Il pellegrinaggio della confraternita del Carmine e la processione dei Misteri
06 Apr 2023
Giovedì 6 aprile 2023 alle ore 15 le coppie dei confratelli usciranno dalla chiesa del Carmine per il consueto pellegrinaggio percorrendo:
per la Città vecchia le vie D’Aquino, Margherita, Matteotti, attraverseranno il Ponte Girevole e piazza Castello, per poi prendere le vie Duomo, Nuova, Garibaldi, visitando le chiese dei SS. Medici, San Domenico e San Cataldo, giungendo su piazza Duomo, vicolo De Notaristefani, piazzetta De Geronimo, arco Giovanni Paisiello, via Duomo, via Nuova, chiesa di San Giuseppe, via Di Mezzo, via della Torrenova, via Garibaldi, via Santo Egidio, pendio La Riccia, piazza Castello, entreranno nella cappella di San Leonardo del Castello Aragonese, per poi passare il Ponte Girevole, immettendosi sulle vie Matteotti, Margherita e D’Aquino, facendo ritorno nella chiesa del Carmine;
per la Città nuova, da via Giovinazzi giungeranno su via D’Aquino, percorrendola tutta sino a piazza Maria Immacolata, prendendo via Di Palma per poi svoltare su via Regina Elena, visiteranno la chiesa di San Francesco di Paola, per poi muoversi sulle vie Anfiteatro, Cavallotti e prendere via Di Palma arrivando su piazza Maria Immacolata, via D’Aquino, via Acclavio, transitando dalla scalinata per raggiungere e visitare la chiesa del SS. Crocifisso, arrivando successivamente su via De Cesare, via D’Aquino e da piazza Garibaldi giungeranno a far visita alla chiesa di San Pasquale, per poi rientrare nella chiesa del Carmine.
Alle 16,30 nella stessa chiesa si svolgerà la celebrazione eucaristica “In cena Domini” dove il padre spirituale, mons. Marco Gerardo svolgerà il tradizionale rito della lavanda dei piedi, rivivendo così l’amore che Gesù ebbe per i suoi discepoli. A seguire si svolgerà in piazza Carmine la processione eucaristica e l’apertura dell’Altare della Reposizione.
Venerdì Santo alle ore 6 riprenderà il tradizionale pellegrinaggio per le vie della citta vecchia e nuova, che terminerà alle ore 10.
La processione dei Misteri uscirà il Venerdì Santo alle ore 17, percorrendo via D’Aquino sino ad arrivare su piazza Maria Immacolata, prendendo via Di Palma e poi svoltare su via Regina Elena per entrare nella chiesa di San Francesco di Paola ed effettuare la sosta. Di lì uscirà percorrendo via Anfiteatro sino ad arrivare a via Massari, per giungere su piazza Carmine e compiere il rito del rientro.
I complessi bandistici che presteranno la loro opera durante lo svolgimento dei Riti saranno: La Grande Orchestra di Fiati “Santa Cecilia” Città di Taranto, diretta dal m° Giuseppe Gregucci, l’orchestra di fiati “Giuseppe Chimienti” città di Montemesola, diretta dal m° Lorenzo De Felice, la Banda “Lemma” Città di Taranto, diretta dal m° Giuseppe Pisconti e l’orchestra di fiati “G. Paisiello” di Palagiano, diretta dal m° Rocco Cetera.
Gli altari della Reposizione di Taranto vecchia illustrati da un QR code
Il parroco delle chiese dell’Isola, mons. Emanuele Ferro, ha voluto offrire ai fedeli che visiteranno i tradizionali “sepolcri” un’opportunità di riflessione in più
06 Apr 2023
di Elena Modio
Sono cinque gli altari della Reposizione allestiti nelle chiese di Taranto vecchia, precisamente nella basilica cattedrale di San Cataldo, nelle chiese di San Giuseppe, San Domenico, e nei santuari dei Santi Medici e della Madonna della Salute.
Inquadrando con lo smartphone il QR code che si troverà nelle chiese, dopo una breve descrizione dell’altare della Reposizione, i fedeli troveranno un sussidio scritto che li accompagnerà nella meditazione.
Si tratta di un’innovazione tecnologica volta a recuperare il senso più profondo del pellegrinaggio del Giovedì Santo che è quello della preghiera, della meditazione, sul significato di fede autentica sulla morte e passione di nostro Signore Gesù.
