Musica

Diodato e la voglia di cambiare: da “Fai rumore” a “Così speciale”

Il trionfo al Festival di Sanremo 2020
14 Apr 2023

di Paolo Arrivo

La comunità di Taranto lo conosce da anni. E lo ritroverà al concerto del primo maggio. Il grande pubblico della televisione italiana si è accorto di lui da quando ha preso parte al Festival di Sanremo 2020 trionfando, e il suo brano è diventato la canzone del lockdown: Antonio Diodato è un artista stimato, apprezzato anche per i tratti gentili della persona riservata. L’ultimo disco realizzato si intitola “Così speciale”. Non lo abbiamo visto sul palco dell’Ariston, quest’anno. A spiegarne le ragioni è stato lo stesso cantautore originario di Taranto: “Molti mi hanno chiesto perché un album come questo non l’ho promosso attraverso il Festival, del resto sono passati tre anni da Fai rumore. Ormai il Festival è il luogo ideale per la promozione: oltre ad essere una bellissima festa per la musica, Amadeus lo ha portato a livelli altissimi”. “Volevo che quest’album facesse un percorso diverso e avesse respiri diversi – ha chiarito Diodato intervenendo al talk Programma di FqMagazine – il Festival accende un faro sulla canzone, però sentivo di dover fare una strada alternativa. Su Amadeus l’artista dice che “è stato carino perché mi ha fatto sentire il suo benvenuto, però senza mai scrivermi un messaggio, chiedendomi una canzone”. Un gesto di accoglienza e di sensibilità. Diodato dichiara di averlo apprezzato tantissimo. “E me lo aspettavo perché è una persona splendida”, ha aggiunto riferendosi al direttore artistico delle ultime quattro edizioni del Festival. L’auspicio è di rivederlo presto nello stesso luogo che lo ha lanciato.

Diodato in Tour, il calendario aggiornato

Questi gli appuntamenti del 2023 che lo vedono impegnato all’estero e in Italia:

15 aprile – Padova, Hall

20 aprile – Milano, Alcatraz

22 aprile – Torino, Teatro della Concordia

27 aprile – Bologna, Estragon

11 maggio – Madrid, Clamores

18 maggio – Berlino, Maschinenhaus

20 maggio – Parigi, Café de la Danse

26 maggio – Amsterdam, club Bitterzoet

27 maggio – Praga, Palàc Akropolis

27 luglio – Roma, Cavea Auditorium Parco della Musica

Fede & cultura

Rinviata per avverse condizioni meteo ‘La pesca miracolosa. È il signore!’, ultimo appuntamento di Nel cuore dei tre giorni

Avrebbe dovuto svolgersi sabato 15 l’ultima pièce teatrale con i giovani di Taranto vecchia; i testi e la regia sono di don Emanuele Ferro

14 Apr 2023

È stata rinviata a data da destinarsi per avverse condizioni meteo ‘La pesca miracolosa. È il signore!’ l’ultimo appuntamento di Nel cuore dei tre giorni che era inizialmente prevista per sabato 15 aprile.

La trilogia teatrale e catechesi interattive sulla passione, morte e risurrezione del Signore – a cura della basilica Cattedrale di San Cataldo, con i giovani di Taranto vecchia, i testi e la regia di don Emanuele Ferro e la partecipazione straordinaria di Giovanni Guarino – avrebbe dovuto avere il suo atto conclusivo sulle sponde del Mar piccolo, in prossimità di piazzale Democrate.

 

Ordinazione sacerdotale

Mons. Filippo Santoro ordina tre nuovi presbiteri

Oggi, venerdì 14, alle ore 16 in Concattedrale, diventeranno sacerdoti Cosimo Porcelli, Michele Monteleone e Antonio Di Reda

foto G. Leva
14 Apr 2023

Oggi, venerdì 14 aprile, alle ore 16 in Concattedrale, l’arcivescovo mons. Filippo Santoro ordinerà tre nuovi presbiteri: Cosimo Porcelli, Michele Monteleone e Antonio Di Reda

Abbiamo chiesto loro un breve ritratto personale:

Cosimo Porcelli

Mi chiamo Cosimo Porcelli e sono nato a Taranto, originario della parrocchia San Nunzio Sulprizio. Giovane della parrocchia con il passare del tempo ho conosciuto il Padre, don Pierino Galeone, fondatore del’istituto secolare servi della sofferenza. Lui è stato per me faro e guida in questi anni di preparazione verso il ministero ordinato.

 

Michele Monteleone

Mi chiamo Michele Monteleone e sono nato a Taranto, originario della parrocchia Santa Maria del Popolo in San Giorgio Ionico.
Anche io, come Cosimo, faccio parte dell’istituto secolare Servi della sofferenza.
Questo di oggi è una grande dono di Dio.

