Eventi di sensibilizzazione

Emergency: a luglio i campi estivi per giovani “Rise up!” su pace e diritti dei migranti

foto Emergency
12 Mag 2023

Riflettere sulla guerra e sulle sue conseguenze per promuovere una cultura di pace, approfondire le ragioni dei diritti e dell’inclusione di quanti, in cerca di un futuro migliore sulla nostra sponda del Mediterraneo, rischiano di annegare in mare. Saranno questi i temi al centro delle principali attività previste per ragazze e ragazzi dai 18 ai 28 anni durante “Rise up!”, i campi estivi di Emergency. Dal 18 al 24 luglio e dal 26 luglio al 1° agosto a Marina di Montalto di Castro (Vt) i partecipanti vivranno una settimana di incontri, workshop e approfondimenti con giornalisti, ricercatori e operatori di Emergency. Un’occasione per riflettere sull’attualità insieme a chi lavora in prima linea per informare e garantire a tutti il diritto alla cura, dedicata ai giovani che non smettono di chiedersi “Cosa posso fare per cambiare le cose?”. Ma non solo. Rise up! è anche un luogo per esercitarsi al pensiero critico e alla creatività, quest’anno arricchito dalla partnership con la testata LifeGate. “Scegliere di ripudiare la guerra” è il tema della prima settimana dei campi estivi promossi  dal 18 al 24 luglio. Alle decine di guerre già presenti nel mondo si è aggiunta da oltre un anno anche quella in Ucraina, che ripropone la minaccia di una possibile catastrofe nucleare. “È sempre più urgente porsi alcune domande cruciali: perché continuiamo ad aumentare le spese militari mentre riduciamo quelle per sanità e istruzione? E perché stiamo ancora inviando armi invece di rafforzare l’azione diplomatica?”, si chiede Emergency. Ragazze e ragazzi potranno cercare le risposte dialogando con gli operatori. Spunti e approfondimenti su questi temi saranno curati anche da diversi esperti.
“Scegliere di salvare vite” sarà, invece, il focus della seconda settimana di Rise up! dal 26 luglio al 1° agosto. Si parlerà di migrazioni e delle tante cause che costringono, ogni anno, milioni di persone a lasciare il proprio Paese raccontando anche il lavoro di Emergency in mare con Life Support: la sua nave di Search and rescue. Incontri e confronti si alterneranno la mattina, mentre per esplorare diverse forme di comunicazione i ragazzi di pomeriggio potranno partecipare a laboratori di scrittura creativa, teatro o fotografia. La quota di partecipazione è di 450 euro, ma per coloro che si iscriveranno entro il 19 maggio è ridotta a 390 euro. La quota comprende vitto e alloggio presso il Camping Pionier Etrusco (Via Vulsinia, Marina di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo), assicurazione, attività formative, laboratori. Inoltre i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione che può portare al riconoscimento di crediti formativi, previo accordo con il proprio ateneo. Ciascuna settimana di Rise up! ha a disposizione 80 posti. La data di scadenza per presentare la domanda di iscrizione sul sito dell’associazione è il 16 giugno.

Il Cataldus d’argento al presidente dell’ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Taranto Francesco Vizzarro

12 Mag 2023

di Gabriella Ressa

Grande riconoscimento alla dedizione, all’impegno e allo spirito di sacrificio dei commercialisti ed esperti contabili di Taranto attraverso il conferimento del prestigioso “Cataldus d’argento” 2023 al presidente dell’ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Taranto Francesco Vizzarro. Il dott. Vizzarro ha ricevuto la statuetta d’argento nell’ambito  dei festeggiamenti in onore di San Cataldo patrono di Taranto.

 Il Cataldus d’argento è un premio  conferito a personalità tarantine che si sono distinte in ambito culturale, sociale e imprenditoriale e vuole essere un riconoscimento al positivo ruolo di assistenza fornito dai commercialisti  durante l’emergenza pandemica alla cittadinanza e alle imprese, in rappresentanza di una comunità operosa che nel silenzio si è spesa per la città durante la pandemia. Ha consegnato il riconoscimento l’on. Gianfranco Chiarelli.

“Dedico questo premio a tutti i commercialisti ed esperti contabili della Provincia ionica oltre che alle loro  famiglie – ha affermato Vizzarro – perché durante la pandemia con il loro lavoro non hanno salvato vite ma aziende. Dedico inoltre in maniera commossa il premio anche a due nostri colleghi che sono deceduti nel periodo Covid Umberto Mongelli e Luigi Russo. Il nostro lavoro in quel periodo testimonia il nostro attaccamento alla città e la nostra dedizione ad una professione che, nei periodi di crisi, rivela la sua incommensurabile forza, perché fatta da persone che profondono impegno per il miglioramento del territorio e, conseguentemente, della qualità della vita”.

Vizzarro ha ricoperto negli anni prestigiosi incarichi all’interno dell’ordine professionale a cui appartiene.  Presidente dell’Unione dei giovani commercialisti dal 2001 al 2004, tesoriere dal 2008 al 2012, consigliere delegato alla Cassa di assistenza e previdenza  dal 2016 al 2020. È presidente dell’ordine tarantino dal 2022. “Ringrazio il Comitato dei festeggiamenti di San Cataldo  e la Camera di commercio per aver scelto un commercialista per la sezione attività professionale. Qualche anno fa – conclude – lo stesso premio fu assegnato al già presidente dell’ordine Cosimo Damiano Latorre, a dimostrazione del nostro rapporto proficuo  con e per la città e del riconoscimento dei tanti sacrifici svolti per questa amata professione”.