Gli appuntamenti della Settimana Santa della Basilica di San Cataldo e delle chiese dell’isola
06 Apr 2023
Gli appuntamenti religiosi per la Settimana Santa della basilica di San Cataldo e delle chiese dell’isola, dopo la Domenica delle Palme, oggi pomeriggio, giovedì santo, prevedono alle ore 16.30, nella chiesa di San Domenico, la celebrazione eucaristica in Coena Domini;
alle ore 18, nella cattedrale di san Cataldo, la celebrazione eucaristica in Coena Domini, presieduta dall’arcivescovo, mons. Filippo Santoro. Al termine della santa messa, sarà possibile sostare, sino alle ore 23.45, in preghiera agli altari della Reposizione delle chiese: basilica di San Cataldo, San Domenico, San Giuseppe, Santi Medici e santuario della Salute.
Venerdì santo, 7 aprile, a mezzanotte, dalla chiesa di San Domenico, il pellegrinaggio della Vergine Addolorata; al rientro – intorno alle ore 15 – Azione liturgica dell’Adorazione della Croce, a San Domenico.
Sabato santo, 8 aprile, alle ore 23.30, veglia pasquale e celebrazione eucaristica della Resurrezione nella basilica di San Cataldo; a seguire, il simulacro di Gesù Risorto sarà portato in processione al santuario Madonna della Salute dove si pregherà con l’antifona mariana del Regina Coeli.
La Domenica di Pasqua le celebrazioni eucaristiche saranno alle 9 nella chiesa di San Giuseppe, alle 10 nella cattedrale di San Cataldo, alle 11 nella chiesa di San Domenico e alle 11.30 nel santuario Madonna della Salute.
Il gruppo scultoreo “Orfeo e le sirene”, unico al mondo, diventa un fiore all’occhiello del MarTa
05 Apr 2023
di Silvano Trevisani
Chi incantava più il pubblico dell’antichità: il mitico Orfeo, poeta e cantore divenuto, con la sua cetra, punto di riferimento per i secoli a venire, o le Sirene, controverso simbolo dell’attrazione irresistibile e fatale? La mitica querelle, che ha dato vita a tante arte nell’antichità risolvendosi a favore di Orfeo, diventa oggi un’attrazione internazionale con l’esposizione ufficiale al MarTa, del gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene”, rientrato in Italia dagli Stati Uniti dov’era esposto al Getty Museum di Los Angeles, dopo essere stato acquistato al termine di un tipico percorso dell’”archeomafia”, iniziato negli anni Settanta, dopo il rinvenimento da parte di tombaroli nel Tarantino, e la vendita a trafficanti che, dopo un restauro abusivo in Svizzera, lo hanno rivenduto a collezionisti stranieri. Il rimpatrio dell’opera è stato possibile grazie alla complessa attività investigativa condotta in Italia e all’estero dai Carabinieri della Sezione archeologia del reparto operativo del comando per la Tutela del patrimonio culturale (TPC), coordinata dalla procura della Repubblica di Taranto, in collaborazione con il District attorney’s office di Manhattan (New York – U.S.A.) e lo Homeland Security Investigations (H.S.I.).
Da oggi lo straordinario gruppo scultoreo fa sfoggio della sua bellezza nel Museo nazionale, che si arricchisce così di un nuovo capolavoro, unico al mondo, con l’inaugurazione del nuovo allestimento, che ha visto la partecipazione del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Ha portato i saluti della città il sindaco Rinaldo Melucci, che ha sottolineato la “grande opportunità di raccontare ancora il cambiamento di Taranto, che non è e non sarà mai più la città dell’Ilva – e ha aggiunto – Siamo e saremo la città dell’arte, del mare, della resilienza”. Dopo l’introduzione di Luca Mercuri, direttore regionale dei Musei di Puglia, e gli interventi del direttore generale Musei, Massimo Osanna, del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, Eugenia Pontassuglia, del comandante dei Carabinieri TPC, generale Vincenzo Molinese, e della professoressa Tatarella, componente del CNBC, è toccato al ministro Sangiuliano rimarcare l’importanza di questo evento che testimonia ancora una volta la centralità dei Beni culturali nella vita e nelle prospettive del Paese. “Visitando il Museo – ha detto – ho ritrovato il mito fondante di questa terra, il sedimento culturale di cui voi dovete essere orgogliosi e consapevoli. Questo è un punto di inizio che ci consente di sottolineare la vocazione culturale di questa città”. Appezzando il progetto della Biennale del Mediterraneo, il ministro ha annunciato anche l’indizione delle procedure per l’individuazione di una capitale annuale dell’arte contemporanea, dopo quelle della cultura e del libro, per testimoniare quanto sia importante per il governo e si è impegnato a tornare presto nella città.
Il gruppo scultoreo unico, in argilla, non ha paragoni o copie, risale all’età ellenistica (intorno al 300 a.C.). Scavato clandestinamente nel nostro territorio e venduto a trafficanti internazionali con base in Svizzera, è approdato negli Stati Uniti ed esposto già dalla metà degli anni Settanta nel Getty Museum di Los Angeles, risultando tra i prezzi più pregiati, dal quale sono già tornati in Italia, a più riprese, numerosi e importanti reperti archeologici, in parte provenienti da Taranto e poi restituiti al MarTa.
