L’udienza generale di papa Francesco di mercoledì 3 aprile




Nulla da celebrare, men che meno da festeggiare. Per Gianluca Nicoletti, giornalista e voce nota di Radio 24, non ci sono motivi per segnare sul calendario la data del 2 aprile, Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Non più almeno, visto che, dopo anni di iniziative, campagne, battaglie per sostenere i diritti delle persone con autismo e delle loro famiglie, Nicoletti è stanco di veder infrangere contro un muro di gomma tutti gli appelli. Per suo figlio Tommy di 26 anni e altri ragazzi, ha creato la Fondazione Cervelli Ribelli Onlus e aperto uno spazio attrezzato a Roma, nel quartiere Prati, per dare vita a tanti progetti e laboratori d’arte.
“Il mio punto d’arrivo – ci dice Nicoletti – è creare un posto bello in cui stiano bene i ragazzi con autismo. Accendere i monumenti per celebrare la Giornata non mi serve più”.
Tempo fa disse di essere stanco di ricordare il 2 aprile. Eppure credeva in questa Giornata. Ora non più, perché?
Quest’anno ho scelto l’oblio volontario. Non ho nulla d’aggiungere. Questa data è sempre più vuota di contenuti e significati, almeno nel nostro Paese. Si ricorda la Giornata dedicata alle persone con lo spettro autistico ma intorno c’è il deserto.Tempo fa è arrivata alla Camera una proposta di legge per inserire la mototerapia anche per gli autistici ma penso sia solo una forma di apertura verso le fragilità senza un reale impegno per risolvere i problemi. La minoranza ha avuto paura di prendere una posizione. Capisco che nessuno si voglia mettere contro una terapia usata finora nei pazienti oncologici ma c’è approssimazione. Sono inseguito da mail di famiglie che mi chiedono cosa fare. Sono desolato, perché cosa posso rispondere?
Proprio in questi giorni, in Toscana, i genitori dei bambini con un disturbo dello spettro autistico chiedono di ricevere il contributo economico per le cure svolte nel privato che hanno costi elevati.
In tutta Italia i tagli sono continui. Le persone che dovrebbero stare nelle strutture sociali sono in quelle sanitarie, le diagnosi arrivano sempre più con lentezza e anche la scuola ha fallito: l’ultimo caso vede un preside che ha sospeso un alunno iperattivo per 17 giorni.
La Fondazione Cervelli Ribelli Onlus cosa offre?
La Fondazione ha in comodato d’uso da tre anni un locale in via Tommaso Gulli 3, a Roma, dove sono attivi laboratori d’arte. A breve, tireremo le somme di un progetto di un anno che ha permesso a due persone ad alto funzionamento di lavorare in un’azienda informatica specializzata in cybersecurity. Sono ragazzi che hanno sviluppato una meticolosità eccezionale e che, seguiti da tutor, si possono esprimere al meglio. Mio figlio invece ha trovato la sua espressione tramite la tavoletta grafica. È un percorso lento, ma sto cercando di fare dei piccoli bandi con dei privati per aprire dei laboratori e riuscire a mantenere una struttura di 160 metri quadrati attrezzati. All’interno ci sono una sala multimediale, un atelier e un bar. Il modello sarebbe da imitare perché completamente in regola. L’ho fatto per mostrare che così andrebbero fatte le cose. Ho convenzioni con l’Università Roma Tre e con l’Università europea che inviano tirocinanti. L’ambiente è molto vivace. Il mio punto d’arrivo è creare un posto bello in cui stiano bene i ragazzi con autismo.Accendere i monumenti per celebrare la Giornata non mi serve più.
Per il progetto insieme a Palazzo Merulana avete formato gli operatori del museo per accogliere le persone con autismo.
Sì, abbiamo fatto delle lezioni frontali, ma l’apice è stata una giornata in cui i ragazzi autistici hanno riprodotto e interpretato le opere esposte. Vorrei trovare altri musei interessati alla formazione.
La legge sul “dopo di noi” ha fallito secondo lei, perché?
