Drammi umanitari

Terremoto in Turchia e Siria, Oxfam: interventi sul territorio per soccorrere due milioni di persone

foto Ansa/Sir
14 Feb 2023

Mentre continua a crescere il bilancio delle vittime causate dal terremoto che ha devastato Siria e Turchia, Oxfam è al lavoro per soccorrere 2 milioni di persone, il 10% della popolazione colpita nei due Paesi. Drammatica la situazione in Turchia dove il sisma ha colpito 13 milioni di persone – 1 abitante su 6 – oltre 12 mila edifici sono stati distrutti e molti altri rischiano di crollare, le strade sono inservibili, e dopo il 6 febbraio sono state registrate quasi 300 scosse di assestamento. Ad Hatay, una delle città più colpite, sono rimasti in piedi solo tre ospedali.
“Eravamo terrorizzati, non credevo ce l’avremmo fatta – racconta Ali, che vive con quattro figli a Gaziantep –. Sembrava che i muri di casa ci venissero addosso. È stato uno dei giorni più brutti della mia vita”. “In questo momento tantissimi vivono in auto, nelle moschee, nelle tende, per resistere al gelo della notte hanno solo fuochi accesi per strada – spiega Stefania Morra, responsabile del programma di azione umanitaria di Oxfam Italia –. I rifugi allestiti per ospitare chi non ha più una casa, sono sovraffollati. Molti hanno paura di nuovi terremoti e vogliono andarsene, in centinaia di migliaia sono già stati evacuati. Secondo le stime per far fronte all’emergenza potrebbe volerci almeno 1 anno, ma la realtà è che le conseguenze di questa tragedia si faranno sentire per molti anni a venire”.
In Turchia, Oxfam è al lavoro in queste ore, insieme a decine di organizzazioni locali e cooperative femminili per fornire cibo, riparo e aiuto piscologico ai sopravvissuti nelle aree più colpite, tra cui Gaziantep, Hatay e Mardin. Con l’obiettivo di raggiungere 1,5 milioni di persone.
“I nostri team sul campo sono preparati a rispondere a questo tipo di emergenza, essendo già intervenuti dopo il terremoto del ’99, ma le difficoltà per portare gli aiuti di cui c’è bisogno, in questo momento sono enormi – continua Morra –. Molte linee di comunicazione sono interrotte e il numero delle vittime è straziante, basti pensare che i materiali per dare sepoltura alle vittime stanno finendo”.

Festival

Sanremo 2023, Bernardini: “Un Festival ‘medio’, ma la presenza di Mattarella è stata un riconoscimento alla musica popolare italiana”

foto di Paolo Giandotti - ufficio per la stampa e la comunicazione della presidenza della Repubblica
14 Feb 2023

di Gigliola Alfaro

Nessun testo memorabile, un grande allineamento alle mode e una classifica finale scontata. Così Massimo Bernardini, giornalista, autore e conduttore di Tv Talk (RaiTre), sintetizza l’edizione 2023 del Festival di Sanremo. Eppure, per l’esperto, un momento che resterà nei nostri ricordi è la presenza alla prima serata della kermesse canora del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

foto Ansa/Sir

Che qualità delle canzoni ha riscontrato nel Festival di Sanremo 2023?

Tutto sommato è stato un Sanremo medio. In questo senso è abbastanza sintomatica la canzone vincitrice della kermesse, “Due vite” di Marco Mengoni. Il cantante aveva già vinto il Festival nel 2013 con “L’essenziale”, che era una canzone molto più interessante dal punto di vista musicale. Al contrario, quest’anno Mengoni ha portato sul palco dell’Ariston una canzone molto più melodica, benché come cantante non lo considero in questa chiave melodica per il resto del suo repertorio, mi è sempre sembrato qualcosa di più. Ecco, “L’essenziale” era una canzone diversa, mentre “Due vite” è molto allineata allo stile sanremese, una canzone a 360 gradi, che non parla solo ai giovani. Credo che un po’ tutta la produzione di quest’anno presentata a Sanremo sia allineata così. Basti pensare al cambiamento di Tananai, che ha portato al Festival una canzone melodica.

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C’è almeno qualche canzone che l’ha colpita maggiormente?

Per me la canzone più interessante resta quella di Madame, “Il bene nel male”, obiettivamente la più moderna anche per il fraseggio del ritornello. Si vede che c’è ancora vitalità, Madame è andata al Festival ma portando la sua originalità, senza allinearsi. Indubbiamente, poi, la qualità delle canzoni di quest’anno è resa ancora più povera dallo schiacciante confronto con quelle del passato, come quando sono arrivati sul palco dell’Ariston tre grandi vecchi, come Al Bano, Massino Ranieri e Gianni Morandi e pur portando solo una fettina del loro repertorio hanno fatto ascoltare canzoni scritte così bene, così ben definite e cantate così bene. Perfino una canzoncina semplice come “Fatti mandare dalla mamma” di Morandi era costruita molto bene. La musica italiana di una volta era di qualità: insomma la classica canzone italiana del passato ha ancora molto da insegnare ai giovani, che hanno manifestato un’ansia di allineamento al mercato e alle mode, un’ansia di normalizzazione che non mi è piaciuta, a partire dallo stesso vincitore Mengoni.

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Tra i testi c’è qualcuno che le è piaciuto?

Per molte canzoni si è fatto molto rumore per nulla. In alcuni casi c’è stata una sfilza di provocazioni, ma niente di più. Ancora una volta torno alla canzone di Madame, ha scritto un bel testo su una storia di una prostituta, in modo molto toccante. Per il resto non mi ha colpito praticamente nulla o quasi, non c’era un testo veramente potente, a dir la verità. Un testo che aveva una sua forza, oggettivamente, è quella “confessione al padre” di Grignani, ma purtroppo il cantante l’ha rovinata, perché non è stato in grado di cantarla con la forza giusta.

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Nei testi delle canzoni di quest’anno si è parlato anche di amore da diversi punti di vista, di depressione, di violenza sulle donne, anche psicologica…

Sì, ma anche in questo caso c’è stato un allineamento alle mode, ai temi di cui si parla e alla “fluidità”. Non c’è stato un testo che ha lasciato un segno. Nel testo della loro canzone gli Articolo 31 hanno messo in scena il funerale del rap italiano, ma almeno hanno scritto su un tema diverso dagli altri. A parte quella di Madame che è l’unica canzone che mi ha colpito, pure quella di Levante non era brutta, ma è di qualità inferiori alle sue precedenti. C’è chi si è strappato le vesti per Rosa Chemical, che aveva un testo pieno di provocazioni facili, ma inoffensive; alla fine, con le polemiche, gli è stata regalata una notorietà che non meritava.