 

Antonio Di Reda

Mi chiamo Antonio Di Reda e sono nato a Taranto, originario della parrocchia Spirito Santo in Taranto. Cresciuto prevalentemente all’interno del gruppo scout, ho attinto la fede dall’esempio della mia famiglia e dei parroci che vi sono succeduti. Ringrazio il Signore per il dono grande che oggi fa a me e a tutta la chiesa.

Diritti umani

Il rapporto 2023 del Centro Astalli su migranti e rifugiati

“L’Italia non impara da esperienza con ucraini e non esce da logica emergenza” è la denuncia che emerge dal Rapporto

foto Sir
14 Apr 2023

di Patrizia Caiffa

Nel 2022 il numero di persone in fuga nel mondo ha superato la soglia dei 100 milioni ma solo una piccola percentuale di questi cerca una vita migliore in Europa. In Italia sono arrivati via mare 105.129 migranti, di cui 13.386 minori non accompagnati. Alla fine dell’anno erano nel circuito dell’accoglienza 107.677 persone. Altri 170.000 sono arrivati dall’Ucraina, di cui solo il 20% ospitati in strutture d’accoglienza; la maggior parte è stata accolta da familiari e connazionali. L’esperienza positiva con i profughi ucraini, che hanno usufruito della protezione temporanea, di contributi economici e della possibilità di entrare da subito nel mondo del lavoro, non è stata però messa a frutto con tutti gli altri arrivati dal Mediterraneo o dalla rotta balcanica: afgani, siriani, somali, nigeriani, anche loro in fuga da conflitti.
“Accogliere i rifugiati con dignità è possibile” ma è “una lezione che l’Italia non vuole imparare”: “Non capitalizza l’esperienza ucraina e non riesce a uscire dalla logica dell’emergenza”. Anzi, “è sembrato come se ci fossero due percorsi paralleli: uno per gli ucraini e uno per tutti gli altri. In realtà si tratta di persone che si trovano nella medesima condizione”. È la denuncia contenuta nel Rapporto annuale 2023 del Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati, presentato giovedì 13 aprile a Roma al teatro Argentina, con la presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei.

“I primi passi del nuovo governo, dopo l’ennesimo braccio di ferro compiuto mentre i migranti erano sulle imbarcazioni in attesa di un porto sicuro – afferma il Centro Astalli -, si sono concentrati su una rinnovata lotta alle ong che si occupano del salvataggio in mare. E neanche le vittime del naufragio di Cutro hanno sortito alcuna reazione politica di umanità, nonostante la società civile abbia chiesto con forza un cambiamento”.

Nel 2022 sono stati 18.000 gli utenti degli 8 enti della rete del Centro Astalli, di cui 10.000 a Roma. Oltre 700 i volontari, 46.313 i pasti distribuiti, 27.855 gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti didattici sul diritto d’asilo e il dialogo interreligioso in 18 città italiane.

Il Centro Astalli gestisce sia Centri di accoglienza straordinaria (a Trento, Vicenza, Padova) che centri del Sistema accoglienza e integrazione – Sai (a Bologna, Palermo, Roma, Trento), che alla fine del 2022 accoglieva in totale solo 33.848 persone. È il Sai, suggerisce il rapporto, “il sistema da ampliare e su cui investire, affinché a tutti possa essere garantito un efficace supporto all’integrazione, secondo standard nazionali uniformi”. A Roma, Trento, Vicenza, Padova molte congregazioni religiose hanno aperto le porte all’accoglienza di rifugiati.

Delle 1.308 persone accolte in totale dalla rete del Centro Astalli, 240 rifugiati sono state inseriti in percorsi di semi-autonomia in comunità di ospitalità in collaborazione con ordini religiosi, in cui si sono sperimentate, con buoni risultati, anche forme di co- housing tra studenti universitari rifugiati e italiani.

Aumentano le vulnerabilità dei rifugiati. Nel rapporto si evidenzia anche un aumento delle vulnerabilità fisiche e psicologiche dei rifugiati, a causa di violenze e torture nei Paesi di origine e transito (Libia e Balcani): il 50% delle persone accolte nei centri romani del Centro Astalli si trova in queste condizioni. Molti ospiti soffrono di patologie gravi. Per questo il servizio dei gesuiti auspica la progettazione di “nuove modalità di presa in carico e accoglienza che tengano conto di percorsi e tempi personalizzati e della necessità di professionalità dedicate”.

