Sport

Rossetti vs Chiancone per il titolo italiano dei pesi medi: Nino vuole il bis

13 Apr 2023

di Paolo Arrivo

È uno di quegli eventi che chiamano a raccolta anche il pubblico non appassionato di boxe. Mancano poche ore, ormai, l’attesa è finita: il match che assegna il titolo italiano dei pesi medi si terrà domani sera 14 aprile, alle 22.00, e sarà visibile in diretta su Rai Sport. Sul ring di Santa Marinella (Roma) saliranno Giovanni Rossetti e Luca Chiancone. Ovvero il campione in carica e lo sfidante, in combattimento sulla distanza delle 10 riprese.

Il campione Rossetti

Ha conquistato il titolo pochi mesi fa, due giorni prima di Natale, quando si è imposto su Carlo De Novellis: Giovanni Rossetti, 22 anni, di origine italo-cubana, è stato sconfitto una sola volta nei 12 incontri disputati da professionista. Ricordiamo che ha vinto l’oro ai Campionati italiani assoluti 2019. E già campione italiano junior, mondiale youth UBO (titolo conquistato lo scorso 29 luglio) da dilettante ha ottenuto 29 vittorie e 6 sconfitte. Il suo legame con il territorio ionico è rimasto inalterato grazie alla Palestra Pugilistica Quero. Il pugile conserva l’umiltà, che è una prerogativa degli atleti cresciuti in questa realtà sportiva, storica società tarantina. Lo ha fatto sapere il maestro Aldo Quero ai microfoni di Radio Cittadella nel corso della trasmissione Onda Rossoblu condotta da Francesco Friuli. D’altro canto Nino è convinto delle sue potenzialità, determinato a vincere; il percorso di avvicinamento all’incontro è andato per il verso giusto.

Lo sfidante

Luca Chiancone, 25 anni, triestino, ha un fisico forte e prestante. Da quando è professionista non ha mai perso. Ha realizzato 7 vittorie (3 per KO) e 1 pari – l’ultima vittoria contro Joshua Nmomah. I numeri dicono anche che è stato un buon dilettante, con 31 successi, 4 pari e 17 sconfitte. Un avversario solido, da abbattere con l’astuzia, con la classe che Giovanni Rossetti ha già ampiamente dimostrato di avere.

Gli altri incontri

Nell’ambito dello stesso evento denominato Santa Marinella boxing night, riunione pugilistica siglata Promo Boxe Italia, si sfideranno Vincenzo Picardi e Mike Esteves per il titolo Unione europea pesi Gallo. Nei match di sottoclou, sulla distanza di 6 riprese: Yassin Hermi e Ognjen Raukovic per i pesi medi; Adriano Sperandio e Alex Petrovic, mediomassimi; Roberto Lizzi e Stefano Capone, pesi massimi; Gianluca Ceglia e Fernando Mosquera, leggeri.

Emergenze sociali

Sovraindebitamento: a rischio milioni di italiani in difficoltà

foto Sir-Marco Calvarese
13 Apr 2023

In Italia sono 7 milioni le persone che si trovano in una situazione di sovraindebitamento e più di 1 famiglia su 4 (25,3%) è a rischio di povertà assoluta. La stima è quella fornita nel “Rapporto nazionale sul sovraindebitamento”, stilato dall’Ufficio studi dell’Associazione Liberi dal debito, in collaborazione con Legge3.it, e già presentato in Vaticano. “Oggi il rischio si estende a tutti, privati cittadini o imprenditori”, affermano dall’Associazione Liberi dal debito, considerato che “Istat e Bankitalia hanno reso noto che il 50% delle famiglie italiane sono in difficoltà economica e che un’azienda su tre rischia di chiudere”.

È bene precisare che per “sovraindebitamento”, così come definito dal decreto legislativo n.14 del 12 gennaio 2019, si intende “lo stato di crisi o di insolvenza del consumatore, del professionista, dell’imprenditore minore, dell’imprenditore agricolo, delle start-up innovative” e “di ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o insolvenza”. In sostanza, riguarda tutti quei soggetti che non sono fallibili e che non sono in grado di far fronte, mediante le proprie entrate, al rimborso delle situazioni debitorie che hanno contratto e accumulato nel corso del tempo.

Le ragioni per le quali ci si può ritrovare nella condizioni sono molteplici. Tra quelle di sovraindebitamento attivo figurano, ad esempio, scelte non oculate nella gestione finanziaria personale o l’abuso delle carte di credito e del credito personale; mentre tra quelle di sovraindebitamento passivo si riscontrano l’inflazione e l’innalzamento dei tassi d’interesse così come la disoccupazione o il venir colpiti da una malattia grave. Semplificando al massimo corre il rischio di cadere nel sovraindebitamento chi tende ad indebitarsi oltre le proprie possibilità e chi, partendo da una situazione reddituale percepita come sicura, per ragioni non esclusivamente dipendenti dalla propria volontà si ritrova a non avere più la disponibilità necessaria per fronteggiare i debiti contratti.

