Salute

Nuovo ospedale: Pelillo lascia tra le ombre
Il commento del presidente dei medici Nume

12 Gen 2023

di Silvano Trevisani

Le notizie sul San Cataldo, in questi ultimi giorni, si sovrappongono in maniera un po’ confusa. É stato proprio durante l’audizione della commissione Bilancio della Regione, lunedì scorso, che si è chiarito che il completamento del nuovo ospedale tarantino, destinato a diventare policlinico, slitterà a data da destinarsi. La mancanza di copertura finanziaria per i 105 milioni necessari all’allestimento degli interni e l’acquisto dei macchinati, cui si è cercato di ovviare con escamotage imprudenti e inutili, avviando gare senza copertura, si è evidenziata, nonostante le promesse politiche dei mesi scorsi.

Ora la presa di posizione di Pelillo, nominato un anno fa commissario per il nuovo ospedale, che di fatto rimette il mandato anche se lo definisce esaurito positivamente, non può non velare con nuove ombre tutta la vicenda. Con una lettera diffusa e già commentata, vanta di aver chiuso il suo lavoro che, indirettamente lo afferma, ha salvato la situazione che a febbraio scorso sembrava compromessa, e fa appello a Emiliano perché “faccia un altro sforzo per Taranto e per la sua gente, che se ne occupi personalmente, perché ora sarebbe un delitto non riuscire a realizzare pienamente
quello che dodici anni fa sembrava solo un sogno”. Non senza aver rivendicato la “variante urbanistica che permetterà alle facoltà di medicina e delle professioni sanitarie di abitare nel San Cataldo come si conviene in ogni policlinico”, ringraziandone il Comune.

In un’intervista a un quotidiano locale, poi, lancia strali nei confronti dei dirigenti regionali, in particolare il direttore del dipartimento, Vito Montanaro, che a Taranto non ha mai messo piede.

Insomma, la vicenda del San Cataldo, nata già tra le polemiche, per la scelta del sito, alternativo a quello più agevole di Paolo VI, che ha sempre destato sospetti, dopo le discussioni sulla variante approvata a progetto già in itinere, e dopo aver scoperta che per fare un ospedale non bastano i muri, ma ci voglioni i letti, le sale operatori, i macchinari diagnostici, ecc… non fa accumulare ritardi e nuovi ostacoli. Mentre la situazione della sanità ionica si aggrava giorno per giorno.

È proprio per questo che abbiamo chiesto un commento alla vicenda al presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume.

“La situazione è molto delicata – ci risponde il dottor Nume – per il semplice fatto che si è molto investito, economicamente e socialmente, su questo progetto, anche in relazione alla costituzione di un polo universitario di area sanitaria afferente alla facoltà di medicina, che di fatto comporterebbe la trasformazione del nuovo ospedale in policlinico, con tutto ciò che ne deriverebbe per l’autonomia funzionale e la crescita. La battuta d’arresto è molto preoccupante, ma ancora più preoccupa, in questo preciso momento, la mancanza di medici e operatori sanitari, che penalizza fortemente tutta la sanità ionica e che farà correre seriamente il rischio di non poter garantire, in prospettiva, livello quantitativi di risposta sufficienti ai tanti bisogni di assistenza che la gente esprime. Del resto, sia a livello territoriale, sia a livello ospedaliero, l’allarme da tempo è stato lanciato. Quello che posso immaginare, ma sicuramente sperare, è che, una volta terminato, il San Cataldo possa aumentare l’attrattività nei confronti di medici che scelgono, normalmente, altri siti nei quali operare, invece di Taranto . Ma, per come stanno adesso le cose, non c’è da essere molto ottimisti”.

Per lunedì prossimo è prevista una nuova audizione in commissione Bilancio. Forse sarebbe stato utile sentire Pelillo.

L'argomento

#KidsAction4Peace: i bambini d’Europa chiedono la pace ai capi di Governo e di Stato

12 Gen 2023

Dall’idea di 18 bambini e ragazzi europei che si sono chiesti come poter aiutare gli amici che si trovano in mezzo alla guerra in Ucraina, è iniziata in questi giorni la campagna di sensibilizzazione per chiedere la pace, sperando di “arrivare ai cuori” di capi di Governo e di Stato dei diversi Paesi d’Europa. L’idea è quella di realizzare un disegno, scrivere una poesia o una letterina sulla pace, citando l’hashtag #KidsAction4Peace, chiedere ad almeno altri 5 bambini di fare la stessa cosa, condividere il messaggio sui social attraverso una foto e spedire tutto tra il 25 ed il 30 gennaio all’indirizzo postale del proprio capo di Governo o di Stato o anche di altro Paese a scelta dalla lista pubblicata. Sono Sofia, Agnese, Matteo, Costanza, Nicola, Mattia, Teresa, Cristina, Anastasia, Leonor, Margarida, Leonor, Joao, Leonor, Thiméo, Mathilde, Adéline e Aurélien, i 18 bambini tra i 7 ed i 12 anni, provenienti da Italia, Portogallo e Belgio che hanno organizzato l’iniziativa che si concluderà il 30 gennaio, giornata scolastica della nonviolenza e della pace, qualche giorno prima del Consiglio europeo straordinario in programma il 9 e 10 febbraio a Bruxelles.

Amministrazione locale

Rinaldo Melucci: «Lavoriamo ad un pacchetto di proposte della comunità ionica sull’ex Ilva»

