Emergenze sociali

Rincaro prezzi e consumi, Antonio Russo (Acp): “Situazione italiana preoccupante”

Siamo di fronte a un’inflazione molto alta, quasi il 16%. E sappiamo che l’inflazione è una tassa piatta su chi è più in difficoltà

25 Ago 2023

di Andrea Regimenti

“La situazione italiana è preoccupante: siamo di fronte a un’inflazione molto alta, quasi il 6%. E sappiamo che l’inflazione è una tassa piatta su chi è più in difficoltà. L’aumento dei costi al consumo e dei beni di prima necessità, oltre al rincaro della benzina, che sta superando tutti i limiti che potevamo immaginare, incide inevitabilmente su chi non ce la fa più”. A dirlo al Sir è Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia, fotografando la situazione del Paese alla luce dei rincari dei prezzi e a seguito dell’eliminazione del Reddito di cittadinanza.

“Riteniamo che aver eliminato il Reddito di cittadinanza, decidendo di passare a una nuova misura, che già ha lasciato senza un sussidio molte persone nel corso di questi mesi e ne lascerà molte altre entro la fine dell’anno, aumenti il rischio che queste persone in povertà vivano vere e proprie situazioni drammatiche dal punto di vista sociale – ha sottolineato Russo -. Abbiamo già riscontro da organizzazioni che si occupano di prima accoglienza, povertà alimentare ecc, che ci restituiscono l’immagine di un paese che fortemente scivola verso una situazione che speriamo non sfugga di mano: questa è la nostra maggiore preoccupazione.
Come abbiamo detto in questi mesi, oltre all’aumento povertà assoluta, ci preoccupa molto la situazione del gran numero di famiglie in povertà relativa, quelle che prima, in un altro contesto socio-economico, avrebbero potuto affrontare la crisi straordinaria, ma che ora scivolano lentamente verso la povertà assoluta”.

E questo cosa vuol dire?

“Vuol dire che se aumentano i prezzi al consumo, peggiora la situazione di chi già era in una condizione di fragilità – il monito -: e non mi riferisco tanto a chi non è più in condizioni di fare una settimana di ferie, ma di chi ha difficoltà nel portare un pasto a tavola, o nell’affrontare cure mediche impreviste e imprevedibili: sono queste persone che oggi si trovano in una situazione nuova e a volte tragica”. 

foto Siciliani – Gennari/Sir

In tal senso e per fronteggiare al meglio questa situazione, Alleanza contro la povertà ha formulato alcune proposte, “perché si possa guardare in faccia la realtà per quello che è: una realtà che è peggiore di quella che immaginiamo”.  Le proposte, messe a punto dopo un accurato esame della nuova legge 85/2023 e dopo un lungo confronto all’interno dell’Alleanza stessa, sono confluite in un position paper, che verrà presentato in Senato il prossimo 14 settembre. Premesso che “l’obiettivo fondamentale è il ripristino del principio dell’universalismo selettivo, ovvero di una misura di contrasto alla povertà che sia destinata a tutte le persone e le famiglie in difficoltà, a prescindere dall’età, il position paper contiene 8 proposte, che hanno lo scopo di ridurre l’impatto negativo delle nuove misure”. Nello specifico, le misure prevedono:
reintrodurre la soglia reddituale di accesso differenziata per coloro che sono in locazione a 9.360 euro;
allentare il vincolo di residenza per gli stranieri da 5 a 2 anni;
rivedere la scala di equivalenza;indicizzare soglia reddituale e sostegno all’affitto;
ridefinire l’offerta congrua; migliorare la cumulabilità reddito-lavoro;
più risorse umane e finanziarie ai Comuni;garantire la volontarietà della partecipazione ai Puc.

Società

Olivaro Fest 2023, i sapori della terra al ritmo della pizzica

Un momento di convivialità presso l'Azienda Agricola Olivaro
24 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Il cibo come vettore di sviluppo del territorio. E strumento di inclusione: l’Olivaro Fest 2023 assurge al ruolo di protagonista i prodotti enogastronomici locali. Ma anche la musica e la danza che scandiranno l’evento in programma nella serata di sabato prossimo ventisei agosto. L’obiettivo è chiamare a raccolta amici e famiglie, a partire dalle ore 21, per soddisfare tutti i palati, gli amanti delle prelibatezze del posto da gustare. Si tratta di un evento già sperimentato nel pre-Covid. Con grande successo, la festa della mozzarella, in termini di partecipazione. Dalla carne arrosto alle mozzarelle, dal buon vino alla birra, i prodotti riproposti favoriranno il momento di convivialità ed aggregazione presso l’Azienda Agricola Olivaro di Maruggio. L’ingresso è libero. Per ogni tipologia di degustazione è previsto un ticket.

La musica che coinvolge

Ad allietare la serata ci saranno i “Pizzica Pizzica ensemble”. Gruppo di giovani che, partiti da San Marzano di San Giuseppe nel 2015, vi hanno poi fatto ritorno, attraverso gli eventi a cui hanno preso parte coinvolgendo il pubblico incontrato. Alla prima edizione dell’Olivaro Fest suoneranno Giuseppe Giumentaro, voce e tamburo; Mario Faggiano, mandolino e voce; Daniele Giumentaro, fisarmonica e voce; Francesco Faggiano, chitarra e voce. A danzare ci sarà Mina Vita. Al netto della funzione di puro intrattenimento ed evasione, il loro lavoro appare prezioso nella promozione delle locali tradizioni, della danza popolare oltre i confini della regione: i fratelli Giumentaro si sono esibiti anche a Roma. La pizzica parla il linguaggio dell’inclusione. Rappresenta, in particolare, i territori di Taranto, Brindisi e Lecce. Dove c’è da saltare perché la terra scotta. Sono tante, infatti, le criticità unitamente alla bellezza e alle risorse. I Pizzica Pizzica ensemble si fanno interpreti della giocosità attraverso la passione per il ballo.

