Hic et Nunc

Mons. Ciro Miniero durante la presentazione del “Mysterium Festival”

20 Feb 2024

Uno stralcio delle parole dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero durante la presentazione del “Mysterium Festival” alla sua decima edizione, svoltasi lunedì mattina, 19 febbraio, in arcivescovado.

Serie tv

Si ‘sente’ profumo di Sicilia guardando la serie ‘Màkari’

foto Palomar
20 Feb 2024

di Sergio Perugini

Per oltre vent’anni il racconto della Sicilia nella serialità italiana ha avuto come capofila, testimone d’eccezione, il ciclo di film “Il Commissario Montalbano”, produzione Palomar-Rai, dai romanzi di Andrea Camilleri editi da Sellerio. La Sicilia declinata da Camilleri, tra immaginazione e realtà, è stata forse il miglior intervento di promozione culturale che un’istituzione di matrice pubblica, la Rai, potesse concepire. Calato il sipario nel 2021 su Vigata, a fornire uno sguardo suggestivo, acuto e giocoso sul territorio siciliano si è inserita la serie “Màkari”, dai romanzi di Gaetano Savatteri (anche questi editi Sellerio). Al tavolo produttivo si sono riunite ancora una volta la Palomar di Carlo Degli Esposti e Rai Fiction: tre stagioni sviluppate a oggi che vedono protagonista lo scrittore detective Saverio Lamanna, cesellato in maniera convincente da Claudio Gioè, affiancato dal fidato Piccionello (Domenico Centamore) e dall’amata Suleima (Ester Pantano). Due nuovi ingressi: Serena Iansiti (la prof.ssa Pacino) ed Eugenio Franceschini (l’artista Giulio). Un nuovo ciclo di puntate firmate dai registi Monica Vullo e Riccardo Mosca, che subentrano a Michele Soavi, che aveva diretto le prime due stagioni.

“Il dramma della gelosia”. A Màkari, lungo la costa tra Mazara del Vallo e Palermo, la vita dello scrittore Saverio Lamanna e della fidanzata architetto Suleima viene investita da una burrasca emotiva: divampa la gelosia con l’affacciarsi di ex partner e nuove ammalianti conoscenze. A provare a contenere la situazione sarà come sempre Piccionello, chiamato però anche lui a destreggiarsi in turbolenze del cuore. Per il resto, continui casi e indagini da risolvere…

“La Sicilia che abbiamo raccontato è una terra azzurra come il mare che la lambisce, celeste come il cielo che la avvolge, ma anche verde e ocra come le pietre, il tufo e il calcare che la rivestono. Quella che abbiamo scelto di inquadrare è una terra piena di forza ed energia e crediamo di aver trasmesso queste caratteristiche alla nostra serie: ‘Màkari’ comunica forza a chi la guarda”. Così i due registi Vullo e Mosca, al comando della terza stagione della serie crime puntellata da commedia e pennellate di sentimento. La serie poggia su tre solidi pilastri: anzitutto lo sfondo siciliano, un suggestivo caleidoscopio di scorci paesaggistici, enogastronomici e atmosfere culturali, cui si aggiungono un rodato gruppo di personaggi-interpreti e un indovinato genere narrativo, che accosta l’investigativo all’umorismo brillante. La serie “Màkari” amalgama perfettamente approfondimento ed evasione, intrigo e giocosità, in una commedia dell’arte di cui è capocomico Claudio Gioè. I suoi duetti con Domenico Centamore, ossia Lamanna- Piccionello, sono irresistibili, vero perno del racconto, un po’ come lo era il terzetto Montalbano, Mimì e Fazio. E anche se ogni tanto la linea gialla e il copione in generale non brillano per originalità, a conquistare lo spettatore ci pensano il profumo di Sicilia, lampi di risate e un sogno d’estate perenne.

