Pace

Papa Francesco a Verona: “Un peccato grave non curare la pace”

Le bandiere con i colori dell’arcobaleno hanno dipinto ‘l’Arena della pace’ che si è svolta per la trentacinquesima volta nella città scaligera

20 Mag 2024

di Filippo Passantino

Le bandiere della pace a dipingere l’arena di Verona, l’rvm del vescovo Tonino Bello che, nel 1989, scuoteva le persone che la gremivano, esortandole: “In piedi, costruttori di pace”. Le stesse parole papa Francesco le ha pronunciate oggi, al termine dell’incontro in quel luogo che ha ospitato una nuova edizione dell’“Arena di pace”, che 35 anni fa ha toccato una vetta di impegno nei movimenti pacifisti della società civile e della Chiesa all’alba della guerra del Golfo. Oggi, il conflitto è in Medio Oriente. E l’immagine che, quest’anno, resterà nella memoria collettiva è invece l’abbraccio del papa con Maoz Inon, israeliano, a cui Hamas ha ucciso i genitori il 7 ottobre, e Aziz Sarah, a cui la guerra ha strappato il fratello. Due imprenditori, due rappresentanti del tavolo sull’economia e sul lavoro e di due popolazioni ora in guerra tra loro, che, nonostante ciò, l’uno accanto all’altro hanno voluto condividere la loro testimonianza. Ad ascoltarli, 12.500 persone che hanno partecipato all’incontro “Giustizia e Pace si baceranno”, culmine della visita di papa Francesco a Verona.

foto Vatican media/Sir

Un’Arena di Pace

Democrazia e diritti, migrazioni, ambiente, disarmo, lavoro ed economia: sono alcuni dei “tavoli” dell’Arena di Pace. E i loro rappresentanti hanno sottoposto loro riflessioni e domande al Pontefice, che le ha arricchite con i suoi interventi. Tra questi, proprio le parole di Maoz e Aziz: “Siamo imprenditori. Non ci può essere pace senza un’economia di pace. Un’economia che non uccide”.”“Davanti alla sofferenza di questi di fratelli, che è la sofferenza di due popoli, non si può dire nulla – ha detto il Papa -. Loro hanno avuto il coraggio di abbracciarsi che non è solo testimonianza ma anche un progetto di futuro. Entrambi hanno perso i familiari. La famiglia si è rotta per questa guerra. A che serve la guerra? Facciamo uno spazio di silenzio perché non si può parlare troppo. Serve sentire”. Poi, gli applausi dell’Arena gremita. Gli inteventi sono stati intervallati anche dalle testimonianze di alcune donne israeliane palestinesi. Madri, mogli, giovani e anziane, “coraggiose costruttrici di ponti”,  che hanno presentato al Papa il dolore per “le tragedie” vissute nei mesi di guerra e anche il lavoro, attraverso movimenti e organizzazioni da loro stesse fondate, “per porre fine a questo conflitto”. “Il mondo ha bisogno di guardare alle donne per trovare la pace”, ha detto Francesco. Il pontefice, poco prima, aveva aggiunto: “La pace non si inventa da un giorno all’altro, va curata. Nel mondo oggi c’è questo peccato grave: non curare la pace”.

L’incoraggiamento al perdono

Il primo appuntamento della mattina, invece, era stato l’incontro con i sacerdoti e i consacrati nella basilica di San Zeno, dove Papa Francesco ha sottolineato “una caratteristica dei preti e dei religiosi veronesi”, quella di “essere intraprendenti, creativi, capaci di incarnare la profezia del Vangelo”. A chi amministra il sacramento della penitenza, il Papa ha raccomandato: “Perdonate tutto. E quando la gente si viene a confessare ‘per favore, non torturate i penitenti’. E perdonare senza far soffrire. La Chiesa ha bisogno di perdono e voi siete lo strumento perdonare. A tutti dobbiamo portare la carezza della misericordia di Dio. Soprattutto a chi si trova ai margini”. Al termine, all’esterno della basilica, l’incontro con bambini e ragazzi, cui ha raccomandato: “Dobbiamo essere un segno di pace”.

La speranza contro i suicidi in carcere

Prima della celebrazione conclusiva, il papa si è fermato nel carcere veronese di Montorio, dove ha pranzato. Seguendo le cronache dell’istituto, il Francesco ha riferito di aver “appreso con dolore che purtroppo qui, recentemente, alcune persone, in un gesto estremo, hanno rinunciato a vivere”. “È un atto triste, questo – ha detto, incoraggiando i detenuti alla speranza -, a cui solo una disperazione e un dolore insostenibili possono portare. Perciò, mentre mi unisco nella preghiera alle famiglie e a tutti voi, voglio invitarvi a non cedere allo sconforto. La vita è sempre degna di essere vissuta, e c’è sempre speranza per il futuro, anche quando tutto sembra spegnersi”. Poi, Papa Francesco ha ricordato come “la nostra esistenza, quella di ciascuno di noi, è importante, è un dono unico per noi e per gli altri, per tutti, e soprattutto per Dio, che mai ci abbandona, e che anzi sa ascoltare, gioire e piangere con noi”. “Con Lui al nostro fianco, possiamo vincere la disperazione, e vivere ogni istante come il tempo opportuno per ricominciare”.

