffa

Il pugno duro della Francia con l’Italia attraverso il rafforzamento dei controlli alla frontiera “è stato più una azione dimostrativa, una esibizione di forza. In questi giorni hanno intensificato leggermente i controlli ma senza eccedere. Purtroppo è una prassi che dura da anni: impedire il libero transito e riportare in Italia giornalmente circa una ottantina di persone con espedienti vari”. Queste le parole di mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-Sanremo, a proposito della querelle che sta opponendo i due Paesi sulla questione migranti.

Uomini, donne e bambini migranti che vogliono andare in Francia o in altri Paesi del nord Europa non possono oltrepassare liberamente la frontiera per via del Regolamento di Dublino (prevede che il migrante rimanga nel Paese dove è stato identificato) e anche perché la Francia ha sospeso gli accordi di Schengen nel 2015 dopo gli attentati terroristici a Parigi. Così sono costretti a ricorrere alle vie illegali e ai passeur (in cambio di denaro) per varcare il confine. Ma quando vengono intercettati dalle forze dell’ordine francesi sono rimandati in Italia, perfino i minori, anche se il trattato di Dublino lo vieta. “In teoria dovrebbero avere le prove che provengono dall’Italia. Così a volte le forze dell’ordine francesi fanno trovare nelle tasche dei migranti degli scontrini emessi in Italia e con questa scusa li riportano indietro. Purtroppo anche tanti minori – riferisce monsignor Suetta, che ha queste notizie dagli operatori sul campo -. E’ una delle tattiche che usano. Un’altra è quella di cambiare l’età dei minori o riportarli indietro con auto civetta: entrano nell’entroterra italiano e lontano da occhi indiscreti ne scaricano qualcuno e lo lasciano lì”.

Situazione immutata alla frontiera.“La Francia ha voluto evidenziare questa situazione incrementando il numero degli agenti alla frontiera – racconta il vescovo -. Ma sostanzialmente la situazione rimane immutata perché oramai da anni aveva deciso unilateralmente di sospendere Schengen. Con questo pretesto ha poi creato in realtà i problemi per la frontiera italiana”. Qualche settimana dopo i periodi di sbarchi più intensi si crea a Ventimiglia e dintorni una situazione di ingiustizia e degrado, con persone accampate lungo il fiume o sotto un viadotto autostradale in condizioni pessime, in attesa di attraversare il confine percorrendo rischiosi sentieri di montagna. In questi giorni non c’è stato un aumento di presenze. “I numeri sono leggermente fluttuanti ma sono sempre quelli”, precisa il vescovo. “E’ una sorta di fac simile della traversata del Mediterraneo. Questa povera gente è costretta ad avventure terribili. E con l’inverno la situazione peggiora”.

L’accoglienza Caritas. La Caritas di Ventimiglia da due anni ha messo a disposizione un paio di appartamenti per ospitare almeno donne e bambini in transito, circa 10/15 persone, sempre al completo. Al centro di ascolto, invece, distribuiscono cibo, vestiti e coperte. Collabora anche con Caritas Intemelia, una associazione di volontariato che condivide stile d’azione e ideali. La diocesi, d’intesa con la prefettura, spera entro fine mese di avere una risposta per una accoglienza di emergenza per l’inverno.

“È bene che Italia e Francia si parlino in pace – afferma monsignor Suetta – e a livello di Unione europea si componga una buona regia per governare il fenomeno epocale delle migrazioni in un’ottica di solidarietà nei confronti dei migranti e di lealtà nei confronti delle diverse nazioni europee. Non credo sia opportuno gettare benzina sul fuoco di questa polemica, che non è mai la strada migliore per risolvere le questioni”. “Detto con serenità, senza voler infierire – aggiunge -, a me non pare che la Francia abbia tutte queste ragioni per puntare il dito contro l’Italia. Disservizi ed errori di gestione purtroppo capitano un po’ ovunque”. “I problemi – puntualizza – a volte vengono sollevati non tanto per essere trattati ma perché strumentali ad altre finalità, sia da una parte, sia dall’altra. La situazione andrebbe affrontata nella maniera più oggettiva possibile, liberandoci da convincimenti di parte”.

