Bazan (Comece): “Salvare persone in mare è un obbligo. Ma poi i ricollocamenti non funzionano”

“Un porto è sicuro se le persone, dopo essere sbarcate, non soffrono persecuzioni e la loro vita e libertà non sono messe in pericolo. Per la Ue questo luogo dovrebbe essere quello in cui sono rispettati tutti i diritti umani”

foto Ansa/Sir
17 Mar 2023

di Irene Giuntella

“I diritti umani e la vita devono essere sempre al centro di qualsiasi decisione politica o di governo presa nel rispetto del diritto internazionale e delle normative europee esistenti”. Lo afferma José Luis Bazan, consigliere legale per le politiche migratorie della Commissione delle Conferenze episcopali nell’Unione europea (Comece). Dopo la tragedia a Steccato di Cutro, nel crotonese, ci si interroga sulle responsabilità sul versante migratorio dell’Italia, dei singoli Stati, e dell’Unione europea. Quest’ultima, occorre ricordare, non ha competenza nel controllo dei confini dei singoli Paesi, ma solo un ruolo di coordinamento e linee guida. “Credo che nessuno voglia veder morire le persone in mare. Il punto è che dobbiamo far funzionare un meccanismo con i Paesi che sono coinvolti ai confini Ue (certamente Grecia, Spagna, Francia, Italia e altri), ma dobbiamo considerare anche che questa non è una faccenda solo europea, è piuttosto una questione internazionale che principalmente coinvolge i Paesi del Nord Africa, i Paesi balcanici e del Sud Europa. Sono coinvolti anche i Paesi di origine (come il Sahel, il Pakistan, Afghanistan e altri)”, sottolinea Bazan.

José Luis Bazan – foto Comece

Quale luogo è “sicuro”? La migrazione dovrebbe dunque essere vista “come una questione globale che coinvolge i diversi continenti” e non può essere limitata a singole regioni o zone. “La normativa internazionale – dice Bazan, da noi raggiunto nella sede Comece di Square de Meeus a Bruxelles – parla di un porto sicuro per far sbarcare le persone in pericolo, ma quale luogo può essere considerato sicuro?”. Da parte dei governi si considera luogo sicuro là dove le persone non sono più in pericolo in mare. “Ma non è sufficiente: un porto è sicuro, se le persone, dopo essere sbarcate, non soffrono persecuzioni e la loro vita e libertà non sono messe in pericolo.  Per la Ue questo luogo dovrebbe essere quello in cui sono rispettati tutti i diritti umani”, sottolinea Bazan.

Regole da modificare. Se si trattasse di singole persone in arrivo ogni Stato sarebbe in grado di gestirle. “Quando parliamo invece di centinaia, migliaia di persone, non si tratta solo di operazioni di ricerca e salvataggio, ma di mettere in atto politiche di migrazione per accogliere e integrare queste persone”, aggiunge. “Credo che non ci sia alternativa alla necessità di una cooperazione tra i Paesi di origine e di transito che si trovano sulle rotte della migrazione, perché alla fine quando le persone sono in pericolo in mezzo al mare l’unica opzione possibile è quella di salvarle”. Le convenzioni internazionali sui soccorsi in mare “si rifanno a norme di quaranta anni fa, sono del 1974 e 1979, quando si prevedevano casi sporadici, ora invece le premesse sono cambiate e succede continuamente che ci sia necessità di un soccorso alle imbarcazioni perché i trafficanti utilizzano, intenzionalmente, mezzi che sarebbero da rottamare e mettono nei serbatoi solo metà del carburante necessario”. Dunque, “dovremmo piuttosto modificare le normative o creare un nuovo strumento di diritto internazionale che risponda alla situazione?”, riflette a voce alta Bazan.

Cooperazione internazionale. La possibilità di muoversi dai Paesi di origine è aumentata; si sono moltiplicate anche le condizioni di disperazione che spingono le persone a emigrare. “Ci sono inoltre nuovi fattori che intervengono, come la mafia e i trafficanti”. Un tema da affrontare con urgenza è la necessità di una cooperazione internazionale per bloccare i canali finanziari utilizzati dalle mafie e i trafficanti che spostano le persone tramite piccole barche vecchie caricandole con un numero di persone che eccede la capacità.

“Intervenire senza ritardi”. Ogni Paese ha un’area di responsabilità territoriale e non appena c’è un incidente sono le autorità di quel Paese a dover intervenire: “nessuna nave può essere salvata e cercata senza essere in contatto con le autorità dello Stato responsabile”, spiega Bazan. Ci sono un protocollo e regole di sicurezza che vanno seguite per le operazioni di ricerca e soccorsi. “È un problema però quando le autorità non rispondono o danno risposta in ritardo perché le regole delle operazioni di ricerca e soccorso affermano che si deve intervenire senza ritardi: non si tratta solo di portare i naufraghi in un luogo sicuro, ma di portarli in tempo, certo non dopo dieci giorni”, sottolinea. A volte si ritarda a intervenire pensando che sarà un altro Paese a farsene carico. “Le circostanze possono essere sempre differenti, ma far sbarcare un gran numero di persone in piccoli Paesi come Malta, non è sicuro rispetto alle risorse economiche e territoriali del Paese”, precisa. Sarebbe più sicuro farle sbarcare in Paesi con maggiori risorse. “La Libia non è un Paese sicuro perché non rispetta i minimi standard di rispetto dei diritti umani. Ma perché altri Paesi, come la Tunisia, non sono considerati? Questa è una questione che non può essere considerata solo europea”, insiste Bazan.

I ricollocamenti non funzionano. Nell’Ue si sta discutendo da tempo della condivisione delle responsabilità e si sta procedendo all’adozione dei singoli dossier che compongono il nuovo Patto Ue per la migrazione, ma i ricollocamenti non funzionano: “penso che per l’Italia, o Malta, o un altro Paese, non ci sarebbero problemi a salvare le persone o sbarcarle in un proprio porto, se poi il meccanismo di ricollocamento funzionasse. Ma basta che uno step della politica di migrazione, come ad esempio i ricollocamenti, non funzioni per far saltare tutti i passaggi”, spiega l’esperto Comece. “Accogliere un gran numero di persone senza risorse adeguate può portare a cambiamenti nella società e anche nella politica del Paese. Bisogna tener conto anche degli effetti secondari. Questi principi devono essere tradotti nelle politiche di migrazione, ma è difficile trovare accordo tra i Paesi”.