L’Azienda Agricola Olivaro

Una storia che intreccia tradizione e innovazione. Quella che, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, vede protagonista la famiglia Merendino, alla guida dell’azienda agricola nella provincia ionica. La tradizione rimanda ad esempio alla tecnica molto antica della produzione del cacioricotta col latticello del fico. Tra le altre prelibatezze prodotte, tanti tipi di formaggio, pecorini e burrate, affinati al Primitivo e speziati; olio e salumi completano l’opera. La peculiarità dell’azienda sta nella cura dei pascoli di proprietà lungo l’intero processo produttivo. Dall’allevamento alla mungitura, alla trasformazione del latte, alla vendita dei prodotti caseari nei punti vendita di Sava e Manduria: il percorso mira alla valorizzazione del latticino pugliese. E a garantire anche la qualità del settore carni. Come tutte le aziende agricole, la Olivaro va promossa e preservata dai rischi legati ai costi di produzione. Anche al cambiamento climatico che a tutti rende dura la vita in ogni comparto.

La famiglia Merendino raggiunta dalla trasmissione di Rai1 “Linea Verde Estate”

Rigenerazione sociale

I dolci “Sorrisi” dei detenuti

La preparazione di biscotti e friselle in carcere, nell’ambito del progetto “Fieri Potest Pastry Lab”

24 Ago 2023

di Angelo Diofano

“Sorrisi”: mai nome fu così appropriato, quello del marchio della linea di biscotti prodotti dai detenuti della casa circondariale “Magli”di Taranto. È il sorriso di chi vede ripagato il suo impegno, pregustando nuove e ben coinvolgenti prospettive, di vita vissuta in pienezza e senza più l’amarezza di rimanerne ai margini. Il tutto sta avvenendo nell’ambito del progetto di formazione e avviamento al lavoro “Fieri Potest Pastry Lab” promosso dalla cooperativa di volontariato carcerario “Noi & Voi”. I biscotti, in elegante confezioni, sono già in vendita presso alcune attività commerciali cittadine, con l’entusiasta apprezzamento degli acquirenti, che già ne fanno oggetto di intenso passaparola fra parenti e amici. Ma vanno bene, dopo fase sperimentale di produzione, anche le friselle, preparate con vari ingredienti.

“Il tutto è nato dalla volontà di fornire ulteriori sbocchi occupazionali ai detenuti. Perciò quella dei prodotti da forno ci è sembrata un’allettante opportunità, confermata ampiamente dai fatti – spiega don Francesco Mitidieri, presidente dell’associazione ‘Noi & Voi’ e cappellano del ‘Magli’ – L’esperienza ha avuto inizio già nel 2020, con relativi corsi di formazione condotti da operatori della nostra cooperativa e l’acquisto dei macchinari. L’insorgere della pandemia  ha però causato la chiusura all’esterno al carcere, con l’impossibilità di farvi accedere i nostri formatori. Ci siamo quindi dovuti fermare nella, lunga, attesa di tempi migliori con grande amarezza di quanti, numerosi, avevano aderito all’iniziativa”.

La ripresa è avvenuta ai primi mesi di quest’anno, con la preziosa collaborazione di “Fondazione con il Sud-Progetto Bill”, per la formazione l’avviamento al lavoro, e con la possibilità di attingere ai fondi ex Ilva, messi a disposizione del Comune, per l’acquisto di nuovi macchinari. “I frequentanti hanno da subito mostrato grande volontà e impegno nell’apprendere le nuove tecniche di lavorazione e di cottura, con l’ottenimento di prodotti di qualità. Inoltre, con l’utilizzo degli ingredienti rivenienti dalle lavorazioni del luppoli, nel birrificio attivo in carcere (altra iniziativa di promozione sociale per i detenuti), ci stiamo affinando nella preparazione di grissini, tarallini e cracker, la cui qualità sicuramente non deluderà i consumatori, così come senz’altro avverrà con i panettoni artigianali, per la cui produzione a settembre avvieremo le prove tecniche” – aggiunge Antonio Erbante, presidente della cooperativa ‘Noi & Voi”, che ha provveduto all’assunzione di tre detenuti, particolarmente distintisi nell’attività, e del formatore Pierluigi Barbaro. Inoltre già alcuni panificatori di Taranto e provincia hanno chiesto informazioni alla cooperativa per avvalersi, a pena scontata, di tali professionalità: ed è quello che più sta a cuore ai promotori del progetto.

Biscotti e friselle sono richiedibili anche al 393 222 9991; per maggiori informazioni consultare la pagina www.facebook.com/fieripotest.pastrylab

 

Meeting nazionale

Meeting Rimini, Scholz (presidente): “La cura dell’amicizia” antidoto all’individualismo

24 Ago 2023

di Daniele Rocchi

È stato “L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile” il titolo della 44ª edizione del Meeting di Rimini, che dal 20 fino al 25 agosto si è svolto nei padiglioni della Fiera della città romagnola. Il tema scelto è ispirato al libro di don Giussani “Il cammino al vero è una esperienza” che raccoglie gli scritti che diedero prima forma, organicamente espressa, a ciò che si viveva agli inizi dell’esperienza del movimento di Comunione e Liberazione. Durante l’evento il Sir ha intervistato il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz.

