Francesco

Papa Francesco a dieci anni dalla sua visita a Lampedusa: “La morte di innocenti è un grido doloroso e assordante”

foto d'archivio Afp/Sir
11 Lug 2023

di Maria Chiara Biagioni

“In questi giorni in cui stiamo assistendo al ripetersi di gravi tragedie nel Mediterraneo, siamo scossi dalle stragi silenziose davanti alle quali ancora si rimane inermi e attoniti. La morte di innocenti, principalmente bambini, in cerca di una esistenza più serena, lontano da guerre e violenze, è un grido doloroso e assordante che non può lasciarci indifferenti. È la vergogna di una società che non sa più piangere e compatire l’altro”. Lo scrive papa Francesco in un messaggio indirizzato a mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, in occasione della celebrazione a ricordo del decimo anniversario della sua visita a Lampedusa.
“Sono trascorsi dieci anni dal viaggio che ho voluto compiere nella comunità lampedusana – scrive il papa – per manifestare il mio sostegno e la paterna vicinanza a chi dopo penose peripezie, in balìa del mare, è approdato sulle vostre coste. Il consumarsi di sciagure così disumane deve assolutamente scuotere le coscienze; Dio ancora ci chiede: ‘Adamo dove sei? Dov’è il tuo fratello?’”. “Vogliamo perseverare nell’errore, pretendere di metterci al posto del Creatore, dominare per tutelare i propri interessi, rompere l’armonia costitutiva tra Lui e noi?”, chiede il Santo Padre. “Bisogna cambiare atteggiamento; il fratello che bussa alla porta è degno di amore, di accoglienza e di ogni premura. È un fratello che come me è stato posto sulla terra per godere di ciò che vi esiste e condividerlo in comunione. In tale contesto, tutti siamo chiamati ad un rinnovato e profondo senso di responsabilità, dando prova di solidarietà e di condivisione”. Il messaggio si conclude con una esortazione: “È necessario quindi che la Chiesa, per essere realmente profetica, si adoperi con sollecitudine per porsi sulle rotte dei dimenticati, uscendo da sé stessa, lenendo con il balsamo della fraternità e della carità le piaghe sanguinanti di coloro che portano impresse nel proprio corpo le medesime ferite di Cristo. Vi esorto perciò a non restare imprigionati nella paura o nelle logiche di parte, ma siate cristiani capaci di fecondare con la ricchezza spirituale del Vangelo codesta Isola, posta nel cuore del Mare Nostrum, affinché ritorni a splendere nella sua originaria bellezza”. Il messaggio si conclude con un ringraziamento all’arcivescovo, ai fedeli di Agrigento e alle autorità, “volto radioso e misericordioso del Padre”, scrive il papa, “per l’impegno di assistenza a favore dei migranti” ed una preghiera “al Signore della vita” per “i morti nelle traversate”.

Arte sacra

Il “Cristo dalla polvere” donato alla San Francesco De Geronimo

11 Lug 2023

di Angelo Diofano

Una pregevole opera d’arte di ben dieci metri di lunghezza, dal titolo “Cristo dalla polvere”, realizzata dall’artista tarantino di fama mondiale Paolo Troilo è stata collocata in modo permanente nella chiesa di San Francesco De Geronimo, al quartiere Tamburi, dove nella mattinata di lunedì, 10 luglio, ne è avvenuta la presentazione.

Il dipinto è stato realizzato in acrilico su tela mediante il finger painting, una tecnica molto recente ed ancora poco diffusa che non prevede l’utilizzo di pennelli o di spatole ma delle sole dita delle mani.

La rappresentazione del Cristo crocifisso, ha spiegato Troilo, ha la caratteristica dei chiodi non infissi nelle mani, bensì solo appoggiati, segno non della definitiva vittoria della morte ma della certezza della resurrezione: non solo di quella del Redentore ma dell’intera città, che patisce dell’inquinamento industriale. E la croce di questa comunità non è ovviamente costituita dal legno del terribile supplizio inflitto dai romani ma dalle polveri malefiche che escono dai camini dell’ex Ilva e che arrossano le strade dei Tamburi. Ecco perché l’intitolazione “Cristo dalla polvere”. «Con questa tela – ha spiegato Troilo – ho voluto omaggiare e ringraziare la mia Taranto, una città che rimarrà sempre nel mio cuore”.

Nonostante i tanti anni vissuti lontano dalla sua città natale, oggi quel legame si fa ancora sentire tramite ricordi indelebili trasferiti su tela con questa opera. Il ‘Cristo dalla polvere’ è il primo segno di un tributo più complesso alla ‘Capitale del mare’ e alla sua gente che proprio in questi anni sta dando vita a una fase di rinnovamento sociale, creativo e impreditoriale”.

