Cei

Maltempo in Emilia Romagna, Cei: “In contatto con le diocesi e le Caritas per individuare le prime necessità a cui far fronte”

foto Ansa/Sir
18 Mag 2023

La presidenza della Cei esprime “fraterna vicinanza alle popolazioni colpite dall’ondata di maltempo che sta flagellando l’Emilia-Romagna” e, assicurando “il ricordo nella preghiera per le vittime, i dispersi e tutte le famiglie coinvolte”, rinnova “l’invito alle diocesi, alle parrocchie, agli istituti religiosi a pregare e a farsi prossimi agli abitanti dei territori provati dalle alluvioni e dalle esondazioni dei fiumi”.
La nota Cei continua: “Di fronte a questa nuova calamità capiamo con chiarezza come dobbiamo essere uniti nell’emergenza, come scegliere insieme di curare la nostra casa comune e ci impegniamo a fare quanto necessario per collaborare con i soccorsi e nel garantire accoglienza e solidarietà a chi si trova nel bisogno”, afferma la presidenza con le parole dei vescovi della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna. La segreteria generale della Cei è in contatto con i vescovi delle diocesi colpite e con la rete della Caritas per avere un quadro aggiornato della situazione e individuare le prime necessità a cui far fronte.

 

Eventi a Taranto e provincia

Venerdì 19, la presentazione della silloge poetica “Protagonista provvisoria” di Lucia Pulpo

17 Mag 2023

L’ambiente, il mondo, lo sguardo sul silenzio della città vuota, una riflessione sull’esistenza delle forme di vita e sul potere della natura: è questo il filo conduttore che lega le poesie di “Protagonista provvisoria”, ultima silloge di Lucia Pulpo, classificatasi al secondo posto al premio “L’inedito. Sulle tracce del De Sanctis” e pubblicata per Delta3 edizioni.
Arci Gagarin è lieta di ospitare la prima presentazione di questo lavoro, assieme alla sua autrice, Lucia Pulpo, scrittrice, blogger e operatrice culturale, inaugurando così un filone, quello della poesia, che gli organizzatori si augurano possa germogliare nel proprio palinsesto culturale futuro.
Dialogherà con l’autrice la poeta Mara Venuto.
L’appuntamento è fissato per venerdì 19 maggio, dalle ore 18, nel circolo Arci Gagarin in via Pasubio.

Cinema

Nel bene e nel male, Napoli alla ribalta in “Nostalgia” di Martone

Pierfrancesco Favino e Francesco Di Leva
17 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Tornare a casa dopo tanto tempo: scoprire, a sorpresa, che tutto è immutato, all’esterno; credere erroneamente che non siano cambiate neanche le persone. È quanto accade al personaggio di Felice Lasco in “Nostalgia”. Un film che accende i riflettori sulla bellezza di Napoli, e sul dramma. Guardato in questi giorni, l’ultima opera cinematografica del regista Mario Martone offre ulteriori motivi di interesse: rimanda all’atmosfera festante vissuta dalla comunità grazie al calcio, alla conquista dello scudetto. È la stessa gente, ancorata alle tradizioni più belle, che deve barcamenarsi in mezzo ai guai atavici, da sempre. All’ombra della criminalità organizzata, una presenza soffocante. Nostalgia conquista il pubblico che sceglie di vederlo. Non riesce a farsi capolavoro, come vorrebbe il maestro Martone, forse, sebbene gli ingredienti siano presenti. È un buon film sicuramente. Ha tutta la profondità, la potenza del sentimento.

Trama

Imprenditore che ha fatto fortuna oltre i confini dell’Italia, tra il Libano e l’Egitto, Felice Lasco fa ritorno a Napoli, la città dove è vissuto fino all’età di quindici anni. Si ricongiunge alla mamma. Donna stimata, riconosciuta come la sarta migliore del Rione Sanità, che accoglie il figlio a braccia aperte, quando credeva di non rivederlo. Felice incontra anche don Luigi Rega. Un punto di riferimento importante: aiuta i ragazzi di quel rione cercando di combattere, di opporsi con tutte le forze alla camorra. Nella disapprovazione dello stesso sacerdote, l’uomo va alla ricerca dell’amico fraterno Oreste Spasiano, perché c’è una storia in sospeso sulla quale tornare, per vivere meglio il presente. Il piccolo particolare è che l’ex compagno di scorribande, detto ‘o Mal’omm, è diventato un boss dal quale stare alla larga. La cocciutaggine del protagonista si scontra con la realtà. Fino in fondo.

Il prete anticamorra

L’attrazione del cast, per una volta, non è il sempre grande Pierfrancesco Favino alias Felice Lasco, ma un sorprendente Francesco Di Leva. Che interpretando don Luigi Rega si è aggiudicato il David di Donatello come miglior attore non protagonista. I suoi occhi spiritati sono lo sguardo curioso battagliero vivace della città in cui l’attore è nato. Interessante rivederlo dopo l’interpretazione in Gomorra. Ovvero in tutt’altra veste – era stato mafioso anche in “Ti mangio il cuore” di Pippo Mezzapesa. In qualsiasi parte è credibile, convincente. Proprio la presenza del sacerdote in Nostalgia, come figura chiave, brilla nell’esempio rassicurante e trascinante. Contravvenendo allo stereotipo di una città abbandonata nelle aree più disagiate alla cultura della illegalità e alla camorra.

