Consegnati, in Cattedrale, i Cataldus d’argento 2023

10 Mag 2023

Ieri, martedì 9 maggio, in cattedrale, conferiti dal Comitato festeggiamenti per San Cataldo e dalla Camera di Commercio i Cataldus d’argento, i riconoscimenti a persone, enti o associazioni, che si sono distinti per la loro testimonianza di dedizione alla città di Taranto.

Di seguito, le foto della serata:

Mercoledì 10, la commemorazione dell’Inventio corporis Sancti Cataldi

09 Mag 2023

Mercoledì 10 maggio, alle ore 11, nella basilica cattedrale, monsignor Emanuele Ferro presiederà la liturgia della commemorazione dell’Inventio corporis Sancti Cataldi.
A seguire, alle 11.30, la celebrazione eucaristica sarà presieduta da mons. Ciro Miniero, arcivescovo coadiutore di Taranto.
Il reliquiario contenente la Crocetta sarà scoperto nel Battistero per poi essere portato processionalmente nel Cappellone.
La Crocetta permise il riconoscimento delle spoglie del Santo, con le quali fu ritrovata dopo ben tre secoli, nel luogo che oggi è il Battistero e anticamente era la chiesa di San Giovanni in Galilea, grazie all’iscrizione “Cataldus” incisa su di essa.
Di seguito la traduzione dal latino dell’iscrizione ricorda l’evento e che è affissa nel Battistero:
“Dalla vita del Berligerio il tarantino e dalla storia del ritrovamento 
del corpo di San Cataldo: l’arcivescovo Drogone dispose di abbattere fin dalle fondamenta la Chiesa maggiore di Taranto, rovinata dal tempo e la ricostruì nuovamente.
L’opera fu iniziata e un uomo, proprio mentre stava scavando tra i resti, come li ebbe sollevati un po’ in alto, cominciò a sentire un odore di straordinaria soavità e scoprì una tomba marmorea abbastanza bella. Dopo essere stato chiamato, l’arcivescovo arrivò in fretta e visto il monumento cominciò a pensare che quell’odore soavissimo proveniva dall’interno di quei tali resti. Il clero accorse, il popolo arrivò, il presule aprì la tomba, dal cui odore tutti i presenti furono inondati. Trovarono una croce aurea su cui era riportato il nome del santo in latino”.

Drammi umanitari

Alluvioni in Congo, Caritas: “Popolazione abbandonata e senza aiuti; manca tutto”

foto dai social di Ken Kibambe
09 Mag 2023

Dove prima c’era la vita ora si vede solo una distesa di sabbia e pietre che ha sepolto interi villaggi. Ed enormi fosse comuni dove vengono accatastati i corpi delle vittime, in sacchi mortuari grigi o azzurri. Intorno una popolazione traumatizzata e attonita. Le vittime finora accertate sono 400 ma nelle ultime ore, secondo alcune stime della società civile locale, si parla di almeno 4300 dispersi. C’è pochissima speranza di riuscire a recuperarli. Intere famiglie sono morte, quasi tutti i sopravvissuti hanno perso qualche familiare. Per loro la sopravvivenza sarà durissima. Solo la Croce Rossa è arrivata sul posto ma manca tutto: cibo, farmaci, acqua potabile. È questa la situazione nei villaggi di Bushushu e Nyamukubi (zona di Kalele), nella travagliata regione del Sud Kivu, nella Repubblica democratica del Congo. Nel tardo pomeriggio di giovedì 4 maggio ha iniziato a piovere come accade in questa stagione. Ma le piogge torrenziali erano più forti del solito e hanno causato lo straripamento dei tre fiumi della zona, oltre a frane e smottamenti. Il territorio dove è accaduto il disastro è sulle rive del lago Kivu, dove si erano rifugiati nel 2004 civili in fuga dai massacri delle milizie paramilitari Interahamwe. Sono state costruite abitazioni precarie in zone a rischio, sul fianco di una collina. Il villaggio di Bushushu è a 70 km a nord di Bukavu, sulla Route nationale n.2 che collega Bukavu a Goma. Ieri, 8 luglio, in tutto il Paese è stata proclamata una giornata di lutto nazionale.

“Caritas Bukavu è già sul campo e sta facendo una prima evacuazione degli sfollati e cercando di portare i primi soccorsi”, racconta al Sir Boniface Nakwagelewi ata-Deagbo, direttore di Caritas R.D. Congo, che conferma le stime ufficiali ma avverte: “Il bilancio finale sarà sicuramente di migliaia di persone morte. Anche le parrocchie della zona sono vittime delle inondazioni. Ci saranno morti tra preti, catechisti, insegnanti, preti”.

“La gente nei villaggi è traumatizzata – racconta -. La maggior parte ha perso familiari, figli, ci sono bambini senza genitori. Le case sono tutte sepolte, le persone non possiedono più nulla. Abbiamo chiesto di coordinarci con altre realtà sul campo per una evacuazione coordinata”.

