Emergenze ambientali

Commissione Ue: “Con Euro7 per auto, bus e camion, migliore qualità dell’aria”

10 Nov 2022

La Commissione europea presenta oggi una proposta per ridurre l’inquinamento atmosferico dei nuovi camion, furgoni, automobili e autobus venduti nell’Ue, “mantenendo i prezzi accessibili per i consumatori e promuovendo la competitività”. L’obiettivo è la vendita di auto a emissioni zero nel 2035. Lo comunica la Commissione europea in una nota. I nuovi standard Euro7 garantiranno “veicoli più puliti sulle nostre strade e una migliore qualità dell’aria, proteggendo la salute dei cittadini e l’ambiente”, spiega la Commissione. Le norme Euro7 e la legislazione sulle emissioni di Co2 puntano, in particolare, a incrementare la diffusione dei veicoli elettrici. Le normative forniscono, poi, all’industria automobilistica le linee guida per “ridurre le emissioni inquinanti, anche utilizzando le tecnologie digitali”. Inoltre, la proposta affronta il problema delle emissioni prodotte dai tubi di scappamento, dai freni e dagli pneumatici. Nel 2050, si prevede che oltre il 20% delle auto e dei furgoni e oltre la metà dei veicoli più pesanti in circolazione continueranno a emettere sostanze inquinanti. Anche i veicoli elettrici a batteria continuano a inquinare a causa dei freni e delle microplastiche prodotte dagli pneumatici. Con queste normative si punta al raggiungimento dei nuovi standard di qualità dell’aria più stringenti proposti dalla Commissione il 26 ottobre 2022.

Hic et Nunc

Colleziona opere d’arte contemporanea per tutta la vita e le dona al Mudi

10 Nov 2022

di Marina Luzzi

Don Francesco Simone, direttore del Mudi, si commuove nel raccontare una storia che non sembra appartenere ai nostri tempi. È quella di Paolo Pace (nome di fantasia), 86 anni, impiegato con figli, una vita semplice, modesta, resa speciale da una grande passione per l’arte. Nella sua casa, don Francesco ha passato l’estate a catalogare opere di Bruno Cassinari, Mario Sironi, Ernesto Treccani, Ottone Rosai, Antonio Rolla, Sante Polito, lo scultore Carlo Zauli, Giuseppe Migneco, Tano Festa, Michelangelo Pistoletto, Antonio Piga, Luigi Guerricchio e tanti altri. Un grande patrimonio di arte contemporanea che questo anziano ha deciso di donare alla Curia ed in particolare al Museo diocesano di Taranto. Ieri nello studio del notaio Vincenzo Davide Greco, a Palazzo Doria Pamphilj, in via del Corso a Roma, è stato firmato l’atto di donazione della collezione di quasi 200 opere, alla presenza dell’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro, che ha firmato l’atto accettando questa donazione.

