Società

L’arresto di Matteo Messina Denaro “è un segno della presenza di uno Stato-comunità”

foto simbolo del Centro Giusti di Sicilia - ph Sir
16 Gen 2023

L’arresto di Matteo Messina Denaro è “un’ottima notizia sia per l’intero Paese sia per i siciliani che hanno combattuto la mafia e combattono nelle file dell’antimafia sociale ed educativa”. Così don Francesco Fiorino, che ha fondato a Marsala il Centro dei Giusti di Sicilia, uno spazio nato in un bene confiscato e dedicato a chi ha perso la vita nella lotta alla mafia, commenta l’arresto del boss, a 30 anni e un giorno dall’arresto di Totò Riina. “Si tratta di un arresto frutto sia dell’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura sia dell’antimafia del quotidiano. Se è stato possibile arrestarlo vuol dire che ci sarà stato qualcuno che ha superato il muro dell’omertà e si sarà aperto, si sarà confidato – osserva il sacerdote –. C’è una sensibilità e una collaborazione con le forze dell’ordine e questo è un risultato dell’antimafia del quotidiano. Come Chiesa è il miracolo del cambiamento interiore che ci sta più a cuore”.

don Francesco Fiorino – ph Sir

Definendo la mafia un “cancro per il nostro Paese” e un “fattore di sottosviluppo sociale”, don Fiorino ricorda “i magistrati e gli esponenti delle forze dell’ordine che hanno lottato perdendo la vita”, “i giusti di Sicilia”. “Come cristiano e prete sono felice di questa notizia, perché è una testimonianza che il bene vince sul male. Non è una vittoria di vendetta ma di giustizia. Chi ha distrutto vite e famiglia deve rendere conto alla giustizia umana”. E, inoltre, don Fiorino indica l’arresto come un “segnale di incoraggiamento a tutti coloro che si impegnano quotidianamente a lottare per la giustizia e per il bene di tutti”. Un “segnale di speranza” per “chi crede nella giustizia e nella dignità dell’uomo”. Ma “è chiaro che l’impegno contro la mafia, che non è più quella stragista, deve continuare nel quotidiano”. “Il nostro compito, come Chiesa, come cristiani, deve essere quello educativo, di educare al rispetto e alla dignità della persona, alla socialità”.
L’arresto di Messina Denaro è anche un “segno di liberazione per la provincia di Trapani”: “Dimostra che chi contrasta la legalità, usa intimidazioni e sfrutta le persone non può avere strada libera – conclude don Fiorino –. È un segno di fiducia per tutte le persone che si impegnano nel sociale a credere che aveva ragione Giovanni Falcone quando diceva che ‘la mafia aveva un inizio e una fine’. È un segno molto forte ai giovani che c’è uno Stato-Comunità che è presente e lavora per migliorare le condizioni di vita. Un incentivo alla classe politica a non ricadere in collusioni che si sono verificate in passato e che hanno contribuito a peggiorare le condizioni sociali”.

Acli: “Una vittoria per lo Stato e per chi si impegna a diffondere la cultura della legalità” 

La fine della lunga latitanza di Matteo Messina Denaro è indubbiamente una vittoria per lo Stato che corona un lungo lavoro investigativo e che toglie dalla circolazione un criminale pluricondannato, uno degli ultimi boss della mafia corleonese.

Nello stesso tempo, dobbiamo ricordarci che la vittoria con le armi della giustizia e del codice penale della mafia è solo parziale finché non viene completata dalla capillare diffusione della cultura della legalità nelle menti e nelle coscienze di tutti i cittadini, a partire da quelli che vivono nelle zone a più alta densità mafiosa.

La speranza che tutti i più pericolosi latitanti vengano assicurati quanto prima alla giustizia va di pari passo con quella di far crescere nuove generazioni che siano educate a pensare che vivere onestamente è il miglior modo di vivere, relegando in questo modo la criminalità organizzata nel museo delle peggiori memorie storiche.