Bernard Scholz – foto Meeting

Presidente, con il titolo “L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile”, il Meeting ha posto al centro dell’attenzione “l’amicizia, i rapporti buoni e creativi, le relazioni positive e costruttive”. Amicizia che, è bene ricordare, è nel dna del Meeting, la cui ragione sociale è proprio “Meeting per l’amicizia fra i popoli”. È l’amicizia l’antidoto all’individualismo e alla solitudine esistenziale dell’uomo di oggi?
Certamente l’amicizia esalta l’unicità della singola persona in un rapporto reciproco di stima, di rispetto, di sostegno e di incoraggiamento. In questo modo si riduce la tentazione dell’individualismo che vive della presunzione che ognuno basti a se stesso e si riduce l’illusione del collettivismo di poter unire le persone annientando di fatto la singolarità di ognuno. La solitudine esistenziale di tanti giovani dipende dal fatto che vivono forse tanti rapporti e sono anche molto connessi attraverso gli strumenti digitali ma gli mancano persone che siano veramente e gratuitamente interessate a loro, alla loro vita, al loro destino. Si trovano da soli con le domande più importanti e più urgenti che la vita gli pone. L’amicizia è da sempre una relazione tra persone che condividono le gioie e le sofferenze della vita, i momenti di successo e di insuccesso, ma soprattutto condividono in modo forte e discreto le domande esistenziali.

Tra i temi con cui il Meeting si è confrontato anche quelli dell’intelligenza artificiale, degli algoritmi e del metaverso: come parlare di amicizia davanti a queste nuove evoluzioni?
Di fatto sono strumenti che possono aiutare a vivere meglio, a evitare lavori usuranti o ripetitivi, con una comunicazione più veloce, con informazioni anche complesse più facilmente raggiungibili, e tanti altri vantaggi. Al contempo ci sono anche tanti rischi come la disinformazione, una continua distrazione, una dipendenza da valutazioni esterne e superficiali, tante relazioni virtuali che non potranno mai sostituire le relazioni di amicizia di cui parlavamo prima. Penso che proprio di fronte a questi rischi sia importante curare le amicizie: questo richiede sempre un certo impegno personale che fa bene alla crescita e alla maturazione, allarga l’orizzonte, fa uscire da un certo solipsismo o da un narcisismo che paradossalmente vengono alimentati dall’iperconnettività. L’amicizia aiuta anche a valutare in un confronto sereno rischi e opportunità nell’utilizzo di questi strumenti.

Il Meeting si è confrontato, ancora una volta come spesso accaduto in passato, con una situazione geopolitica caratterizzata “da vecchi e nuovi conflitti, da guerre atroci anche al centro del nostro continente”. Quale messaggio intende lanciare a tale riguardo?
Il Meeting vuol prima di tutto rendere presente la possibilità di un dialogo fra culture e religioni diverse, un dialogo fra posizioni politiche economiche differenti. Siamo convinti che ogni dialogo autentico porti ad un arricchimento reciproco e prevenga la crescita delle conflittualità. In un certo senso ogni amicizia autentica è una profezia della pace. Abbiamo parlato anche con il card. Matteo Zuppi della sua missione a nome del papa per la pace in Ucraina, abbiamo sentito persone che in situazioni disperate dal punto di vista umano creano amicizie che diventano luoghi di speranza per tanti, e abbiamo ricordato testimoni di un’amicizia inesauribile il cui influsso è arrivato fino ai nostri tempi, come Dorothy Day dagli Stati Uniti, Takashi Nagai dal Giappone, il Beato Hernandez dal Venezuela e in Italia don Pino Puglisi e don Lorenzo Milani. Avere presente queste testimonianze del passato e del presente fa nascere anche in noi la forza e la determinazione di creare luoghi di amicizia e di pace.

Mattarella al Meeting 2021 – foto Meeting

A chiudere questa edizione è stato il presidente della Repubblica, Mattarella, alla sua terza presenza, dopo quelle del 2016 e del 2021: sono ancora vivi i suoi richiami alla responsabilità, alla solidarietà, all’ascolto e al dialogo… Qual è il significato di questa presenza? 
Prima di tutto è un onore aver potuto ricevere la visita del presidente della Repubblica. La vedo come una espressione di stima della quale siamo molto grati, ma la vedo anche come un incoraggiamento ad un’ulteriore assunzione di responsabilità nella costruzione di incontri e confronti sui temi decisivi del nostro futuro. Penso che il presidente riconosca nel Meeting il tentativo di creare un luogo di condivisione e di amicizia sociale che contribuisce alla vitalità e alla creatività della società civile.

Come tradizione del Meeting il programma degli ospiti è nutrito: oltre al presidente Mattarella ci sarà anche la presidente della Corte costituzionale, Silvana Sciarra, il già citato presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi. La relazione sul tema del Meeting è stata tenuta lunedì 21 agosto da mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo metropolita di Cagliari e segretario generale dei vescovi italiani. La presenza dei vertici della Cei riconferma la dimensione ecclesiale del Movimento?