Nostalgia – Interpreti e personaggi

Pierfrancesco Favino: Felice Lasco

Francesco Di Leva: don Luigi Rega

Tommaso Ragno: Oreste Spasiano, detto ‘o Mal’omm

Aurora Quattrocchi: Teresa, madre di Felice

Salvatore Striano: Gegè

Sofia Essaidi: moglie di Felice

Daniela Ioia: Teresa da giovane

Nello Mascia: Raffaele

Emanuele Palumbo: Felice da giovane

Virginia Apicella: Adele

Artem Tkachuk: Oreste da giovane

Fari di pace

I conflitti, nella famiglia e nel mondo, secondo i sociologi Magatti e Giaccardi

17 Mag 2023

di Silvano Trevisani

“Aggiungi un posto a tavola”: il titolo scelto dall’Associazione La città che vogliamo per una tavola rotonda sulla famiglia è più che esplicito. Se a parlarne poi è una coppia di sociologi notissimi che formano da anni una famiglia, ricca di cinque figli, il discorso diventa più intrigante. Mauro Magatti e Chiara Giaccardihttps://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=magatti+giaccardi&bshm=bshqp/1 hanno risposto all’invito di Gianni Liviano dettando la traccia del percorso su: “La famiglia luogo di accoglienza, di condivisione e di perdono”, tema del quale sono testimoni diretti.

Un pubblico numeroso e coinvolto ha partecipato all’incontro svoltosi in Concattedrale, all’interno di un nutrito percorso che l’associazione https://www.facebook.com/lecittachevogliamo/?locale=it_IT sta proponendo, con la piena disponibilità del parroco Ciro Marcello Alabrese. Che di stimoli ne ha offerti tanti, grazie anche alla verve dei due relatori entrambi docenti di sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La conflittualità e il pericolo della guerra

Abbiamo approfittato della loro disponibilità per rivolgere loro qualche domanda.

Professor Magatti, proprio nell’edizione odierna di “Avvenire” lei affrontava il tema della guerra in Ucraina, alla luce della discussa presenza del presidente Ucraino in Italia e della sua visita a papa Francesco. Dalla famiglia ai conflitti internazionali vi è una violenza nascosta che ha comuni origini nell’istinto umano?

Certamente sì, negli uomini in generale e anche all’interno della famiglia. Lo vediamo dal fenomeno dei i femminicidi e dal fatto che la famiglia è la prima causa di morte violenta in Italia. Perché gli affetti di sangue, come li chiamiamo, sono molto profondi e possono portare tanto bene ma anche tanto male. In una società come questa, che ha tutta una serie di caratteristiche, ahimè il male, che c’è sempre stato, e magari una volta era solo nascosto, salta fuori e diventa un fenomeno molto grave.

Si parla molto poco di pace, in questo momento, come se il termine fosse ostracizzato, anche dai giornali.

Purtroppo siamo entrati in questo ciclo della guerra, che ha un responsabile primo che si chiama Putin, ma quando ci sono dei conflitti, anche dentro la famiglia, se qualcuno non prova a cercare la strada del dialogo, si va alla guerra, i cui esiti sono sempre imprevedibili.

Si sta parlando molto di denatalità, ma quanto incidono i problemi socio-economici e quanto la labilità dei rapporti anche all’interno della famiglia d’oggi?

Tutte le cose insieme. La crisi della natalità è anche legata al fatto che siamo una società avanzata, matura, caratterizzata benessere, poi c’è l’individualismo ma è evidente in Italia non ci sono le politiche per la famiglia. Insomma: una serie di fattori che si sono sommati e che impongono delle scelte chiare perché siamo in uno squilibrio molto grave.

La Chiesa ha messo da tempo il dito sulla piaga, dalla politica vengono tanti segnali, ma sono congruenti? Si parla la stessa lingua?

Il problema della politica è che affronta le questioni con interventi spot. Invece una cosa coma la natalità, come la demografia, va affrontata con interventi integrali, organizzati e articolati e purtroppo la politica italiana non è tanto capace di fare questi interventi e di conseguenza il Paese paga dei costi molto grandi.

Il ruolo della donna nella famiglia

Alla professoressa Giaccardi abbiamo chiesto

All’interno della famiglia la donna ha ancora un ruolo specifico tradizionale di “angelo della casa”, per così dire?

Io credo nella reciprocità del maschile e del femminile non nella complementarietà. Quest’ultima compota che ognuno ha il suo ruolo e magari i due ruoli non si parlano nemmeno, limitandosi a svolgere i propri compiti. Io penso che il ruolo della donna sia quello di portare un contributo di femminilità alla coppia e alla famiglia in un dialogo costante con la parte maschile della famiglia. E in questo dialogo tutti e due si cambia, si cresce. Il paradosso della vita famigliare è che per crescere bisogna cambiare, non si può rimanere uguali e questo cambiamento avviene dentro questa relazione di reciprocità.

Ma il fatto che non si facciano più figli è un problema che pesa di più sulla donna?

Per la donna è complicato fare figli perché mancano servizi, aiuti, perché la donna dentro la famiglia ha ruoli complicati, diciamo quindi che è la parte più svantaggiata. Ma non si può non lavorare entrambi in questo mondo, perché sono molto pochi gli stipendi che sono sufficienti per mantenere una famiglia monoreddito. Nei campi dove si può si sta lavorando per favorire una armonizzazione tra il lavoro e la famiglia, perché comunque lavorare fa anche bene alle donne. Io penso che una donna che lavora sia anche un madre più attenta, consapevole del valore del tempo che passa con i suoi figli. È consapevole di una serie di dimensioni, è più attenta, più meticolosa, più dedita alla cura. Penso che il lavoro e la maternità non si escludano a vicenda ma paradossalmente si potenziano a vicenda, sempre se ci sono le condizioni.

