Udienza generale

Francesco all’udienza generale di mercoledì 11: “La missione è l’ossigeno della vita cristiana”

foto Vatican media/Sir
11 Gen 2023

di Maria Michela Nicolais

“Quando la vita cristiana perde di vista l’orizzonte dell’annuncio, si ammala: si chiude in sé stessa, diventa autoreferenziale, si atrofizza. Senza zelo apostolico, la fede appassisce”. Ne è convinto il papa, che in aula Paolo VI ha iniziato oggi un nuovo ciclo di catechesi, “dedicato a un tema urgente e decisivo per la vita cristiana: la passione per l’evangelizzazione, cioè lo zelo apostolico”. “La missione è l’ossigeno della vita cristiana: la tonifica e la purifica”, ha esclamato Francesco, ricordando che “la comunità dei discepoli di Gesù nasce apostolica, missionaria, non proselitista”.

“Essere missionario, apostolico, evangelizzare, non è lo stesso di fare proselitismo – ha precisato il pontefice -; lo Spirito Santo plasma la Chiesa in uscita, “perché non sia ripiegata su sé stessa, ma estroversa, testimone contagiosa di Gesù – la fede si contagia – protesa a irradiare la sua luce fino agli estremi confini della terra”. Può succedere, però, che l’ardore apostolico, il desiderio di raggiungere gli altri con il buon annuncio del Vangelo, “diminuisca, divenga tiepido, a volte sembra eclissarsi”: “Sono cristiani chiusi, non pensano agli altri”. Al termine dell’udienza, un ennesimo appello a non dimenticare la “martoriata Ucraina”, che “sta sperimentando crudeli sofferenze”, e a pregare per la pace in quel “caro Paese”. “Gesù non si ferma negli aggettivi, sempre cerca il sostantivo”, il riferimento alla chiamata di Matteo, al centro dell’udienza odierna: “Gesù va alla persona, al cuore: questo è un uomo, questa è una donna. Gesù va alla sostanza, al sostantivo, mai all’aggettivo. Lascia passare gli aggettivi”. “In pochi vedevano Matteo così com’era”, ha fatto notare Francesco: “Lo conoscevano come colui che stava seduto al banco delle imposte. Era infatti esattore delle tasse: uno, cioè, che riscuoteva i tributi per conto dell’impero romano che occupava la Palestina. In altre parole, era un collaborazionista, un traditore del popolo. Possiamo immaginare il disprezzo che la gente provava per lui: era un pubblicano”. “Ma, agli occhi di Gesù, Matteo è un uomo, con le sue miserie e la sua grandezza”, ha osservato il pontefice: “E mentre tra Matteo e la sua gente c’è distanza, Gesù si avvicina a lui, perché ogni uomo è amato da Dio. ‘Anche questo disgraziato?’. ‘Sì, anche questo disgraziato. Anzi, Lui è venuto per questo disgraziato’. Lo dice il Vangelo: ‘Io sono venuto per i peccatori, non per i giusti”. “Questo sguardo, che vede l’altro, chiunque sia, come destinatario di amore, è l’inizio della passione evangelizzatrice”, la tesi del Papa: “Tutto parte da questo sguardo, che impariamo da Gesù”. “Possiamo chiederci: Com’è il nostro sguardo verso gli altri?”. E l’invito: “Quante volte ne vediamo i difetti e non le necessità; quante volte etichettiamo le persone per ciò che fanno o pensano! Anche come cristiani ci diciamo: è dei nostri o non è dei nostri?

Questo non è lo sguardo di Gesù: Lui guarda sempre ciascuno con misericordia, anzi con predilezione. E i cristiani sono chiamati a fare come Cristo, guardando come Lui specialmente i cosiddetti lontani”. Come si legge nel Vangelo, “la prima cosa che fa Gesù è staccare Matteo dal potere: dallo stare seduto a ricevere gli altri lo pone in movimento verso gli altri; gli fa lasciare una posizione di supremazia per metterlo alla pari con i fratelli e aprirgli gli orizzonti del servizio”. “Questo fa Cristo e questo è fondamentale per i cristiani”, ha proseguito Francesco: “Noi discepoli di Gesù, noi Chiesa, stiamo seduti aspettando che la gente venga o sappiamo alzarci, metterci in cammino con gli altri, cercare gli altri?”.