Card. Zuppi al Meeting di Rimini -foto Sir

La capacità di accoglienza, la gratuità dei volontari, la sensibilità culturale, la curiosità scientifica, l’apertura al dialogo che nascono dall’esperienza di Comunione e Liberazione sono fattori che rendono possibile che ogni anno ci possa essere nuovamente un Meeting a Rimini. È un’esperienza di fede vissuta con semplicità e naturalezza nella dimensione ecclesiale. Per questa ragione i responsabili della Fondazione che organizza il Meeting e i responsabili di Comunione e Liberazione sono più che grati che il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, il segretario generale della Cei mons. Giuseppe Baturi ma anche il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione e famoso poeta, il cardinale Baltazar E. Porras Cardozo, arcivescovo metropolita di Caracas, o Mauro-Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense e altri vescovi abbiano accettato il nostro invito. Riconosciamo nella loro presenza un riconoscimento ecclesiale del nostro tentativo che ci sorprende sempre di nuovo e che cogliamo come invito ad essere sempre più radicati nella comunione ecclesiale nella sequela al successore di Pietro.

La manifestazione, trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, ha presentato tavole rotonde, mostre, spettacoli e iniziative culturali. È spiccato a riguardo un grande spazio espositivo della Cooperazione italiana che racconta l’impegno dell’Italia per la pace, la stabilità e lo sviluppo. Quali altri eventi culturali hanno lasciato il segno, alla luce del tema del Meeting?
È sempre difficile fare una scelta ma vorrei ricordare lo spettacolo “Maddalene (da Giotto a Bacon)” nel quale Valter Malosti ha presentato dei versi che Giovanni Testori compose sui dipinti più suggestivi aventi come soggetto la figura di Maria Maddalena. C’è stata poi una mostra inedita che ha presentato dodici quadri di grandi protagonisti dell’arte contemporanea che interpretano testi scritti da giovani su parole significative per il nostro futuro e raccolti da Giovanni Caccamo nel volume “Manifesto del cambiamento – Parole ai giovani” che contiene anche una lettera di papa Francesco ai giovani. Con il titolo “La forma delle parole” questa mostra è stata realizzata in collaborazione con i Musei Vaticani e la Fondazione Andrea Bocelli. Poi c’è stata l’occasione straordinaria di vedere la più grande tela mai realizzata dal grande artista Alberto Burri, il Sacco del 1969 ideato e realizzato per il fondale del primo atto del dramma teatrale “L’avventura di un povero cristiano”, dal romanzo di Ignazio Silone. Per evitarmi un ulteriore imbarazzo della scelta inviterei tutti a guardare il programma del Meeting (https://www.meetingrimini.org/edizioni/edizione-2023/programma-2023/) che ha sorpreso anche me tutte le volte che l’ho scorso. Perché esso stesso è frutto di una rete di amicizie cosi creativa e cosi attenta al reale da essere veramente testimone di un’amicizia inesauribile.

Solidarietà

Monacizzo: serata musicale di beneficenza per le opere parrocchiali

23 Ago 2023

di Angelo Diofano

Giovedì 24 agosto, in serata, evento di beneficenza nel borgo medievale di Monacizzo-Torricella a cura della parrocchia di San Pietro Apostolo (guidata da don Cosimo Lacaita) e del gruppo di preghiera “Pescatori di uomini”. L’appuntamento è alle ore 21 nella piazza antistante la chiesa dove si esibirà il gruppo folk “Arianostra” con un programma di pizziche e tarante. Ne fanno parte: le cantanti Mimma e Maria, Giovanni (nacchere), Antonio (batteria), Mimmo (chitarra), Giovanni (tastiera), Massimo (fisarmonica), Valerio (tamburello), la danzatrice Annamaria. Le offerte raccolte liberamente saranno devolute alle opere parrocchiali e in particolare al restauro della statua della patrona, la Madonna di Loreto. A quest’ultima è legato un fatto prodigioso, narrato su youtube dal prof. Francesco de Sarlo. Dopo la metà del 1500, nel periodo delle scorribande ottomane sulle nostre coste, le truppe musulmane fecero razzie sul versante orientale. Appresa la notizia, gli impauriti abitanti di Monacizzo si rifugiarono nel convento e si affidarono alla Beata Vergine. Gli ottomani, giunti a poca distanza dalla borgata, per improvvisi problemi visivi, persero l’orientamento e, non riuscendo più a trovare la strada, tornarono verso le loro navi. Da qui, l’attribuzione alla Madonna del titolo “de Luritu” (di Loreto)  cioè che guarda indietro, come fecero i musulmani… con il loro dietrofront. Da lì a poco avvenne la battaglia di Lepanto, in cui la poderosa flotta ottomana fu clamorosamente sconfitta.

In segno di ringraziamento, gli abitanti di Monacizzo edificarono, alle porte del centro abitato, una cappella intitolata proprio alla Madonna di Loreto, tuttora centro di intensa devozione mariana.

Emergenze ambientali

Il futuro dell’ex Ilva sul palco del Meeting, Emiliano: la decarbonizzazione si può fare

21 Ago 2023

di Silvano Trevisani

L’autonomia differenziata comincia da Taranto? In attesa che l’iter di questo scellerato progetto politico imposto dalla Lega agli alleati di governo per recuperare i voti persi in favore di Fratelli d’Italia, le azioni politiche del governo Meloni sembrano già chiaramente indirizzate ad aggravare i ritardi del Sud. Già accentuati dalla cancellazione del reddito di cittadinanza imposta dalla piccola imprenditoria a caccia di lavoratori da sfruttare. E ora anche dalla decisione del Cipes (il Comitato interministeriale per la politica economica estera) di utilizzare il Fondo per lo sviluppo e coesione per la parte corrente, dedicandolo solo agli investimenti.

