Regina caeli

Papa Francesco per il Lunedì dell’angelo: “Annunciare Gesù senza propaganda o proselitismo, ma con rispetto e amore”

foto Sir
11 Apr 2023

“Quando noi annunciamo il Signore, il Signore viene a noi. A volte pensiamo che il modo per stare vicini a Dio sia quello di tenerlo ben stretto a noi; perché poi, se ci esponiamo e ci mettiamo a parlarne, arrivano giudizi, critiche, magari non sappiamo rispondere a certe domande o provocazioni, e allora è meglio non parlarne e chiudersi: no, questo non è buono! Invece il Signore viene mentre lo si annuncia. Tu sempre trovi il Signore nel cammino dell’annuncio. Annuncia il Signore e lo incontrerai. Cerca il Signore e lo incontrerai. Sempre in cammino, questo ci insegnano le donne: Gesù si incontra testimoniandolo. Mettiamo questo nel cuore: Gesù si incontra testimoniandolo”. Lo ha detto il papa, prima della recita del Regina Caeli dal Palazzo apostolico vaticano nel giorno del Lunedì dell’Angelo.
Francesco, richiamando l’incontro delle donne con Gesù risorto il mattino di Pasqua, ha ricordato quando ci capita di ricevere “una notizia meravigliosa, come ad esempio la nascita di un bambino” e “una delle prime cose che facciamo è condividere questo lieto annuncio con gli amici”: “E, raccontandolo, lo ripetiamo anche a noi stessi e in qualche modo lo facciamo rivivere ancora di più in noi. Se questo succede per una bella notizia, accade infinitamente di più per Gesù, che non è solo una bella notizia, e nemmeno la notizia più bella della vita, ma la vita stessa”. “Ogni volta che lo annunciamo – ha precisato il Santo Padre -,non facendo propaganda o proselitismo – quello no: annunciare è una cosa, fare propaganda e proselitismo è un’altra. Il cristiano annuncia, chi ha altri scopi fa proselitismo e questo non va – ogni volta che lo annunciamo, il Signore viene incontro a noi”. “Quando si incontra Gesù, nessun ostacolo può trattenerci dall’annunciarlo. Se invece teniamo per noi la sua gioia, forse è perché non lo abbiamo ancora incontrato veramente”, ha concluso il Papa, invitando ad “essere gioiosi annunciatori del Vangelo”.

Francesco

Il messaggio pasquale di papa Francesco: “Lasciamoci sorprendere dal lieto annuncio”

foto Vatican media/Sir
11 Apr 2023

di Andrea Regimenti

“Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto!
 Oggi proclamiamo che Lui, il Signore della nostra vita, è ‘la risurrezione e la vita’ del mondo. È Pasqua, che significa ‘passaggio’, perché in Gesù si è compiuto il passaggio decisivo dell’umanità: quello dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dalla paura alla fiducia, dalla desolazione alla comunione. In Lui, Signore del tempo e della storia, vorrei dire a tutti, con la gioia nel cuore: buona Pasqua!”. Lo ha detto papa Francesco nel messaggio pasquale pronunciato oggi in piazza San Pietro prima della benedizione Urbi et Orbi. “Sia per ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle, in particolare per gli ammalati e per i poveri, per gli anziani e per chi sta attraversando momenti di prova e di fatica, un passaggio dalla tribolazione alla consolazione – l’augurio del papa -. Non siamo soli: Gesù, il Vivente, è con noi per sempre. Gioiscano la Chiesa e il mondo, perché oggi le nostre speranze non si infrangono più contro il muro della morte, ma il Signore ci ha aperto un ponte verso la vita”.

Lasciamoci sorprendere dal lieto annuncio della Pasqua

“Sì, fratelli e sorelle, a Pasqua la sorte del mondo è cambiata e quest’oggi, che coincide pure con la data più probabile della risurrezione di Cristo, possiamo rallegrarci di celebrare, per pura grazia, il giorno più importante e bello della storia”. “Cristo è risorto, è veramente risorto, come si proclama nelle Chiese di Oriente”, ha spiegato il papa ricordando che “quel veramente ci dice che la speranza non è un’illusione, è verità! E che il cammino dell’umanità da Pasqua in poi, contrassegnato dalla speranza, procede più spedito.
Lasciamoci sorprendere dal lieto annuncio della Pasqua, dalla luce che illumina le tenebre e le oscurità in cui troppe volte il mondo si trova avvolto”.

“Affrettiamoci a superare i conflitti e le divisioni e ad aprire i nostri cuori a chi ha più bisogno – il monito del papa -. Affrettiamoci a percorrere sentieri di pace e di fraternità. Gioiamo per i segni concreti di speranza che ci giungono da tanti Paesi, a partire da quelli che offrono assistenza e accoglienza a quanti fuggono dalla guerra e dalla povertà”. “Lungo il cammino ci sono però ancora tante pietre di inciampo, che rendono arduo e affannoso il nostro affrettarci verso il Risorto – ha avvertito Francesco -. A Lui rivolgiamo la nostra supplica: aiutaci a correre incontro a Te! Aiutaci ad aprire i nostri cuori!”.

Dal papa, poi, un appello per l’Ucraina

“Aiuta l’amato popolo ucraino nel cammino verso la pace, ed effondi la luce pasquale sul popolo russo – ha detto – . Conforta i feriti e quanti hanno perso i propri cari a causa della guerra e fa’ che i prigionieri possano tornare sani e salvi alle loro famiglie. Apri i cuori dell’intera comunità internazionale perché si adoperi a porre fine a questa guerra e a tutti i conflitti che insanguinano il mondo, a partire dalla Siria, che attende ancora la pace.
Sostieni quanti sono stati colpiti dal violento terremoto in Turchia e nella stessa Siria”. Preghiamo per “quanti hanno perso familiari e amici e sono rimasti senza casa: possano ricevere conforto da Dio e aiuto dalla famiglia delle nazioni”.