Dopo una prima esposizione nel Museo dei reperti ritrovati di Roma, come avvenuto anche per le precedenti restituzioni, nel Museo dell’arte salvata, il gruppo scultoreo è tornato a Taranto, per chiudere un ciclo penoso e doloroso che coinvolge da oltre un secolo e mezzo il nostro patrimonio storico-archeologico. Opere inestimabili, in parte commercializzate da notabili tarantini quando non ci era ancora una legislazione di tutela, sono esposte nei più importanti musei del mondo, a iniziare dal Louvre e dal British Museum (e non citiamo la dea in trono di Berlino). Proprio al Louvre sono stati individuati numerosi reperti e opere d’arte trafugati in Italia, per i quali è in atto un procedimento teso alla loro restituzione. Del resto, come ha sottolineato il generale Molinese, la banca dati, unica al mondo, in possesso del nucleo Tutela patrimonio culturale, cataloga ben 8 milioni di opere d’arte delle quali circa 1,5 milioni sono da ricercare. Ma il lavoro dei tombaroli
Le lancette dell’orologio vanno a ritroso per questo corridore. Non solo per le grandi performance che sa ottenere ancora, ma anche per la passione, l’entusiasmo che è capace di preservare in questo magnifico sport: è stato Salvatore Solina il protagonista del quarto Trofeo Velosystem – Memorial Simone Mazzotta, andato in scena a Novoli (Lecce) nella mattinata di domenica scorsa. Il corridore del gruppo Airone Leo Constructions ha preceduto Ambrogio Quaranta (GC Aruotalibera Racing Team) e il suo compagno di squadra Elia Aggiano. Una dimostrazione di forza per chi ha alzato le braccia al cielo sulla linea del traguardo arrivando da solo.
La corsa si è snodata su un percorso di 9 chilometri ripetuto otto volte. Un tracciato pianeggiante, che ha favorito i cambi di ritmo, le accelerazioni, i tentativi di fuga tra le ruote veloci. Due le corse disputate nell’ambito della stessa manifestazione: tra i corridori impegnati nella prima partenza, la vittoria è andata a Ciro Greco (Team Eracle), alle cui spalle si sono posizionati Marco Larossa dell’omonimo team e Fabio Ciccarese, altro atleta dell’Airone Leo Constructions.
Chi è Salvatore Solina
Siciliano trapiantato nella provincia di Taranto, a Lizzano, il corridore (classe 1971) può vantare una carriera longeva, un ricco palmarès. Capace di imporsi su qualsiasi percorso, non teme la fuga né la salita, né il caldo e la pioggia, o la fatica. Anzi, le maggiori soddisfazioni per lui arrivano in condizioni di corsa dura. I suoi successi sono frutto dei sacrifici fatti in sella alla bici da corsa. Il suo fisico rimane integro grazie agli allenamenti, e alla capacità di fare la cosiddetta vita da atleta, ogni giorno. Negli anni ha accumulato esperienza e superato incidenti che avrebbero potuto minare proprio la passione e l’entusiasmo per questa disciplina. Al netto dei trofei conquistati, certamente per merito del suo motore (è stato anche portacolori del gruppo sportivo Marangiolo), la sua cifra è il volto sempre sorridente, la generosità della persona.
Le competizioni
Organizzato dal team Amici di Simone, il trofeo vinto da Salvatore Solina e da Ciro Greco rientrava nel circuito “Lu sole, lu mare, lu ientu”, prima tappa CSI, prova di campionato regionale. Da segnalare, tra i corridori legati al territorio ionico, l’ottima prova disputata da Vito Mastrandrea della Upj Taranto, classificatosi al quinto posto (1° di categoria) – soddisfacenti le prestazioni degli altri ciclisti della società presieduta da Franco Scotti. La seconda gara del circuito è in programma a Galugnano, domenica 30 aprile. Nel mezzo, sette giorni prima, per il Giro dell’Arcobaleno 2023, c’è la granfondo di Ostuni Circuito dei mondiali del ’76: un’altra occasione di incontro, di sana competizione, per i ciclisti della Puglia e non solo. Il calendario proseguirà con altri appuntamenti nelle province di Bari e Foggia. Anche Taranto città: fissata per il 2 giugno la gara del CSI Puglia.
L’omelia di mons. Filippo Santoro per il precetto pasquale in Acciaierie d’Italia
05 Apr 2023
di † Filippo Santoro
Nella mattinata di oggi, mercoledì 5 aprile, l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, ha celebrato – come consuetudine – il precetto pasquale nelle Acciaierie d’Italia.
