Amministrazione locale

Cittadinanza “inclusiva” per i minori stranieri: approvata la mozione in Consiglio comunale

foto Siciliani-Gennari/Sir
17 Gen 2023

di Marina Luzzi

Mentre il Paese invecchia e l’incidenza delle nascite pende a favore delle tante famiglie di migranti che scelgono il nostro Paese per vivere, sul tema dei diritti agli stranieri l’Italia resta indietro. Ad oggi la cittadinanza italiana è trasmessa solo secondo il principio dello ius sanguinis, cioè da un genitore italiano (almeno uno per coppia, ndr) al figlio appena nato. Da tempo si dibatte sulla possibilità di estendere la cittadinanza italiana ai figli di migranti nati in Italia o che vi risiedono e frequentano qui la scuola ma i tempi non sembrano essere ancora maturi. Intanto vari Comuni italiani, pur non potendo legiferare in materia, si attivano mostrando sensibilità al tema e volontà di metterlo al centro del dibattito. Da ieri anche il Comune di Taranto è tra questi. È stata approvata la mozione per far ottenere una cittadinanza simbolica detta ‘inclusiva’ ai minori stranieri nati a Taranto o che frequentano la scuola nel capoluogo ionico. A presentarla, come primo firmatario, il consigliere comunale Luca Contrario. L’approvazione ieri in Consiglio comunale. «Si tratta di una mozione che nasce dalle Agorà democratiche guidate da Ilaria Cinieri che si sono svolte in piazza Marconi – ci spiega – e poi ripresa dall’associazione Giustizia per Taranto, con un’iniziativa sull’accoglienza a margine della quale è stata sviluppata una mozione che riprende i principi dello ‘ius soli’ e dello ‘ius scholae’. Diritti che mi preme sottolineare non sono alternativi ma vanno entrambi sostenuti. La mozione impegna l’amministrazione comunale ad istituire un nuovo istituto, chiamato ‘cittadinanza inclusiva’, simbolico ma allo stesso tempo significativo per far sentire parte integrante della comunità tarantina i minori». L’idea è l’istituzione di una giornata in cui simbolicamente il sindaco conferirà sia ai minori stranieri nati a Taranto e che risiedono qui (ius soli), sia a quelli che non sono nati qui ma frequentano qui la scuola e hanno completato un ciclo scolastico in città, la ‘cittadinanza inclusiva’. «Certo, formalmente i minori non acquisiscono la cittadinanza italiana – prosegue il consigliere Contrario – ma serve a far sentire i bambini parte integrante della comunità tarantina ed è anche un impegno da parte dell’amministrazione a schierarsi e ad impegnarsi facendo pressione nelle sede opportune perché si approvino in Italia sia ‘ius soli’ che ‘ius scholae’. Inoltre la mozione impegna gli uffici preposti del Comune, a migliorare a livello di informazione, efficacia, aggiornamento e confronto con le associazioni, alcuni istituti sulla cittadinanza reale che sono di competenza del Comune. Ad esempio, compiuti i 18 anni i minori in Italia hanno diritto per legge a chiedere la cittadinanza italiana entro il 19esimo anno di età; una procedura che obbliga i Comuni ad informare i cittadini stranieri di questa opportunità. Il Comune di Taranto con la mozione si impegna a favorire queste procedure, sia attraverso l’Ufficio anagrafe, via telefono, via email o in qualsiasi forma, sia attraverso la collaborazione con gli istituti scolastici».

Ricordo

Funerali Biagio Conte, mons. Lorefice: “Ha fatto della preghiera fiduciosa in Dio la bussola della sua esistenza”

ph Sir
17 Gen 2023

di Filippo Passantino

“Un uomo che ha fatto della preghiera fiduciosa nel suo Dio la bussola, la stella polare, della sua esistenza”. Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nell’omelia che ha pronunciato nella cattedrale gremita in occasione dei funerali di Biagio Conte, missionario laico fondatore della Missione Speranza e Carità morto nei giorni scorsi. In un dialogo con il Padre, il presule ha aperto il suo discorso ringraziandolo “per il dono di un fedele laico cristiano, il dono di un fratello che ha creduto in te fino in fondo”. “Ti ringraziamo per avercelo fatto incontrare – ha aggiunto -. Noi siamo gli incontri che facciamo”. L’arcivescovo ha ricordato, quindi, gli incontri di fratel Biagio, con umili e potenti. “I suoi occhi pieni di cielo ‘de te altissimo portavano e portano significazione’”, ha affermato citando San Francesco d’Assisi che lo ha ispirato. “Camminava lungo le nostre strade per donarci con il suo sorriso la preferenza per i poveri. Quel sorriso, o Padre, portava la tua presenza”. Continuando a ricordare il sorriso del missionario laico, il presule ha detto che “non era il sorriso di circostanza o il sorriso bonario di chi non discerne, ma il sorriso di chi comprende il faticoso travaglio del mondo”. “Su tutte le creature predilige quelle che gli altri dimenticano, i più poveri, quelli che si smarriscono e sono alla ricerca di una via altra – ha aggiunto mons. Lorefice -. E l’ingiustizia non sarà l’ultima parola. Il male e il male mafioso non sarà l’ultima parola. Fratel Biagio era un lottatore, un mite e potente lottatore. Lottava con l’arma del digiuno per tendere al massimo la sua forza umile e non violenta, lottava così per insegnarci che è possibile lottare contro ogni violenza”. Ricordando le sue scelte radicali di vita, l’arcivescovo ha ribadito come “Fratel Biagio ha lasciato quello che aveva, lo ha dato ai poveri”. “Ha vissuto il dono di vivere da povero, con i poveri, per i poveri. Era pieno, era ricco e non aveva niente. Non gli mancava nulla: i poveri, la pace e la giustizia erano le sue passioni. C’era una certezza nel suo essere che veniva da un altrove. Per questo, era vivo e pino di vita anche nel letto che era diventata la sua sua croce”. Infine, il presule ha ricordato quanto Biagio Conte abbia amato la sua Palermo: “Si è coinvolto nelle sue sofferenze e contraddizioni. Il dono che lascia su Palermo è un dono grande ma anche un compito grande”.