Lotta ai trafficanti, corridoi umanitari. Altro tema importante è come conciliare la necessità di salvare le persone senza alimentare il business dei trafficanti che continua a crescere. “Sappiamo che adesso i trafficanti mettono solo metà del carburante perché sanno che ci saranno navi private che andranno a salvare i migranti in mezzo al mare”, spiega. Le chiese, le Ong e altre organizzazioni umanitarie stanno chiedendo sempre di più l’utilizzo di corridoi umanitari. Ma anche questo strumento deve essere perfezionato, come sottolinea Bazan, perché non basta solo portare le persone in salvo; bisogna fare in modo che abbiano un lavoro per sostenersi.

Solidarietà, responsabilità e generosità. “Papa Francesco parla di ‘accogliere, proteggere e integrare’, è una catena di step collegati tra loro, ne siamo capaci?”, si interroga nuovamente Bazan. Anche prevedere solo un sussidio per i rifugiati senza integrarli man mano in un lavoro che corrisponda alle loro competenze rischia di creare nelle persone disturbi psicologici e mantenerle escluse dalla società. “Ci sono difficoltà oggettive che da decenni i governi non riescono a risolvere come la disoccupazione giovanile in Spagna o in Italia, la questione è quindi come fare spazio ai nuovi arrivati pensando però anche alle persone del luogo e alle loro difficoltà economiche e occupazionali”, ribadisce Bazan. Persino in Belgio, un Paese considerato ricco, secondo il sito The Brussels Times, un bambino su cinque fa solo un pasto al giorno perché le famiglie non riescono a sostenere i costi dei pasti. C’è sicuramente quindi la necessità di accompagnare politiche sociali e occupazionali alle politiche migratorie e sostenere concretamente i Paesi in questo cammino per attuare i tre principi di solidarietà, responsabilità e generosità nei soccorsi e l’accoglienza dei migranti e rifugiati in Europa.

Docu-film

Economia circolare, Greenaccord: il 22 marzo l’anteprima del docu-film “Oltre i luoghi comuni”

17 Mar 2023

“Oltre i luoghi comuni” è il titolo del film-documentario che il regista Alessandro Scillitani ha realizzato – su proposta dell’associazione Greenaccord onlus, con la partnership di Esper Società Benefit e dell’Editrice Italia libera – per “contribuire a far scoprire un’Italia ancora troppo poco conosciuta che – afferma il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio – ha affrontato e risolto con successo, anche attraverso il sostegno tecnico di Esper, le criticità e difficoltà che spesso scoraggiano altre amministrazioni meno lungimiranti, coraggiose e perseveranti”.
Il documentario “Oltre i luoghi comuni” si propone di “smentire i tanti luoghi comuni di una narrazione non sempre veritiera – sottolinea il segretario dell’associazione Greenaccord, Giuseppe Milano – valorizzando le tante eccellenze che in Italia abilitano la conversione ecologica rendendola socialmente desiderabile sull’insegnamento di Alex Langer”, ma anche, come spiega l’ideatore Attilio Tornavacca, direttore generale di Esper Società Benefit, “per riflettere sui danni arrecati da chi usa alcuni luoghi comuni come alibi per giustificare il mantenimento di modelli di consumo e di gestione dei rifiuti che dovrebbero essere invece superati ed abbandonati”.
Esperienze sviluppate da donne e uomini di tutti i principali movimenti politici e di ogni area geografica nazionale, unite dal comune impegno e ingegno di amministratori e dirigenti che hanno avuto, ad esempio, il coraggio di smentire il pregiudizio secondo cui la tariffazione puntuale non si possa applicare nelle grandi città o nei comuni con grandi flussi turistici oppure la diffusa ed errata convinzione secondo cui le attività di riduzione a monte e di diffusione del compostaggio domestico siano scarsamente efficaci.
“Raccontare è il modo migliore per riuscire a infondere speranza, far sognare, coinvolgere. Abbiamo scelto di analizzare vari luoghi comuni documentando proprio le esperienze di buon governo che smentiscono tali errati preconcetti”, dice il regista Alessandro Scillitani ringraziando, in particolare, per la loro disponibilità e competenza, le due voci narranti: il meteorologo Luca Mercalli ed il direttore di “Italia Libera” Igor Stagliano.
Un contributo tecnico assai qualificato è stato fornito da Enzo Favoino, direttore scientifico di Zero Waste Europa e tecnico della Scuola agraria del Parco di Monza, e da Gianfranco Amendola, ex magistrato ed esperto in normativa ambientale, che hanno illustrato e chiarito alcune criticità ancora presenti nel settore del riciclaggio e trattamento dei rifiuti. Il documentario non avrebbe potuto essere realizzato senza la collaborazione degli amministratori e dirigenti di alcuni locali: Città metropolitana di Cagliari, Parma, Trento, Ragusa, Capannori (Lu), Cattolica (Rn), Fiumicino (Rm), Oriolo Romano (Vt), Santeramo in Colle (Ba) e l’Ambito di raccolta ottimale Bari 2 (in particolare Comuni di Modugno e Bitetto). L’anteprima nazionale del documentario si terrà alla Casa della partecipazione di Maccarese (Roma) mercoledì 22 marzo.

Solidarietà

Corridoi umanitari, Comunità Sant’Egidio: il 18 marzo Francesco riceverà in udienza i profughi arrivati in Italia

Marco Impagliazzo con profughi - foto Siciliani-Gennari/Sir
17 Mar 2023

Papa Francesco riceverà in udienza, sabato 18 marzo, alle ore 11.30, i profughi arrivati in Italia con i corridoi umanitari, insieme alle famiglie e le comunità che li hanno accolti e ne curano l’integrazione in Italia. Sono ormai circa 7000, dall’Afghanistan, la Siria, l’Iraq, il Congo, la Libia e altri Paesi colpiti da guerre e emergenze umanitarie, i migranti che grazie ai corridoi umanitari non hanno dovuto rischiare la vita sui barconi.
“Questa udienza, tanto più importante in quanto avviene mentre abbiamo ancora negli occhi le immagini drammatiche di Cutro, indica una strada umana e possibile per affrontare le questioni legate alle migrazioni e rappresenta un segno di speranza”, afferma la Comunità di Sant’Egidio. Si può seguire in live streaming sul sito della Comunità, sulla pagina Facebook e andrà in onda anche in differita alle ore 13 su Padre Pio Tv (canale 145).  Sempre il 18 marzo, il sito www.santegidio.org si presenterà con una nuova veste grafica.