Riportiamo di seguito l’omelia pronunciata:
Un caro saluto a tutti voi cari operai, al presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia, Francesco Bernabé, all’amministratore delegato, dott.ssa Lucia Morselli, al cappellano, padre Nicola Preziuso, che ringrazio per aver preparato la santa messa così come ringrazio tutti i confessori presenti.
Carissimi amici,
è sempre un mio desiderio poter celebrare in questo stabilimento il precetto pasquale, non solo per una tradizione consolidata, ma perché dobbiamo nella fede trovare sempre il coraggio di guardare la nostra città, la fabbrica, la vita. Le feste cristiane non sono commemorazioni o evasioni, ma occasioni feconde perché Dio si incarni nella vita di ciascuno, specie nelle situazioni di marcata fragilità, e perché legandosi indissolubilmente ad ogni creatura Egli possa redimerla, risuscitarla a vita nuova. È impegnativo venire qui, dove le domande, le denunce, e i problemi producono un frastuono nella coscienza, più roboante dell’incessante rumore della grande industria. Ma dobbiamo esserci, non possiamo voltare la faccia, né per vigliaccheria, né per comodità e tantomeno per rassegnazione.
Nel Vangelo di ogni mercoledì santo continuiamo a rileggere i preparativi per la Pasqua, della cena del Signore. È un momento desiderato da Gesù e organizzato nei minimi dettagli sebbene sul cenacolo comincia incombere l’ombra pesante del tradimento di Giuda. È una ferita nella comunità e soprattutto nel cuore del Maestro, nel mentre viene preparata la donazione completa, senza limiti, fino all’estremo. Ci ripugna una domanda del traditore rivolta ai capi del tempio:
«Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». Viene messa una taglia su Gesù. Può la vita di una persona avere un prezzo? Si può quotare l’esistenza di un uomo? Oltretutto Gesù e Giuda erano amici e confidenti.
Quante attuazioni questa domanda potrebbe trovare riferita alle problematiche di questi anni. La vita, la salute l’ambiente, non possono essere consegnati né svenduti. Il valore di ciascun uomo, e lo impariamo proprio a Pasqua è il valore della stessa vita del Figlio di Dio. È Gesù il prezzo e la moneta del nostro riscatto. Questo principio da a noi l’ordine di grandezza delle cose.
Vorrei portarvi però su una nuova consapevolezza. Durante la Settimana Santa leggiamo i brani più drammatici della vita di Cristo, eppure cogliamo una situazione paradossale, perché la Passione di Nostro Signore è il momento più denso dell’annuncio cristiano. È la croce che manifesta l’amore di Dio e la vittoria piena sul peccato e sulla morte. Nel dramma vi è la densità del Vangelo e quindi la buona notizia. Che cosa è la buona novella? Cosa c’è di nuovo e di bello? L’invito personale e persistente a cambiare il cuore di ognuno, a trasfigurarlo. Nel Vangelo non troveremo risposte e soluzioni immediate ma lì troveremo il dinamismo della grazia perché la coscienza di ciascuno si apra a Dio. Persone di retta coscienza formano una società giusta. Non può esservi una società giusta senza individui che vivano onestamente e che nelle proprie scelte personali non decidano di perseguire il bene comune alla luce del vangelo.
Portinerie Acciaierie d’Italia
Questo mi auguro, che cambino i cuori nel nome di Cristo e questo cambierà Taranto. Non c’è Stato, non c’è istituzione che possa aprire strade nuove se dal primo all’ultimo, da chi ha responsabilità economica e civile, non lascia che il nuovo umanesimo di Cristo, che conferisce a tutti pari dignità e rispetto, parli alla singola coscienza. Di questo ho fiducia. E questa fiducia diventa grido che cessino nel mondo le imprese di morte: questa guerra insensata e terribile di aggressione in Ucraina, questo mediterraneo che, come dice papa Francesco è diventato un cimitero, questa devastazione del nostro pianeta, questa esplosione di individualismo, questo smarrimento giovanile che diventa violenza gratuita, questa mancanza di un senso nelle nostre azioni. Un grido che è una domanda al Signore, al Mistero fatto carne che non prevalga l’indifferenza nei rapporti, che non prevalga il disprezzo della vita dal concepimento fino alla fine naturale. Perché ogni istante è sacro e prezioso ed è abbracciato dal Signore dopo che Lui ha abbracciato la croce e l’ha resa cammino di resurrezione. Perché non siamo fatti per il nulla, ma per la vita, per la pace verso cui il Signore risorto ci conduce.
Sono di nuovo tra voi, a portarvi ancora una volta il messaggio di speranza che la fede in Gesù risorto alimenta sempre. La speranza cristiana non ignora il dolore e la morte, ma combatte il non senso e la violenza che nasce dall’orgoglio e dalla dimenticanza che siamo semplici creature.
