Sport

Aspettando i Giochi del Mediterraneo: countdown per il Premio atleta di Taranto

Un momento della scorsa edizione
14 Ago 2023

La buona notizia è che, sul territorio ionico, le eccellenze dello sport non mancano. Non lo scopriamo di certo ora. I risultati parlano chiaro. Dalla numero uno Benedetta Pilato a Francesca e Luca Semeraro, dalla karateka Silvia Semeraro alla campionessa di sollevamento pesi Giulia Imperio, agli atleti della Gioiella Prisma Taranto, squadra che rappresenta il Meridione nella Superlega Credem Banca: non sono pochi i protagonisti delle varie discipline che hanno dato lustro al capoluogo negli ultimi anni. La cattiva notizia è il rischio concreto di veder partire gli stessi uomini e donne di valore dalla città dei due mari. La certezza, intanto, ha nome “Premio atleta di Taranto” che proprio a queste eccellenze si rivolge chiamando a raccolta la cittadinanza, anche quest’anno.

Premio atleta di Taranto 2023

Le novità della 14esima edizione e i vincitori delle varie categorie saranno annunciati giovedì diciassette agosto in conferenza stampa. L’incontro si terrà presso la terrazza della scuola dell’aeronautica militare Svam, in via Mario Rondinelli. L’invito viene dall’associazione culturale Triumphalia. Si tratta di un evento che fa da prefazione alla cerimonia di premiazione, in programma nella serata di martedì 22 all’ex Idroscalo Luigi Bologna di Taranto – sarà condotta da Fabiola De Lorenzo e dal giornalista Matteo Schinaia.

Fabiola De Lorenzo, ideatrice e promotrice dell’evento

Nella scorsa edizione, abbiamo assistito al recupero della normalità, dopo le restrizioni imposte dal Covid. E allo scenario suggestivo dello stesso palazzo Brasini che si offriva come location dell’evento realizzato. Il premio Atleta di Taranto nasce dall’intuizione e dalle capacità della famiglia De Lorenzo, che in tutte le iniziative poste in essere dimostra amore per la città dei due mari, e ha allargato il proprio raggio d’azione sul piano regionale, alla Puglia intera: la sinergia, peraltro, la cooperazione, la messa in rete dei territori, sono una componente imprescindibile per lo sviluppo dello sport nella prossima sede dei Giochi del Mediterraneo. Obiettivo per il quale c’è da remare.

Nomi nuovi e medagliati

Nella lista dei premiati figureranno atleti non troppo noti alla comunità. La mission dell’ambito Premio atleta di Taranto, infatti, non può che essere quella di continuare a dare visibilità a tutte le discipline sportive, che hanno pari dignità. Così gli atleti da conoscere e da premiare. Non solo le eccellenze, ma tutti coloro che hanno lasciato un’impronta positiva sul territorio: praticanti e società. L’umanità vive una fase evolutiva costante. E nel mondo dello sport nuove pratiche si possono affacciare. Oppure tornare: pensiamo al successo internazionale delle Mma – arti marziali miste, che dall’antica Grecia a oggi richiamano lo spirito da ricercare in ogni atleta, mediocre o eccezionale, e in ogni competizione sana. Taranto ambisce ad essere capitale dello sport. Perché il premio migliore possa essere attribuito alla sua stessa comunità.