Musica

Si terrà sabato 13 il concerto ‘Il mito della Taranta’ rinviato per la pioggia

11 Mag 2023

Si terrà al teatro Orfeo, sabato 13 maggio alle ore 21, “Il mito della Taranta”, concerto con l’Orchestra della Magna Grecia, L.A. Chorus e Wake up Gospel Project, sotto la direzione del maestro Graziano Lesseri

L’evento già previsto per il 10 maggio in piazza Castello è stato rimandato per le avverse condizioni meteo.

I biglietti sono gratuiti fino all’esaurimento dei posti ma con prenotazione obbligatoria al link:

https://ilmitodellataranta.eventibrite.it

info: 3929199935

Diritti umani

Decreto migranti: si rischia di tornare ad alimentare l’irregolarità e la ricattabilità

foto Ansa/Sir
11 Mag 2023

di Marco Pagniello *

L’istituto della protezione speciale ha finora garantito anche a persone irregolarmente presenti sul territorio di poter sanare la propria posizione. Se questa previsione viene ora ridotta, si rischia di tornare ad alimentare l’irregolarità e la ricattabilità di molti, di lasciare senza tutela quelle persone che provengono da situazioni di conflitto non conclamate, le vittime di violenze, anche di genere, quanti sono gravemente malati o in fuga da disastri ambientali. Impedire che i permessi di soggiorno per protezione speciale, cure mediche e calamità possano essere convertiti in permessi di lavoro produrrà molta irregolarità e vulnerabilità sociale.

L’idea che le migrazioni si possano gestire con una pianificazione dei flussi per motivi di lavoro è certamente condivisibile ma non rappresenta una novità sostanziale. L’ampliamento degli ingressi legali per lavoratori stranieri è già presente nel Testo Unico sull’Immigrazione.

Il decreto prevede un inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani da un lato e l’estensione della possibilità di trattenere le persone nei CPR dall’altro. Sembrano provvedimenti destinati ad avere scarsa efficacia e poca utilità pratica. Preoccupa anche l’esclusione delle persone richiedenti asilo dal Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), che è in molti caso un esempio virtuoso di quell’accoglienza diffusa che auspichiamo. Questo non favorisce purtroppo il processo di integrazione, con tutte le conseguenze che ciò comporta anche per la sicurezza pubblica.

È ormai a tutti chiaro che quello migratorio è un fenomeno che non va affrontato con la logica dell’emergenza. È necessario gestirlo in termini strutturali, nella prospettiva del bene comune, capaci di guardare oltre i confini nazionali, anche con azioni congiunte a livello europeo (pur senza che l’Europa divenga un alibi per i singoli Paesi).

(*) direttore Caritas italiana

Diritti umani

A Trieste, sino a sabato 13, il Festival Sabir su “Libertà di movimento”

Sabato, la conclusione con la ‘Marcia contro i muri e per l’accoglienza’ al confine italo-sloveno

11 Mag 2023

Si è aperta stamane, a Trieste, la nona edizione del Festival Sabir che proseguirà fino a sabato 13 maggio. Evento diffuso e spazio di riflessione sulle culture mediterranee nei luoghi simbolo dell’Europa, quest’anno avrà come titolo “Libertà di movimento” e sarà dedicato ad Omar Neffati, portavoce del Movimento Italiani senza cittadinanza, scomparso prematuramente nel gennaio scorso. Il Festival, promosso da Arci insieme a Caritas Italiana, Acli e Cgil, con la collaborazione di Asgi e Carta di Roma, con il patrocinio di Rai per la Sostenibilità, la media partnership della Rai e del quotidiano Primorski dnevnik, sarà anche quest’anno un’occasione per affrontare le tematiche della solidarietà e dei diritti umani, per riflettere su alternative possibili e pratiche innovative offrendosi come spazio di riflessione, dialogo e testimonianza.
“È la prima volta che il Festival Sabir approda in una città di frontiera come Trieste”, ha affermato Filippo Miraglia, responsabile immigrazione, asilo e antirazzismo di Arci nazionale, durante la conferenza stampa svoltasi oggi. “Come sempre – ha aggiunto – partiremo dai dati reali per analizzare molte tematiche legate all’immigrazione, dando voce ai protagonisti, agli operatori e alle operatrici che se ne occupano quotidianamente”. “Trieste – ha osservato Gianfranco Schiavone, componente dell’Asgi – è una città che vive in maniera più acuta le contraddizioni del momento: qui nacque lo Sprar come sperimentazione, c’è una lunga tradizione di inclusione e accoglienza diffusa, ma allo stesso tempo è la città delle forzature estreme e della violazione delle norme. Il tentativo caparbio di riprendere le riammissioni illegali, tutte respinte dalla Slovenia, di persone in cerca di protezione internazionale e i provvedimenti di espulsione dall’Italia, ineseguibile secondo il diritto internazionale, di persone prevalentemente afgane e libiche testimoniano un impulso all’illegalità delle istituzioni cittadine irrefrenabile”. Per Michele Piga, segretario generale della Cgil di Trieste, “questo Festival rappresenta un’alleanza strategica per il sindacato con il Terzo settore: la difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici passa anche dalla difesa dei diritti umani in generale. Sabir servirà per riannodare i fili e le relazioni sul territorio triestino in materia di accoglienza diffusa, già sperimentata con successo su tutto il territorio”.
Antonio Russo, vicepresidente Acli e portavoce nazionale di Alleanza contro le povertà, ha evidenziato che “la nostra iniziativa è ricca di riflessioni politiche e soprattutto luogo di incontro di culture. Trieste ci permette di aprire una riflessione più approfondita sui Balcani. Auspichiamo che la città accolga positivamente questa opportunità e partecipi attivamente alle decine di appuntamenti previsti”. “In questi tre giorni ci potremo confrontare su questioni politiche rilevanti in tema di immigrazione: i corridoi umanitari, il sistema di accoglienza, la gestione delle frontiere”, ha sottolineato Oliviero Forti, responsabile Politiche migratorie e Protezione internazionale di Caritas Italiana, aggiungendo che “dare spazio alla cultura è da sempre un aspetto fondamentale del Festival Sabir.