Quaresima

Concerto di Quaresima in San Domenico

20 Feb 2024

di Angelo Diofano

La confraternita dell’Addolorata e San Domenico e il liceo statale Archita presentano il tradizionale “Concerto di Quaresima” che avrà luogo venerdì 23 nella chiesa di San Domenico con inizio alle ore 18.30. Sono in programma le musiche di Bach, Beethoven, Brouwer, Canale, Cardoso, Giuliani, Mozart, Puccini, Tarrega. Ad eseguirli saranno gli studenti delle classi di laboratorio e strumento con i maestri concertatori D. Abbà, P. Battista, S. Betti, A. Brancone, P. Esposito, S. Pichierri, D. Di Fonzo, D. Bellone, T. Puntillo, S. Barbera, L. Mazzaraco, O. Carrieri. La direzione artistica è del prof. Domenico Di Fonzo.

Lavoro

Il governo a imprese e sindacati: l’ex Ilva verso il commissariamento

20 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Dritti verso l’amministrazione straordinaria. La decisione già assunta dal governo, ma temporaneamente in stand by per la tardiva disponibilità al confronto espressa dal gruppo Mittal, diventa irreversibile. Il confronto tra i legali di Invitalia e Arcelor-Mittal per cercare una soluzione consensuale, non ha dato alcun frutto, com’era facilmente prevedibile. Anzi: è stata molto aspra. Perciò al governo non resta che attuare il commissariamento di fatto, per salvare l’azienda e cercare un futuro assetto.

È durato pochi minuti il confronto nella sala monumentale della presidenza del consiglio tra governo e sindacati, nel corso del quale è stato chiarito che il lungo braccio di ferro tra governo e Acciairie d’Italia non ha portato a nulla. “Per noi è gravissimo – ha commentato il segretario nazionale della Fim, Benaglia – il fatto che Mittal non abbia corrisposto alle richieste del governo che erano quelle di cofinanziare. Da stasera il futuro dell’acciaieria è legato solo all’amministrazione straordinaria”

Ora spetterà ai commissari, vale a dire al governo, presentare un progetto che rilanci e renda competitiva l’azienda. “Nominerò i commissari a giorni”, ha detto il ministro delle imprese Adolfo Urso nell’incontro con i sindacati. Ma al momento i nomi della triade che dovrà gestire la seconda amministrazione straordinaria del siderurgico, dopo quella del 2015, non sono stati resi noti.

Ha presieduto l’incontro il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, presenti i ministri dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, degli affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto in collegamento), del lavoro e delle politiche sociali, Elvira Calderone, presenti le segreterie al completo di Fim Fiom Uilm e Usb.

Alle 18 si era svolto un primo incontro sulla situazione dell’indotto. Per le organizzazioni sindacali prenderanno parte i rappresentanti di Aigi, Casartigiani Puglia, Cna Taranto, Confindustria, Confapi, Confartigianato, Federmenager, Conftrasporto (Fai).

I rappresentanti delle aziende dell’indotto, com’è noto, avrebbero preferito la scelta di una gestione concordata, per evitare di perdere contatto con l’azienda, dal momento che l’amministrazione straordinaria di fatto ha effetti simili alla procedura fallimentare, interrompendo i contratti in essere. Ma i rappresentanti del governo presenti all’incontro hanno spiegato che una diversa soluzione non era ormai più perseguibile, per la netta indisponibilità di ArcelorMittal. Ma hanno fornito assicurazioni sia per le spettanze già maturate sia per i futuri rapporti, dal momento che le prestazioni dell’indotto sono indispensabili per il funzionamento degli impianti. È chiaro, tuttavia, che ora si apre una fase delicata e complessa nella quale il governo dovrà rendere disponibili nell’immediato le risorse annunciate ma soprattutto dovrà occuparsi di salvare lo stabilimento, risanarlo, ambientalizzandolo e cercare partner privati disponibili a investire.

Diocesi

“Famiglie nella gioia”, gli incontri alla Sant’Antonio

20 Feb 2024

di Angelo Diofano

“Famiglie nella gioia” s’intitola la serie di incontri che si terranno nella chiesa di Sant’Antonio, a Taranto, a cura del gruppo famiglie parrocchiale.