Editoriale

La voce della povera gente

Giorgio La Pira © Gentile (Frame da raicultura.it)
14 Ago 2023

di Emanuele Carrieri

Sabato mattina il quotidiano Repubblica ha aperto la prima pagina così: “I poveri attendano”. Un titolo che richiama il lavoro dell’amico scrittore Cesare Paradiso “La povera gente attende ancora” ma, più di tutto, il saggio di Giorgio La Pira “L’attesa della povera gente”. Nel pensiero di La Pira sono congiunti –anche se distinti- l’aspetto etico e quello politico, in cui quest’ultimo è sottoposto alla mediazione di una analisi laica. Lo scopo finale della politica è servire le persone, a partire da chi ne ha più necessità, da chi ne ha più urgenza. Avere il senso dello Stato vuol dire far funzionare al meglio le istituzioni, ma vuol dire anche che nessuno va lasciato indietro, va mollato oppure trascurato. Tutti devono essere aiutati a rimettersi in piedi quando sono in difficoltà e ristrettezze economiche. Non è assistenzialismo. “Questo non è marxismo, questo è Vangelo” scrisse Giorgio La Pira. La dignità deriva dal lavoro e se c’è un diritto, è quello che ciascuno possa vivere del suo lavoro e provvedere a sé stesso, alla famiglia e ai figli. Non si rende felice una persona elargendogli un sostegno o promettendogli aumenti futuri in busta paga, ma garantendogli un lavoro corrispondente alle sue capacità, prospettando un percorso di realizzazione professionale e, prima di tutto, personale. Il lavoro è parte della realizzazione di sé stessi, è il modo di prendersi cura del mondo. Con il lavoro, “la creazione continua”, perché la Creazione è un atto di Dio che ha dato origine al mondo e lo mantiene in essere in ogni istante perché continui a esistere. In Italia c’è il dibattito sui lavoratori poveri: persone, che pur lavorando, hanno un reddito pari o al di sotto degli undici mila euro. Uno su cinque. Più che di salario minimo, forse, sarebbe meglio parlare di salario degno. C’è poi chi non può proprio lavorare o non riesce più a inserirsi nel mondo del lavoro. E anche queste persone sono parte viva della nostra società. La loro attività, pur senza essere mai assunti e stipendiati, è sovente preziosa per l’assistenza domiciliare e per il volontariato, a cui dopo aggiungere anche quanti, non per cattiva volontà, ma per carenze relazionali o per inadeguatezza o, non riescono proprio a svolgere o mantenere un lavoro. Le politiche economiche del governo, se non sono per il bene comune, creano ingiustizie e disuguaglianze. Se lo Stato democratico non è promotore di benessere e di uguaglianza di possibilità, non è più al servizio del popolo, del bene comune. La Pira non era un simpatizzante del capitalismo finanziario: oggi ci si ritrova di fronte a una finanza globale che è un mostro senza testa, capace di divorare risparmi e beni personali e di impoverire stati ed economie nazionali. La finanza deve rintracciare la sua destinazione che è il servizio all’economia reale. Creare valore, facendo muovere i capitali, può far fiorire una circolarità di ricchezza da investire. Non deve, invece, ridursi ad attività di ricerca di rendite immateriali, che vanno a rendere più ricchi fondi di cui non si sa nemmeno chi siano i detentori. Bisogna distaccarsi dalla concezione del profitto a breve termine e puntare sulle strategie di crescita e sostenibilità a lungo termine, dove le fluttuazioni del mercato possono essere assorbite. Uno dei pericoli maggiori per le imprese è di dover rispondere solo a chi investe, agli azionisti, perdendo di vista il valore sociale che le stesse rappresentano per il territorio. Il buon funzionamento della finanza dipende dai manager, se si lasciassero condurre dalla virtù della condivisione, che non è elemosina, ma è la abilità di investire somme in opere a favore del bene comune. Destinare fondi da chi ne ha in eccedenza a chi è nel bisogno non è uno scadente affare, è costruire un tessuto sociale più coeso e stabile. Non si fa una buona finanza con una cattiva etica. Negli Anni ’70, il rialzo dell’inflazione era addebitato al costo del lavoro e alle rivendicazioni salariali: oggi scaturisce dal costo dei semiconduttori, dalla crisi energetica, dalla guerra in Ucraina che non finisce. Non è equo che siano i lavoratori, i pensionati, le famiglie povere ad accollarsi il peso dell’inflazione. A salire di più con l’inflazione sono i prezzi dei beni di prima necessità, cioè quelli su cui si concentrano le spese delle fasce più vulnerabili, mentre i più ricchi accrescono i patrimoni con investimenti mirati. In questa incandescente estate, una buona parte degli italiani non fa neanche un giorno di vacanza. Che cosa succederà a ottobre alla ripresa delle scuole e di tutte le attività? L’inflazione e l’aumento dei prezzi, hanno sempre avuto un considerevole impatto sociale. La soluzione è una equa ripartizione dei costi dell’inflazione, ma serve subito una azione politica coordinata frutto del dialogo fra le parti. La Pira negli anni della guerra fredda convocò a Firenze i Convegni per la pace e la civiltà cristiana, e poi i Colloqui mediterranei. E oggi cosa rimane? C’è la precisa sensazione che l’Europa faccia progressi più grazie alle crisi che alle idee, come è successo con la pandemia. La Banca centrale europea ha modificato la rotta rispetto a quanto fece nel 2011 con la questione dei debiti pubblici e il fallimento della Grecia. Provvedimenti come il Next Generation Eu e il PNRR creano vantaggi, ripresa, progresso, opportunità, crescita, espansione. Che poi sono le politiche economiche solidali, esito di una forte reazione della politica, della quale Giorgio La Pira era un convinto assertore. A quarantasei anni dalla sua scomparsa – che lui chiamava il sabato senza vesperi, il giorno senza tramonti – continua ancora a far udire la sua voce, per chi sa ascoltare, per chi vuole sentire.

Diocesi

I funerali del papà di mons. Angelo Panzetta, arcivescovo di Crotone-Santa Severina

14 Ago 2023

Il direttore, il consiglio di amministrazione e la redazione di Nuovo Dialogo partecipano al lutto che ha colpito mons. Angelo Panzetta, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, per la scomparsa del papà, Antonio.

I funerali avranno luogo  lunedì 14 a Pulsano, muovendo dalla casa dell’estinto in via degli Orti 5 per la chiesa madre di Santa Maria La Nova dove alle ore 16.30 sarà celebrato il rito funebre. 