È una legge scritta sull’acqua di cui non si sa nulla. Non ho ancora capito cosa dovrei fare per accedere ai fondi. Alla Regione Lazio hanno chiuso tutto e non se ne parla per ora. Per anni mi sono mosso come giornalista e come padre sul piano dell’informazione di progetti e buone prassi sull’autismo, ora ho completamente abbandonato l’idea che ci siano piste istituzionali da seguire. Ho investito tutto quello che avevo nel locale, aperto come centro sostenuto insieme a dei privati. Attorno a me vedo genitori che si stanno muovendo allo stesso modo in maniera autonoma, che fanno quello che possono.
Ha scritto che sarebbe meglio affidarsi a un trust.
Ho trovato uno dei massimi esperti in Italia, Mauro Norton Rosati di Monteprandone, che era pure mio compagno al liceo. L’ho ospitato in radio e da quel momento ho ricevuto una valanga di mail di famiglie interessate. Lo strumento del trust fa in modo che quando non c’è più il genitore il figlio possa disporre di una rendita. Certo lo può fare chi ha una casa, ma ci sono famiglie che non hanno nulla.
In alternativa, quale dovrebbe essere il futuro delle persone con disturbi dello spettro autistico?
Rimane ancora l’idea che l’unico destino possibile sia chiuderli in qualche struttura. Non lo voglio accettare e lo rifiuto. I nostri ragazzi valgono e sono una retta appetibile per le strutture e le cooperative. La nuova linea guida emessa dall’Istituto superiore di sanità è più contestata che accettata. Ci sono problemi da tutti i punti di vista.


“Oh scusate! È stato un incidente!” Può bastare questa risposta dopo un bombardamento che ha ucciso a Gaza sette operatori umanitari? Cioè persone che da tutto il mondo sono arrivate a lavorare per alleviare le sofferenze di un popolo vittima di uno stillicidio continuo, che finora ha portato alla morte di decine di migliaia di persone. Soprattutto donne e bambini inermi? Quella risposta non può bastare, come non possono bastare le inchieste che lo stesso esercito israeliano, che ha causato quei morti, dovrebbe condurre per far luce sui propri misfatti. O sulle uccisioni di decine di medici e infermieri. Inchieste inutili che non portano a nulla, come quelle aperte sull’uccisione di decine di persone che stavano solo recandosi a procurarsi il cibo per sé e per i propri cari. È vero che Israele è stato vittima di un feroce attacco terroristico il 7 ottobre scorso da parte di Hamas, ma è anche vero quell’atto è solo uno dei tanti episodi che si susseguono da oltre 70 anni e che, stando così le cose, lascia immaginare che le ritorsioni non finiranno mai. Vi sono, poi, strategie segrete, che non vengono certo svelate, che coprono atti e decisioni spesso inquietanti, che coprono interessi e tattiche che le gente non potrà mai sapere ma che hanno unico scopo: convincerci che le guerre sono giuste. No, le guerre possono essere giustificate ma non sono mai giuste. La morte di un uomo non vale la sua libertà, a meno che non sia lui stesso a sceglierla liberamente.
Quello che sta accadendo a Gaza è intollerabile. Ha il tenore di una decimazione, se non vogliamo chiamarlo genocidio, perché sono molti gli israeliani che, da quando si è aperto il conflitto, sostengono che i palestinesi devono andare via e lasciare per sempre quella regione a Israele. E di fatto stanno attuando questa strategia in Cisgiordania, dove vive gran parte della popolazione palestinese, e dove gli israeliani continuano a creare insediamenti in casa d’altri con la mira di impossessarsi, a poco a poco, di tutto il territorio. Gli israeliani ortodossi, gli integralisti, che ora guidano il governo e che con gli integralisti di tutte le altre religioni condividono l’intolleranza, la giustificazione della propria violenza, l’idea della propria superiorità, giustificano apertamente questo loro comportamento con i fondamenti della rivelazione: è stato Dio stesso ad affidare loro quella terra e hanno diritto a prendersela in ogni modo.