Arte

Una mostra personale di Bruno Ceccobelli per il Mysterium Festival al Crac-Puglia

16 Mar 2023

di Silvano Trevisani

La grazia, l’armonia, l’equilibrio, la pacificazione, il trovare la propria via per la coscienza superiore: sono questi, per Bruno Ceccobelli, gli attributi della bellezza e, quindi, i concetti verso cui lo indirizza la propria ricerca artistica. Anche per questo Ceccobelli ha accettato di partecipare, con il proprio progetto “Mysteria Manifesta” al programma del Mysterium Festival 2023. La sua mostra, progettata da Giulio De Mitri e curata da Giovanni Gazzaneo, sarà inaugurata sabato 18, alle 18,30, e sarà visitabile fino al 10 maggio, nelle sale del Crac-Puglia, il centro di ricerca per l’arte contemporanea della Fondazione Rocco Spani, in corso Vittorio Emanuele II, in Città vecchia. L’artista di origini umbre ha realizzato appositamente per questa mostra 25 opere su tela con varie tecniche che vanno dall’acrilico ai pastelli a olio, a collage di stoffe e carte, alla cera, alla gomma lacca, a materiali vari che fondono una matrice figurativa a diverse evoluzioni pregne di significati ed elementi simbolici.

“Bruno Ceccobelli propone – scrive il curatore Giovanni Gazzaneo, che è tra l’altro l’ideatore de “Luoghi dell’Infinito”, mensile culturale del quotidiano “Avvenire” – un’arte che è sempre in cammino, rivolta a un Oltre che attrae, chiama e si offre come inesauribile meta. Tanti i sentieri esplorati e le tecniche affrontate, ma sempre con quella sete e quella aspirazione di Infinito che traspare in ogni sua opera e da cui ogni sua opera trae sostanza e spessore.(…) Bruno avverte tutta la

tensione che scorre tra spirito e materia, si lancia nel vortice in cui tornano a farsi uno. L’Infinito per lui non è mai una sfida alla finitudine della nostra esistenza (e quindi anche dell’opera che l’uomo crea), ma è l’orizzonte primo e ultimo della vita e dell’arte”.

Per l’occasione è stata realizzata, per le edizioni Crac-Puglia, per la collana di ate contemporanea Parola & Immagine, una pubblicazione contenente prefazione di Fabiano Marti, assessore comunale alla Cultura, introduzione di Giovanna Tagliaferro, direttore della Fondazione Rocco Spani onlus, testo critico di Giovanni Gazzaneo che intervista l’autore, chiude un’intervista di Anna D’Elia.

Nel periodo della mostra si terranno visite guidate, incontri d’esperienza e laboratori didattici per le scuole del territorio.

La mostra sarà visitabile (ingresso libero) sino al 10 maggio 2023, con i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Sabato e festivi su appuntamento

Consiglio permanente Cei

Da lunedì 20 a mercoledì 22, la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente

foto Siciliani-Gennari/Sir
16 Mar 2023

Da lunedì 20 a mercoledì 22 marzo si svolgerà a Roma, nella sede della Cei, la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente. I lavori, che saranno introdotti alle ore 16 del 20 marzo dal cardinale presidente Matteo Zuppi, si focalizzeranno sul programma e sullo svolgimento dell’Assemblea generale in programma dal 22 al 25 maggio sul tema: “In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Passi verso il discernimento”. Le Chiese in Italia continuano ad essere impegnate nell’ascolto, attraverso i “Cantieri di Betania”: alla data del 31 gennaio, ne sono stati attivati 377, di cui 101 della “strada e del villaggio”, 99 dell’“ospitalità e della casa”, 93 delle “diaconie e della formazione spirituale” e 84 scelti dalle diocesi. All’ordine del giorno del Consiglio Permanente – si legge nella nota dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali – anche la presentazione delle attività del Comitato e del Servizio e per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo, con un focus sulle linee del nuovo Regolamento. Dopo un approfondimento sul Sovvenire, i Vescovi discuteranno della proposta di ripartizione dei fondi 8xmille che sarà sottoposta alla prossima Assemblea generale. Infine, è prevista l’approvazione del calendario delle attività della Cei per l’anno pastorale 2023- 2024. Giovedì 23 marzo, alle ore 11, nella Sala Marconi di Palazzo Pio il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, illustrerà in conferenza stampa il comunicato finale.

Musica

Il Mysterium festival 2023 apre con un omaggio al grande Luis Bacalov

Venerdì 17 marzo alle ore 21, in Concattedrale, “Misa Tango”

16 Mar 2023

Con il concerto “Il nostro Luis – Misa Tango di Luis Bacalov” in programma venerdì 17 marzo alle 21 nella Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, prende il via la nona edizione del Mysterium Festival, rassegna di eventi di Fede, Arte, Storia, Tradizione e Cultura. Un atto dovuto nei confronti del grande compositore e direttore d’orchestra argentino, che per dodici anni ha rivestito il ruolo di direttore principale dell’Orchestra della Magna Grecia.

Giunta alla nona edizione e in programma dal 17 marzo al 9 aprile, la rassegna è organizzata da Le Corti di Taras in collaborazione con Arcidiocesi di Taranto, Comune di Taranto, Orchestra della Magna Grecia, Chorus e ARCoPU; con il patrocinio di Ministero della Cultura e Regione Puglia e il sostegno di Bcc San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Comes, Programma Sviluppo, Caffè Ninfole, Baux Cucine e Chemipul.