12 Gen 2023

L’ex Ilva non è una questione di destra o di sinistra, non si fa politica sulla pelle delle persone. Non si può più sbagliare e non c’è tempo da perdere. Su questa base c’è oggi una grande consapevolezza da parte degli Enti locali, del mondo del lavoro e del sistema di imprese, al netto di residuali strumentalizzazioni.
Solo lo Stato può garantire gli investimenti, le misure normative e la traiettoria tecnologica utili a consentire finalmente una produzione all’avanguardia, sottoposta a concrete tutele ambientali e sanitarie, poiché tutti i rotoli di acciaio dell’ex Ilva non valgono il futuro di un solo bambino della terra ionica.
È con questi convincimenti che noi sindaci della Provincia di Taranto abbiamo manifestato a Roma insieme alle parti sociali.
Ci prepariamo all’incontro del prossimo 19 gennaio presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, per chiedere al Governo che si acceleri sul controllo pubblico dello stabilimento siderurgico, si volti presto pagina dalla disastrosa gestione ArcelorMittal, non si tergiversi su anacronistici scudi penali e si ancorino le erogazioni concordate dal Ministro Adolfo Urso all’avvio di un tavolo interistituzionale con la comunità locale, che affronti una volta per tutte la questione del piano industriale ed occupazionale, al pari di tutte le argomentazioni relative all’ambiente, alla salute e alle sorti dell’area ionica.
È del tutto evidente che non ci sarà acciaio a Taranto senza un piano nazionale, senza l’adeguata valutazione del danno sanitario, senza una radicale conversione tecnologica che stia iscritta negli orientamenti europei verso la decarbonizzazione. E la comunità ionica, che conosce perfettamente tutte le implicazioni del dossier, resisterà ad ogni ulteriore approssimazione o procrastinazione sulle soluzioni necessarie per l’ex Ilva. Le risorse ci sono e bisogna avere la forza e il coraggio di individuare il metodo, le priorità e le risposte per tutti gli attori coinvolti.
Per questo, nella confusione che la vicenda sta attraversando, proveremo a dare un contributo proattivo al Governo e proporremo noi la nostra idea di accordo di programma sull’ex Ilva, muovendo dagli studi già prodotti dalla Regione Puglia.
I cittadini e i lavoratori meritano chiarezza e risolutezza.


Rinaldo Melucci
sindaco di Taranto e presidente della Provincia di Taranto

Emergenze sociali

Le ragioni della formulazione del progetto “Inps per tutti”

foto Sir/Marco Calvarese
12 Gen 2023

L’idea del progetto “Inps per tutti” nasce da una constatazione: alcune fasce della popolazione particolarmente ai margini, per esempio le persone senza dimora o chi ha difficoltà economiche e sociali di vario tipo, molto spesso non sa di avere diritto a una serie di aiuti pubblici erogati dallo Stato (Reddito di cittadinanza, pensione di invalidità, assegno sociale, assegno per i nuclei con figli minori, ecc.) o non sa a chi o non ha gli strumenti per fare domanda né sa a chi rivolgersi per farsi aiutare in questo. Moltissime persone rischiano di essere tagliate fuori da diritti che spettano loro e questo a causa di assenza di orientamento, accompagnamento, mediazione.

Per ovviare a ciò, alla fine del 2019 l’Inps propone a Caritas italiana, all’Associazione nazionale dei Comuni italiani e alla Comunità di Sant’Egidio di promuovere un progetto che abbia come obiettivo proprio quello di favorire l’accesso alla prestazioni sociali erogate dall’Inps per le persone che non hanno l’abitudine di rivolgersi ai servizi sociali né tanto meno a caf e patronati, in quanto non conoscono minimamente il funzionamento del sistema di welfare italiano, e che sono supportati abitualmente dai centri Caritas o Sant’Egidio locali che forniscono loro sostegno materiale, economico, psicologico, abitativo e sociale nella cornice di una relazione fiduciaria basata su conoscenza approfondita, confidenza, legami anche di amicizia di lunga data.

Chi è coinvolto in Inps per tutti? C’è un accordo formale fra le realtà e le organizzazioni impegnate in esso?

Esiste un accordo quadro nazionale che è stato sottoscritto dai soggetti coinvolti nella realizzazione del progetto a livello nazionale: Inps, Caritas italiana, Anci e Comunità di Sant’Egidio. Questo accordo ha durata annuale ed è stato rinnovato già due volte a partire dal 2019. L’ultimo rinnovo risale alla scorsa estate e stabilisce che pertanto che l’accordo avrà durata fino al giugno 2023. Siccome le Caritas come anche i comuni e le agenzie Inps provinciali sono autonomi e non dipendono dai livelli nazionali, l’accordo quadro di collaborazione nazionale non ha valore sui singoli territori. A livello locale, ove si desideri realizzare il progetto, occorre che venga sottoscritto un protocollo ad hoc fra tutti gli enti disponibili a collaborare, Inps ovviamente che non può mancare, ma anche le associazioni di volontariato e di terzo settore che sono attive in ciascun contesto nel supporto alle persone in povertà e che sono disponibili a dare il proprio contributo operativo su questo progetto.

Con i singoli protocolli ogni contesto locale definisce anche le modalità con cui intende realizzare il progetto: una mail dedicata a cui inoltrare le richieste di chiarimento, una persona di riferimento presso l’agenzia Inps a cui rivolgersi con appuntamenti telefonici e on line o in presenza a cadenza periodica, ecc..

Le Caritas, così come i comuni, non sono presenti in tutti gli accordi locali. In alcuni casi la platea di associazioni coinvolte è molto ampia e diversificata: dipende dalla consistenza della rete locale di supporto alle persone in povertà soggetti che hanno sottoscritto l’accordo.

Il progetto prevede che chi si rivolge alle Caritas, alla Comunità di Sant’Egidio e alle altre organizzazioni di volontariato coinvolte nei protocolli locali possa essere supportato oltre che dal punto di vista materiale, economico, psicologico e relazionale, come avviene di consueto da prassi, anche sotto il profilo dell’accesso alle misure pubbliche di cui ha diritto e/o del supporto nel caso in cui incontri difficoltà nel ricevere misure già richieste e fruite. Già prima della pandemia e successivamente con sempre maggior frequenza, moltissime persone che si rivolgono alle Caritas hanno iniziato a chiedere aiuto rispetto a come orientarsi sulle misure pubbliche esistenti, come e dove far domanda, oppure rivolgono richieste di aiuto perché hanno visto sospendere erogazioni di contributi pubblici e non capiscono che cosa sia successo. In questi casi, le Caritas contattano in prima battuta, se la persona non ha già provveduto a farlo, i Caf e patronati a cui le persone si sono già rivolte, poi provano a chiamare il contact center dell’Inps e alla fine attivano il canale Inps per tutti a livello locale, attraverso le modalità previste (mail telefonata, appuntamento di persona), in quanto spesso le situazioni incagliate possono essere analizzate nel dettaglio, e quindi risolte, dalle agenzie territoriali Inps di competenza. Il lavoro che fanno le Caritas consiste quindi nella mediazione con l’Inps locale, funzione che non si sovrappone bensì si aggiunge ed è successiva al lavoro tecnico che invece svolgono Caf e patronati.

In che cosa consiste concretamente il progetto?