Acceleriamo il battito della speranza

Oltre che per l’Ucraina, il papa ha rivolto anche un pensiero per tutti quei Paesi che si trovano in condizione di difficoltà. “In questo giorno ti affidiamo, Signore, la città di Gerusalemme, prima testimone della tua Risurrezione. Manifesto viva preoccupazione per gli attacchi di questi ultimi giorni che minacciano l’auspicato clima di fiducia e di rispetto reciproco, necessario per riprendere il dialogo tra israeliani e palestinesi, così che la pace regni nella Città Santa e in tutta la Regione”. “Aiuta – ha detto ancora -, Signore, il Libano, ancora in cerca di stabilità e unità, perché superi le divisioni e tutti i cittadini lavorino insieme per il bene comune del Paese. Non ti dimenticare del caro popolo della Tunisia, in particolare dei giovani e di coloro che soffrono a causa dei problemi sociali ed economici, affinché non perdano la speranza e collaborino a costruire un futuro di pace e di fraternità. Volgi il tuo sguardo ad Haiti, che sta soffrendo da diversi anni una grave crisi socio-politica e umanitaria”. Consolida “i processi di pace e riconciliazione intrapresi in Etiopia e in Sud Sudan, e fa’ che cessino le violenze nella Repubblica democratica del Congo.
Sostieni, Signore, le comunità cristiane che oggi celebrano la Pasqua in circostanze particolari, come in Nicaragua e in Eritrea, e ricordati di tutti coloro a cui è impedito di professare liberamente e pubblicamente la propria fede.
Dona conforto alle vittime del terrorismo internazionale, specialmente in Burkina Faso, Mali, Mozambico e Nigeria. Aiuta il Myanmar a percorrere vie di pace e illumina i cuori dei responsabili perché i martoriati Rohingya trovino giustizia”, l’appello di Francesco che ha ricordato nel suo messaggio “i rifugiati, i deportati, i prigionieri politici e i migranti, specialmente i più vulnerabili, nonché tutti coloro che soffrono la fame, la povertà e i nefasti effetti del narcotraffico, della tratta di persone e di ogni forma di schiavitù”. “Fratelli, sorelle – ha concluso il papa -, ritroviamo anche noi il gusto del cammino, acceleriamo il battito della speranza, pregustiamo la bellezza del Cielo!”.

Sport

Zeman resuscita il Taranto, che ora sogna i playoff

Il tecnico boemo allo stadio Iacovone - foto G. Leva
11 Apr 2023

di Paolo Arrivo

È stato e continua ad essere un grande allenatore. Ma quando ha raggiunto il capoluogo ionico, alla vigilia di Pasqua, Zdenek Zeman ha fatto felice il Taranto, che dopo aver conquistato matematicamente la salvezza può sognare ora persino i playoff promozione: gli uomini allenati da Eziolino Capuano hanno rifilato tre goal al Pescara guidato dal tecnico boemo. Nessuno poteva aspettarsi una vittoria di queste proporzioni contro la terza forza del campionato nel girone C. La permanenza nella terza categoria nazionale, invece, era un obiettivo che non si poteva in alcun modo fallire.

La perfezione in 90 minuti

Facendo un passo indietro, alla partita di sabato scorso, va riconosciuto il merito dei rossoblu, autori di una prestazione maiuscola. Per non dire sbalorditiva. Infatti, dopo aver archiviato la partita, in poco più di dieci minuti, il Taranto ha continuato a giocare nella metà campo avversaria facendo un calcio alla Zeman, potremmo dire. Anzi, meglio ancora: questo gruppo è capace di curare anche la fase difensiva. Lo ha dimostrato sostanzialmente durante l’intera stagione. A vincere i forti limiti dimostrati nel reparto offensivo, ci hanno pensato stavolta Bifulco e Tommasini.

Il campionato

Domenica prossima il Taranto è atteso sul campo del Monterosi, che ha vinto in trasferta il derby con la Viterbese. Gli ionici dovranno vincere e fare altrettanto nell’ultima partita di campionato contro il Messina, tra le mura amiche dello stadio “Erasmo Iacovone”. Naturalmente, sperare in un passo falso delle squadre che stanno sopra in classifica, di un solo punto: Juve Stabia, Virtus Francavilla e Potenza. I playoff rappresentano un sogno più che un obiettivo. Al netto di quello che sarà l’epilogo, la prossima categoria, l’importante è programmare perbene la stagione a venire, e riconquistare l’intera tifoseria – non può mancare, perché troppo prezioso, l’apporto dei gruppi organizzati della Curva. La città di Taranto merita di conquistare i più grandi palcoscenici calcati dallo stesso Zeman nella sua lunga carriera.

Il racconto fotografico di Giuseppe Leva del match Taranto-Pescara

Francesco

Papa Francesco alla veglia pasquale: “Entriamo anche noi in questo cammino dei discepoli che va dalla tomba alla Galilea”