“È una posizione non cristiana dire: ‘che vengano, io sono qui, ha poi commentato – Vai tu a cercarli, fai tu il primo passo”. “Non dobbiamo attendere di essere perfetti e di aver fatto un lungo cammino dietro a Gesù per testimoniarlo; il nostro annuncio comincia oggi, lì dove viviamo”, l’esortazione finale: “E non comincia cercando di convincere gli altri, ma testimoniando ogni giorno la bellezza dell’amore che ci ha guardati e ci ha rialzati”. “E se ho questa bellezza, è comunicare questa bellezza a convincere la gente, non noi”, ha precisato il papa: “Noi siamo quelli che annunciano il Signore, non annunciamo noi stessi o un’ideologia politica. Come infatti ci ha insegnato papa Benedetto, la Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione”, ha affermato Francesco citando il suo predecessore: “Quando vedete dei cristiani che fanno proselitismo, che fanno una lista di gente, questi non sono cristiani, sono pagani travestiti da cristiani, hanno il cuore pagano”. Poi il papa ha raccontato un episodio accaduto in ospedale a Buenos Aires, quando un gruppo di suore coreane è andato per aiutare. Il giorno dopo aver preso possesso della casa, “sono scese a visitare gli ammalati, ma non parlavano una parola di spagnolo, parlavano solo coreano. E gli ammalati erano felici: ‘Sono brave queste suore’. ‘Cosa ti hanno detto?’ ‘Niente, ma con lo sguardo mi ha parlato’. Hanno comunicato Gesù, non loro stesse. Comunicare Gesù, non noi stessi: questa è l’attrazione, contraria al proselitismo”.

 

Solidarietà

Servizio civile universale: progetti attivati al centro d’ascolto, nell’emporio e nella mensa della Caritas di Perugia

foto Servizio civile universale
11 Gen 2023

Sono numerosi i giovani interessati al servizio civile e coloro che vogliono vivere questa esperienza, nel biennio 2023-24, hanno ancora 30 giorni di tempo – fino alle 14 del 10 febbraio – per presentare la domanda di adesione. Lo prevede il bando pubblicato il 15 dicembre 2022 dal dipartimento per le Politiche giovanili e il servizio civile universale, per la selezione di 71.550 operatori volontari da impiegare in progetti di Servizio civile universale che si realizzeranno tra il 2023 e il 2024. Caritas Italiana vede finanziati complessivamente 181 progetti in Italia, per un totale di 1.663 posti, e 10 progetti all’estero per 46 posti. Tutti i progetti proposti dalla Caritas italiana hanno una durata di 12 mesi. Nell’ambito del programma regionale Fratelli Tutti a cui partecipano tutte le Caritas diocesane della regione Umbria, la Caritas di Perugia-Città della Pieve ha ottenuto il finanziamento di 3 progetti per un totale di 12 volontari.
I progetti di Caritas Perugia sono: “Futuro in ascolto” (nell’ambito dell’attività svolta dal Centro di ascolto) e durerà 12 mesi, 25 ore settimanali su 5 giorni, 4 posti disponibili di cui uno riservato a giovani con minori opportunità, cioè temporanea fragilità personale o sociale (da autocertificare ai sensi degli artt.46 e 47 del dpr n. 445/2000); “Mani tese” (nell’ambito dell’attività svolta dall’Emporio della Solidarietà con ente attuatore Fondazione di Carità San Lorenzo) e prevede 12 mesi, 25 ore settimanali su 5 giorni, 4 posti disponibili di cui uno riservato a giovani con minori opportunità, cioè temporanea fragilità personale o sociale (da autocertificare ai sensi degli artt.46 e 47 del Dpr n. 445/2000); “Prima gli ultimi” (nell’ambito dell’attività svolta dalla mensa diocesana) e prevede la durata di 12 mesi, 25 ore settimanali su 6 giorni, 4 posti disponibili di cui uno riservato a giovani con minori opportunità, cioè temporanea fragilità personale o sociale (da autocertificare ai sensi degli artt.46 e 47 del dpr n. 445/2000).

Città

“Scudo penale” per l’Ilva: il centrodestra perde un’altra occasione per essere in sintonia con la comunità

10 Gen 2023

Decidesse serenamente, il centrodestra, se le norme sullo “scudo penale” siano un’indigesta eredità del passato o un esercizio di assoluto garantismo. Lo facesse per il bene della chiarezza che tutti si aspettano, da chi governa.
Perché quella norma ha mostrato tutti i suoi limiti in questi lunghi anni di difficile interlocuzione politica sull’ex Ilva, tanto da esser cassata dagli esecutivi successivi. Se oggi qualcuno la reintroduce, fa un torto al dibattito di questi anni dolorosi, sulla pelle di una comunità che non ha più voglia di passi indietro e di eterne ripartenze.
Lo “scudo penale” non tutela la nostra terra, tutela solo un interesse particolare. È il salvacondotto offerto su un piatto d’argento alla proprietà, oggi ancora in maggioranza nelle mani di un soggetto che non ha certo mostrato vicinanza alle ferite del sistema socio-economico tarantino.
Al centrodestra, evidentemente troppo distratto dalle promesse fatte al sistema industriale che vive grazie all’acciaio di Taranto, sfugge un dettaglio: senza alcuno “scudo penale” abbiamo assistito ad anni di assoluto “far west” produttivo, reintroducendo questa norma ci aspettiamo che questa prospettiva possa forse migliorare?
Non accadrà, e ancora una volta sarà la città a pagarne le conseguenze. Ai parlamentari ionici di centrodestra, quindi, agli stessi che oggi cercano giustificazioni fantasiose a questo “capolavoro”, diciamo che hanno perso l’ennesima occasione per entrare in sintonia con la loro terra, svendendo sul piatto della produzione a tutti i costi la possibilità che Taranto imboccasse finalmente e definitivamente la strada della diversificazione.
Noi, invece, quella sintonia continueremo a praticarla, lavorando affinché del futuro del siderurgico si parli solo attraverso un accordo di programma che tenga insieme la prospettiva della decarbonizzazione con le esigenze della popolazione, prevedendo finalmente la valutazione preventiva del danno sanitario.
Mattia Giorno
assessore ai Lavori pubblici e mobilità sostenibile