 

Nel mondo

Myanmar: incendiata e rasa al suolo la storica chiesa cattolica di Chan Thar

Chiesa cattolica del villaggio di Chan Thar (foto locale)
17 Gen 2023

Chiesa cattolica del villaggio di Chan Thar (foto locale)

La storica chiesa cattolica del villaggio di Chan Thar, nel distretto di Shwe Bo (regione di Sagaing) in Myanmar è stata incendiata e completamente rasa al suolo il 15 gennaio scorso da “Tatmadaw”, le forze armate che dal 1 febbraio 2021 hanno preso con un colpo di stato le redini del paese rovesciando il governo democratico guidato da Aung San Suu Kyi. Da allora il Myanmar è precipitato in una profonda crisi politica, sociale ed economica e in una spirale di violenza che ad oggi ha causato la morte e l’arresto ingiustificato di migliaia di persone.  La notizia della distruzione della Chiesa nel villaggio di Chan Thar che fa parte della diocesi cattolica di Mandalay, è arrivata al Sir da una fonte che ha chiesto, per motivi di sicurezza, di rimanere anonima. Sono passati quasi 500 anni da quando i missionari cattolici sono arrivati nella diocesi di Mandalay. Il villaggio di Chan Thar è composto da secoli da discendenti cattolici portoghesi ed è stato già incendiato quattro volte dalle forze armate di Tatmadaw. La “Chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione” del villaggio di Chan Thar fu costruita nel 1894. Ha quindi 129 anni.

Chiesa cattolica del villaggio di Chan Thar (foto locale)

“È un luogo storico inestimabile”, dice la fonte. La chiesa, il suo campanile, la casa del parroco e il centenario convento delle suore erano stati recentemente ristrutturati ma sono stati incendiati e distrutti la mattina del 15 gennaio. E’ in realtà solo l’ultimo atto di una strage. Nell’ultimo anno 2022, l’esercito di Tatmadaw ha incendiato le case civili del villaggio di Chan Thar. L’elenco degli attacchi fornito dalla fonte è preciso e drammatico: la prima volta risale al 7 maggio 2022; la seconda volta il 7 giugno 2022, distruggendo 135 case. Il 14 dicembre 2022, reggimenti combinati di Tatmadaw hanno incendiato per la terza volta le case civili del villaggio di Chan Thar e per la quarta volta il 14 gennaio 2023, distruggendo quasi tutte le case del villaggio. Le forze dell’esercito si erano appropriati e avevano preso il complesso della chiesa la sera del 14 gennaio e prima di lasciare il villaggio, le truppe di Tatmadaw hanno commesso atti di atrocità bruciando completamente l’edificio storico della chiesa, la casa del parroco e il secolare convento gemello fino a quando tutto è crollato. Chan Thar Village è un grande villaggio con una storia antica. Ha una popolazione a maggioranza cattolica dove sono nati e cresciuti discendenti portoghesi. C’erano 800 case dove i cattolici vivevano in armonia con 2 quartieri buddisti. Con il “passaggio” di Tatmadaw, l’intero villaggio è stato ridotto in cenere.

Chiesa cattolica del villaggio di Chan Thar (foto locale)

“Questa chiesa – fa sapere la fonte – è l’orgoglio della Chiesa cattolica dell’Alta Birmania. Il primissimo vescovo birmano è stato battezzato in questa chiesa da bambino. Questa parrocchia ha dato alla Chiesa 3 Arcivescovi e circa 30 sacerdoti e molte suore”. “Di 800 case, ne sono rimaste solo circa 60 mentre le altre sono andate in cenere. Le persone stanno fuggendo. Possono sopportare tutto ma non la perdita della loro chiesa storica”. La speranza è che questa notizia arrivi a Roma e possa spingere le Nazioni Unite ad intervenire con “maggiore decisione”.