In un evento ospitato il mese scorso presso la sala del Parlamentino del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, Movimento Consumatori e Acli hanno presentato i risultati del progetto nazionale “Riparto – Percorsi di inclusione finanziaria e di accompagnamento per la gestione e soluzione delle situazioni di sovraindebitamento per la ripartenza” cofinanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. In 22 mesi presso i 27 sportelli, distribuiti in 17 Regioni, hanno trovato assistenza 2.467 sovraindebitati, di cui 2.210 persone fisiche e 257 imprese o professionisti. Grazie ad un’indagine realizzata nell’ambito del progetto è stato possibile delineare il profilo del sovraindebitato. Su un campione di 574 utenti, 58% erano uomini tra i 36 e i 55 anni (45%) e tra i 56 e i 70 anni (35%). Più della metà dei partecipanti all’indagine è in possesso di un titolo di studio di scuola media superiore, il 30% di una licenza media inferiore, mentre il 10% è laureato e il 5% ha completato solo il ciclo delle elementari. In valori assoluti, la concentrazione maggiore di casi si è registrata nelle aree urbane del Centro-Sud (Roma, Napoli, Reggio Calabria). I debiti sono stati contratti in larga misura (76%) a titolo personale e in misura minore come titolari d’impresa (18%) oppure come garanti di debiti sottoscritti da terzi (4%). Nel 60% dei casi si è contratto il debito (60%) per l’acquisto di beni mobili (automobili, televisori, tecnologia); decisamente meno frequenti i casi per spese legate alla casa, quali affitti o utenze (11%) o all’acquisto di immobili (10%) attraverso il mutuo; percentuali inferiori per situazioni è dipese dalla ristrutturazione della situazione debitoria (9%), da spese per i figli (6%) oppure da imprevisti (separazioni, spese mediche, funerali o altro). I principali creditori risultano essere banche (33%) e società finanziarie e di leasing (circa il 22%), oppure l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia per debiti nei confronti dello Stato (20%). Un altro dato interessante è quello relativo alla condizione socio-economica: gli utenti di “Riparto” sono stati titolari di rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato per il 34%, pensionati per il 19%, imprenditori per il 10% e lavoratori autonomi per il 10%. “I soggetti più a rischio sovraindebitamento sono quindi i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che possono accedere al credito, ma a causa del ridotto potere d’acquisto e della pluralità dei debiti assunti, si possono ritrovare in gravi situazioni di povertà e di esclusione sociale”, hanno notato Acli e Movimento Consumatori, aggiungendo che “l’irrilevanza della presenza di categorie di lavoratori a tempo determinato e dei collaboratori, si ipotizza possa derivare dall’esclusione finanziaria di queste categorie, che difficilmente riescono ad accedere al credito”.

La legge 3/2012 ha definito la procedura attraverso la quale è possibile porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento concludendo tra debitore e creditore un accordo con l’ausilio degli Organismi di composizione della crisi. Non mancano le storie a lieto fine. Come quella di una coppia di coniugi agrigentini che liquidando ai propri creditori poco più di 128.000 euro, potranno liberarsi definitivamente di debiti per oltre 508.000 euro ed evitare la vendita all’asta della loro abitazione, tornando, dopo sette anni e mezzo, ad una vita normale. Recentemente, infatti, il Tribunale di Agrigento ha omologato il “Piano del consumatore” (ora denominato Ristrutturazione dei debiti del consumatore) riconoscendo alla coppia lo stato di sovra-indebitamento incolpevole. I coniugi agrigentini si sono rivolti all’Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento “I diritti del debitore” dando avvio ad una procedura al termine della quale hanno visto ridursi l’ammontare dei debiti a quanto possono veramente pagare. “Nel caso dei due coniugi agrigentini – ha spiegato Stella Vella, referente dell’Occ ‘I diritti del debitore’ – il sovraindebitamento è un fatto naturale, o meglio una evoluzione razionale di una serie di eventi che hanno caratterizzato, da un tempo troppo lungo, i due coniugi, prima come singoli e poi come coppia. Nella loro storia si ravvede, innanzitutto, la volontà di risolvere i problemi di salute via via sopraggiunti, ma quello che ha sconvolto la famiglia, con un tracollo finanziario, è stato il verificarsi di una tragedia. La causa dell’indebitamento dei coniugi non è attribuibile ad uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità ma ad un accanimento di eventi severi che hanno interessato la coppia”.
La legge fissa le condizioni per le quali i sovraindebitati, prima che i singoli creditori possano svolgere azioni di recupero quali decreti ingiuntivi e/o pignoramenti dello stipendio, possono accedere ad una delle procedure previste dal “Codice della crisi”, rivolgendosi ad un Occ, per una soluzione definitiva della propria posizione debitoria, senza ricorrere a usurai o a gesti estremi.