Musica

A Martina Franca VII edizione di Piano Lab aperta alle arti visive, alla danza, al teatro

11 Ago 2023

di Silvano Trevisani

Torna, nel cuore di agosto, Piano Lab, l’evento musicale legato al pianoforte. Che, in questa settima edizione, si amplia ancora ma soprattutto coinvolge altre discipline artistiche: l’arte visuale, il cinema, la danza e il teatro. É ancora Martina Franca il centro della manifestazione, dove tra sabato 12 e domenica 13 agosto si esibiranno oltre 250 esecutori provenienti da tutto il mondo, in una maratona musicale dislocata in ben sedici postazioni predisposte in varie zone del centro storico. Piano Lab, organizzato dalla Ghironda col supporto di Marangi Strumenti Musicali e Steinway & Sons presenta il classico appuntamento “Suona con noi”, momento di straordinaria condivisione tra concertisti di fama, professionisti, studenti e semplici appassionati, in arrivo persino dal Giappone, ma anche dalla martoriata Ucraina, chiamati a confrontarsi in una due giorni molto attesa.

Le novità della VII edizione

Dopo il concerto per dieci pianoforti dello scorso anno, spiegano gli organizzatori, particolarità dell’edizione 2023, studiata dal direttore artistico Luca Ciammarughi, sarà il dialogo del pianoforte con le altre arti. La maratona sarà costellata, infatti, da una serie di concerti in cui al pianoforte si uniranno performer di danza contemporanea, artisti visivi, pittori e attori. L’idea è di sperimentare un rinnovamento del recital pianistico.

Tra i tanti artisti invitati figurano il pittore in residenza di origini albanesi, Igli Arapi, che riprodurrà sul mobile di un pianoforte le immagini musicali della Sala dell’Arcadia di Palazzo Ducale, e il milanese (di stanza a New York) Andrea Rugarli, che sarà impegnato in un action painting sulle note di Alessandro Dilorenzo. Di scena, con lo stesso Ciammarughi, anche i danzatori Alessandra Cozzi e Pablo Ezequiel Rizzo nello spettacolo «Body Soundscapes», mentre l’arte cinematografica del tedesco Michal Kosakowski, autore di molti film e video sperimentali, verrà sonorizzata dal vivo da Paolo Marzocchi. A questi ospiti, devono aggiungersi l’attore Alessio Arzilli, chiamato a dialogare con la pianista Serena Valluzzi, e il mago del teatro delle ombre, Silvio Gioia.

Tanti i pianisti noti che si alterneranno alle “giovani promesse”. I concerti, che avranno inizio nel pomeriggio di sabato e di domenica, a partire dalle ore 17, andranno avanti sino a mezzanotte nelle varie postazioni allestite in corso Messapia, in due aree della villa Garibaldi, in piazza XX Settembre, all’arco di Santo Stefano, in piazza Roma, nella Biblioteca comunale e nella Sala Consiliare di Palazzo Ducale, nell’atrio delle Agostiniane, in piazza Plebiscito, nella Basilica di San Martino, in piazza Immacolata, nella chiesa della SS. Trinità, nella chiesa di San Pietro, nella chiesa del Carmine, nel chiostro di San Domenico e nella Casa Cappellari. I programmi, con i dettagli degli orari e delle performance, sono scaricabili dal sito pianolab.me. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. Info 080.4301150.

Conclusa la maratona pianistica di Martina Franca, Piano Lab proseguirà martedì 15 agosto con un concerto all’alba (ore 5) nella Riserva naturale di Torre Guaceto, nel territorio di Carovigno, protagonista Roberto Esposito, uno dei grandi talenti della Puglia musicale (biglietti 30 euro sul circuito vivaticket).

Hic et Nunc

Gmg di Lisbona: la parola ai partecipanti della nostra diocesi

10 Ago 2023

Nei giorni della XXXVII Giornata Mondiale della gioventù che si è tenuta a Lisbona in Portogallo dall’1 al 6 agosto del 2023 e che ha visto coinvolti circa 90 giovani della nostra arcidiocesi di Taranto, abbiamo rivolto personalmente ai ragazzi due semplici e schiette domande: “dicci una cosa Top e una cosa Flop della GMG“!

Qui di seguito vi rimandiamo alle risposte pubblicate sul nostro canale YouTube!

 

 

 

 

Diocesi

Pellegrinaggio in Albania della parrocchia San Pasquale

10 Ago 2023

di Angelo Diofano

“Cammino spirituale sulle orme dei martiri albanesi del XX secolo” è il titolo del pellegrinaggio  in Albania organizzato dalla parrocchia tarantina di San Pasquale che si terrà dal primo al 5 settembre, offrendo l’opportunità di poter vivere un’esperienza forte di preghiera e lavoro, fede e cultura dopo quella vissuta lo scorso anno in Terra Santa. Momento molto forte sarà l’ascolto dell’esperienza del martiri albanesi durante il regime comunista di Enver Hoxha.

Si raggiungerà l’Albania in aereo, partendo nella mattinata di venerdì 1 settembre dall’aeroporto di Bari con arrivo a Durazzo. I vari spostamenti si effettueranno mediante pullmini. Si ritornerà martedì 5 settembre.

 Questo il programma di massima:

Venerdì 1 settembre si visiterà il santuario intitolato alla Madonna del Buon Consiglio e s’incontreranno le suore clarisse per ascoltare le testimonianze sui martiri.