Editoriale

È l’ora della vera concorrenza

(Foto ANSA/SIR)
16 Gen 2023

di Emanuele Carrieri

Il presidente Mattarella sabato ha firmato il decreto carburanti, ma è un azzardo, una vera e propria sconsideratezza, addossare tutte le responsabilità alla sola speculazione. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha reintrodotto le accise sulla benzina sospese dal governo di Mario Draghi e la conseguenza è stata l’aumento dei prezzi della benzina. Tutto già previsto quindi, mentre non del tutto normale è il linguaggio, utilizzato addirittura da esponenti politici, nel quale il comportamento dei gestori alla pompa è stato messo alla berlina e definito speculativo. Forse può anche apparire noioso, ma è giusto ricordo che siamo in regime di libero mercato e che, in regime di libera concorrenza, ognuno è libero di stabilire i propri prezzi come giudica più corretto: non esiste, né nella legislazione, né nei testi di economia aziendale, un prezzo giusto, così come un profitto giusto. Se un automobilista giudica il prezzo alla pompa dove si è fermato troppo elevato individuerà un altro distributore e, se è obbligato a rifornirsi lì perché in rosso fisso, acquisterà la quantità di carburante che gli sarà sufficiente per giungere a un altro distributore. In Italia, ce ne sono migliaia di distributori in concorrenza fra loro con prezzi stabiliti liberamente ed è anche questo sproporzionato numero, di gran lunga superiore a tutti gli altri paesi in Europa, che è causa di maggiori costi che, appena possibile, vengono rovesciati sui prezzi. Vietati sono invece gli accordi sui prezzi, i noti cartelli, e su questo è indispensabile che intervenga l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, anche se è molto poco probabile che le strategie dei distributori, in conseguenza dell’aumento delle accise, appariranno fra loro coordinate e agevoli da scoprire. Un commento a parte può valere pe la operatività dei gestori dei distributori sulle autostrade i quali hanno un certo potere di mercato nei confronti di chi si ferma per una sosta e non ha facili alternative. Anche se si conosce questa situazione quando si accede in autostrada, questo contesto può far risultare necessario un intervento del governo, meglio però se fatto nei periodi di normalità. I pannelli informativi dislocati lungo i tratti autostradali e non solo, allo scopo di informare gli automobilisti sui prezzi dei carburanti presso le diverse pompe, non sono certo tanto efficaci perché le indicazioni contenute sfuggono ai più. Scomparso dal decreto carburanti il tetto al prezzo in autostrada: sarebbe stata una misura discutibile che avrebbe portato a far allineare i prezzi al tetto massimo con il risultato conclusivo di bloccare il meccanismo della già rara concorrenza esistente. Il governo è anche intervenuto imponendo che i consumatori siano informati sul prezzo medio sul territorio nazionale, oltre che sul prezzo praticato da quella stazione di rifornimento: questa ulteriore informazione è però parziale e non fornisce nessuna indicazione sulle alternative disponibili nelle zone più prossime. E alla disordinata diversità dell’informazione di questi ultimi giorni manca una parte importante: le società petrolifere che sono all’origine dei prezzi su cui, successivamente, i distributori, sia quelli che operano sulla rete autostradale che sulle strade ordinarie, possono influire in base ai costi della stazione di servizio. Il Ministero delle imprese e del made in Italy, che già rileva quotidianamente i dati sui prezzi del carburante su tutto il territorio, potrebbe rendersi promotore di un sito web di facile consultazione e, se il caso, di una app sugli smartphone per facilitare scelte di acquisto di carburante avvedute. Insomma, se società petrolifere e gestori delle stazioni di servizio sapessero che gli automobilisti sono informati sulle diverse convenienze alternative, agirebbero in modo più serio nel fissare il prezzo di vendita. Un intervento davvero efficace potrebbe risultare quello di riesaminare le aliquote dell’Iva sui carburanti che cambia all’aumentare dei costi di produzione mentre il gettito delle accise varia al variare delle sole quantità vendute. Ormai da molto tempo, ma con scarso interesse da parte dei diversi governi, i consumatori chiedono la riduzione dell’aliquota Iva che, se fosse correttamente studiata e gestita, potrebbe anche avere luogo a immutato gettito complessivo con uno studiato intervento sugli aumentati costi del carburante e la contemporanea riduzione dell’aliquota. Il governo potrebbe avvalersi dell’Eni, società per azioni della quale lo Stato ha il controllo attraverso la golden share, per studiare la soluzione più opportuna e meno costosa per il consumatore, alla fine più corretta per il mercato.

Arte

Al Mudit, mercoledì 18, un incontro per omaggiare Nicola Carrino

16 Gen 2023

Mercoledì 18 gennaio 2023, con inizio alle ore 17 nella sede del Mudit – Museo degli illustri tarantini -, per iniziativa della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Taranto, in collaborazione con il Comune di Taranto, la Museion soc. coop. e il Mudit, si renderà omaggio a Nicola Carrino, uno degli artisti italiani, più significativi del Novecento.

Coordinerà  l’evento Giovangualberto Carducci, presidente della Società di Storia Patria sez. di Taranto,  tra i relatori il prof. Giulio De Mitri, noto nell’ambito artistico nazionale, il quale ha insegnato nell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro ed è attualmente presidente del Crac Pugla (Centro di Ricerca Arte Contemporanea), Silvano Trevisani, poeta, scrittore, giornalista e il prof. Gianluca Lovreglio, scrittore e storico della cultura tarantina, Gianluca Lovreglio e Silvano Trevisani, sono soci della Società di Storia Patria.

Giulio De Mitri si soffermerà sugli aspetti essenziali della poetica che ha caratterizzato l’attività dell’artista tarantino, Silvano Trevisani, per decenni responsabile della redazione culturale del quotidiano tarantino “Corriere del Giorno”, relazionerà sul difficile rapporto che Nicola Carrino ha avuto con la sua città, mentre Gianluca Lovreglio si soffermerà su piazza Fontana. Croce e delizia di Carrino.

L’evento si inserisce in una rassegna, che si prefigge di far conoscere gli artisti del secolo scorso, in particolare, quelli che più di altri, hanno contribuito alla diffusione e acquisizione della cultura artistica del Novecento a Taranto e dintorni. Tra questi, oltre a Nicola Carrino, l’attenzione si soffermerà su Emanuele De Giorgio, Pietro Guida, Franco Sossi e Michele Perfetti.

 

Chi era Nicola Carrino

Nicola Carrino è nato a Taranto nel 1932. La sua prima mostra collettiva risale al 1952, mentre la sua prima personale è del 1958. Dal 1952 al 1962 la sua ricerca pittorica è stata caratterizzata dal realismo ed in seguito dall’informale. Insegna nel 1961 Disegno dal Vero nell’Istituto d’Arte di Grottaglie. Dal 1962 al 1978 insegna Figura disegnata prima nel Liceo Artistico di Lecce ed in seguito in quelli di Frosinone e di Roma. Invece, dal 1966 al 1970 insegna Esercitazioni Visive al Corso Superiore di Disegno Industriale e Comunicazione visiva di Roma e nel 1975 Applicazioni di Psicologia della Percezione e Teorie dei Colori nell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Roma. Dal 1978 al 1992 insegna Pittura e Scultura nelle Accademie di Belle Arti di Bari, di Lecce e di Frosinone. Cura nel 1967 il Convegno Nazionale Accademie di Belle Arti una riforma improrogabile per l’Accademia di Belle Arti di Frosinone e nel 2002 il Convegno Internazionale La sintesi delle Arti oggi, per l’Accademia Nazionale di San Luca.

Dal 1962 al 1967 ha fatto parte del Gruppo 1 di Roma 1962-1967. Fondato a Roma nell’ottobre 1962 dai pittori Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frascà, Achille Pace, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini, indaga sul rapporto artista-società e propone l’analisi dei processi del fare e del vedere, attraverso l’uso della forma geometrica primaria e dei materiali della tradizione e contemporanei, con interessi ottico-percettivi (Biggi, Frascà, Pace, Santoro) e materico oggettuali (Carrino, Uncini). Dal 1965 Gruppo 1 è costituito da Carrino, Frascà, Uncini e sviluppa la ricerca sulla tridimensione in rapporto allo spazio ambiente, in collaborazione all’architettura e alla comunicazione visiva. Gruppo 1 termina l’attività nel luglio del 1967. Dal 1969 ha realizzato grandi opere tridimensionali, geometrico-modulari che si integrano con il paesaggio urbano. È stato docente di Scultura nelle Accademia di Belle Arti sino al 1992. È stato membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1993 e Presidente nel biennio 2009-2010. È venuto a mancare il 14 maggio 2018.