foto Siciliani-Gennari/Sir
11 Apr 2023

“La notte sta per finire e si accendono le prime luci dell’alba, quando le donne si mettono in cammino verso la tomba di Gesù”. Ma, “giungendo presso quel luogo e vedendo la tomba vuota, invertono la rotta, cambiano strada; abbandonano il sepolcro e corrono ad annunciare ai discepoli un percorso nuovo: Gesù è risorto e li attende in Galilea”. Lo ha detto papa Francesco questa sera, nell’omelia della Veglia pasquale nella Notte Santa, presieduta nella Basilica vaticana. “Nella vita di queste donne è avvenuta la Pasqua, che significa passaggio – ha spiegato -: esse, infatti, passano dal mesto cammino verso il sepolcro alla gioiosa corsa verso i discepoli, per dire loro non solo che il Signore è risorto, ma che c’è una meta da raggiungere subito, la Galilea. L’appuntamento col Risorto è lì, lì conduce la Risurrezione. La rinascita dei discepoli, la risurrezione del loro cuore passa dalla Galilea. Entriamo anche noi in questo cammino dei discepoli che va dalla tomba alla Galilea”. Le donne, dice il Vangelo, “andarono a visitare la tomba”. “Pensano che Gesù si trovi nel luogo della morte e che tutto sia finito per sempre”, ha proseguito il papa raccontando che a “volte succede anche a noi di pensare che la gioia dell’incontro con Gesù appartenga al passato, mentre nel presente conosciamo soprattutto delle tombe sigillate: quelle delle nostre delusioni, delle nostre amarezze e della nostra sfiducia, quelle del ‘non c’è più niente da fare’, ‘le cose non cambieranno mai’, meglio vivere alla giornata’ perché ‘del domani non c’è certezza’”. Spesso, ha sottolineato il pontefice, “per queste o altre situazioni, i nostri cammini si arrestano davanti a delle tombe e noi restiamo immobili a piangere e a rimpiangere, soli e impotenti a ripeterci i nostri ‘perché’”. Tuttavia, l’invito del papa, è di fare come le donne a Pasqua che “non restano paralizzate davanti a una tomba” ma “corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli”. “Portano la notizia che cambierà per sempre la vita e la storia: Cristo è risorto! E – ha concluso -, al tempo stesso, custodiscono e trasmettono la raccomandazione del Signore, il suo invito ai discepoli: che vadano in Galilea, perché là lo vedranno”.

 

Diocesi

Il messaggio di auguri di mons. Filippo Santoro per la Santa Pasqua 2023

La Resurrezione - Raffaello
08 Apr 2023

di † Filippo Santoro

Qual è il vero messaggio della Pasqua al di là dell’invito alla speranza, alla solidarietà, all’impegno con gli ultimi alla lotta contro le ingiustizie? Cose tutte che si proclamano anche senza la fede cristiana?
È l’annuncio che con la risurrezione di Gesù Nazareno la morte è stata sconfitta e che il nostro destino non è “l’infinita vanità del tutto”, come dolorosamente affermava Leopardi  pur desiderando l’infinito? È possibile la vittoria sul nulla? E non per i dotti, ma per le persone comuni che piangono la morte dei loro cari; per chi ha visto i propri figli affogati nel Mediterraneo e desidera la carezza di una consolazione? Come è possibile che nella nostra breve storia si introduca qualcosa di eterno?
Il mattino di Pasqua è davvero l’inizio di una novità radicale nella storia?
I vangeli ci dicono di sì e proclamano qualcosa di più e di diverso del puro desiderio naturale di permanere e di non scomparire. Ma cosa è accaduto quel mattino? Certamente non è sbucato dal nulla, ma tutta la vita del Nazareno proclamava una differenza, una pienezza incomparabile con tutto il resto. Stare con Lui era bello; superava in ogni aspetto la saggezza degli scribi e la rigida giustizia dei farisei.  Gesù era uno come noi, ma era anche chi diceva: “Ti sono perdonati i tuoi peccati, alzati e cammina”, invitava a non affondare nella tristezza. E diceva anche: “Che vale all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua vita”? Come anche la sua anima, aggiungo?
Il mattino di Pasqua è avvento qualcosa di definitivo: dentro la nostra storia c’è un punto definitivo, il crocifisso e risorto che illumina tutto il resto. Le lacrime dell’Addolorata e di tutte le mamme e dei papà che perdono i figli ci sono ancora, ma la vittoria del Signore tocca il tempo e la comunica alla Maddalena, agli apostoli, e da loro a noi, come un flusso di vita inarrestabile. È più grande di noi, non è qualcosa inventato da noi. Per noi sarebbe impossibile, è frutto della potenza del mistero che si comunica sensibilmente. Il mattino di Pasqua è l’inizio di un cammino attraverso tutta la storia.

Da quel mattino e dal dono dello Spirito è nata l’esperienza dei testimoni di Gesù che giunge sino a noi nel segno fragile, e allo stesso tempo irriducibile, al mondo che è la Chiesa ora guidata da papa Francesco e diffusa nel mondo.

E il papa testimonia oggi che questa vita nuova è per tutti, fonte di misericordia, solidarietà di pace, anche nelle contraddizioni del presente.

Hic et Nunc

I riti della Settimana Santa in otto “sfondi”

08 Apr 2023

di don Mattia Santomarco

Sabato Santo.
I riti della Settimana Santa di Taranto si sono conclusi e le ultime statue, dopo il lungo pellegrinaggio di questi giorni, hanno fatto il loro rientro questa mattina.
Tutto è compiuto, o quasi.


Si attende, infatti, di celebrare la veglia pasquale di Nostro Signore, ma nel frattempo, circolano in rete le numerosissime fotografie di questi giorni. Tanti gli attimi immortalati dalla gente, quasi per volersi congedare con un ricordo e così affidare il proprio “arrivederci” all’anno prossimo, o forse, semplicemente per manifestare il profondo legame che esiste con la pietà popolare e con la loro forza evangelizzatrice.

Anche noi, come redazione di nuovo dialogo, in attesa della Santa Pasqua, desideriamo proporvi alcuni scatti fotografici realizzati appositamente per lo sfondo del proprio smartphone

 

Foto Giuseppe Leva
e don Mattia Santomarco

Clicca sullo sfondo e poi salva sul telefono l’immagine che compare in alta risoluzione. 

   

    

    

   

Eventi religiosi cittadini

L’omelia dell’arcivescovo Santoro per il passaggio dei Sacri Misteri

07 Apr 2023

di † Filippo Santoro

Riportiamo qui di seguito l’omelia che l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro ha pronunciato al passaggio dei Sacri Misteri:

Saluto l’arciconfraternita del Carmine, il suo priore Antonello Papalia e il padre spirituale, mons. Marco Gerardo.
Saluto le autorità civili e militari qui presenti.