Sabato 2 il si farà tappa al cimitero di Rremajt, dove sono seppelliti coloro che hanno dato la vita per Cristo, e alla chiesa cattedrale  per l’ incontro con l’arcivescovo, con visite al Museo diocesano e alle chiese delle stimmatine e dei frati minori; la giornata terminerà con la cena e il pernottamento.

Domenica 3, si prevedono visite al carcere di Spaç, a Lezhë (chiesa dei frati minori) e a Blinisht (chiesa dei Martiri di Albania).

Lunedì 4, in mattinata ci si recherà a Durazzo (chiesa di Santa Lucia e Anfiteatro romano) e nel pomeriggio a Tirana (cattedrali cattolica e ortodossa, oppure visita al bunker).

Martedì 5, infine, visita a Rinas con successivo imbarco all’aeroporto per il rientro.

Le prenotazioni si chiuderanno entro il 13 agosto, con acconto di 200 euro e fotocopia della carta d’identità.

Per informazioni e prenotazioni: telefonare al 392. 4402780 (fra Vincenzo).

 

Festeggiamenti patronali

Fragagnano, la festa patronale in onore di Sant’Antonio

10 Ago 2023

di Angelo Diofano

Nei giorni 12 e 13 agosto si svolgono a Fragagnano i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova, patrono del paese dal 1904.

Sabato 12, dalle ore 9 alle 12, in piazza Regina Elena si terranno i “Ludi Antoniani”,  con giochi e animazioni riservati ai ragazzi dai 5 ai 13 anni, in collaborazione con “Divertilandia” e “Avis Fragagnano”; in serata, alle ore 19.30, la santa messa sarà celebrata dal parroco don Graziano Lupoli; alle ore 21, in piazza Risorgimento, concerto del “Gruppo  musicale Terra Jonica Salentina”.

Fitto il programma di domenica 13, che sarà salutata alle ore 7.30 dallo sparo di 13 colpi oscuri (la caratteristica “diana”); alle ore 8.30, santa messa, con benedizione e distribuzione del “Pane di Sant’Antonio”, secondo la tradizione del “Pane dei poveri”; a seguire, il giro delle bande musicali per le vie del paese. Alle ore 19, in piazza Regina Elena, la santa messa sarà celebrata dal parroco don Graziano Lupoli con la cerimonia di affidamento delle chiavi del paese al Santo Patrono. Al termine si snoderà la processione accompagnata dalle autorità civili e religiose e dalle confraternite.

Alle ore 21, in piazza Regina Elena, si terrà il concerto delle bande musicali “Città di Ceglie Messapica” (m. Maria Teresa Pedone) e “Città di Squinzano” (m. Giovanni Guerrieri). Alle ore 23.30, in contrada Vignali, fantasia pirotecnica a cura della ditta Piro Show di Valerio Laneve (Carosino). Le luminarie saranno allestite dalla ditta Perrotta di Squinzano.

Secondo il racconto di Nunzia Rochira, riportato su un opuscolo sulla festa patronale degli scorsi anni, il patrocinio di Sant’Antonio a Fragagnano ebbe origine nei primi anni del secolo scorso soppiantando quello di Sant’Irene da Lecce. Da tradizione orale si tramanda che intorno all’anno 1900, durante una giornata invernale caratterizzata da una pioggia insistente, giunse a Fragagnano un  uomo su di un ‘trainu’. Preoccupato per i possibili danni all’importante carico trasportato, cioè la statua di Sant’Antonio, l’uomo si fermò in piazza presso la bottega di un sarto chiedendogli di custodire temporaneamente il simulacro, assicurando che sarebbe tornato a riprenderlo. Quindi egli proseguì il suo viaggio verso Taranto, senza però far più ritorno. In seguito a questa credenza popolare, la statua fu portata in chiesa madre. Così, come si evince dall’epigrafe posta all’interno di quest’ultima, Sant’Antonio divenne il patrono della popolazione fragagnanese, sostituendosi a Sant’Irene.

Eventi religiosi in provincia

All’alba di ferragosto, a San Marzano, pellegrinaggio a piedi al santuario rupestre

10 Ago 2023

di Angelo Diofano

A San Marzano, la giornata del 15 agosto, solennità dell’Assunzione di Maria Santissima è caratterizzata dal pellegrinaggio a piedi dalla chiesa madre al santuario rupestre intitolato alla Madonna delle Grazie, a cura della parrocchia San Carlo Borromeo e del comitato feste patronali. “Si tratta di un momento di grande spiritualità cui i sammarzanesi non rinuncerebbero mai e che un tempo era anche di maggiore rilevanza rispetto al pellegrinaggio che si svolge il 2 luglio” – dice il parroco don Cosimo Rodia

L’appuntamento  per i fedeli (come ogni anno numerosissimi, pur con i disagi della levataccia) sarà alle ore 5.30 sul sagrato della chiesa madre. Da lì, con l’accompagnamento della banda musicale cittadina “Armonia” e la partecipazione delle confraternite, ci si muoverà in processione con l’antica statua della Madonna verso il santuario, distante pochi chilometri dal paese. All’arrivo, alle ore 7, il parroco celebrerà la santa messa all’aperto. Sempre nella zona rupestre un’altra celebrazione eucaristica si terrà alle ore 19; in chiesa madre, invece, le sante messe saranno alle ore 10 e alle ore 19.