La tragedia nella tragedia è che, a parte la Croce Rossa e Medici senza frontiere, non sono presenti corpi di soccorso e aiuti umanitari organizzati. Msf ha accolto nell’ospedale 16 feriti gravi provenienti dal villaggio di Nyamakubi in battello e donato sacchi mortuari al centro di salute di Bushushu.

foto dai social (J.Kabumba)

“La popolazione è abbandonata alla propria sorte. Manca tutto: cibo, farmaci, acqua, fino a ieri non era ancora arrivato niente”, denuncia il direttore di Caritas R.D. Congo, pronta a lanciare un appello ai partner per sostenere Caritas Bukavu nel suo lavoro. “Bisogna aiutare i sopravvissuti e fare in modo che non muoiano a causa della mancanza di aiuti”, rincara il responsabile della Caritas nazionale. “Non sarà facile perché ci sono molti problemi nel nostro Paese, tra cui la guerra con il movimento M23 nel Sud Kivu e inondazioni in altri territori. Sarà una grande sfida”.

Non è la prima volta che accadono eventi di questo tipo. Nel 2014 e anche due anni fa c’è stato un disastro simile in quelle zone. “Anche se già accaduto, il fenomeno è aggravato dal cambiamento climatico e dalla presenza di costruzioni abusive in zone dove non si potrebbe costruire”, conclude.

Comece

Giornata dell’Europa, mons. Crociata (Comece): “Ricorre in un tragico contesto di guerra, si cerchi una pace giusta”

Mons. Mariano Crociata, presidente della Comece - foto Comece
09 Mag 2023

Logo della Comece

Un appello perché non si smetta di cercare “insistentemente” e “in ogni modo il superamento del conflitto per il raggiungimento di una pace giusta”. A lanciarlo è mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea, in una Dichiarazione diffusa oggi in occasione della celebrazione della giornata dell’Europa. “Sono, queste, premesse indispensabili – aggiunge Crociata – per rendere possibile una crescita di tutti all’interno dell’Unione Europea e oltre i suoi confini”.

“La Giornata dell’Europea – scrive il presidente dei vescovi dell’Unione Europea – quest’anno ricorre ancora in un tragico contesto di guerra su suolo europeo, con orribili sofferenze fisiche, materiali e spirituali per le persone in Ucraina”. Mons. Crociata osserva come “le conseguenze economiche della guerra ormai da più di un anno intervengono ad aggravare le condizioni sociali delle popolazioni con effetti ancora più devastanti per le fasce più deboli”. E sottolinea: “A distanza di 73 anni dalla Dichiarazione di Robert Schuman il bisogno di unità e di pace – autorevolmente richiamato da papa Francesco nel discorso all’assemblea plenaria della Comece del 23 marzo scorso – si è fatto, se possibile, più urgente e lancinante”.

Il presidente della Comece rileva che “le circostanze che sono all’origine dell’Unione, all’indomani di una guerra mondiale che aveva prodotto immani distruzioni e morti senza fine, appaiono di una inquietante attualità e invitano a riguadagnare le ragioni e la volontà di perseguire con rinnovata determinazione l’unità Europea e la pace”. E prosegue: “La Comece, voce delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, si fa interprete di questo impegno. Ad esso intende contribuire con la formazione di coscienze avvertite e responsabili del momento che viviamo. I vescovi dell’Ue sentono come loro compiti l’incoraggiamento e la collaborazione con tutti gli sforzi messi in campo per cercare l’unità promuovendo i molti interessi ideali e materiali che accomunano i popoli che compongono l’Unione”.

 

La processione a mare di San Cataldo

08 Mag 2023

Dopo ‘U’ Pregge’, ossia la consegna da parte del Capitolo metropolitano del simulacro di San Cataldo al sindaco di Taranto, nel tardo pomeriggio di lunedì 8 maggio, come da tradizione, si è svolta la processione per mare, con la statua del santo imbarcata sulla nave Cheradi della Marina militare. L’imbarco dal molo sant’Eligio è stato quello classico, lo sbarco invece è stato “insolito”, al Castello aragonese.

Diocesi

‘U’ Pregge’: la consegna del simulacro di San Cataldo al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci

08 Mag 2023

di † Filippo Santoro

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Signor Sindaco,
è bello ritrovarsi per compiere questo gesto di affidamento, rinnovando il desiderio di camminare insieme che in questa particolare stagione della Chiesa assume un significato oltremodo fecondo, perché il Santo Padre Francesco ci sta spronando nel vivere la comunione fraterna e la condivisione del cammino di evangelizzazione come scelta e impegno prioritario, per rendere la Chiesa visibile e, soprattutto, credibile.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato è un frammento meraviglioso della preghiera sacerdotale di Gesù che desidera presentare al Padre il volto dei suoi amici e anche di tutti coloro che crederanno alla Parola.

Fra di essi ci siamo da sempre anche noi, cristiani di tutti i tempi.

Siamo oggetto della preghiera di Gesù che ci precede nella chiamata e, nell’amore, a seguirlo.