Editoriale

Declino demografico ed emigrazione giovanile mettono il pericolo il Sud e le sue università

12 Apr 2023

di Silvano Trevisani

Declino demografico e scelta dei giovani di abbandonare il Sud sono elementi che rischiano di compromettere sia il futuro del Mezzogiorno sia quello dell’intero Paese. Se aggiungiamo a questo il rischio che la politica italiana abbandoni il Sud, come sembra aver scelto di fare, dal governo Draghi in poi, soprattutto con l’autonomia differenziata, avremo un quadro molto inquietante della situazione. Non è un mistero che la caduta del governo Conte 2, che aveva previsto un impiego prioritario delle risorse per il Pnrr al Sud, come era nelle premesse, sia stata la conseguenza delle pressioni che poteri forti e lobbies hanno fatto sui partiti, a dimostrazione di una pericolosa tendenza che potrebbe finire col mostrarsi un pericolo autogoal. Ma in questa sede ci limitiamo a commentare alcuni inquietanti dati che sono stati forniti, a più riprese da Talents Venture, una banca dati messa in piedi da giovani professionisti.

I dati salienti che ricaviamo dal loro lavoro sono sostanzialmente due, il primo vede: il declino demografico dei giovani di 18-21 anni che, con tempi diversi, attraverserà il Paese da Sud a Nord, che costituisce una delle più gravi minacce alla sostenibilità del sistema universitario italiano. Il secondo: circa 80.000 giovani pugliesi hanno deciso negli ultimi undici anni di studiare al centro-nord, dove restano quasi tutti a vivere successivamente. Se a loro aggiungiamo quelli che si spostano per il lavoro avremo un quadro inquietante che richiede interventi importanti e urgenti.

Per quanto riguarda la Puglia, in particolare, si prevede che la popolazione dei 18-21enni diminuirà del 32%, il che comporterà, tra l’altro, la crisi delle nostre università che rientreranno in un circolo vizioso nel quale avranno sempre più difficoltà non solo a fare concorrenza alle università del centro-nord, più forti e meglio foraggiate, ma addirittura a sopravvivere. Lo studio in questione intravede rischi concreti, in Puglia, per l’Università di Foggia, ma nulla incoraggia a immaginare che gli altri atenei, Bari in particolare, guarderanno con favore o incentiveranno la crescita del polo universitario tarantino.

Il declino demografico dei giovani di età compresa tra i 18 e i 21 anni pone in pericolo il sistema universitario: mettendo a rischio l’esistenza di molti corsi: nell’a.a. 21/22, il 18% dei corsi di laurea aveva 20 iscritti o meno al primo anno, con una concentrazione dei corsi a numerosità ridotta nel Mezzogiorno. Mette a rischio molte entrate finanziarie: se il gettito relativo a corsi di laurea registrasse una contrazione pari a quella della popolazione di 18-21 anni, le minori entrate nel 2040 rispetto al 2020 potrebbero ammontare a oltre 600 milioni (un valore prossimo a quello che oggi realizzano i 7 atenei statali con il gettito maggiore dai corsi di laurea).

“Parlare di declino demografico – dichiara Pier Giorgio Bianchi, CEO e Co-Founder di Talents Venture – significa discutere dell’esistenza stessa di molte sedi didattiche oggi attive. Le preoccupazioni riguardano soprattutto i territori più fragili, come quelli del Mezzogiorno, in cui gli atenei dovrebbero essere fondamentali leve di sviluppo. Si pensi che le 15 sedi didattiche presenti nei territori che registreranno il declino demografico più severo entro il 2030 sono tutte situate nel Mezzogiorno, e 6 di queste avevano già meno di 100 studenti iscritti al 1° anno nell’a.a. 2021/22”,

Nelle regioni del Mezzogiorno la popolazione di 18-21 anni è in riduzione da tempo, e la diminuzione proseguirà nei prossimi anni fino a toccare le 414mila unità del 2040 (era di 703mila unità nel 2010). Per regioni come la Sardegna, la Basilicata e la Puglia è prevista una riduzione della popolazione nel 2040 (rispetto al 2023) rispettivamente del 34%, del 33% e del 32%.

Gli atenei più esposti al declino demografico nei prossimi anni saranno quelli le cui sedi didattiche sono situate nel Mezzogiorno. Gli atenei che potrebbero vedere ridursi maggiormente in termini percentuali gli immatricolati “in sede” (cioè senza considerare i “fuori sede”, che arrivano nelle sedi didattiche da altre province) sono Enna KORE, Basilicata, Foggia, Sannio e Federico II. Questi atenei potrebbero assistere a una riduzione degli immatricolati “in sede” nelle proprie sedi didattiche tra il 15% e il 24% entro il 2030 rispetto all’a.a. 2021/22.

Occorre una strategia nazionale, che purtroppo non intravediamo nelle intenzioni di qusto governo, e una maggiore capacità degli enti territoriali di interagire con il sistema universitario.

Sport

La Gioiella Prisma in trasferta a Padova: sfida decisiva per i playoff quinto posto

foto G. Leva
12 Apr 2023

di Paolo Arrivo

A voler sintetizzare l’andamento della squadra nell’ultima stagione, potremmo scegliere il secondo set dell’ultimo incontro disputato al PalaMazzola: la lotta contro l’avversario forte, la reazione d’orgoglio, la rimonta, e nel finale la resa. Bastava un pizzico di lucidità e di fortuna in più. Così, dopo la vittoria sul Padova, la Gioiella Prisma si sarebbe aggiudicata non solo il match contro la Top Volley Cisterna ma anche e soprattutto diverse altre partite della regular season, perse di poco. Gli obiettivi si sarebbero potuti fare più ambiziosi nel confronto con le fortissime formazioni che hanno fatto parte della Superlega Credem Banca. Ad ogni modo, l’impegno non è mai venuto meno.