Il santuario della Madonna delle Grazie si affaccia su una lama del territorio, in uno splendido scenario di gravine; la lama profonda circa cinque metri nel punto più alto, suggestiva e particolare, è caratterizzata dalla presenza di molte grotte di varie dimensioni che si aprono sui costoni.

La chiesa ipogea pare sia stata caratterizzata da diversi periodi di costruzione: il primo fino al secolo XV con la dedicazione a San Giorgio, il secondo dal XVI ai nostri giorni dedicato alla Madonna delle Grazie, anche se la chiesa viene ufficialmente citata in un documento del 1709. La sua conformazione approssimativamente è quadrangolare, dalle mura caratterizzate dalla presenza di segni che inducono a un mutevole scenario spaziale e liturgico. Tre sono gli accessi, oggi ristrutturati: due si affacciano sulla lama e l’altro collega alla chiesa soprastante, di recente costruzione dove si custodisce il simulacro della Madonna delle Grazie, risalente probabilmente al 1800.

L’elemento principale della chiesa ipogea è dato dall’affresco della Vergine con Bambino al quale fu attribuito un significato miracoloso; inizialmente l’immagine era limitata al volto di Maria e del Bambino mentre più recentemente si riusciti a risalire alla raffigurazione completa.

Sport

Nuovi Orizzonti, Morena De Pace scalpita: “Non vedo l’ora di conoscere le nuove compagne, e di cominciare”

Palamazzola, la cestista tarantina nell'ultimo match di campionato
09 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Bene gli ingaggi di giocatrici straniere quotate: la bulgara Mari Panteva, ala proveniente dal Partenope Sant’Antimo; Yaroslava Ivaniuk, play di nazionalità ucraina. Così gli innesti che andranno a potenziare l’organico nella terza serie nazionale – il primo è stato Alice Lucchesini. Ma la notizia più bella, intanto, in casa Nuovi Orizzonti basket Taranto, è la conferma della tarantina Morena De Pace, oltre all’allenatore William Orlando. Una conferma meritata per il rendimento assicurato dalla giocatrice negli ultimi due campionati. Lei vuole ricambiare la fiducia data; e sprizza energia, determinazione, voglia di fare. Dalle sue parole, anche un’accresciuta maturità, l’ala classe 97, nata e cresciuta nella città dei due mari. Lo dimostra in questa intervista rilasciata a Nuovo Dialogo.

Come hai appreso la notizia della conferma, e che significato ha?

“Ho parlato con l’allenatore, nei giorni scorsi: abbiamo fatto qualche allenamento, ci siamo confrontati, e abbiamo pensato che avremmo continuato insieme il percorso nel prossimo anno. Sono molto contenta di continuare, di far parte di questo progetto, e di giocare nella mia città. Noi aspiravamo a questo passaggio, il salto di categoria, la serie B, e ci siamo riuscite finalmente. Mi fa davvero piacere. Anche perché sono molto legata alla mia città, al pubblico che ci ha sostenuto lo scorso anno”.

Quali passi dovrà muovere, adesso, la Nuovi Orizzonti Taranto?

“Ci presenteremo come una squadra neo promossa. Con un roster rinnovato, a quanto pare (l’altra conferma è Silvia Gobbi, ndr): sicuramente dovremo avere il tempo di conoscerci, di creare l’amalgama. Per questo partiremo presto con la preparazione. Il preparatore atletico ha cominciato a darci qualche programma da osservare. A breve andremo in palestra. Noi ci stiamo tenendo attive con i tornei, intanto”.

Cosa vi aspetta in serie B?

“In una categoria superiore, il livello del campionato sarà certamente un po’ più elevato. Il nostro obiettivo è quello di fare bene e di portare a casa più risultati possibili. Troveremo squadre che militano in serie B già da qualche anno, e che pertanto saranno meglio calate in questo campionato. Noi dovremo ambientarci e certamente cercheremo di fare il massimo”.

Conosci la Panteva e l’ucraina Ivaniuk?

“Non conosco le nuove ragazze, ma so che sono giocatrici di esperienza: la Lucchesini ha giocato anche in serie A. Non vedo l’ora di vederle, di conoscerle, e di poter iniziare questo nuovo anno!”

Cosa fa intanto, Morena De Pace?

“Studio Ingegneria dei Sistemi medicali. Sto per concludere la triennale. Quando mi sono iscritta, al Politecnico di Bari, avevo cominciato a lavorare: adesso ho ripreso gli studi e sto per terminare, mi manca solo un esame. Conciliare il tutto non è facile. Bisogna sapersi organizzare. È inevitabile trascurare qualcosa (lo studio, nel mio caso)”.

E l’impegno in campo aumenterà…

“Quest’anno ci alleneremo di più, infatti. Sia al palazzetto che in palestra: questa sarà la novità, importante per raggiungere una condizione fisica migliore. La parte atletica è fondamentale in uno sport atletico come il basket”.

Lo abbiamo visto già in serie C, nello scorso campionato.

“Esatto. Può fare la differenza”.

Il tuo messaggio finale?