I popoli che hanno sete di pace

Nella celebrazione eucaristica, allo stadio Bentegodi, alla presenza di 32mila fedeli, nell’ultimo appuntamento del giorno, il papa ha dedicato l’omelia, pronunciata a braccio, allo Spirito Santo, essendo la vigilia della Pentecoste. “Oggi se io domando in tante comunità cristiane cos’è lo Spirito Santo non sapranno cosa rispondere. Lo Spirito Santo è il protagonista della nostra vita. Ci porta avanti, ci fa sviluppare la vita cristiania: è dentro di noi. Lo abbiamo ricevuto col battesimo e con la cresima ancora di più”, ha aggiunto.
Dopo aver chiesto ai presenti di ripetere assieme “lo Spirito ci cambia la vita”, Francesco ha ribadito che “ci dà coraggio per vivere la vita cristiana”. “Ci sono cristiani che sono tiepidi. Preghiamo lo Spirito che ci aiuti ad andare avanti. Lo Spirito edifica la Chiesa. Non ci fa tutti uguali, ma tutti con un solo cuore. Lo Spirito mette insieme tutti. C’è una parola che spiega bene questo: lo Spirito fa l’armonia della Chiesa. Il contrario dell’armonia è la guerra”.

Omelia del Santo padre

Papa Francesco alla messa di Pentecoste: “Continuiamo a parlare di pace a chi vuole la guerra”

foto Vatican media-Sir
20 Mag 2024

“Dal cenacolo di questa Basilica, come gli apostoli, siamo inviati ad annunciare il Vangelo a tutti, andando sempre oltre, non solo in senso geografico, ma anche al di là delle barriere etniche e religiose, per una missione veramente universale”: lo ha detto Francesco, nell’omelia della messa di Pentecoste, presieduta nella basilica di San Pietro. “E grazie allo Spirito possiamo e dobbiamo farlo con la stessa forza e con la stessa gentilezza”, ha proseguito: “Non con prepotenza e imposizioni, il cristiano non è prepotente”, ha spiegato il papa: “Continuiamo a parlare di pace a chi vuole la guerra, di perdono a chi semina vendetta, di accoglienza e solidarietà a chi sbarra le porte ed erige barriere, a parlare di vita a chi sceglie la morte, a parlare di rispetto a chi ama umiliare, insultare e scartare, di fedeltà a chi rifiuta ogni legame, confondendo la libertà con un individualismo superficiale, opaco e vuoto. Senza lasciarci intimorire dalle difficoltà, né dalle derisioni, né dalle opposizioni che, oggi come ieri, non mancano mai nella vita apostolica”.

Ecclesia

il patriarca Pizzaballa ha visitato la parrocchia latina di Gaza. Consegnati aiuti alla popolazione

17 Mag 2024

Il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca Latino di Gerusalemme, è entrato a Gaza e ha fatto visita alla parrocchia della Sacra Famiglia. Lo riferisce il Patriarcato latino in una nota. Insieme al cardinale erano presenti fra’ Alessandro de Franciscis, grande ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta, padre Gabriele Romanelli, parroco di Gaza e una piccola delegazione. Il patriarca ha incontrato “la popolazione sofferente per incoraggiarla e per trasmettere un messaggio di speranza, solidarietà e sostegno”. Il cardinale ha presieduto la messa nella chiesa parrocchiale con la comunità locale. La visita è stata l’occasione per salutare anche la parrocchia ortodossa di San Porfirio. La visita è anche la prima tappa di una missione umanitaria congiunta del Patriarcato Latino e del Sovrano Ordine di Malta, in collaborazione con il Malteser International e altri partner, mirata alla consegna di cibo salvavita e assistenza medica alla popolazione di Gaza.

La visita a Gaza è stata anticipata dallo stesso patriarca in un video dove esordisce così: “cari fratelli e sorelle, mentre guardate questo video io sarò a Gaza per visitare la comunità cristiana. Ho a lungo desiderato incontrare i fedeli, stare con loro. Ora ho avuto questa possibilità e ne sono felice”. “Lo scopo di questa mia visita è stare con loro, abbracciarli – ha continuato il cardinale – aiutarli quanto più possibile, verificare le loro condizioni e migliorarle. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, che tutta la comunità cristiana preghi unita per i cristiani di Gaza”.

 

Tv

In arrivo su Rai Uno il film “Com’è umano lui” su Paolo Villaggio

Enzo Paci, protagonista del biopic sul poliedrico artista ligure, in onda su Rai Uno giovedì 30 maggio: “È stato l’inventore del politicamente scorretto”