“La scultura non è produzione di oggetti, ma comunicazione di pensiero. In questo l’oggetto è indispensabile” (N.C.).

Nicola Carrino negli anni Cinquanta a Taranto, fu tra gli artefici del premio Rinascita, la cui giuria era presieduta da Renato Guttuso, a quel tempo esponente di spicco del Comitato centrale del Pci. In quegli anni Carrino è attratto dalla condizione sociale degli ultimi. Sono gli anni del neorealismo e del realismo socialista; della polemica tra Vittorini e Togliatti (Roderigo de Castiglia). Dal 1952 al 1962, Nicola Carrino si dedica alla ricerca pittorica e passa dal realismo all’informale. L’inizio della nuova stagione si schiuse nel 1959, allorchè Carrino propose una visione instaurata sulla massima libertà, non avente riferimenti alcuni con il mondo oggettivo ma ispirata a stati d’animo, a sentimenti, a sensazioni suscitate da nuovi interessi. E collocare dei segni nello spazio, animati da violenti pennellate e da macchie colorate, è stato l’impegno di tutta la sua produzione artistica del 1959. In virtù di una forza interiore le sue tele si gremivano di rossi, di neri, e di bianchi, furiosi e contrastanti, qua e là segnati da solchi allusivi, ispessiti e raggrumati dall’azione delle spatolate. Una situazione sperimentale, che doveva necessariamente seguire alla rottura con i precedenti figurativi. Ed è proprio su tali precedenti esperienze che a partire dal 1962 Nicola Carrino ha indirizzato le sue  indagini verso il “neocostruttivismo”. Dal 1962 al 1967 fa parte del Gruppo Uno di Roma, svolgendo ricerche razionali insieme a Santoro, Frasca, Uncini, Pace e Biggi. L’attività del Gruppo Uno, sostenuta da Giulio Carlo Argan e da Franco Sossi, a differenza di altri gruppi, italiani e stranieri, non ha assunto come campo la tecnologia moderna per accertare i suoi contributi al mondo d’immagine e alle sue strutture, ma ha fatto il cammino inverso, studiando come la percezione del reale si comporti in presenza dei nuovi parametri della vita contemporanea. Il Gruppo 1, rileva Nicola Carrino “ha preso dalla storia dell’arte i temi fondamentali della ricerca: il punto, la linea, il volume, il colore. Non sono più i grandi principia individuationis, ma sono tuttavia valori che la coscienza ha acquisito con l’esperienza della storia”. Secondo Lorenzo Madaro, l’attività del Gruppo 1, era finalizzata “ad un ripensamento – nell’Italia di allora, ancora immersa nel clima del post-informale – degli statuti propri della scultura, in chiave minimalista (forse anche prima degli americani) e in relazione con lo spazio architettonico e sociale”. “E proprio nella dialettica tra forma e spazio, -prosegue Lorenzo Madaro-, che poi Carrino svilupperà gli esiti più consapevoli e rigorosi del suo lavoro, concependo quelli che ha definito (e teorizzato) Costruttivi e Decostruttivi: parallelepipedi in acciaio destinati ad essere assemblati o frazionati tra loro dal pubblico stesso, dalla gente comune, con lo scopo di costituire nuovi momenti di confronto e relazione tra l’uomo e l’architettura”.

Attività artistica

Data la ampia, proficua e continua attività artistica di Carrino, arduo risulta il compito di citare tutte le mostre a cui ha partecipato. Iniziamo col dire, che ha partecipa ben quattro volte alle Biennali di Venezia (1966, 1970, 1976, 1986), una a quella di Parigi (1967), due volte a quella di San Paolo del Brasile (1971, 1979), ed infine, quattro volte alle Quadriennali di Roma (1965, 1973, 1986,1999). Ha tenuto mostre personali nelle gallerie Salone Annunciata di Milano (1970), Galerie M. di Bochum (1976), Galleria Marlborough di Roma (1976), Galerie Denise Renè Hans Mayer di Dusserldorf (1977), Galerie Denise Renè di New York (1978), The Mayor Gallery di Londra (2007), Arte Invernizzi di Milano (2010). Tra le mostre personali che si sono succedute negli anni, resta significativa per Taranto la mostra Nicola Carrino, opere e interventi 1959-’79, che si tenne nella nascente Galleria d’Arte Contemporanea nel 1979 (presentazione di Franco Solmi), nelle sale del Castello Aragonese.

Tra le mostre di Carrino ordinate negli ultimi anni in diversi spazi, significative sono le due personali, tenute negli spazi dello Studio Invernizzi a Milano, e quella tenuta al Macro di Roma, che secondo Lorenzo Madaro,  “hanno definitivamente consacrato l’artista come maestro della scultura italiana e internazionale”.
Sue opere sono presenti nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, del Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino, della Sammlung Dierichs della Ruhr-Universitat di Bochum, del Neues Museum für Moderne Kunst di Norimberga, del Museum Boymans Van Beuningen di Rotterdam, del Tel Aviv Museum of Art. Fra le numerose opere permanenti in spazi pubblici si citano il Rilievo di facciata del Complesso Corviale IACP (Roma, 1974) e in particolare, il Riassetto Urbano della Piazza Fontana (Taranto, 1983-1992), già  Piazza Grande.