Il suo auspicio finale è che “si colga questa circostanza spiacevole come un impulso a sedersi davvero intorno ad un tavolo, non solo Italia e Francia ma a livello europeo.

Ogni nazione europea assuma le proprie responsabilità di fronte a questo fenomeno”, magari “in maniera diversificata, perché ci sono Stati che possono accogliere in maniera più regolare”: “È ovvio che in Italia, a Malta, Cipro e Grecia, in relazione alla posizione geografica, prevale la dimensione dell’emergenza. Questa dimensione deve essere adeguatamente supportata e condivisa a livello europeo. Se la geografia non cambia gli interventi possono essere maggiori o minori, a seconda della necessità”.

Emergenze sociali

Caro energia, l’amministrazione Melucci erogherà bonus alle famiglie meno abbienti

foto Sir/Marco Calvarese
15 Nov 2022

Per fronteggiare il caro energia, arriva il bonus bollette firmato amministrazione Melucci: con un investimento di ben 450mila euro, l’esecutivo guidato dal sindaco Rinaldo Melucci sosterrà la spesa per le utenze di luce e gas dei tarantini, attraverso un avviso che nei prossimi giorni sarà reso pubblico, insieme ai criteri di concessione dei contributi una tantum.
«Abbiamo intercettato queste risorse – il commento del primo cittadino – ottimizzando alcuni capitoli di spesa destinati ad altre attività. Ci sembrava prioritario dare un segnale in questa direzione, alleggerendo l’impatto del caro energia sulle tasche di tanti nostri concittadini. Obiettivo, questo, che ci siamo posti anche dando seguito alle determinazioni assunte nel recente tavolo tenuto in Prefettura, dedicato proprio alle azioni da mettere tempestivamente in campo».
I bonus saranno di due tagli: 300 euro per i nuclei familiari fino a 3 persone, 500 euro per tutti gli altri. «L’avviso fornirà i dettagli necessari – ha spiegato Luana Riso, l’assessore ai Servizi sociali che ha proposto la delibera di indirizzo – punteremo ai nuclei familiari con bisogni maggiori, con un Isee non superiore a 11mila euro».
Questa iniziativa nasce anche dalle sollecitazioni di due consigliere comunali, Elena Pittaccio e Stefania Fornaro.

Hic et Nunc

Incontriamoci: i giovani chiamati a dire la loro nelle assemblee sinodali

INTERVISTA AD UNA RAPPRESENTANZA DEI VICARI ZONALI

15 Nov 2022

di Marina Luzzi

 

Fiducia, Partecipazione, Accogliere, Cura, Linguaggio, Comunità, Ascolto, Concretezza: queste le otto parole chiave su cui si sono interrogati un centinaio di giovani della diocesi di Taranto, che nel weekend hanno partecipato ai Tavoli sinodali promossi dall’arcidiocesi ionica e in particolare dal Servizio diocesano di Pastorale Giovanile.

Divisi in tavoli da dieci, con un coordinatore a tenere le fila e un sacerdote vicario zonale ad ascoltare e proporre ulteriori spunti di riflessione, hanno così contribuito a quel dibattito fecondo che vuole essere il Sinodo, secondo l’idea lanciata da Papa Francesco.

Prima del confronto tra loro, si è tenuto un momento di preghiera nella cappella del seminario di Poggio Galeso, con l’invocazione allo Spirito e le riflessioni dell’arcivescovo, mons. Filippo Santoro.

Al termine dei lavori abbiamo intervistato, in rappresentanza di tutti, due vicari zonali seduti ai tavoli insieme ai ragazzi per capire cosa è emerso dal confronto.