Cosa pensa del podio suggellato dal Festival 2023 e gli altri premi che sono stati assegnati?

Sinceramente è stato tutto molto scontato, si sapeva già tutto da un mese, insomma nessuna sorpresa sotto tutti i punti di vista.

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Le ultime edizioni della kermesse canora hanno consacrato dei nuovi idoli e grandi successi musicali, primi fra tutti i Maneskin diventati un fenomeno mondiale, ma anche grande successo hanno avuto l’anno scorso Mahmood e Blanco con “Brividi”. Dal festival di quest’anno cosa possiamo aspettarci?

I Maneskin due anni fa sono stati una sorpresa, una novità, perché la musica italiana aveva perso le sue radici rock e non aveva più grandi band: loro ci hanno fatto ritrovare queste radici rock, che sono comuni a tutta l’Europa. Nell’esibizione da ospiti quest’anno a Sanremo mi ha colpito, però, che i Maneskin sono rientrati nella normalità, nello star system. Ho ascoltato anche il loro ultimo album, ma non c’è nessuna grande novità, mi aspettavo un salto di qualità, ma ripetono quello che hanno già fatto, mi aspettavo qualcosa di più forte. Ora voglio vederli dal vivo. Per quanto riguarda le canzoni di quest’anno penso che il Festival farà fare un ulteriore salto in avanti a Marco Mengoni e a Ultimo, grazie alla notorietà e all’esposizione che Sanremo offre.Questo permetterà la crescita della vendita di biglietti per i loro concerti. Ormai la vendita dei dischi è residuale, conta quanto le canzoni sono scaricate.

Rispetto al passato adesso molti cantanti vogliono andare a Sanremo anche in gara, non solo da ospiti…

Si cerca proprio la visibilità e la notorietà. Oggi, come dicevamo, sono pochi i dischi che si vendono e molte le canzoni che si scaricano, ma con Spotify e le altre piattaforme i cantanti guadagnano pochissimo, gli artisti vivono di concerti e di serate di festa di piazza. Sanremo, soprattutto se ci si piazza bene in classifica, diventa allora importantissimo proprio per accrescere le vendite al botteghino e gli inviti alle feste di piazza da parte degli organizzatori. In Italia saranno dieci, al massimo venti gli artisti che hanno la sicurezza di riempire i grandi spazi all’aperto, gli altri hanno bisogno della notorietà che dà Sanremo.

foto di Paolo Giandotti – ufficio per la stampa e la comunicazione della presidenza della Repubblica

Cosa resterà del Festival 2023?

Secondo me resterà la prima volta di un presidente della Repubblica alla serata inaugurale. Sergio Mattarella ha trattato la prima serata di Sanremo come la prima a la Scala di Milano, è un evento senza precedenti ed è un grande riconoscimento alla cultura musicale popolare, a cui con il suo gesto il capo dello Stato ha voluto dare grande importanza. Questa è una cosa molto importante che non era mai accaduta in oltre settant’anni di Festival e non va sottovalutata. La prima serata, con la presenza del presidente, la performance di Benigni e il canto dell’inno nazionale da parte di Morandi di fronte a Mattarella, cantato anche da tutto il pubblico, è stata un passaggio chiave del Festival. In particolare, il canto dell’inno di Mameli è stato uno dei momenti più commoventi di tutta la manifestazione. È stato un momento di musica impaginato molto bene da Leonardo De Amicis, molto rispettoso e raffinato, reso popolare dal canto di Morandi. Di Sanremo 2023 sicuramente ricorderemo questo.

Diocesi

La memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes alla San Roberto Bellarmino

14 Feb 2023

di Lorenzo Musmeci

La memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes è da sempre un appuntamento particolarmente sentito dalla comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino. La riproduzione della grotta di Massabielle attira i fedeli di tutta la città, soprattutto ogni 11 febbraio, per pregare comunitariamente la Madre celeste. 

Anche quest’anno, i fedeli hanno gremito la chiesa e la grotta sin dalle prime ore del mattino. Come consuetudine, alla recita comunitaria del santo rosario si è alternata la celebrazione delle sante messe. In particolare, la comunità ha avuto la possibilità di condividere la gioia di questa giornata con la Legio Mariae della diocesi di Taranto e con i sacerdoti della vicaria Taranto – orientale II che hanno partecipato alla santa messa presieduta da mons. Ciro Miniero, arcivescovo coadiutore della diocesi. 

La presenza di Maria nella quotidianità di Gesù

All’inizio della sua omelia, mons. Miniero ha ricordato la storia di Bernadette Soubirous e delle apparizioni della “Bella Signora”, nel contesto della Francia del XIX secolo, ancora scossa dagli eventi rivoluzionari del secolo precedente. 

Il vangelo delle Nozze di Cana ha condotto sua eccellenza a sottolineare la presenza di Maria nella quotidianità di Gesù e il grande sostegno della Beata Vergine a ciascuno di noi, nella sua continua opera di intercessione presso il Figlio. Nel ricordare la concomitanza della ricorrenza della XXXI Giornata mondiale del malato, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992, mons. Miniero ha esortato i presenti a essere attenti alla cura dei fratelli che soffrono nel corpo e nello spirito, in particolare nei contesti di vita più fragili. 

Infine, affermando che Dio è l’unico “Signore della vita”, l’arcivescovo coadiutore ha condannato pratiche, sempre e più ricorrenti, quali l’aborto e l’eutanasia. Dopo aver concluso, affidando tutti i presenti alla protezione della Madre celeste, mons. Miniero ha proseguito la celebrazione della santa messa, al termine della quale ha guidato la recita dalla Supplica alla Madonna.

La processione per le vie del quartiere

Nel pomeriggio si è svolta la processione per le vie del quartiere: c.so Italia, via Campania, via Emilia e viale Liguria. La statua è stata accompagnata dai confratelli dell’Addolorata in San Domenico, come ormai è lieta consuetudine da diversi anni. I parrocchiani e i fedeli hanno partecipato pregando intensamente, recitando il santo rosario e innalzando a Maria dei canti mariani. Alla processione ha partecipato anche una rappresentanza dei ragazzi della tappa crismale, i quali hanno trasportato uno striscione realizzato durante gli incontri di catechesi. Hanno fatto sentire la propria preghiera anche gli aderenti ai gruppi parrocchiali: l’Azione Cattolica, il Gruppo di preghiera di San Pio, la Rete mondiale di preghiera per il papa, la Caritas, il Coro, i ministri straordinari, i ministranti e i lettori. La giornata si è conclusa con la celebrazione della messa, presieduta dal parroco, don Antonio Rubino. Insieme con il vicario parrocchiale, don Mattia Santomarco e con tutti i fedeli, la comunità si è riunita per ringraziare e salutare ancora una volta all’unisono Nostra Signora di Lourdes, nella giornata a lei dedicata.