L’accordo quadro di collaborazione nazionale sul progetto “Inps per tutti” non prevede nessuna remunerazione per nessuno dei sottoscrittori coinvolti. È un accordo di collaborazione a titolo gratuito tra l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, la Caritas Italiana e la Comunità di Sant’Egidio. Inoltre, come precisato nell’art. 5 dell’accordo rinnovato nel 2022: “Sono a carico di ciascuna delle Parti gli oneri sostenuti per l’attuazione del presente Accordo quadro”.

L’accordo prevede remunerazioni economiche di qualche tipo per gli enti che lo sottoscrivono?

I casi gestiti nel progetto Inps per tutti riguardano soprattutto le situazioni di prestazioni per cui le persone hanno già fatto domanda e su cui i cittadini stanno avendo problemi (pensioni di invalidità che non arrivano, quote di Reddito di cittadinanza revocate, importi inferiori rispetto al passato per alcune prestazioni). richieste di chiarimento su pratiche attive che hanno problemi), quesiti generici su revoche, orientamento alle prestazioni a cui si ha diritto come esito della profilazione realizzata in alcuni casi con il questionario Inps per tutti.

Quali sono le situazioni più frequenti gestite dal progetto?

Si tratta di uno strumento disponibile on line che consente a ciascun cittadino, che lo abbia debitamente compilato, di capire a quali prestazioni Inps può avere diritto. Serve per un primo indicativo orientamento e può essere compilato anche dagli operatori (Caritas, Comunità di Sant’Egidio o Inps) con i soggetti interessati per una prima ricognizione che serve a definire il profilo delle persone dal punto di vista delle misure accessibili per loro.

Che cos’è il questionario Inps per tutti?

Oltre ad accordi che coinvolgono singole Caritas diocesane (a oggi si contano circa una dozzina di Caritas, fra cui Milano, Frosinone, Asti, Ugento, Aversa, Avellino, Pozzuoli, Bologna, Cagliari, ecc.) sono

Quante Caritas sono coinvolte in Inps per tutti?

sorti recentemente anche protocolli regionali sottoscritti dalla delegazione regionale, dalla Inps regionali e dai comuni coinvolti, in particolare in Lombardia e in Veneto.

Nel 2022 sono state complessivamente intercettate circa mille persone, alcune delle quali hanno ricevuto informazioni per un orientamento iniziale, oppure hanno ricevuto chiarimenti su prestazioni rispetto a cui avevano problemi, o residualmente, sono state supportate nel fare domanda.

Quante sono le persone sostenute con il progetto Inps per tutti? Si tratta di un accordo esclusivo fra le parti o lo si può allargare ad altri enti eventualmente interessati?

L’accordo Inps per tutti non è un accordo esclusivo. Il parterre dei soggetti coinvolti a livello nazionale è stato definito alla luce degli obiettivi del progetto: informare dei loro diritti persone in condizione di grave marginalità sociale, raggiungendole nei luoghi in cui esse ricevono abitualmente aiuto, sostegno, conforto, fra cui i comuni con i loro servizi sociali. Sono dunque inclusi tutti i soggetti e luoghi pubblici e privati che a livello territoriale sono impegnati nel contrasto alla povertà. Chiunque fosse intenzionato a partecipare a livello nazionale può segnalarlo all’Inps nazionale, mentre a livello locale basta contattare l’Inps provinciale per verificare che il progetto sia attivo e chiedere di poter aderire.

Solidarietà

Caritas e Inps insieme nel progetto “Inps per tutti”

foto Caritas/Inps
12 Gen 2023

In quanti modi si può aiutare chi è in povertà e in condizione di grave marginalità sociale a migliorare la sua situazione? La gamma degli interventi da mettere in campo è amplissima e chi lavora in Caritas o svolge attività di volontariato sui territori lo sa bene: ascolto e costruzione di una relazione di fiducia fra l’operatore e la persona, per prima cosa, per arrivare poi agli interventi di tipo psicologico, economico e materiale, sociale, abitativo, relazionale e così via, a seconda di ciò di cui la persona ha più bisogno. Ma questo non basta. Quella della esclusione sociale (o al contrario l’inclusione sociale) è un’area ampia, con tante dimensioni al suo interno, ma se le si sfoglia a una a una, giungendo al suo nucleo, l’unico criterio essenziale per sentirsi inclusi socialmente è essere riconosciuti dalle istituzioni e dagli altri cittadini come titolari di diritti di aiuto e protezione proprio quando si è più indifesi e vulnerabili, quando si ha paura e non si sa a chi rivolgersi. È allora che lo Stato ti tende la mano e ti offre il sostegno di cui hai bisogno.

Inps, Anci, Caritas italiana e Comunità di Sant’Egidio condividono l’obiettivo di favorire l’accesso alle prestazioni sociali di chi è maggiormente in difficoltà dal punto di vista economico, sociale e relazionale.

Ma la realtà purtroppo è molto più complicata di così per vari motivi. Chi vive ai margini non ha la minima consapevolezza di quali siano i diritti che gli spettano né sa quali tipo di aiuti possa richiedere e ricevere dallo Stato. Inoltre negli ultimi anni è vero che il sistema pubblico delle tutele a favore delle persone in povertà si è irrobustito con incrementi di risorse economiche e politiche pubbliche dedicate (si pensi al Reddito di cittadinanza, all’assegno per i nuclei con figli minori, ai numerosi bonus schierati durante l’emergenza Covid), ma questo non basta a garantire che chi possa fruire di questi aiuti sia in grado di farlo effettivamente, perché il più delle volte non ha modo di informarsi o non sa a chi rivolgersi per avere informazioni o fare domanda per le misure. A ciò si aggiunga che è sempre più diffuso, all’interno della pubblica amministrazione, il ricorso a portali e sistemi on line per fornire informazioni o gestire le domande delle varie misure pubbliche e questo penalizza chi non ha gli strumenti informatici o le competenze digitali necessarie per districarsi nel complesso labirinto di piattaforme. Da ultimo, le pubbliche amministrazioni negli ultimi anni hanno subito una drastica riduzione di personale (il cosiddetto blocco del turn over) e sacrificato di conseguenza molte funzioni fra cui quella del contatto diretto con i cittadini che consentiva, soprattutto alle persone più in difficoltà, di essere aiutate ad accedere appunto ai loro diritti.