Solidarietà

Servizio civile universale: finanziati progetti con l’impiego di 71.741 volontari

foto Servizio civile universale
10 Gen 2023

La Conferenza nazionale enti per il servizio civile (Cnesc) dichiara soddisfazione per la recente pubblicazione del decreto che dispone il finanziamento dei programmi e progetti per un impiego complessivo di 71.741 operatori volontari.
Il dipartimento ha accolto, quindi, le richieste della Consulta di utilizzare i risparmi dovuti ai mancati avvii del bando 2021 per integrare il bando fin da subito. “Questo garantisce tempi e numeri certi, il che significa anche poter pianificare con sufficiente anticipo la promozione ed evitare integrazioni e proroghe delle scadenze in itinere”, sottolinea la Cnesc.
“Ricordiamo tuttavia – sottolinea la presidente Laura Milani – che si tratta di numeri resi possibili dai fondi Pnrr e dai mancati avvii del bando 2021, per questo motivo rinnoviamo la richiesta al governo di investire per il prossimo triennio almeno 500 milioni annui per garantire numeri adeguati, e perché si realizzi realmente quella programmazione prevista dal decreto 40 e che richiede stabilità e un respiro più ampio”. La Cnesc auspica che questo sia l’avvio di un proficuo percorso operativo con il ministro Andrea Abodi cui sono state attribuite le deleghe per il servizio civile (cfr. G.U. 276 del 25/11/2022) e con Michele Sciscioli, nuovo capo del dipartimento Politiche giovanili e Servizio civile universale.

Ricordo

Arrivederci Stradivialli, ci mancherai!

foto Ansa/Sir
10 Gen 2023

di Emanuele Zavaglia

Alcuni giorni fa un cancro ci ha portato via, a 58 anni, uno dei più grandi sportivi che la storia del calcio italiano ed europeo abbia mai avuto: Gianluca Vialli. Il suo nome è familiare a tutti, calciofili e non. Vialli era dotato di un’umanità straordinaria che veniva fuori in qualsiasi occasione, non solo per la dignità e la forza con le quali ha affrontato la sua malattia. La sua bravura era talmente evidente che il giornalista sportivo Gianni Brera coniò per lui, viste le sue origini cremonesi, il soprannome di “Stradivialli”. Il suo sorriso è rimasto e rimarrà impresso nel cuore dei suoi familiari e di tutti noi.

Nato il 9 luglio 1964 a Cremona, ha incominciato la sua fortunata carriera calcistica da professionista nel 1981 nella squadra della sua città, la Cremonese. Disputò con i grigiorossi tre stagioni, dove vinse un campionato di serie C1 nel 1981 e dove contribuì a portare la squadra prima in serie B e poi, per la prima volta nella sua storia, in serie A. Nell’estate del 1984 venne acquistato dalla Sampdoria ed esordì in serie A il 16 settembre dello stesso anno in Sampdoria-Cremonese 1-0, partita decisa da un gol di Graeme Souness. Segnò il primo gol nella categoria il 16 dicembre sempre del 1984 in Sampdoria-Avellino 1-0, su assist di Roberto Mancini. Ed è proprio tra Vialli e Mancini che nasce una delle più solide amicizie umane e uno dei più forti connubi calcistici che trascinarono la Sampdoria a vincere trofei prima solo immaginati: 3 Coppe Italia – 1985, 1988 e 1989 -, una Supercoppa italiana nel 1991, una Coppa delle Coppe nel 1990 – dove peraltro lo stesso Vialli segnò la doppietta decisiva in finale in Sampdoria-Anderlecht 2-0 dopo i tempi supplementari – e soprattutto lo scudetto nel 1991.