Calamità

Terremoto in Turchia e Siria: dopo il sisma, la guerra degli aiuti bloccati da regime e ribelli

foto Ansa/Sir
14 Feb 2023

di Daniele Rocchi

È di oltre 34mila il numero delle vittime del terremoto che il 6 febbraio scorso ha colpito Turchia e Siria. Il bilancio provvisorio vede 29605 morti in Turchia e 4.574 in Siria, di questi ultimi oltre 3.160 sono delle zone del nordovest controllate dall’opposizione al regime di Damasco. Nei centri più colpiti si continua a scavare nella speranza di estrarre vive altre persone come accaduto ad Hatay (Turchia) dove sono stati salvati un bimbo di 7 mesi, dopo 140 ore, un 35enne dopo 150 e una 55enne dopo 159.

foto Caritas

La guerra degli aiuti. Non mancano le polemiche per il ritardo nei soccorsi soprattutto in Siria, dove l’aiuto umanitario è oggetto di strumentalizzazioni politiche da parte del Regime del presidente Assad e dei ribelli che controllano il Governatorato di Idlib. Ieri un convoglio di aiuti privati inviato dall’Italia, trasportato con mezzi militari italiani, è arrivato in Siria attraverso il Libano. Si è trattato del primo convoglio di aiuti di un Paese europeo a giungere a destinazione in Siria, ha riferito l’agenzia ufficiale Sana. Gli aiuti comprendono 4 ambulanze e tonnellate di materiale medico e sanitario. Non è andata bene invece la consegna di aiuti a Idlib da parte delle Nazioni Unite, come rivela Filippo Agostino, referente per la Siria della Fondazione Avsi: “le Nazioni Unite hanno dichiarato che un convoglio umanitario partito da Damasco, nell’ambito di operazioni transfrontaliere (Cross-line e cross-border operation), è stato bloccato dai ribelli”. Martin Griffiths, responsabile per le operazioni umanitarie delle Nazioni Unite ha ammesso, durante una visita nella zona di confine, che le Nazioni Unite non sono riuscite a fornire aiuto alle persone nella regione siriana controllata dall’opposizione. “Sarà nostro compito porre rimedio a questo problema il più velocemente possibile”, ha detto.

foto Caritas Siria

Anche Medici Senza Frontiere, da tempo attiva in Siria nord-occidentale, lamenta, per bocca del suo capo progetto per l’intervento a Idlib, Ahmed Rahmo, “il pochissimo sostegno internazionale. Qui i bisogni sono immensi: oltre 2 milioni di persone vivono in campi per sfollati, hanno bisogno di tutto, cibo, acqua, indumenti, coperte. E adesso bisogna fare fronte anche ad una recrudescenza dell’epidemia del colera. Sono stati aperti centri di accoglienza per ospitare un maggior numero di sfollati. Per ora ce ne sono 15 nella regione di Idlib e in cinque di questi abbiamo attivato cliniche mobili per offrire cure mediche. Il trasferimento di forniture mediche dalla Turchia alla Siria era già una sfida, in quanto Bab al-Hawa era l’unico valico per il passaggio dei convogli umanitari verso la Siria nord-occidentale ed era soggetto a tensioni politiche prima del terremoto. Dopo il sisma il valico è rimasto chiuso per tre giorni ed è stato riaperto due giorni fa, con un traffico finora molto ridotto”. Problemi anche da parte delle forze governative del presidente Assad. A denunciarli è l’ong italiana “Un Ponte Per”, molto attiva nel nord est della Siria da anni. Secondo quanto riferito al Sir dall’ong, un convoglio di aiuti della Mezzaluna Rossa Curda (Krc) diretto dal Nord Est della Siria ad Aleppo, che doveva raggiungere anche i villaggi circostanti più colpiti dalle scosse, è stato bloccato nel tardo pomeriggio di sabato 11 febbraio dalle forze governative. “Il governo di Damasco – denuncia l’ong – pretende che la Mezzaluna consegni tutti gli aiuti per poter passare il check-point, nonostante gli operatori sanitari abbiano chiarito che intendono portare gli aiuti anche alle zone controllate dal regime. Le forze governative dichiarano che avanzeranno la stessa richiesta a tutte le Ong locali e internazionali che vorranno portare aiuti nel Nord-Ovest. Si tratta di un livello di strumentalizzazione politica degli aiuti assolutamente inaccettabile – dichiara Un Ponte Per – che tra l’altro apre le porte alla corruzione e priva gli umanitari della possibilità di controllare i destinatari degli aiuti, rendendo conto ai donatori”. Il convoglio della Mezzaluna Rossa Curda, sostenuto dalle campagne di raccolte fondi attivate anche in Italia da Un Ponte Per, si compone di tre camion carichi di tende, materassi, coperte, materiali per il riscaldamento e medicine, seguiti da due ambulanze e due auto con operatori sanitari e tecnici. “Chiediamo un immediato intervento delle autorità diplomatiche italiane ed europee con il governo di Damasco per consentire al convoglio di accedere ad Aleppo ed evitare che casi analoghi si ripetano in questi giorni con altre Ong” chiede con forza Un Ponte Per.

Aleppo –  foto Avsi

Da Aleppo. Sono 179 i centri di accoglienza aperti ad Aleppo in conseguenza dell’aumento del numero di terremotati che hanno perso la casa. Da venerdì sono arrivate nella città siriana anche la Nazioni Unite. “Avsi – informa Agostino – sta predisponendo aiuti da portare anche nelle zone interne e in quelle costiere dove maggiore è il bisogno. Ma le necessità sono molteplici: servono grandi mezzi meccanici per scavare tra le macerie, poi medicine e materiali sanitari per le operazioni, cibo e assistenza per l’inverno. Servono presidi medici per fronteggiare colera, tetano e polmoniti e per l’igiene necessari a tenere puliti i grandi ambienti come i centri di accoglienza. Una cosa da tenere presente è che in Siria non c’è luce. In alcune zone arriva solo per due ore al giorno. Nelle prossime due settimane – spiega Agostino – daremo alle famiglie più vulnerabili un sostegno economico per la riabilitazione delle case, laddove possibile, o per pagare un affitto (sei mesi). In questa settimana la municipalità di Aleppo e Unhcr stanno mappando i palazzi lesionati – quelli crollati ad oggi sono 54 – con l’ausilio tecnico di 100 ingegneri, la speranza e che molte famiglie possano fare rientro nelle loro abitazioni. La cosa da evitare, infatti, è che restino a lungo nei centri di accoglienza. In uno di questi – dice Agostino – è nato anche un bambino, una bella notizia in mezzo a tanta tragedia”.