Alla cerimonia di inaugurazione, cui ha presenziato una folta rappresentanza di abitanti del quartiere, è intervenuto il sindaco Rinaldo Melucci il quale ha ribadito l’impegno dell’amministrazione comunale di aprire la città alla cultura a 360 gradi, necessaria alla sua crescita, e di cui il dono di questo dipinto rappresenta una tappa importante.

Dal canto suo, il parroco don Nino Borsci, che recentemente ha festeggiato i 50 anni di sacerdozio, ha ricordato l’impegno della comunità e le tante opere portate a termine per la rinascita del quartiere con la costante sensibilizzazione delle giovani generazioni, nelle scuole, per l’acquisizione di una coscienza civica sensibile alle problematiche relative alla vivibilità ambientale.

La realizzazione del dipinto è stata resa possibile grazie al mecenate di opere d’arte, Augusto Sebastio, anche lui di origini tarantine, che nella cerimonia di inaugurazione ha ricordato il legame di amicizia con Paolo Troilo risalente ai tempi della scuola.

Paolo Troilo è nato a Taranto nel 1972 e vive e lavora a Milano. Dal 1997 al 2009 ha lavorato come creativo pubblicitario in Saatchi&Saatchi e in Arnold Worldwide Italy poi come direttore creativo. Si è aggiudicato tutti i più prestigiosi riconoscimenti del settore come Cannes Lions, Eurobest e Cloo Award. Troilo è conosciuto anche per aver dipinto sulla carrozzeria di una Lamborghini l’opera intitolata Minotauro. e i suoi lavori sono stati esposti a San Francisco, Miami, Istanbul, Parigi, Madrid, Milano, Roma, Firenze, Berlino, Basilea, Singapore, Los Angeles, Londra e Tel Aviv.

«Ho iniziato a dipingere con le dita per caso – racconta Troilo –: è capitato che anni fa, mi recai a comperare i colori e le tele ma una volta arrivato a casa mi resi conto di aver dimenticato i pennelli. Fui sopraffatto dalla voglia irrefrenabile di dipingere così quasi inconsciamente le mie dita iniziarono a immergersi nei vasetti dei colori e a trasferirli sulla tela bianca, la mia mente viaggiava veloce così come le mie dita e così, per caso, è nata la mia tecnica semplice e senza pennelli o spatole solo il mio corpo e la tela senza alcuno strumento tra di noi».

Popolo in festa

Madonna del Carmine, celebrazioni a Talsano e a Faggiano

11 Lug 2023

di Angelo Diofano

Numerose iniziative sono state organizzate a Talsano e a Faggiano dalle locali confraternite della Madonna del Carmine per i festeggiamenti in onore della Titolare.

Talsano

(Clicca sulla locandina per ingrandire)

 

 Il programma della festa a Talsano prevede per il triduo (dal 13 al 15 luglio) alle ore 18.15 il santo rosario e alle ore 19 la santa messa sul piazzale della chiesa del Carmine presieduta da don Danilo Minosa, padre spirituale della confraternita.
Domenica 16, solennità della Madonna del Carmine, per tutta la giornata sarà possibile offrire ceri alla Madonna; alle ore 11.00 santa messa in ricordo dei padri spirituali, priori, confratelli e consorelle defunti;  ore 12, supplica solenne e offerta del cero benedetto da parte del nuovo confratello; ore 17.30, santa messa sul piazzale della chiesa del Carmine, presieduta da don Maurizio Donzella, vicario parrocchiale del santuario N. S. di Fatima; a seguire,  processione con la statua della Madonna, per il seguente itinerario: corso Vittorio Emanuele II, via Umberto I, via Domenico Savino, via Adriatico, via Maglie, via Botticelli, via Della Cabina, corso Vittorio Emanuele II, rientro nella chiesa del Carmine.

I festeggiamenti esterni prevedono per giovedì 13, alle ore 20.30, “Tango sotto le stelle”: serata di tango argentino, dichiarato dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità; venerdì 15, dalle ore 20, torneo di burraco lungo via Garibaldi con degustazione di panini con salsiccia; sabato 15, dalle ore 20.30, serata all’insegna di balli di gruppo, liscio e divertentismo; domenica 16, al mattino e alla processione presterà servizio  la banda musicale “Città di Talsano” mentre alle ore 21 si terrà il gran concerto della “321 Zero” Tribute Band su Renato Zero.