Cari amici, il cammino della Chiesa universale, il cammino sinodale indicato da papa Francesco ci invita a vivere consapevolmente il camminare insieme e, sicuramente, la via sulla quale comprendiamo meglio il valore della comunione è la via Crucis; insieme con Maria siamo chiamati a custodire la tunica di Gesù, quella senza cuciture, quella che anche la soldataglia romana ha inteso non stracciare. Non stracciamo il primo frutto della Croce, ovvero la Chiesa. La Donna e il Discepolo sul calvario iniziano l’era nuova in cui quelle ultime parole restituiranno il senso al mondo fino alla consumazione dei giorni e nei cuori docili di una comunità che rimane unita nel cuore del mondo, esse saranno ben più potenti di quel terremoto che spacca le pietre di Gerusalemme, sono per sempre luce nuova nei cieli bui della storia.
Dalla breccia aperte sul costato del Cristo l’umanità può trovare una sorgente inesauribile e più andremo verso quei fiumi d’acqua viva più la rete del regno di Dio, colma di pesci, non si romperà come accadrà qualche giorno dopo la Risurrezione sulle sponde del Lago di Tiberiade.
Sotto la Croce, tutti insieme, mentre il mondo imperversa nello sfidare Dio bestemmiando contro la Vita, profanando l’amore e cercando di distruggere vite innocenti, ascoltiamole sette parole che come nettare affiorano dalle labbra di Gesù.

Padre perdonali perché non sanno quello che fanno.
Gesù ci affida al Padre suo, da lui non chiede solo il perdono ma ci giustifica, giustificandoci non condanna nessuno ma offre a tutti una possibilità di redenzione.

In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso
È la promessa solenne che il Signore fa ad un uomo che ha sbagliato tanto nella vita ma che si rivolge a Gesù con cuore sincero e pentito. Solennemente il Signore gli garantisce un posto accanto a Lui, per sempre, esaudendo subito la sua richiesta.
Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?
È il momento in cui l’umanità è fusa con Dio. Sono di Dio ora le preghiere degli abbandonati della terra. Gesù soffre davvero come un uomo. Muore come muore ogni uomo. Ora sono sue tutte le domande a cui non troviamo risposta. Ma ci insegna ad aggrapparci con tutte le nostre forze a Dio

Donna ecco tuo Figlio, Figlio ecco tua madre.
Sotto la croce di Gesù non rimarremo mai soli, troveremo una famiglia

Ho sete
Gesù ti chiede qualcosa, rifiuta l’aceto del soldato, perché ha sete del tuo amore, del tuo sì, del sì dei poveri e degli abbandonati con i quali si è identificato. Desidera abbeverarsi alla tua aridità, solo così egli potrà manifestarsi una sorgente che disseta in eterno.

Tutto è compiuto.
Cosa si è compiuto? Tutto tende alla Croce che redime e che salva, tutto in cima alla Croce dove Gesù è inchiodato trova compimento e trova salvezza. Gesù colma la misura dell’amore. Non si può amare più di Lui!

Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito.
È la preghiera della sera dell’uomo Gesù che nel supremo tormento non si dispera, ma si abbandona totalmente al Padre. Il nostro cuore è al sicuro perché è nelle mani di Dio.

Vedete come la bruttezza del Calvario è stata sconfitta dall’amore?
Che aspettiamo quindi fratelli e sorelle a cambiare vita, a batterci per la civiltà dell’amore qui a  Taranto? Venendo a in questa bellissima chiesa 11 anni fa e guardando da questo balcone questo immenso spettacolo di fede, ebbi a dire che trovavo difficile comprendere come tanta bellezza e unità non si riuscisse a declinare nella nostra società. Quali passi abbiamo fatto? Cosa è maturato in questa terra lungo questi anni?

Non nascondo che mi sarebbe piaciuto vedere risolte le emergenze più gravi, a partire da quella ambientale, il tempo nuovo indicatoci da papa Francesco nella Laudato si’. Purtroppo ci sono ancora tanti disoccupati e tanti lavoratori in cassa integrazione: non si può ironizzare in modo irrispettoso  di chi dovrà vivere con un salario ridotto. Ancora, ci sono tanti giovani costretti ad emigrare per vedere un futuro degno. Per questo obiettivo la strada maestra è quella dell’ecologia integrale, quella in cui lo sviluppo è tale solo se contempla la cura dell’ambiente, la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini; sono queste le dimensioni dentro le quali dobbiamo muovere i nostri passi rinnovati.

Ho visto però anche germogliare il bene di una solidarietà sconfinata verso tante persone ferite dal bisogno, e vi invito a continuare a vivere la solidarietà e a pregare con me per i poveri, gli ammalati, i migranti, i rifugiati e i giovani che non trovano lavoro.
Percorrere la Via Crucis vuol dire farsi un esame di coscienza, e come ho già ho avuto modo dire nei giorni scorsi, persone di retta coscienza formano una società giusta. Non può esservi una società giusta senza individui che vivano onestamente e che nelle proprie scelte personali non decidano di perseguire il bene comune alla luce del vangelo.
Questo mi auguro, che cambino i cuori nel nome di Cristo, e questo cambierà Taranto. Non c’è Stato, non c’è istituzione che possa aprire strade nuove se dal primo all’ultimo, a partire da chi ha responsabilità economica e politica, non lasciamo che il nuovo umanesimo di Cristo, che conferisce a tutti pari dignità e rispetto, parli alla singola coscienza. Di questo ho fiducia.

E questa fiducia diventa grido perché cessino nel mondo le imprese di morte: cessino questa guerra insensata e terribile di aggressione in Ucraina, con le altre nel mondo; ché il Mediterraneo che, come dice papa Francesco è diventato un cimitero, torni ad essere un mare di pace; cessi la devastazione del nostro pianeta; fermiamo questa esplosione di individualismo, questo smarrimento giovanile che diventa violenza gratuita, questa mancanza di un senso nelle nostre azioni.
Un grido che è una domanda al Signore, al Mistero fatto carne che non prevalga l’indifferenza nei rapporti, che non prevalga il disprezzo della vita dal concepimento fino alla fine naturale. Perché ogni istante è sacro e prezioso ed è abbracciato dal Signore dopo che Lui ha abbracciato la croce e l’ha resa cammino di resurrezione. Perché non siamo fatti per il nulla, ma per la vita, per la pace verso cui il Signore risorto ci conduce.