Allarme orfani. Per uno che nasce, però, ce ne sono tanti che restano orfani. Ufficialmente i numeri sono bassi, 24 ad Aleppo e 14 a Latakia: sono solo i bambini ricoverati negli ospedali e dei quali non si sa nulla della famiglia. Ma le stime parlano di centinaia di orfani da prendere in carico nel prossimo futuro. E solo ad Aleppo”. “Come Avsi stiamo lavorando su due livelli: la sicurezza e la protezione di questi piccoli e la riconsegna dei documenti a quelle famiglie che li hanno persi nel sisma. I documenti sono necessari per ricomporre i nuclei familiari. Ovviamente ci sono le Istituzioni locali a vigilare su questi bambini. Stiamo passando al post emergenza e questo significa cominciare a prendere in esame le singole situazioni specialmente quelle riguardanti i più vulnerabili come donne e bambini”. Particolarmente impegnate nel campo del sostegno ai bambini nelle zone terremotate turche e siriane sono anche Unicef e Save the children. “I bambini – afferma Kathryn Achilles di Save the Children Siria – hanno perso dei membri della famiglia, la casa, non hanno cibo e indumenti contro il freddo. Hanno urgente bisogno di riparo”. “La nostra priorità immediata – dichiara Carmela Pace, presidente dell’Unicef Italia – è garantire che i bambini e le famiglie colpite ricevano il sostegno di cui hanno disperatamente bisogno. Abbiamo già inviato forniture di emergenza per le sale operatorie e forniture nutrizionali come biscotti ad alto contenuto energetico. Stiamo lavorando per identificare i bambini separati e non accompagnati e riunirli alla famiglia, oltre a fornire ai bambini un primo soccorso psicologico”.

Europa

Conferenza sul futuro dell’Europa: 23 proposte per ridurre gli sprechi alimentari nell’Ue

foto: Green.it
14 Feb 2023

Favorire il chilometro zero anche nella grande distribuzione, sensibilizzare sui vantaggi dei prodotti stagionali e disincentivare l’acquisto di frutta e verdura non di stagione e di bassa qualità organolettica, sostenere iniziative per la vendita di cibo prossimo alla scadenza o invenduto, fare un lavoro di educazione alimentare e contro lo spreco nelle scuole scuole primarie e secondarie: queste alcune delle 23 proposte per ridurre gli sprechi alimentari nell’Ue che arrivano dal panel dei cittadini europei che si è riunito a Bruxelles (10-12 febbraio). Si tratta del primo di “una nuova serie di gruppi di cittadini lanciati in seguito alla Conferenza sul futuro dell’Europa”, spiega una nota della Commissione, per integrare “pratiche partecipative e deliberative” nel processo decisionale europeo, su alcuni settori politici chiave. Nella fattispecie, la riduzione degli sprechi, soprattutto alimentari, sarà messo a tema nei prossimi mesi in una proposta legislativa della Commissione per il 2023. Per questo l’esecutivo europeo ha coinvolto 150 cittadini, sorteggiati sulla base di criteri a garanzia della rappresentatività, con la richiesta specifica di contribuire alla definizione della proposta in costruzione. Le indicazioni che sono emerse dal confronto tra i cittadini serviranno per la revisione della direttiva quadro sui rifiuti con obiettivi vincolanti di riduzione degli sprechi alimentari.

Sport

San Valentino con SF-23, la rossa che ci farà sognare

13 Feb 2023

di Paolo Arrivo

I tifosi del Cavallino rampante non hanno avuto da molto da festeggiare negli ultimi anni. E la mancanza di risultati mette distanza tra il mondo dei motori e gli sportivi italiani. L’auspicio è che la prossima stagione possa regalare loro quelle soddisfazioni che mancano dal 2007, l’ultima volta che con Kimi Raikkonen si vinse un campionato mondiale, e prima ancora dai record di Michael Schumacher: ci proverà la SF-23, denominazione della nuova Ferrari, che verrà presentata nella mattinata di domani 14 febbraio. Un San Valentino speciale con la rossa che ci farà sognare. Si tratta della monoposto che verrà utilizzata nel prossimo campionato. La sigla SF-23 sta per Scuderia Ferrari, e l’anno attuale. In altre occasioni erano stati celebrati gli anni della fondazione dell’azienda e quelli della creazione della scuderia. Oppure il traguardo dei mille Gran Premi disputati (SF1000).

Un pezzetto di Puglia nella SF-23

Ci sarà anche Antonio Giovinazzi a far parte della Scuderia Ferrari. Il martinese, infatti, sarà pilota di riserva insieme a Robert Shwartzman. I due affiancheranno Charles Leclerc e Carlos Sainz. Antonio Giovinazzi è impegnato con la Ferrari anche nella classe Hypecar del WEC. La sua ultima esperienza in Formula 1 era stata con l’Alfa Romeo Racing, ex Sauber, team nel quale ha militato dal 2019 al 2021.

Formula 1

Il grande Circus ripartirà il 5 marzo in Bahrein. Epilogo il 26 novembre sul circuito di Abu Dhabi. Tra le ventitré gare in programma c’è la doppia tappa italiana di Imola e Monza, e l’introduzione di Las Vegas, tra gli appuntamenti più attesi dell’anno.