Diocesi

Al via i festeggiamenti in onore di Santa Rita

Nel quarantesimo anniversario della parrocchia a lei dedicata

17 Mag 2023

Era il 22 maggio del 1983 quando su un furgoncino, tra viale Trentino e via Galilei, veniva celebrata la prima messa in onore di Santa Rita, proprio lì dove sarebbe sorta la parrocchia a lei dedicata e da allora sempre retta da mons. Luigi Romanazzi. Sono passati 40 anni e, oggi come allora, c’è un popolo pronto a raccogliersi attorno alla Santa nei festeggiamenti che avranno luogo a Taranto dal 19 al 27 maggio.

Il tema è Appartenenza e missione: il carisma nelle sfide di un cammino. L’ispirazione è data dalle parole pronunciate da papa Francesco in occasione dell’ultima giornata della vita consacrata: “tutti i carismi sono per la missione, e lo sono proprio con l’incalcolabile ricchezza della loro varietà; così che la Chiesa possa testimoniare e annunciare il Vangelo a tutti e in ogni situazione”. Parole che documentano l’attualità della riflessione proposta da don Luigi Giussani (fondatore del movimento di Comunione e Liberazione e del quale si è appena celebrato il centenario dalla nascita), proprio a Taranto nel 1986, in occasione della XV Settimana della Fede: “lo Spirito che vive nella Chiesa è l’energia con cui Cristo afferra gli uomini che il Padre gli dà nelle mani lungo il tempo della storia; questo Spirito desta dei cuori, li muove; altri venendo a contatto con loro, li sentono affini e si uniscono a loro creando una comunione, ma questa è la storia magnifica di tutte le congregazioni religiose, di tutti gli ordini religiosi (…) perché qualunque di questi movimenti spirituali è sorto per vivere il mistero della Chiesa di Cristo e quindi il Mistero insondabile di Dio, del destino della propria vita”.

Allora, Santa Rita pienamente donna, sposa, madre e consacrata, sempre in cammino attraverso l’opera dello Spirito Santo, nella sequela a Cristo e nella fedeltà alla Sua Chiesa. Un esempio di santità a cui guardare ancora e soprattutto oggi, quando la mondanità sembra invece esaltare una cesura insanabile tra vita e fede, fino a ridurle entrambe.

Il triduo a Santa Rita vuole quindi proporre a ciascuno un percorso di preghiera e formazione per approfondire, durante la santa messa delle ore 19 che – come ogni sera – seguirà la recita del santo rosario delle ore 18.30, i temi di: “Santa Rita e la Fede” (venerdì 19 maggio); “Santa Rita e il Carisma” (sabato 20 maggio); “Santa Rita e la Missione” (domenica 21 maggio).

Lunedì 22 maggio, solennità di Santa Rita, saranno celebrate le sante messe del mattino alle ore 07; alle 10 e alle 11.30 (con la supplica a seguire); mentre nel pomeriggio si potrà partecipare alla solenne celebrazione eucaristica delle ore 17.30 presieduta da mons. Filippo Santoro per poi, alle ore 18.45, animare la processione attraverso le vie del quartiere muovendo da piazza Santa Rita dove, al rientro, saranno benedetti petali e rose.

La tanto attesa festa popolare in piazza, con canti, balli e “l’auto-pranzo” per tutti, è in programma per il successivo sabato 27 maggio, dalle ore 20. Il tema della serata, dal titolo “un io in cantiere”, richiama alla responsabilità personale del cammino sinodale a cui la Chiesa ci invita in questo tempo nella esperienza dei cc.dd. “cantieri di Betania” e che, nelle parole di papa Francesco, ci indica la strada verso una “trasfigurazione personale ed ecclesiale (…) per salire insieme a Gesù e giungere con lui alla meta”, senza “rifugiarsi in una religiosità fatta di eventi straordinari, di esperienze suggestive, per paura di affrontare la realtà con le sue fatiche quotidiane, le sue durezze e le sue contraddizioni”.

Il quarantennale della parrocchia sarà anche l’occasione per partecipare al pellegrinaggio a Cascia, in programma per i prossimi 30 settembre – 1 ottobre.

Non solo luminarie e spettacolo pirotecnico – che pure non mancheranno – quindi, ma la proposta di confrontarsi seriamente con la testimonianza di una vita in cui la fede incide, nell’esperienza del carisma incontrato.

 

Editoriale

Quelle tende e le nostre coscienze

Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Foto Avvenire – Ansa)
17 Mag 2023