Emergenza casa e costo della vita

Per i rifugiati, come per le fasce più deboli della popolazione, è inoltre difficile trovare casa e pagare le bollette, a causa dell’aumento del costo della vita. “Persone rifugiate con contratti di lavoro stabili e processi di integrazione avanzati si trovano di fronte all’impossibilità di poter avere un’abitazione autonoma, senza dover ricorrere a contratti capestro, in nero, alloggi abusivi, subaffitti o soluzioni di fortuna”. Da Trento a Catania, da Bologna a Palermo, il grido d’allarme è lo stesso: “la casa in Italia per i rifugiati è un diritto ancora non esigibile”, sottolinea il rapporto. Le famiglie e le donne sole con bambini (un terzo delle persone seguite dal servizio di accompagnamento sociale a Roma) hanno subìto maggiormente gli effetti negativi della crisi economica, come pure i rifugiati che chiedono il ricongiungimento familiare: “Al termine di iter lunghi e costosi, la famiglia ricongiunta si trova di fatto sola ad affrontare una situazione nuova, con pochi strumenti a disposizione”. 

Burocrazia italiana e digital divide

Per poter accedere alla protezione internazionale e ai percorsi di integrazione migranti e richiedenti asilo sono costretti a ritardi e percorsi ad ostacoli all’interno della burocrazia italiana. Un terzo degli utenti dei servizi a bassa soglia del Centro Astalli rientra nella categoria “permesso di soggiorno in via di definizione”. Nel 2022 il Centro Astalli, grazie al sostegno dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio del permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 586 rifugiati riconosciuti. Chi ha perso il lavoro ha anche avuto difficoltà ad avere un indirizzo valido di residenza, un requisito fondamentale senza il quale non si può fruire dei diritti sociali e dei percorsi di integrazione.  Inoltre l’informatizzazione di tante piattaforme di servizi pubblici e privati sta provocando un divario digitale che rischia di aumentare disuguaglianze sociali e marginalità.

Il Centro Astalli ricorda che il Terzo settore non può farsi carico da solo per percorsi di inclusione sociale e inserimento nel mondo del lavoro: serve “una cabina di regia pubblica in grado di costruire soluzioni concrete e accessibili”. Anche il Piano nazionale di integrazione scritto lo scorso anno dal Tavolo Asilo e Immigrazione, “ad oggi rimane lettera morta”.

Percorsi di pace

Prende il via, mercoledì 19, la “Scuola d’innovazione sociale per la pace e lo sviluppo della cooperazione internazionale”

14 Apr 2023

Mercoledì 19 aprile, prende avvio la seconda edizione del ciclo di studi della “Scuola d’innovazione sociale per la pace e lo sviluppo della cooperazione internazionale”, ideata e organizzata da Pax Christi aps e dalla Pontificia Università Lateranense.

Un ciclo di studio, webinar, in cinque percorsi di alta formazione, dedicato a quanti s’impegnano a costruire e vivere la pace nell’economia, nel rispetto dell’ambiente, nelle relazioni interpersonali e nella buona politica.
Esperti a livello nazionale approfondiranno gli argomenti interagendo con i partecipanti affinché l’apprendimento sia dialogico, collaborativo e direttamente applicabile nella realtà quotidiana, sia essa personale, associativa o professionale.

La pace è un obiettivo fondamentale per garantire la stabilità ed il benessere delle comunità, promuovere la giustizia e l’uguaglianza, favorire la partecipazione democratica.

Raggiugiamolo insieme!

È possibile partecipare alla “Scuola d’innovazione sociale per la pace e lo sviluppo della cooperazione internazionale” iscrivendosi nella sezione dedicata del sito www.paxchristi.itwww.pul.va oppure scrivendo a: scuoladipace@paxchristi.it o telefonando al 3668727247

Rigenerazione sociale

“Ecologia sociale e contesti di vita”: oggi una giornata di studio al SerD

Dalle ore 9 alle 17, nell’auditorium del dipartimento dipendenze della Asl Taranto, in via Ancona

14 Apr 2023

“Ecologia sociale e contesti di vita” sarà un’articolata giornata di studio e riflessione comune circa gli “inquinamenti” intesi in senso generale, presenti nelle relazioni umane e sociali, e le conseguenze che tali relazioni possono avere sulla vita della comunità e dell’intero ambiente.

L’evento si terrà, dalle ore 9 alle 17 di oggi, venerdì 14 aprile, nell’auditorium del SerD dipartimento dipendenze della Asl Taranto, in via Ancona a Taranto (si consiglia l’iscrizione telefonando al 3471354576).