«Il signor Pace ha chiamato il centralino della Curia la scorsa primavera, dicendo di avere delle opere da donare. Non era la prima volta che accadeva che qualcuno chiamasse per donare. Pensavo ad un singolo pezzo invece, compreso che si trattasse di un’intera collezione, gli ho chiesto il perché volesse separarsi da tanta bellezza. Mi ha spiegato che sentendo che la sua vita stesse giungendo al termine aveva paura che questo patrimonio andasse perduto. Così ci siamo accordati e sono andato a casa sua, dove si trovavano le opere. Quando le ho viste alle pareti sono rimasto a bocca aperta. C’erano sculture, acquerelli, tavole, olio su tela, tutte della seconda metà del ‘900 e poi 7 opere di arte antica, di cui una tavola del ‘500, una del ‘600 e due del ‘700- racconta il direttore del Mudi – a quel punto mi sono subito  accertato che i due figli fossero d’accordo con la decisione del padre e così anche l’ex moglie, che ne conservava una parte. Mi hanno confermato di essere tutti concordi e -qui la voce si rompe per l’emozione – mi hanno detto che in quelle tele, in quelle sculture, c’è l’anima del padre e loro volevano che rimanesse intatta e fruibile a tutti, rendendo anche noti la fatica e il sacrificio che ha fatto per collezionarle. Così mi sono attivato. Un percorso complesso che ha trovato subito il consenso dell’arcivescovo Santoro, che ha voluto incontrare Pace. Ieri finalmente la firma. Un altro momento emozionante, con il nostro donatore che piangeva a dirotto sentendo il notaio leggere ad alta voce l’atto. Lacrime di felicità – ci ha spiegato – pensando a quante persone ora potranno ammirare questo patrimonio e anche che le sue fatiche così erano state ripagate. Agosto l’ho trascorso a casa del signor Paolo a catalogare ogni singola opera per autore, titolo, materia e tecnica e ovviamente per fare una stima economica, sulla base delle quotazioni dei singoli artisti». Non è dato sapere la cifra ma è facilmente intuibile che parliamo di centinaia di migliaia di euro.
«Allestiremo una parte della collezione penso già per la prossima primavera, parliamo di una novantina di opere circa, poi verrà il resto. L’obiettivo è creare una collezione permanente con un percorso didattico. La mia idea, avendogli promesso di andare a trovarlo, è anche quella di inserire degli audio accanto ad alcune tele, con la sua voce che le spiega. All’interno della collezione trovano posto pure degli artisti di Taranto e della provincia, come Giuseppe Rossetti, Marco Musanti e Benedetto d’Amicis.  Sono tutte opere inedite, nessuno le ha viste e questo ha un valore aggiunto importantissimo anche per il museo, che così diventa un attrattore e poi è bello pensare che l’ente diocesi si apra anche al mondo del contemporaneo, anche se non si tratta di oggetti sacri. Una storia che ho vissuto con grande sentimento, quasi un regalo personale, la dimostrazione che le cose belle accadono ancora»- conclude don Francesco.
Molto contento anche l’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Filippo Santoro. «Andando oltre il valore delle opere, l’aspetto interessante di questa storia – sottolinea –  è che quest’uomo voleva che tanta bellezza fosse custodita in un luogo fruibile al pubblico, esente da interessi commerciali e ha pensato alla Chiesa della nostra diocesi, come cultrice dell’educazione della gente, della vita. Ieri, mentre attendevamo di firmare a Roma, mi ha detto che così si realizzava il sogno della sua vita, non mettere al bando le sue opere, non venderle per trarne guadagno. Questa storia è anche una grande dimostrazione della fiducia che la gente ha verso la Chiesa. La bellezza è nutrimento per tutti. Penso a Palazzo Santa Croce, che abbiamo restaurato e fatto diventare un centro di accoglienza per senzatetto. Uno di loro un giorno mi ha detto: ‘io in un posto così bello non ci sono mai stato e mi viene naturale prendermene cura’. Curiamo la bellezza, cureremo anche il cuore dei più fragili».

 


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Amministrazione locale

A Crispiano, un incontro sul patrimonio sotterraneo nel territorio delle 100 masserie

Giovedì 10 novembre, alle ore 18, nella sala consiliare del Comune di Crispiano, si terrà l’incontro promosso dall’assessorato alla Cultura di Crispiano

foto: assessorato cultura di Crispiano
10 Nov 2022

Questa sera, giovedì 10 novembre, alle ore 18, nella sala consiliare del Comune di Crispiano, si terrà l’incontro dal titolo “Tutela e valorizzazione del patrimonio sotterraneo nel territorio delle 100 masserie“, promosso dall’assessorato alla Cultura dell’amministrazione comunale di Crispiano, congiuntamente al centro studi ‘Angelo Carmelo Bello’ di Crispiano, al Centro speleologico dell’Alto Salento di Silvio Laddomada (Martina Franca) e al Gruppo Speleo di Statte. All’evento sarà presente anche la dott.ssa Annalisa Biffino della Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo.

Crispiano ha una storia antica che va raccontata e che risale alla notte dei tempi, se pensiamo ai suoi ori depositati al Museo Marta di Taranto.

Insieme alla consigliera con delega al Turismo, Monica Taurino, ci saranno, in rappresentanza delle associazioni, come relatori Silvio Laddomada, Arianna Crivelli, Dino Grassi e Cosimo Gentile.

locandina dell’assessorato cultura comune di Crispiano

Drammi umanitari

In Italia, il primo corridoio umanitario per minori migranti soli

Finora sono arrivati in Italia dai campi per rifugiati in Niger, nove ragazzi sudanesi in fuga dalla guerra in Darfur. In tutto si prevede di accoglierne 35. Il progetto si intitola “Pagella in tasca” ed è realizzato dall’organizzazione umanitaria Intersos in collaborazione con Unhcr