Vi benedico con la Croce del Signore, noi cristiani siamo segnati dalla Croce di Cristo, è il nostro stigma è il segno della vittoria sul peccato e sulla morte. È il segno di una speranza certa per la nostra città e per tutto il nostro territorio.

Sport

Jannik Sinner diventa il numero 8 del mondo. E il bello deve arrivare ancora

foto Tennispress.it -LaPresse
07 Apr 2023

di Paolo Arrivo

È il nostro miglior talento. Un giocatore solido, serio, privo di bizze e stravaganze, in continua crescita: Jannik Sinner è nella top ten della classifica mondiale del tennis – lunedì prossimo diventerà il numero 8. Ha fatto il salto di qualità nel primo scorcio dell’anno nuovo dimostrando di saper reggere il confronto contro i tennisti più forti del mondo. In barba ai critici più scettici che non lo credevano un atleta maturo, capace di confermarsi ad alti livelli.

I numeri di Sinner nel 2023

L’altoatesino ha vinto 4 partite e ne ha perse 3 contro i giocatori appartenenti al gruppo dei migliori dieci del ranking ATP. Impressionante, in particolare, la vittoria ottenuta su Carlos Alcaraz a Miami – lo spagnolo, adesso, si è fatto scavalcare da Novak Djokovic, tornato numero uno del mondo. Peccato che il russo Medvedev gli abbia negato la gioia di mettere le mani sul trofeo. L’azzurro avrà certamente altre occasioni per riscattarsi, quando scenderà in campo in condizioni di maggior freschezza. Medvedev al momento si conferma “bestia nera” per Sinner che in 6 confronti ci ha perso sei volte.

Le qualità del giocatore

Sinner è cresciuto negli ultimi anni. I miglioramenti li ha dimostrati nelle discese a rete e nelle palle corte. I suoi punti di forza sono il servizio, il rovescio, la capacità di tenere alto il ritmo negli scambi. La giovane età (22 anni da compiere ad agosto) gli offre ulteriori margini di miglioramento. Chi lo ha visto giocare nella finale del Miami Open gli contesta la capacità di dosare le forze: l’irruenza, si sa, è propria dei giovani. Ad ogni modo, l’ex appassionato di montagna e di sci, che impugnava la racchetta solo qualche volta, è un predestinato dal futuro radioso. Potrebbe inorgoglire presto il Paese diventando il numero uno del mondo. Perché quando, per ragioni anagrafiche, il mondo del tennis rimarrà orfano dei mostri sacri Nadal e Djokovic (Federer ahinoi ha lasciato i campi di gioco l’anno scorso), qualsiasi avversario dovrà temerlo: già adesso, Sinner sarà uno dei protagonisti del torneo di Montecarlo, terzo Masters 1000 della stagione, sulla terra rossa – dovrebbe essere testa di serie numero 7.

Francesco

Papa Francesco lava i piedi a 12 ragazzi e ragazze a Casal del Marmo

07 Apr 2023

di Maria Michela Nicolais

Il papa che dalla sua postazione si avvicina, aiutandosi con il bastone, alla pedana sopraelevata dove sono collocati i 12 ragazzi e ragazzi del carcere minorile di Casal del Marmo. Poi lava, asciuga e bacia i piedi di ciascuno. È il momento culminante della messa in Coena Domini, presieduta e celebrata da Francesco, che torna per la seconda volta, dieci anni dopo, nell’istituto penitenziario romano scelto due settimane dopo l’elezione a papa per il rito del Giovedì Santo. Poco prima, l’omelia pronunciata a braccio e durata circa cinque minuti. “Attira l’attenzione come Gesù,  proprio nel giorno prima di essere crocifisso fa questo gesto”, ha esordito Francesco: “Lavare i piedi era abitudine a quel tempo, perché le strade erano polverose, la gente veniva da fuori e all’entrata di una casa, prima del banchetto, si lavavano i piedi. Ma chi lavava i piedi? Gli schiavi, perché era un lavoro dia schiavo”. “Immaginiamo noi  come sono stati sbalorditi i discepoli quando hanno visto che Gesù cominciava a fare questo gesto da schiavo, per fargli capire il messaggio del giorno dopo”, ha proseguito il papa: “Sarebbe morto come uno schiavo per pagare il debito di tutti noi”. “Se noi ascoltassimo questa cosa di Gesù, la vita sarebbe così bella – la tesi di Francesco – perché ci affretteremmo ad  aiutare l’uno all’atro, invece di ad approfittare l’uno dell’atro, come ci insegnano i furbi. Tanto meno ad aiutare l’altro, a dare la mano all’altro: sono gesti universali, dal cuore nobile, e Gesù oggi con questa celebrazione vuole questo, insegnarci la nobiltà del cuore”. “Ognuno di noi può dire: se il papa sapesse le cose che ho dentro!”, ha esclamato il papa: “Gesù lo sa e ci ama così come siamo, e ci lava i piedi a tutti noi”. “Gesù non si spaventa mai delle nostre debolezze, perché lui ha pagato già”, ha assicurato Francesco: “soltanto vuole accompagnarci, vuole prenderci per mano perché la vita sia non tanto dura per noi”. “Adesso farò lo stesso gesto di lavare i piedi, ma non è una cosa folklorica”, ha puntualizzato il papa: “è una cosa che annuncia come dobbiamo essere noi, l’uno con l’altro”. “Nella società vediamo quanta gente che si approfitta degli altri, quanta gente che è all’angolo e non riesce a uscire perché è lì, quante ingiustizie, quanta gente che è senza lavoro, quanta gente che lavora e la pagano la metà, quanta gente  che non ha soldi per comprare le medicine, quante famiglie distrutte, quante cose brutte!”, l’analisi di Francesco: “E nessuno di noi può dire: ‘Io, grazie a Dio, non sono così’. Se non sono così è per la grazia di Dio”, il monito. “Ognuno può scivolare, ognuno di noi”, ha detto il papa: “E questa coscienza che ognuno di noi può scivolare è quello che ci dà la dignità di esser peccatori. E Gesù ci vuole cosi, e  per questo ha voluto lavare i piedi e dire: ‘Io sono venuto  per salvare noi, per servire servire voi’. Adesso io farò lo stesso gesto, come un ricordo di questo che Gesù ci ha insegnato: aiutare gli uni gli altri, e così la vita è più bella e si può portare avanti così. Durante la lavanda dei piedi  – spero di cavarmela, perché non posso camminare bene – pensate voi: ‘Gesù mi ha lavato i piedi, Gesù mi ha salvato. Ho questa difficoltà, passerà’. Ma Gesù non ti abbandona mai! Pensate tutti questo”.