La “Misa Tango” del grande Maestro Bacalov è una delle poche composizioni del ‘900 ad utilizzare i ritmi del tango per una pagina di musica sacra, eseguita con coro e grande orchestra e soli. A caratterizzare questa meravigliosa composizione è l’utilizzo del suono unico e vibrante del bandoneon argentino, in questa occasione suonato dal Maestro Mario Stefano Pietrodarchi, che il pubblico potrà ascoltare nella suggestiva Concattedrale Gran Madre di Dio, insieme con L.A. Chorus, Coro regionale ARCoPu e l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Gianluca Marcianò, nuovo direttore principale dell’ICO. Fra gli altri protagonisti, Donatella De Luca (soprano), Ezgi Karakaya (mezzosoprano), Gustavo Castillo (baritono); Maestri del coro: Danilo Cacciatore, Carla Capolongo, Andrea Crastolla e Annarita Di Giovane Ardito. “Il nostro Luis – Misa Tango di Luis Bacalov”, si diceva, inaugurerà il Mysterium Festival, che da anni anima la città di Taranto nel periodo che conduce alla Santa Pasqua.

Sabato scorso in Arcivescovado la conferenza stampa del Mysterium a cui hanno partecipato l’Arcivescovo metropolita di Taranto, monsignor Filippo Santoro; il portavoce dell’arcivescovo, don Emanuele Ferro; i direttori artistici del Mysterium Festival, il Maestro Piero Romano, direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia, e il maestro Pierfranco Semeraro, presidente ARCoPU; l’assessore a Cultura e spettacolo, Fabiano Marti; il presidente del Comitato scientifico, Donato Fusillo; Beatrice Lucarella, presidente della Sezione Industrie alimentari e Turismo di Confindustra. Presenti all’incontro, fra gli altri, il presidente de Le Corti di Taras, organizzatrice del Mysterium Festival, Nunziata Aresta; il presidente dell’Associazione musicale Luis Bacalov, Giovanni Ammirati; il presidente CRAC Puglia, Giulio De Mitri.

Come per le precedenti rassegne, anche quest’anno il pubblico godrà di proposte multidisciplinari in coincidenza con la Settimana Santa con tematiche sul sacro, con cinema, musica, teatro, arte, letteratura e altre performance di alto spessore. Eventi selezionati e condivisi con il Comitato scientifico del Mysterium Festival presieduto dal dott. Donato Fusillo e del quale fanno parte il prof. Paolo Pardolesi, la prof. Adriana Chirico, don Emanuele Ferro, il maestro Piero Romano e il maestro Pierfranco Semeraro. Il programma musicale del Mysterium Festival 2023 è realizzato in collaborazione con Orchestra della Magna Grecia, Coro regionale ARCoPu, Coro giovanile pugliese, Coro di voci bianche ARCoPu, Orchestra giovanile della Magna Grecia – Città di Taranto, Confraternita dei musici, Coro “Le Corti di Taras”.

«Detto della centralità dei Riti – ha affermato in sede di presentazione l’arcivescovo, monsignor Filippo Santoro – esistono tre cerchi concentrici per vivere la Settimana Santa: la liturgia, a cui partecipano i fedeli; Riti e Processioni, che pongono al centro la religiosità popolare; e il Mysterium Festival, che interessa un pubblico vasto con cultura, musica e teatro. Tutto questo, indissolubilmente connesso con il Mistero della Redenzione, dalla Passione alla Resurrezione di Nostro Signore».

«La Pasqua – ha proseguito Sua eccellenza – è Mistero di passione, morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo; oltre alla liturgia e ai tradizionali momenti delle processioni della Settimana Santa, il Mysterium Festival racconta la speranza attraverso l’arte, in un momento in cui noi tutti dobbiamo unirci in preghiera per la fine della guerra, per le vittime di Cutro e del terremoto in Turchia e Siria. Per la rinascita del nostro territorio occorre un messaggio forte, non per dimenticare la realtà, ma per costruirla e spalancarla alla speranza e alla solidarietà».

«Fra le rassegne alle quali partecipa l’Orchestra della Magna Grecia – ha sottolineato il maestro Piero Romano, direttore artistico dell’Ico Magna Grecia – il Mysterium è il Festival più delicato, più sensibile; di sicuro quello che vibra in maniera forte e intensa all’interno di una città che vuole connettersi con tradizione e fede, con l’idea di interpretarlo nelle varie forme, nei vari generi musicali attraverso la mente creativa di compositori, interpreti e artisti. La cosa che anima noi tutti in queste settimane di organizzazione e messa in opera del programma, è la fede che ci anima nei confronti del pubblico, dei fedeli, di chi vive la città in momenti come questi con grande partecipazione».

«Il Mysterium Festival – ha detto Fabiano Marti, assessore alla Cultura e allo spettacolo del Comune di Taranto – si è ritagliato uno spazio autorevole nel panorama degli eventi di spessore espressi dalla nostra città; non solo evento culturale legato ad un periodo di forte partecipazione come i Riti della Settimana Santa, ma anche percorso di crescita negli anni grazie a una passione e un impegno non comuni; come Amministrazione, nel tempo, insieme con il sindaco Rinaldo Melucci abbiamo dimostrato massima disponibilità nel sostenere proposte e progetti, festival e rassegne, che avessero una durata nel tempo. Altro aspetto importante del Mysterium è la programmazione degli eventi in tutti i quartieri della città: perché nessun tarantino si senta trascurato».

In apertura della nona edizione, venerdì 17 marzo, “Misa Tango – Il nostro Luis”.  Come sempre, chiusura della rassegna con il Concerto di Pasqua nel Duomo di San Cataldo diretto dal Maestro Piero Romano, direttore artistico della rassegna e dell’ICO. Fra i due concerti, come sempre, numerosi eventi e performance straordinarie, molte delle quali curate esclusivamente per ii Mysterium.

Detto del concerto di apertura, “Misa Tango”, nella mattinata di domenica 19 marzo, appuntamento nel Museo MArTa con “Santu Paulu Meu”. L.A. Chorus diretto dal Maestro Graziano Leserri. Martedì 21 marzo nella Chiesa Santa Rita e mercoledì 22 marzo nella Chiesa SS. Angeli Custodi, in occasione degli 800 anni compiuti dal primo presepe di San Francesco d’Assisi: “Dalla culla alla croce – La vita di Cristo nel Presepe di San Francesco”, opera in prima esecuzione assoluta composta dal Maestro Mario Incudine, con gli arrangiamenti per l’Orchestra della Magna Grecia curati dal Maestro Valter Sivilotti. Mario Incudine, voce e strumenti popolari, con L.A. Chorus e l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Michele Nitti.