In questo caso, come in molti casi di integralismo, si strumentalizza la fede per scopi politici e materiali. Lo fanno i terroristi islamici nei confronti dei fedeli delle altre religioni, gli integralisti induisti che a loro volta perseguitano le minoranze islamiche, gli integralisti israeliani nei confronti dei palestinesi che, a detta di molti loro capi “sono un popolo inesistente”, e così via. Intanto gli Stati dell’Occidente evoluto sostengono che la soluzione è nei due stati sovrani separati, ma non hanno fatto mai niente, per decenni, perché questa decisione, sancita dall’Onu, venisse rispettata. Ecco che qualsiasi risposta oggi è segnata dall’impotenza. Anche di fronte all’uccisione di volontari che si limitavano a garantire il cibo a un milione e mezzo di palestinesi che stanno letteralmente morendo di fame e che – questo va chiarito una volta per tutte – se non ci fosse l’ostinato impegno di tante istituzioni che si occupano di loro, sarebbero già morti.


Martedì 2 aprile ricorre la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.
Un insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo, caratterizzati da deficit persistente nella comunicazione e nell’interazione sociale Ancora oggi i disturbi dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorders, Asd) presentano una complessità di cause tutte da chiarire, sebbene la letteratura recente concordi nell’indicare una base genetica e/o l’associazione di fattori ambientali come infezioni contratte dalla madre in gravidanza, status immunologico materno-fetale, esposizione a farmaci o agenti tossici in gravidanza, età avanzata dei genitori al momento del concepimento. In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo che ricorre oggi, 2 aprile, la Sinpia (Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) ribadisce l’importanza della diagnosi e del trattamento precoce – oggi è possibile individuare marcatori predittivi di questi disturbi già nei primi 18 mesi di vita – ma anche la necessità di costruire interventi abilitativi personalizzati per ogni bambino e ogni famiglia che se ne prende cura. Secondo l’Osservatorio nazionale autismo dell’Istituto superiore di sanità attualmente 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni di età presenta un disturbo dello spettro autistico, e i maschi ne sono colpiti 4,4 volte in più rispetto alle femmine. Dai dati del il ministero della Salute emerge che oggi in Italia ci sono circa 500mila persone con Asd.
Nel resto d’Europa, la prevalenza del disturbo varia da 0,63% in Danimarca e Svezia, a 1,16% nel Regno unito. Negli Usa la prevalenza è cresciuta significativamente negli ultimi 20 anni, passando da 0,67% bambini di 8 anni nel 2000 (1 su 150), a 2,8% (1 su 36) nel 2020.
“L’individuazione dei segni di rischio, la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo – spiega Elisa Fazzi, presidente Sinpia e direttore Uo Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza Asst Spedali Civili e Università di Brescia – sono azioni strategiche per il miglioramento della prognosi e della qualità della vita dei bambini con Asd e dei loro caregiver”. Se oggi, prosegue, “siamo migliorati in termini di diagnosi precoce e soprattutto nell’individuazione dei soggetti a rischio anche prima dei 2 anni”, è tuttavia essenziale che “i servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza su tutto il territorio nazionale abbiano a disposizione tutte le risorse necessarie per realizzare l’intervento precoce, richiesta che formuliamo insistentemente da anni e che a tutt’oggi non è ancora una realtà consolidata”.
In Italia, attraverso il Fondo nazionale autismo, è stata implementata una rete specifica di coordinamento dei servizi territoriali, il network Nida (Network italiano per il riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico) con l’obiettivo di promuovere una diagnosi precoce ed una presa in carico tempestiva e individualizzata. Il network, presente su tutto il territorio nazionale, è costituito dalla rete dei servizi educativi della prima infanzia, dei pediatri di famiglia, delle neonatologie e terapie intensive neonatali che hanno come riferimento finale e specialistico le Unità operative di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia). Sono stati istituiti centri Pivot Nida regionali e provinciali per il coordinamento locale e la formazione dei professionisti, il consolidamento della rete territoriale e l’implementazione del protocollo per il monitoraggio della popolazione generale e a maggior rischio (fratelli di bambini con diagnosi di Asd, neonati prematuri e piccoli per età gestazionale).
Tuttavia, avverte Antonella Costantino, direttore Unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, “ad oggi sono ancora presenti disomogeneità regionali, per la grande differenza di risorse di partenza dei servizi di Neuropsichiatria infanzia e adolescenza che i progetti del Fondo nazionale autismo non bastano a colmare”.
Una grave lacuna perché le persone con Asd “presentano spesso diverse comorbilità e co-occorrenze neurologiche e psichiatriche di cui è fondamentale tenere conto per la gestione della presa in carico”.