di Emanuele Carrieri

Quelle tende issate fra le piazze e la gente, da studenti universitari fuori sede che non riescono più a pagare il fitto, raccontano, se mai ce ne fosse ancora necessità, l’assoluta indifferenza di chi, per anni e anni, non ha messo nero su bianco sui fogli dell’agenda politica, il problema della crescita culturale del Paese. Non l’ha visto, non l’ha analizzato, non l’ha compreso, non l’ha considerato, non ha voluto prestare attenzione ai segni del degrado, delle difficoltà da parte di una generazione abbandonata, dimenticata e da dimenticare. Non c’è stata nessuna visione in quanto, da anni e anni, la politica pensa e ragiona sul “qui e ora”, non è per nulla interessata a scommettere sul domani, sul futuro, sull’avvenire. Figurarsi se gioca le sue carte su un qualcosa che andrebbe pianificato e spalmato in molti anni, se non decenni. Quelle tende fra le piazze e l’indifferenza di tanti se non di troppi, raccontano qualcosa che non è superfluo, ma forse è davvero molto sostanziale. Quei ragazzi, quei giovani, quelle donne e quegli uomini del domani, utilizzano un mezzo di comunicazione potentissimo: l’immagine e il silenzio. Non è indispensabile, di fatto, scrivere un comunicato, diffondere un messaggio, organizzare una conferenza stampa, mettere insieme cattedratici per un convegno. In realtà, quelle tende prendono il posto del linguaggio verbale ed entrano, di prepotenza e di diritto, nel sempre più esteso dominio dei segni. Ritorna alla memoria un articolo che Pier Paolo Pasolini pubblicò il 7 gennaio 1973 nel Corriere della Sera, dal titolo “Contro i capelli lunghi”: un reperto archeologico tranquillamente reperibile in internet. Nell’articolo lo scrittore riconosce nei giovani che, a quei tempi, portavano i capelli lunghi “un linguaggio privo di lessico, di grammatica e di sintassi” ed era “il linguaggio della presenza fisica che da sempre gli uomini sono in grado di usare”. A distanza di ben cinquanta anni, oggi quelle tende costruiscono un mondo di segni e di segnali. Ci manifestano, con immediata semplicità, un disagio vero, reale, un problema complesso a cui nessuno mai aveva posto troppa attenzione. Non è altro che una protesta radicale, un rifiuto alle promesse, ai giri di parole, agli incontri su tavoli inutili dove la polvere, dopo qualche giorno, continuerà a depositarsi sul dossier “affitto studenti”. Quelle tende sulle piazze, ci raccontano un’altra cosa, forse la più drammatica e che ci tocca tutti da vicino: i nostri giovani hanno una grandissima difficoltà non solo per viaggiare e spostarsi velocemente, ma anche per studiare in altre università sparse per l’Italia. Qualcuno potrebbe rispondere che i giovani bene farebbero a studiare negli atenei locali e la risposta, in questo caso, è ancora più disarmante: anche a Bari e Lecce il problema del caro affitti esiste per i “pendolari” ai quali va aggiunta l’impossibilità di utilizzare mezzi pubblici rapidi per raggiungere le università delle due città pugliesi, perché i nostri politici che tanto si impegnano – con limitati e sterili risultati – nel garantire la continuità territoriale non hanno negli ultimi anni scommesso sulla viabilità interna. Ecco che davanti a quelle silenziose tende la processione politica prova a giocare a “scaricabarile” e il ministro Giuseppe Valditara dice che “il problema del caro affitti è grave, ma riguarda le città governate dal centrosinistra”. Adesso, a parte che siffatta affermazione non merita commenti e, sinceramente, buttarla sulla colorazione politica, in un sistema democraticamente eretto nel quale è possibile l’alternanza degli schieramenti, non sembra una analisi acuta e oggettiva. Bene farebbe, anzi meglio farebbe il ministro dell’istruzione e del merito a provare a muoversi su altri versanti, cercare e provare a verificare, con l’agenzia del demanio, se ci sono soluzioni alternative. Esistono su tutto il territorio nazionale decine e decine di caserme dismesse e abbandonate da tempo che potrebbero essere ristrutturate e poi divise in miniappartamenti. Bene faremmo, anzi meglio faremmo a cominciare a occuparci di ciò che quelle tende piantate sulle nostre coscienze provano a dire.