Sono di nuovo tra voi, dopo tutti questi anni, e non posso fare a meno di ricordare l’ingiustizia e il dolore lacerante per le vite spezzate che negli anni abbiamo affidato al Signore; ricordiamo e preghiamo insieme per i nostri fratelli che tragicamente hanno perso la vita sul posto di lavoro, lì dove avrebbero dovuto solo costruire il loro futuro: preghiamo per Claudio Marsella, Francesco Zaccaria, Ciro Moccia, Cosimo Martucci, a Cosimo Massaro. Vi garantisco il mio perpetuo impegno perché si coniughi pienamente e finalmente sicurezza e lavoro, salute e lavoro, senza alcun compromesso.
Sono di nuovo tra voi a suggellare una promessa, non demorderò, continuerò a spendermi per un lavoro dignitoso e per un ambiente sano.
Non nascondo che mi sarebbe piaciuto vedere risolte le emergenze più gravi, a partire da quella ambientale, il tempo nuovo indicatoci da papa Francesco nella Laudato si’, la strada dell’ecologia integrale, quella in cui lo sviluppo è tale solo se contempla la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini, sono le dimensioni dentro le quali dobbiamo muovere i nostri passi rinnovati. Non si può che procedere con sollecitudine nell’attuazione del programma delle bonifiche, fuori e dentro lo stabilimento; far sì che non una tonnellata in più di acciaio sia prodotta a scapito dei limiti delle emissioni anche solo potenzialmente nocive, salvaguardare la qualità del lavoro e proteggere il lavoro e i lavoratori, sono azioni ineludibili: ce lo chiede, la nostra coscienza di cristiani.
La sfida è quella di instaurare un rapporto nuovo tra il siderurgico e la città, questo richiede lo sforzo di tutti ma proporzionato al peso delle parti in gioco. Tra i primi segni positivi c’è la scuola di formazione e sviluppo delle competenze per dipendenti e per il territorio posta proprio qui vicino e che benedirò dopo la messa.
Sono di nuovo qui per affidarvi alla Madonna addolorata che tanto cara è a tutti i tarantini. In questi giorni la città si ricompatta in “popolo”, tenuta insieme dal senso di appartenenza e da una fede forte, che raggiunge vari strati della nostra società.
Il Giovedì santo l’Addolorata ci fa dono di riunirci come popolo unito, capace di stemperare le divisioni in nome di un’unica fede, un’unica croce che ci fa fratelli. Preghiamo perché Taranto sappia affrontare unita, senza contrapposizioni ingiustificate, le sfide che la riguardano.
Sono di nuovo tra voi per prepararci a festeggiare la Pasqua del Signore. Sarete tra i più vicini al mio cuore, nelle mie preghiere, voi che siete stati fin dal primo momento al centro del mio impegno di pastore. La fede vi sostenga sempre, sostenga le vostre famiglie, i vostri bambini. Intensificheremo l’opera dei padri Giuseppini come cappellani del lavoro per una vicinanza a tutti voi nei problemi spirituali e anche nelle questioni sociali. Insieme al Seminario e alle Parrocchie, le fabbriche, gli ospedali, le scuole e la casa circondariale sono i luoghi a cui il mio cuore è più vicino. Sappiate che il vescovo Filippo vi è accanto; e che potrete contare sempre su di lui come sacerdote e padre, nel momento del bisogno come in quello della gioia.
Il mio abbraccio e i miei auguri di una buona Pasqua per tutti quanti voi.
In Italia un bambino su 15 (tra i 7 e i 15 anni) lavora o ha avuto esperienza di lavoro. Tra i 14-15enni la percentuale sale ad 1 su 5. Uno su 10 ha addirittura iniziato a lavorare a 11 anni o prima. Si tratta di 336 mila bambini e adolescenti tra i 7 e i 15 anni (6,8%) e 58.000 adolescenti (il 27,8%) tra i 14-15enni, mentre l’età legale consentita è di 16 anni. Attività lavorative che vanno a discapito dei percorsi scolastici, spesso interrotti, e del benessere psicofisico dei ragazzi. È quanto emerge da una nuova indagine nazionale condotta da Save the children, presentata oggi a Roma, a dieci anni di distanza dall’ultima ricerca sul lavoro minorile in Italia intitolata “Non è un gioco”. Secondo l’organizzazione a tutela dell’infanzia il fenomeno del lavoro minorile in Italia è sommerso e riguarda soprattutto i settori della ristorazione, del commercio, i lavori agricoli e i cantieri.