Faggiano

I festeggiamenti religiosi per la Madonna del Carmine a Faggiano saranno celebrati nella chiesa madre dell’Assunta (parroco don Francesco Santoro, che è anche padre spirituale della confraternita del Carmine): ogni sera, recita del rosario alle ore 18.15 e santa messa alle ore 19. Giovedì 13 luglio, alle ore 20.30, momento di fraternità in piazza Vittorio Veneto.
Venerdì 14, alle ore 20.30, sempre in piazza Vittorio Veneto, alle ore 20.30 serata di convivialità con artisti e momenti di animazione.
Sabato 15, durante la santa messa delle ore 19 ci sarà la vestizione di nuovi confratelli con premiazione di confratelli e consorelle con maggior numero di anni di iscrizione.
Domenica 16 alle ore 11.30 rosario meditato nella forma solenne; alle ore 12, supplica alla Beata Vergine del Monte Carmelo; alle ore 18, celebrazione eucaristica cui seguirà la processione per le vie del paese accompagnata dal complesso bandistico “Città di Crispiano” diretto dal m. Francesco Bolognino, con sosta per  spettacolo pirotecnico della ditta Friscira Fireworks di Taranto.
Le luminarie saranno allestite della ditta Memmola di Francavilla Fontana.

Concistoro

Papa Francesco: annuncia un Concistoro: il 30 settembre creerà 21 nuovi cardinali

foto Siciliani-Gennari/Sir
10 Lug 2023

Il 30 settembre si terrà un Concistoro per la nomina di 21 nuovi cardinali. Lo ha annunciato domenica 9 luglio papa Francesco dopo la recita dell’angelus: “La loro provenienza esprime l’universalità della Chiesa, che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della Terra. L’inserimento dei nuovi cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la Sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo”.

Ecco i nomi dei nuovi cardinali: mons. Robert Francis Prevost, prefetto del dicastero per i vescovi; mons. Claudio Gugerotti, prefetto del dicastero per le Chiese orientali; mons. Víctor Manuel Fernández, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede; mons. Emil Paul Tscherrig, nunzio apostolico; mons. Christophe Louis Yves Georges Pierre, nunzio apostolico; Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme; mons. Stephen Brislin, arcivescovo di Città del Capo (Kaapstad); mons. Ángel Sixto Rossi, arcivescovo di Córdoba; mons. Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá; mons. Grzegorz Ryś, arcivescovo di Łódź; mons. Stephen Ameyu Martin Mulla, arcivescovo di Juba; mons. José Cobo Cano, arcivescovo di Madrid; mons. Protase Rugambwa, arcivescovo coadiutore di Tabora; mons. Sebastian Francis, vescovo di Penang; mons. Stephen Chow Sau-Yan, vescovo di Hong Kong; mons. François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio; mons. Américo Manuel Alves Aguiar, vescovo ausiliare di Lisbona; don Ángel Fernández Artime, rettor maggiore dei salesiani; mons. Agostino Marchetto, nunzio apostolico; mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, arcivescovo emerito di Cumaná; padre Luis Pascual Dri, confessore nel santuario di Nostra Signora di Pompei, Buenos Aires.

 

Fari di pace

Lunedì 10, mons. Santoro ha donato a Mosca il bassorilievo raffigurante San Nicola di Bari

Alle ore 19, come segno di giubilo, nell’intera arcidiocesi di Taranto tutte le campane delle chiese suoneranno a festa in contemporanea

10 Lug 2023

Alle ore 19 di lunedì 10 luglio, sarà posto nella cattedrale cattolica di Mosca un bassorilievo in terracotta dell’artista plastico Cosimo Giuliano raffigurante San Nicola di Bari mentre salva un gruppo di marinai in un mare agitato e mentre risuscita tre bambini, nel corso di una cerimonia presieduta dall’arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, da monsignor Filippo Santoro, da un rappresentante della Chiesa ortodossa, dall’ambasciatore d’Italia, Giorgio Starace e dai rappresentanti la delegazione de «L’Isola che non c’è».

Come segno di giubilo, nell’intera arcidiocesi di Taranto tutte le campane delle chiese suoneranno a festa in contemporanea.

«Tasselli di pace / 2 – Mosca», missione dall’8 al 12 luglio a Mosca, fa seguito alla precedente in Ucraina, che si è svolta dal 25 al 27 aprile,

“Gli amici dell’associazione L’isola che non c’è mi hanno chiesto di accompagnare anche questa missione – ha detto mons. Filippo Santoro, prima della partenza -. La delegazione è composta anche dal giornalista e presidente onorario dell’associazione, Franco Giuliano, e dal nefrologo di Uniba Loreto Gesualdo.
L’arcivescovo cattolico metropolita di Mosca, mons. Paolo Pezzi si è detto ben lieto di accogliere questo bassorilievo nella cattedrale dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, ed è in contatto con l’arcivescovo Antonij di Volokolamsk, presidente del dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, che incontrerà la nostra delegazione.

L’obiettivo della visita – ha continuato l’arcivescovo di Taranto – è offrire un segno di vicinanza al popolo che si manifesta nell’arte che unisce le genti di tutti i paesi, nella solidarietà e nella preghiera per la costruzione della pace.