Opera paradigmatica per la storia della scultura e dell’urbanistica italiana. Nelle intenzioni dell’artista, il senso di quel lavoro inaugurato nel 1992, non era solo una scultura, ma un progetto urbanistico vero e proprio, ideato nella sua interezza nell’ambito di un programma di pensiero sofisticato e quindi ben definito. “La scultura non ha solo il diritto di abitare gli spazi urbani, ma ha il dovere di essere abitabile, di rispondere cioè ad un uso se non proprio ad una funzione possibile”, sosteneva l’artista, garantendo inoltre che “Scultura è operazione del mutare, strumento indispensabile del continuo occupare e dimensionare lo spazio”. Nel suo testo, Carrino sostiene che “si è trattato quindi di riattivare un luogo della memoria cittadina intervenendo con un elemento scultoreo significante per la contemporaneità (l’acciaio a Taranto) e integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca. Il progetto definisce l’aspetto formale e funzionale della nuova fontana risultante dall’aggregazione dei reperti di quella preesistente, ottocentesca, integrati con la nuova scultura in acciaio, e quindi l’assetto planimetrico della piazza su cui poggia ed in cui si disegna la nuova vasca”. L’intervento scultoreo “razionalizzante” – sostenuto dall’Assessorato alla programmazione economica e progetti speciali del Comune di Taranto – rientrava in una più generale opera di intervento sulla città vecchia. L’intervento contribuisce a realizzare nel contesto unitario dell’ambiente e nell’accezione del riuso dei luoghi, la particolare visione di un restauro urbano che osserva regole e metodi del restauro conservativo in rapporto a segni di assoluta novità, proponendosi in tal modo come esempio di realizzazione possibile in materia di salvaguardia e valorizzazione urbana della città storica.» (Nicola Carrino)

Scienza

Il risveglio dei virus con il riscaldamento globale

L’innalzamento delle temperature e il conseguente scongelamento del permafrost comportano di fatto un nuovo rischio per la salute umana e degli altri animali

16 Gen 2023

di Maurizio Calipari

Sul nostro pianeta, la maggior parte del permafrost – si definisce così il terreno gelato da almeno 2 anni, formato da ghiaccio, suolo, roccia e sedimenti – si trova nelle regioni artiche ed antartiche. In particolare nella regione artica, dove rappresenta la base degli ecosistemi attivi e degli insediamenti umani, esso si sta purtroppo degradando a causa del riscaldamento globale, con pesanti conseguenze su più fronti.
Tra queste, merita particolare attenzione il rischio biologico legato alla presenza di svariati virus “antichi”, sepolti (o meglio, “ibernati”) nel ghiaccio, dei quali sappiamo ancora poco e che solo di recente stiamo iniziando a conoscere. Gli ultimi a essere scoperti sono stati sette virus provenienti dal permafrost antico della Siberia, trovati e riportati in vita da un gruppo internazionale di ricercatori, guidato dai microbiologi dell’Università di Aix-Marseille, in Provenza (Fr), e del Centro nazionale della Ricerca scientifica francese. Il più antico di essi – un Pandoravirus di grandi dimensioni – è stato datato intorno ai 48.500 anni fa: il virus più antico mai rianimato!
Il fatto è che questi “paleovirus” liberati dal permafrost disciolto hanno mostrato di essere ancora in grado di infettare altri organismi, confermando così la loro capacità di sopravvivere per migliaia di anni in uno stato dormiente nel terreno gelato. Ecco perché l’innalzamento delle temperature e il conseguente scongelamento del permafrost comportano di fatto un nuovo rischio per la salute umana e degli altri animali.
Per prevenire e contenere tale “minaccia”, i ricercatori si sono dunque messi alla ricerca di questi virus antichi, adattando un protocollo sperimentale di sicurezza già usato in passato. Come descritto in un recente studio (pubblicato in preprint su “bioRxiv”), un gruppo di scienziati, coordinati dal microbiologo Jean-Marie Alempic, ha analizzato campioni di permafrost siberiano datati fra i 27.000 e i 48.500 anni fa, combinandoli con colture di laboratorio contenenti cellule di Acanthamoeba, organismi unicellulari appositamente scelti dai ricercatori come ospiti-esca per i virus, proprio per evitare qualsiasi rischio biologico. Essi, infatti, sono evolutivamente lontane dagli umani e dagli altri mammiferi (le rispettive linee evolutive si sono separate da circa un miliardo di anni), per cui la ricerca di virus in grado di infettarle garantisce una protezione contro il contagio degli operatori e l’eventuale a dispersione dei virus stessi.
Analizzando i campioni di permafrost, Jean-Marie Alempic e colleghi, oltre ai “giganteschi” Pandoravirus, hanno scoperto e riportato in vita anche ceppi virali della famiglia Mimiviridae (come il Megavirus mammoth), insieme al Pacmanvirus lupus e il Pithovirus mammoth, entrambi scoperti all’interno di sedimenti contenenti resti animali (parti interne di lupi fossilizzati e pelliccia di mammut).
La notevole grandezza di questi virus – compresa fra i 200 e i 770 nanometri di diametro – suggerisce che siano proprio le dimensioni a permettere loro di sopravvivere in ambienti così difficili. Queste specie, infatti, presentano gusci esterni robusti (i “capsidi”), in grado di resistere a condizioni estreme e proteggere il genoma virale all’interno. I ricercatori sottolineano però che “l’identificazione di virus ‘giganti’ è favorita, dato il ruolo della microscopia ottica nell’individuazione della replicazione virale. È probabile quindi che virus più piccoli in grado di sopravvivere nel permafrost sfuggano all’esame”.
Sebbene la capacità di infettare le amebe (Acanthamoeba) escluda la nostra specie e quelle animali come possibili ospiti degli antichi virus scoperti, nel terreno gelato potrebbero esisterne molti altri in grado di raggiungere umani e animali. “Data la diversità dei virus incontrati, – affermano gli autori – si può dedurre che molti altri virus, in grado di infettare una gran varietà di ospiti oltre ad Acanthamoeba, possono rimanere infettivi in simili condizioni ambientali”.
Non si tratta solo di rischi ipotetici, ma di episodi reali già accaduti. Ne è esempio l’epidemia di antrace che nel 2016 si verificò nella penisola di Yamal, nella Siberia nord-occidentale. In seguito ad un’ondata di calore, lo scongelamento del permafrost fece riemergere spore di Bacillus anthracis, il batterio responsabile dell’antrace, causando il contagio di decine di persone, il decesso di un ragazzo e la decimazione della popolazione locale di renne.
Contro i virus preistorici, però, la situazione è diversa. Non abbiamo, infatti, farmaci equivalenti degli antibiotici ad ampio spettro, in grado di contrastarli. Come ci ha insegnato la pandemia di Covid-19, ogni nuovo virus richiede quasi sempre lo sviluppo di antivirali e vaccini specifici per le sue caratteristiche. Ecco perché diventa fondamentale riuscire a scoprire quali ceppi virali si nascondono sotto il permafrost antico, per prevenire eventuali epidemie dovute al ritorno di questi patogeni. Del resto, a causa dell’aumento delle temperature e della probabile crescita delle popolazioni nelle regioni artiche, il rischio di incontro fra questi virus e nuovi ospiti potrebbe ragionevolmente aumentare.