Il 31 dicembre scorso, il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e presidente dei vescovi birmani, aveva dedicato il suo messaggio di fine anno per lanciare un appello di pace al Paese rivolgendosi a tutti gli attori in campo, all’esercito, alla Sac (la giunta militare attualmente al governo), al Governo di unità Nazionale (Nug) e alle Forze di Difesa popolare (Pdf). In particolare chiedeva di dichiarare di “comune accordo” “il mese di gennaio come il mese del cessate il fuoco”. “Lasciate che le armi tacciano e credete nella risoluzione pacifica dei problemi attraverso il dialogo”, aveva detto il card. Bo. L’arcivescovo proponeva anche a tutte le parti di “istituire e rispettare corridoi umanitari verso le aree di crisi umanitarie più acute, consentendo il libero accesso alle agenzie nazionali e internazionali”.  Ci sono infatti regioni del paese in cui la popolazione vive in una situazione di crisi umanitaria. Moltissimi, soprattutto donne, bambini e anziani sono fuggiti dai villaggi rifugiandosi nelle giungle, senza però accesso ai beni essenziali, come cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria. Nel messaggio, il cardinale chiedeva infine di riprendere il processo di pace che era stato avviato nel 2020 dalla Conferenza di pace di Panglong ed aveva messo attorno allo stesso tavolo i rappresentanti dei gruppi armati delle minoranze etniche, del governo e dell’esercito (Tatmadaw).

Cinema

Addio Gina Lollobrigida, indimenticata Bersagliera

foto: Ansa/Sir
17 Gen 2023

Per sempre Bersagliera. Addio all’icona del cinema italiano Gina Lollobrigida, che si è spenta a Roma lunedì 16 gennaio, all’età di 95 anni. Originaria di Subiaco, nata il 4 luglio del 1927, Lollobrigida è stata una delle prime stelle del cinema italiano del Dopoguerra, che riuscì a splendere sfavillante fino a Hollywood come le colleghe Anna Magnani, Sophia Loren, Silvana Mangano e Lucia Bosè. Cresciuta in una famiglia bene, la cui fortuna è andata però in frantumi durante la guerra, Gina (Luigia) Lollobrigida da giovanissima ha una spiccata propensione artistica, frequentando l’Istituto di belle arti di Roma. Data la luminosa bellezza per sbarcare il lunario conquista pagine di fotoromanzi e primi ingaggi cinematografici. Partecipa inoltre al concorso di Miss Italia arrivando terza, nello stesso anno di Lucia Bosè, incoronata la più bella del Paese (1947). I successi arrivano sul tracciato del neorealismo, o meglio sul cosiddetto neorealismo rosa, venato da sentimento e striature da commedia. È con “Pane, amore e fantasia” (1953) e “Pane, amore e gelosia” (1954) di Luigi Comencini, con Vittorio De Sica, che la sua carriera cambia passo, volando Oltreoceano. A Hollywood – come pure nella Hollywood sul Tevere, a Cinecittà, negli anni ’50 e ’60 – Lollobrigida recita accanto agli attori più noti del firmamento a stelle e strisce: Rock Hudson, Sean Connery, Tony Curtis, Humphrey Bogart, Frank Sinatra, Burt Lancaster, David Niven e Yul Brinner. Tanti i titoli per cui viene ricordata, oltre al ciclo “Pane, amore…” di Comencini: “Altri tempi” (1952) di Alessandro Blasetti, “La provinciale” (1953) di Mario Soldati, “La romana” (1954) di Luigi Zampa, “Trapezio” (1956) di Carol Reed, “Torna a settembre” (1961, Golden Globe) di Robert Mulligan, “Venere imperiale” (1962) di Jean Delannoy, “La donna di paglia” (1964) di Basil Dearden e “Un bellissimo novembre” (1969) di Mauro Bolognini. Sempre grazie a Comencini Lollobrigida è una delle prime dive del cinema italiano a lavorare in tv per uno sceneggiato Rai, l’adattamento del celebre romanzo di Carlo Collodi: “Le avventure di Pinocchio” (1972, 6 puntate) con Nino Manfredi. L’attrice è la dolcissima Fata Turchina. Tanti i riconoscimenti in carriera: oltre al Golden Globe, ha ricevuto ben 7 David di Donatello (alcuni alla carriera), 3 Nastri d’Argento, la stella Hollywood Walk of Fame come pure i titoli di Grande ufficiale da parte della Repubblica italiana (1987) e la Legion d’onore in Francia (1992). Lollobrigida è stata inoltre un’apprezzata fotografa, fotoreporter, pittrice e scultrice.
La sua scomparsa è stata ricordata così da Massimo Giraldi, presidente della Commissione film Cei: “Il fatto che Gina Lollobrigida sia accostata soprattutto al personaggio solare della Bersagliera nel film di Luigi Comencini non ci deve però far dimenticare la sua rigogliosa e articolata carriera, fatta di ruoli brillanti e drammatici, con un grande slancio verso il cinema internazionale che ha saputo percorrere in maniera acuta e sempre con eleganza, tenendosi lontana da facili stereotipi. La Bersagliera rimarrà di certo nella memoria comune, perché ha rappresentato in anticipo sui tempi l’immagine di una donna forte e libera in un’Italia sulla via del riscatto, del boom, ancora piegata dalle macerie della guerra. Quel personaggio e Lollobrigida stessa sono diventati la bandiera di un cambiamento possibile, di un domani da protagonista”.