Mostre, concerti, film, documentari: tanti gli eventi previsti”. Chiuderà la nona edizione del Festival la Marcia contro i muri e per l’accoglienza: “Attraverseremo simbolicamente la frontiera tra Slovenia e Italia a nome di chi non ci sta a costruire un’Europa circondata da muri, ma lavora per un’Europa aperta, solidale e accogliente”, ha annunciato Miraglia.

Udienza generale

All’udienza del mercoledì, papa Francesco in piazza San Pietro insieme a Tawadros II

foto Vatican media/Sir
11 Mag 2023

di Maria Michela Nicolais

Udienza con sorpresa mercoledì mattina in piazza San Pietro. Protagonisti: papa Francesco e Tawadros II, papa d’Alessandria e capo della Chiesa ortodossa copta, seduti l’uno a fianco dell’altro sul palco papale al centro del sagrato. Le migliaia di fedeli che hanno pazientemente fatto lunghe file sotto la pioggia battente che fin dal primo mattino ha sferzato la Capitale si sono trovati così ad assistere ad un’udienza inconsueta, scandita dal lungo saluto iniziale del patriarca e poi proseguita con il saluto del Santo padre al suo ospite, che ha sostituito l’abituale catechesi del mercoledì. La prima parte dell’appuntamento del mercoledì si è svolta secondo lo schema abituale: il Papa ha fatto il suo ingresso sulla papamobile, munita dell’apposita copertura antipioggia, salutato dai fedeli sotto gli ombrelli oppure coperti da impermeabili che hanno consentito loro di utilizzare gli immancabili telefonini per le foto e i selfie.  A bordo insieme a Francesco, come ormai è consuetudine, quattro bambini, maschi e femmine, riconoscibili dai cappellini bianchi. Dopo aver fatto scendere dalla jeep bianca i suoi piccoli ospiti, il papa ha percorso in papamobile l’ultimo tratto che lo separa dalla sua postazione al centro del sagrato. Sceso dalla jeep, Francesco ha abbracciato il patriarca Tawadros II, che lo aspettava sul sagrato, e insieme si sono diretti verso il palco papale, dove erano collocate due poltrone, l’una a fianco all’altra. Il patriarca ha poi preso posto su una di esse, e ha rivolto un lungo saluto al papa, che ha poi ricambiato. Al termine dell’udienza, il papa e Tawadros II hanno pregato insieme il Padre Nostro e benedetto i fedeli. In questi giorni papa Francesco e Tawadros II celebrano insieme il cinquantesimo anniversario dello storico incontro dei loro predecessori, Papa san Paolo VI e papa Shenouda III, avvenuto nel maggio 1973. Dopo la partecipazione di oggi all’udienza generale, domani è previsto un incontro privato con papa Francesco, con il quale avrà un momento di preghiera, e si recherà in seguito al dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. Il patriarca incontrerà inoltre i fedeli della comunità copta residenti a Roma, per i quali celebrerà domenica 14 maggio una Liturgia eucaristica presso la basilica papale di San Giovanni in Laterano.
“È con grande gioia che saluto oggi Sua Santità Tawadros II, papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, e l’illustre delegazione che l’accompagna”, il saluto del papa al suo speciale ospite in piazza San Pietro, che gli ha appena rivolto, a sua volta, un lungo saluto. “Sua Santità Tawadros ha accettato il mio invito a venire a Roma per celebrare con me il cinquantesimo anniversario dello storico incontro di papa San Paolo VI e papa Shenouda III, nel 1973”, ha spiegato Francesco: “Si trattava del primo incontro tra un vescovo di Roma e un patriarca della Chiesa copta ortodossa, che culminò con la firma di una memorabile dichiarazione cristologica comune, esattamente il 10 maggio”. “In memoria di questo evento, Sua Santità Tawadros è venuto a trovarmi per la prima volta il 10 maggio di dieci anni fa, pochi mesi dopo la sua e la mia elezione, e ha proposto di celebrare ogni 10 maggio la Giornata dell’amicizia copto-cattolica che da quel tempo celebriamo ogni anno”, ha spiegato Francesco: “Ci chiamiamo al telefono, ci mandiamo i saluti e rimaniamo fratelli. Non abbiamo litigato!”, ha aggiunto. “Caro amico e fratello Tawadros – le parole rivolte al patriarca – la ringrazio di aver accettato il mio invito in questo duplice anniversario, e prego che la luce dello Spirito Santo illumini la sua visita a Roma, gli importanti incontri che avrà qui, e in particolare le nostre conversazioni personali. La ringrazio di cuore per il Suo impegno nella crescente amicizia tra la Chiesa copta ortodossa e la Chiesa cattolica”. “Santità, cari vescovi e cari amici, insieme a voi imploro Dio Onnipotente, per l’intercessione dei Santi e Martiri della Chiesa copta, affinché ci aiuti a crescere nella comunione, in un unico e santo legame di fede, di speranza e di amore cristiano”, l’invocazione di Francesco.