Relazioneranno il dottor Giovanni Aquilino, sociologo, dottore di ricerca in didattica della medicina. Presidente dell’Arcat Puglia odv (Associazione regionale Club alcologici territoriali), e il dottore agronomo Michele De Siati.

L’incontro sarà improntato su una didattica interattiva con punti di riflessione, lavori in piccoli gruppi, discussioni in comunità e produrrà un documento conclusivo.

La giornata è organizzata, con il patrocinio dell’Asl Taranto, dal SerD Taranto, dall’Acat Taranto (Associazione Provinciale Club Alcolici Territoriali), dal Arcat Puglia (Associazione Regionale Club Alcolici Territoriali), dal Centro di Alcologia ed Ecologia Sociale Funzionale Territoriale.

Il Centro di alcologia e di ecologia sociale funzionale territoriale, costituito dal SerD dell’Asl Taranto e dall’associazione Acat Taranto odv, ha lo scopo di formulare un programma annuale volto alla prevenzione dei comportamenti non salutari che incidono sul benessere delle persone delle comunità e dell’ambiente che le accoglie.

Questa giornata è la prima manifestazione di questo programma che ogni anno cercherà di stimolare una riflessione e una conseguente pratica al fine di promuovere comportamenti volti al benessere delle persone e del territorio impegnando tutti ed ognuno in un costante miglioramento della cultura sanitaria e sociale esistente.

La costituzione del Centro di alcologia ed ecologia sociale da parte del SerD e dell’associazione di Club alcologici territoriali, rappresenta sicuramente un primo passo verso un nuovo modello culturale e sanitario: mettere assieme gli operatori sanitari istituzionali, l’organizzazione delle famiglie con varie difficoltà, a partire dai problemi di alcol, azzardo, droghe illegali e altro, le persone direttamente interessate e quanti vogliono impegnarsi a migliorare le condizioni di vita personali, familiari e di comunità per una sintesi comune da svolgere praticamente attraverso il metodo del “FareAssieme”.

Il sapere professionale unito al sapere esperenziale apre nuove possibilità a diversi percorsi di benessere, è questo, di per sé, è un primo importante cambiamento della cultura sociale e sanitaria esistente.

Libri

Per Parole di frontiera, all’Acclavio, Vincenzo Schettini e il suo “La fisica che ci piace”

13 Apr 2023

Ultimo appuntamento con la rassegna letteraria “Parole di Frontiera”, organizzata dal Comune di Taranto e da “Programma Sviluppo” con il supporto de “I Presìdi del libro Taranto”. Protagonista e ospite dell’incontro in programma lunedì 17 aprile alle 16.30, nella biblioteca comunale “Pietro Acclavio”, sarà Vincenzo Schettini, il professore di fisica più amato del web, che presenterà il suo libro “La fisica che ci piace” (Mondadori).
Un evento per il quale si prevede un’affluenza enorme, considerata la popolarità del personaggio. Vera e propria star dei social, con 744mila follower su Instagram e oltre 945mila su TikTok, la sua presenza in biblioteca ha richiesto alcune precauzioni in considerazione della capienza limitata della struttura: l’accesso sarà consentito esclusivamente ai possessori dei ticket gratuiti d’ingresso, disponibili a partire dalle 15 di giovedì 13 aprile, sul circuito Eventbrite (https://www.eventbrite.com/e/biglietti-vincenzo-schettini-parole-di-frontiera-607057263617).
Vincenzo Schettini, pugliese, docente e violinista diplomato, è famoso per le sue spiegazioni, vivaci, divertenti, colorate ed efficaci, che rendono facile e comprensibile ogni concetto, soprattutto perché raccontano la fisica che c’è dietro le cose che vediamo e usiamo ogni giorno. Perché quando osserviamo una formica sollevare briciole che pesano 50 volte più di lei, non immaginiamo che è tutta una questione di forze; quando impostiamo il navigatore, non sappiamo che funziona così bene perché tiene conto della teoria della relatività; quando attraversiamo un cancello automatico con la nostra auto, non notiamo la meccanica quantistica che si cela dentro le cellule fotoelettriche all’ingresso. Con il suo libro, Schettini porta i lettori a fare una passeggiata nella vita reale e ogni evento diventa lo spunto per una nuova riflessione su come funziona il mondo.
A presentare libro e autore sarà l’assessore alla Cultura dell’amministrazione Melucci, Fabiano Marti, che vanta un rapporto di amicizia decennale con Schettini. «Prima di essere il professor Schettini, l’influencer da decine di migliaia di follower e l’autore di un volume che ha ottenuto il primo posto nella classifica dei libri più letti d’Italia – ha raccontato Marti – Vincenzo è per me un grande amico. E sarà un piacere chiacchierare con lui e raccontare la sua storia, un esempio per tutti noi di come l’intelligenza e la capacità creativa, se messe al servizio dello studio e della preparazione tecnica, possano fare sempre la differenza. Vincenzo non ha semplicemente scritto un libro, ha fatto molto di più rendendo “potabile” una materia apparentemente ostica come la fisica e facendola diventare semplice per chiunque. Spero che questo modo di insegnare faccia proseliti tra i suoi colleghi, perché la passione per il proprio lavoro cambierà il mondo, ne sono certo».