 

Drammi umanitari

Attacco su Dnipro: tre giorni di lutto e preghiere in tutte le chiese della città

foto: Ansa/Sir
17 Gen 2023

“Tre giorni di lutto e preghiere nelle liturgie della domenica in tutte le chiese della città, cattoliche di rito latino e greco-cattoliche ma anche ortodosse, per i morti, per i feriti. Per tutte le famiglie e le persone colpite”.

don Oleh Ladnyuk, salesiano di Dnipro (foto di O. Ladnyuk)

La città di Dnipro è “psicologicamente scossa. Si contano e si cercano ancora morti sotto le macerie” ma non è piegata “né alla disperazione né alla rassegnazione”. A raccontarlo al Sir è don Oleh Ladnyuk, salesiano di Dnipro, la città colpita sabato scorso da un missile russo che ha preso di mira un condominio. È salito intanto ad almeno 35 il bilancio dei morti. Tra loro ci sono due bambini. Secondo le autorità locali, 39 persone sono state salvate e 75 sono state ferite. Tra i feriti si contano 14 bambini. Nella notte, i soccorritori hanno continuato ad estrarre diversi altri corpi dalle macerie.

“Nessuno si aspettata un attacco così grande su un obiettivo civile. Era una giornata di festa e la gente stava a casa. Per questo il missile ha fatto così tanti morti”, racconta il salesiano. “I soccorritori stanno ancora scavando. Hanno trovato, secondo me, solo il 50 per cento delle persone che abitavano in quel grande condominio e temo che troveremo ancora morti sotto le macerie. Non sappiamo cioè se si può salvare ancora qualcuno con questo freddo”. “La gente psicologicamente è scossa ma non c’è né disperazione né rassegnazione”, aggiunge il salesiano. “Solo una grande determinazione ad andare avanti. Ogni giorno suonano gli allarmi. Ogni giorno viviamo sotto la minaccia di un attacco missilistico”. “Le persone qui sono abituate a vivere così ma al tempo stesso siamo sempre più convinti che si deve continuare a combattere per la nostra libertà. O si combatte o l’alternativa è la distruzione del nostro Paese”. Don Oleh ricorda che dopo l’attacco, è andata via la luce e la città è piombata nel buio. Nella zona dove è arrivato il missile manca ancora l’acqua. Ma la città ha reagito subito. Anche la nostra parrocchia cattolica di Pocrova ha subito portato sul posto aiuti, insieme ad altre organizzazioni, soprattutto coperte. La Caritas di Dnipro si è attivata subito ma la città è organizzata per rispondere in caso di attacco e ogni scuola è pronta ad accogliere la gente con stanze e letti dove poter passare la notte ma anche cibo, acqua e vestiti caldi. Ma sabato, le scuole non si sono riempite di sfollati visto che molti in città hanno fatto sapere subito su Intenet e nelle chat di poter mettere a disposizione stanze e case per accogliere le persone colpite. “Ci siamo ritrovati più uniti, dopo questo attacco”, commenta il salesiano. “La macchina della solidarietà è partita immediatamente”.

foto Sir

Della “tragedia” accaduta nella città di Dnipro parla anche Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo dei greco-cattolici ucraini, nel video messaggio quotidiano. Il missile russo X-22, chiamato “killer delle portaerei”, dice, “ha colpito un grande condominio. Quel razzo, dagli stessi costruttori destinato alle battaglie navali, è stato usato contro i civili”. “Le operazioni di soccorso a Dnipro sono durate per tutta la notte”, fa sapere l’arcivescovo maggiore di Kiev. “Ci sono ancora persone sotto le macerie”, “anche se con il procedere dei soccorsi il numero dei morti sale”. “Oggi in Ucraina, più che mai, sentiamo di pagare per la libertà un prezzo molto alto”, dice Shevchuk che commentando il brano del Vangelo dedicato alla figura di San Giovanni Battista che l’evangelista Marco chiama “voce di uno che grida nel deserto”, osserva: “Oggi l’occupante russo sta uccidendo gli ucraini perché hanno detto ‘no’ alla schiavitù russa, imperiale, comunista. E oggi, sul Dnipro, il nostro Giordano ucraino, dai confini con la Bielorussia attraverso Kyiv e fino al Mar Nero si sente una voce, la voce di chi grida nel deserto – deserto della guerra, deserto portato con la devastazione e la cattiveria dell’invasore –, la voce che invoca la libertà, la voce che annuncia le buone notizie, la voce che ci prepara all’incontro con Cristo che sta per venire al Giordano”. “Tu sei Dio della libertà. Aiutaci a resistere in questa battaglia leale della testimonianza cristiana, in questo moderno deserto dell’umanità. Dio, benedici l’Ucraina con la Tua giusta pace celeste!”.

Emergenze sociali

Arresto Matteo Messina Denaro – don Luigi Ciotti (Libera): “Notizia di cui essere felici, ma le mafie non sono soltanto i loro capi”