Primo appuntamento, venerdì 23 febbraio, su “Il buon ascolto”; quello successivi avranno luogo l’8 marzo (“La buona comunicazione”), il 12 aprile (“Le decisioni di coppia”) e il 17 maggio (“Litigio e riconciliazione”).

“Di questa nuova e bella avventura formativa sono destinatari tutti gli sposi (quindi anche di altre parrocchie) che intendono vivere più intensamente la vita cristiana di coppia, con l’obiettivo di alimentare l’olio della lampada dell’amore nella loro relazione” – l’invito di Giuliana Carenza e Antonio Santoro, coppia guida degli incontri.

Eventi a Taranto e provincia

In Cattedrale, “Passione Puglia 3.0” con l’Orchestra filarmonica pugliese

20 Feb 2024

di Angelo Diofano

A seguito del successo dell’edizione pilota svoltasi a Bitonto e della replica a Molfetta, quest’anno sarà la basilica cattedrale di San Cataldo  a far da cornice alla terza edizione del progetto “Passione Puglia”, che si svolgerà sabato 24 febbraio con inizio alle ore 20. L’evento, che celebra l’incontro tra orchestra e banda, presenterà una straordinaria rielaborazione sinfonica delle marce funebri della tradizione pugliese con le esecuzione dell’Orchestra filarmonica pugliese

L’iniziativa, resa possibile grazie al sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Puglia, si propone di portare in scena  le marce funebri tradizionali legate ai riti della Settimana Santa di Taranto, Molfetta, Bitonto e Ruvo di Puglia.

L’Orchestra filarmonica pugliese sarà diretta a turno dai maestri Giuseppe Gregucci (Taranto), Angelo Inglese (Molfetta), Vito Vittorio Desantis (Bitonto) e Giovanni Minafra (Ruvo di Puglia), i quali hanno anche curato personalmente l’orchestrazione dei brani che dirigeranno, con l’obiettivo di catturare l’essenza delle emozioni trasmesse dalle tradizionali bande, rispettando le intenzioni originali dei compositori.

Il programma prevede le tradizionali marce funebri pugliesi di Luigi Rizzola, Angelo Inglese, Vincenzo Canale, Pasquale La Rotella e Antonio Amenduni, promettendo un’esperienza musicale coinvolgente e commovente.

Biglietto intero: €7,00

Biglietto ridotto per diversamente abili: €2,00

www.vivaticket.com/it/ticket/passione-puglia-3-0/229644

Per maggiori informazioni: 3533677067 www.filarmonicapugliese.com

Mysterium festival

Presentata la 10ª edizione del ‘Mysterium Festival’

20 Feb 2024

di Angelo Diofano

“Ho avuto modo di constatare come la rassegna sia qualcosa di veramente eccezionale e avrò modo di viverla in questo tempo di Pasqua insieme a tutti voi. Si tratta di un momento di grande tensione spirituale per raccordare tutti i settori di vita quotidiana, ancor più quello della fede, nell’apice della rivelazione del volto di Dio che si manifesta nel Figlio Crocifisso. Il Signore entra prepotentemente nella nostra realtà per portarci la potenza del suo amore infinito, che attiva e fa crescere quell’amore che è già presente in noi. La fede genera una cultura benefica e continuamente ci aiuta a percepire, in ogni angolo dei nostri cuori, tutto il bene che essa produce. E non può che essere così anche per la musica e per ogni altra forma di arte, che esprime pensieri e i moti del cuore” – ha riferito l’arcivescovo mons. Ciro Miniero durante la presentazione del “Mysterium Festival”, decima edizione, svoltasi lunedì mattina, 19 febbraio, in arcivescovado.