foto: Caritas Saluzzo/Pietro Battisti

Proprio per ovviare a tutto questo e affrontare queste difficoltà, alla fine del 2019, dietro proposta dell’Inps, nasce il progetto “Inps per tutti”, che ha un obiettivo preciso e condiviso da tutti coloro che vi aderiscono (Anci, Caritas Italiana e Comunità di Sant’Egidio): favorire l’accesso alle prestazioni sociali erogate dall’Inps in particolare per quella fascia di popolazione maggiormente in difficoltà dal punto di vista economico, sociale e relazionale. Rendere cioè esigibili i diritti di queste persone. E come? Informando, sensibilizzando, orientando e accompagnando le persone che le Caritas, i Comuni, Sant’Egidio e le associazioni che decidono di partecipare al progetto in ogni territorio, incontrano e sostengono con i loro servizi e i loro interventi quotidiani.
Il progetto rappresenta un inedito esperimento di collaborazione tra realtà organizzative molto diverse fra loro, ma accomunate da un obiettivo di senso molto ben definito (dare risposte a persone in difficoltà che senza questo tipo di intervento così orchestrato resterebbero fuori dal sistema di aiuti pubblici). Da quando è partito esso sta creando un terreno di lavoro e confronto nuovo in cui ogni organizzazione mette a disposizione a titolo gratuito le proprie competenze specifiche al servizio di questa causa comune. È come se soggetti prima del tutto scollegati, ma comunque impegnati su attività confinanti e in alcuni casi sovrapposte, lavorassero finalmente gomito a gomito per ottenere i migliori risultati per le persone aiutate.

La funzione delle Caritas è quella di mediazione fra le persone che vengono abitualmente sostenute nei propri centri e servizi e gli uffici locali dell’Inps.

A oggi, a distanza di tre anni dall’avvio di questa iniziativa, sono circa una dozzina in tutta Italia le Caritas coinvolte nel progetto con protocolli locali sottoscritti con Inps, i Comuni e altre associazioni locali. E in ogni contesto territoriale si sono individuate insieme di volta in volta le modalità più funzionali per far dialogare i comuni, le associazioni e l’Inps. In alcuni casi sono state aperte caselle di posta dedicate, in altri si sono stabiliti dei giorni di colloqui telefonici o incontri di persona con i funzionari dell’Inps per discutere delle situazioni problematiche raccolte dagli operatori delle Caritas.

La funzione delle Caritas è quella di mediazione fra le persone che vengono abitualmente sostenute nei propri centri e servizi e gli uffici locali dell’Inps, quando si verificano per queste ultime criticità nell’accesso o nella ricezione di contributi pubblici. Nell’ambito della relazione che gli operatori hanno con le persone seguite emergono spesso difficoltà legate alla sospensione di alcune misure o ritardi nell’accredito delle somme oppure sospensioni immotivate che le costringono a rivolgersi alla Caritas per chiedere un aiuto economico o materiale che compensi il venir meno di quello pubblico. È allora che viene attivata la rete di supporto locale della Caritas, che si rivolge ai Caf e patronati locali, qualora le persone non l’avessero già fatto (spesso però esse non hanno l’abitudine di rivolgersi ai servizi sociali né tanto meno a Caf e patronati, in quanto non conoscono minimamente il funzionamento del sistema di welfare italiano), passando poi a chiamare l’help center dell’Inps e poi, da ultimo, raccogliendo l’istanza e portandola all’attenzione dell’agenzia locale Inps di riferimento, che studia il caso per capire dove è il problema e nel giro di poco tempo fornisce tutti i chiarimenti necessari alle persone.

Non si tratta di nulla di diverso da quello che le Caritas fanno abitualmente: facilitare per le persone in difficoltà la conoscenza e l’avvicinamento ai servizi pubblici, alle opportunità di aiuto messe a disposizione dallo stato e dagli enti locali, intervenendo a integrazione di questi aiuti, ove necessario, o a loro compensazione quando lo stato non prevede sostegni per alcune fasce specifiche di popolazione (si pensi alla esclusione di molti stranieri dal RdC per via del requisito dei dieci anni di residenza in Italia).

foto: Ansa/Ciro Fusco

Nel 2022 sono state un migliaio circa le persone a cui il progetto “Inps per tutti” ha fornito risposte o informazioni su una molteplicità di prestazioni, dal RdC al reddito di libertà, l’assegno per i nuclei con figli minori, la pensione di cittadinanza, la Naspi, l’invalidità civile, l’assegno per malattia, ecc.. Spesso l’attesa di una risposta durava da molti mesi (a volte anche più di un anno) e con il progetto si è riusciti a disincagliare situazioni molto intricate e pesanti per le famiglie. La distanza prima incolmabile tra cittadini e pubblica amministrazione in questi casi si è ridotta e l’inclusione è diventata qualcosa che le persone hanno potuto toccare con mano, hanno vissuto sulla propria pelle, sentendosi accolte e riconosciute.

La vicenda del Covid ci ha insegnato che le persone hanno bisogno più che mai di risposte tempestive, di aiuti diretti e di chiarezza nell’interfacciarsi con le pubbliche amministrazioni. Soprattutto in situazioni di crisi economica e di difficoltà personali rendere agevole l’iter per accedere ai propri diritti dovrebbe guidare l’operato dei soggetti impegnati nel contrasto alla povertà e dovrebbe essere uno sforzo condiviso da tutti gli attori in campo in base alla propria titolarità e competenza. Costruire insieme nuove modalità per farlo rappresenta lo sforzo di creatività che tutti sono chiamati a fare in questo tempo per rendere il paese più equo, coeso e integrato e per fare sentire in esso ogni persona a casa propria.

Ed è proprio questo lo spirito con cui Caritas italiana e la rete delle Caritas in Italia hanno aderito al progetto “Inps per tutti”.

Ricordo

È morto nella notte, a Palermo, il “missionario dei poveri” Biagio Conte: fondò la Missione Speranza e Carità

12 Gen 2023

È morto, nella notte, a Palermo il missionario laico Biagio Conte, all’età di 59 anni. Fondò nei primi anni ’90 la Missione Speranza e Carità, che accoglie attualmente circa 600 persone, tra poveri, senza dimora e migranti in diverse cittadelle, nel territorio di Palermo e provincia.
Biagio Conte da diversi mesi era stato colpito da un tumore. Ha continuato a condurre la sua missione di preghiera e carità finché il male non ha avuto il sopravvento. Nel giorno dell’Epifania, la visita dell’arcivescovo Corrado Lorefice, cui aveva annunciato la malattia e aveva chiesto la sua vicinanza.