“E parlando martiri chiesa copta che sono nostri voglio ricordare i martiri sulla spiaggia libica, che sono stati fatti martiri pochi anni fa”, ha concluso. Poi i saluti nelle varie lingue: “Tutti esorto a pregare la Vergine Maria, nel mese a lei dedicato. A lei, consolatrice degli afflitti e Regina della pace, affido la martoriata Ucraina”, il saluto ai fedeli di lingua italiana. “Mentre partecipate alle preghiere mariane di maggio, recitando il Rosario, ricordatevi soprattutto delle donne e dei bambini afflitti dalla guerra”, l’invito ai fedeli di lingua portoghese, salutati poco prima. “San Francesco Saverio ci insegna che l’annuncio del Vangelo nelle periferie del mondo va sempre di pari passo con l’assistenza medica ed educativa”, le parole di Francesco: “Questo sostegno, così come la nostra preghiera per la pace, è necessario anche per la martoriata Ucraina”.
“E adesso, tutti insieme con il patriarca Tawadros II, pregheremo il Padre Nostro”, ha annunciato a braccio al termine dell’udienza: “E poi il patriarca Tawadros II e io daremo la benedizione”. Prima di congedarsi dalla piazza, papa Francesco ha salutato la delegazione che accompagna il patriarca, posando per la foto di rito.

Sport

Federico Scotti campione italiano di cronoscalata: lo show a Livorno

11 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Il suo pane è la salita. Il terreno dove devi contare solo sulle tue forze, soprattutto nelle prove contro il tempo. Nato e cresciuto in una famiglia di ciclisti, finché non ha lasciato la sua terra natia, avara di opportunità professionali e sportive, il tarantino Federico Scotti non è mai sceso di bicicletta. Ne ha vinte di corse. L’ultima è la gara che lo ha portato ad indossare la maglia di campione italiano di cronoscalata della Federazione ciclistica italiana per la categoria master. L’evento è andato in scena domenica scorsa a Livorno. Il corridore in forza all’Hair Gallery Cycling Team ha percorso 6,8 km in 15’09 battendo settantaquattro concorrenti.

LA CONTINUITA’ E LA PASSIONE- Il risultato è importante ma non sorprendente, per la bravura dell’atleta, nota da tempo. “Avevo già vinto due titoli italiani, uno su strada e l’altro nella medio fondo – ricorda al nostro giornale Federico Scotti – questa è la terza maglia tricolore presa nella cronoscalata. Ovviamente sono titoli a livello amatoriale che non ti cambiano la vita assolutamente”. “Ma sono sempre delle piccole soddisfazioni per chi cerca di allenarsi nei ritagli di tempo”, chiarisce meglio. Il ciclista che lavora anche come preparatore atletico sa mettere la sua esperienza proprio al servizio di chi si vuole allenare al meglio.

Federico Scotti e gli altri vincitori

Questi gli altri atleti e le atlete diventati campioni italiani di cronoscalata, nelle rispettive categorie, grazie alla prova offerta al 4° Trofeo Abate, Memorial Fiorella Pellegrini: Alessandro Sogne (MES) della Fontanari.it, Armando Nigro (M1) – Asd Bike & sport team, Federico Scotti (M2) – Hair Gallery Cycling Team, Simone Zugarini (M3) – Ciclistica Senese Asd, Stefano Degl’Innocenti (M4) – Gs Cr Cintolese Asd, Valerio Desideri (M5) – Gs Carli Salviano, Antonio Miraglia (M6) – Asd Autoricambi Marrone, Luciano Biselli (M7) – Gs Vigili del Fuoco, Maurizio Brondi (M8), Gs Carli Salviano, Sara Andrei (MWE) – Gs Vigili del Fuoco, Gioia Fusci (MW1) – Team Zamparella, Emanuela Vola (MW2) – System Cars Codeil, Susanno Sbarra (MW4), Gs Carli Salviano e Cristina Rulli (MW5), As Roma Ciclismo.

Storia

A Grottaglie, in Chiesa Madre, la presentazione di un saggio sulla storia dei principi Cicinelli

11 Mag 2023

Sarà presentato sabato prossimo alle 19, nella Chiesa madre collegiata di Grottaglie, in piazza Regina Margherita, il libro: “I Cicinelli. Storia dinastica dei Principe di Cursi” (Youcanprint, Lecce 2023) di d. Donato Palma, sacerdote di Cursi e studioso attento e non nuovo a ricerche storiche. Quest’ultima sua fatica riguarda la potente famiglia napoletana dei Cicinelli, feudatari appunto di Cursi, piccolo centro salentino; ma anche di Grottaglie per la sola giurisdizione criminale.