foto Siciliani-Gennari/Sir
17 Gen 2023

“Abbiamo appena ricordato il trentesimo anniversario dell’arresto di Totò Riina e oggi ci arriva la bella e confortante notizia dell’arresto, dopo trent’anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro, una notizia di cui essere felici ed è giusto, anzi doveroso, il riconoscimento alle Forze di polizia e alla Procura, che per tanti anni, con sforzo e impegno incessanti, anche a costo di sacrifici, hanno inseguito il latitante”. Lo dice il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, che però mette in guardia: “Ciò che però un po’ preoccupa è rivedere le stesse scene e reazioni di trent’anni fa: il clima di generale esultanza, l’unanime plauso dei politici, le congratulazioni e le dichiarazioni che parlano di ‘grande giorno’, di ‘vittoria della legalità’ e via dicendo. Non vorrei si ripetessero pure gli errori commessi in seguito alla cattura di Riina e di Provenzano. Le mafie non sono riducibili ai loro ‘capi’, non lo sono mai state e oggi lo sono ancora di meno, essendosi sviluppate in organizzazioni reticolari in grado di sopperire alla singola mancanza attraverso la forza del sistema. Sviluppo di cui proprio Matteo Messina Denaro è stato promotore e protagonista, traghettando Cosa Nostra dal modello militare e ‘stragista’ di Riina a quello attuale, imprenditoriale e tecnologico capace di dominare attraverso la corruzione e il ‘cyber crime’ riducendo al minimo l’uso delle armi”.
Don Ciotti evidenzia: “La sua latitanza è stata accompagnata anche dalla latitanza della politica indirettamente complice di quella di Messina Denaro: la mancata costruzione, in Italia come nel mondo, di un modello sociale e economico fondato sui diritti fondamentali – la casa, il lavoro, la scuola, l’assistenza sanitaria – modello antitetico a quello predatorio che produce ingiustizie, disuguaglianze e vuoti di democrazia che sono per le mafie di tutto il mondo occasioni di profitto e di potere. Ci auguriamo che all’arresto segua una piena confessione e collaborazione con la magistratura, che il boss di Cosa Nostra sveli le tante verità nascoste, a cominciare da quelle che hanno reso possibile la sua trentennale latitanza: non si sfugge alla cattura per trent’anni se non grazie a coperture su più livelli. Occorre che queste complicità emergano, anche perché solo così tanti familiari delle vittime di mafie che attendono giustizia e verità avrebbero parziale risarcimento al loro lungo e intollerabile strazio”. Il presidente di Libera conclude: “La lotta alla mafia non si arresta con Matteo Messina Denaro perché l’ultima mafia è sempre la penultima, perché il codice genetico della mafia affida alla sua creatura un imperativo primario: quello di sopravvivere. Ce n’è un’altra infatti che cova, ha sempre covato. Nei cambiamenti storici che sono avvenuti, ci sono sempre delle ceneri che ardono sotto. Dunque esultiamo pure per la cattura di Messina Denaro ma nella consapevolezza che l’arresto di oggi non è la conclusione ma la continuità di un lungo percorso, di una lotta per sconfiggere le mafie fuori e dentro di noi”.

Emergenze sociali

Cori antisemiti allo stadio, mons. Olivero (Cei): “Occorre un fermo impegno a lavorare contro queste derive neo-fasciste”

foto Costanza Bono/Sir
17 Gen 2023

“Da credenti cristiani deploriamo e soprattutto ribadiamo che è tempo di dire basta. E da credenti cristiani riaffermiamo anche il fermo impegno a lavorare contro queste derive neo-fasciste”. A ribadire in questi termini al Sir la ferma condanna della Chiesa cattolica italiana per quanto avvenuto ieri a Sassuolo, dove sugli spalti nello stadio, si sono purtroppo sentiti intonare dai tifosi cori antisemiti, è mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo. Proprio domani, 17 gennaio, si celebra in tutte le parrocchie del nostro Paese, la 34ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei che quest’anno ha scelto come tema “Consolate, consolate il mio popolo”. Quanto accaduto ieri negli stadi, dice subito il vescovo, “è deplorevole e assurdo”. E facendo riferimento alla Giornata di domani, osserva: “Ogni tanto ci si chiede se sia ancora il caso di sensibilizzare su questo tema. Questo caso dei cori negli stadi ci ricorda ahimè che questo virus antisemita gira ancora tra la gente ed è necessario non mollare la presa e continuare a fare opere di sensibilizzazione. L’intento della Giornata nasce proprio con questo scopo. Purtroppo questa distorsione esiste ancora e i cori lo dimostrano”. Secondo mons. Olivero, due “motivazioni” si celano dietro a questi fenomeni di antisemitismo. “Da un lato è diventato un luogo comune. È come prendersela con il nero o con le donne. Questi luoghi comuni di bassa ignoranza permangono come un modo per scaricare la rabbia. Dall’altro, bisogna anche riconoscere che sta rinascendo una certa mentalità filo-fascista. Abbiamo visto anche altre manifestazioni di gente che alza il braccio destro. Su questo dobbiamo vigilare perché sappiamo che su questa sensibilità neo-fascista, alla fine tornano fuori certe tremende questioni come l’odio antisemita. Da un lato quindi c’è il luogo comune di quando ci si deve sfogare negli stadi o nei momenti di aggregazione di massa ma dall’altro c’è anche sicuramente il fenomeno di un certo fascismo che sta rinascendo”.

 

Diocesi

La Chiesa: No al salva-Ilva.
Don Antonio Panico: serve un confronto istituzionale

17 Gen 2023

di Silvano Trevisani

La Commissione diocesana per la salvaguardia del creato, composta da laici, sacerdoti, religiose e religiosi, che ha anche partecipato con una propria delegazione alla prima riunione del Coordinamento cittadino, in qualità di osservatrice, ha aderito alla protesta, esprimendo un proprio documento, inviato al prefetto, con il quale si manifesta l’insoddisfazione per il decreto salva-Ilva e si mette a disposizione del prefetto per un’eventuale audizione, ma questa mattina non sarà davanti alla prefettura a manifestare assieme alle associazioni.