Vialli dette un importantissimo contributo alla vittoria di quel campionato segnando 19 gol e diventando anche capocannoniere. Nell’estate del 1992 divenne un calciatore della Juventus, squadra con cui vinse altri prestigiosi trofei: uno scudetto nel 1995, una Coppa Italia nel 1995, una Supercoppa italiana nel 1995, una Coppa Uefa – l’attuale Europa League – nel 1993 e una Champions League nel 1996. Nell’estate del 1996 la sua carriera nei club assunse connotati internazionali in quanto, primo tra i calciatori famosi, si trasferì a giocare in Inghilterra tra le fila del Chelseadove finisce la sua carriera da calciatore nel 1999.

In questo triennio il calciatore cremonese arricchì la sua bacheca di trofei con una Coppa d’Inghilterra – l’attuale FA Cup – nel 1997, una Coppa di Lega inglese – l’attuale Carabao Cup – nel 1998, una Coppa delle Coppe nel 1998 e una Supercoppa europea nel 1998. Appesi gli scarpini al chiodo, intraprese la carriera di allenatore proprio nel Chelsea a partire dal 1998 e fino al 2000, rivestendo anche il ruolo di calciatore-allenatore. La sua nuova carriera gli fruttò subito una Coppa d’Inghilterra nel 2000, una Coppa di Lega inglese nel 1998, un Charity Shield  – l’attuale Community Shield – nel 2000, una Coppa delle Coppe nel 1998 e una Supercoppa europea nel 1998. Dopo l’esperienza nei Blues, Vialli andò ad allenare il Watford allora di proprietà del famoso cantante Elton John e, nonostante un quattordicesimo posto ottenuto nella stagione 2001-2002 – la sua unica stagione alla guida degli Hornets – si fece amare dai dirigenti e dai tifosi di quella squadra per via del suo stile e del suo garbo. Giocò anche con la Nazionale italiana con la quale disputò 59 gare realizzando 16 reti. Ai gol con l’Italia si aggiungono le 123 segnature realizzate in serie A e le 21 marcature in Premier League.

Tra i titoli individuali conseguiti in carriera, oltre al titolo di miglior marcatore nella stagione dello scudetto sampdoriano, spiccano quelli di capocannoniere della Coppa Italia – 13 gol con la Sampdoria nel 1989 – capocannoniere della Coppa delle Coppe – 7 gol con la Sampdoria nel 1990 – e capocannoniere della Coppa di Lega inglese – 6 gol con il Chelsea nel 1999 -. Vialli fu anche il nono calciatore ad aver vinto le tre coppe europee per club – Champions League, Coppa Uefa e Coppa delle Coppe – dopo Danny Blind, Sergio Brio, Antonio Cabrini, Arnold Muhren, Gaetano Scirea, Stefano Tacconi, Marco Tardelli e Vitor Baia.

Ricordo un’immagine divenuta iconica per tutti noi: l’abbraccio tra Vialli e il Ct Roberto Mancini quando l’Italia vinse l’Europeo al mitico “Wembley Stadium” di Londra l’11 luglio 2021. Per il nostro campione si è trattato di una rivincita sul destino in quanto proprio a Wembley si era consumata la sua più grande delusione sportiva quando perse con la Sampdoria la finale di Coppa dei Campioni – l’attuale Champions League – Barcellona-Sampdoria 1-0 dopo i tempi supplementari il 20 maggio 1992.

Arrivederci Stradivialli!

Emergenze sociali

Progetto Arca: al via la campagna per incrementare i servizi a favore di persone fragili e senzatetto

foto Progetto Arca
10 Gen 2023

Per le persone fragili, che siano singole persone senza dimora o famiglie indigenti, Fondazione Progetto Arca opera ogni giorno per rendere sempre più grande ed efficiente la rete di supporto alimentare a livello nazionale. Per sostenere le sue attività e i suoi progetti dedicati a chi è più solo e povero, è possibile per tutti donare attraverso il numero solidale 45584, inviando un sms o chiamando da rete fissa dal 9 al 29 gennaio 2023.
Progetto Arca è accanto alle persone senza dimora con il servizio delle Unità di strada in 7 città italiane: Milano, Varese, Torino, Roma, Napoli, Bari e Padova. Sono gruppi di operatori qualificati e volontari che garantiscono ogni giorno a chi vive in strada la distribuzione di beni di prima necessità (sacchi a pelo, indumenti caldi, kit igienico sanitari) e di cene calde e colazioni che, nei mesi di freddo invernale fanno la differenza se non si ha un tetto sotto cui rifugiarsi per dormire.
La distribuzione dei pasti caldi è possibile grazie alle Cucine Mobili, speciali foodtruck allestiti con forni e bollitori a bordo che accompagnano i volontari delle Unità di strada. Nel complesso delle 7 città, ogni settimana i pasti cucinati e caldi distribuiti in strada sono in tutto 2.450.
Il servizio delle Cucine mobili, nato durante la pandemia per rispondere alla chiusura obbligata di molte mense per i poveri e per garantire cibo sano e adeguato a chi non può permetterselo, è oggi parte strutturale della presenza in strada di Progetto Arca.
La Fondazione sostiene inoltre 3.500 famiglie in tutta Italia con la distribuzione mensile di pacchi viveri in 18 regioni e di spese di alimenti freschi (frutta, verdura, latticini) e a lunga conservazione attraverso 3 social market a Milano, Rozzano (Milano) e Bacoli (Napoli). Sono veri e propri minimarket dove le famiglie possono fare gratuitamente la spesa, accompagnate da volontari che svolgono anche un ruolo di supporto emotivo e relazionale.
“Stiamo vivendo le conseguenze degli avvenimenti che negli ultimi due anni hanno stravolto il nostro modo di vivere – commenta Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca -. La pandemia e la guerra hanno portato conseguenze ancora più drammatiche per tutti coloro che già vivevano in una condizione di vita complessa e oggi rischiano di cadere nella povertà più estrema. Non parlo solo di persone senza dimora, ma anche di famiglie che prima non arrivavano alla terza settimana e che adesso non arrivano alla seconda. Cercare risposte ai bisogni sociali più urgenti per andare incontro alle necessità di chi è più in difficoltà è da sempre il nostro obiettivo, ed oggi lo è ancora di più”.