foto Fabio Bucciarelli per Intersos
10 Nov 2022

È il primo corridoio umanitario per minori migranti soli, un’esperienza unica in Italia, in Europa e forse nel mondo. Serve a dare la possibilità di studiare e realizzare il loro sogno di vita a bambini e ragazzi fuggiti da conflitti e povertà da soli, senza familiari ad accompagnarli. Il progetto, promosso da Intersos insieme ad Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, si intitola “Pagella in tasca. Canali di studio per minori rifugiati” ed è realizzato grazie a un protocollo d’intesa con i ministeri degli Affari esteri e della cooperazione italiana, dell’Interno e del Lavoro. L’idea nasce con l’appoggio della diocesi di Torino. È stato finanziato dalla Conferenza episcopale italiana con 400.000 euro, tramite la Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. Tra gli altri partner, la Fondazione Migrantes della Cei e il Comune di Torino. Nell’ottobre 2021 è arrivato un primo gruppo di cinque ragazzi, il 12 ottobre 2022 sono sbarcati all’aeroporto di Torino altri quattro. Ora stanno preparando le carte per far partire altri cinque ragazzi. Sono tutti sudanesi, provenienti dai campi per rifugiati in Niger. L’obiettivo è inserirli in famiglia tramite l’affido familiare, con una borsa di studio di 12 mesi che permette loro di iniziare o proseguire gli studi. In totale il progetto
prevede l’arrivo in Italia di 35 ragazzi, tra i 16 e i 17 anni. Hanno tutti situazioni drammatiche alle spalle.

foto Martina Martelloni per INTERSOS

“Una forte motivazione allo studio è stato il criterio principale di selezione” spiega al Sir Elena Rozzi, coordinatrice del progetto “Pagella in tasca” di Intersos. “Il paradosso è che i minori stranieri non accompagnati, che sono tra i più vulnerabili, non possono accedere ai corridoi umanitari tradizionali. Le procedure che dovrebbero tutelarli, nei fatti li escludono”, precisa. I motivi sono complicazioni di carattere burocratico, anche perché è necessario il consenso dei genitori (spesso non rintracciabili). Inoltre devono essere accolti in strutture apposite per minori. Gli operatori di Intersos hanno però scoperto che  in Italia “esiste un permesso di soggiorno per studio per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni che non viene mai utilizzato. Così lo abbiamo sfruttato. Poi una volta inseriti in famiglia e nei percorsi scolastici possono fare richiesta d’asilo con le normali procedure. Non è stato facile: le procedure per i minori sono più complicate e i tempi si sono allungati più del previsto ma ci siamo riusciti. I ragazzi si sono inseriti molto bene in famiglia. Le cose stanno andando oltre le nostre aspettative”.

Intersos accompagna le famiglie affidatarie con la mediazione culturale, il supporto educativo, il sostegno nelle pratiche per la richiesta d’asilo. I servizi sociali dei Comuni coinvolti si occupano di seguire le famiglie, che rientrano nei tradizionali percorsi di affidamento familiare. La maggior parte sono a Torino, un paio di ragazzi sono ad Alba e a Genova ma l’intenzione sarebbe di estendere la rete. La coordinatrice del progetto lancia a questo proposito un appello: “Ci piacerebbe che altri Comuni e realtà della società civile partecipassero”.

A Torino, tra famiglia e studio. Alcuni ragazzi stanno frequentando le 150 ore delle scuole speciali per l’alfabetizzazione degli adulti. Uno di ha imparato a leggere e a scrivere in italiano a 17 anni. Altri sono inseriti alle scuole medie, uno al terzo anno di liceo linguistico: “Hanno una volontà e una forza eccezionale, che ha consentito loro di sopravvivere alla guerra in Darfur, alla Libia e ai campi profughi. Dedicano moltissimo tempo allo studio”. Nel frattempo alcuni ragazzi hanno compiuto la maggiore età. Alcune famiglie del primo gruppo hanno già chiesto al Tribunale per i minorenni di Torino il proseguimento amministrativo dell’affido fino ai 21 anni. “Nonostante tutte le difficoltà stanno facendo progressi immensi – conclude l’operatrice -. Speriamo riescano ad ottenere una qualifica e poi a trovare un lavoro. Con questo progetto vogliamo dimostrare di poter aprire una via in un campo finora inesplorato. Ci auguriamo che queste procedure diventino un modello replicabile. È una modalità importante per sottrarre i bambini e ragazzi che viaggiano soli al rischio tratta e sfruttamento nei viaggi illegali”.

In Niger (foto Martina Martelloni per Intersos)

Tra i ragazzi arrivati in Italia c’è Omar (è un nome di fantasia), 17 anni, sudanese. Il suo sogno è fare il medico. Aveva solo 13 anni quando le milizie janjaweed, il terrore della gente che vive in Darfur, hanno attaccato il campo profughi in cui viveva, torturando e uccidendo alcuni membri della sua famiglia. Omar ha vissuto la terribile esperienza dei campi di detenzione in Libia e poi nel 2020 è riuscito a fuggire in Niger, e ha chiesto asilo in un campo per rifugiati ad Agadez. Grazie all’incontro con gli operatori di Intersos è riuscito ad arrivare a Torino, dove è stato accolto da una famiglia affidataria. Ha già imparato l’italiano, si trova benissimo in famiglia e si impegna strenuamente nello studio.