A Padova la resa dei conti

Il match tra Taranto e Cisterna è stato l’ultimo incontro giocato dagli ionici tra le mura amiche. Potrebbero non esserci altre occasioni per rivedere in campo gli uomini allenati da Vincenzo Di Pinto: va ricordato che il preliminare dei playoff Challenge Cup, utili all’accesso alla terza competizione europea, è un girone all’italiana di andata e ritorno con le formazioni classificatesi dal nono all’undicesimo posto in Superlega; la prima classificata si unirà alle 4 perdenti dei quarti di finale Play off scudetto per costituire un nuovo girone con 5 giornate di sola andata, seguite dalle semifinali e dalla finale unica.

Questa sera, alle ore 20.30, la Gioiella Prisma sarà impegnata sul campo della Pallavolo Padova. Che conduce il girone a quota 6 punti. Per proseguire l’avventura bisognerà sconfiggerla conquistando l’intera posta in gioco. Le motivazioni non sono a mille (Padova vorrà riscattare la precedente sconfitta inflitta dagli ionici), gli organici quasi stravolti; nessuno vuole perdere, però.

LE BIG DELLA SUPERLEGA – Taranto può guardare i playoff scudetto alla finestra, ma non troppo: nella migliore delle ipotesi, come già chiarito, potrebbe incrociare il cammino di chi dovrà dire addio ai sogni di gloria. Le sfide Perugia-Milano e Modena-Piacenza sono terminate a gara5. Come era successo tra Civitanova e Verona. I playoff sono entrati nel vivo e non stanno tradendo le attese degli appassionati del grande volley. Anzi, è già successo l’impensabile: l’eliminazione di Perugia, la corazzata imbattuta nella stagione regolare, per mano di Milano.

L’ultimo match al PalaMazzola, photogallery by Giuseppe Leva

Volontariato

Cinque ragazzi di Città di Castello, a scuola per diventare chef, prepareranno i pasti della mensa della Caritas

foto Comune di Città di Castello
12 Apr 2023

Dal laboratorio e i “fornelli” del centro di formazione professionale alla “mensa” della Caritas diocesana di Città di Castello. Corsi di cucina creativa e solidale: a scuola per diventare chef, preparando pasti per chi ha bisogno e si trova in difficoltà. Per quattro mesi, a partire da oggi, i giovani allievi del percorso di istruzione e formazione professionale per tecnico di cucina presso l’Asp “Go Bufalini” di Città di Castello saranno anche aspiranti cuochi a servizio della Caritas diocesana e prepareranno i pasti per gli utenti della struttura in continua crescita. Nel progetto di impresa simulata intitolato “cuciniAmo”, una delle prime esperienze a livello nazionale, saranno infatti coinvolti gli studenti del primo anno del percorso di di istruzione e formazione professionale per tecnico di cucina, si tratta di 5 allievi, di cui alcuni minori non accompagnati. I ragazzi ogni mercoledì, giovedì e venerdì fino al 30 giugno faranno insieme al cuoco della mensa Caritas la verifica delle derrate alimentari in loro possesso e creeranno settimanalmente un menù, in modo che i relativi pasti da asporto possano essere distribuiti giornalmente in aggiunta a quelli preparati della cucina della Caritas. “La crisi socio economica degli ultimi anni, generata da molteplici fattori (pandemia, guerra, inflazione), ha determinato anche nel nostro territorio difficoltà per molti a soddisfare esigenze primarie”, ha precisato il direttore della Caritas, Gaetano Zucchini. La Caritas diocesana di Città di Castello cerca di intervenire nei limiti delle sue possibilità per sostenere persone e famiglie in situazioni di particolare vulnerabilità: nel 2022 i Centri di ascolto hanno effettuato circa 930 colloqui che hanno evidenziato difficoltà al sostentamento alimentare, problematiche abitative, occupazionali e di varia natura. Nel corso dell’ultimo biennio, in particolare, l’attività correlata al sostegno alimentare nella diocesi è cresciuta in maniera esponenziale fino ad arrivare agli attuali 100/110 pasti giornalieri preparati nella mensa Caritas, di cui circa 40/50 distribuiti in presenza e 60/65 in modalità di asporto, sostenendo così persone sole e circa 50 famiglie. Inoltre, all’Emporio della Solidarietà San Giorgio afferiscono 550 nuclei familiari (circa 1.500 persone). “La Caritas diocesana abitualmente collabora con le realtà del territorio; con l’Asp Go Bufalini abbiamo stipulato una convenzione per l’attivazione del progetto ‘CuciniAmo’ sotto la forma di un’impresa formativa simulata che si tradurrà nell’impegno da parte dei ragazzi della Scuola di preparare una portata del menù per tre giornate alla settimana, sostenendo e favorendo così la distribuzione alimentare. Al di là dell’obiettivo prefissato, riteniamo importante sottolineare come l’attività della Scuola e degli studenti si traduca generosamente in gesti concreti verso i più fragili: un segnale di grande sensibilità che va a testimoniare quella ‘carità creativa’ che ci ricorda spesso Papa Francesco”, ha concluso Zucchini. Plauso e sostegno all’iniziativa anche dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, che, in una nota, ha evidenziato “il duplice valore del progetto, che rappresenta un dono per la Caritas ma anche un dono per i ragazzi che pur imparando un mestiere a scuola imparano a pensarsi nel mondo, cittadini solidali. Una catena solidale fra scuola, volontariato e Caritas destinata a rappresentare un modello positivo da seguire in futuro”.