Vita sociale

Bando della Provincia per 54 operatori del Servizio civile: contrasto povertà educativa

12 Gen 2023

La Provincia di Taranto seleziona 54 operatori volontari per il contrasto alla povertà educativa minorile. L’Ente, infatti, ha pubblicato sul proprio sito istituzionale online www.provincia.taranto.it il bando per la selezione di 54 operatori da impiegare nel programma di Servizio civile universale “Cultura, Solidarietà ed Innovazione Sociale: parole d’ordine per il rilancio socio-culturale ionico-adriatico”.

Le attività saranno svolte nell’ambito di uno specifico progetto proposto dalla Provincia, nell’ambito di accordi già sottoscritti con la provincia di Brindisi, la cui realizzazione avverrà nelle sedi dei Comuni di Avetrana, Castellaneta, Crispiano, Leporano, Maruggio, Pulsano, Roccaforzata, Taranto, Brindisi, Francavilla Fontana, Latiano e San Pietro Vernotico. Alla selezione possono partecipare candidati che alla data della presentazione della domanda non abbiano superato il ventottesimo anno di età e che siano in possesso dei requisiti previsti all’articolo 2 del bando.

Gli aspiranti operatori volontari dovranno inoltrare istanza di partecipazione direttamente all’Ente Provincia di Taranto in modalità online, entro le ore 14 del 10 febbraio 2023, esclusivamente attraverso la piattaforma DOL all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it. Una volta divenuto operativo (l’avvio in servizio dei volontari che hanno superato la selezione dovrà in ogni caso avvenire entro il 21 settembre 2023), il programma avrà la durata di un anno e a ciascun operatore selezionato sarà corrisposto un assegno mensile dell’importo di euro 444,30.

“Denominato “Educativa intergenerazionale, una strategia intergenerazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile”, il progetto – ha dichiarato il presidente della Provincia di Taranto, Rinaldo Melucci- ha come obiettivo quello di ridurre l’impatto delle vulnerabilità familiari sui deficit educativi di minori che vivono nei 12 Comuni interessati. Si tratta di un compito impegnativo, ma il risultato può essere raggiunto mettendo in atto strategie di supporto allo sviluppo didattico non formale extrascolastico ed in grado di favorire la valorizzazione del ruolo educativo della terza età.”

Teatro

“Periferie”: sette sabati sera al TaTà con il teatro contemporaneo

12 Gen 2023

Dodicesima stagione di “Periferie”, un ventaglio di sette spettacoli, scelti nel panorama nazionale perché offrono del buon teatro, talvolta esperienze di nuovi linguaggi, tra l’altro fanno conoscere bravi attori e brave attrici, oppure presentano scritture e drammaturgie che dipanano diversamente situazioni simili.

Sette spettacoli che condividono l’obiettivo di coinvolgere gli spettatori, facendo appello alle loro emozioni, ai loro vissuti quotidiani, ai loro sorrisi e alle loro preoccupazioni, perché il teatro deve essere occasione di nuova consapevolezza. Anche sette occasioni per il pubblico di incontrare e chiacchierare con gli artisti. Insomma, il sabato sera all’auditorium TaTÀ di Taranto si va per trascorrere una serata interessante, tra amici, per questo merita cominciare con una festa d’amore sì, ma che sconcerta.

Circo contemporaneo, teatro e musica: il 21 gennaio è anteprima di stagione, e si fa festa, con le acrobazie musicali di Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani in “Sconcerto d’amore”. Una coppia di artisti, eternamente in disaccordo, diventano musicisti dell’impossibile, trasformando la struttura autoportante, dove sono appesi trapezio e tessuti aerei, in un’imprevedibile orchestra di strumenti. Spettacolo tout public.

Apre la stagione, il 28 gennaio, Factory Compagnia Transadriatica con “La bisbetica domata” di William Shakespeare, regia Tonio De Nitto. Caterina l’inadeguata, la non allineata è la pazza del villaggio. Dietro di lei, spigolosa ma pura e vera, un mondo di mercimoni, di padri calcolatori, di figlie in vendita, di capricci lontani dall’amore, di burattinai e burattini non destinati a vivere l’amore, ma a contrattualizzarlo. E Caterina non ci sta.

A seguire, il 4 febbraio, uno spettacolo di Lucia Calamaro “Darwin inconsolabile”, per Sardegna Teatro, CSS Udine, Teatro di Roma. Sottotitolato “un pezzo per anime in pena”, ovvero una madre anziana, che si finge morta per ricevere un po’ di attenzione da questi figli, così occupati, così distratti, così disamorati, aggressivi in quanto assenti. Simula la morte. Potrebbe esser un monito, un richiamo, un avvertimento, una metafora. Forse. In scena, il 18 febbraio, Elena Bucci e Marco Sgrosso con “Delirio a due”, l’anticommedia di Eugène Ionesco, per Le belle bandiere, TPE Teatro Piemonte Europa e Centro Teatrale Bresciano.

Lui e Lei si cercano continuamente, ma sono incapaci di una comunicazione autentica che non passi attraverso la colpevolizzazione dell’altro. I loro ridicoli battibecchi, gli sciocchi trabocchetti per mettersi in difficoltà, le menzogne e gli inganni sono accompagnati dal controcanto ossessivo di un crollo universale. Palcoscenico, il 25 febbraio, per il fresco premio Ubu 2022 Mario Perrotta con “Dei figli”, consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati, per Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Sipario Toscana, La Piccionaia, Permàr. Concludendo la trilogia “In nome del padre, della madre, dei figli”, Perrotta prova a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti, per fortuna, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia sì, e sono tanti…

Arriva, il 4 marzo, Paola Dimitri con lo spettacolo documentario “Vita Amore Morte e Rivoluzione”, creazione cinematografica di Davide Crudetti, per Cranpi. Muovendosi in una cartografia intima fatta di ricordi, filmini di famiglia e vecchie fotografie, Di Mitri ricostruisce la sua storia familiare per trovare risposta ad una ferita personale che si sovrappone e si perde nelle cartografie di chi abita oggi Taranto. La sua città dell’infanzia e delle feste. La città cancellata e riscritta più volte in Italia. In programma, il 18 marzo, Giuliana Messo con “$exmachine”, regia Massimo Somaglino, per La Corte Ospitale.

Affresco di una società contemporanea vista da una particolare angolazione, quella del sesso a pagamento. Un’attrice ed un musicista (Gianluigi Meggiorin) danno voce ed anima a sei personaggi che, visti in sequenza, formano un quadro di contemporanea umanità, complessa, multiforme, ridicola, sincera. In estrema sintesi, “un popolo di santi, poeti, navigatori e puttanieri”, per dirla con il sottotitolo dello spettacolo, al ventesimo anniversario dal suo debutto.