Fotografia

Presentato il Calendario delle bellezze sentimentali tarantine

Nella sede del circolo fotografico Il Castello, in via Plinio, che quest’anno celebra i suoi trent’anni di attività

foto Gxt
14 Nov 2022

Nella sede del circolo fotografico Il Castello, in via Plinio, l’associazione Giustizia per Taranto ha presentato alla città il nuovo ‘Calendario delle bellezze sentimentali tarantine’ per il 2023. Il progetto, giunto alla sua quarta edizione, è figlio di un contest pubblico che quest’anno ha riguardato i soci del circolo fotografico: un modo per unire l’esaltazione delle bellezze del territorio alla celebrazione del trentennale di questa eccellenza della nostra città. Il tema scelto per il 2023 è stato ‘Il quartiere’. L’invito è a posare lo sguardo su porzioni di città che viviamo quotidianamente, interrogandoci sull’importanza che assumono nella nostre vite. L’obiettivo, come sempre, è quello di acquisire una sempre maggior consapevolezza sulla bellezza e l’unicità di Taranto, contribuendo a infondere quella fiducia che costituisce terreno fertile per il cambiamento auspicato.

Come sempre la scelta degli scatti è stata resa difficile dalla qualità messa in campo dei partecipanti. Le foto che ci accompagneranno nel 2023 sono di Viviana Zito, Ezio Bruno, Arsida Paraspuari, Raimondo Musolino, Tommaso Petrosino, Bonaventura Novellino, Pierluca Lubello, Valentina Funetta e Angelo Palumbo.

Augurando lunga vita al circolo fotografico Il Castello, ringraziamo di cuore gli autori degli scatti, grazie al cui prezioso punto di vista potremo, anche nel nuovo anno, diffondere bellezza e finanziare le azioni dell’associazione in favore della città.

Il calendario è acquistabile con un contributo di dieci euro nella sede di Giustizia per Taranto e dai rivenditori che aderiscono al progetto, che è possibile visionare al link

https://www.giustiziapertaranto.org/calendario-delle-bellezze-tarantine/

Libri

L’ultima raccolta di poesie di José Minvervini: la parola poetica che è passione e dolore

14 Nov 2022

Scrive poesie dall’adolescenza e da allora segue con interesse quanto nel mondo della letteratura e della poesia accade. Come ha fatto per anni anche per il “Nuovo Dialogo”. Ma lo fa senza lasciarsi sedurre dalle mode, mantenendo una sua costante fiducia nella capacità descrittiva e esplicativa della parola poetica. Il compito del poeta, sostiene, è quello di trasmettere i suoi versi cui affida i suoi sentimenti, le sue convinzioni, e per poterlo fare deve mantenere una accessibilità pur nella complessità del linguaggio.

È una poesia elegiaca, con forti tratti lirici, quella che José Minervini ama comporre vorsi e la sua strada editoriale, che è fatta anche di molti saggi letterari e storici e in particolare di molti scritti danteschi, giunge ora a una nuova tappa, segnata dal suo quinto libro: Voce dei verbi, edito, come i tre precedenti, dall’editore Scorpione.

A dieci anni di distanza dal precedente, Di Taras i canti, volume incentrato sul ricchissimo patrimonio storico archeologico conservato nel Museo nazionale di Taranto, (e la plaquette Tempo profondo, dedicata a una riflessione spirituale) con quest’ultimo volume torna ai temi a lei cari o li recupera, avendoli selezionati tra i tanti da lei scritti tra gli anni Ottanta e l’anno in corso: il mondo degli affetti e il dramma del distacco (particolarmente intense sono le poesie dedicate al padre scomparso anni fa), il passare del tempo e il persistere dei valori fondamentali, i rimandi letterari, la realtà circostante, con i suoi problemi e le sue realtà.

È la stessa autrice a mettere in evidenza la struttura circolare della silloge “che inizia e si conclude nel nome della Madre, cioè della Vita, infinito ritorno, e che comprende, dopo la dedica, quasi un tentativo maldestro di poema, l’esposizione del tema ricorrente – la parola poetica che è passione dolore – e l’invocazione non alla Musa, ma allo Spirito pentecostale che dona parole fiammanti di poesia, nate dal silenzio, cioè dal raccoglimento interiore dell’anima che si fa cappella”.

Il titolo è un esercizio letterario che si estrinseca nella profilazione dei capitoli, che prendono tutti movimento dal verbo ordinatore e che rappresentano, di volta in volta, l’azione di fuggire, ricordare, finire, contemplare, leggere, lavorare, scrivere.