“Ringrazio sia la società che l’allenatore per questa possibilità. Anche le compagne che mi accompagneranno in questo anno: auguriamoci che sia sereno, felice e proficuo”.

 

Diocesi

Mons. Angelo Massafra, la ‘sua’ Albania e le radici sanmarzanesi

07 Ago 2023

di Angelo Diofano

“Era da tempo che volevo invitare in Albania i sacerdoti originari di San Marzano, un po’ per respirare aria di casa, un po’ perché loro potessero constatare il grande desiderio di rinascita del popolo albanese, che  guido da 26 anni, dopo la lunga persecuzione nel regime comunista”.

Così  esordisce mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult, a proposito dell’esperienza vissuta dal 24 al 27 luglio,  da noi incontrato lunedì mattina, 7 agosto, poco prima di recarsi a Lizzano per la celebrazione conclusiva della festa patronale di San Gaetano.

La comitiva tarantina era composta da padre Angelo De Padova (francescano minore, per diversi anni missionario in Albania), don Giovanni Chiloiro, don Francesco Imperiale, don Francesco Fanelli, don Damiano Nigro e don Graziano Lupoli; avrebbe dovuto esserci anche il parroco di San Marzano, don Cosimo Rodia, impossibilitato per la malattia della mamma, poi deceduta).

“È stata anche l’occasione per rinsaldare i legami con la comunità di San Marzano, molto amata in Albania, che ha saputo mantenere la lingua e le tradizioni arbereshe” – aggiunge l’arcivescovo.

Prima tappa della permanenza è stata il villaggio di Ashta, vicino Scutari, nella chiesa intitolata alla Madonna del Rosario, fatta costruire grazie a padre Angelo De Padova, dove i sacerdoti hanno concelebrato, riunendosi attorno al vecchio altare della parrocchia di San Carlo Borromeo, donato assieme alle formelle della Via Crucis. “Si è trattato quasi di un ritorno a casa, vissuto con grande emozione, anche per aver potuto camminare sulla pavimentazione copia conforme di quella della parrocchia sammarzanese”, commenta mons. Massafra.

Altro momento particolarmente coinvolgente è stata la visita al monastero delle clarisse di Scutari, che in passato ospitava il terribile carcere di regime e le stanze dove si praticava la tortura, che mons. Massafra chiama ‘la piccola Auschwitz. “I sacerdoti sono apparsi molto scossi dai racconti delle religiose, che hanno sottolineato l’eroica prova di coraggio di tanti connazionali che hanno preferito la morte al rinnegamento della fede in Cristo – dice –. Quelle mura, testimoni di così tanta sofferenza, oggi simboleggiano la vittoria del Bene su quegli anni di orrori”.

L’arcivescovo parla di Scutari quale città martire, dove le persecuzioni comuniste verso i cristiani hanno avuto dell’indescrivibile. “In tutta l’Albania la paura delle spie del regime è ormai nel dna degli abitanti – spiega –. Si racconta che in quegli anni, quando si riunivano tre persone, una di loro era sicuramente una spia e che perciò bisognava essere molto attenti nel parlare. Perfino qualche anziano sacerdote, un tempo, quando m’incontrava in un luogo pubblico, aveva l’abitudine di voltarsi in continuazione per il timore che qualcuno lo ascoltasse per poi denunciarlo”.

Nella città albanese la comitiva ha potuto anche ammirare nella sua particolare bellezza la cattedrale intitolata a Santo Stefano e la casa delle suore di Madre Teresa, impegnate, secondo il loro carisma, nell’aiuto agli ultimi.

Nella terza giornata i sacerdoti sammarzanesi hanno vissuto, assieme a mons. Massafra, una rilassante gita nelle località montane della diocesi, di una così grande bellezza da far pensare a una “Svizzera albanese”; particolare impressione hanno suscitato anche i laghi artificiali, da dove si ricava energia pulita. “La mia gente si sta proficuamente impegnando per la rinascita del territorio, soprattutto dal unto di vista turistico. I risultati miglioreranno ulteriormente quando si migliorerà la percorribilità delle strade” – riferisce mons. Massafra.

L’ultima giornata è stata caratterizzata dalla concelebrazione svoltasi in Curia, a Lezha, dove hanno sede i padri rogazionisti, dei quali padre Antonio Leuci, originario di Guagnano in provincia di Lecce, ha illustrato l’opera in favore della gioventù.

Quindi, il momento della partenza, con l’invito a testimoniare nelle proprie parrocchie la gioia di vivere e la bellezza della fede, mai pensando che nulla cambierà mai.

“Conto di incontrare quanto prima possibile l’arcivescovo mons. Ciro Miniero per uno scambio di idee e per proporgli la possibilità di inviare in Albania, nei mesi estivi, un sacerdote diocesano perché possa fare esperienza di missione, utile al rinnovamento della propria fede – conclude mons. Massafra, che nei giorni scorsi, prima del viaggio in Italia, si è incontrato con gli scout della concattedrale “Gran Madre di Dio” per illustrare il clima di grande fervore di opere e di evangelizzazione che si vive in Albania.