17 Mag 2024

di Sergio Perugini

“Molti miei colleghi oggi sono debitori della comicità di Paolo Villaggio, una comicità di rottura. Lui ha abbandonato ‘l’educazione’ perché sapeva che il pubblico andava scosso. È l’inventore del politicamente scorretto in Italia, da distinguere però dal cattivo gusto, che è altro”. Così Enzo Paci, protagonista del film Tv “Com’è umano lui”, biopic su Paolo Villaggio in onda su Rai Uno giovedì 30 maggio. Prodotto da Rai Fiction e Oceans Productions, ne firma la regia Luca Manfredi. Accanto a Paci sul set Camilla Semino Favro, Andrea Filippi, Andrea Benfante, Augusto Zucchi ed Emanuela Grimalda. “Paolo Villaggio non è facile da interpretare – ha ribadito l’attore, noto per il ruolo del commissario Bacigalupo in ‘Blanca’ –. Io l’ho paragonato al K2. Un personaggio complesso, di vari colori: miscela fragilità e azioni di coraggio. Appena divenuto padre negli anni ’60 lasciò il lavoro, il posto fisso [per inseguire il sogno]. Un uomo che da subito si rivela un ribelle, un anticonformista, nonostante le radici borghesi. I genitori volevano che facesse l’avvocato, mentre lui si sentiva più che un comico, un letterato: Fantozzi, ricordiamolo, è figlio dei libri”. Il regista Luca Manfredi ha dichiarato: “Negli ultimi anni mi sono appassionato ai biopic [suo è ‘Permette? Alberto Sordi’ del 2020], capaci di raccontare al grande pubblico un artista visto come uomo privato, con tutte le difficoltà per raggiungere il successo. Per fare questo serve il giusto interprete. Dopo mesi di ricerche ci siamo imbattuti in Enzo Paci, che appartiene alla scuola genovese. Paci ha studiato la comicità di Villaggio sin da bambino”. Il produttore Sergio Giussani ha aggiunto: “Il progetto nasce dopo la biografia dedicata ad Alberto Sordi. Da lì è nato l’incontro con la famiglia Villaggio e l’idea di un racconto su Paolo oltre la figura del personaggio di Fantozzi: la maschera ma anche l’uomo, il suo percorso di vita. Elemento chiave è il legame con la moglie Maura”. E Camilla Semino Favro, che nel film interpreta proprio Maura, ha dichiarato: “Io partivo da zero basi e avevo bisogno del supporto della famiglia per capire bene la linea del personaggio. La signora Maura mi ha fornito tanti aneddoti, soprattutto pieni d’amore: è stata lei a dirgli ‘Lascia il certo per l’incerto’ oppure ‘Paolo diventerà qualcuno’. Lei lo sosteneva, si buttava con lui nelle imprese. Una donna di grande arguzia e intelligenza, mai un passo indietro. Erano una coppia alla pari”. Elisabetta Villaggio figlia del comico e collaboratrice alla sceneggiatura ha indicato: “Mi auguro che venga vista quella parte di uomo che non è del personaggio, quella persona nota solo in famiglia”. Infine, Piero Villaggio ha chiosato: “Mio padre era una persona particolare, anche difficile. Io ne sono contento. Oggi anche persone molto giovani lo conoscono e gli riconoscono capacità di innovazione, di cambiamento”.

Sport

Il Taranto è atteso al Menti: servirà quasi un miracolo per continuare i playoff

Il match di andata allo Iacovone - foto G. Leva
17 Mag 2024

di Paolo Arrivo

Crederci sino alla fine. Dare una speranza al pubblico meraviglioso dello stadio “Erasmo Iacovone”, agli oltre 11mila spettatori che seguiranno a distanza la gara di ritorno col Vicenza: il Taranto è chiamato a dare il tutto per tutto per prolungare il sogno della promozione in serie B. Al Menti infatti l’unico risultato possibile è la vittoria. E serviranno due goal di scarto, perché con qualsiasi altro risultato passerebbero i veneti, testa di serie in questi playoff, in virtù del miglior piazzamento conseguito al termine della regular season.

Il Taranto è vivo

Nulla si può rimproverare agli ionici. La partita di martedì scorso ci ha ricordato che la fortuna è elemento non affatto secondario nella costruzione della vittoria: sconfitto di misura, il Taranto non ne ha avuta, al cospetto dell’avversario forte. Le occasioni migliori sono passate dai piedi di Loris Zonta, Alessio Luciani e Michael De Marchi. Quest’ultimo allo scadere avrebbe potuto rendere meno complicata la partita del ritorno. Espugnare il Menti, con un successo netto, significherebbe realizzare un’impresa clamorosa. I presupposti ci sarebbero. Perché i rossoblu visti allo Iacovone hanno avuto il possesso palla, e tenuto il match sul filo dell’equilibrio. Dall’altro lato vanno riconosciuti i meriti e il valore della formazione allenata da Stefano Vecchi. Che in due circostanze hanno avuto la possibilità di raddoppiare, e quindi di ipotecare la qualificazione – Gianmarco Vannucchi ha confermato di essere un gran portiere.

Al Menti senza paura

“Abbiamo disputato una grossa partita con una squadra importante, costruita per vincere il campionato. Abbiamo regalato il calcio d’angolo da cui è nato il vantaggio degli ospiti, eravamo molto preoccupati per queste situazioni poiché il Vicenza ha costruito gran parte dei propri successi su palla inattiva”. Così mister Capuano nel post partita cercava di rincuorare i suoi uomini. “Il goal avrebbe potuto spezzare le gambe a chiunque ma noi ce la siamo giocata, continuando a pressare e a palleggiare – ha dichiarato l’allenatore – nelle ultime tre partite non abbiamo segnato ma sbagliato l’inverosimile”. Il risultato, in sostanza, è stato bugiardo. Al netto dei limiti mostrati nella fase offensiva. “Nel calcio nulla è impossibile”, ha detto Eziolino nella conferenza stampa di questa mattina, preannunciando un atteggiamento diverso della sua squadra, che non sia comunque garibaldino.

I playoff

Gli altri risultati dell’andata del primo turno nazionale sono stati caratterizzati dalle vittorie esterne: quella della Carrarese a Perugia, del Catania sul campo dell’Atalanta under 23, e della Casertana sulla Juventus Next Gen. Pareggio per Triestina e Benevento. Colpisce, in particolare, il successo della Carrarese per 2-0. Risultato per il quale il Perugia è condannato a vincere con tre goal di scarto. Un’impresa difficilissima. Tutte le partite di ritorno dei playoff si giocheranno domani diciotto maggio. Per il Taranto, allo stadio “Romeo Menti”, ci saranno le telecamere di RaiSport, che trasmetterà in diretta esclusiva l’incontro. Il fischio d’inizio è stato posticipato alle ore 21.00.