Intensi i versi sentimentali: “Dimmi, amore mio, dimmi che il tempo / ha spezzato i suoi perfidi orologi, / che abbiamo attraversato gli anni a guado / e bruciato le anagrafi e le date (…) che importa se mi guardi / dal colmo dell’estate? / Se disti da me lo spazio di una vita? …” (da “Voce del verbo contemplare” 13)

Altrettanto intensi, ma in maniera diversa, i versi della raccolta “Voce del verbo lavorare”, che hanno cenni di elaborazione più attualistica, fino al linguaggio quasi automatico di “Appunti per recensioni di spettacoli”: “…Malinconia, iridescenza di luci; / lo speaker, il garbo del giovane colto. / Il pianoforte è bianco (i nome dello sponsor) / ritorno d’immagine della compagnia… / Geometria dei suoni. / Veli e voli. Vedi Lorca. / Lorca? L’orsa. / Vaghe stelle dell’orsa io no credea… / Tre cartelle: sufficit. Domani h. 10…”.

La sua selezione, in un ampio ventaglio di composizioni scritte dagli Ottanta a oggi segue una logica narrativa precisa, ma lascia intravedere che presto altre raccolte potranno apparire.

Eventi a Taranto e provincia

Mar piccolo, bene comune: il progetto Oikos

“Mar piccolo, mare del Mediterraneo” è un confronto per innescare percorsi generativi e nuove visioni

14 Nov 2022

Il 17 novembre, alle ore 15.30, si darà pubblicamente avvio ad uno dei progetti di Oikos, il percorso Oikos università, con l’obiettivo di mettere in rete diverse università del Mediterraneo (in questo momento sono collegate: Bari, Barcellona, Roma, Nizza, Al Alzhar, Loppiano). Il filo rosso sarà il mare, visto come Bene comune.

L’idea è quella di costruire una visione del Mediterraneo come casa comune di tutti i popoli, dove pensieri e visioni diverse possono contribuire a un dialogo fecondo. Dal Mediterraneo guarderemo al Mar piccolo, per riscoprirlo come Bene comune della città.
Presenteremo, per l’occasione, il IV quaderno della collana “Mar piccolo e Taranto”, scoprendo, grazie al prof. Stefano Vinci, una regolamentazione del 1400: il “Codice piscatorio” che garantiva la sostenibilità del mare di Taranto.
L’appuntamento è nella sala conferenze del Dipartimento jonico, in via Duomo, a Taranto.

Vita sociale

“Sottozona 32”: contro la cementificazione si è costituito il Comitato città sostenibile

14 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Le mire edilizie sulla cosiddetta “sottozona 32”, ovvero l’ampia area compresa tra il nuovo ospedale San Cataldo e Cimino, dove si vorrebbero creare nuovi insediamenti di varia natura, continuano ad alimentare un vivace dibattito tra la politica e la società civile. Contro il rischio di urbanizzazione di quella zona che, sorgendo a ridosso del Parco del Mar Piccolo (istituito di fatto ma ancora non concretizzato), dovrebbe conservare nel migliore dei modi la propria vocazione ambientale e paesaggistica, si è costituito in città un comitato, il “Comitato città sostenibile”, cui hanno aderito moltissime associazione e molti professionisti del settore, che parte da presupposti chiari: Taranto è una delle realtà più cementificate d’Italia, anzi d’Europa, e ha una popolazione, come del resto abbiamo rimarcato qualche giorno fa, in netto, continuo calo, ed ha anche migliaia di appartamenti vuoti che dimostrano in modo chiaro, che non c’è alcun bisogno di nuovo cemento.

Se in Italia la copertura artificiale di suolo arriva al 7% del territorio nazionale, quasi il doppio della media europea, a Taranto si arriva alla cifra iperbolica del 21% della superficie comunale, il che equivale al triplo della media nazionale, cinque volte il dato europeo. E nessuna presunta esigenza più spingere a nuove edificazioni, che del resto sono espressamente scoraggiate dall’Ue.