Taranto, città maggiormente industrializzata del Sud, è in prima fila in questo progetto di deindustrializzazione-desertificazione, che parte dall’Ilva specificamente dalla cancellazione del progetto di decarbonizzazione dal Pnrr. Ma anche dalla totale assenza di iniziativa politica che, al di là delle astratte parole rassicuranti del ministro Urso, sta lasciando il più grande stabilimento siderurgico d’Europa alla deriva. A nulla sono valse, finora, le pressioni sindacali e sociali, mentre la città, distratta – anche giustamente – dalla voglia d’estate e di intrattenimento, segue da molto lontano vicende come questa e come la lotta sotterranea per i Giochi del Mediterraneo, in programma per il 2026, una data che si avvicina inesorabilmente. Al contrario degli interlocutori politici che, per ora, si parlano solo a distanza.

Emiliano al Meeting

In tutto questo, non hanno lasciato grande segno, nell’opinione pubblica, le recenti decisioni del governo, rispetto all’ex Ilva, che è poi il nodo principale per la comunità. Tra cui: la contrapposizione tra istituzioni amministrative e magistratura, le scelte del governo per l’affidamento dei progetti di preridotto (i cui fondi sono stati spostati dal Pnrr a Fondo di sviluppo e coesione) e forni elettrici, e soprattutto la cancellazione del progetto di decarbonizzazione dalle schede del Pnrr. Solo gli addetti ai lavori tentano di tener viva la questione l’ultimo intervento in ordine di tempo è quello del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Palando al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, ha detto: “La Regione Puglia è impegnatissima con l’Unione Europea per la decarbonizzazione dei suoi impianti industriali, in particolare l’ex Ilva di Taranto. Chiederemo alla Ue di non consentire il definanziamento dal Pnrr della società Dri d’Italia (Direct Reduced Iron), fortemente voluta dal Mario Draghi e guidata da Stefano, Cao che gestisce il sito produttivo ex Ilva e consentirà una rivoluzione tecnologica senza precedenti attraverso il metodo della riduzione diretta che elimina il carbon coke per la produzione di acciaio e consente sia l’utilizzo di rottame di ferro, sia di minerale vergine, abbattendo le emissioni nocive di oltre il 90% e del Co2 del 50%. Non c’è ragione alcuna per definanziare questo progetto e ritardarne la esecuzione. Temiamo che il governo Meloni non abbia la stessa sensibilità di Draghi e siamo molto preoccupati”. Emiliano ha annunciato che, assieme alla Campania, ricorrerà contro la delibera del Cipes per l’utilizzo dei Fondi Sviluppo e coesione.

In realtà tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Taranto, e quindi dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, dovrebbero essere preoccupati e trasformare questa preoccupazione in iniziativa concreta, per cercare di spingere il governo a modificare le sue scelte.

Editoriale

Il coraggio politico di fare scelte appropriate

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio (foto Agensir)
21 Ago 2023

di Emanuele Carrieri

Due tragedie in un breve lasso di tempo, a poche ore una dall’altra. Due tragedie all’interno delle mura della casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, più conosciuta come il carcere delle “Vallette”: una donna si è uccisa e l’altra reclusa si è lasciata morire, rifiutando acqua, cibo e cure. Aveva 28 anni la prima mentre la seconda, di 43 anni, non era in sciopero della fame: si è lasciata andare, giorno per giorno, forse per disperazione. Continuava solamente a ripetere che voleva vedere il figlio di quattro anni rimasto con il padre. In carcere si muore e si muore di carcere, si muore per carcere. La tragica fine di due donne incarcerate rappresenta una circostanza drammatica, un punto di vero e proprio non ritorno per l’apparato che dovrebbe amministrare la giustizia, una volta che le sentenze sono diventate definitive. Quelle due vite spezzate hanno camminato sui fili sottili dell’indifferenza, del disinteresse, delle parole e dei discorsi vuoti e scontati. Così, nel bel mezzo dell’estate, quasi sempre nel periodo a cavallo di Ferragosto, come tutti gli anni, il problema delle carceri diventa l’argomento della prima pagina per qualche giorno per poi pian piano scomparire, offuscarsi. Diceva un dimenticato proverbio: “i detenuti non votano”, ma sono il prodotto delle scelte politiche e delle strategie sociali che determinano e definiscono le disparità e le diseguaglianze. Così, quando a cavallo di Ferragosto, piomba la notizia della morte di due donne detenute, si scopre la disumanità del carcere. Da sempre, tutti i ministri della Giustizia hanno sempre ribadito, evidenziato, sottolineato che lo Stato non abbandona mai nessuno, che un suicidio nelle carceri è una doppia sconfitta, è una sofferenza che avvolge le corde della nostra sensibilità. I radicali, da anni, invitano tutti i parlamentari a fare visita ai carcerati il giorno di Ferragosto e alcuni, non molti, come in una sconcertante passerella all’insegna del “ma io ci sono andato”, si presentano felici e contenti ma, prima di tutto, disponibili alle domande di qualche cronista e a favore delle telecamere. Dialogano con qualcuno e dopo ritornano alla loro ordinarietà, alla loro quotidianità. Dei problemi delle carceri non ne parleranno più. Fino al prossimo suicidio, fino alla prossima rivolta, fino al prossimo pestaggio. Subito ci si focalizza sul numero dei detenuti e sulla capienza dei nostri istituti: in carcere ci sono 58 mila reclusi a fronte di una capienza di 51 mila posti letto. A spanne, ci sono circa settemila persone in più, un po’ come un albergo con prenotazioni in eccesso con mastodontiche difficoltà a sistemare e occuparsi delle necessità di queste persone, più ultime degli ultimi. Così, a Ferragosto, vengono concepite e partorite le soluzioni fra le più disparate e futuribili che non saranno mai realizzate. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante la visita al carcere di Torino ha dichiarato che fabbricare delle carceri nuove: “è costosissimo, oltre che impossibile sotto il profilo temporale. Con cifre molto inferiori possiamo riadattare beni demaniali in mano al Ministero della Difesa compatibili con l’utilizzazione carceraria”. Non ha tirato fuori il coniglio dal cilindro: la soluzione non è nuova, anzi. Se ne parlava durante l’emergenza sovraffollamento degli anni 2010/2011, quando sull’Italia pendeva la possibilità di una seconda condanna da parte della Corte europea dei diritti e l’utilizzazione di caserme dismesse sembrava il cammino giusto da percorrere per sistemare i detenuti meno pericolosi. Ma poi il dibattito scemò e dalle stanze ministeriali scomparve del tutto, così come quello terribile e pericoloso di usare delle navi da tenere al largo come galere galleggianti. Un po’ come la chiatta Bibby Stockholm, ormeggiata a una banchina di Portland per “accogliere” i richiedenti asilo nel civile Regno Unito. E così, alla vigilia di Ferragosto, si ridispone sul piatto delle possibilità quella di ripartire dalle caserme dismesse che non risolve nessun problema e serve soltanto per continuare a non volersi occupare seriamente di carcere. È da anni che si chiede un’attenzione diversa alle misure alternative alla detenzione, una visione della giustizia molto meno incentrata sulla carcerazione, ma, a fronte del sovraffollamento, al vivere in pochissimi metri senza aria e senza prospettiva, le uniche soluzioni che si prospettano sono sempre legate al carcere, inteso come perimetro di chiusura e di isolamento. Il pericolo è quello di utilizzare le caserme, elevare il numero degli istituti e amplificare i problemi. Le caserme non sono la strada dell’alternativa al carcere proprio perché finirebbero per risultare una copia malriuscita di un penitenziario che dovrebbe, invece, guardare alla rieducazione del condannato. Manca il coraggio politico di una azione seria, fondata sulla riabilitazione (nominativo laico della Redenzione cristiana!), sul reinserimento, sull’inclusione, sulla reintegrazione, sul lavoro e sulle opportunità. È così: non tutti i detenuti votano. Hanno, in ogni caso, la necessità di costruirsi un futuro fuori dal carcere e dalle caserme. Ma, soprattutto, fuori da tutti gli steccati ideologici o, in altre parole, senza le zavorre ideologiche, che rendono fuori tempo coloro i quali le custodiscono come se fossero dei simulacri.