Taranto-Vicenza, la gara di andata nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Pace

Francesco a Verona, Arena di Pace 2024: le riflessioni di padre Alex Zanotelli e don Luigi Verzé

foto fb
17 Mag 2024

Domani, sabato 18 maggio, papa Francesco sarà a Verona e prenderà parte all’Arena di Pace 2024, dove incontrerà e dialogherà con varie realtà della società civile, dell’associazionismo e dei movimenti popolari presenti in Italia. Arena Di Pace 2024 non è un evento isolato, ma un percorso iniziato a giugno 2023, promosso da diocesi di Verona e alcune riviste cattoliche italiane. Questo progetto, che riprende l’esperienza delle Arene di pace degli anni Ottanta e Novanta, nasce dalla presa d’atto che lo scenario mondiale di una terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato più volte papa Francesco è concreto e drammatico nelle sue conseguenze, toccando da vicino anche l’Italia, visto che vi sono conflitti in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Da qui l’urgenza di interrogarsi in modo serio su come può essere intesa la pace nel contesto odierno e su quali processi si possono intraprendere per costruirla. In preparazione all’evento l’organizzazione ha diffuso diversi contributi, fra cui due video: “Le armi, le guerre… e il nostro stile di vita”, riporta una riflessione di don Alex Zanotelli, comboniano, e “In piedi costruttori di pace” è affidato a don Luigi Verzé.

 

 

 

Pace

La sera di lunedì 20 maggio la Veglia di preghiera dei vescovi italiani per la pace

A conclusione del primo giorno della 79.ma Assemblea generale della Cei

foto Marco Calvarese-Sir
17 Mag 2024

“Un momento di preghiera, digiuno e solidarietà per invocare la pace e il conforto per quanti soffrono a causa dei conflitti in corso”. È uno dei momenti culminanti della 79ma Assemblea generale della Cei, che si aprirà il 20 maggio in Vaticano (fino al 23 maggio), nell’Aula del Sinodo, con l’intervento di papa Francesco a cui seguirà l’incontro riservato con i vescovi. In serata, è in programma una veglia di preghiera per la pace che verrà trasmessa in diretta da Tv2000: alle 20.30, i presuli si recheranno in processione nella basilica di San Pietro dove, alle 21, si svolgerà la recita del Rosario meditato, presieduta dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. La veglia del 20 maggio richiama alla memoria un altro momento di preghiera corale per la pace della Chiesa italiana, svoltosi ad Assisi il 15 novembre 2023, quando i vescovi hanno sfilato in processione con le fiaccole accese dalla basilica di Santa Chiara alla basilica di San Francesco – nel cuore della città del “poverello” – per implorare la pace in ogni angolo del mondo. “Il cuore di tutti noi – la preghiera prima della processione – è colmo di dolore per le guerre che lacerano il nostro tempo. Questa sera, unendoci all’anelito di pace che si innalza da tutti gli angoli della terra, ci mettiamo in cammino per sostare in preghiera presso la tomba di san Francesco, uomo di riconciliazione e fraternità. Affidandoci alla sua intercessione, supplichiamo Dio Padre, che in Cristo Gesù ha pacificato il cielo e la terra, di allontanare gli orrori della violenza e di donarci giorni di pace”. Un’invocazione, questa, che evoca la dichiarazione dei vescovi per la pace diffusa all’inizio della terza giornata dell’Assemblea di Assisi, in cui i presuli anno espresso la loro “preoccupazione per l’escalation di violenza e odio di questi giorni, che sta assumendo proporzioni sempre più tragiche”, facendo proprio – come ha fatto poi in serata il cardinale presidente dalla basilica di San Francesco – l’appello al cessate il fuoco in Terra Santa rivolto dal Papa durante l’Angelus della domenica precedente, insieme a quello per la liberazione degli ostaggi.

“Insieme al Medio Oriente, il nostro pensiero va anche all’Ucraina, al Sud Sudan e ai tanti altri luoghi segnati da conflitti spesso dimenticati”, la portata universale della dichiarazione di pace dei vescovi italiani: “non possiamo rassegnarci al silenzio. La costruzione della pace è responsabilità di tutti. Non vogliamo che la cultura dell’odio e del pregiudizio continui a seminare divisione, distruzione e morte”.

“Nella confusione e nell’incertezza della nostra vita il Signore ci chiede di non restare inerti davanti alla violenza, di non di farci mai irretire dalla sua logica, ma di essere con convinzione artigiani di pace”, l’invito del presidente della Cei nella Messa presieduta davanti alla tomba di San Francesco. A “chi ha tra le mani il destino di interi popoli”, Zuppi ha ricordato che “niente è perduto con la pace”.
La guerra, invece, “è una lebbra terribile, che consuma il corpo delle persone e dei popoli, ne fa perdere l’anima, tanto che non si è più capaci di amare, segnati dall’odio, dalle ferite della violenza”. “Oggi facciamo nostro il grido di Rachele, di tutte le madri da cui viene un pianto e un lamento grande e non vogliono essere consolate perché ‘i suoi figli non sono più’”, ha assicurato il cardinale: “Sono le lacrime di tutte le Rachele, di intere città e popolazioni, della Terra Santa, dell’Ucraina, di milioni di persone. Sono le nostre lacrime, che diventano preghiera insistente e ispirano azioni e scelte”.

“San Francesco ci ricorda che l’impegno per la pace non è di qualcuno, non c’è mai la pace se il fratello è in guerra”, il monito di Zuppi, secondo il quale “ogni cristiano ha una straordinaria forza di pace. Anche quando la sua parola sembra non generare nulla. La pace e l’amore, il bene, producono sempre pace e bene, quando non lo vediamo. Ed è sempre umile e possibile a tutti”.

Eventi culturali in città

Globalizzazione economica e giustizia sociale: le proposte emerse dal corso di formazione dell’ufficio Cultura

foto Sir
17 Mag 2024

di Lorenzo Musmeci
don Antonio Rubino

L’ufficio diocesano Cultura ha recentemente proposto il sesto incontro del corso di formazione intitolato: “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”. L’appuntamento sul tema “Globalizzazione economica e giustizia sociale”, si è svolto giovedì 16 maggio, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario.