Ecco il calendario completo:

5 marzo: Gp Bahrain

19 marzo: Gp Arabia Saudita

2 aprile: Gp Australia

30 aprile: Gp Azerbaijan

7 maggio: Gp Miami

21 maggio: Gp Emilia Romagna

28 maggio: Gp Monaco

4 giugno: Gp Spagna

18 giugno: Gp Canada

2 luglio: Gp Austria

9 luglio: Gp Gran Bretagna

23 luglio: Gp Ungheria

30 luglio: Gp Belgio

27 agosto: Gp Olanda

3 settembre: Gp Italia

17 settembre: Gp Singapore

24 settembre: Gp Giappone

8 ottobre: Gp Qatar

22 ottobre: Gp USA

29 ottobre: Gp Messico

5 novembre: Gp Brasile

18 novembre: Gp Las Vegas

26 novembre: Gp Abu Dhabi

 

Emergenze sociali

Sanità in affanno, Leoni (Fnomceo): “Senza investire sui professionisti sarà sempre più difficile rispondere ai bisogni dei cittadini”

foto Sir/Marco Calvarese
13 Feb 2023

Secondo il 18° Rapporto Sanità del Crea Sanità (Centro per la ricerca economica applicata in sanità) dell’Università di Roma Tor Vergata, in Italia mancano all’appello 30mila medici e 250mila infermieri. Il report, presentato nei giorni scorsi, evidenzia che per colmare questo gap, “considerando prudenzialmente come riferimento gli standard riferiti alla popolazione generale e mantenendo le attuali retribuzioni medie, sarebbe necessario aumentare la spesa corrente del Ssn di 30,5 miliardi di euro, ossia del 24%”. Nei Paesi Ocse il valore della spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil è 7,2%; in Italia è scesa dal 7% al 6,3%. “L’aumento preventivato di due miliardi l’anno viene in gran parte bruciato (un miliardo e mezzo) dall’aumento delle tariffe di gas ed energia. Inoltre il trend in salita preventivato nel Covid e post Covid con il ministro Speranza si è invertito”, spiega al Sir Giovanni Leoni, chirurgo generale all’Ospedale Civile di Venezia e vicepresidente nazionale Fnomceo (Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri).

La realtà è sotto gli occhi di tutti: oggi in ospedale i tempi medi per una mammografia sono 720 giorni, 300 giorni per una visita dermatologica, mentre per un’ecografia, una tac o un intervento chirurgico l’attesa può arrivare anche ad un anno. E mentre la Ragioneria dello Stato informa che nel 2021 l’out of pocket, ossia la spesa per prestazioni sanitarie private, è arrivato a 3 7,16 miliardi, +20,7% rispetto all’anno precedente, l’Istat rende noto che l’11% degli italiani ha rinunciato alle cure per motivi economici o difficoltà di accesso ai servizi.

Giovanni Leoni (foto Sir)

Dottor Leoni, che cosa sta succedendo?

Tra il 2010 e il 2020 sono stati tagliati 38.684 posti letto e di conseguenza 29.284mila professionisti solo a livello di medici dipendenti, oggi in totale circa 110mila. Rimanendo invariate le esigenze dei pazienti, con meno letti e meno personale curante i tempi di attesa si sono allungati. Il medico ospedaliero dipendente ha infatti orari di corsia, di guardia e di visite negli ambulatori divisionali. Il Covid-19 ha ulteriormente complicato la situazione bloccando quasi tutte le attività ospedaliere per oltre un anno. A subirne le conseguenze sono i cittadini perché l’allungamento delle liste d’attesa ritarda diagnosi e trattamenti, aggravando potenzialmente le malattie dei pazienti, rendendo più complesse le cure e aumentando il carico di responsabilità dei medici.

Come arginare la fuga di questi ultimi dai pronto soccorso, e più in generale dagli ospedali e dalla sanità pubblica? Il Ssn non è più attrattivo?
Oltre al pronto soccorso, abbiamo specialità come anestesia e rianimazione, medicina interna e chirurgia generale che costituiscono l’ossatura dell’ospedale. Nei nosocomi più piccoli a fare le guardie sono soprattutto gli internisti e i chirurghi con orari pesanti e minore possibilità di fare la libera professione rispetto ad altri specialisti. Molti di loro lasciano gli ospedali perché la carenza di organico si traduce in turni massacranti con stipendi inadeguati rispetto all’impegno, alla fatica e al rischio professionale. Per non parlare delle aggressioni e delle violenze.

Quindi scelgono il privato o diventano medici “a gettone” presso le cooperative…

Il valore del lavoro del medico in questo momento storico lo sta determinando il mercato. Nelle cooperative il compenso immediato è più alto e migliore la qualità di vita perché, non essendoci ordini di servizio, si può gestire meglio il proprio tempo. Ma il ricorso alle cooperative costa alle aziende circa tre volte la tariffa di un normale medico: dai 40 euro lordi l’ora di un medico dipendente ai 120 euro lordi l’ora dello stesso medico in appalto, con il paradosso che entrambi lavorano spesso gomito a gomito in ospedale.

E poi c’è chi se ne va all’estero…
Dove gli stipendi sono da tre a cinque volte i nostri. Oggi l’Italia è agli ultimi posti tra i Paesi Ocse per le remunerazioni dei professionisti della salute ma è un grave errore pensare di garantire la qualità dell’assistenza comprimendo gli stipendi di medici e infermieri.

I nostri professionisti della salute hanno un ottimo livello di preparazione e sono molto quotati all’estero. Negli Usa il gruppo più consistente di medici stranieri è quello italiano. Noi invece siamo attrattivi solo per medici extraeuropei che nei loro Paesi hanno retribuzioni più basse, ma vengono da percorsi di formazione non omogenei, spesso non hanno la specialità e talvolta conoscono poco o per niente l’italiano”.

Il Pnrr dedica ingenti risorse alla Missione 6 Salute, ma non sono previsti fondi per il personale…
No, perché il Pnrr è un piano strutturale che prevede da qui al 2026 diversi interventi di carattere tecnologico e la realizzazione di 1.288 Case della comunità ma questo non è sufficiente a dare risposte esaustive alle necessità di riorganizzazione del Ssn, né ai bisogni di salute dei cittadini. Come verranno coperti gli oneri relativi al personale – amministrativi, medici di medicina generale, infermieri di famiglia – che dovrà avviare a far funzionare queste nuove strutture?

Due emendamenti al Milleproroghe darebbero la possibilità di andare in pensione a 72 anni. Che ne pensa?
Se fosse su base volontaria, perché no? Molti già lo fanno. Se l’attività è congeniale, un medico può continuare ad esercitare dosando gli orari, senza dover lavorare di notte, nei festivi e nei reparti ad alta intensità che sono quelli che registrano le maggiori difficoltà di turn over.

Un tema da sviluppare è anche quello dell’assistenza domiciliare.
Assolutamente sì; a richiederlo sono i mutati bisogni e il progressivo invecchiamento della popolazione, oltre alla necessità di evitare accessi impropri in pronto soccorso e ricoveri in ospedale. Ma questo richiede nuovi modelli organizzativi e un nuovo raccordo ospedale – territorio. Occorre rafforzare i servizi territoriali partendo dalle aggregazioni dei medici di medicina generale che devono però poter disporre di un supporto amministrativo perché la disaffezione dei medici di famiglia deriva anche dal fatto che i giovani vogliono fare i medici e non i burocrati. Alcuni colleghi di medicina generale mi dicono che l’80% del loro tempo è assorbito dagli adempimenti burocratici. Ma in questo scenario generale c’è un grave problema di fondo.