Fede & cultura

Sabato 15, ‘La pesca miracolosa. È il signore!’, ultimo appuntamento di Nel cuore dei tre giorni

Ultima pièce teatrale con i giovani di Taranto vecchia; i testi e la regia sono di don Emanuele Ferro

12 Apr 2023

Andrà in scena sabato 15 aprile alle ore 19 sulla banchina di piazzale Democrate ‘La pesca miracolosa. È il signore!’ l’ultimo appuntamento, sulle sponde del Mar piccolo, di Nel cuore dei tre giorni, trilogia teatrale e catechesi interattive sulla passione, morte e risurrezione del Signore a cura della basilica Cattedrale di San Cataldo, con i giovani di Taranto vecchia, i testi e la regia di don Emanuele Ferro e la partecipazione straordinaria di Giovanni Guarino.
L’iniziativa rientra nella programmazione del Mysterium festival 2023

La pesca miracolosa. È il signore!

L’epilogo del Vangelo di San Giovanni del capitolo 21. Le rive del Mar Piccolo prestate all’ambientazione del Lago di Tiberiade.   Il Risorto si manifesta ai pochi apostoli che tornano tristemente a pescare. Sulla spiaggia il Maestro è disposto a ricominciare l’avventura manifestando la sua presenza con un segno inconfondibile, la pesca miracolosa. Poi un fuoco di brace, la passeggiata con il primo degli apostoli e il perdono a Pietro. Il racconto si conclude con un gesto di comunione, la colazione, frutto del “miracolo”, a tutti gli spettatori.

 

Udienza generale

L’udienza generale di papa Francesco di mercoledì 12 dedicata allo zelo apostolico secondo San Paolo

“I capi delle nazioni si ispirino alla Pacem in terris”

12 Apr 2023

“Chi va ad annunciare si deve muovere, deve camminare!”. Lo ha detto papa Francesco, nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata ancora una volta allo zelo apostolico così come lo descrive San Paolo, che usa la metafora della calzatura, a sua volta ripresa dal profeta Isaia. Paolo, ha spiegato Francesco, “parla della calzatura come parte di un’armatura, secondo l’analogia dell’equipaggiamento di un soldato che va in battaglia: nei combattimenti era fondamentale avere stabilità di appoggio, per evitare le insidie del terreno, perché spesso l’avversario disseminava di trappole il campo di battaglia, e per avere la forza necessaria per correre e muoversi nella direzione giusta”. “Lo zelo evangelico è l’appoggio su cui si basa l’annuncio, e gli annunciatori sono un po’ come i piedi del corpo di Cristo che è la Chiesa”, ha attualizzato il papa.
“Non c’è annuncio senza movimento, senza uscita, senza iniziativa”, ha ribadito Francesco: “Non si annuncia il Vangelo da fermi, chiusi in un ufficio, alla scrivania o al computer facendo polemiche come leoni da tastiera e surrogando la creatività dell’annuncio con il copia-e-incolla di idee prese qua e là”, il monito: “il Vangelo si annuncia muovendosi, camminando, andando”. Il termine usato da Paolo, per indicare la calzatura di chi porta il Vangelo, “è una parola greca che denota prontezza, preparazione, alacrità”, ha spiegato il Papa: “È il contrario della trasandatezza, incompatibile con l’amore”. “Un annunciatore è pronto a partire, e sa che il Signore passa in modo sorprendente; deve quindi essere libero da schemi e predisposto ad un’azione inaspettata e nuova, preparato per le sorprese”, l’identikit tracciato da Bergoglio. “Chi annuncia il Vangelo non può essere fossilizzato in gabbie di plausibilità o nel ‘si è sempre fatto così’, ma è pronto a seguire una sapienza che non è di questo mondo”, ha osservato Francesco, secondo il quale “è importante avere questa prontezza alla novità del Vangelo, questo atteggiamento che è uno slancio, un prendere l’iniziativa, un ‘primerear’. È un non lasciarsi sfuggire le occasioni per promulgare l’annuncio del Vangelo di pace, quella pace che Cristo sa dare più e meglio di come la dà il mondo”. “Vi esorto ad essere evangelizzatori che si muovono, senza paura, che vanno avanti per portare la bellezza di Gesù, la novità di Gesù, che cambia tutto”, ha concluso Francesco: “Sei disposto ad annunciare Gesù che ti cambia nel cuore, o sei un cristiano che sta lì, che non si muove? Sei un cristiano entusiasta, che va avanti?”, gli interrogativi che Francesco ha esortato ciascuno di noi a porsi. Salutando, come di consueto al termine dell’appuntamento del mercoledì, i fedeli di lingua italiana, Francesco ha esortato “i fedeli e gli uomini e le donne di buona volontà a leggere la Pacem in terris, pregando affinché “i capi delle nazioni se ne lascino ispirare nei progetti e nelle decisioni”.
“Ieri ricorreva il sessantesimo della Pacem in terris che san Giovanni XXIII indirizzò alla Chiesa e al mondo nel pieno della tensione tra due blocchi contrapposti nella cosiddetta guerra fredda”, ha ricordato Francesco: “Il Papa aprì davanti a tutti l’orizzonte ampio in cui poter parlare di pace e costruire la pace. Nel disegno di Dio sul mondo e sulla famiglia umana, quell’enciclica fu una vera benedizione, come uno squarcio di sereno in mezzo a nubi oscure. Il suo messaggio è attualissimo”. Poi la citazione di un passo della Pacem in terris, prima dell’invito collettivo alla lettura: “I rapporti tra le comunità politiche come quelli tra i singoli esseri umani vanno regolati non facendo ricorso alla forza delle armi, ma nella luce della ragione, e cioè nella verità, nella giustizia e nella solidarietà operante”.
“Perseveriamo nella preghiera per la martoriata Ucraina. Preghiamo per quanto soffre l’Ucraina”, l’appello finale: “Oggi che il mondo è sempre più provato dalle guerre e si allontana da Dio, abbiamo ancora più bisogno della Misericordia del Padre”, le parole di Francesco nei saluti ai fedeli di lingua polacca. “La prossima domenica celebriamo la misericordia di Dio, la domenica della Divina misericordia”, ha ricordato infine il Papa salutando i fedeli di lingua italiana. “Il Signore mai lascia di essere misericordioso”, ha proseguito: “pensiamo alla misericordia di Dio, che sempre ci accoglie sempre ci accompagna, mai ci lascia da soli”.