Città

Il Terzo Mare: un focus di Legambiente su un piano strategico verde per una Taranto sostenibile

Venerdì 14 aprile alle ore 17 nella sala conferenze della chiesa di San Giuseppe, in via Garibaldi in città vecchia

13 Apr 2023

Il Terzo Mare. Un piano strategico verde per Taranto. Idee e progetti per una città sostenibile“. È questo il titolo del convegno organizzato da Legambiente a Taranto venerdì 14 aprile alle ore 17 nella sala conferenze della chiesa di San Giuseppe, in via Garibaldi in città vecchia, in collaborazione con l’ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della Provincia di Taranto.
Il punto di partenza della discussione sarà costituito dal tema degli interventi necessari per superare la storica carenza di verde nella nostra città che, pur mitigata dalle piantumazioni effettuate negli ultimi anni, resta uno dei temi rilevanti da affrontare per la costruzione di una città sostenibile. Sono importantissimi, infatti, i servizi ecosistemici che la natura ci fornisce, dalla capacità di assorbire CO2 fino alla mitigazione delle ondate di calore, e sono quindi sempre da considerare positivamente gli interventi che agiscano su questo aspetto, sia promuovendo che gestendo e curando le aree verdi.
Strettamente collegato a questo tema è quello del nuovo piano urbanistico generale di Taranto, che rappresenta il momento in cui una comunità si interroga sulla propria idea di futura città in cui vivere. Questi due temi non possono che essere considerati insieme, nel quadro di una serie di azioni capaci di generare una incisiva trasformazione degli assetti cittadini.
Taranto presenta, oltre ai suoi numerosi waterfront marini, anche un tipo di waterfront definibile come verde-blu, costituito dal sistema di aree umide che delimita il centro urbano verso sud-est, comprendente le aree residue della Salina Grande, Salinella, Pianura Erbarca, e, a nord, dall’area del Galeso, che rappresenta un punto di ricucitura ecologica tra il sistema delle Gravine e l’ambiente costiero del Mar Piccolo. Questi territori costituiscono elementi nodali di un sistema che va “rammendato” ecologicamente, il cui valore in servizi ecosistemici appare elevatissimo.

Di questo discuteranno:
Valentino Traversa, Legambiente Taranto, consulente dell’Osservatorio europeo del paesaggio, che presenterà alcune proposte utili a definire una strategia verde complessiva per la città di Taranto, sia riguardo al verde urbano diffuso, prevedendo la redazione di un piano strategico da inserire nel nuovo Pug volto alla creazione di una rete di spazi verdi cittadini, sia riguardo ad un programma di forestazione che tenga conto dei progetti strategici regionali e delle peculiarità paesaggistico-ambientali di Taranto, identificando le aree vocate alla creazione di sistemi agroforestali periferici a forte multifunzionalità e presentando alcune ipotesi localizzative.

Nicola Cristella, presidente dell’ordine dei dottori agronomi  e dei dottori forestali della Provincia di Taranto, esperto in materia di pianificazione ambientale, in particolare per quanto riguarda i sistemi agro-forestali e faunistici, con all’attivo numerose collaborazioni in lavori tecnico-scientifici con, tra gli altri, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche e ambientali della Università del Salento, il Cnr-I.R.S.A. di Taranto, il C.R.E.A.-Centro di Ricerca per l’Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di  Roma, che farà un focus su Il sistema agro-ambientale quale risorsa fondamentale del benessere umano. Un nuovo modello di Welfare.

Mattia Giorno, assessore ai lavori pubblici del Comune di Taranto, che illustrerà i progetti e i programmi del Comune di Taranto, sia quelli prossimi ad essere cantierizzati che quelli ancora in attesa di finanziamento, che quelli proposti per l’utilizzo dei fondi del Just Transition Fund, a partire dalla Green Belt ed includendo gli interventi urbani rilevanti, destinati a manutenere o ad accrescere il patrimonio “verde” della città.