Emergenze sociali

Fuga dei cervelli e immigrazione: binari paralleli del disagio mentre le nostre città si svuotano

09 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Dal 2013 ad oggi la città di Taranto ha perso oltre 15.000 abitanti, quasi l’8% della sua popolazione, passando dai 203.257 di quel primo anno post-censimento, agli attuali 188.147. L’intera provincia in soli due anni di abitanti ne ha persi oltre 21.000. L’andamento appare, attualmente, incontrovertibile: il Sud si svuota molto più di quanto si svuoti il resto del Paese, che pure decresce, e questo comporta un generale impoverimento. Denatalità ed emigrazione si incrociano per far sì che la popolazione si contragga continuamente e di tale contrazione sono segnale evidente e indiscutibile le miriadi di annunci di vendita o fitto che campeggiano su tutti gli stabili della città e della provincia. Che cercano acquirenti e affittuari che, semplicemente… non ci sono.

Questi dati ci consentono di entrare facilmente nel capitolo delle emigrazioni, che il rapporto Migrantes ha descritto con precisione, chiarendo che al 1° gennaio 2022 i cittadini italiani iscritti all’Aire, cioè l’anagrafe degli italiani all’estero, erano infatti 5.8 milioni, quasi un decimo degli oltre 58,9 milioni di italiani residenti in Italia. Ma ci sono moltissimi che sfuggono al censimento non essendo, per le loro specifiche situazioni, obbligati a iscriversi all’Aire. E non sono pochi

L’identikit di chi è espatriato l’anno scorso disegnato dalla Migrantes è preciso: prevalentemente maschio (il 54,7% del totale) e sotto i 35 anni (il 41,6%). Oltre frontiera viene spinto, soprattutto dalla ricerca di un lavoro stabile e redditizio, ma anche dalla speranza di una vita migliore, per la stagnazione italiana e per l’immobilità dell’ascensore sociale, un numero elevato di giovani che in patria non trovano un avvenire adeguato. Dal 2006 al 2022 la mobilità italiana è cresciuta dell’87% in generale, del 94,8% quella femminile, del 75,4% quella dei minori e del 44,6% quella per la sola motivazione “espatrio”. Una emigrazione in crescita. Spesso chi parte non ritorna più perché le discriminazioni anagrafiche, territoriali e di genere verso i nati dagli anni 80 in su sono diventate insormontabili.

Il 47% degli emigrati partono dal Mezzogiorno, il 37% dal Nord Italia e circa il 16% dal Centro. Il 78,6% di chi ha lasciato l’Italia per espatrio nel corso del 2021 è andato in Europa, il 14,7% in America, più dettagliatamente latina (61,4%), e il restante 6,7% si è diviso tra continente asiatico, Africa e Oceania. Oltre la metà, quasi 3,2 milioni vive in Europa, il 40% (oltre 2,3 milioni) in America, centro-meridionale soprattutto (più di 1,8 milioni). Le comunità italiane all’estero più numerose sono, ad oggi, quella argentina (903mila italiani), tedesca (813.650), la svizzera (648.320), la brasiliana (527.900) e la francese (457.138).

Utile ricordare che gli immigrati in Italia, nello spesso periodo, sono 5,2 milioni, cioè meno degli emigrati, e che, pur necessari alla vita del Paese per il loro lavoro indispensabile (nelle industrie del nord, negli allevamenti del centro-nord, nelle campagne di tutto il Paese, nell’assistenza degli anziani nel ruolo di badanti), non importano la stessa professionalità. Se, infatti, molti sono rifugiati che hanno spesso un elevato titolo di studio, la gran parte è fatta di poveri, di contadini cui è stata sottratta la terra dall multinazionali o dalla desertificazione, e che non hanno istruzione.

Il saldo intellettuale è, quindi, molto negativo e, nonostante ciò, il lavoro professionale resta un miraggio per molti giovani laureati che si sono formati al Sud e che ci restano ancora “sperando” di trovare qualcosa. E in questo caso gli immigrati non hanno proprio nessun lavoro da rubare agli italiani!