Chiude la rassegna, il 25 marzo, Meridiani Perduti Teatro con “Stoc ddò – Io sto qua” di e con Sara Bevilacqua, drammaturgia Osvaldo Capraro. Michele Fazio non ha ancora compiuto sedici anni quando viene colpito per errore durante un regolamento di conti tra clan rivali. La vita di Lella, da quella sera, muta radicalmente. Da dove, Lella, ha tratto la forza per combattere una guerra che non l’ha mai vista abbassare lo sguardo? Soprattutto dal dialogo mai interrotto con il figlio Michele, il garzone allegro, l’angelo di Bari Vecchia. Sipario ore 21.

Serata anteprima stagione 10 euro. Biglietto 12 euro, ridotto 10 euro (under 30 e over 65). Abbonamento a 7 spettacoli 70 euro. Info e prenotazioni ai numeri 099.4725780 – 366.3473430 (anche whatsapp). Tutti i dettagli su teatrocrest.it

 

Città

La scomparsa di Franco Sebastio, il magistrato che combattè l’inquinamento

11 Gen 2023

di Silvano Trevisani

La notizia ha colto tutti di sorpresa. Ma lui, Franco Sebastio, il procuratore della Repubblica noto per le sue inchieste sull’inquinamento, era ricoverato da qualche tempo per il male incurabile che lo ha portato via, martedì 10, all’età di ottant’anni. Non era mai andato a riposo, anche quando nel 2015, aveva dovuto lasciare la sua poltrona di procuratore della Repubblica di Taranto, per raggiunti limiti di età e nonostante la sua battaglia per essere riconfermato ancora, nonostante i suoi 73 anni.

La sua carriera di magistrato era iniziata nel lontano 1969. Prima in Lombardia, a Gallarate, poi in Puglia, a San Pietro Vernotico, come pretore, prima del ritorno nella sua Taranto. Qui ha percorso tutti i gradini della sua carriera, prima alla guida della procura presso la pretura, poi come sostituto procuratore e, infine, come procuratore, prima aggiunto, poi capo.

Indimenticabile la battaglia che nel 1982 intraprese contro l’inquinamento dell’Ilva. Una battaglia la sua, che seguivamo quasi con meraviglia, da giovani cronisti, in una città ancora sedotta dall’ascesa dell’industria e illusa da investimenti che promettevano ancora sviluppi ma che in realtà erano già finiti da un decennio, alla fine dello scellerato raddoppio che segnò i futuro del territorio. A quel tempo, tra diretti e indiretti, i lavoratori dell’area industriale erano quasi quarantamila e sembrava persino assurdo che un pm si desse la pena di combattere l’inquinamento che solo alle associazioni più avvedute e agli abitanti dei quartieri vicini sembrava configurarsi come il pericolo più grave per la città. Ricordo le interviste ai giornali, le conferenze stampa nelle quali egli lamentava come gli strumenti legali per combattere l’inquinamento fossero quasi inesistenti e che lui doveva barcamenarsi con l’unica disposizione che vietava il getto di oggetti pericolosi. Che non gli impedì di fare della sua battaglia un simbolo per tutta la città.

Era solo l’inizio, perché Franco Sebastio da uomo tenace e sicuro di sé, si fece anche carico della lunga, impegnativa inchiesta sul mobbing, la pratica di mortificazione e persecuzione morale dei dipendenti non “collaborativi” (ricorderete la vicenda della Palazzina Laf, dove venivano confinati i lavoratori che per diversi motivi non piacevano alla proprietà) che i Riva intrapresero in quello sciagurato 1995. L’anno che aveva segnato la loro acquisizione dell’Ilva, che solo pochi anni prima aveva preso il posto dell’Italsider e che era stata risanata, prima di essere reimmessa nel calderone impietoso del tangentismo che ne aveva segnato il nuovo declino e la conseguente imposizione assurda, da parte dell’Unione Europea, di privatizzarla a tutti i costi. Dopo la condanna dei dirigenti aziendali, arrivata qualche anno dopo, Sebastio avviò altre inchieste ancora più clamorose, come il sequestro delle cokerie risultate pericolosissime e il loro abbattimento, mentre, quando fu avviata dal pm Todisco la grande inchiesta “Ambiente scvenduto” che ha portato nei mesi scorsi alla condanna, in primo grado, dei Riva e di politici e dirigenti, con pene pesantissime, sedeva sulla poltrona di procuratore cape, al terzo piano del Tribunale. Nel 2015, come abbiamo ricordato, fu costretto a lasciare la magistratura, ma, assetato di impegno e di vita come era lui, passò alla politica attiva. Fu tra i più tenaci oppositori della riforma costituzionale promossa dal governo Renzi e, dopo il successo di quel 4 dicembre, decise di candidarsi, nel 2017, alla poltrona di sindaco, alla guida di un raggruppamento di sinistra, designato da Rifondazione. Il risultato fu, alla luce del suo impegno per la città, deludente: prese solo il 9% dei voti, così al ballottaggio andarono Melucci, poi eletto sindaco, e la candidata dalla destra, Baldassarri. Lui venne eletto consigliere ma commise l’unico errore, dettato dall’inesperienza politica: quello di accettare l’incarico di assessore alla Cultura e alla Legalità, che gli venne revocato pochi mesi dopo lasciandolo fuori dal Consiglio comunale e di fatto escludendolo dalla vita politica. Ma neanche questo segna la sua resa: egli accetta di diventare prima presidente dell’organo di vigilanza della società Ladisa, poi presidente del cda. Come tale diviene, per poco tempo, amministratore del “La Gazzetta del Mezzogiorno”, nel periodo di gestione della Ladisa.

Sono solo i passi fondamentali di una vita che è legata a doppio filo con quella della città. La vita di un uomo acuto, ironico, del quale ricordiamo le interviste precedute da interminabili colloquio preparatori, nei quali egli sembrava cercare la verità assieme ai suoi interlocutori, il gusto un po’ sornione del disvelamento, della rappresentazione della verità, appunto, che lo ha segnato per tutta la vita.