 

Ecclesia

Giovedì Santo: il dono (e la sfida) di essere sacerdote

07 Apr 2023

di Oronzo Marraffa

“Io so che il mio prete non è perfetto! Anche lui si arrabbia, si rattrista, si commuove, gioisce, fa i gavettoni all’oratorio… E poi ci sono quei momenti quando sta lì in chiesa tra i banchi da solo con la testa tra le mani di fronte alla Croce, o a Messa a guidare tutti noi a Dio… Vedi, a me non interessa che abbia già capito tutto, ma che non abbia paura di camminare con me, accanto a me e a tutti quanti noi. A me piace quando mi prende sul serio e mi ricorda chi sono chiamato ad essere; allora sì, anche quando è teneramente fermo (come dice sempre lui), so che mi vuole bene”.

Il Giovedì Santo la Chiesa ricorda l’istituzione del sacerdozio ministeriale e ringrazia il Signore per questo. Il sacerdozio ministeriale è un dono speciale che il Signore Gesù fa alla Chiesa e che, come tutti i doni di Dio, non è un dono statico, ma un dono dinamico che chiede di essere custodito ed alimentato anche attraverso la preghiera della comunità per i propri sacerdoti.

È un dono fatto ad alcuni “chiamati” non perché essi trattengano per sé quanto ricevuto, ma perché attraverso il loro ministero tutta la comunità possa essere raggiunta dall’amore di Dio, dalla sua misericordia e celebrarla, in modo particolare, nei Sacramenti.

Il messaggio di un giovane di un gruppo parrocchiale con cui si apre questa breve riflessione contiene in sé molti elementi significativi del dono che rappresenta un presbitero per la sua comunità, primo tra tutti una preziosa umanità che – attraversata dalle diverse sfumature emotive del quotidiano – ritrova il suo centro e le sue radici quando “con la testa tra le mani” si pone in ascolto di Dio e ricorda a tutti la struttura antropologica fondamentale che è apertura a Dio, la necessità – non l’obbligo – di non perdere di vista il Signore, di curare la propria vita spirituale.
C’è un ulteriore tratto distintivo che esprime in maniera genuina la natura sinodale, sponsale e paterna del ministero; al sacerdote si domanda di camminare con la propria comunità, accanto a ciascuno, con il passo del più lento, del più fragile. Egli si pone accanto alle famiglie in uno scambio reciproco di pro-vocazione del primato dell’Assoluto di Dio nella vita spirituale tra i mille impegni e, d’altra parte, della incredibile concretezza agapica in cui si può incarnare quello stesso Assoluto nelle relazioni quotidiane e feriali tra coniugi e genitori e figli.
Il sacerdote non vive tutto questo in solitaria, ma inserito in un costitutivo legame di comunione con il proprio Vescovo e con i confratelli all’interno del presbiterio, espressione di sinodalità ed esperienza di fraternità riconciliata attorno alla figura paterna del Vescovo.
Al sacerdote è affidata, tra le tante, una sfida che oggi rappresenta un vero e proprio segno dei tempi. In questo tempo che per la Chiesa assomiglia molto alla primavera in cui tutto fiorisce o tutto gela in un attimo, prendere sul serio i propri fratelli e sorelle, come diceva il messaggio già ricordato, vuol dire accompagnarli a riconoscere la Voce che chiama alla pienezza della vita perché diventi a sua volta un dono. Vuol dire tornare ad annunciare a tutti una visione responsoriale dell’esistenza; come direbbe il compianto don Tonino Bello: “Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri. Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita!”.
Il Giovedì Santo la Chiesa ringrazia per un altro grande dono intimamente connesso con il sacerdozio ministeriale, ovvero quello dell’Eucaristia che dà forma all’esistenza di un prete: “Le parole dell’Istituzione delineano la nostra identità sacerdotale: ci ricordano che il prete è uomo del dono, del dono di sé, ogni giorno, senza ferie e senza sosta. Perché la nostra, cari sacerdoti, non è una professione ma una donazione; non un mestiere, che può servire pure per fare carriera, ma una missione” (Papa Francesco, Palermo 2018).
Ringraziamo il Signore per il dono di coloro che nella comunità sono costituiti pastori, padri, maestri, sacerdoti e che ciascuno chiama fratello maggiore, guida, educatore… tanti modi per dire la ricchezza di un ministero che – come ricordato dai Vescovi durante la Messa Crismale alla rinnovazione delle promesse sacerdotali – consiste nel condurre tutti a Cristo Signore, “unica fonte di salvezza”.