In apertura della conferenza stampa, coordinata dal nostro direttore, mons. Emanuele Ferro, il maestro Piero Romano, direttore artistico dell’ico Magna Grecia, che cura la rassegna assieme a “Le corti di Taras”, ha detto: “La decima edizione si avvale di tutta l’esperienza di quelle precedenti e sarà ancora più importante in termini di presenze straordinarie di livello internazionale e di numeri: siamo infatti l’unico festival del periodo pasquale che vanta la partecipazione di così tanti artisti: oltre mille fra orchestrali, coristi e cantanti e solo per il primo concerto, “Jubilate Deo” di venerdì 8 in concattedrale, ce ne saranno circa duecentocinquanta. In qualche modo andremo a delineare una proposta forse unica in Italia nella sua multidisciplinarietà intorno al sacro, con una massiccia produzione artistica che andrà a caratterizzare ogni quartiere della città, facendo avvertire la vibrazione di una città che abbraccia e sta intorno ai nostri straordinari Riti della Settimana Santa”.

Il maestro Romano ha sottolineato la grande vicinanza del festival alla comunità, anche al di fuori dei contesti abituali. “L’anno scorso, per esempio, abbiamo presentato la non facile ‘Sinfonia dei Salmi’ di Stravinskji al Paolo VI e la “Petite Messe solennelle” ai Tamburi, con esemplare partecipazione del numeroso pubblico, contribuendo in modo significativo alla promozione sociale delle periferie”.

Il Mysterium Festival, dopo Bari e Roma, quest’anno approderà anche a Napoli, in basilica, con il “Jubilate Deo” di Dan Forrest, presentando la nostra produzione artistica d’alto livello, affinché la gente possa essere sensibilizzata e sollecitata a venire a Taranto per partecipare agli altri appuntamenti del festival. “Approfittando di quella prestigiosa ribalta – ha concluso il maestro Romano – porteremo la nostra Settimana Santa ma non in senso specifico, in quanto ciò riguarda le confraternite, cercando di promuoverla con la nostra attività culturale che si affianca a quella degli storici tradizionali Riti”.

L’assessore alla cultura Angelica Lussoso nel suo intervento ha riferito: Ciò che più voglio sottolineare è il fatto che il Mysterium Festival” offrirà la possibilità ai ricoverati del “SS.Annunziata” di assistere a uno dei concerti in programma, “Love Theory”. del “L.A.Chorus” diretto da Maristella Bianco (25 marzo alle ore 12). Ciò costituirà elemento di vicinanza ed empatia verso quelle persone non possono lasciar il letto dell’’ospedale per raggiungere le sedi dei concerti in programma.

Sono intervenuti il dott. Giorgio Caramia per la Bcc di San Marzano di San Giuseppe, l’amm. div. Flavio Biaggi (comandante del Comando Marittimo Sud della Marina Militare), il maestro Pierfranco Semeraro, presidente dell’Arcopu (Associazione regionale cori pugliesi ) e il dott. Donato Fusillo, presidente del comitato scientifico del “Mysterium Festival” di cui fanno parte la prof. Adriana Chirico, il prof. Paolo Pardolesi, la dott.ssa Stella Falzone, mons. Emanuele Ferro, il maestro Piero Romano e il maestro Pierfranco Semeraro.

Il festival si concluderà domenica 31 marzo nella basilica cattedrale San Cataldo con il tradizionale “Concerto di Pasqua” con in programma la “Messa di gloria” e il “Mottetto per San Paolino” di Puccini, in occasione dei cento anni dalla morte; durante la serata sarà assegnato il “Premio Mysterium Festival”, consistente in un’opera dell’artista Giulio De Mitri.