Un periodo di transizione

Il prof. Lino Prenna – foto G. Leva

Come ha ricordato il prof. Prenna in apertura, “viviamo in una fase di transizione. Il che vuol dire passaggio da un periodo definito, che lasciamo alle spalle, a un altro da definire, che potremmo chiamare futuro”. Proseguendo nel suo intervento, il professore ha elencato i tre fenomeni che caratterizzano questo periodo: “1. la nascita della società dell’informazione; 2. lo sviluppo della società scientifica e tecnica (con il passaggio dalla tecnica alla tecnologia per mezzo dell’introduzione dell’elettricità); 3. la mondializzazione degli scambi (rapporti tra due soggetti individuali o collettivi che vanno oltre i confini localistici e raggiungono tutto il pianeta)”. Si tratta di tre fenomeni ambivalenti che comportano sempre rischi e opportunità, sfidando gli organismi internazionali, politici ed economici.

Un paradigma tecnocratico

Il relatore ha proseguito ricordando che, nei nostri giorni, “si è instaurato un totalitarismo, non ideologico o politico, ma tecnologico, chiamato tecnocrazia. Jacques Maritain, in Per una filosofia dell’educazione, mette in rapporto tecnocrazia con democrazia, in un a relazione in cui la prima minaccia la seconda. La democrazia sono le decisioni del popolo per scegliere il proprio destino, la tecnocrazia, al contrario, è essa stessa a scegliere il destino per il popolo”. La tecnologia, allora, rischia una deriva tecnocratica, laddove per tecnocrazia si intende “l’alleanza di tecnologia ed economia, sempre finalizzata al profitto”.

La globalizzazione economica

Il prof. Prenna ha, dunque, introdotto il concetto di globalizzazione, definendolo come “l’estensione al mondo e al globo di un fenomeno originariamente di carattere locale”. In questa logica, l’economia di mercato inizia ad andare oltre i semplici meccanismi economici, producendo il rischio di “passare dall’economia di mercato alla società di mercato: un paradigma che è solo dell’economia può estendersi a tutti i comportamenti sociali, costruendo la relazione sociale sullo scambio (do ut des), perdendo le dimensioni della gratuità e del dono”. È per questo che bisogna evitare l’omologazione culturale rispetto a quello che Latouche definisce come pensiero unico.

La giustizia sociale

Il relatore ha allora ricordato la necessità di “accompagnare la globalizzazione economica con  iniziative di solidarietà” al fine di garantire la giustizia sociale. Sono anche emerse le nuove insorgenze rivendicative di identità particolari, emerse in seguito al processo di globalizzazione: “Chomsky parla di globalizzazione come processo boomerang: alla dilatazione mondiale dell’economia di mercato e di un paradigma comune, si va contrapponendo la rivendicazione di identità particolari, che tendono a marcare le differenze, culturali e religiose con prepotenza e violenza. Alcuni hanno parlato di ritorno alla tribù per descrivere il conflitto tra locale e globale”.

Tensioni da risolvere: tra dialogo e mediazione

Avviandosi alla fine del suo intervento, il prof. Prenna ha citato il pensiero di papa Francesco e, in particolare, il concetto di tensione così definito dal pontefice: “la tensione indica sempre una bipolarità che deve risolversi non in una sintesi e non in un annullamento di uno dei poli nell’altro, ma deve risolversi in un piano superiore in cui, in qualche modo, restano attive le polarità dei due elementi entrati in tensione”.

Nel leggere alcuni paragrafi dell’enciclica “Fratelli Tutti”, si è sottolineato il concetto di glocalismo, inteso come la possibilità di coniugare globale e locale, pensando globalmente e agendo localmente e non affidandosi “all’astrattismo globalistico, ma alla concretezza localistica”. Non sono mancati riferimenti ai temi del dialogo e della mediazione, strumenti fondamentali per raggiungere la risoluzione di quelle tensioni di cui parla Papa Francesco. “Per Max Weber, la mediazione raggiunge il meglio del possibile, il che vuol dire perseguire l’impossibile. Per Pietro Scoppola, infine, la mediazione cerca la realizzazione del possibile e soffrire per l’impossibilità di realizzarla”.

Il prossimo incontro

Il prof. Prenna ha concluso annunciando che il prossimo incontro del Corso di formazione tratterà il tema: L’Unione Europea per una cultura della pace. L’appuntamento è per il 10 giugno, con inizio alle ore 18 nell’auditorium parrocchiale (ingresso da corso Italia). Il convegno finale del corso di formazione si svolgerà in collaborazione con l’Istituto superiore di Scienze religiose di Taranto e avrà l’onore di ospitare mons. Ciro Miniero, il quale interverrà con una relazione sui temi della giustizia e della pace.
Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’Ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/.

Lavoro

Scalo Grottaglie: l’aeroporto non decolla e per Leonardo nuove nubi all’orizzonte

16 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Intanto Melucci scrive al ministro per chiedere una conferenza dei servizi

Grottaglie e il suo scalo aereo continuano a incrociare, a quanto pare, destini incerti. Da un lato c’è l’azienda, la Leonardo, che realizza le fusoliere per Boeing, ma che non riesce né a stabilizzare la produzione né a diversificarla. Dall’altro c’è il scalo vero e proprio: l’aeroporto che ormai da mezzo secolo non ha collegamenti, tranne piccole parentesi insignificanti, e voli non di linea. Ci sarebbero poi i programmi per i voli suborbitali, ma stralciamo questo argomento non ritenendolo per ora sufficientemente interessante.