 

 

Solidarietà

Rifugiati, Centro Astalli: giovedì 13 aprile, la presentazione del Rapporto 2023

Roma, 03.10.2018. Piazza Bernini, quartiere San Saba. Il 3 ottobre Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, il Centro Astalli inaugura “I giardini della memoria e dell’accoglienza” alla presenza di Padre Camillo Ripamonti, Monsignor Gianrico Ruzza, Fabrizio Fantera, Sabrina Alfonsi, Antongiulio Pelonzi e FrankTayodjo. Padre Camillo Ripamonti.
12 Apr 2023

di Patrizia Caiffa
Sarà presentato giovedì 13 aprile, a Roma, il Rapporto annuale 2023 del Centro Astalli: una fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2022 si sono rivolti al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati. Persone che hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza a Roma e altre città  (Bologna, Catania, Grumo Nevano, Palermo, Padova, Trento, Vicenza).  Nel rapporto saranno valutati vari aspetti: “Accogliere i rifugiati con dignità è possibile ma l’Italia non capitalizza l’esperienza ucraina e non riesce a uscire dalla logica dell’emergenza”; “aumentano le vulnerabilità dei rifugiati. Tra le persone accolte al Centro Astalli molti sopravvissuti a violenze e torture nei Paesi di origine e di transito come la Libia o i Balcani”; “la burocrazia in Italia mina l’accesso stesso alla protezione internazionale e ai percorsi di integrazione. Il divario digitale rischia di aumentare disuguaglianze sociali e marginalità”; “la richiesta costante di volontariato ci mostra che la società civile è pronta al cambiamento, disponibile ad accogliere i rifugiati e a ripensarsi aperta e solidale”.

Il Rapporto, oltre a contenere un resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, vuole essere uno strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo; quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione. Attraverso testimonianze e approfondimenti si cerca di far emergere i principali nodi sulle migrazioni forzate in Italia: vie d’accesso, vulnerabilità, inclusione sociale.
Il Rapporto annuale 2023 descrive il Centro Astalli in Italia come una realtà che, grazie agli oltre 700 volontari, risponde ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che stenta a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca protezione.
Interviene alla conferenza di presentazione il card. Matteo Maria Zuppi (presidente della Conferenza episcopale italiana) che proporrà una riflessione sulle principali questioni da affrontare sulle migrazioni in Italia, anche alla luce delle ultime notizie sugli arrivi e i naufragi nel Mediterraneo.
Presenta i dati padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. Modera Bianca Berlinguer. Ad aprire l’incontro le testimonianze dei rifugiati.