Cinema

‘Volare’ di Margherita Buy tra le novità al cinema

19 Feb 2024

di Sergio Perugini

Periodo d’oro per l’attrice Margherita Buy. Nelle ultime stagioni ha messo a segno interpretazioni intense, con sfumature inedite e mature: su tutti i ruoli di Dora in “Tre Piani” (2021) ed Eleonora Moro in “Esterno notte” (2022). All’inizio del 2024 è nei cinema con ben tre titoli: è la psichiatra Brabanti in “Dieci Minuti”, una diva del palcoscenico nella commedia “Romeo è Giulietta”, ma soprattutto è regista, sceneggiatrice e protagonista del suo debutto dietro alla macchina da presa con “Volare”. Presentato alla 18a Festa del Cinema di Roma, “Volare” (Fandango) racconta le sfide tragicomiche di un’attrice, AnnaBì, che riceve una proposta di lavoro da un importante autore internazionale; è l’occasione della vita, ma lei ha un problema: ha paura dell’aereo. Nel cast Anna Bonaiuto, Elena Sofia Ricci, Giulia Michelini, Francesco Colella, Caterina De Angelis e Euridice Axen.

Distribuito da Eagle Pictures, nei cinema c’è il biopic “Bob Marley. One Love” sul cantautore e attivista giamaicano; alla regia Reinaldo Marcus Green – suo è “Una famiglia vincente. King Richard” (2021) –, protagonisti Kingsley Ben-Adir (“Barbie”, la serie “Secret Invasion”), Lashana Lynch e James Norton. Dal respiro familiare è il film francese “Emma e il giaguaro nero” (01 Distribution e Leone Film) di Gilles de Maistre, con Emily Bett Rickards, Lumi Pollack e Wayne Baker: una storia di amicizia e solidarietà tra bambini e animali dopo il fortunato “Mia e il leone bianco”, firmato dal regista insieme alla moglie sceneggiatrice Prune de Maistre. 

Esce finalmente “La zona d’interesse” (I Wonder), folgorante ritorno dietro alla macchina da presa del britannico Jonathan Glazer. Passato in Concorso a Cannes76, Grand Prix speciale della giuria, il film corre agli Oscar 2024 con 5 candidature tra cui miglior film, regia e film internazionale. Prendendo le mosse dal romanzo di Martin Amis del 2014, Glazer racconta il dramma della Shoah con una cifra narrativa “originale”, del tutto spiazzante: affronta uno dei simboli dell’orrore, il campo di concentramento di Auschwitz, non accedendovi mai. Decide di amplificare quanto sta accadendo lì osservando scrupolosamente il quotidiano della famiglia Höss, ovvero Rudolf, Hedwig e i loro cinque figli. Non una famiglia qualsiasi, bensì quella del comandante del lager. Glazer firma un film duro e sorprendente; colpisce lo spettatore con un racconto cinico e tagliente: mostra la miseria umana di una famiglia, in apparenza perbene, che però si rivela essere totalmente amorale e avaloriale. Con “La zona d’interesse” Glazer svela con lucidità non solo la “banalità del male”, ma anche il suo cinismo sconfortante e tossico; mostra il punto più basso, anzi più fosco, dove l’uomo si è saputo spingere, accecato da arroganza, egoismo e follia. Un film acuto, magnifico per regia, stile narrativo come pure per gli attori, gli ottimi Sandra Hüller e Christian Friedel. “La zona d’interesse” è da vedere, rivedere, condividere anche come proposta educativa per la custodia della memoria.