Udienza generale

L’udienza generale di papa Francesco di mercoledì 17 maggio

foto Sir/Marco Calvarese
17 Mag 2023

“Preghiamo il Signore per la martoriata Ucraina: si soffre tanto lì, si soffre tanto!”: è l’appello di papa Francesco, al termine dell’udienza di oggi, salutando i fedeli di lingua italiana. “Preghiamo per i feriti, per i bambini, per quelli che sono morti, perché torni la pace”, ha proseguito Francesco, che aveva fatto riferimento all’Ucraina anche poco prima, salutando i fedeli polacchi e affidando al Signore “tutte le questioni difficili della vostra patria e quelle degli altri paesi, in particolare la questione della pace in Ucraina”. Al centro della catechesi, la figura di San Francesco Saverio, “il più grande missionario dei tempi moderni”, divenuto patrono delle missioni cattoliche.
“Ci sono tanti sacerdoti, laici e suore che vanno in missione, anche in Italia”, l’esordio del papa, che ha infarcito l’udienza odierna di numerosi interventi fuori testo. “ Ci sono tante donne e uomini che hanno fatto questo in modo esemplare, tanti missionari nascosti”, ha spiegato Francesco a proposito dello zelo apostolico. “E questo è grande, uscire dalla patria per predicare il Vangelo”, ha commentato: “è lo zelo apostolico, lo dobbiamo coltivare tanto”.  Francesco Saverio, ha ricordato il papa, nasce in una famiglia nobile ma impoverita della Navarra, nel nord della Spagna, nel 1506. Va a studiare all’università di Parigi per poter ottenere una carica ecclesiastica ben retribuita che gli assicuri l’avvenire: “È un giovane simpatico e brillante, eccelle nello sport e nello studio. Nel suo collegio incontra un compagno più anziano e un po’ speciale: Ignazio di Loyola”. Parte così il primo di una numerosa schiera di missionari appassionati, pronti a sopportare fatiche e pericoli immensi, a raggiungere terre e incontrare popoli di culture e lingue del tutto sconosciute, spinti solo dal fortissimo desiderio di far conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo”, ha sottolineato il papa.
 “In poco più di undici anni compirà un’opera straordinaria”, le parole sull’attività missionaria di San Francesco Saverio nelle Indie. “I viaggi in nave a quel tempo erano durissimi e pericolosi”, ha fatto notare Francesco: “Molti morivano in viaggio per naufragi o malattie. Oggi purtroppo muoiono perché li lasciamo morire nel Mediterraneo”. Saverio passa sulle navi oltre tre anni e mezzo, un terzo dell’intera durata della sua missione, ha proseguito il papa: “Che coraggio avevano questi santi missionari, anche quelli di oggi”, l’omaggio di Francesco. San Francesco Saverio, inoltre, ”mette in versi il catechismo nella lingua locale e insegna a cantarlo”, ha sottolineato il papa citando un passo delle sue lettere, dove descrive così i suoi sentimenti:  “I pericoli e le sofferenze, accolti volontariamente e unicamente per amore e servizio di Dio nostro Signore, sono tesori ricchi di grandi consolazioni spirituali. Qui in pochi anni si potrebbero perdere gli occhi per le troppe lacrime di gioia!”.
“Anche oggi la Cina è un polo culturale, ha una storia grande, una storia bellissima”, ha affermato Francesco parlando di San Francesco Saverio, “il grande sognatore”, e del suo sogno di andare in Cina. “Aveva l’inquietudine dell’apostolo di andare oltre, oltre, oltre”, ha spiegato: “In Giappone Saverio capisce che il Paese decisivo per la missione nell’Asia era un altro: la Cina. Con la sua cultura, la sua storia, la sua grandezza, esercitava di fatto un predominio su quella parte del mondo”. “Dopo il Giappone torna a Goa e poco dopo s’imbarca di nuovo sperando di poter entrare in Cina”, ha proseguito il Papa: “Ma il suo disegno fallisce: egli muore alle porte della Cina,  sulla piccola isola di Sancian, davanti alle coste cinesi, aspettando invano di poter sbarcare sulla terraferma vicino a Canton. Il 3 dicembre 1552, in totale abbandono, solo un cinese è accanto a lui a vegliarlo. Così termina il viaggio terreno di Francesco Saverio”. “Aveva soltanto quarantasei anni, aveva speso la vita con la missione, con lo zelo apostolico”, il ritratto a braccio di Francesco: “parte dalla Spagna colta e arriva davanti al Paese più colto del mondo in quel momento, e muore davanti alla grande Cina, accompagnato da un cinese: tutto un simbolo”.

San Francesco Saverio “andava proprio alle frontiere dell’assistenza, e lì è cresciuto in grandezza”, il bilancio finale: “L’amore di Cristo è stato la forza che lo ha spinto sino ai confini più lontani, con fatiche e pericoli continui, superando insuccessi, delusioni e scoraggiamenti, anzi, dandogli consolazione e gioia nel seguirlo e servirlo fino alla fine”, la sintesi del Papa, che ha concluso con un auspicio: “Ci dia a noi un po’ di questo zelo apostolico per vivere il Vangelo e annunciare il Vangelo.
Tanti giovani hanno questa inquietudine e non sanno cosa fare. Guardate a San Francesco Saverio, guardate all’orizzonte del mondo, guardate ai poveri con tante necessità, guardate tanta gente che soffre, che ha bisogno di conoscere Gesù.

 

Libri

A Grottaglie, chiesa Madonna delle Grazie, la presentazione dell’antologia “Il grido della Terra”

16 Mag 2023

Il grido della Terra” è il titolo di una nuova antologia tematica che le edizioni Macabor hanno dato alla luce come seconda tappa del percorso tematico sui grandi temi dell’umanità. Dopo “La guerra che è in noi”, curata da Silvano Trevisani, prende vita questo secondo progetto, curato dalla poetessa emiliana Elisa Nanini, la cui dimensione è precisata dal sottotitolo: “Orizzonti di parole per non dimenticare le ferite della natura e dell’umano”. Un’analisi condotta attraverso la parola poetica, che indaga nel rapporto che c’è tra l’intimo dell’uomo, le sue idee, le sue passioni, le sue intemperanze, e il mondo esterno, la “casa comune” che egli dovrebbe custodire. È la stessa sollecitazione che da tempo Papa Francesco ha lanciato attraverso l’enciclica “Laudato si’” del 2015, Il testo che si focalizza sulla cura dell’ambiente naturale e delle persone, nonché su questioni più ampie del rapporto tra Dio, gli esseri umani e la Terra. Il sottotitolo dell’enciclica, “Sulla cura della nostra casa comune”, sottolinea questi temi chiave.

Dopo la prefazione dell’editore e poeta Bonifacio Vincenzi e della stessa curatrice, l’antologia propone i contributi tematici di poeti italiani impegnati, alcuni dei quali molto noti, come Elio Pecora e Claudio Damiani, vincitore dell’ultima edizione del prestigioso Premio Viareggio di poesia.

I poeti che hanno partecipato al progetto sono: Ștefan Damian (lingua rumena), Alberto Bertoni, Marco Bini, Marta Celio, Maria Benedetta Cerro, Pino Corbo, Claudio Damiani, Fernando Della Posta, Griselda Doka, Michele Ghiotti, Alfredo Panetta, Elio Pecora, Mariangela Ruggiu, Francesca Serragnoli, Silvano Trevisani, oltre alla stessa curatrice Elisa Nanini.