Primi rappresentanti di questo ramo dei Cicinelli nell’antica Terra d’Otranto furono Giovanni Battista e suo figlio Giovanni, i quali, in virtù delle loro molteplici benemerenze militari e amministrative, ottennero dal re di Spagna rispettivamente il titolo di Principe di Cursi (1651) e di Duca delle Grottaglie (1665).

Il primo Principe di Cursi, oltre a rendersi benemerito nel suo piccolo feudo per aver scacciato militarmente i Turchi dalle contrade salentine, è ricordato anche come “generoso mecenate del Santuario di Maria SS.ma dell’Abbondanza e del grandioso altare del convento degli Agostiniani di Cursi”. Non altrettanto può dirsi di Grottaglie dove essi governarono con aspra durezza, scontrandosi spesso sia con il capitolo e clero della Collegiata Maria SS.ma Annunziata, sia con gli arcivescovi di Taranto, i quali dal tempo dei Normanni ne detenevano la piena giurisdizione. Questa venne meno nel 1497 allorché il re di Napoli Federico d’Aragona sancì lo sdoppiamento dei poteri, conferendo al nobile ambasciatore spagnolo Giovanni Scriva la giurisdizione criminale e lasciando agli arcivescovi quella civile.

Se si eccettua il loro grande e deturpato palazzo gentilizio sito accanto alla Chiesa Madre, e se si eccettua la commissione di alcune lunette raffiguranti altrettanti episodi della vita di S. Francesco di Paola nel chiostro dei Paolotti (1723), nonché la presenza di alcuni stemmi e lastre tombali nelle chiese del Carmine e dei padri Minimi, ben poco rimane a Grottaglie del lungo dominio dei Cicinelli.

Donato Palma rammenta con probanti documenti, in particolare con la preziosa “Relazione del Tribunale della Vicaria al Viceré del 18 novembre 1671”, tre episodi gravissimi avvenuti nel Seicento a Grottaglie; e cioè l’uccisione (1662) dell’arciprete Francesco Antonio Caraglio, personaggio di spicco per qualità morali e per scienza giuridica nel panorama culturale del Seicento grottagliese, su mandato di D. Giovanni Cicinelli, personaggio peraltro valente nelle armi e nelle lettere; come pure l’uccisione (1669) ordinata dal primo principe di Cursi Giovanni Battista Cicinelli del canonico D. Luigi Antonio Pignatelli vicario foraneo dell’arcivescovo Tommaso Sarria in Grottaglie; e infine i vari tentativi di avvelenamento del medesimo arcivescovo orditi dallo stesso principe.

Nel Settecento le cose nel feudo grottagliese non cambiarono; e l’autore ricorda l’altro tragico evento rappresentato dalla nota violenta sollevazione popolare del 1734 contro il contestato principe di Cursi e Duca di Grottaglie D. Giovanni Battista junior; sollevazione che costò l’esilio a centinaia di abitanti.

D. Donato Palma accompagna così il lettore quasi per mano, invitandolo a fare con lui un viaggio alla scoperta delle vicende nobili e avventurose, ma anche discutibili e violente, di questa famiglia di origine popolare ascesa a Napoli al ceto nobiliare nel Seggio di Montagna. Il lettore potrà osservare, grazie anche alle molte immagini, i luoghi frequentati in Napoli dai Cicinelli; ad esempio la basilica di San Lorenzo Maggiore in cui essi ebbero il patronato dell’altare maggiore e le sepolture dei loro avi.

Merito non trascurabile dell’autore è di aver fatto chiarezza tra i due primi feudatari (Giovanni Battista e Giovanni Cicinelli) spesso confusi tra loro, ma in realtà distinti per imprese e per gesta. Egli prosegue poi offrendo con dovizia di particolari molte altre notizie, suffragate sempre da vasta documentazione critica racchiusa nella ricca e aggiornata bibliografia, riguardanti gli altri esponenti della casata.

Il volume si conclude con tre utilissime tavole genealogiche che riassumono il lungo cammino della

nobile famiglia, con relativa cronotassi; ma anche con un’altrettanto preziosa appendice di otto documenti inediti che, insieme alle numerose e pertinenti illustrazioni, arricchiscono il testo e concorrono a rendere ancor più apprezzabile la meritoria fatica.

Dopo i saluti dei rappresentanti degli enti promotori della manifestazione, e cioè del parroco D. Eligio Grimaldi, del sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò e del presidente della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo Ciro De Vincentis, e dopo l’introduzione del presidente della sezione tarantina della Società di storia patria, Giovangualberto Carducci, toccherà al preside Rosario Quaranta, socio ordinario della medesima Società, tenere la relazione sul volume, cui seguirà l’intervento dell’autore D. Donato Palma.

Concluderà la serata culturale il maestro Nunzio Dello Iacovo, docente al Conservatorio musicale di

Monopoli, con l’esecuzione di alcuni brani all’antico organo rinascimentale della Collegiata grottagliese.