Di “disturbi ad elevata complessità che nella maggior parte dei casi accompagnano l’individuo per tutta la vita” i dice Massimo Molteni, direttore sanitario e responsabile Area psicopatologia dello sviluppo età-specifici, associazione La Nostra Famiglia, Irccs Eugenio Medea, Bosisio Parini (Lecco). “Oltre alla necessità di risorse adeguate – sottolinea -, serve un paradigma differente nell’organizzazione dei servizi sanitari”. Poiché le Uonpia sono “il naturale e centrale riferimento di indirizzo degli interventi da porre in essere”, Molteni auspica la nascita di “un modello di assistenza integrata che superi le distinzioni tutt’ora presenti tra ambito ospedaliero e territoriale, sanitario e socio-sanitario”.
Nel frattempo, dopo la pubblicazione nelle scorse settimane di un Decreto con cui il ministero della Salute ha istituito un “Gruppo di lavoro di esperti in materia di disturbi dello spettro autistico”, la Sinpia, insieme ad altre società scientifiche ed associazioni, ha scritto al ministro della Salute Orazio Schillaci. E’ indispensabile, si legge tra l’altro nella lettera, “affrontare le criticità più volte evidenziate da operatori e famiglie nell’ambito di tutti i disturbi del neurosviluppo, quale la esiguità delle risorse, in particolare la dotazione di personale ancora non allineata agli standard per i servizi territoriali di salute mentale di recente approvazione in Conferenza Stato- Regioni”.


Nel XIX anniversario della morte di Giovanni Paolo II la Polonia ricorda il pontefice soprattutto come il papa della preghiera, evocando, tra tanti momenti, quello della morte di un suo grande amico il presidente italiano Sandro Pertini.
Come ebbe a raccontare il fotografo Arturo Mari, il papa chiamato dal capo dello Stato italiano arrivò in clinica dove però gli fu impedito di entrare nella stanza del presidente malato. Giovanni Paolo II, imperturbato, si sedette quindi sulla sedia nel corridoio, per pregare sul rosario, e successivamente per leggere alcune pagine della Liturgia delle ore. Di quel particolare dono di preghiera così caratteristico del pontificato di Karol Wojtyla ha parlato stamattina nella sua omelia anche don Paweł Rytel-Andrianik, direttore della Sezione polacca della Radio Vaticana e del Vatican News Service polacco. Nella cappella delle Grotte Vaticane dedicata alla Vergine Nera di Jasna Góra a Częstochowa, il presule ha sottolineato, oltre alla particolare devozione alla Vergine anche lo spirito missionario di Giovanni Paolo II, il suo amore per i giovani, e la ferma fiducia nella misericordia di Dio. Nel pomeriggio di oggi Giovanni Paolo II viene ricordato nel corso della liturgia celebrata nella chiesa romana di S. Stanislao vescovo e martire in Via delle Botteghe oscure e, all’ora del trapasso (21.37), in piazza San Pietro dove si terrà una speciale veglia di preghiera partecipata soprattutto dai polacchi residenti in Italia, da rappresentanti del clero e delle congregazioni religiose ma anche da tanti turisti arrivati a Roma per le festività pasquali. Il 27 aprile prossimo poi verrà celebrato il 10° anniversario della canonizzazione di Karol Wojtyla innalzato alla gloria degli altari da papa Francesco.


La redazione di Nuovo Dialogo porge fervidi auguri al suo direttore, mons. Emanuele Ferro, per il 19.mo anniversario di ordinazione sacerdotale (2 aprile 2005)


La redazione di Nuovo Dialogo porge fervidi auguri al suo direttore, mons. Emanuele Ferro, per il 19.mo anniversario di ordinazione sacerdotale (2 aprile 2005)


A Lizzano, nella chiesa madre di San Nicola, il consiglio pastorale parrocchiale ha approntato un variegato calendario di eventi celebrativi per il 25.mo anniversario dell’ordinazione sacerdotale del proprio parroco, don Giuseppe Costantino Zito, presbitero dal 7 aprile del 1999.
S’inizierà giovedì 4 aprile, alle ore 16 con l’adorazione eucaristica comunitaria, “Ravviva il dono di Dio, che è in te!”, in ringraziamento al Signore per il dono del sacerdozio ministeriale del parroco e per implorare una nuova effusione di grazie sull’intera comunità parrocchiale.