Giovedì 23 marzo e venerdì 24 marzo, “Adiemus”, musiche di Karl Jenkins con l’Orchestra giovanile della Magna Grecia e il Coro giovanile diretto dal Maestro Luigi Leo. Sabato 25 e domenica 26 marzo, “Petite Messe Solennelle”. Musiche di Gioachino Rossini, Orchestra della Magna Grecia, L.A. Chorus diretto dal maestro Agostino Ruscillo. Al pianoforte Francesco Nicolosi e Michele Renna, Pierluigi Lippolis all’harmonium.

Domenica 26 marzo, alle 11.45, altro appuntamento al MArTà: “Qualcuno sulla terra”. Protagonista Eugenio Bennato, chitarra e voce, coro Le voci del Sud. Domenica 26 marzo alle 20.30 al Teatro comunale Fusco di Taranto, “Il confine del sacro”, protagonista Lo scrittore e narratore Stefano Massini. Giovedì 30 e venerdì 31 marzo, “Sinfonia di Salmi” di Igor’ Fëdorovič Stravinskij e “Passio apostolorum Petri et Pauli” per tenore, coro e orchestra. L.A Chorus e Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Maurizio Lomartire.

Domenica 2 aprile nella Chiesa di San Pasquale alle 20.30, “Face to face”, concerto con Fabrizio Bosso (tromba) e Luca Biondini (fisarmonica). Mercoledì 5 aprile alle 21.00 al teatro Orfeo di Taranto: “Sacrarmonia” con Antonella Ruggiero. La voce degli storici Matia Bazar accompagnata dall’Orchestra della Magna Grecia diretta da Deborah Tarantini.

Infine, domenica 9 aprile chiusura del Mysterium Festival con il Concerto di Pasqua nel Duomo di San Cataldo. “Messa di Gloria” di Vincenzo Bellini, con i cori Le Corti di Taras e L.A. Chorus e l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano.

Numerosi, si diceva, gli eventi all’interno del Mysterium Festival. Fra gli altri segnaliamo Tessere d’arte nel Borgo e nell’Isola, giovedì 6 e venerdì 7 aprile con Tableaux vivants: “Passio”, due spettacoli (19.00 e 20.30) in programma nell’Ex Concento di San Francesco; “La croce e la madre” con il Quartetto Meridies nel Chiostro Chiesa del Crocifisso; “Ogni male fore” con il quartetto femminile Faraualla nel castello Aragonese; “Musiche dal Sud Italia” con Yaraka nel Chiostro dell’ex Convento di Santa Chiara.

Da sabato 18 marzo a mercoledì 10 maggio, “Mysteria Manifesta”, mostra di Bruno Ceccobelli al Crac Puglia di Taranto, a cura di Giovanni Gazzaneo. Evento particolarmente atteso, la Trilogia teatrale passione morte e resurrezione: “La cena del Signore”, giovedì 23 marzo nella Cattedrale di San Cataldo (primo spettacolo 19.00, secondo spettacolo 21.00); “La passione del Signore”, mercoledì 29 marzo, sempre nella Cattedrale di San Cataldo (primo spettacolo 19.00, secondo spettacolo 21.00); “La pesca miracolosa”, sabato 15 aprile, piazzale Democrate (spettacolo 19.00). La rassegna di eventi di Fede, Arte, Storia, Tradizione e Cultura, è anche Mysterium Film, breve ciclo cinematografico in programma al Teatro Orfeo alle 20.00: martedì 21 marzo, “Le otto montagne” e martedì 28 marzo, “Chiara”. Presentazioni a cura di Massimo Causo e Adriano Di Giorgio.  Lunedì 3 aprile alle 20.30 nella Chiesa Madonna della Fiducia, “Il Faraone sommerso”, Oratorio di Nicola Fago, Confraternita dei Musici, direttore Cosimo Prontera.

Info: Orchestra Magna Grecia Taranto – via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935)
sito: orchestramagnagrecia.it .
Il Mysterium Festival potrà essere seguito anche attraverso gli aggiornamenti sui social Facebook e Instagram.

Fede & cultura

Nel centro culturale San Gaetano, una tavola rotonda su “Ascoltare la Settimana Santa”

Mercoledì 15, una serata organizzata dalla confraternita dell’Addolorata e San Domenico e moderata dal padre spirituale, don Emanuele Ferro

16 Mar 2023

Mercoledì 15 sera, nel centro culturale “San Gaetano” nell’omonimo largo in città vecchia, si è svolta una tavola rotonda sul tema “Ascoltare la Settimana Santa”, organizzata dalla confraternita dell’Addolorata e San Domenico e moderata dal padre spirituale, don Emanuele Ferro.
Tra i relatori, mons. Franco Semeraro si è soffermato a parlare del “Cristianesimo come incontro con Cristo risorto; la morte in croce di Gesù è il segno della follia di Dio che si incarna in un uomo mortale per salvare l’umanità peccatrice e portare una vita nuova piena di speranza”. Mons. Semeraro ha infine rimarcato come “i nostri Riti siano la testimonianza della novità del Cristo Risorto”.
L’assessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti, ha evidenziato la “forte identità tra Taranto ed i Riti della Settimana Santa, volàno per una crescita culturale ed economica della città, grazie alla passione delle confraternite per le loro tradizioni”, senza dimenticare “l’importante testimonianza di fede viva e concreta che trasuda dai nostri Riti”.
Il prof. Antonio Basile, nel suo intervento, ha anche ricordato le tradizionali prelibatezze gastronomiche tipiche della Pasqua tarantina.
L’evento è stato allietato da un molto apprezzato accompagnamento musicale di arpiste del conservatorio G. Paisiello di Taranto.