La giunta comunale, nei giorni scorsi, ha deciso di fatto una modifica della pianificazione, ritagliando la porzione che riguarda le strutture da edificazione in appoggio al nuovo ospedale, di fatto lasciando in sospeso le altre porzioni, ma anche questo provvedimento non viene ritenuto molto migliorativo, prevedendo comunque una urbanizzazione ritenuta inutile e inefficace.

Il comitato ha così individuato quattro direttrici fondamentali: respingere qualsiasi progetto che prospetti l’ulteriore espansione dell’abitato e l’edificazione di nuove aree; individuare all’interno della città già edificata gli spazi e i contenitori per lo sviluppo di nuove funzioni; tutelare il paesaggio, anche attraverso l’istituzione di aree naturali protette, adeguando il piano urbanistico alle previsioni del Piano paesaggistico territoriale regionale; pervenire nel più breve tempo possibile a un Piano urbanistico generale (PUG) indirizzato dal principio di consumo di suolo a saldo zero (obiettivo fissato dalla stessa Commissione europea).

“Nonostante la tendenza ormai consolidata al declino demografico (oltre quattordicimila abitanti in meno rispetto al 2013) – scrivono associazioni e professionisti che hanno costituito il comitato – i terreni edificati continuano ad aumentare anche nella nostra città e si progettano ulteriori colate di cemento. Un vero e proprio spreco di territorio a vantaggio di pochi e a danno della collettività. È necessario arrestare queste dinamiche: le energie e le risorse delle istituzioni pubbliche e degli operatori privati vanno rivolte al recupero ed alla rigenerazione dell’esistente e alla valorizzazione del paesaggio, a partire dagli immediati adempimenti previsti per il Parco Naturale Regionale del Mar Piccolo e dalla necessaria attenzione ad aree di interesse naturalistico come l’Oasi della Salina Piccola o la pineta in zona Blandamura”.

Al Comitato città sostenibile hanno finora aderito Arca Taranto; Arci AL42; Arci Futurja; Arci Gagarin; Associazione culturale Gruppo Taranto; Comitato Parco regionale del Mar Piccolo; Fillea Cgil Taranto; Forum Salviamo il Paesaggio – Taranto; Fucina 900; Italia Nostra – Taranto; Legambiente Taranto: Libera – Taranto; Lipu Taranto; Osservatorio permanente Salinella; Peacelink; puntapenna.info; SiAmo Taranto; Mario Carobbi (architetto); Assunta Cocchiaro (archeologa); Leo Corvace (ambientalista); Giovanni Fanelli (ricercatore Cnr Taranto); Rino Giangrande (presidente dell’Associazione interprovinciale Grande Salento); Massimo Prontera (architetto).

Sulla questione della sottozona 32, di grande importanza per il futuro della città, torneremo per approfondimenti.

Letteratura

Tacciano le armi: un grido nel deserto dal mondo della cultura

14 Nov 2022

di Paolo Arrivo

È stata l’unica italiana presente a un festival storico. Alla 26esima edizione del “Ditët e Naimit”. Un’occasione, la manifestazione andata in scena in Macedonia e Kosovo, che è servita ad esportare il talento della poeta e drammaturga tarantina, e nel contempo a ribadire la necessità del dialogo tra nazioni e popoli: Mara Venuto è naturalmente una donna di pace. Lo spirito di pace ha albergato nella recente manifestazione. Mentre la guerra continua, infuria in Ucraina.

Tacciano le armi

Cosa ne pensa lei sulla questione più dibattuta? “La mia posizione è simile a quella di tanti cattolici, proposta e portata avanti da papa Francesco sin dall’inizio del conflitto: l’invito a far tacere le armi e a riaprire i negoziati. Questa posizione, intesa come grido nel deserto, è molto minoritaria oggi”. “In Italia ci sono persone non favorevoli alla guerra, per ragioni egoistiche – spiega meglio la signora Venuto – per le ripercussioni importanti che ci sono state sull’economia”. In realtà il cessate il fuoco dovrebbe essere motivato dal sentimento di empatia o compassione verso la popolazione colpita.