 

Unione europea

In vigore la strategia Ue per un’Europa digitale entro il 2030

foto Sir/Parlamento europeo
10 Gen 2023

Lunedì 9 gennaio è entrata in vigore la strategia Ue per un’Europa digitale entro il 2030. Nella nota della Commissione europea si legge che per la prima volta “il Parlamento europeo, la Commissione Ue e gli Stati membri hanno stabilito obiettivi comuni per le competenze digitali, le infrastrutture, la connettività, la digitalizzazione del business e i servizi pubblici online, in linea con la Dichiarazione Ue per i Diritti e i Principi digitali”. Iniziata anche la collaborazione per monitorare ciclicamente i progressi e stabilire gli obiettivi che devono essere raggiunti entro il 2030. Inoltre, il piano ha elaborato un quadro normativo per progetti digitali in cooperazione tra più Paesi. “La tecnologia continuerà a giocare un ruolo sempre più importante nelle nostre società e vite. Con il meccanismo di monitoraggio poniamo degli obiettivi concreti per rendere le tecnologie digitali al servizio delle persone e del business”, ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione Ue, Margrethe Vestager. A giugno la Commissione Ue pubblicherà il primo rapporto sullo Stato del decennio digitale per fornire raccomandazioni e valutazioni sul raggiungimento degli obiettivi.

Sport

Salto con l’asta, Francesca Semeraro super: nuovo record al meeting di Ancona

09 Gen 2023

di Paolo Arrivo

Tornare a scrivere delle sue gesta sportive, a così breve distanza da questa intervista, dalle aspirazioni e dagli obiettivi dichiarati per l’anno nuovo, è un atto doveroso quanto lieto. Il primo risultato di Francesca Semeraro del 2023 è il nuovo record realizzato al Palaindoor di Ancona. Lo ha firmato in occasione del meeting tenutosi domenica scorsa. L’atleta protagonista del salto con l’asta, nella top five, tra le migliori della Penisola, ha saltato la misura di 4.10 migliorando di 5 centimetri il personale indoor. Ovvero realizzando il nuovo record regionale pugliese. Salita sul gradino più alto del podio, ha fatto meglio di Federica Triunfo della US Foggia Atletica Leggera e di Valentina Praticò (Fiamme Gialle G. Simoni) – entrambe si sono fermate sotto la misura dei 4 metri.

Un ulteriore motivo di soddisfazione per la tarantina in forza all’Alteratletica Locorotondo è rappresentato dall’alto livello e dai numeri dello stesso evento andato in scena ad Ancona. Tra il meeting giovanile e quello assoluto, vi hanno preso parte, infatti, più di mille atleti provenienti da diverse regioni. Non è mai facile confrontarsi con i migliori né eccellere nella prima prova della stagione.

 

Il salto con l’asta come filosofia di vita

L’auspicio è che il risultato sia solo il punto di inizio dal quale ripartire per una stagione super. Dopo aver fallito il tentativo di attacco a 4.15, nella stessa prova che le ha dato la vittoria, l’atleta allenata da Davide Colella ci riproverà alla prossima occasione. Va ricordato che Francesca Semeraro predilige la stagione all’aperto e che ha saltato 4.25 nella scorsa stagione. A piccoli passi verso misure maggiori, l’atleta che nelle categorie giovanili è stata campionessa italiana otto volte, prima ancora che nei risultati, è chiamata a confermare il proprio amore verso questo sport. Una disciplina capace di far volare il praticante e la persona. Di fargli toccare le maggiori vette che si possano raggiungere a suon di fatica e di sudore.