Basterebbero questi dati per spiegare a chi governa il Paese che se il problema dell’immigrazione e quello della fuga dei cervelli si incrociano non sono comunque interconnessi. Non è vero, quindi, che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani, ma anzi sono a noi indispensabili, e che i giovani non vogliono lavorare (e magari preferiscono il reddito di cittadinanza). Occorrerebbe una seria riflessione di tutta la classe politica che finora non ha saputo dare risposte al Paese che non ha bisogno di contrapposizione ideologiche, che guarda caso vanno sempre a danneggiare i più poveri, ma di scelte che puntino alla distribuzione della ricchezza, che pure in Italia è ingente, e che qualifichino la formazione e il lavoro che, negli ultimi trent’anni, sono stati fortemente penalizzati.

Hic et Nunc

Don Mortato: “Dopo il furto alla nostra Caritas, aiutateci a sfamare 80 famiglie”

09 Nov 2022

di Marina Luzzi

La generosità dei tarantini si sta facendo sentire ma serve ancora un sostegno importante alla parrocchia del Santissimo Crocifisso, dopo il furto delle scorse ore al centro Caritas. I Carabinieri, a seguito di una denuncia presentata dal parroco, don Andrea Mortato, sono riusciti a recuperare solo parte delle derrate alimentari portate via da un 26enne tarantino, intanto denunciato per il presunto reato di ricettazione. “Quello che è tornato nella disponibilità della Caritas parrocchiale è in buono stato ma è solo una piccola parte- ha spiegato don Andrea, intervistato questa mattina in Buongiorno Taranto, su Radio Cittadella – ed entro venerdì ci serve avere il necessario per sfamare 80 famiglie. Io sono qui come parroco da 3 anni e c’è stato un aumento esponenziale di poveri. Siamo passati da 30 a 80 famiglie da aiutare in modo costante ogni mese, soprattutto giovani senza lavoro e pensionati che non riescono a vivere solo con la pensione. Purtroppo dopo la grande generosità del periodo Covid, siamo tornati al passato se non peggio. Ci si è chiusi in se stessi”. Contattato poco fa, don Andrea Mortato ha detto a Nuovo Dialogo:

“L’appello fatto sta sortendo effetti ma siamo lontani dal raggiungimento dell’obbiettivo. Servono prodotti non deperibili: salsa, legumi, pasta, latte a lunga conservazione, olio”.

Si può donare rivolgendosi direttamente alla segreteria parrocchiale, con la spesa fatta o con un’offerta in denaro, oppure, andando alla Conad di via di Palma e partecipando all’iniziativa “carrello sospeso”, partita da una decina di giorni da un’idea dei Cavalieri dell’Ordine di Malta proprio per venire incontro alle esigenze della Caritas della chiesa del borgo umbertino.

Nota di redazione: poco fa è giunta la notizia che il Banco Alimentare ha preso in carico la situazione, rifornendo con quanto necessario.

L'argomento

Parlamento Ue: risoluzione in plenaria su minoranze, migranti, donne, minori, emergenza razzismo

foto Sir/Marco Calvarese
09 Nov 2022

Il Parlamento europeo, che si riunisce in plenaria oggi e domani a Bruxelles, discuterà e adotterà – all’interno di un ordine del giorno fittissimo – una risoluzione che espone i “problemi persistenti del razzismo”, proponendo possibili soluzioni e invitando le istituzioni europee a dare l’esempio. Una nota dell’Eurocamera spiega: “Valutando le sfide che le minoranze, i migranti e le persone Lgbtqi devono affrontare nell’Ue, la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni affronta diverse questioni dalla mancata attuazione della Decisione quadro sulla lotta contro razzismo e xenofobia in diversi Paesi membri, all’uso di retorica razzista da parte di alcuni media e alla diffusione di teorie cospirative”. La risoluzione che sarà messa ai voti domani offre potenziali soluzioni, come “rendere i discorsi d’odio un reato ai sensi della legislazione dell’Ue” e “utilizzare l’intelligenza artificiale per contribuire a ridurre l’impatto dei pregiudizi umani”. Il rapporto esamina anche questioni particolarmente rilevanti per gruppi specifici come bambini, rom, ebrei, donne e persone di origine africana.

Amministrazione locale

A Taranto tutti i veicoli elettrici parcheggiano gratis

09 Nov 2022

Kyma Mobilità Amat è impegnata, di concerto con l’amministrazione Melucci, a promuovere tutte le forme di mobilità sostenibile incentivando l’uso dei mezzi pubblici e agevolando l’utilizzo di automezzi a impatto ambientale ridotto o nullo.

«Per questo a Taranto – ha commentato il dott. Alfredo Spalluto, presidente di Kyma Mobilità Amat – tutti i veicoli con motorizzazione a trazione esclusivamente elettrica elettrici sono, come disposto da un’ordinanza della Direzione Polizia locale, esentati dal pagamento della tariffa di sosta nelle cosiddette “strisce blu” su tutto il territorio comunale».