Società

Neonato lasciato nella ‘Culla per la vita’ – Affinita (Moige): “Apprezzamento per la scelta di questa donna, ma servono politiche a sostegno della maternità”

12 Apr 2023

Sta suscitando molto clamore la vicenda del piccolo Enea, il bambino lasciato nella “Culla per la vita” della clinica Mangiagalli di Milano il giorno di Pasqua. La mamma biologica ha lasciato anche una lettera, dalla quale appare evidente come si sia presa cura del piccolo durante la gravidanza, e come voglia dargli la possibilità di avere il futuro che merita ed un’infanzia serena.
“Apprezziamo molto la scelta di questa mamma che ha deciso di portare avanti la gravidanza, tra le molte difficoltà oggettive, pur sapendo che non avrebbe tenuto il piccolo con sé – commenta Antonio Affinita, direttore generale del Moige-Movimento italiano genitori –. Ha fatto un grande gesto, donando la vita al piccolo Enea e assicurandosi che crescesse bene e in salute durante la gestazione, ora ha dato una grande gioia a dei genitori adottivi, pronti ad accogliere un figlio nella loro famiglia e a donare amore incondizionato. La legge italiana offre la possibilità di partorire in anonimato presso ospedali e cliniche, garantendo la salute e la sicurezza di madre e figlio, che poi può essere adottato. Questo per preservare la vita dei nascituri. È una possibilità importante che diamo alle madri e credo sarebbe giusto rispettare chi fa questa scelta e il loro desiderio di anonimato e riservatezza”. “È evidente, però, che questa vicenda riporta sul tavolo una questione importante, quella della necessità di avviare iniziative e politiche a sostegno della maternità e della natalità – evidenzia Affinita -. Spesso le difficili condizioni socioeconomiche scoraggiano le donne nel fare i figli, e il risultato è che la natalità in Italia è ai minimi storici, con meno di 400mila nati nel 2022. Auspichiamo che il Governo apra presto un tavolo di confronto con associazioni e movimenti, per trovare soluzioni concrete con urgenza”.

Arte

Hieròs – ai primordi del sacro: mostra personale dell’artista calabrese Epeo nelle sale del Crac

11 Apr 2023

“Hieròs – ai primordi del sacro” è il titolo della mostra personale dell’artista calabrese Epeo (al secolo Domenico Cataldi) che sarà inaugurato venerdì 14 aprile alle18.30 nella Project room, spazio museale del Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea). La mostra, curata da Cecilia Pavone, è promossa e organizzata dal Crac, patrocinata da Comune e Regione, in collaborazione con associazioni e istituzioni. L’artista presenta una significativa selezione di opere plastico-pittoriche rappresentative della sua poetica. “L’universalità del sacro, la natura come spazio ierofanico primordiale, la trasfigurazione simbolica delle radici archetipiche alla base del mito – scrive in catalogo la curatrice Cecilia Pavone – caratterizzano la poiesis di Epeo. Lo stile icastico dell’artista, contrassegnato dall’impiego di materiali essenziali, in primis pietra e ferro, evoca dimensioni cultuali primitive, riti ancestrali e visioni magico-mitiche, provenienti dalle profondità abissali dell’inconscio collettivo”

La concezione del sacro, nella sua poetica, è intrinsecamente correlata all’appartenenza territoriale, divenuta radice identitaria, ed è assimilabile al termine hieròs, che in greco antico indica la potenza divina consacratrice della natura, a differenza dei termini hagnós e hágios, che designano il sacro come attributo intrinseco della divinità.

Il programma per l’inaugurazione della mostra prevede, dopo i saluti dell’assessore alla cultura Fabiano Marti, l’introduzione di Giulio De Mitri presidente del comitato scientifico del Crac, gli interventi di Antonio Basile, già docente dell’Accademia di belle arti di Lecce e di Cecilia Pavone critico e giornalista.

Per l’occasione è stata realizzata, per le edizioni Crac Puglia, una pubblicazione contenente l’introduzione di Giovanna Tagliaferro, direttore della Fondazione Rocco Spani, il testo critico di Cecilia Pavone, un apparato iconografico e la nota biografica dell’artista. Nel periodo della mostra si terranno visite guidate, incontri d’esperienza e laboratori didattici per le scuole del territorio.

La mostra è visitabile sino al 10 maggio al Crac, in corso Vittorio Emanuele II n. 17 dal martedì al venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Sabato e festivi su appuntamento.

Info www.cracpuglia.it email cracpuglia@gmail.com tel. 099.4713316 / 348.3346377

Ecclesia

In maggio a Firenze la Giornata nazionale “Oltre lo scivolo. Dall’accessibilità all’inclusione”

A cura dell’Ufficio Beni culturali ecclesiastici della Cei, il 12 e il 13 maggio si terrà un convegno che inaugura l’edizione 2023 delle Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico

foto diocesi di Milano
11 Apr 2023

Il 12 e il 13 maggio si terrà a Firenze la Giornata nazionale “Oltre lo scivolo. Beni culturali ecclesiastici: dall’accessibilità all’inclusione” che inaugura l’edizione 2023 delle Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico (dal 13 al 21 maggio).