La scelta è quella di mantenere, essendo un’istituzione, la terzietà e anche l’autorevolezza necessari in questa situazione. Ne abbiamo parlato con don Antonio Panico, vicario episcopale per i problemi sociali e la salvaguardia del creato.

Molti, nel mondo associativo, davano per scontata la vostra partecipazione al sit-in.

Noi siamo disponibili a dare qualsiasi genere di supporto, di chiarimento ma vogliamo mantenere, d’accordo con l’arcivescovo, un profilo istituzionale. La nostra logica è quella di costruire ponti, abbattere muri, cercare soluzioni, non lo scontro istituzionale. Il confronto dev’essere sempre un’occasione di crescita e di dialogo, per cui è giusto che ognuno svolga il suo ruolo in maniera incisiva e coerente. Per questo ma non ci sembra opportuno salire assieme alle associazione

Nel corso degli anni, la Chiesa ha tenuto un colloquio costante con le istituzioni, con la politica…

…Ma nell’ultimo periodo non siamo più stati interpellati e questo ci è dispiaciuto. La nostra disponibilità, anche personale con il gruppo degli esperti, è immutata, ma mentre prima avevamo un’interlocuzione costante, questa è andata via via scemando.

Quali sono le vostre contestazioni al governo, visto che parlate di “ciniche e ingiustificabili scorciatoie”?

Non siamo assolutamente d’accoro con chi vuole aumentare la produzione, sostenendo che la siderurgia è strategica, mentre siamo ancora a zero sul rifacimento dei forni, degli impianti vetusti e su tutto il discorso legato alla decarbonizzazione. Non si può pensare di aumentare la produzione mantenendo un sistema produttivo obsoleto che inquina e ammazza. Perché le valutazioni già fatte dell’impatto ci dicono che già a 4,7 milioni di tonnellate l’attività dell’impianto è incompatibile con la vita umana, per i rischi che comporta. Questo noi non lo possiamo accettare: aumentare la produzione a fronte di una stasi nel processo di decarbonizzazione sembra qualcosa di inaccettabile. Lo ribadiamo con chiarezza: non si può aumentare la produzione con lo standard produttivo attuale, che è obsoleto ed è stato superato da tantissimi impianti, e che invece si continua a portare avanti.

Tutto ruota sempre attorno al cosiddetto ricatto occupazionale.

Ma non si può mettere sullo stesso piano il diritto al lavoro e il diritto alla salute e alla vita. Sappiamo che il lavoro è essenziale per la dignità della persona, è la dottrina sociale della Chiesa a dirlo, ma l primato va alla salvaguardia della vita, al rispetto del creato, ma soprattutto alla vita umana e alla salute.

Città

La legge salva-Ilva scatena la reazione della città. Interviene la Commissione diocesana

16 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Chiunque agisca al fine di dare esecuzione ad un provvedimento che autorizza la prosecuzione dell’attività di uno stabilimento industriale o parte di esso dichiarato di interesse strategico nazionale, non è punibile per i fatti che derivano dal rispetto delle prescrizioni dettate dal provvedimento dirette a tutelare i beni giuridici protetti dalle norme incriminatrici se ha agito in conformità alle medesime prescrizioni”. Recita così, tra l’altre, l’articolo 7 del decreto 2/23 n. 6 sulle “imprese strategiche”, che riguarda specificamente l’ex Ilva. Una norma che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha definito “di buon senso” ma che invece ha scatenato il dissenso netto, a Taranto, un po’ a tutti i livelli. E così questa mattina alle 10, per iniziativa del Coordinamento cittadino, ci sarà ci sarà un presidio sotto la prefettura di Taranto (via Anfiteatro 4) per manifestare solidarietà ai magistrati e opposizione al nuovo decreto salva-Ilva.

Dopo aver espresso le proprie motivazioni alla stampa, i rappresentanti dei manifestanti chiederanno di essere ricevuti dal prefetto. Il coordinamento contesta lo scudo penale e il relativo decreto salva Ilva “che serve a bloccare la magistratura”. “Consideriamo importanti – si legge nella nota diffusa ieri e che sarà consegnata al prefetto – le 4 valutazioni preventive del danno sanitario relative agli impianti Ilva in quanto tutte forniscono “rischio sanitario inaccettabile” e pertanto sottolineiamo che non ha senso richiedere o attendere valutazioni predittive che sono state già effettuate e che indicano la persistenza anche per il futuro, anche con prescrizioni Aia attuate, di conseguenze inaccettabili per la salute”

Si respinge decisamente anche la proposte di collocare un eventuale rigassificatore “perché già in passato la VIA lo ha considerato incompatibile con un’area industriale ad alto rischio di incidente rilevante” e si sostiene la necessità di usare il fondo europeo per la transizione ecologica Jtf per salvare Taranto e riconvertire i lavoratori Ilva. “Tale fondo è stato istituito dalla Commissione europea proprio per investire in settori diversi rispetto all’Ilva; quella è la strada, tutte le altre sono solo tentativi fallimentari; lo dimostra l’esperienza fin qui condotta con vari esperimenti di salvataggio e rilancio, uno peggiore dell’altro”.