Con il gesto de “’U Pregge” noi, ancora una volta comunità ecclesiale, desideriamo metterci in ascolto di questa città, così come il Papa ci ha chiesto. Vogliamo ascoltare tutti, specie coloro che sono lontani, dare voce a chi non ce l’ha.

Affido a lei il simulacro e i suoi tesori perché appaia in maniera inequivocabile che il vero tesoro a lei affidato è il ministero della cura e della custodia di una comunità cittadina.

Il patrono della città è il protettore della medesima, ci invita a custodire, ad interessarci, ci educa all’attenzione, a prenderci cura.

Così come il pastore buono prende su di sé gli agnellini più gracili, così chi oggi indice la festa lo fa non con lo spirito di evasione ma della cura.

San Cataldo ci apre gli occhi sulle necessità dei poveri, degli ammalati, delle giovani generazioni.

San Cataldo ci insegna ogni anno che davanti a noi c’è un mare da solcare: è una metafora avvincente della vita e delle sue opportunità.

Si dice che il mare agitato abbia fatto grandi i marinai, e noi tarantini non possiamo dire di aver conosciuto mai la bonaccia.

Continuiamo a non scoraggiarci, a prendere forza e vigore per il futuro.

Gli studenti nella Giornata cataldiana della scuola sono venuti a lasciare in cattedrale, sotto un ulivo simbolo delle terre che si affacciano sul Mediterraneo, una barchetta di carta alla quale hanno affidato un pensiero sulla pace e l’accoglienza, un piccolo segno per parlare di pace e di accoglienza.

Una barchetta di carta non può reggere alla potenza delle onde, ma una coscienza retta e nuova quale quella che dobbiamo formare nei nostri giovani può far ritornare il nostro mare e la nostra terra un luogo di approdo sicuro.

San Cataldo continui ad insegnarci il valore del dialogo, un dialogo che in questi anni ha mostrato i suoi frutti anche fra la diocesi e le amministrazioni comunali che si sono succedute: questa nostra relazione propositiva rientra nell’esercizio concreto della pace e della fratellanza, un esempio che parte dal nostro piccolo angolo di Puglia.

Ho toccato con mano nei giorni scorsi a Kiev ciò che accade lì dove il dialogo non riesce a decollare: si fa esperienza della distruzione, del fragore delle bombe, della miseria e dell’oscuramento del futuro.

In Ucraina ho capito ancora meglio quale grande responsabilità abbiamo e perché, senza cedere alla disillusione, dobbiamo continuare a lavorare per il progresso umano, per la pace, l’uguaglianza e, noi tarantino lo sappiamo bene, per il diritto alla salute, al lavoro degno, per la salvaguardia dell’ambiente.

San Cataldo è Taranto insieme al suo cuore, ovvero Taranto vecchia.

Sono felice che i nostri appelli di dieci anni fa abbiano trovato sponda e maturazione per la ricostruzione dell’Isola, vedo tanti cantieri e tante opere.

Prioritaria resta la ricostruzione del tessuto sociale, la cura, ci torno, di chi abita quei vicoli tanto suggestivi quanto da troppo tempo abbandonati.

Sindaco, la mia benedizione è che si riesca a portare tutto a compimento dando esempio di alacrità, di dedizione, di responsabilità e di serietà rispetto a una città che merita questo e altro.

In questi giorni stiamo restituendo alla comunità opere importanti che hanno riguardato la nostra cattedrale, le sue facciate, ambienti antichi, così come abbiamo già fatto per altre chiese dell’Isola, ma quello che imploro al nostro Santo è la profezia di poter guardare a ben altri cantieri e a ben altre opere. Saniamo insieme la piaga della dispersione scolastica, non chiudiamo gli occhi di fronte al problema della droga, del suo traffico e del suo spaccio.

Qui ci sono tutte le massime autorità che ringrazio perché per la solennità di San Cataldo fate splendere questa città.

A voi chiedo senza mezzi termini di continuare a spendervi, non per soluzioni contenitive o arginanti del degrado dell’illegalità, ma per accelerare con ogni mezzo lo sradicamento di mali che sono come massi legati alle caviglie della rinascita.

Ne abbiamo il dovere.

San Cataldo ce lo chiede ma, soprattutto, ce lo chiedono i nostri figli per i quali non abbiamo il diritto di ipotecare il futuro.

Eccoci vescovo Cataldo, nel nome di Cristo, benedici questa città aiutaci a sperare, ad amare, a camminare insieme. Che la preghiera del Signore che tutti diventiamo perfetti nell’unità sia già un’esperienza autentica da questa sera.