Se “Le generazioni passate, quelle dei miei genitori, tanto per fare un esempio, erano ossessionati dal futuro dei figli; il loro primo dovere esistenziale era lasciare per i figli una vita migliore della loro – avverte Bonifacio Vincenzi – Negli ultimi anni tutto questo si è perso, il futuro dei figli non tormenta più le generazioni del nostro tempo. Imperativo categorico è vivere bene adesso. Tutto il resto non conta. In altri termini manca una visione del futuro e una consapevolezza reale del dramma che affliggerà le generazioni future che non sono entità anonime e oscure, ma che incarneranno le vite dei nostri figli, dei nostri nipoti e pronipoti”.

Sicuramente non possiamo pensare alla poesia come a qualcosa che metta al sicuro la Terra, come se i poeti e la poesia avessero il potere di guarire i mali del pianeta. La poesia non illumina opinioni ma coscienze. La poesia non accende opinioni ma consapevolezza.

Il percorso antologico, allora, spiega Elisa Nannini, si svolge “nel segno di una riflessione collettiva, un’auscultazione in versi che percorre le pagine di una sintomatologia terrestre, tra inquinamento, deforestazione, cambiamenti climatici, guerra e disuguaglianze, riconoscendo dentro la denuncia un battito: una casa verde di “parole” che possano essere “ancora per noi”.

L’antologia sarà presentata venerdì sera alle 19,30, nelle sale della parrocchia Madonna delle Grazie, in piazza Vittorio Veneto a Grottaglie. Il parroco, don Emidio Dellisanti e la professoressa Masina Neglia ne discuteranno con Silvano Trevisani, uno degli autori presenti nell’antologia.

Sport

Benedetta Pilato scalda i motori: doppietta all’International Alpha Cup di Milano

16 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Vittoria nei 50 e nei 100 rana (30”92, 1’08”49). Un assaggio di quanto dovrà conquistare in estate: Benedetta Pilato è stata la grande protagonista dell’International Alpha Cup, alla Bocconi di Milano, che ha visto confrontarsi tanti campioni in vasca. Doppietta anche per Simona Quadarella nei 200-400 stile libero (2’01”65, 4’15”66). Tra gli uomini, ha concesso il bis Marco De Tullio nei 200-400 sl (1’49”03, 3’50”77). Il meeting ha offerto spettacolo. E soddisfatto la finalità prefissata, attraverso la valorizzazione delle eccellenze del nuoto, non in una passerella, ma in un evento agonistico internazionale.

L’ottimo allenamento di Benedetta Pilato

Questi gli obiettivi più imminenti della tarantina: “A giugno voglio fare il tempo anche per qualificarmi nei 100 rana ai Mondiali, e inoltre devo  sostenere la maturità”. La campionessa è chiamata a confermare i risultati e a non arrestare il suo percorso di crescita. In modo da farsi trovare pronta per il grande appuntamento, dal 14 al 30 luglio prossimi. L’ultima competizione è stata un test utile a valutare lo stato di forma. “Questo è un periodo di allenamento puro per noi, e anche questo tipo di gare va visto come un allenamento. Mi piace partecipare a eventi di questo genere”, ha aggiunto BP. La vittoria poi stimola l’appetito di chi insegue i record nelle competizioni più importanti.

La ritrovata continuità

Facendo un passo indietro, va ricordato che il mese scorso Benny ha già staccato il pass per i Mondiali in programma a Fukuoka, in Giappone, nella sua specialità: i 50 rana. Il tentativo era andato a segno nell’ultima sessione degli Assoluti di nuoto di Riccione. Così l’atleta tesserata per Fiamme Oro e Aniene, allenata da Vito D’Onghia, sembra essersi messa alle spalle il periodo più complicato lasciando presagire un grande proseguimento di stagione. L’ultimo Mondiale in vasca corta non le ha dato alcuna medaglia e nessuna soddisfazione a noi. Che continuiamo ad essere affascinati dalla figura della campionessa europea e mondiale in carica dei 100 rana. Dalle prestazioni di un talento precoce, da preservare sul piano fisico, come su quello umano.

Eventi a Taranto e provincia

Festival dello sviluppo sostenibile: questa settimana due eventi in Camera di commercio

Si parlerà di Benessere equo e sostenibile (Bes), di economia degli stakeholder e di rapporto città/impresa

16 Mag 2023

Questa settimana, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2023 promosso da ASviS, la Camera di commercio di Taranto, insieme a numerosi partner istituzionali e non profit, organizza nella Sala Resta della Cittadella della imprese due eventi dedicati a diversi temi correlati alla sostenibilità.

Il 18 maggio, dalle ore 9.30 alle 13, con Centro di cultura “G. Lazzati” e Rete dei Comuni Sostenibili, ci si confronterà sul significato che hanno oggi l’informazione e i dati in generale. Si ragionerà su come gli strumenti di monitoraggio e di valutazione siano anche e sempre di più strumenti di partecipazione, informazione e condivisione, quindi di cittadinanza attiva. Fra questi c’è il Bes – Benessere equo e sostenibile, indice multidimensionale che si pone come “antidoto” al riduzionismo valutativo del (solo) PIL, e che dal 2013 l’Istat adopera per misurare il benessere della comunità italiana (su scala nazionale, provinciale e urbana). Dopo i saluti dell’on. Gianfranco Chiarelli – Commissario Straordinario della Camera di commercio di Taranto e di Rinaldo Melucci – Sindaco di Taranto e Presidente della Provincia di Taranto, il Key Note Speech è affidato a Linda Laura Sabbadini – Direttrice del Dipartimento per lo sviluppo di metodi e tecnologie per la produzione e diffusione dell’informazione statistica. Seguono gli interventi di Stefano Cervellera – Comune di Taranto, Claudia Sanesi, Segretario generale della Camera di commercio di Taranto; Valerio Lucciarini De Vincenzi – Presidente Rete dei Comuni Sostenibili (online) e le testimonianze dei Comuni di Lecce (online), Manduria, Ginosa, Crispiano aderenti alla Rete dei Comuni Sostenibili. Conclusioni affidate a Domenico M. Amalfitano, Presidente Centro di cultura per lo sviluppo “G. Lazzati” – Taranto, coordina Daniele Nuzzi, Centro di cultura per lo sviluppo “G. Lazzati” – Taranto.
È necessario registrarsi qui per partecipare: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-misurare-per-conoscere-governare-i-processi-secondo-complessita-633529442617