Non portiamo analisi o strategie ma gesti, rapporti, dialoghi a partire dall’arte dalla bellezza e dalla fede. Ciò non toglie il valore della politica ma questa è sostenuta da gesti semplici pieni di significato.
Staremo con la gente, condividendo le sofferenze e la speranza.

Dalla nostra Puglia, l’associazione «L’isola che non c’è» ci invita a non addormentarci, consegnandoci al gioco politico delle superpotenze e affidandoci ai bollettini di guerra.
Seguendo il costante invito del Papa – ha concluso l’arcivescovo Santoro – auspichiamo che prendano consistenza tavoli di negoziato, a partire dalle Nazioni Unite, creando una mentalità diffusa favorevole alla giustizia e alla pace come i beni più grandi da difendere e coltivare.

Che San Nicola ci protegga in questo mare agitato”.

Editoriale

Se i mezzi sono il fine in costruzione …

Foto dal sito avvenire.it
10 Lug 2023

di Emanuele Carrieri

Le polemiche provocate dalla decisione degli Stati Uniti di dotare di bombe a grappolo le forze armate dell’Ucraina rivelano, ma non del tutto, l’opportunità di sciogliere un ormai millenario quesito: “Il fine giustifica i mezzi?” Nonostante si tenti di offrire una giustificazione convincente alla scelta della Casa Bianca di mandare all’esercito di Zelensky delle armi dall’impatto devastante sulla popolazione civile, la domanda di fondo rimane soltanto una: quale prezzo si è disposti a pagare e far pagare per provare a vincere questa guerra? Proprio la Casa Bianca ha già dato la sua risposta, o meglio, la sua versione. Né gli Stati Uniti, né la Federazione Russa, né l’Ucraina, hanno mai ratificato la Convenzione internazionale sulle bombe a grappolo del 2008: in tutto il mondo, sono 111 gli stati che hanno detto alt all’uso di queste armi letali. Bombe sganciate da aerei oppure lanciate da sistemi di artiglieria che, dopo una prima detonazione, rilasciano in un’area, più o meno ampia, centinaia di piccole munizioni pronte a esplodere all’impatto con il terreno o con costruzioni, che essi siano militari o civili. Una parte di esse rimane, però, intatta, trasformando l’area in un campo cosparso di ordigni pronti a uccidere o mutilare uomini, donne, bimbi e vecchi, anche in futuro. Davvero si possono definire delle bombe “democratiche”: non fanno distinzione alcuna, fra russi e ucraini, fra militari e non, fra mercenari e non, fra strade e trincee, fra basi militari o semplici condomini, fra blindati o vetture. Colpiscono, colpiscono e basta, con chirurgica precisione, qualsiasi cosa si trovi nel loro raggio di azione. Quanto la decisione degli Stati Uniti sia estrema lo testimoniano le reazioni degli alleati europei. La Spagna si è detta contraria, così come Francia e Germania, e anche la Gran Bretagna, uno dei falchi pro- Zelensky, si è opposta. L’Italia, invece, per bocca del suo ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ricordato di aver aderito alla Convenzione, ma ha evidenziato che la Russia quelle bombe le usa già. “La Russia quelle bombe le usa già”. È proprio questo il pretesto, il cavillo di chi giustifica la decisione di Washington: occhio per occhio, dente per dente. È vero, la Russia è un Paese dominato da un despota che non si è fatto neanche uno scrupolo a bombardare, con ogni espediente, la popolazione della indipendente Repubblica ucraina, anche con le bombe a grappolo. Ma c’è di più: lo ha già fatto in Siria, al fianco di un suo pari, Bashar al-Assad, per mantenere in piedi un crudele regime. Le immagini le abbiamo viste tutte: palazzi sventrati e intere famiglie travolte dalle esplosioni. La domanda centrale è proprio in questi parallelismi: ma vogliamo stare sullo stesso piano di Putin e su quello di Assad? Ma davvero vogliamo essere come loro? I paesi del blocco occidentale, del blocco atlantico, dell’Europa, della Nato, che si sono fregiati del titolo di esportatori della democrazia, vogliono guerreggiare con le stesse armi delle più sanguinarie dittature del mondo? Per davvero è necessario scendere al livello di Putin per respingerlo? Se usasse armi chimiche? Se usasse armi batteriologiche? E se sganciasse un ordigno nucleare tattico? Risponderemmo nello stesso, medesimo modo? Situazioni come queste mettono i paesi come il nostro, che si reputano roccheforti del rispetto dei diritti umani, di fronte a una reale scelta esistenziale. Scegliere se rimanere almeno uno scalino al di sopra dei peggiori regimi o calarci e rotolarci nel fango, al loro livello, in una discesa che potrebbe diventare senza ritorno. Vista e considerata l’aria che tira, da Washington hanno precisato: “Kiev ha garantito che non userà bombe a grappolo in aree civili”. Anche se fosse, quelle aree, una volta finito il conflitto, rimarranno comunque infestate di ordigni pronti a esplodere. Ed è bene ricordare che Kiev ha già disatteso in passato i diktat di Washington: basta ricordare le diverse reprimende ricevute dopo gli attacchi oltre il confine russo o le incursioni in territorio della Federazione per compiere omicidi mirati. La verità è che, dal momento in cui si cede un’arma, si perde il controllo su di essa, sul suo utilizzo e su chi la maneggerà. Tutto il blocco occidentale, atlantico, europeo si autodescrive spesso come il miglior posto al mondo dove vivere. È proprio vero: non vivono in noi le paure di subire ritorsioni quando andiamo alle urne, le nostre libertà religiose, sessuali, di espressione sono rispettate. Non ci sono timori di colpi di stato o di dittature militari o il pugno di ferro delle teocrazie. Ma questo sembra non valere se si tratta di diritti umani al di fuori dei nostri confini. Lo dimostrano la provetta con un po’ di polvere bianca per invadere l’Iraq, le bombe al fosforo bianco al fine di soffocare la resistenza a Fallujah, le bombe all’uranio impoverito durante i conflitti nei Balcani, i centri di detenzione di Abu Ghraib e di Guantanamo e, infine, le bombe a grappolo a Kiev: in questi casi, secondo loro, il fine giustifica i mezzi. Non sanno loro che Mahatma Gandhi ha cambiato le regole del gioco dicendo: “I mezzi non sono altro che il fine in costruzione”.