L’invito è a guardare oltre: “Lo spargimento di sangue, le distruzioni, in un Paese che era già povero, di fatto condanna alla povertà intere generazioni”. Il guaio è che la volontà di pace sembra mancare anche dalla parte ucraina. MV ricorda il concerto per la pace che ha presentato il mese scorso ad Ostuni: “C’erano giovani musiciste ucraine residenti in Italia, alle quali ho chiesto se sperassero in una risoluzione del conflitto. La loro risposta è stata: noi non speriamo nella fine: noi vinceremo, schiacceremo la Russia”.

La missione della cultura,

l’esempio di Mara Venuto

Tornando all’esperienza del Festival “la realtà trovata in Macedonia e in Kosovo presenta analogie con quella di Ucraina e Donbass: si tratta di territori abitati da popolazioni diverse dal punto di vista etnico, linguistico e religioso, in contrasto le une con le altre”. Ecco la presenza salvifica della poesia. Che chiama a raccolta i suoi interpreti da tutto il mondo, anche dalle zone di conflitto, per unire. “Un tentativo riuscito, che ci dà anche una prospettiva, su quanto potrebbe accadere: ci fa comprendere che se c’è un obiettivo comune, la pace, contro l’inferno in terra della guerra, i popoli dovrebbero cercare di dialogare e riunirsi”.

La cultura in generale ci insegna che “non può esserci la fine delle ostilità senza un compromesso”. “Tutti devono rinunciare a qualcosa, altrimenti manca la base per negoziare”, aggiunge l’autrice della raccolta La lingua della città (Delta 3 Edizioni) ricordando che al festival c’erano poeti dalla Turchia e dagli Stati Uniti, un poeta proveniente dal Pakistan (“altra polveriera”), da Paesi prevalentemente ostili. “L’intento di tutti era quello di dialogare, di aprirsi, di ascoltarsi anche in lingue differenti. Non si comprende spesso quasi nulla ma si può entrare in un certo spirito”.

 

Città

Martedi 15 novembre, a partire dalle ore 11, apertura del Ponte girevole

foto d'archivio G. Leva
14 Nov 2022

Martedi 15 novembre, a partire dalle ore 11, sarà effettuata l’apertura straordinaria del Ponte girevole per permettere il transito in ingresso di nave Garibaldi.

In caso di eventuali emergenze, al fine di permettere il transito di ambulanze, di mezzi dei Vigili del Fuoco e di autopattuglie il ponte potrà essere chiuso con un preavviso di almeno 30 minuti.

Angelus

La Giornata mondiale dei poveri occasione per “rompere la sordità interiore”

Sordità che tutti noi abbiamo e che ci impedisce di ascoltare il grido di dolore soffocato dei più deboli