Anche la Commissione diocesana per la salvaguardia del creato ha diffuso una nota sulla impunibilità introdotta dalla salva-Ilva, così rispondendo alla sollecitazione del mondo associativo jonico.

“In merito al documento che le associazioni hanno stilato – si legge nel documento – la Commissione non può che condividere molte delle preoccupazioni espresse ed in particolare quella riguardo al primato della vita, diritto indisponibile anche sul piano giuridico, rispetto ad ogni altro diritto sebbene costituzionalmente garantito. Altrettanto grande è la preoccupazione perla tutela della salute che costituisce il presupposto indispensabile dello stesso diritto alla vita. Parimenti condivisibile è la volontà di assicurare un lavoro degno che non costringa ancora una volta alla terribile ed intollerabile scelta tra il diritto alla vita ed il diritto al lavoro”.

“Condivisibile, inoltre, – continua il documento – la contrarietà alla conversione green dell’ex Ilva in tempi eccessivamente lunghi perché si continuerebbe ad esporre chissà per quanti anni ancora la popolazione ad un inaccettabile rischio sanitario. Ed in particolare i bambini che per le loro caratteristiche sono i soggetti maggiormente esposti, e già prima della nascita”.

Spiegando la rinuncia a pronunciarsi, invece, sulle scelte tecnologiche che potrebberro preferirsi per abbattere l’inquinamento, non potendosi arrogare specifiche competenze tecniche, la Commissione rivolge a tutti l’appello “di essere all’altezza della sfida che riguarda il futuro dei nostri bambini. Riprendendo le parole dell’ultimo messaggio del nostro arcivescovo, monsignor Filippo Santoro, chiediamo che: il sacrificio della nostra terra e dei suoi abitanti diventi davvero e finalmente occasione propizia per una nuova umanità, capace di vivere fino in fondo la responsabilità di ciò che le è affidato, senza ricorrere a ciniche ed ingiustificabili scorciatoie”.

Sport

Taranto, il pareggio con la Turris è un campanello d’allarme

foto G. Leva
16 Gen 2023

di Paolo Arrivo

Un punto e zero emozioni. Un risultato che non può accontentare: se la sconfitta contro il Catanzaro, la squadra ammazza campionato, ci poteva stare (con un contestatissimo rigore, peraltro), il pareggio con la Turris nella scorsa giornata di campionato va interpretato come un campanello d’allarme. Il Taranto di Eziolino Capuano ha infatti confermato la propria sterilità nella fase di attacco. Una squadra che fatica a trovare la porta avversaria. Sono solo due le palle goal da registrare, create da La Monica e Tommasini. L’espulsione di quest’ultimo al 66’ ha poi condizionato la gara – dieci minuti dopo anche Semprini, tra gli ospiti, beccava il rosso ristabilendo la parità numerica in campo. Il secondo pareggio consecutivo del Taranto in casa, nella 22esima giornata di campionato, torna a muovere la classifica, se non altro: 28 punti, 4 sopra la zona playout.

Turris domata per metà gara

“La Turris è una squadra forte ma non ha mai tirato in porta, mentre noi abbiamo creato 3 o 4 occasioni. Sono incazzato per l’egoismo di qualche calciatore e per qualche scelta sbagliata”. Così coach Capuano. Questa la sua lettura della gara: “Abbiamo fatto un gran primo tempo e comandato la gara, siamo stati aggressivi e corti. Con l’espulsione di Tommasini, poi, abbiamo dovuto rivisitare l’assetto e la gara è diventata più sporca”. La classifica e le ultime prestazioni dicono che bisogna guardare in faccia la realtà. La salvezza è difficile, dice l’allenatore campano, il girone di ritorno è sempre un altro campionato. “Ma siamo sulla buona strada”, dichiara coach Capuano aggiungendo che i nuovi arrivati hanno bisogno di tempo e che, sebbene l’intervento sul mercato sia necessario per rafforzare l’organico, l’ottimo lavoro sinora fatto non può essere intaccato. Per raggiungere l’obiettivo della salvezza, la prossima sfida di domenica ad Andria sarà una partita fondamentale. Tutt’altro che facile: la Fidelis, fanalino di coda della serie C – girone C, è affamata e vorrà riscattare anche la sconfitta inflitta dal Cerignola che ha vinto il derby con due reti e si è riportata al quarto posto scavalcando la Juve Stabia.