In provincia

A Grottaglie, rimessa a nuovo l’area giochi di piazza Unicef

10 Lug 2023

Il Comune di Grottaglie interviene per rimettere a nuovo l’area giochi per bambini in piazza Unicef: effettuati lavori di riqualificazione e miglioramento dell’area. Con l’approvazione del bilancio, l’amministrazione comunale è riuscita a sbloccare i fondi che erano necessari alla manutenzione straordinaria della pavimentazione, per garantire la massima sicurezza ai nostri bambini. Non solo: sono stati totalmente sostituiti i giochi presenti, in particolare il gioco a torre più amato dai bambini, con nuovi giochi più sicuri secondo le normative vigenti. I lavori di manutenzione della pavimentazione sono iniziati la scorsa settimana, nel pomeriggio la ditta ‘Disegno urbano’ ha ultimato l’installazione delle nuove attrezzature ludiche. Si tratta di una delle aree gioco più frequentate durante tutto il corso dell’anno da bambini e famiglie, che meritava da tempo un importante intervento di riqualificazione – commenta l’assessore ai lavori pubblici, Giovanni Blasi. Un impegno che avevamo preso con famiglie e, soprattutto, con le bambine e i bambini. I lavori di riqualificazione dell’area giochi fanno parte di un progetto ancora più ampio di rivalutazione già avviato con piazza Verdi e piazza Principe di Piemonte – spiega il sindaco, Ciro D’Alò.

Rigenerazione di Taranto

Giovanni Cianciaruso di Ape calessino: “Per i turisti Taranto è stupenda, peccato solo che…

foto Ape calessino
10 Lug 2023

di Angelo Diofano

Attraverso le visite guidate, quest’anno, quello della definitiva ripresa post-covid, sono tantissimi i turisti che stanno apprezzando i luoghi più significativi della città, non trascurando i due mari, veri scrigni di incomparabili bellezze. In questa promozione del territorio non si può non citare l’opera delle guide di Ape Calessino con i suoi specifici tour. Il tutto, grazie all’iniziativa di Giovanni Cianciaruso, avviata qualche anno addietro. “Dall’inizio della primavera con i miei otto collaboratori stiamo lavorando tantissimo, con una media di dieci-dodici tour al giorno (quattro-cinque in caso di condizioni meteo sfavorevoli) con punte di venticinque-trenta quando arrivano i crocieristi. L’utenza generalmente è costituita per il cinquanta per cento da italiani e per il resto da quanti provengono da tutto il mondo, persino dalla lontanissima Australia, con presenze particolarmente numerose da Spagna, Inghilterra, Francia e Stati Uniti – spiega Cianciaruso – La città, e in particolare l’Isola, viene molto apprezzata, nonostante le note problematiche dovute allo stato di trascuratezza di alcuni luoghi”.