Poi venerdì 5, alle ore 19, avrà luogo “Luce gentile!”, il concerto giubilare del coro polifonico “San Nicola” in onore di don Giuseppe.
Domenica 7 aprile, festa della Divina Misericordia, alle ore 19, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne concelebrazione eucaristica giubilare, a cui farà seguito per tutti un momento di fraternità conviviale.
Ancora, domenica 21 aprile, alle ore 19.30, “Oltre la Croce, risorgere con Cristo!” è il tema della performance artistica, che terrà il Laboratorio Teatrale Lizzano sul tema del 25.mo anniversario di ordinazione sacerdotale.
Infine, in data da stabilire, sarà presentata la miscellanea “Sinfonia di voci in concordia: un florilegio di memorie” a cura della prof.ssa Elena Tripaldi (in corso di stampa), appositamente dedicata in omaggio al parroco don Giuseppe per il suo giubileo d’argento.
“Al caro don Giuseppe – è il saluto del consiglio pastorale – desideriamo esternare di cuore sentimenti di filiale affetto e di devozione sincera unitamente ai rallegramenti più fervidi e agli auguri di ogni bene. Con lui e per lui eleveremo al Signore, buon pastore, la nostra fraterna e corale preghiera e il nostro vivo ringraziamento”.



Una dimostrazione di manifesta superiorità. Un successo, il master 1000 di Miami, che lo ha fatto diventare numero 2 del mondo: nessun italiano aveva fatto meglio di Jannik Sinner, che grazie all’ultima vittoria di domenica scorsa ha scalzato lo spagnolo Carlos Alcaraz nella classifica Atp. L’altoatesino ha impressionato per la facilità con cui si è sbarazzato sul campo di gioco degli avversari. Dapprima del russo Daniil Medvedev, tra i big presenti in Florida, poi di Grigor Dimitrov, che era la mina vagante del torneo disputato. Un giocatore capace di esprimere un gran bel tennis – non a caso, il bulgaro veniva considerato il nuovo Federer. Lo stesso aveva messo in difficoltà Sinner all’inizio dell’incontro. Poi Jannik ha preso le contromisure; e quando alza il ritmo, non ce n’è per nessuno. Anche quando non gioca al 100 per cento.
Novak resta il numero 1. Ma i mille punti conquistati da Sinner al Miami Open (in totale sono 8.710 nel ranking) fa sì che il serbo cominci a sentire il fiato sul collo. La conquista del primo posto non deve essere un’ossessione, ad ogni modo; semmai, la conseguenza naturale di un percorso di crescita inarrestato. Come un bacio scambiato tra due persone che si incontrano lungo il cammino della conoscenza, e si piacciono. Come un dono e un premio meritato. Qualcuno azzarda la data del 10 giugno come giorno buono. Quello del sorpasso, perché al Roland Garros (il secondo dei tornei del Grande Slam è in programma dal 20 maggio al 9 giugno) Djokovic ha da difendere il titolo e 2000 punti, mentre il suo avversario ha solo da guadagnare. Il numero uno sta vivendo una fase calante. La parabola discendente, probabilmente, nella carriera del quasi 37enne. La stagione, però, è appena cominciata, e quel mostro sacro del tennis è un diesel dalle risorse infinite. Per la stessa ragione c’è da considerare che la classifica è dinamica. Perché si gioca sempre. Così anche Alcaraz, distanziato di 65 punti, può riprendersi il secondo posto momentaneamente. E non sarebbe un dramma.