Drammi umanitari

Pietro Bartolo: “Sulle migrazioni è l’Europa che deve dare risposte”

“Ma c’è qualcosa che non va e si chiama razzismo”, ha aggiunto il medico lampedusano, ora parlamentare europeo

foto Sir/Marco Calvarese
16 Mar 2023

di Marco Calvarese e Gianni Borsa

Il naufragio di Cutro ha animato le discussioni nella plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo (13-16 marzo) dove, tra gli scranni dell’aula, siede Pietro Bartolo, eurodeputato italiano, già medico di Lampedusa, piccola isola divenuta simbolo delle migrazioni perché, come lui stesso la definisce, “è una zattera nel mar Mediterraneo”. “C’è poco da fare, puoi fare commuovere, puoi fare piangere, ma è la politica che può dare le risposte”, le parole del medico siciliano che confida quanto gli manchi la sua terra, il suo mare e quelle persone che per 30 anni ha assistito sul molo Favarolo.
La sua sofferta scelta di passare da medico a scrittore, persino ad attore – racconta -, fino alle testimonianze in giro per le scuole di tutta Italia e la sua elezione in Europa, è “solo il tentativo di cambiare la narrazione”, non per aiutare la sua Lampedusa, messa alla prova dalle migliaia di migranti che sarebbero pochi se distribuiti in Italia e in Europa, ma “soprattutto per evitare nuove tragedie”. “Quello che è successo a Cutro era qualcosa di prevedibile ed evitabile conoscendo bene la situazione in mare. È successo ancora una volta al largo della Libia e poi ancora succederà se non riusciamo a trovare una soluzione a queste tragedie che da trent’anni accadono. Io le ho viste tutte a Lampedusa: un morto, due, cinque, dieci, venticinque, 368 il 13 ottobre 2013. Sono più di 40mila i morti nel Mediterraneo e questa è veramente una vergogna per l’Italia, per gli Stati membri e per l’Europa intera che deve dare le risposte”. Il medico lampedusano ha le idee chiare su cosa sia necessario per gestire al meglio il fenomeno della migrazione, evitando ciò che è accaduto a Cutro. “Sicuramente gli Stati devono fare qualcosa, ma l’Europa deve esprimersi e dare quelle risposte che da tempo aspettiamo. Risposte che dovranno dare una soluzione al fenomeno migratorio che fino ad ora abbiamo affrontato con il contrasto, con il quale non si va da nessuna parte. L’Accordo di Dublino è un fallimento, perché se ancora oggi parliamo di morti in mare, abbiamo sbagliato tutto. Dobbiamo cambiare paradigma rispetto al fenomeno migratorio”. Molto critica la posizione di Bartolo nei confronti della cosiddetta “dimensione esterna” intesa come accordi con Paesi terzi per bloccare la migrazione. “Creare muri, assoldare le polizie locali per bloccare queste persone, questo non porterà a nulla”.

La dimensione esterna “che intendo io invece è quella di aiutare quei Paesi a crescere, creare uno sviluppo e dare una possibilità a queste persone di restare a casa propria. Chi vorrebbe lasciare casa propria se non è costretto? Il disagio a casa loro l’abbiamo creato noi, il mondo occidentale e opulento che è andato li portando guerre, fame, miseria e cambiamenti climatici, e adesso che sono costretti a scappare cerchiamo di mettere muri, filo spinato e creare la fortezza Europa che non fermerà queste persone”. Inutile sarebbe questo atteggiamento, così come quello di pagare Turchia e Libia per trattenere i migranti, infatti questo contribuirebbe ancora di più al finanziamento dei trafficanti di esseri umani. “Bisogna evitare che queste persone mettano anche solo un piede nel mare dove si muore. Io lo conosco molto bene il mare, specialmente quel mare diventato un cimitero. L’Europa deve insistere sui canali regolari creando le condizioni necessarie, come ad esempio la distribuzione automatica in tutti gli stati membri delle persone che arrivano. Non stiamo parlando di un’invasione come ce l’hanno fatta passare, ma in realtà sono numeri ridicoli se li paragoniamo a quelli dell’Ucraina, dalla quale abbiamo ricevuto nel giro di un mese 5 milioni di persone implementando la direttiva 55. Quindi se riusciamo ad accogliere tutte queste persone, dandogli tutto ciò che gli spetta, e non riusciamo invece a risolvere un problema di poche centinaia di migliaia di persone l’anno, evidentemente c’è qualcosa che non va, e quel qualcosa si chiama razzismo”.

Una critica che fa riflettere quella di Pietro Bartolo che sogna un’Europa solidale, aperta ed accogliente come dimostrato con gli ucraini, visto che secondo lui non c’è distinzione tra nessun migrante, compresi quelli economici, visto che chi muore di fame non è diverso da chi muore di guerra. La ricetta giusta sarebbe intendere il fenomeno migratorio non come un problema ma come un’opportunità, una ricchezza. “Sappiamo benissimo che l’Europa è un continente vecchio, anziano e fra qualche anno saremo una Rsa, e quindi abbiamo bisogno di queste persone che ci possono aiutare a risolvere i nostri problemi di natura demografica, economica, culturale, di tutti i tipi. La solidarietà è prevista nell’articolo 80 dei trattati assieme alla condivisione delle responsabilità, ma non deve essere solo tra gli stati membri ma anche nei confronti di queste persone, perché stiamo parlando di esseri umani. Donne, uomini e bambini che abbiamo visto morti in questi giorni sulle spiagge di Cutro. È una vergogna che non abbiamo imparato nulla dal passato. Quando abbiamo visto quel bambino morto sulla spiaggia in Turchia, il mondo intero si è indignato. Ma io di Alan Kurdi ne ho visti a centinaia, personalmente, e ancora oggi ne vediamo. Questo non appartiene alla cultura, al Dna dell’Europa. L’Europa è basata su principi e valori che sono l’accoglienza, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani, il rispetto del diritto alla vita e questa è la strada che dobbiamo ripercorrere non mostrando solo il lato disumano del contrasto ma anche quello umano, se vogliamo affrontare il fenomeno migratorio con intelligenza, razionalità e lungimiranza”.

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Teatro

Domenica 19 marzo, all’Auditorium TaTÀ, Il respiro del vento

ph Guglielmo Cherchi
16 Mar 2023

«Il vento è il respiro di Alizar». Per il cartellone “favole&TAmburi”, rassegna di teatro ragazzi, domenica 19 marzo, alle ore 18 all’Auditorium TaTÀ di Taranto, in via Deledda ai Tamburi, in scena “Il respiro del vento” di e con Mauro Mou e Silvestro Ziccardi, regia e collaborazione alla drammaturgia Alessandro Lay, musiche originali Mauro Mou, Matteo Sanna, Silvestro Ziccardi, luci e suono Matteo Sanna, produzione Cada Die Teatro, vincitore Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi di Padova – Amici di Emanuele Luzzati 2021. Durata 55’. Biglietto 7 euro. Info e prenotazioni al numero 366.3473430 attivo anche WhatsApp.