Le visite guidate in Ape Calessino (cui ultimamente si è avuta la disponibilità di un caddy elettrico) sono diversificate dipendentemente dalle esigenze dei visitatori. Solitamente il più richiesto è il “Tour Falanto”, della durata di un’ora, per i luoghi più rappresentativi della Città vecchia, con le sue bellissime chiese, e il Borgo, fino alla fontana di piazza Ebalia. Nel tempo si sono aggiunti il”Tour Taras”, con mezzora di giro su Ape Calessino e un’ora e mezza su un mezzo navale  per ammirare l’anello di San Cataldo, i citri vicino alla foce del Galeso, gli allevamenti delle cozza tarantine e l’Arsenale; il “Tour Poseidone”, dalla durata di ben quattro ore,  che prevede anche l’arrivo alle Cheradi, con la possibilità di un bagno nell’isola di San Pietro; il “Tour Vista Mare” con degustazione dei prodotti tipici e il “Tour Trust” con visita ai murales realizzati sui palazzi di periferia. “Insomma, ce n’è per tutti  gusti del turista, che difficilmente rimane insoddisfatto dalle nostre proposte e soprattutto dalla nostra città che, ripeto, è bellissima! – conclude Cianciaruso.

Teatro

Per la rassegna «In Cortile», «Bestiario» le favole della tradizione lucana

Lunedì 10 luglio (ore 20.30) nella parrocchia Sant’Egidio e martedì 11 luglio (ore 19) nella parrocchia San Massimiliano Kolbe

10 Lug 2023

Una raccolta di fiabe della tradizione popolare materana ha ispirato il «Bestiario», spettacolo diretto e adattato da Andrea Santantonio che il Centro di arti integrate Iac presenta a Taranto per la rassegna «In Cortile» del Teatro Crest lunedì 10 luglio (ore 20.30) nella parrocchia Sant’Egidio e martedì 11 luglio (ore 19) nella parrocchia San Massimiliano Kolbe. In scena ci sono le attrici Nadia Casamassima e Barbara Scarciolla che, con i musicisti Tommaso Di Marzo e Joseph Geoffriau, autori dei brani eseguiti dal vivo, danno corpo, voce e suono a questo spettacolo immaginato proprio come la tipica opera didattica medievale, nella quale le descrizioni delle nature e delle proprietà degli animali venivano utilizzate per ritrovare insegnamenti di ordine religioso e morale. Con la differenza che da questo «Bestiario» sono gli stessi bambini-spettatori a pescare storie e personaggi, tirando a sorte. Protagonisti sono galli, ricci, volpi, formiche, topi, talpe, asini e lucciole, animali nei quali le due performer si trasformano estraendo da un baule gli oggetti e i costumi per i loro travestimenti.
«Siamo partiti dai gesti ricorrenti della gente, che in modo naturale si trasformano in suoni e in pa­role, e abbiamo creato una continuità organica nella carne che si fa verbo, la lingua della confidenza originaria», spiega Andrea Santantonio, che per le illustrazioni dello spettacolo si è affidato a Giada Cipriani. Per secoli, prima di essere scritte, le favole venivano racconta­te e trasmettevano un universo di significati e simboli legati alle vicende locali. Ma in tempi non molto lontani si è creata una profonda frattura tra passato e futuro, cultu­ra contadina e progresso, perché il dialetto era considerato una vergogna. E perdendo l’idioma popolare si è persa non solo parte di quel patrimonio, ma anche la musicalità indigena, cioè la capacità di saper produrre musica vicina alle origini della propria terra. Per questo Andrea Santantonio, con i protagonisti dello spettacolo, ha deciso di iniziare un percorso legato al dialetto e alla sua valorizzazione, iniziando dal recupero delle favole che i nonni raccontavano ai nipoti. E questo recupero è avvenuto alternando l’italiano al dia­letto, la lingua della scuola a quella del sentimento, cercando di restituire alle fiabe la dimensione po­etica andata perduta. Una dimensione che per la rassegna «In Cortile» diventa al tempo stesso occasione di socializzazione.
Biglietti 5 euro, info e prenotazioni al numero 366.3473430 (attivo anche WhatsApp).

Consiglio permanente Cei

Consiglio permanente Cei: approvate le linee guida per la “fase sapienziale” del Cammino sinodale