Tra le tante dichiarazioni del post Miami Open spicca quella di Angelo Binaghi. “Abbiamo un mattatore che si chiama Jannik Sinner. Sta battendo tutti i record, che non avevamo nemmeno sognato perché non pensavamo che sarebbe potuto succedere”, ha detto il presidente della Federazione italiana tennis e padel – ma sta accadendo, e con una fretta che nessuno avrebbe potuto immaginare”. Non mancheranno le occasioni per migliorare. Nell’ordine, questi gli appuntamenti: Internazionali Bnl d’Italia, Roland Garros, Wimbledon, Olimpiadi, Us Open, Coppa Davis e Nitto Atp Finals. Li preannuncia lo stesso presidente Binaghi sottolineando il miglior pregio di Jannik. Il quale “è un ragazzo straordinario con un’educazione e dei valori straordinari, che ha costruito uno staff di livello assoluto”. È giusto riconoscere i meriti del team oltre a quelli del singolo. Il quale fuoriclasse, a sua volta, può farsi esempio trascinante: ciò di cui ha bisogno il mondo dello sport, e di questi tempi l’umanità in generale, sono i successi costruiti con le armi del reciproco rispetto e del lavoro instancabile.


Giovedì 4 aprile nella chiesa dell’Addolorata, a San Marzano, alle ore 19.30, l’Azione Cattolica parrocchiale terrà la presentazione del libro “La povera gente attende ancora-Attualità di Giorgio La Pira” di Cesare Paradiso (Edizioni Sanpino). Dopo i saluti del parroco don Cosimo Rodia e di Annunziata Franca presidente di Azione Cattolica parrocchiale, Vincenza Gigante (avvocato) e Vincenzo Di Maglie (professore) dialogheranno con l’autore. Le letture saranno a cura di Gianfranco Guarino.
L’autore focalizza la propria attenzione sull’attualità̀ di Giorgio La Pira (1904-1977) a partire dalle sue riflessioni in materia economica e sociale, da quei suoi scritti che provocarono le coscienze, seppero sorprendere i credenti, vollero spingere ogni uomo e tutti gli uomini ad impegnarsi per superare le ingiustizie e le disuguaglianze. Riscoprire oggi La Pira fa bene anche ai figli del nuovo millennio, aiuta a guardarsi allo specchio per chiedersi: «Qual è la nostra vocazione sociale? Quali sono le attese della povera gente oggi?»


«Decimo concerto di Pasqua, per una comunità che ha fatto suo il Mysterium Festival, seguendo con grande partecipazione la declinazione di generi, stili, discipline del Sacro. Tutto questo ha fatto sì che Taranto diventasse la città nella quale si svolge una rassegna unica in Italia», ha dichiarato il maestro Piero Romano, direttore artistico del Mysterium Festival, giunto alla decima edizione.
«Il Concerto di Pasqua – ha proseguito Romano – è come sempre l’elemento di punta una massiccia produzione sinfonico-corale, che si colloca nel cuore dei tarantini che hanno vissuto splendidamente i Riti della Settimana Santa; Riti che da secoli caratterizzano la nostra città e la rafforzano in quel sentiment che ha fatto in modo che Taranto fosse conosciuta in tutto il mondo. Un grazie e un augurio sincero, a quanti ci hanno seguito e fatto sentire, forte, un’atmosfera di pace che attraverso la musica ha vibrato in tutta la città».
Con il “Concerto di Pasqua” di domenica 31 marzo nella Cattedrale di San Cataldo si è conclusa la decima edizione del Mysterium Festival, la rassegna di Fede, Arte, Storia, Tradizione e Cultura che ha dedicato il suo atto conclusivo al grande compositore Giacomo Puccini del quale si celebrano i cento anni dalla morte, con la “Messa di Gloria” e il “Mottetto per San Paolino”.
La “Messa di Gloria” è una messa per orchestra e coro, con tenore e baritono solisti, scritta fra il 1878 e il 1880. Puccini compose la Messa come esercizio per il diploma all’Istituto musicale “Luigi Boccherini” di Lucca, dove la eseguì per la prima volta il 12 luglio 1880. Il “Credo”, già scritto ed eseguito nel 1878, fu inizialmente concepito da Puccini come un lavoro autonomo, composizione molto apprezzata per la bellezza della melodia, per la struttura, notevole, e per la sua originalità.
Protagonisti del “Concerto di Pasqua” sono stati l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal maestro Gianluca Marcianò, il L.A. Chorus diretto da Carmen Fornaro, con Mariantonietta Saccomanni (maestro collaboratore), i cantanti Vincenzo Costanzo (tenore) e Francesco Samuele Venuti (baritono).