Mondo

Brasile, assalto alle istituzioni – Mons. Oliveira de Azevedo: “La Chiesa educhi alla cittadinanza”

foto Ansa/Sir
11 Gen 2023

di Bruno Desidera

Dopo lo sfacelo, il Brasile si interroga con inquietudine. Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha riunito i governatori ed emanato decreti per garantire la sicurezza. Le immagini delle sedi di Governo, Parlamento e Corte suprema messe a ferro e fuoco fanno il giro del mondo. La rivolta dei militanti di estrema destra, una “Capitol Hill” al cubo, è stata domata dai ‘federali’, con oltre 1.200 arresti. Ma inquieta, e non poco, la facilità con cui migliaia di militanti si sono concentrati nel cuore istituzionale del Paese. Fioriscono le ipotesi sulle presunte “complicità” di pezzi di potere, da quello “locale” del Distretto federale (il governatore è stato “rimosso” dalla Corte suprema) a qualche probabile “infiltrato” nei palazzi assaltati, dai ritardi della Polizia al ruolo dell’Esercito. Preoccupa il clima nel Paese, che fatica a svelenirsi dopo la durissima campagna elettorale tra il vittorioso Lula e il perdente Bolsonaro, che ha preso le distanze dagli assalitori, che pure a lui fanno riferimento, dopo però avergli “lasciato fare” per settimane, un periodo in cui blocchi stradali e accampamenti non sono mai cessati. Alle inquietudini e preoccupazioni fa riferimento anche il presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, dom Walmor Oliveira de Azevedo, arcivescovo di Belo Horizonte.

Eccellenza, come valuta gli eventi di domenica e la risposta delle Istituzioni?
L’invasione delle sedi dei tre poteri della Repubblica rattrista profondamente tutti coloro che difendono la democrazia e la Magna Carta – la Costituzione dei cittadini – che, se pienamente rispettata, potrebbe portare il Paese a un altro livello di civiltà.

Queste manifestazioni sono proprio atti anticostituzionali, che offendono la democrazia brasiliana e, di conseguenza, vanno contro i diritti di tutti, compresi coloro che promuovono il caos e il disordine, volendo far valere le proprie convinzioni. La reazione delle istituzioni democratiche avrebbe potuto essere più rapida, preventiva, considerando che questi gruppi radicali si organizzano attraverso i social network, apertamente, senza alcun imbarazzo. Misure preventive avrebbero potuto evitare la depredazione dei beni pubblici, soprattutto quelli che costituiscono il patrimonio artistico nazionale e che erano conservati negli edifici invasi. Ci auguriamo, ora, che i poteri della Repubblica possano agire rapidamente per dissipare gli atti antidemocratici in corso e punire i responsabili. In questo momento è molto importante una grande unione, che coinvolga soprattutto i governatori degli Stati, indipendentemente dalle convinzioni ideologiche. È tempo di riaffermare che esiste un consenso sull’essenzialità delle istituzioni democratiche.

È preoccupato dalla possibilità che eventi simili o rivolte si verifichino anche in altre città?
La società brasiliana soffre da tempo di polarizzazione, che crea un contesto favorevole alle manifestazioni antidemocratiche, segnate dalla violenza. In una definizione molto sintetica, il contesto della polarizzazione si riferisce proprio a una realtà in cui le persone non si vedono e non si riconoscono come simili, percependosi come nemici di coloro con cui si sentono in disaccordo. Questa visione distorta è un fattore scatenante di vere pazzie all’interno delle famiglie, delle chiese e, soprattutto, nelle strade, nelle manifestazioni.

Manifestare è un atto legittimo, legato alla libertà di esprimersi. Ma quando la manifestazione è contaminata dalla violenza e avviene al di fuori delle leggi, diventa un atto criminale. Il contesto attuale è favorevole alle azioni criminali e, proprio per questo, richiede una particolare attenzione da parte delle autorità.

In ogni caso, pensa che la democrazia brasiliana sia abbastanza solida?
La democrazia brasiliana è giovane e deve ancora progredire, ma si è già consolidata nella cultura del popolo, che non accetta più totalitarismi o imposizioni. Le reazioni immediate agli atti contro le sedi dei poteri della Repubblica dimostrano che la democrazia può ispirare il consenso, anche tra coloro che hanno opinioni politiche divergenti. Autorità che non condividono la stessa visione si uniscono per difendere i principi costituzionali. Allo stesso modo, molti cittadini con convinzioni ideologiche simili a quelle di coloro che hanno commesso atti incostituzionali hanno già espresso la loro disapprovazione per quanto accaduto nel Distretto Federale. È chiaro, quindi, che gli atti antidemocratici sono promossi da una minoranza. È necessario superarli, per riaffermare sempre la democrazia come principio intoccabile, e avanzare così nella maturazione dell’esercizio della cittadinanza nella società brasiliana.

Il clima di odio che prevale nel Paese è davvero preoccupante? Qual è la sua speranza al riguardo?
Le polarizzazioni seminano irrazionalità e quindi destano preoccupazione. Queste proteste in cui le persone non riconoscono la dignità di coloro con cui sono in disaccordo possono diventare terreno fertile per varie espressioni di violenza. Le conseguenze sono le deplorevoli scene viste a Brasilia, di depredazione della proprietà pubblica, di attacchi ai lavoratori, con particolare riferimento agli agenti di sicurezza, che cercano di arginare il vandalismo.

Si spera che la scia di distruzione lasciata nel Distretto Federale, con le deplorevoli e vergognose scene di mancanza di rispetto per i tre poteri che garantiscono l’esistenza dello Stato di diritto democratico, tocchi il cuore dei brasiliani, che devono respingere con forza gli atti antidemocratici. Solo così, la società sarà in grado di maturare e reagire in modo appropriato, entro i parametri della civiltà.

Qual è il ruolo della Chiesa cattolica e delle chiese cristiane in questa situazione? Cosa possono fare le comunità cristiane?
La fede cristiana ha un ruolo essenziale nell’educazione all’esercizio della cittadinanza perché, vissuta autenticamente, richiede un impegno inalienabile per la pace. Quello del cristiano è un cuore di pace. E la democrazia diventa più solida, più ricca, quando è permeata dalla pace. Un contesto in cui i cittadini, pur con le loro differenze, si riconoscono come concittadini con il diritto di esprimersi. La fede cristiana educa all’altruismo: ciò che conta non è la convinzione personale o l’interesse personale, ma ciò che viene definito collettivamente attraverso il dialogo e il voto. Le Chiese cristiane hanno innanzitutto il dovere di essere scuole di fede autentica, fondate sul Vangelo di Gesù. Ispirare la pace, l’esperienza della fraternità, anche tra coloro che non professano la stessa fede. Purtroppo, ci sono molte espressioni di un “cristianesimo distorto”, culla di fondamentalismo e opportunismo. È un tipo di religione vivente al servizio di progetti di potere, convinzioni e interessi personali. Così vanno contro il discepolato e la sequela autentica di Gesù Cristo, Salvatore e Redentore, colui che, uguale a noi in tutto tranne che nel peccato, ha dato tutto, la sua vita, in riscatto per tutti, mostrando l’unica via della vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio. A partire dalla fonte del Vangelo, la Chiesa possiede un’offerta educativa essenziale, in vista di una “vita piena”, attraverso l’educazione alla pace e all’amore. Tutto questo ha conseguenze sulle urgenze della società brasiliana.