foto Vatican media/Sir
10 Lug 2023

di Riccardo Benotti

Una “sessione breve ma intensa” quella del Consiglio episcopale permanente che si è riunito straordinariamente sabato 8 luglio, con 10 vescovi in presenza a Roma e 21 in video collegamento (2 assenti giustificati), per condividere, discutere e approvare le Linee guida per la “fase sapienziale” del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. La riunione è stata presieduta dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che in apertura dei lavori ha espresso gratitudine per la vicinanza e l’affetto manifestatigli in occasione delle visite compiute a Kiev e Mosca quale Inviato del Santo Padre. Nel comunicato finale della Cei, si precisa che il cardinale si è detto “commosso per la partecipazione e la preghiera delle comunità ecclesiali e di tante persone”, definendo questi sentimenti “una conferma di quanto la Chiesa faccia propria l’ansia di pace che è di tutti”. Nella situazione attuale, ha affermato facendo riferimento al contesto di conflitto, “è predominante l’aspetto umanitario che, liberato da qualsiasi strumentalizzazione, rappresenta una via per proteggere i più deboli e favorire una grammatica di dialogo e di pace”.
I vescovi hanno rinnovato al presidente la loro solidarietà orante, ribadendo “la volontà di pace e il desiderio di essere operatori di riconciliazione con la preghiera, l’accoglienza e la carità operosa”. Il Consiglio permanente si è quindi concentrato sul documento per la tappa sapienziale del percorso sinodale, mettendo in luce la bellezza del camminare e la necessità di farlo secondo indicazioni chiare, utili a procedere nella direzione auspicata da Papa Francesco. Dopo i primi due anni di ascolto narrativo, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di fedeli in tutta Italia, il Cammino dovrà ora proseguire con la fase dedicata alla lettura spirituale delle narrazioni emerse per poi culminare in quella profetica (2024-2025). In quest’ottica, il tempo del discernimento aiuterà a individuare quali dinamiche ecclesiali devono essere modificate per promuovere la missione, rendendo alcuni meccanismi più snelli e più capaci di annuncio del Vangelo.
Nei diversi interventi è stato sottolineato come il frutto più importante di questi anni sia proprio la riscoperta della bellezza della comunità cristiana e di dirsi appartenenti al popolo di Dio in cammino per annunciare il Vangelo. Secondo i vescovi, “tale bellezza deve diventare sempre di più giudizio comune e azione di evangelizzazione”.
Il Consiglio permanente ha dunque approvato le Linee guida con le integrazioni emerse durante i lavori, insieme al cronoprogramma che scadenzerà le tappe successive del Cammino. Entrambi i testi verranno consegnati alle Chiese in Italia nei prossimi giorni.

Diocesi

Le nuove nomine nell’Arcidiocesi di Taranto

07 Lug 2023

Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo metropolita di Taranto, al termine del corso di aggiornamento per il clero diocesano e religioso tenutosi a San Giovanni Rotondo dal 3 al 7 luglio 2023, ha comunicato le seguenti nomine:

 

PARROCI

TARANTO

Parrocchia Santa Lucia

mons. Luca Lorusso

 

 

 

 

 

 

 

TALSANO

Parrocchia Maria Ss. del Rosario

sac. Armando Imperato

 

 

 

 

 

 

SAN GIORGIO JONICO

Parrocchia Santi Patroni d’Italia Francesco e Caterina

amministratore parrocchiale

sac. Angelo Baldassarre

 

 

 

 

 

 

 

GROTTAGLIE

Parrocchia Maria Ss. del Rosario

sac. Cosimo Damasi

 

 

 

 

 

 

 

 

VICARI PARROCCHIALI

TARANTO

Parrocchia Cuore Immacolato di Maria
sac. Luisantonio Antonazzo

Parrocchia San Roberto Bellarmino

padre Luca Grifoni

Parrocchia Madonna della Fiducia

sac. Marco Peluso


Parrocchia Spirito Santo

sac. Antonio di Reda

 

Cattedrale San Cataldo

sac. Mattia Santomarco

 

Parrocchia Sant’Antonio

sac. Simone De Benedittis

 

Grottaglie

Parrocchia Maria Ss. del Monte Carmelo

sac. Eligio Bonfrate

 

COLLABORATORI PARROCCHIALI

Parrocchia Addolorata 

mons. Marcello Acquaviva 

 

Parrocchia Regina Pacis – Lama

diac. Stefano Manente

 

Parrocchia Santa Lucia

diac. Federico Marino

 

San Giorgio J.

Parrocchia Immacolata

diac. Marco Albanese

 

 

ALTRI INCARICHI

Sac. Mimmo Alò, già studente presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica viene inviato a Kigali in Ruanda per l’anno di missione;

Sac. Francesco Fanelli, frequenterà i corsi per la Licenza in Psicologia presso la Pontificia Università Gregoriana, risiedendo presso il Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo in Urbe.

Sac. Marco Peluso, cerimoniere arcivescovile

Rigenerazione ecologica

L’indagine di don Antonio Panico portata al Parlamento europeo

07 Lug 2023

di Angelo Diofano

Taranto per tre giorni è stata protagonista a Bruxelles, al Parlamento Europeo e all’Istituto Italiano di Cultura, grazie ad un ciclo di conferenze e di iniziative collaterali promosse dall’on. Rosa D’Amato e dal Comitato per i Giochi del Mediterraneo in cui si è discusso del processo di transizione della città verso uno sviluppo sostenibile e diversificato. In tale circostanza si è discusso del processo di transizione della città verso uno sviluppo sostenibile e diversificato, anche attraverso i progetti che dovrebbero essere realizzati in occasione dei Giochi del Mediterraneo, una sorta di segno di svolta verso una nuova prospettiva che affranchi Taranto dalla dipendenza dalla grande industria e, soprattutto, si liberi dallo stigma negativo che da troppi anni l’accompagna.