L'argomento

Arrestato il superboss Matteo Messina Denaro

foto Ansa
16 Gen 2023

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro è stato arrestato dai carabinieri del Ros, dopo 30 anni di latitanza.L’inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Tp) è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido.

È quanto apprende l’Ansa da fonti qualificate.

Matteo Messina Denaro sarebbe stato arrestato all’interno della clinica privata Maddalena, in pieno centro a Palermo. Il blitz è stato coordinato dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido.

Angelus

La domenica del Papa – Sapersi fare da parte

16 Gen 2023

Ancora Giovanni Battista in primo piano nella pagina del Vangelo. Lo abbiamo incontrato domenica scorsa nell’atto di battezzare, nell’acqua del Giordano, Gesù che si era unito alla schiera di quanti erano in attesa di immergersi. Lo incontriamo di nuovo, dunque, non più e non solo il Battista, ma il testimone, colui che riconosce Gesù: “vede venire verso di lui” un uomo “che mi è passato avanti perché era prima di me” e dice è “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo”, come leggiamo nel quarto Vangelo. Lasciata Nazareth è il primo atto pubblico di Gesù scendere al Giordano. Giovanni per due volte confessa di non conoscerlo eppure lo riconosce e lo chiama agnello di Dio.
Facile il riferimento alla realtà agricola del tempo, mentre per i nostri giorni difficile pensare a un riferirsi al mondo contadino o più ancora alla tradizione biblica dove l’agnello era l’alimento centrale del pasto pasquale che ricordava, nella tradizione ebraica, l’uscita del popolo dalla schiavitù dell’Egitto, l’arrivo nella terra promessa e, dunque, la fine della migrazione. Giovanni ci presenta Gesù come il figlio di Dio, come colui che avrà un ruolo determinante nel cammino di liberazione di tutti gli uomini, come colui che alimenta e indica la speranza in un futuro migliore. La scena ci dice anche che Gesù ha scelto di essere il più possibile vicino a ogni uomo nonostante le nostre contraddizioni, i nostri peccati; vicino a chi soffre a causa della povertà, chi è ferito dalla violenza e dalla guerra, come nella “martoriata ucraina” verso la quale ancora una volta rivolge il suo pensiero e la preghiera perché finisca quanto prima il conflitto.
Giovanni Battista ci dice anche l’importanza di sapersi mettere da parte, di lasciare il posto ad altri. Lui era stato inviato a preparare la strada al Signore e “umanamente – afferma Papa Francesco all’Angelus – si potrebbe pensare che gli venga riconosciuto un premio, un posto di rilievo nella vita pubblica di Gesù. Invece no. Giovanni, compiuta la sua missione, sa farsi da parte, si ritira dalla scena per fare posto a Gesù”
Ecco il grande messaggio che ci viene da Giovanni Battista: ha riconosciuto il Signore e ora “si mette a sua volta in umile ascolto; da profeta diventa discepolo”. Resta il primo testimone di Gesù, ricordava Benedetto XVI nel suo libro su Gesù di Nazareth, e “da autentico profeta, Giovanni rese testimonianza alla verità senza compromessi. Denunciò le trasgressioni dei comandamenti di Dio, anche quando protagonisti ne erano i potenti” e questo gli costò la vita.
“Ha predicato al popolo, ha raccolto dei discepoli e li ha formati per molto tempo. Eppure – afferma Papa Francesco nelle parole che pronuncia prima della preghiera mariana – non lega nessuno a sé. E questo è difficile ma è il segno del vero educatore”. Giovanni “mette i suoi discepoli sulle orme di Gesù. Non è interessato ad avere un seguito per sé, a ottenere prestigio e successo, ma dà testimonianza e poi fa un passo indietro, perché molti abbiano la gioia di incontrare Gesù. Possiamo dire: apre la porta e se ne va”.
La lezione di Giovanni Battista è proprio nel gesto di umiltà di farsi da parte, insegnando “la libertà dagli attaccamenti”. È facile, dice il vescovo di Roma, “attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati”. È naturale ma non è una cosa buona perché “il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio”.
Questo è importante per il sacerdote “chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù”. È importante per i genitori “che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita”; non li lasciano soli ma la loro sarà una presenza “con discrezione, senza invadenza”. Vale anche per altri ambiti, ricorda Francesco, “come l’amicizia, la vita di coppia, la vita comunitaria. Liberarsi dagli attaccamenti del proprio io e saper farsi da parte costa, ma è molto importante: è il passo decisivo per crescere nello spirito di servizio, senza cercare il contraccambio”.

Sport

Superlega, messaggio ai navigatori: la Prisma è tornata a splendere attraverso la vittoria

foto G. Leva
16 Gen 2023

di Paolo Arrivo

Noi non avevamo dubbi. Che la Gioiella Prisma Taranto sarebbe tornata alla vittoria, e che lo avrebbe fatto con queste proporzioni: un secco 3-0 (25-22, 25-22, 25-20) rifilato in ottantaquattro minuti al malcapitato Verona, sabato scorso, tra le mura amiche del Palamazzola, per la quarta giornata di ritorno della regular season in Superlega. Una prestazione maiuscola. Diversamente dalle scorse esibizioni, quando partivano bene per poi non riuscire a reggere sino alla fine (nel risultato più che nel gioco), stavolta gli ionici hanno tenuto per l’intera durata della partita. E anzi pigiato sull’acceleratore nella terza frazione di gioco.