Quale?
Non vengono riconosciute da un punto di vista professionale la competenza e la dedizione del medico nell’affrontare e curare i casi più complessi dei suoi pazienti. Senza investimenti sui professionisti – adeguamenti economici, correttivi sulla programmazione, risorse per nuove assunzioni – sarà sempre più difficile rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. Occorre comprendere che la sanità pubblica non è un costo da tagliare sistematicamente ma un investimento, oltre ad essere l’indicatore per eccellenza del grado di civiltà di una nazione.

Tracce

Il mondo è fatto a scale, chi scende e chi sale

SIR/ANSA/ETTORE FERRARI
13 Feb 2023

di Emanuele Carrieri

Se va avanti di questo passo Amadeus avrà superato Giorgia Meloni in fatto di follower su Instagram. Sabato sera, prima dell’inizio della finale di Sanremo, il presentatore era a quota 1 milione 400mila, la presidente del Consiglio dei ministri a 1 milione e mezzo. Dunque, il sorpasso sarà cosa fatta mentre leggerete questo articolo. In pochi giorni – e su suggerimento dell’esperta Chiara Ferragni – il direttore artistico del festival di Sanremo ha sperimentato che la schiera dei seguaci sul social network più prediletto dai giovani è semplice da accrescere, basta avere una cassa di risonanza forte come i milioni di telespettatori della Rai. Il resto conta davvero relativamente. Dal fenomeno Amadeus, dunque, ne discendono tanti altri. Chiamare in causa la politica ha senso perché proprio in questi giorni si vota per le Regionali e il 25 settembre il popolo italiano è stato invitato alle urne per rinnovare il Parlamento. Da una parte, dunque, c’è il popolare conduttore televisivo che aumenta i follower e dimostra l’ingrossarsi dell’onda mediatica scatenata da Sanremo, dall’altra siamo di fronte a un turno elettorale tanto fiacco da far temere che il più importante termometro democratico – cioè il voto – sia ormai vecchio e sorpassato. Paragone non irragionevole, quello appena formulato, se non altro perché fa presa sui giovani. Sono loro che, nel momento in cui tu cerchi di argomentare sull’autoreferenzialità del discorso di Chiara Ferragni durante la prima serata del festival, ti domandano: “Ma tu ce li hai 28 milioni di follower per parlare?”. Fine delle trasmissioni. Per meglio dire, fine di quello che ci hanno insegnato essere il bene più prezioso della democrazia: il confronto dialettico. Da questa concezione, da questa mentalità, da questa visione, naturalmente, non resta immune la politica. Anzi, la adotta con sempre maggiore vigore e sempre minori contenuti. Scopo del politico, fatto salvo quello che, un tempo, veniva catalogato come servizio alla comunità, è l’aumento dei voti. E di conseguenza dei votanti, così come la ragione di vita degli influencer è l’ingrossarsi dei follower. Nel momento in cui la politica abbandona il senso del proprio agire e diventa un semplice metodo per vincere le elezioni scatta però il tilt socio-culturale. E la gente, piano piano, non va più a votare. Riassumendo: l’influencer fa della cattura dei follower un mestiere e superati determinati numeri prende pure i soldi. Tanto per fare un esempio, Chiara Ferragni ha costruito un impero con un giro di affari che il Sole 24 Ore ha stimato in 20 milioni. Il politico si impegna a catturare elettori ma non può alimentarsi del nulla per il nulla. Deve fare qualcosa affinché possa meritarsi il voto. Insomma, non basta costruire una bella storia su Instagram o inondare di post Facebook per avere la garanzia di essere credibile e votato. Servono i fatti. Per meglio dire, servivano. Questo, infatti, ci illudiamo che sia il metro di giudizio del cittadino – elettore quando va alle urne. Ma siccome abbiamo detto che oramai l’affluenza è in discesa e questo turno elettorale per le Regionali rischia di essere un grande flop, ci rendiamo conto che è successo qualcosa, di grave, di molto grave. L’uomo comune, la donna che ogni giorno va al lavoro oppure cura i figli, i giovani che studiano o provano a impegnarsi per un futuro migliore si sono scocciati della politica. La crescita del messaggio – cioè la necessità del politico di apparire – ha finito per determinare il meccanismo diametralmente opposto a quello degli influencer: ha creato assuefazione e stanchezza. In una società costruita per consumare è rimasto stritolato, nello stesso meccanismo, che ha generato. Ora, nessuno è giustificato se non va a votare – eccetto chi ha problemi di salute – perché si tratta di un diritto ma prima di tutto e al disopra di tutto, di un dovere, ma sarebbe sbagliato non analizzare il contesto per rendersi conto che la politica ai tempi dei follower ha la necessità di creare nuovi percorsi e nuove strategie per intercettare credibilità e consenso. E non per forza passano dal telefonino.

Eventi a Taranto e provincia

La bella Taranto di Pasolini: una tre-giorni organizzata dall’associazione Taras300

Si incomincia giovedì 16 – per tre giovedì consecutivi, alle 17.30 alla biblioteca Acclavio – con ‘La Taranto di Pasolini’: reading, commenti, interventi di Silvano Trevisani e Josè Minervini, con un ricordo di Tommaso Anzoino