Ecclesia

“Verità e amore”: in libreria gli insegnamenti del magistero di Benedetto XVI

11 Gen 2023

Verità e amore: in questo binomio si può compendiare tutta l’eredità del pontificato di Benedetto XVI. Come ben emerge da questo volume, in cui sono raccolti gli insegnamenti più significativi del suo illuminato magistero, egli infatti si è prodigato nel dimostrare che il vero senso della vita consiste nella ricerca della verità e nel dono di sé nell’amore. Per raggiungere questa meta è necessaria però una convinta e coerente affermazione del primato di Dio, uno dei temi sui quali Benedetto XVI ha maggiormente insistito. Così, nell’orizzonte di una “nuova evangelizzazione”, il suo impegno primario è stato quello di far riscoprire tale primato, soprattutto in quei Paesi di antiche radici cristiane, dove è stato smarrito a causa di una mentalità secolarizzata, materialistica ed edonistica. Lungo tutto il suo pontificato, da teologo e da pastore, Benedetto XVI si è fatto umile compagno di viaggio in questo comune cammino verso una fede sempre più consapevole e matura, che non si accontenta di ciò che ha trovato, ma che ogni volta cerca nuova luce, nella gioia dell’incontro col Signore risorto.

Salute

Variante Kraken del Covid19, Ciccozzi (epidemiologo): “Non è più contagiosa, ma bisogna aumentare lo screening”

La nuova variante del virus Sars-Cov2, corre nel Nord America e in Cina. Per il momento si sa che appartiene alla stessa famiglia Omicron, perciò la contagiosità è la stessa così come i sintomi che non appaiono gravi

foto Ansa/Sir
11 Gen 2023

di Elisabetta Gramolini

Non fa paura. Anche se il nome che le è stato dato è quello di un mostro leggendario che spaventava anticamente i marinai dei mari del Nord. La nuova variante Kraken (il cui codice scientifico è XBB.1.5) del virus Sars-Cov2, corre nel Nord America e in Cina. Per il momento si sa che appartiene alla stessa famiglia Omicron, perciò la contagiosità è la stessa così come i sintomi che non appaiono gravi. Per tenere sotto controllo i contagi anche nel nostro Paese, secondo Massimo Ciccozzi, responsabile di Statistica medica e epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, bisognerà intensificare l’attività di screening per coloro che provengono dalla Cina, specie nel periodo delle festività legato al Capodanno cinese.

Professore, cosa sappiamo della variante Kraken?
La Kraken è una sottovariante della Omicron. I sintomi, non gravi, bensì blandi, sono gli stessi. Della stessa famiglia Omicron ci sono moltissime varianti perché ogni volta che replica, il virus produce delle mutazioni. La maggior parte le perde ma quella che invece è congeniale, e gli dà quindi un vantaggio, viene mantenuta. La mutazione che ora gli occorre serve a eludere il sistema immunitario. Al momento però non ci sono dati scientifici per dire che la variante sia immuno-evasiva. Al Campus Bio Medico di Roma abbiamo iniziato uno studio proprio su questa capacità di elusione del virus. Vedremo cosa ci diranno i risultati.

È vero che sia la più contagiosa di sempre?
I dati sulla contagiosità sono gli stessi relativi alla famiglia Omicron, ovvero, una persona può contagiarne altrettante 18-20. Quello che va ribadito è che dal punto di vista evolutivo il virus ha trovato la sua condizione ottimale: infetta, contagia il più possibile ma non è letale.Ormai siamo nella fase dell’endemizzazione: i dati italiani indicano che le ospedalizzazioni sono sotto controllo anche se i contagi sono in aumento.

Dobbiamo fare l’abitudine al virus?
Sì, dobbiamo fare l’abitudine ad aumenti ricorrenti dei contagi, seguiti da discese. L’importante è ricordare che il Covid non è stagionale come l’influenza.

Lo screening dei viaggiatori in arrivo dalla Cina è efficace?
Fin dall’inizio il ministro Schillaci ha chiesto di fare il tampone a tutti i viaggiatori provenienti dalla Cina. Credo sia stata la soluzione migliore e la più tempestiva. Il sequenziamento è importante per capire se ci sono varianti diverse che arrivano in Italia.Per ora non risultano. Il problema sarà fare scudo, e quindi rinforzare l’attività di sequenziamento, nel periodo del Capodanno cinese ovvero a fine mese, quando migliaia di persone torneranno in Italia. Per avere un risultato migliore dovrebbero essere tutti i Paesi europei ad adottare lo stesso provvedimento, facendo il tampone a chi proviene dalla Cina.

È tornata di recente la polemica sui rischi legati ai vaccini, in particolare, le miocarditi ai danni dei giovani. Quanto di vero c’è dietro?
A proposito del rischio di miocarditi, è uscito a novembre sul New England Journal of medicine uno studio condotto in Israele che ha considerato come raro, su un campione non molto vasto, l’effetto avverso nella popolazione giovanile vaccinata con Pfizer BioNTech. Molto raro invece è il rischio secondo il Comitato per la sicurezza dell’Ema che si è espresso sui vaccini Comirnaty e Spikevax sulla base di due ampi studi epidemiologici europei, uno condotto sui dati del sistema sanitario nazionale francese l’altro sui dati del registro Nordic.

Nel frattempo, nelle farmacie italiane è allarme per la carenza di farmaci.
Sono due i fattori di questa carenza: la mancanza di materie prime, per colpa dei blocchi derivati dalla guerra in Ucraina, e l’abitudine di molte persone a consultare internet prima di rivolgersi al proprio medico curante dal quale bisognerebbe recarsi per farsi visitare. È solo il medico che stabilisce se nel caso di influenza occorre somministrare un farmaco, dall’antipiretico all’antibiotico.Ricordiamoci che l’influenza è un virus e solo il medico può dire se va somministrato l’antibiotico che agisce in caso di sovrapposizione batterica.