L’allocuzione dell’arcivescovo Santoro per San Cataldo

foto G. Leva
10 Mag 2023

Carissimi,
per mezzo di San Cataldo, Gesù Buon Pastore, ci visita, si fa a noi vicino, ci fa riscoprire la sua presenza, cammina in mezzo a noi. Avremmo voluto fare la solita processione, ben più lunga, passando per le strade, benedicendo le case, gli esercizi commerciali e soprattutto i bambini che mamme mandavano a ricevere la benedizione dal vescovo, ma la pioggia ce lo ha impedito, ma non ci lamentiamo.

San Cataldo non è arrivato qui per calcolo, per un progetto, ma dopo un naufragio.

In quella disavventura non si è lamentato ma si è fidato del Signore ed ha cominciato il suo ministero.

Si racconta che San Cataldo arrivando sulle nostre sponde sia stato trattenuto dai tarantini che non avevano un vescovo da anni, evidentemente non riuscivano ad individuare di comune accordo una persona che potesse guidarli e riportarli a Cristo.

In Cataldo invece trovarono un fondamento di comunione, indispensabile per dirsi e manifestarsi come Chiesa.

Uomo di comunione, San Cataldo riuscì a riportare al centro di questa terra l’annuncio di Gesù, vivo e risorto, in quella stagione buia per la nostra terra.

Che stagione invece vive la Chiesa di oggi?

Come possiamo attualizzare il messaggio di San Cataldo?

Il Santo Padre Francesco ha messo davanti ai nostri occhi un bisogno così urgente quanto tante volte dato per scontato, ovvero il bisogno di sinodalità, che altro non vuol dire che bisogno di camminare insieme.

La stagione della Chiesa che stiamo vivendo ci provoca con la sfida della comunione.

Da soli non andiamo da nessuna parte.

San Cataldo non è solo il protettore della Città dei due mari e dell’arcidiocesi, ma è il santo dei tre ponti: noi tutti siamo chiamati a costruire ponti, a raccordare i cuori, ad aprire vie di comunicazione e, quindi, di comunione.

Lo dico soprattutto ai miei parroci, ai preti, a tutte le realtà ecclesiali con i quali oggi celebriamo il nostro patrono principale: non siamo isole, la diocesi non è un arcipelago di parrocchie, la nostra natura, il nostro fondamento, la nostra veridicità, stanno nella comunione.

Ed è per questo che nei giorni scorsi ho voluto raggiungere tre punti della nostra Chiesa diocesana con il simulacro argenteo e con le reliquie del Santo, perché alle vicarie fuori dalla città in maniera inequivocabile fosse chiaro che non esiste nella Chiesa centro e periferia, ma tutto è centro perché al centro c’è Cristo.

Ho visto la commozione e l’orgoglio sincero nelle comunità cittadine e religiose nelle tappe celebrate a San Marzano di San Giuseppe, a Grottaglie e a Martina Franca.

Prego San Cataldo perché riscoprendo i vincoli di comunione, la nostra comunità ecclesiale non viva mai l’isolamento e la marginalità.

Chiesa in uscita non è uno slogan e nemmeno soltanto un dovere, è un bisogno necessario perché la Chiesa rifiorisca, il Vangelo porti frutti, i cristiani siano lievito della società

Per questo la comunità ecclesiale deve mettersi in ascolto della città, così come il Papa ci ha chiesto. Vogliamo – dobbiamo! – ascoltare tutti, a partire da chi non trova ascolto.
San Cataldo è il patrono di una città di mare, naufrago che è stato un dono del Signore per una comunità che era dispersa, sfiduciata.

Il suo “andar per mare” in processione ci insegna ogni anno che anche davanti a noi, c’è un mare da solcare per diventare portatori di speranza: è una metafora avvincente della vita e delle sue opportunità.

Come già ho detto durante la cerimonia de ‘U Pregge, si dice che il mare agitato faccia grandi i marinai, e noi tarantini abbiamo affrontato onde e tempeste senza scoraggiarci: continuiamo a coltivare la speranza per il futuro anche quando la sensazione è di affrontarle su una barchetta di carta, come quelle che gli studenti tarantini hanno portato in Cattedrale e a cui hanno affidato il loro messaggio di pace: una coscienza retta e nuova quale quella che dobbiamo aiutare a formare nei nostri giovani può far ritornare ad essere il nostro mare e la nostra terra un luogo di approdo sicuro, la nostra Taranto, la Puglia, la nostra Italia ponte in un Mediterraneo che desideriamo di pace per chiunque lo attraversi.

Non perdiamo la speranza e lavoriamo tutti per la pace!

Durante il mio ultimo viaggio in Ucraina ho avuto chiaro quale grande responsabilità abbiamo: dobbiamo continuare a lavorare per il progresso umano, per la pace, l’uguaglianza e, noi tarantini lo sappiamo bene, per il diritto alla salute, al lavoro degno, per la salvaguardia dell’ambiente.

San Cataldo ha la sua casa terrena in un luogo simbolo della città che mi sta a cuore fin dal mio arrivo, la città vecchia.

Dieci anni fa, quando mi fu chiaro quanto persone e cose avessero bisogno di impegno lanciai l’appello di ricominciare nella ricostruzione di Taranto dalla lì: sarebbe ingeneroso dire che la situazione di oggi non è cambiata.