Eventi religiosi cittadini

Il discorso dell’arcivescovo Filippo Santoro all’inizio della processione dell’Addolorata

foto G. Leva
06 Apr 2023

Riportiamo il discorso dell’arcivescovo mons. Filippo Santoro all’inizio della processione dell’Addolorata:
Sorelle e fratelli,
eccoci ai piedi della scalinata di San Domenico nel cuore vivo e vero della città dei due Mari, Taranto vecchia e soprattutto sotto lo sguardo dolente della madre di Dio.
Saluto il padre spirituale e parroco dell’Isola monsignor Emanuele Ferro e il priore Giancarlo Roberti. Attraverso le loro persone giunga a tutti i confratelli di questo pio sodalizio che si apprestano a principiare l’atteso pellegrinaggio, l’incoraggiamento per offrire un’autentica testimonianza di fede cristiana per le nostre strade in questa notte solenne e austera.
Saluto le autorità qui convenute e ringrazio tutti coloro che si adopereranno per vivere in sicurezza e dignità questa processione.
Rivolgiamo la nostra supplica alla Madre del Signore. Vorrei impetrare da lei il dono delle lacrime che purificano e dissetano il nostro bisogno di essere amati e indirizzano la nostra vocazione all’amore.
Alla Madre di Dio chiediamo un santo peso al cuore. A quel suo cuore trafitto domandiamo delle vere ragioni per compatire il mondo come Dio lo compatisce, Egli che soffre con noi e per noi. La potenza di quest’icona peregrinante doni a ciascuno il giusto valore della vita e delle cose.
Ci agitiamo e piangiamo per tante cose inutili, non nascondiamoci il fatto che conduciamo tante volte una condotta lamentosa e futile. Quando invece guardiamo a Lei innanzitutto ristabiliamo un legame fra di noi, non siamo sciolti gli uni dagli altri. Ai piedi della croce, abbracciata all’apostolo che Gesù ama, la Donna interpellata dal Signore diviene madre della Chiesa. Sotto il manto di Maria trova rifugio la comunità di Gesù Maestro e Messia.
La metafora di Lei quasi issata come uno stendardo in cima a queste scale e a questo pendio, ci sospinge verso l’alto a mettere in rapporto le nostre sofferenze con la statura di Cristo.
Non saranno preghiere autentiche le nostre se non sentiremo bruciare sulle gote della nostra coscienza le lacrime di quelle mamme, di quei bambini, di quegli uomini che giacciono in fondo al nostro Mar Ionio. Sembra che lo sguardo dell’Addolorata stasera si posi al di là della rada di Mar Grande. Ci rendiamo conto di quanto gli uomini siano lontani dal Vangelo e da Cristo? Possiamo noi non implorare dalla Madre di Dio il dono della pace per l’Ucraina e per il mondo intero? Con quale coraggio veniamo da Lei con il desiderio di essere ascoltati ed esauditi, se almeno per qualche minuto non ci accostiamo alle sue labbra socchiuse che hanno da affidarci e confidarci tanto male da redimere, tanti sepolcri in cui deporre il Cristo morto, germe della Risurrezione, del passaggio, della Santa Pasqua? Di fronte a questo indicibile e meraviglioso spettacolo di fede, innanzi a questo cuore pulsante e rosso, che cuore è il nostro? Quale cuore offriamo a Dio? Un cuore desideroso di conversione, che vuole liberarsi da ogni tornaconto ed egoismo.
Preghiamo la Madre del Vivente che invochi su di noi il dono della vita. Vita al riparo dalla minaccia contro la dignità, vita che gode del diritto della salute, vita benedetta da un lavoro degno perché si possa cooperare alla costruzione del Regno di Dio.
Ho imparato a gustare in questi anni alcune delicatezze di questa processione. I confratelli seppur attrezzati con le forcelle che possono in un certo consentire al simulacro una sosta in realtà non le v utilizzano mai così che l’Addolorata sia sempre in movimento. Di qui prendo l’augurio per questa Santa Pasqua sotto lo sguardo benedicente della Madonna.
Durante gli anni del Covid non potevamo fare la processione allora sono venuto qui a San Domenico ho guardato la mamma Addolorata e ho pianto con lei perché avevo perduto nella pandemia un caro amico nel pieno della sua vita. Ho fissato i suoi occhi, gli occhi di lei che aveva perduto il figlio e gli ho aperto il cuore. E siamo stati insieme con tutte le mamme, le mogli e le figlie che hanno pianto. E nell’affidamento a Gesù ho ritrovato il mio amico ed ho offerto i figli e le figlie di questa nostra terra perduti per la malattia, per l’inquinamento per la violenza. I figli dell’Ucraina e della Russia terribilmente uccisi, senza che nessuno faccia un serio negoziato di pace. Gli adulti e i bambini affogati in modo disumano nel nostro mare Mediterraneo.
Ho pregato per tutti gli ammalati, ho pregato perché non ci facciamo ingoiare dall’indifferenza, dalle droghe. Che questo sia un vero tempo di rinascita per tutto il nostro territorio; per tutti, particolarmente per i più bisognosi. Taranto, amata mia città, non fermarti mai, continua a camminare sempre e soprattutto, non staccarti mai dal cuore di questa nostra Madre, da Lei, prima stella del mattino illuminata da suo Figlio Gesù!
Cara Madre nostra benedici questo popolo, particolarmente chi soffre e sostieni la nostra speranza. Grazie confidiamo in te!

Confraternite

Le personalità invitate a reggere il “Laccio” della statua del Cristo Morto

foto Francesco Paolo Occhinegro
06 Apr 2023

Personalità invitate a reggere il “Laccio
della statua del Cristo Morto
nella prima parte della Processione dei Sacri Misteri

 

  1. Sig. Ferdinando CONTE

Consigliere dell’Arciconfraternita Maria SS. del Carmine di Taranto, nasce a Taranto il 18.10.1951.

Attualmente pensionato dopo aver svolto con la qualifica di perito industriale attività lavorativa presso l’Italsider prima ed Ilva successivamente, dal 1980 al 2009.

Sposato con Vincenza Elena nel 1994 è padre di Rosa, Gabriele e Francesco.