Diritti negati

Save the Children: “Dopo il divieto per donne di lavorare nelle ong in Afghanistan, i bambini potrebbero essere spinti a tornare al lavoro”

foto Gholam Najafi
09 Gen 2023

A due settimane da quando i talebani hanno proibito alle donne di lavorare per le organizzazioni non governative internazionali o nazionali in Afghanistan, i bambini potrebbero essere costretti a tornare a lavorare per strada, nelle fabbriche o nelle case della gente perché i servizi che li sostengono sono stati sospesi a causa del divieto. È l’allarme lanciato oggi da Save the Children, l’organizzazione internazionale che – attiva nel Paese dal 1976 – ha dovuto sospendere le attività in Afghanistan dopo il divieto al lavoro per le operatrici umanitarie. “Le donne, che costituiscono il 50% della forza lavoro dell’organizzazione, sono fondamentali per raggiungere donne e ragazze che, per motivi culturali, non possono interagire con operatori umanitari uomini e quindi essenziali per rendere sicuri ed efficaci i programmi dell’organizzazione”, viene evidenziato in una nota.
“Il divieto – prosegue Save the Children – arriva in un momento in cui l’Afghanistan sta affrontando la peggiore crisi economica e alimentare mai registrata, con oltre 28 milioni di bambini e adulti bisognosi di assistenza umanitaria. I genitori che cercano disperatamente di sfamare le proprie famiglie, mandano sempre più spesso i propri figli a lavorare in ambienti molte volte pericolosi. Una recente indagine ha rilevato che il 29% delle famiglie con capofamiglia donna nel 2022 aveva almeno un figlio impegnato nel lavoro minorile, rispetto al 19% del 2021”. Secondo Save the Children, “il divieto imposto dai talebani alle lavoratrici delle ong avrà un impatto devastante su milioni di bambini, donne e uomini bisognosi di aiuto in tutto l’Afghanistan”. Per questo, insieme ad altre Ong internazionali, “chiede un’immediata revoca del divieto e garanzie da parte delle autorità de facto competenti che il suo personale femminile sarà in grado di lavorare in sicurezza e senza impedimenti”.

Teatro

“Sciantosa”: Serena Autieri rilegge Elvira Donnarumma, donna anticonformista e antidiva

09 Gen 2023

Serena Autieri rilegge Elvira Donnarumma, “’a capinera napulitana”, regina indiscussa dei cafè chantant d’inizio Novecento, anticonformista e antidiva, amata da Eleonora Duse e Matilde Serao. È la sintesi di uno degli spettacoli più attesi della stagione Eventi musicali 2022/2023 a cura dell’Ico Magna Grecia e in programma mercoledì 11 gennaio alle 21 al teatro Orfeo di Taranto.

La stagione Eventi musicali, con la direzione artistica del maestro Piero Romano, è organizzata dall’Ico Magna Grecia in collaborazione con il Comune di Taranto, con il patrocinio del Ministero della Cultura e la Regione Puglia, il sostegno di Bcc San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Programma Sviluppo, Caffè Ninfole, Kyma Mobilità, Baux Cucine e Comes. Lo spettacolo “Sciantosa” con Serena Autieri è una programmazione Puglia Sounds Italia 2023, operazione finanziata a valere su Fsc 2014-2020, Azioni di valorizzazione della Cultura e della Creatività territoriale-turismo.

Accompagnata dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Enzo Campagnoli, Serena Autieri interpreterà dai brani più conosciuti e coinvolgenti, quali “‘A tazz’ e cafè” e “Comme facette mammeta”, ai classici passionali immortali come “I’ te vurria vasà” e “Reginella”, sino a perle nascoste come “Suonne sunnate”, “Io ‘na chitarra e ‘a luna”, “Canzone a Chiarastella”, oggi ascoltabili solo con il grammofono a tromba. La protagonista di “Sciantosa” entra nei luoghi e nei codici del caffè-concerto e del varietà, vero e proprio spartiacque tra la musica di Napoli che fu e quella che verrà, con un significativo lavoro di ricerca e rivalutazione nel repertorio dei primi del Novecento, prima che la canzone della Belle epoque ceda il passo all’inno patriottico con l’entrata in guerra dell’Italia.

Serena Autieri, napoletana, attrice, cantante e conduttrice televisiva, durante la sua brillante carriera artistica ha avuto numerosi riconoscimenti, fra gli altri, l’Italian Musical Award (Migliore attrice protagnista per “Vacanze romane”), il Premio Alberto sordi e il Premio Lunezia per il musical “Diana e Lady D.”.

Biglietti su: TicketSms. Poltronissima: 50euro+prevendita; Platea e Prima galleria: 40euro+prevendita; Seconda e terza galleria: 25euro+prevendita.