Un segnale di forza da interpretare come messaggio ai navigatori: alle altre formazioni che lottano per restare a galla, nel mare aperto della Superlega; ai suoi stessi sostenitori, per dire che la squadra è viva, eccome! Una prova corale che metteva in difficoltà il giornalista nella scelta del miglior giocatore – alla fine è stato scelto Oleg Antonov. Abbiamo visto muri, battute che funzionano, forti o flottanti, velenose; reattività in difesa. In una serata perfetta l’unica nota stonata è stata la scarsità di pubblico: meno di 500 spettatori sono pochi, a nostro parere, per una partita del campionato di volley più importante del mondo. L’auspicio è che la cittadinanza prenda finalmente coscienza di quanto sia importante sostenere concretamente la società di Bongiovanni e Zelatore. Ciascuno inoltre, nella città che punta sullo sport come vettore di sviluppo del territorio, deve contribuire alla crescita della cultura sportiva, che passa anche attraverso la sconfitta.

La legge della compensazione in Superlega

“Una vittoria che aspettavamo da tanto tempo (da tre mesi, ndr). Eravamo in credito con la fortuna, che stasera ci ha aiutato”, ha dichiarato nel post gara coach Di Pinto. “Non abbiamo cominciato bene, non è stato semplice anche perché abbiamo perso l’opposto titolare che si è infortunato, ma abbiamo disputato una gara ad alta intensità dal primo all’ultimo punto: questa è la reazione più bella dopo le ultime partite giocate bene ma concluse senza punti conquistati”.

In effetti, sia nel primo che nel secondo set, a partire forte era stata la WithU Verona; seguiva poi la reazione dei “gioielli” trascinati da Loeppky, miglior realizzatore degli ionici con 14 punti, e da Alletti, risultato tra i migliori. Agli ospiti invece non sono bastate le prestazioni positive di Mozic e di Keita. Tra i giocatori della Prisma, la sfortuna ha colto l’azzurro Tommaso Stefani, infortunatosi alla spalla ad inizio partita, dopo essere andato alla battuta.

Il campionato

Grazie a questo successo Taranto allontana l’ultimo posto in classifica occupato da Siena. E può guardare con più fiducia, con una certa tranquillità, al prosieguo del cammino in Superlega, nella escalation di aspirazioni da legare al progetto targato Prisma. La squadra adesso è attesa da due trasferte consecutive insidiose. Sul campo di Padova, sabato prossimo, poi a Piacenza, l’obiettivo è proseguire la marcia evitando cali di attenzione.

La fotogallery del match a firma di Giuseppe Leva

Diocesi

Grottaglie: tornano, dopo due anni di sordina, i solenni festeggiamenti per san Ciro

foto Sit
14 Gen 2023

di Silvano Trevisani

A solo pochi giorni dalla chiusura delle festività natalizie, la comunità di Grottaglie, è già il momento di pensare ai festeggiamenti patronali, che tornano alla loro solennità dopo due anni di sordina imposti della pandemia, che scoppi, nel 2020, pochi giorni dopo la chiusura dei festeggiamenti di quell’anno. Le celebrazioni si apriranno già domenica prossima, 15 gennaio, con la traslazione dalla Chiesa dei paolotti alla Chiesa Madre della venerata immagine di San Ciro, il medico, eremita e martire il cui antico culto fu portato a Taranto da Napoli, dov’era molto venerato da secoli, così come in tante località italiane, da Francesco de Geronimo, il santo gesuita grottagliese che nella capitale del Regno svolgeva la sua missione, facendo base alla Chiesa del Gesù Nuovo. La scansione del calendario, che vede cadere il festeggiamenti di martedì e l’avvio della novena a domenica 22, impone la massima anticipazione della prima delle tre processioni che, come dicevamo, cade giorno 15, con ben sedici giorni di anticipo.

Come al solito, il programma dei festeggiamenti, organizzato dal comitato presieduto dal parroco, don Eligio Grimaldi, è molto intenso e prevede una varietà di appuntamenti e riflessioni che si accompagnano al programma strettamente religioso che ha da sempre un punto di forza nel solenne novenario, che si svolgerà da domenica 22 a lunedì 30 gennaio e che sarà predicato, quest’anno, da fra Giacomo Faustini O.F.M. Cappuccini, durante la Messa serale delle 18.

Domenica 22 gennaio, alle ore 19 Musical “Quel che Vale – Il saio di frate Francesco” a cura dei Giullari di Dio della parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo di Grottaglie.

Sabato 28, ore 19 in Chiesa Madre: XVIII Edizione Medici per San Ciro “La malattia non esiste… esiste il Paziente” con Michele Mirabella conduttore Elisir Rai TV. Domenica 29 gennaio, ore 12, in Chiesa Madre: premiazione dei concorsi: “Un disegno per San Ciro” e “Uno Scatto per San Ciro” a cura della Pro Loco di Crottaglie. Ore 19. XVIII Edizione Medici per San Ciro Premio dott. Ciro Rosati al giovane laureato in Medicina e Chirurgia di Grottaglie.

Lunedì 30 gennaio, dalle ore 7 alle 17:30 in Chiesa Madre: i fedeli potranno ricevere l’antico sacramentale con la preghiera adoperata da San Francesco De Geronimo, dell’unzione con l’olio benedetto di San Ciro. Alle ore 11 Santa Messa animata dall’Unitalsi. preghiera di intercessione per i fratelli ammalati. Ore 11:45 Benedizione del Pane di San Ciro. Dalle ore 12 alle 16 tradizionale “Varda a San Ciro” durante la quale la Chiesa resterà aperta. Ore 18 solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Eligio Grimaldi, parroco della Collegiata; ore 20 solenne benedizione e accensione della tradizionale “focra” sita nella zona 167 bis a cura dall’Associazione ‘Amici della fo’cra”.

Martedì 31 gennaio, solennità liturgica di san Ciro, SS. Messe alle ore 6 – 7 – 8 – 9 -10 -11 -12 -18. dalle ore 7 alle 12 raccolta sangue organizzata dall’Avis di Grottaglie nella sede di piazza del Donatore. Alle ore 10 solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da monsignor Ciro Miniero, arcivescovo coadiutore di Taranto.

Alle ore 13:30 solenne Processione per le principali vie della città della venerata immagine di san Ciro; al rientro Celebrazione Eucaristica presieduta da don Eligio Grimaldi e Panegirico del padre cappuccino. Alle ore 20, in contrada Paparazio: grandioso spettacolo di fuochi pirotecnici.