Calogero Montalbano, professore associato in Progettazione architettonica e urbana al Politecnico di Bari, membro del Comitato nazionale italiano dell’ICOMOS, il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, autore di oltre cento saggi e prodotti di ricerca, che interverrà per lanciare uno sguardo sul territorio tarantino, mostrando l’intimo rapporto che la città potrebbe assumere con il territorio esteso, imparando a guardare, tutelare e dialogare con le proprie risorse ambientali e culturali, lasciando loro non solo lo spazio per rigenerarsi, ma anche quello per espandersi, alla luce della sua ricerca orientata alla valorizzazione del patrimonio socio-culturale e ambientale locale ed alla costruzione di approcci durevoli per il rafforzamento strategico dei territori fragili.
Coordinerà i lavori Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto.

Ai dottori agronomi e dottori forestali partecipanti verranno riconosciuti i crediti formativi professionali.

 

***Segnaliamo la possibilità, per chi utilizzerà la bicicletta per raggiungere la sede del convegno, di lasciarla nel campetto recintato dell’oratorio di San Giuseppe

Volontariato

A Taranto, venerdì 14, lo spettacolo “Autismo… te lo racconto in musica”

L’ingresso è libero e gratuito, alle ore 19.30 di venerdì 14 aprile nel teatro Fusco di Taranto

13 Apr 2023

“Utilizzare il linguaggio universale della musica come collante nella complessa condizione autistica per sensibilizzare e dimostrare un’inclusione che è possibile”: è questo l’inedito “fil rouge” alla base dello spettacolo di beneficenza “Autismo… te lo racconto in musica”, una serata di musica e oltre la musica per una vera inclusione e per conoscere il complesso universo dell’autismo.
L’evento si terrà, con ingresso libero e gratuito, alle ore 19.30 di venerdì 14 aprile nel teatro Fusco di Taranto.
L’iniziativa è promossa da un’ampia rete di Enti del Terzo Settore locale: Angeli figli dell’Autismo, Autisticamente, Heart’s Music, Autismo è Puglia: pagina Facebook di supporto, informazione e divulgazione e formazione pugliese, A mano a mano aps, cooperativa sociale Logos, Taras ODV – Assistenza e Soccorso- e Mister Sorriso.
“La diversità di ognuno, altro non può che rendere completo il bellissimo dipinto che è l’umanità”: è questa l’idea che ha messo insieme tutte queste realtà per la realizzazione dell’evento, dove i veri protagonisti saranno i ragazzi seguiti dalle associazioni, ma anche i volontari e gli stessi spettatori.
La serata, condotta da Matteo Schinaia, prevede interventi e testimonianze sull’autismo, e le performance artistiche di Michelle Fiati e FranKavilla e, special guest dello spettacolo, i “Libera nos a malo”, popolarissima Ligabue tribute band.
La manifestazione è realizzata nell’ambito delle “Idee di rete per … promuovere il volontariato 2022”, un’azione del Csv Taranto ets, e con il patrocinio del Comune di Taranto.
L’iniziativa è organizzata per la “Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo” che, istituita nel 2007 dall’Assemblea generale dell’Onu, tradizionalmente si celebra il 2 aprile; per la concomitanza di quest’anno con la Domenica delle Palme e la Settimana Santa, gli organizzatori hanno deciso di tenere questo importante evento venerdì 14 aprile.
La “Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo” rappresenta un’occasione importante per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone affette da Dsa e sensibilizzare alla comprensione e accettazione delle neurodiversità.
In Italia, secondo quanto riportato dal ministero della Salute, si stima che il tasso di incidenza di autismo nei bambini tra i 7 e i 9 anni sia di 1 su 77, con una frequenza 4,4 volte maggiore nei maschi.
Sebbene il termine autismo sia stato introdotto per descrivere un disturbo presente e diagnosticabile principalmente nei bambini, gli esperti sono ora concordi che l’autismo non si limiti all’età evolutiva, ma sia una condizione permanente, che si protrae durante l’intero arco di vita della persona. Da ciò si può dedurre che il tasso di diffusione del Dsa nella popolazione adulta non sia molto dissimile rispetto a quello registrato tra i bambini.
Ad oggi, però, la presa in carico dei bisogni degli adulti è purtroppo relegata ai privati, alle famiglie e alle associazioni di volontariato: è tempo di costruire un percorso integrale dove la parola d’ordine sia: “nessuno Escluso”!