13 Feb 2023

In occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini  (5 marzo 1923), l’associazione aps Taras300, in collaborazione con il Comune di Taranto e il supporto della sezione di Taranto della Società filosofica italiana, del Comitato Dante Alighieri  di Taranto,  della cooperativa Museion, di Taranto Legge, e dell’associazione “Porta dell’Oriente” di Brindisi, main sponsor Supermercati Pascar, organizza la rassegna “La bella Taranto di Pasolini”.
Questo progetto nasce con l’obiettivo di ricordare e valorizzare le tracce della presenza pasoliniana a Taranto e in provincia, in particolare il viaggio ionico da Taranto a Leuca (1959), nel quale lo scrittore descrive la Taranto pre-industriale  come una  bella conchiglia, il “Premio Taranto”, l’amicizia con la coppia Michele Pierri e Alda Merini, le testimonianze di coloro che hanno partecipato ad alcuni suoi film “Il Vangelo secondo Matteo”, “Salò”,  anche attraverso le pubblicazioni di suoi scritti curati dal preside Tommaso Anzoino.
Una breve rassegna di tre appuntamenti, a cura di Ida Russo. Gli eventi si svolgeranno nell’agorà della biblioteca civica Acclavio e saranno rivolti in modo particolare agli studenti delle scuole superiori di Taranto al fine di diffondere la conoscenza dell’autore e della storia della città legata alla sua presenza, e di invitare i più giovani ad esprimere, attraverso elaborati grafici, pittorici, multimediali e poetici, le loro riflessioni e le emozioni suscitate dall’incontro con un personaggio chiave del Novecento italiano.
Questo il programma:
– Giovedi 16 febbraio, ore 17,30   La Taranto di Pasolini – Reading, commenti, interventi di Silvano Trevisani e Josè Minervini, con un ricordo di Tommaso Anzoino
– Giovedi 23 febbraio, ore 17,30   L’ultimo Pasolini – spettacolo teatrale di Alfredo Traversa con Alfredo Traversa e Tiziana Risolo
– Giovedi 2 marzo, ore 17,30   Le  testimonianze – mostra di lavori prodotti dagli/dalle studenti degli istituti superiori di Taranto, con un’opera inedita di Giulio De Mitri (“Pasolini tempo presente, 2023); opere del pittore medio-orientale Fuad Aziz (“Le mille e una notte”); foto di scena del film “Il Vangelo secondo Matteo”
“La rassegna dedicata a Pasolini – ha dichiarato l’assessore alla cultura Fabiano Marti – entra di diritto a far parte dei tanti appuntamenti culturali organizzati dall’amministrazione Melucci che hanno come obiettivo quello di permettere alla città di riappropriarsi della sua storia anche attraverso le tracce dei grandi che hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio dalla città dei due mari. Ulteriore obiettivo è quello di stimolare le nuove generazioni  alla conoscenza e alla lettura. L’attenzione ai più giovani della nostra comunità rientra tra gli obiettivi cardine di questa amministrazione che continua a lavorare per creare una città a misura di chi la abita e di chi sceglierà di visitarla, sia in termini di vivibilità, che di recupero della storia, della bellezza e della cultura”.

Sport

Basket, la Juve Caserta vince in rimonta: Cus Jonico arresta la corsa ma a testa alta

foto G. Leva
13 Feb 2023

di Paolo Arrivo

Restare sulla cresta dell’onda. Ovvero confermare l’ottimo momento di forma dimostrato con la vittoria sulla PSA Geko Sant’Antimo, e prima ancora con il successo sorprendente sul Ruvo in casa: era questo l’obiettivo del Cus Jonico basket Taranto, alla vigilia della 19esima giornata di campionato. Sul parquet del Tursport di San Vito i ragazzi allenati da Davide Olive hanno trovato la Juve Caserta. Uno di quei match dall’alto livello agonistico, ed anche motivazionale, per il passato glorioso dell’avversario sfidato. Che ha vinto in rimonta (89-78) su chi aveva giocato alla perfezione per oltre tre quarti di gara. Così, beffato nel finale, il Cus Jonico arresta la sua corsa in campionato, ma dal confronto esce decisamente a testa.

Il match con la Ble Decò Juve Caserta

Cus Jonico in campo con Conte, Corral, Cena, Villa e Bruno. Un gruppo consolidato. Il primo canestro lo firma Cena. Il primo quarto è equilibrato e si chiude sul 17-17. Nel secondo, trascinati da Corral (24 punti a fine gara), i tarantini ingranano e vanno al riposo con il punteggio di 36-32. Alla ripresa è ancora il capitano a dare la carica. Gli ospiti si affidano a Jordan Lucas, ma cedono nel finale (57-61). Nell’ultima frazione di gioco Taranto si porta avanti di dieci punti dando l’illusione di potersi aggiudicare la gara. La Juve Caserta cresce e piazza un parziale di 27-5 inesorabile.

Il campionato

Il Cus Jonico occupa l’ottavo posto della classifica condotta dalla Tecnoswitch Ruvo di Puglia a quota 32. Ovvero mantiene la posizione, in coabitazione col Bisceglie, nel girone D della serie B Old Wild West, nonostante la sconfitta bruciante con la Juve Caserta. Nel prossimo turno, domenica 19 febbraio, dovrà vedersela col Salerno. Sarà una trasferta da non sottovalutare. L’imperativo categorico: riprendere la marcia. Nell’ultima domenica di febbraio il ritorno tra le mura amiche del Tursport con la sfida alla Diesel Tecnica Sala Consilina. La stagione è avvincente, e riserverà altre sorprese senz’altro.

Fotogallery by Giuseppe Leva

Politica italiana

Elezioni in Lombardia e nel Lazio: alle urne dodici milioni di cittadini

13 Feb 2023

In Lombardia e nel Lazio sono oltre 12 milioni i cittadini chiamati alle urne per eleggere presidenti e consigli delle rispettive Regioni. Si è votato ieri, domenica 12 febbraio dalle 7 alle 23 e oggi lunedì 13, dalle 7 alle 15.

Il dato che balza agli occhi è il crollo dell’affluenza: Alle 23 di domenica, ha votato il 31,78% degli aventi diritto in Lombardia, e il 26,26% nel Lazio. Un parallelo con le ultime regionali non è comunque attendibile, perché nel 2018, i seggi rimasero aperti solo di domenica: in Lombardia votò il 73,10% su 7.882.634 aventi diritto, nel Lazio il 66,36% su 4.786.096.

Si tratta di un appuntamento che ovviamente interessa in primo luogo gli elettori lombardi e laziali per la scelta molto rilevante che devono concretamente operare, ma che raccoglie un grande interesse anche a livello nazionale per il particolare rilievo delle due Regioni (la più popolosa d’Italia e quella che contiene la Capitale), per l’elevato numero di elettori coinvolti (in pratica un quinto dell’intero corpo elettorale) e per le indicazioni che gli osservatori attendono sugli equilibri tra gli schieramenti  e dentro di essi, con particolare riguardo al tema delle alleanze.

Le leggi elettorali sono diverse da Regione a Regione, ma sia in Lombardia che nel Lazio il presidente viene eletto in un’unica tornata, senza ballottaggio: chi prende più voti vince.