Domenica 5 febbraio, avverrà il riporto della statua di san Ciro alla Chiesa dei Paolotti e giunti nei pressi dell’area parcheggio dell’Ospedale San Marco: grande spettacolo pirotecnico.

Diane Pirotecniche e Fuochi d’Artificio del 31 gennaio saranno a cura della Premiata Ditta Di Matteo Firevuorks Events del cav. Medaglia d’Oro Luigi Di Matteo di Sant’Antimo (Na).

Presteranno servizio: la Banda Città di Grottaglie del M° Antonio L’Assainato; la Banda di Grottaglie “Opus in Musica” Audio e luci a cura di Roberto Cifarelli di Grottaglie. L’addobbo in Chiesa sarà curato dalla ditta Aventaggiato di Castrignano de’ Greci (Le). Curerà l’artistica illuminazione LME di Memmola Enzo di Francavilla Fontana (Br)

Sport

L’eterno Buffon, modello in campo per le nuove generazioni

13 Gen 2023

di Paolo Arrivo

Ci è mancato poco che il suo Parma portasse l’Inter alla clamorosa eliminazione. Modello in campo per le nuove generazioni, Gianluigi Buffon (45 anni tra pochi giorni) ha dimostrato che la Coppa Italia può valere quanto o più della Champions League, di un Mondiale o dell’Europeo. Questione di obiettivi e di aspirazioni. La squadra di serie B, sesta in classifica, ha accarezzato il sogno di battere l’Inter agli ottavi di finale. E di proseguire l’avventura sino alla conquista del trofeo.

Gli uomini allenati da Simone Inzaghi avranno pur faticato al “Meazza” per portare a casa la partita ma sono gli unici ad avere sconfitto il Napoli in questa stagione. Hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per raddrizzare il match portato ai supplementari. Proprio grazie alla parata eccezionale di Buffon su Dzeko in pieno recupero. Una parata che tanti giovani colleghi di Super Gigi farebbero solo giocando alla paystation.

Luci e ombre di Buffon

Conosciamo tutti Buffon, il campione, il portierone trionfatore nella finale dello stadio Olimpico di Berlino nel 2006. E pure i limiti della persona, che dopo Italia – Svezia (13 novembre 2017), la famosa partita che non consentì alla nazionale italiana di centrare la qualificazione al campionato mondiale di calcio tenuto in Russia, si scagliò contro l’arbitro dicendo “ha il bidone dell’immondizia al posto del cuore”. I numeri e le azioni virtuose possono compensare gli errori. Accade in qualsiasi ambito, anche nel mondo del pallone – non era un santo Diego Armando Maradona. Inaccettabili allora sono stati i fischi che una parte della tifoseria nerazzurra ha fatto piovere su Gianluigi Buffon. Chi continua a mettersi in gioco, a faticare per esprimersi ai massimi livelli in un campo di gioco, merita solo rispetto e considerazione. Alla sua età non si è decrepiti, ma quando entri negli “anta” si fanno più lente le capacità di recupero. I fuoriclasse, poi, calciatori come Lionel Messi o Kylian Mbappé non dovrebbero mai avere tifo contro ma sempre a favore.

L’auspicio è che Gianluigi Buffon possa raccogliere altri applausi e raggiungere i suoi obiettivi continuando ad essere un esempio per quanto riesce a fare nello sport più popolare al mondo. Forte e fragile, come lo è ogni individuo, si è messo alle spalle il periodo della depressione uscendone anche grazie alla passione per l’arte, ha respinto le accuse del coinvolgimento nello scandalo del calcioscommesse come il tiro più velenoso sul quale mettere i suoi guantoni.

Città

A Taranto si è reinsediato l’Urban transition center

13 Gen 2023

Si è insediato, alla presenza del sindaco Rinaldo Melucci, l’Urban transition center.
Il coordinamento è stato affidato all’avvocato Luana Riso, che sarà affiancata dalla dottoressa Vittoria Cardone e dall’avvocato Eliana Baldo.
Nell’incontro è stato fatto il punto sull’attività svolta in passato dal precedente gruppo e il sindaco ha delineato un programma sulle future attività che andranno a sostenere quello che è il piano “Ecosistema Taranto”, che verte sulla transizione giusta della città dal punto di vista economico, sociale e ambientale.
«L’impatto che può avere l’Utc sulla città e sulla comunità è un impatto già sperimentato nel passato – fanno sapere le tre professioniste Riso, Baldo e Cardone – e che rappresenta una forma di coordinamento tra l’amministrazione e la cittadinanza. Il ruolo svolto dal Utc, guidato dal sindaco Melucci, è un ruolo strategico, centrato sullo studio degli atti amministrativi che, grazie a una già sperimentata forma di partecipazione, potranno essere fruibili ai cittadini favorendo la trasparenza e la semplificazione. Affrontiamo questa nuova sfida con grande entusiasmo e spirito di servizio».

Diocesi

Inaugurate due grandi maioliche sulla facciata della cappella monumentale della confraternita del Carmine

All’interno del cimitero San Brunone di Taranto, sono opera degli artisti Pancrazio De Padova, Rosario Elia e Arianna Tucci

13 Gen 2023

Nella mattinata di mercoledì 11 gennaio sono state inaugurate le due grandi opere – realizzate dall’impresa Xoparo Design di Grottaglie, con il contributo degli artisti Pancrazio De Padova, Rosario Elia e Arianna Tucci – che andranno a impreziosire la già elegante cappella monumentale dell’arciconfraternita del Carmine, che raffigurano la Beata Vergine del Monte Carmelo e l’Addolorata con Gesù Morto.

La progettazione e la direzione dei lavori sono state curate, in maniera gratuita e devozionale, dalla dott.ssa Alessandra Emanuela Lo Savio per l’impresa Buro costruzioni s.r.l.

L’opera, nata da un’idea del priore Antonello Papalia e condivisa dal consiglio d’amministrazione, già presentata nel corso dei festeggiamenti della titolare nel luglio scorso e benedetta da mons. Filippo Santoro, è stata affidata a giovani artisti del nostro territorio già apprezzati anche in altri ambiti, dove hanno avuto modo di mostrare il proprio estro e le spiccate capacità.

