Dall’idea di 18 bambini e ragazzi europei che si sono chiesti come poter aiutare gli amici che si trovano in mezzo alla guerra in Ucraina, è iniziata in questi giorni la campagna di sensibilizzazione per chiedere la pace, sperando di “arrivare ai cuori” di capi di Governo e di Stato dei diversi Paesi d’Europa. L’idea è quella di realizzare un disegno, scrivere una poesia o una letterina sulla pace, citando l’hashtag #KidsAction4Peace, chiedere ad almeno altri 5 bambini di fare la stessa cosa, condividere il messaggio sui social attraverso una foto e spedire tutto tra il 25 ed il 30 gennaio all’indirizzo postale del proprio capo di Governo o di Stato o anche di altro Paese a scelta dalla lista pubblicata. Sono Sofia, Agnese, Matteo, Costanza, Nicola, Mattia, Teresa, Cristina, Anastasia, Leonor, Margarida, Leonor, Joao, Leonor, Thiméo, Mathilde, Adéline e Aurélien, i 18 bambini tra i 7 ed i 12 anni, provenienti da Italia, Portogallo e Belgio che hanno organizzato l’iniziativa che si concluderà il 30 gennaio, giornata scolastica della nonviolenza e della pace, qualche giorno prima del Consiglio europeo straordinario in programma il 9 e 10 febbraio a Bruxelles.
Nuovo ospedale: Pelillo lascia tra le ombre
Il commento del presidente dei medici Nume
Le notizie sul San Cataldo, in questi ultimi giorni, si sovrappongono in maniera un po’ confusa. É stato proprio durante l’audizione della commissione Bilancio della Regione, lunedì scorso, che si è chiarito che il completamento del nuovo ospedale tarantino, destinato a diventare policlinico, slitterà a data da destinarsi. La mancanza di copertura finanziaria per i 105 milioni necessari all’allestimento degli interni e l’acquisto dei macchinati, cui si è cercato di ovviare con escamotage imprudenti e inutili, avviando gare senza copertura, si è evidenziata, nonostante le promesse politiche dei mesi scorsi.

Ora la presa di posizione di Pelillo, nominato un anno fa commissario per il nuovo ospedale, che di fatto rimette il mandato anche se lo definisce esaurito positivamente, non può non velare con nuove ombre tutta la vicenda. Con una lettera diffusa e già commentata, vanta di aver chiuso il suo lavoro che, indirettamente lo afferma, ha salvato la situazione che a febbraio scorso sembrava compromessa, e fa appello a Emiliano perché “faccia un altro sforzo per Taranto e per la sua gente, che se ne occupi personalmente, perché ora sarebbe un delitto non riuscire a realizzare pienamente
quello che dodici anni fa sembrava solo un sogno”. Non senza aver rivendicato la “variante urbanistica che permetterà alle facoltà di medicina e delle professioni sanitarie di abitare nel San Cataldo come si conviene in ogni policlinico”, ringraziandone il Comune.
In un’intervista a un quotidiano locale, poi, lancia strali nei confronti dei dirigenti regionali, in particolare il direttore del dipartimento, Vito Montanaro, che a Taranto non ha mai messo piede.
Insomma, la vicenda del San Cataldo, nata già tra le polemiche, per la scelta del sito, alternativo a quello più agevole di Paolo VI, che ha sempre destato sospetti, dopo le discussioni sulla variante approvata a progetto già in itinere, e dopo aver scoperta che per fare un ospedale non bastano i muri, ma ci voglioni i letti, le sale operatori, i macchinari diagnostici, ecc… non fa accumulare ritardi e nuovi ostacoli. Mentre la situazione della sanità ionica si aggrava giorno per giorno.
È proprio per questo che abbiamo chiesto un commento alla vicenda al presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume.
“La situazione è molto delicata – ci risponde il dottor Nume – per il semplice fatto che si è molto investito, economicamente e socialmente, su questo progetto, anche in relazione alla costituzione di un polo universitario di area sanitaria afferente alla facoltà di medicina, che di fatto comporterebbe la trasformazione del nuovo ospedale in policlinico, con tutto ciò che ne deriverebbe per l’autonomia funzionale e la crescita. La battuta d’arresto è molto preoccupante, ma ancora più preoccupa, in questo preciso momento, la mancanza di medici e operatori sanitari, che penalizza fortemente tutta la sanità ionica e che farà correre seriamente il rischio di non poter garantire, in prospettiva, livello quantitativi di risposta sufficienti ai tanti bisogni di assistenza che la gente esprime. Del resto, sia a livello territoriale, sia a livello ospedaliero, l’allarme da tempo è stato lanciato. Quello che posso immaginare, ma sicuramente sperare, è che, una volta terminato, il San Cataldo possa aumentare l’attrattività nei confronti di medici che scelgono, normalmente, altri siti nei quali operare, invece di Taranto . Ma, per come stanno adesso le cose, non c’è da essere molto ottimisti”.
Per lunedì prossimo è prevista una nuova audizione in commissione Bilancio. Forse sarebbe stato utile sentire Pelillo.







Indimenticabile la battaglia che nel 1982 intraprese contro l’inquinamento dell’Ilva. Una battaglia la sua, che seguivamo quasi con meraviglia, da giovani cronisti, in una città ancora sedotta dall’ascesa dell’industria e illusa da investimenti che promettevano ancora sviluppi ma che in realtà erano già finiti da un decennio, alla fine dello scellerato raddoppio che segnò i futuro del territorio. A quel tempo, tra diretti e indiretti, i lavoratori dell’area industriale erano quasi quarantamila e sembrava persino assurdo che un pm si desse la pena di combattere l’inquinamento che solo alle associazioni più avvedute e agli abitanti dei quartieri vicini sembrava configurarsi come il pericolo più grave per la città. Ricordo le interviste ai giornali, le conferenze stampa nelle quali egli lamentava come gli strumenti legali per combattere l’inquinamento fossero quasi inesistenti e che lui doveva barcamenarsi con l’unica disposizione che vietava il getto di oggetti pericolosi. Che non gli impedì di fare della sua battaglia un simbolo per tutta la città.
Verità e amore: in questo binomio si può compendiare tutta l’eredità del pontificato di Benedetto XVI. Come ben emerge da questo volume, in cui sono raccolti gli insegnamenti più significativi del suo illuminato magistero, egli infatti si è prodigato nel dimostrare che il vero senso della vita consiste nella ricerca della verità e nel dono di sé nell’amore. Per raggiungere questa meta è necessaria però una convinta e coerente affermazione del primato di Dio, uno dei temi sui quali Benedetto XVI ha maggiormente insistito. Così, nell’orizzonte di una “nuova evangelizzazione”, il suo impegno primario è stato quello di far riscoprire tale primato, soprattutto in quei Paesi di antiche radici cristiane, dove è stato smarrito a causa di una mentalità secolarizzata, materialistica ed edonistica. Lungo tutto il suo pontificato, da teologo e da pastore, Benedetto XVI si è fatto umile compagno di viaggio in questo comune cammino verso una fede sempre più consapevole e matura, che non si accontenta di ciò che ha trovato, ma che ogni volta cerca nuova luce, nella gioia dell’incontro col Signore risorto.