C’era una volta il popolo degli uomini blu. Vivevano felici vicino a un grande, limpido, azzurro lago. Un anno però smise di piovere e il lago si prosciugò e arrivò la siccità. Ad Alizar viene dato il compito di cercare la pioggia e riportare il lago sulla terra. Alizar parte, dopo aver promesso a Mounia che l’amerà anche se dovesse rimanere di lui solo “un respiro”. Il viaggio sarà pieno di prove difficili, domande cui lui non sa rispondere, alcune anche dolorose, finché, dopo anni, di Alizar non resterà che “l’ultimo sospiro” che, però, volerà sulle ali dell’uccellino azzurro che lo porterà all’amata. Sarà Mounia a rifare il viaggio iniziato da Alizar. Ed a rispondere alla domanda «Da dove viene il vento?».

Lo spettacolo della compagnia cagliaritana (consigliato dai 5 anni) nasce dalla lettura del libro “Da dove viene il vento?” (titolo originale “D’où vient le vent”) di Hamadi, edito da De Vecchi nella collana “Ragazzi di qui, ragazzi di altrove” (2002). È una fiaba “raccolta sul campo” dallo scrittore belga di origini nordafricane. L’ha sentita raccontare in un villaggio dai Tuareg anche noti come uomini blu. Si tratta di un racconto berbero, di una fiaba apparentemente semplice ma come tutte le fiabe ricchissima di significati.Per Cada Die Teatro, Mauro Mou e Silvestro Ziccardi hanno mantenuto il nucleo centrale della storia ambientandolo in una terra più vicina alla nostra e arricchendo i personaggi e il racconto con elementi originali.
Vincitore della trentanovesima edizione del Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi di Padova – Amici di Emanuele Luzzati. La motivazione: «Per aver rappresentato con pochi, puntuali e suggestivi elementi scenici, uno spettacolo armonioso e perfettamente bilanciato dal punto di vista narrativo, recitativo, dalle luci, del suono e del coinvolgimento del pubblico. Per la capacità di attingere da diverse tradizioni (berbera e sarda) e di avventurarsi in una esplorazione di archetipi sul coraggio, l’iniziazione, la perdita e il ritrovamento di sé stessi, l’amore che travalica i confini di tempo e di spazio regalandoci un messaggio di speranza, sempre attuale, anche per il futuro del Teatro. Per aver perseverato nella scelta di portare in scena alcune colorate espressioni e filastrocche della lingua sarda, che ha contribuito a rendere vivace un ritmo che ha la cadenza di un respiro e la potenza del vento».

nota biografica

Cada Die Teatro. Nato nel 1982, da molti anni risiede alla Vetreria di Pirri, un ex fabbrica del vetro, diventata un polo culturale della città di Cagliari. Lavorando per un teatro che sia il più vicino possibile alla realtà, individua nella centralità dell’attore l’elemento principale della sua poetica teatrale. Una ricerca che significa trattare temi forti, vicini al proprio vissuto e alle proprie radici, nel tentativo di coniugare un teatro popolare e contemporaneo. La sperimentazione di nuovi linguaggi scenici che parlino al presente, la cura per il lavoro dell’attore, l’interesse per la narrazione orale, caratterizzano il percorso artistico di questi anni. Nel 2001 ottiene il Premio della Critica ANCT. Da segnalare, tra i suoi progetti più importanti, “Migranti”, rivolto (dal 1999) a fasce deboli di giovani e adulti con problematiche di tipo fisico, psichico e sociale. Direzione artistica Giancarlo Biffi.

Drammi umanitari

Oxfam: Siria, “un’emergenza senza fine”

A 12 anni dall’inizio della guerra, 2 siriani su 3 dipendono da aiuti umanitari. E ora, la devastazione del terremoto

foto Oxfam
16 Mar 2023

di Patrizia Caiffa

Sempre più drammatica l’emergenza umanitaria in Siria, dove il terremoto del 6 febbraio ha stravolto ulteriormente la vita di 9 milioni di persone, ossia di 4 abitanti su 10. 11 milioni di persone al momento non hanno accesso ad acqua pulita corrente e con il 90% della popolazione che vive sotto la soglia della povertà, oggi 2 siriani su 3 dipendono dagli aiuti umanitari. La situazione più grave è ad Aleppo dove 3 abitanti su 4 stanno rimanendo letteralmente senza cibo, indebitandosi ogni giorno di più per sopravvivere. È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, al lavoro nel Paese per fronteggiare l’emergenza, a 12 anni esatti dall’inizio di un conflitto che ha causato centinaia di migliaia di vittime e distrutto buona parte delle infrastrutture essenziali. Ancora più drammatica la situazione per centinaia di migliaia di sfollati che si trovano nei centri allestiti in città. Su 300 interviste condotte dal team di Oxfam negli ultimi giorni, il 90% ha dichiarato di non poter fare nessun piano per festeggiare il mese il Ramadan e gran parte di aver perso tutto: il 70% non ha più una casa, il 65% dipende dagli aiuti umanitari, il 22% ha perso il lavoro; il 37% è stato costretto a chiedere un prestito per far fronte ai bisogni essenziali della propria famiglia. “La situazione è sempre più drammatica soprattutto dopo il sisma, arrivato dopo anni di guerra che hanno distrutto il Paese, l’inflazione sui beni essenziali che nell’ultimo anno ha messo in ginocchio le famiglie e l’aumento di casi di colera – ha detto Stefania Morra, responsabile del programma di azione umanitaria di Oxfam Italia –. I dati sono allarmanti: quasi tutte le famiglie sfollate che stiamo soccorrendo ci hanno raccontato di aver già dovuto abbandonare la propria casa almeno una volta in passato a causa della guerra. In questo momento chi ancora ha la fortuna di avere un reddito è costretto a spendere quasi tutto per il cibo, senza lasciare nulla per gli altri bisogni primari. Siamo di fronte ad un’emergenza nell’emergenza, chi ha perso tutto per il terremoto avrà bisogno di anni per ricostruire la propria vita”. “Prima del terremoto potevamo contare su un pasto al giorno, ma almeno avevamo un tetto sopra la testa – ha raccontato Jaydaa, di Aleppo –. Ora viviamo in una tenda a difenderci dalla fame e dalle dal freddo della notte”. Oxfam in Siria ha distribuito acqua potabile in 46 località e installato 40 serbatoi d’acqua nei rifugi che ospitano gli sfollati, distribuendo oltre 2.250 kit per l’igiene, tra cui sapone e assorbenti o pannolini. Sta intervenendo inoltre per riparare le infrastrutture idriche e sostenendo i controlli di sicurezza degli edifici.