foto Vatican media/Sir
14 Nov 2022

di Fabio Zavattaro

In questa penultima domenica del tempo ordinario Paolo e Luca ci aiutano a riflettere sulla condizione umana; il primo, l’apostolo delle genti, affronta con la comunità di Tessalonica il tema della speranza e dell’operosità e chiede loro di allontanarsi da chi conduce una vita disordinata e oziosa. Luca, con le parole di Gesù, invita a vivere il tempo presente con sapienza, discernimento e perseveranza. Il Signore dice che ci saranno distruzioni e persecuzioni, ma, scrive l’evangelista, “non lasciatevi ingannare”, “non andate dietro” ai falsi profeti, “non vi terrorizzate”. L’invito è chiaro: non perdere la fiducia nella parola di Dio. Non è un caso che Luca termini il brano dicendo: nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Sorprendente questa frase: Gesù annuncia distruzioni, persecuzioni, sofferenze, eppure invita a non disperare, a perseverare anche nei giorni bui. È il tempo della contraddizione della speranza. Gesù parla dalla città di Gerusalemme che lo vedrà morire sulla croce, città che cadrà nel 70 dopo Cristo, il cui tempio sarà distrutto. Ma è proprio qui che avviene il fatto che pone in secondo piano tutte le altre cose, aprendo il cuore alla speranza: la resurrezione di Gesù.
Nella domenica, Giornata mondiale dei poveri, l’invito che ci viene dalle letture, dice in San Pietro il papa è di non lasciarsi ingannare, di non leggere “i fatti più drammatici in modo superstizioso o catastrofico, come se fossimo ormai vicini alla fine del mondo e non valesse la pena di impegnarci più in nulla di buono”; ancora, di non lasciarci guidare dalla paura magari affidandoci alle “fandonie di maghi o oroscopi, che non mancano mai” o a “qualche messia dell’ultim’ora, in genere sempre disfattisti e complottisti”.
Ecco allora la parola perseveranza. Essere “severi, ligi, persistenti”, dice Francesco, in ciò che sta a cuore al Signore, concentrandoci “su ciò che resta, per evitare di dedicare la vita a costruire qualcosa che poi sarà distrutto, come quel tempio, e dimenticarsi di edificare ciò che non crolla, di edificare sulla sua parola, sull’amore, sul bene; perseveranti, severi e decisi “nell’edificare su ciò che non passa”, ovvero “costruire ogni giorno il bene”.
La Giornata mondiale dei poveri è l’occasione, attraverso le parole di Gesù, di “rompere quella sordità interiore che tutti noi abbiamo e che ci impedisce di ascoltare il grido di dolore soffocato dei più deboli”, di “piangere con loro e per loro” nel vedere “quanta solitudine e angoscia si nascondono anche negli angoli dimenticati delle nostre città”. Lì si vede “tanta miseria e tanto dolore e tanta povertà scartata”.
Nell’omelia in San Pietro papa Francesco dice: “anche oggi viviamo in società ferite e assistiamo, proprio come ci ha detto il Vangelo, a scenari di violenza – basta pensare alle crudeltà che sta soffrendo il popolo ucraino –, di ingiustizia e di persecuzione”. Sull’Ucraina il vescovo di Roma tornerà anche nel discorso dopo la recita dell’Angelus parlando di terra martoriata: “la pace è possibile. Non rassegniamoci alla guerra”; alla “sciagura della guerra che provoca la morte di tanti innocenti e moltiplica il veleno dell’odio”. Oggi molto più di ieri, afferma il Papa nella basilica vaticana, “tanti fratelli e sorelle, provati e sconfortati, migrano in cerca di speranza, e tante persone vivono nella precarietà per la mancanza di occupazione o per condizioni lavorative ingiuste e indegne”.
Di qui l’invito “forte e chiaro” che viene dalle parole del Vangelo a non lasciarci ingannare: “non diamo ascolto ai profeti di sventura; non facciamoci incantare dalle sirene del populismo, che strumentalizza i bisogni del popolo proponendo soluzioni troppo facili e sbrigative. Non seguiamo i falsi messia che, in nome del guadagno, proclamano ricette utili solo ad accrescere la ricchezza di pochi, condannando i poveri all’emarginazione”, ha affermato il papa. In mezzo all’scurità “accendiamo luci di speranza”, e nelle situazioni drammatiche cogliamo “occasioni per testimoniare il Vangelo della gioia e costruire un mondo più fraterno, almeno un po’ più fraterno; impegniamoci con coraggio per la giustizia, la legalità e la pace, stando a fianco dei più deboli. Non scappiamo per difenderci dalla storia, ma lottiamo per dare a questa storia, che noi stiamo vivendo, un volto diverso”.