A lei Sindaco per tutti i Tarantini buona festa patronale

Sport

Sparta Taras, la vittoria della maturità dei Pulcini cresciuti in città vecchia

08 Mag 2023

di Paolo Arrivo

La felicità più grande è vederli giocare. Liberi di esprimersi come vogliono, su un campo di calcio, possono stare insieme agli altri, e imparare le regole dell’esistenza. Quando poi arrivano i risultati, la festa si fa completa: un plauso ai calciatori in erba dell’Asd Sparta Taras, che hanno conquistato la Championship del campionato Opes categoria Pulcini età mista 2012-13 a 8. La compagine tarantina ha sconfitto in finale lo Sporting Bachelet Palagiano. Tre a zero il risultato finale, al termine di un match dominato, vissuto all’insegna dell’agonismo e del divertimento. Il risultato fa il paio con il precedente successo ottenuto nella Ctg a 5+1. Una doppietta senza precedenti, capace di accendere l’entusiasmo dell’ambiente, di chi sa darsi da fare per instaurare e alimentare processi di rigenerazione attraverso la crescita della comunità della città vecchia.

Una vittoria particolare

Il successo deve essere motivo d’orgoglio per l’allenatore Marco Casula. Che già aveva espresso la sua soddisfazione per la crescita del gruppo 2016, uscito sconfitto dalla semifinale: educare i piccoli alla cultura della sconfitta è importante quanto il tentativo di far fruttare i talenti. Va sottolineato il valore dello Sporting Bachelet. Che già aveva sconfitto in campionato lo Sparta Taras: la rivincita sull’avversario, nella finale giocata sabato scorso sul campo neutro de “L’Eredità” di Grottaglie, innalza il livello della vittoria.

Il progetto Sparta Taras

Nata un anno fa, la scuola calcio affidata al tarantino Marco Casula nasce dal desiderio di mettere in campo idee, professionalità e passione. Tre le strutture che hanno accolto gli allenamenti. E possiamo dire senz’altro che l’Oratorio San Giuseppe rappresenta il cuore pulsante di un’iniziativa da portare avanti, pur faticosamente – gli altri terreni calcati sono il Faro Sport di San Vito  e Calciomania presso Circumvallazione dei Fiori. La figura di MC è collocata in un qualificato staff tecnico. Il divertimento resta la priorità, perché la crescita agonistica non sia portata ad eccessi.

I giusti atteggiamenti

Dalle parole di Marco Casula traspare tutta l’emozione per il risultato che va al di là dell’esito della partita. “Penso al percorso di crescita e al lavoro fatto con questo gruppo in città vecchia – confida a Nuovo Dialogo il tecnico – l’ultimo successo, emozionante, bello, giova ai bambini di certo, perché loro giocano per la vittoria. Per me assume un significato diverso”. “Il successo – chiarisce meglio – è quello che hanno dimostrato quando siamo arrivati sul campo, stringendo la mano all’avversario, e restando composti: ho visto una serie di atteggiamenti dei quali sono davvero contento. Vedere i loro miglioramenti mi riempie d’orgoglio”.

Al netto della funzione ludico didattica, che è prioritaria in questo progetto, è giusto parlare di calcio giocato: l’allenatore non nasconde la presenza di elementi interessanti, tra questi calciatori in erba. Passare poi dal calcetto al campo a otto significa cominciare a parlare di calcio vero e proprio. Di tatticismo, di senso della posizione e di giocate che, traslate dall’allenamento all’incontro, vengono replicate efficacemente. Marco Casula non nasconde neanche le difficoltà. Dichiara di aver attraversato momenti di stanchezza, fino alla voglia di mollare, ma poi è prevalsa la passione, il senso di responsabilità e la dedizione. I bambini non tradiscono e sanno riconoscere e ricambiare il bene che gli viene offerto.

La luce gentile della fede: cerimonia di consegna dei Cataldus d’argento

foto d'archivio G. Leva
08 Mag 2023

Si svolgerà domani, martedì 9 maggio, alle 20 in cattedrale, la tradizionale cerimonia della consegna dei Cataldus d’argento.
Conferiti dal Comitato festeggiamenti e dalla Camera di Commercio, il riconoscimento va a persone, enti o associazioni, che si sono distinti per la loro testimonianza di dedizione alla città di Taranto.
I premi sono andati a Francesco Vizzarro, per l’attività professionale; alla Jonian Dolphin Conservation, per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente; a Valerio Cecinati per l’attività professionale; a Giovanni Guarino e al Crest cooperativa teatrale, per l’attività culturale e sociale; alla società Dante Alighieri, sezione di Taranto, per le attività culturali.
Quest’anno la cerimonia sarà accompagnata dalla musica del quartetto d’arpe del Conservatorio Paisiello di Taranto.
Nell’occasione saranno presentati gli importanti lavori di restauro che hanno interessato la basilica cattedrale del Santo Patrono, la cripta di San Cataldo e le facciate, l’apertura della Sala della Colonna, e della stanza del Tesoro.
Sarà presentata anche l’anteprima del video mapping de “La Cattedrale di Taranto inclusive e digital art project”, che racconta la storia religiosa ed artistica della cattedrale più antica di Puglia.

Di seguito, le motivazioni che hanno portato a designare i premiati del 2023:

Dott. Francesco VIZZARRO      (conferito per attività professionali)

La sua formazione culturale e professionale specifica di Dottore in Economia e Commercio ma soprattutto le sue personali capacità gli hanno permesso di ricoprire proficuamente incarichi di notevole spessore nell’ambito dei dottori commercialisti.