Ma c’è una novità rispetto ai dati del 2014: un nuovo ambito lavorativo, legato al mondo digitale. Tra le nuove forme di lavoro online (5,7%) vi è la realizzazione di contenuti per social o videogiochi, la rivendita di sneakers, smartphone e pods per sigarette elettroniche. Nel periodo in cui lavorano, più della metà degli intervistati lo fa tutti i giorni o qualche volta a settimana e circa 1 su 2 lavora più di 4 ore al giorno. Tra i ragazzi del circuito della giustizia minorile l’incidenza è ancora più alta: più di un intervistato su 3 lavorava prima dell’età consentita. Quasi il 40% dei minori e giovani adulti presi in carico dai Servizi della Giustizia minorile ha infatti affermato di aver svolto attività lavorative prima dei 16 anni. Tra questi, più di un minore su 10 ha iniziato a lavorare all’età di 11 anni o prima e più del 60% ha svolto attività lavorative dannose per lo sviluppo e il benessere psicofisico. I dati della ricerca verranno messi a disposizione sul nuovo datahub di Save the children, un portale nato con l’intento di monitorare le disuguaglianze, mappare i territori a rischio, orientare le politiche e l’azione sociale, costruire una conoscenza condivisa del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. La ricerca viene presentata oggi a Roma, nell’ambito di un evento che si svolgerà nella sede di Save the children, al quale prenderanno parte, tra gli altri, Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali; don Francesco Preite, presidente di Salesiani per il Sociale; Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia; Tito Boeri, direttore del Dipartimento di Economia dell’Università Bocconi di Milano; Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil; Andrea Tardiola, direttore generale Inail.
In italiano la traduzione è “fascino sfacciato”. Così come sfacciato rischia di essere il colpo alla salute mentale degli adolescenti più vulnerabili che usano il bold glamour, l’ultimo dei filtri applicabili sui social. Grazie all’intelligenza artificiale, il tool dona labbra gonfie, sopracciglia folte e definite, incarnato uniforme senza brufoli e trucco impeccabile. Non è il primo che spopola fra i giovanissimi ma a differenza di altri è capace di ingannare in maniera più efficace, visto che anche quando il viso sullo schermo si muove l’effetto non fa una grinza e non svela il trucco. “I filtri nascono come un gioco, ma gli sviluppi che hanno visto l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale a queste tecnologie e la crescita conseguente della qualità del servizio stanno cambiando radicalmente questa prospettiva”, spiega Simone Digennaro, docente e ricercatore dell’Università di Cassino. Secondo una ricerca dello stesso ateneo, il 50% dei giovani under 14 usa i filtri messi a disposizione dai social per modificare la propria immagine e il 42% di loro vorrebbe essere nella vita reale così come appare quando li utilizza. “L’essere umano non è più il corpo che possiede, ma è la rappresentazione che di esso riesce a offrire attraverso immagini modificate, make-up estremo, sovra-esposizione”aggiunge Digennaro. I rischi in cui i giovani incorrono è fin troppo facile immaginarli: ansia, bassa autostima e frustrazione. Per l’esperto, gli adulti non devono tirarsi indietro e imparare a conoscere il mondo digitale per orientare meglio le scelte dei figli.
Professore, uno dei rischi dell’abuso di questi filtri potrebbe essere l’aumento di adolescenti che preferiscono stare in disparte, i cosiddetti ‘hikikomori’?
Riguardo al fenomeno degli ‘hikikomori’ c’è una combinazione tra l’utilizzo dei mezzi social e una propensione all’isolamento sociale. La tecnologia ha di fatto amplificato il disagio in chi aveva già la propensione ma non l’ha determinato. Invece la possibilità di usare i nuovi mezzi per modificare la propria immagine sta determinando un disagio.Tutti noi nella vita reale, quando ci vestiamo o cambiamo la pettinatura contribuiamo a modellare la nostra identità e personalità. È un fenomeno naturale. La cosa cambia però con la possibilità di usare questi filtri perché si può andare incontro a una serie di storture, non riconoscersi più o essere esposti a modelli irraggiungibili. Alle estreme conseguenze, ci potrebbe essere il rischio di isolamento perché il soggetto potrebbe preferire essere guardato solo tramite i filtri e non attraverso l’immagine reale.
Altro pericolo è il ricorso alla chirurgia plastica anche da parte dei giovanissimi per assomigliare all’immagine prodotta grazie ai filtri.
Il fenomeno è soprattutto negli Stati Uniti perché lì la chirurgia plastica è più accessibile mentre in Italia esistono ancora delle forme di protezione per i giovani. Modificare alcune parti del corpo, ottenere gratificazione dall’effetto ottenuto sui social, può portare al desiderio di ricorrere agli interventi chirurgici. Ma se questo desiderio non è soddisfatto, magari per mancanza di mezzi o per limiti importi dalla legge, si potrebbe generare frustrazione. Gli adolescenti considerano il mondo virtuale una realtà, non distinguono i due mondi.Nei casi più estremi la frustrazione generata sfocia in episodi di autolesionismo e disturbi alimentari.