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Città

Fondi ex Ilva: ecco come vengono spesi

16 Gen 2023

di Marina Luzzi

Negli scorsi giorni si sono rincorse le polemiche legate all’utilizzo dei fondi previsti dal “Piano di rigenerazione sociale, sviluppo economico ed inclusione per l’area di crisi di Taranto” (in cui rientrano anche Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte). È stato messo in dubbio l’utilizzo di parte di questi fondi per attività culturali e ricreative (che il piano prevede e messi a bando, ndr). Ad esprimersi criticamente erano stati alcuni consiglieri comunali di opposizione. Questa mattina la conferenza stampa a Palazzo di Provincia, in cui è stata fornita nel dettaglio la ripartizione delle risorse, che ha previsto dei 30 milioni di euro complessivi stanziati dal governo e gestiti da Ilva in Amministrazione straordinaria, come risarcimento per i danni causati dal siderurgico, che 20,5 milioni di euro vadano a Taranto, 4 milioni a Massafra, 2,5 milioni a Statte, 2,1 milioni di euro a Crispiano e 900mila a Montemesola. Le schede progettuali che riguardano Taranto sono 12 e spaziano dall’ assistenza ai minori ai progetti con l’università, dagli alloggi sociali di emergenza ai market della solidarietà, al finanziamento di startup di ragazzi, fino a laboratori formativi, tra cui uno di pasticceria nel carcere di Taranto e a sovvenzionamenti a cultura e sport, con la realizzazione di campi sportivi. Si passa dal bonus libri, al recupero di alcuni immobili a scopo sociale, alle attività di sostegno e supporto alla socializzazione degli anziani e dei minori. C’è tempo fino a dicembre 2024 per completare i progetti.  «In questi mesi – ha commentato il sindaco e presidente della Provincia Rinaldo Melucci –  sono state realizzate schede per progetti che cercano di dare sollievo e fragili, disabili, anziani. C’è un progetto molto bello di pasticceria sociale nel carcere. Ci sono interventi che riguardano anche i giovani, l’Università, le imprese che sono uscite con grande fatica dal Covid19. Siamo molto contenti del lavoro che è stato svolto». «La legge era chiara, con obiettivi specifici. Noi ci siamo attenuti alla legge (d.l. 191 del 2015, ndr). Il problema – ha spiegato uno dei commissari di Ilva in As, Francesco Ardito – era capire di cosa il territorio avesse bisogno e allora abbiamo ascoltato la Asl, il carcere, la prefettura, il Tribunale, anche il Tribunale per minori e l’arcivescovo della diocesi di Taranto, mons. Filippo Santoro. Dopo aver compreso i fabbisogni, abbiamo risposto con progetti che abbiamo chiamato strutturali, differenziandoli dai servizi, e che ritengo essere molto belli. Non era un nostro compito diretto e ricordo che il ministro ci ringraziò per il lavoro svolto». Circa le polemiche sugli eventi culturali e ludici finanziati con questi fondi è intervenuto il vice sindaco Fabrizio Manzulli. «Le imprese culturali, così come le altre attività, hanno subito una forte contrazione a causa del Covid19 e della crisi energetica ed economica e anche loro avevano bisogno di ripartire non con piccoli aiuti a fondo perduto ma con un incentivo che potesse permettere di ripartire, come peraltro già stanno facendo in autonomia. Questo sostegno ha creato un sistema di sviluppo favorevole a tutto l’indotto. Hanno lavorato tecnici e artisti di Taranto e ne è nata una ricaduta importante sulle attività commerciali. Il resto sono polemiche sterili. Il cambiamento è evidente a tutti. Il percorso da fare è lungo ma prima di parlare bisognerebbe informarsi sull’albo pretorio dei Ministeri, dei Comuni o sui regolamenti, che sono pubblici».

 

Diocesi

Corso di formazione per animatori d’oratorio ed educatori per il 2023

16 Gen 2023

A cura del comitato zonale Anspi di Taranto si svolgerà al seminario di Poggio Galeso, per il tredicesimo anno consecutivo, un percorso formativo per animatori d’oratorio ed educatori. Sono invitati a partecipare: animatori, educatori, catechisti, religiosi, operatori pastorali, responsabili di oratori, circoli, attività estive, dirigenti e famiglie.

Patrocinano l’iniziativa la diocesi di Taranto, il servizio di Pastorale giovanile, l’ufficio diocesano per le Vocazioni e l’ufficio diocesano per la Catechesi.

Gli argomenti in programma affronteranno le tematiche oratoriali innestate nel cammino sinodale.

Durante il primo incontro, che avrà luogo sabato 28 gennaio 2023, don Martino Mastrovito, parroco della parrocchia Regina mundi di Martina Franca, affronterà il tema “Chiesa, sacramento per il mondo: i fondamenti spirituali per un animatore”.

Il secondo appuntamento è per sabato 25 febbraio 2023 con don Lucangelo de Cantis, direttore dell’ufficio diocesano per la Catechesi e parroco della parrocchia Sant’Egidio, che parlerà su “Amicizia: l’importanza delle relazioni significative nella vita di ragazzi e giovani”.

Il terzo incontro, previsto per sabato 18 marzo 2023, sarà guidato da don Francesco Maranò, rettore del seminario diocesano e responsabile del servizio di Pastorale giovanile e dell’ufficio diocesano per le Vocazioni, e verterà sul tema “L’Oratorio sinodale: l’arte della condivisione cristiana”.

L’ultimo incontro è previsto per sabato 6 maggio 2023 per la presentazione dell’attività estiva Anspi 2023.

Ogni incontro si svolgerà dalle ore 16.30 alle 19.30 e prevede un intervento di orientamento contenutistico e una parte laboratoriale.

Al termine del corso, la cui partecipazione è gratuita, sarà possibile richiedere un attestato o una certificazione di partecipazione al corso, valida ai fini dei crediti formativi.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a don Ettore Tagliente, tel. 339.2052164 (donettore@tin.it).