Dal 2001 al 2004 ha ricoperto l’incarico di Presidente dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti di Taranto.

Dal 2008 al 2012 è stato Consigliere – Tesoriere dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Taranto.

Dal 2016 al 2020 ha ricoperto la carica di Consigliere Delegato alla Cassa di Assistenza e Previdenza dei Dottori Commercialisti per la Provincia di Taranto.

Ricopre dal 2022 la carica di Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della Provincia di Taranto.

La sua professionalità si arricchisce frequentando in diverse città italiane numerosi corsi di diritto societario, diritto fallimentare, amministratore giudiziario di beni di mafia, diritto tributario e corsi di formazione sui principi contabili e revisione contabile, diventando esperto in Diritto Societario e Fallimentare.

Tale conferimento vuole inoltre riconoscere tutto il positivo ruolo di assistenza alla cittadinaza svolto dai Dottori Commercialisti della provincia di Taranto durante l’emergenza pandemica, in aiuto di imprese e lavoratori a rischio.

 

Jonian Dolphin Conservation     (conferito per attività di ricerca e salvaguardia dell’ambiente)

Fondata da Carmelo Fanizza nel 2009, attraverso il suo progetto, la Jonian Dolphin Conservation raggiunge con il suo messaggio di tutela migliaia di persone in tutto il mondo ogni anno, impegnata a proteggere Delfini, Balene e Capodogli, nel Mar Ionio Settentrionale, attraverso programmi di ricerca scientifica e campagne di sensibilizzazione.

La JDC è specializzata nella gestione di progetti marini con particolare attenzione allo studio dell’impatto ambientale; svolge attività di dolphin watching coinvolgendo turisti e cittadinanza. Inoltre effettua, in cooperazione con la Marina, con l’Università di Bari e con il CNR, attività di ricerca in mare.

Nel 2013 arriva un riconoscimento internazionale, ottenendo il primo posto nella sezione “Ricerca scientifica ed innovazione tecnologica” del Sea Heritage Best Communication Campaign Award, per la valorizzazione, la promozione e la divulgazione del patrimonio marittimo.

L’obiettivo è di tutelare i cetacei che sono presenti nel golfo di Taranto e questo obiettivo può essere raggiunto solamente creando conoscenza e consapevolezza.

 

Dott. Valerio Cecinati      (conferito per attività professionali)

Per il suo impegno come medico ma soprattutto come oncologo pediatrico.

Ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bari (2000) e la specializzazione in Pediatria presso la stessa Università (2005). Consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Pediatria presso l’Università degli Studi di Bari (2009).

Dal 2009 al 2011 lavora come borsista presso il Reparto di Ematologia Pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma, diretto dal prof. Franco Mandelli, conseguendo il master in Ematologia Pediatrica.

Dal 2011 al 2018 dirige il Reparto di Ematologia Pediatrica del Dipartimento di Ematologia, Biotecnologie e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Civile di Pescara.

A Giugno 2017 consegue un’ulteriore specializzazione medica in Ematologia presso l’Università degli Studi di Modena – Reggio Emilia.

Autore di pubblicazioni scientifiche in campo internazionale con particolare interesse nel campo dei tumori infantili e delle malattie del sangue sia in campo pediatrico che di medicina generale.

Da Giugno 2018 dirige l’Unità Operativa Complessa di Pediatria dell’Ospedale “Ss.ma Annunziata” di Taranto, dando anche avvio al reparto di Oncoematologia Pediatrica e Microcitemia.

Con grande competenza e capacità professionale, con il sorriso e l’amore di un padre, si è reso sempre disponibile a risolvere qualsiasi problema con gentilezza e profonda umanità ma soprattutto ad infondere speranza in quanti vivono situazioni drammatiche.

 

Giovanni Guarino – Cooperativa Crest (conferito per attività culturali e sociali)

Svolge ininterrottamente dal 1990 attività espressive e progetti di formazione teatrale con l’intento di coniugare l’esperienza artistica e l’arricchimento culturale con obiettivi di prevenzione e recupero delle tante situazioni di disagio sociale, con uno sguardo rivolto in particolare ai giovani e alla infanzia.

Il suo lavoro ed impegno trovano nelle periferie di Taranto e non solo il terreno di confronto naturale. Porta avanti un dialogo costante con la scuola, con le Asl, con il Tribunale per i Minori e le tante associazioni, volto a declinare l’inclusione sociale. Con la Città Vecchia nel cuore, suo luogo di nascita, rimane testimone attento delle sue trasformazioni, impegnandosi in attività e progetti che promuovono la conoscenza della storia, dell’immaginario e delle tradizioni della vecchia Isola, cuore e origine della città tutta.