Sport

Antonella Palmisano e il suo ottimo Mondiale: il bronzo di chi si sa rialzare

La marciatrice di Mottola con la sua ultima medaglia - foto Colombo/Fidal
21 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Due incidenti importanti e il rischio di dover appendere le scarpette al chiodo. E invece no, la carriera può continuare, per sua e nostra fortuna, per gli amanti dello sport in generale: Antonella Palmisano è stata protagonista ai Mondiali di atletica in svolgimento a Budapest, dove ha conquistato la medaglia di bronzo nella prova dei 20km di marcia. Così la campionessa che inorgoglisce la comunità ionica si è messa alle spalle gli ultimi mesi e due anni davvero complicati. Un risultato sorprendente, se si considera, peraltro, che la marciatrice è arrivata al grande appuntamento con sole due gare nelle gambe. Per avere il ritmo gara bisogna gareggiare. È il principio che regola le prestazioni in tutti gli sport praticati: pensiamo all’ultima prova deludente di Marcell Jacobs, fuori dalla finale mondiale dei 100 metri, a dispetto di un tempo comunque incoraggiante (10”05) – il campione olimpico ha dichiarato di voler fare più gare possibili per cercare la forma ottimale.

La gara dei 20 km di marcia

A menare le danze nella fase iniziale è proprio Antonella Palmisano. Che propizia l’attacco in compagnia della spagnola Maria Perez; con loro ci sono Garcia Leon, Jemima Montag, la messicana Gonzales, le cinesi Yang Jiayu e Ma. L’azzurra finisce a terra in curva alla boa dopo la metà di gara. Ma si rialza: è capace di recuperare e di forzare. Il suo attacco ai 14 km può far prefigurare la conquista della medaglia più pregiata. La spagnola Perez, però, è più brava, dotata di un cambio di ritmo letale alle sue avversarie. L’azione decisiva avviene tra il km 15 e il sedici. Cede Montag, si deve arrendere anche la 32enne pugliese che trionfò a Tokyo tre anni fa. Il tempo della campionessa olimpica in carica (1h27’26”) non è affatto male: un’iniezione di fiducia per chi è riuscita a tornare competitiva nella marcia, dopo aver subito l’operazione all’anca. Il successo della 27enne spagnola fa il paio con quello conquistato dal suo connazionale Alvaro Martin nella prova degli uomini.

Parigi 2024, il prossimo grande obiettivo di Antonella Palmisano

“Mi sono detta che oggi era il mio giorno, il mio momento, ed è quello che cercavo da due anni. Anche in quella caduta ho pensato che ok ero caduta ma potevo rialzarmi come ho fatto in questi anni”. Così l’atleta di Mottola ha commentato a caldo la gara nella quale si è saputa rialzare. Lo ha fatto fisicamente, e in senso figurato, dando prova del carattere di chi non si vuole arrendere mai. In vista c’è un grande traguardo da tagliare. “Oggi ho dimostrato che non voglio smettere perché Parigi mi aspetta – ha rassicurato – la Tour Eiffel mi aspetta, e si può fare”. La campionessa sottolinea l’importanza della forza mentale capace di sopperire ad una preparazione non ottimale. Ringrazia il suo mental coach, anche, e quel dolore che in qualche modo va perdonato: la donna deve convivere con il male, e renderlo tollerabile. Dovrà gestirlo per raggiungere gli obiettivi prefissati. La seconda medaglia italiana ai Mondiali di atletica porta la sua firma, intanto.