Politica italiana

Dalle cronache politiche di febbraio: convergenze e divergenze

19 Feb 2024

di Stefano De Martis

Nelle cronache politico-parlamentari di questo mese di febbraio spiccano due fatti di segno opposto che meritano una sottolineatura ulteriore per quel che hanno da dire sulle dinamiche della politica nostrana. Nel bene e nel male. Il primo fatto è l’inedita convergenza di maggioranza e opposizione nel dibattito alla Camera sulla situazione in Medio Oriente e in particolare sulle mozioni per un “cessate il fuoco” umanitario a Gaza. Tecnicamente è avvenuto questo: sono stati approvati alcuni punti qualificanti della mozione del Pd, di cui era stata concordata una riformulazione, grazie all’astensione della maggioranza di governo. Potrebbe sembrare poca cosa, ma innanzitutto l’importanza del tema e poi la circostanza che a sbloccare l’accordo fossero stati i contatti telefonici diretti tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein – non a caso resi pubblici – ha conferito a questo passaggio parlamentare una rilevanza politica di primissimo piano. Certo, sia la premier che la segretaria del Pd avevano i loro specifici obiettivi da perseguire, nell’ottica di rafforzare le rispettive leadership e di aggiustare il posizionamento su una materia che vede sensibilità fortemente articolate nei partiti e negli schieramenti. Ma la politica è anche questo. I problemi nascono quando gli interessi di parte vanno in rotta di collisione con il bene comune, non quando costituiscono lo spunto e la molla per soluzioni virtuose.
L’altro fatto ha avuto luogo nello stesso contesto – l’aula di Montecitorio – ma il suo significato è di tutt’altro tenore. Si tratta dell’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della lotta alla pandemia. La bagarre in cui si è svolto il dibattito prima del voto finale ha offerto uno spettacolo imbarazzante. Ma è l’iniziativa in sé il problema principale. Sulla sua strumentalità non c’è molto da argomentare. Basti pensare che dal raggio d’azione dell’organismo sono state escluse le Regioni il cui ruolo in ambito sanitario è istituzionalmente decisivo e il cui peso nella fase della lotta al Covid è stato sin dall’inizio del tutto evidente. È chiaro che il vero bersaglio dell’operazione è il secondo governo Conte, quello che ha subito l’onda d’urto di un virus sconosciuto e che si vorrebbe giudicare ideologicamente con il senno del poi. Non va peraltro dimenticato che la seconda fase della lotta alla pandemia è stata gestita da un governo – quello presieduto da Mario Draghi – di cui facevano parte anche due partiti dell’attuale maggioranza. Ma questo semmai va nell’interesse dell’unico partito che era all’opposizione e che ora esprime la guida dell’esecutivo. Beninteso, qui non si vuole fare la difesa d’ufficio di nessuno. Per i reati ci sono i tribunali e per la congruità degli strumenti giuridici utilizzati c’è la Corte costituzionale, che ha avuto già modo di certificarne la legittimità. Quello che invece sembra prefigurarsi è una sorta di processo politico. C’è da sperare di essere smentiti. Ma intanto si è persa l’occasione per promuovere una riflessione comune su una pagina drammatica della vita del nostro Paese in cui la stragrande maggioranza degli italiani ha dato prova di spirito di sacrificio e di solidarietà. Una riflessione che facendo tesoro dell’esperienza fatta, degli errori come dei successi, fosse in grado di guardare al futuro alla luce di una memoria condivisa.