Nel 1978 incontra il teatro dando avvio alla sua formazione tecnica e poetica e nel 1982 diventa socio della Cooperativa Crest di Taranto, nata nel 1977, della quale è Vice Presidente con il compito di responsabile della progettazione e della formazione sul territorio. Sposa a pieno le finalità del Crest portando avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo, raccontando vite complicate, sogni ostinati, incontri tra culture e condizioni differenti. Giovanni con  il Crest sceglie quali interlocutori privilegiati i bambini, i ragazzi e i giovani, con l’intento di creare un punto di riferimento culturale e professionale forte nella nostra città. Per questo motivo il Crest viene inserito dal 1992 dalla presidenza del Consiglio dei Ministri nell’elenco delle compagnie che svolgono attività nel campo del teatro per l’infanzia e la gioventù ad alto e qualificato livello. Dal 2009 il Crest gestisce l’Auditorium TaTÁ che ha sede nel quartiere Tamburi. Uno spazio sempre aperto – strappato al degrado – che alla produzione di spettacoli e all’ospitalità di altre compagnie teatrali, unisce proposte di formazione, incontri e laboratori per le scuole.

 

Società Dante Alighieri – Comitato di Taranto (conferito per attività culturali)

Fondata da Giosuè Carducci nel 1889 “per tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana”.

Con tale spirito nasce il Comitato di Taranto, fra i più antichi d’Italia, fondato nel 1902 dal conte Roberto d’Ayala Valva compiendo centoventuno anni di impegno generoso, entusiasta e appassionato da parte dei soci, in piena coerenza con gli ideali di difesa della lingua e della cultura italiana.

Alla Presidenza si sono succeduti tanti protagonisti della storia cittadina fra cui ricordiamo, nell’ultimo scorcio del secolo ormai trascorso, il provveditore agli Studi Giovambattista Massafra, il preside Paolo De Stefano, il professor Cosimo Fornaro e il dottor Franco Quaranta. Attualmente la presidente è la professoressa José Minervini.

Le Lecturae Dantis, cioè i commenti dei canti danteschi tenute nelle chiese storiche di Taranto, sono il fulcro dell’attività della Dante Alighieri, perché la Divina Commedia è poesia e teologia insieme.

L’ impegno culturale della Società è quello di far emergere il valore di tante studiose e   tanti studiosi dell’associazione e del territorio. Non solo “grandi firme” nazionali ma anche cittadini culturalmente e umanisticamente attivi, uniti nel desiderio di essere moltiplicatori di progresso e di creatività.

Un’attenzione di rilievo è data ai giovani che si impegnano in biblioforum o come lettori dei canti danteschi e come concertisti. A loro viene dato il testimone di diffondere l’amore e il culto della civiltà italiana nel mondo.

8xmille

8xmille alla Chiesa cattolica: ecco come sostenere le opere per gli “ultimi”

08 Mag 2023

di Filippo Passantino

Si è celebrata domenica 7 maggio la Giornata nazionale dell’8xmille alla Chiesa cattolica che quest’anno è accompagnata dallo slogan della nuova campagna appena lanciata dalla Cei: “Una firma che fa bene”. Il claim fa riferimento ai gesti di altruismo che non fanno sentire bene solo chi li riceve, ma anche chi li compie e che, attraverso la firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica, possono moltiplicare la sensazione di benessere per migliaia di volte. “Firmare è importante perché permette di riscoprire i valori fondamentali dell’8xmille: il bene comune, la condivisione, la corresponsabilità, il sostegno economico delle Chiese nella loro missione – ha affermato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi -. È fondamentale comprendere il significato che questo gesto rappresenta per tutti, credenti e non, in termini di solidarietà e democrazia. Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica è una scelta di libertà per lo Stato e non di convenienza economica. Con le risorse a disposizione si va incontro ai bisogni delle persone indigenti, dei migranti, di chi cerca una casa, di chi ha necessità di curarsi, dei più poveri, italiani e stranieri”.

Come firmare per l’8xmille alla Chiesa cattolica

Al contribuente la firma non costa nulla e possono apporla tutti coloro che concorrono al gettito Irpef: chi presenta il 730 o il Modello Redditi, ma anche chi dispone solamente del Modello Cu, perché possiede unicamente redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati e non è obbligato a presentare la dichiarazione. Come è noto, la decisione di chi si esprime serve a stabilire la destinazione dell’intera quota da assegnare, supplendo dunque anche alla mancata espressione di una preferenza da parte di chi non firma.


Le opere finanziate dalla Chiesa cattolica nell’ultimo anno

Nell’anno 2022 chi firma per la Chiesa cattolica ha contribuito a rendere possibile lo stanziamento di 150 milioni di euro per la carità delle diocesi italiane (mense, centri di ascolto, soccorso a disoccupati, vittime dell’usura, immigrati, emarginati, anziani abbandonati); 53 milioni di euro per altre esigenze di rilievo nazionale; 80 milioni per progetti di sviluppo e solidarietà nel Sud del mondo; 84 milioni per la manutenzione e il restauro delle chiese e 410 milioni per mantenere dignitosamente i circa 32.000 sacerdoti che operano nelle diocesi, 300 dei quali missionari fidei donum nei Paesi più poveri.
È possibile visionare un rendiconto dettagliato su www.8xmille.itoppure su https://rendiconto8xmille.chiesacattolica.it/.