La maiolica è un tipo di produzione ceramica di vasellame caratterizzato da un corpo poroso rivestito, prevalentemente per immersione, da uno smalto stannifero o piombico. Pur apparentemente semplice, quest’operazione richiede invece molta abilità da parte del vasaio per far depositare una giusta e omogenea quantità di vernice su tutta la superficie.

Si è scelta questa tipologia non solo perché la bellezza degli smalti, dei disegni e dei colori non sarà alterata dal tempo, bensì resa ancora più splendida e unica, ma anche al fine di renderne più facile la pulizia.

Da sempre l’antico sodalizio del Carmine di Taranto ha rivolto la massima attenzione alla conservazione delle proprie cappelle sociali, dove gli iscritti avranno diritto alla propria tumulazione quando saranno chiamati al cospetto di Dio, proprio perché rappresentano un luogo molto intimo e privato dove avviene l’incontro spirituale tra noi e chi se n’è andato.

Nel corso dell’inaugurazione, alla presenza del priore e dei membri del Consiglio, i mosaici sacri sono stati benedetti dal padre spirituale, mons. Marco Gerardo.

Ricordo

Biagio Conte, l’uomo che ha riconosciuto Cristo
nel volto degli “abbandonati” dalla società

È tornato dal suo Signore, a causa di una malattia, il missionario laico che ha fondato la Missione Speranza e Carità che accoglie oltre 600 tra poveri, migranti e senza dimora

foto Guglielmo Aguglia/Sir
13 Gen 2023

di Patrizia Carollo

Fratel Biagio Conte, fondatore della Missione di Speranza e Carità a Palermo e di altre cittadelle per i poveri in Sicilia, malato da mesi di tumore al colon, si è spento, nelle prime ore di 12 gennaio 2023. Torna al Creatore, a Dio Padre che ha sempre amato, a Gesù che ha riconosciuto in ogni piccolo fratello ultimo – come lui ci ha insegnato a chiamarli, gli abbandonati della società – incontrato per la via, allo Spirito Santo, che sempre è stato “in mezzo” fra lui, e gli accolti, fra lui e quella fetta, privilegiata, di mondo che l’ha conosciuto.

Chi come me, come tanti in questa martoriata e bellissima Palermo, in questa disgraziata e grandiosa Sicilia, chi come me è cambiato, conoscendo fratel Biagio, non può trovare, subito, parole adeguate al dolore che ci rapisce, insieme alla sua anima che vola. Ha accolto e salvato nel corpo migliaia di persone. Le ha vestite, nutrite, accudite, dando una casa, un riparo, una sicurezza. Si è occupato anche della loro anima, accarezzandoli con lo sguardo, accettandoli, ammonendoli pure quand’era necessario, indirizzandoli verso il bene, un lavoro, verso l’abbandono di droghe, alcol, perché tornassero ad avere decoro di sé. Non ha tralasciato neppure il loro Spirito perché smarriti e senza fede, li ha sorretti, con umiltà; amati, con veemenza ed entusiasmo, per primo, per far loro intendere come ami il Padre di tutti noi, il Padre d’ogni uomo e donna, d’ogni religione e credo religioso. Per ciascuna di queste persone, oggi, è un giorno di pianto e di ringraziamento.

Non si sa come in tanti dovranno andare avanti, ma tutti sanno che Biagio continuerà a stare dalla loro: dalla parte degli ultimi. Contro le guerre, le ingiustizie, l’immoralità, l’avarizia, l’accidia, la superbia che ammorbano la terra, rendendola spesso disumana, innaturale, incivile, quasi invivibile. Eppure, non tutto è perduto, ognuno può far qualcosa; ognuno può e deve impegnarsi per migliorarla, questa società.

È questo il testamento spirituale che fratel Biagio ci lascia e dobbiamo tenere custodito nel cuore: mettendo in alto Dio, con “retta fede, speranza certa, carità perfetta”, divenire profeti – come lui ha fatto – del nostro tempo, seguendo la “via maestra”, privilegiata: degli scartati, degli sconosciuti, dei senza nome a cui dare dignità. Ma anche la via dei vicini di casa, dei familiari, degli amici, d’ogni creatura che ci guarda, chiede ascolto, ci interpella ad esserci per lei.

Il missionario laico Biagio Conte – foto Guglielmo Aguglia/Sir

Fratel  Biagio, nelle sue lunghe, periodiche, lettere, aveva, peraltro, parole di benedizione per tutti, anche per i politici, i sindaci, le forze dell’ordine, i capi di Stato, gli arcivescovi, il santo Padre, Papa Francesco, che ha ricevuto nella Missione Speranza e Carità, in occasione della visita del Pontefice a Palermo. Aveva uno sguardo che sapeva andare lontano, oltre la siepe dell’immediatezza, del contingente, dell’utilità dei rapporti, per andare all’essenzialità di questi ultimi, per “restare in cordata”, gli uni con gli altri, non solo verso Dio, ma verso una società più equa, giusta, rispettosa. “Restiamo uniti per un mondo migliore, insieme possiamo farcela”, aveva detto appena giovedì scorso durante la messa che si celebrava alle ore 12 nei pressi del suo giaciglio.

La salma del missionario laico resterà, per essere visitata, nella camera ardente di Via Decollati 29 a Palermo, fino a lunedì prossimo. Secondo il volere del sindaco, Roberto Lagalla, Palermo ha proclamato il lutto cittadino, con bandiere a mezz’asta in tutte le sedi comunali e nelle scuole fino al funerale di fratel Biagio che sarà celebrato martedì 17, alle ore 10.30, nella Chiesa madre, la Cattedrale. Sarà attivo un grande servizio d’ordine, dal momento che si attendono circa dieci mila fedeli.

Il Cielo da oggi sarà più blu: fratel Biagio darà manforte a Dio. Oltre al pianto, vi è, dunque, la gioia. Tornano alla mente, le parole nel Vangelo di Giovanni: “Ora prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13, 1-11). “Io non ho conosciuto personalmente Biagio – riferisce, fra i vari, il giudice palermitano Andrea Compagno – ma ho incrociato il suo sguardo una volta. Anche Biagio, come Gesù, ha amato i suoi fino alla fine, e questo fa di lui un testimone vero”.