Diocesi

La Gmg 2023: un ponte tra Lisbona e Statte

La sala conferenze della parrocchia Sacro Cuore di Gesù è stata teatro di canzoni, danze e tanta gioia immerse nello Spirito

07 Ago 2023

di Mario Di Serio

Si celebra ogni due o tre anni a livello internazionale, prima edizione ideata da papa Giovanni Paolo II, nel lontano 1986 a Roma davanti a 300 mila giovani, poi nelle città che periodicamente ospitano un fiume di giovani appartenenti a parrocchie, gruppi di preghiera, associazioni cattoliche e laiche, il tutto per donare e ricevere gioia ed amore in una dimensione di amicizia e fratellanza. Questa è l’espressione più profonda della “Giornata mondiale della gioventù”, quest’anno celebrata a Lisbona, inizialmente prevista nel 2022 poi rinviata per maggiore sicurezza dopo il Covid, terza volta in terra iberica dopo Santiago di Compostela nel 1989 e Madrid nel 2011.

Dal primo al sei agosto un milione e mezzo di giovani provenienti da ogni parte del mondo hanno raggiunto la capitale lusitana a bordo di aerei, autobus e treni, equipaggiati di sacco a pelo e zaini, come un popolo in esodo ma in un clima di festa, per trascorrere una settimana immersa in momenti di preghiera, fede, ascolto della Parola di Dio nel ricchissimo programma.  Il tema indicato da papa Francesco: “Maria si alzò e andò in fretta” Lc. 1,39, rappresenta un suggerimento del santo padre ai giovani a non perdere tempo ed a mettersi in cammino  con coraggio cercando di far prevalere l’amore fraterno, essere pronti, per cambiare le sorti di un futuro aleatorio causato dalla crisi della nostra società. Sabato 5 agosto la Gmg è stata vissuta con la partecipazione globale delle diocesi che hanno potuto collegarsi in diretta all’interno delle parrocchie che hanno offerto la disponibilità, nell’organizzazione di un evento vissuto con la partecipazione di tanti giovani.  Un’ottima idea suggerita dallo Spirito per essere vicino alle famiglie che non hanno avuto la possibilità economica per sostenere i propri figli in questa esperienza all’estero.

La sala conferenze della chiesa del “Sacro Cuore di Gesù” a Statte, comune a nord della provincia di Taranto, grazie alla disponibilità del parroco don Giovanni Agrusta e degli organizzatori, presenti anche i membri diocesani e locali del Rinnovamento nello Spirito Santo  e del gruppo Shalom di Statte che hanno offerto apporto tecnico e logistico, e che hanno animato la giornata, è stata una delle quattro parrocchie della Puglia che ha ospitato l’evento, assieme a due in terra dauna a San Severo e San Nicandro Garganico, a Bari ed a Lecce.

Nel tardo pomeriggio in un clima di accoglienza tanti ragazzi provenienti da Statte e Taranto, presente anche una gruppo di giovani provenienti dalla diocesi di Oria (Br), hanno impiegato il tempo in modo sano ricevendo la gioia in una dimensione di preghiera, separandosi per qualche ora dalle situazioni mondane, mettendo in un angolo l’ansia e le incomprensioni, proprio come nel suggerimento del papa in relazione al tema vissuto ed ascoltato.

La condivisione della cena con tutti i ragazzi, con l’invito  “Porta con te, cena con me”, ha fatto comprendere ai giovani il significato di agape fraterna: essa non è solo un banchetto rituale ma è proprio il convito fraterno presso i primi cristiani, poi tramandatoci, così come Gesù ha fatto ai suoi discepoli prima di donarci la salvezza per sempre.

In prima serata il collegamento con Lisbona ha coronato una giornata intensa vissuta in comunione e condivisione. Dal pannello in videoproiezione le festanti immagini provenienti dalla capitale portoghese si sono unite come un ponte di gioia e fede con i giovani nella parrocchia, un ponte che sa di speranza per tanti ragazzi e ragazze che possano servire il Signore nei loro ambiti di interesse sociale, familiare e professionale, con entusiasmo portando amore e gioia nello spirito di obbedienza alla sequela di Cristo.

Una immensa spianata di giovani posizionati in 90 ettari di terreno e tantissime nazioni in collegamento hanno seguito il discorso di papa Francesco, incentrato sul sostegno al prossimo e a non rimanere indifferenti alla richiesta di aiuto da chi è di fianco a noi. L’adorazione al Santissimo esposto sull’altare, nel silenzio immerso nello Spirito, ha concluso e benedetto la serata, ad epilogo del lungo pomeriggio vissuto anche al Sacro Cuore di Gesù.