In tutta Taranto c’è fermento, voglia di essere artefici del cambiamento: la strada è lunga ma è stata intrapresa, una rinnovata coscienza civile comincia a farsi strada.
Prioritaria e incompiuta resta ancora la ricostruzione del tessuto sociale, la cura di chi abita vicoli e periferie, vite ai margini che vedono nell’illegalità l’unico strumento di sussistenza possibile.

La mia preghiera di invocazione al Santo chiede la profezia di poter guardare a ben altri cantieri e a ben altre opere: saniamo insieme la piaga della dispersione scolastica, non chiudiamo gli occhi di fronte al problema della droga, del suo traffico e del suo spaccio, offriamo un’educazione di qualità!

Queste sono piaghe che si allargano in una città che ne è afflitta, lo sanno i nostri parroci, i nostri volontari che, senza l’aiuto degli enti preposti, non potranno far altro che constatare la cancrena.

Per questo torno a chiedere con tutta la forza possibile a chi ne ha competenza

di continuare a spendersi con rinnovato impegno, non per soluzioni contenitive o arginanti del degrado dell’illegalità, ma di accelerare con ogni mezzo lo sradicamento di mali che sono come massi legati alle caviglie della rinascita.
Ne abbiamo il dovere.

San Cataldo ce lo chiede ma, soprattutto, ce lo chiedono i nostri figli per i quali non abbiamo il diritto di ipotecare il futuro.

 

San Cataldo patrono della città di bimare e dell’Arcidiocesi di Taranto, aiutaci a vincere ogni paura,
rendici annunciatori intrepidi, coraggiosi e generosi,
rendi a noi il tuo stesso sguardo profetico perché ogni maceria si riveli per noi pietra di costruzione e di un nuovo inizio.

San Cataldo, prega per noi.

Diocesi

La consegna dei Cataldus d’argento un’occasione di sollecitazione e promozione per la città

10 Mag 2023

di Silvano Trevisani

In un clima di grande intensità, alla presenza di un folto pubblico, si è svolta la cerimonia per il conferimento dei Cataldus d’argento. I riconoscimenti, conferiti dal Comitato festeggiamenti per San Cataldo e dalla Camera di Commercio a persone, enti o associazioni, che si sono distinti per la loro testimonianza di dedizione alla città di Taranto, sono stati consegnati in un’atmosfera di grande suggestione. Resa più intensa dagli esiti dei lavori di restauro che hanno consegnato alla comunità una Cattedrale più viva, che ha potuto svelare i tesori nascosti o finora gravati dalla patina del tempo.

Così il pubblico, e le autorità civili e religiose presenti, hanno particolarmente gradito l’anteprima del video mapping de “La Cattedrale di Taranto inclusive e digital art project”, che racconta, a più riprese, la storia religiosa ed artistica della cattedrale più antica di Puglia. Allo stesso modo hanno gradito, al termine della manifestazione, lo svelamento della cripta restaurata e l’apertura della Sala della Colonna, e della stanza del Tesoro. Una stanza alla quale si accede dal Cappellone di San Cataldo che un tempo custodiva il “tesoro” del santo e oggi offre l’occasione di un viaggio interattivo nei segreti dalla Cattedrale.

Si è trattato, quindi, di una manifestazione ricca di emozioni, pur nella sobria conduzione di monsignor Emanuele Ferro, che ha rimarcato il tema scelto: “La luce gentile della fede”, suggerita da una preghiera di J. H. Newman. Regista non solo dell’evento ma anche dell’operazione di rinascita che interessa questa come altre chiese del centro storico, il parroco di San Cataldo ha aperto la manifestazione. Nel suo intervento ha tra l’antro annunciato che, a conclusione dei lavori, tutta la Cattedrale e i suoi tesori saranno accessibili (almeno al 90%) ai disabili. È intervenuto, quindi, l’onorevole Gianfranco Chiarelli, commissario della Camera di commercio, coideatrice del premio.

La consegna dei premi

Anche la consegna delle statuette e delle pergamene ai cinque premiati, selezionati in vari settori sociali e culturali della città, con l’intenzione di dare segnali chiari e sollecitazioni per un impegno concreto alla crescita della comunità, ha avuto la dimensione di un racconto polifonico di una città che ha grandi potenzialità. E ha riservato anche momenti di commozione.

I premi sono andati a professionisti o rappresentanti particolarmente distintisi per la loro attività. Il primo ad essere premiato è stato Francesco Vizzarro, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili della provincia di Taranto per l’attività professionale. Nel ricevere il premio Vizzarro ha detto di volerlo dedicare a tutti i colleghi che sempre, ma ancor più nel periodo della pandemia, si sono presi cura dei problemi e delle necessità dei singoli clienti e delle aziende assistite.

È stata, quindi, premiata la Jonian Dolphin Conservation, per l’attività di salvaguardia e tutela dell’ambiente. Ha ritirato il premio il presidente, Carmelo Fanizza, che avviò nel 2009 , come egli stesso ha ricordato, un progetto che ha assunto importanza col passare degli anni e che oggi dà lavoro a numerose famiglie e svolge anche un servizio educativo importante.