Aeroporto Marcello Arlotta

Cominciamo proprio dall’aeroporto che, come è noto a chi si occupa di queste cose, è interessato a lavori di rifacimento della stazione, finanziati con 9 milioni di euro, ma che non può contare su una riapertura a un traffico regolare. Interviene proprio oggi sulla questione Rinaldo Melucci, in qualità di presidente della Provincia, con una lettera al ministro dei Trasporti Silvani. Che nei giorni scorsi è stato a Taranto per dare il suo imprimatur all’inaugurazione del cantiere per l’officina/deposito della BRT. Melucci chiede a Salvini un immediato incontro a Roma finalizzato all’avvio di una Conferenza di servizi per dare finalmente attuazione alla “continuità territoriale” dell’aeroporto “Marcello Arlotta” di Taranto-Grottaglie. Il fine ultimo è rendere attivo lo scalo con l’attivazione dei voli di linea, esigenza avvertita da tutta la comunità ionica.

“L’inoperatività, a riguardo, del gestore Aeroporti di Puglia – scrive Melucci – penalizza fortemente questo territorio e il suo sviluppo sociale, industriale e turistico, in contrasto con le regole sulla mobilità passeggeri che, secondo l’art. 82 L. 289 del 27.12.2002, in conformità alle disposizioni di cui al regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio del 23 luglio 1992, indicano lo scalo di Taranto tra quelli di “continuità territoriale” ”.

Melucci ha, inoltre, ricordato che la Regione Puglia di recente ha richiesto la delega alla Conferenza dei servizi solo per l’Aeroporto “G. Lisa” di Foggia, considerato aeroporto regionale, e non ha fatto cosa analoga per il “M. Arlotta” valutato scalo nazionale per la sua importanza a livello strategico.

La Regione, vuole dire Melucci, continua a snobbare lo scalo di Grottaglie, e questo anche dopo le promesse fatte dal presidente Emiliano al sindaco di Grottaglie in campagna elettorale e, più recentemente, in occasione della presentazione dei lavori in quel Municipio.

Ricordiamo che l’aeroporto Marcello Arlotta di Grottaglie era scalo dei voli Ati e che nel 1973 venne temporaneamente chiuso solo per i lavori di allungamento della pista, per consentire l’atterraggio di aerei di linea più grandi. Ma, temporaneamente trasferiti a Brindisi, i collegamenti non tornarono mai più a Grottaglie. Furono fatti alcuni tentativi di riapertura, in particolare nel 1986, con la minuscola compagnia privata Alinord, che però venne ostacolata in tutti i nodi e dovette arrendersi.

Leonardo

Sul fronte industriale, nell’area aeroportuale venne realizzato, con i soldi della 181, lo stabilimento Atitech, a partecipazione pubblica, per la “cura” degli aerei Mcdonnel Douglas, ma dopo un unico intervento, l’attività cessò e venne riconsegnata allo Stato. Che inventò lo stabilimento Alenia, poi Leonardo. Accadde che la Boeing, con voglia di espandersi ma con costi di manodopera enormi, decise di chiudere alcuni stabilimenti negli USA, licenziando 3.000 dipendenti, e distribuendo le lavorazioni in vari Stati, tra cui Italia e Giappone. Ma a patto che gli investimenti nazionali fossero finanziati dagli Stati. Così avvenne, e siccome vi era necessità di una pista molto più lunga, di circa 3.000 metri, per consentire l’atterraggio dei Dreamliner, si scelse Grottaglie per un preciso motivo: l’era l’unico sito disposto a farsi violentare, sprecando ettari di campagna e 5.000 ulivi.

A Grottaglie si fabbricano solo fusoliere in materiale plastico e, nonostante piani e promesse, non vi è sicurezza produttiva e nessuna diversificazione. Se domani il colosso americano decidesse di interrompere la produzione dei suoi discussi 787, lo stabilimento di Grottaglie non avrebbe futuro.

L’allarme produzione

Un messaggio di allarme a tutta la comunità a seguito delle notizie emerse sulla stampa riguardanti la profonda crisi che impatta Boeing, unica committente della Leonardo Aerostrutture, lo hanno lanciato i lavoratori metalmeccanici che hanno tenuto un’assemblea all’esterno dello stabilimento con le segreterie di Fim-Fiom-Uilm. Presenti i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali (non quelli dell’azienda) che hanno solidarizzato con le legittime preoccupazioni dei dipendenti impegnandosi a sollecitare l’azienda (che vede il MEF come azionista di maggioranza) sul mantenimento degli impegni presi riguardo alla solidità di prospettive dello stabilimento.

Le preoccupazioni sono alimentate dall’uscita di un nuovo piano produttivo “Z60” inviato dalla Boeing che prevederebbe una riduzione delle consegne al cliente generando un aggravio dell’insaturazione del sito. I sindacati perciò sollecitano un incontro alle istituzioni amministrative.

“Sarebbe utile e opportuno che tale confronto, tra la Regione Puglia e le organizzazioni sindacali, avvenisse anche alla presenza della Leonardo Spa (come mai avvenuto in passato, nonostante le nostre continue sollecitazioni)”. Scopo: “mettere a fattor comune, tra tutte le parti coinvolte, lo stato dei contratti di programma messi a disposizione nei confronti della società e le reali ricadute su tutti i lavoratori del perimetro Leonardo”. “Resta inteso che, se la Leonardo dovesse continuare a sottrarsi al confronto con le scriventi, decideremo con i lavoratori le azioni sindacali da intraprendere”.