Editoriale

Libertà di stampa: i rischi nel nostro Paese

(Dal sito https://instapdf.in/)
08 Mag 2023

di Emanuele Carrieri

Un anno nero per la libertà di stampa. Questo emerge dal rapporto di Reporter senza frontiere, che ammonisce che la disinformazione, la propaganda e l’intelligenza artificiale rappresentano minacce per il giornalismo. I dati sono sconfortanti: ottantasei giornalisti uccisi nell’ultimo anno e trentuno paesi in una situazione grave. Malgrado i dati negativi a livello mondiale, l’Italia guadagna diciassette posti salendo alla quarantunesima posizione. Secondo il report, in Italia i problemi continuano a essere rappresentati dalla criminalità e dai gruppi estremisti violenti. Ma non solo. Da tempo si dibatte intorno all’uso delle querele temerarie, cioè di azioni legali, di esito incerto, avviate con l’intento non di portare a termine il processo, ma solo di intimidire chi viene accusato per condizionarne e limitarne il lavoro. Si tratta di cause legali in cui è presente uno squilibrio di potere fra chi querela e il querelante e il divario solitamente coinvolge la sfera economica: sono strutture o persone che hanno delle disponibilità economiche elevate e adatte a sostenere processi contro giornalisti che sono costretti a provvedere autonomamente a pagare le spese legali. Le poche querele che arrivano a processo, solitamente non si concludono con una condanna dei giornalisti, ma il querelato avrà dovuto affrontare spese legali per migliaia di euro, nel migliore dei casi, che non gli verranno rimborsate. Chi non si può permettere di affrontare tali querele sono soprattutto i freelance, cioè coloro che non sono stipendiati e che guadagnano meno delle altre categorie. Uno sfondo invaso da minacce che come conseguenza ha quella di portare i giornalisti a non affrontare determinati argomenti per non doversi ritrovare in processi difficili da sostenere economicamente, anche a sacrificio di notizie che siano di interesse pubblico, e quindi a sacrificio dell’informazione stessa. Di recente sono state compiute azioni inscrivibili nell’area delle querele temerarie, come le denunce avanzate dalla premier verso direttore e vicedirettore di “Domani”, quotidiano edito da Carlo De Benedetti. La questione riguarda un articolo dell’ottobre del 2021 in cui venivano riportati verbali dell’ex commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri. Indagato per abuso di ufficio per una compravendita di oltre ottocento milioni di mascherine provenienti dalla Cina e risultate non a norma, Arcuri fece i nomi di “alcuni parlamentari che lo avrebbero contattato per promuovere soggetti o imprese”. Fra questi, Giorgia Meloni, che in risposta decise di querelare Emiliano Fittipaldi e Stefano Feltri, non smentendo i fatti, ma per aver scritto “raccomandazione” nel pezzo. Le querele temerarie non sono l’unico mezzo utilizzato in Italia che mette a rischio la libertà di informazione: esistono, infatti, problemi profondamente intrinseci all’intero campo dell’informazione. Uno di questi è l’eccessiva presenza dell’editoria impura in Italia dove, in proporzione diversa rispetto ad altre realtà, chi investe nell’editoria non è il cosiddetto “editore puro”, cioè chi si occupa dei media in generale, senza essere legato a gruppi finanziari che si occupano di altri settori. Sono “editori impuri”, cioè gruppi di industriali, bancari, politici, imprenditori, che possiedono denaro per adoperarsi anche nel campo dell’editoria, generando un conflitto di interesse con ciò che dovrebbe essere trasmesso dalle testate, proprio perché legati non solo all’editoria. Ciò provoca una eccessiva presenza di interessi privati all’interno delle redazioni, sacrificando o manipolando delle informazioni rivolte alla società e che dovrebbero partecipare alla formazione della pubblica opinione. Lo scenario non è solamente pervaso da conflitti di interesse, ma è anche manchevole di regole che tutelino giornali e i giornalisti e il campo di azione nel quale si muovono. Fra gli eventi e le opinioni, c’è, infatti, la realtà, la verità di quello che avviene, che può variare a seconda di chi la percepisce ma che deve essere necessariamente garantita dai mass media e che non può dipendere né da influenze esterne, né dalla possibilità di essere oggetto di intimidazioni o minacce formulate dai potenti. Il risultato di queste azioni è il danneggiamento dell’informazione e della stampa, in cui si sacrificano i contenuti e gli approfondimenti esplicativi in grado di creare una comunità più consapevole, e così rendendo la libertà di informazione poco garantita. La necessità, e la speranza, è che, di fronte a questi ostacoli che permangono nella nostra democrazia, si rimedi dato che si riconosce che la libertà di stampa non possa continuare a rimanere un argomento ambiguo. Conclusione a cui sarà facile arrivare quando non saranno i politici i primi a servirsi dell’informazione, della stampa e di certe condotte, legali sì ma anche amorali.