Eventi culturali in provincia

A Crispiano torna il Cabafest, festival della comicità

17 Ago 2023

Domenica 20 agosto dalle 20.30 torna il Cabafest, il festival della comicittà di Crispiano in provincia di Taranto organizzato dall’associazione di promozione sociale People Agency con la collaborazione del Comune di Crispiano.
Il Cabafest fa parte della due giorni denominata “Festa d’estate” giunta al suo 16° anno. Ormai evento che rientra in quelli più attesi dell’estate pugliese.
Sabato 19 infatti partita tutto con “Bella d’estate”, il concorso di bellezza provinciale con una piccola anticipazione comica “Aspettando il Cabafest” con Brando Rossi da Mudù.

Questa edizione sarà condotta dal giornalista di Antenna Sud Gianmarco Sansolino con il notissimo comico di Zelig Marco Colonna. Per Sansolino è la quarta conduzione mentre per Colonna è un gradito rientro dopo le 6 conduzioni nelle scorse edizioni in coppia con il suo duo in sostituzione di Pio e Amedeo.
La kermesse di quest’anno vedrà alternarsi sul palco in piazza Madonna della Neve, cuore centrale di Crispiano Tiziana Schiavarelli e Dante Marmone che riceveranno il premio alla carriera (nelle ultime due edizioni consegnato a Gianni Ciardo e Pino Campagna), duo storico con tanti anni di attività comica, teatrale e negli anni anche nelle fiction Rai e Canale 5 ,Vincenzo Albano reduce del grande palco di Zelig in prima serata con Bisio e Incontrada e Colorado che riceverà il premio Rivelazione Tv, Annabella Giordano e Luigia Caringella da Mudu’ che riceveranno il premio Cabafest 2023 ed ospite speciale il famoso commesso di Ikea, da Zelig Chicco Paglionico.
Il tutto sarà contornato dal pluripremiato corpo di ballo Scarpette rosa che fa parte del cast da 16 anni e novità di quest’anno sarà presente una band che suonerà dal vivo tra le gag dei comici, i Gadjos.

Sarà anche il momento dedicato al premio Pugliese doc (consegnato negli anni passati a Michele Riondino, Pio e Amedeo, Caparezza, Giosada, Manila Gorio e Dario Schirone) che andrà al professore più amato d’Italia, Vincenzo Schettini, che interverrà in video.
Patron e direttore artistico Sergio Sisto che quest’anno ‘festeggia’ i 20 anni di eventi organizzati.
Il Festival della ComiCittà di Crispiano, il Cabafest è pronto a regalare 3 ore di comicità, musica, spettacolo e divertimento.

L’ingresso all’area evento è gratuita.

Ecclesia

Dai saveriani, dal 5 al 7 settembre, incontri formativi su “L’Umano Necessario”

17 Ago 2023

di Angelo Diofano

Sono aperte le iscrizioni alla “tre giorni” di incontri formativi dal titolo “L’Umano Necessario” in programma dal 5 al 7 settembre dai padri missionari saveriani (via Lama), a cura de “La Città che Vogliamo”.

La giornata del 5 settembre avrà come tema “Sui sentieri di Isaia” e prevede alle ore 17 la relazione “La Politica come Missione” a cura del dott. Luigi Giorgi, coordinatore dell’istituto Luigi Sturzo; invece alle ore 18.30 don Giuseppe Bonfrate, professore ordinario all’Università Gregoriana di Roma (in attesa di conferma), parlerà su “Sentinella, quanto resta della notte”.

Mercoledì 6, giornata dedicata a “L’economia della Fraternità”, alle ore 17.30 relazionerà il prof. Giancesare Romagnoli (professore universitario alla Uniroma 3) sul tema della giornata, e alle ore 18.30 mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio, su “Spezzare il pane”.

Giovedì 7, alle ore 17.30 parlerà la prof.ssa Patrizia Giusto (presidente della  Fondazione La Pira) su “Le attese della povera gente” e alle ore 18.30 mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, terrà una relazione su “La Pace”.

Quota di partecipazione libera.
Per informazioni, tel. 348.4680830.

Festeggiamenti patronali

A Montemesola, si concludono le celebrazioni per il 150° del patrocinio della Madonna del Rosario

17 Ago 2023

di Angelo Diofano

Si concludono le celebrazioni per i 150 anni dalla proclamazione della Beata Vergine del Rosario a patrona di Montemesola, a cura della confraternita a Lei dedicata e del parroco della chiesa madre don Andrea Casarano, con solenni festeggiamenti nelle giornate del 19 e 20 agosto, voluti in queste date anche per favorire la partecipazione dei montemesolini “fuori sede” per motivi di studio o di lavoro, tornati in paese per le ferie estive.

La giornata di sabato 19 agosto sarà allietata dalla partecipazione del Gran concerto bandistico “Città di Rutigliano” diretto dal m° Gaetano Cellamara che al mattino girerà per le vie del paese e effettuerà il matinée alle ore 11 in piazza 4 novembre, dove riprenderà ad esibirsi alle ore 18.