Al concerto sono intervenute numerose autorità civili e militari. «È il mio primo Mysterium Festival – ha dichiarato l’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero – ho provato una certa emozione nell’aver assistito a una rassegna di fede e tradizione a partire dal primo concerto nella Concattedrale Gran Madre di Dio dell’8 marzo scorso. Vivere il “Mysterium” insieme con i fedeli per tutto il periodo pasquale è stata una grande esperienza; la fede stessa genera una cultura di bene e ci aiuta a percepire in ogni angolo dei nostri cuori tutto il bene che essa produce: non può che essere così anche per la musica, ma anche per ogni forma di arte che esprime il pensiero, genera moti del cuore».
A fine concerto, l’assegnazione del Premio Mysterium Festival, un manufatto dell’artista Giulio De Mitri, all’imprenditrice Rossella Ninfole, presidente della Ninfole Caffè, «Per l’impegno quotidiano volto ad ispirare positivi cambiamenti culturali e sociali, per la straordinaria dedizione al mondo dei più giovani e per le azioni messe in atto nell’intento di rendere la nostra collettività sempre più sostenibile, inclusiva, ricca di pura bellezza».
Visibilmente emozionata, Rossella Ninfole ha condiviso il premio con la famiglia, che per l’intera città rappresenta un’impresa di riferimento e di successo, conosciuta ovunque, e tutti i suoi collaboratori che hanno contribuito ad affermare il brand tarantino in tutta Italia.
Tutti gli eventi programmati dall’8 al 31 marzo, sono stati selezionati e condivisi dal comitato scientifico del Mysterium Festival presieduto dal dott. Donato Fusillo e del quale fanno parte la prof. Adriana Chirico, il prof. Paolo Pardolesi, la dott.ssa Stella Falzone (MArTa), mons. Emanuele Ferro, il maestro Piero Romano, il maestro Pierfranco Semeraro.
Il Mysterium Festival con la direzione del maestro Piero Romano, è stato promosso da Le Corti di Taras e realizzato in collaborazione con l’arcidiocesi di Taranto, il Comune di Taranto, l’Orchestra della Magna Grecia, il L. A. Chorus e l’ARCoPU, con il patrocinio del ministero della Cultura e della Regione Puglia, e con il sostegno di BCC San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Caffè Ninfole, Programma Sviluppo, Baux Cucine e Chemipul.
Orchestra della Magna Grecia: Aggiornamenti social (Facebook e Instagram). Siti: mysteriumfestival.it e orchestramagnagrecia.it


Giovedì 4 aprile alle ore 19 a Taranto nella chiesa di San Domenico maggiore si ripeterà la celebrazione della confraternita dell’Addolorata intitolata “Septimo Die”, giunta all’undicesimo anno, ormai entrata a pieno titolo nelle nostre tradizioni penitenziali. Tale denominazione deriva dal fatto che l’iniziativa si svolge a sette giorni dal pellegrinaggio dell’Addolorata per le vie della città vecchia e del Borgo, ulteriore momento di preghiera dei confratelli che hanno partecipato a quell’indimenticabile momento della tradizione nonché di tutti coloro che vorranno rivivere quelle suggestioni, in silenzioso e commosso raccoglimento.
Dopo la santa messa celebrata dal padre spirituale della confraternita mons. Emanuele Ferro, l’immagine della Beata Vergine, dalla cappella a Lei dedicata, percorrerà, con il tradizionale passo della “nazzecata”, la navata principale fin davanti all’altare maggiore, a cura degli stessi confratelli che l’hanno portata a spalla in processione. Tutto questo, mentre la corale diretta da Michele Riondino eseguirà il popolare canto de “La Desolata” di Marinosci.
Durante la breve processione alcuni confratelli raccoglieranno in sacchetti di color nero, della stessa stoffa dell’abito della Madonna, intenzioni di preghiera per sé e per i propri cari che, successivamente chiusi e sigillati, verranno deposti ai piedi del simulacro per tutto un anno. Una preghiera sarà fatta senz’altro per le sorti della città, in particolare per i disoccupati e per gli ammalati, e soprattutto per la cessazione dei sanguinosi conflitti in corso.
Nel corso della serata è prevista anche la consegna degli attestati di partecipazione a quanti hanno partecipato al pellegrinaggio della Beata Vergine Addolorata e ai partecipanti al concorso fotografico “La lunga notte della Madre”.