Editoriale

Tra emergenze fasulle e lotta alle Ong, anche …

ph Sos Mediterranee
14 Nov 2022

di Emanuele Carrieri

Da qualsiasi angolazione la si guardi, da qualunque prospettiva la si osservi, questa vicenda della nuova opposizione tra Francia e Italia sugli approdi degli immigrati è una brutta storia. E non perché non possa esserci dissenso, tra Francia e Italia, ma perché ci si è arrivati, come in una commedia all’italiana, per una battuta inappropriata, per una frase inopportuna. Non per una scelta intenzionale quando tutte le altre vie di compromesso erano ormai esaurite, dunque, ma per un commento di Salvini, senatore, ministro e vicepresidente del Consiglio dei ministri di questa Repubblica, pronunciato per giunta – come è noto – dopo che un faticoso accordo era stato raggiunto, con un piccolo successo simbolico dell’Italia. Ma c’è di più, molto di più: come in uno straordinario effetto dejà vu, le diplomazie dei due paesi – ma al fianco della Francia c’è il gotha dell’Unione europea – rompono i rapporti in un momento delicatissimo per l’Italia, proprio mentre il nostro Paese è a metà del guado per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del tutto in alto mare per l’accordo sui prezzi del gas, vitale per l’Italia. Il conclusivo e più importante elemento di rimpianto è che si polemizza su una questione che è più ideologica che reale: infatti le grandi polemiche sugli sbarchi sono una replica sbiadita di quello che accadde fra l’estate del 2017 e quella del 2018, quando la grande ombra dei flussi migratori mise a repentaglio gli equilibri dell’accoglienza nel nostro Paese. Ora come allora, prima o poi qualcuno dal governo dovrà spiegare la differenza fra persone, fra esseri umani tratti in salvo dalle navi delle Ong e quelli soccorsi dalle imbarcazioni della Marina militare, dalla Guardia costiera, dai mercantili e dai pescherecci battenti bandiere di altre nazioni. Ecco perché la prima legittima domanda oggi, con numeri e proporzioni totalmente più bassi rispetto al passato, è: come si fa a polemizzare per una emergenza che tale non è, almeno non ancora? Necessita dunque, riavvolgere il nastro di questa surreale faccenda dall’inizio dell’ultima crisi. Sembrava che tutto fosse andato per il giusto verso quando per pochissimi momenti Giorgia Meloni aveva parlato con Emmanuel Macron, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Sharm el-Sheikh, in Egitto. Era stato allora, in quel dialogo, che il presidente francese aveva stupito tutti con la grande e imprevista apertura: Macron offriva la sua disponibilità di massima a fare sbarcare in Francia i profughi soccorsi dalla Ocean Viking. La Meloni teneva segreto questo incontro per ventiquattro ore, per non rischiare di rovinare l’accordo e pregustava un proprio successo diplomatico. Non è quindi un caso, dunque, che la notizia trapeli solo da Parigi, ripresa dall’agenzia Ansa: “La Francia aprirà il porto di Marsiglia alla Ocean Viking nella notte fra mercoledì e giovedì, dipenderà da quando lascerà il sud del Mediterraneo”. La presidente del Consiglio dei ministri non commenta, i diplomatici italiani si fregano le mani, i dirigenti di Fratelli d’Italia, con in testa Ignazio La Russa già stappano le bottiglie di spumante: “Sarà un trionfo! Abbiamo ottenuto più di tutti gli altri governi!”. È vero, ma innanzitutto sul piano simbolico. Ma poi, inspiegabilmente, salta tutto per aria. E tutto precipita quando il segretario federale della Lega rilascia una dichiarazione apparentemente spensierata: “La Francia aprirà il porto di Marsiglia. Bene così! L’aria è cambiata”. La reazione di Parigi è furibonda: Macron si dice “deluso dalla Meloni”. I francesi parlano di “gravi errori della presidente del Consiglio”. E a nulla serve il comunicato con cui, in serata, Giorgia Meloni prova a riparare con una nota in cui rivela “il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità della emergenza migratoria. Troppo tardi. È Salvini ad aver sottovalutato le proprie parole, o Macron che ha preso la palla al balzo? È difficile dirlo con precisione. Di certo ha un peso enorme, oltralpe, la scena grottesca di Tolone, dove gli immigrati della Ocean Viking sbarcano su una banchina arroventata dove, da un lato ci sono gli attivisti e i militanti della gauche che urlano contro l’Italia perché ha respinto i profughi del mare, e dall’altro ci sono i sostenitori e i simpatizzanti di Marine Le Pen che urlano contro Macron perché ha accettato la nave. Come lo giri e come lo volti, è un vero e proprio pasticcio. Ma la reazione francese fa esplodere sui social anche le visioni del video con cui Giorgia Meloni mostra la ruspa con cui in Francia vengono sgombrati gli immigrati. Ormai la situazione è di tutti contro tutti. Le uova sono rotte e i cocci non si rimettono insieme. Un accordo chiuso in maniera magistrale diventa, invece, il teatro di una nuova guerra da cui l’Italia non ha proprio nulla da guadagnare. Anzi.