Alluvione

Inondazioni a sud, vasti incendi a nord: il cambiamento climatico mette in ginocchio il Brasile

16 Mag 2024

di Bruno Desidera *

Due fenomeni opposti, ma entrambi figli del cambiamento climatico in atto, accentuato in questi mesi dalla corrente del “Niño”, combinato con una colpevole negligenza umana, soprattutto della politica. Il Brasile è alle prese con situazioni meteorologiche estreme, e non è la prima volta che accade. All’estremo sud, lo Stato del Rio Grande do Sul è praticamente sommerso dall’acqua, che è tornata a cadere anche nell’ultimo fine settimana. Le cifre sono impressionanti: 146 morti accertati, 806 feriti, 2 milioni e 100 mila persone coinvolte nel disastro, 620 mila evacuate e 82.200 ospitate in centri di prima accoglienza. Negli ultimi giorni, anche la capitale, Porto Alegre, è stata sopraffatta dall’ondata d’acqua e fango portata dai fiumi. Migliaia di chilometri più a nord, la foresta amazzonica vive da mesi una siccità senza precedenti, e si sta registrando il record d’incendi, ben 17.182 nei primi quattro mesi di quest’anno, secondo l’attendibile Istituto nazionale per la ricerca spaziale (Inpe). Il numero più alto a partire dal 2003.

L’acqua ha travolto tutto, invaso città e vallate. Per molti anni attivo nella pastorale della terra, missionario e biblista, Sandro Gallazzi, ben rappresenta l’unione ideale tra i due estremi geografici del Brasile. Dopo aver vissuto a lungo in Amazzonia, vive attualmente proprio nel cuore del Rio Grande do Sul, a Bento Gonçalves, area di grande emigrazione italiana. E racconta quanto ha visto e sta vedendo in questi giorni. “Da un lato – dice – è bello vedere la generosità dei volontari che arrivano da tutto il Brasile, e delle comunità, c’è una grande solidarietà. Ma siamo di fronte a una tragedia ambientale mai vista. Nella grande piena del 1941 l’acqua del fiume Guaíba, a Porto Alegre, era salita a 4 metri e 70 sopra il suo livello, stavolta siamo arrivati a 5 metri e 30”.
Come si è arrivati a questo? “Ha piovuto quasi ininterrottamente dal 30 aprile al 6 maggio, e poi ancora negli ultimi giorni – racconta il missionario -, in alcune zone sono caduti 500 millimetri di pioggia. Anzitutto sono state colpite le zone montuose interne, compresa la città dove vivo io, l’acqua ha travolto tutto, le case, i vigneti, quelli creati dagli emigranti italiani… è scesa a velocità inaudita verso valle. Cittadine intere, come Santa Teresa, Roca Sales, sono in pratica sparite. L’acqua è finita nei quattro principali corsi d’acqua, e poi nel più grande, il Guaíba, e ha invaso Porto Alegre. Va detto che in questi anni i fiumi non sono mai stati dragati, non sono stati tenuti puliti. Oggi Porto Alegre è isolata, l’aeroporto non sarà riaperto prima della fine di maggio. Quanto accaduto dipende anche dal fatto che molte prescrizioni ambientali sono state alleggerite, per favorire i gruppi di potere dell’agrobusiness. La piena ha portato giù pezzi interi di montagna, ettari di vigneti sono stati sradicati e portati giù. Qui il vino è anche fattore di ricchezza e di turismo. Ma la situazione peggiore è nelle vallate, totalmente sommerse. Non sarà facile riprendersi”.

Esplode uno squilibrio denunciato già decenni fa. Solo fatalità o colpe dell’uomo? Gallazzi non ha dubbi: “C’è poco da dire, non è solo una fatalità. Questa è la terza piena in pochi mesi, dopo settembre e quella molto forte di novembre. Certo, il clima ha la sua importanza. Ma non possiamo tacere che situazioni di questo tipo si stanno susseguendo negli ultimi anni in molti Stati del Brasile, con centinaia e centinaia di morti. Penso a quanto accaduto a Petrópolis, vicino a Rio, sul litorale di San Paolo, negli Stati di Minas Gerais, Espírito Santo, Santa Catarina. Sta esplodendo uno squilibrio ambientale che noi, con la Pastorale della terra, abbiamo denunciato decenni fa. Devastazione ambientale, deforestazione, intere zone sono tutte piantate a soia oppure date ad allevamento. Qui nell’altopiano la foresta atlantica ha fatto posto a una distesa uniforme di soia. La deforestazione fa defluire l’acqua in modo molto più rapido. Ancora, penso all’uso scriteriato di combustibili fossili, buttiamo nell’aria tonnellate di idrocarburi, senza contare il metano prodotto dal bestiame degli allevamenti intensivi. Tutto questo provoca siccità al nord, una cosa che in 42 anni non ho mai visto. Lo squilibrio è evidente, papa Francesco ha ragione quando ci dice che la terra ha una vita che va rispettata. Purtroppo, l’America Latina continua a essere vista come una colonia, da cui esportare ogni cosa. Bisogna avere la forza di cambiare la struttura produttiva del Paese”.

Il Paese è poco preparato. Sulle responsabilità politiche ed economiche insiste anche Ima Vieira, docente di Ecologia, ricercatrice del museo Goeldi e collaboratrice della Rete ecclesiale panamazzonica – Repam del Brasile: “Negli ultimi 11 anni – spiega -, a partire dalla pubblicazione del Primo rapporto di valutazione nazionale del Panel brasiliano sui cambiamenti climatici nel 2013, la scienza ha affermato all’unanimità che la tendenza per la regione meridionale del Brasile è quella di un aumento delle precipitazioni a causa del riscaldamento del clima. La società e i dirigenti pubblici erano, quindi, consapevoli del problema. L’anno 2024 ripete, su scala ancora più ampia, la tragedia avvenuta nel 2023. Si tratta quindi chiaramente dell’effetto del cambiamento climatico, esacerbato da El Niño, i cui effetti si fanno ancora sentire”.
Secondo la docente “la crescita urbana disorganizzata si verifica spesso in aree suscettibili di inondazioni e aggrava la situazione. Questo è il caso di molte città del Brasile. Ma il fatto è che il Paese non ha un piano di adattamento ai cambiamenti climatici. Nel Rio Grande do Sul nel corso di un anno ci sono state molte tempeste, a giugno, settembre, novembre, aprile e ora maggio. E ad ogni tragedia, ci rendiamo conto che il Governo statale non ha competenze ed è stato negligente nel disporre di politiche e misure preventive per agire in queste situazioni di emergenza”.