Editoriale

Il rispetto per una scelta sofferta

Foto di archivio
13 Apr 2023

di Emanuele Carrieri

Di che cosa ci parla il gesto di prendere il proprio bambino, nato da qualche giorno, vestirlo, uscire di casa e affidarlo alla culla per la vita di un ospedale? Senz’altro ci parla di un dolore lacerante, mischiato alla paura, all’ansia, alle incertezze. E di ragioni che sono comunque insindacabili, qualsiasi possano essere e come tali vanno rispettate, con discrezione, con cura, con ascolto. Nella scelta di questa madre c’è la certezza che il bimbo non correrà alcun rischio, a differenza di tanti altri casi che la cronaca, nel corso degli anni, ci ha restituito di bambini abbandonati nei cassonetti dell’immondizia la cui vita era stata messa a rischio o che erano morti. In questo caso, la madre sa che il piccolo sarà prestissimo al sicuro, in mani esperte e capaci di occuparsene, e che il suo avvenire sarà probabilmente sereno, con qualche famiglia che lo ha scelto e lo alleverà. Non ha fatto tutto da sola per poi sbarazzarsi del suo bambino infischiandosene della sua sorte: lo ha partorito in ospedale, per una settimana lo ha tenuto fra le sue braccia, lo ha coccolato e lo ha nutrito. Gli ha dato un nome, Enea. Aveva già deciso, poiché aveva chiesto ai medici l’anonimato, così come è contemplato dalla legge, quindi ha scritto un biglietto commovente, toccante. Ha avvolto il suo bambino in una coperta e lo ha portato in un posto sicuro, dove sapeva si sarebbero presi cura di lui. “Ciao, il mio nome è Enea, sono nato in ospedale e sono super sano”. Chissà che pensieri, che strazio, che dolore, quante lacrime e quanti pianti, strapparsi una parte di sé. Di fronte a scelte che sono tragedie nessuno dovrebbe permettersi di giudicare. Al contrario, è proprio quello che è accaduto e sta accadendo. Questa notizia, che sarebbe dovuta rimanere nel segreto dell’ospedale si è diffusa in un battibaleno, corresponsabili gli implacabili social. Con la descrizione del neonato, il peso, la tutina che indossava. C’è chi ha pure creduto di fare bene lanciando un appello alla madre. Bisogna sperare solo che quella donna, quella madre viva fuori da questo mondo, senza smartphone e senza internet, senza quotidiani e senza televisione, che non possono far altro che accrescere il senso di colpa. Ha fatto una scelta e solo lei sa tutto e fino in fondo. Ognuno di noi ha la sua idea ma quel che conta è che si tratta di una scelta legale, prevista e disciplinata dalla legge, che dovrebbe garantire con l’anonimato anche il silenzio. Per dirla in modo chiaro: noi non avremmo dovuto sapere niente, questa vicenda sarebbe dovuta rimanere fra i pochi entrati in contatto con la donna per ragioni di lavoro, e stop. Perché qualcuno ha sentito il bisogno di riferire tutto? Non ha pensato che cosa sarebbe accaduto e che cosa avrebbe potuto causare in quella donna, in quella madre? Il bambino è al sicuro, verrà affidato a una famiglia che lo adotterà e avrà un avvenire, forse migliore di quello che la madre non pensava di riuscire a garantirgli. Ma perché tutto questo rumore? Perché fare appelli sui giornali? Perché offrire aiuti davanti a una decisione devastante e che non può non essere stata ponderata a lungo? Quella madre ha voluto prendersi cura del suo bambino nel modo che le è sembrato più giusto. E si prenderà cura di lui anche la madre adottiva, perché non esistono mamme vere e mamme non vere. Questa vicenda dovrebbe farci almeno riflettere sulla nostra propensione a commentare tutto e subito, anche senza sapere e a prescindere dalle conseguenze delle nostre espressioni, sul rispetto delle leggi e innanzitutto delle persone, del loro vissuto, delle loro scelte, sui comportamenti di una società che talvolta non perdona.

Vita sociale

Dopo i fatti di Milano e Quarto Oggiaro: tutta la società diventi una grande culla della vita

foto Ansa/Sir
13 Apr 2023

di Marina Casini *

C’è un’amorevole, vivace e prolungata attenzione in questi giorni sul piccolo Enea, appena nato, deposto dalla madre nella culla per la vita della clinica Mangiagalli. Da ieri poi a Enea si è unita una bimba nata in un capannone di Quarto Oggiaro, quartiere periferico di Milano, e poi abbandonata dalla mamma dopo essersi assicurata che la piccola, ancora senza nome, avesse ricevuto tutte le cure del caso. Storie drammatiche e belle al tempo stesso, che sembrano sprigionare lo stupore racchiuso nel celebre verso del Talmud: “Chi salva una vita salva il mondo intero” e, nello stesso tempo, ricorda a tutti che ogni “bambino nato o non ancora nato è stato creato per una grande cosa: amare ed essere amato”. Due straordinari messaggi che fanno sobbalzare al solo pensiero di come avrebbe potuto essere tragicamente diversa la sorte di Enea se quella culla non ci fosse stata.