Orchestra Magna Grecia – Taranto, via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935); Via Tirrenia 4 (099.73005648) Sito: orchestramagnagrecia.it

David Sassoli: a un anno dalla morte, un libro lo ricorda

“David Sassoli ci manca”. Lo scrive in maniera schietta e diretta Sergio Mattarella nella prefazione del libro “David Sassoli. La saggezza e l’audacia”

David Sassoli nel giorno della sua elezioni a presidente del Parlamento europeo, 3 luglio 2019 (foto Sir/European Parliament)
09 Gen 2023

di Stefano De Martis

“David Sassoli ci manca”. Lo scrive in maniera schietta e diretta Sergio Mattarella nella prefazione del libro che esce a un anno della scomparsa dell’allora presidente del Parlamento europeo. La sua morte prematura, l’11 gennaio 2022, suscitò in Italia e in tutta Europa un grande moto spontaneo di dolore e partecipazione. “Sentimenti sinceri – rileva ancora Mattarella – che hanno rivelato una popolarità per taluno inattesa e una stima di molto accresciuta per una personalità che, per la sua veste istituzionale, non partecipava attivamente ai confronti di parte. La riconoscenza popolare che si è espressa nel cordoglio è anche la riconoscenza della Repubblica per un uomo che ha fatto onore all’Italia; e che ha conferito prestigio all’Unione europea, di cui sarà ricordato come leader di una stagione difficile e importante”.

Il libro – “David Sassoli. La saggezza e l’audacia. Discorsi per l’Italia e per l’Europa”, edito da Feltrinelli – non è un libro “su” David Sassoli, ma si propone come un libro “di” David Sassoli. Lo sottolinea il curatore, Claudio Sardo, che in sintonia con i familiari del leader scomparso e con tutti coloro che hanno collaborato all’impresa, ha raccolto cinquantasei discorsi e li ha accompagnati con brevi note che hanno l’unico scopo di contestualizzare e quindi di aiutare a cogliere più agevolmente i nessi degli interventi “con il procedere della vicenda politica e istituzionale italiana ed europea”. È un’opera che intende favorire ulteriori approfondimenti, offrendo fin d’ora una ricca di base di partenza.
Dalla lettura dei testi emerge quella testimonianza di umanità e di laicità cristiana matura che ha consentito a Sassoli (viene da chiamarlo David anche a chi non ha avuto il privilegio di una lunga frequentazione personale) di rappresentare un punto di riferimento rigoroso e un interlocutore apprezzato ben oltre i confini della sua storia politica, sempre all’insegna di una sensibilità personalistica e democratica che per certi versi era la sua cifra. Scrive ancora il capo dello Stato: “David Sassoli era mite e coraggioso. Aveva grande forza, che proveniva dalle sue convinzioni, dai suoi ideali, radicati nella fede e maturati nelle esperienze della vita. Anche per questo era aperto all’ascolto. Cercava di cogliere i segni nuovi dei tempi, considerava il dialogo un tesoro prezioso cui attingere non soltanto nei momenti di difficoltà. Il suo sorriso era un tratto di gentilezza, che esprimeva una spontanea empatia, espressione della sua cultura”.
Una testimonianza così significativa – tanto più nel confronto con le avvilenti cronache degli ultimi tempi – da rischiare di mettere in ombra la rilevanza politico-istituzionale del suo operato. È un rischio paradossale, ovviamente, perché se Sassoli è stato a pieno titolo uno dei protagonisti della storica svolta che ha segnato la vicenda europea a partire dalla crisi pandemica, è anche merito di una credibilità acquisita sul campo e di una capacità di visione lunga che solo chi ha radici profonde può avere. Questo sguardo sul futuro, che non è azzardato definire profetico, lo aveva portato a intuire e a prospettare altre tappe di avanzamento per l’Unione. Proprio dalla lettura dei suoi discorsi si può cogliere lo svolgimento di questa linea di sviluppo, fino all’ultimo messaggio diffuso alla vigilia del Natale 2021, quando David era già ricoverato in ospedale: “Il dovere delle istituzioni europee è di proteggere i più deboli, e non di chiedere altri sacrifici aggiungendo dolore al dolore. Oggi l’Europa con il Piano di ripresa ci dà grandi opportunità di abbandonare l’indifferenza. È la nostra sfida, quella di un mondo nuovo, che rispetta le persone, la natura, e crede in una nuova economia basata non solo sul profitto di pochi ma sul benessere di tutti”. “L’augurio di speranza che Sassoli ci ha lasciato è che l’Europa sappia andare avanti. Che non torni indietro”. E nelle parole di Mattarella non ci si può non ritrovare.

Editoriale

E dopo l’informazione, a chi tocca?