All’iniziativa hanno preso, fra gli altri, il presidente della Regione Michele Emiliano, il sindaco Rinaldo Melucci e il direttore dell’Università Lumsa, prof. Antonio Panico. Nell’intervento dal titolo “Taranto tra rinuncia, ribellione e resilienza: la voglia di andare oltre…” il prof. Panico, che è anche docente di Sociologia generale e Sociologia dell’ambiente e del territorio, ha illustrato i risultati di una ricerca sociologica sulla percezione di questa fase di trasformazione, svoltasi attraverso la distribuzione di 1.200 questionari sulle aree di maggior rischio ambientale, Paolo VI, Tamburi, Città vecchia, Crispiano, Statte, Massafra, Montemesola, a fronte di una popolazione complessiva di oltre 102mila unità.

Il questionario era composto da 33 domande dedicate alla raccolta delle informazioni di natura socio grafica e soprattutto finalizzate a sondare: la conoscenza delle tematiche ambientali e le fonti dalle quali si ricavano le informazioni; il giudizio su quanto realizzato dalle istituzioni nella risoluzione delle problematiche ambientali; l’atteggiamento sociale di risposta alla situazione emergenziale; gli stati d’animo (stress, ansia, umore depresso) vissuti dagli intervistati a proposito delle questioni ambientali.

“Certo – ha premesso il prof. Panico – di fronte alle difficoltà attualmente constatabili può accadere che venga smarrita nei cittadini la fiducia nella possibilità di un riscatto sociale ed economico della città. Nonostante tutto il 10,8% degli intervistati, che si dichiara innovatore, rappresenta la speranza per un futuro diverso sono coloro che non vogliono reagire in modo violento alla situazione di disagio nella quale si trova il territorio (ribelli) e non si rassegnano all’idea di un futuro triste nel quale nulla cambia (rinunciatari)”.

“Su questo 10,8% si può far leva per cambiare la narrazione sulla città e sul territorio complessivamente inteso – ha ribadito – Per loro Taranto non deve continuare ad essere la città della monocultura dell’acciaio e deve essere valorizzata per il tanto altro che può offrire. Abbiamo quindi bisogno di recuperare su quel 26 per cento di tarantini che sono rinunciatari, che non credono alla possibilità che Taranto cambi e che ci possa essere per il futuro del territorio qualcosa di veramente diverso”.

Dai focus group l’aspetto positivo che ne è risultato è costituito dalla notevole conoscenza delle problematiche legate all’emergenza ambientale anche scientificamente accurata, dall’apprezzabile impegno nella sensibilizzazione della popolazione, dalla volontà di collaborazione anche con le istituzioni.

“I nodi problematici emersi – evidenzia il prof. Panico – riguardano la palese difficoltà nella creazione di una rete capace di interazioni efficaci, in quanto solo poche associazioni sono possono vantare un numero di aderenti abbastanza consistente, tale da incidere sul cambiamento”.

Per il direttore della Lumsa è necessario, anzi vincente, far emergere nei tarantini un maggior senso di ottimismo nell’idea che le cose possano cambiare e che Taranto possa finalmente offrire un’immagine di diversa. “Per cui anche i Giochi del Mediterraneo – ha detto – e soprattutto quello che si riuscirà a realizzare con il Just Transiction Found e tutti gli altri provvedimenti in materia ambientale produrranno ottimi risultati e Taranto così tornerà a essere una città fortemente attrattiva”.

“Attualmente – ha concluso il prof. Panico – stiamo portando avanti un ascolto capillare degli abitanti dei Tamburi e possiamo anticipare che i giovani sono i più convinti della riscoperta della bellezza che circonda la città. In questa ricerca mi hanno impressionato i ricordi degli adulti a proposito dei momenti in cui ai Tamburi era possibile godere della passeggiata su Mar Piccolo e che molti di loro venivano accompagnati dai genitori a fare il bagno in quelle acque che purtroppo oggi non sono più balneabili”.

L’obiettivo dell’Europa, ha poi chiarito Anton Schrag, Capo Unità Italia della Direzione Generale della Commissione Europea, è quello di diventare il primo continente a neutralità climatica e in Italia sono state due le zone di intervento individuate: il Sulcis e Taranto, per la quale sono a disposizione 796 milioni di euro che però non possono in alcun modo essere utilizzati per sostenere aziende in difficoltà (leggi stabilimento siderurgico). Sollecitando interventi di ricerca in collaborazione con l’Università sui processi di innovazione, Schrag ha evidenziato l’aspetto culturale più importante della transizione, cioè che Taranto deve essere la città artefice del proprio destino, auspicando quel cambio di mentalità necessaria ad una città che per oltre un secolo, prima con la Marina Militare e poi con la siderurgia pubblica, ha sostanzialmente vissuto di economia di Stato.