Le culle sono una benedizione, perché dicono che si può passare dalla solitudine alla condivisione, dalla disperazione alla speranza: “Se tu, mamma, non ce la fai o non puoi, pensiamo noi al tuo bimbo o alla tua bimba. Non temere. Il tuo piccolo è prezioso per noi. Sarà accolto e amato!”.

Questo dicono le culle. Chissà cosa hanno vissuto le mamme di questi piccoli! Chissà cosa le ha spinte a separarsi dalle loro creature. Chissà come hanno partorito e perché non hanno fatto ricorso al parto in anonimato. È certo però che hanno voluto bene ai loro figli: li hanno dati alla luce. La mamma di Enea gli ha dato un nome, ha lasciato accanto a lui un biglietto “la mamma mi ama, ma non può occuparsi di me”. Quella di Quarto Oggiaro pur lasciandosi identificare non l’ha riconosciuta. In entrambi i casi non è stato comunque un “abbandono”. Nei loro gesti, seppur estremi, non “rifiuto” ma  “affidamento”, fiducia nella solidarietà di altri, richiesta di protezione e cura. “Le culle per la vita. Felici di essere nati” è la nuova edizione del libro di Rosa Rao, ora in stampa a cura del Movimento per la Vita. Un testo documentato che racconta la storia delle culle, versione moderna delle antiche “ruote”, e aggiorna numeri e dati. Per esempio, risulta, che le culle, presenti in vari luoghi d’Italia, hanno ospitato ad oggi 13 neonati.

Ma l’importanza delle culle va oltre i numeri: per il fatto stesso di esserci con la loro silenziosa visibilità parlano di speranza e accoglienza, simboleggiano le braccia aperte della società e per questo hanno probabilmente rafforzato il coraggio delle madri all’accoglienza dei figli in grembo.

Le culle, questi monumenti alla vita, sono anche un monito che invita a pensare e a riflettere su quella moltitudine di bambini ai quali viene impedito di nascere! Bambini che la società non vuole vedere, scartati in nome di falsi diritti e di un’idea corrotta di libertà. Eppure la società esiste anche per loro e per le loro mamme. Anche questi bambini non nati, anche loro, “sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale” (Papa Francesco, 2 febbraio 2019). Enea e tutti gli altri neonati che come lui sono stati messi nelle culle, non erano – nella loro irripetibile unicità – forse gli stessi che poche ore prima si trovavano nel seno della mamma? E, andando ancor più a ritroso, non erano forse gli stessi che hanno iniziato ad esistere in quel big bang chiamato concepimento? La culla per la vita invoca con il suo silenzioso linguaggio che tutta la società diventi una grande culla della vita anche prima della nascita. I Centri di Aiuto alla Vita, SOS Vita, Progetto Gemma, le Case di Accoglienza hanno aperto la strada e la tengono aperta. Come sarebbe bello se su questa strada camminasse tutta la società compresa la politica, affinché l’amorevole, vivace e prolungata attenzione oggi riversata giustamente verso il piccolo Enea diventi accogliente sguardo permanente di tutti rivolto anche ai bambini non nati e alle loro mamme.

(*) presidente del Movimento per la Vita italiano

Cei

Custodia del Creato, venerdì 14 il seminario “Costruire pace nella transizione ecologica. Un contributo ai cantieri sinodali della Chiesa italiana”

Conferenza stampa di presentazione deglii atti della 48» Settimana Sociale dei Cattolici Italiani (Cagliari, 26-29 ottobre 2017). Roma, Sala Marconi, Radio Vaticana, 29 ottobre 2018 Don Bruno Bignami, Direttore dellÕUfficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro.
13 Apr 2023

Venerdì 14 aprile, nella cornice della sede di Confcooperative a Roma, si terrà il 19° seminario nazionale sulla Custodia del Creato dal titolo “Costruire pace nella transizione ecologica. Un contributo ai cantieri sinodali della Chiesa italiana”, organizzato dal Tavolo di studio Custodia del Creato della Conferenza episcopale italiana, in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo.
Il seminario inizierà alle 10 con i saluti da parte di Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative; mentre l’introduzione ai lavori vedrà Margherita Mazzucco, attrice italiana protagonista nel film “Chiara” che, per l’occasione, leggerà il Cantico delle creature di San Francesco e don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, che evidenzierà motivazioni e finalità del seminario. A don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, il compito di chiudere la giornata di studio sottolineando gli spunti emblematici emersi per contribuire ai cantieri di Betania.