Cataldus d’argento anche Giovanni Guarino e al Crest cooperativa teatrale attiva in città da oltre quattro decenni, per l’attività culturale e sociale. Guarino, che ha ringraziato tutti, e in particolare la gente della Città vecchia, è apparso particolarmente commosso. Ha ricordato come il suo impegno sia stato sempre inteso a favore dell’identità e della consapevolezza dei terantini, in particolare coloro che vivono la Città vecchia e la promuovono.

Premiata anche la sezione tarantina della società Dante Alighieri, per le attività culturali. A ricevere il premio, presente il direttivo quasi al completo, la presidente José Minervini, che ha rimarcato l’impegno culturale della Società di far emergere il valore di tante studiose e tanti studiosi dell’associazione e del territorio. Non solo “grandi firme” nazionali ma anche cittadini uniti nel desiderio di essere moltiplicatori di progresso e di creatività. La presidente ha, anzi, sottolineato come per la prima volta anche un vescovo, in questo caso proprio monsignor Santoro, abbia tenuto una “lectura Dantis”, specificamente sull’11simo canto del “Paradiso”.

Premiato, per l’attività professionale, il medico Valerio Cecinati, direttore dell’Unità operativa complessa di Pediatria dell’Ospedale Ss.ma Annunziata di Taranto, che ha dato avvio al reparto di Oncoematologia pediatrica e microcitemia. Il dottor Cecinati ha ringraziato il direttore generale dell’Asl Colacicco e tutte le famiglie dei pazienti che sempre, al di là dell’esito delle terapie, danno un contributo importante alla crescita della struttura.La manifestazione è stata chiusa dall’intervento dell’arcivescovo Filippo Santoro che, facendosi interprete di alcune sollecitazioni provenienti anche dai premiati, ha sottolineato come la Chiesa e il suo santo patrono sono molto sensibili ai problemi della città e in particolar modo della Città vecchia, ma che hanno bisogno di maggiore ascolto, a tutti i livelli.

La manifestazione è stata allieta anche dal concerto di arpe proposto da due allieve del Conservatorio Paisiello di Taranto.

Sport

Judo, Sofia Manca si laurea campionessa italiana

10 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Una bella notizia ci raggiunge dalla provincia di Taranto. Dalla ridente Martina Franca. Che è terra natia di Antonio Giovinazzi, tra l’altro. È l’assessore allo Sport Vincenzo Angelini ad annunciarla. “Con grande soddisfazione ho appreso che la giovane martinese Sofia Manca è la nuova campionessa italiana A/2 di Judo nella finale di Napoli -70 kg. Mi congratulo con la nostra giovanissima concittadina e con lo staff tecnico e dirigenziale dell’Asd La Palestra”. “Questo prestigioso risultato – continua VA – si aggiunge al titolo italiano conquistato da Giuseppe Braccioforte lo scorso anno, e conferma la crescita dei ragazzi della sezione Judo”.

Un plauso allo staff tecnico e alla dirigenza

Il merito è dello stesso gruppo di Martina Franca e della guida di Francesco Bufano. Un tecnico di grande esperienza, con trascorsi agonistici di rilievo, ricorda l’assessore. Per il quale il titolo conquistato è un risultato da condividere certamente. Rappresenta un riconoscimento per l’impegno e il lavoro svolto quotidianamente da tutto lo staff tecnico e dalla dirigenza per la crescita degli atleti e della disciplina olimpica del judo a Martina. Così gli sport da combattimento, che hanno nella karateka Silvia Semeraro la più grande eccellenza, possono crescere in termini di visibilità sull’intero territorio.

La gioia condivisa con Sofia Manca

La martinese festeggia insieme alle altre campionesse d’Italia A2 2023, nell’evento andato in scena al PalaVesuvio di Napoli: Giusy Analfitano (Ischia Judo, 44), Elena Storione (Ippon Club Messina, 48), Chiara Antonina Dispenza (Judo Virtus, 52), Sara Cardella (Airon Judo 90, 57), Dounia Slimani (Fitness Nuova Florida, 63), Cinzia Caponetto (Judo Virtus, 78) e Lucia Magli (San Mamolo Bologna, +78). Può gioirne La Palestra Taranto. Sebbene non abbia raggiunto il podio nella classifica di società, conquistato dalla Judo Virtus Villabate sul gradino più alto, seguita da Budo Semmon Gakko Genova e Fitness Nuova Florida, 14. I sacrifici di queste atlete provenienti da tutta Italia hanno trovato la giusta ricompensa.

Cambio di programma della processione a terra per San Cataldo

foto G. Leva
10 Mag 2023

Considerate le avverse previsioni meteo, in via prudenziale il comitato festeggiamenti comunica che il percorso della processione è stato così modificato: Largo arcivescovado, corso Vittorio Emanuele, piazza Castello, ponte Girevole, via Matteotti, via Margherita, via D’Aquino (sosta sotto il balcone del Carmine per il discorso dell’arcivescovo), via D’Aquino, via Margherita, via Matteotti, Ponte girevole e sosta per lo spettacolo pirotecnico. Il corteo riprende, proseguendo su piazza Castello, via Duomo e basilica Cattedrale.

Va da sé che in caso di pioggia persistente la processione non avrà luogo.

Per le stesse motivazioni il concerto ‘Il mito della Taranta’ è rimandato a sabato 13 maggio alle ore 21 nel teatro Orfeo, con prenotazione gratuita fino ad esaurimento posti (arriverà un comunicato dedicato).