Il 19 maggio, dalle ore 10 alle 13, con Centro di cultura “G. Lazzati”, Cnel, Federmanager Puglia, Aisec ed Happy Network, si rifletterà sul nuovo modello d’impresa da valorizzare, in un territorio – quello di Taranto – che, per le sue caratteristiche, è di grande complessità. Il programma prevede, anche in questa occasione, gli indirizzi di saluto dell’on. Gianfranco Chiarelli e del sindaco Rinaldo Melucci, seguiti dall’intervento online di Enrico Giovannini, direttore scientifico ASviS. Claudia Sanesi introduce e modera le relazioni di Roberto Pensa, Federmanager; Franco Bernabè, presidente Acciaierie d’Italia (online); Alberto Felice De Toni, professore ordinario di Ingegneria economico-gestionale – Università degli studi di Udine – sindaco di Udine; Eleonora Rizzuto, presidente di Aisec; prof. Tiziano Treu (online).
Conclude i lavori l’intervento di Domenico M. Amalfitano, presidente Centro di cultura.
La registrazione è obbligatoria: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-le-citta-e-le-imprese-un-nuovo-rapporto-nelleconomia-degli-stakeholder-635337510597

Entrambe le iniziative saranno trasmesse in diretta sul canale YouTube della Camera di commercio di Taranto.

Tracce

Riforme costituzionali: cambiare, ma con attenzione

foto Ansa/Sir
16 Mag 2023

di Stefano De Martis

Un Parlamento eletto legittimamente, sia nella forma che nella sostanza (perché purtroppo il mondo è pieno di elezioni solo in apparenza democratiche), ha i titoli per effettuare tutte le operazioni che la Costituzione prevede, sempre nei limiti e secondo le procedure che la stessa Carta stabilisce. Quindi può senza dubbio approvare leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Questo vale anche per il Parlamento attuale, eletto con una partecipazione al voto bassa come non si era mai vista, circa il 64%. Dopo di che sarebbe intellettualmente disonesto non tenere conto di questo dato di fondo, nel momento in cui si intende mettere mano a riforme della Costituzione – che è un patrimonio di tutti gli italiani, anche di quelli che non sono andati alle urne – così profonde da investire la stessa forma di governo, almeno nelle intenzioni della maggioranza e in parte di altri soggetti. Analoga riflessione – e in misura ancor più stringente – vale per il mandato che la maggioranza avrebbe avuto dai cittadini per realizzare le riforme istituzionali previste nel programma elettorale della coalizione vincente. E’ bene ricordare, infatti, che si tratta infatti di una maggioranza parlamentare, resa possibile dalla traduzione dei voti in seggi in base a un sistema elettorale con una robusta componente maggioritaria. Tutto assolutamente legittimo, ci mancherebbe. Se però guardiamo ai numeri, su 50,8 milioni di aventi diritto al voto, si sono espressi per il centro-destra 12,5 milioni di elettori. Uno su quattro. Nulla da eccepire sul diritto a governare – stante la normativa in vigore – ma quando si passa alla definizione delle regole della casa comune non si può politicamente prescindere da questi dati.
Il primo passo compiuto dal governo incontrando, persino con una certa solennità, le delegazioni delle opposizioni, va nella direzione giusta. Purché resti chiaro che riformare la Costituzione non è affare di governi, di maggioranze e di opposizioni, ma riguarda l’intero Parlamento in quanto luogo della rappresentanza dei cittadini. Del resto, se le opposizioni sono platealmente divise non solo su questo terreno, anche nella coalizione che sostiene l’esecutivo non mancano i distinguo. La Lega, per esempio, a fronte delle aperture di Giorgia Meloni sul premierato si è affrettata a ricordare che nel programma elettorale della coalizione c’è l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e non altre tipologie. Sullo sfondo c’è il nodo del rapporto tra gli interventi sulla forma di governo e il percorso dell’autonomia differenziata delle Regioni, che la Lega vorrebbe accelerare al massimo mentre per la premier dev’essere strettamente associata alle altre modifiche.
Ma allo stato dell’arte è del tutto prematuro soffermarsi sulle soluzioni specifiche. Le riforme della Costituzione richiedono una riflessione lungimirante e tempi adeguati. Almeno in quest’ambito sarebbe auspicabile che si riponessero le bandiere ideologiche e si individuassero con lucidità i problemi che richiedono una revisione di alcune norme della Carta per migliorare il funzionamento della nostra democrazia. E’ di questo che il Parlamento e le forze politiche devono occuparsi. Non siamo all’Anno Zero, non c’è da fondare un’altra Repubblica.