Tracce

Il lavoro per vivere e per morire

(Foto Toscana Oggi tratta dal sito internet https://www.agensir.it/)
19 Feb 2024

di Emanuele Carrieri

“Nell’ultimo anno, ogni giorno quattro lavoratori sono usciti di casa per andare al lavoro e non sono mai tornati a casa: 1.485 morti che non fanno notizia, morti silenziose”. Sono le parole di Amadeus nel presentare “L’uomo nel lampo”, il brano di Stefano Massini e Paolo Jannacci durante Sanremo: è la storia di un uomo morto sul lavoro che si rivolge al figlio rimasto senza padre. È il numero di deceduti sul lavoro dell’anno scorso, presentato dall’Osservatorio nazionale morti sul lavoro di Bologna. Sono quelle 1.485 persone che, nel solo 2023, sono andate a lavorare e non sono tornate a casa. Inghiottite dal silenzio dell’indifferenza, del “sono errori umani, non si può fare niente”. Poi venerdì mattina il crollo nel cantiere per la costruzione del nuovo supermercato Esselunga in via Mariti a Firenze: cinque i lavoratori morti e tre quelli feriti. Si allunga sempre più la già lunga lista degli incidenti sul lavoro con più di una vittima, e se si tenesse conto di quelli di morti singole o di incidenti gravi l’elenco sarebbe infinito, come la striscia di sangue sul lavoro che, da troppo tempo, percorre il nostro Paese. La maggior parte degli incidenti di quella lista hanno fattori in comune, elementi di affinità: sono tutte stragi in sub appalto di lavoratori edili. È incredibile, è inconcepibile: non si sa neanche quanti siano i morti di lavoro in subappalto. Soltanto l’Osservatorio nazionale morti sul lavoro di Bologna cita nell’elenco dei morti sul lavoro quelli “in nero”. Inspiegabilmente l’Inail, l’ente preposto a raccogliere i casi, non indica il dato. Stime più precise le danno i sindacati, ormai essenziali per questo conteggio: in edilizia gli operai in sub appalto sono il 70% del totale dei morti. Un prezzo impressionante. Anche i colleghi dei cinque operai morti non sono in grado di ricostruire la sequela dei sub appalti fra la ditta per cui lavoravano e quella che si è aggiudicata la gara. È troppo lunga, è troppo difficile, è troppo opaca. La contro riforma del Codice degli appalti ha reintrodotto il sub appalto a cascata e ha depotenziato l’Anac. E poi: appalti con il progettista anche esecutore che decide le varianti e alza il costo; ampliamento di tutti gli appalti, non solo quelli complessi, più grandi, e, quindi, quasi liberalizzati; soglia per gli affidamenti diretti elevata da 100 a 500 mila euro. Fermamente voluta da Salvini, la contro riforma è stata difesa dalla Lega che ha definito le accuse della Cgil disgustose, sostenendo che “le nuove norme sono state volute dall’Europa, tanto che l’Italia era a rischio infrazione, e nulla c’entrano con la tragedia”. I fatti documentano il contrario: la Commissione europea chiedeva solamente che non ci fossero percentuali di subappalto predeterminate. È stato Salvini a decidere di liberalizzare il subappalto, permettendo, così, quello a cascata. Ma la responsabilità giuridica e penale è solamente delle ditte, che, così, dalla pratica del sub appalto e del massimo ribasso traggono risparmi e deresponsabilizzazioni rispetto agli incidenti e la certezza che i controlli non arriveranno mai in cantiere. Adottare il contratto metalmeccanico, come succedeva ad alcuni lavoratori morti a Firenze, al posto di quello edile, è un risparmio economico e di formazione sulla sicurezza. Del committente, che si può dire? Nel caso di Firenze, c’è una specie di compromesso storico edilizio: in Toscana, l’impresa il cui promotore Bernardo Caprotti è passato alla storia per il libro Falce e carrello in cui cercava di denunciare il sistema con cui la concorrenza della Coop riceveva vantaggi dalle amministrazioni rosse arrivando a un monopolio nei supermercati, aveva strappato un appalto notevolissimo nel capoluogo toscano. Rimane la tragedia di cinque vite spezzate. Resta, intatta e forte, la preoccupazione che anche questa volta, e più delle altre volte, non succederà nulla. Non accadrà niente sul piano dei provvedimenti e delle norme. Per esempio chi pagherà per queste vite schiacciate? Chi pagherà, non solo in quattrini, non solo giudiziariamente, non solo penalmente, ma soprattutto moralmente, per queste perdite immani? Chi se li ricorderà i loro nomi? Di loro neanche una targa su una strada delle più lontane nostre periferie. Anche i quotidiani, i notiziari televisivi, finanche la rete, li dimenticheranno presto, per fare posto alla notizia dell’ultima ora in una società come la attuale che non se ne perde una di quelle sempre più clamorose. No, non mancheranno le notizie che oscureranno questa. Tutto passerà in un lasso di tempo. Ma il dramma più grande rimane lì: quello della contrapposizione fra il morire di lavoro, al lavoro, sul lavoro o per il lavoro – come dir si voglia – e il morire per la mancanza del lavoro. Tutto ciò, nel Paese di “un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori”, nell’anno ventiquattresimo del ventunesimo secolo.