Differenti sono invece i meccanismi per assicurare o favorire una maggioranza di consiglieri a supporto del “governatore”: in Lombardia, se il vincitore ottiene meno del 40% dei voti le liste collegate ricevono il 55% dei seggi, se invece i voti sono più del 40% il premio per le liste sale al 60% dei seggi; nel Lazio, le liste che appoggiano in vincitore ottengono un bonus di 10 seggi. Sulla scheda compaiono i nomi dei candidati presidenti e i simboli delle relative liste, con possibilità di due preferenze (di sesso diverso) e di voto disgiunto, vale a dire per un presidente e una lista non collegati.
In Lombardia i candidati presidente sono quattro: Attilio Fontana (Lega, FdI, FI, Noi Moderati-Rinascimento Sgarbi e lista civica Fontana presidente); Pierfrancesco Majorino (Pd, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra, lista civica Majorino presidente); Letizia Moratti (Azione-Italia Viva e lista civica Moratti presidente); Mara Ghidorzi (Unione Popolare con  Democrazia e Autonomia, Potere al Popolo, Rifondazione comunista e altri partiti della lista).
Nel Lazio i candidati alla presidenza sono cinque: Alessio D’Amato (Pd, Azione-Italia Viva, +Europa, Democrazia Solidale, Psi, Verdi e Sinistra, lista civica D’Amato presidente), Francesco Rocca (FdI, Lega, FI, Noi Moderati-Rinascimento Sgarbi, Unione di Centro-Verde è Popolare, lista civica Rocca presidente), Donatella Bianchi (M5S, Polo progressista di sinistra ed ecologista), Rosa Rinaldi (Unione popolare con Democrazia e Autonomia, Potere al Popolo, Rifondazione comunista e altri partiti della lista), Sonia Pecorilli (Partito comunista italiano).
Lombardia e Lazio non sono le sole Regioni al voto in questa prima metà del 2023. Il 2 e 3 aprile, infatti, sarà la volta del Friuli-Venezia Giulia, poi entro giugno toccherà al Molise.

Angelus

La domenica del Papa – La fede: storia d’amore con Dio

Afferma Francesco: “Le norme religiose servono, sono buone, ma sono solo l’inizio: per dare loro compimento è necessario andare oltre la lettera e viverne il senso”

foto Siciliani-Gennari/Sir
13 Feb 2023

di Fabio Zavattaro

Nella mente, e nel cuore, le immagini di devastazioni che giungono dalla Turchia e dalla Siria, immagini di una catastrofe, dice papa Francesco all’Angelus. Parla di “dolore” per questi popoli e chiede di pregare e di pensare a “cosa possiamo fare per loro”. Non manca il pensiero all’Ucraina, una guerra iniziata quasi un anno fa: “il Signore apra vie di pace e dia ai responsabili il coraggio di percorrerle”. E nemmeno per il Nicaragua, un vescovo arrestato e condannato a 26 anni di carcere, persone deportate negli Stati Uniti: “prego per loro e per tutti quelli che soffrono in quella cara Nazione, e chiedo la vostra preghiera”. Invita poi i responsabili a cercare la pace “che nasce dalla verità, dalla giustizia, dalla libertà e dall’amore e si raggiunge attraverso l’esercizio paziente del dialogo”.
Forse non è azzardato dire che monsignor Rolando Àlvarez, vescovo di Matagalpa, con il suo rifiuto di salire sull’aereo che lo avrebbe portato in esilio negli Usa assieme a 222 oppositori del regime di Daniel Ortega, con il suo impegno in difesa dei diritti umani, vive concretamente il messaggio del discorso della montagna, che ritroviamo in questa sesta domenica del tempo ordinario. Abbiamo ascoltato l’annuncio sconvolgente delle beatitudini che, se vissute, portano a essere sale della terra e luce del mondo. Questa è la domenica del discorso delle antitesi, quel “ma io vi dico” che risuona sei volte nel testo di Matteo e che è un programma, “la chiave per comprendere parole antiche ma sempre nuove”.
Gesù, leggiamo, poteva essere visto come colui che non rispettava la legge, i profeti: d’altra parte non era entrato nella casa del pubblicano? Non aveva compiuto azioni il sabato? Matteo ci fa capire bene cosa sia la giustizia proclamata da Gesù; non una giustizia diversa, ma superiore che va oltre quella proclamata de scribi e farisei e, in un certo senso, la completa, la porta a “compimento”
Papa Francesco, nelle parole che pronuncia prima della preghiera mariana, invita a interrogarsi sul significato di questo compimento. “La Scrittura dice di ‘non uccidere’ – afferma il vescovo di Roma – ma questo per Gesù non basta se poi si feriscono i fratelli con le parole”; ancora, non commettere adulterio, “ma ciò non basta se poi si vive un amore sporcato da doppiezze e falsità”; “non giurare il falso”, ma, dice il Papa, “non basta fare un solenne giuramento se poi si agisce con ipocrisia”. Anche chi si adire con il proprio fratello dovrà essere sottoposto a giudizio, leggiamo in Matteo, così chi dice pazzo “sarà destinato al fuoco della Geèmma”. Come dire, siamo messi male un po’ tutti e quel “ma io vi dico” ci tocca davvero da vicino.
Francesco si sofferma sull’esempio che troviamo in Matteo, dell’offerta all’altare e del riconciliarsi con il fratello: “facendo un’offerta a Dio si ricambiava la gratuità dei suoi doni”. Era un rito molto importante, ricorda, “tanto importante che era vietato interromperlo se non per motivi gravi. Ma Gesù afferma che si deve interromperlo se un fratello ha qualcosa contro di noi, per andare prima a riconciliarsi con lui: solo così il rito è compiuto”. Il messaggio è chiaro, afferma il Papa: “le norme religiose servono, sono buone, ma sono solo l’inizio: per dare loro compimento è necessario andare oltre la lettera e viverne il senso”. I comandamenti poi “non vanno rinchiusi nelle casseforti asfittiche dell’osservanza formale, se no rimaniamo in una religiosità esteriore e distaccata, servi di un ‘dio padrone’ piuttosto che figli di Dio Padre”. L’obbedienza alla legge che chiede Gesù è quella di chi è pronto ad accogliere l’amore che viene dal padre. La giustizia o l’ingiustizia non riguardano soltanto la sfera delle azioni, ma anche quella più profonda delle intenzioni e dei desideri del cuore.
La fede afferma il vescovo di Roma “è una questione di calcoli, di formalismi, oppure una storia d’amore con Dio? Mi accontento di non fare del male, di tenere a posto ‘la facciata’, o cerco di crescere nell’amore a Dio e agli altri? E ogni tanto mi verifico sul grande comando di Gesù, mi chiedo se amo il prossimo come lui ama me? Perché magari siamo inflessibili nel giudicare gli altri e ci scordiamo di essere misericordiosi, com’è Dio con noi”.