«Tale agevolazione – ha poi annunciato il presidente Alfredo Spalluto – sarà ovviamente estesa anche alle auto elettriche del servizio di car sharing che, come annunciato nei giorni scorsi dall’amministrazione Melucci, sarà realizzato a Taranto l’anno prossimo».

Per usufruire dell’esenzione i proprietari, anche se non residenti nel Comune di Taranto, devono obbligatoriamente registrare la targa nel sistema informativo di Kyma Mobilità Amat, in modo da consentire la verifica da parte degli ausiliari del traffico.

La targa può essere registrata gratuitamente o recandosi all’ufficio vendite in via D’Aquino n.21, o più comodamente online sul sito https://www.amat.taranto.it nella Sezione “Sosta–Tariffe-Sosta–Agevolazioni”, dove nell’area “Modulistica” è disponibile il download del modulo da compilare e inviare con una mail a uptamat@amat.ta.it (info tel. 099.4526785).

I veicoli la cui targa non dovesse essere stata registrata e che non avessero pagato la tariffa saranno sanzionati dagli ausiliari del traffico

Cammino sinodale

‘Incontriamoci’, un confronto sinodale della pastorale giovanile

09 Nov 2022

Nel week end del 12 e 13 novembre, nel seminario arcivescovile di Taranto, avrà luogo un importante evento di confronto e consultazione sinodale organizzato dal servizio diocesano di Pastorale giovanile.

In continuità con quanto vissuto a livello regionale con l’iniziativa “Ci stiamo, giovani e vescovi in ascolto”, anche nella nostra arcidiocesi sarà proposto un tempo opportuno per mettersi in ascolto dei giovani delle nostre comunità, accogliendone i desideri, le paure, i bisogni e cercando di reperire i punti di forza e quelli di criticità della loro esperienza ecclesiale.

Questa preziosa esperienza di ascolto e condivisione tra Chiesa e giovani vuole essere non solo un’occasione per attuare il cammino sinodale diocesano a livello giovanile ma si propone anche come l’avvio di un processo di discernimento che possa continuare negli organismi di partecipazione della nostra realtà ecclesiale.

Sabato 12 novembre, a partire dalle 16.30, attorno a 12 tavoli di confronto si siederà una rappresentanza di giovani provenienti da ciascuna parrocchia della nostra diocesi e un presbitero vicario zonale a tavolo. La condivisione dei singoli partirà da alcune parole chiave collocate sul tavolo e sarà guidata da un’equipe di coordinatori (laici e consacrati) precedentemente predisposta. Tre saranno i nuclei attorno ai quali dovranno svilupparsi le condivisioni: giovani e fede, giovani e chiesa, giovani e società. L’evento prevedrà due momenti di ascolto e uno di sintesi finale in cui i partecipanti ai singoli tavoli saranno chiamati ad elaborare insieme tre parole che possano essere riassuntive dell’esperienza vissuta e dei contenuti emersi. Parallelamente ai tavoli di confronto, gli educatori delle fasce giovanili presenti saranno coinvolti in un’attività parallela e in un laboratorio curato da un esperto.

La giornata di domenica 13 novembre vedrà la presenza dei giovani partecipanti ai tavoli e degli educatori e si svilupperà a partire da una relazione-laboratorio a cura del prof. Michele Illiceto dal tema: “Accompagnare i giovani: cercanti da cercare”. Alle ore 11.45 mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, presiederà la celebrazione eucaristica che concluderà l’esperienza. Prima di condividere insieme il pranzo sarà presentato un documento finale che raccoglierà sinteticamente ciò che sarà emerso durante l’esperienza sinodale.

Ciascun parroco dovrà individuare due giovani (tra i 20 e i 35 anni) partecipanti ai tavoli di confronto e, con loro, due educatori delle fasce giovanili.

 

 

 

 

 

Udienza generale

L’udienza del mercoledì di papa Francesco: “Il dialogo è l’ossigeno della pace”