(Foto di archivio)
09 Gen 2023

di Emanuele Carrieri

“L’Europa per il mondo è come il quartiere Paolo sesto per Taranto.” La frase avrebbe tramortito chiunque. Feci una espressione simile a quella di Mimmo, il ragazzotto patologicamente legato alla nonna del film Bianco, rosso e Verdone. Mi limitai a una domanda: “In che senso?”. La risposta fu lapidaria: “Troppo distante, lontano, separato, staccato, nello spazio, nel tempo, nell’importanza, nel carattere, … e pure nell’aspetto.” Dieci anni fa non era certo una ragazzotta, non è mai stata una ragazzotta. Aveva appena finito la scuola superiore in England e già padroneggiava sei lingue straniere: stava per iniziare gli studi in un college negli States. Essendo per un quarto tarantina, per via della nonna materna, è tornata nella nostra città nelle feste di Natale. Adesso ha un lavoro di grande rilevanza in una emittente televisiva statunitense all-news e padroneggia pure l’hindi, l’arabo, il russo e il cinese. Così, davanti a una tazza di caffè, mi ha detto con tono serio: “Ci sono alcune cose che non capisco della vostra realtà”. E dopo dieci anni, ho rifatto la stessa domanda: “In che senso?”. Mi ha spiegato che, per deformazione professionale, continua ancora e sempre a leggere i quotidiani: americani, europei, e, nella speranza di annusare la situazione, anche locali. Così mi ha spiegato di avere avuto una sorpresa quando l’edicolante al quale si era rivolta gli ha candidamente dato dei quotidiani stranieri vecchi di una settimana e soltanto un quotidiano locale, dicendo che questo è quasi l’unico in Puglia. Parzialmente vero, ovviamente, non solo perché, pur se in maniera ridotta, ci sono le pagine locali dei quotidiani nazionali, ma perché, esclusa la carenza di carta stampata, c’è ancora una residua vivacità editoriale online, anche se affaticata. Tuttavia il suo stupore è rimasto intatto malgrado le mie esegesi, perché non si aspettava che un’area cosi culturalmente ricca non esprimesse una maggiore vivacità editoriale. Ma le sue domande non si sono limitate: da vera professionista, ha subito premesso che il suo giudizio era senz’altro parziale, dato che aveva sfogliato solo per qualche giorno il giornale locale. “Ho notato – ha detto – che il racconto della condizione della città e della regione in generale, è dipinto in maniera positiva, quasi funzionale all’attuale gestione politica. Ciò non è sempre vero, non è vero per tutto e per tutti, chiaramente!”. La sua affermazione era ingenua, perché non sapeva che la nostra regione da molto tempo sta sfogliando una margherita e ogni petalo è legata una domanda: “Decaro?” o “Emiliano?”. È, di conseguenza, cominciato fra me e lei un appassionante scambio di opinioni sulla qualità del giornalismo italiano. Il punto di arrivo definitivo è stato che “saltare e tenersi sul carro dei vincitori” è uno sport malevolo che si può registrare anche a livello nazionale. Una sorta di spoils system opaco che scimmiotta quello politico, cioè la possibilità di un nuovo esecutivo di nominare persone di fiducia al vertice della pubblica amministrazione, come stabilito dalla riforma Bassanini alla fine degli anni Novanta e dalla legge Frattini sul riordino della dirigenza statale. Un procedimento che prevede che gli incarichi di funzione dirigenziale, come i vertici dei ministeri o delle agenzie, cessino novanta giorni dopo il voto di fiducia del governo. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma che c’azzecca lo spoils system con i giornali? Sì, c’entra eccome, se si considera che tutto ciò si verifica ormai da tempo, soprattutto nell’informazione televisiva. Ai fruitori dell’informazione più accorti non sarà, infatti, sfuggito come nei palinsesti dei diversi talk show e non solo della Rai, siano cambiate in poche settimane molte facce, con l’apparizione di nuovi commentatori, certe volte non di qualità, la cui ripetizione di comparsate è esplicitamente orientata al nuovo corso politico. Una concezione di merito che di certo smaschera, se non altro per assonanza, anche la reale valenza del nuovo ministero “dell’istruzione e del merito” che non proprio poche perplessità ha suscitato. “Certo ci vorrebbe maggiore stile e trasparenza”, ha detto amareggiata la fanciulla. Ma in realtà lei sa bene che la stampa non è mai “neutrale”: onestà intellettuale vorrebbe che si palesassero in modo chiaro gli orientamenti, senza raccontare di essere portatori di verità e non di opinioni, prendendo in giro i lettori, magari con la sempre verde quanto falsa favola del “sentiamo le due campane”. Affermazione autoassolutoria che può andare bene per descrivere le liti di condominio e non certo la complessità dell’azione politica, amministrativa, giudiziaria e perfino sportiva. È vero: qualche volta la verità giornalistica non è quella reale ma quella che appare, anzi che si vuol far apparire. Invertire questo andazzo sarebbe troppo … “A schermare dietro a un velo di disinformazione la deriva malefica, ci pensano i talebani dell’informazione … ora, qui, ce ne sono molti, troppi!” ha concluso la fanciulla.