Lei definisce “sindrome dei corpi multipli” la tendenza che si sta sviluppando attraverso l’utilizzo massiccio dei social da parte degli adolescenti.
Se un pre-adolescente nel periodo della formazione va sui social è sempre più probabile che riceva tutta una serie di messaggi molto vari, come “curvy è bello” oppure “stai attento alla dieta perché potresti avere problemi alla salute” o “sii te stesso”. Questi generano confusione ed espongono a modelli e contro modelli. Ciò porta alla “sindrome dei corpi multipli” perché l’adolescente ha la possibilità di scegliere il filtro che si adatta al messaggio in quel momento ricevuto. C’è una moltiplicazione dei corpi che vengono esposti. Abbiamo bisogno, per definire la nostra identità, di avere il contatto con la corporeità ma se le corporeità sono tante il rischio è non sapere più chi sono.
Che adulti saranno?
Dobbiamo capire che la commistione fra mondo digitale e mondo reale c’è già. A volte noi adulti facciamo fatica ad accettarlo. Dobbiamo stare attenti a capire in che modo questi strumenti dotati di grandi potenzialità stanno creando anche delle enormi fragilità. I giovani oggi hanno maggiori opportunità rispetto alle generazioni di giovani del passato ma allo stesso tempo sono a rischio fragilità. Vivono in un mondo in cui gli adulti non sanno come entrare. Da sempre ci sono differenze ma in passato, fra le diverse generazioni c’erano spazi e momenti in cui si raccontavano e riconoscevano. Oggi questi luoghi di confronto sono meno frequenti, gli adolescenti non hanno la guida degli adulti. Probabilmente saranno degli adulti fortemente a rischio in termini di fragilità sociali, ansie, frustrazione data dall’eccesso di informazioni e opportunità.
Che consigli dare ai genitori?
I genitori devono esserci. Una cosa che come adulti stiamo forse sbagliando è demonizzare la tecnologia o considerare che il digitale sia l’origine di tutti i mali. Il digitale è un’opportunità ma probabilmente non siamo in grado di fare ciò che si faceva prima: insegnare come si comunica e come si sta in contesti sociali, il problema è che noi adulti non sappiamo come farli socializzare nel mondo virtuale. Dovremmo prima comprendere meglio questo nuovo modo di vivere per essere consapevoli e in grado di orientare le scelte delle nuove generazioni.
“Taranto, quartiere Tamburi” è il titolo della mostra che, fino a domenica 6 maggio, esporrà gli scatti realizzati dall’artista tarantino
05 Apr 2023
Le periferie di Taranto, ritratte nelle fotografie di Vito Leone, sono protagoniste a Legnano (Milano), nelle stanze del Castello visconteo, nella rassegna “Fotografia, architettura, territorio”, organizzata dal Comune di Legnano e dall’Archivio fotografico italiano, nell’undicesima edizione del “Festival fotografico europeo”, in programma in varie località della Lombardia. “Taranto, quartiere Tamburi” è il titolo della mostra, inaugurata sabato 1 aprile, che fino a domenica 6 maggio esporrà gli scatti realizzati dall’artista tarantino ed ospitati nella manifestazione, che comprende e mette a confronto anche fotografie dei comuni dell’altomilanese e delle borgate di Roma, di altri autori. La rassegna ha il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano e della Commissione Europea ed è curata da Claudio Argentiero.