Musica

Mercoledì 10, in piazza Castello, concerto ‘Il mito della taranta’

08 Mag 2023

Nell’ambito dei festeggiamenti civili per San Cataldo, mercoledì 10 maggio, alle ore 21.30, in piazza Castello, ‘Il mito della taranta’ concerto con l’Orchestra della Magna Grecia, L.A. Chorus e Wake up Gospel Project, sotto la direzione del maestro Graziano Lesseri

Angelus

La domenica del Papa – Verso dove camminiamo? Per cosa vale la pena vivere?

08 Mag 2023

Il Vangelo di Giovanni, in questa quinta domenica di Pasqua, e nella prossima, ci fa rivivere il clima dei discorsi d’addio, quelle ultime parole che si pronunciano al termine della vita e che hanno un carattere del tutto particolare. Gesù è consapevole che i suoi giorni si avviano alla conclusone, i discepoli invece non sembrano comprendere il tempo che stanno vivendo, e interrompono il Signore con domande che manifestano la loro incapacità di capire. Eppure, aveva già detto loro che era già giunto il tempo in cui tutto si sarebbe concluso. Infatti, non è un caso che le pagine del quarto Vangelo che leggiamo in queste due domeniche precedono il racconto della passione.
Di fronte allo smarrimento, alla difficoltà di capire, Gesù risponde alle domande con parole di speranza: “io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. L’incredulo Tommaso gli dice: “Signore non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via”. E Filippo: “Signore mostraci il Padre e ci basta”. Eppure, la pagina del Vangelo, e quindi il dialogo con i discepoli, inizia proprio con le parole “non sia turbato il vostro cuore”. Gesù, infatti, stava preparando i suoi al momento in cui non lo avrebbero più potuto vedere, ben sapendo che la nuova situazione sarebbe stata molto difficile da capire: “nella casa del Padre mio vi sono molte dimore […] vado a prepararvi un posto”.
È in questo aver fede che Gesù invita a superare il turbamento: non si tratta solo di una richiesta di fiducia, ma è appello forte ad avere una fede capace di vincere il male, una fede più forte e più tenace del male.
Gesù, infatti, non abbandona i discepoli, ricorda Francesco nelle parole che pronuncia al Regina caeli, ma “va a preparare un posto per loro” e indica così “a tutti noi il meraviglioso luogo dove andare, e allo stesso tempo ci dice come andarci e ci mostra la via da percorrere”. Per il papa, il fatto che Gesù usi “l’immagine familiare della casa, luogo delle relazioni e dell’intimità”, ci dice che anche noi siamo i benvenuti e saremo accolti “dal calore di un abbraccio”. Non si è separato da noi, aggiunge, ma “ci ha aperto la strada, anticipando la nostra destinazione finale: l’incontro con Dio Padre”.
Per questo non dobbiamo perdere di vista la meta, continua il vescovo di Roma, “anche se oggi corriamo il rischio di scordarcelo, di dimenticare le domande finali, quelle importanti: dove andiamo? Verso dove camminiamo? Per cosa vale la pena vivere? Senza queste domande, schiacciamo la vita solo sul presente, pensiamo che dobbiamo goderla il più possibile e finiamo per vivere alla giornata, senza uno scopo, senza un traguardo”.
Ecco che la risposta data a Tommaso diventa anche la risposta alla nostra domanda, perché è Gesù “la via da seguire per vivere nella verità e avere la vita in abbondanza”. Di fronte alla fatica, allo smarrimento, e persino al fallimento “ricordiamo dove è diretta la nostra vita”; e inoltre, “viviamo il presente – sono le parole del papa – ma senza lasciarci travolgere; guardiamo in alto, al Cielo, ricordiamoci la meta, pensiamo che siamo chiamati all’eternità, all’incontro con Dio”. Parole, queste, che riportano alla mente quanto ha scritto l’anonimo estensore della lettera A Diogneto: per i cristiani “ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera […] vivono sulla terra ma hanno la loro cittadinanza in cielo”, in quella Gerusalemme celeste che è la meta ultima.
Dopo la recita della preghiera mariana il pensiero di Francesco va a Pompei, in occasione della supplica alla Madonna del Rosario nel santuario dedicato alla pace per volere del beato Bartolo Longo: “in questo mese di maggio preghiamo il Rosario chiedendo alla vergine Santa il dono della pace, in particolare per la martoriata Ucraina. Possano i responsabili delle nazioni ascoltare il desiderio della gente che soffre e vuole la pace”.
Infine, il papa ha parole per l’associazione Meter, e per il fondatore don Fortunato Di Noto: “Da 30 anni difendono l’infanzia dai soprusi e dalle violenze. Vi sono vicino, fratelli e sorelle e vi accompagno con la preghiera e il mio affetto. Non stancatevi mai di stare dalla parte di chi è vittima, lì c’è Cristo Bambino che vi aspetta”.