Editoriale

Fronte sociale a grande rischio fratture

(Foto Agensir)
07 Ago 2023

di Emanuele Carrieri

Il carattere dominante, la personalità imperante e il temperamento sovrastante della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni si erge su tutto e svetta su tutti, dal cerchio magico al partito, dal governo alla maggioranza, ricoprendo un ruolo di rimpiazzo e di supplenza, che sembra quasi voler compensare i risultati di una destra di governo che tardano ad arrivare. Dalla sintonia con il presidente degli Stati Uniti d’America, Biden alla sbandierata conclusione della vicenda di Patrick Zaki, dalla conoscenza con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla politica strategica cominciata nel Mediterraneo allargato, la presidente del Consiglio ha costruito una agenda evidente e molto ben riconoscibile: c’è una chiara impronta da accredito personale e si mostra nel solco di una continuità della diplomazia italiana che ha sempre ricevuto apprezzamenti. Questa cornice trasparente non si trasferisce, però, in automatico sul piano interno perché, escludendo gli scivoloni individuali, la maggioranza non riesce a esprimere una propria identità, a far capire con i fatti di quali ingredienti è fatta, soprattutto sul piano economico e sociale. Nella stagione in cui primeggiava l’asse Forza Italia – Lega Nord, si sapeva che il triangolo Berlusconi – Bossi – Tremonti puntava sulle partite iva e sul protagonismo del capitalismo molecolare del Nord. Sembra un paradosso per una destra senza complessi, eppure se si cerca un nome appropriato per definirla non si trova: conservatrice, liberale, sociale, corporativa? L’incidente parlamentare, non certo il primo, sul via libera del governo alla patrimoniale (il verde dato a un ordine del giorno presentato da Fratoianni che impegna il governo a valutare l’opportunità di introdurre una tassa sui patrimoni delle persone fisiche se maggiori di cinquecentomila euro), quantunque accomodato in extremis, è imbarazzante. Denota che qualcosa non funziona come dovrebbe sia nel coordinamento della maggioranza che nella comunicazione pubblica. La cessazione della erogazione del reddito di cittadinanza, per decine di migliaia di persone, rinvia alla voce sciatteria istituzionale. Iniziativa attesa per uno strumento inizialmente pensato a fin di bene, confezionato male (chi si ricorda la favoletta dei grillini sulla fine della povertà?), bisognoso di essere riformato, ma cestinato in maniera goffa. Un passaggio non gestito, fatto con un semplicissimo sms e svolto con freddezza burocratica, confidando nella distrazione complessiva dell’Italia estiva e marina. Un discrimine, quello dell’occupabilità, irreperibile nella letteratura scientifica e che molto difficilmente può trovare sbocco: sia perché le politiche attive sono carenti sia perché l’offerta della formazione professionale è peggiore nelle regioni in cui ci sono più disoccupati. La conseguenza è che si tornerà a non avere una misura universale contro la povertà in un Paese in cui il disagio sociale scivola sempre più verso forme di lacerazione. Fra l’ascensore sociale fermo da vari anni al piano meno uno, produttività che non cresce, stipendi erosi dall’inflazione, lo sceriffo di Nottingham – il principale avversario di Robin Hood – seguita a mordicchiare quei ceti popolari che, in parti consistenti, prima hanno fatto la fortuna elettorale del Movimento Cinque Stelle e poi della destra. La questione sociale, sfornita di un corretto approccio, resta intatta, rimane lì, riproducendo ingiustizie di lunga durata. È la grande questione nazionale, mentre sul salario minimo il governo è costretto a rincorrere le diverse opposizioni ed è sfidato su un tema molto popolare. Per cui la domanda è se non ci sia una sottovalutazione di questa emergenza e che cosa si può introdurre in sostituzione del reddito di cittadinanza. Ma perché la severità punitiva, osservata in questa circostanza e degna di miglior causa, non è replicata su altre materie? Sulla riforma fiscale non si capisce se, e in quali termini, il contrasto alla slealtà di massa sia un obiettivo nel Paese dei poveri benestanti, dove l’evasione è stimata in circa cento miliardi all’anno e dove si fa ricorso alla bizzarria della evasione per necessità: ricompensa alla propria base elettorale? Nel piano nazionale di ripresa e resilienza, il progetto iniziale prevedeva che le amministrazioni riducessero la attitudine alla evasione delle imposte, rispetto al 2019, del cinque per cento in questo anno e del quindici per cento nel prossimo. Il governo ha proposto di ritardare l’introduzione delle nuove norme di contrasto, considerato che ora molte imprese hanno problemi di liquidità e non sono in grado di pagare le imposte entro le scadenze stabilite. Si scorge all’orizzonte un autunno tormentato e non solo perché la serie statistica lo vuole caldo. L’economia frena, la produzione industriale cala, l’inflazione e i tassi crescono ancora. La manovra di bilancio non ha grandi spazi fiscali e giocarsi qualche asso nella manica – elettorale, è ovvio! – in vista delle elezioni europee del giugno 2024 sarà un vero e proprio azzardo. La maggioranza arriva all’appuntamento con la promessa di uno slancio riformista che si è attenuato nel gioco del rimando e del rinvio. Trenta anni fa l’Italia fu a un passo dall’abisso, dall’essere una Grecia senza euro e senza Europa. L’Italia uscì dalla crisi con un accordo firmato fra imprenditori, sindacati e governo: venne siglato dopo due anni di conflitti fra sindacati e Confindustria, di battaglie dopo la scelta degli industriali di disdettare la scala mobile. Il deus ex machina di quell’accordo fu l’allora presidente del Consiglio dei ministri Carlo Azeglio Ciampi: una strategia e una pagina di storia che possono ancora dire qualcosa.