 

 

Parlamento Ue

Ue: Reddito minimo adeguato “per creare un tenore di vita dignitoso”

foto Ansa/Sir
16 Mar 2023

Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha adottato una risoluzione sul “reddito minimo adeguato” in cui si osserva che una direttiva dell’Ue in tale direzione “potrebbe contribuire a migliorare ulteriormente l’accessibilità, l’adeguatezza e l’efficacia di tali regimi”. Inoltre, garantirebbe che “le persone attualmente disoccupate vengano integrate nel mercato del lavoro”. Il testo non legislativo è stato approvato con 336 voti favorevoli, 174 contrari e 121 astensioni. I Paesi Ue dovrebbero “valutare periodicamente i loro regimi nazionali e aggiornarli se necessario, garantendo un livello adeguato di sostegno che tenga conto della soglia nazionale di rischio di povertà (indicatore Arop), per cercare di creare un sistema che garantisca un tenore di vita dignitoso”. Inoltre, i deputati invitano i Paesi Ue a sensibilizzare su questi programmi e renderli maggiormente accessibili, in particolare per i gruppi più svantaggiati, come i senzatetto. Infine, propongono misure per affrontare problemi piuttosto comuni negli Stati membri, come i bassi livelli di utilizzo di tali regimi e il divario digitale.

Udienza generale

Francesco all’udienza di mercoledì 15: “Le parti in guerra rispettino i luoghi religiosi”

Il papa ha dedicato l’udienza generale alla comune vocazione e missione di consacrati e laici, sulla scorta del Concilio: “La vita cristiana non è una promozione”

15 Mar 2023

di Maria Michela Nicolais

Un appello, rivolto alle “parti in guerra”, a “rispettare i luoghi religiosi”. Si è conclusa così l’udienza di papa Francesco, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata allo zelo apostolico. La vocazione cristiana, ha spiegato durante la catechesi, infarcita di interventi a braccio, “è una chiamata che riguarda sia coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine, sia le persone consacrate, sia ciascun fedele laico, uomo o donna. È una chiamata a tutti”.  “Il tesoro che tu hai ricevuto con la vocazione cristiana sei costretto a darlo”, ha proseguito “È la dinamicità della vocazione, è la dinamicità della vita”. “E’ una chiamata che abilita a svolgere in modo attivo e creativo il proprio compito apostolico, in seno a una Chiesa in cui c’è diversità di ministero ma unità di missione”, ha precisato Francesco sulla scorta del Concilio: “Gli apostoli e i loro successori hanno avuto da Cristo l’ufficio di insegnare, reggere e santificare in suo nome e con la sua autorità. Ma anche i laici – tutti voi, la maggioranza di voi siete laici – essendo partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, all’interno della missione di tutto il popolo di Dio hanno il proprio compito nella Chiesa e nel mondo”.
“Siamo consapevoli che l’essere apostoli riguarda ogni cristiano, e dunque anche ciascuno di noi?”, l’esordio della catechesi: “siamo chiamati ad essere apostoli in una Chiesa che nel Credo professiamo come apostolica”. È in questo quadro, come insegna il Concilio, che si colloca la collaborazione del laicato con la gerarchia, che non è “un mero adattamento strategico alle nuove situazioni che vengono”, ma è “qualcosa di più, che supera le contingenze del momento e che mantiene un suo proprio valore anche per noi”.
“Quando tu concepisci la vita cristiana come una promozione, con quello di sopra che comanda gli altri perché è riuscito ad arrampicarsi, questo non è cristianesimo, è paganesimo puro”, il monito per spiegare come nella Chiesa, “nel quadro dell’unità della missione, la diversità di carismi e di ministeri non deve dar luogo, all’interno del corpo ecclesiale, a categorie privilegiate”.  ”La vocazione cristiana non è una promozione per andare su, è un’altra cosa”, ha puntualizzato il papa: “sebbene alcuni per volontà di Cristo stesso siano costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo”, si legge nella Lumen gentium. “Chi ha più dignità nella Chiesa, i vescovi, i sacerdoti?”, ha chiesto Francesco ai fedeli: “Tutti siamo cristiani a servizio degli altri. Chi è più importante nella Chiesa, la suora, la persona comune, il bambino, il vescovo? Tutti siamo uguali, e quando una delle parti si crede più importante degli altri e alza il naso così, sbaglia. Quella non è la vocazione di Gesù. La vocazione che Gesù dà è il servizio: servire gli altri, umiliarti. Se tu trovi qualcuno che ha la posizione più  alta nella Chiesa e tu la vedi vanitosa, poveretto, prega per lui, perché non ha capito cos’è la vocazione cristiana. Amore al Padre, alla comunità e servizio: questa è la vocazione degli apostoli”.
“Fuggiamo dalla vanità, dalla vanità dei posti”, l’invito finale, insieme a quello a “ripensare tanti aspetti delle nostre relazioni, che sono decisive per l’evangelizzazione”. “Siamo consapevoli del fatto che con le nostre parole possiamo ledere la dignità delle persone, rovinando così le relazioni dentro la Chiesa?”, la domanda del Papa: “Mentre cerchiamo di dialogare con il mondo, sappiamo anche dialogare tra noi credenti?. O nella parrocchia uno va contro l’altro, uno spara sull’altro per arrampicarsi di più? Sappiamo ascoltare per comprendere le ragioni dell’altro, oppure ci imponiamo, magari anche con parole felpate?”.  Ascoltare, umiliarsi, essere al servizio degli altri: questo è servire, questo è essere cristiani, questo è essere apostoli”, ha concluso Francesco, esortando a “ verificare il modo in cui viviamo la nostra vocazione battesimale, il nostro modo di essere apostoli in una Chiesa che è apostolica, che è al servizio degli altri”.