Attraverso le sue opere, Vito Leone presenta una documentazione visiva del territorio della città pugliese e delle sue zone marginali: dai paesaggi intorno all’acciaieria, all’edilizia popolare, a zone dimenticate tra campagna ed industria. È una fotografia architettonica, geometrica, che segue le regole del minimalismo, apparentemente fredda, ma ricca di pietas e di pathos. Il tema del paesaggio suggerisce una riflessione sulle dinamiche sociali dettate dal contesto di vita e di lavoro; ci sono luoghi urbani e non-luoghi, luoghi di transizione o di passaggio, comuni a tutte le grandi periferie urbane, che invitano ad un’analisi sull’uomo e ad una ricerca di senso. Nei suoi scatti, Vito Leone elabora il tentativo di conferire dignità alla periferia industriale, alle aree suburbane vicine allo stabilimento siderurgico. Le sue fotografie documentano i quartieri della città (Tamburi, Paolo VI, Porta Napoli e le nuove zone di espansione edilizia), ma anche aree retroindustriali abbandonate ed archeologia urbana del secolo scorso, che a Taranto è stato caratterizzato da una produzione massiccia e invasiva. Nato nel quartiere Tamburi, il fotografo, vicino a questi ambienti, perché familiari, cerca di svelare la bellezza e l’umanità di questi luoghi spesso guastati dal degrado. Al tempo stesso, la ricerca vuole essere un atto di denuncia della situazione ambientale e sociale della città, un appello per la comunità. Quello di Leone è un lavoro fotografico che corre su una doppia traccia. La prima, oggettiva, è quella delle linee e delle forme, del “senso geometrico” del paesaggio; l’altra, soggettiva, è quella filtrata dall’occhio umano, che in quegli scorci vede, pur nella loro desolazione, umanità e dignità. Il tempo sembra sospeso. Le periferie di Taranto diventano simbolo delle periferie di tante altre città, i cui luoghi si assomigliano. La presenza umana non c’è o è appena accennata, ma se ne percepisce il respiro e si intravede attraverso gli elementi del paesaggio urbano: il contrappunto di finestre chiuse ed aperte, i panni stesi, un manifesto pubblicitario, i resti di antichi laboratori artigiani; i colori, utilizzati sulle facciate in maniera sgargiante. Il risultato è uno studio sulle forme alla ricerca di una “grammatica” dello spazio: non solo architettura, ma anche fotografia sociale. Un metodo caro alla fotografia americana paesaggistica degli anni Settanta e riattualizzato in questo lavoro. La funzione dell’atto fotografico, oltre lo sforzo della documentazione e catalogazione, diventa, dunque, riordinare il caos, svelare la bellezza dei luoghi marginali. Un bello capace di resistere alla violenza umana e rintracciare, nella sua forma, un nuovo ordine estetico ed ontologico, una coerenza sottesa alla vita, una speranza, un senso.
“Tessere d’arte nel Borgo e nell’Isola”, in programma giovedì 6 e venerdì 7 aprile, è uno degli ultimi appuntamenti del Mysterium Festival che si concluderà con il concerto di Pasqua domenica 9 aprile nel Duomo di San Cataldo.
“Tessere d’arte” è un insieme di proposte, ognuna delle quali declinata in due spettacoli, alle 19.00 e alle 20.30 nei siti, come specificato nel titolo, fra il Borgo e l’Isola. Come a dire Città nuova e Città vecchia, due angoli cittadini suggestivi messi in relazione da un unico fil rouge con momenti che vanno dai “Tableaux vivants” (Chiostro ex Caserma Rossarol) e “La croce e la Madre” (Chiostro ex Ospedale vecchio) a “Ogni male fore” con i Faraualla (Castello aragonese) e “Curranera” con Yaraka (Chiostro ex Convento Santa Chiara). Ingresso gratuito su prenotazione (uffici Orchestra Magna Grecia e online su eventbrite).
La direzione artistica del Mysterium Festival è dei Maestri Piero Romano e Pierfranco Semeraro. La rassegna è organizzata da Le Corti di Taras in collaborazione con Arcidiocesi di Taranto, Comune di Taranto, Orchestra della Magna Grecia, Chorus e ARCoPU; con il patrocinio di Ministero della Cultura e Regione Puglia e il sostegno di BCC San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Comes, Programma Sviluppo, Caffè Ninfole, Baux Cucine e Chemipul.
Ingresso gratuito su prenotazione. Info: Orchestra Magna Grecia Taranto – via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935). Online: eventbrite. Sito: orchestramagnagrecia.it
Il Mysterium Festival può essere seguito anche attraverso gli aggiornamenti sui social Facebook e Instagram.
Le celebrazioni di papa Francesco per Pasqua in onda su Tv2000 e inBlu2000
05 Apr 2023
Programmazione speciale di Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) dedicata alla Pasqua. L’emittente della Cei trasmette le seguenti dirette con papa Francesco: giovedì 6 aprile, alle 9.30, la Messa del Crisma e, alle 16, in diretta dal carcere minorile di Casal del Marmo la messa in Coena Domini; venerdì 7, alle 17, in diretta la celebrazione della Passione e, alle 21.15, la Via Crucis dal Colosseo; sabato 8, alle 19.30, in diretta dalla Basilica vaticana la Veglia pasquale; domenica 9, alle 10, la messa di Pasqua seguita dalla benedizione ‘Urbi et Orbi’ dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro; lunedì 10, alle 12, la recita del ‘Regina Caeli’.
Le celebrazioni del triduo pasquale con papa Francesco sono trasmesse in diretta anche su Radio inBlu2000. Giovedì santo, 6 marzo, in diretta la Veglia di preghiera ‘Con Gesù nell’orto degli ulivi’ alle 20 dalla Basilica del Getsemani. La programmazione speciale di Tv2000 dedicata alla Settimana Santa prevede anche: da giovedì 6 a sabato 8 aprile alle ore 7 ‘Questo mistero è grande. Il Triduo pasquale’, momento di preparazione alla Pasqua con preghiere e riflessioni sul Vangelo della Passione.