Nell’Arciconfraternita del Carmine ha ricoperto i seguenti incarichi:

Secondo Assistente dal 1996 al 1999

Cerimoniere dal 2011 al 2014

Economo dal 2014 al 2022

È attualmente Primo Consigliere dal Luglio 2022

 

  1. Comm. Antonio GIGANTE

Commissario Arcivescovile delle Confraternite riunite del Borgo Antico di Taranto.

Il Commendator Antonio Gigante nasce a Taranto nel 1948 ed è attualmente pensionato dopo aver lavorato all’Italsider prima, attualmente Ilva.

Dal 1965 è Confratello del Carmine, dal 1978 al 1999 riveste la carica di cerimoniere del sodalizio e dal 2000 al 2008 ne è segretario.

Commendatore dell’Ordine Equestre di San Silvestro Papa, Antonio Gigante è segretario del comitato festeggiamenti per San Cataldo.

Dal 2012 è Commissario Arcivescovile della Confraternita di SS. Maria di Costantinopoli sotto il titolo dei Santi Cosma e Damiano e dal 2016 è Commissario Arcivescovile per le Confraternite riunite del borgo antico.

 

  1. Dott. Valerio CECINATI

Primario del reparto di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale SS. Annunziata di Taranto,

Nasce a Taranto il 21.07.1974, il 13 Aprile 2000, presso l’Università degli Studi di Bari consegue la Laurea in  Medicina e  Chirurgia , il 18 Ottobre 2005 presso l’Università degli Studi di Bari consegue il Diploma  di  Specializzazione  in  Pediatria  Generale  e  Specialistica.

Da allora si impegna nella ricerca e nello studio di numerose malattie e patologie infantili conseguendo numerosi diplomi di specializzazione e master.

Dal giugno 2018 presso l’Ospedale “SS Annunziata” di Taranto è il Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Struttura Di Microcitemia e Oncoematologia Pediatrica

 

  1. Dott. Carmine PISANO

 Direttore Generale Comune di Taranto

Nasce a Taranto il 20.05.1977, si diploma nel 1996 presso il Liceo Scentifico Ferraris di Taranto, nel 2001 consegue la Laurea in Scienze Politiche presso l’Accademia Navale di Livorno.

Dal 1997 al 2013 è Ufficiale di Stato maggiore della Marina Militare Italiana.

Dal 2013 ad oggi ricopre numerose cariche nel Comune di Taranto e presso aziende municipalizzate dello stesso. Attualmente dal luglio 2022 è Direttore Generale del Comune di Taranto.

 

 

Personalità invitate a reggere il “Laccio”
della Statua del Cristo Morto
nella seconda parte della Processione dei Sacri Misteri

 

  1. Gr. Uff. Leopoldo VITALE

Confratello Assistente Arciconfraternita Maria SS del Carmine Taranto

Nasce a Taranto il 12.05.1966, dal 1986 è confratello del Carmine, dal 2016 è Confratello Assistente dell’Arciconfraternita del Carmine di Taranto;

Dal 1999 al 2005 ricopre l’incarico di primo consigliere della Venerabile Arciconfraternita del Carmine di Taranto;

Dal 2011 al 2013 viene nominato Commissario Arcivescovile della Confraternita Santa Maria del Carmine di Talsano;

È Commendatore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;

Dal 2014 è Cerimoniere della Sezione di Taranto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;

Svolge la professione di Assistente Amministrativo presso l’ufficio contratti della Direzione di Commissariato M.M. di Taranto;

È coniugato con Patrizia Carrino e padre di tre figlie rispettivamente di 28, 24 e 21 anni;

 

  1. Reve.do Don Cristian CATACCHIO

Direttore Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute Arcidiocesi di Taranto

Nato a Taranto il 15 settembre 1975. Viene ordinato sacerdote il 12 settembre 2004, direttore diocesano Ufficio di Pastorale della salute dal 2017, responsabile della Cappellania Ospedale SS. Annunziata in Taranto dal 2017, direttore del Centro di Bioetica dal 2017, direttore diocesano Ufficio per la tutela dei minori e persone vulnerabili dal 2019.

E’ parroco della parrocchia Madonna della Fiducia in Taranto dal 10 ottobre 2022.
Assistente ecclesiastico del Centro Volontari della Sofferenza della Diocesi di Taranto 2008.

Membro del Consiglio Presbiterale è attualmente Vicario zonale della vicaria Taranto Orientale II

 

  1. Gr. Uff. Prof. Benedetto Francesco Maria MAININI

Delegato dell’Ordine Equestre di Gerusalemme delegazione di Taranto

Nasce a Taranto il 10 gennaio 1964.

Dottore in pedagogia, docente presso l’istituto comprensivo XXV Luglio – Bettolo di Taranto.

Grand’Ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Delegato dello stesso Ordine per la Sezione di Taranto.

Insignito della decorazione Palma di Gerusalemme in bronzo e della Concha Peregrinatoris dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, insignito della decorazione Sacra Commemorativa del pio pellegrinaggio ai Santi Luoghi (croce del pellegrino) in bronzo, argento e oro.

Confratello dell’Arciconfraternita del Carmine di Taranto.

Arbitro benemerito e dirigente della locale sezione arbitri di calcio della FGCI di Taranto.

 

  1. Domenico PALMIOTTI

Domenico Palmiotti è nato a Taranto il 7 aprile del 1958. È giornalista professionista da febbraio 1982 dopo essere stato giornalista pubblicista da novembre 1978. È stato assunto da “La Gazzetta del Mezzogiorno” nel 1979, giornale di cui é stato capo della redazione di Taranto da aprile 2004 ad aprile 2018. Attualmente scrive per “Il Sole 24 Ore”, Agenzia AGI (Agenzia giornalistica Italia), e “Quotidiano di Puglia”. Si occupa dei temi dell’economia, dell’industria e del lavoro. È confratello del Carmine dal 16 luglio del 2014. E’ figlio dell’amato e indimenticabile confratello Vincenzo Palmiotti aggregato al Sodalizio nel lontano 1937, a soli 17 anni.