Alle ore 19 ci sarà la traslazione del venerato simulacro in chiesa madre dove alle ore 19.30 sarà celebrata la santa messa; al termine, in piazza 4 novembre, il sindaco e l’amministrazione comunale consegneranno alla patrona le chiavi del paese; la cerimonia sarà resa più suggestiva dalle “Fontane danzanti Dominici’s”, con combinazioni di giochi d’acqua, fuoco e colori; lo spettacolo delle fontane danzanti sarà ripetuto alle ore 21 e alle ore 23. Il complesso bandistico “Città di Rutigliano” tornerà a esibirsi in piazza alle ore 21.30, con gran finale alle ore 23.30. Invece dalle ore 18.30 in piazza dei Caduti ci sarà la performance del noto “madonnaro” Silvio Paradiso.

Domenica 20 agosto, giorno della festa patronale, allieterà le vie del paese il complesso bandistico “F. Trani – Città di Montemesola” diretto dal m. Beniamino Casavola, che si esibirà in piazza 4 novembre alle ore 11. Alle ore 19 si snoderà la solenne processione; al rientro, alle ore 20, si terrà la solenne celebrazione eucaristica.

Alle ore 21, allo stadio comunale, è programmato l’atteso spettacolo piromusicale della ditta Pirotecnica Moderna di Giovanni Padovano (Genzano di Lucania); all’ingresso sarà consegnato ai presenti un ticket gratuito per l’estrazione a premi che sarà effettuata nella medesima circostanza. Alle ore 21.30, in piazza 4 novembre, chiuderà i festeggiamenti il concerto della cantante Lisa Manosperti, finalista del programma di Rai 1 “The voice senior”, con l’esibizione del corpo di ballo “Sublime Rouge” di Cira Marangi.

Nelle due serate, a partire dalle ore 21, in piazza dei Caduti, ci sarà un intrattenimento per i più piccoli con le “mascotte” dei loro beniamini.

Le principali vie e piazze del paese saranno artisticamente illuminate dalla ditta Beatrice Fabrizio di Sandonaci-Brindisi, che resteranno accese anche nella successiva festa in onore dei Santi Medici Cosma e Damiano e di San Michele Arcangelo (2 e 3 settembre).

Serie tv

“Gomorra”, Genny Savastano e Ciro Di Marzio sono ancora vivi

16 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Qual è l’unico modo di far tornare in vita i personaggi della realtà o della fantasia? Parlarne. Ovvero sentirli, replicarli o assorbirli. Così i personaggi di “Gomorra” possono rivivere ogni volta che la fortunata serie italiana televisiva viene riproposta sul piccolo schermo. Accade ogni lunedì sera, alle 21.30 su TV8, dove viene mandata in onda la quarta stagione degli avvenimenti ispirati al romanzo di Roberto Saviano: dodici episodi, due per sera – gli ultimi 4 saranno trasmessi il 21 e il 28 agosto. Al centro ci sono le vicende dei clan camorristici. L’ambientazione, lo sappiamo, è la Napoli nelle sue zone più difficili, come Secondigliano.

Gomorra, il dibattito continua

Passano gli anni, restano aperti gli interrogativi: quanto è concreto il rischio della spettacolarizzazione, e conseguente accettazione – legittimazione del male attraverso ciò che viene riprodotto in televisione o al cinema? Un prodotto parodiato oppure preso seriamente nel quotidiano a modello negativo. Gomorra compare ancora sui titoli dei giornali, con riferimento alle notizie peggiori di cronaca nera. E ancora, c’è sempre da chiedersi, si possono cogliere qualità positive negli eroi negativi? Pensiamo all’amicizia tra i personaggi principali di Gennaro e Ciro. Un legame inossidabile che vede ritrovarsi i due compari, compagni di viaggio nella malavita, Savastano e Di Marzio, dopo aver fatto persino l’esperienza della inimicizia.

I precedenti in televisione

Dallo sceneggiato “La Piovra”, che ha avuto il merito di raggiungere lo spettatore aprendogli gli occhi, per la prima volta sull’esistenza del fenomeno mafioso alla fiction televisiva “Il capo dei capi” su Totò Riina, al film di Michele Placido “Vallanzasca – gli angeli del male”: non sono poche le produzioni che si ritiene possano aver danneggiato fortemente l’immagine del Belpaese, sul tema mafia (lo disse, tra gli altri, l’ex premier Silvio Berlusconi). Queste concorrono alla costruzione del mito. E al pericolo di fare proseliti tra le nuove generazioni.

Il messaggio di fondo

Brama di potere, efferatezza, controllo del territorio, ricerca e ostentazione del lusso: sono i comuni denominatori degli episodi e delle stagioni di Gomorra, legati al mondo del crimine. Laddove emerge l’impoverimento culturale nell’assenza di ironia ed autoironia. Manca la capacità di sdrammatizzare, come si suol dire, espressione di un’intelligenza più evoluta, che sta alla base della salvaguardia dei rapporti di qualsiasi natura. Così l’intensità delle passioni raggiunge livelli di esasperazione sino a farsi distruttiva. Il destino comune dei personaggi è la fine ingloriosa. Messaggio sul quale insistere: finiscono tutti in carcere (ma in Gomorra latita la polizia) o morti ammazzati, quelli che scelgono la malavita. Alle volte non fanno nemmeno in tempo a “godersi la vita”. Perché costretti alla latitanza, alla privazione della libertà, alla separazione dagli affetti, che persino quegli uomini e quelle donne provano.