foto Vatican media/Sir
09 Nov 2022

“Dialogo, incontro e cammino”: con queste parole il papa, nella catechesi dell’udienza di mercoledì 9, ha sintetizzato il suo viaggio in Bahrein, di cui ha ripercorso idealmente le tappe. “Io non lo conoscevo, non sapevo come fosse quel Regno”, ha detto a braccio Francesco ringraziando “gli organizzatori dei viaggi: per fare questo viaggio c’è un movimento di gente, la segreteria di Stato si muove tanto, poi i traduttori, poi la gendarmeria, la Guardia Svizzera: tutti quanti vorrei ingraziare per tutto quello che fate perché il viaggio del Papa vada bene”. “Dialogo che serve a scoprire la ricchezza di chi appartiene ad altre genti, ad altre tradizioni, ad altri credo”, ha spiegato Francesco: “Il Bahrein, un arcipelago formato da tante isole, ci ha aiutato a capire che non si deve vivere isolandosi, ma avvicinandosi. Lo esige la causa della pace, e il dialogo è l’ossigeno della pace”. “Non dimenticatevi questo: il dialogo è l’ossigeno della pace, anche della pace domestica”, ha aggiunto a braccio: “Se fate una guerra fra marito e moglie, poi c’è il dialogo. In famiglia, dialogare: col dialogo si costruisce la pace”. A questo proposito, il Papa ha citato la definizione di pace fornita dalla Gaudium et Spes, quasi 60 anni fa: “Tale opera esige che [gli uomini] dilatino la loro mente e il loro cuore al di là dei confini della propria nazione, deponendo ogni egoismo nazionale ed ogni ambizione di supremazia su altre nazioni, e nutrendo invece un profondo rispetto verso tutta l’umanità, avviata ormai faticosamente verso una maggiore unità”.

 

Emergenze ambientali

Cop27, Amref: un documento e alcuni progetti in Africa per ribadire il legame tra la salute dell’uomo, dell’ambiente e degli animali

foto d'archivio Sir
08 Nov 2022

In occasione della Cop27, che si terrà in Africa dall’8 al 20 novembre, Amref lancia un documento con l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una nuova coscienza: quella di una “Salute unica” (One Health), che lega la salute dell’uomo, dell’ambiente e degli animali per lo sviluppo globale. A firmare il documento l’esperta di salute pubblica Micol Fascendini. La crescita demografica, la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e l’insorgenza di nuove malattie infettive sono solo alcune delle minacce che mettono a rischio la salute e la sopravvivenza dell’uomo, degli animali domestici e selvatici, dell’ambiente e degli ecosistemi. Secondo l’Oms, poi, il cambiamento climatico è la più grande minaccia per la salute dell’umanità. Si stima che nel 2030-2050, tale fenomeno porterà a circa 250.000 morti in più ogni anno, soprattutto a causa di malnutrizione, malaria, diarrea ed esposizione a ondate di calore. L’Africa è uno dei continenti più colpiti dal cambiamento climatico, sebbene contribuisca solo al 2-3% delle emissioni di gas serra. Altra sfida globale è assicurare cibo sufficiente, nutriente e sicuro a tutta la popolazione mondiale, dove attualmente circa 800 milioni soffrono la fame. L’Africa continua ad essere la regione più colpita dalla crisi alimentare. I complessi problemi odierni, sanitari, sociali, ambientali, richiedono una risposta unica ed integrata, che la One Health può dare, lavorando sinergicamente sulla salute globale e lo sviluppo sostenibile.
“Per troppo tempo abbiamo considerato la salute umana al di sopra di tutto. Virus, pandemie e cambiamento climatico hanno acceso i riflettori sul rapporto tra uomo, ambiente e animale. Rapporto che non possiamo più ignorare e che deve cambiare il nostro modo di pensare alla salute. La scienza, gli esperti, lo stanno dicendo da tempo, ma abbiamo bisogno che anche la società civile faccia propria l’idea di una Salute Unica e si mobiliti”, afferma Guglielmo Micucci, direttore di Amref Health Africa-Italia. Per capire quanto l’opinione pubblica italiana senta il legame tra ambiente e salute, Amref ha commissionato ad Ipsos un sondaggio, che uscirà nella settimana tra il 14 e il 20 novembre. Continua Micucci: “In merito alla Salute unica, stiamo cogliendo insegnamenti anche nel piccolo, dal lavoro sul campo, quando vediamo operare le unità mobili One Health, con veterinari, nutrizionisti ed esperti di ambiente, nelle comunità agro-pastorali colpite dalla siccità. Ancora una volta, dall’Africa può arrivare l’esempio e la spinta ad una consapevolezza condivisa sulla Salute unica”.
A North Horr, nel nord del Kenya, area pastorale abitata da 85.000 persone, le comunità locali di pastori nomadi dipendono interamente dal proprio bestiame, che garantisce loro cibo, reddito e sopravvivenza. I pastori si muovono sul terreno alla ricerca di pascolo e acqua. Ed è qui che entrano in gioco le unità mobili One Health – veicoli adeguatamente equipaggiati con attrezzature sanitarie e veterinarie di base, farmaci e forniture, che si spostano lungo le rotte della transumanza dei pastori – pronte a fornire formazione ed educazione, cure e vaccinazioni per animali e uomini. Amref, attraverso il progetto Heal opera, con l’approccio One Health, in diversi Paesi del Corno d’Africa.