Il convegno è promosso dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei insieme al Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità e alla diocesi di Firenze, con la partecipazione delle associazioni professionali di settore Amei – “Associazione musei ecclesiastici italiani”, Aae (Associazione archivistica ecclesiastica) e Abei (Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani).
L’evento, che si svolgerà in presenza presso la sala conferenze del Grand Hotel Mediterraneo (Lungarno del Tempio 44), è rivolto in particolare agli incaricati regionali e diocesani per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, ai responsabili e operatori degli Istituti culturali ecclesiastici e ai responsabili e incaricati diocesani per la pastorale delle persone con disabilità.
Durante le due giornate si alterneranno momenti più teorici, nei quali si affronteranno le tematiche di inclusione, accessibilità e partecipazione, a momenti esperienziali che possano suggerire strumenti e metodi di lavoro applicabili non solo alle grandi realtà ma anche in contesti piccoli e con risorse limitate. Verranno presentati alcuni progetti agli Uffizi e a Palazzo Pitti (autismo; tattile; barriere architettoniche; audio‐descrizione; video con lingua dei segni e sottotitolazione (Maps), e due laboratori a L’Opera del duomo. Interverranno fra gli altri Andrea Cardone (Università di Firenze), Anna Peiretti (Fondazione Paideia) e Carlo Riva (l’Abilità Onlus).

Fari di pace

Tutto in un abbraccio

All’Arsenale della pace di Torino c’è un luogo particolare: una piccola chiesa progettata da fra Costantino Ruggeri, un artista e un uomo di Dio che costruì la croce dei dolori del mondo con le traversine della vecchia ferrovia dell’arsenale

foto Sermig
11 Apr 2023

di Ernesto Olivero

All’Arsenale della Pace di Torino c’è un luogo particolare: una piccola chiesa progettata da fra Costantino Ruggeri, un artista e un uomo di Dio che sapeva vedere lontano. Volevo che il primo spazio ristrutturato delle mura sbrecciate del vecchio arsenale fosse dedicato a Dio e alla preghiera. Lui non fece fatica ad immaginare un cenacolo lì dove c’erano solo rovine, uno spazio di bellezza dove si costruivano armi. Costruì la croce dei dolori del mondo, semplicissima, creata con le traversine della vecchia ferrovia dell’arsenale, simboli che parlano: i vecchi chiodi conficcati nel legno a segnare i punti della crocifissione, il colore rosso della passione, ma anche il bianco della speranza e della luce della risurrezione. Una croce che parla contemporaneamente di una morte atroce e di una vita senza fine: la sintesi perfetta del mistero della Pasqua e anche della vita. All’Arsenale lo abbiamo capito sulla nostra pelle, tenendo la porta aperta per accogliere il mondo così com’è. Nella croce della nostra chiesa è come se fossero inchiodate le storie che abbiamo incrociato. Penso a quel bambino di pochi mesi ucciso barbaramente, che mi ritrovai davanti dopo il genocidio del Rwanda. Ai giovani uccisi dalla droga, dal nonsenso, da dipendenze infami. Agli uomini e donne di strada morti in solitudine, nell’indifferenza. Alle persone come noi, condannate a vivere una vita indegna a causa della fame, della mancanza di cure, dell’ingiustizia. Alle vittime innocenti di tutte le guerre della storia, schiacciate dalla violenza cieca, dalla corsa agli armamenti, dall’avidità di chi si arricchisce sulla morte.
Nella croce vedo davvero tutti i dolori del mondo, ma al tempo stesso contemplo anche tutte le risurrezioni del mondo.Vedo la speranza di chi non si risparmia, l’esempio di chi ha dato la vita per amore, per asciugare una lacrima, per combattere contro un’ingiustizia, per risollevare chi è caduto. Vedo l’esempio di chi ha cambiato vita, di chi non è rimasto prigioniero dei propri errori, di chi non si è fatto bloccare dal dolore, dalla fatica, dalla disperazione. Vedo la forza umile di chi con la propria debolezza ha cercato strade di pace e le ha disseminate di fatti concreti, magari nel silenzio, senza riflettori. Vedo angoli di terra in cui è iniziato il cambiamento e dove, nella semplicità, si respira già la pace.
La gioia della Pasqua è questa, è un annuncio che illumina di speranza tutto il bene e tutto il male del mondo. Non a parole, ma nella concretezza estrema. Non con una bacchetta magica, ma con il contributo di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà. Perché è vero, noi abbiamo bisogno di Dio, ma anche Lui ha bisogno di noi per portare nel mondo la pace. Possiamo farlo se accettiamo fin da oggi di vivere da risorti, anche se ci sentiamo indegni, inadeguati, incapaci. Possiamo farlo se desideriamo con tutto noi stessi di convertirci, di cambiare vita, guardando la realtà che ci circonda con amore, con compassione, facendo della commozione non un semplice sentimento, ma una direzione da seguire per cambiare le cose.
Qualche tempo fa, ho riassunto in alcune righe il mistero di fede che stiamo vivendo in questi giorni: “Mai cieli e terra sono stati così uniti come quando Gesù è stato deriso, insultato, ucciso. Con lui la Madonna che lo incoraggiava con la sua presenza. C’era anche il Padre con le sue lacrime senza fine. Quando Gesù è stato deposto nella tomba Dio lo ha vegliato, era lì vicino e dopo tre giorni lo ha abbracciato per dargli vita. È questa la Risurrezione: l’abbraccio di Dio”.
La speranza in un abbraccio! Diventiamo veri testimoni di pace quando proviamo a comunicarlo ai feriti e agli ultimi della Terra.