In Amazzonia, il fenomeno contrario e inedito della siccità è causato “da una combinazione di fattori naturali e antropici. Tra i fattori naturali vi sono le variazioni climatiche, come il fenomeno El Niño e le oscillazioni climatiche a lungo termine. I fattori antropici includono la deforestazione, i cambiamenti nell’uso del suolo e le emissioni di gas serra, che contribuiscono al riscaldamento globale e hanno alterato i modelli climatici della regione. La deforestazione, che è in diminuzione ma raggiunge ancora i 6-10.000 chilometri quadrati all’anno, riduce l’evapotraspirazione della vegetazione e diminuisce la quantità di umidità disponibile nell’atmosfera”.

Situazioni che hanno un grosso impatto sulla vita delle persone, e soprattutto dei poveri incalza Vieira:“I cambiamenti climatici influenzano la vita di tutti. Le persone perdono le loro case, la loro vita cambia completamente. La salute delle persone è scossa. L’economia crolla. Le infrastrutture delle città sono distrutte.La sicurezza alimentare, l’approvvigionamento idrico e i medicinali sono problemi seri in queste situazioni. In Amazzonia, il periodo di siccità si è esteso a 4-5 mesi, rispetto ai 3 mesi precedenti. Nel 2023, l’Amazzonia ha registrato un aumento significativo delle aree colpite da incendi, per un totale di 10,7 milioni di ettari bruciati. Si tratta di un’area equivalente alla somma dei territori di Irlanda e Belgio e rappresenta un aumento del 35,4% rispetto all’anno precedente”.

 

*giornalista de “La vita del popolo”

Eventi religiosi in diocesi

Celebrazioni di Pentecoste alla parrocchia del Divino Amore di Martina Franca

16 Mag 2024

di Angelo Diofano

Festeggiamenti in onore dello Spirito Santo si svolgono a Martina Franca a cura della parrocchia del Divino Amore (antica denominazione del Paraclito), la più giovane della città, attiva nel quartiere Palombelle, ricca di insediamenti imprenditoriali.
Anche quest’anno il parroco mons. Giuseppe Ancora e il consiglio parrocchiale hanno approntato un interessante ciclo di iniziative. Fra queste spicca, giovedì 16 alle ore 19.30 la conferenza sul tema “È lo Spirito che dà la vita” che sarà sviluppato dal dott. Filippo D’Alessandro, delegato nazionale del Rinnovamento nello Spirito nell’ambito dell’ecumenismo. Farà seguito la preghiera comunitaria carismatica per una rinnovata effusione dello Spirito Santo con la partecipazione di alcuni pastori delle Chiese sorelle.

Sabato 18, alle ore 21, veglia di preghiera e concelebrazione eucaristica con la partecipazione dei cresimandi e delle loro famiglie.

Domenica 19, solennità di Pentecoste, le sante messe saranno celebrate alle ore 8.30 e alle ore 11; alle ore 18.30 la celebrazione eucaristica sarà presieduta dal vicario generale dell’arcidiocesi mons. Alessandro Greco che amministrerà il sacramento della Confermazione. Seguirà alle ore 19.30 la processione con la sacra immagine del Divino Amore per le vie del quartiere. La festa si concluderà alle ore 21 sul piazzale della chiesa con il concerto musicale della band “Billie Hard”.

Assemblea Cei

Dal 20 al 23 maggio, in Vaticano, la 79ª Assemblea generale della Cei

foto Vatican media/Sir
16 Mag 2024

di Riccardo Benotti

Si terrà nell’Aula del Sinodo in Vaticano, dal 20 al 23 maggio, la 79ª Assemblea generale della Cei che si aprirà, alle 16 di lunedì 20 maggio, con l’intervento di papa Francesco a cui seguirà l’incontro riservato con i vescovi. In serata, è in programma un momento di preghiera per la pace che verrà trasmesso in diretta da Tv2000: alle ore 20:30, i presuli si recheranno in processione nella Basilica di San Pietro dove, alle 21, si svolgerà la recita del Rosario meditato, presieduta dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei.

Martedì 21, alle ore 9, i lavori saranno aperti dal cardinale presidente con l’Introduzione. L’attenzione dell’Assemblea si concentrerà poi sull’argomento principale “Cammino sinodale: verso la fase profetica”, che sarà approfondito anche nei gruppi di lavoro. Il tema verrà affrontato in vista della tappa profetica del Cammino sinodale, con le due Assemblee nazionali nei mesi di novembre 2024 e marzo 2025, e dell’elaborazione del contributo italiano per la seconda sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (ottobre 2024).
All’ordine del giorno, inoltre, alcuni adempimenti di carattere giuridico-amministrativo e una comunicazione sulla Settimana sociale dei cattolici in Italia, in calendario a Trieste dal 3 al 7 luglio, con la partecipazione del santo padre (7 luglio) e del presidente della Repubblica (3 luglio).
Alle ore 13:30 (l’orario è suscettibile di variazione) di giovedì 23 maggio, nell’atrio dell’aula Paolo VI, il card. Zuppi illustrerà in conferenza stampa il comunicato finale.