Drammi umanitari

Migranti, Commissione Ue: “C’è un obbligo legale e morale di salvare le vite in mare”

foto Afp/Sir
08 Nov 2022

“Ancora una volta vorrei sottolineare che c’è un obbligo legale e morale di salvare le vite in mare. C’è un obbligo legale stabilito dalle norme internazionali per gli Stati membri di farlo, indipendentemente dalle condizioni che le hanno portate ad essere in pericolo in mare”. Lo ha detto una portavoce della Commissione europea, durante il punto stampa quotidiano a Bruxelles, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle dichiarazioni fatte nelle ultime ore dal Governo italiano sulle procedure per permettere gli sbarchi di migranti in modo selettivo. “Stiamo seguendo la situazione molto da vicino, attualmente ci sono quattro navi con 573 persone a bordo che hanno chiesto un luogo di sbarco sicuro e stanno aspettando le istruzioni dalle autorità nazionali. Tre navi sono già nelle acque italiane e accogliamo con favore il fatto che ieri sera, verso le 22, 500 migranti sono stati già sbarcati e che l’Italia abbia permesso lo sbarco di queste persone vulnerabili. Sul territorio c’è anche l’agenzia europea per la difesa delle frontiere Frontex per dare sostegno. La Commissione non è responsabile per il coordinamento di queste operazioni in mare e neanche nell’identificare il luogo per lo sbarco”, ha aggiunto.

 

Centro Astalli, “ci sia lo sbarco immediato

per tutti i naufraghi soccorsi dalle navi umanitarie”

Il Centro Astalli, servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, segue “con apprensione le vicende delle persone soccorse dalle navi di ong a cui è impedito lo sbarco al porto di Catania”. “Si tratta di naufraghi, sfiniti da giorni in mare e dalla fuga dai loro Paesi di origine oltre che dalla permanenza in Libia, Paese dove i migranti subiscono sistematicamente violenze e abusi – si legge in una nota del Centro Astalli -. Non prevedere l’assegnazione di un porto sicuro per dei naufraghi è una violazione grave dei diritti umani, del diritto del mare, delle convenzioni sulla protezione internazionale. Il Centro Astalli chiede lo sbarco immediato di tutte le persone a bordo delle navi ferme nel porto di Catania”.
In particolare, ricorda il Centro Astalli, sulla Sos Humanity 1 è salito ieri l’avvocato Riccardo Campochiaro, presidente del Centro Astalli Catania, in qualità di componente del team legale che assiste la Sos Humanity 1, che ha fornito l’informativa legale ai migranti e raccolto le domande di protezione internazionale delle 35 persone considerate dalle autorità competenti non vulnerabili e per questo non fatte scendere sulla terraferma. Campochiaro afferma: “Tutte le persone rimaste sull’imbarcazione sono in evidente stato di vulnerabilità, per le violenze subite nei Paesi di origine e di transito, per il naufragio nel Mediterraneo e per l’estenuante attesa di un porto sicuro in cui sbarcare. La loro situazione è altamente instabile, anche perché nessuno di loro riesce a spiegarsi per quale motivo a qualcuno è stato concesso di scendere e a loro no”.
Al di là dei diversi dubbi in relazione alle modalità con cui sono state individuate le persone più vulnerabili, “il Centro Astalli non condivide l’approccio selettivo messo in pratica dal Governo, che non fa altro che aumentare il senso di ingiustizia e di discriminazione”.
Alla luce delle informazioni raccolte e degli ultimi sviluppi “il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali l’attivazione immediata di un’operazione di ricerca e soccorso europea per il salvataggio di migranti alla deriva nel Mediterraneo; l’apertura proporzionata di vie legali di ingresso per chi si trova nella condizione di chiedere protezione in Europa o voglia giungervi per cercare condizioni di vita degne; piani di accoglienza e integrazione che permettano di gestire le migrazioni in Europa in maniera coordinata, ordinata e sicura”.
P. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, sottolinea: “L’Europa, come chiede Papa Francesco, assuma su di sé la responsabilità delle migrazioni che da Asia e Africa la riguardano. Non si può continuare a considerare un’emergenza i flussi migratori che nel mondo riguardano solo marginalmente il nostro continente. All’Ue il compito di lavorare per la pace con programmi di cooperazione volti alla promozione dei popoli e non alla chiusura delle frontiere e all’esternalizzazione dei propri confini. Proteggere, accogliere e integrare siano imperativo morale per ogni istituzione democratica”.