Tracce

Presidenziali turche e guerra in Ucraina: quali scenari?

foto Ansa/Sir
16 Mag 2023

di Giuseppe Casale

Dunque sarà ballottaggio. Il primo turno delle presidenziali turche consegnano Erdogan al 49,5% dei suffragi, lo sfidante Kliçdaroglu al 45%. I sondaggi recenti avevano già prenotato l’appuntamento del 28 maggio, ma il risultato di domenica scorsa ha capovolto il pronostico sull’ordine di arrivo.

Erdogan ha realizzato un’importante rimonta, viste le rilevazioni che a fine marzo lo davano ben al di sotto del 40%, penalizzato dalle polemiche sulle risposte al sisma di febbraio, dall’inflazione e dalla disoccupazione: temi cavalcati da Kliçdaroglu, leader del Partito popolare repubblicano (Chp) e candidato della coalizione a sei dell’Alleanza della Nazione.

Rileva comunque il dato di un parlamento (eletto contestualmente domenica) controllato dall’Alleanza popolare, la coalizione maggioritaria guidata dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) di Erdogan. Fermi restando i poteri del governo nel presidenzialismo, laddove il ballottaggio incoronasse Kliçdaroglu, questi si troverebbe a svolgere un mandato al cospetto di un’assemblea ben poco collaborativa. Inoltre la concentrazione di partiti laici a sostegno dello sfidante è molto eterogenea, coprendo un ventaglio di posizioni (socialdemocrazia, nazionalpopulismo kemalista, autonomismo curdo) omologate più dal desiderio di spodestare Erdogan che da una coerente piattaforma programmatica, prefigurando un ipotetico governo soggetto a continue contrattazioni interne.

Soprattutto, l’esito del ballottaggio potrebbe avere importanti ripercussioni sulle incandescenze internazionali. Se non altro perché lo sfidante vanta lo sponsor Usa, dichiarandosi più fedelmente atlantista di Erdogan, che ha perseguito l’interesse nazionale con la sovrana disinvoltura di un “battitore libero” nel selezionare avversari e sponde a geometria variabile.

Eppure Kliçdaroglu ha condotto la sua campagna concentrandosi sulla politica interna. Per quella estera non si prefigura un cambio di rotta sugli obiettivi. La stessa dottrina della Patria blu, con cui la Turchia si promuove a egemone mediterraneo (nel triangolo terracqueo tra Egeo, Nordafrica e cresta settentrionale del subcontinente arabico), non è oggetto di contestazione. Non solo perché i successi esteri di Erdogan fanno molta presa sull’opinione pubblica nazionale, ma anche perché essi si fondano su piani di lungo periodo la cui matrice si deve agli apparati militari, perdurante nerbo kemalista dello stato turco. Pertanto l’eventuale passaggio di consegne non annuncia svolte in campo strategico. Il cambiamento però potrebbe interessare l’ambito tattico, determinando profondi risvolti geopolitici, militari ed economici sulla guerra in Ucraina, i cui effetti si dispongono a ipotecare il futuro globale.

Sinora Ankara ha scelto il chiaroscuro, condannando l’invasione e fornendo armamenti a Kiev, ma restando partner di Mosca per ricavarne profitto: la distensione con Siria e Iran, le azioni in Kurdistan, la presenza in Libia, la vertenza cipriota con Atene, la penetrazione economica in Asia centrale, la trasformazione dell’Anatolia in hub del gas da smistare a ovest. Ma, nonostante l’ambiguità, la Turchia ha offerto uno spazio di confronto multilaterale, come dimostrano gli accordi sui corridoi del grano. Anziché esasperare sulla testa del Cremlino la sindrome dell’accerchiamento, fomentando i falchi verso la guerra totale ad “alzo zero”, la sua neutralità utilitaristica si è prestata a “foro di alleggerimento” dello schieramento atlantista. E soprattutto a canale di dialogo la cui presenza, ancorché solo potenziale, si rende tipicamente fondamentale quando l’oltranzismo delle parti in conflitto, con acredine o studiato garbo, respinge qualsiasi offerta di mediazione, ostentando l’equivalenza tra pace e vittoria senza sconti.

Dalla riconferma di Erdogan alle urne ci si attende la continuità di tale postura. Ma lo stesso scenario potrebbe darsi anche laddove, vincendo, Kliçdaroglu reputasse conveniente nell’interesse turco proseguire sul tracciato.

Ben altro scenario si avrebbe se questi (avendone agio e forza) calcolasse più remunerativa un’assertività allineata al registro antirusso della Nato, considerando così di guadagnare ad Ankara la palma di primo mandatario Usa nel Mediterraneo e Vicino Oriente. Non è certo che sia questo il modo giusto per aggiudicarsi simile ruolo, posto che Washington sappia valutare il rischio di contrasti tra la Turchia e altri gregari che, come la Francia, vantano interessi sulle rive egee e nordafricane. Ma Kliçdaroglu potrebbe essere solleticato dall’opportunità di imbottigliare la flotta russa nel Mar Nero, assegnando alla marina turca il controllo del Mediterraneo orientale, ovvero di liberarsi di Mosca per risparmiarsi le transazioni con Damasco e Teheran.

Le ipotesi pro e contro questi due scenari sono diverse. E a favore del primo pesa la propensione di ripiego dell’elettorato di Ogan (terzo votato, al 5%) per il conservatorismo sociale dell’Akp. La partita del 28 maggio resta aperta, ma gli auspici dei governi atlantisti per il dopo-Erdogan, nel soppesare con realismo le conseguenze, potrebbero trovare ragioni per non entusiasmarsi del tutto, ponendo mente ai contraccolpi escalativi che il secondo scenario potrebbe irradiare in Ucraina, e forse oltre.